martedì 7 maggio 2013

Jared Diamond. L’EVOLUZIONE DELLA RAZZA UMANA È UN PROCESSO COLLETTIVO: LE SOCIETÀ SI EVOLVONO PERCHÉ L’INTELLIGENZA NON È SOLO INDIVIDUALE. Allora dobbiamo TENERE CONTO CHE VI SIA ANCHE LA POSSIBILITÀ DI REGREDIRE, OLTRE CHE DI PROGREDIRE. La storia moderna e quella antica sono piene di ESEMPI CLAMOROSI DI REGRESSIONE, come la caduta dell’Unione Sovietica, dell’Impero Romano d’Occidente, della civiltà Maya, o dell’Impero Khmer

Jared Diamond, "Armi acciaio e malattie".
La storia dell'umanità è costellata di sviluppi, crescita ma anche disparità (risorse, tecnologia, condizioni ambientali). Quanto queste differenze sono state indotte dalle popolazioni e quanto dalla geografia o dal momento storico che privilegiava una civiltà rispetto ad un'altra?

Questo è il principale dubbio su cui è incentrato il libro di Jared Diamond "Armi acciaio e malattie": partendo dalle origini dell'uomo cacciatore/raccoglitore, il saggio esamina sia il ritardo storico di alcune civiltà (l'America fu l'ultimo continente ad essere colonizzato), sia la biosfera delle regioni che hanno "spinto" verso la nascita spontanea dell'agricoltura.

L'agricoltura e l'allevamento segnarono un vantaggio competitivo per i primi popoli che seppero farne uso (producendo eccedenze alimentari utili per superare le fasi di carestia, stabilire uno stile di vita sedentario e consentendo la nascita di nuovi ceti sociali, come gli artigiani, gli amministratori, i soldati).

Allo stesso tempo, la maggiore densità demografica e la vita a stretto contatto con gli animali determinarono una maggiore incidenza alle malattie e, ad ogni epidemia, una popolazione più resistente a quel ceppo. [...]





L'11 luglio 1405 l'ammiraglio e diplomatico ‪Zheng He‬ salpa da Nanjing alla testa di un'imponente flotta di 317 navi e 27.870 uomini.
Scopo della spedizione è di rafforzare gli interessi commerciali cinesi nel sud-est asiatico e nell'Oceano Indiano, su incarico dell'imperatore cinese ‪Yongle‬, primo della dinastia ‪Ming‬. Zheng He effettuerà nel corso dei successivi anni sette viaggi, durante i quali raggiungerà la Penisola Araba e le coste dell'Africa meridionale.
Le ‪baochuan‬, le grandi navi tesoro cinesi, potevano raggiungere una lunghezza di circa 120 metri, e appaiono oggi impressionanti se confrontate alle navi con le quali, alla fine del XV secolo, gli esploratori Cristoforo Colombo e Vasco da Gama compivano i loro viaggi.


Un bellissimo e illuminante libro che mi sento di consigliare "Armi acciaio e malattie" di Jared Diamond "I destini dei popoli sono stati diversi a causa delle differenze ambientali e non biologiche" scrive Jared, questo è un libro che cancella in un secondo tutte le insulse e ignoranti dietrologie razziste e spiega chi siamo stati, cosa siamo diventati e dove possiamo andare. Il colore della pelle diverso per esempio è dovuto solo a ragioni climatiche, da eminenti studi è emerso che il quoziente intellettivo degli umani con pelle nera è superiore a quello della cosidetta razza "superiore", gli umani con pelle bianca, allego breve recensione...
"Perché alcuni popoli sono più ricchi di altri? Perché gli europei hanno conquistato buona parte del mondo? La tentazione di rispondere tirando in ballo gli uomini e le loro presunte attitudini è forte. Ma la spiegazione razzista non va respinta solo perché è odiosa, dice Diamond: soprattutto perché è sbagliata e non regge a un esame scientifico. Le diversità culturali non sono innate, ma affondano le loro radici in diversità geografiche, ecologiche e territoriali sostanzialmente legate al caso. Armato di questa idea, Diamond si lancia in un appassionante giro del mondo, alla ricerca di casi esemplari con i quali illustrare e mettere alla prova le sue teorie. Attingendo alla linguistica, all'archeologia, alla genetica e a mille altre fonti di conoscenza, riesce a condurre questo 'tour de force' storico-culturale con sorprendente maestria e rara abilità di divulgatore."




