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domenica 23 luglio 2017

Orazio. Satura tota nostra est, “la satira è un genere tutto nostro”: così Quintiliano nella sua Institutio Oratoria definisce il genere satirico, differenziandolo da tutti gli altri nel campo della letteratura latina. [...] Il termine, per i dotti latini, deriverebbe dal greco satyros, “satiro” appunto, e indicherebbe il carattere “smaliziato” e farsesco che la satira, almeno agli inizi, conobbe. Molto più probabile, tuttavia, è che il termine sia di origine latina, e richiami la satura lanx, un piatto misto e variegato: l’etimologia rispecchierebbe la varietà di contenuti tipica della satira.

Satura tota nostra est, “la satira è un genere tutto nostro”: 
così Quintiliano nella sua Institutio Oratoria definisce il genere satirico, differenziandolo da tutti gli altri nel campo della letteratura latina. 

Quintiliano, maestro di eloquenza e grande esperto della “classificazione” dei generi letterari, non poté non sottolineare il divario tra l’eredità letteraria greca (teatro, epica, lirica, ecc.) e la satira: quest’ultima era genere inventato dai Romani e non fu conosciuto dai Greci.

L’origine del nome è piuttosto discusso. 
Il termine, per i dotti latini, deriverebbe dal greco satyros, “satiro” appunto, e indicherebbe il carattere “smaliziato” e farsesco che la satira, almeno agli inizi, conobbe. Molto più probabile, tuttavia, è che il termine sia di origine latina, e richiami la satura lanx, un piatto misto e variegato: l’etimologia rispecchierebbe la varietà di contenuti tipica della satira.
Satira in epoca augustea: la reintepretazione di Orazio


La satira tra epoca arcaica e augustea.

Lucilio.
A quando le origini del genere? 
Il primo vero autore di satire latine di cui noi abbiamo testi è Lucilio (che scrisse ben trenta libri!), ma già Ennio produsse genere satirico e, dai pochi frammenti pervenuti, sembra che il padre della letteratura latina avesse già stabilito, alle sue origini, le regole della satira, cioè varietà, autobiografia e verve polemica. 

La satira, dunque, risale alla nascita stessa della letteratura latina e fu continuata anche in epoca augustea, sotto però una nuova veste. 
Il merito  di tale reinterpretazione è del Poeta di Augusto: Orazio.

Le Satire di Orazio, tra passato e novità.
Orazio scrisse due libri di Satire: 
il primo, di stampo “augusteo”, dedicato a Mecenate e concluso nel 35 o 33, comprendente dieci satire; il secondo apparso con gli Epodi nel 30, comprendente otto satire, di cui l’ultima stranamente lunghissima.

Il poeta, nelle prime satire programmatiche, ricapitola la storia del genere e pone come inventore di esso Lucilio: nonostante, come detto, Ennio avesse praticato il genere prima di lui, era stato Lucilio a dettare le regole della satira, che Orazio, almeno in teoria, si sentiva di rispettare. 

Le differenze con l’inventor, tuttavia, non erano poche: 
innanzitutto Orazio, da buon poeta augusteo, cercò lo stesso delle origini greche alla satira, individuandole nell’aggressività tipica della commedia attica di V secolo; inoltre, pensò di dare nuova veste al genere, eliminando il lato troppo aggressivo e sostituendolo con una morale filosofica.

La veste filosofica: tra insegnamento e autarkeia.
È risaputo che Orazio conoscesse bene la filosofia, che integrò spesso nelle sue opere come “sottofondo” morale. Per questo motivo, mai quanto nelle Satire, genere in cui il poeta non aveva “regole” e poteva parlare liberamente, Orazio decise di ergersi più che come detrattore, come maestro di vita, indicando la giusta via sulla base degli sbagli suoi e degli amici. 

