sabato 26 aprile 2014

Fëdor Dostoevskij. Memorie del sottosuolo. «Dunque l'uomo ama costruire, e tracciare strade, è pacifico. Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?».

Ora vi voglio raccontare, signori, che desideriate o no ascoltarlo, perché non sono riuscito a diventare nemmeno un insetto. Vi dirò solennemente che molte volte ho voluto diventare un insetto. Ma non mi sono meritato nemmeno questo. Vi giuro, signori, che l'eccesso di coscienza è una malattia, una vera e autentica malattia. Eppure sono convinto che non soltanto una coscienza eccessiva, ma la coscienza stessa è una malattia».
Fedor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


Voi ridete; ridete, signori, però rispondete: sono calcolati del tutto esattamente i vantaggi umani?
Non ve ne sono di quelli che non solo non rientrano, ma neppure possono rientrare in alcuna classificazione? Voi infatti, signori, per quanto io sappia, avete ricavato tutta la vostra lista dei vantaggi umani dalla media dei dati statistici e delle formule della scienza economica. Infatti i vostri vantaggi sono il benessere, la ricchezza, la libertà, la tranquillità, eccetera, eccetera; cosicché l'uomo che, per esempio, andasse chiaramente e deliberatamente contro tutta questa lista, sarebbe, secondo voi, ma sì, naturalmente anche secondo me, un oscurantista o un pazzo completo, non è così?
Fedor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


L'uomo ha una tale passione per il sistema e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità per non vedere il vedibile, a non udire l'udibile pur di legittimare la propria logica.
Fëdor Dostoevskij


"Ma l'uomo è tanto incline alla sistematicità e alla deduzione astratta che è pronto a deformare premeditatamente la verità, pronto a chiudere occhi ed orecchi, pur di giustificare la propria logica."
Fëdor Dostoevskij scrittore e filosofo russo 1821 – 1881
(Il sottosuolo, VII, 2010, p. 24).

Colpevole in primo luogo perché sono più intelligente di tutti quelli che mi circondano
(Mi sono sempre considerato più intelligente di tutti quelli che mi circondavano, e talvolta, lo credereste?, me ne vergognavo perfino. Per lo meno, per tutta la vita ho guardato un po' di sbieco e non ho mai potuto fissare la gente dritto negli occhi.) Infine, colpevole perché se anche in me ci fosse della magnanimità, avrei solo maggior tormento per la consapevolezza di tutta la sua inutilità.
Fëdor  Dostoevskij, Memorie del sottosuolo.


Dal formicaio le rispettabili formiche hanno cominciato, e col formicaio certamente finiranno, il che torna a grande onore della loro perseveranza e della loro posatezza. Ma l’uomo è creatura avventata ed assurda, e forse a lui come al giocatore di scacchi interessa soltanto il processo di raggiungimento dello scopo, non già lo scopo stesso. E, chissà (nessuno può giurare il contrario), forse lo scopo a cui tende l’umanità consiste unicamente nel mantenere ininterrotto questo processo di raggiungimento, in altre parole è la vita medesima, e non propriamente la meta da raggiungere, la quale, si capisce, non può esser altro che il due piú due quattro, ossia una formula, ma questo due piú due quattro non è piú la vita, bensí il principio della morte.
Fëdor Dostoevskij - Memorie dal sottosuolo



«Dunque l'uomo ama costruire, e tracciare strade, è pacifico.
Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?».
Fëdor Dostoevskij, “Memorie del sottosuolo”


«Ma io, per esempio, come riuscirò a raggiungere la tranquillità? 
Dove stanno, per me, le cause primarie per le quali ardere, dove stanno le ragioni? Dove le trovo?».
Fëdor Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”

«A casa principalmente leggevo. Avevo bisogno di soffocare con sensazioni esterne tutto quello che mi s’era accumulato dentro. […] Le piccole passioni in me erano sempre acute, roventi a causa della mia congenita, morbosa sensibilità. Mi venivano degli attacchi isterici con lacrime e convulsioni. Mi assaliva una voglia isterica di contraddizioni, di contrasto. […] Fin d'allor mi portavo nell'anima il mio sottosuolo».
Fëdor Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”





E perché siete così fermamente, così solennemente convinti che solo ciò che è normale e positivo - in una parola, solo il benessere, sia vantaggioso per l’uomo? Non si sbaglierà la ragione, sui vantaggi? E se l’uomo non amasse solo il benessere? Forse ama esattamente altrettanto la sofferenza? Forse la sofferenza gli è vantaggiosa esattamente quanto il benessere? E l’uomo talvolta ama pazzamente la sofferenza, addirittura con passione, e questo è un fatto. Qui non c’è neanche bisogno di rifarsi alla storia universale; chiedete a voi stessi, se solo siete uomini e avete vissuto almeno un po’... Per quanto poi riguarda la mia opinione personale, amare solo il benessere è perfino sconveniente, in un certo senso. Che sia bene o male, talvolta anche rompere qualcosa è molto piacevole. Io infatti qui non sono propriamente per la sofferenza, e neppure per il benessere. Sono per... per il mio capriccio e perché mi sia garantito, quando occorre. La sofferenza, per esempio, nei vaudevilles non è ammessa, lo so. Nel palazzo di cristallo è addirittura impensabile: la sofferenza è dubbio, è negazione, e che palazzo di cristallo sarebbe mai, se in esso si potesse dubitare? E intanto sono convinto che l’uomo non rinuncerà mai alla vera sofferenza, cioè alla distruzione e al caos. 
La sofferenza... ma è l’unica origine della coscienza.
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


Infatti, affermare anche solo questa teoria del rinnovamento di tutto il genere umano grazie al sistema del suo tornaconto, equivale, secondo me, a... diciamo affermare, per esempio, con Buckle, che per effetto della civiltà l'uomo si ingentilisce, di conseguenza diventa meno sanguinario e meno incline alla guerra. Proprio secondo la logica, infatti, Buckle pare pervenire a questo risultato. Ma l'uomo ha tanta passione per il sistema e la deduzione astratta, che è disposto ad alterare deliberatamente la verità, è disposto a non vedere e non sentire, pur di giustificare la propria logica. Prendo questo esempio proprio perché è un esempio troppo lampante. Ma guardatevi attorno: il sangue scorre a fiumi, e oltretutto in maniera così allegra, come fosse champagne. Eccovi tutto il nostro diciannovesimo secolo, in cui è vissuto anche Buckle. Eccovi Napoleone - sia il grande, sia quello di oggi. Eccovi l'America del Nord - l'eterna Confederazione. Eccovi, infine, il caricaturale Schleswig-Holstein... E che cosa ingentilisce in noi la civiltà? La civiltà elabora nell'uomo solo una multiformità di sensazioni e... decisamente nient'altro. Anzi, attraverso lo sviluppo di questa multiformità l'uomo forse arriverà al punto di trovare piacere nel sangue. Questo infatti gli è già capitato. Avete notato che i sanguinari più raffinati erano quasi sempre dei signori più che civili, di cui certe volte tutti i vari Attila e Sten'ka Razin non valevano le suole delle scarpe; e se non balzano agli occhi violentemente come Attila e Sten'ka Razin, è proprio perché s'incontrano troppo spesso, sono troppo comuni, perfino scontati. O almeno, per effetto della civiltà l'uomo è diventato, se non più sanguinario, certamente sanguinario in modo peggiore, più abietto di prima. Prima vedeva nello spargimento di sangue un atto di giustizia, e con la coscienza tranquilla sterminava chi bisognava; adesso, invece, anche se consideriamo lo spargimento di sangue una nefandezza, tuttavia la pratichiamo, e ancor più di prima. Che cos'è peggio? Decidete voi.
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


Mi tormentava, allora, anche un’altra circostanza: il fatto che nessuno mi somigliava e io non somigliavo a nessuno. “Io sono solo, e loro sono tutti”, pensavo, e mi mettevo a riflettere.
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


