martedì 28 febbraio 2012

Gorgia. La parola è un gran dominatore che con piccolissimo corpo divinissime cose sa compiere; riesce infatti a calmar la paura, a eliminare il dolore, a suscitare la gioia, ad aumentar la pietà

La parola è un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentare la pietà.
Gorgia di Leontini, da I presocratici. Testimonianza e frammenti, a cura di G. Giannantoni et alii, Laterza 1981, pag. 929


La serietà di un avversario va disarmata con il riso e il riso con la serietà.
Gorgia


Il pensiero è cosa che con piccolissimo corpo sa compiere cose divinissime
Gorgia

"Gorgia il retore diceva che quanti trascurano la filosofia per occuparsi delle discipline comuni, sono simili ai Proci che, pur desiderando Penelope, si congiungevano alle sue ancelle."
[Γ. ὁ ῥήτωρ ἔλεγε τοὺς φιλοσοφίας μὲν ἀμελοῦντας, περὶ δὲ τὰ ἐγκύκλια μαθήματα γινομένους ὁμοίους εἶναι τοῖς μνηστῆρσιν, οἳ Πηνελόπην θέλοντες ταῖς θεραπαίναις αὐτῆς ἐμίγνυντο.]
-- Gnomol. Vatic. 743 n. 167 ( = 82B29 DK )



LA VERITÀ NON È OPINIONE, NON È RELATIVA 
Tu cerchi di smentirmi con arti retoriche, come in tribunale, quando uno crede di dimostrare che ha ragione. In tribunale, se uno produce molti testimoni degni di fede a sostegno delle cose che dice, e invece l'avversario ha solo un teste o neppure quello, il primo è convinto di aver smentito l'altro. Ma rispetto alla verità questa prova non ha nessun valore: può capitare benissimo che uno sia calunniato da molti falsi testimoni, che magari sono persone stimate. 
Platone, “Gorgia”, 471e - 472a


SOCRATE.
"Accade invece che, quando ci si trovi in disaccordo su qualche punto, e quando l'uno non riconosca che l'altro parli bene e con chiarezza, ci si infuria, e ciascuno pensa che l'altro parli per invidia nei propri confronti, facendo a gara per avere la meglio e rinunciando alla ricerca sull'argomento proposto nella discussione. E certuni, addirittura, finiscono col separarsi nel modo più disonorevole, dopo essersi insultati e aver detto e udito, su di sé, cose tali che anche i presenti si pentono di aver creduto che sarebbe valsa la pena venire a sentire gente del genere. (...) E allora ho paura, a confutarti, che tu possa sospettare che io parli misurandomi in una gara non contro la cosa discussa, per costringerla a venire allo scoperto, ma contro di te. E allora, se anche tu sei di quel genere di uomini a cui anch'io appartengo, ti interrogherei volentieri, altrimenti, lascerei perdere. Ma a che genere di uomini appartengo? A quel genere di uomini che provano piacere ad essere confutati, se mi accade di dire cosa non vera, e che provano piacere a confutare, se qualcuno dica cosa non vera, e che, tuttavia, non sono meno contenti, quando sono confutati, di quando confutano. Ritengo, infatti, che questo sia un bene maggiore, nel senso che l'essere liberati dal male maggiore è un bene maggiore che non il liberarne altri. Niente, infatti, credo, è per l'uomo un male tanto grande quanto una falsa opinione sulle questioni di cui ora stiamo discutendo. Se, dunque, anche tu sostieni di essere un uomo di questo genere, discutiamo pure; se, invece, ti pare il caso di lasciar perdere, lasciamo perdere e chiudiamo il discorso - ".
Platone, "Gorgia", 457e - 458b


Gorgia. La parola. 
“La parola è un potente signore, che, con corpo piccolissimo e del tutto invisibile, compie opere assolutamente divine: ha, infatti, il potere di fare cessare il timore e di sopprimere il dolore e di suscitare letizia e di accrescere la compassione. Che le cose stiano così, lo mostrerò. Bisogna anche dimostrarlo all’opinione degli uditori: la poesia tutta quanta la ritengo e definisco <discorso in forma metrica>. Negli uditori si infonde un brivido di paura, una compassione che fa versare lacrime, una forte tendenza alla commozione, e l’anima subisce, a causa delle parole, una propria passione per fatti altrui e per i casi buoni e cattivi di estranei. Ma, ora, cambiamo discorso, passando da uno ad un altro. Infatti, gli incantesimi ispirati mediante le parole portano piacere e allontanano il dolore: riunendosi, infatti, all’opinione dell’anima, la potenza dell’incantesimo la avvince e persuade, e la cambia grazie alla sua magica fascinazione. Della fascinazione e della magia sono state inventate due arti, che consistono in errori dell’anima e inganni dell’opinione. Quanti e su quanti argomenti sono riusciti e riescono a persuadere quanta gente, avendo costruito un discorso mendace! Se, infatti, tutti avessero, riguardo a tutti i fatti, memoria di quelli trascorsi, coscienza dei presenti, previsione dei futuri, il discorso non sarebbe come quello ora rivolto a quanti non hanno la possibilità di ricordare il passato, né di rendersi conto del presente, né di prevedere il futuro, cosicché, rispetto alla maggioranza dei casi, i più offrono all’anima, quale consigliera, la mera opinione. L’opinione, vacillante e insicura com’è, getta chi se ne avvale in casi vacillanti e insicuri.”
GORGIA (circa 483 a.C. – circa 375 a.C.), “Encomio di Elena”, in HERMANN DIELS e WALTHER KRANZ, “I presocratici” (“Die Fragmente der Vorsokratiker”, Weidmannsche buchhandlung, Berlin 1903), prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti, a cura di Giovanni Reale, , Bompiani, Milano 2006, C. ‘Antica Sofistica’, (82) ‘Gorgia’, trad. di Maurizio Migliori, Ilaria Ramelli e Giovanni Reale, B. ‘Frammenti’, 11, pp. 1633 e 1635. 

