ॐ Open Your Mind ॐ
AVVERTENZE - IMPORTANTE: "Questo blog NON rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate, così come i testi, sono da intendersi come materiale di propaganda; qualora il loro utilizzo violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog, che provvederà alla loro pronta rimozione".
giovedì 2 febbraio 2012
Il piacere che ci viene dagli oggetti del mondo non è che una parte infinitesimale della beatitudine che si trova nel più profondo di noi stessi
Etichette:
Anima,
Io,
Merce,
Merci,
Mondo Esteriore,
Mondo Interiore,
Oggetti,
Oggetto,
Piacere,
Realtà,
Sè
Emanuele Severino racconta. I presocratici e la nascita della filosofia
Emanuele Severino
racconta
I presocratici e la
nascita della filosofia
[...] Noi viviamo in un Occidente
che ha visto due guerre mondiali, da cui è stato squartato, un Occidente che è
stato poi attraversato da un lungo periodo di tensione dovuto alla guerra
fredda. Vorrei che, guardandoci attorno, si arrivasse lontano, fino a quello
che abbiamo appunto chiamato l'inizio del pensiero filosofico: i cosiddetti
primi pensatori greci.
Credo che tutti si siano resi
conto dello spostamento della conflittualità planetaria dall'asse est-ovest
(Unione Sovietica-Stati Uniti) all'asse nord-sud. Perché è accaduto questo?
Perché, semplificando, il Nord del pianeta è ridiventato omogeneo. Dico
«ridiventato» perché, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, la
Russia era a pieno titolo all'interno della civiltà e della società europea.
Poi si è prodotto lo scontro tra capitalismo e socialismo reale. Questo
scontro, possiamo dire, è lo scontro fra due filosofie. Chi pensa che la
filosofia sia qualcosa di astratto, spesso non si rende conto che il socialismo
reale, guidato dal marxismo, è una delle più grandi filosofie che ripropongono
il modo di fare filosofia proprio del passato. Ma anche il capitalismo è una
grande filosofia. Non possiamo qui soffermarci a indicare il perché queste due
forme di situazione sociale siano due grandi filosofie. Intendo invece
approfondire rapidamente il fatto che se il Nord del pianeta è ridiventato
omogeneo, questo è dovuto alla circostanza per cui al centro della società si è
posta la scienza alla guida della tecnica, emarginando così quelle che oggi si
chiamano ideologie, cioè le grandi forze culturali e civili dell'Occidente che
noi abbiamo già nominato parlando di capitalismo e di socialismo reale.
Ma perché è accaduto questo?
Rispondendo a tale domanda ci troviamo in pieno nel tema che vogliamo affrontare.
Potremmo dire: la scienza e la tecnica si sono poste al centro e hanno
emarginato le grandi ideologie del passato perché è venuta meno la convinzione
che in queste ideologie ci fosse verità. Noi pronunciamo la parola «verità»
tutti i giorni, ma si tratta di capire da dove essa provenga, quale sia il
significato che l'ha determinata, che ha determinato il senso radicale di
questa parola. Diciamo allora in tutta semplicità che l'attenzione per la verità
è la nascita della filosofia.
La ricerca della
verità
Noi oggi parliamo di verità in
molti sensi, diciamo perfino: «Questa cosa è più vera di un'altra», misurando
così la verità. Il modo in cui oggi parlano della verità non solo la scienza,
ma anche la religione - Gesù infatti dice: «Io sono la via, la verità e la
vita» — o l'arte, è ereditato dall'irruzione nella storia dell'uomo di un
evento straordinario, cioè di quell'evento che si chiama, appunto, filosofia.
I primi pensatori greci (e non
crediamo che, per il fatto che li si chiami presocratici, siano una sorta di
preambolo accidentale rispetto alla filosofia socratica e poi ai grandi
filosofi che costituiscono l'ossatura della nostra civiltà) portano alla luce
il significato radicale della verità. Ma perché? Teniamo presente quello che
dice Aristotele, uno dei massimi filosofi dell'umanità: «La filosofia nasce da
thàuma». Quasi sempre si traduce la parola thàuma, in modo troppo debole, con
«meraviglia», ma la parola «meraviglia» fa subito pensare a una sorta di gioco
intellettuale in cui un individuo, chiamato poi «filosofo», si meraviglia o si
stupisce di cose di cui gli altri non si meravigliano. No, così è troppo
Hermes. Messaggero degli Dei e Dio degli Oratori, Poeti, Atleti, Inventori, Commercianti, Ladri e Bugiardi
Per la mitologia greca l'inventore della lira fu Hermes.
Un giorno il dio trovò all'interno della grotta una tartaruga.
Hermes prese il carapace, e tese al suo interno sette corde di budello di pecora,
costruendo così la prima lira. Il Dio la regalò poi ad Apollo, e questi al figlio Orfeo.
Etimologia: dal 1848, quando Karl Otfried Müller ne fornì una dimostrazione[8], si credeva che il nome Hermes derivasse dalla parola greca HERMA (GRECO ἕΡΜΑ), che identifica un tipo di PILASTRO QUADRATO O RETTANGOLARE DECORATO IN ALTO CON UNA TESTA (GENERALMENTE BARBUTA) DI HERMES ED IN BASSO CON LA RAFFIGURAZIONE DI GENITALI MASCHILI DURANTE L'EREZIONE. Negli ultimi anni però, la scoperta della precedente presenza del dio anche nel pantheon miceneo, testimoniata dalle iscrizioni in scrittura Lineare B ritrovate a Pilo ed a Cnosso che riportano "Hermes Aroia" (Hermes ariete), hanno fatto propendere per l'opinione opposta, ovvero che dal dio il nome sia passato alla rappresentazione in forma di pilastro. In ogni caso l'associazione con questo tipo di costruzioni — usate ad Atene con scopi apotropaici e in tutta la Grecia per segnare le strade e i confini — ha fatto sì che Hermes diventasse il DIO PROTETTORE DEI VIAGGI FATTI VIA TERRA.
Un giorno il dio trovò all'interno della grotta una tartaruga.
Hermes prese il carapace, e tese al suo interno sette corde di budello di pecora,
costruendo così la prima lira. Il Dio la regalò poi ad Apollo, e questi al figlio Orfeo.

Lira ricostruita a partire da una ritrovata ad Atene, risalente al V° sec a.C.
Ora al British Museum, Elgin Collection
La nascita di Hermes.
