venerdì 17 aprile 2015

Daniel Everett.Tribù atea converte missionario. Il contatto con gli indigeni, che non credono nel paradiso e nellinferno, e che non hanno alcuna parola per definire dio, gli fece gradualmente perdere fiducia nel cristianesimo, fino a diventare completamente ateo nel 1985

Tribù atea converte missionario.
Daniel Everett è nato in California nel 1951.
Si laureò al Moody Bible Institute e, a ragione della sua spiccata capacità di padroneggiare le lingue, fu inviato presso il popolo amazzonico dei Pirahã. E lui ad aver fatto loro visita per primo nel 1977 come missionario con lintenzione di imparare il loro linguaggio a sufficienza per tradurre il Nuovo Testamento ed evangelizzare il popolo indigeno.
Trentanni dopo egli non è più un cristiano, tantomeno un missionario, ma in compenso è chair di lingua e letteratura alla Illinois State University, nonché una specie di celebrità nel circuito internazionale letterario. Il contatto con gli indigeni, che non credono nel paradiso e nellinferno, e che non hanno alcuna parola per definire dio, gli fece gradualmente perdere fiducia nel cristianesimo, fino a diventare completamente ateo nel 1985.
Everett ha tuttavia atteso ben 19 anni per renderlo noto:
quando si è deciso, la moglie ha chiesto il divorzio (non tralasciando di accusarlo di non aver saputo convertire i Pirahã) e due dei tre figli hanno reciso ogni contatto con lui.
Gli indios Pirahã dell'Amazzonia sono un popolo molto peculiare.
Sono in meno di 400 e non possiedono miti, rituali né storia. Il loro linguaggio non è correlato a nessunaltra lingua attualmente utilizzata. Può essere fischiato, cantato, mormorato oppure parlato. La loro lingua comprende solo dieci fonemi, conoscono solo i numeri uno e due, nessuna frase con subordinate, ed hanno solo due parole per i colori.
I Pirahã fanno piccoli sonnellini che vanno dai 15 minuti alle due ore durante tutto il corso della giornata e raramente dormono per tutta la notte. Vivono come cacciatori-raccoglitori in villaggi a 50 miglia dal fiume Maici, nelle profondità della foresta amazonica. Hanno numerosi contatti con i commercianti del fiume e altri estranei ma non mostrano inclinazione a modificare il proprio modo di vivere.
Tutti i tentativi finora condotti per convertirli al cristianesimo sono miseramente falliti. 

https://youtu.be/kPbOh82VUN0

Come superare un lutto: i consigli dello psicologo. E’ di fondamentale importanza riuscire a liberare tutte le emozioni che abbiamo in quel momento: far uscire la rabbia, la disperazione, la paura e via dicendo. Solo in questo modo è possibile, pian piano, riconoscere la perdita subita e “introiettarla” dentro di noi, cioè farla vivere nelle nostre menti e nei nostri cuori in modo adeguato. Al contrario, se le nostre emozioni vengono represse ed inibite, andremo incontro a problemi e fatiche fisiche e mentali difficili da gestire e da comprendere e la persona perduta non verrà introiettata in noi in modo adeguato ma la sua presenza-assenza risulterà un vero e proprio macigno che renderà le nostre giornate cupe, tristi, sterili…

Come superare un lutto: i consigli dello psicologo


Alcuni consigli utili per comprendere come superare un lutto.

Quando si parla di lutto si fa riferimento alla perdita di un qualcosa di importante come, ad esempio, la salute, la fine di una relazione, la privazione del proprio ruolo, oppure, forse più comunemente, la perdita di una persona cara.
Quando questo avviene l’individuo viene investito da una moltitudine di emozioni, per lo più negative, e varie possono essere le reazioni personali.
Un modo di dire assolutamente veritiero è “l”amico c’è nel momento del bisogno” in quanto in queste situazioni tristi e stressanti essenziale è la presenza di una rete sociale e, quindi, di amici e parenti che possono aiutare la persona a superare questi momenti di difficoltà, anche solo con piccoli gesti come una telefonata, un invito a pranzo, un’uscita in compagnia.
Il lutto è un argomento che solitamente crea disagio ed imbarazzo perciò spesso si tenta di evitarlo, ma essendo così basilare la presenza di persone vicino ritengo opportuno dare delle nozioni per affrontare, o in prima persona o chi vuole aiutare qualcun’altro, a superare un momento così difficile.