Jared Diamond in Armi, acciaio e malattie descrive l'interruzione di questi viaggi e la conseguente politica isolazionistica cinese come accidente storico che sancì la fine del primato tecnologico mondiale della Cina, passando il testimone all'Europa.



"Armi, acciaio e malattie. Breve storia degli ultimi tredicimila anni (titolo originale Guns, Germs and Steel: The Fates of Human Societies) è un saggio di Jared Diamond. Edito nel 1997, è stato tradotto in italiano da Luigi Civalleri per conto di Einaudi.

Il libro è incentrato sulla ricerca di una risposta alla domanda che Yali, un abitante della Nuova Guinea, fece all'autore nel luglio del 1972: "Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?", dove per Cargo si intendono tutti quei beni tecnologici di cui i guineani erano privi prima dell'arrivo dei coloni. In pratica l'autore cerca di rispondere alle seguenti domande: perché sono stati gli europei e gli americani del nord a sviluppare una civiltà tecnologicamente avanzata e non, ad esempio, i cinesi o i sumeri? Perché gli europei sono partiti alla conquista degli altri popoli (ottenendo evidenti successi, spesso con tragiche conseguenze per i "conquistati"), e non è avvenuto il contrario? Come mai i fieri guerrieri nativi americani sono stati spodestati dall'invasione di un popolo di agricoltori? [...]

Diamond sostiene che il successo delle civiltà europee, che hanno conquistato terre come l'America, l'Africa e l'Oceania, non è dovuto ad una loro presunta superiorità intellettuale. Gli europei non sono più intelligenti degli altri popoli, ma semplicemente hanno avuto la fortuna di vivere in un continente, l'Eurasia, le cui condizioni ambientali hanno favorito lo sviluppo e la diffusione degli elementi che hanno contribuito in maniera determinante alla loro supremazia sugli altri popoli: le armi (e più in generale la tecnologia) e le malattie.

Diamond spiega come lo sviluppo dell'agricoltura e la domesticazione degli animali sia stato un pre-requisito per giungere alle civiltà di armi e malattie. Tale sviluppo è stato più veloce in Eurasia per molti motivi:

in Eurasia, molto più che negli altri continenti, vivevano più animali selvatici che per le loro caratteristiche erano "facilmente" domesticabili.
in Eurasia, molto più che negli altri continenti, esistevano specie vegetali facilmente domesticabili, cioè da cui si potevano ottenere facilmente delle specie adatte ad essere coltivate e che apportassero un significativo contributo nutritivo.
in Eurasia, molto più che negli altri continenti, le caratteristiche geografiche del continente hanno favorito il diffondersi delle innovazioni tecnologiche. In altri continenti questa diffusione è stata rallentata dalla presenza di barriere geografiche (deserti, catene montuose).
L'Eurasia, inoltre, è l'unico continente che si sviluppa principalmente da est a ovest e non da nord a sud come Africa e Americhe. Pertanto specie animali e vegetali potevano essere spostate più facilmente lungo questo continente. In Africa e nelle Americhe le specie animali e vegetali addomesticate in una regione potevano non incontrare, ad altre latitudini, le condizioni ambientali e climatologiche che ne consentissero la sopravvivenza.

Armi acciaio e malattie sostiene che la supremazia dei popoli Euroasiatici è legata al sorgere delle città. Queste città sono caratterizzate da elevate densità abitative e da complesse strutture sociali che hanno consentito il sorgere di:

classi politiche, in grado di mobilitare i popoli e organizzare eserciti impegnati in guerre di conquista.
artigiani, che hanno fornito armi tecnologicamente avanzate (spade, armature, armi da fuoco).

malattie estremamente contagiose, nei confronti delle quali gli abitanti dell'Eurasia hanno sviluppato una parziale immunità. Queste malattie hanno decimato le popolazioni conquistate delle Americhe molto più di quanto lo abbiano fatto le armi dei conquistadores.