“λόγος δυνάστης μέγας ἐστίν, ὃς σμικροτάτῳ σώματι καὶ ἀφανεστάτῳ θειότατα ἔργα ἀποτελεῖ· δύναται γὰρ καὶ φόβον παῦσαι καὶ λύπην ἀφελεῖν καὶ χαρὰν ἐνεργάσασθαι καὶ ἔλεον ἐπαυξῆσαι. ταῦτα δὲ ὡς οὕτως ἔχει δείξω· δεῖ δὲ καὶ δόξῃ δεῖξαι τοῖς ἀκούουσιν τὴν ποίησιν ἅπασαν καὶ νομίζω καὶ ὀνομάζω λόγον ἔχοντα μέτρον· ἧς τοὺς ἀκούοντας εἰσῆλθε καὶ φρίκη περίφοβος καὶ ἔλεος πολύδαρκυς καὶ πόθος φιλοπενθής, ἐπ’ ἀλλοτρίων τε πραγμάτων καὶ σωμάτων εὐτυχίαις καὶ δυσπραγίαις ἴδιόν τι πάθημα διὰ τῶν λόγων ἔπαθεν ἡ ψυχή. φέρε δὴ πρὸς ἄλλον ἀπ’ ἄλλου μεταστῶ λόγον. αἱ γὰρ ἔνθεοι διὰ λόγων ἐπῳδαὶ ἐπαγωγοὶ ἡδονῆς, ἐπαγωγοὶ λύπης γίνονται· συγγινομένη γὰρ τῇ δόξῃ τῆς ψυχῆς ἡ δύναμις τῆς ἐπῳδῆς ἔθελξε καὶ ἔπεισε καὶ μετέστησεν αὐτὴν γοητειᾳ. γοητείας δὲ καὶ μαγείας δισσαὶ τέχναι εὕρηνται αἵ εἰσι ψυχῆς ἁμαρτήματα καὶ δόξης ἀπατήματα. ὅσοι δὲ ὅσους περὶ ὅσων καὶ ἔπεισαν καὶ πείθουσι δὲ ψευδῆ λόγον πλάσαντες. εἰ μὲν γὰρ πάντες περὶ πάντων εἶχον τῶν <τε> παροιχομένων μνήμην τῶν τε παρόντων <ἔννοιαν> τῶν τε μελλόντων πρόνοιαν, οὐκ ἂν ὁμοίως ὅμοιος ἦν ὁ λόγος, οἷς τὰ νῦν γε οὔτε μνησθῆναι τὸ παροιχόμενον οὔτε σκέψασθαι τὸ παρὸν οὔτε μαντεύσασθαι τὸ μέλλον εὐπόρως ἔχει· ὥστε περὶ τῶν πλείστων οἱ πλεῖστοι τὴν δόξαν σύμβουλον τῇ ψυχῇ παρέχονται. ἡ δὲ δόξα σφαλερὰ καὶ ἀβέβαιος οὖσα σφαλεραῖς καὶ ἀβεβαίοις εὐτυχίαις περιβάλλει τοὺς αὐτῇ χρωμένους.”
ΓΟΡΓΙΟΥ Ἑλήνης ἐγκώμιον, 11. (8) - (11), in op. cit., pp. 1632 e 1634.







  Gli aforismi dei filosofi

Pinketts. Ogni ruga una riga, ogni smorfia un epigramma, ogni sbadiglio un aforisma scontato. Le persone sono una biblioteca pubblica. E non lo sanno

Hanno tutti ragione



E’ bello leggere le persone.
Quelli tutti uguali cercano di sembrare diversi, i diversi tentano di sembrare uguali. I liberi se ne fregano. Ogni ruga una riga, ogni smorfia un epigramma, ogni sbadiglio un aforisma scontato. Le persone sono una biblioteca pubblica.
E non lo sanno.
A.G. Pinketts

Domanda: "Cosa c'è fuori dal bar?". Risposta: "Fuori dal bar c'è fuori dal bar". Non ci sono più bottiglie allineate sotto la specchiera. C'è il disordine e, se ti vuoi specchiare, devi farlo in una vetrina di un negozio. Le auto vanno chissà dove. Rallentano come belve domate da un semaforo... poi ripartono. I bambini escono dalle scuole dove li aspettano le mamme e i maniaci. Tra qualche anno li aspetteranno le fidanzate e gli spacciatori di droga. Meglio così. È bello avere qualcuno che ti aspetta. Fuori del bar c'è il resto del mondo con la sua colonna sonora di clacson e di "stronzo, io venivo da destra". Fuori dal bar sei più basso. Nel bar eri più alto del juke-box, fuori sei più basso del grattacielo di fronte. Fuori dal bar ci sono i mendicanti sciolti sugli angoli come pupù di cani dopo la pioggia. Fuori del bar c'è il sole o la luna, a seconda di a che ora esci dal bar, a testimoniarti che il tempo è passato mentre tu finivi la birra, e che diventerai vecchio, vecchio, coi capelli bianchi come la schiuma della birra che hai bevuto per non pensarci. Fuori dal bar ci sono i cani randagi, quelli che vorrebbero avere un collare e al momento, purtroppo, hanno solo le pulci. Fuori dal bar ci sono gli ubriachi: quelli che sono stati buttati fuori dal bar. Fuori dal bar c'è un deserto pieno di gente. Meglio stare nel bar.
Andrea G. Pinketts da: "Spara pure, è un papero"

Beba Palma:
o come diceva Bukoswki, mi sembra, le persone sono il miglior spettacolo del mondo, e non si paga neanche il biglietto...


