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venerdì 24 aprile 2015

Vilfredo Pareto. La teoria di Aristotele sulla schiavitù naturale è pure quella dei popoli civili moderni per giustificare le loro conquiste ed il loro dominio sui popoli da essi detti di razza inferiore. [...] Da ciò segue che un inglese, un tedesco, un francese, un belga, un italiano, se pugna e muore per la sua patria, è un eroe; ma un africano, se ardisce difendere la sua patria contro queste nazioni, è un vile ribelle ed un traditore. [...] Occorre aggiungere che, con ipocrisia veramente ammirevole, i buoni popoli civili pretendono di fare il bene dei popoli a loro soggetti, quando li opprimono e anche li distruggono. [...] Il gatto chiappa il sorcio e se lo mangia, ma non dice che fa ciò pel bene del sorcio, non proclama il domma dell'uguaglianza di tutti gli animali e non alza ipocritamente gli occhi al cielo per adorare il Padre comune.

La teoria di Aristotele sulla schiavitù naturale è pure quella dei popoli civili moderni per giustificare le loro conquiste ed il loro dominio sui popoli da essi detti di razza inferiore. [...]
Da ciò segue che un inglese, un tedesco, un francese, un belga, un italiano, se pugna e muore per la sua patria, è un eroe; ma un africano, se ardisce difendere la sua patria contro queste nazioni, è un vile ribelle ed un traditore. [...] Occorre aggiungere che, con ipocrisia veramente ammirevole, i buoni popoli civili pretendono di fare il bene dei popoli a loro soggetti, quando li opprimono e anche li distruggono. [...] Il gatto chiappa il sorcio e se lo mangia, ma non dice che fa ciò pel bene del sorcio, non proclama il domma dell'uguaglianza di tutti gli animali e non alza ipocritamente gli occhi al cielo per adorare il Padre comune.
Vilfredo Pareto, da Trattato di sociologia generale: Capitolo VI - I residui, par. 1050


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LA STORIA E' UN CIMITERO DI ARISTOCRAZIE

"Le aristocrazie non durano.
Qualunque ne siano le ragioni, è incontrastabile che dopo un certo tempo spariscono.
La Storia è un cimitero di aristocrazie.
Non è solo per il numero che certe aristocrazie decadono, ma anche per la qualità, nel senso che in esse scema l'energia. La classe governante viene restaurata non solo in numero, ma, ed è ciò che più preme, in qualità dalle famiglie che vengono dalle classi inferiori, che recano in essa l'energia necessaria per mantenersi al potere.
Ove uno di questi movimenti cessi e, peggio ancora, se cessano entrambi, la parte governante si avvia verso la rovina, che spesso trae seco quella dell'intera nazione. E' causa potente di turbamento dell'equilibrio l'accumularsi di elementi superiori nelle classi inferiori e, viceversa, di elementi inferiori nelle classi superiori.
Per via della circolazione delle classi elette, la classe eletta di governo è in uno stato di continua e lenta trasformazione, essa scorre come un fiume e questa d'oggi è diversa da quella di ieri. Ogni tanto si osservano repentini e violenti turbamenti come sarebbero le inondazioni di un fiume e, dopo, la nuova classe eletta di governo torna a modificarsi lentamente: il fiume, tornato nel suo letto, scorre di nuovo regolare.
Le rivoluzioni seguono perché, sia per il rallentarsi della circolazione della classe eletta, sia per altra causa, si accumulano negli strati superiori elementi scadenti che rifuggono dall'uso della forza, mentre crescono negli strati inferiori gli elementi di qualità superiore che sono disposti ad adoperare la forza".

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V. PARETO, Trattato di sociologia generale, cit. in G. Galli, Storia delle dottrine politiche, Milano, Paravia Bruno Mondadori Editori, 2000, pp. 200-201.
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Per approfondire:
- S. Caputo: Vilfredo Pareto ✍️ http://bit.ly/caputopareto;
- P. Chiantera-Stutte: politica, classi sociali, élite ✍️ http://bit.ly/chianteraelite


Carlo De Luca
Riflessioni interessantissime che fanno riferimento, mi pare, alla “teoria delle élites”, intesa in senso ampio e comprensiva di orientamenti anche molto diversi che hanno però in comune l’assunzione di base: la tendenza intrinseca di ogni aggregato sociale a produrre una oligarchia. In qualunque collettivo umano, sono sempre emerse delle élites che sono riuscite ad accumulare una maggiore quantità di risorse la cui natura varia in rapporto al contesto (la ricchezza nelle società mercantili, il comando nei regimi militari, il potere politico nelle democrazie e nelle dittature, la cultura nelle organizzazioni più evolute). Molti i problemi di contenuti posti da questa definizione: dalla legittimità politica e sociale dell’élite alla sua effettiva corrispondenza con il merito, dalla sostanziale omogeneità alla sua multiforme pluralità, dal rapporto unidirezionale governanti/governati alla loro relazione osmotica. Dalle valutazioni su questi aspetti scaturiscono i diversi orientamenti che caratterizzano la teoria: dalle interpretazioni più reazionarie a quelle progressiste.


