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giovedì 30 luglio 2015

Marcel Duchamp. Ha rivoluzionato il modo di fare arte e che ha stabilito che tutto, qualsiasi cosa, puó divenire arte se dotata di tutto ció che connota un'opera d'arte: una firma e un occhio critico che la osserva in quanto tale. Il carattere provocatorio di Duchamp lo ha portato ad animare due delle più celebri avanguardie del XX secolo: il Dadaismo e il Surrealismo.

133 anni fa nasceva oggi Marcel Duchamp, uno degli artisti più influenti nel panorama artistico del XX secolo a livello internazionale. Colui che ha rivoluzionato il modo di fare arte e che ha stabilito che tutto, qualsiasi cosa, puó divenire arte se dotata di tutto ció che connota un'opera d'arte: una firma e un occhio critico che la osserva in quanto tale. Il carattere provocatorio di Duchamp lo ha portato ad animare due delle più celebri avanguardie del XX secolo: il Dadaismo e il Surrealismo.

Fu ancor prima che il Dadaismo nacque, nel 1916, che Duchamp creó il suo primo ready made (in italiano: pronto fatto, già pronto) "Ruota di bicicletta" del 1913 e fu con quest'opera che dette il via ad un'arte che non necessariamente doveva dimostrare le abilità virtuosistiche dell'artista ma che metteva in primo piano il pensiero, la mente dell'artista. L'opera non acquista valore in base all' abilità tecnica ma secondo la sua capacità di creare concetto con il pensiero.

Il ready made più famoso e provocatorio di Duchamp è sicuramente " La fontaine", un orinatoio che rovesciato perde la sua utilità e che firmato acquista il valore di opera d'arte. 
Fondamentale nelle sue opere è il titolo che le accompagna, il quale spesso prevede dei doppi sensi. Nel caso di Fontaine addirittura Duchamp non provoca solo nel titolo ma pure nella firma che non dichiara la sua identitá ma quella di un certo R. Mutt, nome che ha dato adito alle più svariate interpretazioni.

Ogni opera di Duchamp mette in crisi il rapporto tra significato e significante, destabilizzando il pubblico e alimentando il caos con il quale i dadaisti avevano intenzione di abbattere il passato e la guerra.

Celebri furono anche i travestimenti di Duchamp, egli infatti amava incarnare un personaggio da lui inventato che descriveva perfettamente la bella donna borghese dei primi anni del Novecento. Tale bella donna venne chiamata, da colui che ne vestiva i panni, Rrose Selavy, un nome che crea un dibattito sul dualismo della sua interpretazione. Il nome infatti potrebbe voler alludere alla frase: "Rose c'est la vie" cioè "la vita è rosa" oppure, se la doppia "r" viene pronunciata, la frase diviene: "Eros c'est la vie" " la vita è eros". Ecco ancora una volta la provocazione duchampiana che non demorde.

Curioso come un personaggio così eccentrico e dominato dal "non- senso" sia stato un ottimo giocatore di scacchi e numerose sono le testimonianze fotografiche che lo ritraggono di fronte alla scacchiera mentre sfida personaggi importanti come la scrittrice Eve Babitz e l'artista Man Ray.

Un avvenimento che segnó la svolta all vita di Duchamp fu il suo periodo americano che lo vide come uno dei primi artisti a far da tramite tra il vecchio e il nuovo continente per quanto riguarda l'arte del Novecento.

Nel 1919 Duchamp, portó da Parigi all'America un dono, un ampolla medica piena d'aria, "50cc d'aria di Parigi", un'opera portata in dono a Louise e Walter Arensberg. Con tale opera Duchamp ironizza sul tema del souvenir. Potremmo dire che "Air de Paris" diviene un paradigma, una rievocazione senza riconoscimento, una criptomnesia, che si offre come un'idea sempre nuova.

