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sabato 16 febbraio 2019

Schopenhauer. (Francesco Lorenzoni)

ARTHUR SCHOPENHAUER (1788-1860) 
Nel primo Ottocento la filosofia di Hegel diventa quella prevalente. 
Non mancano tuttavia, seppur minoritari, filosofi contemporanei ad Hegel, in particolare Schopenhauer e Kierkegaard, che si oppongono alla filosofia hegeliana. 

Negano che la realtà sia costantemente razionale poiché, spesso, è invece irrazionale ed ingiusta. Perciò non va sempre giustificata ma bisogna anche cambiarla e migliorarla. L'ottimismo e la visione finalistica hegeliana della storia come continuo progresso sovente non corrisponde alla realtà effettiva. Affermano altresì che la filosofia non deve occuparsi di concetti generali ed astratti, quali i concetti di Idea o Spirito, ma deve soprattutto interessarsi delle condizioni di vita degli uomini concreti e non della generica umanità. L'Idealismo, con la sua concezione astratta di unità tra finito ed infinito, non riuscirà mai a spiegare la vita, l'ansia, l'angoscia e la sofferenza del singolo individuo finito. Al contrario di Hegel, il finito non è pensato congiunto all'infinito: tra finito ed infinito permane una differenza, un contrasto insuperabile.

Schopenhauer nasce a Danzica. 
Studia filosofia e segue le lezioni di Fichte. Insegna presso l'università di Berlino, conducendo corsi di studio in aperta polemica con Hegel ma con poco successo di pubblico. Viaggia in Italia ed infine si stabilisce a Francoforte, ove muore.

Opera principale: Il mondo come volontà e rappresentazione.

La filosofia di Schopenhauer è influenzata soprattutto dalla filosofia di Kant ma anche dalla filosofia orientale, indiana e buddista.

Animato da forti sentimenti romantici, Schopenhauer non si occupa, come Hegel, di questioni logico-metafisiche teoriche, ideali, bensì dei problemi tangibili dell'esistenza individuale, della pena, dell'insicurezza e precarietà della vita. Considera un'illusione l'idea del continuo progresso della storia. Contrappone all'ottimismo di Hegel un profondo pessimismo, un pessimismo "cosmico" come in Leopardi. Accusa Hegel di essere un'"sofista", cioè di fare filosofia al solo scopo di successo e di guadagno personale. Compito della filosofia non è di illudere l'uomo con false concezioni ottimistiche, ma di comprendere il male dell'esistenza per offrire all'uomo consolazione e liberazione dal dolore.

Il mondo come volontà e rappresentazione.
Il mondo, afferma Schopenhauer, è come noi lo vediamo, come ce lo rappresentiamo; è una nostra rappresentazione e non possiamo sapere se esso, in realtà, è proprio come percepito oppure diverso: nessuno di noi può uscire da se stesso, dal modo in cui vede le cose per osservare come in effetti siano e coglierle in sé. La rappresentazione nasce dal rapporto fra soggetto ed oggetto della rappresentazione. Per impostare in modo corretto il problema della conoscenza si deve dunque ritornare, ad avviso di Schopenhauer, al dualismo intrecciato di soggetto-oggetto della filosofia kantiana. L'oggetto della rappresentazione è condizionato dalle forme a priori dello spazio e del tempo e dalla categoria della causalità, che sono i modi in cui la sensibilità e l'intelletto umano operano e conoscono i fenomeni. Dalle forme a priori deriva la pluralità: ogni cosa esiste nello spazio e nel tempo suo proprio. Conseguono quindi rappresentazioni di cose molteplici e fra di esse diverse. Il soggetto è invece intero ed unico; è fuori dello spazio del tempo, che sono soltanto sue modalità mentali, suoi modi di rappresentarsi la realtà, tant’è che lo svanire del soggetto porterebbe con sé lo svanire del mondo come rappresentazione. Soggetto ed oggetto sono dunque distinti ma inseparabili: ognuno dei due termini non ha senso né esiste in sé se non attraverso l'altro. E’ condivisa in sostanza la gnoseologia kantiana che Schopenhauer, ammiratore di Kant, fa sua, sia pur riducendo le dodici categorie a quella di causalità, ritenuta la principale.

In conformità a dette premesse è perciò criticato sia il materialismo, perché non riconosce l'autonomia del soggetto, sia l'idealismo, perché non riconosce l'autonomia dell'oggetto, ovvero l'esistenza di cose indipendenti dalla mente, ma sia anche il realismo che ritiene la realtà essere proprio così come ce la rappresentiamo, mentre non possiamo invece sapere se è davvero tale: il mondo come rappresentazione è un mondo di soli fenomeni.

Sennonché per Schopenhauer il fenomeno, e qui diversamente da Kant, non è l'unico aspetto conoscibile della realtà perché, egli aggiunge, può essere anche colto, intuito, il noumeno fondamentale, la fondamentale cosa in sé, ovvero la sostanziale essenza del mondo. I fenomeni sono come ricoperti da un velo, che Schopenhauer denomina con l’appellativo di "velo di Maya", il velo ingannatore di cui parla la filosofia indiana, il quale nasconde l'essenza della realtà che soggiace ai fenomeni. Ma questo velo può essere sollevato e l'essenza del mondo, il noumeno fondamentale, può essere colto e avvertito, sebbene non in termini di conoscenza razionale bensì mediante un'intuizione diretta e immediata.

Per scoprire l'essenza della realtà e scoprire cosa c'è dietro le nostre rappresentazioni, cosa c'è al di là e al di sotto dei fenomeni, dobbiamo partire dal soggetto conoscente, da noi stessi, dall'uomo. L'uomo inizialmente conosce se stesso come corpo. Il corpo, così come tutti gli altri oggetti, è percepito e conosciuto come fenomeno allorché ci fermiamo ai soli aspetti fisiologici. Ma il corpo, precisa Schopenhauer, non è solo rappresentazione fenomenica. Del corpo, del "mio" corpo ho anche un'intuizione immediata, ne ho diretta coscienza che non è solo conoscenza fenomenica. Noi possiamo guardare al nostro corpo e parlarne come di un qualsiasi altro oggetto, ed in questo caso esso è fenomeno. Ma ascoltando noi stessi, riflettendo dentro di noi, sentiamo che nel nostro corpo esiste una forza profonda che guida tutti i nostri atti, sentiamo in noi una spinta ad esistere, a desiderare e a volere. Avvertiamo che dentro di noi agisce una volontà che è volontà di vivere, di affermarci, tesa ad imporre la propria superiorità sugli altri uomini, sulle cose e sul mondo; è quindi una volontà di vivere e realizzarci che è volontà di dominio. Intravediamo che il fondo del nostro essere, più che la razionalità, è proprio questa volontà che sentiamo come cosa in sé, come noumeno fondamentale, facendoci intuire la vera essenza di tutta la realtà e consentendo in tal modo di squarciare "il velo di Maya" che occulta ciò che sottostà alla molteplicità delle rappresentazioni fenomeniche. Di più, scopriamo che questa volontà di vivere e di dominio è l'essenza che caratterizza non solo l'uomo ma l’intera realtà, tutti gli esseri, viventi e non viventi. Riusciamo a scoprire e sentire che siamo parte di un'unica volontà universale, sottostante ai fenomeni, che è la vera causa del loro accadere poiché ogni essere, animato ed inanimato, è mosso e si trasforma per effetto proprio di questa volontà di affermarsi ed imporsi. E’ così chiarito il titolo dell'opera "Il mondo come volontà e rappresentazione": come fenomeno e apparenza il mondo è rappresentazione; come cosa in sé, nella sua essenza di fondo, esso è volontà, che si sostanzia come principio metafisico noumenico. 
Come noumeno, cosa in sé, l'universale volontà di vivere e di dominio è al di là dei fenomeni e al di fuori delle forme a priori di spazio, tempo e causalità. Essendo al di là dello spazio, questa volontà è infinita; essendo oltre il tempo è eterna, immutabile; essendo al di là del principio di causalità è anche incausata, priva di un'origine esterna. Per tutto ciò è allora unica, universale. È altresì volontà inconscia, colta per intuizione ma di cui l'intelletto non ha conoscenza razionale. Essa è impulso inconsapevole, energia che sospinge tutte le cose. La volontà di vivere e di dominio non ha alcun fine; suo unico scopo è solo di affermare ed imporre se stessa, di espandersi sempre di più. Perciò è una forza cieca, irrazionale, insaziabile e crudele che permea tutto l'universo. Da qui il pessimismo cosmico di Schopenhauer. La natura non possiede quella struttura razionale concepita dai filosofi platonici e dall'idealismo; è piuttosto una natura matrigna, così come concepita da Leopardi: la vita è dolore ed il piacere è solo momentanea scomparsa del dolore.

