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lunedì 28 luglio 2014

L'ambiguo rituale di accoppiamento delle Seppie. I maschi di questi Molluschi Cefalopodi sono soliti sfruttare una particolare forma di mimetismo che consente loro di mostrare i colori sgargianti che impressionano gli esemplari femmine per richiamare la loro attenzione. Sovente la livrea è solo per metà così accesa, perché l’altro lato serve ad evitare la lotta e la contesa con gli altri maschi, grazie a delle tonalità meno intense che imitano le striature delle femmine. Per potersi accoppiare (e solo quello, dal momento che la “tattica dell’imbroglio” non viene utilizzata in altri contesti sociali) inganna i propri conspecifici mediamente circa nel 40% dei casi Risulta quindi evidente come la socialità abbia svolto un ruolo chiave nell’evoluzione cognitiva dei cefalopodi in generale.

L'ambiguo rituale di accoppiamento delle Seppie.
I maschi di questi Molluschi Cefalopodi sono soliti sfruttare una particolare forma di mimetismo che consente loro di mostrare i colori sgargianti che impressionano gli esemplari femmine per richiamare la loro attenzione. Sovente la livrea è solo per metà così accesa, perché l’altro lato serve ad evitare la lotta e la contesa con gli altri maschi, grazie a delle tonalità meno intense che imitano le striature delle femmine. Per potersi accoppiare (e solo quello, dal momento che la “tattica dell’imbroglio” non viene utilizzata in altri contesti sociali) inganna i propri conspecifici mediamente circa nel 40% dei casi
Risulta quindi evidente come la socialità abbia svolto un ruolo chiave nell’evoluzione cognitiva dei cefalopodi in generale.

http://youtu.be/w98M6XQLlYo



sabato 20 ottobre 2012

Il diavolo è nei dettagli. In mancanza di un chiodo si perse il ferro di cavallo In mancanza del ferro di cavallo si perse il cavallo In mancanza di un cavallo si perse il cavaliere In mancanza di un cavaliere si perse la battaglia In mancanza di una battaglia si perse il regno


Gli uomini che desiderano conoscere il mondo, devono imparare a conoscerlo nei particolari.
Eraclito

La verità sta nelle sfumature
Charles Bukowsky

Dio è nei dettagli
Gustave Flaubert 

Il diavolo è nei dettagli: origine, significato e applicazione nella quotidianità