Superare un lutto, tollerare la perdita.
Prima di tutto bisogna tenere presente che la capacità di elaborare il lutto rappresenta una delle competenze basilari per la costruzione del proprio benessere psicologico. Questa fa parte, infatti, della capacità più generale di “tollerare e gestire il dolore mentale”(Roccato, 1995) e il normale corso della vita comporta l’esperienza del dolore.
La capacità di tollerare la perdita si basa su due convinzioni generali: 
la sofferenza e il dolore esistono e fanno parte della normalità; se questo è vero allora non occorre “immediatamente” eliminarli. È dall’accettazione di questi due principi che è possibile “elaborare il lutto” ossia raggiungere un benessere psicologico nonostante il dolore, le perdite e le sofferenze.

Quando il lutto riguarda una persona cara.
Focalizzandosi sulla perdita di una persona cara è importante valutare il contesto, cioè il chi, quando e come questa avviene.
Infatti, seppur sempre molto doloroso, sicuramente è diverso affrontare la morte di una persona anziana o di un giovane, un figlio o un parente lontano, se è stato qualcosa di improvviso e inaspettato oppure la conseguenza di una lunga malattia.
In ogni caso, quando questa avviene, tristezza, rabbia, paura, senso di colpa, rimorso sono le emozioni che solitamente emergono, ma le modalità di espressione sono diverse da persona a persona. C’è chi piange, chi non riesce a farlo, chi urla, chi ha bisogno di parlare della persona mancata, chi invece preferisce stare in disparte… è importante tenerlo presente perchè sono tutte reazioni normali, che vanno accettate, rispettate e non giudicate.

Morte.
Poichè la perdita di una persona cara è un evento molto forte, che sconvolge la nostra quotidianità, anche il nostro corpo può mandarci dei segnali di disagio come palpitazioni, un senso di disorientamento, nausea, vertigini, sensazioni continue di svenimenti, irritabilità, disturbi dell’apparato gastrointestinale. Questo riguarda sia il momento in cui si viene a conoscenza dell’evento, sia il periodo immediatamente successivo, mentre si realizza ciò che è successo.
Anche nei giorni seguenti l’accaduto, si possono presentare sintomi come il non aver voglia di mangiare, lo svegliarsi durante la notte, fare incubi, avere difficoltà a concentrarsi nello studio o nel lavoro. Inoltre, la forte reazione emotiva conseguente la perdita può far emergere il cosiddetto pensiero controfattuale che consiste nel credere che certi eventi avrebbero potuto svolgersi nel passato secondo uno schema preciso “se solo…allora..; o affiorare le attribuzioni causali che si riferiscono alle motivazioni sul perchè la persona è deceduta e possono rifarsi o a cause interne “se l’è cercata” o esterne “era il suo momento”.
Oltre a ciò si può cercare un “colpevole” per quello che è successo, denigrare il defunto oppure se stessi o terzi. In più i pensieri riguardanti la perdita possono diventare intrusivi, quindi venire alla mente in modo involontario e ripetuto.
cimiteri

Come affrontare il lutto?
E’ di fondamentale importanza riuscire a liberare tutte le emozioni che abbiamo in quel momento: far uscire la rabbia, la disperazione, la paura e via dicendo. Solo in questo modo è possibile, pian piano, riconoscere la perdita subita e “introiettarla” dentro di noi, cioè farla vivere nelle nostre menti e nei nostri cuori in modo adeguato. Al contrario, se le nostre emozioni vengono represse ed inibite, andremo incontro a problemi e fatiche fisiche e mentali difficili da gestire e da comprendere e la persona perduta non verrà introiettata in noi in modo adeguato ma la sua presenza-assenza risulterà un vero e proprio macigno che renderà le nostre giornate cupe, tristi, sterili
Il tempo aiuterà le nostre menti ed i nostri cuori a risollevarsi, a patto di vivere il dolore della perdita e non di inibirlo!

Quando chiedere un aiuto psicologico?
Come si è visto molte sono le reazioni possibili, ma è giusto chiedersi: seppur comuni, tali emozioni e comportamenti per quanto possono durare? Secondo uno studio (Bonanno e Kaltman, 2001), soprattutto se l’evento è stato “potenzialmente traumatico” come una morte improvvisa, violenta o un suicidio, dal 50 all’85% delle persone sperimenta reazioni negative fino alla fine del primo anno dall’accaduto.
Sicuramente risorse personali come l’autostima, le credenze individuali, le possibilità economiche e la propria storia individuale possono fungere da fattori di protezione, così come il sostegno sociale. Infatti, come già detto, il non sentirsi soli, sapere di poter contare su qualcuno è il primo passo per una elaborazione del lutto funzionale.
Inoltre, chi ci sta vicino può aiutarci a capire quando c’è bisogno di un aiuto in più. Appunto, se le emozioni e i comportamenti di cui ho parlato rimangono invariati per molto tempo, diventanto così invalidanti per la persona, oppure si presentano delle psicopatologie come la depressione o il disturbo post-traumatico da stress, risulta necessario chiedere aiuto ad uno specialista, che può aiutare la persona a rileggere ciò che è successo con occhi diversi e, quindi, a ripartire da quel momento in cui tutto si è fermato.