Giusi Giuggiola:
Peccato che con l'era moderna la tecnologia ha deteriorato la voglia di leggere un buon libro e abbassato la voglia di socializzare direttamente tra le persone!


Karin Lanzer
e alcuni, è meglio che non lo sappiano




Storia e stranezze di uno dei più celebri scrittori italiani. PINKETTS, GURU DEL NOIR tra sigari, ballerine e boccali di birra. La vita spericolata dell'ultimo scrittore investigativo

Le notti le passa come tanti altri colleghi di penna a scrivere libri, ROMANZI NOIR DOVE PULLULANO NANI, BALLERINE, ZINGARI E SERIAL KILLER. Solo che lui I SUOI LIBRI LI SCRIVE IN UN BAR, ARMATO DI UNA ROLLER MONTBLANC, di carta da block notes e soprattutto di pinte di birra. Avvolto in una nuvola di fumo com’è, da sembrare il ritratto di un giovane Chandler. ANDREA G. PINKETTS, NON È SOLO IL GURU DEL NOIR METROPOLITANO, MA ANCHE QUELLO DELLE NOTTI LETTERARIE MILANESI. Che cominciano, esattamente come i suoi ultimi romanzi per Mondadori (“L’assenza dell’assenzio” e, recentissimo, “Fuggevole Turchese”) da Le Trottoir di corso Garibaldi. Una sorta di porto di mare aperto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno in cui si avvicendano artisti, miliardari e diseredati della periferia. 

Tutti assieme, tutti protagonisti dei suoi racconti con il suo ALTER-EGO DI CARTA, LAZZARO SANTANDREA. Una VITA SPERICOLATA, QUELLA DELL’ULTIMO SCRITTORE INVESTIGATIVO, che finisce ogni mattina alle cinque. UNA VITA SPERICOLATA COMINCIATA A QUINDICI ANNI, CON LA RADIAZIONE DA TUTTI I LICEI D’ITALIA. FOTOMODELLO, ISTRUTTORE DI KENDO, PUGILE, IMPRENDITORE IN FUGA DAI MALAVITOSI DI HONG-KONG, Pinketts, di padre irlandese, ha cominciato l’esplorazione del buio e del popolo strano che frequenta la notte lavorando come giornalista per “Esquire”. INCHIESTE SPIGOLOSE E ROVENTI COME I SUOI GIALLI ATTUALI: DAL MONDO DELLA DISPERAZIONE DEI CLOCHARD ALLA STAZIONE CENTRALE, A QUELLO DELLA CRIMINALITÀ NEI LOCALI DELLA RIVIERA ROMAGNOla. Quando, DOPO AVER FATTO ARRESTARE 106 DELINQUENTI CHE CHIEDEVANO IL PIZZO, LA CITTÀ DI CATTOLICA GLI CONFERÌ LA STELLA DI SCERIFFO.

Era il tempo in cui PER PRIMO INDICAVA AGLI INVESTIGATORI LA PISTA PER INCHIODARE LUIGI CHIATTI, il mostro di Foligno, grazie a studi e intuizioni che nel ’96 lo porteranno a scrivere l’unica ENCICLOPEDIA ITALIANA DEI SERIAL KILLER, che qualsiasi buon criminologo tiene in bell’esposizione sulla propria scrivania. Uno, cento, mille Pinketts. Lo trovavi ovunque, la notte. Sempre mascherato, come i migliori detective.

Mentre Fernanda Pivano si accorge del suo talento letterario e lo paragona ai grandi americani, arriva l’ULTIMO TRAVESTIMENTO: QUELLO DA CANTANTE ROCK CON CRESTA VERDE E OCCHIALI VIOLA PER INTRODURSI NELLA SETTA BOLOGNESE DEI BAMBINI DI SATANA. Il giornalista diventa scrittore, la sua vita non cambia. Sempre alle prese con fanciulle in fiore innamorate di Andrea-Lazzaro, birre a doppio malto e toscani da fumare. Con ballerine da night-club e bellissime modelle e standiste di fiera.

A sfidare le Tigri di Arkan che avevano assediato Brera e malmenato il titolare del Trottoir, a girare con Pogo il Dritto, architetto presto pentito votatosi ai camperos e alla vocazione del taxista. LA FRANCIA LO CONSACRA, LE FIGARO LO DEFINISCE “UNA LEGGENDA VIVENTE”. Lui, che le leggende le muta in realtà, FONDA LA SCUOLA DEI DURI, IN CUI GLI ALLIEVI SI CIMENTANO NELLO STUDIO POLIZIESCO DELLA CITTÀ. SCUOLA OVVIAMENTE ALLESTITA IN UN BAR DEL CENTRO MILANESE. APERTA IL MERCOLEDÌ ALLE 23. E NATURALMENTE GRATUITA. Specie per chi, come lui, la notte ama parlare di Hemingway davanti ad un boccale e ad una scatola di sigari.
19-8-2001 Fonte: TGcom.it

http://www.sweetbaby.it/agp/


ANDREA G. PINKETTS, PSEUDONIMO DI ANDREA GIOVANNI PINCHETTI (Milano, 12 agosto 1961), è uno scrittore, giornalista, drammaturgo e opinionista italiano, tra i più noti esponenti della letteratura italiana noir.

