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sabato 2 aprile 2016

Niels Bohr. Non esiste materia, vi è solo un tessuto di relazioni.

"Non esiste materia, vi è solo un tessuto di relazioni"
(Niels Bohr - Fisico, uno dei i padri della fisica moderna)

Quando Albert Einstein, in uno dei più famosi aforismi della storia, sostenne che Dio non poteva giocare a dadi, di fatto si riferiva a Niels Bohr. Persino Einstein, tuttavia, non poteva non riconoscere l'assoluta grandezza del fisico danese. A Bohr si devono infatti alcune delle più importanti intuizioni della fisica di ogni tempo, a partire dalla struttura dell'atomo e terminando col "principio di complementarità", che ha modificato radicalmente il concetto stesso di legge fisica. Uomo notoriamente involuto nei suoi lavori tecnici, Bohr si avventurò in alcune occasioni al di fuori del proprio territorio con interventi di ampio respiro, divulgativi, persino visionari. 
Si tratta dei testi raccolti in questo prezioso volume: una finestra aperta su una delle menti più raffinate di ogni tempo.

Il libro è disponibile su Amazon qui:
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venerdì 8 gennaio 2016

Come scrivono Norsa e Zavattini in “Intimità e collusione”, “l’innamoramento ha a che fare con uno stato del Sé alla ricerca di qualcosa fuori da Sé“. Ci si innamora della propria idea della relazione e ciascuno vede dell’altro solo ciò che è in sintonia con i propri desideri ed ignora tutto ciò che se ne discosta. Il partner diviene una sorta di manichino da abbellire con accessori intonati ai propri, attraverso quella che E. Fromm definirebbe una “complessa ed egoistica proiezione di se stessi nell’altro“. Un gioco di identificazioni incrociate destinate però a scontrarsi presto o tardi con il principio di realtà. Con il trascorrere del tempo, infatti, complice anche la minor produzione di endorfine da parte del proprio cervello, l’illusione di aver trovato l’altra metà della mela, talvolta lascia il posto alla scoperta di aver rivestito con i panni del principe azzurro, nient’altro che il palo della luce. C'è chi, non senza imbarazzo, ci si accorge di condividere il letto con un estraneo e chi preferisce organizzarsi in modo da proteggere le illusioni che hanno determinato la scelta del partner, ostinandosi a far incarnare all'altro il ruolo di partner ideale, continuando a regalargli mantelli sempre più azzurri per il suo compleanno o cercando di farle calzare una scarpetta visibilmente troppo stretta.



Come scrivono Norsa e Zavattini in “Intimità e collusione”, “l’innamoramento ha a che fare con uno stato del Sé alla ricerca di qualcosa fuori da Sé“. Ci si innamora della propria idea della relazione e ciascuno vede dell’altro solo ciò che è in sintonia con i propri desideri ed ignora tutto ciò che se ne discosta. Il partner diviene una sorta di manichino da abbellire con accessori intonati ai propri, attraverso quella che E. Fromm definirebbe una “complessa ed egoistica proiezione di se stessi nell’altro“. Un gioco di identificazioni incrociate destinate però a scontrarsi presto o tardi con il principio di realtà. Con il trascorrere del tempo, infatti, complice anche la minor produzione di endorfine da parte del proprio cervello, l’illusione di aver trovato l’altra metà della mela, talvolta lascia il posto alla scoperta di aver rivestito con i panni del principe azzurro, nient’altro che il palo della luce. C'è chi, non senza imbarazzo, ci si accorge di condividere il letto con un estraneo e chi preferisce organizzarsi in modo da proteggere le illusioni che hanno determinato la scelta del partner, ostinandosi a far incarnare all'altro il ruolo di partner ideale, continuando a regalargli mantelli sempre più azzurri per il suo compleanno o cercando di farle calzare una scarpetta visibilmente troppo stretta. 