Il sorgere delle città è legato allo sviluppo dell'agricoltura. Questa ha reso possibile la produzione e lo stoccaggio di elevate quantità di cibo, di fatto consentendo ai cittadini di dedicarsi a tempo pieno ad attività quali artigianato, innovazione tecnologica, realizzazione di strutture politiche e militari, e liberarli dall'onere di procurarsi il cibo. Tale onere poteva ricadere sulle spalle degli agricoltori. Diamond spiega come i popoli che sono rimasti cacciatori-raccoglitori non sono stati in grado di produrre surplus di cibo tali da sostenere classi "non produttive" di artigiani, politici, militari.

Essenziale alla transizione da cacciatori-raccoglitori a società agrarie di abitatori di città fu la presenza di grandi animali domesticabili, allevati per carne, lavoro (per es. trainare l'aratro), comunicazione e trasporto di uomini e merci e viveri sulla lunga distanza (per es. per trainare carri). Alcuni di questi, sono stati anche usati come efficaci armi da guerra. A tal proposito si pensi all'importanza della cavalleria fino alla prima guerra mondiale.

Diamond identifica appena quattordici specie adattabili in tutto il mondo. Le cinque più importanti (vacca, cavallo, pecora, capra e maiale) sono tutte native dell'Eurasia. Delle rimanenti nove, solo una (il lama del Sudamerica) proviene da una zona al di fuori delle più importanti che abbiamo visto. La presenza di così poche specie di animali domesticabili al di fuori dell'Eurasia è legata all'estensione geografica dei continenti, alle loro caratteristiche ambientali, ma anche all'impatto delle migrazioni di uomini primitivi. In Eurasia l'uomo primitivo è giunto quando le sue capacità di cacciatore non erano pienamente sviluppate, pertanto le prede hanno subito un processo evolutivo che le ha preservate fino al nascere dell'agricoltura e della pastorizia. In altri continenti, principalmente le Americhe, l'uomo è giunto dopo aver sviluppato le sue capacità di cacciatore ed ha incontrato animali non preparati a sopravvivere in presenza di un predatore tanto abile. Pertanto alcune specie animali si sono estinte molto prima che l'uomo iniziasse a domesticare piante e animali.

Gli animali domesticabili più piccoli, quali cani, gatti, polli e porcellini d'India possono essere valutabili in molti modi in una società agricola, ma non saranno adeguati di per sé per sostenere una società agraria in grande scala.

Geografia
Diamond spiega anche come la geografia abbia dato forma alla migrazione umana, non semplicemente rendendo difficile viaggiare (particolarmente in senso longitudinale), ma attraverso il meccanismo per cui il clima condiziona i luoghi in cui gli animali domesticabili possono facilmente viaggiare e quelli in cui i raccolti possono crescere in modo ideale. Semplificando, la geografia determina la storia.

Si ritiene che i moderni esseri umani si siano sviluppati nella regione meridionale dell'Africa, in un periodo oppure in un altro. Il Sahara ha impedito che si migrasse a nord verso la Mezzaluna Fertile, fino a che più tardi la valle del Nilo divenne più ospitale. Si ritiene che alcuni popoli, come gli aborigeni dell'Australia, siano migrati precocemente dall'Africa, salpando con barche.[1]

Diamond continua a spiegare la storia dello sviluppo umano fino all'era moderna, attraverso il rapido sviluppo della tecnologia, e le sue tremende conseguenze sulle culture dei cacciatori-raccoglitori sparsi nel mondo.

Ci sono stati però alcuni casi, e qui Diamond fa l'esempio della Cina, in cui però la geografia non ha determinato la storia, seppure ne è stata in parte responsabile. Nel caso appunto della Cina, che aveva tutte le premesse per assumere quel ruolo che è stato poi preso dalla razza bianca, alcune decisioni politiche e strategiche ne hanno determinato nei secoli scorsi l'isolamento piuttosto che l'espansione, a riprova che anche le scelte politiche e culturali, e non solo la geografia, possono influenzare il destino di un popolo e in definitiva del mondo. Diamond sostiene che in questo caso la geografia della Cina ha comunque contribuito a permettere che il paese non tornasse rapidamente ad una politica espansionistica. La Cina, a causa della assenza di barriere geografiche interne, era diventata un unico grande stato già nel 221 a.C. Inoltre non aveva dei vicini agguerriti. Una scelta strategica errata poteva rimanere tale per secoli senza che sorgessero ragioni per revocarla. Diversa era la situazione dell'Europa, la cui geografia ha favorito il sorgere di molti stati nazionali in feroce competizione. Una scelta sbagliata di uno di questi stati lo poneva in breve tempo in svantaggio competitivo con i vicini imponendogli di cambiare strategia, oppure determinandone la sopraffazione da parte degli stati confinanti.