Questa volontà si manifesta nella natura in gradi diversi, da quelli inferiori a quello superiore costituito dall'uomo. Nel mondo inorganico si manifesta come forza di gravità e come forza di attrazione e repulsione; nel mondo vegetale si manifesta come istinto di nutrizione e di crescita; nel mondo animale si manifesta come sensibilità; infine, nell'uomo si manifesta come consapevolezza ma non contrastabile: l'uomo riesce a percepire l'esistenza di questa spietata volontà universale ma non riesce a controbatterla e vincerla. È questa volontà universale che ha comportato l'avvento del male nel mondo. Unica mira della natura è la sopravvivenza della specie anche attraverso il dolore e la prepotenza. 

Anche la filosofia di Schopenhauer dunque, come in Hegel e secondo la sensibilità romantica, ma in questo caso a differenza di Kant, mantiene un'impostazione metafisica volta a cogliere l’immanente principio infinito della realtà: in Hegel lo Spirito, la Volontà in Schopenhauer. Tuttavia, mentre per Hegel lo Spirito è razionalità e finalismo, per Schopenhauer la Volontà è invece principio irrazionale privo di fini.

La vita umana tra noia e dolore.
Nell'uomo la volontà universale si fa cosciente e si manifesta come dolore. Suscita continui desideri di affermazione e di dominio, ma ogni desiderio si presenta come mancanza di qualcosa e ciò produce sofferenza. La sofferenza cesserà con la soddisfazione del desiderio, però l'appagamento sarà di breve durata. Non appena il desiderio viene soddisfatto subentra la noia, l'insoddisfazione, e sorgono ulteriori desideri, quindi nuove sofferenze, finché non vengano anch'essi realizzati; e così via in un ciclo continuo giacché, essendo infinita la volontà di vivere e di possesso, saranno infiniti anche i desideri che essa suscita. Così tutta la vita, dice Schopenhauer, è come un pendolo che oscilla tra noia e dolore. Anche nel mondo della natura non vi è pace e felicità: ogni animale, ogni pianta, ogni cosa è spinta dalla medesima volontà universale a desiderare e a volere sempre di più. Anche ogni essere della natura lotta continuamente contro gli altri per la propria sopravvivenza e per prevalere; ovunque è conflitto e prepotenza.

Le forme di liberazione dalla volontà.
Scopo della filosofia deve essere allora quello di rendere l'uomo consapevole dell'infelicità dell'esistenza ed indicargli le vie della salvezza, i modi in cui potersi liberare dalla dipendenza dall'irrazionale e crudele volontà universale del mondo.
Se l'essenza della realtà e dell'esistenza è tale volontà, allora il suicidio potrebbe sembrare il rimedio al male della vita. Però il suicidio, in questo caso, non è la negazione della vita, non è il desiderio di non vivere più ma di vivere invece una vita diversa, senza noia e senza dolore: il suicidio quindi non sconfigge l'irrazionale volontà di vivere.
Altri sono i modi del rimedio: ci si può liberare dal dolore della vita causato dalla crudele volontà di vivere e di dominio solo con la negazione di questa stessa volontà di vivere, passando dalla volontà alla "nolontà" (non volontà), come da Schopenhauer chiamata, ossia al rifiuto di una vita basata sull'impulso, sulla forza irrazionale e malvagia della volontà universale. Tale salvezza è possibile per tre vie diverse: 1) attraverso l'arte; 2) attraverso la pietà, nominata etica della compassione; 3) attraverso l'ascesi o, appunto, la nolontà.

L'arte.
L'arte è per Schopenhauer espressione libera e disinteressata di sentimenti, capace di liberare l'individuo dai suoi desideri e dai suoi egoismi e, quindi, di liberarlo dalla crudele ed irrazionale volontà di prevalere.
La contemplazione artistica intuisce le idee eterne, che sono i modelli, le essenze delle cose (si noti l'influsso della filosofia di Platone), e pertanto si svincola dalle costrizioni della cieca volontà che rimane come annullata.
E’ stabilita una gerarchia delle arti in base alla loro capacità di distaccarci dalla perversa, dominante volontà. Si passa così dall'architettura alla scultura e poi alla pittura e alla poesia. Al di sopra di tutte c'è la musica, che è l'arte più universale.
Ma l'arte permette una liberazione solamente momentanea dalla volontà. Si passa così al secondo grado, al secondo modo di salvezza e di liberazione.

La pietà o etica della compassione.
L'arte, in fondo, è un estraniarsi dal mondo concreto. La morale è invece un impegnarsi nel mondo, un darsi da fare per migliorare il mondo. Quando ci rivolgiamo verso il nostro prossimo comprendiamo che anche gli altri uomini sono, come noi, vittime della medesima crudele volontà di vivere. Sentiamo che le loro sofferenze sono simili alle nostre e sorge verso di loro un sentimento di compassione, di pietà, grazie al quale possiamo liberarci dall'egoismo della volontà.
La morale si pone in contrasto con l'egoismo della volontà in due modi:
1. attraverso la giustizia, intesa come non fare il male;
2. attraverso la carità, intesa, ad un livello più alto, come volontà di fare il bene degli altri.
Ma anche nella compassione, nella giustizia e nella carità, rimane ancora un attaccamento alla vita, se non alla nostra a quella altrui, attaccamento che va eliminato per non offrire alcuna occasione di rivincita alla volontà di dominio. Il traguardo vero non è solo quello della liberazione dall'egoismo e dall'ingiustizia della vita, ma quello della totale liberazione e distacco dalla stessa volontà di vivere. Si passa perciò alla terza via, al terzo modo di salvezza.

L'ascesi o nolontà.
Il vero distacco dalla volontà di vivere, cieca e prevaricatrice, si raggiunge solo con l'ascesi, intesa come rinuncia ad ogni desiderio, ad ogni egoismo, ad ogni volontà. Un’ascesi che non è l’immedesimarsi in Dio ma totale negazione del mondo: è un misticismo ateo. L’asceta è colui che vive senza desiderare di vivere, distaccato completamente dalla vita terrena. Secondo le filosofie orientali, da cui Schopenhauer trae ispirazione, si giunge all'ascesi attraverso la meditazione, la povertà ed il rifiuto di ogni piacere della vita. Ebbene, quando l'uomo non vuole più niente, e giunge dunque alla nolontà, allora avrà davvero sconfitto la volontà di vivere. Quando l'asceta giunge a contemplare il mondo come un puro nulla (il nirvana delle filosofie orientali), allora la volontà di vivere viene soppressa. Giacché la volontà di vivere si manifesta nel mondo, di cui è l'essenza, ad essa è per contro impedita ogni manifestazione qualora il mondo sia concepito come un nulla. Il pessimismo di Schopenhauer giunge così a conclusioni di nichilismo drastico (il mondo non vale niente), ripreso poi in forma diversa da Nietzsche, suo discepolo.

Invero, la teoria orientalista dell'ascesi costituisce la parte più debole del pensiero di Schopenhauer. Se la volontà di vivere si identifica con la struttura essenziale del reale come si può ipotizzare il suo annullamento da parte dell'asceta? In che modo la volontà, la cui sostanza è appunto il volere, ad un certo momento può essere in grado di non volere, rinunciando al proprio voler prevalere? Per non dire, inoltre, che la fuga ascetica dalla vita è atto individuale che contrasta con l'ideale etico della compassione verso il prossimo.

Nella prima metà dell'Ottocento, allorquando prevaleva l'ottimismo della filosofia idealistica, il pessimismo e la filosofia di Schopenhauer non furono accettati ed ebbero poco successo. Ma il suo influsso si fece sentire in seguito, con la caduta delle illusioni che avevano fatto sperare nelle rivoluzioni del 1848 e col diffondersi di un nuovo clima culturale.
In campo filosofico l'ascendente di Schopenhauer è presente in Kierkegaard ed ancor più in Nietzsche in ordine alla tematica del nichilismo. Ispirò anche Bergson, Wittgenstein, Heidegger e Horkheimer. La sua influenza si estese anche alla letteratura e all'arte con Thomas Mann e Wagner.



giovedì 30 gennaio 2014

George Bernard Shaw. Gli animali sono miei amici, e io non mangio i miei amici.