La carriera di Duchamp fu quindi fondamentale, fu il punto di snodo dell'arte, una rivoluzione che ha stravolto ogni sicurezza della storia dell'arte antecedente alla forza, distruttrice e creatrice allo stesso tempo, di quest'uomo-svolta del XX secolo.


sabato 29 settembre 2012

André Breton. Manifesto del Surrealismo. La sola parola libertà è tutto ciò che ancora mi esalta.

L'amore è quando incontri qualcuno che ti dice qualcosa di nuovo su di te.
André Breton


Per quanti siano incantevoli, l’uomo crederebbe di minorarsi nutrendosi di racconti di fate, e del resto convengo che questi racconti non sono tutti adatti alla sua età. Il tessuto delle adorabili inverosimiglianze dev’essere più fine, quanto più s’avanza negli anni, e ancora non vi sono ragni di questa specie… Ma le facoltà non cambiano radicalmente. La paura, l’attrazione del nuovo, il rischio, il gusto del lusso sono risorse alle quali non si ricorrerà mai invano. Vi sono dei racconti da scrivere per i grandi, dei racconti ancora favolosi.
André Breton, Primo manifesto del surrealismo


Trasformare il mondo, ha detto Marx, cambiare la vita, ha detto Rimbaud.
Queste due parole d'ordine sono per noi una sola.
André Breton dal Manifesto Surrealista (1930).

La vera arte, cioè quella che non si accontenta di variazioni su modelli prestabiliti, ma si sforza di esprimere i bisogni interiori dell'uomo e dell'umanità, non può non essere rivoluzionaria.
André Breton e Lev Trotsky, Per un'arte rivoluzionaria e indipendente


Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.
Definizione di surrealismo,
André Breton, Manifesto del Surrealismo (1924)


Quest'estate le rose sono blu; i boschi sono di vetro. La terra drappeggiata nel suo verde mi fa tanto poco impressione quanto un fantasma. Vivere e cessare di vivere sono soluzioni immaginarie. L'esistenza è altrove.
André Breton, Primo manifesto del surrealismo 1924


Prima di conoscerti, ma andiamo! queste parole non hanno nessun senso.
Lo sai che quando ti ho visto la prima volta ti ho riconosciuto senza il minimo dubbio.
André Breton, poeta e teorico del surrealismo


Le vecchierelle, e la folla in genere dei lettori di giornali, si accontentano di tutto, purché ci sia abbastanza sangue.
Thomas De Quincey, L’assassinio come una delle belle arti
(traduzione di Corrado Pavolini, citato in Antologia dello humour nero di André Breton)



“Nel cattivo gusto della mia epoca, io mi sforzo di andare più lontano degli altri.”
André Breton, Primo manifesto del surrealismo (1924),
in Mario De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli 2004, pagina 333.


Osip Mandel'štam leggendo Dante, definiva l'italiano la più dadaistica tra le lingue romanze. Conquistato dal suo melodico balbettio, il poeta russo elogiava la puerilità della fonetica italiana, il suo splendido infantilismo, la sua affinità con una misteriosa specie di Dadaismo originario.
Valerio Magrelli, Profilo del Dada



Surrealismo (Album a cura di Ida Bertoni) 
Il primo Manifesto surrealista del 1924, definì così il surrealismo: 
«Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.» Il surrealismo è un movimento culturale molto diffuso nella cultura del Novecento che nasce come evoluzione del Dadaismo. Ha coinvolto tutte le arti visive, anche letteratura e cinema, quest'ultimo nato negli anni venti a Parigi, dove, nel 1925 è stata allestita la prima mostra del movimento. Esso ebbe come principale teorico il poeta André Breton, che canalizzò la vitalità distruttiva del dadaismo. Breton fu influenzato dalla lettura de L'interpretazione dei sogni di Freud del 1899; dopo averlo letto arrivò alla conclusione che era inaccettabile il fatto che il sogno (e l'inconscio) avesse avuto così poco spazio nella civiltà moderna e pensò quindi di fondare un nuovo movimento artistico e letterario in cui il sogno e l'inconscio avessero un ruolo fondamentale. Nacque così il surrealismo.