Hermes nacque sul Monte Cillene in Arcadia. Secondo quanto racconta l'Inno ad Hermes, SUA MADRE MAIA ERA UNA NINFA […] una delle Pleiadi, figlie di Atlante, che si erano rifugiate in una grotta del monte Cillene. IL PICCOLO HERMES FU UN BAMBINO MOLTO PRECOCE: NEL SUO PRIMO GIORNO DI VITA INVENTÒ LA LIRA, E LA NOTTE STESSA RIUSCÌ A RUBARE LA MANDRIA IMMORTALE DI APOLLO, NASCONDENDOLA E CANCELLANDONE LE TRACCE. Quando Apollo accusò Hermes del furto Maia lo difese dicendo che non poteva essere stato lui, dato che aveva trascorso con lei tutta la notte. Tuttavia intervenne Zeus che disse che in realtà Hermes aveva effettivamente rubato la mandria e doveva restituirla. MENTRE DISCUTEVA CON APOLLO, HERMES COMINCIÒ A SUONARE LA SUA LIRA: IL SUONO DEL NUOVO STRUMENTO PIACQUE COSÌ TANTO AD APOLLO CHE, IN CAMBIO DI ESSO, ACCETTÒ CHE HERMES SI TENESSE LA MANDRIA RUBATA".
"Ermes, Hermes, Ermete o Ermète
(in greco antico Ἑρμῆς) nella religione greca è il MESSAGGERO DEGLI DÈI E DIO
DEGLI ORATORI, DELLA LETTERATURA, DEI POETI, DELL'ATLETICA, DELLE INVENZIONI, E
DEL COMMERCIO IN GENERALE[1] nonché, NELLA TEOLOGIA GRECA, RAPPRESENTANTE DEL
LÓGOS (ΛΌΓΟΣ, RAGIONE O PAROLA)[2].
Platone fa sostenere anche a
Socrate che SI 'DICE' CHE: «ERMES È DIO INTERPRETE, MESSAGGERO, LADRO,
INGANNATORE NEI DISCORSI E PRATICO DEGLI AFFARI, IN QUANTO ESPERTO NELL'USO
DELLA PAROLA; SUO FIGLIO È IL LOGOS»[3], pur ritenendo che in realtà di questi
dèi non sappiamo nulla[4].
« Si tramanda che il loro capo
sia Ermete, significando che bisogna compiere atti graditi con raziocinio, e
non a caso, bensì verso quanti ne sono degni; infatti, chi sia stato trattato
con ingratitudine diviene più restio a compiere benefici. Ora si dà il caso che
ERMETE SIA IL LÓGOS, CHE GLI DÈI INVIARONO A NOI DAL CIELO, FACENDO DELLA
RAZIONALITÀ UNA PREROGATIVA ESCLUSIVA DEGLI UOMINI, TRA LE CREATURE CHE VIVONO
SULLA TERRA, il che essi ritennero di gran lunga eminente su tutto il resto. E HA
PRESO NOME DELL'OCCUPARSI DI PARLARE (MÉSTHAIN EREÎN) OSSIA DI DIRE LÉGEIN,
oppure del fatto di essere nostro presidio (éryma) e, per così dire, nostra
fortezza. »
Lucio Anneo Cornuto. Compendio di
Teologia greca. XVI
Questa caratteristica teologica è
derivata dalla sua precedente interpretazione mitica come DIO DEI CONFINI E DEI
VIAGGIATORI, DEI PASTORI E DEI MANDRIANI, DEGLI ORATORI E DEI POETI, DELLA
LETTERATURA, DELL'ATLETICA, DEI PESI E DELLE MISURE, DEL COMMERCIO E
DELL'ASTUZIA CARATTERISTICA DI LADRI E BUGIARDI.[5]
L'Inno omerico ad Hermes lo
invoca come: "DALLE MOLTE RISORSE (POLÙTROPOS), GENTILMENTE ASTUTO,
PREDONE, GUIDA DI MANDRIE, APPORTATORE DI SOGNI, OSSERVATORE NOTTURNO, LADRO AI
CANCELLI, CHE FECE IN FRETTA A MOSTRARE LE SUE IMPRESE TRA LE DEE IMMORTALI".[6]
Hermes funge anche da interprete, svolgendo il RUOLO DI MESSAGGERO DA PARTE
DEGLI DEI PRESSO GLI UOMINI, un compito che divide con Iris. DA HERMES DERIVA
LA PAROLA ERMENEUTICA, OVVERO L'ARTE DI INTERPRETARE I SIGNIFICATI NASCOSTI. In
greco un uomo fortunato veniva chiamato "hermaion".
La figura di HERMES come
inventore del fuoco[7] può essere accostata a quella di PROMETEO. Si credeva
che HERMES, OLTRE ALLA SIRINGA E ALLA LIRA, AVESSE INVENTATO ANCHE MOLTI TIPI
DI COMPETIZIONI SPORTIVE E LA PRATICA DEL PUGILATO: per questo ERA CONSIDERATO
IL PROTETTORE DEGLI ATLETI. Vari esperti di mitologia contemporanei hanno nei
loro scritti messo HERMES IN RELAZIONE CON DIVINITÀ IMBROGLIONE E INGANNATRICI
PRESENTI IN ALTRE CULTURE.
Hermes rivestiva anche il ruolo
di PSICOPOMPO, ovvero un ACCOMPAGNATORE DELLO SPIRITO DEI MORTI CHE LI AIUTA A
TROVARE LA VIA PER IL MONDO SOTTERRANEO DELL'ALDILÀ. Molte leggende lo
ritraggono come l'UNICO DIO OLTRE AD ADE E PERSEFONE CHE AVESSE IL POTERE DI
ENTRARE ED USCIRE DAGLI INFERI SENZA PROBLEMI.
Nel pantheon olimpico classico
Hermes era figlio di Zeus e della Pleiade Maia, figlia del Titano Atlante. I SUOI
SIMBOLI ERANO IL GALLO E LA TARTARUGA ma era chiaramente riconoscibile anche
per il suo BORSELLINO, i suoi SANDALI e CAPPELLO ALATI ed il BASTONE DA
MESSAGGERO, il kerykeion. HERMES ERA IL DIO DEI LADRI PERCHÉ ERA MOLTO SCALTRO
ED ASTUTO ED INOLTRE ERA UN LADRO EGLI STESSO, fin dalla notte in cui nacque,
quando sfuggì a Maia ed ANDÒ A RUBARE IL BESTIAME DEL SUO FRATELLO MAGGIORE
APOLLO.
Era devoto e fedele a suo padre
Zeus: quando LA NINFA IO, una delle amanti di Zeus, era stata catturata da Hera
e CUSTODITA DAL GIGANTE DAI CENTO OCCHI ARGO, HERMES SU ORDINE DEL PADRE ANDÒ A
SALVARLA, ADDORMENTANDO IL GIGANTE CON CANTI E RACCONTI E QUINDI DECAPITANDOLO
CON UNA SPADA RICURVA.
Nella mitologia romana il
corrispondente di HERMES fu MERCURIO che, sebbene fosse un dio di derivazione
etrusca, possedeva molte caratteristiche simili a lui, come essere il DIO DEI
COMMERCI.
