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sabato 28 febbraio 2015

Perché l'originalità non esiste. Tutte le idee vivono dell’eredità di altre idee. E niente è mai completamente nuovo. Edward Young. Gli originali sono, e devono essere, i grandi favoriti, sono i grandi benefattori. Estendono il dominio della Repubblica delle Lettere e aggiungono una provincia ai suoi domini: gli imitatori ci sanno soltanto una sorta di duplicati di quello che avevamo, possibilmente migliorando, prima

Perché l'originalità non esiste
Tutte le idee vivono dell’eredità di altre idee. 
E niente è mai completamente nuovo
Jacopo Colò - 21/02/2015


La creatività è sempre combinatoria e l’originalità assoluta è un mito.
L’idea di originalità per come la conosciamo oggi è nata molto di recente nella storia della nostra cultura. 

  • Nel 1759, il poeta britannico Edward Young scrive nel suo Conjectures Concerning Original Composition che «gli originali sono, e devono essere, i grandi favoriti, sono i grandi benefattori. Estendono il dominio della Repubblica delle Lettere e aggiungono una provincia ai suoi domini: gli imitatori ci sanno soltanto una sorta di duplicati di quello che avevamo, possibilmente migliorando, prima». Young parla nello specifico di letteratura e poesia ma l’idea è chiara. I romantici criticavano il pensiero dominante delle culture precedenti alla loro, qualcosa che oggi ci suona strano se associato all’idea di cultura: che imitare fosse meglio che inventare.


  • Quando Shakespeare — uno dei più grandi autori della storia letteratura — scriveva e metteva in scena le sue opere in Inghilterra, quello che i suoi spettatori cercavano non era l’invenzione e l’originalità, ma la vicinanza a un canone, a un genere


  • Quando Mozart — celebrato come uno dei più grandi compositori e musicisti di tutti i tempi — suonava alla corte di Vienna, la sua produzione musicale era soprattutto un conformasi alle regole e alla tradizione dei suoi tempi

I romantici trasformano questo modo di pensare, dando valore all’individuo prima che alla cultura, al genio piuttosto che alla tradizione ed elevano l’idea nuova sopra di tutto. E riuscirono nel loro intento. Oggi, quando parliamo di idee, di cultura e di creatività, tendiamo a elogiare l’originale e disprezziamo il vecchio, il già visto, il già sentito. Il problema, però, è che le idee e la creatività non funzionano esattamente così.

Perché la creatività è sempre combinatoria. 
  • Il matematico Henri Poincaré, nel suo Scienza e metodo ha dato una delle definizione più efficaci di creatività, parlando della «capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove, che siano utili». L’idea è che ogni idea sia un remix che mescola aspetti di idee diverse — magari anche da campi diversi o da epoche diverse — in una nuova forma. Ogni idea si porta dietro un’eredità di idee precedenti e niente nasce dal nulla. Non le nostre bellissime idee, non quelle dei romantici. La questione è capire quanto siamo disposti ad ammetterlo.


La storica dell’arte Penelope Alfrey dice che: 
«il mito dell’originalità nell’arte e nel design ha un considerevole valore commerciale come strumento per vendere, ma la realtà è che copiare sostiene l’economia del commercio. Senza copiare, produrremmo, faremmo e consumeremmo di meno. E ci sarebbero meno opere d’arte in giro». 

Anche senza espandere l’analisi all’intero mondo delle invenzioni (che sarebbe un po’ come dire all’interno mondo delle cose create dall’uomo) basta fermarsi alla cultura recente per dimostrare quanto quello che dicono Poincaré e Alfrey sia vero. E per farlo non serve nemmeno arrivare ad autori come Tarantino, che di rimescolare, citare e trasformare hanno fatto non solo un marchio di fabbrica ma anche un vanto.

Guerre Stellari e Metropolis
A guardarlo da vicino, Guerre Stellari non è così originale. 
Lucas ha copiato un po’ da tutti, da Kurosawa ad Asimov.