Ogni incontro è costellato da una miriade di aspettative. 
Tutta colpa della rappresentazione mentale dell’altro che ognuno si costruisce meticolosamente per tutta la vita e con la quale si presenta al primo appuntamento. Una rappresentazione per lo più inconscia che si traveste da abito su misura da porgere all’ignaro partner. E non importa se questi ha gusti divergenti in fatto di look o semplicemente indossa una taglia diversa. All’inizio di ogni relazione di coppia, ciascuno pretende che l’altro indossi i panni del proprio Principe Azzurro o di quella che si figura come Donna Ideale. Inizia così l’idilliaca fase dell’idealizzazione, in cui ci si innamora della propria idea della relazione e ciascuno vede dell’altro solo ciò che è in sintonia con i propri desideri ed ignora tutto ciò che se ne discosta. Il partner diviene una sorta di manichino da abbellire con accessori intonati ai propri, attraverso quella che E. Fromm definirebbe una “complessa ed egoistica proiezione di se stessi nell’altro“. Si proiettano sul partner i propri bisogni e le proprie mancanze, i vuoti interiori da riempire e i significati rassicuranti che hanno caratterizzato le proprie relazioni affettive primarie. Come scrivono Norsa e Zavattini in “Intimità e collusione”, uno dei testi cardine della mia formazione universitaria, “l’innamoramento ha a che fare con uno stato del Sé alla ricerca di qualcosa fuori da Sé“. Un gioco di identificazioni incrociate destinate però a scontrarsi presto o tardi con il principio di realtà. Con il trascorrere del tempo, infatti, complice anche la minor produzione di endorfine da parte del proprio cervello, l’illusione di aver trovato l’altra metà della mela, talvolta lascia il posto alla scoperta di aver rivestito con i panni del principe azzurro, nient’altro che il palo della luce. Accade il giorno in cui, non senza imbarazzo, ci si accorge di condividere il letto con un estraneo e la casa con uno scomodo coinquilino. Ogni relazione attraversa questo sentiero lastricato dai carboni ardenti, in cui è necessario che la coppia sottoponga le proprie aspettative al vaglio del principio di realtà. C’è chi lo attraversa indenne e, superata la fisiologica crisi, riesce ad avviare quel processo evolutivo che permette alla coppia di riassestarsi su equilibri più realistici e funzionali; qualcun altro lo abita per un pezzo, faticando per trovare la via d’uscita; c’è infine chi decide di soggiornarvi in pianta stabile, come in una prigione ben arredata, convincendosi che è ciò che ha sempre desiderato, ostinandosi (inutilmente) a voler cambiare l’altro in modo da renderlo quanto più vicino possibile al proprio ideale. In quest’ultimo caso, si tratta di coppie che preferiscono organizzarsi in modo da proteggere le illusioni che hanno determinato la scelta del partner, ostinandosi a far incarnare all’altro il ruolo di partner ideale, continuando a regalargli mantelli sempre più azzurri per il suo compleanno o cercando di farle calzare una scarpetta visibilmente troppo stretta. Ma stare insieme con lo scopo di cambiare il partner significa voler auto infliggersi la pena di condividere il letto con il fantasma delle proprie proiezioni.


Amore è dare all’Altro quello che non si ha

L’Amore è qualcosa che sfugge a qualunque definizione. Hanno provato a delimitarla entro confini descrittivi filosofi, poeti e cantori, fortunatamente fallendo miseramente. Perché l’Amore trascende i confini, ignora gli argini, sfugge a schemi precostituiti.
Se non è possibile racchiudere l’amore in categorie pronte all’uso, né affidarci a dettagliati libretti d’istruzioni per non incorrere in rapporti affettivi disfunzionali, è però possibile scegliere di riservare alle proprie esistenze la pienezza che solo i rapporti ricchi, vitali, appaganti, sono in grado di regalarci. Rapporti espressione di un bisogno di reciproca appartenenza che affonda le proprie radici in quella forma di libertà che rifugge tanto la fusionalità quanto la pretesa di controllo. Perché un rapporto affettivo possa fondarsi su questi presupposti, ognuno dovrebbe essere in grado di guardare senza pre-giudizi l’altro, di comunicare senza paura con se stesso e di accettare, senza rinnegarle, le proprie tenebre. E’ fin troppo facile dare all’altro ciò che si possiede, ciò che ci viene facile; l’Amore dovrebbe richiedere la messa in campo di risorse aggiuntive, l’impegno a mobilitare risorse nuove, a lavorare sui propri limiti (che si tratti dell’incapacità di chiedere scusa, di esprimere i propri sentimenti o di abbandonare vecchi rancori). “L’amore è dare all’Altro quello che non si ha” come scrive Recalcati, cercando di diventare migliori grazie a/e per l’Altro. “Donare all’Altro la mancanza che la sua vita apre in noi” allora, significa lasciare che l’altro ci migliori (riempendo la mancanza di quella data qualità) e restituirgli il frutto di quel cambiamento!


