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lunedì 19 novembre 2012

Ipazia. NON ESISTONO GUERRE PIÙ CRUDELE E VIOLENTE CHE QUELLE FATTE NEL NOME DI DIO. [...] “Agorà” è un duro atto d’accusa contro tutti i fanatismi religiosi e gli estremismi.


Alessandria: come il cristianesimo ha distrutto la cultura pagana del mondo ellenistico.

"Che cosa è rimasto di questa nostra città? Ciò che viene ripreso nella parola di Alessandria? In un lampo gli occhi della mente mi mostrano un migliaio di strade polverose e tormentate, mosche e mendicanti la possiedono oggi".
Lawrence Durrell, JUSTINE, libro uno del Quartetto di Alessandria

Fondata nel 331 aC da Alessandro Magno, Alessandria è stata governata da Tolomeo, figlio di un generale di Alessandro il Macedone. In quanto tale, Alessandria divenne una delle più grandi città del mondo. La dinastia tolemaica durò fino alla morte di Cleopatra VII avvenuta durante la conquista romana dell'Egitto nell'anno 30. Alessandria in quel momento capitale dell'Egitto, era conosciuta per il Faro (Pharos), una delle sette meraviglie del mondo antico. Il suo importante porto, la fece diventare il principale centro della civiltà ellenistica durata mille anni, fino alla conquista musulmana dell'Egitto del 641 D.C..

Il destino di molti libri dell'antichità-ellenica, romana, bizantina, è stato deciso ad Alessandria, sede della più grande biblioteca del mondo antico, ospitata in un edificio meraviglioso e unico conosciuto come "il Museo", eretta nel centro della città. Ad enormi costi, con grande tenacia il Museo era venuto a contenere l'eredità intellettuale del mondo greco, latino, babilonese, egiziano, ed ebraico prima di soccombere alle devastazioni delle guerre dell'uomo, al fanatismo religioso e al trascorrere del tempo.

Una seconda parte della collezione della biblioteca è stata ospitata in una meraviglia architettonica adiacente, il Serapeon o Serapeo, che era il Tempio di Giove o di Serapide, per la popolazione pagana della città. Secondo gli storici successivi, "il Serapeon era secondo in magnificenza  solo al Campidoglio a Roma". Il museo ha avuto anche una sala da pranzo, sale riunioni, aule e giardini, qualcosa di simile al tipico campus universitario americano.

"Fondata dai re tolemaici nel terzo secolo A.C., ha funzionato come un importante centro di cultura in generale, con i suoi circa mezzo milione di rotoli di papiro sistematicamente organizzati, etichettati, e archiviati in base a un nuovo sistema intelligente: l'ordine alfabetico."
Stephen Greenblatt, Il Swerve.

Le fonti antiche descrivono la Biblioteca Alessandrina come comprendente una raccolta di pergamene conservate su ripiani per contenere rotoli di papiro in una sala nota come bibliothekai. Sopra gli scaffali era scritta la seguente frase: "LUOGO DELLA CURA DELL'ANIMA".

Gli studiosi migliori, gli scienziati e poeti del mondo antico che sono stati attratti dall'Eden intellettuale di Alessandria hanno in tale luogo realizzato alcuni dei più grandi progressi dell'umanità: Archimede ha scoperto il pi greco, ponendo le basi per il calcolo; Galeno ha rivoluzionato la medicina; Eratostene ha stabilito che la terra era rotonda e calcolato la circonferenza con estrema precisione, entro l'1%; i geografi capirono che era possibile raggiungere l'India navigando verso ovest dalla Spagna; i geometri calcolarono che l'anno consisteva di 365 ¼ giorni e proposero l'anno bisestile ogni quattro anni; gli anatomisti capirono che il cervello e il sistema nervoso erano una unità. La versione dei Settanta, la versione greca della Bibbia ebraica, Tanakh, è stata scritta ad Alessandria.

Molte di queste scoperte scientifiche stavano cambiando la vita umana, la Biblioteca di Alessandria era diventata il più significativo centro culturale del mondo antico.