Il detto “il diavolo è nei dettagli” è forse uno dei meno diffusi poiché di origine straniera o perché, come tanti altri detti, se ne è perso nei tempi moderni un uso intensivo o quasi quotidiano.
L’origine è antichissima, e deriva dal detto precedente “Dio è nei dettagli” che esprimeva l’idea che qualsiasi cosa uno faccia deve farla in maniera accurata, vale a diresenza tralasciare i dettagli che sono importanti.
Questo detto originale è stato attribuito ad un certo numero di individui diversi, in particolare all’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969) ma è stato accertato che non ha avuto origine con lui poiché l’espressione sembra essere stata una delle preferite dellostorico dell’arte tedesco Aby Warburg (1866-1929) anche se il biografo di Warburg, E.M. Gombrich, era molto incerto che abbia avuto origine con Warburg stesso.
Una forma precedente del detto e cioè “le bon Dieu est dans le détail” (il buon Dio è nei dettagli) è generalmente attribuita a Gustave Flaubert (1821-1880).
Quest’ultima versione in francese è stata più e più volte attribuita anche a Michelangelo che con molta probabilità l’avrà fatta sua a discapito di qualcun’altro.
Per tagliare la testa al toro il Bartlett Familiar Quotations pone l’autore del detto comeanonimo.
Secondo uno studio da parte di Google il detto “il diavolo è nei dettagli” non sarebbe comparso in stampa prima del 1975 e sarebbe ormai assodato che si tratti di una variante del detto “Dio è nei dettagli“.
Spesso in giro si trova anche scritto che il detto “il diavolo è nei dettagli” sia una massima delmusicista pop tedesco Blixa Bargeld. Questo è smentito da Lutz Röhrich, autore di Lexikon der sprichwörtlichen Redensarten.
Quello che forse ci interessa sapere di più, non è quando si è passati da Dio al Diavolo ma il perché. Probabilmente perché questa seconda versione è molto più applicabile alla nostra vita quotidiana, il che probabilmente spiega il motivo per cui ha superato l’altra in popolarità. Dio potrebbe essere stato nei dettagli precedentemente, ma attualmente il diavolo ha sicuramente preso il sopravvento.
Il detto “Dio è nei dettagli” vorrebbe dire che più si esamina qualcosa, più si guarda neiparticolari o nei dettagli, più si apprezza la complessità, più si vedrà il Divino.
Mentre “il diavolo è nei dettagli” significa che un progetto, un evento o un piano può sembrare piuttosto semplice all’inizio o in superficie, ma quando si arriva a dover organizzare e risolvere tutti i dettagli, la situazione diventa molto più complicata, richiede molto più tempo e forse diventapiù frustrante di quanto si pensava all’inizio.
Anche se qualcosa ci sembra buono in superficie, è necessario guardare da vicino i dettagli per scoprire spesso le parti “cattive” perché appunto sono proprio i dettagli che sono la parte “diabolicamente” difficile del compito, dove l’ultimo 10% del lavoro prende il 90% dello sforzo.
Se vogliamo mettere il significato del detto sotto una luce ancora più negativa possiamo dire che per quanto bene intenzionato è un progetto o un’idea, eventi cattivi o eventi inaspettatiinevitabilmente accadranno e porteranno a inclinare la portata originaria del progetto o dell’idea.
Per andare sul concreto possiamo dire che eventi come produzioni teatrali e matrimoni tendono ad essere buoni esempi di “il diavolo è nei dettagli” dove praticamente bisogna sempre risolvere un sacco di piccoli dettagli, molti dei quali non li avevamo previsti o li avevamo sottovalutati nella pianificazione dell’evento.
Il detto “il diavolo è nei dettagli” si usa in moltissime occasioni diverse e con leggere sfumatureanche di significato.
In genere assume sempre lo stesso significato, cioè che è prestando attenzione alle piccole cose e ai lati apparentemente insignificanti che si capisce veramente una determinata situazione.
In generale la maggior parte dei significati del detto, si riducono al fatto che spesso sono i piccoli dettagli di qualcosa che rendono difficile o impegnativo il portare avanti o il completare questo qualcosa.
Questi dettagli possono prolungare i tempi necessari per portare a termine il compito che ci si era prefissato, facendoci rendere conto che l’obiettivo non era così semplice da raggiungere o non era possibile raggiungerlo in un tempo ragionevole.
Come molti proverbi o modi di dire che coinvolgono il diavolo, è destinato a una nota di cautela o un invito alla prudenza. Esso può anche essere usato per giustificare o spiegare l’oscuramento o il fallimento di un progetto dovuto al trascurare dei dettagli o delle considerazioni che possono, appunto, portare al fallimento dell’idea iniziale.
In un certo senso, si potrebbe ricorrere all’uso di “il diavolo è nei dettagli” per fare riferimento a componenti molto piccoli, ma in ultima analisi, importanti di un compito più grande.
Ad esempio, l’esecuzione di un esperimento scientifico in un laboratorio è un compito estremamente delicato, che a volte può essere compromesso da un piccolo errore effettuato all’inizio che può tradursi nel rendere l’esperimento inutile o a volte anche dannoso poiché potrebbe mutare il risultato finale.
Agli sperimentatori si ricorda quindi che “il diavolo è nei dettagli” e questo promemoria è destinato a incoraggiare gli scienziati a verificare il loro lavoro, di approfondire per bene ogni singolo passaggio e di lavorare in maniera accurata in laboratorio.
In alcuni altri casi, questo detto è usato per spiegare perché un compito ha richiesto più tempo del previsto. Chi doveva portare a termine il compito potrebbe dire che aveva previsto un minor tempo di completamento, non rendendosi conto, procedendo col lavoro, che appunto “il diavolo è nei dettagli“.
Le persone utilizzano generalmente questo detto come una scusa in questo senso, quando si sta cercando di disinnescare la rabbia o le conseguenze causate dal ritardo.
Pochi detti si adattano così bene al mondo giuridico come “il diavolo si nasconde nei dettagli“, infatti chi studia diritto sa bene che il significato e il senso di qualsiasi testo giuridico (sia esso di natura legislativa, giurisprudenziale o privatistica-contrattuale), può essere determinato da uno o più “dettagli” del testo, come possono esserlocommi e sottocommibrevi incisi, o anchesingoli aggettivi
Oppure alcune persone dicono anche che “il diavolo è nei dettagli” o nelle minuzie quando si esamina un contratto o un accordo. In generale, l’accordo appare ragionevole, a prima vista, maun più attento esame dei termini e delle note, spesso scritte in piccolorivela un problema o una trappola. Persone che abitualmente firmano accordi di tale genere hanno imparato a guardare o a leggere ogni piccolo dettaglio con molta attenzione, cercando l’intoppo o il problema che potrebbe in ultima analisi, rendere l’operazione insostenibile. Questa attenzione per i dettagli è di solito il segno distintivo di avvocati e commercialisti in particolare.
Un altro uso di questo detto avviene quando si parla di un qualsiasi accordo internazionale, in cui i principi generali sono chiari, ma le difficoltà spesso nascono dall’interpretazione dettagliata.
Ancora un altro contesto in cui si usa tale detto è quando ci si riferisce ad una persona cheprobabilmente sta mentendo poiché è classico di tale persone raccontare un fatto inventato o modificato a proprio favore riempiendo tale racconto con una serie numerosa di dettagli molto precisi che difficilmente possono rimanere impressi nella mente con un tale grado di precisione se il fatto o episodio fosse realmente accaduto.
Non c’è dubbio che i dettagli sono la parte più importante infatti il funzionamento di un’idea dipende non solo dal concetto stesso, ma da quanto e come i numerosi piccoli dettagli vengono gestiti.
Ignorando i piccoli dettagli spesso in seguito ci si ritrova in grossi guai.
Per farvi capire l’importanza dei dettagli vi riporto una citazione da un vecchio poema:
In mancanza di un chiodo si perse il ferro di cavallo
In mancanza del ferro di cavallo si perse il cavallo
In mancanza di un cavallo si perse il cavaliere
In mancanza di un cavaliere si perse la battaglia
In mancanza di una battaglia si perse il regno
In definitiva un chiodo di un ferro di cavallo poteva sembrare un semplice dettaglio!
Anche il più grande progetto dipende il successo delle componenti più piccole.
Concludo dicendovi che è presente anche una interpretazione che possiamo considerareopposta a quelle descritte prima: molti usano tale detto per indicare che il perfezionismo non è la strada da percorrere e quindi “il diavolo è nei dettagli” è usato in tal senso, dove troppi dettagli potrebbe distoglierci dal fuoco principale, quindi non vanno considerati.
Per alcuni, inoltre, prestare attenzione alle piccole cose è eccessivo e contrasta pesantemente il progresso. Credo che questo prenda il nome di “paralisi da analisi“.
Insomma secondo questa filosofia bisogna prendersi i propri rischi…
Per come la penso io l’attenzione ai piccoli dettagli della vita è generalmente una buona pratica, in quanto riduce notevolmente il rischio di sorpresa. Mentre alcune sono sorprese piacevoli, quelle previste dal diavolo in genere non lo sono, quindi vale la pena di evitare di finire in situazioni poco piacevoli, situazioni prevedibili se ci ricordiamo che “il diavolo è nei dettagli“.
Questo comportamento è spesso premiato dagli altri perché potrete ottenere la reputazione di essere attento e premuroso, nonché difficile da ingannare.