Vincitore di numerosi premi letterari, tra i quali spiccano due edizioni del Mystfest ed il premio Scerbanenco, HA ALTERNATO LA CARRIERA DI SCRITTORE A QUELLA DI GIORNALISTA INVESTIGATIVO, CONDUCENDO INCHIESTE PER CONTO DI NUMEROSE RIVISTE ED INFILTRANDOSI IN PRIMA PERSONA IN SVARIATE REALTÀ, ANCHE CRIMINALI. Celebri i suoi reportage per Esquire e Panorama grazie ai quali HA, TRA LE ALTRE COSE, CONTRIBUITO ALL'ARRESTO DI NUMEROSI CAMORRISTI NELLA CITTADINA DI CATTOLICA, ALL'INCRIMINAZIONE DELLA SETTA DEI BAMBINI DI SATANA A BOLOGNA ED A SUGGERIRE IL PROFILO DI LUIGI CHIATTI, DETTO IL "MOSTRO DI FOLIGNO"[1].
È autore di molti romanzi in bilico tra noir e grottesco, molti dei quali incentrati sulla figura DI LAZZARO SANTANDREA, SUO ALTER EGO E PROTAGONISTA DI BIZZARRE AVVENTURE NELLA MILANO CONTEMPORANEA. La sua peculiare prosa, contraddistinta da un uso del LINGUAGGIO ORIGINALE E DISSACRANTE, ha attirato l'attenzione della critica, che lo ha definito uno SCRITTORE "POST-MODERNO". Viene citato da Aldo Nove in Superwoobinda, insieme ad altri scrittori facenti parte del GRUPPO LETTERARIO CANNIBALI, titolo di cui anche Pinketts si è fregiato, anche per aver partecipato all'antologia di racconti Gioventù cannibale.
Nel 2004 ha scritto per il teatro il MUSICAL ORCO LOCO, interpretato da Francesco Baccini. Pinketts è un personaggio poliedrico: È STATO PUGILE, FOTOMODELLO (nel 1986 è testimonial per una campagna pubblicitaria per Armani) e, attualmente, svolge anche il ruolo di OPINIONISTA IN DIVERSE TRASMISSIONI TELEVISIVE. NEL 2006 PARTECIPA AL REALITY LA PUPA E IL SECCHIONE IN VESTE DI GIURATO, SOSTITUENDO PER DUE PUNTATE VITTORIO SGARBI, ALLONTANATO DAL PROGRAMMA PER VIA DI UN LITIGIO CON ALESSANDRA MUSSOLINI. Dal 2008 scrive per la rinata VERSIONE ITALIANA DI PLAYBOY. Da gennaio 2011 è inviato, al fianco di Daniele Bossari, Marco Berry e Melissa P., nella QUARTA EDIZIONE DEL PROGRAMMA MISTERO IN ONDA SU ITALIA 1, CONDOTTO DA RAZ DEGAN. Anche nel 2012 continua la collaborazione con la TRASMISSIONE MISTERO, dove con lui sono ancora presenti Berry, Bossari e la new entry Jane Alexander. I suoi libri sono tradotti in diversi Paesi.

Opere:

1992 - Lazzaro, vieni fuori, Feltrinelli
1994 - Il vizio dell'agnello, Feltrinelli
1995 - Il senso della frase, Feltrinelli
1996 - Io, non io, neanche lui, Feltrinelli
1996 - Un saluto ai ricci, Il Minotauro - scritto con Silvia Noto
1998 - Il conto dell'ultima cena, Mondadori; Giallo Mondadori n. 2738
1999 - E chi porta le cicogne?, EL
1999 - L'assenza dell'assenzio, Mondadori
2000 - Il dente del pregiudizio, Mondadori
2001 - Fuggevole Turchese, Mondadori
2002 - Sangue di yogurt, Mondadori
2003 - Nonostante Clizia Mondadori
2005 - L'ultimo dei neuroni, Mondadori
2005 - Laida Odius, edizioni BD - storia a fumetti illustrata da Maurizio Rosenzweig
2006 - Ho fatto giardino, Mondadori
2007 - La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna, Edizioni Il Filo
2011 - Depilando Pilar, Mondadori
2012 - E l'allodola disse al gufo: «Io sono sveglia e tu?», Europa Edizioni - scritto con Laura Avalle
2013 - Mi piace il Bar, Barbera Editore
Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 ha recitato nel FILM VIA MONTENAPOLEONE con la regia di Carlo Vanzina interpretando il ruolo di un giornalista collaboratore di Luca Barbareschi.

ANDREA G. PINKETTS SI RISPECCHIA QUASI TOTALMENTE NEL SUO PERSONAGGIO, LAZZARO SANTANDREA: infatti anche l'autore ha svolto lavori simili a quelli di Lazzaro (fotomodello, giornalista e altri), e COME LUI AMA LA BIRRA GUINNESS E IL SIGARO ANTICO TOSCANO, e COME NEL ROMANZO IL VIZIO DELL'AGNELLO, ANCHE PINKETTS BAZZICA DALLE PARTI DI PIAZZA WAGNER A MILANO E AD ALASSIO (SV). LA «G.» PRESENTE NELLA FIRMA NON È L'INIZIALE DI ALCUN NOME: L'AVREBBE INSERITA LUI STESSO FRA NOME E COGNOME E STAREBBE PER «GENIO». Tuttavia dall'albo dei giornalisti dell'ordine della Lombardia risulta che il nome completo di Pinketts sia ANDREA GIOVANNI PINCHETTI.

