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sabato 22 febbraio 2014

Spencer Kimball. Amate le persone, non le cose; usate le cose, non le persone.

Amate le persone, non le cose; usate le cose, non le persone.
Spencer Kimball





martedì 13 novembre 2012

Dario Talarico. Non so come siano fatte le Strade, né il Cielo, né il Mare o le Stelle, conosco solo le espressioni delle persone



"(...) Non so come siano fatte le Strade,
né il Cielo, né il Mare o le Stelle,
conosco solo le espressioni delle persone.
Di quelle persone che pagano per ridere,
Ridere di quello che dice la mia voce d'inchiostro,
ridere di quel filo legato sotto al gomito
che mi disarticola il braccio:
Tiralo un po' più su: vedi? Saluto!
Testa, braccia, gambe:
e un ultimo filo, il più invisibile,
il più profondo, è appeso alla mia anima,
al mio cuore di burattino.
Ma questa è l'ora in cui gli alberi dormono.
Di là la tramontana rincorre aquiloni
leggeri che ricopiano fedeli le sognanti acrobazie
dei bambini che da terra li inseguono.
In fondo non siamo poi così dissimili,
eppure quanto darei per stare appeso
alla parte in aria del filo!
Dalla parte verso il Cielo. (...)"

DARIO TALARICO, La voce delle ore (Liberi pensatori)








 veramente bella...anch'io vorrei essere un aquilone, a volte, e armarmi di forbici per tagliare il filo, molto spesso...








Sai Anna, ci ho pensato molto spesso, il tema dell'aquilone mi è molto caro, ma ancora non ho capito se la Vita è proprio in questo filo che collega reale a ideale, che ingabbia e al tempo stesso "protegge", oppure è nel vento che permette il movimento.








 http://youtu.be/yWgXRsQH5f4
Renato Zero - Icaro (1981) - Manichini



















mercoledì 18 aprile 2012

Felicità. abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose


Ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengono sopprattutto dai rapporti tra le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto e ovunque, in tutto ciò di cui possiamo fare esperienza, abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose

‎....non è sempre facile guardare le cose in modo diverso...

uno dei film piu' toccanti e meravigliosi grazie per avermelo ricordato


martedì 28 febbraio 2012

Pinketts. Ogni ruga una riga, ogni smorfia un epigramma, ogni sbadiglio un aforisma scontato. Le persone sono una biblioteca pubblica. E non lo sanno

Hanno tutti ragione



E’ bello leggere le persone.
Quelli tutti uguali cercano di sembrare diversi, i diversi tentano di sembrare uguali. I liberi se ne fregano. Ogni ruga una riga, ogni smorfia un epigramma, ogni sbadiglio un aforisma scontato. Le persone sono una biblioteca pubblica.
E non lo sanno.
A.G. Pinketts

Domanda: "Cosa c'è fuori dal bar?". Risposta: "Fuori dal bar c'è fuori dal bar". Non ci sono più bottiglie allineate sotto la specchiera. C'è il disordine e, se ti vuoi specchiare, devi farlo in una vetrina di un negozio. Le auto vanno chissà dove. Rallentano come belve domate da un semaforo... poi ripartono. I bambini escono dalle scuole dove li aspettano le mamme e i maniaci. Tra qualche anno li aspetteranno le fidanzate e gli spacciatori di droga. Meglio così. È bello avere qualcuno che ti aspetta. Fuori del bar c'è il resto del mondo con la sua colonna sonora di clacson e di "stronzo, io venivo da destra". Fuori dal bar sei più basso. Nel bar eri più alto del juke-box, fuori sei più basso del grattacielo di fronte. Fuori dal bar ci sono i mendicanti sciolti sugli angoli come pupù di cani dopo la pioggia. Fuori del bar c'è il sole o la luna, a seconda di a che ora esci dal bar, a testimoniarti che il tempo è passato mentre tu finivi la birra, e che diventerai vecchio, vecchio, coi capelli bianchi come la schiuma della birra che hai bevuto per non pensarci. Fuori dal bar ci sono i cani randagi, quelli che vorrebbero avere un collare e al momento, purtroppo, hanno solo le pulci. Fuori dal bar ci sono gli ubriachi: quelli che sono stati buttati fuori dal bar. Fuori dal bar c'è un deserto pieno di gente. Meglio stare nel bar.
Andrea G. Pinketts da: "Spara pure, è un papero"

Beba Palma:
o come diceva Bukoswki, mi sembra, le persone sono il miglior spettacolo del mondo, e non si paga neanche il biglietto...


