sabato 19 ottobre 2013

Escher. “Relatività” “Relativity”.…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce



Chiara:
Sono particolarmente affezionata a questo quadro, perché è il logo della mia Scuola di formazione; ma più in generale rimango affascinata dalle immagini di Escher che, se prese nel singolo dettaglio sono perfettamente logiche e coerenti, mentre nel loro insieme creano dei mondi impossibili pur offrendo un’unitarietà visiva. L’effetto è di smarrimento e di disorientamento, con un invito a guardare le cose da un’altra (o altre) prospettiva. Dei mondi relativi.


Non avevo mai visto quest'opera, nessuna opera di Escher a dir la verità. Ma quando ero piccola, e non solo, frequentemente avevo degli incubi in cui salivo delle scale che non portavano a nulla e che non potevo riscendere... per cui prendevo altre scale.... mammamia che ansia.

L’ENIGMA ESCHER
PARADOSSI GRAFICI TRA ARTE E GEOMETRIA
19 ottobre 2013 – 23 febbraio 2014


MAURITS CORNELIS ESCHER. 
Uno dei miti del ’900 nel panorama della produzione grafica contemporanea [...]

 “…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce.” 
Maurits Cornelis Escher

Ed ecco quindi le prime ricerche testimoniate da opere come Ex libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche suggestionate dai paesaggi italiani Tropea, Santa Severina (1931) dove Escher struttura lo spazio; Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme; le figure impossibili di Su e giù (1947) e di Belvedere (1958); le straordinarie tensioni dinamiche tra figura e sfondo nei fogli come Pesce (1963).

Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – saranno presentati anche numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all’artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che egli ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo. [...]

La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare “dentro” la creatività di questo singolarissimo artista. Suggestive installazioni immergeranno dunque il visitatore nel magico modo di Escher. E’ evidente, e molto indagato, il rapporto che Escher ebbe con “il mondo dei numeri” – intendendo per tale quello della geometria (euclidea e non) e della matematica.  Non meno intrigante è la sua ricerca su spazio reale e spazio virtuale, ovvero sul come “ingannare la prospettiva”. Infine, ma non ultima, la conoscenza che Escher dimostra delle leggi della percezione visiva messe in luce dalle ricerche della Gestalt. [...]

Maurits Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden ma crebbe nella città di Arnhem con quattro fratelli. Mauk, come venne soprannominato, prese da ragazzo lezioni di carpenteria e sebbene non fosse particolarmente brillante in matematica e scienze, assimilò dal padre ingegnere l’approccio metodologico dello scienziato. Una delle sue materie preferite fu subito il disegno al quale si dedicò durante gli studi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem. Fu l’incontro con de Mesquita a stimolare in Escher l’interesse per la tecnica xilografica e le sue possibili sperimentazioni nella resa di effetti chiaroscurali e pittorici di grande raffinatezza. Al 1922 risale la sua visita a Firenze (primo di una serie di viaggi tra la Toscana e il sud d’Italia) e a Granada (dove visitò lo splendido palazzo di Alhambra) dai quali colse dettagli architettonici, decorativi e particolari inusuali che gli avrebbero fornito spunti per le sue composizioni. Nel 1935 si trasferì in Svizzera. E’ a partire dal 1937 che si osserva un profondo cambiamento: perde l’interesse per il mondo visibile, per la natura e l’architettura concentrandosi sulle proprie “visioni interiori” e realizzando un corpus significativo di straordinari giochi ottici, prospettive invertite, paesaggi illusionistici tra i più famosi. Trasferitosi nel 1941 con tutta la sua famiglia in Olanda continuò a lavorare intensamente fondendo le molteplici fonti di ispirazione che traeva dai suoi interessi (psicologia, matematica, poesia, fantascienza). Morì a Laren nel 1972.


"I mondi impossibili di Escher" a Reggio Emilia Dal 19 ottobre 2013 al 23 febbraio 2014, la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia ospiterà 130 opere di Maurits Cornelis Escher, genio indiscusso della produzione grafica contemporanea europea, in una mostra curata da un Comitato scientifico coordinato da Piergiorgio Odifreddi e composto dal saggista e storico dell’arte Marco Bussagli; da Federico Giudiceandrea, collezionista e studioso di Escher; e da Luigi Grasselli matematico, docente e pro-rettore dell'Universita' di Modena e Reggio Emilia.

M. C. Escher “Relatività” “Relativity” (1953), litografia
http://www.palazzomagnani.it/2013/07/lenigma-escher/

M. C. Escher [Eight Heads] - [January, February or March] 1922 
Woodcut, printed once from the whole block and eight times from different parts


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