sabato 5 aprile 2014

Le Guin. Un adulto creativo è un bambino sopravvissuto


Un adulto creativo è un bambino sopravvissuto.
Ursula Kroeber Le Guin


Gianfranco Bertagni. "Sensare" (pensare attraverso il corpo). Grazie a un sentirlo sempre più approfondito, la meravigliosa dimenticanza delle obiezioni mentali ad esso.


"Sensare" (pensare attraverso il corpo). Grazie a un sentirlo sempre più approfondito, la meravigliosa dimenticanza delle obiezioni mentali ad esso.
Gianfranco Bertagni


Carlo Saviani 

Ancora in Omero, noèin significava percepire col corpo, non pensare per concetti: per dire che il cane Argo riconobbe Odisseo, impiega il perfetto di noèin, letteralmente "annusò", "fiutò"...


venerdì 4 aprile 2014

Cesare Segre. Se non pos­siedi la struttura della tua lingua non sei in grado di imparare le altre, per que­sto le campagne a favore dell'inglese non hanno senso se non si legano a un miglioramento dell'italiano

Se non pos­siedi la struttura della tua lingua non sei in grado di imparare le altre, per que­sto le campagne a favore dell'inglese non hanno senso se non si legano a un miglioramento dell'italiano.

Cesare Segre, filologo e critico letterario, scomparso pochi giorni fa e che oggi avrebbe compiuto 86 anni



Quando insegno inglese ai bimbi, cerco di fare dei confronti con l'italiano e le sue strutture grammaticali...E' difficile quando non hanno le competenze per comprendere pienamente la logica e le funzionalità della lingua madre...




oppure imparare l'inglese può diventare anche il pretesto per capire meglio la propria lingua madre. parlo per esperienza diretta.



Vale per tutti ...non solo per gli italiani. I miei alunni in Germania non riconoscono strutture simili p.e. in italiano o inglese. Non conoscono la grammatica del tedesco e a volte non sanno distinguere tra verbo...aggettivo etc. Cerco di rimediare ...ma all'età di 17 anni è già difficile



Nel loro insegnamento psicologico, i Sufi affermano che la trasmissione ordinaria della conoscenza è soggetta a così tante deformazioni, dovute alle interpretazioni e alle deficienze della memoria, che non può sostituirsi alla percezione diretta dei fatti. È un racconto sufi,"La nascita di una tradizione", che illustra la soggettività del cervello umano.



LE DUE STRADE.
C'era una volta una città formata da due strade parallele. Un giorno un derviscio attraversò la prima strada; quando arrivò nella seconda, la gente notò che aveva gli occhi pieni di lacrime
"Qualcuno è morto nell'altra strada!", si udì gridare. Ben presto tutti i bambini dei dintorni si misero a gridare la stessa cosa. 
Ciò che era avvenuto, in realtà, era che il derviscio aveva appena sbucciato delle cipolle. La notizia si diffuse ben presto anche nella prima strada, e gli adulti delle due strade erano talmente afflitti e impauriti (perché ognuno aveva dei parenti dall'altra parte) che non osavano approfondire la causa di quell'agitazione. 
Un saggio cercò di ragionare con le persone delle due strade e chiese loro perché non si informavano gli uni con gli altri. Troppo sconvolti per sapere ciò che volevano, alcuni dichiararono: "Per quanto ne sappiamo, c'è una pestilenza micidiale nell'altra strada".
Queste voci si sparsero a loro volta come il vento, al punto che gli abitanti di ciascuna delle due strade furono convinti che gli altri erano condannati a una morte sicura.
Quando la calma si fu in qualche modo ristabilita, le due comunità non videro altra soluzione, per scampare al pericolo, che l'esodo in massa. E fu così che le due metà della città si spopolarono. 
Sono passati secoli, da allora, e la città è tuttora deserta. Nelle vicinanze sono sorti due villaggi. Ognuno ha la propria tradizione, che racconta come molto tempo prima il villaggio era stato fondato da una colonia giunta da una città condannata, grazie a un felice esodo che le aveva permesso di scampare a un male sconosciuto.
Nel loro insegnamento psicologico, i Sufi affermano che la trasmissione ordinaria della conoscenza è soggetta a così tante deformazioni, dovute alle interpretazioni e alle deficienze della memoria, che non può sostituirsi alla percezione diretta dei fatti.
È un racconto sufi,"La nascita di una tradizione", che illustra la soggettività del cervello umano. E' una storia tratta dal libro-insegnamento Asrar-i-Khiiwatia (Segreti dei Reclusi) dello sceicco Qalandar Shah dell'Ordine Suhrawardi, morto nel 1832. La sua tomba si trova a Labore, nel Pakistan.