Giusi Giuggiola:
Peccato che con l'era moderna la tecnologia ha deteriorato la voglia di leggere un buon libro e abbassato la voglia di socializzare direttamente tra le persone!


Karin Lanzer: 
e alcuni, è meglio che non lo sappiano




Storia e stranezze di uno dei più celebri scrittori italiani. PINKETTS, GURU DEL NOIR tra sigari, ballerine e boccali di birra. La vita spericolata dell'ultimo scrittore investigativo

Le notti le passa come tanti altri colleghi di penna a scrivere libri, ROMANZI NOIR DOVE PULLULANO NANI, BALLERINE, ZINGARI E SERIAL KILLER. Solo che lui I SUOI LIBRI LI SCRIVE IN UN BAR, ARMATO DI UNA ROLLER MONTBLANC, di carta da block notes e soprattutto di pinte di birra. Avvolto in una nuvola di fumo com’è, da sembrare il ritratto di un giovane Chandler. ANDREA G. PINKETTS, NON È SOLO IL GURU DEL NOIR METROPOLITANO, MA ANCHE QUELLO DELLE NOTTI LETTERARIE MILANESI. Che cominciano, esattamente come i suoi ultimi romanzi per Mondadori (“L’assenza dell’assenzio” e, recentissimo, “Fuggevole Turchese”) da Le Trottoir di corso Garibaldi. Una sorta di porto di mare aperto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno in cui si avvicendano artisti, miliardari e diseredati della periferia. 

Tutti assieme, tutti protagonisti dei suoi racconti con il suo ALTER-EGO DI CARTA, LAZZARO SANTANDREA. Una VITA SPERICOLATA, QUELLA DELL’ULTIMO SCRITTORE INVESTIGATIVO, che finisce ogni mattina alle cinque. UNA VITA SPERICOLATA COMINCIATA A QUINDICI ANNI, CON LA RADIAZIONE DA TUTTI I LICEI D’ITALIA. FOTOMODELLO, ISTRUTTORE DI KENDO, PUGILE, IMPRENDITORE IN FUGA DAI MALAVITOSI DI HONG-KONG, Pinketts, di padre irlandese, ha cominciato l’esplorazione del buio e del popolo strano che frequenta la notte lavorando come giornalista per “Esquire”. INCHIESTE SPIGOLOSE E ROVENTI COME I SUOI GIALLI ATTUALI: DAL MONDO DELLA DISPERAZIONE DEI CLOCHARD ALLA STAZIONE CENTRALE, A QUELLO DELLA CRIMINALITÀ NEI LOCALI DELLA RIVIERA ROMAGNOla. Quando, DOPO AVER FATTO ARRESTARE 106 DELINQUENTI CHE CHIEDEVANO IL PIZZO, LA CITTÀ DI CATTOLICA GLI CONFERÌ LA STELLA DI SCERIFFO.

Era il tempo in cui PER PRIMO INDICAVA AGLI INVESTIGATORI LA PISTA PER INCHIODARE LUIGI CHIATTI, il mostro di Foligno, grazie a studi e intuizioni che nel ’96 lo porteranno a scrivere l’unica ENCICLOPEDIA ITALIANA DEI SERIAL KILLER, che qualsiasi buon criminologo tiene in bell’esposizione sulla propria scrivania. Uno, cento, mille Pinketts. Lo trovavi ovunque, la notte. Sempre mascherato, come i migliori detective.

