martedì 17 dicembre 2013

Winnicott. Gli infelici tenteranno di distruggere la felicità. Coloro che sono imprigionati nella rigidità delle proprie difese tenteranno di distruggere la libertà. Coloro che non possono godere del proprio corpo pienamente tenteranno di interferire con il godimento corporeo, anche nel caso dei figli che amano. Coloro che non possono amare tenteranno di distruggere la semplicità di un rapporto naturale attraverso il cinismo

Winnicot scriveva:
"bisognerebbe spiegare alle madri che amare è una faccenda complicata e non un semplice istinto... che qualsiasi ‘errore’ possa aver commesso non è altro che un pezzo, un frammento, una parte di un percorso in costruzione."


Maria Pia Casamassa:
È difficile essere madri in modo consapevole perché l'esperienza si acquisisce all'interno della relazione col figlio. Inoltre il modello di riferimento è la propria madre e la relazione con essa. Nostra madre sarà stata sufficientemente buona, diceva ancora, se a lei affideremmo in nostra assenza, la cura dei nostri figli.



"Si pone però un'altro problema: cos'è la normalità?
Beh, possiamo dire che un individuo sano è colui che è riuscito sì a organizzare le sue difese contro gli intollerabili conflitti della realtà psichica personale, ma, contrariamente alla persona malata di psiconevrosi, è relativamente libero da una rimozione massiccia e da una inibizione degli istinti. Inoltre l'individuo sano può impiegare ogni sorta di difese, può passare da un tipo all'altro e in effetti non mostra la rigidità di organizzazione difensiva che caratterizza il malato."
Donald Winnicott (1896-1971), Psiconevrosi nell'infanzia, 1961, in: Esplorazioni psicoanalitiche, ed.or.1989, ed. it.Cortina 1995, pag. 87.


Come concetto opposto a quello di abitudine, la creatività diviene condizione necessaria per poter parlare di una buona qualità di vita.
Donald Winnicott


“Gli artisti sono persone guidate dalla tensione tra il desiderio di comunicare e il desiderio di nascondere.”
Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, che morì nel 1971


"Ai miei pazienti che hanno pagato per insegnarmi."
Donald Winnicott (1896-1971) Gioco e realtà, 1971, dedica, ed.it. Armando 1974 pag.7.


“I miei pazienti e analizzandi mi hanno portato così vicino alla realtà della vita umana, che mi hanno costretto ad apprendere cose essenziali. Gli incontri con la gente più varia, e di tanto differenti livelli psicologici, sono stati per me incomparabilmente più importanti di episodiche conversazioni con celebrità. I colloqui più belli e più significativi della mia vita furono anonimi.”
Carl Gustav Jung,  Ricordi, Sogni, Riflessioni – Edizioni BUR, p.187


"Ciò che mi sorprendeva era la frequenza con cui i bambini mi sognavano la notte prima della visita. ((...)) I bambini che avevano avuto questi sogni erano in grado di dirmi che mi avevano sognato. In un linguaggio che adopero adesso, ma che allora non sapevo adoperare, mi trovavo nel ruolo di oggetto soggettivo. Ora so che in questo ruolo di oggetto soggettivo, che raramente si protrae più a lungo del primo o dei primi colloqui, il dottore ha la grande opportunità di stabilire un contatto con il bambino. (( ... )) Se ci si lascia sfuggire questo particolare momento, la speranza del bambino di venire capito viene distrutta. D'altra parte, se questo momento sacro vine sfruttato, la speranza del bambino di essere aiutato viene rafforzata."
Donald Winnicott (1896-1971), Colloqui terapeutici con i bambini - Interpretazion e di 300 "scarabocchi", 1971, ed.it.Armando 1974, pagg:13-14.


La madre non può imparare come fare quello che le si richiede né dai libri, né dalle infermiere, né dai dottori; può invece avere imparato molto dal fatto di essere stata bambina, dall'aver osservato i genitori con dei bambini piccoli e aver partecipato alla cura dei fratelli. Soprattutto, ha imparato molte cose di enorme importanza giocando a mamma e papà quando era piccola.
Donald Winnicott (1896-1971), 1948, in: Bambini, 1996, ed.it. Cortina 1997 pag.54.



