mercoledì 22 giugno 2011

Erich Fromm - Paura della Libertà

La domanda fondamentale è infatti: qual è lo scopo della vita?
Diventare più umani o produrre di più?
Erich Fromm

L’uomo è l’unico essere vivente per il quale la propria esistenza rappresenta un problema da risolvere
Erich Fromm

Il compito principale nella vita di un uomo è di dare alla luce se stesso!!!!
Erich Fromm, L'arte di amare



La nostra è una società composta da individui notoriamente infelici:
isolati, ansiosi, in preda a stati depressivi e a impulsi distruttivi, incapaci di indipendenza, in una parola esseri umani ben lieti di poter ammazzare il tempo che con tanto accanimento cercano di risparmiare.
Erich Fromm


È un dato di fatto che la maggior parte degli uomini siano oggi impiegati o simili di livello più o meno alto, che fanno ciò che qualcuno dice loro di fare o che è imposto dalle regole, evitando di provare sentimenti, perché i sentimenti disturberebbero il funzionamento armonico della macchina.
Il tratto distintivo di ogni società industriale è il suo corretto funzionamento, giacché ogni intoppo, ogni frizione nel meccanismo della macchina è uno spreco di denaro.
Così gli uomini devono esercitarsi a provare quante meno emozioni sia possibile, perché le emozioni costano denaro.
Erich Fromm, L'arte di vivere


L'egoismo è una forma di avidità. 
Come ogni forma di avidità, è insaziabile,
per cui non c'è mai una vera soddisfazione.
Erich Fromm, Fuga dalla libertà, 1941


L'avidità è un pozzo senza fondo, che esaurisce la persona nello sforzo incessante di soddisfare il bisogno senza mai raggiungere la soddisfazione.
Erich Fromm


Siamo opulenti, ma ignoriamo le gioie della vita.
Siamo più ricchi, ma meno liberi.
Consumiamo di più, ma siamo più vuoti.
Abbiamo più armi atomiche, ma siamo più indifesi.
Abbiamo più istruzione, ma minor giudizio critico e minori certezze.
Abbiamo più religione, ma diventiamo sempre più materialisti.
Erich Fromm

L’uomo moderno pensa di perdere qualcosa del tempo quando non fa le cose in fretta.
Però non sa che farsene del tempo che guadagna, tranne ammazzarlo.
Erich Fromm


"Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. Come potrebbe un uomo prigioniero nella ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un'unica occasione di vivere, con speranze e delusioni, dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla? "
Erich Fromm


Gli idoli dell’uomo moderno avido, alienato sono la produzione, il consumo, la tecnologia, lo sfruttamento della natura. Quanto più ricchi sono i suoi idoli, tanto più l’uomo si impoverisce. Invece della gioia egli va in cerca di piacere e di eccitamento; invece di crescere cerca possesso e potere; invece di essere, egli persegue avere e sfruttamento; invece di ciò che è vivo sceglie ciò che è morto.
Erich Fromm

L'uomo moderno, se osasse esprimere la sua concezione del paradiso, descriverebbe qualcosa di molto simile ai più ricchi supermercati del mondo, pieno di novità e gadget, e se stesso con tanti soldi per comprare quella roba.
Erich Fromm


"Il pericolo del passato era che gli uomini fossero schiavi. 
Il pericolo del futuro è che diventino robot"
Erich Fromm


Il modo di produzione del sistema capitalistico ha trasformato l’uomo in una creatura ansiosa e alienata
Erich Fromm


La società fabbrica tipi umani così come fabbrica tipi di scarpe e di vestiti o di automobili:
merci di cui esiste una domanda. E già da bambino l'uomo impara quale sia il tipo più richiesto.
Erich Fromm


L'uomo diventa un semplice ingranaggio dell'immensa macchina economica



Erich Fromm

Nel capitalismo l'attività economica, il successo, i guadagni materiali diventano fini in se stessi. Diventa destino dell'uomo contribuire allo sviluppo del sistema economico, accumulare il capitale non per la propria felicità o salvezza, ma come fine in sé


Per quanto meno infami dei meri sadiciburocrati sono più pericolosi perché in loro non c'è neppure un conflitto tra coscienza e dovere
Erich Fromm


"Alla fine questa civiltà può produrre soltanto un uomo massificato, incapace di scegliere, incapace di agire in modo spontaneo e indipendente: al meglio un uomo paziente, docile, disciplinato ad un lavoro monotono a livelli quasi patetici, ma sempre più irresponsabile a mano a mano che le sua scelte diventano sempre più limitate"
Erich Fromm


"Tutti seguono schemi prestabiliti, con una velocità prestabilita, in modo predisposto.
Perfino le reazioni sono prescritte: allegria, tolleranza, amabilità, ambizione e capacità di andare d'accordo con tutti senza attrito. Il divertimento è organizzato nello stesso modo, sebbene non con lo stesso sistema; i libri sono selezioni da biblioteche, i film dagli impresari, e gli slogans pubblicitari coniati da loro; il resto è pure uniforme; la gita domenicale in automobile, i programmi televisivi, le riunioni e i ricevimenti ufficiali. Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. Come potrebbe un uomo prigioniero nella ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un'unica occasione di vivere, con speranze e delusioni, dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla?"
Erich Fromm


In nome del progresso, l’uomo sta trasformando il mondo in un luogo fetido e velenoso (e questa è “tutt’altro che” un’immagine simbolica). Sta inquinando l’aria, l’acqua, il suolo, gli animali… e se stesso, al punto che è legittimo domandarsi se, fra un centinaio d’anni, sarà ancora possibile vivere sulla terra.
Erich Fromm (1900 – 1980)



Il TEMPO E' DENARO...
Nella società industriale, il tempo domina sovrano.
L'attuale modo di produzione esige che ogni azione sia esattamente calcolata nel tempo, che non soltanto la catena di montaggio senza fine ma, sia pure con minore immediatezza, anche gran parte delle altre nostre attività siano governate dal tempo. Come se non bastasse, il tempo non è soltanto tale: il tempo è denaro. La macchina va usata al massimo delle sue prestazioni; ne consegue che la macchina impone il proprio ritmo al lavoratore. Tramite la macchina, il tempo è divenuto il nostro sovrano, e soltanto nelle ore libere abbiamo, ma solo in apparenza, una certa scelta. Infatti, di regola organizziamo il nostro tempo libero esattamente come organizziamo il nostro lavoro, oppure ci ribelliamo alla tirannia del tempo dandoci all'assoluta pigrizia. Non facendo null'altro che disobbedire alle esigenze del tempo, abbiamo l'illusione di essere liberi, mentre in realtà siamo soltanto in libertà condizionata dalla nostra prigione temporale.
Erich Fromm 1976




La depressione non equivale al dolore; il vero depresso ringrazierebbe il cielo se riuscisse a provare dolore. La depressione è l’incapacità di provare emozioni. La depressione è la sensazione di essere morti mentre il corpo è ancora in vita. Non equivale affatto alla pena e al dolore, con i quali anzi non ha niente in comune. Il depresso è incapace di provare gioia, così come è incapace di provare dolore. La depressione è l’assenza di ogni tipo di emozione, è un senso di morte che per il depresso è assolutamente insostenibile. È proprio l’incapacità a provare emozioni che rende la depressione così pesante da sopportare.
Erich Fromm




la depressione è spesso endogena, senza cause scatenanti specifiche, che si evolve lungo percorsi inconsci e spesso molto lunghi e asintomatici, e questo la rende particolarmente difficile da individuare proattivamente e superare. Lo stato depressivo, invece, che segue un evento particolarmente doloroso è di solito più facile da elaborare perchè  c'è una causa reale e quindi si può ripartire da un punto definito. Questa componente della causa reale aiuta anche a non far ricadere il senso di colpa sulla persona che, altrimenti, senza cognizione di causa, interiorizza l'esperienza attribuendola alla sua inadeguatezza o indegnità. E da qui la depressione clinica fa presto ad insediarsi.