Mentre Fernanda Pivano si accorge del suo talento letterario e lo paragona ai grandi americani, arriva l’ULTIMO TRAVESTIMENTO: QUELLO DA CANTANTE ROCK CON CRESTA VERDE E OCCHIALI VIOLA PER INTRODURSI NELLA SETTA BOLOGNESE DEI BAMBINI DI SATANA. Il giornalista diventa scrittore, la sua vita non cambia. Sempre alle prese con fanciulle in fiore innamorate di Andrea-Lazzaro, birre a doppio malto e toscani da fumare. Con ballerine da night-club e bellissime modelle e standiste di fiera.

A sfidare le Tigri di Arkan che avevano assediato Brera e malmenato il titolare del Trottoir, a girare con Pogo il Dritto, architetto presto pentito votatosi ai camperos e alla vocazione del taxista. LA FRANCIA LO CONSACRA, LE FIGARO LO DEFINISCE “UNA LEGGENDA VIVENTE”. Lui, che le leggende le muta in realtà, FONDA LA SCUOLA DEI DURI, IN CUI GLI ALLIEVI SI CIMENTANO NELLO STUDIO POLIZIESCO DELLA CITTÀ. SCUOLA OVVIAMENTE ALLESTITA IN UN BAR DEL CENTRO MILANESE. APERTA IL MERCOLEDÌ ALLE 23. E NATURALMENTE GRATUITA. Specie per chi, come lui, la notte ama parlare di Hemingway davanti ad un boccale e ad una scatola di sigari.
19-8-2001 Fonte: TGcom.it

http://www.sweetbaby.it/agp/


ANDREA G. PINKETTS, PSEUDONIMO DI ANDREA GIOVANNI PINCHETTI (Milano, 12 agosto 1961), è uno scrittore, giornalista, drammaturgo e opinionista italiano, tra i più noti esponenti della letteratura italiana noir.

Vincitore di numerosi premi letterari, tra i quali spiccano due edizioni del Mystfest ed il premio Scerbanenco, HA ALTERNATO LA CARRIERA DI SCRITTORE A QUELLA DI GIORNALISTA INVESTIGATIVO, CONDUCENDO INCHIESTE PER CONTO DI NUMEROSE RIVISTE ED INFILTRANDOSI IN PRIMA PERSONA IN SVARIATE REALTÀ, ANCHE CRIMINALI. Celebri i suoi reportage per Esquire e Panorama grazie ai quali HA, TRA LE ALTRE COSE, CONTRIBUITO ALL'ARRESTO DI NUMEROSI CAMORRISTI NELLA CITTADINA DI CATTOLICA, ALL'INCRIMINAZIONE DELLA SETTA DEI BAMBINI DI SATANA A BOLOGNA ED A SUGGERIRE IL PROFILO DI LUIGI CHIATTI, DETTO IL "MOSTRO DI FOLIGNO"[1].
È autore di molti romanzi in bilico tra noir e grottesco, molti dei quali incentrati sulla figura DI LAZZARO SANTANDREA, SUO ALTER EGO E PROTAGONISTA DI BIZZARRE AVVENTURE NELLA MILANO CONTEMPORANEA. La sua peculiare prosa, contraddistinta da un uso del LINGUAGGIO ORIGINALE E DISSACRANTE, ha attirato l'attenzione della critica, che lo ha definito uno SCRITTORE "POST-MODERNO". Viene citato da Aldo Nove in Superwoobinda, insieme ad altri scrittori facenti parte del GRUPPO LETTERARIO CANNIBALI, titolo di cui anche Pinketts si è fregiato, anche per aver partecipato all'antologia di racconti Gioventù cannibale.
Nel 2004 ha scritto per il teatro il MUSICAL ORCO LOCO, interpretato da Francesco Baccini. Pinketts è un personaggio poliedrico: È STATO PUGILE, FOTOMODELLO (nel 1986 è testimonial per una campagna pubblicitaria per Armani) e, attualmente, svolge anche il ruolo di OPINIONISTA IN DIVERSE TRASMISSIONI TELEVISIVE. NEL 2006 PARTECIPA AL REALITY LA PUPA E IL SECCHIONE IN VESTE DI GIURATO, SOSTITUENDO PER DUE PUNTATE VITTORIO SGARBI, ALLONTANATO DAL PROGRAMMA PER VIA DI UN LITIGIO CON ALESSANDRA MUSSOLINI. Dal 2008 scrive per la rinata VERSIONE ITALIANA DI PLAYBOY. Da gennaio 2011 è inviato, al fianco di Daniele Bossari, Marco Berry e Melissa P., nella QUARTA EDIZIONE DEL PROGRAMMA MISTERO IN ONDA SU ITALIA 1, CONDOTTO DA RAZ DEGAN. Anche nel 2012 continua la collaborazione con la TRASMISSIONE MISTERO, dove con lui sono ancora presenti Berry, Bossari e la new entry Jane Alexander. I suoi libri sono tradotti in diversi Paesi.