Il Sestante Grazie
Carlo per il commento molto puntuale.
Innanzitutto, la teoria classica delle élites ha avuto tre esponenti principali:
Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto e Robert Michels, che l'hanno delineata su basi ideologiche (parzialmente) diverse.
Il primo e l'ultimo in un contesto latamente liberale, Pareto partendo dall'economia e giungendo alla sociologia attraverso la considerazione dell'irrazionalità delle scelte umane, insuscettibili di essere descritte dalle leggi economiche.

L'evoluzione della teoria nel corso del Novecento, poi, ha seguito direttrici così diverse e multiformi da non poter essere riassunta qui, se non con il rischio di farvi rientrare fenomeni che solo marginalmente ne attingono il succo della dottrina. Mi ha interessato, però, anche la parte del tuo commento in cui ti soffermi sulla natura delle élites. Lo stesso Pareto lo ha affrontato in un'altra sua opera "I sistemi socialisti", del 1902. Riporto qui brevemente un frammento che ho potuto leggere nell'opera di Giorgio Galli "Storia delle dottrine politiche":
"Le élites si manifestano in parecchi modi, secondo le condizioni della vita economica e sociale. 
La conquista della ricchezza, presso i popoli commercianti e industriali, il successo militare, presso i popoli bellicosi, l'abilità politica e spesso lo spirito d'intrigo e la bassezza di carattere, presso le aristocrazie, le democrazie e le demagogie, i successi letterari nel popolo cinese, la conquista di dignità ecclesiastiche nel Medioevo ecc., sono altrettanti modi coi quali si effettua la selezione degli uomini. Nulla si può comprendere se non si separa la sostanza dalla forma. La sostanza è il movimento di circolazione delle élites, la forma è quella che domina nella società dove il movimento ha luogo".




mercoledì 26 giugno 2013

Il problema organizzativo nasce dalla divisione del lavoro e dalla specializzazione che pongono un'esigenza di coordinamento tra individui e tra aggregati di individui. Tra le discipline, una certa supremazia è stata conquistata dalla SOCIOLOGIA, che è generalmente accreditata di una teoria dell'organizzazione


Il problema organizzativo nasce dalla divisione del lavoro e dalla specializzazione che pongono un'esigenza di coordinamento tra individui e tra aggregati di individui. Tra le discipline, una certa supremazia è stata conquistata dalla SOCIOLOGIA, che è generalmente accreditata di una teoria dell'organizzazione.

Costa, Nacamulli, Swedberg

dipinto di Francois Millet

domenica 4 dicembre 2011

Robert Merton. La profezia che si autoavvera. Una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità

Ogni modo di vedere, è anche un modo di non vedere
Robert Merton

Il concetto di profezia che si autoavvera fu introdotto per la prima volta nelle scienze sociali nel 1948 dal sociologo Robert K. Merton (1910-2003), e descrive “una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità”. In altre parole, si tratta di un’opinione che, pur essendo originariamente falsa, per il fatto di essere creduta, conduce ad un comportamento che la fa avverare. La profezia che si autoavvera è un meccanismo subdolo e diffuso
Ogni modo di vedere, è anche un modo di non vedere
Robert Merton. La profezia che si autoavvera. Merton, 1971

Il paradosso della predestinazione è un'applicazione fantascientifica. La profezia che si autoadempie, o che si autoavvera (Merton, 1971), o che si autodetermina (Watzlawick et alii, 1971), è una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa. Predizione ed evento sono in un rapporto circolare, secondo il quale la predizione genera l'evento e l'evento verifica la predizione. Una profezia si autoadempie quando un individuo, convinto o timoroso del verificarsi di eventi futuri, altera il suo comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi. Per profezia che si autoadempie deve intendersi, quindi, secondo la definizione del sociologo americano Robert K. Merton, che introdusse il concetto nelle scienze sociali nel 1948, «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità». Merton trasse ispirazione dalla formulazione che un altro celebre sociologo americano, William Thomas, aveva dato di quello che è passato alla storia come Teorema di Thomas che recita: «Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze»
Robert Merton




In sociologia una profezia che si autoadempie, o che si autoavvera (Merton, 1971), o che si autodetermina (Watzlawick et altri, 1971), è una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa. Predizione ed evento sono in un rapporto circolare, secondo il quale la predizione genera l'evento e l'evento verifica la predizione.