“sarebbe d’aiuto chiarire alle madri che può capitare di non provare immediatamente amore per i propri figli o di non sentirsela di allattarli; oppure spiegare loro che amare è una faccenda complicata e non un semplice istinto”.
Donald Winnicott



All'inizio, grazie alla sua grande capacità di adattamento, la madre permette al figlio di fare esperienza di onni potenza, di trovare nella realtà ciò che crea e collegare quanto crea a ciò che è reale. il risultato finale è che ogni bambino inizia con una nuova creazione del mondo. E speriamo che al settimo giorno ne sia soddisfatto e si riposi.
Donald Winnicott



Risulta quindi fondamentale fornire alle madri strumenti efficaci per poter accettare ciò che sono e ciò che fanno in quanto frutto del loro esserci in quel momento. Ciò significa rassicurare e aiutare a formulare pensieri positivi e costruttivi su possibili scenari di miglioramento. Madri non si nasce, si diventa....



Gli infelici tenteranno di distruggere la felicità. Coloro che sono imprigionati nella rigidità delle proprie difese tenteranno di distruggere la libertà. Coloro che non possono godere del proprio corpo pienamente tenteranno di interferire con il godimento corporeo, anche nel caso dei figli che amano. Coloro che non possono amare tenteranno di distruggere la semplicità di un rapporto naturale attraverso il cinismo. 
Donald Winnicott



“....la fuga nella salute mentale non è cosa sana. La vera salute, infatti, tollera la malattia, traendo addirittura un certo vantaggio dall’entrare in contatto con essa in tutti i suoi aspetti”.
Donald Winnicot





Quella che ieri era una buona difesa ora può essere inadeguata nel senso che i vantaggi che arreca sono meno degli svantaggi in seguito ai cambiamenti della nostra vita, per questo è importante potersene liberare trovandone un'altra più efficace e meno svantaggiosa per la situazione attuale.


L'attività creativa dell'immaginazione, libera l'uomo dalla sua schiavitù del «senso del nulla » e lo eleva allo stato d'animo di colui che gioca, perché, come dice Schiller: «L'uomo è completamente umano solo quando gioca». Lo scopo a cui miro è di provocare uno stato psichico nel quale il mio paziente cominci ad esperimentare la propria natura e cerchi di ottenere uno stato di fluidità, di dinamismo e superamento, in cui non vi sia più nulla di eternamente fisso e di disperatamente fossilizzato»
Donald Winnicott



Il rituale, diceva Jung, è un contenitore psichico, che consente all’essere umano, minacciato dalla transizione di un modo d’essere ad un altro, di escogitare attraverso una sorta di liturgia laica, particolari modalità del vivere, atte a salvaguardare la stabilità della personalità, mentre è in corso appunto la transizione da una condizione psicologica ad un’altra. Il rituale chiaramente non può incidere in vero e proprio senso trasformativo, ma se non altro ricontiene la crisi di un passaggio doloroso tutelandoci da possibili scompensazioni.
Si pensi all’oggetto transizionale, espressione introdotta dallo psicanalista inglese D.W. Winnicot (1896/1971) per indicare un lembo di coperta, un pupazzo che il bambino tra i quattro e dodici mesi porta con sé per addormentarsi, consente al bambino di passare dalla prima relazione con la madre alla relazione oggettuale. Quindi, una fase di passaggio dolorosa di distacco che si ripresenta in fasi successive specialmente in momenti depressivi.
La caratteristica degli oggetti transizionali è quella di non far parte del corpo del bambino, e di non essere collocabili nel mondo esterno.
Essi però, appartengono a quel campo intermedio dell’esperienza che è il campo dell’illusione, del come se (una sorta di compensazione) ed hanno la funzione di difendere il bambino dalle ansie legate all’assenza della madre, in quanto mantengono una continuità simbolica, ma rassicurante con la sua presenza.



L'oggetto transizionale ((di cui parla Winnicott)) (il tradizionale orsacchiotto, ad esempio) è una creazione del bambino, si trova in un rapporto speciale con lui, è sotto il suo controllo, oppure è semplicemente un oggetto nel mondo degli oggetti terreni, che può essere perso, danneggiato, scartato, lavato? Il genitore sufficientemente buono dello stadio transizionale permette al bambino questa ambiguità, partecipa all'illusione del bambino (( ... ))
Stephen Mitchell, Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi, 1988 Londra, ed. it. Bollati Boringhieri 1993 pag.169.


