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domenica 6 novembre 2016

Wystan Auden. Ma il nuovo barbaro non è un rozzo Abitante del deserto; non emerge Da foreste d’abeti: è un prodotto di fabbrica; Università, compagnie, società, Furono madri alla sua mente, e molti giornali Ne hanno rafforzato le opinioni. E’ nato qui. La bravate dei revolvers ora in voga E il culto della morte sono a casa loro In città.

Ma il nuovo barbaro non è un rozzo
Abitante del deserto; non emerge
Da foreste d’abeti: è un prodotto di fabbrica;
Università, compagnie, società,
Furono madri alla sua mente, e molti giornali
Ne hanno rafforzato le opinioni. E’ nato qui.
La bravate dei revolvers ora in voga
E il culto della morte sono a casa loro
In città.
Wystan H. Auden

lunedì 31 ottobre 2016

No taxation without representation, Perchè i diritti indviduali sono essenziali per l’industrializzazione? Perché la Rivoluzione industriale si sviluppò proprio in Europa, e non altrove?

Perchè i diritti indviduali sono essenziali per l’industrializzazione?
Perché la Rivoluzione industriale si sviluppò proprio in Europa, 
e non altrove? 

Libertà, giustizia, tassazione.

Vera Zamagni, in Dalla Rivoluzione industriale all’integrazione europea (Il Mulino, 2000), ha messo in evidenza i requisiti strutturali che hanno permesso al continente europeo di compiere per primo il salto dell’industrializzazione.

Per capire perché la rivoluzione industriale si ebbe in Europa, è importante mettere a confronto – in un arco di tempo che va dal VII al XVIII sec – le tre società agricole più avanzate: la Cina, i paesi arabi e l’Europa.

I termini di paragone più importanti individuati da Zamagni sono tre: libertà, giustizia, tassazione.
Libertà: il volano dell’industrializzazione

Uno dei vantaggi dell’Europa preindustriale rispetto alle altre civiltà, fu proprio la maggiore tutela delle libertà individuali, con una pluralità di istituzioni politiche e culturali che permettevano il formarsi di un sapere critico e una notevole libertà di pensiero.

Per questo i paesi europei furono i primi a sviluppare il fondamentale concetto di libertà di impresa che – non senza alcune diffidenze iniziali – permise la nascita e lo sviluppo di un dinamico ceto mercantile.
Mentre il regime politico assolutistico della Cina e la tirannide araba soffocavano la libertà di pensiero e di azione, con pesanti conseguenze sullo sviluppo scientifico e tecnologico.

Giustizia e tassazione
Anche in questi campi, la differenza tra l’Europa e le altre civiltà di epoca moderna è significativa.
Mentre in Cina la giustizia era demandata all’arbitrio dell’imperatore, nell’impero arabo erano i vari potentati a farla padrone.

Fu Europa che si affermò progressivamente una giustizia impersonale e oggettiva, basata su codici che salvaguardavano principi fondamentali come quello della PROTEZIONE DEI DIRITTI DI PROPRIETA'.

Similmente, la tassazione cinese era pesante e imprevedibile, 
quella araba più leggera ma ugualmente imprevedibile.

In Europa si andò invece affermando il principio 
No taxation without representation, 
che impediva alla monarchia di imporre nuove tasse 
senza il consenso dei rappresentanti popolari.

Si tratta di conquiste ottenute progressivamente, e non sempre diffusesi omogeneamente in tutti i paesi europei. Non a caso, fu proprio il paese europeo più avanzato in materia di diritti individuali ad avvantaggiarsi rispetto agli altri: la Gran Bretagna.

In un processo che affonda le sue radici nel Medioevo, con la Magna Charta che – tra le altre cose – sancì anche il principio dell’habeas corpus.

Il confronto sulla tutela dei diritti individuali tra i paesi europei e le altre civiltà, chiarisce perchè in queste ultime non ci fossero i requisiti necessari per il processo di industrializzazione.

Si tratta quindi di prerequisiti che sono fondamentali per il decollo industriale e che, significativamente, si riscontravano solo in Europa.

Questo spiega anche perché, prima ancora di arrivare alla rivoluzione industriale, l’Europa preindustriale potè godere di una grande superiorità tecnologica rispetto alle altre civiltà; cosa che non mancava di stupire gli Europei stessi all’indomani dei grandi viaggi oceanici.

Per questo Rodney Stark si è chiesto:
Perché per secoli gli europei rimasero gli unici a possedere occhiali da vista, camini, orologi affidabili, cavalleria pesante o un sistema di notazione musicale?