Umberto Eco ha notato che un libro sia una creatura fragile, che subisce l'usura del tempo, teme i roditori, gli elementi e le mani maldestre; così il bibliotecario protegge i libri non solo contro l'umanità, ma anche contro la natura e dedica la sua vita a questa guerra con le forze di oblio. La storia in generale sottolinea la fragilità del libro. E così è stato con la grande biblioteca di Alessandria, che secondo alcuni cronisti malevoli è stata distrutta dai conquistatori arabi quando Alessandria è stata conquistata da eserciti islamici nell'anno 641. Tuttavia, secondo Philip K. Hitti in realtà la grande biblioteca tolemaica fu bruciata già nel 48 A.C. dal conquistatore romano, Giulio Cesare. La seconda Biblioteca situata nel Serapeon è stata invece distrutta nel 389 D.C. per editto di un fanatico pazzo neo-cristiano, l'imperatore Teodosio. Pertanto, al momento della conquista araba nessuna libreria di grande importanza esisteva in Alessandria.

E i libri? Quindi, che è accaduto ai libri?
Che cosa è successo alle testimonianze scritte delle epoche ellenistica, romana, bizantina, civiltà ebraica fino a quel momento? I fanatici religiosi hanno bruciato i libri di dimostrare di avere ragione e gli altri torto.

Un certo numero di scrittori romani, Cicerone, Livio, Seneca, Plutarco etc., hanno confermato che la Biblioteca e 700.000 libri sono stati bruciati durante la conquista di Giulio Cesare di Alessandria nell'anno 48. Altri storici tuttavia dubitano che i libri di Alessandria siano tutti scomparsi in una volta; altrimenti una distruzione così orrenda sarebbe stata più ampiamente condannata.
Nei primi secoli del periodo tolemaico, ad Alessandria, pagani, cristiani ed ebrei avevano convissuto in pace politeista fino a quando nel quarto secolo la religione ha sollevato la sua brutta testa e l'imperatore romano Costantino ha deciso di rendere il cristianesimo l'unica religione ufficiale dell'impero. Dopo secoli di pluralismo religioso in Alessandria, "i cristiani" insorsero contro gli adoratori pagani di Mitra e delle antiche divinità romane, Giove e le divinità egizie di Osiride e Api, uccidendo, diffondendo caos e distruggendo i loro luoghi di culto.
I pagani hanno risposto alle aggressioni fino a quando non sono stati sottomessi. Poi i cristiani accusato gli ebrei, attaccando abitazioni private e negozi in una sorta di notte dei cristalli e chiedendo la loro espulsione dalla città.
La religione aveva svolto il suo compito: la vittoria del cristianesimo su tutte le altre religioni della grande città ha portato alla distruzione della grande scuola di apprendimento che era la biblioteca di Alessandria, il Museo, determinando così la caduta e poi la morte della vita intellettuale di Alessandria. E' stata la vittoria della religione ignorante e del fanatismo sull'umanità che progrediva, già 1700 anni fa.
L'ostilità del cristianesimo contro il mondo pagano era così intensa che altri storici ritengono che la completa distruzione avvenne quando il neo convertito imperatore Teodosio ordinò la distruzione del tesoro dei libri di Alessandria nel 391 d.c..

Come l'impero romano crollò, la cultura scomparve.
Altre librerie antiche subito la stessa sorte durante la transizione dal paganesimo al cristianesimo. E' stato riferito che intorno la fine del IV secolo, Roma avesse ventotto biblioteche pubbliche e  innumerevoli collezioni private.
L'epurazione del cristianesimo contro la pericolosa eredità pagana e pre-cristiana ha portato alla distruzione dell'istruzione e dell'antico apprendimento, così come del suo simbolo: i libri. (Libri che offrivano una cultura pagana, dopo tutto!).

Tuttavia, alcune sacche di cultura avevano resistito.
I monasteri quasi nascosti con difficoltà, tramite l'opera dei monaci, hanno sviluppato l'arte della copiatura a mano e conservando quelle grandi opere intellettuali, alcune delle quali sarebbero poi ri-emergerse dopo un periodo buio che durò quasi fino al Rinascimento.

Il poeta del XVII secolo, teorico filosofo e politico, John Milton, (Paradise Lost) i cui libri sono stati bruciati pubblicamente in Inghilterra e Francia, offre un'ottima spiegazione del perché le autorità nel corso dei secoli hanno visto il pericolo in alcuni libri. "Chiunque uccide un uomo", ha detto Milton, uccide "una creatura ragionevole, l'immagine di Dio; ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione stessa ".