Ammettiamo, signori, che l'uomo non sia stupido. (Effettivamente, non si può proprio dire questo di lui, se non altro perché se fosse stupido lui, ma chi sarebbe allora intelligente?) Ma se anche non è stupido, è comunque mostruosamente ingrato! Ingrato in modo fenomenale. Penso perfino che la migliore definizione dell'uomo sia questa: essere bipede e ingrato.
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo




Non solo non ho saputo diventare cattivo, ma nemmeno nient'altro
né cattivo, né buono, né mascalzone, né onesto, né eroe, né insetto. Ora poi finisco i miei giorni nel mio angoletto, stuzzicandomi con la maligna e perfettamente inutile consolazione che un uomo intelligente non può in effetti diventare sul serio niente, e diventa qualcosa solo uno stupido.
Fëdor Dostoevskij, Memorie del sottosuolo


Ecco che ora mi faccio una domanda oziosa:
cos'è meglio una felicità a buon mercato 
o sofferenze che innalzano?
E allora, cos'è meglio?
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo

In fin dei conti, signori: è meglio non fare niente! 
E' meglio una cosciente inerzia! Cosicché, evviva il sottosuolo!
E sebbene abbia detto di invidiare l'uomo normale fino al travaso di bile, ma nelle condizioni in cui lo vedo, non vorrei essere in lui (seppure comunque non cesserò di invidiarlo. No, no. Il sottosuolo, in ogni caso, è più vantaggioso!). Lì almeno si può... Eh! Ma ecco che mento di nuovo! Mento perché so da me, come due per due fa quattro, che non è affatto il sottosuolo ad essere migliore, ma qualcosa di diverso, del tutto diverso, al quale anelo, ma che non troverò mai! Al diavolo il sottosuolo!
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo



Nei ricordi di ogni uomo ci sono certe cose che egli non svela a tutti, ma forse soltanto agli amici. Ce ne sono altre che non svelerà neppure agli amici, ma forse solo a sé stesso, e comunque in gran segreto. Ma ve ne sono infine, di quelle che l'uomo ha paura di svelare perfino a sé stesso, e ogni uomo perbene accumula parecchie cose del genere.
Fëdor Dostoevskij, Memorie del sottosuolo


Chiedetemi pure perché mai io alterassi e tormentassi me stesso in questo modo. Risposta: perché mi annoiavo moltissimo a starmene con le mani in mano, e allora mi abbandonavo ai ghirigori della fantasia. È così. Osservatevi meglio, signori, e allora capirete che è proprio così. M'inventavo avventure e mi costruivo una vita per vivere in qualche modo. Quante volte mi capitava… per esempio, di offendermi, così apposta, senza nessuna ragione. Eppure lo sapevo benissimo che non avevo alcun motivo di offendermi, ed era solo esibizione, eppure mi caricavo talmente che alla fine mi sentivo davvero offeso. Ho sempre provato un'attrazione irresistibile per questo genere di scherzi tanto che a poco a poco ho cominciato a perdere il dominio di me stesso. Una volta mi è venuta voglia di innamorarmi, anzi due volte. Mi tormentavo, signori, ve lo garantisco. Nel fondo dell'anima non ci credevo, alla mia sofferenza: mi sfrugugliava dentro lo scherno, e tuttavia soffrivo, e perfino di un dolore autentico, genuino: ero geloso, ero fuori di me… E tutto per noia, signori, tutto per noia; l'inerzia mi opprimeva. Perché il diretto, conseguente, immediato frutto della consapevolezza è l'inerzia, cioè l'inoperosità consapevole.
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo



Ancora sedicenne, li osservavo con cupa meraviglia; già allora mi stupivano la grettezza del loro pensiero, la stupidità delle occupazioni, dei giochi, dei discorsi loro. Non capivano certe cose cosí indispensabili, non s'interessavano di argomenti cosí suggestivi e impressionanti che per forza presi a considerarli inferiori a me. Non era la vanità offesa che mi ci spingeva, e, per amor di Dio, non venitemi avanti con le obiezioni convenzionali, rancide fino alla nausea, che io non facevo che sognare, mentre essi già allora capivano la vita reale. Nulla essi capivano, nessuna vita reale, e vi giuro che questo, appunto, era ciò che piú m'indignava in loro. Al contrario, la realtà piú evidente, piú abbagliante la percepivano in modo fantasticamente sciocco e già allora si abituavano ad inchinarsi nient'altro che al successo. Tutto ciò che era giusto, ma umile e avvilito, di quello ridevano crudelmente e vergognosamente. Il grado lo prendevano per intelletto; a sedici anni già parlavano di posticini al caldo.
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


Lasciateci soli, senza i libri, e subito ci confonderemo, ci smarriremo: non sapremo che partito pigliare, a cosa attenerci; che cosa amare e che cosa odiare, che cosa rispettare e che cosa disprezzare! Ci è di peso perfino essere uomini – uomini con un corpo e sangue vero, nostro; ce ne vergogniamo, lo consideriamo un disonore e ci sforziamo di essere non so che ipotetici uomini universali. Siamo nati morti, e da tempo non nasciamo più da padri vivi, e la cosa ci piace sempre di più. Ci prendiamo gusto. Presto escogiteremo il modo di nascere da un'idea.
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


L’uomo si vendica perché vede in questo la giustizia. Dunque, ha trovato la causa prima, ha trovato il fondamento, ovverosia la giustizia. Quindi è tranquillo da tutti i lati, e di conseguenza si vendica tranquillamente ed efficacemente, essendo convinto di fare una cosa onesta e giusta. Mentre io qui di giustizia non ne vedo, e anche di virtù non ce ne trovo alcuna, e di conseguenza, se mi metterò a vendicarmi, sarà forse soltanto per cattiveria. La cattiveria, naturalmente, potrebbe vincere tutto, tutti i miei dubbi e, dunque, potrebbe assai efficacemente fungere da causa prima, proprio perché non è una causa. Ma che farci, se non ho neppure cattiveria? Il rancore, in me, di nuovo in conseguenza di quelle maledette leggi della coscienza, è soggetto a decomposizione chimica. Guardi e l’oggetto si volatilizza, le ragioni evaporano, il colpevole non si trova, l’offesa diventa non offesa, ma fato, qualcosa come il mal di denti, di cui nessuno è colpevole, e di conseguenza ancora una volta non resta che la solita via d’uscita, cioè picchiare dolorosissimamente con la testa contro il muro.
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


Infatti raccontare, per esempio, lunghe storie su come ho mancato la mia vita per la corruzione morale consumata nel mio cantuccio, per la mancanza di un ambiente sociale, la disabitudine alla vita e il vano risentimento covato nel sottosuolo - quanto è vero Dio, non è interessantein un romanzo ci vuole un eroe, e qui sono raccolte apposta tutte le caratteristiche di un antieroe, e l’essenziale è che tutto ciò produrrà un’impressione spiacevole, perché siamo tutti disabituati alla vita, tutti zoppichiamo, chi più chi meno. Anzi, siamo talmente disabituati che talvolta sentiamo per l’autentica “vita vera” una sorta di ripugnanza, e perciò non possiamo sopportare che ce la rammentino. Infatti siamo arrivati al punto da considerare l’autentica “vita vera” quasi una fatica, poco meno che un lavoro, e siamo tutti d’accordo, in cuor nostro, che sui libri è meglio. E perché ci arrabattiamo talvolta, perché facciamo stravaganze, che cosa chiediamo? Non sappiamo neppure noi che cosa. E staremmo peggio, se le nostre stravaganti richieste venissero accolte. Ebbene, provate un po’ a darci, per esempio, più indipendenza, slegate le mani a chiunque di noi, ampliate la nostra sfera di attività, indebolite la tutela, e noi... ma ve l’assicuro: chiederemo subito di ritornare sotto tutela.
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