Malattie
Durante la conquista delle Americhe, il 90% delle popolazioni indigene sono state uccise dalle malattie introdotte dagli europei.

Come mai allora le malattie originarie del continente americano non hanno sterminato gli europei? Diamond spiega che i germi che hanno sterminato le popolazioni americane si sono potuti sviluppare grazie a due condizioni:

lo stretto contatto degli uomini con gli animali domesticabili, possibile in Eurasia e non nelle Americhe che non avevano specie animali domesticabili. Molte malattie sono dovute a mutazioni genetiche di germi che infettavano gli animali domestici. Nel corso dei secoli le popolazioni euroasiatiche hanno sviluppato una parziale immunità, ma non così quelle Americane.
l'alta densità abitativa delle città euroasiatiche e la loro rete di collegamento con altre città, che costituiscono il pre-requisito per la diffusione di epidemie. In società piccole o isolate i germi responsabili di epidemie letali in breve tempo infettano tutta la popolazione. Di conseguenza una parte della popolazione muore, mentre un'altra parte diventa immune. In queste condizioni il germe responsabile della malattia non può sopravvivere. In Eurasia la fitta rete di collegamenti consentiva ai germi di sopravvivere per lunghi periodi prima di ritornare nelle città infettate. Questi patogeni potevano propagarsi di città in città e ritornare ad infettare la città di partenza quando, dopo molti anni dalla precedente epidemia, la popolazione originaria era stata sostituita dalle nuove generazioni. Queste, non essendo state infettate, non avevano sviluppato la totale immunità nei confronti della malattia.


Riflessioni socio-politiche
Nel capitolo "Dall'uguaglianza alla cleptocrazia", l'autore, premessa una disamina delle tipologie di comunità (dalla più semplice, per graduale evoluzione, fino alla più complessa) che hanno segnato lo sviluppo delle collettività umane dalla preistoria ad oggi, pone in rilievo le quattro strategie che - da sempre - permettono ad un'élite di conservare/aumentare il consenso popolare, senza che l'élite stessa debba sacrificare il proprio stile di vita.

Assicurarsi il monopolio della violenza.
Ridistribuire la ricchezza, rastrellata con i tributi, in modo da rendere felici gli individui soggetti al potere dell'élite.
Usare il monopolio della violenza in modo da mantenere l'ordine pubblico, per gratificare, tra l'altro, i "buoni cittadini" che rispettano la legge.
Fabbricare un'ideologia o una religione adatta a motivare moralmente le persone ad agire secondo gli interessi dell'élite (riguardo a quest'ultima osservazione è inevitabile pensare al concetto marxiano di sovrastruttura).
L'autore sostiene che le comunità meno numerose sono sostanzialmente egalitarie. Spesso c'è un "Big Man", ma la sua leadership è dovuta unicamente al suo carisma e alle sue capacità di convincere i membri della comunità ad avallare le sue decisioni. Il suo ruolo non è sancito formalmente, né è ereditario. Inoltre il Big Man si procura da sé il proprio cibo come ogni altro membro della comunità. Nelle piccole comunità una "struttura politica" così semplice può funzionare, ma non nelle grandi comunità. Per esempio quando c'è un contrasto tra due membri della comunità molto spesso amici o parenti comuni intervengono a sedarlo ed evitare una escalation di violenza. Nelle grandi comunità è difficile che i due contendenti abbiano amici o parenti in comune. Per questo motivo grandi comunità che non si siano dotate di strutture formali di controllo dell'ordine pubblico (polizia, tribunali, leggi condivise) sono implose. Quello che si osserva è che quando una comunità cresce anche le sue strutture politico-sociali diventano più complesse. In sostanza nasce una classe politica che assume il ruolo di guida, ma non si procaccia direttamente il cibo per il proprio sostentamento. Questa classe politica trae il suo sostentamento dalla ricchezza prelevata dal resto della comunità attraverso tasse e contributi (per es. parte del raccolto). Siamo in presenza di una cleptocrazia, che tuttavia riesce a "mantenersi" perché riesce a soggiogare le classi inferiori o ottenere l'approvazione al proprio operato. A tale scopo l'autore evidenzia alcune delle strategie usate dalla classe politica:

