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venerdì 23 maggio 2014

William Pitt. C'è qualcosa dietro il trono più grande del Re stesso

"C'è qualcosa dietro il trono 
più grande del Re stesso."
sir William Pitt 
Camera dei Lord 1770

“Il capitale deve proteggersi in ogni modo possibile con alleanze e legislazione. 
I debiti devono essere riscossi, le obbligazioni e i contratti ipotecari devono esser conclusi in anticipo e il più rapidamente possibile. Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano.
Questa verità è ben conosciuta tra i nostri uomini di spicco, adesso impegnati nel costituire un imperialismo del Capitale che governi il mondo.
Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo far spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un'azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo..”
[USA Banker's Magazine (Rivista dei banchieri americani), 25 Agosto 1924]

P.S.
"La banca trae beneficio dall'interesse 
su tutta la moneta 
che crea dal nulla."
William Paterson
fondatore, nel 1694, 
della prima Banca Centrale al mondo, 
la Banca d’Inghilterra


domenica 2 febbraio 2014

Trilussa. La politica. Ner modo de pensà c'è un gran divario: mi' padre è democratico cristiano, e, siccome è impiegato ar Vaticano, tutte le sere recita er rosario;

Il 26 ottobre 1871 nasceva il poeta italiano Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri (Trilussa è l’anagramma del cognome).



C'è un'ape che si posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.


Ho conosciuto un vecchio
ricco, ma avaro: avaro a un punto tale
che guarda i soldi nello specchio
per veder raddoppiato il capitale.
Allora dice: - Quelli li do via
perché ci faccio la beneficenza;
ma questi me li tengo per prudenza... -
E li ripone nella scrivania.
Trilussa



La politica - Trilussa
Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch'er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubbricano.

Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là... Pare un congresso !

Famo l'ira de Dio ! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.


Trilussa

L' ELEZZIONE DER PRESIDENTE

(1930)

Un giorno tutti quanti l'animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d'elegge' un Presidente
Che je guardasse l'interessi loro.
C'era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente

Fra li Somari residenti a Roma,
C'era la Fratellanza
De li Gatti soriani, de li Cani,
De li Cavalli senza vetturini,
La Lega fra le Vacche, Bovi e affini...
Tutti pijorno parte a l'adunanza.

Un Somarello, che pe' l'ambizzione
De fasse elegge' s'era messo addosso
La pelle d'un leone,
Disse: - Bestie elettore, io so' commosso:
La civirtà, la libbertà, er progresso...
Ecco er vero programma che ciò io,
Ch'è l'istesso der popolo! Per cui
Voterete compatti er nome mio... -
Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
E allora solo er popolo bestione
S'accorse de lo sbajo
D'ave' pijato un ciuccio p'un leone!
- Miffarolo!... Imbrojone!... Buvattaro!...
- Ho pijato possesso,
- Disse allora er Somaro - e nu' la pianto
Nemmanco si morite d'accidente;
Silenzio! e rispettate er Presidente!






venerdì 31 gennaio 2014

Se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale

Capaci di tutto, buoni a nulla.
Ennio Flaiano sui politici

Sono arrivato alla conclusione che la politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici
Charles De Gaulle

Uno dei miei colleghi romani nel 1980 va a trovare Frank Coppola, appena arrestato, e lo provoca: “Signor Coppola, che cosa è la mafia?”. Il vecchio, che non è nato ieri, ci pensa su e poi ribatte: “Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia."
Giovanni Falcone

Per un candidato è pericoloso dire cose che la gente potrebbe ricordare.
(it is dangerous for a national candidate to say things that people might remember)
Eugene Joseph McCarthy

Dovrebbe esserci un giorno - anche uno solo - di caccia aperta ai senatori.
Will Rogers - (1879 – 1935), comico USA

Ogni civiltà ha la spazzatura che si merita.
Georges Duhamel. Querelles de famille, 1932

Abbiamo il miglior Congresso che il denaro possa comprare
Will Rogers (1879 – 1935), comico USA