Animali: esseri coscienti
che condividono con noi
questa enigmatica esistenza. [...]
L'uomo deve riconoscere
che gli animali sono, essenzialmente,
uguali a lui
e deve trattarli di conseguenza. [...]
Arthur Schopenhauer

Nella pacatezza
dello sguardo degli animali
parla ancora
la saggezza della natura.
Arthur Schopenhauer

L'uomo non sa di più degli altri animali;
ne sa di meno.
Loro sanno quel che devono sapere.
Noi, no.
Fernando Pessoa


L'uomo è diverso dall'animale solo perché non sa esserne uno preciso.
Fernando Pessoa


Gli animali sono miei amici,
e io non mangio i miei amici.
George Bernard Shaw



Basta sapere e nulla mascherare.
Essi sanno:
ecco tutta la loro grandezza.
Albert Camus


Come puoi accettare di buon grado l’idea che una creatura mite e possente come un cavallo, un bue, un vitello venga crudelmente allevato al solo scopo di essere ucciso, per te?
Margherita Hack

Tu che non hai pietà delle tue vittime ma speri che Dio ascolti le tue preghiere e possa preservarti dalla sofferenza e dalla morte, in che modo rispondi alle grida degli animali nelle mani dei carnefici ai quali tu li consegni?
Margherita Hack


I bambini imparano ciò che vivono.
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell'approvazione impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia impara a trovare l'amore nel mondo.
Doret's Law Nolte







giovedì 4 ottobre 2012

Singer. Oggi sappiamo per certo, ma lo abbiamo istintivamente sempre saputo, che gli animali possono soffrire esattamente come gli esseri umani. Le loro emozioni e la loro sensibilità sono spesso più forti di quelle umane. Diversi filosofi e capi religiosi hanno cercato di convincere i loro discepoli e seguaci che gli animali non sono altro che macchine senz'anima, senza sentimenti. Chiunque però abbia vissuto con un animale - sia esso un cane, un uccello o persino un topo - sa che questa teoria è una sfaccita menzogna, inventata per giustificare la crudeltà






È più importante impedire a una bestia di soffrire, piuttosto che restare seduti a contemplare i mali dell'Universo pregando in compagnia dei sacerdoti.
Buddha

Un uomo che ha una venerazione per la vita non si limita a dire le sue preghiere. Egli si getterà nella battaglia per conservare la vita, se non altro perché lui stesso è un' estensione della vita che lo circonda. Albert Schweitzer

“Non cercate le regole nelle vostre cosiddette Sacre Scritture, perché la legge è vita pulsante, mentre le scritture sono morte. La legge la trovate nell’erba, tra gli alberi, nel fiume, tra gli uccelli che volano nel cielo, tra i pesci che nuotano nel mare, ma soprattutto in voi stessi. E’ lì che sta depositata la verità. Ritiratevi, digiunate e riflettete, usando l’angelo dell’aria, del sole, dell’acqua e della terra. Onorate il Padre Creatore e la Madre Terra.
Crow Native Indians

Se parli con gli animali essi parleranno con te e vi conoscerete l'uno con gli altri.
Se non parli con loro non potrai conoscerli e ciò che non si conosce fa paura.
Quando qualcosa fa paura, l'uomo la distrugge
Capo Don George

Il nostro prossimo è tutto ciò che vive
Gandhi

Io sono una vita che vuole vivere, circondato da altre vite che vogliono vivere.
Albert Schweitzer

E' tutto collegato. Quello che accade ora agli animali, succederà in seguito all'uomo.
Indira Gandhi

Cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutte le bestie scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine dello spirito, perché ciò che succede agli animali accade anche all’uomo. Tutte le cose sono legate. Ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra.
Capo Seattle Suwamish - discorso al Governo degli Stati Uniti, 1853

Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali.
Theodor Wiesengrund Adorno, filosofo - tratto dal libro "Un'eterna Treblinka, il massacro degli animali e l'olocausto" di C. Patterson, Editori Riuniti, 2003

La modernità ha fallito. Bisogna costruire un nuovo umanesimo, altrimenti il pianeta non si salva.
Albert Einstein

Perché dovremmo considerare di minor valore la sofferenza inflitta ad altre creature, per il semplice fatto che queste appartengono ad una specie diversa dalla nostra?
Prof. Dr. Jean-Claude Wolf

Il problema degli animali non è "Possono ragionare?", né "Possono parlare?", ma "Possono soffrire?".
Jeremy Bentham

Riconosci nell'animale un soggetto, non un oggetto? Allora sii coerente, non domandare "che cosa" mangiamo oggi, ma "chi" mangiamo oggi.
Charlotte Probst

Oggi sappiamo per certo, ma lo abbiamo istintivamente sempre saputo, che gli animali possono soffrire esattamente come gli esseri umani. Le loro emozioni e la loro sensibilità sono spesso più forti di quelle umane. Diversi filosofi e capi religiosi hanno cercato di convincere i loro discepoli e seguaci che gli animali non sono altro che macchine senz'anima, senza sentimenti. Chiunque però abbia vissuto con un animale - sia esso un cane, un uccello o persino un topo - sa che questa teoria è una sfaccita menzogna, inventata per giustificare la crudeltà.
Isaac Bashevis Singer (1904-1991), scrittore ebreo e vegetariano

L'uomo talvolta crede di essere stato creato per dominare, per dirigere. Ma si sbaglia, egli è solamente parte del tutto. La sua funzione non è quella di sfruttare, bensì è quella di sorvegliare, di essere un amministratore. L'uomo non ha ne potere, ne privilegi. Ha solamente responsabilità...!
Orens Lyons Onondaga

Quando un uomo vuole uccidere una tigre, lo chiama sport; quando una tigre vuole uccidere lui, la chiama ferocia.
George Bernard Shaw Albert Einstein

Mi sembra che tutti noi guardiamo troppo alla Natura e viviamo troppo poco con essa..
Oscar Wilde

In natura tutto parla, nonostante il suo apparente silenzio.
Hazrat Inayat Khan

Nella pacatezza dello sguardo degli animali parla ancora la saggezza della natura
Arthur Schopenauer

La razza umana finirà per eccesso di civiltà.
Emerson

Fintanto che l'uomo continuerà a distruggere senza sosta tutte le forme di vita, che egli considera inferiori, non saprà mai cos'è la salute e non troverà mai la vera pace.
Pitagora

Qualsiasi cosa un uomo faccia agli animali, gli verrà ripagata con la stessa moneta.
Pitagora (560-480 ca. a.C.), filosofo greco e matematico

La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini.
Publio Ovidio Nasone (43 a.c.-17/18 d.c.)

Verrà un tempo in cui considereremo l'uccisione di un animale con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo.
 Leonardo da Vinci

E a forza di sterminare animali, s'era capito che anche sopprimere l'uomo non richiedeva un grande sforzo.
Erasmo Da Rotterdam

Gli uomini fanno agli animali ciò che sono capaci di fare ai propri simili: gli allevamenti di bestiame e i macelli sono il prototipo dei campi di concentramento così come c'è analogia tra l'uso degli insetticidi e le armi chimiche, e via dicendo.
S. Mordysnky

L'evoluzione umana. Un crescere della potenza della morte.
Franz Kafka

Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro
Friedrich Nietzsche

Abbiamo così malvagiamente schiavizzato il resto della creazione animale e i nostri cugini in pelo e piume che senza ombra di dubbio, se essi formulassero una religione, raffigurerebbero il demonio con sembianze umane.
Vescovo William Ralph Inge

L'uomo è un animale addomesticato che per secoli ha comandato sugli altri animali con la frode, la violenza e la crudeltà
Charlie Chaplin

Gli alberi sono liriche che la terra scrive sul cielo. Noi li abbattiamo e li trasformiamo in carta per potervi registrare, invece le nostre vuotaggini.
Gibram

Alberi massacrati. Sorgono case. Facce, facce dappertutto. L'uomo si estende. L'uomo è il cancro della terra.
Émile M. Cioran

Ammettendo l'uomo, la natura ha commesso molto più di un errore di calcolo: un attentato a se stessa.
Émile M. Cioran

Disgustato dalle nazioni, mi volgo verso la Mongolia, dove dev’essere bello vivere, dove i cavalli sono più numerosi degli uomini, dove questi ultimi non l’hanno ancora spuntata.
Émile M. Cioran - Il funesto demiurgo


Dall'esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e dall'uomo al maiale, e ancora dal maiale all'uomo: ma era già impossibile distinguere l'uno dall'altro.
George Orwell. La fattoria degli animali


Maledetto colui che con l'astuzia ferisce e distrugge le creature di Dio! Sì, maledetti i cacciatori, perché saranno cacciati, e per mano di uomini indegni riceveranno la stessa misericordia che hanno mostrato alle loro prede innocenti, la stessa!
Gesù di Nazareth, dalle pergamene del Mar Morto

"Il motivo per cui siamo pieni di veleno è che siamo cresciuti con un’immagine di perfezione che non esiste..."
don Miguel Ruiz (sciamano tolteco) 

L'uomo nella sua arroganza si crede un'opera grande, meritevole di una creazione divina. Più umile, io credo sia più giusto considerarlo discendente degli animali.
Charles Darwin

In un angolo remoto dell’universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c’era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della storia del mondo: ma tutto durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. Quando tutto sarà finito, non sarà avvenuto nulla di notevole.
Nietzsche

Il fatto è che ho dei problemi con gli esseri umani. Gli animali li adoro; non mentono mai, e di rado tentano di aggredirti. A volte fanno i furbi, ma questo è tollerabile.
Charles Hank Bukowski

Ho sempre provato una simpatia particolare per l’etica indiana in quanto non si preoccupa delle relazioni dell’uomo con il proprio simile e con la società soltanto, ma anche del suo atteggiamento verso tutte le creature
Albert Schweitzer