L’altra metà della mela

Per vivere l’amore in modo appagante, dopo la naturale fase dell’innamoramento, la coppia ha bisogno di abbandonare le reciproche immagini idealizzate che ciascuno si è costruito del partner; solo attraversando il processo della cosiddetta disillusione, infatti, è possibile giungere alla piena accettazione dell’altro come “Altro da Sè”. Perché è un’illusione aspettare che arrivi qualcuno a completarci, ad incastrarsi in perfetta sintonia con noi e con i nostri bisogni, a realizzare le nostre imprese incompiute. Una relazione di coppia dovrebbe essere l’incontro di due unità. Altrimenti rischia evolvere su un terreno minato in partenza, pronto a sgretolarsi sotto i piedi al termine della fase di innamoramento/idealizzazione, ovvero non appena l’altro ci appare per quello che è e si rifiuta di cambiare per appagare le nostre irrealistiche attese. Perché, come ammoniva Erich Fromm “È inutile cercare chi ti completi, nessuno completa nessuno, devi essere completo da solo per poter essere felice”! E a furia di cercare l’altra metà della mela, si rischia di doversi accontentare dell’ombra ingombrante dei propri desideri insoddisfatti. Perché dopotutto l’Amore richiede solo di conoscersi reciprocamente per quello che si è e decidere se è possibile, insieme, diventare qualcosa di più.

https://psichenessunoecentomila.wordpress.com/2016/01/08/aaa-amore-cercasi-astenersi-cenerentole-e-principi-azzurri/#more-3120

giovedì 1 ottobre 2015

Callistrato. Tra gli dei che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.


Tra gli dei che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.
Callistrato




Oratore, uomo politico, certo. 
Ma essenzialmente un amante della vita, che voleva fare apprezzare anche agli altri in tutta la sua potenziale bellezza. Vedasi la sua descrizione della statua di Narciso:
"Non è possibile descrivere con parole come la pietra si fosse ammorbidita fino a sembrare fluida, e avesse prodotto quel corpo forzando la sua stessa sostanza: pur essendo infatti di natura molto duro, emanava una sensazione di mollezza, effondendosi in una sorta di tenue turgore. Teneva in mano anche una siringa, con la quale quel fanciullo soleva intonare melodie alle divinità pastorali, facendo riecheggiare di suoni gli spazi più deserti, quando lo prendeva il desiderio di intrecciare la sua voce a quella delle cetre sonore. Poiché ho potuto ammirare questo Narciso, o giovani, ho voluto presentarlo anche a voi." 
Callistrato, Descrizioni" 5.5

mercoledì 23 settembre 2015

Alexandr Milov. Questa scultura si chiama "Amore". Creata da Alexandr Milov, artista ucraino. La scultura rappresenta un conflitto tra un uomo e una donna, e in ultima analisi, un espressione interiore della natura umana. la scultura di due adulti che si danno le spalle... ma il bambino interiore di ognuno vuole solo avvicinarsi e amare. Burning Man Festival 2015

Questa scultura si chiama "Amore". Creata da Alexandr Milov, artista ucraino. La scultura rappresenta un conflitto tra un uomo e una donna, e in ultima analisi, un espressione interiore della natura umana. la scultura di due adulti che si danno le spalle... ma il bambino interiore di ognuno vuole solo avvicinarsi e amare.
Burning Man Festival 2015

Alexander Milov, Amore.






molte volte le infrastrutture sociali, la cultura, l'educazione, le convenzioni, le complicazioni che costruiamo noi stessi ci rendono lontani ....ma se si è semplici ed immediati nei sentimenti troviamo maggiori punti di contatto...



....non è così semplice.....anzi......credo che solo se si prova un sentimento forte si possano superare queste differenze.....altrimenti queste ultime ci offuscano.....e i "bambini interiori" soccombono .....che tristezza!!