Etimologia: dal 1848, quando Karl Otfried Müller ne fornì una dimostrazione[8], si credeva che il nome Hermes derivasse dalla parola greca HERMA (GRECO ἕΡΜΑ), che identifica un tipo di PILASTRO QUADRATO O RETTANGOLARE DECORATO IN ALTO CON UNA TESTA (GENERALMENTE BARBUTA) DI HERMES ED IN BASSO CON LA RAFFIGURAZIONE DI GENITALI MASCHILI DURANTE L'EREZIONE. Negli ultimi anni però, la scoperta della precedente presenza del dio anche nel pantheon miceneo, testimoniata dalle iscrizioni in scrittura Lineare B ritrovate a Pilo ed a Cnosso che riportano "Hermes Aroia" (Hermes ariete), hanno fatto propendere per l'opinione opposta, ovvero che dal dio il nome sia passato alla rappresentazione in forma di pilastro. In ogni caso l'associazione con questo tipo di costruzioni — usate ad Atene con scopi apotropaici e in tutta la Grecia per segnare le strade e i confini — ha fatto sì che Hermes diventasse il DIO PROTETTORE DEI VIAGGI FATTI VIA TERRA.
Il culto di Hermes
[…] Vista la sua ABILITÀ AD
ATTRAVERSARE I CONFINI, "Hermes Psychopompos" (l'accompagnatore di
anime) conduceva gli spiriti di chi era appena morto nel regno sotterraneo
dell'Ade. NELL'INNO OMERICO A DEMETRA, HERMES RIPORTA LA KORE (GIOVINETTA O
VERGINE) PERSEFONE SANA E SALVA DALLA DEA SUA MADRE. ERA ANCHE NOTO PER
ISPIRARE I SOGNI AI MORTALI MENTRE DORMIVANO.
PER GLI ANTICHI GRECI IN HERMES
SI INCARNAVA LO SPIRITO DEL PASSAGGIO E DELL'ATTRAVERSAMENTO: RITENEVANO CHE IL
DIO SI MANIFESTASSE IN QUALSIASI TIPO DI SCAMBIO, TRASFERIMENTO, VIOLAZIONE,
SUPERAMENTO, MUTAMENTO, TRANSITO, TUTTI CONCETTI CHE RIMANDANO IN QUALCHE MODO
AD UN PASSAGGIO DA UN LUOGO, O DA UNO STATO, ALL'ALTRO. QUESTO SPIEGA IL SUO
ESSERE MESSO IN RELAZIONE CON I CAMBIAMENTI DELLA SORTE DELL'UOMO, CON LO
SCAMBIO DI BENI, CON I COLLOQUI E LO SCAMBIO DI INFORMAZIONI CONSUETI NEL
COMMERCIO NONCHÉ, OVVIAMENTE CON IL PASSAGGIO DALLA VITA A CIÒ CHE VIENE DOPO
DI ESSA.
Nelle epoche più antiche, l'iconografia di
Hermes era piuttosto diversa da quella adottata nel periodo classico: era
immaginato come un DIO PIÙ ANZIANO, BARBUTO E DOTATO DI UN FALLO DI NOTEVOLI
DIMENSIONI ma, NEL VI SECOLO A.C. LA SUA FIGURA FU RIELABORATA E TRASFORMATA IN
QUELLA DI UN GIOVANE DALL'ASPETTO ATLETICO. Le statue di Hermes ritratto con il
suo nuovo aspetto furono diffusamente sistemate negli stadi e ginnasi di tutta
la Grecia.
In EPOCA CLASSICA Hermes era
solitamente RITRATTO MENTRE INDOSSAVA UN CAPPELLO DA VIAGGIATORE DALL'AMPIA
TESA OPPURE IL PETASO, IL CARATTERISTICO CAPPELLO ALATO. CALZAVA UN PAIO DI
SANDALI ANCH'ESSI ALATI, I TALARI E PORTAVA IL BASTONE DA MESSAGGERO TIPICO
DELLA CULTURA ORIENTALE – o il CADUCEO attorno al quale sono intrecciati due
serpenti, o il "KERYKEION" , sopra al quale si trova un simbolo
simile a quello a quello usato in astrologia per il segno del toro. INDOSSAVA
ABITI SEMPLICI, DA VIAGGIATORE, LAVORATORE O PASTORE. Spesso era rappresentato
o ricordato inserendo nelle opere d'arte i suoi TIPICI SIMBOLI, LA BORSA, IL
GALLO O LA TARTARUGA. Quando era rappresentato nella sua accezione di "HERMES
LOGIOS", OVVERO IL SIMBOLO DELLA DIVINA ELOQUENZA, generalmente teneva un BRACCIO
ALZATO IN UN GESTO CHE ACCENTUAVA L'ENFASI DELL'ORAZIONE.
http://it.wikipedia.org/wiki/Ermes
Note:
15 Maggio MERCURALIA Festa natale di Mercurio.
Anniversario della dedica del tempio di Mercurio sito ai piedi dell'Aventino (495 a.C.).
« ...I consoli si contendevano l'onore di consacrare il tempio di Mercurio e il senato girò la questione al popolo: a chi dei due fosse toccato, per volontà del popolo stesso, l'onore della consacrazione, sarebbe andata anche l'amministrazione dell'annona e il compito di formare una corporazione di commercianti, nonché di celebrare i riti solenni di fronte al pontefice massimo. Il popolo assegnò la consacrazione del tempio a Marco Letorio, centurione primipilo, con un intento chiarissimo: non si trattava cioè tanto di onorare quest'uomo - troppo grande la sproporzione tra l'incarico e la sua posizione nella vita di tutti i giorni -, quanto di un'offesa alle persone dei consoli. ... »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. II, par. 27)
Mercurio era il dio romano del commercio e, alle idi di maggio (il 15), i mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata non lontana dalla Porta Capena. A causa del fatto che per la loro attività spesso dovessero fare ricorso all'imbroglio o a menzogne, dopo essersi purificati ed avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì raccoglievano le acque in giare anch'esse purificate, che riportavano a casa per aspergere con rami di alloro il capo e gli oggetti prossimi alla vendita. Queste operazioni erano accompagnate da varie preghiere ed invocazioni.
1. ^ Ovidio, Fasti, V, 670-690
Nella mitologia romana Mercurio rappresenta non solo per la sua velocità i ladri ma è anche il dio degli scambi, del profitto del mercato e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante. A Roma, un tempio a lui dedicato, nei pressi del Circo Massimo sul colle Aventino, nel 495 a.C. Ebbe dalla ninfa Carmenta Evandro, il mitologico fondatore della città di Pallante sul Palatino a Roma.
Mercurio, dipinto di Hendrik Goltzius
Note:
- Walter Burkert, Greek Religion, 1985, section III.2.8.
- «Ermete è il dio del λόγος (parola, ragione) interprete e messaggero di Zeus. Nell'allegoresi soprattutto stoica, come in ambito gnostico, è identificato con il λόγος: Platone, Crat., 407, Cornuto 16 [...].» Ilaria Ramelli. Enciclopedia filosofica, vol.4. Milano, Bompiani, pag. 3558
- ^ Cfr. Platone, Cratilo, 407e-408d.
