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mercoledì 19 ottobre 2016

Compra una Bibbia, non leggerla e sarai un cattolico. Compra una Bibbia, leggi solo quello che ti interessa e sarai un cattolico evangelico. Compra una Bibbia, leggila, analizzala e sarai un Ateo.

Compra una Bibbia, non leggerla e sarai un cattolico.
Compra una Bibbia, leggi solo quello che ti interessa e sarai un cattolico evangelico.
Compra una Bibbia, leggila, analizzala e sarai un Ateo.






Non tutti per fortuna vengono obbligati ad un credo religioso. Io sì, sono stata obbligata e me ne sono affrancata molto presto: a 9 anni ero già non credente, a 13 ho potuto smettere di andare a messa la domenica e alle feste comandate (che incubo!!!). Mia figlia è serenamente atea e non ha mai fatto religione... Io sono agnostica. Ho dovuto liberarmi con fatica da un'educazione cattolica, praticante e osservante. Leggendo e confutando... A 13 anni ho potuto smettere di andare a messa, da allora, solo per funerali. Per rispetto. Mia figlia è serenamente atea. Ovviamente lei non ha mai frequentato religione, neanche a scuola.



Sapete una cosa? 
Io ho constatato che la maggior parte dei credenti si attacca alla fede per paura della morte. 
Il terrore che dopo ci sia il nulla. 
Come diceva Fabrizio De André? 
"Se dio non esistesse bisognerebbe inventarlo, 
ed ė proprio quello che l'uomo ha fatto, da duemila anni".




Io mi sono letta tutto l'antico e nuovo testamento. 
Poi, non contenta, ho letto il corano. 
Veda e talmud non ancora. 
Comunque, ho deciso di leggerli da ragazzina, perché volevo conoscere bene, per potere confutare. 
Non credo di essere mai stata credente: da bambina credevo che Gesù Bambino mi portasse i regali. Scoperto l'inganno, a 9 anni (ebbene sì, un po' tardona), ricordo di avere pensato che non potesse esserci un dio buono, giusto, onnipresente e onnipotente e ho fatto la prima comunione con questa convinzione, contenta della festa e dei regali. Da allora sono agnostica (non sono atea).  
Il nuovo testamento, alla prima comunione l'avevo già letto. 
Per la bibbia ci ho messo molto di più, 
ma intorno ai 17-18 anni l'avevo già letta...




Dio è autore della Bibbia in quanto ha ispirato e ha assistito l'Autore umano a scrivere... 
Nessuno pensa che Dio ha dettato la Bibbia. 
Inoltre nella Bibbia ci sono varie concezioni del cosmo... 
ma come disse Galileo la Sacra Scrittura 
"ci dice come si va in cielo e non come va il cielo". [...]
La Bibbia è effettivamente Sacra Scrittura divinamente ispirata ma il cristianesimo non è una religione del libro. Solo indirettamente la Bibbia è Parola di Dio. La Parola breve e definitiva di Dio è invece una persona: Gesù Cristo. Lui è il Verbo fatto carne. Da Lui parte tutto e tutto a Lui riconduce. "ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza" Cf. 1 G1-3, Non dimenticare poi che la scienza sperimentale è figlia della fede cristiana e tanti uomini di scienza sono credenti. Non credo siano tutti stupidi:


Lorenzo Gentile:
Fabio Bertamini, ma scusa, un dio onnipotente che ha creato l'intero universo in 7 giorni non riesce a scrivere un messaggio da solo? E soprattutto, non lo poteva scrivere un po meglio. I credenti alle domande spesso appongono ipotesi ad hoc e si finisce sempre a ricondursi a credere in qualche mistero. Ma se affermate qualcosa l'onere della prova ce l'avete voi non lo scettico. Essere quantomeno scettico è più che legittimo. Poi si legge anche, e viene meno anche lo scetticismo.


Finn Saturn Io sono sia ateo che agnostico. Si può essere tutti e due o no ?

Io sono sia ateo che agnostico. Si può essere tutti e due o no ?


tecnicamente no, il primo esclude il secondo. 
Se credi nel Demiurgo, agnostico va molto più che bene.



Ebrei.
Gli ebrei si autodefiniscono "il popolo eletto da Dio".
Poiché io ho un concetto del tutto spersonalizzato del soggetto "Dio",
è evidente che nella mia filosofìa non c'è posto per popoli eletti, ogni popolo dovendo essere giudicato per il suo peso, le sue fortune e sventure, la traccia culturale che lascia di sé nella storia.
Il popolo ebraico, formatosi dal coacervo di numerose e non omogenee tribù nomadi, a partire dal XVIII secolo a.C, in quei territori del Medio Oriente che oggi costituiscono il Libano, Israele, la Palestina, e via via fino all'Arabia Saudita, all'Irak, agli Emirati, al Kuwait, venne nel tempo consolidandosi intorno all'elemento unificante di una religione monoteista che si è riconosciuta nel libro sacro della Bibbia (Vecchio Testamento), dalla quale si originò, attraverso il magistero di Cristo, la religione cristiana, che al Vecchio Testamento affiancò il Nuovo, costituito dai Vangeli.
Qualcuno ritiene che la storia degli ebrei sia contenuta nella Bibbia; ma non è cosi.
Come insegna Jean Bottero, docente di religioni semitiche nell'École Pratique des Hautes Études di Parigi, nel suo libro La nascita di Dio, la Bibbia è sì la storia della religione ebraica, non certo quella degli ebrei, la cui origine va ricercata in altre fonti, soprattutto assire e babilonesi, di civiltà cioè già affermate quando ancora gli ebrei erano nient'altro che un gruppo di tribù errabonde, senza scrittura e con una cultura tramandala oralmente.
Naturalmente la Bibbia, formata in molti secoli con l'assemblaggio di numerosi testi di diversa provenienza e importanza e relativi a materie diversissime fra di loro, parte in lingua aramaica, parte in lingua ebraica e parte in lingua greca, costituisce un testo di enorme interesse etnologico, soprattutto con riguardo alle leggende, ai costumi, agli eventi - veri o inventati -, necessari per fondare i miti dai quali la religione ebraica trae le proprie radici.
Manlio Cecovini, Dizionarietto di filosofia quotidiana.



