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lunedì 16 marzo 2015

Thomas Bernhard. Antichi maestri. È meglio leggere dodici righe di un libro con la massima intensità e penetrarne, possiamo dire, il senso profondo, piuttosto che leggere tutto il libro ‘come il lettore normale’, che alla fine conosce il libro che ha letto come uno che viaggia in aereo conosce il paese che sorvola. Non ne percepisce neppure i contorni. Così oggi tutti quanti leggono ogni cosa a vol d’uccello, leggono tutto e non conoscono niente.


“È meglio leggere dodici righe di un libro con la massima intensità e penetrarne, possiamo dire, il senso profondo, piuttosto che leggere tutto il libro ‘come il lettore normale’, che alla fine conosce il libro che ha letto come uno che viaggia in aereo conosce il paese che sorvola. Non ne percepisce neppure i contorni. Così oggi tutti quanti leggono ogni cosa a vol d’uccello, leggono tutto e non conoscono niente.”

Thomas Bernhard, “Antichi maestri. Commedia”, Adelphi,1993, p. 29
[Thomas Bernhard (1931-1989) è stato uno scrittore, drammaturgo, poeta e giornalista austriaco, tra i massimi autori della letteratura del '900 non solo di lingua tedesca.]




sabato 14 marzo 2015

Malala. “Il potere dell’educazione li spaventa (riferito ai talebani). Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Questo è il motivo per cui hanno ucciso 14 studenti innocenti nel recente attentato a Quetta. Ed è per questo che uccidono le insegnanti donne. Questo è il motivo per cui ogni giorno fanno saltare le scuole: perché hanno paura del cambiamento e dell’uguaglianza che porteremmo nella nostra società. Ricordo che c’era un ragazzo della nostra scuola a cui un giornalista chiese: “Perché i talebani sono contro l’educazione dei ragazzi?”. Lui rispose molto semplicemente: indicò il suo libro e disse: “I talebani non sanno cosa c’è scritto in questo libro”.


Discorso di Malala Yousafzai all’assemblea dell’ONU dei giovani, a New York, il 12 luglio 2013: 

"Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono cambiare il mondo" [...]


“Il potere dell’educazione li spaventa (riferito ai talebani). 
Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. 
Questo è il motivo per cui hanno ucciso 14 studenti innocenti nel recente attentato a Quetta. 
Ed è per questo che uccidono le insegnanti donne. 
Questo è il motivo per cui ogni giorno fanno saltare le scuole: 
perché hanno paura del cambiamento e dell’uguaglianza che porteremmo nella nostra società. Ricordo che c’era un ragazzo della nostra scuola a cui un giornalista chiese: 
“Perché i talebani sono contro l’educazione dei ragazzi?”. 
Lui rispose molto semplicemente: indicò il suo libro e disse: 
“I talebani non sanno cosa c’è scritto in questo libro”.
(tratto dal discorso di Malala Yousafzai all'assemblea dell'ONU dei giovani, New York, 12 luglio 2013).


MALALA ALL'ONU: "PACE E SCUOLE"
13/07/2013  Ripubblichiamo il testo integrale del discorso di Malala all'Onu, un appello ai Governi del mondo per le donne e i bambini.

Malala all'Onu: "Pace e scuole"
Pubblichiamo il testo integrale del discorso all'Onu di Malala Yousafzai, la ragazza afghana di 16 anni che i talebani avevano cercato di uccidere.

"Onorevole Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon, spettabile presidente dell'Assemblea Generale Vuk Jeremic, onorevole inviato speciale delle Nazioni Unite per l'istruzione globale Gordon Brown, rispettati anziani rispettati e miei cari fratelli e sorelle: Assalamu alaikum (la pace sia con voi, n.d.T).

Oggi è un onore per me tornare a parlare dopo un lungo periodo di tempo. Essere qui con persone così illustri è un grande momento nella mia vita ed è un onore per me che oggi sto indossando uno scialle della defunta Benazir Bhutto. Non so da dove cominciare il mio discorso. Non so cosa la gente si aspetti che dica, ma prima di tutto voglio ringraziare a Dio per il quale siamo tutti uguali e ringraziare tutti coloro che hanno pregato per una mio veloce guarigione e una nuova vita. Non riesco a credere quanto amore le persone mi hanno dimostrato. Ho ricevuto migliaia di cartoline di auguri e regali da tutto il mondo. Grazie a tutti. Grazie ai bambini le cui parole innocenti mi hanno incoraggiato. Grazie ai miei anziani le cui preghiere mi hanno rafforzato. E grazie agli infermieri, ai medici e al personale degli ospedali in Pakistan e nel Regno Unito e il governo degli Emirati Arabi Uniti che mi hanno aiutato a stare meglio e a riprendere le forze.

Sono qui per dare tutto il mio appoggio al segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon nella sua Iniziativa Globale "Prima l'istruzione" e al lavoro dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per l'Educazione Globale Gordon Brown. Li ringrazio per la leadership che continuano a esercitare. Essi continuano a stimolare tutti noi all'azione. Cari fratelli e sorelle, ricordiamo una cosa: il Malala Day non è il mio giorno. Oggi è il giorno di ogni donna, ogni ragazzo e ogni ragazza che hanno alzato la voce per i loro diritti.

Ci sono centinaia di attivisti per i diritti umani e operatori sociali che non solo parlano per i loro diritti, ma che lottano per raggiungere un obiettivo di pace, educazione e uguaglianza. Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e milioni sono stati feriti. Io sono solo uno di loro. Così eccomi qui, una ragazza come tante. Io non parlo per me stesso, ma per dare una voce a coloro che meritano di essere ascoltati. Coloro che hanno lottato per i loro diritti. Per il loro diritto a vivere in pace. Per il loro diritto a essere trattati con dignità. Per il loro diritto alle pari opportunità. Per il loro diritto all'istruzione.

Cari amici, il 9 ottobre 2012, i talebani mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato ai miei amici, anche. Pensavano che i proiettili ci avrebbero messi a tacere, ma hanno fallito. Anzi, dal silenzio sono spuntate migliaia di voci. I terroristi pensavano di cambiare i miei obiettivi e fermare le mie ambizioni. Ma nulla è cambiato nella mia vita, tranne questo: debolezza, paura e disperazione sono morte; forza, energia e coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Le mie speranze sono le stesse. E i miei sogni sono gli stessi. 

Cari fratelli e sorelle, io non sono contro nessuno. Né sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i talebani o qualsiasi altro gruppo terroristico. Sono qui a parlare per il diritto all'istruzione per tutti i bambini. Voglio un'istruzione per i figli e le figlie dei talebani e di tutti i terroristi e gli estremisti. Non odio nemmeno il talebano che mi ha sparato.

Anche se avessi una pistola in mano e lui fosse in piedi di fronte a me, non gli sparerei. Questa è il sentimento di compassione che ho imparato da Maometto, il profeta della misericordia, da Gesù Cristo e Buddha. Questa è la spinta al cambiamento che ho ereditato da Martin Luther King, Nelson Mandela e Mohammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non violenza che ho imparato da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è ciò che la mia anima mi dice: stai in pace e ama tutti.

Cari fratelli e sorelle, ci rendiamo conto dell'importanza della luce quando vediamo le tenebre. Ci rendiamo conto dell'importanza della nostra voce quando ci mettono a tacere. Allo stesso modo, quando eravamo in Swat, nel Nord del Pakistan, abbiamo capito l'importanza delle penne e dei libri quando abbiamo visto le armi. Il saggio proverbio "La penna è più potente della spada" dice la verità. Gli estremisti hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell'educazione li spaventa. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Questo è il motivo per cui hanno ucciso 14 studenti innocenti nel recente attentato a Quetta. Ed è per questo uccidono le insegnanti donne. Questo è il motivo per cui ogni giorno fanno saltare le scuole: perché hanno paura del cambiamento e dell'uguaglianza che porteremo nella nostra società. Ricordo che c'era un ragazzo della nostra scuola a cui un giornalista chiese: "Perché i talebani sono contro l'educazione dei ragazzi?". Lui rispose molto semplicemente: indicò il suo libro e disse: "I talebani non sanno che cosa c'è scritto in questo libro".

Loro pensano che Dio sia un piccolo esseruccio conservatore che punterebbe la pistola alla testa delle persone solo per il fatto che vanno a scuola. Questi terroristi sfruttano il nome dell'islam per i propri interessi. Il Pakistan è un Paese democratico, amante della pace. I Pashtun vogliono educazione per i loro figli e figlie. L'Islam è una religione di pace, umanità e fratellanza. Che dice: è un preciso dovere quello di dare un'educazione a ogni bambino. La pace è necessaria per l'istruzione. In molte parti del mondo, in particolare il Pakistan e l'Afghanistan, il terrorismo, la guerra e i conflitti impediscono ai bambini di andare a scuola. Siamo veramente stanchi di queste guerre. Donne e bambini soffrono in molti modi in molte parti del mondo.

In India, bambini innocenti e poveri sono vittime del lavoro minorile. Molte scuole sono state distrutte in Nigeria. La gente in Afghanistan è colpita dall'estremismo. Le ragazze devono lavorare in casa e sono costrette a sposarsi in età precoce. La povertà, l'ignoranza, l'ingiustizia, il razzismo e la privazione dei diritti fondamentali sono i principali problemi che uomini e donne devono affrontare.