l'utilizzo della violenza per imporsi, per es. sedando le rivolte.
l'utilizzo della forza per garantire l'ordine pubblico, salvaguardando i "cittadini onesti".
l'utilizzo di parte delle ricchezze prelevate per realizzare grandi opere pubbliche di cui beneficia tutta la comunità (per es. acquedotti, strade ecc).
la ridistribuzione di parte delle ricchezze prelevate, per es. durante i periodi di carestia o ai ceti più deboli.

http://it.wikipedia.org/wiki/Armi,_acciaio_e_malattie






Ho sempre consigliato la lettura di questo testo di Diamond non meno di "Olocausto americano", e più ancora trovo eccezionale "Sterminate quelle bestie" di Sven Lindquist. Basterebbero questi 3 testi veramente letti e recepiti e forse qualcosa potrebbe cambiare nella testa delle persone, capire chi siamo veramente "noi". E incrociarli magari con senso critico a testi di zoologia umana ed antopologia, fare confronti, convergenze, penso ad un bel testo che mi hanno prestato pochi mesi fà "Fare umanità", tanto da riflettere e tanto da capire, umiltà......



* Jared Diamond è un celebre biologo e fisiologo statunitense. Con Armi, acciaio e malattie ha vinto il Premio Pulitzer  nel 1997. Collasso è del 2005. Il suo ultimo libro è The world until yesterday (2013), ancora inedito in Italia. Ha scritto questo editoriale per noi di Ae