Gaither Stewart, con sede a Roma è un giornalista veterano e saggista su una vasta gamma di argomenti, dalla cultura alla storia e la politica, è anche l'autore del Europa Trilogy, celebrata thriller di spionaggio il cui volume più recente, Tempo di Exile, è stato recentemente pubblicato da Punto Press.

http://www.countercurrents.org/stewart090316.htm



[...] nonostante le siano stati cavati gli occhi mentre ancora respirava, la chiesa non ha mai chiesto perdono a Ipazia né ha mai messo in discussione la santità di Cirillo, anzi, il 3 ottobre del 2007 Ratzinger lo ha celebrato lodando "la grande energia del suo governo ecclesiastico", parole testuali, senza mai menzionare la fine che fece fare ad Ipazia.


Agora, film del 2009 diretto da Alejandro Amenábar, interpretato da Rachel Weisz. 
Il prefetto di Alessandria, Oreste, seppure cristiano e battezzato, rifiuta di inginocchiarsi dinnanzi alle Sacre Scritture durante una pubblica messa. Questo scatena pesanti maldicenze sull'influenza negativa che la filosofa e scienziata Ipazia avrebbe su Oreste, in quanto dichiaratasi non cristiana di fronte al Concilio. Ipazia viene accusata di empietà e stregoneria. I parabolani, ora fuori di sé, decidono di linciarla. Ipazia si reca al Concilio, dove Oreste le ha offerto un'ultima possibilità di scampare alla furia del popolo: battezzarsi, come hanno già fatto, seppur di malgrado, tutti i membri del Concilio non cristiani. Ipazia rifiuta, ma sulla via per tornare alla propria dimora viene sequestrata da un gruppo di zelanti, che la portano in una chiesa isolata per scorticarla viva, ma Davo, che si è unito al gruppo strada facendo, propone invece di lapidarla per evitare il contatto con il suo sangue impuro.


CON QUALE INTELLIGENZA SI E' MAI PENSATO CHE LA DONNA NON FOSSE INTELLIGENTE?
La giovane Ipazia, figlia del filosofo e geometra Teone, una donna di rara intelligenza e coraggio, astronoma e filosofa che alla fede cieca ha preferito la verità della scienza. "Sono convinta che se le religioni non avessero avuto tutto questo potere saremmo stati mentalmente più liberi di progredire, e il problema della parità dei sessi non si sarebbe posto, perchè prima di tutto si è mente e poi sesso, oggi si è solo sesso e niente mente.. una donna viene ancora oggi valutata per la sua bellezza e per le doti che può avere sotto le lenzuola, non per la sua testa, e questo ci porta pericolosamente indietro di secoli"

UNA VERA MARTIRE SUGLI ALTARI DELLE COSCIENZA UMANA
Ipazia aveva tutte le caratteristiche per essere odiata dai cristiani: donna, pagana, scienziata di grande fama e guida e maestra quindi insegnante della scuola filosofica neoplatonica di Alessandria. Nel 415 i cristiani di Alessandria, mossi dal proprio vescovo Cirillo, l'aggredirono, la tormentarono crudelmente, la trascinarono per le vie della città, la fecero a pezzi ed infine la bruciarono.


NON ESISTONO GUERRE PIÙ CRUDELE E VIOLENTE CHE QUELLE FATTE NEL NOME DI DIO.

Quando la religione sublimizza la morte come un martirio quando auto convince e sacralizza la violenza come fervore divino quando fa della vittoria una conquista morale, allora non esiste guerra che possa essere più crudele violenta e sanguinaria che quelle fatte in nome di Dio. “Agorà” è un duro atto d’accusa contro tutti i fanatismi religiosi e gli estremismi. Come ha dichiarato lo stesso regista, durante la conferenza stampa che si è tenuta nella bellissima cornice dell’Ara Pacis a Roma in occasione della presentazione del film alla stampa:
“Ipazia è la versione femminile di Gesù. Agora non è un film contro il cristianesimo ma contro tutti i fondamentalismi”.
Quindi anche contro il cristianesimo fondamentalista sia dell'era imperiale romana sia di quella inquisitoria del rinascimento e qualunque essa sia.


https://youtu.be/6tvIjZXGo7s


sabato 6 ottobre 2012

I punti di vista distorcono la realtà, dividono le persone, scavano trincee. I punti di vista alterano i colori, disturbano la visione, cambiano gli scenari. I punti di vista sono il risultato di esperienze e ferite più o meno guarite, sono il surrogato di quello che siamo diventati