Il guaio di questo paese
è che ci sono troppi politici che credono,
grazie a una convinzione basata sull'esperienza,
che sia possibile imbrogliare tutti e sempre.
Franklin Pierce Adams (1881-1960)

(The trouble with this country
is that there are too many politicians who believe,
with a conviction based on experience,
that you can fool all of the people all of the time.)
Franklin Pierce Adams (1881-1960)

L'unione del gregge costringe il leone a coricarsi affamato.
Proverbio africano

Una volta nel gregge, è inutile che abbai: scodinzola!
Anton Pavlovic Čechov

L'onestà è la miglior politica.
Miguel de Cervantes. Don Chisciotte

La differenza che c'è fra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi ordini; in una dittatura non perdi tempo a votare
Charles Bukowski

non votate, serve solo a incoraggiarli
Anonimo

Il sonno è di destra, il sogno di sinistra...
Votate per una lucida insonnia.
Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, 1994

Noi viviamo in una democrazia dove puoi dire tutto quello che vuoi, tanto non ti ascolta nessuno.
Pippo Franco

Il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare.
Enzo Biagi

Se chi lavora mangiasse, cosa mangerebbe chi non lavora?
Da I pensieri di Gasparazzo – Lotta Continua – Torino – 1975

Poche cose sono immutabili come l'attaccamento dei gruppi politici alle idee che hanno loro permesso di raggiungere il potere
John Kenneth Galbraith

La democrazia è una forma di religione. È l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari…
Henry Louis Mencken (1880-1956)

La democrazia è un agnello in mezzo a due lupi che votano su cosa mangiare a colazione.
La libertà un agnello bene armato che contesta il voto
Benjamin Franklin

Se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale
Anonimo

Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare.
Marck Twain


Voti ogni volta che fai la spesa
Alex Zanotelli

Io mi rifiuto di pagare le tasse il cui impiego ritengo destinato a scopi ingiusti e immorali
Henry David Thoreau

Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l'elettore medio.
Winston Churchill
(the best argument against democracy is a five minute conversation with the average voter
Winston Churchill)



Le elezioni divengono una sorta di inebriante «lascia o raddoppia»,
in cui sono in gioco le speranze e le aspirazioni dei candidati,
non già problemi politici concreti.
(Erich Fromm) da "Avere o essere? "


Le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza grave danno,
e come tutti i riti, ad esempio la messa alla domenica,
 sono in fin dei conti una seccatura.
Norberto Bobbio






venerdì 17 gennaio 2014

giovedì 9 gennaio 2014

Caponnetto. La mafia teme la scuola più della giustizia, l'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa



La mafia teme la scuola più della giustizia, l'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa.
A. Caponnetto




lo stato e quindi la mafia ne hanno interesse, dove c'e l'ignoranza c'è più possibilità di navigare nel marcio..



Più c'è sottocultura e più trova manovalanza!


martedì 31 dicembre 2013

Carl Schmitt. IL DESTINO NON È PIÙ DELLA POLITICA, BENSÌ L’ECONOMIA. “Che i contrasti economici siano divenuti politici e che sia potuto sorgere il concetto di «posizione di potere economica» indica solo che IL CULMINE DI DEL ‘POLITICO’ PUÒ ESSERE RAGGIUNTO PARTENDO DALL’ECONOMIA, come da ogni altro settore della realtà. Sotto questa impronta è nata l’espressione molto citata di Walther Rathenau, secondo cui OGGI IL DESTINO NON È PIÚ LA POLITICA, BENSÍ L’ECONOMIA. Sarebbe piú corretto dire che, ORA COME PRIMA, IL DESTINO CONTINUA AD ESSERE RAPPRESENTATO DALLA POLITICA, ma che nel frattempo è solo accaduto che L’ECONOMIA È DIVENTATA QUALCOSA DI ‘POLITICO’ E PERCIÒ ANCHE ESSA «DESTINO».