La psicoanalisi, nel tentativo di fondare la psicologia come scienza naturale, commise l'errore di separarla dai problemi della filosofia e dell'etica
Erich Fromm. Dalla parte dell'uomo



"La conoscenza ha inizio con la consapevolezza del carattere ingannevole delle percezioni forniteci dal nostro buon senso comune, in altre parole, dalla constatazione che la nostra immagine della realtà fisica non corrisponde a ciò che è "davvero reale", senza contare che molti di noi sono come sospesi tra veglia e sonno, inconsapevoli che gran parte di ciò che ritengono vero e di per sè evidente non è che illusione frutto dell'influenza suggestiva dell'universo sociale in cui si vive. La conoscenza, pertanto, ha inizio con la demolizione delle illusioni, con la delusione. Conoscere significa penetrare sotto la superficie, allo scopo di giungere alle radici, e pertanto alle cause; conoscere significa "vedere" la realtà senza paludamenti. Conoscere non significa essere in possesso della verità, bensì andare sotto lo strato esterno e tentare, criticamente e attivamente, di avvicinarsi sempre più alla verità."
Erich Fromm



Dunque l'uomo sì differenzia dagli animali perché é assassino; è l'unico che uccida e torturi membri della propria specie senza motivo, né biologico né economico, traendone soddisfazione.
Erich Fromm. Anatomia della distruttività umana


La razionalizzazione non è uno strumento per penetrare la realtà, ma un tentativo a posteriori di armonizzare i propri desideri con la realtà esistente.
Erich Fromm




Gli uomini moderni vivono sotto l'illusione di sapere quello che vogliono, 
mentre effettivamente vogliono quello che suppongono di volere.
Erich Fromm


Non pensare a ciò che può portarti l’avvenire, ma sforzati di essere interiormente calmo e sereno, poiché non da come si forma il tuo destino, ma dal modo in cui ti comporti dinanzi a esso dipende la felicità della tua vita.
Erich Fromm


L’incertezza e le difficoltà sono la condizione perfetta per incitare l’uomo a scoprire le proprie possibilità e a innescare il cambiamento
Erich Fromm


L'incapacità di agire spontaneamente, di esprimere liberamente quel che si sente e si pensa, e la conseguente necessità di presentare uno pseudo io agli altri e a se stessi, sono la radice del sentimento di inferiorità e di debolezza.
Erich Fromm


Non si vuole dire che l'educazione debba portare inevitabilmente alla soppressione della spontaneità, dato che il vero fine dell'educazione, è di promuovere l'indipendenza interiore e l'individualità del bambino, il suo sviluppo e la sua integrità. Nella nostra civiltà, tuttavia, l'educazione troppo spesso produce l'eliminazione della spontaneità.
Erich Fromm


L'UOMO CREDE DI VOLERE LA LIBERTÀ. IN REALTÀ NE HA UNA GRANDE PAURA. PERCHÉ? PERCHÉ LA LIBERTÀ LO OBBLIGA A PRENDERE DELLE DECISIONI, E LE DECISIONI COMPORTANO RISCHI. [..] Se invece si sottomette a un'autorità, allora può sperare che l'autorità gli dica quello che è giusto fare, e ciò vale tanto più se c'è un'unica autorità – come è spesso il caso – che decide per tutta la società cosa è utile e cosa invece è nocivo.
Erich Fromm


Vivere significa nascere ad ogni istante.
La morte subentra quando il processo della nascita cessa.
Erich Fromm



Il rapporto tra madre e figlio è paradossale e, per un senso, tragico.
Richiede il più intenso amore da parte della madre, e tuttavia questo stesso amore deve aiutare il figlio a staccarsi dalla madre e a diventare indipendente.
Erich Fromm, Psicoanalisi della società contemporanea, 1955


Sposandosi, molte persone non fanno che passare dalla madre alla moglie
il coniuge o un'altra figura materna o autoritaria vengono scelti solo in quanto sostituiti. In politica le cose non vanno diversamente: 
si creano strutture di dipendenza per cui le persone hanno bisogno di grandi personaggi.
Al massimo cambiano le dipendenze.
Ma ciò che sarebbe necessario, ossia essere indipendenti, non avviene mai.
Erich Fromm, 'l'arte di ascoltare'

Il malinteso più comune è quello che dare significhi cedere qualcosa, essere privati, sacrificare. La gente arida sente il dare come un impoverimento. Per la persona attiva, invece, dare ha un senso completamente diverso: nello stesso dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Dare dà più gioia che ricevere, non perchè è privazione, ma perchè in quell'atto mi sento vivo.
L'amore è soprattutto dare. Nel dare non posso fare a meno di portare qualcosa alla vita dell'altra persona e chi la riceve si riflette in essa e non si può evitare di ricevere ciò che le viene dato di ritorno. Ciò significa che l'amore è una forza che produce amore.
Erich Fromm


L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso d’isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere sé stesso e di conservare la propria integrità. Sembra un paradosso, ma nell’amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due.
Erich Fromm, L’arte di amare


L’amore maturo è una unione che mantiene intera la propria identità:
il vero amore fa sì che due esseri diventino “uno” rimanendo “due”.
Spesso non è così. Infatti si creano situazioni di “simbiosi” (cioè in cui uno vive dell’altro) che ingenerano o situazioni di “dominio” o di “sudditanza”, in cui quello che appare “forte” ha bisogno del “debole” per darsi una identità e viceversa (in termine tecnico si indicano come simbiosi sadiche e masochiste).
Invece l’amore non vive dell’altro (cioè lo “succhio” per nutrimene) bensì vive per l’altro: si dona all’altro. In altre parole non è un’esperienza “passiva” ma un’esperienza “attiva”.
L’amore perciò si può definire come una attività interiore dell’uomo, cioè che “produce” e non è “prodotta”. L’amore è perciò libero e “realizza” la relazione. Questo la differenzia dalle passioni in cui la persona è “vittima” di una pressione esterna che la causa (“prodotta” appunto) che invece “consuma” la relazione.
Quindi l’amore maturo si può definire anche come: orientamento della persona verso il mondo dove l’uomo non “consuma” ma “realizza” dei rapporti.
Erich Fromm


L’amore non è soltanto una relazione con una particolare persona:
è un’attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un “oggetto” d’amore. Se una persona ama solo un’altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico, o un egoismo portato all’eccesso. Eppure la maggior parte della gente crede che l’amore sia costituito dall’oggetto, non dalla facoltà di amare. Infatti essi credono perfino che sia prova della loro intensità del loro amore il fatto di non amare nessuno tranne la persona “amata”. Poichè non si vede che l’amore è un’attività, un potere dell’anima, si ritiene che basti trovare l’oggetto necessario e che, dopo ciò, "tutto vada da sè”. Questa teoria può essere paragonata a quella dell’uomo che vuole dipingere ma che, anziché imparare l’arte sostiene che deve solo aspettare l’oggetto adatto, e che dipingerà meravigliosamente non appena lo avrà trovato. Se io amassi veramente una persona, io amerei il mondo, amerei la vita. Se posso dire ad un altro ”Ti amo”, devo essere in grado di dire "Amo tutti in te, amo il mondo attraverso di te, amo in te anche me stesso".
Erich Fromm

L'amore è un potere attivo dell'uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso d'isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere sé stesso e di conservare la propria integrità.
Erich Fromm

Per amare, bisogna imparare prima a pazientare, a sapere stare da soli, ad accettare l’altro e rispettarlo; importante poi è avere fiducia in se stessi perché in fondo è nel rapporto con il proprio se'che si sviluppa il rapporto con il prossimo.
Erich Fromm

Chi ama davvero ama il mondo intero,
non soltanto un individuo in particolare.
Erich Fromm

Chi ama davvero, ama anche se stesso. 
Chi ama solamente gli altri ha qualcosa che non va.
Erich Fromm




Secondo il saggio, il Cielo è l'uomo e la Terra donna
la Terra nutre ciò che il Cielo lascia cadere.
Quando in Terra manca di calore, il Cielo lo manda; 
quando essa ha perso la sua freschezza, il Cielo la ristora. 
Il Cielo la circonda come un marito la moglie; 
e la Terra, solerte come moglie, 
genera e nutre ciò che ha prodotto.
Erich Fromm, L'arte di Amare

L'amore infantile segue il principio: amo perché sono amato.
L'amore maturo segue il principio: sono amato perché amo.
L'amore immaturo dice: Ti amo perché ho bisogno di te.
Erich Fromm




ERICH FROMM E LA TEORIA CRITICA ANTICAPITALISTA CHE SFOCIA NELLA DOMANDA: AVERE O ESSERE?

