giovedì 21 maggio 2015

Vuoto a rendere. Germania, successo del vuoto a rendere. Perché non adottarlo in Italia? Il vuoto a rendere? In Germania è legiferato dal 1991 e da allora la sua regolamentazione si è fatta sempre più precisa. Sembra un percorso inverso a quello italiano. Mentre da noi, all’epoca, sull’onda del consumismo e dell’ “evviva l’usa e getta” si andava spegnendo l’idea che ogni bottiglia resa al negoziante potesse valere un rimborso (accadeva un po’ ovunque fino alla fine degli anni ‘80), quello stato tedesco da poco senza Muro e finalmente riunito, tra le varie cose si preoccupava di legiferare su un’importante pratica di educazione civica. Quando si dice “pensare nel lungo periodo”…

Germania, successo del vuoto a rendere. Perché non adottarlo in Italia?
Il vuoto a rendere? In Germania è legiferato dal 1991 e da allora la sua regolamentazione si è fatta sempre più precisa. Sembra un percorso inverso a quello italiano. Mentre da noi, all’epoca, sull’onda del consumismo e dell’ “evviva l’usa e getta” si andava spegnendo l’idea che ogni bottiglia resa al negoziante potesse valere un rimborso (accadeva un po’ ovunque fino alla fine degli anni ‘80), quello stato tedesco da poco senza Muro e finalmente riunito, tra le varie cose si preoccupava di legiferare su un’importante pratica di educazione civica. Quando si dice “pensare nel lungo periodo”…
La legge al momento in vigore in Germania è datata 2006. Su ogni bottiglia di plastica, vetro e latta è applicato un sovapprezzo riscuotibile alla riconsegna del vuoto, il cosiddetto “pfand”. Nello specifico, per bottiglie che non possono essere riciclate (hanno uno specifico logo sulla confezione) il deposito è di 0,25 €, per quelle di birra sia da 0,33 che da mezzo litro è di 8 o 15 centesimi a seconda del tipo di vetro, per quelle di plastica rigida è di 15 centesimi. Tutti gli esercizi che vendono una determinata bibita sono costretti ad accettarne i vuoti, anche se la specifica bottiglia non è stata acquistata da loro. Il paradosso è che, ad esempio, un mini market che normalmente vende Beck’s, ma che non ne ha venduta neanche una da mesi, è costretto a rimborsare chiunque si presenti con una bottiglia vuota della suddetta birra in mano. La cifra anticipata gli verrà resa solo quando i suoi fornitori verranno a fargli visita e ritireranno le confezioni.
Alcuni supermercati accettano tutti i vuoti catalogati come pfand (hanno un apposito marchio sull’etichetta), anche le marche che non hanno in magazzino. Succede così che presso le loro macchine automatizzate si affollano i cosiddetti Pfandsammler, i collezionisti di pfand, persone, normalmente indigenti, che girano là città con carrelli della spesa, bici e grossi borsoni raccogliendo tutte le bottiglie abbandonate per strada o buttate nei cestini. Di fatto contribuiscono a ripulire la città in maniera gratuita, anticipando e velocizzando il lavoro dei netturbini.
I pro. Riciclo (e quindi risparmio di energia e di materiale inquinante), pulizia degli spazi civici, contributo al mantenimento degli indigenti e sensibilizzazione ad un uso consapevole di plastica e plasticume (anche nei club spesso si paga un euro di deposito quando si prende da bere, che sia in un bicchiere o in bottiglia): il vuoto a rendere sembra avere solo aspetti positivi e non è un caso che anche in Italia, da alcuni mesi, si parla di una sua reintroduzione per legge. A volerla è soprattutto il Movimento 5 Stelle, autore della proposta di legge Vignaroli già presentata alla Camera lo scorso 4 aprile (qui il testo completo). Oltre che in Germania, parlando solo di Europ,a il vuoto a rendere già funziona – a vari livelli – in Danimarca, Estonia, Finlandia, Croazia, Norvegia, Svezia, Svizzera, Ungheria e Repubblica Ceca. Per una volta sarebbe bello – come già successo con la legge sul fumo negli spazi pubblici – non arrivare per ultimi.

http://www.wired.it/attualita/ambiente/2015/05/13/germania-successo-vuoto-rendere-perche-non-riadottarlo-in-italia/

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