Ad esempio nel mercato finanziario, se esiste una convinzione diffusa che sia imminente un crollo, gli investitori possono perdere fiducia e mettere in atto una serie di reazioni che possono causare realmente il crollo. In una campagna elettorale, un candidato che dichiari apertamente di non credere nella sua vittoria può indurre apatia o rassegnazione nei suoi potenziali elettori, che si concretizzano in una diminuzione della sua base elettorale.

In psicologia, una profezia che si autoadempie si ha quando un individuo, convinto o timoroso del verificarsi di eventi futuri, altera il suo comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi.

Wikipedia



Per ciò che attiene, nello specifico, l'effetto Pigmalione. 
Il bambino non ha gli strumenti per darsi valore da sé. 
Tutto quello che pensa e crede di essere come persona passa attraverso le relazioni che instaura con le figure di accudimento e, più in generale, attraverso i feedback che riceve dagli adulti che incontra durante gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza. Un bambino che ha avuto la sciagura di instaurare una relazione, significativa, per la sua crescita, con un adulto che, per qualsiasi ragione, non credeva nelle sue potenzialità, sono incommensurabilmente devastanti per lo sviluppo di una sana autostima e del senso di competenza. Il bambino non solo finirà coll'introiettare quella credenza disfattista, ma metterà in atto dei comportamenti che confermano le aspettative di insuccesso che l'adulto ha, senza rendersene conto, proiettato su di lui.



se definiamo reale una situazione essa sarà reale nelle sue conseguenze.
William I. Thomas e Florian Znaniecki, Il contadino polacco in Europa e in America.

[...] la frase che ho scritto non è mia ma di due famosi sociologi che si impegnarono in una ricerca di sociologia urbana chiamata "Il contadino polacco in Europa e in America" essi sono William I. Thomas e Florian Znaniecki ...raccolsero una infinità di dati sul fenomeno immigratorio e sulle esperienze di vita. La loro famosa citazione divenne una pietra miliare nel progresso della ricerca sul campo. Non sono una psicologa ma sono fiera di essermi fatta una cultura che essendo nata dalla passione e non dalla necessità o da obiettivi economici non ha nulla da invidiare a certi professionisti.


io sono d'accordo con il concetto di profezie autoavverantisi, che non ha niente a che fare col magico e shamanico ma solo col fatto che se il cervello si predispone a vedere le cose in una maniera negativa, i nostri neuroni ci fanno scegliere comportamenti e ideazioni che seguono questa direzione e quindi ci predisponiamo senza volerlo a creare proprio quello che piu' temiamo avvenga. E' neuroscienza [...]





ad onor del vero l'effetto pigmalione funziona anche in senso positivo. scrive Vera Birkenbihl 
"un insegnante si fa un'idea ben precisa del suo allievo e lo plasma in base ad essa". quindi amplia - facendo riferimento a Rosenthal - e definisce: "la forza delle aspettative che nutriamo nei confronti di un altro è tale da poter già di per sé sola influenzare il suo comportamento. È un fenomeno che definiamo 'avverarsi della profezia': il concetto che ci facciamo circa le capacità di un individuo talvolta è decisivo per il suo divenire futuro". (cit dalla Scheda di approfondimento B, nel volume di Vera Birkenbihl "Segnali del corpo. Come interpretare il linguaggio corporeo"). lo sottolineo, affinché gli insegnanti soprattutto, ma non solo loro, scelgano per default un atteggiamento positivo, di fiducia, nei confronti degli altri





Il mito di Pigmalione e Galatea
Pigmalione era uno scultore greco che si innamorò perdutamente di una sua opera. 
Pregò la dea dell'amore Afrodite affinchè facesse vivere la sua scultura per poterla amare.
Afrodite esaudì il suo desiderio.
Pigmalione chiamò la sua amata Galatea e le insegnò tutto ciò che c'era da sapere sul mondo.
per questo motivo ancora oggi una persona che da lezioni di vita ad una persona meno esperta viene detta "Pigmalione"


Se un insegnante crede che uno studente sia meno dotato lo tratterà, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri. Lo studente interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza.
Effetto Pigmalione
Noto anche come effetto Rosenthal
A cura di Your Edu Action




L’effetto PIGMALIONE a Scuola
Questo fenomeno è conosciuto anche con il nome di “profezia che si autoavvera” o “effetto Rosenthal“, (dal nome dello psicologo tedesco che per primo studiò e teorizzò questo fenomeno, insieme a Leonora Jacobson).