- «Ma questi dèi sono proprio quelli di cui Platone credeva di dimostrare l'esistenza? Abbiamo ragione di dubitarne. Nel Cratilo fa dire a Socrate che non sappiamo niente di questi dèi, neppure i loro veri nomi» Eric Dodds. I greci e l'irrazionale. Milano, Rizzoli, 2009 pag.272
- ^ W. Burkert, Greek Religion (la religione Greca) 1985 sezione III.2.8; "Hermes." (EN) Enciclopedia Mitica da Encyclopedia Mythica Online. Aggiornata al 4 ottobre 2006.
- ^ "Inno ad Hermes" 13. La parola polùtropos (dalle molte risorse, ingegnoso, abile a trovare stratagemmi) è usata anche per descrivere Odisseo nel primo verso dell'Odissea.
- ^ Inni omerici " (versi 105, 108-10)
- ^ K.O. Müller, Handbuch der Archäologie (Manuale di archeologia) 1848
15 Maggio MERCURALIA Festa natale di Mercurio.
Anniversario della dedica del tempio di Mercurio sito ai piedi dell'Aventino (495 a.C.).
« ...I consoli si contendevano l'onore di consacrare il tempio di Mercurio e il senato girò la questione al popolo: a chi dei due fosse toccato, per volontà del popolo stesso, l'onore della consacrazione, sarebbe andata anche l'amministrazione dell'annona e il compito di formare una corporazione di commercianti, nonché di celebrare i riti solenni di fronte al pontefice massimo. Il popolo assegnò la consacrazione del tempio a Marco Letorio, centurione primipilo, con un intento chiarissimo: non si trattava cioè tanto di onorare quest'uomo - troppo grande la sproporzione tra l'incarico e la sua posizione nella vita di tutti i giorni -, quanto di un'offesa alle persone dei consoli. ... »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. II, par. 27)
Mercurio era il dio romano del commercio e, alle idi di maggio (il 15), i mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata non lontana dalla Porta Capena. A causa del fatto che per la loro attività spesso dovessero fare ricorso all'imbroglio o a menzogne, dopo essersi purificati ed avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì raccoglievano le acque in giare anch'esse purificate, che riportavano a casa per aspergere con rami di alloro il capo e gli oggetti prossimi alla vendita. Queste operazioni erano accompagnate da varie preghiere ed invocazioni.
1. ^ Ovidio, Fasti, V, 670-690
Nella mitologia romana Mercurio rappresenta non solo per la sua velocità i ladri ma è anche il dio degli scambi, del profitto del mercato e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante. A Roma, un tempio a lui dedicato, nei pressi del Circo Massimo sul colle Aventino, nel 495 a.C. Ebbe dalla ninfa Carmenta Evandro, il mitologico fondatore della città di Pallante sul Palatino a Roma.
Mercurio, dipinto di Hendrik Goltzius
Hermes Logios
Copia marmorea romana di un originale greco del V secolo a.C.
forse attribuibile a Fidia
Ermes con Dionisio, opera di Prassitele
Etichette:
Atletica,
Commercio,
Ermeneutica,
Hermes,
Inganno,
Lira,
Logos,
Mercurio,
Messaggero degli Dei,
Parola,
Passaggio,
Pugilato,
Razionalità,
Siringa,
Sport,
Viaggi,
Viaggiare,
Viaggio
mercoledì 1 febbraio 2012
Michelstaedter. Il coraggio dell'Impossibile. I bambini» scrive Gustav Meyrink nel romanzo La Casa dell'Alchimista «provengono dal regno dello splendore della Luce - dal regno delle cause prime e delle immagini perenni -, poi scivolano giù, nel regno della "coda del Pavone "... nella terra dei colori, delle fantasie e delle fiabe dai riflessi cangianti; infine, precipitano sulla Terra, gelata da leggi irrigidite e, nella caduta, dimenticano da dove sono venuti. Si rammentano poi, oscuramente, solo del regno della "coda del Pavone"; per questo ascoltano così volentieri le fiabe. Dimenticano infine anche quello; non percepiscono più, non riconoscono più il proprio animo... poiché vengono allevati dai genitori a divenire cadaveri ambulanti
Tutti i progressi della civiltà sono regressi dell'individuo.
Ogni progresso nella tecnica istupidisce per quella parte il corpo dell'uomo...
Così ai nostri giorni sono istupiditi ad esempio i fabbri, che un tempo da un blocco di ferro sapevano a forza di fuoco, di martello e di scalpello foggiare qual si volesse oggetto, che oggi sanno appena adattare e congiungere con le viti pezzi fatti che arrivano dalle fabbriche o dalle fonderie... E al loro posto sono subentrate le masse di tristi e stupidi operai delle fabbriche che non sanno che un gesto, che sono quasi l'ultima leva delle loro macchine.
Carlo Michelstaedter
Eh già.E cosi vale per l'idraulico,il sarto e ogni altro mestiere artigiano. L'unica salvezza è la riscoperta del piacere nel fare che passa dal superare l'assemblare e il subire le angherie dei ritmi alienanti delle fabbriche.
Eh già.E cosi vale per l'idraulico,il sarto e ogni altro mestiere artigiano. L'unica salvezza è la riscoperta del piacere nel fare che passa dal superare l'assemblare e il subire le angherie dei ritmi alienanti delle fabbriche.
"E se gli uomini non vogliono intenderlo, egli non deve dire: “sono ciechi - io ho dato già tutto”. Niente ha dato finché non ha dato la vicinanza delle cose lontane così che anche i ciechi le vedano. Egli deve sentire in sé l'insufficienza e rispettare in loro quello ch'essi in sé non rispettano, perché dal suo amore attratti essi prendano la persona ch'egli ama in loro: allora i ciechi vedranno".
Carlo Michelstaedter
«I bambini» scrive Gustav Meyrink nel romanzo La Casa dell'Alchimista «provengono dal regno dello splendore della Luce - dal regno delle cause prime e delle immagini perenni -, poi scivolano giù, nel regno della "coda del Pavone "... nella terra dei colori, delle fantasie e delle fiabe dai riflessi cangianti; infine, precipitano sulla Terra, gelata da leggi irrigidite e, nella caduta, dimenticano da dove sono venuti. Si rammentano poi, oscuramente, solo del regno della "coda del Pavone"; per questo ascoltano così volentieri le fiabe. Dimenticano infine anche quello; non percepiscono più, non riconoscono più il proprio animo... poiché vengono allevati dai genitori a divenire cadaveri ambulanti».
Dal regno dello splendore della Luce portiamo con noi, sulla terra, l'anelito verso lo Spirituale, la possibilità stessa di amare e sperimentare l'Ideale. Fantasia e sentimento li riceviamo in dono nel regno della "coda del Pavone".
Veniamo al mondo, esseri angelici, per apprendere a volere, liberi dai Mondi Spirituali, quella Conoscenza che sola ci può rendere liberi.
Naturale, dunque, la spontanea, innata venerazione e fiducia del bambino nei confronti della figura degli adulti, dei genitori. Percezione residua dello Spirituale e anelito d'Ideale sono l'alimento animico del bambino.