Guerre Stellari, ad esempio.
L’opera spaziale di George Lucas non è solo un film, è un franchise da quasi quarant’anni domina la cultura popolare. Pensare a Guerre Stellari vuol dire pensare a un universo fantastico creato da zero, zeppo di creature mai viste e di pianeti lontani. Ma a guardarlo da vicino, Guerre Stellari non è così originale. Dentro alla saga di fantascienza di George Lucas c’è di tutto: Isaac Asimov, Flash Gordon, i film di Akira Kurosawa, gli western e film di guerra sulla seconda guerra mondiale. Ci sono intere scene di The Dam Busters del 1955 e di Squadron 633 del 1964 che in Guerre Stellari non sono semplicemente citate ma interamente copiate, rifatte quasi fotogramma per fotogramma. E poi ancora: il droide dorato R2D2 è praticamente il corrispettivo maschile del robot di Metropolis di Fritz Lang, il costume di Darth Vader è ispirato a un personaggio della serie di film The Fighting Devil Dogs e i cavalieri jedi altro non sono che samurai con delle spade laser (e persino il nome è una storpiatura di Jidai Geki, il genere di film e opere giapponesi in cui si racconta l’epoca dei samurai).

Serve altro? Pensiamo a The Matrix, uno dei film di fantascienza più apprezzati degli ultimi anni. Anche se non è riconosciuto per l’originalità della sua trama — che è un mescolone di cyberpunk, di filosofia e di Alice nel Paese delle meraviglie — lo è per le innovazioni nella regia e negli effetti visivi (premiati anche con un premio Oscar nel 1999). Ma anche qui, c’è ben poco di originale. Le coreografie dei combattimenti sono prese pari pari dai film di arti marziali di Hong Kong e le sparatorie sembrano uscite da un film di John Woo. Persino il bullet time, la tecnica registica che i fratelli Wachowski usano quando la macchina da presa si muove a rallentatore attorno a Neo mentre i proiettili degli agenti gli sfrecciano intorno, e che i due registi sono riconosciuti come inventori, non è nuova. Uno dei primi esempi di uso di questa tecnica è in un’anime (un cartone animato) giapponese che si chiama Speed Racer. Cosa hanno girato i fratelli Wachowski dopo la trilogia di Matrix? Ah, sì, un film che si chiama Speed Racer e che è basato esattamente su quel cartone. Andando a spulciare tra le note di produzione del film, scopriamo che i due erano appassionati della serie fin da bambini e che quel bullet time non è esattamente saltato fuori dal nulla.

Nel suo TED Talk Everything is a Remix, il regista Kirby Ferguson mostra quanto uno dei cantautori più amati dell’ultimo secolo, Bob Dylan, abbia costruito decine di canzoni che oggi riconosciamo come classici pescando a piene mani dalla tradizione folk statunitense, a volte copiando i testi, a volte le melodie. Masters of War di Dylan ha la stessa struttura della canzone tradizionale Nottamun Town, Don't Think Twice, It's All Right (che inizia con It ain’t no use to sit and wonder why, babe) ha quasi lo stesso testo di Who’s gonna buy you ribbons (che inizia con It ain't no use to sit and sigh now, darlin). E via così per molti di altri brani.


Gli infiniti rinnovi di copyright sulle cose del ‘900

Jacopo Colò
Bob Dylan non è da solo. Moltissimi cantanti folk trasformano vecchie melodie e vecchie parole in nuove canzoni. Così come fa l’hip-hop. Così come fa il blues. Così come fa il pop.
Quello che fa Dylan non è una cosa strana, moltissimi cantanti folk fanno lo stesso lavoro, trasformando vecchie melodie e vecchie parole in nuove canzoni. Così come fa l’hip-hop. Così come fa il blues. Così come fa il pop. Così come fa, ora dovrebbe essere chiaro, chiunque produca qualcosa di nuovo, dal cinema all'arte, dai videogiochi al fumetto. L’originalità che ci hanno raccontato i romantici è un mito perché non esiste operazione creativa che non produca qualcosa di nuovo, almeno nella combinazione degli elementi. L’originalità è un mito perché è falsa: quando una cosa ci sembra radicalmente nuova è perché noi, e a volte persino l’autore stesso, non ci ricordiamo più e non riconosciamo con quali pezzi è fatta. La questione è solo cambiare punto di vista e ammetterlo, rendendo tutti più liberi di creare più cose nuove, mescolandone di vecchie.