Opere:

1992 - Lazzaro, vieni fuori, Feltrinelli
1994 - Il vizio dell'agnello, Feltrinelli
1995 - Il senso della frase, Feltrinelli
1996 - Io, non io, neanche lui, Feltrinelli
1996 - Un saluto ai ricci, Il Minotauro - scritto con Silvia Noto
1998 - Il conto dell'ultima cena, Mondadori; Giallo Mondadori n. 2738
1999 - E chi porta le cicogne?, EL
1999 - L'assenza dell'assenzio, Mondadori
2000 - Il dente del pregiudizio, Mondadori
2001 - Fuggevole Turchese, Mondadori
2002 - Sangue di yogurt, Mondadori
2003 - Nonostante Clizia Mondadori
2005 - L'ultimo dei neuroni, Mondadori
2005 - Laida Odius, edizioni BD - storia a fumetti illustrata da Maurizio Rosenzweig
2006 - Ho fatto giardino, Mondadori
2007 - La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna, Edizioni Il Filo
2011 - Depilando Pilar, Mondadori
2012 - E l'allodola disse al gufo: «Io sono sveglia e tu?», Europa Edizioni - scritto con Laura Avalle
2013 - Mi piace il Bar, Barbera Editore
Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 ha recitato nel FILM VIA MONTENAPOLEONE con la regia di Carlo Vanzina interpretando il ruolo di un giornalista collaboratore di Luca Barbareschi.

ANDREA G. PINKETTS SI RISPECCHIA QUASI TOTALMENTE NEL SUO PERSONAGGIO, LAZZARO SANTANDREA: infatti anche l'autore ha svolto lavori simili a quelli di Lazzaro (fotomodello, giornalista e altri), e COME LUI AMA LA BIRRA GUINNESS E IL SIGARO ANTICO TOSCANO, e COME NEL ROMANZO IL VIZIO DELL'AGNELLO, ANCHE PINKETTS BAZZICA DALLE PARTI DI PIAZZA WAGNER A MILANO E AD ALASSIO (SV). LA «G.» PRESENTE NELLA FIRMA NON È L'INIZIALE DI ALCUN NOME: L'AVREBBE INSERITA LUI STESSO FRA NOME E COGNOME E STAREBBE PER «GENIO». Tuttavia dall'albo dei giornalisti dell'ordine della Lombardia risulta che il nome completo di Pinketts sia ANDREA GIOVANNI PINCHETTI.

Ha presenziato ogni anno come ospite del Telefilm Festival.

Nel 2006 gli è stata attribuita la Medaglia d'onore dell'Assemblée Nationale de la République Française per meriti artistici e culturali.

Nel 2006 ha interpretato se stesso nel cortometraggio ZEROZERO diretto dal regista Andrea W. Castellanza, in cui battaglia a colpi di penna con uno dei suoi personaggi.

Il suo libro Il conto dell'ultima cena viene consigliato dalla madre libraia della protagonista del film di Claude Chabrol L'innocenza del peccato.

Per sua stessa ammissione, inizia ogni nuovo romanzo nel giorno di Ognissanti.

http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_G._Pinketts



sabato 11 febbraio 2012

Rita Oddo. La differenza tra essere e avere non è essenzialmente quella tra Oriente e Occidente, ma piuttosto tra una società imperniata sulle persone e una società imperniata sulle cose. L'atteggiamento dell'avere è caratteristico della società industriale occidentale, in cui la sete di denaro, fama e potere, è divenuta la tematica dominante della vita


di Rita Oddo.