Oggi, mi concentro sui diritti delle donne e sull'istruzione delle ragazze, perché sono quelle che soffrono di più. C'è stato un tempo in cui le donne hanno chiesto agli uomini a difendere i loro diritti. Ma questa volta lo faremo da sole. Non sto dicendo che gli uomini devono smetterla di parlare dei diritti delle donne, ma il mio obiettivo è che le donne diventino indipendenti e capaci di combattere per se stesse. Quindi, cari fratelli e sorelle, ora è il momento di alzare la voce. Oggi invitiamo i leader mondiali a cambiare le loro politiche a favore della pace e della prosperità. Chiediamo ai leader mondiali che i loro accordi servano a proteggere i diritti delle donne e dei bambini. Accordi che vadano contro i diritti delle donne sono inaccettabile.

Facciamo appello a tutti i governi affinché garantiscano un'istruzione gratuita e obbligatoria in tutto il mondo per ogni bambino. Facciamo appello a tutti i governi affinché combattano il terrorismo e la violenza. Affinché proteggano i bambini dalla brutalità e dal dolore. Invitiamo le nazioni sviluppate a favorire l'espansione delle opportunità di istruzione per le ragazze nel mondo in via di sviluppo. Facciamo appello a tutte le comunità affinché siano tolleranti, affinché rifiutino i pregiudizi basati sulle casta, la fede, la setta, il colore, e garantiscano invece libertà e uguaglianza per le donne in modo che esse possano fiorire. Noi non possiamo avere successo se la metà del genere umano è tenuta indietro. Esortiamo le nostre sorelle di tutto il mondo a essere coraggiose, a sentire la forza che hanno dentro e a esprimere il loro pieno potenziale.

Cari fratelli e sorelle, vogliamo scuole e istruzione per il futuro luminoso di ogni bambino. Continueremo il nostro viaggio verso la nostra destinazione di pace e di educazione. Nessuno ci può fermare. Alzeremo la voce per i nostri diritti e la nostra voce porterà al cambiamento. Noi crediamo nella forza delle nostre parole. Le nostre parole possono cambiare il mondo, perché siamo tutti insieme, uniti per la causa dell'istruzione. E se vogliamo raggiungere il nostro obiettivo, cerchiamo di armarci con l'arma della conoscenza e di farci scudo con l'unità e la solidarietà.

Cari fratelli e sorelle, non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono la povertà e l'ingiustizia e l'ignoranza. Non dobbiamo dimenticare che milioni di bambini sono fuori dalle loro scuole. Non dobbiamo dimenticare che i nostri fratelli e sorelle sono in attesa di un luminoso futuro di pace.

Cerchiamo quindi di condurre una gloriosa lotta contro l'analfabetismo, la povertà e il terrorismo, dobbiamo imbracciare i libri e le penne, sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L'istruzione è l'unica soluzione. L'istruzione è la prima cosa. Grazie".
(traduzione di Fulvio Scaglione)



Pubblicato il 17 lug 2013
Malala Yousafzai, studentessa, blogger e attivista Pakistana, 
in questo video del 12 luglio 2013, giorno del suo sedicesimo compleanno, parla alle Nazioni Unite dopo essere sopravvissuta ad un attentato Il 9 ottobre 2012, in cui è stata gravemente ferita alla testa e al collo da uomini armati saliti a bordo del pullman scolastico su cui lei tornava a casa da scuola.

https://youtu.be/gksAyQPPD5E
video malala



venerdì 29 agosto 2014

lunedì 25 agosto 2014

Fante. La confraternita del Chianti. Sì, me ne andai. Lo feci ancora prima di compiere vent'anni. Furono gli scrittori a portarmi via. London, Dreiser, Sherwood Anderson, Thomas Wolfe, Hemingway, Fitzgerald, Silone, Hamsun, Steinbeck. In trappola, barricato contro il buio e la solitudine della valle, me ne stavo lì coi libri della biblioteca pubblica impilati sul tavolo da cucina, ad ascoltare il richiamo delle voci dei libri, con la brama di altre città

Ask the Dust era un foruncolo che faceva male.
Doveva essere fatto sanguinare e pulito.
John Fante, 1971



Introduzione
di Alessandro Baricco
"Chiedi alla polvere è un romanzo costruito su tre storie. 
Prima: un ventenne sogna di diventare uno scrittore e in effetti lo diventa. 
Seconda: un ventenne cattolico cerca di vivere nonostante il fatto di essere cattolico. 
Terza: un ventenne ítaloamericano si innamora di una ragazza ispanoamericana e cerca di sposarla.
Il tutto a bagno nella California.
Immaginate di fondere le tre storie facendo convergere i tre ventenni (lo scrittore, il cattolico, l'italoamericano innamorato) in un unico ventenne e otterrete Arturo Bandini. Fatelo muovere e otterrete Chiedi alla polvere. Ammesso, naturalmente, che abbiate un talento bestiale.
Non so se lo fece consapevolmente, ma di fatto John Fante scelse per quelle tre storie un andamento sorprendentemente geometrico: la storia dello scrittore finisce bene, la storia del cattolico non finisce, resta bloccata su se stessa, e la storia dell'innamorato finisce male. Per cui il libro cresce seguendo l'armonico strabismo di un personaggio che vince pareggia e perde simultaneamente. Se il lettore avrà, ciò nondimeno, la percezione di un libro profondamente doloroso e addolorato, è per il modo con cui Fante, più o meno consapevolmente, distribuì le tre storie nel tessuto del libro. Chiedi alla polvere inizia raccontando le prime due (dove Bandini vince e pareggia): e lì il libro cresce nella luce gradevole di un'umanità fragile ma allegramente indistruttibile. Poi appare Camilla, e il libro viene risucchiato nella sua vertigine di sconfitta. Negli ultimi capitoli, i successi del Bandini scrittore e le paludi immobili del suo cattolicume, accompagnano l'inabissamento di Camilla come scenari sempre più lontani e inessenziali. Con metamorfosi da insetto, il libro esce dal bozzolo di un allegro diario giovanile per volare il volo di una adulta disfatta senza rimedio.
Vedi cosa può fare una cameriera messicana..

La storia del ventenne che sogna di diventare uno scrittore è molto lineare, semplice e corredata di lieto fine. A chi sia imbarcato in simili ambizioni, essa regala, nondimeno, alcune utili lezioni. La prima riguarda il rapporto tra scrivere e denaro. Bandini scrive per fare denaro: non per esprimersi, non per fare qualcosa di bello, forse neppure per dimostrare qualcosa a qualcuno. Scrive perché ha fame e vuole mangiare, perché è solo e vuole donne ricche e profumate, perché intorno a sé vede Los Angeles e vuole possederla. Molto pragmatico e molto americano. [...]

"Eppure, anche in quel momento, era come stessi scrivendo, come se stessi registrando tutto sulla carta. Davanti agli occhi avevo il foglio dattiloscritto, mentre fluttuavo, sbattuto dalle onde, senza riuscire a raggiungere la costa, sicuro che non ne sarei uscito vivo".



La seconda storia, quella del ventenne cattolico che cerca di vivere nonostante il fatto di essere cattolico, è forse la storia che avrebbe potuto far diventare Chiedi alla polvere qualcosa di più di una riuscita commedia tragica. Purtroppo l'arrivo di Camilla e la forza della conseguente storia d'amore si portano via il libro, e la riflessione sulle tare di una giovane mente cattolica rimane un enunciato senza grandi sviluppi. Sarebbe stato bello vederla andare fino in fondo. Già l'enunciato, comunque, vale la pena. Quello che ha Bandini, di inesorabilmente cattolico, è l'istinto a interpretare la vita come una sequenza di colpa e castigo, destinata a ripetersi all'infinito. Quello che ha Bandini, di inesorabilmente cattolico, è l'odio per un simile modo di vedere le cose, e un'incapacità assoluta a sottrarvisi. [...] il complesso di colpa arriva istantaneo, a volte ancor prima di commettere il peccato, rendendo incapaci di commetterlo. Nel dodicesimo capitolo Bandini finisce a letto con una donna sbagliata, una donna fragile a cui non può che fare del male. La usa, insomma. Al mattino si alza dal letto, esce, e la terra si mette a tremare: terremoto a Los Angeles. «Ero stato io. Era mia la colpa». Non credo che a un buddista verrebbe in mente. Neanche a un protestante. A un cattolico sì. «Sei stato tu, Arturo, e questa è la collera di Dio».

Quel che aveva capito Fante è che una simile incapacità di peccare non può che esiliare dalla vita.
E lo scrisse mirabilmente nel personaggio di Bandini fino a metà del libro: facendone un tipo umano con una ossessiva domanda stampata in testa: cosa ci faccio io qui? Ovunque vada, Bandini vorrebbe andarsene. «Ora che ero qui, sapevo che non sarei dovuto venire». Si può dire che la scrittura sia l'unico posto in cui si senta legittimato a dimorare. Il resto del mondo è un posto sbagliato. [...]