Orazio, infatti, non è “filosofo” aggressivo, ma magister paziente e buono, che riconosce anche i propri errori e sa farne autoironia. La morale che il poeta predilige è, chiaramente, quella epicurea, privata, tuttavia, dell’intento di “rifondare il mondo” e rivestita, invece, di una certa indifferenza stoica.

Quel che Orazio intende fare nelle Satire, dunque, non è cambiare le cose, ma indicare solo gli errori commessi. Poi, soltanto chi è dotato di una propria intelligenza può comprendere l’insegnamento e, nel caso, cambiare se stesso: la satira di Orazio, dunque, non è un genere per tutti, ma per pochi intellettuali, quelli della cerchia di Mecenate.

Gli esempi da ricercare: la vita quotidiana.
L’esempio è quello del mondo quotidiano: 
Orazio guarda ai numerosi accidenti della vita, con protagonisti cittadini, popolani, cortigiane, che vivono una vita “comune”. Non bisogna puntare ai grandi esempi e agli insegnamenti delle scuole filosofiche, ma basta la lezione di ogni giorno, come Orazio apprese dal padre. 

Il poeta, tuttavia, resta pur sempre un figlio di un liberto, e non può permettersi di criticare con i nuovi amici letterati il mondo basso da cui proviene: ecco perché, anche laddove lo spirito satirico sia pronto a colpire, Orazio non ricorre mai alla pura aggressività, ma guarda con occhio paziente e anche un po’ nostalgico l’universo caotico a cui un tempo apparteneva.

La novità del secondo libro.
Il secondo libro di Satire, tuttavia, presenta un meccanismo totalmente diverso da quello impiegato nel primo: allo schema modello negativo di cui burlarsi - lezione da apprendere, si sostituisce uno stile molto più dialogico, in cui il poeta, lentamente, scompare. 

Le riflessioni presentate nei componimenti non sono più affidate ad Orazio poeta, ma ad una seconda voce, un interlocutore che, rispetto all’autore, è meno capace di portare avanti discorsi coerenti.

Le contraddizioni, infatti, pullulano nelle otto satire, ma quest’effetto è ricercato: il mondo è un caos tale da rendere impossibile la definizione di leggi certe. A tale confusione, dunque, il poeta non può permettersi di esporsi, pena la perdita della propria tranquillità interiore; ritiratosi nel suo “angolino”, Orazio lascia la parola ai personaggi, che espongono i propri vizi da soli, senza l’aiuto di un magister. Di fronte a queste storture, insomma, non c’è bisogno di un qualcuno che denunci, in quanto esse si denunciano da sole.

Dalle Satire alle Odi.
È dunque chiaro che, alla fine della produzione delle Satire, Orazio avesse già raggiunto l’ultimo stadio del suo pensiero, che lo vede come poeta isolato e ancora più consapevole che nessun maestro può cambiare il mondo ma, almeno, può cambiare se stesso. Ad una salvezza altrui impossibile da raggiungere, Orazio antepone così la propria salvezza morale, con un “egoismo” filosofico che già anticipa e prelude al capolavoro delle Odi.

Alessia Amante

http://www.lacooltura.com/2017/07/satira-epoca-augustea-orazio/

lunedì 22 settembre 2014

Tom Lehrer. La satira politica è diventata obsoleta da quando Henry Kissinger si è aggiudicato il Nobel per la Pace

"Gli intellettuali sono i primi a fuggire,
subito dopo i topi,
e molto prima delle puttane."
Vladimir Majakovskij

"La satira politica è diventata obsoleta da quando Henry Kissinger si è aggiudicato il Nobel per la Pace."
Tom Lehrer

“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste.
Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate.

Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti.
Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro.
Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.
Lo sapete voi e lo so pure io.
E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?

Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo.
I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri.
Noi siamo delle prostitute intellettuali.“
John Swinton, redattore-capo del NYT - 1880




Straordinariamente attuale!Come non rammentare Federico De Roberto quando ne "I Vicerè" fa dire a Consalvo Uzeda «La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e sa- ranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d’oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore."



domenica 24 novembre 2013

Anna Achmatova. Requiem. Ho saputo come si infossano i volti, come da sotto le palpebre appare la paura, come la sofferenza traccia sulle guance dure pagine di caratteri cuneiformi, come ciocche nere e color cenere diventano argentee all’improvviso, il sorriso avvizzisce su labbra sommesse, e in una secca risata trema lo spavento. Io prego non per me sola, ma per tutte quelle che erano là con me nel freddo spietato, nell’afa di luglio sotto la parete rossa accecata.


Anna Achmatova nel 1934 era nella casa di Osip Mandel ‘stam quando il poeta, colpevole di avere scritto versi feroci contro Stalin, fu arrestato. Più tardi si sarebbe messa in coda difronte al carcere di Leningrado insieme a centinaia di madri, mogli e figlie, per avere notizie del suo nuovo marito, lo storico dell’arte Nikolaj Punin, e del figlio Lev, nato dal suo matrimonio con Gumilev, entrambi arrestati durante le purghe staliniane. Fu in quell’occasione che qualcuno la riconobbe e una donna le bisbigliò in un orecchio: << Ma lei questo può descriverlo? >>. Rispose <<posso>> e mantenne la parola scrivendo, fra il 1935 e il 1940, Requiem. da REQUIEM – Epilogo Anna Achmatova:

Ho saputo come si infossano i volti,
come da sotto le palpebre appare la paura,
come la sofferenza traccia sulle guance
dure pagine di caratteri cuneiformi,
come ciocche nere e color cenere
diventano argentee all’improvviso,
il sorriso avvizzisce su labbra sommesse,
e in una secca risata trema lo spavento.
Io prego non per me sola,
ma per tutte quelle che erano là con me
nel freddo spietato, nell’afa di luglio
sotto la parete rossa accecata.
da REQUIEM – Epilogo di Anna Achmatova

sabato 20 ottobre 2012

Claude Lèvi-Strauss. Una maschera non è principalmente ciò che rappresenta, bensì ciò che trasforma, vale a dire ciò che essa sceglie di non rappresentare. Come un mito, una maschera nega tanto quanto afferma: non è fatta solo di quanto dice o crede di dire, ma anche di ciò che esclude

Non ho mai avuto, e non ho tuttora, la percezione della mia identità personale. Vedo me stesso come il luogo in cui qualcosa accade, ma non c’è nessun “Io”, nè alcun “me”. Ognuno di noi è una sorta di crocicchio in cui le cose accadono. Il crocicchio è assolutamente passivo: qualcosa vi accade. Altre cose, egualmente importanti, accadono altrove. Non c’è scelta: è una questione di puro caso.
Claude Lévi-Strauss


Se nessun testo è da considerarsi come indipendentemente generato, ma sempre una variazione, una rivisitazione, una conversione e riappropriazione di altri testi, ciò avviene perché i soggetti culturali che canalizzano tale incessante lavoro sui testi sono chiamati a dare espressione ad una loro identità che si costituisce sempre in rapporto all’identità di altri, alla produzione testuale di altri, in una pratica interminabile di remake, contesa, rapina e patteggiamento, in cui l’innovazione corrisponde ad una cattura dei linguaggi dell’altro.
Claude Lévi-Strauss



"Si conoscono, segnatamente in Indonesia, società che credono a innumerevoli «anime» risiedenti in ciascun membro, in ciascun organo, in ciascuna giuntura del corpo dell’individuo... Considerata da un punto di vista filosofico, questa concezione, che vede l’identità come qualcosa, per dir così, di statistico, è poi così lontana dal somigliare a quella ispirata dalla biologia moderna per cui, in fin dei conti, l’identità risulta dal comportamento di miliardi di neuroni?... Allora, però, la famosa crisi dell’identità, di cui si parla ripetutamente, acquisterebbe un significato del tutto diverso. Essa apparirebbe come un indizio commovente e puerile del fatto che le nostre piccole persone si avvicinano al punto in cui ciascuna deve rinunciare a considerarsi come essenziale, per vedersi ridotta a funzione instabile e non a realtà sostanziale; luogo e momento, egualmente effimeri, di concorsi, scambi e conflitti cui partecipano, da sole e in misura ogni volta infinitesimale, le forze della natura e della storia, supremamente indifferenti al nostro autismo."
Claude Lévi-Strauss, L’identità