La ricerca filosofica comincia là dove finisce la religione, proprio come, per similitudine, la chimica e l’astronomia iniziano quando vengono meno l’alchimia e l’astrologia.
 Christopher Hitchen


CONVERSAZIONI DI FILOSOFIA;
“La collisione fra le nostre facoltà razionali e la fede organizzata, per quanto dovesse già essersi verificata nell’intimo di molti, ha la sua probabile scena originaria nel processo di Socrate del 399 a.C. non ha alcuna importanza, a mio parere, che neppure si sappia con certezza se Socrate sia esistito davvero. Le testimonianza circa la sua vita e le sue parole sono di seconda mano, quasi (ma non esattamente) come i libri della Bibbia ebraica e cristiana e i hadith dell’islam. 


La filosofia, in ogni caso, non ha bisogno di tali prove, dato che il suo terreno non è quello della sapienza «rivelata». Tuttavia, qualche plausibile elemento della vita di Socrate lo conosciamo (era un soldato coraggioso che può ricordare nell’aspetto Švejk; aveva una moglie megera; era afflitto da attacchi di catalessi) e tanto basta.
Dalle parole di Platone, il quale se non altro fu un testimone oculare, sappiamo che in un periodo di paranoia e tirannia ad Atene Socrate venne accusato di empietà, con la pena che ne conseguiva. Come emerge dalle nobili parole dell’<Apologia>, egli non cercò di salvarsi la vita dichiarando cose in cui non credeva, come faranno piú tardi altri uomini di fronte all’Inquisizione.
Sebbene non fosse un ateo in senso stretto, lo si reputava piuttosto appropriatamente un folle per la sua vocazione al libero pensiero e perché non accettava limiti alla ricerca rifiutando ogni dogma. Egli affermava che tutto ciò che «sapeva» era l’ampiezza della sua ignoranza (e questo, per me, è tuttora il crisma di una persona istruita).
Secondo Platone, il grande ateniese amava osservare riti e consuetudini della città, affermava che era stato l’oracolo di Delfi a ordinargli di diventare filosofo, e sul letto di morte, condannato a bere la cicuta, parlò di una possibile vita nell’aldilà, nella quale coloro che si erano disfatti del mondo attraverso l’esercizio della mente potevano continuare a condurre una vita puramente intellettuale. Ma anche in quel momento egli non mancò di distinguersi aggiungendo che poteva non essere cosí. La questione, come sempre, merita di essere indagata. La ricerca filosofica comincia là dove finisce la religione, proprio come, per similitudine, la chimica e l’astronomia iniziano quando vengono meno l’alchimia e l’astrologia.”
CHRISTOPHER HITCHENS (1949 – 2011), “Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa”, trad. di Mario Marchetti, Einaudi, Torino 2007, Capitolo diciottesimo ‘Una tradizione piú bella: la resistenza della razionalità’, pp. 244 – 245.


“ The original collision between our reasoning faculties and any form of organized faith, though it must have occurred before in the minds of many, is probably exemplified in the trial of Socrates in 399 BC. It does not matter at all to me that we have no absolute certainty that Socrates even existed. The records of his life and his words are secondhand, almost but not quite as much as are the books of the Jewish and Christian Bible and the hadiths of Islam. Philosophy, however, has no need of such demonstrations, because it does not deal in «revealed» wisdom. As it happens, we have some plausible accounts of the life in question (a stoic soldier somewhat resembling Schweik in appearance; a shrewish wife; a tendency to attacks of catalepsy), and these will do. On the word of Plato, who was perhaps an eyewitness, we may accept that during a time of paranoia and tyranny in Athens, Socrates was indicted for godlessness and knew his life to be forfeit. The noble words of the Apology also make it plain that he did not care to save himself by affirming, like a later man faced with an inquisition, anything that he did not believe. Even though he was not in fact an atheist, he was quite correctly considered unsound for his advocacy of free thought and unrestricted inquiry, and his refusal to give assent to any dogma. All he really «knew,» he said, was the extent of his own ignorance. (This to me is still the definition of an educated person.) According to Plato, this great Athenian was quite content to observe the customary rites of the city, testified that the Delphic oracle had instructed him to become a philosopher, and on his deathbed, condemned to swallow the hemlock, spoke of a possible afterlife in which those who had thrown off the world by mental exercise might yet continue to lead an existence of pure mind. But even then, he remembered as always to qualify himself by adding that this might well not be the case. The question, as always, was worth pursuing. Philosophy begins where religion ends, just as by analogy chemistry begins where alchemy runs out, and astronomy takes the place of astrology.”CHRISTOPHER HITCHENS, “God is not Great. How Religion Poisons Everything”, Twelve, New York 2007, Chapter Eighteen ‘A Finer Tradition: The Resistance of the Rational’, pp. 255 – 256. 

lunedì 7 aprile 2014

Piazza San Pietro. Obelisco Vaticano.