"La domanda fondamentale è infatti: qual è lo scopo della vita? 
Diventare più umani o produrre di più?"
(da "Il coraggio di essere")

"Il modo di produzione del sistema capitalistico ha trasformato l'uomo in una creatura ansiosa e alienata."
(da L'arte di vivere")

"Mah... dunque... mio padre era commerciante, ma contro la sua volontà. Si vergognava di essere un commerciante. Anch'io, da bambino, quando avevo dieci, dodici anni, me ne vergognavo. Se qualcuno mi diceva "sono un commerciante" avevo pietà di lui; mi dicevo "ma come si può ammettere che lo scopo della sua vita sia quello di guadagnare del denaro?". [...] Evidentemente sono cresciuto nel mondo moderno, ma non mi sono mai sentito a mio agio: il mio vero mondo è il mondo precapitalistico, del quale il mio bisnonno e quell'aneddoto sono un esempio. In fondo, mi sento così ancora oggi; mi sento straniero in un mondo il cui scopo è guadagnare il più possibile. Per me questo è piuttosto una perversione."
(da "Il coraggio di essere")


Il vivere bene non rappresenta ormai più da un pezzo la soddisfazione semplicemente di un’esigenza di carattere etico o religioso: per la prima volta nella storia, “la sopravvivenza fisica della specie umana dipende dalla radicale trasformazione del cuore umano”. D’altro canto, una trasformazione del cuore umano è possibile solo a patto che si verifichino mutamenti economici e sociali di drastica entità, tali da offrire al cuore umano l’occasione per mutare e il coraggio e l’ampiezza di prospettive necessari per farlo”.
Erich Fromm, Avere o essere?


"Marx affermava che il lusso è un vizio esattamente come la povertà e che dovremmo proporci come meta quella di "essere" molto, non già di "avere" molto. [...] La differenza tra essere e avere non è essenzialmente quella tra Oriente e Occidente, ma piuttosto tra una società imperniata sulle persone e una società imperniata sulle cose. L'atteggiamento dell'avere è caratteristico della società industriale occidentale, in cui la sete di denaro, fama e potere, è divenuta la tematica dominante della vita. [...] 
Per riassumere: consumare è una forma dell'avere, forse quella di maggior momento per l'odierna società industriale opulenta. Il consumo ha caratteristiche ambivalenti: placa l'ansia, perché ciò che uno ha non può essergli ripreso; ma impone anche che il consumatore consumi sempre di più, dal momento che il consumo precedente ben presto perde il proprio carattere gratificante. I consumatori moderni possono etichettare se stessi con questa formula: io sono = ciò che ho e ciò che consumo."
Erich Fromm, Avere o essere?








Erich Fromm (1900 – 1980), psicoanalista e sociologo tedesco, insieme a Adorno, Horkheimer e Marcuse diventa uno dei maggiori esponenti della Scuola di Francoforte, che nei primi anni del secondo dopoguerra si afferma nella cultura tedesca. La nuova corrente di pensiero, fortemente influenzata dal marxismo, si ispira a diverse matrici culturali: la dialettica e la fenomenologia hegeliana, il nichilismo di Nietzsche e di Heidegger, la psicoanalisi di Freud. La Scuola con il marxismo ha un rapporto tormentato e complesso per motivi sia teorici che pratici poiché respinge il concetto cardine del marxismo del progresso sociale che conduce al consumismo e alla tecnocrazia.

Di orientamento socialista e materialista, la Scuola ha elaborato le sue teorie e svolto le sue indagini alla luce delle categorie di totalità e dialettica: la ricerca sociale non si dissolve in indagini specializzate e settoriali; la società va indagata come un tutto nelle relazioni che legano gli ambiti economici con quelli culturali e psicologici. La teoria critica si prefigge di far emergere le contraddizioni fondamentali della società capitalistica e punta ad uno sviluppo che conduca ad una società senza sfruttamento. Siffatta teoria è critica in quanto da essa emergono le contraddizioni della moderna società industrializzata e in particolar modo della società capitalistica. Per maggior precisione il teorico critico "è quel teorico la cui unica preoccupazione consiste in uno sviluppo che conduca ad una società senza sfruttamento".

Nella società dominata dal denaro e dal consumo, l'uomo concepisce se stesso come una cosa in vendita. Nella società capitalista il consumo diventa fine a se stesso, fa nascere nuovi bisogni e costringe all'acquisto di nuove cose, si perde di vista l'uso delle cose e l'uomo è schiavo del possesso. Si può uscire dall'alienazione solo costituendo un tipo di società organizzata secondo il " socialismo comunitario " con la partecipazione di tutti i lavoratori alla gestione del mondo del lavoro. Il socialismo comunitario prospettato da Fromm è vicino alle posizioni dei socialisti utopistici ed è influenzato dal sindacalismo e dal socialismo corporativista. In "Avere o Essere" Fromm propone all'uomo contemporaneo la scelta netta tra due categorie, due progetti di uomo: o quello dell'avere, dominante nella società capitalistica dei consumi, o quello dell'essere, della realizzazione dei bisogni più profondi dell'uomo. L'analisi di Fromm individua due modi di determinarsi dell'esistenza dell'uomo nella società:

-avere, modello tipico della società industrializzata, costruita sulla proprietà privata e sul profitto che porta all'identificazione dell'esistenza umana con la categoria dell'avere, del possesso. Io sono le cose che possiedo, se non possiedo nulla la mia esistenza viene negata. In tale condizione l'uomo possiede le cose ma è vera anche la situazione inversa e cioè le cose possiedono l'uomo. L'identità personale, l'equilibrio mentale si fonda sull' avere le cose.

-essere è l'altro modo di concepire l'esistenza dell'uomo ed ha come presupposto la libertà e l'autonomia che finalizza gli sforzi alla crescita e all'arricchimento della propria interiorità. L'uomo che si riconosce nel modello esistenziale dell'essere non è più alienato, è protagonista della propria vita e stabilisce rapporti di pace e di solidarietà con gli altri.

fonti: http://www.filosofico.net/erichfromm.htm, http://it.wikiquote.org/wiki/Erich_Fromm



"Erich Fromm, il maggiore rappresentante della psicologia post-freudiana, offre in questo video, registrato nella sua abitazione di Muralto dieci giorni prima la sua scomparsa, una testimonianza viva dell’intera sua esistenza. Ricordi, abitudini, riflessioni teoriche si intrecciano in questa intervista, in un ritratto che miscela sfera pubblica e privata.
Fromm parla della sua infanzia, dell’educazione ricevuta in famiglia, degli anni di insegnamento alla Scuola di Francoforte accanto a Horkheimer, Adorno e Marcuse; ricorda i due traumi che hanno segnato la sua vita: il suicidio di una ragazza che amava e il conflitto bellico; offre alcune indicazioni sulla tecnica psicanalitica; accenna ai cardini del suo pensiero umanistico: la differenza fra essere e avere, fra amore totale e amore genitale, fra religiosità e religione. A suggello dell’intervista, che rende conto della vocazione pluralistica e sincretica di Fromm (che fu filosofo, sociologo, psicanalista, …) si pone la confessione: “mi sento sempre più come uno straniero in un mondo la cui preoccupazione unica è il guadagno”.
Pubblicato da Faber - Fonte: Link - martedì 19 aprile 2011
Commenti:
"scopo della società contemporanea non è l'uomo, ma il profitto...
...(oggi) il profitto costituisce il metro del comportamento razionale e giusto"....."la domanda fondamentale è infatti: qual'è lo scopo della vita? diventare più umani o produrre di più?"
"essere vuol dire esser vivo, interessato, vedere le cose, vedere l'uomo, ascoltare l'uomo, immedesimarsi nel prossimo, sentire sè stessi, rendere la vita interessante, fare della vita qualcosa di bello e non di noioso".
scritto da: alessandr0dindo