Naturale, d'altra parte, anche la progressiva sfiducia, che tutti abbiamo sperimentato ad un certo punto della nostra avventura terrena, non riuscendo a scorgere l'ideale realizzato nel mondo degli uomini.
È la scoperta della menzogna.
È quel primo, arduo crinale che divide due mondi, superato il quale mai si tornerà quelli di prima.
La perdita dello splendore della Luce e l'incapacità di trovare la Verità - della quale si ha una confusa ma potente rappresentazione - realizzata sulla terra, sono la nostra ferita di Anfortas.
Una piaga che non rimargina ed il cui dolore, a volte lancinante, a volte oscuro, rombante malessere, che ci toglie lo stesso piacere di esistere, è compagno fedele quanto indesiderato della nostra vita interiore.
È tale la tragica, misera condizione di questa umanità materialista che, incapace di Conoscenza, stanca di Fede, non sa più ravvisare il Logos nell'uomo, né dispone di autentici esempi di uomini superiori.
Eppure forse mai come in questa epoca essi sono stati indispensabili; mai così fervidamente ed instancabilmente cercati.
Questa ricerca di un lenimento della sofferenza per la ferita che non rimargina ha prodotto - ed il fenomeno si sta facendo sempre più imponente - una folla di maestri, di guru, di idoli e santoni, di miti e mode, da far apparire i nostri ambienti culturali delle vere e proprie corti di miracoli.
Dopo ogni inevitabile delusione, puntuale si riaffaccia la speranza in un nuovo Moloch, che viene nutrito di aneliti e disperato bisogno di certezza.
È destino comune, in particolare delle ultime generazioni, questo incessante creare e distruggere nuove mitologie.
Certamente pochi, forse pochissimi, coloro che si son potuti sottrarre a tale destino.
Tra i pochissimi, sicuramente molti di coloro che, come me, hanno avuto la fortuna - ma fu proprio fortuna e nulla più? - di incontrare, conoscere e riconoscere Massimo Scaligero.
Come per il Buddha furono determinanti i quattro incontri, con il malato, il vecchio, il funerale e l'asceta, e per Parsifal la vista dei cavalieri in armi, così per la maggior parte di coloro che hanno avuto la ventura di conoscerlo, quello con Scaligero non è stato un incontro, ma l'Incontro.
Superfluo parlarne con chi lo conobbe, arduo, talvolta impossibile, con gli altri.
L'Incontro ha spesso luogo dopo la "notte dell'anima".
È esso stesso mistero.
Solo molto tempo dopo, a volte trascorrono degli anni, ci si avvede, gettando uno sguardo al passato, della necessità di quell'evento.
Proprio in quel momento.
È come se l'intera esistenza che precede l'Incontro non fosse altro che una maturazione dell'anima, una preparazione all'avvenimento fondamentale.
Difficile valutare quanto il ricercatore debba al Maestro, di quanto il suo animo sia debitore all'infinita tolleranza, alla smisurata dedizione di un essere come Massimo Scaligero. Di un essere che ha preso su di sé, per lunghi anni, le sofferenze ed i cedimenti dei discepoli, mai stanco di aiutare chiunque a lui si rivolgesse; sempre pronto all'umorismo, alla donazione di sé.
Fino a sacrificare coscientemente ogni istante della propria giornata agli incontri con gli amici, pur necessitando disperatamente di solitudine, onde poter riconquistarsi quelle energie di cui faceva instancabilmente dono agli altri. Sino all'olocausto, al sacrificio della vita stessa.
Rievocandone l'immagine, oggi, a due anni dalla scomparsa, viene fatto di pensare al “coraggio dell'impossibile” di Michelstaedter. «Il coraggio dell'impossibile è la luce che rompe la nebbia, davanti a cui cadono i terrori della morte e il presente diviene vita. Che v'importa di vivere se rinunciate alla vita in ogni presente per la cura del possibile? se siete nel mondo e non siete nel mondo, prendete le cose e non le avete, mangiate e siete affamati, dormite e siete stanchi, amate e vi fate violenza, se siete voi e non siete voi? Dare è fare l'impossibile: dare è avere».
Sarebbe dunque possibile il ribaltamento di una parabola discendente che ci vede dapprima angeli, poi inguaribili sognatori che si trasformano ben presto in adulti cinici e disillusi, per giungere al termine del viaggio già...cadaveri ambulanti?
Possibile ritrovare, celata nell'oscura ed ambigua trama della nostra esistenza terrena, la sacra Coppa che sola è in grado di rimarginare la ferita della nostra incompiutezza?
Possibile ostinarsi a credere, nonostante tutto, che parole come verità, moralità e fraternità nascondano delle realtà e non siano solo dei curiosi retaggi, un po' anacronistici, del regno della coda del Pavone?
Sì, in Massimo e grazie a Massimo è stato ed è possibile.
A tutti coloro che aspirano all'impossibile. Che lo rendono possibile.
Ci ha fatto il dono più grande. Il dono di una coerenza di vita - accanto a quella, mirabile e poetica dei puri ritmi del Pensiero Vivente - sovraumana, che, in quanto tale, può e deve fecondare l'umano.
A tale fecondazione dell'”umano, troppo umano”, ha dedicato la sua esistenza, la sua opera.
Con dedizione infinita.
Per quel che riguarda la coerenza, devo riconoscere di aver sempre nutrito una decisa quanto profonda perplessità nei confronti degli argomenti di chi, di fronte alle debolezze ed agli errori di un determinato personaggio, è solito esclamare: «... d'accordo, ma ciò nulla toglie alla grandezza dell'artista!».
Già, uomo e artista. Ma è dunque proprio vero che la grandezza dell'artista - sia questi filosofo o pittore, musicista o letterato - possa servir da giustificazione ad ogni piccolezza, ad ogni incompiutezza dell'uomo?
Che si possa separare così nettamente opera e vita?
Che l'elevatezza del pensiero e dell'opera del grande non debbano operare una trasmutazione alchemica della sua esistenza, mutando il piombo in oro?
«A che la filosofia, se non per la vita?» si chiedeva Nietzsche.
A che la vita - aggiungerei io - se non per rendere testimonianza della filo-Sophia?
Nella sua accezione letterale di ricerca della conoscenza, s'intende.
Se così non fosse, dovremmo relegare il suicidio di un Weininger, di un Michelstaedter, la stessa follia di Nietzsche, nel regno dello psicopatologico, senza ravvisare in questi esempi il risultato della sovraumana coerenza di chi, alla disperata ricerca di un senso superiore dell'esistenza, non riesce a realizzarne la compiutezza.
Rammento con particolare vivacità una frase, pronunciata da Scaligero nel corso di uno degli incontri settimanali che, nell'arco di nove anni, ebbi la fortuna e l'onore di avere con lui: «In un certo momento della mia esistenza», mi disse, « sentii con chiarezza dentro di me che, o la vita mi svelava il suo significato, oppure per me non era degna di essere vissuta».
