domenica 10 settembre 2017

Lev Tolstoj, Il diavolo. se Evgenij Irtenev era un malato di mente, allora lo siamo tutti, e in particolar modo quelle persone che vedono negli altri i segni di una pazzia che non arrivano a scorgere in se stesse.

Giovanni Ferraris:
Trasferendo a Irtenev i propri sentimenti, le proprie angosce interiori, mettendosi praticamente a nudo davanti ai lettori, Tolstoj cercava un modo per espiare la sua colpa, proprio come Irtenev che, confessando il suo passato e le sue debolezze allo zio, vede nell'umiliazione un mezzo per sentirsi temporaneamente piu' sollevato. (...)


Leone TOLSTOJ, IL DIAVOLO.
Maschio e sesso tra natura e cultura. XII (...)
Evgenij non aveva voglia di uscire, ma sarebbe stato ridicolo nascondersi. 
Uscì anche lui sul pianerottolo con una sigaretta, salutò ragazzi e contadini e parlò un po con uno di loro. Le contadine, nel frattempo, urlavano con tutta la loro forza la melodia della danza, battevano i piedi e ballavano.
"La signora vi cerca" disse un ragazzino avvicinandosi a Evgenij, che si trovava in un punto in cui non sentiva la voce della moglie. Liza lo aveva chiamato per fargli vedere la danza, per mostrargli la danza di una di quelle contadine che a lei era piaciuta particolarmente. Era la Stepaska. Indossava una sottogonna gialla, un corsetto di velluto e un vestito di seta: era larga, forte, colorita e allegra. Effettivamente ballava bene. Lui non vide nulla.
"Si, si" disse, toglindosi e mettendosi il pince-nez "si, si" ripeteva. 
"Proprio non riesco a liberarmi di lei" pensava.
Non la guardava perche' temeva di rimanere affascinato e proprio perche' la guardava a tratti lei gli sembro' particolarmente affascinante. Inoltre capi' dal brillio dello sguardo di lei che lei lo aveva visto, e aveva visto che gli piaceva...
.... Si ritirò ed entrò in casa. Se ne era andato per non vederla ma, salito al piano superiore, senza sapere come e perchè, si avvicino' alla finestra e per tutto il tempo in cui le contadine rimasero vicino al pianerottolo d'ingresso rimase alla finestra a osservare, a osservarla, ubriacandosi della sua vista.



Evgenij Irtenev, un giovane di 26 anni, impiegato statale a San Pietroburgo, eredita dal padre una grande proprietà; ma talmente gravata da debiti che potrebbe essere opportuno rinunciare all'eredità. Decide infine di accettarla ritenendo che il patrimonio possa essere rimesso in sesto a patto di amministrare gli affari con intelligenza e oculatezza, e curando personalmente le colture. Evgenij si trasferisce pertanto in campagna con la madre, occupandosi dell'azienda con cura e passione.
In campagna, Evgenij sente il peso della forzata castità, la mancanza di rapporti sessuali con le donne, un problema che a San Pietroburgo aveva risolto col ricorso ad amori mercenari. Danila, un suo guardiano, gli presenta Stepanida, una contadina il cui marito vive e lavora in città. Evgenij e Stepanida non attribuiscono alcun significato sentimentale alla relazione: si incontrano diverse volte, e al termine di ciascun incontro Stepanida riceve un compenso in danaro.
Mar'ja Pavlovna, la madre di Evgenij, pensa che sia tempo che il figlio si sposi, preferibilmente con una ereditiera, una condizione utile per pagare i debiti. Evgenij è invece disgustato dall'idea che il matrimonio possa essere un mezzo per sistemare gli affari; si innamora poi di Liza Annenskaja, una ragazza borghese non ricca, tronca la relazione con Stepanida e sposa Liza.
Dopo un anno di matrimonio, Liza assume due contadine per aiutarla nelle pulizie. Quando Evgenij si accorge che una di loro è Stepanida, sente riaccendere la passione, teme di non riuscire a resistere e decide che Stepanida debba essere mandata via. Più tardi Liza, che aspetta un bambino, cade: non si ha interruzione della gravidanza, ma Liza ha bisogno di cure. Evgenij decide di accompagnare Liza a Jalta, in Crimea, sia per accudire la moglie che per allontanarsi da Stepanida. I due coniugi ritornano a casa dopo che Liza ha dato alla luce una bambina. Evgenij stesso pensa di essere finalmente appagato: è felice in famiglia, le prospettive finanziarie stanno diventando buone, è stimato in paese (viene eletto allo zemstvo).
Evgenij rivede Stepanida per caso, mentre la donna sta ballando durante una festa paesana. Pur rendendosi conto che, essendo ormai sposato, una relazione con Stepanida sarebbe causa di scandalo in paese e di dolore in famiglia, Evgenij, attratto da Stepanida, cerca di riallacciare i rapporti con lei. Si rende conto tuttavia di non essere più in grado di agire autonomamente; pensa infatti di Stepanida: "Lei è un diavolo. Un vero diavolo. Sono posseduto, contro la mia volontà. Ho solo due scelte: uccidere mia moglie oppure uccidere lei"[5]. Evgenij sceglie poi per una terza opzione, quella di uccidersi con un colpo di pistola alla tempia. I suoi familiari non riusciranno a capire il perché del suicidio: pur essendo evidentemente tormentato, Evgenij non si confidava con nessuno.
Nella versione alternativa del finale, Evgenij uccide Stepanida con una pistola; viene processato, condannato a una pena mite, ma "tornò a casa che era ormai un alcolizzato cronico, privo di volontà".
In entrambi i finali, la conclusione del racconto è la medesima:

« Varvara Alekseevna [la suocera di Evgenij] affermava di averlo sempre previsto. Si vedeva dal modo in cui discuteva. Liza e Mar'ja Pavlovna non riuscirono a risalire alla causa dell'accaduto, però non credettero al dottore quando questi disse che Evgenij era un malato di mente. Non lo potevano credere perché sapevano che era molto più sano di centinaia di persone di loro conoscenza.
E in effetti, se Evgenij Irtenev era un malato di mente, allora lo siamo tutti, e in particolar modo quelle persone che vedono negli altri i segni di una pazzia che non arrivano a scorgere in se stesse. »
Lev Tolstoj, Il diavolo, Cap. XXI e Variante di finale.

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