Erich Fromm nasce a Francoforte nel 1900. 
Figlio di un ricco commerciante, fu allevato in una atmosfera israelita ma più tardi egli respinse le sue convinzioni religiose.
Studiò psicoanalisi a Monaco e si formò nell’Istituto di psicoanalisi di Berlino. 
Cominciò a praticare la psicoanalisi nel 1925 e divenne presto famoso. 
La sua prima tesi sulla funzione delle religioni, fu pubblicata in Imago, una rivista edita da Freud.
Nel 1934, per opposizione al nazismo, lasciò la Germania per stabilirsi permanentemente negli Stati Uniti dove tenne lezioni in varie università americane e messicane. Muore a Locarno nel 1980.
Viene considerato come uno dei maggiori rappresentanti della psicologia post-freudiana.
Mentre Freud  insegnava che l’uomo è fondamentalmente antisociale e deve essere addomesticato dalla società, Fromm credeva che una spiegazione più comprensiva del comportamento umano può essere trovata nella storia.
L’ uomo secondo Fromm era originalmente protetto dalla solitudine e dal dubbio poiché egli viveva in uno stato di unità cosmica con i suoi compagni e con l’universo. 
Quest’unione con la natura scomparve nel Medioevo.
Ne suo libro “Psicanalisi e religione” pubblicato nel 1950 Fromm discuteva il bisogno dell’uomo di una struttura di orientamento con cui egli poteva superare la sua alienazione e stabilire relazioni con gli altri.
Questo bisogno può essere soddisfatto da una ideologia, da una religione, o persino da una nevrosi mentale.
Fromm confrontò questo bisogno di psicoanalisi che egli chiamava cura dell’anima con le religioni che accentuano il potere e la forza dell’individuo.

LA CURA DELL’ANIMA PER FROMM
La cura dell’ anima è quella di mettere un uomo in contatto col suo subcosciente aiutandolo così ad essere libero di stabilire relazioni d’amore.
Il metodo normale per superare l’isolamento è stabilire spontaneamente relazioni col mondo attraverso l’amore e lavorare senza sacrificare l’indipendenza e l’integrità del processo.
Nel suo lavoro di analista Fromm scoprì una grande varietà di altri meccanismi d’evasione – masochismo, sadismo, distruttività, conformismo, alternativi all’amore.
Essi producono una riduzione dell’alienazione dell’ansia ma solo al caro prezzo della rinuncia della propria individualità.
Fromm usa la parola amore per descrivere un atteggiamento generale piuttosto che un’emozione diretta ad una particolare persona.


I 5 TIPI DI AMORE
Nel suo libro “L’arte di amare” parla di 5 tipi di amore… questi:

Amore fraterno,
Amore tra genitori e figli,
Amore erotico,
Amore per sé stessi,
Amore per Dio.

Egli sottolineò che tutte queste forme di amore hanno elementi comuni e devono essere basati sul senso di responsabilità, rispetto e conoscenza.
Per ogni individuo l’amore è il modo normale di superare il senso di isolamento e, come desiderio di unione con gli altri, assume una forma specificamente biologica tra l’uomo e la donna.
Fromm afferma che è errato interpretare l’amore come una reciproca soddisfazione sessuale poiché una completa felicità sessuale si raggiunge soltanto quando c’è l’amore.
La concentrazione sulla tecnica sessuale come se questa rappresentasse la via alla felicità è, egli afferma, una delle molti ragioni per cui l’amore vero è diventato così raro nella moderna società capitalistica.
Fromm crede che l’amore sia l’unica e soddisfacente risposta al problema dell’esistenza umana.
Egli accentua però il fatto che l’amore non può essere insegnato ma dev’essere acquisito tramite uno sforzo continuo, disciplina, concentrazione e pazienza, tutte cose che sono difficili per la pressione continua della vita moderna.
Il più importante contributo di Fromm alla psicologia sta nella sua accentuazione della dignità e del valore dell’individuo.
A differenza degli psicologi del comportamento egli non riduce l’uomo ad un comune denominatore di istinti.
Nel suo trattamento del sesso egli lo considera molto meno importante dell’amore nel senso più lato del termine.
Tony Kospan
https://tonykospan21.wordpress.com/2015/05/09/i-5-tipi-di-amore-per-e-fromm-la-famosa-ed-analitica-riflessione-sullamore-da-parte-del-filosofo-tedesco/







Estratto dell'intervista ad opera della tv svizzera ad Erich Fromm (1900-1980), 10 giorni prima della sua morte.
Per vedere tutta l'intervista:  http://www.rsi.ch/mondivicini/welcome.cfm?idg=0&ids=0&idc=6851
Estratto da Intervista a cura di: Ivano Paolo Todde:
"l NAZISMO e l'esperienza della SOCIETÀ INDUSTRIALE AMERICANA costituirono due momenti determinanti della sua vita. Continuò infatti le sue ricerche su INDIVIDUO e SOCIETÀ, orientandole da allora sopratutto sul RAPPORTO TRA L'UOMO E L'AUTORITÀ, sul SIGNIFICATO DELLA VITA NELLA SOCIETÀ INDUSTRIALE.

- Professor Fromm, perchè, come lei ha detto, L'UOMO HA PAURA DELLA LIBERTA?
Ho cercato di spiegarlo in un libro, “FUGA DALLA LIBERTÀ”: l'uomo CREDE DI VOLERE LA LIBERTA', IN REALTA' NE HA UNA GRANDE PAURA.
- Perchè?
Perchè la libertà LO OBBLIGA A PRENDERE DECISIONI e LE DECISIONI COMPORTANO RISCHI. E, poi, quali sono i CRITERI su cui può basare le sue decisioni? L'UOMO È ABITUATO A CHE GLI SI DICA COSA DEVE PENSARE, anche se gli si dice che deve essere veramente convinto di ciò che pensa. Ma l'uomo sa che questo È UN TRUCCO, PERCHÈ CI SI ASPETTANO DA LUI COSE BEN DETERMINATE, ciò DIPENDE DALLA SITUAZIONE SOCIALE, DEVE CIOÈ PENSARE A CIÒ CHE È PIÙ UTILE AL FUNZIONAMENTO DELLA SOCIETÀ ESISTENTE, NON DEVE PENSARE CIÒ CHE PUÒ ESSERE DANNOSO o che crea troppe frizioni; certo, deve poter fare un po di CRITICA, affinchè non pensi che non abbia critiche da fare, ma ciò deve essere limitato, in modo che non sia sabbia negli ingranaggi.
- Per questo LEI SOSTIENE CHE L'UOMO VUOLE SOTTOMETTERSI ALL'AUTORITÀ? SI, PERCHÈ HA PAURA DELLA LIBERTÀ, perchè DEVE DECIDERE LUI STESSO, E CIÒ COMPORTA DEI RISCHI, PUÒ DANNEGGIARSI, perchè deve ASSUMERSI TUTTA LA RESPONSABILITÀ, SE INVECE SI SOTTOMMETTE AD UNA AUTORITÀ, ALLORA PUÒ SPERARE CHE L'AUTORITÀ GLI DICA CIÒ CHE È GIUSTO FARE, e ciò vale tanto più se c'è UN'UNICA AUTORITÀ, come spesso è il caso, CHE DECIDE PER TUTTA LA SOCIETÀ CIO' CHE E' UTILE E CIÒ CHE È NOCIVO.
- Le DIFFICOLTÀ CHE INCONTRA L'UOMO NEL REALIZZARSI dipendono SOLO DA LUI o anche dalla SOCIETÀ?
La società non lo vuole, SCOPO DELLA SOCIETÀ D'OGGI NON È DI REALIZZARE L'UOMO, SCOPO DELLA SOCIETÀ È IL PROFITTO DEL CAPITALE INVESTITO e, se si vuole aggiungere, anche il raggiungimento di condizioni più favorevoli all'uomo o, semmai, meno sfavorevoli, ma SCOPO DELLA SOCIETA' CONTEMPORANEA NON E' L'UOMO, è invece IL PROFITTO, non inteso come avidità, ma nel senso della MASSIMA ECONOMICITA' DEL SISTEMA; il profitto non è come una volta, sopratutto l'espressione di uomini avidi, che cioè vogliono guadagnare il più possibile, ma ve ne sono molti anche oggi; la cosa più importante è che IL PROFITTO COSTITUISCE IL METRO DEL COMPORTAMENTO RAZIONALE E GIUSTO. Il manager che ha ottenuto un profitto, DIMOSTRA CON CIÒ DI AVER LAVORATO RAZIONALMENTE e TANTO PIÙ ALTO È IL PROFITTO, TANTO MIGLIORE, TANTO PIÙ GIUSTO, TANTO PIÙ RAZIONALE È STATA LA SUA ATTIVITÀ. Ciò mi fa pensare anche a una RAZIONALITÀ BUROCRATICA, una CARATTERISTICA DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE SOCIALE; È UNO DEI MALI PIÙ GRAVI PER LA VITA DELL'UOMO. IL FENOMENO BUROCRATICO SIGNIFICA INFATTI CHE UNA CLASSE PROFESSIONALE BEN PRECISA SI ASSUME IL COMPITO DI AMMINISTRARE E REGOLARE I PENSIERI DEGLI ALTRI. PER FINIRE I BUROCRATI DIVENTANO I VERI POTENTI, I DIRIGENTI DELLA SOCIETA'. Ma cosa li leggittima? Quali capacità hanno, se non ottusità? SE NON L'INCAPACITÀ DI ESSERE VIVI, SE NON LA TENDENZA A INCASELLARE, SE NON A VOLER FARE SEMPRE LE STESSE COSE, HANNO PAURA DEL NUOVO, del fresco, dell'avventura, di tutto ciò che rende la vita interessante. Quali sono allora secondo lei i valori fondamentali che dovrebbero guidarci?
Ma proporrei di leggere la BIBBIA, forse MARX, forse Tommaso d'Aquino, ma CERTAMENTE NON I LIBRI CHE SPIEGANO COME SI OTTIENE IL MASSIMO PROFITTO; LA DOMANDA FONDAMENTALE È, INFATTI: QUAL E' LO SCOPO DELLA VITA? DIVENTARE PIU' UMANI O PRODURRE DI PIU'? Questa è già la distinzione più importante di Marx fra CAPITALE e LAVORO. LAVORO E' LA VITA, l'attività viva dell'uomo, CAPITALE è ciò che si è accumulato nel passato; l'opposizione tra LAVORO e CAPITALE non è in definitiva per MARX, come si intende comunemente, il problema dell'interesse di classe, MA L'OPPOSIZIONE TRA LA VITA E LE COSE, CHI DEVE DETERMINARE LA VITA? IL CAPITALE, LE COSE, CIO' CHE E' MORTO, accumulato, oppure il LAVORO, ciò che è VIVO, UMANO?
E' anche l'opposizione tra l'AVERE e l'ESSERE.
E' esattamente la stessa cosa: l'AVERE è il LAVORO ACCUMULATO, L'ESSERE È L'ATTIVITÀ UMANA. Certo non una attività semplicemente tale, come portare delle pietre da un posto all'altro, questa non è l'attività umana.
COSA VUOL DIRE ESSERE? ESSERE VIVO, INTERESSATO, VEDERE LE COSE, VEDERE L'UOMO, ASCOLTARE L'UOMO. IMMEDESIMARSI NEL PROSSIMO. SENTIRE SE STESSI, RENDERE LA VITA INTERESSANTE, FARE DELLA VITA QUALCOSA DI BELLO E NON DI NOIOSO"