Poi arriva Camilla, e in qualche modo, Bandini riassume e semplifica tutta la sua incapacità di vivere nella sua incapacità di amarla. In un certo senso smette di lottare. Camilla è il posto sbagliato in cui decide di restare, senza farsi più domande, esule cronico, vada come deve andare, come un automa fino in fondo. Ma non è una storia vissuta.  [...]

«Mi parve di essere diventato di legno, senza più sentimenti, se non il panico e la sensazione che lei fosse troppo bella per me, anzi, più bella e salda di me. Mi rese estraneo a me stesso».  [...]

Nel 1980 Bukowski andò a trovare John Fante al Motion Picture Hospital, una clinica per gente del mondo dello spettacolo. Praticamente Bukowski è l'uomo che ha riscoperto Fante, portandolo via dalle secche dell'oblio collettivo, e facendone un autore cult all'inizio degli anni Ottanta. Andava matto per Chiedi alla polvere. Quel giorno andò a trovare Fante e gli chiese «Ehi, John, che fine ha poi fatto la femmina di Chiedi alla polvere?» Fante era ormai messo male, più di là che di qua. «Quella puttana, -rispose. - Alla fine era lesbica».

La battuta dell'arrosto.
C'è Bandini che per l'ennesima volta se ne sta a tribolare in quegli amplessi con Camilla in cui non riesce a fare niente, e si sente morire. «Sentii le sue mani che mi cercavano, e le mie che cercavano invece di scoraggiarle, imprigionandole in una mossa impaurita». E lì che Camilla lo bacia. «Fu come se avesse appoggiato le labbra su un pezzo di arrosto freddo».
Chandler gliel'avrebbe invidiata. [...]


Nel Prologo, inoltre, Fante dichiara esplicitamente alcuni suoi modelli, a partire dall'amatissimo Knut Hamsun di Fame (1890), riecheggiato fin dal titolo. [...]

La storia della riscoperta di Fante, e soprattutto di Chiedi alla polvere, è ormai nota ai fan di tutto il mondo, e quasi leggendaria. Incuriosito da un riassunto contenuto in un saggio dell'amico Carey McWilliams, fu Robert Towne, lo sceneggiatore di Chinatown di Roman Polanski, a procurarsi il libro all'inizio degli anni Settanta e a scriverne con entusiasmo a Fante. Una parte della sceneggiatura che Towne ha ricavato da Chiedi alla polvere è anche stata tradotta in italiano (Prologo a «Chiedi alla polvere», Marcos y Marcos, Milano 2001), però dopo più di trent'anni, il progetto di film non è stato ancora realizzato. Ma Fante, da molto tempo, aveva un grandissimo ammiratore, Charles Bukowsky, che aveva trovato in biblioteca, nel dopoguerra, una copia di Chiedi alla polvere e ne era rimasto folgorato.

Sempre più popolare in America (ma soprattutto in Germania e in Italia) verso la fine degli anni Settanta, Bukowsky, per bocca del suo alter-ego Hank Chinaski (il suo Arturo Bandini!) parla di Fante («un uomo veramente coraggioso») in Donne, romanzo pubblicato nel 1978. Si capisce bene che Bukowsky, impegnato nella ricerca di uno stile narrativo in prima persona con forti componenti autobiografiche, sia rimasto folgorato dall'incontro casuale, in biblioteca, con i libri di Bandini: così come Fante aveva trovato a sua volta nei romanzi di Knut Hamsun un incoraggiamento e un modello umano e letterario. Incuriosito dalla menzione di quel nome assolutamente sconosciuto, l'editor della Black Sparrow Press, che aveva pubblicato Donne, chiese notizie a Bukowski, che si offrì di scrivere la prefazione alla ristampa di Chiedi alla polvere, uscita per Black Sparrow nel gennaio del 1980 (anche la City Light di Ferlinghetti era a quel tempo interessata a una ristampa). Nella prefazione, Bukowsky rievocava con toni appassionati il primo incontro con Chiedi alla polvere.

"Ero giovane, saltavo i pasti, mi ubriacavo e mi sforzavo di diventare uno scrittore. Le mie letture andavo a farle nella biblioteca di Los Angeles, nel centro della città, ma niente di quello che leggevo aveva alcun rapporto con me, con le strade o con la gente chele percorreva [...] poi. un giorno, presi un volume e capii subito di essere arrivato in porto [...] Ecco finalmente uno scrittore che non aveva paura delle emozioni. Ironia e dolore erano intrecciati tra loro con straordinaria semplicità. Quando cominciai a leggere quel libro mi parve che mi fosse capitato un miracolo, grande e inatteso."
Bukowsky

John Fante: la vita, i libri"

Chiedi alla polvere
Introduzione di Alessandro Baricco




Marie riappare sporadicamente nell'epistolario di Fante, ad esempio nel 1940, quando scrive a un certo Keith Baker che
la storia d'amore in Ask the Dust è quasi vera nel senso che una volta sono stato infatuato della ragazza del romanzo e lei, secondo me, è affascinante e interessante nella vita reale quanto ho cercato di farla apparire nel libro. Oggi è a Spring Street a Los Angeles, lavora nello stesso bar che ho descritto nel romanzo, essendoci tornata dal manicomio, dal deserto, e punta verso il nord» (Lettere, p.246).




"Chiedi alla polvere" (Fante)
Arturo Bandini è un giovane scrittore che si trasferisce a Los Angeles cercando spunti per scrivere il romanzo del secolo che lo renderà immortale. Quello che troverà in realtà è la miseria, è il sopravvivere mangiando solo arance per giorni e giorni, è vivere in un alberguccio con strani vicini di stanza, finché nella sua vita non apparirà Camilla e da quel momento in poi tutto sarà diverso.
Lo stile di Fante è semplice, lineare, a volte ironico, a volte tragico e costellato di piccoli picchi poetici che rendono il libro qualcosa di indimenticabile. Il personaggio di Bandini è uno di quelli con cui entri subito in sintonia: contorto, complicato, generoso ma umano in tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Un romanzo che sembrano tanti romanzi insieme e che alla fine, con il suo epilogo così incisivo, ti farà commuovere fino alle lacrime.
‎Erica Braconi‎ a Leggo i classici di letteratura, di Walter Ruffini



"....Si, Fante ha avuto una grande influenza su di me. Non molto tempo dopo averlo scoperto, mi misi a vivere con una donna. Beveva come una spugna, anche più di me, e assieme facevamo delle litigate feroci, durante le quali le gridavo: "Non chiamarmi figlio di puttana! Io sono Bandini, Arturo Bandini!". Fante era il mio dio e io sapevo che gli déi vanno lasciati in pace, non si andava a bussare alla loro porta. E tuttavia mi piaceva immaginare la casa dove era vissuto, in Angel's Flight, e illudermi che ci abitasse ancora. Ci passavo davanti quasi ogni giorno e mi chiedevo: è questa la finestra da cui è uscita Camilla? E' quella la porta dell'albergo ? Quella la hall? Non l' ho mai saputo. Ho riletto Ask the Dust quest'anno, trentanove anni dopo la prima volta, e ho dovuto riconoscere che ha resistito al tempo, come tutte le altre opere di Fante. Questa, però, resta la mia preferita perché è con essa che ho scoperto la magia. Fante ha scritto altri libri oltre Dago Red e Wait until Spring, Bandini, e i loro titoli sono Full of Life e The Brotherhood of the Grape. Attualmente sta lavorando al suo nuovo romanzo, A Dream of Bunker Hill. Per una serie di circostanze, quest'anno l'ho finalmente conosciuto. Ma la storia di John Fante non è tutta qui. E' la storia di un uomo fortunato e sfortunato in ugual misura, di un uomo di raro coraggio naturale. Un giorno qualcuno la racconterà, ma ho la sensazione che lui non voglia che lo faccia qui. Dirò solo che, nel suo caso, linguaggio e personalità coincidono: entrambi sono forti, buoni e caldi. E ora basta. Il libro è vostro".
Tratto dalla vecchia introduzione che Charles Bukowski fece a Chiedi alla polvere di John Fante.


«Parlo come un pazzo? E sia, ridatemi la pazzia e quei giorni, datemi un romanzo bizzarro su un uomo e sulla sua compassione per il genere umano, su quella gran persona che era Bandini, protagonista di magnifiche uscite di scena, e sulla sua compassione per tutto quanto, per l’assurda città attorno a me, che ha allevato il mio genio, e lassù in cima ad Angel’s Flight, in cima a duecento gradini fino a Bunker Hill nel cuore della città, gradini consacrati, Signore, Bandini li ha percorsi fino all’immortalità!»
John Fante, Chiedi alla polvere.


Così l'ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c'è una ragazza ingannata dall'idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro.
John Fante, Chiedi alla polvere. (dalla prefazione)

Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi, i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli.
John Fante, Chiedi alla polvere. (dalla prefazione)






John Fante, Incipit di Chiedi alla Polvere.
Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell'Albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce e andandomene al letto.
Al mattino mi svegliai, decisi che avevo bisogno di un po' di esercizio fisico e cominciai subito. Feci parecchie flessioni, poi mi lavai i denti. Sentii in bocca il sapore del sangue, vidi che lo spazzolino era colorato di rosa, mi ricordai cosa diceva la pubblicità, e decisi di uscire a prendermi un caffè.
Andai al solito ristorante, mi sedetti su uno sgabello davanti al bancone e ordinai un caffè. Il sapore era più o meno quello ma, nel complesso, la bevanda non valeva quello che costava. Mentre ero lì seduto, mi fumai un paio di sigarette, lessi i cartelloni che riportavano i risultati delle partite dell'American League, evitando con cura quelli della National League, e notai con soddisfazione che Joe DiMaggio teneva ancora alto l'onore degli italiani, perché era in testa alla classifica dei battitori.
John Fante, Incipit di Chiedi alla Polvere.