Non che le invenzioni fossero a esclusivo appannaggio degli Europei, ma l’invenzione deve essere seguita dall’innovazione; ovvero dall’applicazione di quella determinata invenzione a un processo produttivo o ad altro uso.

Basti pensare alla polvere da sparo, conosciuta già da secoli in Cina ma usata solo per fini ludici, mentre gli Europei seppero darle molteplici applicazioni.

Tecnologia e certezza del diritto.
Si può quindi concludere che l’Europa seppe sviluppare un ambiente particolarmente favorevole all’innovazione (tecnologica e istituzionale), in special modo dopo l’umanesimo e il rinascimento, perché c’era maggiore libertà e maggiore certezza del diritto, che dava basi più sicure al calcolo economico connesso all’investimento, e forniva più sostegno all’iniziativa individuale da parte dei pubblici poteri.
(Vera Zamagni, Dalla Rivoluzione industriale all’integrazione europea).

L’innovazione fu fondamentale in particolar modo nella Prima rivoluzione industriale che non necessitò di “basi scientifiche diverse da quelle già esistenti nell’impero romano”.

Il ruolo dell’Italia.
In Italia il processo di industrializzazione fu lento per il declino che aveva colpito la penisola in seguito alle numerose guerre di età moderna. Tuttavia, gli stati italiani diedero un contributo importante per la nascita di gran parte di quelle istituzioni e pratiche economiche (nate fra il XII e il XVIII sec) indispensabili per la rivoluzione industriale.
Zamagni ricorda la banca e le pratiche bancarie (come l’assegno, il conto, la cambiale), l’uso della partita doppia, l’assicurazione, la commenda, il servizio postale, la borsa, il brevetto e i codici di commercio.
Per questo Pirenne definiva, giustamente, i mercanti come i primi capitalisti.

Ettore Barra

http://www.lacooltura.com/2016/10/industrializzazione-diritti-individuali/

domenica 29 maggio 2016

Nowlan. Il giorno in cui il bambino si rende conto che tutti gli adulti sono imperfetti, diventa un adolescente; il giorno in cui li perdona, diventa un adulto; il giorno che perdona se stesso, diventa un saggio

Il giorno in cui il bambino si rende conto che tutti gli adulti sono imperfetti, diventa un adolescente; il giorno in cui li perdona, diventa un adulto; il giorno che perdona se stesso, diventa un saggio
A. A. Nowlan

mercoledì 30 dicembre 2015

Un giorno un dio scese sulla terra e propose agli esseri umani un dono che avrebbe loro permesso di fare cose meravigliose, a condizione che essi gli dessero in sacrificio ogni anno un certo numero di giovani vite. Gli esseri umani indignati rifiutarono con decisione. Poi venne l'automobile




Mi è rimasta impressa una specie di favola che lessi non ricordo dove diversi anni fa. 
Ecco più o meno com'era:
Un giorno un dio scese sulla terra e propose agli esseri umani un dono che avrebbe loro permesso di fare cose meravigliose, a condizione che essi gli dessero in sacrificio ogni anno un certo numero di giovani vite. Gli esseri umani indignati rifiutarono con decisione. Poi venne l'automobile.

giovedì 5 marzo 2015

Giorgio Bassani. Ci guardiamo bene dal sognare che l'Italia e il mondo tornino indietro, verso la civiltà agricolo-forestale da cui tutti proveniamo. Vogliamo però che la civiltà tecnologico-industriale, di cui facciamo parte, la smetta di tentare di convincere il mondo che è opportuno l'avvento di un'epoca di consumatori-consumati. Noi siamo diversi, vogliamo che gli uomini continuino a essere uomini.


"Ci guardiamo bene dal sognare che l'Italia e il mondo tornino indietro, verso la civiltà agricolo-forestale da cui tutti proveniamo. Vogliamo però che la civiltà tecnologico-industriale, di cui facciamo parte, la smetta di tentare di convincere il mondo che è opportuno l'avvento di un'epoca di consumatori-consumati. Noi siamo diversi, vogliamo che gli uomini continuino a essere uomini." 
Giorgio Bassani, scrittore




sabato 28 febbraio 2015

Terapista della Neuropsicomotricità dell'Età Evolutiva. Quali sono le principali tappe dello sviluppo psicomotorio del bambino? Per quanto riguarda lo sviluppo psicomotorio si focalizza l'attenzione su quattro aree: la lateralizzazione, lo schema corporeo, l'orientamento spaziale e quello temporale.

Intervista alla terapista
di Floriana Boffo

Quali sono le principali tappe dello sviluppo psicomotorio del bambino?