Le parole che ho detto: perdita, rete sociale, aiuto

Il saggio dice: “Mai nessuna notte è tanto lunga da non permettere al sole di sorgere” Paulo Coelho

Dott.ssa Francesca Paoletti

www.leparolechenonhaidetto.wordpress.com


http://www.eticamente.net/158/come-superare-un-lutto.html


piangere-morte




mercoledì 15 aprile 2015

“Gli innocenti si sforzano sempre di escludere da sé e di negare nel mondo le possibilità del male. Questa è la ragione del persistere del male - ed è il suo segreto. La funzione del male è di mantenere in movimento le dinamiche del mutamento. Cooperando con le forze benefiche, seppure in modo antagonistico, le forze del male contribuiscono alla tessitura dell'arazzo della vita; perciò l'esperienza del male, e in qualche misura questa esperienza soltanto, produce la maturità, la vita reale, il reale controllo dei poteri e dei compiti della vita. Il frutto proibito -il frutto della colpa mediante l'esperienza, della conoscenza mediante l'esperienza- doveva essere inghiottito nel Giardino dell'Innocenza prima che la storia umana potesse avere inizio. Il male doveva essere accettato e assimilato, non evitato”.
Heinrich Zimmer


Bruno Tognoli. Filastrocca del Cambiamento. Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio «Sto diventando acqua, come faccio? Acqua che fugge nel suo gocciolìo! Ci sono gocce, non ci sono io!» Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri Il mondo cambia, sotto i raggi miei Tu tieniti ben stretto a ciò che eri E poi lasciati andare a ciò che sei» Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento Non ebbe più paura di cambiare E un giorno disse: «Il sale che io sento Mi dice che sto diventando mare E mare sia. Perché ho capito, adesso Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso


«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio
«Sto diventando acqua, come faccio?
Acqua che fugge nel suo gocciolìo!
Ci sono gocce, non ci sono io!»
Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri
Il mondo cambia, sotto i raggi miei
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri
E poi lasciati andare a ciò che sei»
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento
Non ebbe più paura di cambiare
E un giorno disse: «Il sale che io sento
Mi dice che sto diventando mare
E mare sia. Perché ho capito, adesso
Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso»
Bruno Tognolini

Da Le Filastrocche della Melevisione
illustrazioni di Giuliano Ferri, © 2011
Carlo Gallucci Editore

lunedì 13 aprile 2015

Vadim Zeland, Scardinare il sistema tecnogeno.



Dal sistema vi potete staccare solo utilizzando lo stesso modo con cui esso vi lega. Bisogna cioè agire per opposizione. Se il sistema vi costringe a condurre una vita sedentaria, voi fate il contrario: iniziate a curare seriamente la vostra forma fisica; se il sistema vi nutre con cibi sintetici, passate ad alimenti naturali; se il sistema cerca di infarcirvi di ogni tipo di informazione, schivatela, fingendovi “vuoti”; se il sistema vi avvelena con sostanze chimiche e radiazioni, sforzatevi di scegliere in tutto un percorso ecologico, dalla casa alla cosmesi. Ecco quant’è semplice questo principio.
Non dico che si debba passare subito al crudismo o a isolarsi in un ecovillaggio. Cominciate da quello che vi è più accessibile e semplice. Cominciate, imboccate questo cammino e poi sarà il cammino a condurvi nel posto giusto.
Vadim Zeland, Scardinare il sistema tecnogeno




venerdì 10 aprile 2015

Idea. Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? No, un'idea. Persistente, contagiosa... Una volta che si è impossessata del cervello, è quasi impossibile sradicarla. Un' idea pienamente formata, compresa, si avvinghia qui dentro, da qualche parte



Caricato il 29 set 2011
"Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? No, un'idea. Persistente, contagiosa... Una volta che si è impossessata del cervello, è quasi impossibile sradicarla. Un' idea pienamente formata, compresa, si avvinghia qui dentro, da qualche parte"

https://youtu.be/4-x-kSAP-_E


Joseph Pulitzer. Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.


"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri."
Joseph Pulitzer, giornalista, che nacque oggi, nel 1847




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