Ma perché gli adulti perdono la capacità di amare e amarsi. 
Come si può vivere senza amore? 
È la linfa vitale che ci da energia per vivere. 
Io in questa scultura però ci vedo tanto pessimismo. 
L'autore ha di fatto riportato una realtà che a prima vista potrebbe sembrare oggettiva ma che dipende "in realtà"da ognuno di noi. Gli artisti o tutti coloro che hanno la possibilità di lanciare dei messaggi dovrebbero porsi in maniera positiva e propositiva, tale da stimolare il bello che c'è in noi e nella vita stessa. Io in questa scultura ci vedo solo tristezza e se fossi diversa da quello che sono, non farebbe altro che farmi chiudere ancora di più nei confronti dell'amore. Chi non ama è perché non è in grado di farlo. Dire è difficile, è dura è rischioso sono solo scusanti, che mascherano la propria incapacità. Questo penso.



sabato 19 settembre 2015

Scritto sulla mia pelle - 9 libri su adolescenti e genitori che vi consiglio.

9 libri su adolescenti e genitori che vi consiglio 
di Pietro Vaghi | 17.09.2015"

Sullo stesso scaffale, cerco di far entrare romanzi di formazione e storie che raccontano le relazioni, a volte equilibrate, spesso no, tra genitori e figli...". 

Su ilLibraio.it i consigli di lettura di Pietro Vaghi, in libreria con "Scritto sulla mia pelle": 

da Shakespeare a Dostoevskij, passando per Cormac McCarthy, fino ad arrivare a "Open" di Andres Agassi, ecco le sue scelte...

Scrivere di adolescenza è raccontare la ricerca dell’identità, quel momento incredibile, sofferto e felice in cui si definisce chi siamo, spesso in contrasto con gli altri. Sullo stesso scaffale, cerco di far entrare romanzi di formazione e storie che raccontano le relazioni, a volte equilibrate, spesso no, tra genitori e figli. Eccone alcune in ordine sparso:

– Il mio nome è Asher Lev, Chaim Potok. 
Una vocazione artistica in contrasto con il contesto religioso e le relazioni familiari. 
Un capolavoro che racconta il dolore di un figlio che, pur amando i genitori, cerca di definire se stesso in contrasto con loro.

– La strada, Cormac McCarthy. 
Metafora del nostro mondo in crisi di valori: familiari, culturali, sociali ed ecologici. 
Qualcuno dice che siamo vicini alla fine. Un padre e un figlio la attraversano insieme.

–Storia di amore e perdizione, Burgess Melvin. 
Si è parlato molto di giovani e droga quest’estate. 
Un viaggio realistico e duro tra le strade dell’eroina. 
Protagonisti due quindicenni in fuga da famiglie molto diverse.

– Il signore delle mosche, William Golding. 
Un aereo precipita su un’isola e sopravvivono solo gli alunni di una scuola inglese. 
Dinamiche di gruppo, paure, follie e amicizie tra preadolescenti e adolescenti autogestiti.

– Bianca come il latte rossa come il sangue, Alessandro D’Avenia. 
Il cuore di un adolescente raccontato da dentro. Il successo continuo del libro (e dell’autore) tra i ragazzi sono la prova che questa storia ha fatto centro.

–Amleto, William Shakespeare. 
Superata l’etichetta dell’essere o non essere è la storia devastante di un tradimento, di una vendetta e della distruzione di una famiglia. Da rileggere.

–Open, Andres Agassi. 
Mai sognato di avere una figlia famosa o un figlio calciatore? 
Quella di Agassi è la storia di una vocazione sportiva obbligata. 
Le scelte di un padre, la ribellione e la redenzione di un figlio. Imperdibile.

–Oscar e la dama in rosa, Eric-Emmanuel Schmitt. 
Insuperato romanzo breve che racconta infanzia, adolescenza e malattie terminali. 
Tutti vorremmo una madre come Nonna Rosa.

–Le notti biance, Fëdor Dostoevskij. 
Un classico imperdibile per cogliere lo scontro tra fantasie e realtà nel cuore di ogni adolescente. 
Breve, brevissimo, sempre attuale.

Scritto sulla mia pelleScritto sulla mia pelle Scritto sulla mia pelle P. Vaghi

L’AUTORE DEI CONSIGLI – Pietro Vaghi, trentatré anni, ha una laurea e un dottorato in Filosofia. Copywriter in un’agenzia di comunicazione, si occupa anche di educazione e coaching per adolescenti. E’ in libreria il romanzo Scritto sulla mia pelle (Salani).