La rotazione dei vertici è necessaria per evitare la creazione di una rete auto-protettiva ed auto-referenziale degli attori


Restando a Napolitano, mi sovviene una riflessione. Quando, mio malgrado, ho dovuto indossare la divisa e servire questo Stato per un anno intero, in uno degli infiniti corsi mi avevano insegnato che la rotazione dei vertici era necessaria per evitare la creazione di una rete auto-protettiva ed auto-referenziale degli attori che avrebbe potuto causare il vizietto del golpe a qualche generale particolarmente goloso. Il Napolitano è in politica da prima che nascessi io, e non son più di prima mano....Ecco perchè, cara Giuseppina, ormai solo Anubi ci può togliere dalle palle il dinosauro...

giovedì 3 aprile 2014

Un uomo e sua moglie andarono in vacanza a Gerusalemme. Mentre erano lì, la moglie morì. L'impresario delle pompe funebri disse all'uomo: "la si può spedire a casa per E.5000, oppure seppellirla qui, in Terra Santa, per soli E.150". L'uomo ci pensò su e disse che avrebbe voluto spedirla a casa. L'impresario chiese: "perché vuole spendere così tanti soldi per spedire a casa una salma, quando sarebbe così bello ed economico seppellirla qui?" L'uomo rispose: "molto tempo fa un uomo morì qui, fu sepolto e tre giorni dopo resuscitò. Non posso correre questo rischio!!"

Un uomo e sua moglie andarono in vacanza a Gerusalemme.
Mentre erano lì, la moglie morì.
L'impresario delle pompe funebri disse all'uomo:
"la si può spedire a casa per E.5000, oppure seppellirla qui, in Terra Santa, per soli E.150".
L'uomo ci pensò su e disse che avrebbe voluto spedirla a casa.
L'impresario chiese: "perché vuole spendere così tanti soldi per spedire a casa una salma, quando sarebbe così bello ed economico seppellirla qui?"
L'uomo rispose: "molto tempo fa un uomo morì qui, fu sepolto e tre giorni dopo resuscitò. Non posso correre questo rischio!!"

mercoledì 2 aprile 2014

Lao Tzu. In un villaggio viveva un vecchio molto povero, ma perfino i re erano gelosi di lui perché aveva un bellissimo cavallo bianco; non si era mai visto un cavallo di una simile bellezza, una forza, una maestosità … i re offrivano prezzi favolosi per quel cavallo, ma l’uomo diceva a tutti: “Questo cavallo non è un animale per me, è come una persona. E come si può vendere una persona, un amico?” L’uomo era povero, la tentazione era forte, ma non volle mai vendere quel cavallo. Un mattino scoprì che il cavallo non era più nella stalla. L’intero villaggio accorse e tutti dissero: “Vecchio sciocco! Lo sapevamo che un giorno o l’altro ti avrebbero rubato il cavallo. Sarebbe stato molto meglio venderlo. Potevi ottenere il prezzo che volevi. E adesso il cavallo non c’è più, che disgrazia!”. Il vecchio disse: “Non correte troppo! Dite semplicemente che il cavallo non è più nella stalla. Il fatto è tutto qui: il resto è solo giudizio.