Ha presenziato ogni anno come ospite del Telefilm Festival.

Nel 2006 gli è stata attribuita la Medaglia d'onore dell'Assemblée Nationale de la République Française per meriti artistici e culturali.

Nel 2006 ha interpretato se stesso nel cortometraggio ZEROZERO diretto dal regista Andrea W. Castellanza, in cui battaglia a colpi di penna con uno dei suoi personaggi.

Il suo libro Il conto dell'ultima cena viene consigliato dalla madre libraia della protagonista del film di Claude Chabrol L'innocenza del peccato.

Per sua stessa ammissione, inizia ogni nuovo romanzo nel giorno di Ognissanti.

http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_G._Pinketts



Friedrich Engels. Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni

La profezia di Friedrich Engels, 1887.
"Non è possibile alcuna altra guerra per la Prussia-Germania, eccetto una guerra mondiale e una guerra mondiale di un'estensione e di una violenza davvero finora impensabili, in cui da otto a dieci milioni di soldati si massacreranno l'un l'altro e nel fare questo devasteranno l'intera Europa finché non l'avranno resa più spoglia di quanto qualsiasi sciame di locuste abbia mai fatto. La devastazione della guerra dei Trent'anni concentrata in soli tre o quattro anni e distribuita sull'intero continente; fame, pestilenza, disperazione generale di entrambi gli eserciti e di tutte le persone civili, causata da un grande dolore; disperata confusione dei nostri meccanismi nel commercio, nell'industria e nei crediti bancari, per finire in una bancarotta generale, nel collasso dei vecchi Stati e della loro tradizionale saggezza statale, fino al momento in cui le corone rotoleranno a dozzine sui pavimenti e non ci sarà nessuno a raccoglierle. E' assolutamente impossibile prevedere come andrà a finire e chi uscirà vittorioso dallo scontro; solo una cosa è assolutamente certa: lo sfinimento generale e lo stabilirsi delle condizioni per la vittoria finale della classe operaia".
Friedrich Engels, 1887.


Friedrich Engels, Teoria della violenza.
"Giacché Robinson ha potuto procurarsi una spada possiamo altrettanto ammettere che Venerdì compaia un bel mattino con una rivoltella carica in mano, e allora tutto il rapporto di "violenza" si rovescia: Venerdì comanda e Robinson è costretto a sgobbare. Dunque, la rivoltella trionfa della spada ed anche il più puerile amante di assiomi capirà certo che la violenza non è un semplice atto di volontà, ma esige, per la sua messa in atto, condizioni preliminari molto reali, in particolare strumenti, di cui il più perfetto ha il sopravvento sul meno perfetto; che inoltre questi strumenti devono venir prodotti, il che significa che anche il produttore di strumenti di di violenza più perfetti, grossolanamente parlando, delle armi, ha il sopravvento sul produttore dei meno perfetti e che in una parola la vittoria poggia sulla produzione di armi, e questa a sua volta sulla produzione in generale, dunque... sulla "potenza economica", sull'ordine economico, sui mezzi materiali che sono a disposizione della violenza."
Friedrich Engels, Teoria della violenza


IL RAPPORTO TRA STRUTTURA ECONOMICA E LE DIVERSE SOVRASTRUTTURE (ENGELS)
 Il materialismo dialettico.
"L'evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc. poggia sull'evoluzione economica. Ma esse reagiscono tutte l'una sull'altra e sulla base economica. Non è che la situazione economica sia causa essa sola attiva e tutto il resto nient'altro che effetto passivo. Vi è al contrario azione reciproca sulla base della necessità economica che, in ultima istanza, sempre s'impone."
Friedrich Engels


"L'imposta in quanto tale grava in modo diseguale sulle differenti classi del paese. Per i poveri è un onere insopportabile, mentre sui ricchi incide in modo insignificante. [...] Non appena il paese sarà conquistato alla democrazia sociale, non passeranno pochi mesi, anzi poche settimane, e la bandiera rossa sventolerà dalle Tuileries all'Eliseo. Soltanto allora sarà possibile abbattere dalle fondamenta il vecchio e oppressivo sistema finanziario con un colpo solo che spazzi via il debito nazionale e introduca un sistema di imposte dirette e progressive e altre misure di carattere non meno energico".
Friedrich Engels


Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni
Friedrich Engels


LA MORALE MUTA AL MUTARE DELLA SOCIETA' (ENGELS)
"Noi respingiamo ogni pretesa di imporci una qualsiasi dogmatica morale come legge etica eterna, definitiva, immutabile nell'avvenire, col pretesto che anche il mondo morale abbia i suoi princìpi permanenti, che stanno al di sopra della storia e delle differenze tra i popoli. Affermiamo per contro, che ogni teoria morale sinora esistita è, in ultima analisi, il risultato della condizione economica della società del tempo. E come la società si è mossa sinora sul piano degli antagonismi di classe, così la morale è sempre stata una morale di classe; o ha giustificato il dominio e gli interessi della classe dominante, o, divenuta la classe oppressa sufficientemente forte, ha rappresentato la rivolta contro questo dominio e gli interessi futuri degli oppressi (...) Ma non abbiamo ancora superato la morale di classe. Una morale che superi gli antagonismi delle classi e le loro sopravvivenze nel pensiero, una morale veramente umana è possibile solo a un livello sociale in cui gli antagonismi delle classi non solo siano superati, ma siano anche dimenticati per la prassi della vita."
Friedrich Engels, dall'Antidühring