http://www.linkiesta.it/mito-originalita-assoluta-creativita-combinatoria


http://youtu.be/28Ayy6XwFBg
Guerre Stellari e Metropolis



venerdì 7 settembre 2012

Massimo Gramellini. Chi cambia per il gusto di cambiare è un isterico. Chi si abbarbica al vecchio un illuso e talora un vigliacco. Sul lavoro, in amore e in ogni altra cosa, il cambiamento vero è la rottura di uno schema. Un distacco che fa paura e produce sofferenza, ma una sofferenza indispensabile, preludio alla gioia. Perciò va affrontato col futuro negli occhi e il passato nel cuore

La fuga serve solo a portare altrove le tue inquietudini
Massimo Gramellini

I mali che fuggi sono in te
Lucio Anneo Seneca

Preferiamo ignorarla, la verità.
Per non soffrire. Per non guarire.
Perché altrimenti diventeremmo
quello che abbiamo paura di essere:
completamente vivi.
Massimo Gramellini. Fai bei sogni

Tu vivi rinchiuso in una scatola trasparente, costruita dalle tue paure.
Rompila e scoprirai di essere molto più di ciò che credi.
Le pareti della scatola le ha partorite la tua mente e il loro nome comincia sempre per non.
Non posso. Non ce la farò mai. Non dipende da me, la più estesa di tutte.
Ma se guardi in alto, troverai la quarta, che si chiama non ci credere.
Massimo Gramellini. L'ultima riga delle favole

Chi cambia per il gusto di cambiare è un isterico.
Chi si abbarbica al vecchio un illuso e talora un vigliacco.
Sul lavoro, in amore e in ogni altra cosa, il cambiamento vero è la rottura di uno schema.
Un distacco che fa paura e produce sofferenza, ma una sofferenza indispensabile, preludio alla gioia.
Perciò va affrontato col futuro negli occhi e il passato nel cuore.
Massimo Gramellini; La Stampa 7 Settembre 2012



L'illusione è la più dolce delle condizioni e la più pericolosa...



Nessun ragionamento ti aiuterà a superare i blocchi che ti sei creato....ci vuole azione. 
Finché continui a rimanere a bordo vasca, a discettare sulla temperatura dell'acqua, non riuscirai mai a nuotare. Cerca un trampolino, chiudi gli occhi e tuffati. E se prendi una panciata, non incolpare l'acqua e nemmeno te stessa...intanto avrai imparato a non affogare.
Massimo Gramellini

quando finisce il momento del pensare...inizia quello dell'agire



Sassi Augusta:
Che bello non sono sola nella mia scatola, adesso però guardo fuori! ce la farò ? ma si dai forza a tutti noi inscatolati.


Marina Ghini:
 ma la scatola a volte viene resa più resistente con l'aiuto di altri e romperla diventa difficile !




si è verissimo..mi piace molto questo autore ho letto un altro libro che mi è molto piaciuto: Fai bei sogni.. :-))



Le parole trasmettono emozioni e pensieri. Il silenzio, sentimenti.
Massimo Gramellini

Come tutti coloro che hanno ricevuto poco affetto durante l'infanzia, anche lei era attratta dalle persone che promettevano di farla soffrire...una bambina con le ginocchia sbucciate che continuava a cadere dal balcone perchè rifiutava di aggrapparsi alla ringhiera, nel timore che fosse la sbarra di una gabbia.
Massimo Gramellini




Fai bei sogni" è la storia di un segreto celato in una busta per quarant'anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. "Fai bei sogni" è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra.
"Fai bei sogni" è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l'inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell'amore e di un'esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.
Massimo Gramellini. Fai bei sogni.
da Silvia Parlanti


Marisa Lunghi:
significativo, l'evoluzione mentale dal bambino all'uomo adultouna domanda senza risposta può rimanere nella testa tutta la vita e capire troppo tardi chi ti ha amato di più


I «se» sono la patente dei falliti, mentre nella vita si diventa grandi «nonostante».
Massimo Gramellini