sabato 28 luglio 2012

Erri Saputo. Chi s'accontenta rode. Le divisioni nascono quando il male minore viene rappresentato come il bene maggiore, quando il meno peggio viene vestito da meglio assoluto, quando per comodità, rassegnazione e pigrizia morale si sceglie di narcotizzare il senso critico






Le divisioni nascono quando il male minore viene rappresentato come il bene maggiore, quando il meno peggio viene vestito da meglio assoluto, quando per comodità, rassegnazione e pigrizia morale si sceglie di narcotizzare il senso critico che permetterebbe di discernere gli inganni di nuova fabbricazione dalle speranze stagionate. C'è chi getta sul piatto tutto perchè, seduto al tavolo, ha ordinato una gazzosa ma gli hanno portato acqua di pozzo con l'idrolitina, e fa finta che sia ciò che voleva perchè ha sete. E quando sarà seduto da solo a dialogare con la dissenteria fingerà di star bene, stringendo nella mano lo scontrino salatissimo per evitare che finisca in mano a chi poi, per quell'inganno, potrà farsi beffe della sua poca voglia di combattere abbigliata da rivoluzione serva"
Erri Saputo, "Chi s'accontenta rode" - Tepareva Editor


Elisabetta Savino:
acutissima descrizione del quieto vivere e dell'accontentarsi pur di non. Terribilmente reale, e realmente terribile.


giovedì 2 febbraio 2012

Hermes. Messaggero degli Dei e Dio degli Oratori, Poeti, Atleti, Inventori, Commercianti, Ladri e Bugiardi

Per la mitologia greca l'inventore della lira fu Hermes.
Un giorno il dio trovò all'interno della grotta una tartaruga.
Hermes prese il carapace, e tese al suo interno sette corde di budello di pecora,
costruendo così la prima lira. Il Dio la regalò poi ad Apollo, e questi al figlio Orfeo.
Lira ricostruita a partire da una ritrovata ad Atene, risalente al V° sec a.C.
Ora al British Museum, Elgin Collection



La nascita di Hermes.
Hermes nacque sul Monte Cillene in Arcadia. Secondo quanto racconta l'Inno ad Hermes, SUA MADRE MAIA ERA UNA NINFA […] una delle Pleiadi, figlie di Atlante, che si erano rifugiate in una grotta del monte Cillene. IL PICCOLO HERMES FU UN BAMBINO MOLTO PRECOCE: NEL SUO PRIMO GIORNO DI VITA INVENTÒ LA LIRA, E LA NOTTE STESSA RIUSCÌ A RUBARE LA MANDRIA IMMORTALE DI APOLLO, NASCONDENDOLA E CANCELLANDONE LE TRACCE. Quando Apollo accusò Hermes del furto Maia lo difese dicendo che non poteva essere stato lui, dato che aveva trascorso con lei tutta la notte. Tuttavia intervenne Zeus che disse che in realtà Hermes aveva effettivamente rubato la mandria e doveva restituirla. MENTRE DISCUTEVA CON APOLLO, HERMES COMINCIÒ A SUONARE LA SUA LIRA: IL SUONO DEL NUOVO STRUMENTO PIACQUE COSÌ TANTO AD APOLLO CHE, IN CAMBIO DI ESSO, ACCETTÒ CHE HERMES SI TENESSE LA MANDRIA RUBATA".