Affermiamo di non essere capaci di uccidere - che non andremo in Vietnam o in altri posti a uccidere, ma non abbiamo niente in contrario all'uccisione degli animali. Se doveste uccidere con le vostre mani l'animale che mangiate, e sentiste tutta la crudeltà di questa uccisione, mangereste lo stesso quel' animale? Ne dubito fortemente. Ma non avete niente in contrario che il macellaio lo uccida perché voi poi lo mangiate; che immensa ipocrisia che si cela in questo atteggiamento!
Krishnamurti, "La domanda impossibile"


Gli uomini riescono a compiere le azioni più ripugnanti, separando l'uno dall'altro i singoli atti che costituiscono la trasgressione. In realtà ben poche persone della nostra società resterebbero carnivore, se dovessero uccidere da sé gli animali di cui si nutrono. Ma l'atto dell'uccidere e quello del mangiare sono tenuti accuratamente separati. I macelli sono costruiti lontano dai centri abitati, vi sono adibiti pochi operai, spinti dal bisogno di guadagnare, abbrutiti, assuefatti al sangue. Le persone sensibili possono poi sedersi a tavola con animo sereno davanti alle loro bistecche.
Simone Weil (mistica e sociologa francese)


Abituando i bambini a non dare valore ad ogni forma di vita, a non curarsi della sofferenza e della morte degli altri esseri viventi, in essi non si sviluppa la sfera del sentimento, dell'amore, della condivisione e il loro animo resta incapace di rispetto, insensibile, egoista anche verso le necessità degli altri esseri umani. La realizzazione di un mondo migliore è possibile solo se migliore sarà la coscienza di coloro che lo compongono. Il male si alimenta non dalla violenza dei pochi, ma dalla tiepidezza dei molti.
Franco Libero Manco


"L'uomo non sa di più degli altri animali; ne sa di meno. Loro sanno quel che devono sapere. Noi, no."
Fernando Pessoa


"Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia, lo schiaffo dato sulla guancia di qualsiasi altro uomo."
José Julián Martí Pérez


Chiamate selvaggi i serpenti, le pantere e i leoni, ma voi stessi uccidete con ferocia non cedendo ad essi in niente quanto a crudeltà: per essi infatti l'animale ucciso è nutrimento, per voi solo un manicaretto!
Plutarco. "Il cibarsi di carne"


Nello spazio in cui vive un cacciatore possono vivere dieci pastori, cento contadini e mille giardinieri. La crudeltà contro gli animali non può essere conciliabile né con una vera cultura, né con una vera erudizione. E' uno dei pesi più caratteristici di un popolo grezzo e ignobile.
Alexander v. Humboldt (1769-1859), naturalista e geografo tedesco


"Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita."
Albert Einstein


La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.
M. K. "Mahatma" Gandhi (1869-1948)


Per me la vita di un agnello non è meno preziosa di quella di un essere umano. Sarei restio ad ammazzare un agnello per sostenere il corpo umano. Trovo che più una creatura è indifesa, più ha il diritto ad essere protetta dall'uomo dalla crudeltà degli altri uomini. Ma colui che non è degno di tale opera non può offrire protezione. ... Per riuscire a vedere faccia a faccia lo Spirito della Verità, universale e onnipresente, bisogna riuscire ad amare la più modesta creatura quanto noi stessi.
M.K. Gandhi, "La mia vita per la libertà - L'autobiografia del profeta della non violenza"
(Titolo originale: "An Autobiography or the Story of my experiments with truth")

"La prova che nell'universo esistono altre forme di vita intelligente è che non  ci hanno ancora contattato."
Bill Watterson


...Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri...
Don Lorenzo Milani


"Il simbolo del CERCHIO è bellissimo, significa uguaglianza, partecipazione, cooperazione, rispetto. Il triangolo significa oppressione, dolore e distruzione."
Tiziano Gianni
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"Chi vuole andare sulla Terra ? Nessuno ci sono solo dei pazzi su automobili e che usano ancora la moneta anche per mangiare !!!  No, no ... Meglio lasciare ancora crescere questi sciagurati dei Terrestri."
Il Pianeta Verde - Film


"Qui in particolare mi ero fermato per far vedere che se ci fossero macchine con organi e forma di scimmia o di qualche altro animale privo di ragione, non avremmo nessun mezzo per accorgerci che non sono in tutto uguali a questi animali; mentre se ce ne fossero di somiglianti ai nostri corpi e capaci di imitare le nostre azioni per quanto è di fatto possibile, ci resterebbero sempre due mezzi sicurissimi per riconoscere che, non per questo, sono uomini veri. In primo luogo, non potrebbero mai usare parole o altri segni combinandoli come facciamo noi per comunicare agli altri i nostri pensieri. Perché si può ben concepire che una macchina sia fatta in modo tale da proferire parole, e ne proferisca anzi in relazione a movimenti corporei che provochino qualche cambiamento nei suoi organi; che chieda, ad esempio, che cosa si vuole da lei se la si tocca in qualche punto, o se si tocca in un altro gridi che le si fa male e così via; ma non si può immaginare che possa combinarle in modi diversi per rispondere al senso di tutto quel che si dice in sua presenza, come possono fare gli uomini, anche i più ottusi. L'altro criterio è che quando pure facessero molte cose altrettanto bene o forse meglio di qualcuno di noi, fallirebbero inevitabilmente in altre, e si scoprirebbe cosí che agiscono non in quanto conoscono, ma soltanto per la disposizione degli organi".
Cartesio: Il criterio per distinguere una macchina da un essere umano.


Questa foto incredibile segna LA FINE DELLA CARRIERA DEL MATADOR TORERO ALVARO MUNERA . SI ACCASCIÒ NEL RIMORSO A METÀ LOTTA, QUANDO SI RESE CONTO DI DOVER ISTIGARE ALLA REAZIONE QUESTA BESTIA ALTRIMENTI DOCILE PER COMBATTERE. Oggi egli si oppone fortemente alle corride. (Lo sguardo sul volto di questo toro dice tutto per me, anche se gravemente ferito dai picadores, il toro non attacca l'uomo.)
“E IMPROVVISAMENTE IL TORO MI GUARDÒ. CON L'INNOCENZA DI TUTTI GLI ANIMALI NEI SUOI OCCHI, MA ANCHE CON UNA SUPPLICA. E 'stato il lamento per un ingiustizia inspiegabile, il ricorso contro la crudeltà inutile. QUESTA VOLTA HO AVUTO PIETÀ E MI SONO SENTITO LA PEGGIORE SPAZZATURA DEL MONDO”.
Parole del Torero Alvaro Munera 




UNA STRAGE SILENZIOSA


"Quando i delfini balena si avvicinano alle isole Far Oer della Danimarca è un giorno di festa. Le scuole chiudono e i bambini si recano in spiaggia insieme ai genitori. La popolazione, vestita con i costumi tradizionali, si appresta a ricevere i cetacei.

I delfini balena arrivano in gruppi, molte femmine con i piccoli. Sono animali socievoli, curiosi e non hanno timore dell'uomo. E' il grande spettacolo di autunno per gli isolani. In motoscafo spingono le balene nelle baie dove l'acqua è poco profonda. 

Quindi si avvicinano con fiocine di due chili e le piantano più volte nelle carni degli animali finchè non li hanno immobilizzati. I carnefici delle Far Oer possono allora estrarre i coltelli da 15 centimetri e tagliare grasso e carne viva per trapassare la spina dorsale. I piccoli danesi applaudono mentre le balene gridano. Non lo sapevate? Le balene gridano come gli esseri umani quando sono macellate. L'acqua acquista un bel colore rosso sangue. 2.000 balene sono trascinate sulla riva dai coraggiosi abitanti delle Far Oer per essere lasciate agonizzare. La maggior parte marcisce ed è ributtata a mare. 

Il delfino balena è una specie protetta e non si conosce il numero di esemplari ancora esistente.
Invito i lettori del blog a non recarsi in vacanza nelle isole Far Oer o a comprare prodotti danesi fino a quando questo ignobille massacro durerà."