A casa, in primo luogo,più che tutto leggevo. Avevo voglia di soffocare con sensazioni esteriori tutto ciò che ribolliva incessantemente dentro di me. E fra le sensazioni esteriori rientrava nelle mie possibilità soltanto la lettura. La lettura, naturalmente, mi aiutava molto: mi agitava, mi dilettava e mi tormentava. Ma di tempo in tempo mi veniva tremendamente a noia. Avevo pur sempre voglia di muovermi, e tutt'a un tratto mi affondavo in un'oscura, sotterranea, disgustosa, non dico depravazione, ma depravazionucola. Quelle passionucole in me erano acute, cocenti, per via della mia perpetua morbosa irritabilità. Avevo degli slanci isterici, con lacrime e convulsioni. Oltre la lettura, non avevo dove andare, cioè non c'era nulla che allora io potessi rispettare nel mio ambiente e verso di cui mi sentissi attratto. Per di più, mi ribolliva dentro la malinconia; mi veniva un'isterica sete di contraddizioni, di contrasti, così mi buttavo alla depravazione......
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


Signori, io, si capisce, scherzo, e so da me che i miei scherzi non sono riusciti, ma pure non si può tutto prendere a scherzo quello che dico. Io forse scherzo colla bava alla bocca. Signori, c’è dei problemi che mi tormentano; risolvetemeli. Cosí per esempio voi volete distogliere l’uomo dalle sue antiche abitudini e correggere la sua volontà secondo quanto esigono la scienza e il buonsenso. Ma che cosa vi fa esser sicuri che non soltanto si può, ma si deve trasformare cosí l’uomo? Che cosa vi fa concludere che la volontà umana deve assolutamente esser corretta? Insomma, che cosa vi fa esser sicuri che una tale riforma tornerà davvero a vantaggio dell’uomo? E, per dir tutto, come mai siete tanto convinti che il non contrastare ai suoi veri e normali interessi, garantiti dagli argomenti della ragione e dell’aritmetica, sia davvero sempre vantaggioso per l’uomo e sia legge dell’umanità tutta? Ma questa, per adesso, è soltanto una vostra ipotesi! E poniamo pure che sia una legge della logica; ma forse non lo è affatto dell’umanità. Voi forse pensate, signori, che io sia pazzo? Lasciate però che mi spieghi. D’accordo: l’uomo è animale prevalentemente costruttore, condannato a tendere coscientemente a uno scopo e a esercitar l’arte dell’ingegnere, ossia a tracciarsi in eterno e senza posa una via, anche se non si sa dove meni. Ma forse appunto perché è condannato a tracciarsi questa via gli vien voglia ogni tanto di buttarsi fuoristrada, e magari anche perché, sia stupido l’uomo immediato e d’azione quanto si vuole, gli balena però talvolta pel capo che la via, come risulta, quasi sempre mena non si sa dove, e che l’importante poi non è dove meni, ma piuttosto e soltanto che, insomma proceda, e che il bravo ragazzo non sia portato a spregiare la propria arte d’ingegnere e non s’abbandoni cosí al rovinoso ozio, il quale è il noto padre di tutti i vizi. Dunque l’uomo ama costruire, e tracciare strade, è pacifico. Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos? Rispondete un pò a questo! Ma su questo punto vorrei io stesso dirvi due parole in particolare. Non sarebbe forse dovuto, questo suo grande amore per la distruzione e pel caos (che talvolta li ami assai è anche pacifico e indiscutibile), al fatto che lui stesso istintivamente ha paura di raggiungere lo scopo e di portare a termine la costruzione? Che ne sapete, magari a lui l’edificio gli piace soltanto da lontano e da vicino niente affatto; magari viverci non gli piace, ma soltanto costruirlo, per poi lasciarlo aux animaux domestiques, quali formiche, pecoroni ecc. ecc. Le formiche però hanno tutt’altri gusti. Hanno, loro, una meravigliosa costruzione del genere, che sfida i secoli: il formicaio.
Dal formicaio le rispettabili formiche hanno cominciato, e col formicaio certamente finiranno, il che torna a grande onore della loro perseveranza e della loro posatezza. Ma l’uomo è creatura avventata ed assurda, e forse a lui come al giocatore di scacchi interessa soltanto il processo di raggiungimento dello scopo, non già lo scopo stesso. E, chissà (nessuno può giurare il contrario), forse lo scopo a cui tende l’umanità consiste unicamente nel mantenere ininterrotto questo processo di raggiungimento, in altre parole è la vita medesima, e non propriamente la meta da raggiungere, la quale, si capisce, non può esser altro che il due piú due quattro, ossia una formula, ma questo due piú due quattro non è piú la vita, bensí il principio della morte.
Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo


"Chi è l’io narrante delle Memorie dal sottosuolo? Al contrario di quanto avviene di solito negli altri racconti e romanzi di Dostoevskij, non è un proprietario di terre, non è un professionista, non è neppure un membro dell’intellighenzia, non è, insomma, un uomo socialmente riconoscibile. Egli è, in realtà, soltanto un uomo “del sottosuolo” cioè un uomo che non si reprime come è d’obbligo nell’appartamento del primo piano per la buona ragione che non fa parte di alcuna società e allora a che serve reprimersi se si è fuori dalla società? È un uomo, però, sincero fino all’indecenza, fino alla spudoratezza, fino all’autoflagellazione. Insomma è un uomo “che si confessa”; ossia, diciamolo pure una buona volta, un’anima. Adoperiamo apposta questa parola, anche se Dostoevskij non se ne serve, perché abbiamo l’impressione che lo scrittore, nella lunga parte introduttiva, abbia voluto isolare e descrivere una situazione che, in mancanza di un termine più appropriato, doveva apparirgli come esclusivamente spirituale, sia pure di una degradata e sordida spiritualità. “Io” e, dunque, un’anima di tipo romantico e byroniano, che dalle tenebre del sottosuolo in cui si è rifugiata come in una fortezza, lancia, in nome dell’irriducibile “male”, una sfida proterva agli abitanti dei piani superiori, tutta gente perbene, debitamente credente nella ragione borghese ed europea.Cosa è avvenuto in realtà in questo straordinario spostamento dell’attenzione realistica dal sociale allo spirituale? È avvenuto che, senza rendersene conto, Dostoevskij, con le Memorie dal sottosuolo, ha creato un personaggio nuovo destinato a dominare la narrativa occidentale nei prossimi cent’anni: il personaggio dell’antieroe nel quale è privilegiata non già la vita sociale ma la vita interiore. È il romanzo che, poi, sarà chiamato esistenzialista, al quale è possibile riallacciare scrittori così diversi come Joyce e Kafka. È stato detto che il romanzo in genere si occupa della società. Questo, però, è vero soprattutto per il romanzo dell’Ottocento. Anche a un osservatore superficiale non può sfuggire che nel romanzo tradizionale i personaggi sono quasi soltanto descritti nel loro agire sociale; e, infatti, non è un caso che da Stendhal a Tolstoj la narrativa ottocentesca è piena di descrizioni di ricevimenti, pranzi, feste, riunioni, cacce, cavalcate e altre simili occasioni mondane; e che i sentimenti dei personaggi siano sempre descritti in riferimento al posto che essi occupano nella società. È vero che Julien Sorel o Anna Karenina frequentano i salotti per incontrarvi l’uomo o la donna che amano; ma bisogna notate che questi salotti sono così importanti per loro che esserne esclusi spinge il primo al delitto e la seconda al suicidio. Insomma, i personaggi del romanzo ottocentesco sono determinati dai loro rapporti con la società; e ben poco sappiamo dei loro sentimenti, diciamo così, privati, cioè non collegati col fatto sociale. Con l’io delle Memorie dal sottosuolo, comincia invece la sua carriera il personaggio esistenziale per il quale il rapporto sociale non è che una proiezione tra le tante della vita interiore. E infatti nel racconto capostipite di Dostoevskij, tutto ciò che vi accade, non accade per motivi sociali ma unicamente interiori, oggi diremmo nevrotici. È la nevrosi che spinge “io” a intrufolarsi nel pranzo degli ex compagni di università; la nevrosi che gli fa inseguire i suoi carnefici fin nel bordello; la nevrosi infine che gli detta il contraddittorio comportamento con la prostituta Liza. Ma Dostoevskij non lo sa. Egli pensa soltanto di utilizzare la parte più “indecorosa” di se stesso per descrivere una certa situazione spirituale. Siamo ancora, come si vede, a quella fase dell’esplorazione del sottosuolo in cui l’esploratore, partito, come Colombo, per arrivare in India, non si accorge di avere invece scoperto il Nuovo Mondo.
Ad ogni modo le date, come abbiamo già osservato, nel caso di Dostoevskij scrittore anticipatore e profetico, sono importanti. Siamo nel 1864, Sigmund Freud, che è nato nel 1856, ha già otto anni. Dunque il sottosuolo, questa crisalide dell’inconscio freudiano, durerà ancora circa trent’anni. Poi cambierà nome e carattere; starà a indicare non più un mistero impenetrabile in molti modi, ma una struttura psicologica rigorosamente articolata e relativamente prevedibile. In Dostoevskij, il sottosuolo era la sede del “male”, vecchio mostro inconoscibile. Con Freud diventa l’inconscio, teatro sotterraneo di un dramma recitato sempre nello stesso modo, sempre dagli stessi tre attori. Del “male” non si parlerà più; esso c’è, beninteso, ma è conoscibile e, in qualche misura, evitabile. Per il decadentismo europeo, poi, questo “male” diventerà, a livello politico-letterario, addirittura il “bene”.
Ma cos’è questo male, alla fine, di cui Dostoevskij si serve per dare scacco alla ragione? Esaminato alla luce della ragione, non quella degli illuministi ma quella della psicanalisi, il cosiddetto “male” nel caso delle Memorie dal sottosuolo, sembra essere un caso parossistico di sadomasochismo principalmente dovuto a una frustrazione di specie sociale. Naturalmente una simile definizione non riguarda il risultato artistico che fa delle Memorie dal sottosuolo uno dei capolavori fondamentali di Dostoevskij; ma riguarda quella che chiameremo l’appropriazione mitopoietica dostoevskiana. In altri termini, il racconto contrassegna una presa di possesso di specie strutturale, dopo la quale l’argomento o non verrà più trattato affatto oppure, come abbiamo già accennato, sarà sviluppato in direzioni nuove dal romanzo esistenzialista.
È istruttivo notare come il sadomasochismo del protagonista delle Memorie dal sottosuolo costituisca, con la sua altalena tra soffrire e far soffrire, la struttura portante di tutto il racconto. La lunga introduzione è sadica nei riguardi della ragione europea e borghese, sfiduciata e svillaneggiata, e masochista nei riguardi del personaggio stesso afflitto da un inestirpabile senso di colpa. Poi “Io” è masochista, in maniera abnorme, nella scena al ristorante, con i suoi ex compagni di università che lo umiliano e lo respingono e continua a esserlo allorché decide di seguirli al bordello e chiede a loro il denaro per pagare la prostituta. Ma una volta in presenza di Liza, nel bordello, diventa immediatamente e raffinatamente sadico. “Io” torna a casa ed è al tempo stesso sadico e masochista con il servo Apollon, capostipite di tutta una serie di servi dostoevskiani insieme mistici e complici; come, del resto, Liza è a sua volta la capostipite di una lunga serie di donne innocenti e profanate. Ma Liza sopravviene e allora per tutta la prima metà della scena finale “io” è sadico; quando però Liza gli lascia sul tavolo il biglietto da cinque rubli con il quale lui ha voluto, sadicamente, umiliarla, è la sua volta di soffrire masochisticamente, come per un crudele e definitivo schiaffo morale. E così via. Alla fine, nella conclusione, il protagonista confermerà che è la nevrosi, in attesa di Freud, il grande integratore sociale, a escluderlo dal mondo. “Raccontare, ormai, per filo e per segno, come io abbia fallito la mia vita per solitaria depravazione morale, per la mancanza di una società, per il mio essere disavvezzo a ciò che si vive e pel mio assiduo rancore nel sottosuolo, vivaddio, non sarebbe interessante”.
Non sarebbe interessante perché, oltre tutto, l’ha già fatto; finito di leggere il racconto, noi sappiamo benissimo perché il protagonista e tanti come lui falliscano la loro vita. Semmai le Memorie dal sottosuolo offrono un altro interesse, il quale riguarda piuttosto l’autore che il personaggio che dice “io”. È vero, dopo Freud, il sottosuolo non sembrerà più così misterioso; cambiando nome, diventando l’inconscio, perderà parte del suo fascino. Ma il vero mistero, che il sempre misterioso Dostoevskij addita nel suo racconto è, in fondo, quello della creazione artistica. L’io narrante descrive non soltanto l’inconscio ma anche la probabile operazione sublimatoria che ha permesso a Dostoevskij di scriverlo. Nelle Memorie dal sottosuolo, infatti, oltre alla storia di una nevrosi si può facilmente ricostruire una storia della trasformazione della nevrosi stessa in racconto. La lunga ma non sproporzionata introduzione psicologico-ideologica premessa alla vicenda vera e propria ci narra in realtà anche un’altra vicenda, quella dell’artista alle prese con la sua materia. Un po’ come Pirandello nei Sei personaggi in cerca d’autore, Dostoevskij ci fa capire che il vero mistero non è quello del protagonista ma quello dell’autore che dalle sordide complessità del “sottosuolo” ha saputo ricavare personaggi indimenticabili, veramente misteriosi questi, di una misteriosità rembrandtiana, quali “io”, Liza, Apollon, gli ex compagni di università. La forza delle Memorie dal sottosuolo deriva soprattutto da questa analisi dell’ispirazione artistica; cioè dal profilarsi dell’autore e del suo rapporto con la materia dietro il protagonista e il suo rapporto con gli altri personaggi."
Alberto Moravia, dall’introduzione a “Memorie dal sottosuolo”, ed. Rizzoli

venerdì 25 aprile 2014

Mao II, Don DeLillo. C’è una forza che è totalmente indipendente dalle mie scelte consapevoli. Ed è una forza piena di rancore e di rabbia. Forse non voglio provare le cose che prova altra gente. Io ho la mia cosmologia del dolore. Lasciatemi in pace con la mia pena.

C’è una forza che è totalmente indipendente dalle mie scelte consapevoli.
Ed è una forza piena di rancore e di rabbia.
Forse non voglio provare le cose che prova altra gente.
Io ho la mia cosmologia del dolore. Lasciatemi in pace con la mia pena.
Don DeLillo, Mao II