Per quanto riguarda lo sviluppo psicomotorio si focalizza l'attenzione su quattro aree: la lateralizzazione, lo schema corporeo, l'orientamento spaziale e quello temporale. 


Lateralizzazione.
La prima consiste nella consapevolezza, da parte del bambino, che il corpo è costituito da due parti simmetriche e che si utilizza in modo dominante un solo lato. 

Schema corporeo.
Lo schema corporeo è invece la cognizione e la percezione delle varie parti del corpo, a cosa servono, come si chiamano, come si possono rappresentare. 

Orientamento spaziale.
L'orientamento spaziale è la consapevolezza che gli oggetti, gli elementi dell'ambiente, se stessi e il proprio corpo sono correlati tra loro secondo rapporti topologici (sotto-sopra, dentro-fuori, davanti-dietro…). 

Orientamento temporale.
L'orientamento temporale è invece la comprensione delle relazioni temporali e causali che esistono tra gli eventi. 

Descriviamo ora le abilità dei bambini sotto questi aspetti tra i tre e i sei anni. 
  • I bambini tra i tre e i quattro anni iniziano a scendere e a salire le scale autonomamente senza appoggio, a lanciare la palla tentando di direzionare il tiro, a costruire una torre o un treno con i cubi. Cominciano ad afferrare e a utilizzare gli oggetti sempre con la stessa mano (sinistra o destra), così come con il piede e l'occhio. Il disegno della figura umana consiste nell'omino cefalopode ossia un omino formato dalla testa, completa di occhi naso e bocca, da cui partono gli arti. A livello di organizzazione spazio-temporale sanno identificare sugli oggetti alcuni concetti: aperto-chiuso, sotto-sopra, vicino-lontano, lungo-corto, davanti-dietro-di fianco e comprendono a grandi linee il significato di prima e dopo. 


  • I bambini dai quattro ai cinque anni sono maggiormente padroni del proprio corpo, sanno stare in equilibrio su un piede solo per qualche secondo, eseguire compiti più raffinati di motricità fine come utilizzare le forbici. La dominanza si definisce sempre di più e il bambino ne prende consapevolezza. La rappresentazione grafica della figura umana è più completa, iniziano ad essere inseriti il tronco e qualche dettaglio; le parti del corpo vengono denominate, anche quelle più piccole (ad esempio le articolazioni: ginocchio, gomito etc). A livello spaziale vengono discriminate, denominate e riprodotte alcune forme geometriche e se ne sa descrivere la posizione ("il quadrato è dentro al cerchio"). Si raffina l'orientamento spaziale, ora si riesce a individuare ciò che è successo prima e dopo e si utilizzano termini più specifici come ieri, domani, l'altro giorno. 


  • Tra i cinque e i sei anni evolve enormemente tutto ciò che è legato al grafismo, sia a livello simbolico sia a livello esecutivo-motorio. I bambini in questa fase perfezionano la prensione dello strumento grafico, sono maggiormente coordinati nei movimenti, iniziano ad allacciarsi le scarpe, abbottonare e sbottonare, aprire e chiudere la zip. Riescono a riconoscere su di sè la destra e la sinistra ma si confondono se devono farlo su una persona posta di fronte a loro. Inseriscono tutte le parti del corpo nel disegno della figura umana, arricchendola di particolari e differenziandola per sesso ed età del personaggio. Sono in grado di dire dove abitano e la propria età; riordinano una storia in sequenza comprendendo i nessi logico-temporali e causali.


Intervista alla terapista: Il mio lavoro di Terapista dell'Età Evolutiva ha come oggetto il bambino. 
Questo è però inserito in una "rete" in cui i protagonisti sono in genere la famiglia e la scuola; è proprio dalle persone appartenenti a queste due categorie che mi piovono addosso una miriade di domande. Ho pensato quindi che potrebbe essere interessante condividere i dubbi di genitori e insegnanti e le risposte che diamo noi professionisti facenti parte dell'equipe.


Floriana Boffo: Mi chiamo Floriana Boffo, sono una Terapista della Neuropsicomotricità dell'Età Evolutiva. Ho conseguito la laurea a Roma presso l'Università La Sapienza con votazione di 110/110 e lode nel 2007 e da allora ho lavorato e lavoro tuttora in centri di riabilitazione convenzionati e privati dove valuto e tratto bambini con Disturbi dello Sviluppo. Ho conseguito un Master di primo livello in "Disturbi dell'Apprendimento Scolastico" e partecipato alla stesura delle linee guida sul trattamento dell'autismo presso l'istituto Superiore di sanità. Mi aggiorno costantemente tramite corsi e convegni sugli argomenti di maggiore interesse per la mia professione. Nel 2012 con alcuni colleghi ho aperto uno studio privato a Roma "Riabilitazione Monteverde". 
Sito web: www.riabilitazionemonteverde.com mail: floriana.boffo@gmail.com