Consiglio anche "Le parole tra noi leggere" di Lalla Romano


mercoledì 16 settembre 2015

Federica Bosco. Non tutti gli uomini vengono per nuocere.

“E… cosa si prova quando incontri quello giusto?” […]
- “E' come quando torni a casa la sera, stanca morta, e chiudendo la porta hai quella sensazione di pace e di protezione che ti avvolge e non vedi l'ora di sdraiarti sul divano con una bella cioccolata calda e un libro. Ecco, trovare la persona giusta dovrebbe farti quell'effetto lì, l'effetto di tornare a casa.”
Federica Bosco, Non tutti gli uomini vengono per nuocere





venerdì 6 marzo 2015

Mitchell. Il modello relazionale. Forse non è troppo fantasioso pensare agli psicoanalisti co- me astronomi e cosmologi della mente. I pazienti iniziano il trattamento con frammenti, pezzi di una vita che sembrano distinti e separati l’uno dall’altro: sintomi, problemi di “realtà” attuali, ricordi, sogni e fantasie. Gli psicoanalisti hanno imparato a pensare a questi frammenti apparentemente dotati di confini presenti nello spazio psichico come a costituenti di un singolo campo di forze. E, insieme ai loro pazienti, non narrano cosmologie, ma storie evolutive nelle quali riflettono sul modo in cui il campo di forze della vita dei pazienti viene all’essere


“Forse non è troppo fantasioso pensare agli psicoanalisti co- me astronomi e cosmologi della mente. 
I pazienti iniziano il trattamento con frammenti, pezzi di una vita che sembrano distinti e separati l’uno dall’altro: sintomi, problemi di “realtà” attuali, ricordi, sogni e fantasie. Gli psicoanalisti hanno imparato a pensare a questi frammenti apparentemente dotati di confini presenti nello spazio psichico come a costituenti di un singolo campo di forze. E, insieme ai loro pazienti, non narrano cosmologie, ma storie evolutive nelle quali riflettono sul modo in cui il campo di forze della vita dei pazienti viene all’essere” S. Mitchell - 2001, Il modello relazionale


domenica 21 settembre 2014

Enrico Maria Secci. Quando qualcuno ti dice "non ti voglio parlare", dice, in realtà "tu non mi capisci, da tanto tempo non mi sento compreso da te". Nessuna comunicazione può interrompersi realmente tra due che sono stati amici o amanti, mai. Solo, i sentimenti continueranno a fluire oltre il silenzio e il distacco per tutta la vita, dove l'incomprensione a volte é un muro d'orgoglio che dovremmo saper abbattere insieme all'altro, altre volte é un argine, una diga necessaria.



Quando qualcuno ti dice "non ti voglio parlare", dice, in realtà "tu non mi capisci, da tanto tempo non mi sento compreso da te".
Nessuna comunicazione può interrompersi realmente tra due che sono stati amici o amanti, mai. 
Solo, i sentimenti continueranno a fluire oltre il silenzio e il distacco per tutta la vita, dove l'incomprensione a volte é un muro d'orgoglio che dovremmo saper abbattere insieme all'altro, altre volte é un argine, una diga necessaria.
Enrico Maria Secci




Un diga necessaria quando nonostante i sentimenti è necessario salvarsi da un rapporto che non funziona, ammala...


mercoledì 2 luglio 2014

Alma Gijini. Qualcuno che riesca a farle ridere. Qualcuno di cui si possano fidare. Qualcuno che le desideri ad ogni ora del giorno e in ogni veste: truccate o meno, con i tacchi o i piedi scalzi, pettinate o spettinate. Qualcuno che le faccia sentire importanti anche solo con dei piccoli gesti. Non chiedono molto, solo che ciò che dai loro parta dal cuore.