1 - IL PERFEZIONISTA MOTTO: “NON SBAGLIARE” Vi e` mai capitato di voler far rispettare ad altre persone una credenza od una tradizione?In questo caso probabilmente avretea attuato la strategia comunicativa 1 anche chiamata“perfezionista”. Il numero Uno dell’ennegramma è caratterizzato dal fatto che è perfetto nelle proprie credenze. Quello in cui crede rappresenta la perfezione a cui gli altri devono adeguarsi. Sono i classici bravi ragazzi che, quando si sono comportati bene da piccoli, hanno ricevuto un premio; quindiogni volta che si sono comportati in modo non conforme agli standard dell’ambiente circostante,sono stati aspramente criticati. In loro si è installato un critico che li giudica costantemente sulloro operato; ad esempio un Perfezionista si concede una serata di svago come premio per l’ottimo lavoro svolto durante la giornata.La loro storia personale è costituita dal fatto che si è creata un equivalenza complessa: amore =critica, essendo nato tra le critiche. Di fatto, il loro punto debole, quello che cercano dievitare è l’affetto e l’amore. Un ipotetica frase che i numeri Uno si ripetono costantemente è:“Se io sono perfetto, sono ok, se tu sei perfetto sei ok”. Per loro le cose della vita o sonogiuste o sono sbagliate.Gli uno sono i classici bravi bambini che devono comportarsi bene in presenza degli altri e ingenere non sono coscienti del fatto che si negano il piacere in quanto sono assorbiti in quello che“devono fare”. Spesso impiegano il loro tempo libero per migliorarsi avendo un io interioregiudicante che li accusa, li controlla nei gesti, pensieri e parole. Come scelta caratteriale sono votati “all’unico modo giusto” in quanto un approccio multiplo alla soluzionedelle problematiche sembra un invito all’anarchia. La rabbia è vissuta come emozione negativache può emergere solo quando vi è una giusta ragione. E solo allora la rabbia viene vissuta comeesperienza liberatoria. Nel giro abituale delle loro amicizie si presentano come persone diassoluto rispetto ma, se si trovano in un ambiente sconosciuto diventano sciolti e disponibili ed èqui che tutte le emozioni e pulsioni represse hanno la libertà di uscire allo scoperto. A voltasuccede che si verifica una dissociazione della personalità, una doppia vita, un verso e un inverso,una specie di divisorio che permette di buttare fuori tutte le pulsioni represse (prete di giorno,rapinatore di notte – maestra impeccabile di giorno, spogliarellista di notte). Se i desideri inconscicominciano a traboccare minacciando di sopraffare l’istanza logica, il critico interno si attiveràimmediatamente con minacce di punizioni per impedirlo. Spesso gli Uno sposano delle causeideologiche in quanto sono il giusto pretesto per far emergere la loro rabbia per una giusta causa,in presenza di un torto effettivo. Nel rapporto di coppia gli Uno vivono nella perenne paura di nascondere i loro lati oscuri alcompagno e questo crea una tensione che cresce con l’avanzare del rapporto. Quando viene raggiunto il punto critico, cominciano a mettere sotto accusa il compagno per paura del rifiuto, in quanto hanno paura della fine del rapporto e decidono di chiudere prima che il coinvolgimentosia eccessivo. In genere tendono a mettere su un piedistallo il loro compagno; infatti per lunghi periodi in cui sono innamorati, il loro critico sonnecchia. Ma quando si sento minacciati o gelosisi riattiva attaccando le manchevolezze dell’altro. I Perfezionisti sono di una devozione assoluta quando percepiscono nel compagno sforzo, lotta e buone intenzioni. Nelle aree in cui siimpegnano, dal tempo libero al lavoro, hanno il costante bisogno di verificare i progressiraggiunti, esigenza difficilmente raggiungibile in quanto cadono in una spirale infinita. Inoltre entrano in meccanismi di paragone con gli altri in cui ricercano i punti deboli per non sentirsiinferiori e questo genera sofferenza in quanto la vittoria dell’altro genera la loro sconfitta. L’importanza di dare sfogo alla rabbia è vitale per provare serenità, spesso non riescono neanchea fare un urlo liberatorio, causando tensioni nel corpo. Infatti, per loro imparare ad arrabbiarsi e far uscire tutta l’energia bloccata può rivelarsi un esperienza quasi terapeutica in quanto dona loro tranquillità e la libertà di poter sperimentare temporaneamente tutto senza giudizio.



1 - IL PERFEZIONISTA

MOTTO: “NON SBAGLIARE”
Vi e` mai capitato di voler far rispettare ad altre persone una credenza od una tradizione?In questo caso probabilmente avretea attuato la strategia comunicativa 1 anche chiamata“perfezionista”.
Il numero Uno dell’ennegramma è caratterizzato dal fatto che è perfetto nelle proprie credenze. Quello in cui crede rappresenta la perfezione a cui gli altri devono adeguarsi. Sono i classici bravi ragazzi che, quando si sono comportati bene da piccoli, hanno ricevuto un premio; quindiogni volta che si sono comportati in modo non conforme agli standard dell’ambiente circostante,sono stati aspramente criticati. In loro si è installato un critico che li giudica costantemente sulloro operato; ad esempio un Perfezionista si concede una serata di svago come premio per l’ottimo lavoro svolto durante la giornata.La loro storia personale è costituita dal fatto che si è creata un equivalenza complessa: amore =critica, essendo nato tra le critiche.
Di fatto, il loro punto debole, quello che cercano dievitare è l’affetto e l’amore. Un ipotetica frase che i numeri Uno si ripetono costantemente è:“Se io sono perfetto, sono ok, se tu sei perfetto sei ok”. Per loro le cose della vita o sonogiuste o sono sbagliate.Gli uno sono i classici bravi bambini che devono comportarsi bene in presenza degli altri e ingenere non sono coscienti del fatto che si negano il piacere in quanto sono assorbiti in quello che“devono fare”. Spesso impiegano il loro tempo libero per migliorarsi avendo un io interioregiudicante che li accusa, li controlla nei gesti, pensieri e parole.
Come scelta caratteriale sono votati “all’unico modo giusto” in quanto un approccio multiplo alla soluzionedelle problematiche sembra un invito all’anarchia. La rabbia è vissuta come emozione negativache può emergere solo quando vi è una giusta ragione.
E solo allora la rabbia viene vissuta comeesperienza liberatoria. Nel giro abituale delle loro amicizie si presentano come persone diassoluto rispetto ma, se si trovano in un ambiente sconosciuto diventano sciolti e disponibili ed èqui che tutte le emozioni e pulsioni represse hanno la libertà di uscire allo scoperto. A voltasuccede che si verifica una dissociazione della personalità, una doppia vita, un verso e un inverso,una specie di divisorio che permette di buttare fuori tutte le pulsioni represse (prete di giorno,rapinatore di notte – maestra impeccabile di giorno, spogliarellista di notte). Se i desideri inconscicominciano a traboccare minacciando di sopraffare l’istanza logica, il critico interno si attiveràimmediatamente con minacce di punizioni per impedirlo. Spesso gli Uno sposano delle causeideologiche in quanto sono il giusto pretesto per far emergere la loro rabbia per una giusta causa,in presenza di un torto effettivo. Nel rapporto di coppia gli Uno vivono nella perenne paura di nascondere i loro lati oscuri alcompagno e questo crea una tensione che cresce con l’avanzare del rapporto.
Quando viene raggiunto il punto critico, cominciano a mettere sotto accusa il compagno per paura del rifiuto, in quanto hanno paura della fine del rapporto e decidono di chiudere prima che il coinvolgimentosia eccessivo. In genere tendono a mettere su un piedistallo il loro compagno; infatti per lunghi periodi in cui sono innamorati, il loro critico sonnecchia.
Ma quando si sento minacciati o gelosisi riattiva attaccando le manchevolezze dell’altro.

I Perfezionisti sono di una devozione assoluta quando percepiscono nel compagno sforzo, lotta e buone intenzioni. Nelle aree in cui siimpegnano, dal tempo libero al lavoro, hanno il costante bisogno di verificare i progressiraggiunti, esigenza difficilmente raggiungibile in quanto cadono in una spirale infinita. Inoltre entrano in meccanismi di paragone con gli altri in cui ricercano i punti deboli per non sentirsiinferiori e questo genera sofferenza in quanto la vittoria dell’altro genera la loro sconfitta. L’importanza di dare sfogo alla rabbia è vitale per provare serenità, spesso non riescono neanchea fare un urlo liberatorio, causando tensioni nel corpo. Infatti, per loro imparare ad arrabbiarsi e far uscire tutta l’energia bloccata può rivelarsi un esperienza quasi terapeutica in quanto dona loro tranquillità e la libertà di poter sperimentare temporaneamente tutto senza giudizio.


