lunedì 13 giugno 2011

La testistica del pedagogista: valutare il livello cognitivo generale | PsycHomer

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Il pedagogista: chi è e chi non è | PsycHomer

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Insegnare per evolvere

Insegnare per evolvere: "

Imparare ed insegnare non sono la stessa cosa. Sappiamo che non è possibile imparare qualcosa dall’esperienza degli altri se questi non hanno nessuna intenzione di insegnarla e se fosse il contrario tutte le forme che le pratiche educative hanno assunto nei millenni sarebbero state una perdita di tempo, e qualsiasi approccio pedagogico all’apprendimento sarebbe destinato al fallimento.


Per apprendere dall’esperienza di qualcuno occorre che questi abbia l’intenzione di comunicarla.


“Far vedere” a qualcuno come si fa qualcosa comprende una serie di atti molto diversi dal fare puro e semplice. Implica una rallentamento dei ritmi, una semplificazione delle procedure, un’esibizione di passaggi impliciti, una perdita di tempo giustificabile solo per un guadagno complessivo su altra scala.


È l’ insegnamento che permette di trasformare l’apprendimento individuale in apprendimento per il gruppo, l’apprendimento di un gruppo in apprendimento per una popolazione, quello di una popolazione in quello di una cultura e quello di una cultura in apprendimento per la specie.


L’insegnamento è in generale ciò che permette alla nostra specie di collegare sul piano ontogenetico livelli biologici distinti trasformando, i tempi storici, i dati adattivi in apprendimenti individuali e collettivi.


L’insegnamento costituisce una potente e irrinunciabile chance adattiva per l’Uomo. Senza l’insegnamento il linguaggio simbolico sarebbe privo di senso oltre che privato della sua funzione primaria: parlerebbe di un mondo nuovo ogni giorno, non esisterebbero né pratiche né riti né convenzioni che non fossero geneticamente selezionate, l’apprendimento si ridurrebbe all’implementazione più o meno creativa di ciò che è implicito nel pacchetto conoscitivo dell’uomo. Quindi possiamo affermare che in fondo l’uomo è sapiens perché è docens (insegna).

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Eccessi di professionalizzazione

Eccessi di professionalizzazione: "

I processi di divisione e specializzazione del lavoro hanno prodotto un vivere sociale entro cui è altamente sconsigliato sapere fare un po’ di tutto. Inoltre la specializzazione delle cure sociali è giunta ad un punto che non è possibile offrire una relazione d’aiuto informale senza ricorrere ai termini tecnici, che i mass media hanno convertito in slogan.


È da notare che l’alta specializzazione non è comunque adatta in nessun ambito, perché è impensabile riuscire a trovare un tecnico specializzato per ogni piccolo problema quotidiano.


Attualmente si può facilmente notare una donna e un uomo che giungono alla maternità non sono in grado di cullare un infante che piange. In questo scenario si sono formati gli asili nidi, anche se non sono ancora un fenomeno diffuso globalmente.


In ogni caso è ormai inutile pensare di poter rinunciare agli asili nido, ai centri socio educativi o alle comunità per minori, in nome di un ritrovamento dei “veri valori sociali”. Questo significherebbe non solo buttare il sapere accumulato in questi anni, ma anche rimettere nelle mani di qualcuno un problema che gli è stato sottratto tempo fa.

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Bisogni educativi ed evoluzione culturale

Bisogni educativi ed evoluzione culturale: "


Una delle specificità umane è la trasmissione di ciò che si apprende, da una generazione a quella successiva. L’istruzione nel corso della storia si è articolata e specializzata per fare fronte a problemi sempre più difficili rispetto ai precedenti e le abilità materiali non sono mai state l’unico oggetto di insegnamento. La sopravvivenza delle comunità umane è stata sempre legata alla sopravvivenza dei suoi membri, di conseguenza saper cacciare, saper comunicare e raccontare ciò costituivano un insieme di capacità inscindibili. Ma pensare che i bisogni (cognitivi, etici, affettivi ecc.) dell’uomo primitivo fossero più semplici di quelli dell’uomo odierno sarebbe una interpretazione arbitraria ed esprimerebbe solamente un imperialismo culturale ingenuo. Ovviante con la classificazione delle culture si è andato diversificando anche il bisogno educativo, così come la vita biologica e sociale tende verso una progressiva diversificazione e classificazione così il sistema educativo tende allo sviluppo di gradi sempre più elevati di complessità. Però se è vero che oggi possiamo assegnare alla nostra civiltà postmoderna, tecnologica e multimediale, una superiorità in campo pedagogico è altrettanto vero che i problemi educativi di fondo, che vanno affrontati, sono sostanzialmente gli stessi di trentamila anni fa (dell’uomo primitivo): insegnare a crescere e mantenersi sani, insegnare compiti, trasmettere tanto le conoscenze quanto gli interrogativi, consegnare vincoli e stimolare il loro superamento, ottenere il rispetto delle regole comuni ma anche garantire una certa flessibilità individuale per fronteggiare gli imprevisti e i cambiamenti.
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