sabato 3 gennaio 2015

Maurice Nicoll. La gente pensa che è naturale che la crescita e lo sviluppo è qualcosa di continuo o che dovrebbe esserlo, ma la splendida idea insegnataci da questo sistema ci dice che non è così. L’essenza dell’uomo da sola e senza aiuto può crescere solo fino ad un certo punto, e in questo caso l’uomo non rimane (interiormente) che un bambino. Affinché cresca ulteriormente, qualcosa deve accadere.

La gente pensa che è naturale che la crescita e lo sviluppo è qualcosa di continuo o che dovrebbe esserlo, ma la splendida idea insegnataci da questo sistema ci dice che non è così. L’essenza dell’uomo da sola e senza aiuto può crescere solo fino ad un certo punto, e in questo caso l’uomo non rimane (interiormente) che un bambino. Affinché cresca ulteriormente, qualcosa deve accadere.
Maurice Nicoll 


Immagine: Egon Schiele, La famiglia 1918



lunedì 1 dicembre 2014

Sviluppo. "Se insisti con un bambino o una bambina a fargli o farle fare qualcosa che non é compatibile con il suo grado di sviluppo – e nelle nostre scuole succede – l’effetto psicologico che si genera é catastofico. Fatemelo ripetere: se spingete un bambino o una bambina a fare qualcosa che semplicemente non puó fare perché il suo sviluppo non lo consente, tu crei una profonda convinzione che (a) Io odio questa cosa; (b) Io non so fare questa cosa; (c) Non saró in grado di fare questa cosa, e (d) c’é qualcosa di sbagliato in me."



"Se insisti con un bambino o una bambina a fargli o farle fare qualcosa che non é compatibile con il suo grado di sviluppo – e nelle nostre scuole succede – l’effetto psicologico che si genera é catastofico.
Fatemelo ripetere: se spingete un bambino o una bambina a fare qualcosa che semplicemente non puó fare perché il suo sviluppo non lo consente, tu crei una profonda convinzione che
(a) Io odio questa cosa;
(b) Io non so fare questa cosa;
(c) Non saró in grado di fare questa cosa,
e (d) c’é qualcosa di sbagliato in me."

Dal blog "Schoolingtheworld"



http://www.youtube.com/watch?v=JZJhSap_UxU




Un bambino segnalato deve avere il suo PEI e seguire quello....qualunque cosa ne pensino insegnanti e genitori! La stesura del PEI tocca al docente di sostegno e va concordato con il gruppo docente...



I bambini con sostegno seguono il PEI e i bambini con "bisogni educativi speciali" seguono il PDP




Non esiste che il docente di classe pretenda che un alunno diversamente abile segua il programma di classe, altrimenti non servirebbe il docente di sostegno. I bambini con disabilità sono seguiti da quest'ultimi, e sono loro che devono redigere il PEI o il PDP in base alle difficoltà dell'alunno, alla fine dell'anno scolastico ogni docente consegna il programma seguito punto.



Le aspettative sono davvero di noi genitori, è fondamentale che ricordiamo che i nostri figli sono persone diverse da noi...



Verissimo ma in quel "non può" c'è un mondo. Parliamo di possibilità tecnica o cognitiva? O parliamo piuttosto del diritto che noi adulti abbiamo di far loro fare qualcosa che anticipa lo sviluppo organico? In tal caso prima di tutto bisogna avere un'idea chiara dell'uomo, un'antropologia libera e spregiudicata, che non fondi l'immagine dell'uomo su finalità politiche o economiche.



Sono una docente di sostegno di un liceo e vi informo che le scuole ormai sono preparate a gestire le disabiltà cognitive e non, grazie a ICF, che molti di voi che avete commentate non conoscete neanche, i PEI, i PDP, i PAI, i BES, i NAI... forse non conoscete neanche questi... Basta dire cose non vere e fare sempre le vittime della società! Informatevi e agite di conseguenza!



Forse, dico foorse...sarebbe utile leggere o rileggere Vygotskij in ordine al Potenziale di sviluppo e potenziale di apprendimento. Se non si tiene conto del primo, si rischia di forzare la natura, se non si tiene conto del secondo ,si rischia di non offrire pari opportunità educative.Tanti sinceri egalitaristi abbracciano ,senza neanche esserne consapevoli, tesi innatiste, in nome del buonismo; non ho mai visto però innatisti convinti, spendersi più di tanto per promuovere lo sviluppo. C'è da riflettere.