2 - L'ALTRUISTA

MOTTO: “RENDITI UTILE”
Vi e` mai capitato di voler aiutare qualcuno senza volere altro in cambio che il suo sorriso e lasua riconoscenza?In tal caso avete adottato la strategia comunicazionale 2: altruista.
Per questa tipologia sono molto importanti le relazioni con gli altri. È importante l’opinione altrui e quindi ha un forte riferimento esterno(estroverso). Nella vita tende una rete di relazioni che dipendono da lui. Capisce che per controllare gli altri deve compiacere, in maniera tale da renderli in qualche modo dipendenti. Ragiona in questi termini: “Relazione o non relazione?”.
Una domanda che gli si può porre per individuarlo è: “Ti piace essere indispensabile agli altri?”. Pur di piacere, tende a modificare la sua personalità per poter entrare in sintonia con i suoi interlocutori. Per i sistemi rappresentazionali che utilizza maggiormente, sente qualcosa e agisce.Vive in uno stato associato ed è opzionale nelle sue scelte ed azioni.La sua storia personale è caratterizzata dal fatto che ha capito che il mondo è fatto di relazioni edè importante controllare attraverso il compiacere. 
Sin da piccoli sono stati amati per la loro gradevolezza e hanno imparato a riconoscere le qualità che piacevano agli adulti che lo circondavano e a soddisfare le loro aspettative.
Quindi il loro punto debole è il pensiero e la logica in quanto non vuole usarla. È più importante la relazione che ragionare sulle cose. Infatti pensa che se usa la logica, sbaglia. I Due quando si relazionano agli altri è come se pensassero:“Sarò amato?”. Anche quando non ricevono l’approvazione ricercata entrano in un meccanismo coatto che li porta ad adulare la persona che identificano come fonte del bisogno d’amore.Arrivano ad alterare se stessi per risultare desiderabili e vivono la sensazione di ingannare l’altroin quanto fanno vedere solo quello che la persona vuole.
I Due si sentono composti da più Io che adottano a seconda delle persone con cui si relazionano e adottano con il compagno quella che si più gli si adatta. Sono frammentati in tanti Io quanti sono gli amici senza che mai nessuno possa arrivare a conoscerli in maniera totale. Infatti nelle prime fasi del rapporto di coppia soddisfano in pieno le aspettative del compagno. In seguito scatta la rabbia per il fatto di sentirsi minacciati nella libertà, dalla sensazione di essere manipolati dal compagno e per aver dimenticato alcuni aspetti del proprio sé. Per soddisfare i propri bisogni agiscono in maniera indiretta, compiacendole persone che sono in grado di materializzarli. Inoltre è fondamentale capire che quello che il Due offre è quello che in realtà desidera ricevere dalla persona. Se i risultati tardano ad arrivare scatta un meccanismo di recriminazioni. È come se il bilancio del Dare e Avere fosse in spareggio e si attivano affinché gli altri riconoscano il proprio debito. Se i loro sforzi non sono apprezzati, si sentono sgonfiati in quanto il consenso degli altri è di fondamentale importanza per sentirsi amati. Hanno una forte connotazione seduttiva che spesso si rivela in maniera inconsapevole. Infatti seducono senza rendersene conto. Sentirsi desiderarti, soprattutto sessualmente, li fa sentire sicuri. Questo non vuol dire che vanno alla ricerca di rapporti occasionali, anzi quello che a loro più importa è ricevere attenzioni sessuali. Infatti un contatto troppo intimo fa scattare in loro la paura di far venir fuori il “Sé” venduto. Quindi, possono avere anche una paura per i rapporti troppo intimi ma, continueranno a prensentarsi sempre in chiave seduttiva per ricercare conferme fuori. I Due possono entrare in crisi quando entrano in profondità in un rapporto di coppia in quanto cominciano a sentirsi minacciati nella propria indipendenza, sentono il desiderio far uscire fuori il vero Io. In altri casi possono credere di essere indipendenti quando pensano di poter manipolare il compagno a piacimento per tutta la vita attraverso il compiacimento. Spesso i Due si imbarcano in triangoli amorosi in quanto questo gli permette di sperimentare più aspetti dell’Io.
Inoltre li attira il fatto che possono essere i prediletti nascosti di qualcun altro. Se il compagno segreto è sposato non chiedono di rompere il matrimonio, in quanto è proprio la non disponibilità completa che li attira e li fa sentire speciali. Nel rapporto di coppia la parola magica è “Sfida” in quanto è qui che può dimostrare il meglio delle sue capacità seduttive. Più la sfida è difficile, più il Due annulla se stesso per conquistare l’altro. Infatti questa rappresenta la fase più eccitante del rapporto. Solo quando la sfida finisce,l’Altruista comincia a rendersi conto che cosa significa avere un rapporto con la persona conquista da cui possono scaturire una serie di frustrazioni per la libertà negata. Infatti si sentono liberi quando vogliono staccarsi dal compagno e non aderiscono più alle sue richieste.

3 - IL MANAGER

Vi e` mai capitato di voler “dare il massimo”, raggiungere gli obiettivi piu` alti?In tal caso avete adottato la strategia comunicativa 3, il “manager”.È il classico Uomo Azienda, molto attivo e vuole essere lodato dalla società. Per lui la cosa piùimportante è il “fare”.
Infatti pensa: “se non fai non sei nessuno”. È molto più importante quelloche si fa che quello che si è realmente. Fa così tanto che a volte non si rende conto di quantoagisce e quando glielo fanno notare, non ci crede. Quindi tende a diventare Iper-onesto perché sisente mentitore. Si motiva sulle possibilità ed ha un forte riferimento esterno. La sua modalità diazione nella vita è: “vedo e agisco”. La sua storia personale gli ha insegnato che non deve cercare riconoscimenti legati all’affettività ma. Più al fare e agli onori. Da piccoli hanno ricevuti apprezzamenti per quello che facevano e non per quello che erano e che quindi l’amore passa attraverso il successo. Ma, tutto questo agire, non gli permette di capire qual è il suo scopo nella vita. Infatti questa è la debolezza da cui cerca di sfuggire.
 I tipi Tre da piccoli sono stati lodati per i loro successi e hanno ricordi di infanzia basati sull’interesse degli adulti su i loro successi piuttosto che su i loro sentimenti.. di conseguenza hanno capito che per essere apprezzati devono annullare i loro sentimenti personali e concentrarsi sull’immagine esterna che gli garantisce riconoscimento. Gli stati d’animo come la depressione riescono a evitarli concentrandosi sul lavoro. Il “lavorare sodo” è un anti-depressivo naturale.Hanno un elevato senso della pianificazione giornaliera. Infatti, le loro attività quotidiane sono stabilite in anticipo e sono i classici tipi che si portano il lavoro in vacanza e che preferiscono fare “maratone vacanziere” in più paesi in quanto questo gli permette la programmazione delle attività.
 La vacanza la vedono come una perdita di tempo prezioso da dedicare al lavoro e quindi tendono a farla coincidere con le loro attività professionali.. Hanno una tendenza verso il pensiero positivo ma sono intolleranti verso chi si mostra debole emozionalmente o di scarso rendimento.I tipi Tre preferiscono non porsi obiettivi personali e preferiscono farli coincidere con quelli della società, auto ingannandosi. Inoltre, sono estremamente convinti della loro salute psicologica in quanto i problemi psicologici sono per gli altri. Sono talmente impegnati in tutte le loro attività che non possono entrare in contatto con il loro Io. Questo accade solo nelle pause forzate esperimentano un contatto con la loro sincerità interiore. Questo può essere terribile in quanto può portare a galla verità interiori che possono non coincidere con quelle esterne impostate sugli standard sociali. Il loro punto di forza è il “pensiero convergente”: se hanno un obiettivo da raggiungere, riescono a staccare “la spina” dei pensieri negativi che potrebbero distoglierli dalla meta finale. Infatti amano gli obiettivi a breve termine in quanto hanno più possibilità legate all’azione e meno alla pianificazione.
Una caratterista negativa del tipo Tre è la identificazione eccessiva con il ruolo professionale; questo li porta a parlare sempre di lavoro, anche nella vita privata. Inoltre, un Tre non integrato non ascolta le critiche, pensando che queste scaturiscano dall’invidia nei suoi confronti. Questo avviene perché la sconfitta non fa parte del suo mondo,esistono solo il successo e l’apprezzamento. Questa tipologia ha un inclinazione particolare alla falsità; naturalmente non si tratta di bugie particolarmente clamorose ma di piccoli e continui abbellimenti delle sue imprese. Anche la vanità è una trappola per il Tre: abiti firmati, macchine di lusso, ambienti socialmente elevati e anche il partner e la famiglia diventano “oggetti” da mostrare in quanto devono sempre essere in forma e all’altezza della situazione.Sessualmente tendono a proiettare un’immagine di un ruolo stimolante. Sono stimolati nella competizione per risultare più attraenti o sessualmente potenti