I punti di vista distorcono la realtà, dividono le persone, scavano trincee. I punti di vista alterano i colori, disturbano la visione, cambiano gli scenari. I punti di vista sono il risultato di esperienze e ferite più o meno guarite, sono il surrogato di quello che siamo diventati.
Da "Oltre i Confini" - Ed. Cittadella


lunedì 19 marzo 2012

Salvador Dalì. Gli errori hanno quasi sempre una natura sacra. Non cercare di correggerli. Al contrario: razionalizzali, comprendili totalmente. Dopodiché, sarà possibile per te sublimarli

Gli errori hanno quasi sempre una natura sacra. Non cercare di correggerli.
Al contrario: razionalizzali, comprendili totalmente. Dopodiché, sarà possibile per te sublimarli.
Salvador Dalì


Così lei mi levò l’abitudine a delinquere e guarì la mia follia. Grazie! Voglio amarti!
Volevo sposarla. I miei sintomi isterici scomparvero uno dopo l’altro come per magia.
Fui nuovamente padrone della mia risata, del mio sorriso, della mia mimica.
Al centro del mio spirito crebbe una nuova forma di salute, fresca come un bocciolo di rosa.
Salvador Dalì


A sei anni volevo diventare cuoco. A sette anni volevo essere Napoleone.
Ma l'età della ragione mi ha insegnato che non c'era ambizione più alta del diventar Dalì.
Salvador Dali - "La Droga sono Io"

Dipingere non è mai difficile. O è facile o è impossibile.
Salvador Dalí

Le nostre parole più profonde vanno dette nei momenti più semplici della giornata non in fin di vita.
Salvador Dalì


"Non sono io il pagliaccio, ma lo è questa società mostruosamente cinica e così ingenuamente incosciente che gioca a fingere di essere seria per meglio nascondere la propria follia."
Salvador Dalì

"Mi porto sempre dietro un prezioso apparecchio con il quale realizzo la maggior parte dei miei dipinti. Somiglia più a un minuscolo e fragile apparecchio Tv a colori che a uno spaventoso, sgradevole e meccanico apparecchio fotografico. Ma la cosa più stupefacente è che è interamente molle! Sì, un occhio!" 
Salvador Dalì


Invece di rendermi duro, come la vita in realtà aveva progettato, Gala riuscì a costruirmi un guscio che proteggeva la sensibile nudità del paguro bernardo che vi era insediato, cioè io stesso, sicché mentre io esternamente acquistavo sempre più l'aspetto di una fortezza internamente potevo continuare a invecchiare molle, ipermolle. E il giorno in cui decisi di dipingere orologi li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all'ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala però uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un Camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi ancora a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico della "ipermollezza" di quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier e, com'è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto su cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una vista del paesaggio di Port Lligat. Sapevo che l'atmosfera che mi era riuscito di creare in quel quadro doveva servirmi come sfondo ad un'idea ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce quando, d'un tratto, 'vidi' la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell'ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi a lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei miei più famosi, era terminato.
Salvador Dalì


Salvador Dalì porta a spasso il suo formichiere a Parigi.
La foto fu pubblicata sul Paris-Match del 26 luglio 1969 e fu scattata da Patrice Habans.
La didascalia che accompagnava la foto recitava:
"Salvador Dalì che esce dal sottosuolo del subcosciente tenendo al guinzaglio un formichiere gigante romantico, l'animale che André Breton aveva scelto come ex-libris", cioè come timbro da apporre sui propri libri per indicarne il proprietario. Breton, un surrealista amico di Dalì, paragonava le tentazioni che insidiano l'animo umano a "ciò che la lingua del formichiere offre alla formica". Questo animale fu molto significativo anche per il pittore spagnolo, tanto che lo ritrasse in forma stilizzata nel celebre quadro "Il grande masturbatore".
Grazie a Jennifer Courson Guerra per foto e didascalia!



"Persistenza della Memoria" (1931)

Salvador Dalì e Gala: un amore surreale
di Laura Corchia

“Grazie Gala! E’ per merito tuo che sono un pittore. 
Senza di te non avrei creduto ai miei doni.”
(Salvador Dalì)

Parigi, 1929. Due strade si incrociarono, due anime si incontrarono e decisero di vivere il resto della vita in simbiosi, animate da un amore che ardeva come un fuoco sacro.
Salvador Dalì era in città per presentare il suo film Un chien andalou, realizzato insieme a Luis Buñuel. In quell’occasione gli venne presentato il poeta Paul Eluard, marito di Gala.
Gala-and-Salvador-Dalí-c.-1933

Dalì invitò il gruppo a trascorrere l’estate nella sua casa di Cadaqués e, una volta incrociato lo sguardo di lei, ne rimase quasi folgorato.