"Ermes, Hermes, Ermete o Ermète (in greco antico Ἑρμῆς) nella religione greca è il MESSAGGERO DEGLI DÈI E DIO DEGLI ORATORI, DELLA LETTERATURA, DEI POETI, DELL'ATLETICA, DELLE INVENZIONI, E DEL COMMERCIO IN GENERALE[1] nonché, NELLA TEOLOGIA GRECA, RAPPRESENTANTE DEL LÓGOS (ΛΌΓΟΣ, RAGIONE O PAROLA)[2].
Platone fa sostenere anche a Socrate che SI 'DICE' CHE: «ERMES È DIO INTERPRETE, MESSAGGERO, LADRO, INGANNATORE NEI DISCORSI E PRATICO DEGLI AFFARI, IN QUANTO ESPERTO NELL'USO DELLA PAROLA; SUO FIGLIO È IL LOGOS»[3], pur ritenendo che in realtà di questi dèi non sappiamo nulla[4].
« Si tramanda che il loro capo sia Ermete, significando che bisogna compiere atti graditi con raziocinio, e non a caso, bensì verso quanti ne sono degni; infatti, chi sia stato trattato con ingratitudine diviene più restio a compiere benefici. Ora si dà il caso che ERMETE SIA IL LÓGOS, CHE GLI DÈI INVIARONO A NOI DAL CIELO, FACENDO DELLA RAZIONALITÀ UNA PREROGATIVA ESCLUSIVA DEGLI UOMINI, TRA LE CREATURE CHE VIVONO SULLA TERRA, il che essi ritennero di gran lunga eminente su tutto il resto. E HA PRESO NOME DELL'OCCUPARSI DI PARLARE (MÉSTHAIN EREÎN) OSSIA DI DIRE LÉGEIN, oppure del fatto di essere nostro presidio (éryma) e, per così dire, nostra fortezza. »
Lucio Anneo Cornuto. Compendio di Teologia greca. XVI
Questa caratteristica teologica è derivata dalla sua precedente interpretazione mitica come DIO DEI CONFINI E DEI VIAGGIATORI, DEI PASTORI E DEI MANDRIANI, DEGLI ORATORI E DEI POETI, DELLA LETTERATURA, DELL'ATLETICA, DEI PESI E DELLE MISURE, DEL COMMERCIO E DELL'ASTUZIA CARATTERISTICA DI LADRI E BUGIARDI.[5]
L'Inno omerico ad Hermes lo invoca come: "DALLE MOLTE RISORSE (POLÙTROPOS), GENTILMENTE ASTUTO, PREDONE, GUIDA DI MANDRIE, APPORTATORE DI SOGNI, OSSERVATORE NOTTURNO, LADRO AI CANCELLI, CHE FECE IN FRETTA A MOSTRARE LE SUE IMPRESE TRA LE DEE IMMORTALI".[6] Hermes funge anche da interprete, svolgendo il RUOLO DI MESSAGGERO DA PARTE DEGLI DEI PRESSO GLI UOMINI, un compito che divide con Iris. DA HERMES DERIVA LA PAROLA ERMENEUTICA, OVVERO L'ARTE DI INTERPRETARE I SIGNIFICATI NASCOSTI. In greco un uomo fortunato veniva chiamato "hermaion".
La figura di HERMES come inventore del fuoco[7] può essere accostata a quella di PROMETEO. Si credeva che HERMES, OLTRE ALLA SIRINGA E ALLA LIRA, AVESSE INVENTATO ANCHE MOLTI TIPI DI COMPETIZIONI SPORTIVE E LA PRATICA DEL PUGILATO: per questo ERA CONSIDERATO IL PROTETTORE DEGLI ATLETI. Vari esperti di mitologia contemporanei hanno nei loro scritti messo HERMES IN RELAZIONE CON DIVINITÀ IMBROGLIONE E INGANNATRICI PRESENTI IN ALTRE CULTURE.
Hermes rivestiva anche il ruolo di PSICOPOMPO, ovvero un ACCOMPAGNATORE DELLO SPIRITO DEI MORTI CHE LI AIUTA A TROVARE LA VIA PER IL MONDO SOTTERRANEO DELL'ALDILÀ. Molte leggende lo ritraggono come l'UNICO DIO OLTRE AD ADE E PERSEFONE CHE AVESSE IL POTERE DI ENTRARE ED USCIRE DAGLI INFERI SENZA PROBLEMI.
Nel pantheon olimpico classico Hermes era figlio di Zeus e della Pleiade Maia, figlia del Titano Atlante. I SUOI SIMBOLI ERANO IL GALLO E LA TARTARUGA ma era chiaramente riconoscibile anche per il suo BORSELLINO, i suoi SANDALI e CAPPELLO ALATI ed il BASTONE DA MESSAGGERO, il kerykeion. HERMES ERA IL DIO DEI LADRI PERCHÉ ERA MOLTO SCALTRO ED ASTUTO ED INOLTRE ERA UN LADRO EGLI STESSO, fin dalla notte in cui nacque, quando sfuggì a Maia ed ANDÒ A RUBARE IL BESTIAME DEL SUO FRATELLO MAGGIORE APOLLO.
Era devoto e fedele a suo padre Zeus: quando LA NINFA IO, una delle amanti di Zeus, era stata catturata da Hera e CUSTODITA DAL GIGANTE DAI CENTO OCCHI ARGO, HERMES SU ORDINE DEL PADRE ANDÒ A SALVARLA, ADDORMENTANDO IL GIGANTE CON CANTI E RACCONTI E QUINDI DECAPITANDOLO CON UNA SPADA RICURVA.
Nella mitologia romana il corrispondente di HERMES fu MERCURIO che, sebbene fosse un dio di derivazione etrusca, possedeva molte caratteristiche simili a lui, come essere il DIO DEI COMMERCI.

Etimologia: dal 1848, quando Karl Otfried Müller ne fornì una dimostrazione[8], si credeva che il nome Hermes derivasse dalla parola greca HERMA (GRECO ἕΡΜΑ), che identifica un tipo di PILASTRO QUADRATO O RETTANGOLARE DECORATO IN ALTO CON UNA TESTA (GENERALMENTE BARBUTA) DI HERMES ED IN BASSO CON LA RAFFIGURAZIONE DI GENITALI MASCHILI DURANTE L'EREZIONE. Negli ultimi anni però, la scoperta della precedente presenza del dio anche nel pantheon miceneo, testimoniata dalle iscrizioni in scrittura Lineare B ritrovate a Pilo ed a Cnosso che riportano "Hermes Aroia" (Hermes ariete), hanno fatto propendere per l'opinione opposta, ovvero che dal dio il nome sia passato alla rappresentazione in forma di pilastro. In ogni caso l'associazione con questo tipo di costruzioni — usate ad Atene con scopi apotropaici e in tutta la Grecia per segnare le strade e i confini — ha fatto sì che Hermes diventasse il DIO PROTETTORE DEI VIAGGI FATTI VIA TERRA.
Il culto di Hermes  
[…] Vista la sua ABILITÀ AD ATTRAVERSARE I CONFINI, "Hermes Psychopompos" (l'accompagnatore di anime) conduceva gli spiriti di chi era appena morto nel regno sotterraneo dell'Ade. NELL'INNO OMERICO A DEMETRA, HERMES RIPORTA LA KORE (GIOVINETTA O VERGINE) PERSEFONE SANA E SALVA DALLA DEA SUA MADRE. ERA ANCHE NOTO PER ISPIRARE I SOGNI AI MORTALI MENTRE DORMIVANO.
PER GLI ANTICHI GRECI IN HERMES SI INCARNAVA LO SPIRITO DEL PASSAGGIO E DELL'ATTRAVERSAMENTO: RITENEVANO CHE IL DIO SI MANIFESTASSE IN QUALSIASI TIPO DI SCAMBIO, TRASFERIMENTO, VIOLAZIONE, SUPERAMENTO, MUTAMENTO, TRANSITO, TUTTI CONCETTI CHE RIMANDANO IN QUALCHE MODO AD UN PASSAGGIO DA UN LUOGO, O DA UNO STATO, ALL'ALTRO. QUESTO SPIEGA IL SUO ESSERE MESSO IN RELAZIONE CON I CAMBIAMENTI DELLA SORTE DELL'UOMO, CON LO SCAMBIO DI BENI, CON I COLLOQUI E LO SCAMBIO DI INFORMAZIONI CONSUETI NEL COMMERCIO NONCHÉ, OVVIAMENTE CON IL PASSAGGIO DALLA VITA A CIÒ CHE VIENE DOPO DI ESSA.
Nelle epoche più antiche, l'iconografia di Hermes era piuttosto diversa da quella adottata nel periodo classico: era immaginato come un DIO PIÙ ANZIANO, BARBUTO E DOTATO DI UN FALLO DI NOTEVOLI DIMENSIONI ma, NEL VI SECOLO A.C. LA SUA FIGURA FU RIELABORATA E TRASFORMATA IN QUELLA DI UN GIOVANE DALL'ASPETTO ATLETICO. Le statue di Hermes ritratto con il suo nuovo aspetto furono diffusamente sistemate negli stadi e ginnasi di tutta la Grecia.
In EPOCA CLASSICA Hermes era solitamente RITRATTO MENTRE INDOSSAVA UN CAPPELLO DA VIAGGIATORE DALL'AMPIA TESA OPPURE IL PETASO, IL CARATTERISTICO CAPPELLO ALATO. CALZAVA UN PAIO DI SANDALI ANCH'ESSI ALATI, I TALARI E PORTAVA IL BASTONE DA MESSAGGERO TIPICO DELLA CULTURA ORIENTALE – o il CADUCEO attorno al quale sono intrecciati due serpenti, o il "KERYKEION" , sopra al quale si trova un simbolo simile a quello a quello usato in astrologia per il segno del toro. INDOSSAVA ABITI SEMPLICI, DA VIAGGIATORE, LAVORATORE O PASTORE. Spesso era rappresentato o ricordato inserendo nelle opere d'arte i suoi TIPICI SIMBOLI, LA BORSA, IL GALLO O LA TARTARUGA. Quando era rappresentato nella sua accezione di "HERMES LOGIOS", OVVERO IL SIMBOLO DELLA DIVINA ELOQUENZA, generalmente teneva un BRACCIO ALZATO IN UN GESTO CHE ACCENTUAVA L'ENFASI DELL'ORAZIONE.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ermes