4 - IL ROMANTICO

MOTTO: “PROFONDITA’ CONTRO SUPERFICIALITA’”
Avete mai riflettuto sui vostri amori, sulle persone che amate?In tal caso avete adottato la strategia comunicativa 4: “il romantico”Anche per questa tipologia, come per l’Altruista, sono importanti le relazioni ma, agisce solo quando vi è la necessità, cioè quando capisce che sta per perdere un determinata persona(strategico). Infatti nella sua storia personale ha avuto delusioni dalle persone che aveva attorno e ha perso l’oggetto d’amore.
Da piccolo ha vissuto l’abbandono di una figura importante oppure gli stato imposto di identificarsi nel disagio di una famiglia infelice. Quindi ha la paura di perdere gli amati. È tendenzialmente un masochista in quanto ipoteticamente si dice: “se io soffro sono ok, se tu soffri sei ok”; se il partner non soffre un po’ per lui, pensa che non lo ami. Infatti, per lui l’elemento “sofferenza” rende vera la vita. Ragiona sulle emozioni e in genere è il classico “bravo soldato” in quanto esegue e ubbidisce. Cerca la profondità contro la superficialità.
Cerca il meglio in quello che non c’è. In fatti tende a fantasticare molto, a raccontarsi delle storie e, quindi, ad agire poco. Infatti la sua debolezza è nell’azione e nella volontà, capacità caratteristiche del numero Tre che il Romantico giudica superficiale. Il tipo Quattro si concentra su i lati positivi dell’oggetto d’amore perduto, idealizzando oltremisura. Infatti il confronto con la realtà lo stimola meno, vedendo la realtà e il momento presente come prove per il “bellissimo momento futuro che verrà”. Di fatto hanno una tendenza a sabotare quello che hanno a disposizione vivendo nella convinzione che arriverà quello che idealizzano e che finalmente risveglieranno il loro Sé. Se il loro partner gli chiede di rinunciare agli ideali, il Romantico farà di tutto per allontanarlo prima che quello che stato idealizzato nel rapporto possa essere sporcato dalla realtà. Poi, quando si sentirà al sicuro cercare di riavvicinarlo, in quanto si sente motivato a raggiungere le cose inottenibili. Infatti nei rapporti tende al “tira e molla”. L’allontanamento del partner scatta anche quando non sente più la tensione emotiva. I tipi Quattro hanno un grosso bisogno di intimità ma la paura di poter essere abbandonati li spinge a “bloccarsi” emotivamente quando la storia sentimentale tende divenire più profonda e devono essere profondamente convinti della fedeltà dell’altro per poter aprire l’ultima porta che fa accedere al loro sé.
 Infatti alcuni Quattro parlano di diversi livelli di amore e che solo la persona giusta, idealizzata può accedere alla “perla” celata nel loro intimo più profondo.. Quello che ricercano nella vita non è tanto la felicità ma l’alchimia e l’intensità di sentimenti ed emozioni. La lontananza forzata da una persona cara può spingerli ad ingigantire i sentimenti verso di lei.. I Romantici gravitano attorno a due poli emozionali: l’iperattività e la depressione. Infatti possiamo trovare dei Quattro che reagisco all’abbandono buttandonsi nella depressione più profonda e in seguito, quando ne escono, affermano di esserne stati trasformati;altri che reagiscono divenendo iperattivi: infine vi sono altri Romantici che oscillano da un polo all’altro. I tipi Quattro sono convinti di potersi sintonizzarsi con i sentimenti e le emozioni degli altri. Di fatto, i Romantici evoluti riescono realmente a sintonizzarsi con gli stati d’animo di chi hanno difronte sperimentando un’empatia molto forte.
Uno degli aspetti negativi è lo scarso realismo, la tendenza a idealizzare troppo una realtà che verrà, senza vivere quella presente ed agire per raggiungere gli obiettivi. Questo li può portare a un’incapacità di decisione. Il Romantico è portato a ricercare situazioni estreme e pericolose e solo allora tende ad agire più del solito ma, in maniera sconsiderata e irresponsabile. Ed è proprio nel culmine di queste situazioni che il Quattro sente la vita e le persone più vere.Una delle paure fondamentali del Quattro è l’ordinarietà.
È un anticonformista e fa’ di tutto per essere speciale ed è contro la quotidianità. Anche nell’abbigliamento cerca sempre di mettere qualcosa che un po’ lo distingua dalla massa. Anche se a volte può dire di aver indossato la prima cosa che gli è capitata, di fatto gli abiti sono stati ben studiati. Una vita ordinaria, pianificata,senza emozioni intense e colpi di scena terrorizza il Romantico. Questo aspetto rende interessante la vita accanto a un Quattro non stressato, in quanto farà di tutto per trasformare la routine in un’avventura.Un’altra caratteristica è la capacità di introspezione. Non ha paura di andare nelle profondità dell’inconscio. Anzi, si motiva ad andare verso la profondità contro la superficialità

5 – L’EREMITA

MOTTO: “CONOSCERE”
Vi siete mai voluti isolare per esaminare piu` in dettaglio la situazione?In tal caso avete adottato la dinamica 4: “l’eremita”È il cosiddetto Falso saggio. Tende ad isolarsi dagli altri ed è un raccoglitore di informazioni ma,non le dà tanto volentieri (avarizia).
Il suo sogno irrealizzabile è avere ogni conoscenza. Da piccolo gli hanno fatto credere di non essere niente, di valere poco, quindi è stato pococonsiderato e per rifugiarsi dal dolore si è distaccato dai sentimenti; oppure è stato troppo invasodai famigliari e ha scelta la chiusura emotiva come strategia di sopravvivenza.
Quando è solo pensa di essere nell’essenza e quando viene invaso nel suo spazio dagli altri, pensa di perderla.Infatti è contro l’invasione e si parla dei suoi sentimenti. La sua debolezza è la mancanza dell’espressione della potenza. Se le sue compulsioni vengono estremizzate, tende a divenire un sociopatico. Riducono al minimo i contatti e hanno semplificato le loro esigenze. Tendenzialmente evitano ogni tipo di coinvolgimento e si sentono sotto pressione quando gli altri hanno delle aspettative su di lui. La loro vita è orientato verso il “mentale”.
Infatti vivono il contatto con le persone in modo particolare: non riescono a viverlo pienamente nel momento e lo riassaporano più tardi acasa loro, quando sono soli. Un rapporto a quattr’occhi, eccessivamente intimo ed imprevisto può congelarli, facendo aumentare la loro compulsione a volere restare da soli per poter elaborare le emozioni vissute. Nell’ambito delle amicizie creano degli scomparti, in modo tale che vi sono degli amici che non si conosceranno mai tra di loro. Un tipo Cinque può spingersi a vivere così mentalmente un rapporto affettivo, senza che l’altra persona sappia che occupa un ruolo importante nella sua vita.Ha una tendenza alla programmazione, cercando di anticipare e sapere tutto quello che accadrà in anticipo, preparando e programmando il loro comportamento. Infatti la programmazione gli consente di staccarsi emotivamente dalla situazione vissuta al momento.
I tipi Cinque non dipendono dall’approvazione altrui. Questo gli permette di essere una tipologia difficilmente influenzabile. Hanno un forte riferimento interno e spesso non sentono le parole dichi hanno di fronte per il semplice fatto che sono troppo concentrati sul loro mondo interiore. Nonostante ciò sono degli ottimi osservatori ma, perché tendono a ricercare e studiare tutti quei modelli che esplicano i sistemi di interazione legati al comportamento umano. Raccolgono dati,anche i più insignificanti e ne ricavano sistemi logici. Infatti sono estremamente razionali e tutte le loro elaborazioni sono basate su “basi solide” e non sulla razionalità.
L’Eremita ricerca l’indipendenza in modo da poter badare a se stesso senza che gli altri possano invadere il suo spazio privato. Ed è in questa dinamica che si spiega la sua avarizia, in quanto la sicurezza materiale gli assicura l’indipendenza. In altri casi l’avarizia è di tipo intellettuale: bevono fiumi di conoscenze ma non le cedono a chi gli sta attorno. Il tipo Cinque è caratterizzata dalla freddezza emotiva e difficilmente si lascia andare in effusioni e detesta chi invece si lascia andare in manifestazioni emotive esagerate.
Di contro, può essere unottimo amico in quanto, proprio per la sua compulsione a raccogliere conoscenze, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare con lui. Inoltre quando viene interpellato per un consiglio, siesprimerà solo dopo aver raccolto tutti i dati e difficilmente esprimerà opinioni superficiali.
l’azione universale coordinata delle due leggi fondamentali del ternario e del settenario. Il cosiddetto triangolo interno esprime la Legge del Tre, quella di una forza attiva, passiva e riconciliante, un’universale triplicità in tutto ciò che esiste. L’altra figura composta dai punti rimanenti, riflette la Legge del Sette che governa la progressione di tutti i processi. Il cerchio simbolizza l’Uno, lo zero, o meglio la spirale, perché il simbolo va inteso in senso dinamico.