La vita, nonostante. Ci stanno impartendo una lezione di vita. Non solo di sopravvivenza. Di vita. Questi sfollati che si spaventano ma non vogliono dare soddisfazione alla paura. Che piangono senza piangersi addosso. E che ricominciano a vivere, nonostante.
Nonostante sia un cumulo di macerie, il supermercato di Mirandola funziona ancora: a cielo aperto. Hanno portato per strada le merci, i carrelli e naturalmente la cassa. Bisogna pur nutrirsi, coprirsi, curarsi. I verbi primordiali del vivere continuano a essere declinati al presente e al futuro, nonostante.
Amare, per esempio. Alice e Davide hanno confermato le nozze, nonostante la chiesa abbia perso un po' di mattoni e il ricevimento sia stato dirottato fra le tende. Per la luna di miele si vedrà. Intanto c'è il miele, appena arrivato con il latte e i biscotti da Reggio Emilia sopra un Tir. E c'è la luna, che splende in un cielo di promesse e trema molto meno della terra.
La gastronomia di Medolla sforna gnocchi fritti, nonostante. Nonostante la gastronomia sia diventata una cucina da campo in mezzo alla piazza del municipio. Potrebbe accontentarsi di fare panini e invece preferisce esagerare.
E la merciaia? Ha pianto tanto e dormito in automobile con il marito più anziano di lei. Ma ieri ha riaperto bottega perché le donne del terremoto sono scappate di casa senza ricambi e si mettono in coda sotto il sole per fare incetta di mutande e reggiseno, nonostante.
La regina del marketing è la fruttivendola biologica che alle ciliegie sopravvissute alla scossa impone il cartello «duroni della rinascita», trasformandole nel frutto della riscossa. Intorno a lei scene di gentilezza e onestà che altrove sarebbero straordinarie, ma non qui, nonostante. Un cliente vuole un chilo di mele però non può pagarle perché il bancomat ha esaurito i soldi. La fruttivendola: «Le prenda lo stesso, pagherà domani». E lui: «Ci mancherebbe, vado a cercare un altro bancomat».
Poi ci sono i bambini che giocano, nonostante. E le loro mamme che cercano di trasformare il terremoto in uno spettacolo d'arte varia. Al piccolo che dopo una scossa di assestamento frignava, la mamma ha spiegato: «Adesso ti insegno un nuovo gioco. Il gioco del salterello». Il bimbo ha smesso di piangere. «Che gioco è?» «Funziona così: io canto una filastrocca e ogni volta che mi fermo, tu salti». La mamma si fermava ogni volta che c'era una scossa. Così le scosse sono diventate una parte del gioco e il bambino si è riempito talmente di gioia che non ha trovato più posto per la paura. E ha continuato a saltare, nonostante.
Massimo Gramellini 



Katia Crocifisso:
Con i ma e con i se, non si arriva mai da nessuna parte....ci vuole una buona dose di coraggio per tentare...sempre e comunque, nonostante tutto.


Ciò ke ho appena letto è semplicemente meraviglioso, "nonostante "il dramma...


Qui c'é davvero tanto orgoglio e fierezza, come il fornaio di San Possidonio, l'unico ad avere la luce accesa di notte in un paese ormai fantasma, perchè nel raggio di 15 km é l'unico a fare il pane, e che dopo alcuni giorni dal sisma del 29 ha distrutto tutto nei dintorni, ha fatto il pane e lo ha regalato agli sfollati che non avevano più niente, e racconta che lui é nato in mezzo ai bombardamenti e che resta li, nella sua bottega a fare ciò che sa fare meglio e a chi chiede se ha paura risponde "io sono qui xke la gente ha bisogno di me, mio padre diceva sempre: dai con 2 mani e prendi con 1 e non sarai mai senza... succeda quel che deve succedere, sia fatta la volontà del signore" Mi sono commosso quando l'ho sentito, quest'uomo é una luce nell'oscurità della tragedia!


I mostri del cuore si alimentano con l’inazione. Non sono le sconfitte a ingrandirli, ma le rinunce.
Fai bei Sogni, Massimo Gramellini




Ho rinunciato ad essere me stesso perdendo ciò che di più caro e importante avessi al mio fianco. Non rinuncerò mai più a nulla che riguardi essere me stesso.



A volte si è obbligati alle rinunce certe rinunce però fanno più male di altre prima le mie rinunce erano fatte nella convinzione di poter fare felice la persona che mi stava accanto ora solo per non avere niente a che fare con gli esattori e ne vado fiera



Niente è più dannoso del restar fermi. Niente!



 È un libro di pancia.. lo senti lo fai tuo...ti rispecchi...ti strappa le lacrime dal torpore...un richiamo dei sensi. ti sveglia..ti scuote..che dire stupendoooooo !!!