Il mistero del'obelisco di Piazza San Pietro
L'Obelisco Vaticano è uno dei tredici obelischi antichi di Roma ed è situato in piazza San Pietro.
L'Obelisco Vaticano nella sua collocazione originaria - Church of Santa Maria della Febbre, Rome-1629-Pieter Jansz. Saenredam.
Realizzato in granito rosso, svetta per un'altezza di 25,5 metri e con il basamento (composto da quattro leoni bronzei, opere di Prospero Antichi) e la croce raggiunge quasi i 40 metri.
Di origine egiziana, è privo di geroglifici e proviene, secondo Plinio, dalla città di Heliopolis; prima venne sistemato nel Forum Iulii di Alessandria d'Egitto ed in seguito fu portato a Roma da Caligola nel 40, e collocato sulla spina del Circo di Nerone. Rimase in questa posizione anche dopo che il circo cadde in disuso, occupato da una necropoli. Si ritrovò poi a fianco dell'antica basilica di San Pietro, presso Rotonda di Sant'Andrea. Infatti è l'unico obelisco antico di Roma che non sia mai caduto.
Erezione dell'obelisco in piazza San Pietro.
Fu spostato e rialzato per volere di papa Sisto V nell'estate del 1586 sotto la direzione dell'architetto Domenico Fontana che impiegò grandi mezzi e quattro mesi per compiere l'opera: fu il primo degli obelischi ad essere rialzato in epoca moderna. Nelle operazioni di innalzamento svoltesi il 10 settembre del 1586 vi fu il famoso grido di un certo marinaio Benedetto Bresca: "Acqua alle funi!", al fine di evitare la rottura delle corde che stavano pericolosamente per cedere sotto il gran peso dell'obelisco.
Nell'occasione dello spostamento il globo che svettava sulla vetta venne trasferito ai Musei Capitolini. Secondo la leggenda nel globo da cui era sormontato erano contenute le ceneri di Cesare; dal riferimento cesareo all'aquila imperiale romana deriva il termine aguglia, inizialmente usato solo per gli obelischi, e oggi trasformato in guglia.
La concessione di una indulgenza perpetua di dieci anni ed altrettante quarantene a chi, di fronte all'obelisco, venerasse la croce di Cristo recitandovi un Pater ed un Ave, fece presumere che Sisto V avesse collocato nella gran croce di bronzo posta sull'obelisco una particella della Vera Croce il 26 settembre 1586, seppure in occasione del restauro della croce, non si trovò reliquia alcuna. 
Tuttavia il 12 aprile 1740 vi fu posta e presa da un reliquiario della basilica di San Pietro, già di quella di s. Croce in Gerusalemme.

L'Obelisco Vaticano nella sua collocazione originaria 
Church of Santa Maria della Febbre, Rome-1629-Pieter Jansz. Saenredam.

L'Obelisco Vaticano è uno dei tredici obelischi antichi di Roma 
ed è situato in piazza San Pietro.

venerdì 18 gennaio 2013

Richard Dawkins. L'illusione di dio. Il Dio dell'Antico Testamento è forse il personaggio più sgradevole di tutta la letteratura: geloso e fiero di esserlo, è un castigamatti, meschino, iniquo e spietato

Il Dio dell'Antico Testamento è forse il personaggio più sgradevole di tutta la letteratura:
geloso e fiero di esserlo, è un castigamatti, meschino, iniquo e spietato; sanguinario istigatore della pulizia etnica; un bullo misogino, omofobo, razzista, infanticida, genocida, figlicida, pestilenziale, megalomane, sadomasochista e maligno secondo il suo capriccio. Quelli di noi che si sono familiarizzati con i suoi metodi fin dall'infanzia hanno finito per non accorgersi più di quanto siano orrendi.
Richard Dawkins. L'illusione di dio, 2006


"A quanto mi pare di capire, la religione cristiana è stata ed è una rivelazione.
Ma com'è potuto accadere che milioni di favole, storielle, leggende si siano mescolate con le rivelazioni ebraica e cristiana, trasformandosi nella più sanguinaria religione mai esistita."
John Adams
cit. Richard Dawkins. L'illusione di dio, 2006


"Quasi rabbrividisco al pensiero di dover alludere all'esempio più fatale di abuso del dolore che la storia dell'umanità abbia conosciuto: la Croce. Pensa a quali calamità quella generatrice di dolore ha prodotto!"
John Adams in una lettera a Thomas Jefferson
cit. Richard Dawkins. L'illusione di dio, 2006


La natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente.
Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare.
Richard Dawkins. Il Fiume della Vita


Un ateo è semplicemente qualcuno che pensa a Jahvè nello stesso modo in cui un buon cristiano pensa a Thor, a Baal, o al Vitello d'oro. Siamo tutti atei rispetto alla maggior parte degli dei cui l'umanità abbia mai creduto. Alcuni di noi vanno semplicemente un dio più in là.
Richard Dawkins


In un pugno di terra à sono circa 25 miliardi di batteri. Quattro volte l'intera popolazione umana del pianeta. Noi uomini e gli animali che possiamo effettivamente guardare siamo solo una minuscola frazione della vita sulla Terra. Nella prospettiva dell'universo e del tempo geologico noi siamo insignificanti. Alcune persone vivono questo pensiero inquietante, perfino spaventoso. Come Darwin, io trovo la realtà eccitante.
Richard Dawkins



"L'evoluzione non ha un obiettivo a lungo termine. Non c'è un bersaglio lontano, nessuna perfezione finale funge da criterio per la selezione, anche se la vanità umana accarezza la nozione assurda che obiettivo finale dell'evoluzione sia la nostra specie. La selezione naturale è l'orologiaio cieco, cieco perché non vede dinanzi a sé, non pianifica conseguenze, non ha in vista alcun fine. Eppure, i risultati viventi della selezione naturale ci danno un'impressione molto efficace dell'esistenza di un disegno intenzionale di un maestro orologiaio; che alla base della complessità della natura vivente ci sia un disegno intenzionale, è però solo un'illusione. La natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente. Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare. Noi non riusciamo ad ammettere che gli eventi della vita possano essere né positivi né negativi, né spietati né compassionevoli, ma semplicemente indifferenti alla sofferenza, mancanti di scopo."
Richard Dawkins






già, indifferente. La Natura, nel suo incessante processo di produzione e distruzione, non si cura dell'infelicità umana.




I geni all'interno del nostro DNA determinano come siamo fatti. Al punto che una teoria sostiene che siano loro a servirsi di noi, come "macchine" che ne assicurano la sopravvivenza. Saremmo quindi solo delle marionette al loro servizio. Ma c'è chi la pensa diversamente...


Richard Dawkins, “Il gene egoista”.
Genetica ed evoluzione: siamo uomini o marionette?
Di Giuditta Mitidieri in gennaio 2014, HP, Scienza, Scienza e Tecnologia
DNA Strands

Breve storia dei crolli d’autostima del genere umano con un’inaspettata possibilità di ripresa. 
Questa storia comincia dalla bella pensata di Copernico che da padroni dell’Universo che ci credevamo ci aveva relegati ad insignificanti e magari pure mal vestiti abitanti di uno dei tanti scialbi pianetucoli più o meno gassosi orbitanti attorno al Sole.