Arthur Schnitzler. La mia formazione medica mi ha aiutato a capire il problema del comportamento umano. Nei miei lavori teatrali ho anticipato la teoria freudiana del sogno. Ciò non deve sembrare strano. Ogni lavoro teatrale è prodotto nella psiche del drammaturgo prima di essere rappresentato in teatro. Un lavoro teatrale è un colloquio del drammaturgo con se stesso. Rappresentando dei conflitti sulla scena il drammaturgo combatte con la sua anima [...]. Per alcuni aspetti io costituisco un «doppio» del dottor Freud. Lo stesso Freud mi ha definito una volta un suo gemello psichico. Nella letteratura io percorro la stessa strada su cui Freud avanza con temerarietà sorprendente nella scienza. Entrambi, il poeta e lo psicoanalista, guardano attraverso le finestre dell’anima. Leibniz ha sostenuto che l’anima non ha «finestre». Freud ha dimostrato il contrario.

La mia formazione medica mi ha aiutato a capire il problema del comportamento umano.
Nei miei lavori teatrali ho anticipato la teoria freudiana del sogno. Ciò non deve sembrare strano. Ogni lavoro teatrale è prodotto nella psiche del drammaturgo prima di essere rappresentato in teatro. Un lavoro teatrale è un colloquio del drammaturgo con se stessoRappresentando dei conflitti sulla scena il drammaturgo combatte con la sua anima [...]. Per alcuni aspetti io costituisco un «doppio» del dottor Freud. Lo stesso Freud mi ha definito una volta un suo gemello psichico. Nella letteratura io percorro la stessa strada su cui Freud avanza con temerarietà sorprendente nella scienza. Entrambi, il poeta e lo psicoanalista, guardano attraverso le finestre dell’anima. Leibniz ha sostenuto che l’anima non ha «finestre». Freud ha dimostrato il contrario.
Arthur Schnitzler. Sulla psicoanalisi


Lettera ad Arthur Schnitzler-Vienna, 8 maggio 1906:
"Stimato dottore, da moti anni sono consapevole della vasta coincidenza che sussiste tra le Sue e le mie interpretazioni di parecchi problemi psicologici ed erotici, e poco tempo fa ho avuto il coraggio di sottolinearla espressamente (Frammento di un'analisi d'isteria, 1905). Spesse volte mi sono chiesto con meraviglia, dove Lei potesse attingere questa o quella segreta conoscenza che io ho acquistato con faticosa indagine dell'oggetto, e infine sono giunto al risultato di invidiare il poeta, che altrimenti ammiro. Ora può immaginare quanta gioia mi hanno dato e quanta mi hanno commosso le righe nelle quali anche Ella mi dice di aver attinto stimolo dai miei scritti. Quasi mi sento amareggiato di aver dovuto arrivare a cinquant'anni per sentirmi dire una cosa così onorevole. Con grande stima, Suo devoto Dr. Freud ".

Sempre Freud a Schnitzler (Vienna,14 maggio 1922):
 [...] Penso di averLa sempre evitata per una specie di -timore del sosia-.



"Credo alla tua saggezza solo se viene dal cuore, credo alla tua bontà solo se viene dalla ragione."
Arthur Schnitzler (Vienna, 15 maggio 1862 – Vienna, 21 ottobre 1931) è stato uno scrittore, drammaturgo e medico austriaco.


"Ah, non capiamo la morte, non la capiremo mai, e ogni essere è in realtà solo allora morto, quando sono morti anche tutti quelli che lo hanno conosciuto." (pag.143).
Sono otto racconti, più o meno lunghi, più o meno riusciti, scritti in gioventù.
Arthur Schnitzler (1862-1931), I morti tacciono



Sì, il passo si riferisce alla conoscenza diretta, almeno io ho capito così. E del resto andiamoci piano a parlare di immortalità, non darei per scontato che il genere umano non si estingua in un modo o nell'altro.



È conosciuto soprattutto per aver messo a punto un artificio narrativo conosciuto come monologo interiore al quale fece spesso ricorso nelle sue opere per descrivere lo svolgersi dei pensieri dei suoi personaggi.

Schnitzler nasce da famiglia ebraica a Vienna, dove frequenta le scuole superiori dal 1871 al 1879. Successivamente si iscrive alla facoltà di medicina e consegue la laurea nel 1885. Già durante gli studi universitari emerge la sua inclinazione letteraria, ma la sua prima opera è del 1888: l'atto unico L'avventura della sua vita. In essa compare per la prima volta il personaggio di Anatol che darà il nome ad un ciclo di atti unici.

Alla morte del padre, nel 1893, lascia l'impiego ospedaliero e apre uno studio medico privato. Nel 1895 viene rappresentato al Burgtheater di Vienna, Amoretto che dà subito notorietà e successo all'autore. Nel 1900 pubblica Il sottotenente Gustl che provoca la sua radiazione da tenente medico dell'esercito, a seguito della impietosa rappresentazione della vita militare fatta nel romanzo.

Nel 1902 nasce il figlio Heinrich, avuto dalla cantante Olga Gussmann, con cui si sposa nel 1903. Nello stesso anno va in scena a Monaco di Baviera Girotondo, scritto tre anni prima e mai pubblicato, provocando un notevole scandalo per il presunto cinismo con cui vengono rappresentati i rapporti tra cinque uomini e altrettante donne che sono uniti da un filo comune. Il testo teatrale viene pubblicato dopo pochi mesi dalla rappresentazione, riportando un successo di vendite strepitoso. Girotondo è tuttora un lavoro molto rappresentato.
Nel 1905 debutta Intermezzo con cui otterrà il Premio Grillparzer per la commedia. Nel 1909 nasce la figlia Lili. Nel 1913 pubblica Beate e suo figlio. L'anno successivo esce un film tratto dalla commedia Amoretto, con sceneggiatura dell'autore. È l'inizio di un filone di opere cinematografiche basate, più o meno strettamente, sull'opera di Schnitzler che arriva fino ai giorni nostri con Eyes Wide Shut (1999) di Stanley Kubrick versione cinematografica di Doppio sogno.
Nel 1917 pubblica Il dottor Gräsler medico termale e nel 1918 Il ritorno di Casanova. Schnitzler era molto attratto dalla vita dell'avventuriero veneziano e ne fece il protagonista di opere di pura invenzione che riuscivano però a rendere con grande precisione introspettiva il carattere del personaggio. Nel 1924 pubblica La signorina Else. Tra il 1925 e il 1926 esce, pubblicato su una rivista, Doppio sogno.
Il 26 luglio del 1928 la figlia Lili si suicida. È un atto inspiegabile e per il padre un durissimo colpo dal quale non si riprenderà più.
Tre anni dopo Schnitzler muore, a Vienna, per un ictus.




Fuga nelle tenebre è un'avvincente descrizione di come nasce e si sviluppa un delirio.






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