Siccome la realtà si era rivelata una tiranna sanguinaria, chiesi aiuto alla fantasia.
Massimo Gramellini

la fantasia deve servire anche per immaginarsi una realta' migliore, deve aiutare a costruire una realta' migliore,non deve servire per fuggirne via...

 Se la realtà fosse bella, soddisfacente, gratificante.., la fantasia non avrebbe alcun motivo d'essere...

Le persone cambiano e col tempo non si corrispondono più.
Per rimanere insieme bisogna avere la forza e la pazienza di cambiare insieme.
Massimo Gramellini

Nelle infatuazioni a senso unico l'oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe brutalmente il flusso di un'energia condivisa.
Massimo Gramellini. Fai bei sogni


 [...] rende l'idea ... Io mi sento proprio così come se m avesse tolto il cuore





lunedì 21 maggio 2012

Carl Rogers. Punto focale è l'individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l'individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata.

Punto focale è l'individuo, non il problema. 
Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l'individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata.
Carl Rogers


La psicoterapia consiste semplicemente nella liberazione di capacità già presenti allo stato latente. In altri termini, implica che il cliente possegga, potenzialmente, la competenza necessaria alla soluzione dei suoi problemi. Tali punti di vista sono pertanto in netta opposizione alla concezione della terapia come una manipolazione, da parte dello specialista, di un "organismo" più o meno passivo.
Carl Rogers


Prima di esprimere il vostro punto di vista, sarebbe necessario assimilare il quadro di riferimento dell’altra persona, comprendere i suoi pensieri ed i suoi sentimenti sino al punto di riassumerli in vece sua.
Se farete questo tentativo, scoprirete che è una delle cose più difficili che abbiate mai tentato di fare.
Tuttavia quando sarete stati capaci di vedere il punto di vista dell’altro i vostri ulteriori commenti dovranno essere rivisti radicalmente.
Decentrati da voi stessi e centrati sull’altro, vi mettete in gioco, rifiutate uno stato di oggettività che vi permetterebbe di considerarvi come al di fuori dell’interazione.
Solo così il dialogo diventa vera comunicazione.
Carl Rogers



La nostra prima reazione di fronte all'affermazione di un altro è una valutazione o un giudizio, anziché uno sforzo di comprensione. Quando qualcuno esprime un sentimento o un atteggiamento o un opinione tendiamo subito a pensare 'è ingiusto', 'è stupido', 'è anormale', 'è irragionevole', 'è scorretto', 'non è gentile'. Molto di rado ci permettiamo di 'capire' esattamente quale sia per lui il significato dell'affermazione. "
Carl Rogers, psicologo statunitense



L'empatia vera è sempre libera da ogni qualità diagnostica o giudicante.
Carl Rogers

Empatia
<<Mettersi nei panni della persona, non giudicarla, non valutarla, accettare la sua unicità e individualità, non dirigerla, non dirle cosa fare, ma ascoltarla affinché apprenda ad ascoltarsi, per comprendersi e gestire da sé, in modo autonomo, le sue difficoltà.>>
Carl Rogers


La più alta espressione dell'empatia è nell'accettare e non giudicare
Carl Rogers


“Se una persona si trova in difficoltà, il modo migliore per aiutarla non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di indirizzarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole prendere, da sola e pienamente, la responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno in sé stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé.”
Carl Rogers


La resistenza a comprendere è la paura del cambiamento
Tutti abbiamo paura di cambiare. Una delle ragioni principali della resistenza a comprendere, è la paura del cambiamento: se veramente mi permetto di capire un'altra persona, posso essere cambiato da quanto comprendo.
Carl Rogers 


Percepire un aspetto nuovo di sé stessi è il primo passo verso il cambiamento del concetto di sé
Carl Rogers, Un modo di essere, 1980

Solo quando mi accetto come sono, posso cambiare (…) Noi non possiamo cambiare, non possiamo allontanarci da ciò che siamo, finché non accettiamo fino in fondo ciò che siamo. Allora sembra che il cambiamento avvenga quasi inavvertitamente. (…) Più mi sforzo di essere semplicemente me stesso in tutta la complessità della vita, e mi sforzo di capire e di accettare quanto c’è veramente in me e negli altri, più ho la possibilità di provocare un cambiamento maggiore.
Carl Rogers, La terapia centrata sul cliente