Carl Schmitt. IL DESTINO NON È PIÙ DELLA POLITICA, BENSÌ L’ECONOMIA.
“Che i contrasti economici siano divenuti politici e che sia potuto sorgere il concetto di «posizione di potere economica» indica solo che IL CULMINE DI DEL ‘POLITICO’ PUÒ ESSERE RAGGIUNTO PARTENDO DALL’ECONOMIA, come da ogni altro settore della realtà. Sotto questa impronta è nata l’espressione molto citata di Walther Rathenau, secondo cui OGGI IL DESTINO NON È PIÚ LA POLITICA, BENSÍ L’ECONOMIA. Sarebbe piú corretto dire che, ORA COME PRIMA, IL DESTINO CONTINUA AD ESSERE RAPPRESENTATO DALLA POLITICA, ma che nel frattempo è solo accaduto che L’ECONOMIA È DIVENTATA QUALCOSA DI ‘POLITICO’ E PERCIÒ ANCHE ESSA «DESTINO». Fu perciò anche errato credere che una posizione politica conquistata con l’aiuto di una superiorità economica fosse (come ha detto Joseph Schumpeter nella sua ‹Soziologie des Imperialismus› del 1919) «essenzialmente non bellicosa». Essenzialmente non bellicosa, e proprio in base all’essenza ideologica liberale, è solo la terminologia. UN IMPERIALISMO FONDATO SU BASI ECONOMICHE CERCHERÀ NATURALMENTE DI CREARE UNA SITUAZIONE MONDIALE NELLA QUALE ESSO POSSA IMPIEGARE APERTAMENTE, NELLA MISURA CHE GLI È NECESSARIA, I SUOI STRUMENTI ECONOMICI DI POTERE, COME RESTRIZIONE DEI CREDITI, BLOCCO DELLE MATERIE PRIME, SVALUTAZIONE DELLA VALUTA STRANIERA e cosí via. Esso considererà come «violenza extraeconomica» il TENTATIVO DI UN POPOLO O DI UN ALTRO GRUPPO UMANO DI SOTTRARSI ALL’EFFETTO DI QUESTI METODI «PACIFICI». Esso IMPIEGHERÀ MEZZI DI COERCIZIONE ANCORA PIÚ DURI, MA SEMPRE «ECONOMICI» e quindi (secondo questa terminologia) non politici, essenzialmente pacifici, come ad esempio quelli elencati dalla Società delle nazioni di Ginevra nelle «linee direttive» per l’attuazione dell’art. 16 del suo Statuto (n. 14 della risoluzione della seconda assemblea della Società delle nazioni, 1921): sospensione dell’approvvigionamento dei mezzi di sussistenza alla popolazione civile e blocco della fame. Infine esso dispone ancora di strumenti tecnici di uccisione fisica violenta, di armi moderne tecnicamente perfette, che sono state rese di tanta inaudita utilità, mediante un impiego di capitale ed intelligenza, per essere realmente usate in caso di necessità. Per l’impiego di questi strumenti, SI STA FORMANDO D’ALTRA PARTE UN VOCABOLARIO NUOVO ESSENZIALMENTE PACIFISTICO CHE NON CONOSCE PIÚ LA GUERRA MA SOLO ESECUZIONI, SANZIONI, SPEDIZIONI PUNITIVE, PACIFICAZIONI, DIFESA DEI TRATTATI, POLIZIA INTERNAZIONALE, MISURE PER LA PRESERVAZIONE DELLA PACE. L’AVVERSARIO NON SI CHIAMA PIÚ NEMICO, MA PERCIÒ EGLI VIENE POSTO, COME VIOLATORE E DISTURBATORE DELLA PACE, ‹HORS-LA-LOI› E ‹HORS L’HUMANITÉ›, e una guerra condotta per il mantenimento o allargamento di posizioni economicistiche di potere deve essere trasformata, con il ricorso alla propaganda, nella «crociata» e nell’«ultima guerra dell’umanità». Questo è il frutto della POLARITÀ DI ETICA ED ECONOMIA. In essa è presente d’altra parte una straordinaria sistematicità e conseguenzialità, ma anche questo sistema pretende di essere non politico e che apparentemente è antipolitico serve o ai raggruppamenti amico-nemico già esistenti o conduce a nuovi raggruppamenti di questo tipo e non può sfuggire alla conseguenzialità del ‘politico’.”
CARL SCHMITT (1888 – 1985), “Il concetto di ‛politico’” - Testo del 1932 con una premessa e tre corollari (I trad. it. di Delio Cantimori, in CARL SCHMITT, “Principii politici del Nazionalsocialismo”, Sansoni, Firenze 1935), in ID. “Le categorie del ‛ politico’” – ‘Saggi di teoria politica’ a cura di Gianfranco Miglio e Pierangelo Schiera (trad.), il Mulino, Bologna 1981 (II, ed., I ed. 1972), 8., pp. 164 – 165.