Tratto da:




Gorilla Bacia Uomo! Incontro di Nick con un gorilla di montagna dalla Famiglia Nshongi

La nostra escursione di cinque ore attraverso le montagne della foresta impenetrabile di Bwindi in Uganda è stato premiato con un'ora di straordinario e indimenticabile di interazione con la famiglia Nshongi Gorilla. Come eravamo in procinto di partire per il lungo viaggio a casa, uno dei gorilla è venuto a dire un addio speciale per Nick ...






venerdì 27 luglio 2012

Arthur Schopenauer. La felicità appartiene a coloro che sono autosufficienti. Dato che tutte le fonti esterne di felicità e di piacere sono, per loro stessa natura, altamente incerte, precarie, effimere e soggette alla sorte


La felicità appartiene a coloro che sono autosufficienti.
Dato che tutte le fonti esterne di felicità e di piacere sono,
per loro stessa natura, altamente incerte, precarie, effimere e soggette alla sorte.
Arthur Schopenhauer


Pertanto, ai fini della nostra felicità, i beni primari, più importanti, sono quelli soggettivi:
un'indole nobile, una mente acuta, un felice temperamento, uno spirito incline a letizia, e un corpo ben conformato e perfettamente sano: insomma, una mens sana in corpore sano. Perciò, assai più che al possesso di beni esteriori e di un prestigio esteriore, dovremmo mirare a incrementare e conservarci tutte quelle qualità.
Arthur Schopenhauer


I giorni felici li viviamo senza accorgercene, e solo quando arrivano quelli brutti tentiamo invano di richiamarli indietro
Arthur Schopenhauer


Se vuoi godere di ciò che vali, devi prima dar valore al mondo in cui vivi!
Arthur Schopenhauer



Arthur Schopenauer: consigli sulla felicità:


Il filosofo Schopenhauer non è sempre di facile lettura, ma il testo di cui parliamo oggi lo è senz’altro e merita davvero di essere letto per la ricchezza delle riflessioni sulla vita e sul rapporto con gli altri in esso contenute. In molti punti, certamente, si può non essere d’accordo con l’autore (specialmente quelli sulla solitudine!), ma ciò nonostante non si potrà che apprezzare la profondità delle sue riflessioni e, nello stesso tempo, la leggerezza dello stile con cui esse vengono esposte.
Vi segnaliamo alcuni spunti di riflessione tratti dal libro, in tre post, di cui questo è il primo. Saranno molto graditi i vostri commenti. Buone riflessioni.

*) L’unica cosa in nostro potere è il fatto di utilizzare la personalità dataci traendone il massimo vantaggio, di seguire quindi solo le sue aspirazioni e di applicarci ad un tipo di formazione che le risulti conveniente, evitando ogni altro; di conseguenza, possiamo scegliere la condizione, l’occupazione e il modo di vita che le si confanno
.

Importanti sono poi le cure del corpo:
*) E’ più saggio prodigarsi per conservare la salute e per perfezionare le proprie facoltà piuttosto che per l’acquisto di ricchezze; tuttavia questo non va fainteso nel senso che si debba trascurare di ottenere ciò che è necessario e adeguato.
Dobbiamo valorizzare i nostri beni soggettivi, per essere veramente felici:

*) Noi sopportiamo con più compostezza una disgrazia capitataci per ragioni del tutto esterne piuttosto che una dovuta a nostra colpa; perché il destino può cambiare, ma la propria natura mai. I beni soggettivi, come un carattere nobile, una mente capace, un temperamento gioviale, un animo sereno, un corpo perfettamente sano e ben fatto, quindi in assoluto una mens sana in corpore sano (Giovenale, Satire, X, 356) sono le cose primarie, le più importanti per la nostra felicità; dovremmo quindi badare assai più al loro sviluppo e alla loro conservazione anziché al possesso di beni materiali e di onori provenienti dall’esterno.

*) Occorre evitare ogni eccesso e ogni dissolutezza, anche le emozioni violente e penose, come pure ogni intenso e prolungato sforzo intellettuale; occorre fare ogni giorno almeno due ore di moto veloce all’aria aperta, prendere molti bagni freddi e consimili misure dietetiche. Senza un adeguato moto quotidiano è impossibile conservarsi sani: tutti i processi vitali esigono, per compiersi convenientemente, il moto, sia delle parti in cui si svolgono, sia dell’intero organismo.

*) A renderci felici o infelici non è ciò che le cose obiettivamente e realmente sono, ma ciò che sono per noi, nella nostra interpretazione. Proprio questo dice Epitteto: “gli uomini sono agitati non dalle cose, ma dalle opinioni sulle stesse”.

*) I due nemici della felicità umana sono il dolore e la noia. Si può osservare inoltre che, nella misura in cui riusciamo ad allontanarci dall’uno, ci avviciniamo all’altra, e viceversa, sicché la nostra vita è davvero una oscillazione più o meno forte fra di essi. Ciò dipende dal fatto che entrambi stanno tra di loro in un rapporto di doppio antagonismo, uno esterno od oggettivo e uno interno o soggettivo. All’esterno infatti il bisogno e le privazione generano il dolore; invece la sicurezza e l’abbondanza generano la noia. (…) In un individuo la sensibilità per l’uno è inversamente proporzionale a quella per l’altra, essendo tale sensibilità determinata dalla misura delle sue facoltà intellettuali. (…)
L’uomo intelligente mirerà in primo luogo all’assenza di dolore, a non subire molestie, ad avere pace e tempo libero, cercherà quindi un’esistenza tranquilla, modesta, ma il più possibile priva di turbamenti, e dopo una certa esperienza si sceglierà un’esistenza appartata e persino, se è uno spirito grande, la solitudine; perché quanto più uno possiede in sé stesso, tanto meno necessita ricevere dal mondo e tanto meno possono significare per lui tutti gli altri. Ecco perché la superiorità dello spirito rende poco socievoli.

*) E’ una grossa stoltezza quella di perdere all’interno per guadagnare all’esterno, ossia ottenere una posizione brillante, un lusso sfarzoso, titoli e onori, cedendo in parte o totalmente la tranquillità, la libertà, l’indipendenza.
Punto di vista eudemonologico (ossia della ricerca della felicità)

*) E’ vera la frase di Voltaire “la felicità è solo un sogno e il dolore è reale”. Chi voglia tirare le somme della propria vita dal punto di vista eudemonologico, ossia della ricerca della felicità, deve mettere in conto non le gioie che ha goduto, ma i mali a cui è sfuggito. Anzi, l’eudemonologia deve cominciare con l’insegnare che il suo stesso nome è un eufemismo e che con “vivere felici” si deve intendere solo vivere “meno infelici”, cioè in un modo tollerabile. In ogni caso la vita non è data per essere goduta, ma per essere sopportata e sbrigata. (…) Quindi la sorte migliore tocca a colui che passa la vita senza gravissime sofferenze, morali o fisiche, non a colui cui sono state concesse le gioie più intense e i più grandi godimenti. (…) Se poi all’assenza del dolore si aggiunge l’assenza della noia, allora la felicità umana è sostanzialmente raggiunta: perché tutto il resto è una chimera. Da ciò consegue che non si devono mai acquisire piaceri a prezzo di dolori, neppure come semplice rischio; altrimenti si paga una cosa negativa, quindi illusoria, con una positiva e reale. Ci si guadagna invece quando si sacrificano i piaceri per sfuggire ai dolori.

*) Quanto di meglio questo mondo ha da offrire è un’esistenza senza dolori, tranquilla, sopportabile e limiteremo le nostre pretese a tutto ciò per realizzarlo tanto più sicuramente. Infatti, per non cadere nell’estrema infelicità, il mezzo più sicuro è non desiderare una grande felicità.

Le feste

*) In genere le feste ed i trattenimenti splendidi e chiassosi hanno sempre in sé qualcosa di vuoto e di stonato già per il semplice fatto che contrastano in modo stridente con la miseria e le privazioni della nostra esistenza, e dal contrasto emerge con più forza la realtà
Ciò che rallegra e ciò che rattrista

*) Quando si voglia valutare la condizione di un uomo in merito alla sua felicità non si dovrà cercare che cosa lo rallegra, ma che cosa lo rattrista; perché quanto più le ragioni del suo dolore saranno rilevanti, prese in sé, tanto più felice sarà l’uomo; infatti ci vuole uno stato di benessere per essere sensibili alle inezie; se siamo infelici, non ce ne accorgiamo neppure.
Passato, presente e futuro

*) Solo il presente è reale e certo, giacché il futuro è quasi sempre diverso da come ce lo immaginavamo e persino il passato è stato diverso da come ce lo ricordiamo. Insomma, entrambi sono meno importanti di quanto ci sembra.

La noia
*) La noia indirettamente diventa la fonte di innumerevoli dolori, in quanto l’uomo, per scacciarla, s’appiglia a tutto: agli svaghi, alla vita di società, al lusso, al gioco, al bere e via dicendo – espedienti che arrecano ogni sorta di danni, rovina e infelicità.

