mercoledì 7 dicembre 2016

Nepente. Il nome Nepente deriva dal greco "ne" = non e "penthos" = tristezza, nessuna tristezza

« Il nepente già infuso, e a' servi imposto
Versar dall'urne nelle tazze il vino »
(Odissea, libro IV - Omero)


Non conoscete il Nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi, lasso! 
Io son certo che, se ne beveste un sorso, 
non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi, 
e scegliereste per vostro eremo 
una di quelle cellette scarpellate nel macigno 
che i Sardi chiamano Domos de Janas, 
per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. 
Io non lo conosco se non all'odore; 
e l'odore, indicibile, basta a inebriarmi. 
Eravamo clerici vagantes 
per un selvatico maggio di Sardegna, 
io, Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella, 
or è gran tempo, quando giungemmo nella patria del rimatore Raimondo Congiu 
piena di pastori e di tessitrici, ricca d'olio e di miele, 
ospitale tra i Sepolcri dei Giganti e le Case delle Fate. 
Subito i maggiorenti del popolo ci vennero incontro su la via come a ospiti ignoti; 
e ciascuno volle farci gli onori della sua soglia, a gara. 
Ah, mio sitibondo Hans Barth, 
come le vostre nari sagaci avrebbero palpitato 
allorché il rosso Nepente 
sgorgò dal vetro con quel gorgoglio 
che suol trarvi dal gorgozzule 
quei "certi amorevoli scrocchi" 
- parla il nostro Firenzuola! 
- Avete nel cuore qualcuna di quelle Odi Purpuree di Hafiz che cantano il vino e la rosa? 
Ci parve che l'anima stessa dell'Anacreonte persiano emanasse dalla tazza colma, 
col colore del fuoco e con l'odore d'un profondo roseto. 
Certo, chi beve quel vino non ha bisogno d'inghirlandarsi.
Gabriele d'Annunzio, Elogio al Nepente di Oliena,
dalla prefazione al libro di Hans Barth, Osteria.
Guida spirituale delle osterie italiane da Venezia a Capri, Roma, 1910


Cenni storici.
Il nome Nepente deriva dal greco "ne" = non e "penthos" = tristezza, nessuna tristezza
Questo nome ha ispirato storie e suggestioni fin dall'antichità e viene perfino citato da Omero nel IV libro dell'Odissea. la parola viene usata per indicare la bevanda che Elena di Troia custodiva per il marito Menelao, re di Sparta, per dirimere la sua tristezza; inoltre lo fece servire per Telemaco, giunto a corte afflitto e stanco in cerca di notizie del padre Ulisse non ancora tornato in patria:

Il Nepente già infuso, 
e a' servi imposto 
Versar dall'urne nelle tazze il vino 
(Trad. di Ippolito Pindemonte)

La cita anche in altri brani come una bevanda medicamentosa, calmante, usata dai soldati per rimedio contro le ferite. Quasi un narcotico. O un anestetico.

Erodoto, nel libro II delle Storie, parla del Nepente della Valle del Nilo e molti studiosi hanno ritenuto doversi trattare di uno stupefacente, forse un oppiaceo. Poco tempo dopo Plinio il Vecchio, studiando nello "Excursus" del Libro XXIV il Nepente di cui riferiva Omero, si interrogava su quale fosse la pianta corrispondente, concludendo doversi trattare di una misteriosa pianta egizia il cui infuso donava serenità e qualcosa di più:

Hoc nomine vocatur herba quae vino injecta hilaritatem inducit 
(Con questo nome [Nepente] è chiamata un'erba che messa nel vino induce allegria)

I botanici ed altri studiosi successivi sino all'Ottocento inoltrato non sapevano decidere se si parlasse di centaura minore, di buglossa, di atropa mandragora o del tè verde cinese. 

E fecero altre congetture. 
Nel XVII secolo Pietro Della Valle, nel suo "Viaggi in Turchia, Persia ed India descritti da lui medesimo in 54 lettere famigliari" (1650), suppose che il Nepente altro non fosse che il caphue, il caffè, che aggiunto al vino avrebbe dato gli effetti di cui narra Omero. 

La teoria ricevette un autorevole avallo immediatamente (Francesco Redi) e nel secolo successivo, quando fu recepita nella Encyclopédie di Diderot e D'Alembert forse a causa di una noticina scappata ad Erodoto, il quale aveva sussurrato che l'uso del Nepente Elena l'avesse appreso in Egitto, circostanza risultata in Francia assai persuasiva. 

Samuel Hahnemann, nel 1825, affermava invece con sicurezza trattarsi di oppio, e più o meno lo stesso diceva Johann Joachim Winckelmann solo 5 anni dopo, seppure con minor determinazione. 

Altri si chiedevano se per caso fosse una pietra, magari pure una gemma preziosa, da porre nel vino. 

O se fosse proprio soltanto il vino, magari un vino speciale. 
Il Nepente è però davvero anche una pianta, anzi un genere di piante carnivore: 
Nepenthes. Linneo la definì entusiasticamente: 
Si elle n'est pas la Népente d'Hélène, 
elle le sera certainement de tous les botanistes 
(Se questa non è il Nepente di Elena [di Troia], 
sarà certamente [il nepente] di tutti i botanici) 
E si chiedeva infatti quale botanico non l'avrebbe avuta per "narcotico", incontrandola in qualcuna delle sue erborizzazioni, emozionandosi all'incontro e presto dimenticando le fatiche sostenute per incontrarla. 

Inoltre Gabriele D'Annunzio nel 1909, cimentatosi nel melodramma, usciva la sua "Fedra", una tragedia in tre atti per la musica di Ildebrando da Parma, la cui protagonista incontrando un pirata fenicio gli domanda: Rechi il farmaco d'Egitto, il Nepente che dà l'oblio dei mali? 
Ancora dunque era diffuso all'inizio del Novecento il significato magico dell'antichità.

Nel territorio di Oliena già dal 1500 d.C. si parla di una notevole attività vitivinicola da parte dei frati Francescani, che, dopo aver fondato una chiesa ed un convento, avevano impiantato una vigna di oltre 10000 ceppi con annesso stabilimento enologico di cui sono presenti imponenti ruderi. 
La viticoltura era comunque già presente. Infatti in una lettera con la quale il frate Priore di Oliena, chiede l'autorizzazione ed i finanziamenti al capo dell'ordine dei Frati Minimi della Sardegna, a Cagliari, per «impiantare un grande vigneto con stabilimento di vinificazione annesso», si dice che «A Oliena esistono più famiglie, che nelle loro case, posseggono financo dieci giorre, colme di buon vino rosso» (le giorre erano contenitori in terracotta di circa 200 litri).

In seguito i padri Gesuiti hanno dato un notevole impulso alla viticoltura, che si è conservata e sviluppata fino ai nostri giorni, tant'è che funzionari governativi, poeti, scrittori, hanno parlato del vino di Oliena in varie riprese ed in varie circostanze, come di "un vino da annoverare tra i vini di lusso, da bere a piccoli sorsi per farci la bocca, ed ogni sorso vi accomoda tutte le faccende del corpo e dell'anima".

https://it.wikipedia.org/wiki/Cannonau_di_Sardegna_Nepente_di_Oliena



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