I Surrealisti.
Dal Manifesto del Surrealismo del 1924, di André Breton: "La sola parola libertà è tutto ciò che ancora mi esalta. La credo atta ad alimentare, indefinitamente, l'antico fanatismo umano. Risponde senza dubbio alla mia sola aspirazione legittima. Tra le tante disgrazie di cui siamo eredi, bisogna riconoscere che ci è lasciata la MASSIMA LIBERTA' dello spirito. Sta a noi non farne cattivo uso. Ridurre l'immaginazione in schiavitù, fosse anche a costo di ciò che viene chiamato sommariamente felicità, è sottrarsi a quel tanto di giustzia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi. La sola immaginazione mi rende conto di ciò che PUO' ESSERE, e questo basta a togliere un poco il terribile interdetto; basta, anche, perchè io mi abbandoni ad essa senza paura di essere tratto in inganno (come se fosse possibile un inganno maggiore). Dove comincia a diventare nociva e dove si ferma la sicurezza dello spirito? Per lo spirito, la possibiltà di errare non è piuttosto la contingenza del bene? Resta la follia, la follia "da rinchiudere", come è stato detto giustamente. Questa o l'altra...Ognuno sa infatti che i pazzi devono il loro internamento ad un certo numero di azioni legalmente reprensibili, e che, in mancanza di queste azioni, la loro libertà (quello che si può vedere della loro libertà) non può essere messa in causa. Che essi siano, in qualche misura, vittime della loro immaginazione, sono pronto a concederlo, nel senso che essa li spinge all'inosservanza di certe regole, fuori delle quali il genere si sente leso, come ogni uomo sa a proprie spese. Ma il profondo distacco che dimostrano nei confronti della nostra critica e persino dei diversi castighi che vengono loro inflitti, lascia supporre che attingano un grande conforto dall'immaginazione, che apprezzino abbastanza il loro delirio per sopportare che sia valido soltanto per loro. E, in effeti, le allucinazioni, le illusioni, eccetera, sono una fonte non trascurabile di godimenti......... Viviamo ancora sotto il regno della logica: questo, naturalmente, è il punto cui volevo arrivare. ma ai giorni nostri, i procedimenti logici non si applicano più se non alla soluzione di problemi di interesse secondario. Il razionalismo assoluto che rimane di moda ci permette di considerare soltanto fatti strettamente connessi alla nostra esperienza. I fini logici, invece, ci sfuggono. Inutile aggiungere che l'esperienza stessa si è vista assegnare dei limiti. Gira dentro una gabbia dalla quale è sempre più difficile farla uscire. Anch'essa poggia sull'utile immediato, ed è sorvegliata dal buon senso. In nome della civiltà, sotto pretesto di progresso, si è arrivati a bandire dallo spirito tutto ciò che, a torto o a ragione, può essere tacciato di superstizione, di chimera; a proscrivere qualsiasi modo di ricerca della verità che non sia conforme all'uso. Si direbbe che si debba a un caso fortuito se di recente è stata riportata alla luce una parte del mondo intellettuale, a mio parere di gran lunga la più importante, di cui si ostentava di non tenere più conto. Bisogna rendere grazie alle scoperte di Freud. In forza di queste scoperte, si delinea finalmente una corrente d'opinione grazie alla quale l'esploratore umano potrà spingere più avanti le proprie investigazioni, sentendosi ormai autorizzato a non considerare soltanto le realtà sommarie. L'immaginazione è forse sul punto di riconquistare i propri diritti.......... L'uomo propone e dispone. Sta soltanto in lui appartenersi interamente, cioè mantenere allo stato anarchico la banda di giorno in giorno più temibile dei suoi desideri. La poesia glielo insegna. Essa porta in se il compenso perfetto delle miserie che sopportiamo. Può essere anche un'ordinatrice se soltanto, sotto il colpo di una delusione meno intima, ci lasciamo andare a prenderla sul tragico. Venga un tempo in cui essa decreti la fine del denaro e spezzi da sola il pane del cielo per la terra! Ci saranno ancora delle assemblee sulle pubbliche piazze, e dei MOVIMENTI cui non avete sperato di prendere parte. Addio selezioni assurde, sogni d'abisso, rivalità, lunghe pazienze, fuga delle stagioni, ordine artificiale delle idee, rampa del pericolo, tempo per tutto! Che ci si dia soltanto la pena di PRATICARE la poesia. Non sta a noi, che già ne viviamo, cercare di far prevalere quel che ci sembra di essere riusciti a scoprire fin qui!........... Soupault ed io designammo col nome di SURREALISMO il nuovo modo di espressione pura che avevamo a nostra disposizione, e che eravamo impazienti di trasmettere ai nostri amici. Credo che oggi non sia più necessario tornare su questa parola........... Bisognerebbe essere in mala fede per contestare il diritto che abbiamo di usare la parola SURREALISMO nel senso particolararissimo in cui l'intendiamo perchè è chiaro che prima di noi questa parola non aveva avuto fortuna. La definisco dunque una volta per tutte. SURREALISMO, n. m. Automatismo tipico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmete, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale. dal web : 
http://keynes.scuole.bo.it/ipertesti/arte_cinema/manifestosurr.html