Freud misurava la salute mentale secondo la capacità di amare e di lavorare; Winnicott pensa alla salute come alla capacità di giocare, la libertà di muoversi avanti e indietro tra la luce cruda della realtà oggettiva e le ambiguità consolanti di una sublime concentrazione in sé stessi e della grandiosità dell'onnipotenza soggettiva. infatti egli considera la reimmersione nell'onnipotenza soggettiva come il fondamento della creatività, in cui l'individuo trascura completamente la realtà esterna ed elabora le proprie illusioni al massimo grado."
Stephen Mitchell, Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi, 1988 Londra, ed. it. Bollati Boringhieri 1993 pag.169.


"Freud [...] ne Il disagio della civiltà (1929): «Di fatto l'uomo primordiale stava meglio, poiché ignorava qualsiasi restrizione pulsionale. In compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. L'uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po' di sicurezza». [...]
L'Io dunque «non è padrone in casa propria» perché è abitato da una dimensione inconscia che l'uomo ha sempre evitato di considerare, perché un inganno narcisistico gli ha fatto credere di essere al centro dell'universo, creatura di Dio, e padrone dell'orizzonte dispiegato dalla sua coscienza e dal suo procedere razionale. [...]
La psicoanalisi, che nel suo momento terapeutico necessita della presenza dell'Io del paziente, può operare solo con la nevrosi, aggiustando le incrinature dell'Io, mentre è impotente con la psicosi, dove inconscio pulsionale e inconscio sociale confliggono corpo a corpo, senza uno spazio di mediazione, e dove l'assenza dell'Io non consente alcuna elaborazione.
Scopo della psicoanalisi è che l'Io (la nostra parte cosciente) sia in grado di guadagnare sempre più spazio all'inconscio, come gli olandesi (l'esempio è di Freud) hanno guadagnato un'estensione della terra sottraendola al mare, perché, scrive Freud nell'Introduzione alla psicoanalisi. Nuova serie di lezioni (1932): «L'intenzione degli sforzi terapeutici della psicoanalisi è in definitiva di rafforzare l'Io, di renderlo più indipendente dal Super-io, di ampliare il suo campo percettivo e perfezionare la sua organizzazione, così che possa annettersi nuove zone dell'Es. Dove era l'Es, deve subentrare l'Io. E questa l'opera della civiltà, come per esempio il prosciugamento dello Zuiderzee».
Umberto Galimberti racconta
Freud, Jung e la psicoanalisi
La Biblioteca di Repubblica, 2011




Ivano tieni presente che da allora è passato quasi un secolo e molti altri modelli si sono affiancati a quelli proposti da Freud, e si sono fatti molti progressi in varie direzioni. Da molti decenni la psicoanalisi non è più considerata inefficace per le psicosi. Freud credeva che lo fosse perché non è risalito a prima dell'Edipo, tralasciando il periodo fino ai due-tre anni e non considerando il rapporto madre-bambino. ed è proprio qui che si trovano le radici delle psicosi, come ha scoperto Mélanie Klein e poi molti altri dopo di lei, e appunto Winnicott tra questi.


Ritengo sia utile dividere il mondo in due categorie di persone, ci sono quelle che nell'infanzia non sono mai state "abbandonate", e che in un certo senso sono candidate a godere della vita. Ma vi sono anche coloro che hanno vissute esperienze traumatiche, come l'abbandono da parte dell'ambiente, e che devono sopportare per tutta la vita il peso del ricordo della situazione in cui si trovano al momento del trauma. Costoro sono candidati a una vita burrascosa, a tensioni e probabilmente alla malattia.
Donald Winnicot, "Dal luogo delle origini", ed Cortina (1990) Milano