Qualcuno che riesca a farle ridere. Qualcuno di cui si possano fidare. Qualcuno che le desideri ad ogni ora del giorno e in ogni veste: truccate o meno, con i tacchi o i piedi scalzi, pettinate o spettinate. Qualcuno che le faccia sentire importanti anche solo con dei piccoli gesti. Non chiedono molto, solo che ciò che dai loro parta dal cuore.
Alma Gijini

lunedì 30 giugno 2014

Pina Bausch. Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza


"Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti.
Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza."
Pina Bausch, sublime ballerina e coreografa che morì il 30 giugno di 5 anni fa



sabato 28 giugno 2014

Janine Puget. La psicoanalisi è nata sotto l'egida di un'ideologia borghese in cui prevaleva l'ipotesi di una realtà psichica costruita all'interno della relazione madre, padre, bambino. Quest'ipotesi poggiava su una teoria pulsionale, rispetto alla quale l'influenza del contesto sociale appariva secondaria. Ma è possibile pensare che la realtà sociale esterna, il non-io, non abbia rappresentazione nella realtà psichica?


"La psicoanalisi è nata sotto l'egida di un'ideologia borghese in cui prevaleva l'ipotesi di una realtà psichica costruita all'interno della relazione madre, padre, bambino. Quest'ipotesi poggiava su una teoria pulsionale, rispetto alla quale l'influenza del contesto sociale appariva secondaria. Ma è possibile pensare che la realtà sociale esterna, il non-io, non abbia rappresentazione nella realtà psichica?"
[...] "Riconoscere l'influenza del contesto sociale sulll'apparato psichico e sul setting terapeutico e scoprirne la rappresentazione mentale non è un approccio adottato facilmente dalla teoria psicoanalitica, per diverse ragioni. D'altro canto, in Argentina, sono ormai numerosi gli psicoanalisti impegnati nell'elaborazione di modelli teorici sugli effetti psicologici della repressione politica durante la dittatura." (pagg. 2 e 3).

Janine Puget, Stato di minaccia e psicoanalisi, in: Violenza di stato e psicoanalisi, di J,Puget, R.Kaes e altr*. 1989 Parigi,ed.it.1994.



mercoledì 25 giugno 2014

Nick Hornby. Alta Fedeltà. Io credevo che fossimo legati da un unico, semplice filo, cioè dalla nostra relazione, e se tagliavo quel filo era fatta. Così l'ho tagliato, ma non è stato come mi aspettavo. Non c'era solo un filo, erano centinaia, migliaia, ovunque mi girassi.



Io credevo che fossimo legati da un unico, semplice filo, cioè dalla nostra relazione, e se tagliavo quel filo era fatta. Così l'ho tagliato, ma non è stato come mi aspettavo. Non c'era solo un filo, erano centinaia, migliaia, ovunque mi girassi.
Nick Hornby, Alta Fedeltà



Praticamente era una ragnatela che imprigionava...




Non necessariamente imprigionava, almeno in senso stretto, Elisa ... intende dire che le relazioni sono alquanto più complesse, talvolta, di quello che si pensa, che non basta dire 'è finita' perché tutto svanisca (e non parlo del solo lato sentimentale).






giovedì 12 giugno 2014

Ambiguità viene dal latino ambi (intorno, in giro) + agere (condurre, spingere). Si collega anche al numerale latino ambo (ambedue). Significa: dubbio, incertezza, indecisione, perplessità, doppiezza, equivocità, comportamento subdolo, secondo il dizionario italiano DIR, ed.D'Anna 1988. Nella psicoanalisi il concetto di ambiguità esclude la contraddizione, così il bianco e il nero scivolano l'uno nell'altro senza trovarsi in conflitto.


Ambiguità viene dal latino ambi (intorno, in giro) + agere (condurre, spingere). Si collega anche al numerale latino ambo (ambedue). Significa: dubbio, incertezza, indecisione, perplessità, doppiezza, equivocità, comportamento subdolo, secondo il dizionario italiano DIR, ed.D'Anna 1988.
Nella psicoanalisi il concetto di ambiguità esclude la contraddizione, così il bianco e il nero scivolano l'uno nell'altro senza trovarsi in conflitto.




Il conflitto e la conseguente gestione del conflitto è anche indicatore di ricerca di relazione con l'altra parte. L'ambiguità è intrinsecamente un'intenzione di non-relazione poiché, di fatto, impedisce ogni possibilità di approccio.