Dipendenza affettiva..malattia.





è più facile amare gli altri che se stessi...appunto per questo si fa meno fatica, forse quasi come un accomodarsi su di un fiore piuttosto che annaffiarlo... forse



no è troppo dura...inferiorità no...forse timore..insicurezza


‎.. qual'è la causa e quale l'effetto ..? è anche vero che il sentimento di inferiorità e di debolezza porta a nascondersi ed indossare una maschera ...


L’Arte di amare di Erich Fromm
“Ogni essere umano avverte dentro di sé in modo istintivo e insopprimibile l’assoluta necessità dell’amore. Eppure, in molti casi, si ignora il vero significato di questo complesso e totalizzante aspetto della vita. Per lo più l’amore viene scambiato con il bisogno di essere amati. In questo modo un atto creativo dinamico e stimolante si trasforma in un tentativo egoistico di piacere. Ma il vero amore, sostiene Erich Fromm, è un sentimento molto più profondo che richiede sforzo e saggezza, umiltà e coraggio. E, soprattutto, è qualcosa che si può imparare. “

“Solitudine e bisogno esistenziale di unione nell’ Arte di amare di Erich Fromm,“ in: P. L. Eletti (Ed.), Incontro con Erich Fromm. Atti del Simposio Internazionale su Erich Fromm