Sì, la sostenibilità è ancora possibile. Una grande esclusiva di Altreconomia: Jared Diamond, il celebre biologo e fisiologo statunitense che con ARMI, ACCIAIO E MALATTIE ha vinto il Premio Pulitzer nel 1997, firma l'editoriale del numero di maggio. "Oggi mi dichiaro ancora cautamente ottimista -scrive-. Lo faccio perché SAPPIAMO CHE IL GENERE UMANO SI CREA I PROBLEMI DA SOLO: DOBBIAMO ALLORA SPERARE CHE SIA ANCHE IN GRADO DI RISOLVERLI".
Diamond è famoso anche per il volume COLLASSO, del 2005. Il suo ultimo libro è THE WORLD UNTIL YESTERDAY (2013), ancora inedito in Italia.
“L’EVOLUZIONE DELLA RAZZA UMANA È UN PROCESSO COLLETTIVO: LE SOCIETÀ SI EVOLVONO PERCHÉ L’INTELLIGENZA NON È SOLO INDIVIDUALE. Allora dobbiamo TENERE CONTO CHE VI SIA ANCHE LA POSSIBILITÀ DI REGREDIRE, OLTRE CHE DI PROGREDIRE. La storia moderna e quella antica sono piene di ESEMPI CLAMOROSI DI REGRESSIONE, come la caduta dell’Unione Sovietica, dell’Impero Romano d’Occidente, della civiltà Maya, o dell’Impero Khmer. DI CHE COSA È FRUTTO DUNQUE LA CATTIVA GESTIONE DELLE RISORSE, TIPICHE DEL GENERE UMANO (in passato come oggi)? Io credo ci siano una miriade di motivi per cui LE PERSONE E LE SOCIETÀ A VOLTE FANNO SCELTE SBAGLIATE: LA MANCANZA DI CONOSCENZA, LA MANCANZA DI ESPERIENZA DI SITUAZIONI SIMILI; INTERESSI CHE COLLIDONO, E L’EGOISMO. Ma se guardiamo al tema della LIMITATEZZA DELLE RISORSE, io credo non abbiamo alternative. RISORSE ESSENZIALI PER L’UOMO COME L’ACQUA, IL CIBO, LA TERRA, GLI ALBERI, I PESCI, SONO LIMITATE, CHE CI PIACCIA O NO. O CI ADATTIAMO ALLA LIMITATEZZA DELLE RISORSE IN MODI PIACEVOLI A NOSTRA SCELTA, OPPURE LA LIMITATEZZA DELLE RISORSE SI IMPORRÀ SU DI NOI IN MODI SGRADEVOLI NON DI NOSTRA SCELTA (COME MALATTIE, FAME, GUERRA). Nell’ultimo capitolo del mio libro “COLLASSO” indico UNA DOZZINA DI GRANDI PROBLEMI CHE LE SOCIETÀ UMANE OGGI DEVONO RISOLVERE. Se veniamo a capo di tutti i nostri problemi, tranne quello dell’acqua, o tranne quello del cambiamento climatico, o tutti i nostri guai, tranne il problema delle sostanze chimiche tossiche; ecco, UNO QUALSIASI DI QUESTI SINGOLI PROBLEMI IRRISOLTI SAREBBE SUFFICIENTE A DISTRUGGERE TUTTI NOI.  CERCARE DI IDENTIFICARE SOLO ALCUNI PROBLEMI “PIÙ IMPORTANTI” È UNA RICETTA DISASTROSA. UN PO’ COME IN UN MATRIMONIO. Se si sente qualcuno chiedere “Qual è il singolo requisito più importante per un matrimonio felice?” si può star certi che è sull’orlo del divorzio. Nel mio ultimo libro, ancora inedito in Italia, guardo alle SOCIETÀ TRIBALI DI OGGI, E A QUELLE PRE-MODERNE E “TRADIZIONALI”. Le società tradizionali sono piccole (da poche decine a poche centinaia o poche migliaia di persone), relativamente EGUALITARIE, E CON RAPPORTI SOCIALI CHE DURANO TUTTA LA VITA. Le società tradizionali sono molto più diversificate rispetto alle società con un governo centralizzato: LE DIFFERENZE TRA DUE QUALSIASI TRA LE SOCIETÀ DELLA NUOVA GUINEA SONO MAGGIORI DELLE DIFFERENZE TRA ITALIA E STATI UNITI. Quindi UNO DEI MOTIVI PER STUDIARE SOCIETÀ TRADIZIONALI È QUELLO DI COMPRENDERE LA DIVERSITÀ DEL COMPORTAMENTO UMANO. VALE LA PENA DI CONOSCERE LE SOCIETÀ TRADIZIONALI, PER IMPARARE DA LORO: MOLTE COSE CHE FANNO SONO AMMIREVOLI, E VALE LA PENA DI CONSIDERARNE L’ADOZIONE PER NOI STESSI. AD ESEMPIO IN TEMA DI BENESSERE, DI EDUCAZIONE DEI FIGLI, DI CURA DEGLI ANZIANI.
Il Worldwatch Institute, nel suo ultimo rapporto, si chiede “LA SOSTENIBILITÀ È ANCORA POSSIBILE?”. Io credo che lo sia. SAPPIAMO PERFETTAMENTE COME GESTIRE L’ACQUA, LE FORESTE, LA PESCA, E LE ALTRE RISORSE IN MODO SOSTENIBILE; lo facciamo già, in alcuni casi, e non lo facciamo in altri casi. È UNA NOSTRA SCELTA DECIDERE SE ESSERE SOSTENIBILI. Non è appropriato parlare di transizione, resilienza, o qualcosa di diverso da sostenibilità, perché nel lungo periodo (e anche all’interno del breve periodo di pochi decenni), la non-sostenibilità è impossibile. NON ABBIAMO ALTRA SCELTA, SE NON ESSERE SOSTENIBILI. Oltre 20 anni fa, nel 1991, nel mio libro “IL TERZO SCIMPANZÈ”, mi preoccupavo dell’“IMMINENTE DECLINO DEL GENERE UMANO”, pensando alla sua CAPACITÀ SISTEMATICA DI AUTODISTRUZIONE CHE PERDURA DA 50MILA ANNI. Scrivevo anche che “ci sono molte ragioni per essere pessimisti”. Tuttavia già allora intravedevo una speranza e mi dichiaravo “cautamente ottimista”. Oggi mi dichiaro ancora “cautamente ottimista”. Lo faccio perché SAPPIAMO CHE IL GENERE UMANO SI CREA I PROBLEMI DA SOLO: DOBBIAMO ALLORA SPERARE CHE SIA ANCHE IN GRADO DI RISOLVERLI.
di Jared Diamond * - 29 aprile 2013


sara battistini:  
il libro Armi, acciaio e malattie è sul mio comodino! E' molto bello, direi: indispensabile, bravi, bel colpo l'editoriale!