La differenza tra essere e avere non è essenzialmente quella tra Oriente e Occidente, ma piuttosto tra una società imperniata sulle persone e una società imperniata sulle cose. L'atteggiamento dell'avere è caratteristico della società industriale occidentale, in cui la sete di denaro, fama e potere, è divenuta la tematica dominante della vita

giovedì 2 febbraio 2012

Elisabeth Kubler Ross. Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c'è il sole, ma quando cala l'oscurità rivelano la loro bellezza solo se c'è una luce dentro.

ॐ Open Your Mind ॐ
Le persone sono come le vetrate.
Scintillano e brillano quando c'è il sole, ma quando cala l'oscurità rivelano la loro bellezza solo se c'è una luce dentro. 
Elisabeth Kubler Ross
Liz Estrada: Ma quando cala l'oscurità rivelano la loro bellezza solo se c'è una luce dentro

venerdì 20 gennaio 2012

Nel momento in cui vi attaccate alle cose, siano esse persone, oggetti, denaro, in quel momento vi state incastrando da soli in una trappola senza uscita. La sfida della vita è di accettare tutto, la nostra condizione, la nostra situazione, le cose che ci accadono, senza attrazione né repulsione, e senza attaccarci a nulla

La finestra sul cielo interiore
Nel momento in cui vi attaccate alle cose, siano esse persone, oggetti, denaro, in quel momento vi state incastrando da soli in una trappola senza uscita. La sfida della vita è di accettare tutto, la nostra condizione, la nostra situazione, le cose che ci accadono, senza attrazione né repulsione, e senza attaccarci a nulla

giovedì 12 gennaio 2012

venerdì 6 gennaio 2012

Anthony Rapp. Le etichette si mettono sui prodotti in scatola, non sulle persone.


Le etichette si mettono sui prodotti in scatola, non sulle persone.
Anthony Rapp

Marcela Serrano. Il tempo di Blanca. Ai tempi di mia nonna non si buttava via niente. Nemmeno l’esperienza. Un bacio era una cosa rara nella vita di una persona, veniva custodito come un tesoro. Il dolore si conservava gelosamente per non dimenticarlo. E da quello si imparava. Adesso calze, dolori e baci, consumiamo tutto, rompiamo tutto, ci disfiamo di tutto.


E mentre mi salutava,
giurandomi che sarebbe tornato,
aggiunse: “mi rendi così felice”.
Per 30 giorni e più
mi sono ripetuta quella frase,
quelle sillabe
allacciate tra di loro da tanta saliva.
Mi rendi così felice.
Quattro parole.
Diciassette lettere.
L’immensità.
Marcela Serrano


Sapete cos'è che ammazza? Il silenzio.
È questo che ti ammazza. […]
Anni e anni di silenzio.
Dentro ti si forma una specie di nodo,
una matassa, e non c'è modo di sbrogliarla.
Diventa tutto buio.
Cerchi di non pensare alle cose chi ti fanno star male,
ma è uno sbaglio, perché cosi non impari.
Marcela Serrano


Per adesso rimango
nella mia torre di cristallo,
con la luce e il sole davanti,
in attesa che la vita
dica quel che deve dire.
L’importante è che,
quando lei – la vita –
verrà a cercarmi,
in qualunque posto io sia,
non mi trovi sconfitta.
Marcela Serrano


Non ci sono fortezze inespugnabili,
ma solo fortezze che non sono state sufficientemente assediate.
Marcela Serrano




Mi sono sorpresa a correggere i ricordi.
Marcela Serrano

Ricordare tutto significa afferrare ogni giorno un coltello affilato e tirarsi via strati di pelle.
Marcela Serrano

Solo quando il passato non può più ferirti, diventa davvero passato…
Marcela Serrano


Il valore degli esseri umani sta nella loro capacità di separarsi dagli altri,
di essere indipendenti, di appartenere a se stessi e non al branco.
Marcela Serrano