Di Eda Ciampini Gazzarrini:
Il tema esplicito del libro di Fromm, l’Arte di Amare“, è l’interrogativo sulla possibilità di amare nella civiltà contemporanea, incentrata sul profitto e sullo scambio di mercato. Tuttavia argomenti centrali dell’opera appaiono la solitudine umana e quell’insopprimibile anelito di unione“ che troverà acquietamento nell’amore.
È il bisogno di unione“, di un incontro risolutore tra gli uomini quello che Fromm percepisce nella società americana e in quelle a sviluppo tecnologico, dietro l’apparente stato di benessere. Sarà questo stesso bisogno, preannunciante di per sé la possibilità di amare, a generare nell’uomo insoddisfazione per le pseudosoluzioni adottate.
Ci ha colpito di questo libro la presenza di nostalgia di un bene perduto“, dietro il quale è il mistero, di cui Fromm, insieme a noi, cerca il nome. Fromm chiama questa nostalgia desiderio di ritorno al Paradiso Terrestre“ dove l’uomo può vivere senza consapevolezza di sé, dove non si sono ancora sviluppate le dicotomie esistenziali.
Paradiso come condizione perduta di armonia, con la natura e con se stesso.
Ma è stato fatto divieto ad Adamo ed Eva di rimanere, dopo che si sono cibati del frutto dell’albero del bene e del male. Non avrebbe potuto essere altrimenti. Con la nuova dimensione della consapevolezza Adamo ed Eva si mettono fuori dal regno dell’indistinto, dell’istinto, della natura e si sentono soli e colpevoli.
I cherubini con la spada di fuoco sono a testimoniare la colpa commessa e l’impossibilità di un ritorno.
Con questo dramma, dirà Fromm, inizia, per la razza umana, il destino di uomo.
Parimenti, con la separazione dalla madre iniziano per il bambino il destino di individuo e la ricerca di un nuovo incontro.
Anche il bambino alla nascita viene sbalzato da una situazione chiara come l’istinto in una incerta, ma il senso di solitudine del neonato è annullato dalla presenza fisica della madre dal suo contatto, dall’odore della sua pelle. Fromm dirà che più il bambino, nella crescita, si libera dai vincoli primitivi, più intenso resta in lui il bisogno di nuove vie“ per ripristinare l’unione”.
L’autore batte l’accento sull’isolamento e sul vuoto che il bambino prova quando si rende conto della separazione dalla madre.
Il senso di solitudine è, per Fromm, l’origine di ogni ansia che, se intollerabile, porta a cancellare il senso di separazione e con esso il mondo esterno. L’individuo si chiude in un isolamento che è follia. Per il nostro autore l’umanità, di qualsiasi civiltà, si è trovata di fronte alla soluzione dell’eterno problema di come superare la solitudine e raggiungere l’unione“. Questo è l’interrogativo che si è posto l’uomo delle caverne così come l’uomo di oggi.
È un problema, continuerà a dire Fromm, che nasce dalla condizione dell’esistenza umana, di fronte al quale la storia delle religioni e della filosofia sono tentativi di soluzione.
È convinzione di Fromm che anche la società capitalistica risponda a suo modo, a salvaguardia dei privilegi, al bisogno dell’uomo di superare la solitudine, ammannendo il „conformismo“, la “routine di lavoro e del piacere” e”idoli” privi di qualità umane.
E l’uomo è solo più di sempre.
Fromm ci avverte che la maggior parte della gente non si rende conto di cosa nasconda il conformismo: "Come potrebbe un uomo prigioniero della ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa una unica occasione di vivere, con speranze e delusioni e dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla?"
Fromm tocca uno dei più scottanti temi attuali e denuncia che i movimenti socio-politici e le vertiginose scoperte tecnologiche sono sempre più al servizio di una società retta da una costrittiva economia competitiva.
È esplicito in Fromm che per l’uomo di oggi il problema della solitudine e di una ricerca di „integrazione“ senza perdita della propria individualità sia altrettanto importante quanto lo studio della sessualità ai tempi di Freud. La stessa spinta sessuale, per Fromm, è causata solo parzialmente dal bisogno di sopprimere una tensione mentre la necessità principale è data dall’istanza di „unione“ con l’altro polo sessuale.
Nel processo della separazione che fa parte della crescita, che è anche euforia e gioia, Fromm richiama la nostra attenzione sullo stato di sofferenza che ne consegue e sulla paura del vuoto, dell’isolamento. L’uomo Fromm sembra molto preso da questa condizione umana di „separazione“ che non avviene una volta per tutte ma che si ripete, con rinnovato senso di perdita ad ogni cambiamento, sempre dolorosa.
Così si ritrova in lui, non acquietata, la nostalgia. di una felice unione perduta.
Fromm, sociologo, è preoccupato per le condizioni della società attuale, per il futuro dell’uomo che rischia la distruzione, anche perché la società conia strategie di mascheramento del disagio e l’uomo rimane „consapevolmente inconsapevole“.
Con questa ultima affermazione dell’ambiguità dell’individuo, Frómm pare minare la speranza di una risoluzione nella quale egli tuttavia crede.
Dei messaggi di Fromm, sembra essersi fatto araldo in questi ultimissimi tempi, il linguaggio dell’artista. I temi di Fromm hanno trovato espressione e particolare incisività attraverso la macchina da presa e le immagini che rendono più accessibili i significati. Michel del film del regista Ferreri „I love you“ ripropone il problema esistenziale di una propria individuazione e il fallimento di un ritiro dalle relazioni umane verso un oggetto meccanico che sostituisce l’incontro con l’altro.
Michel è l’uomo che Fromm in una opera più tarda chiamerà uomo monocerebrale preso dal meccanismo tecnologico a tale punto da stabilire fra lui e la macchina una specie di rapporto
simbiotico. Fromm troverà una sorprendente analogia fra questo tipo di uomo monocerebrale e gli schizofrenici.
Sempre attraverso lo strumento della macchina da presa ci arriva un altro messaggio. È la volta di Kaos dei registi Taviani. Kaos è il mondo prima dell’atto della creazione, nel quale tutte le forme erano indefinite. Il film si presta a significare un ritorno regressivo alla Grande Madre, la nostalgia di un „eterno presente“. Il protagonista, a maturità avanzata, torna nei luoghi dell’infanzia e ricorda la madre: „Ora che sei morta e non mi pensi più, io non sono vivo per te“. Possiamo cogliere in altri aspetti della cultura il segno del disagio ed anche modalità di copertura, strategie, che negano „il vuoto“. Stiamo pensando al "trompe d’oeil" (inganno dell’occhio) in architettura, a quel movimento che cerca di coprire con pitture di modelli architettonici del passato Rinascimento le pareti di vetro e cemento dell’edilizia moderna.
Aggiungiamo queste immagini ingannevoli, tratte dai nostri giorni, a quelle che Fromm mette a nudo nel suo libro sia relative alla vita dell’individuo che della società. Sembra non possano esserci altre soluzioni che follia, regressione, inganno e che la società debba andare verso la distruzione totale. Fromm indica la possibilità di superare la solitudine e di sfuggire il vuoto, nella capacità di amare dell’uomo e in una organizzazione sociale improntata dall’amore.
Scrive dell’amore come di un sentimento attivo, la cui caratteristica si sintetizza nel concetto del „dare“. “Dare”come la più alta forma di potenza per cui l’uomo prova la sua forza, la sua ricchezza, il suo potere. Il „principio“ dell’amore per Fromm è incompatibile con il „principio“ che anima la società capitalistica, basata sul profitto. Tuttavia egli ammette che il capitalismo, nella sua reale estrinsecazione, è complesso e in continua evoluzione, da dare adito ad una certa dose di anticonformismo e di giudizio critico.
Questa dialettica di Fromm ci porterebbe ad affrontare il problema della polarità e della integrazione nel suo pensiero.
La polarità sembra corrispondere più al Fromm sociologo per il compito che si è assegnato di togliere l’uomo dalla confusione, dalla ignoranza consapevole, con visioni chiare di vita. Anche quando illustra la crescita dell’individuo differenzierà nettamente l’amore, definendone le caratteristiche di premura, responsabilità, rispetto e conoscenza, degli stati di simbiosi, di narcisismo, di dipendenza. Egli sembra lasciare tra la condizione matura dell’amore e gli stati affettivi più elementari come un vuoto che disorienta.
Sara, una adolescente seguita in psicoterapia, al culmine della sua ambivalenza, esposta alla disperazione depressiva per l’oggetto buono sentito come perduto, chiede: "Nella dipendenza c’è amore?“ .
Cerchiamo con Sara, presi dalla conflittualità dei nostri sentimenti, una rassicurazione da Fromm.
E Fromm terapeuta abbandona la polarità e tocca il tema della sofferenza mentale con la sua affermazione carica di empatia:„Mentre si è coscientemente timorosi di non essere amati, il vero, sebbene inconscio timore è quello di riuscire ad amare“. Sara ci chiede di ricercare la presenza di amore là dove è fusione, narcisismo, dipendenza e colpa. Ci invita ad andare a ricercare più indietro le radici della capacità di amare.
E Fromm ci viene ancora incontro con il „principio dell’amore materno“ rappresentato dalla figura della madre, principio che è al di sopra delle prestazioni reali della mamma con il proprio bambino.
È un amore incondizionato che dice al figlio: „Non c’è peccato, né delitto che ti possa privare del mio amore, del desiderio che tu sia vivo e felice“.
L’amore incondizionato corrisponde ad uno dei più profondi aneliti di ogni essere umano, dirà Fromm.
Una nota studiosa dell’infanzia chiamerà questo anelito „Oggetto di bontà unica di cui il neonato sa inconsciamente“ ricorrendo in certo qual modo ad una eredità filogenetica.
Fromm è un uomo che ha fede nella capacità individuale di amore e la ritiene unica reale soluzione al problema della solitudine. Ha fede nella possibilità dell’amore come fenomeno sociale, e afferma che le forme maligne di aggressione e sadismo possono essere sostanzialmente ridotte se le condizioni socio-economiche si evolvono in modo da favorire lo sviluppo del potere creativo dell’uomo, come suo autentico obiettivo.


Bibliografia
S. Ferenczi, Thalassa, Roma, 1965, Astrolabio. Freud,
S., Tre saggi sulla sessualità, Milano, 1975, Boringhieri.
E. Fromm, L’Arte di Amare, Milano 1963 – „I Corvi“
dall’Oglio – Il Saggiatore
E. Fromm, Anatomia della distruttività umana, Milano,
1975, A. Mondadori.
E. Fromm, Avere o Essere?, Milano 1977, A. Mondadori.
M. Klein, Scritti,l92l-1958, Torino 1978, Boringhieri.

http://irenotta.wordpress.com/



Avere o essere? (To have or to be?)

Di Erich Fromm, Mondadori, 1977

"Essere o avere? Mentre Shakespeare si chiedeva se essere o non essereoggi la domanda che l’uomo può porsi è se avere, e da questo dipendere per la sua sicurezza, la sua stima, il suo prestigio ed il suo successo, oppure essere. In pieno accordo con lo psicanalista e filosofo Tedesco, sono certo che la modalità dell’essere è l’unica vera modalità dell’uomo intese come essere umano.
In questo interessantissimo testo Fromm passa in rassegna non solo la differenza teorica tra essere o avere, ma analizza cosa distingua le due modalità in svariati ambiti, dall’amore al potere, dalla conoscenza alla sicurezza. Tra le pagine di quest’opera si trova un seme importantissimo del pensiero critico: ragionare con la nostra mente è fondamentale per smascherare le trappole di vivere una vita nella modalità dell’avere.
Nonostante ciò oggi si vede proprio questo: una rincorsa ad avere sempre di più, e che si tratti di auto, case, denaro, titoli accademici, relazioni, conquista sessuali, prestigio o notorietà non ha importanza. Tra queste pagine risuona chiaro il nostro interesse a vivere secondo la modalità dell’essere. Un percorso di crescita personale non può nascere che da questo presupposto".