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=4081



Kenya, trovata moneta cinese di 600 anni fa
Un cash cinese risalente a sei secoli fa è stato scoperto sull’isola di Manda, in Kenya, durante una campagna di scavo condotta da archeologi keniani e statunitensi. La moneta è stata coniata tra il 1402 e il 1424 da Yongle, imperatore della dinastia Ming; infatti presenta la legenda Yong Le Tong Bao.
Durante il suo regno Yongle promosse attivamente sette spedizioni a carattere diplomatico, scientifico e commerciale nell’oceano Indiano, che vennero affidate all’ammiraglio musulmano Zheng He, che oggi viene ricordato come il Cristoforo Colombo cinese.
La prima spedizione partì nel 1403 ed era composta da ben 317 navi e 28.000 soldati. La motivazione ufficiale della spedizione era la ricerca dell’imperatore Jianwen (1377-1402) scomparso misteriosamente con la guerra civile che vide salire al trono Yongle, mentre secondo il professore d’ingegneria marittima Xin Yuan’ou dell’Università di Shanghai Jiaotong, l’impero cinese avrebbe mandato Zheng He in cerca di alleati contro la minaccia portata da Tamerlano, il quale aveva già conquistato gran parte dell’Asia. Le tappe di questo primo viaggio furono le coste orientali dell’Africa, il Mar Rosso, il Giappone e la Corea.
Nel 1405 Zheng He comandò un’altra spedizione nei mari dell’Indocina, dell’Indonesia e dell’India meridionale, per poi arrivare fino alle coste arabiche meridionali e dell’Africa orientale tra l’attuale Somalia e il Kenya.
Tra il 1405 e il 1433 l’ammiraglio condusse altri cinque viaggi. L’ultimo avvenne tra il 1431 e il 1433; Zheng He, a capo di 300 navi e 27.500 uomini, visitò i porti di Champa (oggi in Vietnam) e Giava, oltre a Palembang, Malacca, Ceylon e Calcutta. Tra i successi diplomatici di quest’ultima spedizione si ricorda la dissuasione del re del Siam a minacciare il Regno di Malacca. Poi da Calcutta una parte della flotta continuò il viaggio verso ovest, costeggiando il corno d’Africa sino a Malindi e commerciando sul Mar Rosso, e probabilmente molti marinai visitarono la Mecca. Zheng He, invece, da Calcutta riprese la via di casa ma morì nel viaggio di ritorno; fu seppellito in mare.
Dopo la morte dell’imperatore Yongle, avvenuta nel 1424, la Cina pose fine alle spedizioni, lasciando campo libero agli europei.

Anche se le grandi spedizioni di Zheng He sono un fatto storico, ancora oggi si discute sui limiti raggiunti dalle esplorazioni cinesi, tanto che alcuni storici si sono spinti ad ipotizzare che l’ammiraglio fosse arrivato fino alle Americhe (la cosiddetta “ipotesi del 1421″). Nell’ambito di queste controversie, alcuni studiosi sono certi che tra la Cina e l’Africa orientale vi fossero dei contatti già prima del XV secolo. Ma altri, come il professor Chen Hsin-hsiung dell’Università Nazionale Cheng Kung di Tainan (Taiwan), sostengono che le fonti non attestano che la flotta di Zheng He abbia raggiunto l’Africa.

Ma la scoperta di questa moneta in terra keniota potrebbe essere la conferma definitiva dei contatti tra le due aree. Chap Kusimba, conservatore di Antropologia africana al Field Museum, ha dichiarato: “È magnifico avere una moneta che potrebbe definitivamente provare che He arrivò in Kenya”.





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