Cartesio aveva provato a rassicurarci: non importa dove siamo o quello che ci sta attorno perchè noi pensiamo, noi siamo uomini, e questo ci rende speciali e diversi da tutto e da tutti. Ma un paio di secoli dopo un signore barbuto di nome Charles ci fece notare che siamo animali tra gli animali e che siamo arrivati dove siamo arrivati solo perché, fondamentalmente, abbiamo avuto culo.

Nel 1895, gli ultimi impavidi fiduciosi antropocentrici e specisti che si erano ancorati all’estrema convinzione di avere il pieno controllo delle loro azioni e rimanevano aggrappati al concetto di sé come un bambino piagnucoloso alle gonne della madre, lessero “L’interpretazione dei sogni” e si dettero al nichilismo.

Se tutto questo non ci fosse bastato, come molti di voi sapranno, e avranno letto qui su L’Undici, l’ultima batosta al nostro ego ormai striminzito è arrivata nel 1976 quando Richard Dawkins, brillante biologo inglese, ha scritto il libro “Il gene egoista” in cui espone la sua tanto geniale quanto deprimente teoria. Riassumendo in poche parole, per Dawkins non solo siamo frutto di un’evoluzione caotica e di una selezione spietata, ma non siamo neanche l’unità base di questa evoluzione. Quest’unità sarebbe invece corrispondente ai geni, i segmenti che compongono il nostro DNA. Dalla notte dei tempi fino ad oggi queste prime macromolecole si sono replicate, ingegnate e fortificate fino a costruirsi delle gigantesche macchine protettive, che manipolano a distanza e grazie alle quali possono riprodursi e perpetuarsi all’infinito. Non serve specificare che queste grandi marionette siamo noi e che in pratica i geni se ne stanno in panciolle mentre noi facciamo il lavoro sporco per loro.

Ammettiamo che come prospettiva non sia così esaltante, insomma è una di quelle cose che ti fa venir voglia di non alzarti dal letto la mattina e di far bruciare il soffritto sul fuoco. Del resto che senso ha continuare a lavorare per questi astuti signori fatti di gruppi fosfati, zuccheri pentosi e basi azotate che non ci danno neanche uno stipendio decente? Ma visto che uno degli aspetti più esaltanti della scienza è che questa è in grado di mettersi continuamente in discussione e autocorreggersi, anche contro l’apparentemente definitiva tesi di Dawkins sono state avanzate critiche e perplessità.

Denis Noble, professore di fisiologia cardiovascolare a Oxford, ci propone nel suo “La musica della vita” una visione più ampia e anche più ottimista della scienza della vita. Prima di tutto, da un punto di vista di genealogia dell’esistenza, è più probabile pensare che geni e altre molecole si siano evoluti insieme e non che i geni abbiamo puramente fabbricato tutto il resto. Così per esempio è accaduto per i geni e le proteine che permettono la loro replicazione. Se Dawkins affermava che i geni dentro di noi se ne stanno “fuori dal contatto col mondo esterno” e ci determinano senza subire alcuna modifica, Noble ci ricorda invece che le ultime scoperte della biologia dicono il contrario. L’organismo è determinato non solo dai geni ma anche dal modo in cui questi geni si esprimono, i cosiddetti schemi di espressione genica, che sono profondamente influenzati dal mondo esterno. Basti pensare al fatto che cellule contenenti lo stesso identico DNA diventano quello che sono (ovvero ossee, nervose, epiteliali etc.) a seconda di dove si trovano.

La visione semplicistica secondo cui il gene è progetto e costruttore del nostro organismo è per Noble non solo limitata ma anche decisamente sciocca. Se è vero che i geni sono necessari (anche se non sufficienti) per creare le proteine che ci compongono, occorre ricordare che un organismo non è una scatola piena di proteine sparse. Le proteine hanno senso in quanto si legano tra loro per formare altro, e questo è possibile grazie all’acqua, ai lipidi e a molte altre molecole totalmente svincolate dal “dominio” dei geni. Quello che ereditiamo realmente e che ci rende organismi unitari quindi non è solo la doppia elica che molti hanno eccessivamente idolatrato e idealizzato ma anche il contesto in cui questa si trova.

Durante il nostro concepimento riceviamo mitocondri, ribosomi, citoplasma della cellula uovo di nostra madre e, in una piccola e straordinaria parte, il mondo: la particolare chimica dell’acqua e dei lipidi che permetterà ai “mattoncini” proteici di unirsi e le cui forme e proprietà non dipendono dal DNA. Il gene è come una parola isolata da un contesto linguistico. È certo basilare per formare una frase di senso ma perde di significato se non è inserita in una cornice semantica e se non si conoscono le leggi di quella precisa lingua.

In definitiva Noble non demonizza la tesi genecentrica ma ci invita a mantenere una prospettiva più ampia, a non cedere alle eccessive semplificazioni e a non precipitare nel vorticoso processo che ci ha scomposti e frammentati nella disperata ricerca di un rassicurante “atomo della vita”. Quindi tiriamo un respiro di sollievo e, almeno per ora, teniamo d’occhio quel soffritto mentre riguadagniamo un briciolo di autonomia e dignità in quanto esseri umani perchè, per nostra fortuna, la realtà è sempre più complessa di come la immaginiamo.
http://www.lundici.it/2014/01/genetica-ed-evoluzione-siamo-uomini-o-marionette/







sabato 22 dicembre 2012

Huxleg. Occupandosi tanto del diavolo e a forza di considerare la stregoneria come più odioso dei delitti, i teologi e gli inquisitori diffusero di fatto le credenze e favorirono le pratiche che tentavano di reprimere con tanto rigore





Occupandosi tanto del diavolo e a forza di considerare la stregoneria come più odioso dei delitti, i teologi e gli inquisitori diffusero di fatto le credenze e favorirono le pratiche che tentavano di reprimere con tanto rigore.
A. Huxleg