Il personaggio di Pigmalione possiamo ritrovarlo in un brano della mitologia greca di Ovidio: 
la storia narra che Pigmalione, scultore e re di Cipro, realizzò una statua di avorio così bella da innamorarsene.
Chiese quindi alla dea Afrodite di trasformare la statua in una creatura umana in modo da poterla sposare (Rosenthal per la definizione di questo fenomeno si riferì non al mito greco ma alla celebre e omonima opera teatrale di George Bernard Shaw del 1912).

Vediamo quindi concretamente come si configura questo fenomeno psicologico: 
si tratta di una forma di suggestione per cui le persone tendono ad adeguarsi e a conformare i loro comportamenti all’immagine che altri individui hanno di loro. Questo succede sia che essa sia un’immagine positiva sia che sia negativa.

A titolo esemplificativo cito l’esperimento condotto dallo stesso Rosenthal e dalla sua equipe. Somministrarono ad alcuni bambini, facenti parte di una scuola elementare californiana, un test d’intelligenza. Successivamente al test vennero selezionati, casualmente, alcuni bambini e ai loro insegnanti fu fatto credere che fossero dotati di un’intelligenza sopra la media.

L’anno seguente Rosenthal si recò nuovamente presso la scuola elementare e constatò che il rendimento dei bambini selezionati era molto migliorato rispetto a quello dei coetanei. Questo grazie all’influenza benefica che i docenti avevano avuto verso quei particolari allievi, stimolandone la passione verso lo studio, in modo inconscio.

L’effetto Pigmalione ovviamente può attivarsi non solo nell’ambito scolastico ma in tutti quei rapporti di tipo sociale: come tra datore di lavoro e dipendente, in ambito familiare tra genitori e figli o in ambito medico (il cosiddetto “effetto placebo”).

Cosa vuol dire tutto questo concretamente nella quotidianità scolastica?
Se gli insegnanti credono che un bambino sia meno dotato rispetto agli altri, lo tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso rispetto al gruppo classe; il bambino interiorizzerà il giudizio ricevuto e si comporterà di conseguenza. Viene a instaurarsi così un circolo vizioso per cui il bambino si conformerà all’idea di sè che gli viene rimandata e tenderà a divenire esattamente come l’insegnante lo aveva immaginato ed “etichettato”.

Quando succede questo?
Ad esempio quando un alunno viene sorpreso a copiare durante una verifica, magari più di una volta.

In occasione di una futura verifica, anche se avrà studiato seriamente, il suo voto positivo non sarà valutato in modo giusto ma il pensiero sarà “ha copiato anche questa volta, solo che non me ne sono accorto. Non ha studiato, copia sempre” e il ragazzo si vedrà penalizzato nella votazione.

Un altro caso tipico è un ragazzo che non è particolarmente portato per una determinata materia e prende sempre voti bassi. Accade però che un argomento specifico, in una occasione, riesca a comprenderlo senza difficoltà e quindi ad ottenere una votazione almeno sufficiente.

In questo caso il pensiero ricorrente sarà simile a questo “impossibile ci sia riuscito da solo, non è portato, non capisce la materia, deve aver copiato per forza“, senza immaginare che ci possono essere mille motivi per cui una persona possa capire più o meno facilmente alcuni concetti rispetto ad altri.

Non vi è mai capitato direttamente o indirettamente di sentire frasi come “non ci riuscirà mai anche se si impegna, impossibile che sia opera sua, questo è troppo per lui?”. Questi concetti equivalgono a delle gabbie mentali che non ci lasciano liberi di valutare le circostanze in modo imparziale e giusto.

Facendo parte di un contesto sociale che valuta solo il suo rendimento, per di più se in maniera negativa, il bambino, in maniera inconscia, omologa i suoi comportamenti all’etichetta che gli è stata data. Pertanto quando il suo lavoro si rivelerà positivo troverà egli stesso delle motivazioni per svalutarlo, in modo da potersi conformare all’idea che ha acquisito di sè.

Non si fatica a comprendere quanto questo fenomeno possa rivelarsi pericoloso quando si connota in maniera negativa, andando a incidere profondamente sia sui rendimenti scolastici sia sull’autostima. Effetti che dal bambino si ripercuotono su tutto il nucleo familiare nel complesso.

Autore articolo
Federica Ghirardo
Pedagogista specializzata nei disturbi di apprendimento e nel sostegno alla genitorialità



effetto pigmalione


http://www.youreduaction.it/effetto-pigmalione/



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