LA LIBERA CONCORRENZA E LA LOTTA PER L'ESISTENZA SI TROVANO NEL REGNO ANIMALE (ENGELS)
"Nei paesi industriali piú progrediti noi abbiamo domato le forze naturali e le abbiamo costrette al servizio degli uomini; abbiamo cosí moltiplicato all’infinito la produzione, tanto che un fanciullo oggi produce piú di quello che producevano ieri cento adulti. E quali sono i risultati? Crescente sopralavoro e miseria crescente delle masse, e una grande crisi ogni dieci anni. Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il piú alto prodotto storico, sono lo stato normale del regno animale.
Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie. L’evoluzione storica rende ogni giorno piú indispensabile, ma anche ogni giorno piú realizzabile una tale organizzazione.
Essa segnerà la data iniziale di una nuova epoca storica nella quale l’umanità stessa, e con essa tutti i rami della sua attività, in particolare la scienza della natura, prenderanno uno slancio tale da lasciare in una profonda ombra tutto ciò che c’è stato prima."
Friedrich Engels. Dialettica della natura


È PIÙ UTILE LO SCONTRO DI PIAZZA O LA COSTRUZIONE DELL'ORGANIZZAZIONE RIVOLUZIONARIA? (ENGELS)
"E’ passato il tempo dei colpi di sorpresa, delle rivoluzioni fatte da piccole minoranze coscienti alla testa di masse incoscienti. Dove si tratta di una trasformazione completa delle organizzazioni sociali, ivi devono partecipare le masse stesse; ivi le masse stesse devono già aver compreso di che si tratta, per che cosa danno il loro sangue e la vita… Ma affinché le masse comprendano quel che si deve fare è necessario un lavoro lungo e paziente, e questo lavoro è ciò che noi stiamo facendo adesso. [...]
Le ribellioni vecchio stile, la lotta di strada con le barricate, che sino al 1848 erano state l’elemento decisivo in ultima istanza, erano considerevolmente invecchiate. Questo processo era accaduto perché la borghesia ed il governo apparivano temere molto di più l’azione legale che l’azione illegale del partito operaio, più le vittorie elettorali che quelle della ribellione. [...]
Vuol dire ciò che nell’avvenire la lotta di strada non avrà più nessuna funzione? Assolutamente no. Vuol dire soltanto che dal 1848 le condizioni sono diventate molto più sfavorevoli ai combattenti civili e molto più favorevoli all’esercito. Una futura lotta di strada potrà dunque essere vittoriosa soltanto se questa condizione sfavorevole verrà compensata da altri fattori."
Friedrich Engels dalla prefazione a "Le lotte di classe in Francia"


In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà
Friedrich Engels



IL MONDO MATERIALE È IL SOLO MONDO REALE! (ENGELS)
"Il mondo materiale, percepibile dai sensi e a cui noi stessi apparteniamo, è il solo mondo reale. La nostra coscienza e il nostro pensiero, per quanto appaiano soprasensibili, sono il prodotto di un organo materiale, corporeo, il cervello. La materia non è un prodotto dello spirito, ma lo spirito stesso non è altro che il più alto prodotto della materia."
Friedrich Engels


"Giacché Robinson ha potuto procurarsi una spada possiamo altrettanto ammettere che Venerdì compaia un bel mattino con una rivoltella carica in mano, e allora tutto il rapporto di "violenza" si rovescia: Venerdì comanda e Robinson è costretto a sgobbare. Dunque, la rivoltella trionfa della spada ed anche il più puerile amante di assiomi capirà certo che la violenza non è un semplice atto di volontà, ma esige, per la sua messa in atto, condizioni preliminari molto reali, in particolare strumenti, di cui il più perfetto ha il sopravvento sul meno perfetto; che inoltre questi strumenti devono venir prodotti, il che significa che anche il produttore di strumenti di di violenza più perfetti, grossolanamente parlando, delle armi, ha il sopravvento sul produttore dei meno perfetti e che in una parola la vittoria poggia sulla produzione di armi, e questa a sua volta sulla produzione in generale, dunque... sulla "potenza economica", sull'ordine economico, sui mezzi materiali che sono a disposizione della violenza."
Friedrich Engels, Teoria della violenza



LA CENTRALITÀ FONDAMENTALE DEL MATERIALISMO DIALETTICO (ENGELS)

Le tre leggi della dialettica:
"La legge della conversione della quantità in qualità e viceversa.
La legge della compenetrazione degli opposti.
La legge della negazione della negazione."
Friedrich Engels, "Dialettica della natura", 1883


Engels enuncia le tre leggi della dialettica (la legge della conversione della quantità in qualità, la legge della compenetrazione degli opposti e la legge della negazione della negazione) non solo come ‘leges mentis’ (leggi poste dalla mente), giacché, se il loro àmbito di applicazione fosse esclusivamente questo, resteremmo chiusi nel cerchio magico del soggettivismo epistemologico kantiano, ma anche, e innanzitutto, come ‘leges entis’ (leggi della realtà stessa). Questa è la tesi fondamentale del materialismo dialettico. Una tesi che, a causa delle sue conseguenze rivoluzionarie, la borghesia attacca in tutti i modi, con tutti i mezzi ed in tutti i campi del sapere da almeno 160 anni; una tesi che i filosofi della borghesia (quale che sia la famiglia filosofica di appartenenza) combattono con tutte le armi a loro disposizione (non escluse quelle del fideismo e della superstizione); una tesi che tutti coloro che hanno sottoposto a revisione il marxismo hanno sempre cercato di stemperare, deformare, adattare, svuotare del suo duro contenuto materialistico.