Fu una rivelazione. Avevo cercato a lungo, nonostante la giovane età, prima di incontrarlo, nello sguardo e nelle parole di pensatori e sedicenti maestri, un elemento di quella sublime coerenza che tramuta la filo-Sophia in "carne e sangue".
Invano. Negli anni di università, affascinato dalle ardite costruzioni di pensiero, nonché dalla profondità e lucidità di alcuni docenti, alimentai - quasi arrossisco intimamente nel rammentarmene - la segreta convinzione che costoro realizzassero anche nella propria esistenza esteriore ed interiore quella nobile e adamantina coerenza delle loro Weltanschauungen.
Fu arduo e doloroso avvedermi del contrario.
Invero, credere e tendere con tutto l'essere all'Individuo Assoluto non è certo impresa da poco in questa epoca. Né lo è mai stata.
Per questo, oggi più che mai, incontrare chi realizzi l'ideale, ponendo l'individuo illusorio al servizio dell'Individuo Assoluto, non dovrebbe, per colui che sia assetato di Conoscenza, non coincidere con quella che si potrebbe definire la "decisione definitiva".
«O con me o con il mondo» son parole del Christo.
Abbia comunque essa luogo prima o poi, sia gioiosa o sofferta, una cosa va rammentata: il morso del Drago non cicatrizza.
IL seme deposto nell'animo di tutti coloro che hanno conosciuto le parole e l'esempio di Massimo Scaligero è destinato a germogliare.
Spesso non subito, certo non senza difficoltà.
Poiché ciò che egli ha sempre preteso da se stesso, lo ha sempre additato agli altri come condizione necessaria: amare la Conoscenza e sperimentare personalmente ogni Verità. Nel campo dell'occultismo non mente solo chi afferma il falso, ma anche colui che riferisce alcunché senza averne sperimentato personalmente la veridicità.
Dalla sua opera, dalla sua autobiografia, ma soprattutto dalla sua avventura terrena risalta luminosamente questo anelito verso il puro Conoscere, questa sua ansia di Verità.
Verità che deve essere incontrata dall'uomo autenticamente libero alla sorgente, dove le acque del pensiero sono trasparenti e luminose: è la Via del Pensiero Vivente, svincolato dai sensi. È la straordinaria possibilità, offerta all'uomo attuale, di realizzare una conoscenza metadialettica, o meglio, predialettica e non partigiana, poiché sperimentata in una zona dove il pensare è ancora intessuto di Spirito.
Il pensiero, grazie al quale il mondo cessa di essere caos e diviene intellegibile, mediante il quale dirigiamo il vascello della nostra esistenza, in virtù del quale possiamo dirci veramente uomini, è l'autentico, grande sconosciuto.
Ne sperimentiamo solo il riflesso, il pensato.
IL suo movimento, la sua sorgente, che è la fucina stessa della nostra individualità, rimangono preclusi al nostro sguardo. La consapevolezza dei reali moventi delle nostre decisioni, così come una genuina autoconoscenza, sono inesorabilmente sottratti alla coscienza ordinaria.
Lo scienziato si muove tra i concetti delle cose e ritiene di muoversi tra le cose. Il pensatore, che riveste il mondo di una impenetrabile quanto soggettiva e arbitraria trama dialettica, degradando così la filosofia a vuoto speculare, non ravvisa nella conoscenza del suo strumento di indagine, il pensiero, l'unica possibile redenzione del filosofare.
IL Pensiero Vivente, autentico ricostitutore del rapporto dell'uomo con il reale, «o è un'esperienza o è un nulla» scrive Scaligero nel suo Dallo Yoga alla Rosacroce.
Né rappresentazione, dunque, né contenuto dialettico.
Condizione privilegiata a cui deve tendere incessantemente chi intenda, sperimentando il pensante e non il pensato, risalire alla scaturigine stessa dell'attività pensante, attingendo in tal modo alle forze spirituali delle quali essa è intessuta.
IL termine esperienza mette in fuga ogni illusione: è condizione, quindi, da raggiungere non grazie a speculazione concettuale o a performance dialettica, ma esclusivamente mediante ascesi interiore.
Le indicazioni per intraprendere il moderno Sentiero della Conoscenza, la cui prima formulazione, all'inizio del secolo, va attribuita a Rudolf Steiner - colui che, nelle operc di Scaligero viene chiamato il "Maestro dei nuovi Tempi" - alla cui figura ed al cui insegnamento, tramite la testimonianza di Giovanni Colazza, si riferisce Massimo Scaligero, sono il contenuto della sua opera.
Non v'è pagina di essa che non rimandi il lettore al suo compito di discepolo, non d'una o d'altra ideologia, ma della Conoscenza.
Così come non v'era incontro o riunione in cui egli non indicasse, sulla base della propria personale esperienza interiore - ed in ciò va ravvisato forse non l'unico, ma certamente il massimo esempio di fedeltà all'autentico senso dell'insegnamento del "Maestro dei nuovi Tempi", che si possa riscontrare tra coloro che ne hanno proseguito l'opera - il giusto atteggiamento da prendere, a livello animico e spirituale, nei confronti degli eventi storici e delle difficoltà del momento.
Conscio del valore insostituibile della libertà e dell'indipendenza interiori, di cui l'uomo attuale necessita, non ha voluto che i numerosi discepoli - o amici, come ci ha sempre chiamato - si dessero organizzazioni esteriori di sorta. Il legame che unisce coloro che servono lo Spirito non può che essere esclusivamente spirituale; ogni sodalizio che si fonid su altre realtà rischia inesorabilmente di pregiudicare l'esito del lavoro.
Questa assoluta indipendenza dall'esteriorità che ne ha sempre contraddistinto l'agire, ha sovente fatto di lui il bersaglio delle ire degli epigoni. Di tale o talaltra via. A prescindere dalla validità del sentiero intrapreso, costoro, per necessità o, peggio, per comodità, sono soliti far consistere la propria evoluzione spirituale nello studio e nell'esegesi di un sempre crescente numero di opere del "Maestro", rinunciando così a pensare di testa propria. A pensare tout-court.
Chi insegna agli uomini la via verso la Libertà non può certo sperare nella comprensione da parte di coloro che troppo amano le proprie catene.
E sono molti.
Scaligero, infatti, non si è limitato ad indicare a chi, assetato di vera conoscenza a lui si è rivolto, una disciplina interiore, una autentica Scienza dello Spirito, ma ha incessantemente ribadito la necessità di pensare a fondo i pensieri e le realtà del presente.
Di comprendere profondamente la Storia, di cui siamo al tempo stesso soggetti ed oggetti.
Liberi da condizionamenti dialettici e di parte.
Abbiamo appreso da lui la Via che, se da un lato ci fa sentire corresponsabili della miseria politica, sociale ed intellettuale dei nostri giorni, ci fornisce dall'altro anche i mezzi per esserne i terapeuti.