L’uomo deve rendersi conto che occupa nel creato uno spazio infinitamente piccolo e che nessuna delle sue invenzioni estetiche può competere con un minerale, un insetto o un fiore.
Un uccello, uno scarabeo o una farfalla meritano la stessa fervida attenzione di un quadro di Tiziano o del Tintoretto, ma noi abbiamo dimenticato come guardare.
Claude Lévi-Strauss


In una società civile non potrebbe esserci giustificazione alcuna per l’unico CRIMINE UMANO REALMENTE IMPERDONABILE, CHE CONSISTE NEL CREDERSI PERMANENTEMENTE O TEMPORANEAMENTE SUPERIORI E NEL TRATTARE GLI UOMINI COME OGGETTI, che ciò si verifichi indifferentemente in nome della razza, della cultura, del progresso, di un mandato ufficiale o semplicemente di un pretesto contingente.
Claude Lévi-Strauss

La nostra società è l'unica in grado di trasformarsi e malgrado tutto non distruggersi, finché i cambiamenti che vogliamo introdurre verranno da dentro
Claude Lévi Strauss


La musica è una macchina per sopprimere il tempo.
Claude Lévi-Strauss


Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate
Claude Lévi-Strauss

Gli aforismi dei filosofi:
Scienziato non e' colui che sa dare le vere risposte, ma colui che sa porre le giuste domande...


Una maschera non è principalmente ciò che rappresenta, bensì ciò che trasforma, vale a dire ciò che essa sceglie di non rappresentare. Come un mito, una maschera nega tanto quanto afferma: non è fatta solo di quanto dice o crede di dire, ma anche di ciò che esclude.
 Claude Lèvi-Strauss 


Quando si arriva a dover usare la violenza allora si sta facendo il gioco del sistema. Le istituzioni ti irriteranno, ti tireranno la barba, ti daranno i buffetti sul viso per farti combattere. Perché UNA VOLTA CHE TI HANNO RESO VIOLENTO, SANNO COME GESTIRTI. L'unica cosa che non sanno come gestire è la non violenza e l'umorismo.
John Lennon.


Dove non arriva la spada della legge, là giunge la frusta della satira.
Aleksandr Pushkin


La tua gioia è il tuo dolore senza maschere... Quanto più a fondo ti scava il dolore, tanta più gioia potrai contenere.
Kahlil Gibran


Siamo quello che fingiamo di essere, quindi dobbiamo stare molto attenti a quello che facciamo finta di essere
 Kurt Vonnegut

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.
Luigi Pirandello

Pochi vedono come siamo, ma tutti vedono quello che fingiamo di essere.
Niccolò Machiavelli

Ognuno vede quello che tu sembri, pochi sentono quello che tu sei
Niccolò Macchiavelli

Rendere complicato ciò che è semplice è banale; rendere semplice, incredibilmente semplice, ciò che è complicato, ecco, questa è creatività.
Making the simple complicated is commonplace; making the complicated simple, awesomely simple, that's creativity
Charles Mingus


Il pernacchio non è un suono. Il pernacchio è una rivoluzione, è la libertà, è la voce della gente che non tiene voce; il pernacchio è un calcio in culo a tutti i potenti. Con un pernacchio fatto bene si può fare una rivoluzione!
Eduardo De Filippo





lunedì 19 dicembre 2011

Errare è umano, perseverare è Fabio Volo


"Fatti non foste a viver come bruti, ma per sembrar tali pur nella canoscenza."

Errare è umano, perseverare è Fabio Volo

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