Riflessione ed esperienza
*) Per vivere in modo perfettamente assennato e per trarre dalla propria esperienza tutto l’insegnamento possibile è necessario ripensare spesso al passato e ricapitolare quanto si è sperimentato, si è fatto, appreso e sentito, per confrontare i giudizi di un tempo con quelli attuali, i propositi e le aspirazioni con i risultati raggiunti e con le soddisfazioni ottenute. Tutto ciò equivale a una ripetizione fatta privatamente dal maestro di tutti: l’esperienza.
Società e Solitudine
*) Si può essere interamente sé stessi soltanto finché si è soli: chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli. La costrizione è l’inseparabile compagna di ogni vita mondana, e ogni vita mondana richiede sacrifici che riescono tanto più gravosi quanto più è spiccata la propria personalità; perciò ognuno fuggirà la solitudine, la sopporterà e l’amerà in proporzione al valore esatto del proprio io. (…) Una disciplina importante per i giovani dovrebbe essere quella di imparare a sopportare la solitudine, in quanto fonte di tranquillità interiore e di felicità. (…)
Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine, e in essa sé stessi (…)
Così come l’amore per la vita, in fondo, non è altro che il timore della morte, così anche l’impulso alla socievolezza da parte degli uomini non è, in fondo, un impulso diretto, non si basa sull’amore per la compagnia, ma sul timore della solitudine, perché non si cerca tanto la presenza degli altri, quanto si fugge la desolazione e l’oppressione della solitudine, insieme con la monotonia della propria coscienza.
(…)
Si può quindi affermare che la socievolezza di ogni individuo è più o meno in rapporto inversamente proporzionale al suo valore intellettuale; e che quando si dice di una persona “è assai poco socievole” si dice pressappoco “è una persona di grandi qualità”.
(…)
All’uomo di spiccate doti intellettuali la solitudine offre un duplice vantaggio: primo, stare con sé stesso, e secondo, non stare con gli altri. Vantaggio questo cui si attribuirà un alto valore quando si consideri quanta costrizione, quanti inconvenienti e persino quanti rischi comporta ogni relazione umana. Dice la Bruyère: “Tutto il nostro male deriva dal non riuscire a stare soli”
(…)
Avere in sé tanto da non aver bisogno della presenza degli altri è già una grande fortuna: perché quasi tutte le nostre sofferenze provengono dagli altri, e la tranquillità d’animo che, con la salute, è l’elemento essenziale della nostra felicità, ne viene minacciata e non può sussistere se non si riserva un ampio spazio alla solitudine.
(…)
Come dei piccoli oggetti avvicinati agli occhi, limitando il nostro campo visivo, ci coprono il mondo, così spesso uomini e cose della nostra cerchia più ristretta, per quanto insignificanti e indifferenti possano essere, occupano la nostra attenzione e i nostri pensieri al di là del dovuto, e oltre tutto in modo spiacevole. A ciò si deve reagire.
A cura di Giuliana Proietti
1. Schopenhauer, Consigli sulla felicità Parte Seconda

Il filosofo Schopenhauer non è sempre di facile lettura, ma il testo di cui parliamo oggi lo è senz’altro e merita davvero di essere letto per la ricchezza delle riflessioni sulla vita e sul rapporto con gli altri in esso contenute. In molti punti, certamente, si può non essere d’accordo con l’autore (specialmente nel primo punto, quando elenca il valore delle cose, probabilmente secondo il suo ottocentesco ordine di priorità… Un cane non vale infatti , dal punto di vista affettivo, meno di un cavallo, ma soprattutto la moglie non dovrebbe venire dopo il patrimonio, la salute, gli amici e addirittura l’amante! Per non parlare poi del fatto che la moglie viene considerata, interpretando il sentire dell’epoca, niente più che un semplice “possesso”), ma ciò nonostante non si potrà che apprezzare la profondità delle sue riflessioni e, nello stesso tempo, la leggerezza dello stile con cui esse vengono esposte.Vi segnaliamo alcuni spunti di riflessione tratti dal libro, in tre post, di cui questo è il secondo. Saranno molto graditi i vostri commenti. Buone riflessioni.
Apprezzare quel che si ha
*) Alla vista di quello che non possediamo sorge facilmente in noi il pensiero: “E se ciò fosse mio?” E questo ci fa sentire la mancanza. Invece noi dovremmo sforzarci di considerare a volte quello che possediamo come ci apparirebbe dopo averlo perduto; qualunque cosa: il patrimonio, la salute, gli amici, l’amante, la moglie, i figli, i cavalli e i cani; perché perlopiù è solo la perdita a rivelarci il valore delle cose. Con la prospettiva qui suggerita, in primo luogo il loro possesso ci darà subito una felicità maggiore rispetto a prima e poi cercheremo di evitare in tutti i modi la perdita di quei beni: non rischieremo il patrimonio, non irriteremo gli amici, non esporremo a tentazioni la fedeltà della moglie, cureremo la salute dei figli e così via.
Autocontrollo
*) Quando intraprendiamo una cosa, dobbiamo prescindere da tutte le altre e sbrigarla, sì da curare, godere e sopportare ogni evento a suo tempo, senza preoccuparci del resto: dobbiamo dunque, per così dire, avere per i nostri pensieri dei cassetti e aprirne uno mentre tutti gli altri restano chiusi. (…) Certo, per guidare il nostro io verso un obiettivo, o per distoglierlo da altri, occorre, come per molte altre cose, imporsi un’autocostrizione; ma in questo dovrebbe esserci d’aiuto la riflessione che ogni uomo deve sopportare molte e forti costrizioni dall’esterni: nessuna vita ne è esente; e che una piccola costrizione volontaria, esercitata al momento giusto, preserva da molte esterne; come un piccolo settore di cerchio vicino al centro corrisponde a uno cento volte maggiore vicino alla circonferenza. Niente ci sottrae più decisamente alla costrizione esterna quanto l’autocostrizione.
Essere attivi
*) Essere attivi, occuparsi di qualcosa che è possibile fare, o almeno imparare qualcosa, è indispensabile per la felicità dell’uomo: le sue forze esigono di essere adoperate, ed egli aspira a vedere l’esito di tale impiego. Tuttavia la più grande soddisfazione a questo riguardo è data dal costruire qualcosa, dal realizzare – si tratti di un cesto o di un libro. Il fatto che si veda ogni giorno crescerci tra le mani un’opera, fino a portarla a compimento, è una felicità che ci tocca nel profondo.
*) Ognuno dovrebbe avere un’occupazione conforme alle proprie capacità. Quanto la mancanza di un’attività organizzata, di un qualsiasi lavoro, agisca negativamente su di noi, è evidente nei lunghi viaggi di piacere durante i quali, non di rado, ci si sente davvero infelici, perché senza una vera occupazione si è per così dire sottratti al proprio elemento naturale. Darsi da fare, lottare contro qualcosa che resiste è un bisogno dell’uomo, come per la talpa lo è lo scavare. Lo stato di quiete del totale appagamento, per effetto di un godimento durevole, gli sarebbe intollerabile. Il pieno godimento della sua esistenza consiste nel superare ostacoli, siano essi di ordine materiale, come nell’attività pratica o nel commercio, oppure di ordine spirituale, come nello studio e nella ricerca scientifica: la felicità è data dalla lotta contro questi ostacoli, e dalla vittoria.
Pazienza
*) Intanto, per imparare a sopportare gli uomini, si eserciti la propria pazienza su oggetti inanimati che per una necessità meccanica o comunque fisica si oppongano ostinatamente al nostro agire: se ne incontrano ogni giorno. Si impari poi a trasferire la pazienza così acquisita sugli uomini; ci si abitui a pensare che, se essi continuano a esserci d’ostacolo, ciò deve essere a causa di una necessità derivata dalla loro natura, non meno inflessibile di quella con cui agiscono le cose inanimate; per conseguenza è altrettanto insensato indignarsi per le loro azioni quanto lo è per un sasso che ci rotoli tra i piedi.
Le affinità
*) Se immaginiamo per assurdo una grande comunità di persone tutte molto sagge e intelligenti, con l’eccezione di due imbecilli presenti nel gruppo, questi si sentiranno attratti l’un l’altro dalla simpatia e ben presto ciascuno dei due si rallegrerà dentro di sé di aver incontrato almeno una persona ragionevole. E’ davvero sorprendente constatare come due individui, specialmente quando si tratta di due persone moralmente e intellettualmente arretrate, si riconoscano a prima vista, cerchino in ogni modo di fare conoscenza e tutti giulivi si salutino amichevolmente, come fossero vecchi conoscenti; tutto questo è così stupefacente che si è tentati di credere, secondo la dottrina buddhista della metempsicosi, che quei due siano stati amici in una vita precedente.
*) Le bottiglie sono il mezzo consueto per creare in un gruppo uno stato d’animo comune. Persino il tè e il caffè servono a questo intento.
*) Il ricordo agisce come la lente convergente nella camera oscura: concentra tutto e produce un’immagine assai più bella dell’originale. Abbiamo il vantaggio di essere visti così, in una certa misura, ogni volta che ci assentiamo. Infatti, benché la memoria idealizzante abbia bisogno di parecchio tempo per compiere l’opera, la sua azione può cominciare subito. Per conseguenza è saggio mostrarsi ai conoscenti e agli amici intimi solo dopo intervalli di tempo considerevoli; allora, al momento di rivedersi, si constaterà che la memoria ha già cominciato ad operare.
*) In primo luogo uno viene amato nella misura in cui riduce le proprie pretese in merito all’intelligenza e al cuore degli altri.
Astrologia
*) Gli uomini sono per la maggior parte così soggettivi che in fondo non provano interesse che per se stessi. (…) Una prova grandiosa della miserveole soggettività degli uomini, per cui essi riferiscono ogni cosa a sé stessi e riconducono ogni pensiero al loro io, è data dall’astrologia, che collega il corso dei grandi astri all’insignificante individuo, e mette in relazione le comete celesti con le faccende e le miserie terrene. Del resto questo è avvenuto in ogni epoca, sin dai tempi più antichi (cfr. ad esempio Stobeo, Ecl I, 22, 478)
Prestiti
*) Di norma non si perde un amico se gli si nega un prestito, mentre è assai facile che ciò avvenga se glielo si concede.
Amicizia
*) E’ consigliabile far sentire di tanto in tanto a chiunque – uomo o donna – che si può fare benissimo a meno di lui: questo consolida l’amicizia; anzi, con la maggior parte degli esseri umani conviene, di tanto in tanto, aggiungere un pizzico di disprezzo nei loro confronti (…) E se qualcuno per noi è davvero importante dobbiamo nasconderglielo come se fosse un delitto. Tutto ciò non è piacevole, ma è la verità. Neppure i cani sopportano troppa confidenza, figuriamoci gli uomini.
Perdonare
*) Perdonare e dimenticare significa gettare dalla finestra le preziose esperienze fatte.
Il mondo
*) Il mondo è un brutto affare: i selvaggi si divorano fra di loro e i popoli civilizzati si imbrogliano a vicenda: e questo è l’andamento del mondo.
Guerre
*) In fondo, quasi tutte le guerre, non sono forse spedizioni di briganti?
Educazione
*) La regola si acquisisce immediatamente con la ragione, l’applicazione a poco a poco, con l’esercizio.
Autocritica
*) Ognuno ha nell’altro uno specchio nel quale può scorgere chiaramente i propri vizi e tutto quello che di grossolano e di antipatico c’è in lui stesso. (…) Perciò, per diventare consapevoli dei propri difetti, è bene notarli e biasimarli negli altri. Per migliorarci abbiamo bisogno di uno specchio.
Ruoli sociali
*) Ognuno viene considerato in base alla carica che ricopre, all’attività che svolge, alla nazionalità, alla famiglia, quindi in generale in base alla posizione e al ruolo che le convenzioni gli assegnano: e in base a tali convenzioni egli è classificato e trattato come un prodotto di fabbrica. Invece quello che egli è in sé e per sé, ossia come essere umano, in virtù delle sue qualità personali, viene preso in considerazione solo occasionalmente, eccezionalmente, e sarà messo da parte o ignorato ogni volta che fa comodo, vale a dire quasi sempre. Quanto più dunque un uomo è ricco di qualità personali tanto meno si adatterà a un sistema del genere e cercherà di sottrarvisi.