“ Daß die wirtschaftlichen Gegensätze politisch geworden sind und der Begriff der «wirtschaftlichen Machtstellung» entstehen konnte, zeigt nur, daß von der Wirtschaft wie von jedem Sachgebiet aus der Punkt des Politischen erreicht werden kann. Unter diesem Eindruck ist das vielzitierte Wort Walther Rathenaus entstanden, daß heute nicht die Politik, sondern die Wirtschaft das Schicksal sei.
Richtiger wäre zu sagen, daß nach wie vor die Politik das Schicksal bleibt und nur das eingetreten ist, daß die Wirtschaft ein Politikum und dadurch zum »Schicksal« wurde. Es war deshalb auch irrig zu glauben, eine mit Hilfe ökonomischer Überlegenheit errungene politische Position sei (wie Josef Schumpeter in seiner Soziologie des Imperialismus 1919 sagte) «essentiell unkriegerisch». Essentiell unkriegerisch, und zwar aus der Essenz der liberalen Ideologie heraus, ist nur die Terminologie. Ein ökonomisch fundierter Imperialismus wird natürlich einen Zustand der Erde herbeizuführen suchen, in welchem er seine wirtschaftlichen Machtmittel, wie Kreditsperre, Rohstoffsperre, Zerstörung der fremden Währung usw., ungehindert anwenden kann und mit ihnen auskommt. Er wird es als «außerökonomische Gewalt» betrachten, wenn ein Volk oder eine andere Menschengruppe sich der Wirkung dieser «friedlichen» Methoden zu entziehen sucht. Er wird auch schärfere, aber immer noch «wirtschaftliche» und daher (nach dieser Terminologie) unpolitische, essentiell friedliche Zwangsmittel gebrauchen, wie sie z.B. der Genfer Völkerbund in den «Richtlinien» zur Ausführung des Art. 16 der Völkerbundsatzung (Ziffer 14 des Beschlusses der 2. Völkerbundversammlung 1921) aufgezählt hat: Unterbindung der Nahrungsmittelzufuhr an die Zivilbevölkerung und Hungerblockade. Schließlich verfügt er noch über technische Mittel gewaltsamer physischer Tötung, über technisch vollkommene moderne Waffen, die mit einem Aufgebot von Kapital und Intelligenz so unerhört brauchbar gemacht worden sind, damit sie nötigenfalls auch wirklich gebraucht werden. Für die Anwendung solcher Mittel bildet sich allerdings ein neues, essentiell pazifistisches Vokabularium heraus, das den Krieg nicht mehr kennt, sondern nur noch Exekutionen, Sanktionen, Strafexpeditionen, Pazifizierungen, Schutz der Verträge, internationale Polizei, Maßnahmen zur Sicherung des Friedens. Der Gegner heißt nicht mehr Feind, aber dafür wird er als Friedensbrecher und Friedensstörer ‹hors-la-loi› und ‹hors l‘humanité› gesetzt, und ein zur Wahrung oder Erweiterung ökonomischer Machtpositionen geführter Krieg muß mit einem Aufgebot von Propaganda zum «Kreuzzug» und zum «letzten Krieg der Menschheit» gemacht werden. So verlangt es die Polarität von Ethik und Ökonomie. In ihr zeigt sich allerdings eine erstaunliche Systematik und Konsequenz, aber auch dieses angeblich unpolitische und scheinbar sogar antipolitische System dient entweder bestehenden oder führt zu neuen Freund- und Feindgruppierungen und vermag der Konsequenz des Politischen nicht zu entrinnen.”
CARL SCHMITT, “Des Begriff des Politischen”, Text von 1932 mit einem Vorwort und drei Corollarien, Duncker & Humblot, Berlin 1991 (3. Aufl. der Ausg. Von 1963), 8. ‛Entpolitisierung durch die Polarität von Ethik und Oekonomie’, S. 76 – 79.