- Ha un lavoro? - mi chiese.
- Faccio lo scrittore, - le risposi. - Guardi un po' qui.
Aprii la valigia ed estrassi una copia della rivista. - L'ho scritto io, - le dissi.
Ero un entusiasta, a quei tempi. - Gliene regalo una copia, - le dissi. - Aspetti che gliela firmo.
Presi una stilografica dal banco, ma era senza inchiostro e dovetti intingerla. Mi passai la lingua sulle labbra, pensando a qualcosa di carino da scrivere. - Come si chiama? - le chiesi. Melo disse a malincuore. - Sono la signora Hargraves. Perché? - Ma era un onore quello che le facevo e non avevo tempo di rispondere alle sue domande, così scrissi in cima alla prima pagina: «A una donna di fascino ineffabile, con gli occhi azzurri e il sorriso generoso, l'autore. Arturo Bandini».
Mi rivolse un sorriso che parve ferirle la faccia, riaprendo vecchie incrinature che le segnarono la carne arida attorno alla bocca e sulle guance. - Non tollero i racconti sui cani, - mi disse, imboscando la rivista. Mi guardò da un punto ancora più in alto, al di sopra degli occhiali. - Giovanotto, - mi disse. - È messicano, per caso?
Mi indicai e mi misi a ridere.
- Messicano, io? - scossi il capo. - Sono americano, signora Hargraves. E quello non è un racconto sui cani. Parla di un uomo e non è niente male. Non c'è nemmeno un cane, lì dentro.
- Non ospitiamo messicani in questo albergo, - insistè.
- Non sono messicano. Il titolo l'ho tratto da una favola. E il cagnolino rise a vedere un simile spasso,
- E nemmeno ebrei, - concluse.
John Fante, Chiedi alla polvere.



Il mondo non era che un mito, un aereo trasparente, su cui tutto era in transito; anche noi, Bandini, Hackmuth, Camilla e Vera, eravamo qui solo di passaggio per finire poi chissà dove. Non eravamo vivi, noi, ci limitavamo a sfiorare la vita senza mai afferrarla. E poi saremmo morti, tutti sarebbero morti e anche tu, Arturo, avresti fatto la fine degli altri.
John Fante, Chiedi alla polvere.

«Camilla Lopez se n'è andata, il deserto l'ha inghiottita. Può essere che qualcuno l'abbia tirata su e l'abbia portata in Messico. Può darsi che sia tornata a Los Angeles e sia morta in una stanza polverosa. Quello che so io è che è sparita, che il cane è sparito, e nulla ne è rimasto a parte la sua storia che vi voglio raccontare».
John Fante, Chiedi alla polvere.


«Per tutta la notte abbiamo bevuto e pianto, e da sbronzo sono riuscito a dirti quello che mi si agitava nel cuore, tutte le parole dolci e le similitudini ingegnose, tanto eri troppo intenta a soffrire per quell’altro per sentire quello che ti dicevo, ma lo sentivo io, e Arturo Bandini era particolarmente in forma quella sera, perché si rivolgeva al suo grande amore, al suo vero grande amore, che non eravate né tu né Vera Rivken. Era semplicemente il suo grande amore.»
John Fante, Chiedi alla polvere.


«Giorni di magra, carichi di determinazione, perché proprio di questo si trattava, determinazione: Arturo Bandini, seduto davanti alla sua macchina da scrivere per due giorni consecutivi, deciso a farcela. Ma non funzionò. Fu l’attacco di testardaggine più lungo e violento di tutta la sua vita, ma non ne uscì neanche un rigo, solo due parole ripetute per tutta la pagina, su e giù, sempre le stesse: la palma, la palma, la palma, una lotta all’ultimo sangue tra me e la palma, e la palma vinse: eccola là che ondeggia nell’aria azzurrina, che scricchiola piano nell’aria azzurra. Vinse dopo due giorni di lotta e io scavalcai il davanzale e mi sedetti ai suoi piedi.»
John Fante, Chiedi alla polvere.


«Dovevo riuscire a tutti i costi a tenere la testa fuori dall’acqua, ma mi sentivo risucchiare sotto dalle onde che si ritraevano. E così questa era la fine, la fine di Camilla e di Arturo Bandini; eppure, anche in quel momento, era come se stessi scrivendo, come se stessi registrando tutto sulla carta. Davanti agli occhi avevo il foglio dattiloscritto, mentre fluttuavo, sbattuto dalle onde, senza riuscire a raggiungere la costa, sicuro che non ne sarei uscito vivo.»
John Fante, Chiedi alla polvere.


«Il telegramma diceva: romanzo accettato. Invio contratto oggi stesso. Firmato: Hackmuth. Tutto qui. Il foglietto mi sfuggì di mano, ma io non mi chinai a raccoglierlo. Poi mi sedetti per terra e cominciai a baciarlo. Strisciai sotto il letto e rimasi lì sdraiato. Non avevo più bisogno del sole, né della terra o del cielo. A questo punto potevo anche morire. Non mi sarebbe successo mai più niente. La mia vita era giunta al compimento.»
John Fante, Chiedi alla polvere.




Guardai le facce della gente attorno a me, e sentii che la mia era uguale alle altre.
Facce senza sangue, facce tirate, preoccupate, smarrite.
Facce sbiadite come fiori strappati alla radice e ficcati in un vaso.
John Fante, Chiedi alla polvere




Il passato è un lusso da proprietari. Ed io dove potrei conservare il mio?
Non ci si può più mettere il passato in tasca; bisogna avere una casa per sistemarvelo.
Io non possiedo che il mio corpo; un uomo completamente solo, col suo corpo soltanto,
non può fermare i ricordi, gli passano attraverso.
John Fante,  Chiedi alla polvere



La mia parte migliore si destò e tutto quello a cui aspiravo negli oscuri recessi del mio essere affiorò in quel momento alla coscienza. Davanti a me c'era la muta tranquillità della natura, indifferente alla grande città; oltre queste strade, attorno a queste strade, c'era il deserto che attendeva che la città morisse per ricoprirla di nuovo con la sua sabbia senza tempo. Fui sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell'uomo, del terribile significato della sua presenza. Il deserto era lì come un bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle, prima di spegnersi del tutto. Intuii allora il coraggio dell'umanità e fui contento di farne parte. Il male del mondo non era più tale, ma diventava ai miei occhi un mezzo indispensabile per tenere lontano il deserto.
John Fante  "Chiedi alla polvere"



Decido di entrarci, per ragioni sentimentali, non per altro.
Non ho mai letto Lenin, ma l’ho sentito citare: la religione è l’oppio dei popoli.
Quanto a me, sono ateo: ho letto L’Anticristo e la considero un’opera fondamentale.
Credo nel cambiamento dei valori, Signore.
La Chiesa deve sparire; è il ricettacolo degli stolti, delle canaglie e delle mezze cartucce.
Tirai il portale, che diede un lieve gemito. Sopra l’altare sfrigolava il lume perenne, rosso come il sangue, illuminando di un riflesso cremisi la quiete di quasi duemila anni. Mi ricordava la morte, ma anche gli strilli dei neonati che venivano battezzati. Mi inginocchiai, solo per abitudine, poi mi sedetti. Tornai a inginocchiarmi, perché il legno duro sotto le ginocchia serviva a distrarmi dalla calma terribile che mi circondava. Pregai; certo, pregai. Per ragioni sentimentali. Dio Onnipotente, mi dispiace di essere diventato ateo, ma hai mai letto Nietzsche? Ah, che libro! Dio Onnipotente, voglio essere onesto. Ti farò una proposta. Fai di me un grande scrittore e io tornerò alla Chiesa. A proposito, Signore, devo chiederti un altro favore: fa' in modo che mia madre sia felice. Del vecchio non mi interessa; lui ha il suo vino e la sua salute, ma mia madre si tormenta sempre. Amen.
John Fante, Chiedi alla polvere



Ho vomitato sui loro giornali, ho letto i lori libri, studiato le loro abitudini, mangiato il loro cibo, desiderato le loro donne, ammirato la loro arte. Ma sono povero, il mio nome termina con una vocale dolce e loro odiano me, mio padre e il padre di mio padre. Avrebbero voluto succhiarmi il sangue e abbattermi come un animale, ma ora sono vecchi e stanno morendo sotto il sole e nella polvere calda delle strade, mentre io sono giovane e pieno di speranze e di amore per il mio paese e i miei tempi.»
John Fante, Chiedi alla polvere