Ed eccoci arrivati alla terza e ultima parte della rassegna di scritti del filosofo Schopenhauer sulla felicità, tratti dal suo libro: Consigli sulla felicità. Schopenhauer, ricordiamolo, è un pessimista, e considera la vita un fardello abbastanza pesante da sopportare. Ciò nonostante, se si va al di là di questo pessimismo cronico, molte sue osservazioni sono illuminanti e, come tali, le offriamo alla vostra lettura e alla vostra riflessione. Leggi la parte prima e la parte seconda, in questo sito.
I veri amici
*) Come la carta moneta circola al posto dell’argento, così nel mondo, invece della vera stima e della vera amicizia, circolano gli attestati esterni e i gesti che mimano con la maggior naturalezza possibile questi sentimenti. Del resto ci si può anche chiedere se ci sia gente che meriti davvero amicizia e stima. Per me vale di più lo scodinzolare di un cane sincero che centinaia di attestati e gesti del genere. La vera, autentica amicizia presuppone una partecipazione intensa, puramente obbiettiva e del tutto disinteressata al bene e al male dell’altro, una partecipazione derivata da un vero e proprio atto di identificazione con l’amico.
L’amicizia

*) La vera amicizia rientra nell’ordine di quelle cose che – come i colossali mostri marini - non si sa se siano leggendarie o se esistano da qualche parte. Ci sono però tra gli uomini dei legami che, pur basati essenzialmente su occulti motivi egoistici, di varia natura, possiedono un grano di quella vera e autentica amicizia e ne vengono così nobilitati da acquisire il diritto, in questo mondo di cose imperfette, di fregiarsi del nome di amicizia. Sono legami che trascendono le relazioni ordinarie, le quali invece sono tali che noi non scambieremmo più una parola con la maggior parte dei nostri apprezzati conoscenti se sentissimo come parlano di noi quando siamo assenti.
L’autenticità di un amico
*) L’occasione migliore per verificare l’autenticità di un amico si ha (oltre ai casi in cui si ha la necessità di un consistente aiuto e di un grosso sacrificio) nel momento in cui gli comunichiamo che poco prima abbiamo subito una disgrazia: allora o gli si dipinge sul volto un dispiacere vero, sentito, schietto, oppure i suoi lineamenti confermano, con la loro composta calma o con un rapido guizzo involontario, la nota massima di La Rocchefoucauld: “Nelle avversità dei nostri migliori amici troviamo sempre qualcosa che non ci dispiace affatto”. In simili casi i così detti amici spesso non riescono ad reprimere l’accenno a un lieve sorriso di compiacimento. Ci sono poche cose che infallibilmente mettono così di buonumore la gente come il racconto di una grave disgrazia che ci ha appena colpiti o la confessione di una qualche debolezza personale che chi ci ascolta ignorava. Ciò è davvero sintomatico!
La lontananza
*) La lontananza e l’assenza prolungata compromettono ogni amicizia, per quanto si sia riluttanti ad ammetterlo. Infatti le persone che non vediamo più, anche se si tratta dei nostri migliori amici, col passare del tempo si atrofizzano in concetti astratti, per cui il nostro attaccamento nei loro confronti diventa sempre più un fatto puramente mentale, un’abitudine: mentre l’attaccamento vivo, profondamente sentito, resta riservato a chi abbiamo sotto gli occhi, si tratti anche degli animali che ci sono cari. Tanto dipendente dai sensi è la natura umana! Anche qui cade a proposito l’affermazione di Goethe: “La presenza è una dea possente” (Torquato Tasso, atto IV, scena 4).
Gli amici di casa
*) Gli amici di casa si chiamano così il più delle volte perchè sono più amici della casa che del padrone, sono cioè più simili ai gatti che ai cani. Gli amici si proclamano sinceri, i nemici lo sono; si dovrebbe quindi fare tesoro del biasimo di questi ultimi come di un’amara medicina, per conoscersi meglio. Nel bisogno gli amici sono rari? Al contrario. Non appena si è fatta amicizia con qualcuno, quello si trova in difficoltà e chiede denaro in prestito.
Superiorità intellettuale
*) Chi si illude che spirito e intelligenza siano un mezzo per rendersi bene accetti in società, dimostra di avere molta strada da percorrere. Quelle qualità al contrario suscitano nella stragrande maggioranza un astio e un risentimento che riusciranno tanto più aspri in quanto più chi li prova non è tenuto a dichiararne i motivi, anzi li nasconde a sé stesso. Le cose vanno precisamente così: se uno nota o sente una soverchiante superiorità intellettuale nella persona con cui parla, conclude dentro di sé, senza esserne chiaramente conscio, che l’interlocutore abbia notato e sentito in pari misura la sua inferiorità e limitatezza. Tale sensazione suscita in lui astio, risentimento e rabbia a un grado parossistico. (cfr. Il mondo come volontà e rappresentazione, le citazioni delle parole del Dottor Johnson e di Merck, l’amico di gioventù di Goethe). Con ragione Gracián dice: “L’unico modo per essere benvoluti è rivestire la pelle dell’animale più ottuso” (cfr Baltasar Graciàn, 1601-1658, Oràculo manual y arte de prudencia). Infatti esibire spirito e intelligenza è solo un modo indiretto di rinfacciare a tutti gli altri la loro sprovvedutezza e ottusità. Inoltre la natura volgare si ribella quando si trova di fronte il suo contrario, e la segreta istigatrice alla ribellione è l’invidia.
La vanità
*) Come si può osservare quotidianamente, il piacere che la gente antepone a tutti gli altri è la soddisfazione della vanità, che tuttavia si ottiene solo confrontando sé stessi con gli altri. Le qualità di cui l’uomo va tanto orgoglioso sono quelle intellettuali; solo su di loro infatti si basa la sua supremazia rispetto agli animali. Quindi spiattellargli in faccia la propria decisa superiorità a questo riguardo, per di più davanti a testimoni, è un gesto oltremodo temerario. Egli si sente spinto alla vendetta, e nella maggioranza dei casi cercherà l’occasione di realizzarla mediante le offese, passando così dall’ambito dell’intelligenza a quello della volontà nel quale ― quanto a gerarchie di valore ― tutti sono uguali.
Ceto e censo
*) In conclusione, mentre in società ceto e censo possono sempre contare sul rispetto, i pregi intellettuali in nessun caso possono aspettarsi altrettanto: nel migliore dei casi sono ignorati, altrimenti vengono considerati una sorta di impertinenza, o qualcosa di cui il detentore è venuto in possesso con mezzi illeciti, e di cui ora non ha ritegno a vantarsi; quindi ognuno in segreto si propone di fargli subire qualche umiliazione, aspettando solo l’occasione propizia. Saadi nel Gulistan dice: “Si deve sapere che nell’individuo non intelligente si trova un’avversione per quello intelligente cento volte maggiore dell’antipatia dell’ intelligente per il non intelligente”.
Inferiorità intellettuale
*) Per contro l’inferiorità intellettuale equivale a una vera e propria raccomandazione. Infatti quello che per il corpo per lo spirito è il benefico senso di superiorità; ognuno si avvicina istintivamente all’oggetto che glielo promette, come ci si accosta alla stufa o al calore del sole. Ora, sarà inferiore solo chi, tra gli uomini, sta decisamente più in basso nella scala dei valori intellettuali e, tra le donne, in quella della bellezza. Certo, per dimostrare un’inferiorità non simulata rispetto a tanta gente, non ci vogliono molti sforzi! D’altra parte, si osservi con quale affabilità una ragazza appena piacente accoglie un’altra decisamente brutta.
Bellezza fisica