martedì 5 novembre 2013

Dino Risi. Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. E tutti i cretini lo seguirono.


Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. 
Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. 
E tutti i cretini lo seguirono.
Dino Risi


Avevo otto anni. Nel giardino c'era una grande vasca con dei pesci rossi. Ero seduto sul bordo. Non so a cosa pensavo. A niente probabilmente. Impossibile ricordarlo. In un tema in classe avevo scritto una frase che era piaciuta alla maestra: «Quando c'è vento le foglie degli alberi applaudono». A scuola, a turno, venivamo premiati con una medaglietta d'oro (o similoro). Quella settimana il decorato ero io. Era una scuola fantastica. Tre volte alla settimana andavamo nell'aula magna dove proiettavano delle comiche di Charlot. Forse pensavo a Charlot mentre ero seduto sul bordo della vasca. Senza accorgermi scivolai dentro. Non feci niente per tirarmi fuori. Forse bevevo acqua. Guardavo i pesciolini rossi che guizzavano intorno a me. Fu mia sorella che mi salvò. Era a una finestra. Gridò con quanto fiato aveva in gola. Accorse uno zio che leggeva il giornale seduto in una chaise-longue sotto un albero. Mi tirò fuori. Da allora mia mamma molte volte mi avrebbe detto: «Dino, non lasciarti andare….
Dino Risi, I miei mostri



 

venerdì 9 novembre 2012

Livio Druso. si era fatto costruire una casa trasparente, ben esposta alla vista dei vicini e dei passanti affinché tutti potessero vedere cosa stesse succedendo al suo interno. Per Plutarco un politico deve avere una vita specchiata e trasparente, parca, moderata, non deve abusare del potere raggiunto per conseguire vantaggi per sé, per i parenti e gli amici, la sua attività e militanza devono essere un puro e semplice servizio a vantaggio della comunità