L'aver ravvisato - intuendo le cause profonde della contestazione giovanile e del diffuso malcontento sociale - nella reale comprensione della legge karmica l'unico efficace contravveleno al funesto concetto della lotta di classe, è, tra le tante, una delle indicazioni spiritualmente più significative e più gravide di conseguenze per il futuro che siano state fornite all'uomo di quest’epoca.
Tanto più significative e necessarie in quanto concepite da chi ha reso testimonianza, con il proprio sacrificio e la propria infinita dedizione, della volontà di evoluzione di tutto un popolo.
E' l'olocausto di chi, destinato a realizzare la Conoscenza più elevata, per amore e compassione nei confronti dei propri simili, dedica la propria esistenza all'evoluzione spirituale del popolo cui appartiene, delle cui necessità e dei cui aneliti si fa portavoce e garante presso il Mondo Spirituale.
Ma molto si potrebbe ancora scrivere e rievocare della sua figura e delle sue parole.
Senza sfuggire, però, alla drammatica sensazione di inadeguatezza del linguaggio a descrivere ciò che vive nell'animo di chi lo ha avuto come amico e Maestro.
Mi si consenta un'ultima considerazione augurale, a conclusione di queste pagine.
L'auspicio, cioè, che dalla fedeltà di quanti sono stati testimoni del suo lavoro e del suo sacrificio, e dalla sete di libertà di coloro che ancora cercano una Via verso lo Spirituale, possa nascere, in un numero sempre maggiore di uomini, quel coraggio che non è di questo mondo: il coraggio dell'impossibile.
Piero Cammerinesi
Nella sua accezione letterale di ricerca della conoscenza, s'intende.
Abbia comunque essa luogo prima o poi, sia gioiosa o sofferta, una cosa va rammentata: il morso del Drago non cicatrizza.
Etichette:
Arte,
Bambini,
Carlo Michelstaedter,
Coraggio,
Fantasia,
Impossibile,
Macchine,
Michelstaedter,
Progresso,
Regresso,
Sentimento,
Sviluppo,
Tecnica,
Tecnologia
Massimo Scaligero. mi ricordai di una pia narrazione che correva fra gli Ebrei ortodossi, gli Hassidim, secondo la quale nella comune Umanità è sempre presente, inconosciuto da tutti, un Uomo Giusto, uno teodéo, che a cagione della sua rettitudine, misteriosamente sopporta il peso dei peccati, delle speranze e delle attese di tutta la sua generazione, finché stremato da tale immane fatica non soccombe, per venire sostituito da un altro Uomo Giusto che ne eredita le funzioni, e cosí avanti nei secoli fino alla redenzione finale. I Mussulmani parlano, invece, di un Polo, o di un Asse del Mondo, al-Qutb, qualità alla quale assurge un derviscio a cagione della sua virtú, che, però, dopo un giorno di tale fatica, muore ed è sostituito da un altro suo simile. Orbene, questo è stato il mio pensiero quando Egli scomparve. Soltanto che un altro Uomo Giusto non venne a riempire il suo posto
La Scienza Dello Spirito
FRAMMENTI DI UN MAESTRO SCONOSCIUTO
MASSIMO SCALIGERO AMICO E MAESTRO
«Il 26 gennaio 1980 “alle prime luci dell’alba”, mentre attendeva al lavoro con la sua abituale solerzia, Massimo Scaligero penetrava cosciente in quel mistero che già piú volte aveva indicato come l’unica realtà, con cui ha a che fare l’operatore dello spirito». Con queste parole io annunciavo la scomparsa di un Amico e di un Maestro insuperabile, uno di quei testimoni dello Spirito che compaiono sulla scena del mondo forse solamente ogni cinquecent’anni. In quella tristissima circostanza mi ricordai di una pia narrazione che correva fra gli Ebrei ortodossi, gli Hassidim, secondo la quale nella comune Umanità è sempre presente, inconosciuto da tutti, un Uomo Giusto, uno teodéo, che a cagione della sua rettitudine, misteriosamente sopporta il peso dei peccati, delle speranze e delle attese di tutta la sua generazione, finché stremato da tale immane fatica non soccombe, per venire sostituito da un altro Uomo Giusto che ne eredita le funzioni, e cosí avanti nei secoli fino alla redenzione finale. I Mussulmani parlano, invece, di un Polo, o di un Asse del Mondo, al-Qutb, qualità alla quale assurge un derviscio a cagione della sua virtú, che, però, dopo un giorno di tale fatica, muore ed è sostituito da un altro suo simile. Orbene, questo è stato il mio pensiero quando Egli scomparve. Soltanto che un altro Uomo Giusto non venne a riempire il suo posto, poiché egli era l’epigono di una generazione di ricercatori dello spirito che da noi si incarnarono in Giovanni Colazza, Evola, Colonna di Cesarò, Arturo Onofri e, fuori d’Italia, in Guénon, Râmana Mahárshi, Shrî Aurobindo e qualcun altro. Massimo, lo sconosciuto, era il punto finale di un ciclo, la cui caratteristica fondamentale era l’esercizio di quell’Arte Regale che risolve il mistero della Materia nell’esperienza di una spissitudo spiritualis, in cui questa si svincola come pensiero puro. L’abituale opacità minerale del mondo che ci circonda essendo determinata non da una realtà obiettiva bensí da un pensiero – il nostro – paralizzato nella sua funzione riflessa, cerebrale, che tale se la rappresenta. Ma, a parte il necessario supporto filosofico, tutta la sua vita fu caratterizzata da un’incessante azione di ricerca e di disciplina interiore: il suo insegnamento, consegnato in una ventina di opere, è un energico stimolante del metafisico. Suscita come in nessun altro l’esigenza della correlazione dell’Io con Sé, su cui – fra l’altro – è basata la conoscenza, come rapporto fra Io e Altro, fra Atman e Brahman, come direbbe un Indiano. «L’unità dell’Io con il mondo è già realizzata nel percepire – dice Massimo – ma rispetto ad essa la coscienza ordinaria è in stato di sonno, onde la potenza magica dell’atto percettivo le sfugge». Importantissima fu la sua interpretazione dello Yoga e di altri movimenti spirituali dell’Asia, di cui Evola fu il banditore nel suo Uomo come potenza. Tutta la sua opera, e in particolare Dallo Yoga alla Rosacroce, quest’ultima un’autobiografia spirituale, volge ad una reinterpretazione dello Yoga, di cui riconosce i limiti, dovuti soprattutto alla diversa costituzione interiore dell’antico yogin, e in generale del pensiero orientale, rispetto all’uomo di occidente, assillato sulla funzione autocosciente del pensare, a cui paradossalmente non attribuisce importanza primaria nella sua Via interiore, pur vivendo in funzione di un mondo percepito nella sua modalità materiale, che è bensí il figlio del pensiero astratto, logico-discorsivo. Questa interpretazione, da Lui rigorosamente sperimentata sulla guida della Scienza dello Spirito, implica anche una esegesi delle modalità fisico-eteriche su cui opera lo Yoga classico. Dice, in particolare: «Le vie allo Yoga oggi non portano allo Spirito, bensí al corpo (qui tratta del prãnãyãma, la Scienza del Respiro) perché non muovono piú dallo Spirito, bensí dal corpo. Non è lo Yoga che va ritrovato, bensí lo Spirito: del quale lo yogi non aveva da preoccuparsi, perché lo aveva già: doveva solo giungere a servirsene». Sua opera fondamentale, non solo per sé, ma per l’Umanità avvenire, fu l’aver tracciato una “Via rosicruciana” di cui, date le regole per la sua attuazione, ne afferma la connessione con «il Mistero cosmico del Cristo», «ossia con ciò che il Cristo è, oltre ogni rappresentazione o sentimento umano: il senso ultimo della Iniziazione solare» ...