Mi nascondevo dietro quella maschera disegnata con le mie mani, indossavo gonne corte, ballavo davanti allo specchio e poi mi buttavo sul letto, immobile, come un bambola di pezza. A pezzi.
Marcela Serrano



Io non cerco la verità, ma l’immaginazione. Ho la certezza che sia finito il tempo della verità assoluta: adesso non ci credo più e non ne ho più bisogno. Invece la sete d’immaginazione aumenta continuamente, s’ingigantisce con la luce di ogni nuovo giorno in cui apro gli occhi. Certe volte, come Lewis Carrol, vorrei sapere di che colore è la fiamma di una candela quando è spenta.
Marcela Serrano


Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri,
di cellule e neuroni, di ferite e di entusiasmi, di amori e disamori.
Una donna è inevitabilmente la storia del suo ventre, dei semi che vi si fecondarono, o che non furono fecondati, o che smisero di esserlo, e del momento, irripetibile, in cui si trasforma in una dea.
Una donna è la storia di piccolezze, banalità, incombenze quotidiane, è la somma del non detto.
Una donna è sempre la storia di molti uomini.
Una donna è la storia del suo paese, della sua gente.
Ed è la storia delle sue radici e della sua origine, di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinché lei potesse nascere: una donna è la storia del suo sangue.
Marcela Serrano


Sei sveglio? Ascolta questi versi di T.S. Eliot:
Non smetteremo di esplorare,
e alla fine di tutto il nostro andare
ritorneremo al punto di partenza
per conoscerlo per la prima volta.
Marcela Serrano, Il giardino di Amelia



È vero, erano passati dieci anni ed eravamo ancora lì, tutte e quattro, sempre noi quattro.
Più grandi, più vecchie, più ferite, più sagge. E il lago, a farci da testimone.
Di cosa? Non lo so... Di tutto. Racconti, discussioni, lacrime, risa .
Marcela Serrano,  Noi che ci vogliamo così bene, 1991


Noi che ci vogliamo così bene.
Dicono che sono malata.
Non so bene perché mi trovi in questa clinica. 
Mi ci ha portato Magda quella notte, pensando che avessi tentato di suicidarmi. 
Ho provato a spiegarle, il giorno successivo, che quella non era la mia intenzione. 
Magda non capisce che ero soltanto stanca. Per questo ho perso conoscenza. 
Avrebbe potuto portarmi in un ospedale qualsiasi. Ma non mi credono. 
Dicono che la miscela di tranquillanti e alcol può essere letale. E che io lo sapevo.
Marcela Serrano, Noi che ci vogliamo così bene.


Ho passato tutta la sera a sentirvi lamentare degli uomini, come se realmente li detestaste.
E basta che ne entri uno solo, che subito cambiate atteggiamento. Come la mettiamo?
Marcela Serrano, Noi che ci vogliamo così bene


Non sono né bella né brutta, né alta né bassa, né grassa né magra.
I capelli non sono né scuri né chiari.
Il mio aspetto rispecchia profondamente il mio essere.
Né eccentrica né invisibile. Emana da me una sorta di equilibrio.
Maria direbbe che questo è maledettamente noioso.
Spero che il tempo la convinca del contrario.
La mia grande conquista è la serenità. E questo mi sembra già abbastanza.
Marcela Serrano, Noi che ci vogliamo così bene


Così adesso la mia vita non è più vita.
Com’è possibile? chiederete voi.
Com’è possibile me lo chiedo anch’io.
Ci sono ancora il giorno e la notte, il freddo e il caldo,
il cuore batte, i reni lavorano, i polmoni respirano,
le gambe sono capaci di camminare.
Ma l’allegria?
Dov’è finita l’allegria?
Marcela Serrano, Dieci donne


Qualcosa si era rotto dentro di lei e ormai era arrivata a un punto di non ritorno,
anche se sul momento nessuno se ne era accorto.
Marcela Serrano, Dieci donne