Il surrealismo non nega la realtà, ma la inserisce in un contesto apparentemente più complicato, così da creare quasi una sorta di metafora. La metafora nel suo voler rafforzare i concetti lascia al tempo stesso, un margine interpretativo tale da allargare la visione d'insieme. La ricerca di un significato certo, nella metafora surreale, allarga le vedute e riconduce al vero significato stimolando la capacità interpretativa. Il nostro modo troppo diretto per giungere all'interpretazione di un concetto, spesso, ci chiude in un unico schema che nel suo continuo ripetersi ci fa convincere sempre più che le nostre opinioni son verità. Anche le opinioni più condivise non sempre son verità, ma ogni verità è sempre reltiva al suo contesto.




Ilraggioverde Angelo Caci 

qui c'è un ribaltamento nel fumo che non esala dalla pipa quanto l'olfatto e quindi il naso del fumatore di pipa che discende verso il tabacco arso, sulla candela non saprei, è più inconscia magari





In quei tempi esistevano i "Movimenti Artistici". che creavano i "Manifesti" attraverso i quali spiegavano la "Spinta" Interiore, Politica, Intellettuale, Emotiva, e il "Perchè" di una determinata "Scelta" Espressiva: i Modi, le Tecniche. Ecco alcuni dei più grandi che hanno lasciato impronte indelebili e trasformato il "concetto" di Arte, oltre che le Forme!!!



martedì 24 gennaio 2012

Giorgio De Chirico. L'arte deve creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l'arte dal comune e dall'accettato... sopprimere completamente l'uomo quale guida o come mezzo per esprimere dei simboli, delle sensazioni, dei pensieri, liberare la pittura una volta per tutte dall'antropomorfismo; vedere ogni cosa, anche l'uomo, nella sua qualità di cosa

Un'opera d'arte per divenire immortale deve sempre superare i limiti dell'umano senza preoccuparsi né del buon senso né della logica.
Giorgio de Chirico
L'arte deve creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l'arte dal comune e dall'accettato... sopprimere completamente l'uomo quale guida o come mezzo per esprimere dei simboli, delle sensazioni, dei pensieri, liberare la pittura una volta per tutte dall'antropomorfismo; vedere ogni cosa, anche l'uomo, nella sua qualità di cosa.
Giorgio De Chirico



Antonella Cali

Alla vista di questo quadro il pittore surrealista Magritte ha dichiarato di aver visto per la prima volta il pensiero. La data e i colori dominanti del rosso, bianco e verde sono stati considerati come un’allusione patriottica alla vigilia della grande guerra. De Chirico, come sempre, combina in modo enigmatico e labirintico simboli antichi, quali la testa dell’Apollo del Belvedere, e moderni come il treno sullo sfondo e il guanto di gomma, che rievoca un motivo già usato da Klinger, per evocare un’immagine universale e profetica dell’artista......














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