Quando noi consideriamo una realtà animata (animale o umana) da un punto di vista o da uno schema di riferimento puramente esterno, senza sforzarci di capirla dall'interno per via empatica, noi la riduciamo allo stato di oggetto
Carl Rogers, Psicoterapia e relazioni umane, 1965


Quando una persona capisce di essere sentita profondamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Io credo che, in un senso molto reale, pianga di gioia. È come se stesse dicendo: «Grazie a Dio, qualcuno mi ascolta. Qualcuno sa cosa vuol dire essere me».
Carl Rogers

Non produce alcun frutto, a lungo andare, nei rapporti personali, comportarsi come se si fosse diversi da come si è.
Carl Rogers

Amare una persona per quello che è, dimenticando quello che vorresti che fosse, abbandonando il desiderio di cambiarla per soddisfare le tue necessità è qualcosa di sommamente difficile ma arricchisce intimamente la relazione.
Carl Ransom Rogers


Curarsi di una persona per quello che è, lasciando cadere le mie aspettative di ciò che essa dovrebbe essere per me, lasciando cadere il desiderio di modificare questa persona in armonia con le mie esigenze, è la via più difficile, ma anche la più maturante, verso una relazione intima più soddisfacente
Carl Rogers, psicologo statunitense


"Nella persona vi è una forza che ha una direzione fondamentale positiva.
Più l'individuo è capito e accettato profondamente, più tende a lasciar cadere le false "facciate" con cui ha affrontato la vita e più si muove in una direzione positiva, di miglioramento."
Carl Rogers, psicologo statunitense


Io non credo che qualcuno abbia mai insegnato qualcosa a qualcun altro. Un insegnante, al massimo, è uno che facilita le cose, imbandisce la mensa e mostra agli altri che è eccitante e meravigliosa e li invita a mangiare.
Carl Rogers

Una relazione di "aiuto" potrebbe essere definita come una situazione in cui uno dei partecipanti cerca di favorire, in una o in ambedue le parti, una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto ed una maggiore possibilità di espressione.
Carl Rogers, On Becoming a Person, 1961






Fanny Costa

Grande Carl Rogers. 
Il testo "La terapia centrata sul cliente" dovrebbero leggerlo tutti.
Rogers fu uno psicologo unico. Che non etichettava nessuno.
L' empatia è una qualità rarissima. Lui la possedeva in modo eccelso.
Per me lui è un esempio di vita.
Conoscete un allievo di Rogers che si chiama Karkuf? 
Ideò la terapia a step o piccoli passi. Lo studiai insieme a Rogers.



Omar Montecchiani
Un giorno Rogers incontrò per caso un noto psichiatra che gli chiese:
"Ho visto il tale, stava molto bene, 
non credevo che con uno schizofrenico 
si potessero ottenere risultati tanto buoni; 
come hai fatto?". 
Rogers lo guardò incuriosito e rispose: 
"Ah sì, era schizofrenico?".
Tra i più tecnici di Rogers, consiglio Piscoterapia di consultazione, ero alle battute finali di un lungo percorso di sviluppo personale quando lo lessi, e ricordo che a ogni pagina rimanevo stupefatto di quanto riuscisse a descrivere in modo cosi puntuale e umano, le diverse fasi di una psicoterapia dal punto di vista della esperienza (esperienze) vissuta dal paziente. Era proprio ciò che avevo vissuto e stavo vivendo io, sembrava che mi leggesse dentro. Fenomenale.



La Psicoterapia Centrata sulla Persona dal vivo: CARL ROGERS (ideatore e caposcuola della psicoterapia centrata sulla persona anche detta psicoterapia centrata sul cliente) introduce uno storico filmato sottotitolato in cui egli stesso svolge una prima seduta di psicoterapia con una ragazza che ha liberamente accettato che il colloquio sia filmato. E' il 1963.
(Puoi attivare i sottotitoli in italiano)


Filmato del 1963, in cui Carl Rogers espone le caratteristiche fondamentali della sua terapia.
La terapia di Carl Rogers (in italiano) - dal film Tre approcci alla Psicoterapia

https://youtu.be/89CESpTcoVU





Carlo Anibaldi 

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