«Lo stato, poiché è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi, è di norma lo stato della classe più potente, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento per tener sottomessa e per sfruttare la classe oppressa. Ad un determinato grado dello sviluppo economico, legato alla divisione della società in classi e proprio a causa di questa divisione, lo stato è diventato necessario. Ma ora ci avviciniamo ad uno stadio di sviluppo in cui l'esistenza delle classi non solo ha cessato di essere una necessità, ma diventa un ostacolo alla produzione. Perciò esse cadranno così inevitabilmente come sono sorte. E con esse cadrà ineluttabilmente lo stato. La società che riorganizza la produzione in base ad una libera ed uguale associazione di lavoratori, relega l'intera macchina statale nel posto che da quel momento le spetta, cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all'ascia di bronzo».
Friedrich Engels




LA VITA RIVOLUZIONARIA DI FRIEDRICH ENGELS

"Ci si domandava: Che cosa è Dio? E la filosofia tedesca ha risposto: è l'uomo."

Socialista, nato a Barmen il 28 novembre 1820 da famiglia borghese politicamente conservatrice.
Nel 1838 Engels, senza aver completato le scuole superiori, fu costretto da circostanze familiari a trovarsi un lavoro in un'impresa commerciale come impiegato a Brema. Gli affari commerciali non hanno impedito a Engels di proseguire la sua educazione politica e scientifica. Iniziò a disprezzare l'autocrazia e la tirannia dei burocrati quando ancora era studente. Lo studio della filosofia lo portò oltre. A quel tempo gli insegnamenti di Hegel dominavano la filosofia tedesca, ed Engels divenne un suo seguace. Per quanto Hegel fosse un ammiratore dello Stato autocratico prussiano, al cui servizio fu docente all'Università di Berlino, i suoi insegnamenti erano rivoluzionari. La fede hegeliana nella ragione umana e nei suoi diritti e le fondamentali tesi della sua filosofia sul fatto che l'universo è sempre in un costante processo di cambiamento e sviluppo, portarono alcuni filosofi berlinesi suoi discepoli – quelli che si rifiutavano di accettare la situazione esistente – a concepire l'idea che la lotta contro questa situazione, la lotta contro l'ingiustizia del presente e i suoi mali prevalenti, avesse anch'essa radici nella legge dell'eterno sviluppo.

Mentre accettarono l'idea dell'eterno processo di sviluppo, Marx ed Engels rigettarono i suoi preconcetti idealistici; in relazione alla vita reale, essi videro che non è lo sviluppo della mente che spiega lo sviluppo della natura ma che, al contrario, la spiegazione dello sviluppo mentale può essere derivata dalla natura, dalla materia... a differenza di Hegel e di altri hegeliani, Marx ed Engels furono materialisti. Insieme agli studi filosofici Engels cominciò a intraprendere, pur senza porre fine alle sue attività commerciali, un'attività di propaganda di idee radicali e socialiste in articoli di giornale e discorsi. Dopo aver lavorato come commesso a Bremen ed essere stato arruolato come soldato volontario a Berlino per un anno (nel 1842), si trasferì per due anni a Manchester, dove suo padre era co-proprietario di un'impresa cotoniera.

Qui Engels non stette tutto il tempo seduto in ufficio ma vagabondò per i sobborghi nei quali i lavoratori vivevano ingabbiati ed ebbe modo di vedere con i propri occhi la miseria e la povertà in cui questi versavano. Ma non si limitò alle sole considerazioni personali. Lesse tutto ciò che era già stato precedentemente rilevato da altri sulla condizione del proletariato inglese e studiò accuratamente tutti i documenti ufficiali che poté procurarsi. Il risultato di questi studi e di queste osservazioni fu la stesura di un libro apparso nel 1845: La Condizione della classe operaia in Inghilterra.

Già prima di Engels molte persone avevano descritto le sofferenze del proletariato ed indicato la necessità di aiutarlo. Engels fu però il primo a dire che il proletariato non era semplicemente una classe sofferente e che è, infatti, la vergognosa condizione economica in cui vive il proletariato a guidarlo in modo inarrestabile verso la sua lotta per la definitiva emancipazione, la quale poteva arrivare solo attraverso il socialismo.

Nel 1844 lavorò per il Deutsch-Französische Jahrbücher, pubblicato a Parigi da Arnold Ruge e Karl Marx. Lo stesso anno tornò a Barmen e l'anno successivo partecipò all'assemblea comunista organizzata da Moses Hess a Elberfeld. Quindi, fino al 1848, visse tra Parigi e Bruxelles. Nel 1846 si unì, con Marx, alla Lega dei Comunisti (organizzazione segreta tedesca) e rappresentò i comunisti parigini ai due congressi che la Lega tenne a Londra nel 1847.

Su istruzione della Lega egli scrisse, con Marx, il Manifesto Comunista indirizzato ai "proletari di tutti i paesi", pubblicato pochi mesi prima della rivoluzione del febbraio 1848. Nel 1848 e nel 1849 Engels lavorò a Colonia per la Neue Rheinische Zeitung pubblicata da Marx, e, dopo la sua soppressione, contribuì nel 1850 alla Politisch-oekonomische Revue. Egli assistette alle rivolte di Elberfeld, Palatinate e di Baden e partecipò come volontario alla campagna di Baden-Palatinate. Dopo la sconfitta dei ribelli di Baden, Engels tornò in Inghilterra come rifugiato e riprese a lavorare a Manchester nell'impresa del padre. Con questo suo lavoro egli rese possibile a Marx la continuazione della stesura del Capitale. Nel 1869 egli decise di ritirarsi dagli affari e l'anno seguente raggiunse l'amico e compagno Marx a Londra.