Il mio post non era di tipo assertivo, anzi......ritengo da sistemica, che quanto dice Winnicot, in realtà é molto discutibile, verosimilmente lui guardava attraverso le lenti colorate della suo spaccato psicoanalitico e forse della sua esperienza clinica che resta solo un minuscolo segmento rispetto alla "Conoscenza" più vasta delle vicende umane. Per il principio dell'Equifinalità a cause uguali possono corrispondere effetti diversi, come a cause diverse possono corrispondere effetti uguali. Anne Ancelin Schutzenrberger, prof .di psicologia all'Università di Nizza (ma considerata l'età avanzata verosimilmente non insegna più) esperta di psicoterapia di gruppo e di psicodramma si é occupata in particolare di “psicoterapia transgenerazionale, e di legami nascosti nell'albero genealogico” che rappresenta il sottotitolo del suo saggio "La sindrome degli antenati", dice tutt'altro, attraverso la sua esperienza clinica. Questo testo per me ha rappresentato una tappa della mia formazione.
L'approccio metodologico-conoscitivo utilizzato dalla Schutzenrberger, é il cosiddetto genosociogramma che lavora sulle connessioni anche tra ben nove generazioni della stessa famiglia, quindi uno strumento di conoscenza delle relazioni familiari intergenerazionali. Esso costituisce una significativa rappresentazione sociometrica-affettiva operata, utilizzando le sembianze di un albero genealogico familiare, in cui si declinano interi cicli vitali di famiglie, per più generazioni. Così si effettua la lettura dei diversi tipi di relazione del soggetto, in rapporto al suo ambiente e ai legami tra i vari personaggi: "chi rimpiazza chi nella famiglia, come si fanno le spartizioni , chi sono i favoriti, le ingiustizie, le ripetizioni ..ecc..quindi una reciprocità e una generatività che si declina lungo la storia generazionale fino, a volte, all'esplosione di un malessere, che non a caso é stato connotato nel titolo che da il nome al suddetto saggio come “La sindrome degli antenati “. In una parte del detto saggio si parla di una particolare tipologia denominata dagli americani "bambini indistruttibili" perché dotati di una resilienza tale che li rende capaci di resistere a tutto, persino ai campi di concentramento. La Schutzenberger dice che questi bambini, senza genitori, senza alcun riferimento familiare, sembrano sopravvivere a dispetto di tutto contrariamente a quanto affermato da alcuni psicoanalisti e dai Servizi Sociali che l'essenziale dell'equilibrio e dell'identità si crea tra i tre e i sette anni. Già Bowlby aveva evidenziato alcune eccezioni nel suo celebre studio sui bambini abbandonati e recentemente alcuni studi americani e francesi hanno riferito di successi eclatanti familiari e professionali raggiunti da bambini cresciuti in strada o addirittura nei campi di concentramento.
Verosimilmente questi bambini sopravvivono perché possiedono un quid imperscrutabile, tranne negli effetti successivi che caratterizzerà il loro destino, una risorsa particolare, uno slancio vitale, una energia di vita, attraverso cui riescono a trovare padri madri e fratelli maggiori sostitutivi. Francois Tosquelles, ha parlato significativamente della presenza nella civiltà di oggi, di poli-padri e poli-madri. In altri termini si tratta di una base sicura , direbbe Bowlby, che può essere fornita dai sostituti genitoriali affettuosi, al momento della nascita o dell'apprendimento dei primi passi. Certi incontri sostitutivi, possono permettere una sopravvivenza e una crescita quasi normale , che apre alla vita:nonni, vicini, una persona affettiva incontrata per caso, un compagno di sventure o “un compagno di strada “. 
La Schutzenberger dice che queste persone si possono trovare dappertutto, anche nei campi di concentramento di guerra o politici, quindi esistono per questi bambini, sostituti che li proteggo al punto di poter crescere in maniera adeguata e positiva e di avere successo anche nell'età adulta, a dispetto delle premesse abbandoniche, quindi dell'impronta psicologica, persi persino biologica, lasciata dai traue dalle ferite”: non a caso per identificare questi “bambini indistruttibili”, é stato forgiato il termine resilienza,
alludendo quindi alla loro capacità di uscire rinforzati e addirittura trasformati in senso positivo da un esperienza difficile e potenzialmente gravememente destrutturante. Ma, quello che appare ancor più inquietante é l'osservazione che fa la Schutzenberger allorquando dice che il problema si pone per i discendenti di questi bambini, o comunque per coloro che hanno subito gravi traumi, perché il trauma trasmesso é ben più forte del trauma ricevuto”. E' stato scoperto recentemente negli studi sul dosaggio del cortisolo, sui recettori dei corticostosteroidi e sulla secrezione del CRF (cortico-resieling-factor) -studi citati da Cyrulnik(1999)- che il tasso di cortisolo nel sangue dei discendenti é di quattro volte maggiore di quelli che hanno subito il trauma. Così i figli dei sopravvissuti dell'Olocausto soffrono più volte di più dei loro genitori (che hanno sofferto veramente e dal vivo) di sindrome post traumatica”. Sebbene vari tentativi chiarificatori , non si é in grado di poter spiegare la natura di questa memoria, di queste tracce mnestiche. Ci si chiede se si tratta di una memoria genetica e come funziona, ma di fatto, a parte Freud che già aveva parlato di “revenants“ familiari e quindi di una trasmissione psichica di generazione in generazione, non avendo però approfondito l'argomento né tanto meno discusso negli scritti pubblicati, si sa poco. La Schutzbenger, in proposito, cioè riferendosi alla categoria del transgenerazionale, ritiene che le trasmissioni sono dei segreti, dei non detti, delle cose taciute, nascoste, a volte interdette persino al pensiero (“impensate”) e che si trasmettono ai discendenti senza essere pensate e metabolizzate. Nella pratica clinica, infatti si osserva la comparsa di traumi, malattie, manifestazioni somatiche o psicosomatiche, che spesso spariscono allorché se ne parla, si piange o si grida, rielaborando ciò che dilania. Si nota anche il manifestarsi di incubi terrificanti nei nipoti dei deportati, dei partigiani, dei nazisti, dei naufraghi e dei morti rimasti privi di sepoltura , come anche nei discendenti di coloro che hanno subito un trauma legato a un passato, troppo doloroso (indicibile, taciuto) e che sono ancora vivi, per esempio, “il trauma  da vento di proiettili”. In proposito La Scutzenberger riferisce che i chirurghi di Napoleone, nel corso della ritirata di Russia (1812) avevano verificato la sussistenza di una shock traumatico nei soldati che avevano sfiorato la morte da vicino, sentendo passare il vento dei proiettili di cannone e assistendo alla morte dei compagni. Sembra che le conseguenze dello shock siano state trasmesse ad alcuni discendenti, che sono talvolta afflitti da malesseri, costrizioni alla gola, incubi, “durante i periodi di anniversario, per effetto di una sorta di”zoom, di collisione delle generazioni e del tempo, un “time collaps".