La medicina crea persone malate, 
la matematica persone tristi 
e la teologia peccatori
Martin Lutero



La minoranza, la classe dirigente attuale, possiede la scuola la stampa e di solito anche la Chiesa. 
Questo consente loro di organizzare e influenzare le emozioni delle masse e di farle diventare un proprio strumento.
Albert Einstein



"...Più tardi dalla cattedra ho spiegato molte volte agli scolari come la civiltà consista veramente nell'inserire con devozione, con spirito ordinatore e, vorrei dire, con intento propiziatore, i mostri della notte nel culto degli dei " Porre i mostri della notte fra gli dei vuol dire avvertire che essi non devono essere amati, nè rispettati: essi esistono, ma devono essere tenuti lontano dagli uomini. 
La speranza in un mondo civile non deve mai abbandonarci anche quando il presente appare arido; la speranza risiede ancora una volta nell'arte, nella letteratura, nella poesia."
Thomas Mann. Docktor Faust



"[...] Il demone di cui Thomas Mann parla non è un Mefisto che ci sta di fronte, ma è dentro di noi, e proprio per questo è più pericoloso di ogni altro diavolo, di ogni lusinga al di fuori, più allettante di ogni bene materiale. È un demone che con voce adulatrice suggerisce una vita priva di ideali civili, di impegno morale, ci offre un vivere accidioso, perché qualcun altro può pensare alla nostra vita 


Adrian Leverkühn vende la propria anima al diavolo in cambio dell’ispirazione musicale ed accetta che ogni essere umano da lui amato muoia. 
Riflettendo, Leverkühn non è un grande compositore perché ciò che egli crea è soltanto un dono maledetto.
Leverkühn è anche la rappresentazione della Germania, che ha venduto l’anima al diavolo, ma la responsabilità non è di Lucifero, è della stessa Germania, di quella maggioranza che ha scelto di essere schiava. 
[...]"



Il mito di Cristo, ci è servito ottimamente
Papa Leone X (1475-1521)


Attraverso i gruppi creati tra di noi, da qualche parte il fumo di satana è entrato nel Tempio di Dio
Papa Paolo VI - 29 giugno 1972

Sbalordito il Diavolo rimase, quando comprese quanto osceno fosse il bene...
John Milton

Il demonio al quale rinuncio siete voi, Bernardo Gui
Umberto Eco ne "Il nome della rosa"


Il miglior consiglio che posso dare a chiunque voglia far crescere un bambino felice e mentalmente sano è di tenerlo lontano dalle chiese.
Frank Zappa



La follia è a discrezione della maggioranza.
Anonimo

Un giorno, a un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo. I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l'infarto. Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose: "L'indifferenza!" Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato. Infine gli domandarono quale ne fosse la cura. E lo scienziato disse: "Accorgersene!"





lunedì 19 novembre 2012

Ipazia. NON ESISTONO GUERRE PIÙ CRUDELE E VIOLENTE CHE QUELLE FATTE NEL NOME DI DIO. [...] “Agorà” è un duro atto d’accusa contro tutti i fanatismi religiosi e gli estremismi.


Alessandria: come il cristianesimo ha distrutto la cultura pagana del mondo ellenistico.

"Che cosa è rimasto di questa nostra città? Ciò che viene ripreso nella parola di Alessandria? In un lampo gli occhi della mente mi mostrano un migliaio di strade polverose e tormentate, mosche e mendicanti la possiedono oggi".
Lawrence Durrell, JUSTINE, libro uno del Quartetto di Alessandria

Fondata nel 331 aC da Alessandro Magno, Alessandria è stata governata da Tolomeo, figlio di un generale di Alessandro il Macedone. In quanto tale, Alessandria divenne una delle più grandi città del mondo. La dinastia tolemaica durò fino alla morte di Cleopatra VII avvenuta durante la conquista romana dell'Egitto nell'anno 30. Alessandria in quel momento capitale dell'Egitto, era conosciuta per il Faro (Pharos), una delle sette meraviglie del mondo antico. Il suo importante porto, la fece diventare il principale centro della civiltà ellenistica durata mille anni, fino alla conquista musulmana dell'Egitto del 641 D.C..

Il destino di molti libri dell'antichità-ellenica, romana, bizantina, è stato deciso ad Alessandria, sede della più grande biblioteca del mondo antico, ospitata in un edificio meraviglioso e unico conosciuto come "il Museo", eretta nel centro della città. Ad enormi costi, con grande tenacia il Museo era venuto a contenere l'eredità intellettuale del mondo greco, latino, babilonese, egiziano, ed ebraico prima di soccombere alle devastazioni delle guerre dell'uomo, al fanatismo religioso e al trascorrere del tempo.

Una seconda parte della collezione della biblioteca è stata ospitata in una meraviglia architettonica adiacente, il Serapeon o Serapeo, che era il Tempio di Giove o di Serapide, per la popolazione pagana della città. Secondo gli storici successivi, "il Serapeon era secondo in magnificenza  solo al Campidoglio a Roma". Il museo ha avuto anche una sala da pranzo, sale riunioni, aule e giardini, qualcosa di simile al tipico campus universitario americano.

"Fondata dai re tolemaici nel terzo secolo A.C., ha funzionato come un importante centro di cultura in generale, con i suoi circa mezzo milione di rotoli di papiro sistematicamente organizzati, etichettati, e archiviati in base a un nuovo sistema intelligente: l'ordine alfabetico."
Stephen Greenblatt, Il Swerve.

Le fonti antiche descrivono la Biblioteca Alessandrina come comprendente una raccolta di pergamene conservate su ripiani per contenere rotoli di papiro in una sala nota come bibliothekai. Sopra gli scaffali era scritta la seguente frase: "LUOGO DELLA CURA DELL'ANIMA".