[...] lettera alla madre scritta da Fante nel gennaio del 1936 [...]:
Ho detto "noi" in riferimento a me e alla mia ragazza, Marie. Te l'ho già nominata in altre lettere che ti ho scritto. Senza di lei non so proprio cosa avrei fatto quando sono stato malato. Si è occupata di me in tutto e per tutto, ha cucinato e fatto le pulizie in casa. Inoltre è una cuoca davvero straordinaria. Costretto a una dieta vegetariana come sono, il cibo diventa piuttosto monotono. Ma Marie sa come fare [...] Sono assolutamente al verde, ma Marie pensa anche a quello. Fa la modella per gli artisti, e il suo lavoro consiste nel posare per i pittori. La pagano due dollari l'ora, e anche se al giorno lavora dalle due alle quattro ore, è abbastanza per garantirci la sopravvivenza. Immagino che dovrei vergognarmi di permettere che una donna vada a lavorare e mi mantenga, invece non mi vergogno affatto. Anzi, direi che mi piace [...] Inoltre a Marie piace lavorare per me. Le donne sono esseri strani. Se ti amano, fanno qualsiasi cosa per te. Sfortunatamente non sono innamorato di lei e prima o poi la lascerò, ma non posso farci nulla. Un sentimento cosi sembra freddo e cattivo, e forse anche tu pensi che sia un atteggiamento insensibile nei confronti di una donna che mi ama. Ma come sai, l'amore è una forza strana. Non ci si può fare niente. Colpisce alcuni e non tocca altri. E fino a ora non mi ha toccato
John Fante, Lettere, pp. 155-56.


la storia d'amore in Ask the Dust è quasi vera nel senso che una volta sono stato infatuato della ragazza del romanzo e lei, secondo me, è affascinante e interessante nella vita reale quanto ho cercato di farla apparire nel libro. Oggi è a Spring Street a Los Angeles, lavora nello stesso bar che ho descritto nel romanzo, essendoci tornata dal manicomio, dal deserto, e punta verso il nord»
(Lettere, p.246).


Così tutti i vecchi che incontro per la strada sono mio padre.
Ogni vecchio mi fa stringere lo stomaco, sento una pietà incontrollata che mi lascia perso.
Voglio prendere quei vecchioni fra le mie braccia e dargli delle pacche sulle spalle e dirgli di smetterla di scherzare, che sono soltanto ragazzini, che il mondo ha ancora terrore di loro. Allo stesso tempo vorrei che ognuno di loro morisse, perché mi sembra che solo pochi uomini si sappiano impadronire della sottile arte di invecchiare.
John Fante, da una lettera a Henry Louis Menken, direttore del "The American Mercury" - 06/01/1934



Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell'uomo e del mondo, d'amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai più stato lo stesso.
Il suo nome era Fedor Michailovic Dostoevskij. Ne sapeva più lui di padri e figli di qualsiasi uomo al mondo, e così di fratelli e sorelle, di preti e mascalzoni, di colpa e di innocenza.
Dostoevskij mi cambiò. "L'idiota", "I demoni", "I fratelli Karamazov", "Il giocatore". Mi rivoltò come un guanto. Capii che potevo respirare, potevo vedere orizzonti invisibili. L'odio per mio padre si sciolse. Amavo mio padre, povero disgraziato sofferente e perseguitato. Amavo anche mia madre, e tutta la mia famiglia.
Era tempo di diventare uomo, di lasciare San Elmo e andarmene nel mondo.Volevo pensare e sentirmi come Dostoevskij. Volevo scrivere.
John Fante, La confraternita dell'uva

 Come Paolo, che ebbe il suo momento di verità prima di Damasco, così Henry Molise aveva avuto il suo frammento d'estasi venticinque anni prima nella biblioteca civica di San Elmo. Mi fermai su un lato del grazioso edificio, salii i gradini di arenaria rossa che mio padre aveva costruito con le sue proprie mani, entrai nel foyer e percorsi a grandi passi un corridoio di scaffali fino a quel punto familiare in un angolo vicino alla finestra, vicino al temperamatite sotto il ritratto di Mark Twain, ed estrassi la copia rilegata in pelle de "I fratelli Karamazov". La tenni tra le mani, sfogliai le pagine, la tenni stretta tra le braccia: la mia vita, la mia gioia, il mio sublime Dostoevskij.
Magari l'avevo tradito nei fatti, mai nella devozione.
Il mio amato papà se nìera andato ma Fedor Michailovic sarebbe rimasto con me fino alla fine dei giorni.
John Fante, La confraternita dell'uva


Sì, me ne andai. Lo feci ancora prima di compiere vent'anni.
Furono gli scrittori a portarmi via. London, Dreiser, Sherwood Anderson, Thomas Wolfe, Hemingway, Fitzgerald, Silone, Hamsun, Steinbeck. In trappola, barricato contro il buio e la solitudine della valle, me ne stavo lì coi libri della biblioteca pubblica impilati sul tavolo da cucina, ad ascoltare il richiamo delle voci dei libri, con la brama di altre città
John Fante, La confraternita del Chianti




Mi alzai, pieno di vergogna e di nausea, e poi presi posto sulla panca, singhiozzando. Avevo un mio talento per i pianti. Mi aveva procurato svariati riconoscimenti nel corso della vita, e anche qualche fastidio. Quando le tue debolezze sono la tua forza, che fai? piangi. Dal momento che il pianto semina sconcerto, la gente non sa come prenderla; sono lì che magari si aspettano un'esplosione di violenza e d'un tratto tutto svanisce in una pozza di lacrime. Piansi alla prima comunione. Le mie lacrime ebbero ragione di Harriet e così alla fine lei mi sposò. Senza lacrime non avrei mai potuto sedurre una donna; con le lacrime non mi andò mai buca. Era una cosa che devastava il cuore delle donne alle quali non andavo a genio e che, in seguito, avrebbero voluto uccidermi perché le avevo fatte soccombere. Piangevo persino mentre scrivevo cose melanconiche. E più invecchiavo, più piangevo.
John Fante, La confraternita del Chianti



Guarderò mio padre al di sopra dell'orlo del mio bicchiere di vino. Vedrò me stesso. Proverò un'altra volta quel brivido di crudeltà e di slealtà che mi assale quando lo guardo. Osserverò le sue mani, e avvertirò in me una ripulsa e una disdetta, perché mio padre possiede ancora il seme di una grandezza, ma io so - lo so sempre troppo tardi - che è come se la slealtà e la crudeltà che covano in me l'avessero soffocato. Mio padre si accorgerà di tutto questo: i suoi occhi me lo riveleranno, e così a lui non potrò tenere nascosto il medesimo sentimento nei miei, e non saremo abbastanza forti da continuare a fissarci, da lasciare che quei due sguardi collidano, da uccidere quel che sta nascosto negli sguardi di ciascuno di noi.
Un'altra sensazione si farà strada attraverso il tavolo, e non sapremo che fare, perché entrambi l'aborriamo: sarà vergogna. La percepiremo, ci farà male, ma non avremo mani né per scacciarla, né per lusingarla. Distoglieremo lo sguardo, ci accontenteremo di qualche povera occhiata. E io so che sarà sempre così, e pure mio padre. Mio padre continuerà a riempirmi il bicchiere, e insieme berremo; sempre sentiremo quel legame come un abisso dal quale non possiamo scappare.
John Fante,  "Casa, Dolce Casa"





E John Fante ha reso il rapporto con il padre, oltre che freudiano...l' ha reso arte



venerdì 17 gennaio 2014

White. I libri sono un’ottima compagnia, in periodi tristi o felici, perché i libri sono persone - persone che sono riuscite a sopravvivere nascondendosi tra le pagine di un libro...


I libri sono un’ottima compagnia, in periodi tristi o felici, perché i libri sono persone - persone che sono riuscite a sopravvivere nascondendosi tra le pagine di un libro...
E.B. White


Condivido pienamente questo bel pensiero. Nella mia vita i libri sono stati protagonisti. Sempre. 
Mi hanno aiutato particolarmente nei momenti difficili, in cui tutte le strade sembravano sbarrate.



mercoledì 8 gennaio 2014

François Mauriac. Memorie interiori. Dimmi ciò che leggi e ti dirò chi sei" è vero; ma ti conoscerei meglio se mi dicessi quello che rileggi...

I castelli in aria che si costruiscono con poca spesa sono costosi da demolire.
Francois Mauriac


Dimmi ciò che leggi e ti dirò chi sei" è vero; ma ti conoscerei meglio se mi dicessi quello che rileggi...
François Mauriac, Memorie interiori, 1959




domenica 18 agosto 2013

domenica 23 giugno 2013

Intelligenza. Che cosa vuol dire essere intelligente? -“Viene da “intus” più “legere”: “LEGGERE DENTRO”. La persona intelligente è quella che sa guardare dentro le cose, dentro le persone, dentro i fatti. Non è questione di fare tante esperienze, ma di sapere cogliere il succo di quelle che si fanno.”