La casa di vetro di Plutarco


Dalle ultime vicende che hanno coinvolto i nostri politici emerge chiaramente che la politica è in crisi ed è sempre più distante dai cittadini che invece dovrebbe rappresentare. Credo che la classe dirigente, ma anche gli stessi cittadini, debbano riscoprire il significato autentico di politica, a incominciare dall’etimologia del termine: esso deriva dal greco polis, che indica l’antica città-stato greca. Secondo la definizione data da Aristotele la politica è l’organizzazione e l’amministrazione della vita pubblica nell’interesse generale, al fine di garantire il bene comune. Essa era considerata dai Greci una techne, un’arte che non può scindere dall’ethos, ovvero l’etica, la quale è un insieme di valori che devono guidare l’azione dei politici verso la salus publica, il benessere dei cittadini. Il ruolo del politico implica responsabilità e senso del dovere nei confronti della comunità: nel suo stato ideale descritto nella “Repubblica” Platone affidava il ruolo politico ai filosofi per la loro saggezza e perché erano gli unici in grado di raggiungere la verità. Per Platone il filosofo-politico non doveva essere retribuito, ma aveva bisogno solo dello stretto indispensabile per vivere, in quanto i filosofi, possedendo la saggezza, sono felici e raggiungono la felicità agendo per il bene della comunità. Si tratta effettivamente di un’utopia che oggi susciterebbe ilarità, mentre più attuali risultano i “Consigli politici” del filosofo greco Plutarco, vissuto sotto il dominio dell’Impero Romano. Plutarco è un autore classico perché le sue opere, maturate in una certa società e legate agli avvenimenti dell’epoca, la trascendono, esprimendo idee comuni alle generazioni successive. Plutarco ha avuto una grande fortuna tra i posteri: tra i suoi ammiratori ci furono Erasmo da Rotterdam che fu il suo primo divulgatore, il filosofo francese Montaigne, Rosseau, Montesquieu con “Lo spirito delle leggi”, ma anche Alfieri, Foscolo e Leopardi. Il fulcro dell’opera di Plutarco è l’arte di conservare la pace, principio ripreso più volte anche dalla Rivoluzione Francese, la cui Costituzione del 1791 difendeva la tranquillità dello Stato e la felicità di ogni cittadino. Plutarco apprezza il dominio romano sulla Grecia che aveva garantito la libertà, la prosperità, la pace e la fine delle guerre tra le polis e contro i “barbari”, pur mantenendo l’orgoglio di appartenere alla stirpe ellenica. L’autore greco riflette sul ruolo della politica nella società e sul rapporto tra i politici e i cittadini: al centro dell’opera c’è la riflessione morale, il comportamento decoroso, la sobrietà dei costumi, “l’austeritiy” e l’onestà. Anche se le riflessioni di Plutarco non hanno ispirato nessuna dottrina politica, a differenza dell’opera di Platone in cui ci sono anticipazioni dell’ideologia fascista e persino comunista, esse devono fungere da monito a una classe dirigente di alto profilo etico, come vuole sembrare l’attuale governo Monti. Inoltre il filosofo greco esalta il valore della trasparenza; parlando del tribuno della plebe Livio Druso afferma: “ottenne giustamente la fama, poiché, dato che la sua casa aveva molte ben esposte pareti alla vista dei vicini e un artigiano lo assicurava che per soli cinque talenti le avrebbe mutate, disse: Ne avrai dieci se renderai la mia casa tutta trasparente perché tutti i cittadini possano vedere in che modo vivo io“. Dunque la politica si deve basare su un rapporto di fiducia tra i cittadini e politici i quali si devono sentire semplici strumenti della volontà dei cittadini, non devono abusare della loro carica per conseguire vantaggi per sé e per la famiglia. Purtroppo corruzione, uso privato delle risorse pubbliche, malversazioni sono fenomeni frequenti e tipici della politica italiana (vedi il caso Lusi o le vicende di The Family) che creano disgusto, sfiducia, rabbia e alimentano l’anarchia e l’antipolitica, buona a criticare ma non a trovare soluzioni.



http://www.alboscuole.it/Articoli.aspx?cod=e0y1le0307c1j8vs1311u2f1li2824t3b5ny3730j4g3eu4148-64170




Non nascondere la vita privata è un comandamento per il buon politico. “Quelli che si occupano di politica non solo debbono dare conto di quello che dicono e fanno in pubblico, ma si indaga anche con curiosità sul loro banchetto, sugli amori, sul matrimonio, su quanto fanno di scherzoso o di serio”. 
La politica come casa di vetro è quella che indica Plutarco. Ricorda che Marco Livio Druso, tribuno della plebe nel 91 a. C. disse ad un artigiano “Ne avrai dieci (talenti) se renderai la mia casa tutta trasparente (invece di renderla opaca con la spesa di cinque) perché tutti i cittadini possano vedere in che modo vivo io’”.  
Moderazione e prudenza in politica è quello che insegna Plutarco. [...]
Forse la virtù più importante, per il buon politico, è quella di farsi scopritore ed educatore di giovani che possano prendere il posto dei vecchi. 
“Come l’edera intrecciandosi a robusti alberi viene su insieme a essi, accompagnandosi ciascuno ancora giovane e senza gloria a uno più vecchio e glorioso, sollevandosi a poco a poco sotto l’autorità dell’altro e crescendo insieme, ben fondò e sparse le proprie radici nel campo della politica” 
Una gerontocrazia come la nostra manifesta la cecità e la sordità alla buona politica. (bl) 
Sommario: Prefazione di Luciano Canfora – Consigli Politici – Nota biografica 
PLUTARCO “CONSIGLI POLITICI” RCS Libri SpA, Milano 2012 FORMAZIONE POLITICA ED EDUCAZIONE CIVICA 
http://www.asiac.info/default.asp?id=12&ACT=5&content=3090&mnu=12