Gli studiosi migliori, gli scienziati e poeti del mondo antico che sono stati attratti dall'Eden intellettuale di Alessandria hanno in tale luogo realizzato alcuni dei più grandi progressi dell'umanità: Archimede ha scoperto il pi greco, ponendo le basi per il calcolo; Galeno ha rivoluzionato la medicina; Eratostene ha stabilito che la terra era rotonda e calcolato la circonferenza con estrema precisione, entro l'1%; i geografi capirono che era possibile raggiungere l'India navigando verso ovest dalla Spagna; i geometri calcolarono che l'anno consisteva di 365 ¼ giorni e proposero l'anno bisestile ogni quattro anni; gli anatomisti capirono che il cervello e il sistema nervoso erano una unità. La versione dei Settanta, la versione greca della Bibbia ebraica, Tanakh, è stata scritta ad Alessandria.

Molte di queste scoperte scientifiche stavano cambiando la vita umana, la Biblioteca di Alessandria era diventata il più significativo centro culturale del mondo antico.

Umberto Eco ha notato che un libro sia una creatura fragile, che subisce l'usura del tempo, teme i roditori, gli elementi e le mani maldestre; così il bibliotecario protegge i libri non solo contro l'umanità, ma anche contro la natura e dedica la sua vita a questa guerra con le forze di oblio. La storia in generale sottolinea la fragilità del libro. E così è stato con la grande biblioteca di Alessandria, che secondo alcuni cronisti malevoli è stata distrutta dai conquistatori arabi quando Alessandria è stata conquistata da eserciti islamici nell'anno 641. Tuttavia, secondo Philip K. Hitti in realtà la grande biblioteca tolemaica fu bruciata già nel 48 A.C. dal conquistatore romano, Giulio Cesare. La seconda Biblioteca situata nel Serapeon è stata invece distrutta nel 389 D.C. per editto di un fanatico pazzo neo-cristiano, l'imperatore Teodosio. Pertanto, al momento della conquista araba nessuna libreria di grande importanza esisteva in Alessandria.

E i libri? Quindi, che è accaduto ai libri?
Che cosa è successo alle testimonianze scritte delle epoche ellenistica, romana, bizantina, civiltà ebraica fino a quel momento? I fanatici religiosi hanno bruciato i libri di dimostrare di avere ragione e gli altri torto.

Un certo numero di scrittori romani, Cicerone, Livio, Seneca, Plutarco etc., hanno confermato che la Biblioteca e 700.000 libri sono stati bruciati durante la conquista di Giulio Cesare di Alessandria nell'anno 48. Altri storici tuttavia dubitano che i libri di Alessandria siano tutti scomparsi in una volta; altrimenti una distruzione così orrenda sarebbe stata più ampiamente condannata.
Nei primi secoli del periodo tolemaico, ad Alessandria, pagani, cristiani ed ebrei avevano convissuto in pace politeista fino a quando nel quarto secolo la religione ha sollevato la sua brutta testa e l'imperatore romano Costantino ha deciso di rendere il cristianesimo l'unica religione ufficiale dell'impero. Dopo secoli di pluralismo religioso in Alessandria, "i cristiani" insorsero contro gli adoratori pagani di Mitra e delle antiche divinità romane, Giove e le divinità egizie di Osiride e Api, uccidendo, diffondendo caos e distruggendo i loro luoghi di culto.
I pagani hanno risposto alle aggressioni fino a quando non sono stati sottomessi. Poi i cristiani accusato gli ebrei, attaccando abitazioni private e negozi in una sorta di notte dei cristalli e chiedendo la loro espulsione dalla città.
La religione aveva svolto il suo compito: la vittoria del cristianesimo su tutte le altre religioni della grande città ha portato alla distruzione della grande scuola di apprendimento che era la biblioteca di Alessandria, il Museo, determinando così la caduta e poi la morte della vita intellettuale di Alessandria. E' stata la vittoria della religione ignorante e del fanatismo sull'umanità che progrediva, già 1700 anni fa.
L'ostilità del cristianesimo contro il mondo pagano era così intensa che altri storici ritengono che la completa distruzione avvenne quando il neo convertito imperatore Teodosio ordinò la distruzione del tesoro dei libri di Alessandria nel 391 d.c..

Come l'impero romano crollò, la cultura scomparve.
Altre librerie antiche subito la stessa sorte durante la transizione dal paganesimo al cristianesimo. E' stato riferito che intorno la fine del IV secolo, Roma avesse ventotto biblioteche pubbliche e  innumerevoli collezioni private.
L'epurazione del cristianesimo contro la pericolosa eredità pagana e pre-cristiana ha portato alla distruzione dell'istruzione e dell'antico apprendimento, così come del suo simbolo: i libri. (Libri che offrivano una cultura pagana, dopo tutto!).

Tuttavia, alcune sacche di cultura avevano resistito.
I monasteri quasi nascosti con difficoltà, tramite l'opera dei monaci, hanno sviluppato l'arte della copiatura a mano e conservando quelle grandi opere intellettuali, alcune delle quali sarebbero poi ri-emergerse dopo un periodo buio che durò quasi fino al Rinascimento.

Il poeta del XVII secolo, teorico filosofo e politico, John Milton, (Paradise Lost) i cui libri sono stati bruciati pubblicamente in Inghilterra e Francia, offre un'ottima spiegazione del perché le autorità nel corso dei secoli hanno visto il pericolo in alcuni libri. "Chiunque uccide un uomo", ha detto Milton, uccide "una creatura ragionevole, l'immagine di Dio; ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione stessa ".

Gaither Stewart, con sede a Roma è un giornalista veterano e saggista su una vasta gamma di argomenti, dalla cultura alla storia e la politica, è anche l'autore del Europa Trilogy, celebrata thriller di spionaggio il cui volume più recente, Tempo di Exile, è stato recentemente pubblicato da Punto Press.

http://www.countercurrents.org/stewart090316.htm



[...] nonostante le siano stati cavati gli occhi mentre ancora respirava, la chiesa non ha mai chiesto perdono a Ipazia né ha mai messo in discussione la santità di Cirillo, anzi, il 3 ottobre del 2007 Ratzinger lo ha celebrato lodando "la grande energia del suo governo ecclesiastico", parole testuali, senza mai menzionare la fine che fece fare ad Ipazia.