Il pedagogista di mio figlio insegna ed e' un insegnante di quelli DOC , ma quando il prof di sostegno di tuo figlio dice "a me viene male cambiare metodo d insegnamento ma è Nejme (mio figlio) che deve cambiare metodo d apprendimento" e il bambino non vuole più andare a scuola . . . .



Di solito i genitori non osservano i propií figli, ma si basano sul ' lo fanno tutti' lo puoi fare anche tu, creando frustrazioni inutili, oppure giustificano i figli per tutto , facendolo sentire onnipotente, fare il genitore vuol dire crescere un figlio felice, è accettare i suoi buoni e cattivi limiti




 Ho partecipato ad un convegno sulla dislessia e sulla sindrome da deficit di attenzione e iperattività tenuto da un noto neuropsichiatra infantile e docenti; in questa seduta è emerso che una notevole percentuale di bambini potrebbe essere "curata" con un'attenzione maggiore da parte dei docenti.
E in quella seduta, purtroppo, abbiamo assistito ad un intervento di un insegnante la quale sosteneva che le maturità o ancor più le lauree dei dislessici hanno poco valore visto che possono usare la calcolatrice e che non capiscono se leggono... Il convegno si animo' immediatamente

Damiano Merolla 
Il problema, secondo il mio parere è che, con le nuove generazioni, già dalle scuole primarie si tende a spingere fin troppo sulla "cultura"riempendo i loro cervelli, già da piccoli, di formule matematiche o altro, che io ricordo aver studiato solo frequentando le scuole medie. E questo trova giustificazione nell'affermazione: "oggi i ragazzi sono più svegli ed imparano prima". Senza poi pensare a quello che secondo me le scuole primarie dovrebbero essere, cioè luoghi innanzitutto dove si forma il carattere del bambino! In soldoni, si creano piccoli automi che sanno si di più, ma che vengono stressati inutimente. E non vengono aiutati nella ricerca del proprio io. La scuola anche essa, ha perso di vista se stessa...



Sono d accordissiam con voi!!! S inducono all ansia.!! Si sottostimano!!! Ci sono, anche in queste situazioni ,bambini e bambini !! Ci sono bambini che è giusto seguano un programma personalizzato poichè hanno realmente quel limite di capacità ...ma....ci sono bambini che davvero possono fare di piu' ! Io starei attenta prima di classificarli tutti coem bambini DIVERSI!!!!!! Proviamo a far stare questi bambini " NORMALI" con i bambini diversamente capaci ....e diamo loro la possibilità di seguire lo stesso programma tenendo conto delle difficolta' ...dando loro piu' tempo ....essendo piu' tolleranti ...ma ...cambiare programma ..semplificarlo.... è come DISCRIMINARLI!!!!!!!!!!! Non sono d accordo! Nessuno di noi sa fare qualcosa eppure quando vogliamo farla ci riusciamo ..magari sbagliando tante volte....impiegandoci molto tempo...ma ci arrivivamo!!!!!! Dire ad un bambino che non è capace di fare quello che fanno gli altri è peggio che dire che un bambino potrebbe fare di piu'!!!! STIMOLIAMOLI questi bambini ....non sono scemi ...!!!!!!!!!



In italia si preferisce dare l'importante ruolo di insegnante di sostegno e di assistente a chiunque, con qualunque tipo di laurea o corso di formazione, però gli educatori e gli psicologi che studiano anche per questo sono semplicemente inseriti in terza fascia al pari di qualsiasi altro diploma,corso o laurea.
I bambini vanno seguiti da persone competenti e la loro educazione-formazione non deve essere lasciata in mano a chiunque,a maggior ragione se si tratta di bambini/ragazzi "speciali".


Chiamandoli speciali li hai già diversificati!!! È un offesa e non te ne sei accorta.




La cosa grave è che gli insegnanti esigono portare a termine il programma ministeriale anche se ciò comporta mettere in difficoltá gli alunni creando gravissime e profonde lacune ed insicurezze. Il problema sta monte.



Macche dislessici e borderline la colpa e degli insegnanti incapaci o frustrati che scaricano le paranoie sui nostri bambini già infettati da internet alla nascita



Tutti noi apprendiamo superando la nostra zona di conforto e spingendoci oltre i nostri limiti. Essere troppo indulgenti genera persone incapaci. Senza contare che se siamo ad imparare qualcosa è normale che ancora non la sappiamo fare. spesso l'indulgenza eccessiva verso gli altri fa riflettere su quanto sia indulgente con se stesso chi la propone... e si spiegano bene molte derive della società.

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