«la meditazione rosicruciana, come la piú alta che operi sulla terra, porta il discepolo a scoprire che, non nell’anima, ma nell’intimo Io, egli reca il Principio che vince i due Ostacolatori», cioè quelli denominati: Lucifero – vettore delle forze di entusiasmo, ma anche di orgoglio, vanità e presunzione – e Ahrimane – il “Satana” della tradizione persiana, quello che induce all’illusione materialistica e meccanicistica del mondo, che conducono alla paralisi delle forze pensanti ed all’esaustione di quelle viventi. Il Rosicruciano, piú che combatterle, deve saper utilizzare queste forze cosmiche e trasformarle in strumenti dello Spirito, perché tale è la loro funzione mediatrice. Il punto di partenza per lo Scaligero resta sempre l’ascesi del pensiero, tramite le discipline della concentrazione e della meditazione, sí da ricondurlo alla sua primordiale natura di Verbo, essenziata di “volontà di essere”. Da questo momento in poi inizia la Operatio Solis, volta a riconquistare la verticalità operante dell’Io, di là dai poteri dell’anima, vincolati ad un’esperienza sensibile del mondo materiale. E la restituzione di quest’ultimo alla sua primordiale dimensione di luce, che è il fine della Grande Opera alchemica, a cui Massimo si era dedicato sin dall’adolescenza.
Pio Filippani Ronconi
FRAMMENTI DI UN MAESTRO SCONOSCIUTO
MASSIMO SCALIGERO AMICO E MAESTRO
MASSIMO SCALIGERO AMICO E MAESTRO
Massimo Scaligero. L’uomo moderno non può più avvalersi delle tecniche ascetiche del passato, yogiche, esoteriche o mistiche. Quelle tecniche si basavano sulla memoria o nostalgia del Divino che era visto “al di sopra” del mondo, perciò esse aiutavano l’asceta antico a liberarsi dall’esperienza dei sensi. Grazie a un lungo percorso interiore, sorto parallelamente in Oriente con il Buddha e in Occidente con Socrate..., fino all’affermazione del pensiero fisico-matematico moderno, oggi l'uomo può sperimentare nella propria interiorità che la forza formatrice del concetto, la stessa che connette pensiero a pensiero, è il principio spirituale della sua autocoscienza. Il riconoscimento del potere di obiettività del pensiero, libero dalle limitazioni dei sensi e dal karma, è il primo passo dell’ascesi dei nuovi tempi
"L’uomo moderno non può più avvalersi delle tecniche ascetiche del passato, yogiche, esoteriche o mistiche. Quelle tecniche si basavano sulla memoria o nostalgia del Divino che era visto “al di sopra” del mondo, perciò esse aiutavano l’asceta antico a liberarsi dall’esperienza dei sensi. Grazie a un lungo percorso interiore, sorto parallelamente in Oriente con il Buddha e in Occidente con Socrate..., fino all’affermazione del pensiero fisico-matematico moderno, oggi l'uomo può sperimentare nella propria interiorità che la forza formatrice del concetto, la stessa che connette pensiero a pensiero, è il principio spirituale della sua autocoscienza. Il riconoscimento del potere di obiettività del pensiero, libero dalle limitazioni dei sensi e dal karma, è il primo passo dell’ascesi dei nuovi tempi."
Massimo Scaligero
Etichette:
Ascesi,
Asceta,
Autocoscienza,
Buddha,
Divino,
Karma,
Liberazione,
LIbertà,
Limiti,
Massimo Scaligero,
Modernità,
Passioni,
Percezione,
Sensi,
Socrate,
Uomo Moderno
Iscriviti a:
Post (Atom)
Elenco blog personale
-
-
L’IA “pensa” come una persona? - In breve Quando un’IA produce una risposta, un’argomentazione o una conclusione simile a quella di una persona, siamo facilmente portati a immaginare che a...1 giorno fa
-
Un' estensione di Chrome per esportare i quiz di NotebookLM - *NotebookLM* (o Gemini Notebook come si chiama ora...) è forse il primo strumento della cassetta degli attrezzi a cui ricorriamo. Che si tratti di sintet...2 giorni fa
-
Settembre 2024 - Un altro anno di scuola - - *Sarà così?* * - O così?* - *Intanto buon lavoro con quello che c'è !* Visto che ci segui perchè non ti iscrivi?; A chi è già iscr...2 anni fa
-
NutriCoach per ADULTI e per le MAMME - Debora Conti Cosa fa una nutricoach? E come la PNL aiuta una nutri coach? Ho intervistato Stefania Broglia, una persona positiva e sorridente. Parlare c...3 anni fa
-
La Vita nova di Dante Alighieri - Leggi La Vita nova di Dante Alighieri su GraphoMania. Scopri di più sulla Vita nova opere in cui Dante Alighieri racconta tra poesia e prosa l'amore per ...6 anni fa
-
Come costruire apprendimenti profondi con una didattica che, non abbassando la qualità, aumenti il numero di studenti che raggiungono gli obiettivi minimi - 1. Fornire Feedback all'insegnante 2. Lavorare sui modelli 3. Fornire Feedback ai compagni 4. *Quali tipologie di compito* 4. Quali tipologie di compi...7 anni fa
-
Essere genitore vuol dire preoccuparsi? Confrontiamoci sull’ansia genitoriale - “Il comportamento di attaccamento è finalizzato all’ottenimento o al mantenimento della vicinanza a qualche altro individuo differenziato e preferito” J. B...8 anni fa
-
-
Finally filming!! - So as a whole cast and crew we will be going out to film over the whole of Saturday. If our call sheet and plan goes fully according to plan then we will be...11 anni fa
-
Vincitore Premio Stage 2012-13: Andrea Ferretti - Andrea Ferretti ha vinto il premio dello Stage 2012-13 "Matematica, fisica ed economia" (un *ebook reader iRex Iliad Book Edition* + una scheda SDIM conte...13 anni fa
-
Web 2.0 e comunità di apprendimento - Una nuova, inutile, rivoluzione che mette affanno e amplifica le difficoltà…oppure una prospettiva da comprendere e integrare per costruire…15 anni fa
-
-
-