IL CONCETTO PIÙ IMPORTANTE DELLA PEDAGOGIA: 
LA PERSONA
Articolo tratto da una serie di lezioni a corsi di formazione tenute nell’ambito di“EFFERVESCIENZE EDUCATIVE Progetto di auto-mutua-formazione:

Stare o FareImpariamo a saper stare..

“È la CAPACITÀ, grandiosa nella sua semplicità e salutare di DIRE DI NO, la capacità di FERMARSI UN ATTIMO E DI CAPIRE CHE MOLTE DELLE COSE DESIDERATE SONO SUPERFLUI PER VIVERE FELICI”.
Carl Gustav Jung

Quanti di voi domandano COSA BISOGNA FARE OGGI CON I NOSTRI FIGLI? Troppa delinquenza,troppi bulli…….
IL CONSIGLIO È: STARE E NON FARE.
Sforzarsi di vivere esattamente come il nostro vicino “arrivato” significa andare contro i dettami sostanzialmente diversi della nostra intima personalità.
ALLE VOLTE, SERVE FERMARSI E ASCOLTARE, OSSERVARE, ESSERE E STARE PER FARSI SENTIRE.
Saper stare, dare la propria presenza… SI PENSA CHE SEMPRE E SOLO L’AGITO SIA IMPORTANTE per sentirsi perfetti, bravi educatori, ma non basta.
NEGLI ANNI ‘70 ERICH FROMM SOTTOLINEAVA L’IMPORTANZA DEI VALORI ESISTENZIALI DELL’INDIVIDUO IN CONTRAPPOSIZIONE ALL’EGOISMO E ALL’ACQUISIZIONE DEI BENI MATERIALI, COSÌ, L’UOMO SI RICONOSCE NEL MODELLO DELL’ESSERE. Quel essere modello, oggi, lo troviamo, e lo accostiamo ai MEDIA, a quei modelli da cui veniamo bombardati.
Ogni giorno vengono osservati, guardati, gustati, CI SI ACCOSTA A DELLE COSE IMMEDIATE, e questo diviene, forse, la cosa più facile da fare. Questi modelli rappresentano la contemporaneità dell’essere e dell’avere, tradotti nel fare e nello stare.
Il FARE, sin dai tempi più antichi della storia, si traduce nell’AZIONE. Un’azione che prima era intesa e agita solo per la sopravvivenza, ora, la ritroviamo nell’aggressività, nell’illegalità tradotti nella irrazionalità.
SAPER STARE VUOL DIRE ANCHE SOLAMENTE, ESSERE PRESENTI, SAPER ESSERE PRESENTI.
Lo stare richiede un GRANDE LAVORO PSICHICO PER COSTRUIRE UNA RELAZIONE, per esprimersi, per ascoltare ma, è molto più soddisfacente del fare, che comporta più fatica fisica. Bisogna imparare a stare. Saper fare l’insegnante, il genitore non vuol dire stare come insegnanti, ma stare sia a casa, che a scuola, che per strada,come autorità genitoriali,quell’autorità che come sappiamo manca oggi. STARE SIGNIFICA ANCHE STARE NELLA NEGATIVITÀ DEI NOSTRI FIGLI, senza agitarsi nel fare e per fare. CONTRAPPORSI ALLA LORO NEGATIVITÀ NON SERVE A NULLANON SERVE A NIENTE OGGI CONTRAPPORSI, FARE, BISOGNA CAPIRE,ASCOLTARE E POI DIALOGARE.. Non dobbiamo creare un figlio a seconda dei nostri ideali come nella favola di Pinocchio. IMPARIAMO A SCOPRIRE CHE PINOCCHIO NON DEVE DIVENTARE UN BAMBINO VERO, LO È GIÀ.



Erich Fromm -  23 marzo 1900Ariete  18 marzo 1980

Socialismo umanistico.

Erich Fromm
"Erich Pinchas Fromm nasce il 23 marzo 1900 a Francoforte sul Meno (Germania). La sua famiglia è di origini ebraiche (il padre è un ricco commerciante di vini israelita) e molta importanza avrà sulla sua formazione il rigido ambiente religioso in cui cresce. Erich Fromm consegue nel 1922 la laurea in filosofia ad Heidelberg; la sua tesi si intitola "Sulla funzione sociologica della legge ebraica nella Diaspora". Fromm in questo trattato propone una ricostruzione sociologica delle origini della diaspora, del rabbinismo, dei rapporti con il cristianesimo concentrando la sua analisi su alcuni momenti della storia religiosa che ritiene esemplari. Negli anni '70, sull'onda del successo delle sue pubblicazioni, anche la tesi verrà data alle stampe.
In seguito studia psicanalisi a Monaco svolgendo anche attività di psicanalista presso l'Istituto psicanalitico di Berlino e di Francoforte. Non si laurea in medicina, ma inizia a praticare la psicoanalisi nel 1925, divenendo presto famoso. Dal 1929 al 1932 è assistente nell'Università di Francoforte. Il 16 giugno 1926, si unisce in matrimonio con Frieda Fromm-Reichmann, da cui si separerà cinque anni più tardi (1931).
Al 1930 risale la prima tesi di Fromm sulla funzione delle religioni, la quale viene pubblicata su "Imago", una rivista edita da Sigmund Freud.
Invitato all'Istiituto di psicoanalisi di Chicago, Fromm visita gli Stati Uniti nel 1933. L'anno seguente per opposizione al nazismo, lascia la Germania per stabilirsi permanentemente negli Stati Unitidal 25 maggio 1940 diventerà cittadino americano. Erich Fromm tiene lezioni all'Università di Columbia dal 1934 al 1939, poi in altre università americane.  Il 24 luglio 1944 sposa Henny Gurland; la moglie si ammala nel 1948 e muore soltanto quattro anni dopo, il 4 giugno 1952. Non passano due anni che si unisce in matrimonio per la terza volta, il 18 dicembre 1953, con Annis Glove Freeman.
[...] All'inizio degli anni '60 pubblica due libri sul pensiero di Marx: "Il concetto di Uomo in Marx" e "Oltre le catene dell'illusione: il mio incontro con Marx e Freud".
Per alcuni anni Fromm è molto attivo politicamente. Iscritto al Partito Socialista Americano a metà degli anni '50, dà il suo contributo per contrastare il fenomeno del maccartismo di quegli anni. A questo periodo risale l'articolo "Potrà l'uomo prevalere? Un'indagine sui fatti e le finzioni della politica estera" (1961). Uno dei maggiori interessi politici di Fromm era rivolto al movimento pacifista internazionale, e nella lotta contro gli armamenti nucleari ed il coinvolgimento statunitense nella guerra in Vietnam.
Nel 1974 parte per la Svizzera, a Muralto: Erich Fromm muore a Locarno il 18 marzo 1980 cinque, pochi giorni prima di compiere ottanta anni.

Considerato UNO DEI MAGGIORI RAPPRESENTANTI DELLA PSICOLOGIA POST-FREUDIANA, LA POSIZIONE PROPOSITIVA DI ERICH FROMM È STATA DEFINITA "SOCIALISMO UMANISTICO" (O UMANESIMO NORMATIVO).
TRA LE CONCLUSIONI ETERODOSSE RISPETTO ALLA DOTTRINA FREUDIANA, SI EVIDENZIA IN FROMM LA TESI ESPRESSA E SOSTENUTA IN "PSICOANALISI DELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA", SECONDO LA QUALE UNA INTERA SOCIETÀ PUÒ ESSERE MALATA.

FREUD HA LUNGAMENTE CERCATO L'ORIGINE DEI TRAUMI CHE RENDONO LA VITA DELLE PERSONE UN CONTINUO RIPETERE EVENTI DOLOROSI IMMODIFICABILI. Inizialmente li riteneva accaduti durante la prima infanzia, mentre successivamente le sue riflessioni si rivolgono alla storia dell'umanità per rintracciare antichi avvenimenti traumatici. FROMM INVECE SOTTOLINEA IL RUOLO CHE L'AMBIENTE PUÒ GIOCARE ALL'INTERNO DELLO SVILUPPO DELLA MALATTIA PSICHICA INDIVIDUALE, QUINDI COME UNA SOCIETÀ MALATA POSSA CONDIZIONARE E PORTARE ALLA MALATTIA INDIVIDUI CHE NASCONO SANI.
Il culmine della filosofia politica e sociale di Fromm si trova nel suo "LA SOCIETÀ SANA", pubblicato nel 1955.