Agora, film del 2009 diretto da Alejandro Amenábar, interpretato da Rachel Weisz. 
Il prefetto di Alessandria, Oreste, seppure cristiano e battezzato, rifiuta di inginocchiarsi dinnanzi alle Sacre Scritture durante una pubblica messa. Questo scatena pesanti maldicenze sull'influenza negativa che la filosofa e scienziata Ipazia avrebbe su Oreste, in quanto dichiaratasi non cristiana di fronte al Concilio. Ipazia viene accusata di empietà e stregoneria. I parabolani, ora fuori di sé, decidono di linciarla. Ipazia si reca al Concilio, dove Oreste le ha offerto un'ultima possibilità di scampare alla furia del popolo: battezzarsi, come hanno già fatto, seppur di malgrado, tutti i membri del Concilio non cristiani. Ipazia rifiuta, ma sulla via per tornare alla propria dimora viene sequestrata da un gruppo di zelanti, che la portano in una chiesa isolata per scorticarla viva, ma Davo, che si è unito al gruppo strada facendo, propone invece di lapidarla per evitare il contatto con il suo sangue impuro.


CON QUALE INTELLIGENZA SI E' MAI PENSATO CHE LA DONNA NON FOSSE INTELLIGENTE?
La giovane Ipazia, figlia del filosofo e geometra Teone, una donna di rara intelligenza e coraggio, astronoma e filosofa che alla fede cieca ha preferito la verità della scienza. "Sono convinta che se le religioni non avessero avuto tutto questo potere saremmo stati mentalmente più liberi di progredire, e il problema della parità dei sessi non si sarebbe posto, perchè prima di tutto si è mente e poi sesso, oggi si è solo sesso e niente mente.. una donna viene ancora oggi valutata per la sua bellezza e per le doti che può avere sotto le lenzuola, non per la sua testa, e questo ci porta pericolosamente indietro di secoli"

UNA VERA MARTIRE SUGLI ALTARI DELLE COSCIENZA UMANA
Ipazia aveva tutte le caratteristiche per essere odiata dai cristiani: donna, pagana, scienziata di grande fama e guida e maestra quindi insegnante della scuola filosofica neoplatonica di Alessandria. Nel 415 i cristiani di Alessandria, mossi dal proprio vescovo Cirillo, l'aggredirono, la tormentarono crudelmente, la trascinarono per le vie della città, la fecero a pezzi ed infine la bruciarono.


NON ESISTONO GUERRE PIÙ CRUDELE E VIOLENTE CHE QUELLE FATTE NEL NOME DI DIO.

Quando la religione sublimizza la morte come un martirio quando auto convince e sacralizza la violenza come fervore divino quando fa della vittoria una conquista morale, allora non esiste guerra che possa essere più crudele violenta e sanguinaria che quelle fatte in nome di Dio. “Agorà” è un duro atto d’accusa contro tutti i fanatismi religiosi e gli estremismi. Come ha dichiarato lo stesso regista, durante la conferenza stampa che si è tenuta nella bellissima cornice dell’Ara Pacis a Roma in occasione della presentazione del film alla stampa:
“Ipazia è la versione femminile di Gesù. Agora non è un film contro il cristianesimo ma contro tutti i fondamentalismi”.
Quindi anche contro il cristianesimo fondamentalista sia dell'era imperiale romana sia di quella inquisitoria del rinascimento e qualunque essa sia.


https://youtu.be/6tvIjZXGo7s


domenica 21 ottobre 2012

Democrazia Atea. E’ di tutta evidenza che a gran parte dei nostri politici occorre lo scudo cattolico. Del resto UNA CLASSE POLITICA IMMORALE E CORROTTA HA SEMPRE BISOGNO DI ESSERE LEGITTIMATA ETICAMENTE E LA STRADA PIÙ FACILE E VELOCE È QUELLA RELIGIOSA. Così TUTTI NOI PAGHIAMO UNA CESSIONE DI SOVRANITÀ AD UNO STATO STRANIERO, AL VATICANO, IL QUALE CON ARROGANZA, IMPONE A TUTTI I CITTADINI ITALIANI IL SUO SIMBOLO POLITICO PIÙ FORTE: IL CROCIFISSO.




E’ di tutta evidenza che a gran parte dei nostri politici occorre lo scudo cattolico.
Del resto UNA CLASSE POLITICA IMMORALE E CORROTTA HA SEMPRE BISOGNO DI ESSERE LEGITTIMATA ETICAMENTE E LA STRADA PIÙ FACILE E VELOCE È QUELLA RELIGIOSA. Così TUTTI NOI PAGHIAMO UNA CESSIONE DI SOVRANITÀ AD UNO STATO STRANIERO, AL VATICANO, IL QUALE CON ARROGANZA, IMPONE A TUTTI I CITTADINI ITALIANI IL SUO SIMBOLO POLITICO PIÙ FORTE: IL CROCIFISSO. Una parte acritica del popolo italiano percepisce il crocifisso come simbolo religioso e culturale, ed è per questo che noi laici abbiamo il dovere di ricordare a tutti che i simboli non hanno mai un significato univoco e storicamente condiviso.
Per molti popoli il crocifisso è stato il simbolo del genocidio, dello sterminio.
Per molti oggi è il simbolo di una casta ecclesiastica che attraverso la sodomizzazione violenta dei fanciulli, praticata impunemente in molte nazioni, continua a tenere sotto scacco gli adulti. Verrebbe da sospettarne la preordinazione.
Abbiamo il dovere di reagire tutti indistintamente per riaffermare che il nostro Stato è laico, che la nostra Costituzione disegna uno Stato democratico e non teocratico.
Chi condivide questo assunto deve agire anche individualmente e deve farlo come può.
Ogni genitore dovrebbe inviare una lettera al dirigente scolastico della scuola frequentata dai propri figli, inviandola per conoscenza anche alla Presidenza del Consiglio, chiedendo la rimozione del Crocifisso.
Dovrebbero farlo anche i cattolici rispettosi della Costituzione, perché solo così potrebbero recuperare al loro simbolo una valenza religiosa, da vivere nel privato della loro spiritualità.
Togliamo al crocifisso la stessa valenza pubblicistica che hanno le bandiere quando si conquista un territorio.
I cattolici dovrebbero trovare la forza e la lealtà di non imporci il loro simbolo religioso con prevaricazione, solo allora meriteranno il nostro rispetto.
www.democrazia-atea.it

domenica 2 settembre 2012

Cardinale Carlo Maria Martini. «LA CHIESA È STANCA, nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, LE NOSTRE CHIESE SONO GRANDI, LE NOSTRE CASE RELIGIOSE SONO VUOTE e L'APPARATO BUROCRATICO DELLA CHIESA LIEVITA, I NOSTRI RITI E I NOSTRI ABITI SONO POMPOSI.