I due ripresero a lavorare congiuntamente. Il risultato di questa "ri-unificazione" fu, per Marx, il Capitale, il più grandioso lavoro di politica economica dei nostri tempi, e, per Engels, uno svariato numero di lavori fondamentali come La guerra dei contadini in Germania (1850), Rivoluzione e controrivoluzione in Germania (1852), Anti-Dühring (1878), L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza (1880), Storia e lingua dei Germani (1882), Dialettica della natura (1883), L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884), Ludwig Feuerbach e il punto d'approdo della filosofia classica tedesca (1886). Engels, con questi scritti, si occupò di problematiche scientifiche più generiche e di diversi fenomeni del passato e del presente, analizzati nell'ottica della concezione materialistica della storia e dell'economia politica marxiana.

Durante il lungo periodo passato in Inghilterra, Engels non smise mai di lavorare per l'Internazionale, sorta nel 1864, all'interno della quale ricoperse il ruolo di Segretario per l'Italia, la Spagna e il Portogallo. Marx morì prima di poter dare gli ultimi ritocchi al suo vasto lavoro sul capitale. Le linee generali conclusive erano però già state tracciate e, dopo la morte del suo amico, Engels si assunse l'oneroso compito di sistemare e pubblicare il secondo ed il terzo volume del Capitale. Dopo la morte di Marx, Engels continuò da solo la sua attività di leader e consigliere dei socialisti europei. I suoi consigli e le sue istruzioni erano ricercati con pari intensità sia dai socialisti tedeschi, la cui forza, nonostante le persecuzioni del Governo, cresceva con costanza e rapidità, sia dagli spagnoli, dai rumeni e dai russi, che erano costretti a ponderare e soppesare tutti i loro primi passi. Tutti loro trassero insegnamenti dal bagaglio di conoscenze e dall'esperienza dell'ormai vecchio Engels.

Frederick Engels morì a Londra il 5 agosto 1895. Con queste parole Lenin diede l'ultimo addio all'uomo che tanto fece per la costruzione di un mondo socialista: "Dopo il suo amico Karl Marx (che morì nel 1883), Engels fu il più grande scienziato e maestro del proletariato moderno dell'intero mondo civilizzato. Dal momento in cui il fato unì Karl Marx e Frederick Engels, i due amici dedicarono il lavoro di tutta una vita ad una causa comune [...] Questo severo combattente ed austero pensatore possedeva un animo profondamente affettuoso [...] Il servizio reso da Marx ed Engels al proletariato può essere espresso con queste poche parole: essi hanno insegnato alla classe operaia a conoscere se stessa e ad avere coscienza di se stessa, ed essi hanno sostituito la scienza a dei sogni. Questo è il motivo per cui il nome di Engels sarà ricordato da ogni lavoratore [...] Sia reso sempre onore alla memoria di Frederick Engels, grande lottatore e maestro del proletariato!"

[Per approfondire la vita e il pensiero di Engels si consiglia, oltre alle opere citate sopra, la lettura de: "La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels" di Hunt Tristram]















Se odiate qualcosa senza sapere bene perché, potete essere sicuri che si tratta di qualcosa che si trova nel vostro stesso essere









Se odiate qualcosa senza sapere bene perché, potete essere sicuri che si tratta di qualcosa che si trova nel vostro stesso essere



Alessandra Del Soleil famoso SPECCHIO!!!!






Luigi Bassetti:
Questa cosa la possiamo osservare anche nelle critiche che ci vengono rivolte. Alcune sembra che ci sfiorino scivolando via, nemmeno ci facciamo caso, mentre altre le subiamo a volte persino in modo sproporzionato. Il gioco dell'ego in questi casi è di dirigere le energie contro a colui che ci ha mosso quelle critiche. Chiamiamolo orgoglio, permalosità, o in mille altri modi, ma se riusciamo a non farci dominare da questo gioco e invece impegniamo quelle energie per cercare di capire perchè quella o quelle critiche ci irritano così tanto, avremo fatto un passo importante nel cammino della nostra evoluzione interiore






Lucia Nesti:
E' proprio cosi'!...alcune volte trovo molto difficile uscire da quel meccanismo di "vendetta"...alcune volte invece tutto sfuma via veloce, pero' non saprei "consciamente" spiegarne il motivo....spero in una evoluzione inconscia...









Prima noi creiamo le nostre abitudini, poi loro controllano noi. Combattete le cattive abitudini, o loro determineranno il vostro destino









Prima noi creiamo le nostre abitudini, poi loro controllano noi. 
Combattete le cattive abitudini, o loro determineranno il vostro destino





L'esasperazione, la stanchezza, il male di vivere, spesso, portano a vedere negli altri, in coloro che ci stanno vicini, la causa di tutte le nostre difficoltà, dei nostri mali





L'esasperazione, la stanchezza, il male di vivere, spesso, portano a vedere negli altri, in coloro che ci stanno vicini, la causa di tutte le nostre difficoltà, dei nostri mali. È la via più facile, anche se non indolore, per sfuggire alla verità, alle umane, umanissime paure. Diventiamo ciechi nei confronti delle responsabilità e non ci accorgiamo che la vita è come ce la siamo costruita noi




Silvia Carraro:
Da una parte sono d'accordo e me lo ripeto spesso, ma perche' a volte quando ti allontani da certe persone stai meglio?



La finestra sul cielo interiore:
una volta che abbiamo compreso la nostra lezione personale non è detto che dobbiamo stare accanto a determinate persone...la nostra scelta può essere quella di allontanarci da esse..ma non per fuga ma perchè abbiamo compreso altre cose


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