La tua affermazione mi sembra troppo drastica però in gran parte la condivido, infatti l'ambiguità non dà appigli, è come trovarsi davanti a una parete scivolosa. Non ricordo in quale testo di psicoanalisi ho letto che saper tollerare una certa dose di ambiguità è segno di salute mentale: bè, forse dipende dalla dose, se è piccola forse posso riuscirci, se è grande credo di no.


venerdì 30 maggio 2014

Margaret Mead. Essere sorelle è probabilmente la parentela più competitiva all'interno della famiglia, ma una volta che le sorelle sono cresciute, diventa la relazione più forte

«Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. 
In fondo è così che è sempre andata»
Margaret Mead



“Essere sorelle è probabilmente la parentela più competitiva all'interno della famiglia, ma una volta che le sorelle sono cresciute, diventa la relazione più forte.”
Margaret Mead







sabato 17 maggio 2014

Etty Hillesum. La sorgente di ogni cosa ha da essere la vita stessa, mai un'altra persona. Molti invece attingono le proprie forze da altri: è l'uomo la loro sorgente, non la vita. Mi sembra un atteggiamento quanto mai distorto e innaturale.

La sorgente di ogni cosa ha da essere la vita stessa, mai un'altra persona. 
Molti invece attingono le proprie forze da altri: è l'uomo la loro sorgente, non la vita. 
Mi sembra un atteggiamento quanto mai distorto e innaturale.
Etty Hillesum, Diario 1941-1943


Per tutta la mia vita ho desiderato che qualcuno mi prendesse per mano e si occupasse di me, magari sembro una persona coraggiosa che fa tutto da sé, e invece mi abbandonerei così volentieri alle cure di un altro.
Etty Hillesum

Bisogna vivere con se stessi come con un popolo intero: allora si conoscono tutte le qualità degli uomini, buone e cattive. E se vogliamo perdonare gli altri dobbiamo prima perdonare a noi stessi i nostri difetti. È forse la cosa più difficile... Il che significa anzitutto saperli generosamente accettare.
Etty Hillesum

In fondo, il nostro unico dovere morale è quello di dissodare in noi stessi vaste aree di tranquillità, di sempre maggior tranquillità, fintanto che si sia in grado d’irraggiarla anche sugli altri. E più pace c’è nelle persone, più pace ci sarà in questo mondo agitato.
Etty Hillesum


Fornisci al dolore dentro di te lo spazio e il rifugio che merita, perché se ognuno accetta quello che la vita gli impone con onestà, lealtà e maturità, forse il dolore che riempie il mondo si placherà. Ma se non prepari un rifugio accogliente per il tuo dolore, e invece riservi più spazio dentro di te all’odio e ai pensieri di vendetta – dai quali sorgeranno nuovi dolori per altri – allora il dolore non cesserà nel mondo, ma sarà moltiplicato. E se avrai dato al dolore lo spazio che le sue nobili origini richiedono, allora potrai veramente dire: la vita è bellla e così ricca! Tanto bella e ricca che potrebbe farti credere in Dio.
Etty Hillesum



Si deve diventare un’altra volta
semplici e senza parole
come il grano che cresce,
o la pioggia che cade.
Si deve semplicemente essere.
Etty Hillesum




mercoledì 14 maggio 2014

Antonello Corrreale. Le terapie analiticamente orientate delle psicosi: la nozione di campo e la funzione dell'empatia. Se ad esempio un paziente, nel corso di una seduta, riferisce come un particolare irrilevante il ricordo che da bambino era molto infastidito dal fumo dei genitori, che invadeva eccessivamente la sua stanza, è possibile ipotizzare che egli ci offra non solo un ricordo importante, ma una forma estremamente precisa e puntuale di descrizione della specifica modalità invasiva del rapporto dei genitori con lui.


"Se ad esempio un paziente, nel corso di una seduta, riferisce come un particolare irrilevante il ricordo che da bambino era molto infastidito dal fumo dei genitori, che invadeva eccessivamente la sua stanza, è possibile ipotizzare che egli ci offra non solo un ricordo importante, ma una forma estremamente precisa e puntuale di descrizione della specifica modalità invasiva del rapporto dei genitori con lui."
Antonello Corrreale, Le terapie analiticamente orientate delle psicosi: la nozione di campo e la funzione dell'empatia, in: Quale psicoanalisi per le psicosi? A cura di A. Correale e L. Rinaldi, 1997 Cortina, pag.38.



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