martedì 20 gennaio 2015

Artemide o Diana. La dea ha una torre sul capo, col nimbo ornato di grifi, una larga collana sotto la quale si dispongono numerose file di mammelle (ora meglio interpretate come testicoli taurini), un chitone che si stringe verso il fondo decorato a rilievi raffiguranti fiori, frutta, animali reali e fantastici. Presso la città di Efeso, antica città della Ionia, situata alla foce del fiume Caistro, si trovava il santuario di Artemide (Artemísion), uno dei più famosi del mondo antico e annoverato fra le sette meraviglie del mondo, più volte ricostruito. L'ultimo rifacimento, dopo l'incendio del 356 aC, fu promosso da Alessandro Magno (dal 334 al 250 aC): l'edificio, alla cui decorazione aveva contribuito anche Scopa, conteneva, fra l'altro, opere di Fidia e di Policleto.

Artemide o Diana 

La dea ha una torre sul capo, col nimbo ornato di grifi, una larga collana sotto la quale si dispongono numerose file di mammelle (ora meglio interpretate come testicoli taurini), un chitone che si stringe verso il fondo decorato a rilievi raffiguranti fiori, frutta, animali reali e fantastici.

Presso la città di Efeso, antica città della Ionia, situata alla foce del fiume Caistro, si trovava il santuario di Artemide (Artemísion), uno dei più famosi del mondo antico e annoverato fra le sette meraviglie del mondo, più volte ricostruito. L'ultimo rifacimento, dopo l'incendio del 356 aC, fu promosso da Alessandro Magno (dal 334 al 250 aC): l'edificio, alla cui decorazione aveva contribuito anche Scopa, conteneva, fra l'altro, opere di Fidia e di Policleto.

L’etimologia ancora oscura del nome di Artemide, la cui esistenza su di una tavoletta in lineare B resta ancora da verificare, fa presumere l’alta antichità del suo culto riconducibile, probabilmente, all’età minoica. In età greca arcaica è rappresentata, secondo modelli di origine persiana, come Pótnia thërôn, Signora degli animali. In Omero è identificabile nella divinità maestra nel tiro con l’arco e nella caccia, designata come colei che domina gli esseri viventi e, al tempo stesso, che può decretarne la morte (Iliade, XXIV, 606). La figura di Artemide acquisisce, in età arcaica avanzata e classica, un’identità più definita e complessa: inni e poemi, come pure le rappresentazioni iconografiche, ne esaltano la giovane età nei suoi tratti più giocosi e, allo stesso tempo, femminili. “Sui monti se ne va Artemide saettatrice, lieta fra i cinghiali e cerve veloci e con lei giocano le ninfe dei campi” recita un passo dell’Odissea. (www.archeoguida.it)

Artemide, in greco Ártemis, era una delle cosiddette divinità di primo ordine. Figlia di Zeus e di Leto, secondo una leggenda nacque prima di Apollo, nello stesso parto, e aiutò la madre a metterlo al mondo. Vedendo le sofferenze di Leto nel partorire, decise di fare voto di castità e chiese a Zeus di essere protettrice dei parti.
Era divinità celeste, in quanto dea della luna; divinità terrestre, come dea della caccia e protettrice delle mandrie; e dea degli Inferi, essendo identificata a volte con Proserpina, a volte con Ecate (Diva triformis, la chiama Ovidio). Come dea celeste s’innamorò di un pastore chiamato Endimione.
Come dea della terra cacciava accompagnata da sessanta ninfe, figlie di Oceano, e da altre venti fanciulle, tutte obbligate da giuramento alla verginità. Era implacabile con chi trasgrediva il giuramento, come ben seppe Callisto, amata da Zeus. Non ammetteva di essere spiata mentre si bagnava nuda con le sue compagne. Quando Atteone ci provò, venne da lei trasformato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani.

Si dimostrò crudele con tutte le fanciulle che si dicevano più belle di lei, e con il suo arco e le sue frecce portava la morte a chi la contrariava, come accadde ad esempio nelle vicende di Chione e Niobe.
In Tauride le si sacrificavano vittime umane. In Grecia sorgevano numerosi templi in suo onore, le si dedicavano feste, e a Efeso sorgeva un suo imponente santuario in marmo di Paro, con più di cento colonne. Si diceva che fosse stato fondato dalle Amazzoni e che gli architetti avessero impiegato 120 anni per completarlo. Il bellissimo edificio fu bruciato da Erostrato, cittadino di Efeso: non avendo nessuna qualità particolare, voleva tuttavia fare qualcosa per essere ricordato dai posteri. A Roma Artemide veniva adorata come Diana, e poiché era protettrice delle strade e dei crocicchi aveva anche il nome di Trivia.

http://www.summagallicana.it/lessico/a/Artemide%20di%20Efeso.jpg




Dea dell'Abbondanza a Viterbo
Statua marmorea di epoca romana raffigurante la dea dell'abbondanza .
Simbologie che ne confermano tale ruolo sono le numerose mammelle ( o testicoli di toro ), la ghirlanda di ghiande ed i segni zodiacali ( ariete, toro, gemelli, cancro e leone ) che identificano i mesi da marzo ad agosto, propizi per la semina e la raccolta delle messi.
L'opera e' ispirata al modello dell'Artemide di Efeso.- Statue of Demeter, National Museum of Rome.





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