Note:
  1. Walter BurkertGreek Religion, 1985, section III.2.8.
  2. «Ermete è il dio del λόγος (parola, ragione) interprete e messaggero di Zeus. Nell'allegoresi soprattutto stoica, come in ambito gnostico, è identificato con il λόγος: Platone, Crat., 407, Cornuto 16 [...].» Ilaria Ramelli. Enciclopedia filosofica, vol.4. Milano, Bompiani, pag. 3558
  3. ^ Cfr. PlatoneCratilo, 407e-408d.
  4. «Ma questi dèi sono proprio quelli di cui Platone credeva di dimostrare l'esistenza? Abbiamo ragione di dubitarne. Nel Cratilo fa dire a Socrate che non sappiamo niente di questi dèi, neppure i loro veri nomi» Eric Dodds. I greci e l'irrazionale. Milano, Rizzoli, 2009 pag.272
  5. ^ W. Burkert, Greek Religion (la religione Greca) 1985 sezione III.2.8; "Hermes." (EN) Enciclopedia Mitica da Encyclopedia Mythica Online. Aggiornata al 4 ottobre 2006.
  6. ^ "Inno ad Hermes" 13. La parola polùtropos (dalle molte risorse, ingegnoso, abile a trovare stratagemmi) è usata anche per descrivere Odisseo nel primo verso dell'Odissea.
  7. ^ Inni omerici " (versi 105, 108-10)
  8. ^ K.O. Müller, Handbuch der Archäologie (Manuale di archeologia) 1848


15 Maggio MERCURALIA Festa natale di Mercurio.
Anniversario della dedica del tempio di Mercurio sito ai piedi dell'Aventino (495 a.C.).

« ...I consoli si contendevano l'onore di consacrare il tempio di Mercurio e il senato girò la questione al popolo: a chi dei due fosse toccato, per volontà del popolo stesso, l'onore della consacrazione, sarebbe andata anche l'amministrazione dell'annona e il compito di formare una corporazione di commercianti, nonché di celebrare i riti solenni di fronte al pontefice massimo. Il popolo assegnò la consacrazione del tempio a Marco Letorio, centurione primipilo, con un intento chiarissimo: non si trattava cioè tanto di onorare quest'uomo - troppo grande la sproporzione tra l'incarico e la sua posizione nella vita di tutti i giorni -, quanto di un'offesa alle persone dei consoli. ... »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. II, par. 27)

Mercurio era il dio romano del commercio e, alle idi di maggio (il 15), i mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata non lontana dalla Porta Capena. A causa del fatto che per la loro attività spesso dovessero fare ricorso all'imbroglio o a menzogne, dopo essersi purificati ed avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì raccoglievano le acque in giare anch'esse purificate, che riportavano a casa per aspergere con rami di alloro il capo e gli oggetti prossimi alla vendita. Queste operazioni erano accompagnate da varie preghiere ed invocazioni.
1. ^ Ovidio, Fasti, V, 670-690

Nella mitologia romana Mercurio rappresenta non solo per la sua velocità i ladri ma è anche il dio degli scambi, del profitto del mercato e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante. A Roma, un tempio a lui dedicato, nei pressi del Circo Massimo sul colle Aventino, nel 495 a.C. Ebbe dalla ninfa Carmenta Evandro, il mitologico fondatore della città di Pallante sul Palatino a Roma.
Mercurio, dipinto di Hendrik Goltzius



Hermes Logios 
Copia marmorea romana di un originale greco del V secolo a.C. 
forse attribuibile a Fidia

Ermes con Dionisio, opera di Prassitele


sabato 21 gennaio 2012

Georges de La Tour. Maddalena penitente. Nel buio rotto dalla fiamma, la donna sta consumando serenamente la sua penitenza: è seduta, cinta dal cilicio, il suo sguardo è fisso sulla candela, simbolo del tempo che si consuma, con la mano destra accarezza il teschio sulle sue ginocchia. È chiaro che ha già compiuto la scelta di ritirarsi dal mondo ingannevole, preferendo la solitudine e l'austerità.