Mi sono affezionata all’inverno perché sento che è vero, non come l’estate che vola via e sembra così divertente e allegra ma non lo è, perché il sole è sempre di corsa e lascia tutti con l’amaro in bocca.
L’inverno non pretende di confortare, ma in fin dei conti sento che è consolante, perché una si raggomitola su se stessa e si protegge e osserva e riflette, e credo che soltanto in questa stagione si possa pensare per davvero.
Marcela Serrano, Dieci donne


Comunque se Dio ha dotato la gente di un po’ di elasticità,
se la sono accaparrata le donne.
Per gli uomini non ne è rimasta.
Non cambiano.
Marcela Serrano, Dieci donne



Più avanti la vita mi avrebbe regalato tanti cieli azzurri, ma quello fu l’unico paradiso.
Finché, mio malgrado, le sue porte si richiusero.
Lo sapete, no, se c’è una cosa che contraddistingue il paradiso,
è che a un certo punto smette di essere tale,
tutti ne veniamo scacciati, presto o tardi.
Marcela Serrano, I quaderni del pianto



Gli uomini si sentono minacciati dalla nostra indipendenza e questo provoca in loro il rifiuto, 
un senso di impotenza… così comincia un circolo vizioso dai risvolti decisamente drammatici.„
‟E a questo rifiuto maschile seguono il disorientamento e la paura femminili, è così?„
‟Il fatto è che le donne vivono questo allontanamento come un’aggressione, 
e la cosa non fa che allontanare ancora di più gli uomini.
Ti immagini il risultato? Le donne si chiudono sempre più in se stesse 
cercando di affermare il loro io… […] Morale, il risultato non può che essere il disamore...
Marcela Serrano, L’albergo delle donne tristi


Il tuo istinto più forte è quello di proteggerti, ma non hai la fermezza per rinunciare completamente all'amore: c'è qualcosa dentro di te che si sente ancora attratto dal pericolo. Insomma, Floreana, qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarti? Non essere amata.
E’ proprio così grave?
Marcela Serrano, L’albergo delle donne tristi




Ai tempi di mia nonna non si buttava via niente. Nemmeno l’esperienza. Un bacio era una cosa rara nella vita di una persona, veniva custodito come un tesoro. Il dolore si conservava gelosamente per non dimenticarlo. E da quello si imparava. Adesso calze, dolori e baci, consumiamo tutto, rompiamo tutto, ci disfiamo di tutto.
Marcela Serrano, Il tempo di Blanca


Di mestiere papà fa il pensionato, ma anche l’avvocato difensore di oggetti.
Ha un capannone di roba usata, non butta via niente... dice che non è giusto chiamare vecchie le cose..perché vivranno più di noi. Se ce ne sbarazziamo e le sostituiamo troppo presto..soffrono. Quindi lui aggiusta e ripara e rimonta e riavvia. È l’unico in tutta la zona che cura biciclette pedalopatiche, radio afone, lavatrici asmatiche e caffettiere impotenti. Ha una borsa di attrezzi magica. Dice che l’uomo è stato creato padrone della Terra..ma gli manca una cosa fondamentale..una borsa di attrezzi per riaggiustarsi. Ah..sospira..se ci fosse un cacciavite per togliere le idee sbagliate e un martello per fissare le buone intenzioni..una chiave inglese per stringere per sempre l’amore e una sega per tagliare col passato! Ma questa attrezzeria non ce l’hanno data e dopo aver tentennato e scricchiolato, prima o poi ci romperemo..
Stefano Benni, Margherita Dolcevita


Si reciclava di tutto, compreso esperienze e ricordi

se riusciamo a disfarci del dolore, ben venga!!!!!!!!!!

autentica verità...ora tutto sembra acquistare un valore flebile veloce estremamente temporaneo come un fuoco di paglia...ma stà a noi, che abbiamo imparato dai nonni..dai genitori..trasmettere l'importanza anche della quotidianità, soffermarci su quanto ci accade e riflettere senza lasciarci, per forza, ingoiare dal vortice..