“Così lei mi levò l’abitudine a delinquere e guarì la mia follia. Grazie! Voglio amarti! Volevo sposarla. I miei sintomi isterici scomparvero uno dopo l’altro come per magia. Fui nuovamente padrone della mia risata, del mio sorriso, della mia mimica. Al centro del mio spirito crebbe una nuova forma di salute, fresca come un bocciolo di rosa.”

Lei non era bella. I tratti arcigni del suo volto erano mitigati da un fascino irresistibile, una specie di calamita per l’eccentrico artista.

Lasciato Eluard, Gala divenne, moglie, amante, madre e musa. Lui invece fu compagno devoto, amico e servo. “Amo Gala più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro […] Poteva essere la mia Gradiva (colei che avanza), la mia vittoria, la mia donna. Ma perché questo fosse possibile, bisognava che mi guarisse. Lei mi guarì, grazie alla potenza indomabile e insondabile del suo amore: la profondità di pensiero e la destrezza pratica di questo amore surclassarono i più ambiziosi metodi psicanalitici”.

Helena Diakonova, nota come Gala, era di origini russe. Colta, raffinata e sicura, portò Dalì a raggiungere una sorta di equilibrio mentale. Con lei accanto, si senti libero di esprimere la sua personalità e la sua vena artistica. “Se Gala diventasse piccola come un’oliva, io vorrei mangiarla”, raccontò l’artista in un’intervista, “L’unica maniera di conoscere l’oggetto è quella di mangiarlo. È per questo che la religione cattolica è la più perfetta che sia mai esistita, poiché pratica la cerimonia liturgica del mangiare Dio, vivo”. Gala come Dio, in un’equivalenza perfetta. E ancora, in un’altra intervista: “Io non ho mai fatto l’amore con nessun’altra a parte Gala. Sono molto cattolico e credo che si debba fare l’amore con la compagna legittima. Nella mia vita ciò che amo di più sono la liturgia e il sacro”.

Al di là dell’enfasi mistica, Gala esercitava su Dalì un forte dominio e lui ne fu completamente sottomesso, definendola il suo sosia, il suo doppio, il suo gemello.

Nel 1972 le regalò un castello a Púbol che, dopo la morte dell’amata, divenne per lui una sorta di prigione dorata, un luogo dove attendere la morte, intesa come unico modo per poterla raggiungere. E la morte inesorabile arrivò dopo una lunga depressione. Era il 1989.

RIPRODUZIONE RISERVATA
http://restaurars.altervista.org/salvador-dali-e-gala-un-amore-surreale/




Un pò come diceva Oscar Wilde.. "Sii te stesso, tutti gli altri sono già occupati".




è una vita che cerco di correggerli ma più ne penso e più ne commetto...chi non li comprende non ne è degno...





Ma diventare per compiacere o compiacersi? Io preferisco essere nulla agli occhi degli altri, quel nulla che diventa nessuna aspettativa, nessun bisogno di recita sull'assurdo palcoscenico della vita. 
Un modo come un altro per diluire l'amarezza della vita in un salvifico vaffa...



credo che sia più giusto dire..io mi piaccio..nonostante..e in " quel " nonostante che c'è la droga.. si...




Rosa, dunque un accettare compromessi?




no nessuno forza nessuno.. manco il dottore..ognuno per la sua.. nessun compromesso.. se non mi piaci e ritengo che non sei vero..cambio strada.. tutto qui...


Interessante, in pratica una forma di egoismo baricentrico e capace di una forza e centripeta per attirare e centrifuga per allontanare. Il limite,tuttavia, è la necessità, per funzionare, della presenza di un altro, un secondo che è oltre me e proprio perchè tale, un limite e un ostacolo al mio divenire. Non so, ma se i samana indiani preferiscono la solitudine delle montagne per il loro percorso di realizzazione, allora la massa, sia anche uno solo, è un limite perchè costringe ad interpretare una parte, a diventare questo o quello ma mai me stesso.




E, ricollegandomi al ragionamento di Dalì, se sottotraccia penso che "io esisto, ma per esistere ho bisogno degli altri perchè è in loro che riconosco me stesso come vivente", beh, poveretto, ritorno al preferire la condizione del nulla di fronte al mondo. Sono i poveri di cuore che, a mio avviso, ragionano in questo modo:esistono sino a quando le luci sono accese e la giostra ha clienti che fanno il loro giro o attendono il loro turno









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