*_Artisticamente citando_*
Maddalena penitente - Georges de La Tour.

Nel buio rotto dalla fiamma, la donna sta consumando serenamente la sua penitenza: è seduta, cinta dal cilicio, il suo sguardo è fisso sulla candela, simbolo del tempo che si consuma, con la mano destra accarezza il teschio sulle sue ginocchia. È chiaro che ha già compiuto la scelta di ritirarsi dal mondo ingannevole, preferendo la solitudine e l'austerità.

1640-1645. Parigi, Museo del Louvre.

mercoledì 18 gennaio 2012

Albert Camus. Non rinunciare mai. Hai tante cose dentro di te e la più nobile di tutte, il senso della felicità. Ma non aspettarti la vita da un uomo. Per questo tante donne s’ingannano. Aspettala da te stessa.

Per la sua importante produzione letteraria,
che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo.
Motivazione del Premio Nobel per la letteratura 1957








Camus più che letteratura è filosofia, l'idea di un'umanità intrappolata nell'assurdo (vedi Sisifo), ingranaggio di una macchina fino a quando non prendere coscienza di questo e si trova di fronte a un bivio: il suicidio o la lotta, vita o non vita. La terza via indicata dai vecchi filosofi e dallo Straniero, l'atarassia, non è una vera via ma solo un altro modo per tornare ingranaggio.



 Lo straniero per me è il suo capolavoro.
I suoi scritti si considerano come romanzi filosofici.


Alessandro Chiacchiararelli  

l'uomo in rivolta contro la coscienza del materialismo della realtà che ci circonda, la tragedia del vivere




Noi abbiamo esiliato la bellezza, 
i Greci per essa hanno preso le armi.
E’ la prima differenza ma risale a molto addietro.
Albert Camus, L’esilio di Elena,
ne: L’Estate e altri saggi solari, p.79


Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a rifare il mondo.
La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande:
consiste nell’impedire che il mondo si distrugga.
Erede di una storia corrotta
in cui si fondono le rivoluzioni fallite e le tecniche impazzite,
la morte degli dei e le ideologie portate al parossismo,
in cui mediocri poteri, privi ormai di ogni forza di convincimento,
sono in grado oggi di distruggere tutto,
in cui l’intelligenza si è prostituita fino a farsi serva dell’odio e dell’oppressione,
questa generazione ha dovuto restaurare,
per se stessa e per gli altri, fondandosi sulle sole negazioni,
un po’ di ciò che fa la dignità di vivere e di morire.
Albert Camus, Stoccolma, 10 dicembre 1957,
tratto dal discorso di accettazione del Nobel.



Così ho fatto tutto il necessario perché tu mi sfuggissi.
E quanto più il fascino di quel settembre antico era stato grande, tanto più ho voluto spezzare un certo incanto. Tu dunque mi sei sfuggita in una certa maniera. È la giustizia, a volte atroce, di questo mondo. Al tradimento risponde il tradimento, alla maschera d’amore, la fuga dell’amore. [...] Per aiutare me stesso, comunque, non mi varrò soltanto di questa fredda equità di cuore, ma della predilezione, dell’affetto che ho per te. Mi accuso a volte di essere incapace d’amare.
Forse è vero, ma sono stato capace di eleggere alcune persone e di serbar loro, fedelmente, il meglio di me, qualsiasi cosa facessero.
Albert Camus






Questo del dicembre 1959 è l’ultimo appunto scritto da Camus sui suoi taccuini
Il mese successivo un incidente automobilistico toglie la vita a lui ed all’amico Michel Gallimard (il famoso editore francese). Per un macabro scherzo del destino, nella tasca dello scrittore venne ritrovato un biglietto ferroviario: probabilmente aveva scelto solo all’ultimo secondo di viaggiare in automobile.



Ad ogni angolo di strada il sentimento dell'assurdità potrebbe colpire un uomo in faccia.
Albert Camus

E la cosa più assurda era, secondo lo scrittore francese Albert Camus, morire in un incidente automobilistico. Invece così gli accadde, a soli 47 anni, il 4 gennaio 1960 presso Villeblevin, in Borgogna. Tra i rottami venne trovato un manoscritto, da cui fu ricavato il romanzo "Il primo uomo".



“Credi a me, non ci sono grandi dolori,
grandi pentimenti, grandi ricordi.
Si dimentica tutto, anche i grandi amori. 
È questo il triste e l’esaltante della vita
C’è solo un certo modo di vedere le cose e di tanto in tanto viene fuori.
È per questo che è bello in ogni caso aver avuto un grande amore,
una passione sfortunata nella propria vita.
Sarà almeno un alibi per le disperazioni senza motivo che ci affliggono.”
Albert Camus, La morte felice


Non rinunciare mai, Catherine.
Hai tante cose dentro di te e la più nobile di tutte, il senso della felicità.
Ma non aspettarti la vita da un uomo.
Per questo tante donne s’ingannano.
Aspettala da te stessa.
Albert Camus, La morte felice


Non amo citarlo, se non per com'era: solare,
amante della vita fino alla sfida.
Convinto che, se anche l'infelicità sembra prendere tutto,
c'è sempre una piccola parte di te che non avrà mai.
E a quella che ti devi attaccare.
Catherine di suo padre Albert Camus


«Mia cara, nel bel mezzo dell’odio 
ho scoperto in me un invincibile amore.
Nel bel mezzo delle lacrime
ho scoperto in me un invincibile sorriso.
Nel bel mezzo del caos
ho scoperto in me un’ invincibile tranquillità.
Ho compreso, infine, che nel mezzo dell’inverno
vi era in me un’invincibile estate.
E ciò mi rende felice».
Albert Camus