Le mamme professano un idealismo nascosto; non sempre conoscono Hegel, ma quella che mettono in pratica è un'autentica Filosofia dello Spirito. Ragionano secondo sillogismi e non importa che la premessa sia sbagliata, la conclusione ha sempre una logica e deve avere riscontro nella realtà.

In tutto il processo naturalmente il loro Io è presente e anche laddove subentri un elemento di disturbo, come può essere un'altra femmina, questa deve comunque rispecchiarle in profondità fino all'assimilazione. Quel che reale non è razionale ma relazionale, e i limiti della relazione sono stabiliti a priori dalle loro necessità. Qualcuno la chiama edipica questa cosa, in realtà affonda le radici nell'ontologia e nella constatazione di un perpetuo ruolo materno nella storia individuale.

E infatti le mamme rimarcano di continuo la loro presenza sottolineando l'assenza del padre; non c'è nichilismo nella visione di una madre e il nulla rimane fuori dalla porta. Non per niente le sentiamo ripetere: "Chi è?" e quando rispondiamo: "Nessuno" le irritiamo mettendo in crisi un sistema filosofico che non riesce ad assorbire il concetto di assenza, del vuoto, del niente.

Le mamme riempiono; sono meravigliosamente sazianti nei loro esercizi quotidiani.
Riempiono i mobili, le stanze, le case con oggetti inutili e di dubbio gusto; ma anche la gondola di Venezia a centrotavola rientra in quell'ordine di cose che conferma la presenza. E che da buone idealiste identificano con la loro. Non si tratta di feticismo per gli oggetti, ma di un bisogno ontologico: il soprammobile è e non può non essere, tertium non datur. La mia ad esempio conservava tutto e nulla valeva il mio desiderio di tornare alle cose stesse; aveva rivestito gli oggetti di un valore affettivo e non vedeva che quello. Io però sono un fenomenologo e devo avere avuto il rifiuto edipico; svuotare gli oggetti del contenuto culturale voleva dire svuotarli da quella presenza.
Cosa che mia madre percepiva inequivocabilmente; sospendevo il giudizio ma era subito pronta a intervenire con il suo. 
"La gondola è una schifezza". 
"Guardala bene, è bellissima".
E insistendo nella disputa aveva vinto lei; non tanto per inettitudine del sottoscritto alla diatriba filosofica con un domestico eleata in bigodini, ma perché i fenomenologi sono così, sospendono il giudizio e quando serve anche le parole. Perché con una madre non puoi dialogare, ti è concesso solo di deporre le armi della dialettica e rinvenire che quel che è reale è anche e sempre matriarcale.
Giancarlo Buonofiglio, gli ITAGLIANI: gentiluomini e mascalzoni



Fenomenologia del soprammobile!
Mia madre, classe '28, figlia di contadini, contadina lei stessa, non ha mai buttato niente.
Persino la cenere del camino: la metteva in un canestro ogni sera e il mattino seguente se la metteva sul capo e, a piedi, col passo leggero e sinuoso la portava in campagna e la versava ai piedi di un ulivo.
Ora conserva anche la carta dei regali insieme ai nastrini che luccicano e ci incarta la pagnotta del pane cotto a legna che compra per me ogni settimana perché ''lo pane de Roma 'n se pó magnà! ' .


Tina Russo
Ah, se si potesse conservare ( o recuperare?) il senso degli affetti racchiuso nelle cose, rispettandole (e rispettandoli) di più! Ora è tutto così " industrialmente fugace"...


Tina Russo:
Te piace 'o presepjo?
- No! Nun me piace! (Natale in casa Cupiello, il padre chiede ed il figlio risponde).



Lucia Porcelli
quando chiedevo a mia madre a cosa servisse quel soprammobile lei rispondeva che stava lì per bellezza ...mi piaceva tanto questa risposta perchè rivelava un amore materno per le cose da accudire e accarezzare quando si spolverano che contrastava con il senso crudo dell'utile a oltranza della nostra epoca efficiente. Gli oggetti simbolici che ci circondano ci ricordano la nostra appartenenza e sopravvivono al tempo che cambia restando lì come reduci di una guerra persa e spoglie sacre di una calda e tenera memoria.





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