L'ultima intervista al cardinal Martini: «Chiesa rimasta indietro di 200 anni [...] Perché non si scuote, perché abbiamo paura?»
Un record su Bbc e «Le Monde»: l'articolo pubblicato sul Corriere di sabato fa discutere cattolici e laici nel mondo. [...] Le parole dell'ultima intervista del Cardinal Martini fanno discutere e pensare (forse anche «scandalo»). Nell'intervista dell'8 agosto, il cardinal Carlo Maria Martini parla di «una Chiesa stanca» e di una «cultura Occidentale invecchiata». Temi di atroce contemporaneità che non avrebbero, probabilmente sortito nessun effetto se non le avesse pronunciate un uomo, che anche la Chiesa ufficiale ha riconosciuto padre .

Padre Georg Sporschill, il confratello gesuita che lo intervistò in Conversazioni notturne a Gerusalemme , e Federica Radice hanno incontrato Martini l'8 agosto: «Una sorta di testamento spirituale. Il cardinale Martini ha letto e approvato il testo». 

Come vede lei la situazione della Chiesa? 
«LA CHIESA È STANCA, nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, LE NOSTRE CHIESE SONO GRANDI, LE NOSTRE CASE RELIGIOSE SONO VUOTE e L'APPARATO BUROCRATICO DELLA CHIESA LIEVITA, I NOSTRI RITI E I NOSTRI ABITI SONO POMPOSI. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (...) IL BENESSERE PESA. Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo. LO SO CHE NON POSSIAMO LASCIARE TUTTO CON FACILITÀ. Quanto meno però POTREMMO CERCARE UOMINI CHE SIANO LIBERI E PIÙ VICINI AL PROSSIMO. Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador. Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci? Per nessuna ragione dobbiamo limitarli con i vincoli dell'istituzione».
Chi può aiutare la Chiesa oggi? 
«Padre Karl Rahner usava volentieri l'immagine della BRACE CHE SI NASCONDE SOTTO LA CENERE. IO VEDO NELLA CHIESA DI OGGI COSÌ TANTA CENERE SOPRA LA BRACE CHE SPESSO MI ASSALE UN SENSO DI IMPOTENZA. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell'amore? Per prima cosa dobbiamo ricercare questa brace. DOVE SONO LE SINGOLE PERSONE PIENE DI GENEROSITÀ COME IL BUON SAMARITANO? Che hanno fede come il centurione romano? Che sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli come Maria di Magdala? IO CONSIGLIO AL PAPA E AI VESCOVI DI CERCARE DODICI PERSONE FUORI DALLE RIGHE PER I POSTI DIREZIONALI. UOMINI CHE SIANO VICINI AI PIÙ POVERI E CHE SIANO CIRCONDATI DA GIOVANI E CHE SPERIMENTINO COSE NUOVE. Abbiamo bisogno del confronto con uomini che ardono in modo che lo spirito possa diffondersi ovunque».
Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa? 
«Ne consiglio tre molto forti. Il primo è la conversione: LA CHIESA DEVE RICONOSCERE I PROPRI ERRORI E DEVE PERCORRERE UN CAMMINO RADICALE DI CAMBIAMENTO, COMINCIANDO DAL PAPA E DAI VESCOVI. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un'autorità di riferimento o solo una caricatura nei media? Il secondo è la Parola di Dio. IL CONCILIO VATICANO II HA RESTITUITO LA BIBBIA AI CATTOLICI. (...) Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa e sapranno rispondere alle domande personali con una giusta scelta. La Parola di Dio è semplice e cerca come compagno un cuore che ascolti (...). NÉ IL CLERO NÉ IL DIRITTO ECCLESIALE POSSONO SOSTITUIRSI ALL'INTERIORITÀ DELL'UOMO. TUTTE LE REGOLE ESTERNE, LE LEGGI, I DOGMI CI SONO DATI PER CHIARIRE LA VOCE INTERNA e per il discernimento degli spiriti. Per chi sono i sacramenti? Questi sono il terzo strumento di guarigione. I sacramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza? IO PENSO A TUTTI I DIVORZIATI E ALLE COPPIE RISPOSATE, ALLE FAMIGLIE ALLARGATE. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l'indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (...). L'atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l'avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. SE QUESTA FAMIGLIA VIENE DISCRIMINATA, VIENE TAGLIATA FUORI NON SOLO LA MADRE MA ANCHE I SUOI FIGLI. SE I GENITORI SI SENTONO ESTERNI ALLA CHIESA O NON NE SENTONO IL SOSTEGNO, LA CHIESA PERDERÀ LA GENERAZIONE FUTURA. Prima della Comunione noi preghiamo: "Signore non sono degno..." Noi sappiamo di non essere degni (...). L'amore è grazia. L'amore è un dono. La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?»
Lei cosa fa personalmente? 
«LA CHIESA È RIMASTA INDIETRO DI 200 ANNI. COME MAI NON SI SCUOTE? ABBIAMO PAURA? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall'aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l'amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l'amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».
Georg Sporschill SJ, Federica Radice Fossati Confalonieri1 settembre 2012

http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_02/le-parole-ultima-intervista_cdb2993e-f50b-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml

domenica 29 luglio 2012

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