Che cosa vuol dire essere intelligente?”
-“Viene da “intus” più “legere”: “LEGGERE DENTRO”. La persona intelligente è quella che sa guardare dentro le cose, dentro le persone, dentro i fatti. Non è questione di fare tante esperienze, ma di sapere cogliere il succo di quelle che si fanno.”
Alessandro D’Avenia



Stefania Epoi Bbasta :
dopo che si ha l'accortezza nel leggerle devi essere così delicata da capire fino a dove puoi sporgerti, per esempio vanno alimentate le capacità e non i limiti non si può chiedere ciò che una persona non riesce ad esternare, non guardarla mentre osserva qualcosa che lo/la può imbarazzare questa pure è intelligenza



martedì 16 ottobre 2012

Ettore Scola. Perché c’è un ordine segreto. I libri non puoi metterli a caso. L’altro giorno ho riposto Cervantes accanto a Tolstoj. E ho pensato: se vicino ad Anna Karenina c’è Don Chisciotte, di sicuro quest’ultimo farà di tutto per salvarla

"Perché c’è un ordine segreto. I libri non puoi metterli a caso. L’altro giorno ho riposto Cervantes accanto a Tolstoj. E ho pensato: se vicino ad Anna Karenina c’è Don Chisciotte, di sicuro quest’ultimo farà di tutto per salvarla.”
Intervista ad Ettore Scola su Repubblica




Marco Fioramanti 

Fabio Ciriachi. POESIE DEGLI ANNI '80
(pubblicate su NIGHT ITALIA n.6 "Apocalypse how"/ Sezione speciale Jouvence, Roma 2010)

Preparazione d’inventario
Quando rimette in ordine
i libri sui ripiani
un po’ spinge le coste
sporgenti, un po’ tira
quelle nascoste
finché tutte sono
allineate, come atleti
al via dei cento metri.


inventario 1
Ho messo William Butler Yeats vicino ad Aldo Piromalli
e Aldo Piromalli vicino a Pavese
e Pavese vicino a Peter Handke
e Peter Handke vicino a Omar Khayyâm
e Omar Khayyâm vicino a Beckett
e Beckett vicino a Seferis
e Seferis vicino a T. S. Eliot
e T. S. Eliot vicino a Esenin
e Esenin vicino a Quevedo
e Quevedo vicino a Ginsberg
e Ginsberg vicino a Balestrini
e Balestrini vicino a Campana
e Campana vicino a C. Bukowski
e C. Bukowski vicino a Zanzotto
e Zanzotto vicino a Pasolini
e Pasolini vicino a Fortini
e Fortini vicino a Petrarca
e Petrarca vicino ad Angiolieri
e Angiolieri vicino a Ezra Pound
e Ezra Pound vicino a Rimbaud
tutti quanti belli e allineati sul ripiano più in vista della libreria.


inventario 2
Un giorno di pioggia ho messo Gregory Corso vicino a Porta
e Porta vicino a Lawrence Ferlinghetti
e Lawrence Ferlinghetti vicino a Jean Genet
e Jean Genet vicino a Jack Kerouac
e Jack Kerouac vicino a Marina I. Cvetaeva
e Marina I. Cvetaeva vicino a W. H. Auden
e W. H. Auden vicino ad A. Rich
e A. Rich vicino a Plath
e Plath vicino a Montale
e Montale vicino a Giulia Niccolai
e Giulia Niccolai vicino a Edoardo Sanguineti
sullo scrittoio, contro la parete, stretti tra il braccio della lampada e una pila di volumi minori: racconti, romanzi brevi, saggi sulle difficoltà degli aspiranti suicidi e un Giallo Mondadori di Dashiell Hammett che ancora non ho letto.


VARIAZIONI D’inventario
Quando ho sfilato Caproni
dalla stretta degli altri volumi
la fila ha avuto un sussulto.
Marziale si è appoggiato a James Joyce
e lo spazio vuoto è stato mangiato
dal sospiro di sollievo di
Emily Dickinson
Magrelli
Zeichen
Pagliarani
De Angelis
da una parte e
Salvatore Quasimodo
Jahier
Vittorio Sereni
Stephane Mallarmé
Vicente Aleixandre
Trakl
dall’altra.
Di colpo la fila compatta
non mostrava più tracce
della sottrazione. Espansione
a parte, non era stato Caproni
a scrivere: “… Tutto
è ancora rimasto quale
mai l’avevo lasciato.”?


inventario 3
Per mettere Patrizia Vicinelli vicino ad Amelia Rosselli
e Amelia Rosselli vicino a Yves Bonnefoy
e Yves Bonnefoy vicino a Holan
e Holan vicino a Edoardo Cacciatore
e Edoardo Cacciatore vicino a Raboni
e Raboni vicino a Iolanda Insana
e Iolanda Insana vicino a Biancamaria Frabotta
e Biancamaria Frabotta vicino a Velso Mucci
e Velso Mucci vicino a Majakowskij
e Majakowskij vicino a Corrado Costa
e Corrado Costa vicino ad Anna Santoro
e Anna Santoro vicino a Octavio Paz
e Octavio Paz vicino a Milosz
e Milosz vicino a Jaroslav Seifart
e Jaroslav Seifart vicino ad Alda Fantina
e Alda Fantina vicino a Giovanni Giudici
e Giovanni Giudici vicino ad Anna Malfaiera
e Anna Malfaiera vicino a Brodskij
sono dovuto andare dal falegname e comprare assi di abete che poi ho assemblato fino a formare una solida libreria che adesso, affiancata all’altra, occupa un’intera parete dello studio. Guardando dallo scrittoio la libreria nuova, con tutti quei bei libri allineati, l’effetto-casa è quasi perfetto.

RITRATTO
Walter Benjamin suggeriva
di assemblare le parti migliori.
Frankenstein è nato da una donna
che non aspirava a tanto.
Sembra che Shelley,
illustre marito di Mary Wallstonecraft,
trascurasse così tanto la moglie
da indurla per disperazione
all’immaginazione gotica.
Così lei gli ha fatto
il ritratto.



domenica 9 settembre 2012

Umberto Eco. Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito... perché la lettura è un’immortalità all’indietro. Umberto Eco

Non tutte le verità son per tutte le orecchie
Umberto Eco


"L’ideale greco della perfezione era rappresentato dalla kalokagathia, termine che nasce dall’unione di kalos (genericamente tradotto come “bello”) e agathos (di solito tradotto come “buono”, ma che copre tutta una serie di valori positivi). È stato osservato che l’essere kalos e agathos definiva genericamente quella che nel mondo anglosassone sarebbe poi stata la nozione aristocratica di gentleman, persona di aspetto dignitoso, dotato di coraggio, stile, abilità e conclamate virtù sportive, militari e morali. Alla luce di questo ideale la grecità ha elaborato una vasta letteratura sul rapporto tra bruttezza fisica e bruttezza morale".
Umberto Eco, La bellezza e la virtù


Bisogno di innamorarsi. Certe cose le senti venire, non è che ti innamori perché ti innamori, ti innamori perché in quel periodo avevi un disperato bisogno di innamorarti. Nei periodi in cui senti la voglia di innamorarti devi stare attento a dove metti piede: come aver bevuto un filtro, di quelli che ti innamorerai del primo essere che incontri. Potrebbe essere un ornitorinco.
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault


L'umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull'autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico. Dio, gli angeli o i diavoli.
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault


Il pendolo di Foucault, Umberto Eco
"Adesso che mi ci fai pensare... Vediamo, Matteo, Luca, Marco e Giovanni sono una banda di buontemponi che si riuniscono da qualche parte e decidono di fare una gara, inventano un personaggio, stabiliscono pochi fatti essenziali e poi via, per il resto ciascuno è libero e poi si vede chi ha fatto meglio. Poi i quattro racconti finiscono in mano agli amici che cominciano a sdottorare, Matteo è abbastanza realista ma insiste troppo con quella faccenda del messia. Marco non è male ma un po' disordinato, Luca è elegante, bisogna ammetterlo, Giovanni esagera con la filosofia... ma insomma i libri piacciono, girano di mano in mano, quando i quattro si accorgono di quello che sta succedendo è troppo tardi, Paolo ha già incontrato Gesù sulla via di Damasco, Plinio inizia la sua inchiesta per ordine dell'imperatore preoccupato, una legione di apocrifi fanno finta di saperla lunga anche loro...
toi, apocryphe lecteur, mon semblable, mon frère...
Pietro si monta la testa, si prende sul serio, Giovanni minaccia di dire la verità, Pietro e Paolo lo fanno catturare, lo incatenano nell'isola di Patmos e il poveretto incomincia ad aver le traveggole, vede le cavallette sulla spalliera del letto, fate tacere quelle trombe, da dove viene tutto questo sangue.., E gli altri a dire che beve, che è l'arteriosclerosi... E se fosse andata davvero così?"
"È andata così. Leggi Feuerbach invece dei tuoi libracci."
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault






Il limite degli atei è lo stesso limite dei credenti, entrambi danno per certa una cosa di cui in realtà non sanno nulla.


e hanno un problema in meno: giustificare l'esistenza di qualcosa che non si vede, non si sente, non si tocca, non odora, non ha sapore... in realtà, ad esempio, nessuna persona sana di mente sente il bisogno di dimostrare la non esistenza dei... minolli, tanto per fare un esempio, perché non ci sono gruppi, istituzioni, singoli, organismi, che cercano di convincere i propri simili della esistenza, appunto, dei minolli, e del loro primato a decidere della vita altrui.



Perchè far filosofia invece di ricostruire gli eventi?
Forse perché ho bisogno di sapere
non solo quello che ho fatto prima di ieri
ma anche come sono dentro.
Ammesso che un dentro ce l'abbia. 
Dicono che l'anima è solo quello che si fa...
Umberto Eco, Il cimitero di Praga.