CAMUS PARLAVA DI ANGOSCIA, DI TERRORE E DELL’INFELICITÀ DELLA CONDIZIONE UMANA, ma ne parlava in modo così sereno e fiorito… il suo linguaggio era tale da dare l’impressione che niente sarebbe mai riuscito a scalfire né lui né il suo stile. In altre parole, era lo stesso che se tutto fosse andato nel migliore dei modi. Il suo modo di scrivere era quello di un uomo che aveva appena finito di mangiare una grossa bistecca, con contorno di insalata e di patate fritte, accompagnandola con una bottiglia di buon vino francese. FORSE L’UMANITÀ SOFFRIVA, MA LUI NO DI SICURO. Molto saggio da parte sua, ma Henry preferiva qualcuno che urlasse quando il mondo andava a fuoco. 
Charles Bukowski, Grida quando stai bruciando




L'intellettuale non deve essere indifferente alla politica.
Deve però essere indipendente da essa. [...]
L'artista non deve servire alcun partito,
ma soltanto la gioia e il dolore degli uomini.
Albert Camus


La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, 
è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo.
Albert Camus
Mondovi, Algeria, 7 novembre 1913 – Villeblevin, 4 gennaio 1960


Sperare in un’altra vita significa bestemmiare contro questa:
perché, se esiste un peccato contro la vita,
non è forse tanto il disperarsene
quando lo sperare in un’altra vita,
e sottrarsi all’implacabile grandezza di questa.
Albert Camus


L'uomo è la sola creatura che si rifiuta di essere ciò che è.
Albert Camus

La grandezza dell'uomo è nella decisione
di essere più forte della sua condizione
Albert Camus


La vera generosità verso il futuro
consiste nel donare tutto al presente.
Albert Camus


Perché un pensiero cambi il mondo,
bisogna che cambi prima la vita
di colui che lo esprime.
Che si cambi in esempio.
Albert Camus - da “Taccuini”



Ogni volta che si cede (che io cedo) alle proprie vanità,
ogni volta che si pensa e si vive «per apparire», si tradisce.
E ogni volta è sempre la gran disgrazia di voler apparire
che mi ha rimpicciolito dinanzi al vero.
Non è necessario offrirsi agli altri: 
solo a coloro che si amano.
Perché in questo caso non ci si offre per apparire ma soltanto per dare.
Veramente forte è colui che appare esclusivamente quando è necessario.
Andare sino in fondo significa saper serbare il proprio segreto.
Albert Camus, Taccuini



Quando ero giovane,
mi aspettavo dalle persone 
più di quello che potevano darmi,
amicizia eterna, emozioni permanenti.
Adesso ho imparato ad aspettarmi 
meno di quello che possono darmi.
Le loro emozioni, la loro amicizia, i loro gesti nobili
continuano ad avere un valore miracoloso ai miei occhi,
sono il frutto della grazia.
Albert Camus


"Ho incontrato nella storia, da quando sono nell'età adulta, 
molti vincitori il cui volto mi appariva ripugnante. 
Perché vi leggevo l'odio e la solitudine
Perché non erano niente se non erano vincitori 
e per diventarlo dovevano ammazzare e sottomettere.
Ma esiste un'altra razza di uomini che ci aiuta a respirare,
che ha sempre posto la propria esistenza e libertà
solo nella libertà e felicità di tutti,
che trova quindi fin nelle sconfitte le ragioni per vivere e amare.
Questi, anche se vinti, non saranno mai soli."
Albert Camus, La Spagna nel cuore, 1954


La politica e il fato dell'umanità vengono forgiati da uomini privi di ideali e grandezza.
Gli uomini che hanno dentro di sé la grandezza non entrano in politica.
La simpatia... un sentimento da presidente del consiglio:
si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi.
Lo schiavo inizia col chiedere giustizia
e finisce col volere portare una corona…
a sua volta, deve dominare.
Albert Camus



Una persona che conoscevo divideva gli esseri umani in tre categorie:
quelli che preferiscono non avere niente da nascondere
piuttosto che essere obbligati a mentire,
quelli che preferiscono mentire
che non aver niente da nascondere
e gli ultimi quelli che amano sia mentire sia nascondere.
Albert Camus




Ho orrore di tutte le verità assolute,
delle loro applicazioni totali,
dei loro presunti detentori d'ogni risma.
Prendete una verità, portatela con cautela ad altezza d'uomo,
guardate chi colpisce, chi uccide, cosa risparmia, cosa elimina,
annusatela a lungo, accertatevi che non puzzi di cadavere,
assaggiatela tenendola un po' sulla lingua,
ma siate sempre pronti a sputarla immediatamente.
L'uomo libero è questo: il diritto di sputare.
Albert Camus


Non ha notato il modo in cui la nostra società s’è organizzata per liquidare la gente?
Avrà certo sentito parlare di quei minuscoli pesci nei fiumi brasiliani
che attaccano a migliaia il nuotatore imprudente,
lo ripuliscono in pochi istanti a piccoli e rapidi bocconi,
e lasciano solo uno scheletro immacolato?
Ebbene, la loro organizzazione è così.
«Volete una bella vita ordinata e pulita? Come tutti?»
Uno dice sì, naturalmente. Vuoi dir di no? «D’accordo.
Vi ripuliremo. Ecco qua un mestiere, una famiglia, gli svaghi organizzati
E i dentini rodono la carne fino all’osso.
Ma sono ingiusto. Non bisogna dire: la loro organizzazione.
È la nostra, in fin dei conti: si gareggia a chi ripulirà l’altro
Albert Camus



Ah, se soltanto potessi godere la vera solitudine,
non questa mia solitudine infestata dai fantasmi,
ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d'alberi –
sentire tutta l'ebbrezza del flusso del mio cuore.
ALBERT CAMUS, nasceva 7 NOVEMBRE 1913


La malattia è un convento con la sua regola,
la sua ascesi, i suoi silenzi e le sue ispirazioni.
Albert Camus, Taccuini (Quaderno n. 4)