Cara Rosanna, il concetto di Winnicott è ampiamente datato. Alla sua epoca era inteso a dimostrare l'assoluta rilevanza del trauma e della necessità della cosiddetta "regressione terapeutica" (ancora oggi molta psicoanalisi si muove così, soprattutto nei paesi anglosassoni e di conseguenza in Italia, paese che non ha abbastanza orgoglio per avere un pensiero indipendente). Farei però degli appunti anche alla bella teoria della Schutzenberger. Non è necessario pensare a un "collasso temporale" per capire come avvengano queste trasmissioni transgenerazionali: è sufficiente pensare che noi (il nostro organismo e la nostra psiche) siamo essenzialmente memoria e che la memoria può essere conscia o inconscia e in verità gran parte della memoria è inconscia. Ciò vuol dire che esistono aree "incistate" della memoria che non incidono sulla solidità dell'Io, ma ne aumentano la complessità "frattalica" diciamo così, cioè la massa di embricamenti mnemonici. Un individuo può uscire da un campo di concentramento ed essere forte per una vita intera perché ha trovato delle "soluzioni" al trauma subito (genitori suppletivi, ma anche simbolici, immaginari, ideali cui riferirsi... si sa che chi aveva ideali politici o religiosi reggeva meglio alla prigionia...) ciò nonostante la memoria del trauma persiste e può essere comunicata in via inconscia a figli e nipoti (in modo diretto o indiretto). Un ebreo che vivesse a Torino o Parigi o a Los Angeles dopo la guerra aveva più probabilità di suicidio di un ebreo andato a vivere a Tel Aviv. E' il caso di Primo levi, Paul Celan, Bettelheim... morti suicidi dopo molto anni dalla salvezza. Chi invece ha trovato una patria e genitori suppletivi è sopravvissuto. Tieni conto che l'analisi verticale dell'identità può essere affiancata dall'analisi orizzontale (la società, la cultura, i valori). Per il resto (bambino resiliente) condivido in pieno. Complimenti per la passione con cui animi il gruppo. Ciao.


 




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