I piaceri d'amore sono dei mali che si fanno desiderare, dove coincidono dolcezza e martirio, e l’amore è volontaria insania, paradiso infernale e inferno celeste, insomma, l’armonia degli opposti desideri, tristi risate, diamante morbido. 
Umberto Eco. L’isola del giorno prima..


L'aria fresca della sera è il respiro del vento che si addormenta placido tra le braccia della notte.
Umberto Eco


Una volta un tale che doveva fare una ricerca andava in biblioteca, trovava dieci titoli sull'argomento e li leggeva; oggi schiaccia un bottone del suo computer, riceve una bibliografia di diecimila titoli, e rinuncia
Umberto Eco, La Bustina di Minerva


Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito... perché la lettura è un’immortalità all’indietro.
Umberto Eco


Mi inoltrerò presto in questo deserto amplissimo, perfettamente piano e incommensurabile, in cui il cuore veramente pio soccombe beato. Sprofonderò nella tenebra divina, in un silenzio muto e in una unione ineffabile, e in questo sprofondarsi andrà perduta ogni eguaglianza e ogni disuguaglianza, e in quell'abisso il mio spirito perderà se stesso, e non conoscerà né l'uguale né il disuguale, né altro: e saranno dimenticate tutte le differenze, sarò nel fondamento semplice, nel deserto silenzioso dove mai si vide diversità, nell'intimo dove nessuno si trova nel proprio luogo. Cadrò nella divinità silenziosa e disabitata dove non c'è opera né immagine.
Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa:
stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.
Umberto Eco, "Il nome della rosa"


In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. 
Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità. 
Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell'errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.
Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere , ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l'Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.
Il Signore mi conceda la grazia di essere testimone trasparente degli accadimenti che ebbero luogo all'abbazia di cui è bene e pio si taccia ormai anche il nome, al finire dell'anno del Signore 1327 in cui l'imperatore Ludovico scese in Italia per ricostruire la dignità del sacro romano impero, giusta i disegni dell'Altissimo e a confusione dell'infame usurpatore simoniaco ed eresiarca che in Avignone recò vergogna al nome santo dell'apostolo (dico l'anima peccatrice di Giacomo di Cahors, che gli empi onorarono come Giovanni XXII).
Umberto Eco,  Il nome della rosa


Umberto Eco:
"Caro nipote, studia a memoria"
Il semiologo e scrittore scrive al nipotino. CON UNA RIFLESSIONE SULLA TECNOLOGIA E UN CONSIGLIO PER IL FUTURO: MANDARE A MENTE 'LA VISPA TERESA', MA ANCHE LA FORMAZIONE DELLA ROMA O I NOMI DEI DOMESTICI DEI TRE MOSCHETTIERI. Perché Internet non può sostituirsi alla conoscenza né il computer al nostro cervello
di Umberto Eco

“Caro nipotino mio,
non vorrei che questa lettera natalizia suonasse troppo deamicisiana, ed esibisse consigli circa l’amore per i nostri simili, per la patria, per il mondo, e cose del genere. Non vi daresti ascolto e, al momento di metterla in pratica (tu adulto e io trapassato) il sistema di valori sarà così cambiato che probabilmente le mie raccomandazioni risulterebbero datate.
Quindi vorrei soffermarmi su UNA SOLA RACCOMANDAZIONE, che sarai in grado di mettere in pratica anche ORA, MENTRE NAVIGHI SUL TUO IPAD, NÉ COMMETTERÒ L’ERRORE DI SCONSIGLIARTELO, non tanto perché sembrerei un nonno barbogio ma perché lo faccio anch’io. Al massimo posso raccomandarti, se per caso capiti sulle centinaia di siti porno che mostrano il rapporto tra due esseri umani, o tra un essere umano e un animale, in mille modi, CERCA DI NON CREDERE CHE IL SESSO SIA QUELLO, TRA L’ALTRO ABBASTANZA MONOTONO, PERCHÉ SI TRATTA DI UNA MESSA IN SCENA PER COSTRINGERTI A NON USCIRE DI CASA E GUARDARE LE VERE RAGAZZE. Parto dal principio che tu sia eterosessuale, altrimenti adatta le mie raccomandazioni al tuo caso: ma guarda le ragazze, a scuola o dove vai a giocare, perché sono meglio quelle vere che quelle televisive e un giorno ti daranno soddisfazioni maggiori di quelle on line. Credi a chi ha più esperienza di te (e se avessi guardato solo il sesso al computer tuo padre non sarebbe mai nato, e tu chissà dove saresti, anzi non saresti per nulla).
Ma non è di questo che volevo parlarti, bensì di UNA MALATTIA CHE HA COLPITO LA TUA GENERAZIONE e persino quella dei ragazzi più grandi di te, che magari vanno già all’università: LA PERDITA DELLA MEMORIA.
È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e INTERNET TE LO DICE SUBITO. Fallo quando serve, ma DOPO CHE LO HAI FATTO CERCA DI RICORDARE QUANTO TI È STATO DETTO PER NON ESSERE OBBLIGATO A CERCARLO UNA SECONDA VOLTA se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. IL RISCHIO È CHE, SICCOME PENSI CHE IL TUO COMPUTER TE LO POSSA DIRE A OGNI ISTANTE, TU PERDA IL GUSTO DI METTERTELO IN TESTA. Sarebbe un poco COME SE, AVENDO IMPARATO CHE PER ANDARE DA VIA TALE A VIA TALALTRA, CI SONO L’AUTOBUS O IL METRO CHE TI PERMETTONO DI SPOSTARTI SENZA FATICA (IL CHE È COMODISSIMO E FALLO PURE OGNI VOLTA CHE HAI FRETTA) TU PENSI CHE COSÌ NON HAI PIÙ BISOGNO DI CAMMINARE. MA SE NON CAMMINI ABBASTANZA DIVENTI POI “DIVERSAMENTE ABILE”, COME SI DICE OGGI PER INDICARE CHI È COSTRETTO A MUOVERSI IN CARROZZELLA. Va bene, lo so che fai dello sport e quindi sai muovere il tuo corpo, ma TORNIAMO AL TUO CERVELLO.
LA MEMORIA È UN MUSCOLO COME QUELLI DELLE GAMBE, SE NON LO ESERCITI SI AVVIZZISCE e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, SICCOME PER TUTTI C’È IL RISCHIO CHE QUANDO SI DIVENTA VECCHI CI VENGA L’ALZHEIMER, UNO DEI MODI DI EVITARE QUESTO SPIACEVOLE INCIDENTE È DI ESERCITARE SEMPRE LA MEMORIA.
QUINDI ECCO LA MIA DIETA. OGNI MATTINA IMPARA QUALCHE VERSO, UNA BREVE POESIA, O COME HANNO FATTO FARE A NOI, “LA CAVALLINA STORNA” O “IL SABATO DEL VILLAGGIO”. E magari FAI A GARA CON GLI AMICI PER SAPERE CHI RICORDA MEGLIO. SE NON PIACE LA POESIA FALLO CON LE FORMAZIONI DEI CALCIATORI, MA ATTENTO CHE NON DEVI SOLO SAPERE CHI SONO I GIOCATORI DELLA ROMA DI OGGI, MA ANCHE QUELLI DI ALTRE SQUADRE, E MAGARI DI SQUADRE DEL PASSATO (figurati che io ricordo la formazione del Torino quando il loro aereo si era schiantato a Superga con tutti i giocatori a bordo: Bacigalupo, Ballarin, Maroso eccetera). FAI GARE DI MEMORIA, MAGARI SUI LIBRI CHE HAI LETTO (CHI ERA A BORDO DELLA HISPANIOLA ALLA RICERCA DELL’ISOLA DEL TESORO? LORD TRELAWNEY, IL CAPITANO SMOLLET, IL DOTTOR LIVESEY, LONG JOHN SILVER, JIM…) VEDI SE I TUOI AMICI RICORDERANNO CHI ERANO I DOMESTICI DEI TRE MOSCHETTIERI E DI D’ARTAGNAN (GRIMAUD, BAZIN, MOUSQUETON E PLANCHET)… E se non vorrai leggere “I tre moschettieri” (e non sai che cosa avrai perso) fallo, che so, con una delle storie che hai letto.
SEMBRA UN GIOCO (ED È UN GIOCO) MA VEDRAI COME LA TUA TESTA SI POPOLERÀ DI PERSONAGGI, STORIE, RICORDI DI OGNI TIPO. Ti sarai chiesto perché I COMPUTER SI CHIAMAVANO UN TEMPO CERVELLI ELETTRONICI: È PERCHÉ SONO STATI CONCEPITI SUL MODELLO DEL TUO (DEL NOSTRO) CERVELLO, MA IL NOSTRO CERVELLO HA PIÙ CONNESSIONI DI UN COMPUTER, È UNA SPECIE DI COMPUTER CHE TI PORTI DIETRO E CHE CRESCE E S’IRROBUSTISCE CON L’ESERCIZIO, MENTRE IL COMPUTER CHE HAI SUL TAVOLO PIÙ LO USI E PIÙ PERDE VELOCITÀ E DOPO QUALCHE ANNO LO DEVI CAMBIARE. INVECE IL TUO CERVELLO PUÒ OGGI DURARE SINO A NOVANT’ANNI E A NOVANT’ANNI (SE LO AVRAI TENUTO IN ESERCIZIO) RICORDERÀ PIÙ COSE DI QUELLE CHE RICORDI ADESSO. E GRATIS.
C’è poi la MEMORIA STORICA, QUELLA CHE NON RIGUARDA I FATTI DELLA TUA VITA O LE COSE CHE HAI LETTO, MA QUELLO CHE È ACCADUTO PRIMA CHE TU NASCESSI.
Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene - a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto). Ecco, LA VITA È COME UN FILM DEI TEMPI MIEI. NOI ENTRIAMO NELLA VITA QUANDO MOLTE COSE SONO GIÀ SUCCESSE, DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ANNI, ED È IMPORTANTE APPRENDERE QUELLO CHE È ACCADUTO PRIMA CHE NOI NASCESSIMO; SERVE PER CAPIRE MEGLIO PERCHÉ OGGI SUCCEDONO MOLTE COSE NUOVE.
ORA LA SCUOLA (OLTRE ALLE TUE LETTURE PERSONALI) DOVREBBE INSEGNARTI A MEMORIZZARE QUELLO CHE È ACCADUTO PRIMA DELLA TUA NASCITA, MA SI VEDE CHE NON LO FA BENE, PERCHÉ VARIE INCHIESTE CI DICONO CHE I RAGAZZI DI OGGI, ANCHE QUELLI GRANDI CHE VANNO GIÀ ALL’UNIVERSITÀ, SE SONO NATI PER CASO NEL 1990 NON SANNO (E FORSE NON VOGLIONO SAPERE) CHE COSA ERA ACCADUTO NEL 1980 (E NON PARLIAMO DI QUELLO CHE È ACCADUTO CINQUANT’ANNI FA). Ci dicono le statistiche che SE CHIEDI AD ALCUNI CHI ERA ALDO MORO RISPONDONO CHE ERA IL CAPO DELLE BRIGATE ROSSE - e invece è stato ucciso dalle Brigate Rosse.
Non parliamo delle Brigate Rosse, rimangono qualcosa di misterioso per molti, eppure erano il presente poco più di trent’anni fa. Io sono nato nel 1932, dieci anni dopo l’ascesa al potere del fascismo ma sapevo persino chi era il primo ministro ai tempi dalla Marcia su Roma (che cos’è?). Forse la scuola fascista me lo aveva insegnato per spiegarmi come era stupido e cattivo quel ministro (“l’imbelle Facta”) che i fascisti avevano sostituito. Va bene, ma almeno lo sapevo. E poi, scuola a parte, UN RAGAZZO D’OGGI NON SA CHI ERANO LE ATTRICI DEL CINEMA DI VENTI ANNI FA MENTRE IO SAPEVO CHI ERA FRANCESCA BERTINI, CHE RECITAVA NEI FILM MUTI VENTI ANNI PRIMA DELLA MIA NASCITA. Forse perché sfogliavo vecchie riviste ammassate nello sgabuzzino di casa nostra, ma appunto TI INVITO A SFOGLIARE ANCHE VECCHIE RIVISTE PERCHÉ È UN MODO DI IMPARARE CHE COSA ACCADEVA PRIMA CHE TU NASCESSI.
Ma PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE SAPERE CHE COSA È ACCADUTO PRIMA? Perché molte volte QUELLO CHE È ACCADUTO PRIMA TI SPIEGA PERCHÉ CERTE COSE ACCADONO OGGI e in ogni caso, come per le formazioni dei calciatori, È UN MODO DI ARRICCHIRE LA NOSTRA MEMORIA.
Bada bene CHE QUESTO NON LO PUOI FARE SOLO SU LIBRI E RIVISTE, LO SI FA BENISSIMO ANCHE SU INTERNET. Che è da usare non solo per chattare con i tuoi amici ma anche per CHATTARE (PER COSÌ DIRE) CON LA STORIA DEL MONDO. Chi erano gli ittiti? E i camisardi? E come si chiamavano le tre caravelle di Colombo? Quando sono scomparsi i dinosauri? L’arca di Noè poteva avere un timone? Come si chiamava l’antenato del bue? Esistevano più tigri cent’anni fa di oggi? Cos’era l’impero del Mali? E chi invece parlava dell’Impero del Male? Chi è stato il secondo papa della storia? Quando è apparso Topolino?
Potrei continuare all’infinito, e sarebbero tutte belle avventure di ricerca. E TUTTO DA RICORDARE. VERRÀ IL GIORNO IN CUI SARAI ANZIANO E TI SENTIRAI COME SE AVESSI VISSUTO MILLE VITE, PERCHÉ SARÀ COME SE TU FOSSI STATO PRESENTE ALLA BATTAGLIA DI WATERLOO, AVESSI ASSISTITO ALL’ASSASSINIO DI GIULIO CESARE E FOSSI A POCA DISTANZA DAL LUOGO IN CUI BERTOLDO IL NERO, MESCOLANDO SOSTANZE IN UN MORTAIO PER TROVARE IL MODO DI FABBRICARE L’ORO, HA SCOPERTO PER SBAGLIO LA POLVERE DA SPARO, ED È SALTATO IN ARIA (E BEN GLI STAVA). ALTRI TUOI AMICI, CHE NON AVRANNO COLTIVATO LA LORO MEMORIA, AVRANNO VISSUTO INVECE UNA SOLA VITA, LA LORO, CHE DOVREBBE ESSERE STATA ASSAI MALINCONICA E POVERA DI GRANDI EMOZIONI.