Come rimedio alla vita di società suggerirei la grande città.
Ai giorni nostri è l'unico deserto alla portata dei nostri mezzi
Albert Camus

Viviamo così il tempo delle grandi città
Deliberatamente, il mondo è stato amputato 
di ciò che costituisce la sua permanenza: 
la natura, il mare, la collina, la meditazione delle sere.
Albert Camus


Non ci sono piú deserti,
non ci sono piú isole,
peró se ne sente il bisogno.
Per capire il mondo,
bisogna, a volte, distrarsi;
per servire meglio gli uomini,
tenerli un momento a distanza.
Albert Camus




Si annoiava, ecco tutto, si annoiava come la maggior parte della gente.
Perciò s’era fabbricato con le sue mani una vita di complicazioni e di drammi.
Albert Camus


Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, 
si perde l’abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza. 
Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo.
Albert Camus


Che cosa medito di più grande di me, e che cosa sento senza poterlo definire?
Una specie di difficile marcia verso una santità della negazione, un eroismo senza Dio,
l'uomo puro insomma. Tutte le virtù umane, compresa la solitudine di fronte a Dio. [...]
La mia opera avrà tante forme quante sono le tappe sulla strada di una perfezione senza ricompensa.
Lo Straniero è il punto zero. Idem il Mito. La peste è un progresso, non dallo zero verso l'infinito, ma verso un complessità più profonda che deve ancora essere definita.
Il punto d'arrivo sarà il santo, ma avrà un valore aritmetico, misurabile come l'uomo.
Taccuini di Albert Camus




Grigoreiev: L’uomo ha paura della morte perché ama la vita,
perché la vita è buona, ecco tutto.
Kirillov: È viltà, viltà, nient’altro.
La vita non è buona. E l’altro mondo non esiste! 
Dio non è che un fantasma 
generato dalla paura della morte e dalla sofferenza. 
Per essere liberi, bisogna vincere la sofferenza e il terrore, 
bisogna uccidersi.
Allora, non ci sarà più alcun Dio
e l’uomo sarà finalmente libero.
Allora, si dividerà la storia in due parti:
dalla scimmia all’eliminazione di Dio
e dall’eliminazione di Dio…
Grigoreiev: Alla scimmia…
Kirillov: Alla divinazione dell’uomo.
Chi osa uccidersi, quello è Dio.
Albert Camus. I Demoni


- Kaliayev: Non bisogna dire così fratello. Dio non può nulla.
La giustizia è affar nostro! (Un silenzio)
Non capisci? Sai la leggenda di San Dimitri?
- Foka: No.
- Kaliayev: Aveva appuntamento nella steppa con Dio in persona,
ci stava correndo quando incontrò un paesano con un carro impantanato.
Allora San Dimitri lo aiutò.
Il fango era denso e il pantano profondo.
Bisognò darsi da fare per un'ora.
Appena finito, San Dimitri corse all'appuntamento.
Ma Dio non c'era più.
- Foka: E allora?
- Kaliayev: E allora ci sono quelli che arriveranno sempre in ritardo agli appuntamenti
perché ci sono troppi carri impantanati e troppi fratelli da soccorrere.
Albert Camus, I giusti


Da tanto tempo ho vergogna, vergogna da morirne,
di essere stato, sebbene da lontano,
sebbene in buona fede, anch’io un assassino.
Per questo ho deciso di rifiutare tutto quello che,
da vicino o da lontano, per buone e cattive ragioni,
faccia morire o giustifichi chi faccia morire."
Albert Camus


In verità, è un paradosso tipico dello spirito umano
cogliere gli elementi senza poterne abbracciare la sintesi:
paradosso epistemologico d'una scienza certa nei fatti,
ma comunque insufficiente.
Albert Camus



Creare è dare una forma al proprio destino
Albert Camus


Non si pensa nello stesso modo su una stessa cosa la mattina e la sera. 
Ma dov'è il vero, nel pensiero della notte o nello spirito del mezzogiorno?
Due risposte, due razze di uomini.
Albert Camus


Non saremo mai contenti finché continueremo a cercare in cosa consiste la felicità,
così come non potremo mai vivere la Vita cercandone il significato
Albert Camus

Osservando il cielo scuro cosparso di segni e di stelle,
per la prima volta ofrii il mio cuore alla benigna indifferenza dell'Universo
Albert Camus

In nome di che cosa giudichiamo,
noi che giudichiamo?
Albert Camus



Noi abbiamo esiliato la bellezza,
i Greci per essa han preso le armi.
È la prima differenza, ma risale molto addietro.
Il pensiero greco si è sempre trincerato nell'idea di limite.
Non ha spinto nulla all'estremo,
né il sacro, né la ragione,
perché non ha negato nulla,
né il sacro, né la ragione.
Ha tenuto conto di tutto,
equilibrando l'ombra con la luce.
Invece la nostra Europa,
lanciata alla conquista della totalità,
è figlia della dismisura.
Essa nega la bellezza
come nega tutto quello che non esalta.
E, per quanto in modo diverso, esalta una sola cosa:
l'impero futuro della ragione.
Nella sua follia,
essa allontana i limiti eterni e,
nello stesso istante,
oscure Erinni le si avventano sopra
e la straziano.
Vecchia Nemesi, dea della misura,
non della vendetta.
Chi supera il limite,
ne è castigato senza pietà.
Albert Camus, L'esilio di Elena, 1948




Un uomo labirintico non cerca mai la verità,
ma sempre e soltanto Arianna.
Albert Camus, 1951




Uno degli attacchi più belli della storia della letteratura. l'emblema dell'esistenzialismo
Era qualcosa tipo "Oggi è morta mia madre. o forse ieri, non ricordo"..








Albert Camus







Albert Camus
Mondovi 1913 - Villeblevin 1960
Scrittore e filosofo francese
Taccuini 1935-1942






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