*) Tra gli uomini, i pregi fisici non vengono tenuti in grande considerazione, per quanto uno si senta più a proprio agio se si sta accanto a uno più basso che non a uno più alto. Quindi, in generale, tra gli uomini i più ricercati e bene accetti sono gli stupidi e gli ignoranti, e tra le donne le brutte: aqueste persone sarà facilmente attribuito un gran cuore, perché ognuno, per giustificare ai propri occhi e a quelli altrui la sua propensione, ha bisogno di un pretesto. Proprio per questa ragione la superiorità intellettuale, in qualsiasi forma, è una qualità che porta al totale isolamento: una qualità che si odia, e da cui si rifugge, imputando come pretesto a chi la possiede ogni sorta di vizi. Altrettanto accade con la bellezza per le donne: le ragazze molto belle non solo non trovano amiche, ma neppure la compagnia di altre. Ed è meglio che non tentino neppure di presentarsi per un posto di dama di compagnia; perché già al loro primo apparire, la faccia della possibile padrona si oscura, dando a vedere di non aver alcun bisogno, per sé o per la propria figlia, di un simile termine di paragone. Ci si comporta invece in modo opposto con i privilegi del rango, perché questi non emergono ― come avviene per i pregi personali ― per effetto di contrasto e di distanza, bensì per riflesso, come i colori dell’ambiente si riverberano su un volto.
Farsi strada nel mondo
*) Il modo di gran lunga più efficace per farsi strada nel mondo sono le amicizie e le consorterie. Peraltro, le grandi capacità rendono orgogliosi e dunque poco adatti ad adulare coloro che hanno capacità mediocri, nei confronti dei quali queste grandi capacità si dovrebbero dissimulare o rinnegare. Effetto contrario esercita la consapevolezza di qualità mediocri: essa si accorda perfettamente con l’umiltà, la socievolezza, la compiacenza e il rispetto per ciò che è scadente, e quindi crea amici e protettori. (…) Sicché ad esempio, nelle accademie, la mediocrià è sempre ai primi posti, mentre la gente di merito vi arriva tardi o non vi arriva affatto; e così è per tutte le cose.
La cortesia
*) La cortesia è il tacito accordo di ignorare reciprocamente la miserabile qualità morale e intellettuale e di non rinfacciarsela a vicenda; con il risultato di metterla meno facilmente in evidenza, con reciproco vantaggio. Se cortesia è saggezza, scortesia è stupidità: fare un gesto scortese creandosi senza necessità,per capriccio, dei nemici,è una stoltezza come appiccare il fuoco alla propria casa. Poiché la cortesia è, come i gettoni, una moneta evidentemente falsa, farne economia è una prova di scarsa intelligenza; invece spenderla con generosità è da persone assennate. (…) Come la cera, dura e rigida per natura, con un po’ di calore diventa così malleabile che può assumere qualsiasi forma, così anche gli uomini più scontrosi e ostili, con un po’ di cortesia e di affabilità, possono diventare arrendevoli e compiacenti.
L’emotività
*) Chi vuole che si presti fede al suo giudizio, parli freddamente, senza passionalità.
Mentire
*) Quando si ha il sospetto che uno menta, si faccia finta di credergli: allora quello diverrà sfacciato, mentirà con più sfrontatezza e verrà scoperto. Se invece si nota che uno sta per lasciarsi sfuggire una parte della verità che vorrebbe tenere nascosta, si simuli incredulità, di modo che lui, provocato dalla opposizione, faccia avanzare la retroguardia della verità intera.
Riservatezza
*) Dobbiamo considerare tutte le nostre faccende personali come dei segreti e restare dei perfetti estranei per i nostri conoscenti, al di la di quello che costoro possono vedere con i loro occhi. Poiché tutto ciò che essi sanno sulle cose più innocue, a lungo andare e in date circostanze, può esserci dannoso. In generale è consigliabile palesare la propria intelligenza con quello che si tace, anziché con quello che si dice: nel primo caso saremo ispirati alla saggezza, nel secondo alla vanità. (…) Voglio solo aggiungere una massima araba particolarmente incisiva e poco nota: “Ciò che il tuo nemico non deve sapere, non dirlo al tuo amico”.
Lezioni di vita
*) Non c’è denaro impiegato più vantaggiosamente di quello che ci hanno tolto imbrogliandoci; perché in cambio abbiamo ricevuto una lezione immediata di saggezza.
Dimenticare
*) Dimenticare un aspetto negativo dell’indole di una persona è come buttare via del denaro guadagnato con fatica.
La saggezza
*) “Non amare e non odiare” è una massima che contiene la metà di tutta la saggezza; “Non dire nulla e non credere nulla” contiene l’altra metà.
Collera e odio
*) Lasciar trapelare collera oppure odio da parole o da espressioni del viso è inutile, pericoloso, sciocco, ridicolo e volgare. Quindi non si deve mai manifestare collera, né odio, se non con i fatti. Questa seconda cosa riuscirà tanto meglio quanto più accuratamente si sarà evitata la prima. Solo gli animali a sangue freddo sono velenosi.
Il caso
*) Il caso è una potenza malvagia alla quale bisogna affidarsi il meno possibile. Eppure chi è fra tutti i donatori l’unico che, mentre dà, ci dimostra anche chiaramente che non abbiamo alcun diritto ai suoi doni, e che per essi dobbiamo ringraziare non i nostri meriti, ma unicamente la sua bontà e la sua grazia, e che proprio da queste possiamo attingere la lieta speranza di poter ricevere anche in futuro, con umiltà, qualche altro immeritato dono?
Età della vita
*) Si è soliti definire la giovinezza l’epoca felice della vita e la vecchiaia l’epoca triste. Sarebbe vero, se fossero le passioni a dare la felicità. Invece, le passioni sballottano la gioventù di qua e di là, con poca gioia e molte sofferenze e lasciano nella quiete la fredda vecchiaia, la quale assume ben presto un atteggiamento contemplativo; infatti, allora, la coscienza si libera e prende il sopravvento. (…) E’ tipica della gioventù una certa malinconia, una certa tristezza, mentre è tipica della vecchiaia una certa serenità: la causa sta nel fatto che è ancora sotto il dominio, anzi sotto la schiavitù di quel demone che non le concede facilmente un’ora di libertà e che al tempo stesso è l’artefice diretto o indiretto di quasi tutte le sventure che colpiscono o minacciano l’uomo; invece la vecchiaia ha la serenità di chi si è affrancato da una catena portata a lungo e ora si muove liberamente.
La vecchiaia
*) La povertà da vecchi è una grande sventura. Ma se questa è scongiurata e ci si è conservati in salute, allora la vecchiaia può essere un’epoca della vita del tutto sopportabile. (…) Il progressivo spegnersi di tutte le forze nella tarda età, il loro declino sempre più rapido, è certo un fatto molto triste; ma è necessario, anzi, benefico, perché prepara alla morte, che altrimenti diventerebbe troppo difficile. Perciò il più grande beneficio del raggiungere un’età oltre modo avanzata è l’eutanasia, ossia una morte estremamente facile, non preceduta da alcuna malattia, e del tutto inavvertita.
La vita alle spalle
*) La differenza fondamentale tra la giovinezza e la vecchiaia sta sempre nel fatto che la prima ha di fronte a sè la vita e la seconda la morte; che la prima possiede un passato breve e un lungo futuro, e la seconda l’opposto. Certo, quando si è vecchi si ha davanti solo la morte; ma quando si è giovani si ha la vita, e c’è da chiedersi quale delle due prospettive sia più preoccupante e se – tutto sommato – la vita non sia un qualcosa che è meglio avere alle spalle anziché davanti.
A cura di Giuliana Proietti
Schopenhauer, Consigli sulla felicità, Parte prima, Parte seconda.
Immagine:
Tomba di Schopenhauer a Francoforte, Wikimedia

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