Una storiella molto amata da Lao Tzu.
In un villaggio viveva un vecchio molto povero, ma perfino i re erano gelosi di lui perché aveva un bellissimo cavallo bianco; non si era mai visto un cavallo di una simile bellezza, una forza, una maestosità … i re offrivano prezzi favolosi per quel cavallo, ma l’uomo diceva a tutti: “Questo cavallo non è un animale per me, è come una persona. E come si può vendere una persona, un amico?” L’uomo era povero, la tentazione era forte, ma non volle mai vendere quel cavallo.
Un mattino scoprì che il cavallo non era più nella stalla. L’intero villaggio accorse e tutti dissero: “Vecchio sciocco! Lo sapevamo che un giorno o l’altro ti avrebbero rubato il cavallo. Sarebbe stato molto meglio venderlo. Potevi ottenere il prezzo che volevi. E adesso il cavallo non c’è più, che disgrazia!”.
Il vecchio disse: “Non correte troppo! Dite semplicemente che il cavallo non è più nella stalla. Il fatto è tutto qui: il resto è solo giudizio. Se sia una disgrazia o meno non lo so, perché questo è solo un frammento. Chissà cosa succederà in seguito?”. Ma la gente rideva, avevano sempre saputo che era un po’ matto.
Dopo quindici giorni, una notte, all’improvviso il cavallo ritornò. Non era stato rubato, era semplicemente fuggito, era andato nelle praterie. Ora non solo era ritornato, ma aveva portato con sé una dozzina di cavalli selvaggi.
La gente di nuovo accorse e disse: “Vecchio, avevi ragione tu! Quella non era una disgrazia. In effetti si è rivelata una fortuna”.
Il vecchio disse: “Di nuovo state correndo troppo. Dite semplicemente che il cavallo è tornato, portando con sé una dozzina di altri cavalli… chissà se è una fortuna oppure no? È solo un frammento. Fino a quando non si conosce tutta la storia, come si fa a dirlo? Voi leggete solo una parola in un’intera frase: come potete giudicare tutto il libro?”.
Questa volta la gente non poteva dire nulla, magari il vecchio aveva ragione di nuovo. Non parlavano, ma nell’intimo sapevano bene che il vecchio aveva torto: dodici bellissimi cavalli, bastava domarli e poi si potevano vendere per una bella somma.
Il vecchio aveva un unico figlio, un giovane che iniziò a domare i cavalli selvaggi. E dopo una sola settimana, cadde da cavallo e si ruppe le gambe. Di nuovo la gente accorse, dicendo: “Hai dimostrato un’altra volta di avere ragione! Non era una fortuna, ma una disgrazia. Il tuo unico figlio ha perso l’uso delle gambe, ed era l’unico sostegno della tua vecchiaia. Ora sei più povero che mai”.
Il vecchio disse: “Sempre a dare giudizi, è un’ossessione. Non correte troppo. Dite solo che mio figlio si è rotto le gambe. Chissà se è una disgrazia o una fortuna?… non lo sa nessuno. È ancora un frammento, non ne sappiamo mai di più…”.
Accadde che qualche settimana dopo il paese entrò in guerra, e tutti i giovani del villaggio furono reclutati a forza. Solo il figlio del vecchio fu lasciato a casa perché era uno storpio. La gente piangeva e si lamentava, da ogni casa tutti i giovani erano stati arruolati a forza, e tutti sapevano che la maggior parte non sarebbe mai più tornata, perché era una guerra persa in partenza, i nemici erano troppo potenti.
Di nuovo, gli abitanti del villaggio andarono dal vecchio e gli dissero: “Avevi ragione, vecchio: la tua è stata una fortuna. Forse tuo figlio rimarrà uno storpio, ma almeno è ancora con te. I nostri figli se ne sono andati, per sempre. Almeno lui è ancora vivo, a poco a poco ricomincerà a camminare, magari solo zoppicando un po’…”.
Il vecchio, di nuovo, disse: “Continuate sempre a giudicare. Dite solo che i vostri figli sono stati obbligati a partire per la guerra, e mio figlio no. Chi lo sa … se è una fortuna o una disgrazia. Nessuno lo può sapere veramente. Solo dio lo sa, solo la totalità lo può sapere”.
Non giudicare, altrimenti non sarai mai unito alla totalità. Sarai ossessionato dai frammenti, vorrai trarre delle conclusioni basandoti solo su dei particolari. Una volta che hai espresso un giudizio, hai smesso di crescere. Di fatto, il viaggio non finisce mai. Un sentiero finisce, e ne inizia un altro. Una porta si chiude, e un’altra se ne apre …




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