Erich Fromm. Ogni essere umano avverte dentro di sé in modo istintivo e insopprimibile l’assoluta necessità dell’amore. Eppure, in molti casi, si ignora il vero significato di questo complesso e totalizzante aspetto della vita. Per lo più l’amore viene scambiato con il bisogno di essere amati. In questo modo un atto creativo dinamico e stimolante si trasforma in un tentativo egoistico di piacere. Ma il vero amore, sostiene Erich Fromm, è un sentimento molto più profondo che richiede sforzo e saggezza, umiltà e coraggio. E, soprattutto, è qualcosa che si può imparare. “



Erich Fromm, il conformismo come "schizofrenia", la società malata


L'importante psicoanalista e sociologo francofortese Erich Fromm, definisce, nella prima parte di questo video, il conformismo come un processo che investe l'intera società, fino a creare una "mitologia" della normalità le cui conseguenze porterebbero all'alienazione e alla malattia. Nella seconda parte del filmato invece vengono tracciati i debiti collegamenti di questo discorso con le teorie di Marx, e la critica viene allargata alla stessa "struttura" portante della società capitalistica
Traduzione e sottotitoli by Lukkini!!


http://youtu.be/C7SAqbTF0IU


Erich Fromm nell'intervista: "Il coraggio di essere", dieci giorni prima della sua morte

http://youtu.be/79Zp_XG0wmE

Erich Fromm - Il coraggio di essere (intervista integrale)


http://youtu.be/D9jtFZgQap0

17:47- 18:40 Quale è stata, o è, la sua vocazione più profonda? Prima di tutto vorrei dire che non sono un filosofo nel senso di uno specialista, non sono un rabbi, nel senso di uno studioso ebraico, non ne ho l'erudizione. Posso in fondo dire che la mia vocazione più profonda è stata in fondo la combinazione di tutti questi fattori, anche se qui e là non ho conoscenze o competenze sufficienti

18:42-19.40 Quali sono stati i pensatori che più hanno contribuito alla sua formazione? E' un miscuglio un po' strano. Secondo un ordine di tempo, forse non proprio esatto direi dapprima i profeti, poi Marx ed in seguito Bachofen. Johann Jacob Bachofen, perfino sconosciuto nella sua patria, la Svizzera. E' stato secondo me uno dei più grandi pensatori, non solo svizzeri, dei tempi moderni.





ERICH FROMM E LA TEORIA CRITICA ANTICAPITALISTA CHE SFOCIA NELLA DOMANDA: AVERE O ESSERE?

"La domanda fondamentale è infatti: qual è lo scopo della vita? 
Diventare più umani o produrre di più?"
(da "Il coraggio di essere")

"Il modo di produzione del sistema capitalistico ha trasformato l'uomo in una creatura ansiosa e alienata."
(da L'arte di vivere")

"Mah... dunque... mio padre era commerciante, ma contro la sua volontà. Si vergognava di essere un commerciante. Anch'io, da bambino, quando avevo dieci, dodici anni, me ne vergognavo. Se qualcuno mi diceva "sono un commerciante" avevo pietà di lui; mi dicevo "ma come si può ammettere che lo scopo della sua vita sia quello di guadagnare del denaro?". [...] Evidentemente sono cresciuto nel mondo moderno, ma non mi sono mai sentito a mio agio: il mio vero mondo è il mondo precapitalistico, del quale il mio bisnonno e quell'aneddoto sono un esempio. In fondo, mi sento così ancora oggi; mi sento straniero in un mondo il cui scopo è guadagnare il più possibile. Per me questo è piuttosto una perversione."
(da "Il coraggio di essere")


"Marx affermava che il lusso è un vizio esattamente come la povertà e che dovremmo proporci come meta quella di "essere" molto, non già di "avere" molto. [...] La differenza tra essere e avere non è essenzialmente quella tra Oriente e Occidente, ma piuttosto tra una società imperniata sulle persone e una società imperniata sulle cose. L'atteggiamento dell'avere è caratteristico della società industriale occidentale, in cui la sete di denaro, fama e potere, è divenuta la tematica dominante della vita. [...] 
Per riassumere: consumare è una forma dell'avere, forse quella di maggior momento per l'odierna società industriale opulenta. Il consumo ha caratteristiche ambivalenti: placa l'ansia, perché ciò che uno ha non può essergli ripreso; ma impone anche che il consumatore consumi sempre di più, dal momento che il consumo precedente ben presto perde il proprio carattere gratificante. I consumatori moderni possono etichettare se stessi con questa formula: io sono = ciò che ho e ciò che consumo."
(da "Avere o essere?")


Erich Fromm (1900 – 1980), psicoanalista e sociologo tedesco, insieme a Adorno, Horkheimer e Marcuse diventa uno dei maggiori esponenti della Scuola di Francoforte, che nei primi anni del secondo dopoguerra si afferma nella cultura tedesca. La nuova corrente di pensiero, fortemente influenzata dal marxismo, si ispira a diverse matrici culturali: la dialettica e la fenomenologia hegeliana, il nichilismo di Nietzsche e di Heidegger, la psicoanalisi di Freud. La Scuola con il marxismo ha un rapporto tormentato e complesso per motivi sia teorici che pratici poiché respinge il concetto cardine del marxismo del progresso sociale che conduce al consumismo e alla tecnocrazia.
Di orientamento socialista e materialista, la Scuola ha elaborato le sue teorie e svolto le sue indagini alla luce delle categorie di totalità e dialettica: la ricerca sociale non si dissolve in indagini specializzate e settoriali; la società va indagata come un tutto nelle relazioni che legano gli ambiti economici con quelli culturali e psicologici. La teoria critica si prefigge di far emergere le contraddizioni fondamentali della società capitalistica e punta ad uno sviluppo che conduca ad una società senza sfruttamento. Siffatta teoria è critica in quanto da essa emergono le contraddizioni della moderna società industrializzata e in particolar modo della società capitalistica. Per maggior precisione il teorico critico "è quel teorico la cui unica preoccupazione consiste in uno sviluppo che conduca ad una società senza sfruttamento".
Nella società dominata dal denaro e dal consumo, l'uomo concepisce se stesso come una cosa in vendita. Nella società capitalista il consumo diventa fine a se stesso, fa nascere nuovi bisogni e costringe all'acquisto di nuove cose, si perde di vista l'uso delle cose e l'uomo è schiavo del possesso. Si può uscire dall'alienazione solo costituendo un tipo di società organizzata secondo il " socialismo comunitario " con la partecipazione di tutti i lavoratori alla gestione del mondo del lavoro. Il socialismo comunitario prospettato da Fromm è vicino alle posizioni dei socialisti utopistici ed è influenzato dal sindacalismo e dal socialismo corporativista. In "Avere o Essere" Fromm propone all'uomo contemporaneo la scelta netta tra due categorie, due progetti di uomo: o quello dell'avere, dominante nella società capitalistica dei consumi, o quello dell'essere, della realizzazione dei bisogni più profondi dell'uomo. L'analisi di Fromm individua due modi di determinarsi dell'esistenza dell'uomo nella società:
-avere, modello tipico della società industrializzata, costruita sulla proprietà privata e sul profitto che porta all'identificazione dell'esistenza umana con la categoria dell'avere, del possesso. Io sono le cose che possiedo, se non possiedo nulla la mia esistenza viene negata. In tale condizione l'uomo possiede le cose ma è vera anche la situazione inversa e cioè le cose possiedono l'uomo. L'identità personale, l'equilibrio mentale si fonda sull' avere le cose.
-essere è l'altro modo di concepire l'esistenza dell'uomo ed ha come presupposto la libertà e l'autonomia che finalizza gli sforzi alla crescita e all'arricchimento della propria interiorità. L'uomo che si riconosce nel modello esistenziale dell'essere non è più alienato, è protagonista della propria vita e stabilisce rapporti di pace e di solidarietà con gli altri.

fonti: http://www.filosofico.net/erichfromm.htm, http://it.wikiquote.org/wiki/Erich_Fromm

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