Coltiva la memoria, dunque, e DA DOMANI IMPARA A MEMORIA “LA VISPA TERESA”.



La Vispa Teresa
Se questa è la storia
che sanno a memoria
i bimbi di un anno
pochissimi sanno
che cosa le avvenne
quand'era ventenne.
Un giorno di festa
la vispa Teresa
uscendo di chiesa
si alzava la vesta
per farsi vedere
le calze schiffonne
che a tutte le donne
fa molto piacere.

Armandoil pittore
vedendola bella
le chiese il favore
di far da modella.
Teresa arrossì
ma disse di sì.
"Verrete?" - "Verrò:
ma badi però..."
"Parola d'onore!"
rispose il pittore.

Il giorno seguente
Armandol'artista
stringendo furente
la nuova conquista
gridava a distesa:
"T'ho presat'ho presa!"
A lui supplicando
Teresa gridò:
"Susumi fai male
la spina dorsale:
mi lasci che anch'io
son foglia di Dio...
Se ha qualche programma
ne parli alla mamma..."
A tale minaccia
Armando tremò
dischiuse le braccia
ma quella restò.

Perduto l'onore
sfumata la stima
la vispa Teresa
più vispa di prima
per niente pentita
per niente confusa
capì che l'amore
non è che una scusa.
Per circa tre lustri
fu cara a parecchi:
fra giovani e vecchi
oscuri ed illustri
la vispa Teresa
fu presa e ripresa.
Contenta e giuliva
s'offriva e soffriva.
(La donna che s'offre.
se apostrofa l'esse
ha tutto interesse
a dire che soffre.)

Ma giunta ai cinquanta
con l'anima affranta
col viso un po' tinto
col resto un po' finto
per torsi d'impaccio
dai prossimi acciacchi
apriva uno spaccio
di Sali e Tabacchi.
Un giorno un cliente
chiedendo un toscano
le porse la mano
così... casualmente.
Teresa la prese
la strinse e gli chiese:
"Mi vuole sposare?
Farebbe un'affare!"
Ma luidi rimando
rispose: "Nono!...
Vivendo e fumando
che male ti fo'?
Confusa e pentita
Teresa arrossì
Dischiuse le dita
e quello fuggì.

Ed ora Teresa
pentita davvero
non ha che un pensiero:
d'andarsene in chiesa.
Con l'anima stracca
si siede e stabacca
offrendo al Signore
gli avanzi di un cuore
che batte la fiacca.
Maspessofissando
con l'occhio smarrito
la polvere gialla
che resta sul dito
le sembra il detrito
di quella farfalla
che un giorno ghermiva
stringendola viva.

Così come allora
Teresa risente
la voce innocente
che prega ed implora:
"Dehlasciami! Anch'io
son figlia di Dio!"

"Fu proprio un bel caso!"
sospira Teresa
fiutando la presa
che sale nel naso.
"Se qui non son lesta
mi scappa anche questa."
E fiutae rifiuta
tossisce e sternuta:
il naso è una tromba
che squilla e rimbomba
e pare che l'eco
si butti allo spreco...
Tra un fiotto e un rimpianto
tra un soffio e un eccì
la vispa Teresa...
. . . . . . . . . . . . . . . .
lasciamola lì.

Trilussa (C. A. Salustri)
1873-1950

http://youtu.be/F4dp3R5wuns




http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/03/news/umberto-eco-caro-nipote-studia-a-memoria-1.147715?fb_action_ids=242021955975057&fb_action_types=og.recommends&fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like&fb_source=other_multiline&action_object_map=%5B345293135612452%5D&action_type_map=%5B%22og.recommends%22%5D&action_ref_map=%5B%22s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like%22%5D







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