[...] Nei Consigli politici Plutarco svolge poi una serie di finissime considerazioni sul ruolo della politica nella società, sul rapporto politici/cittadini, sul come i primi devono rapportarsi ai secondi. Direi che la politica, pur vista nella sua autonomia, viene considerata da Plutarco nella sua dimensione morale, con la consapevolezza che, se essa diventa immorale, non è più nemmeno politica, bensì è tutt'altro: è caccia, o pascolo di bestie senza ragione. [...] [La] dimensione morale della politica di cui dicevamo prima, [...] è al centro della riflessione di Plutarco. «Quelli che si occupano di politica - egli dice - non solo debbono dare conto di quello che dicono e fanno in pubblico, ma si indaga anche con curiosità sul loro banchetto, sugli amori, sul matrimonio, su quanto fanno di scherzoso o di serio». Perciò, aggiunge Plutarco, Livio Druso, il tribuno della plebe, «ottenne giustamente fama, poiché, siccome la sua casa aveva molte parti ben esposte alla vista dei vicini e un artigiano lo assicurava che per soli cinque talenti le avrebbe mutate e orientate in maniera diversa, disse: "Ne avrai dieci se renderai la mia casa tutta trasparente perché tutti i cittadini possano vedere in che modo vivo io"». Dunque, un politico può avere la fiducia piena dei suoi concittadini solo se - oltre a essere un buon politico, naturalmente - ha una vita lineare e specchiata, cioè se non si appropria di quello che non gli appartiene, se non abusa della carica per conseguire vantaggi per sé, per i parenti, per gli amici, e quindi solo se concepisce la propria attività come un puro e semplice servizio a vantaggio della comunità alla quale appartiene. Quanto drammaticamente attuali suonano oggi le considerazioni di Plutarco! RIPRODUZIONE RISERVATA
Bedeschi Giuseppe
Pagina 40 (28 marzo 2012) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2012/marzo/28/politica_casa_vetro_Cosi_voleva_co_9_120328042.shtml


[...] La massima trasparenza dei pubblici funzionari è un principio che nasce da lontano. Già nell'antica Roma c'era chi ne faceva una bandiera: Plutarco narra che Livio Druso, tribuno della plebe, promise dieci talenti a un artigiano per rendere interamente trasparente la propria casa al fine di far vedere ai cittadini come vivesse.
Etica e trasparenza sono ancora oggi le linee guida che devono ispirare l'azione di chi amministra la cosa pubblica. [...] 
http://www.unisob.na.it/inchiostro/index.htm?idrt=4004


SOBRIETÀ

"Ogni tanto mi piace pensare a quello che dicevano gli antichi filosofi greci, ora sto rileggendo Plutarco, un greco romanizzato che nel 100 d.C. anticipava già l’importanza della trasparenza; scriveva che i politici devono tener conto di quello che dicono e fanno in pubblico perché  vengono osservati nei banchetti, negli amori, nel matrimonio. Lodava il tribuno Livio Druso  che si era fatto costruire una casa trasparente, ben esposta alla vista dei vicini e dei passanti affinché tutti potessero vedere cosa stesse succedendo al suo interno.
Per Plutarco un politico deve avere una vita specchiata e trasparente, parca, moderata, non deve abusare del potere raggiunto per conseguire vantaggi per sé, per i parenti e gli amici, la sua attività e militanza devono essere un puro e semplice servizio a vantaggio della comunità. Scriveva che se la politica diventa immorale non è più tale “ma solo caccia e pascolo di bestie senza ragione”, principi enunciati duemila anni fa’ e molto validi ancora oggi.
Povero Plutarco, se penso alle foto del baccanale romano degli assessori e consiglieri della regione Lazio, a cui aveva partecipato anche il governatore, o alla vita un po’ disinvolta del nostro penultimo premier. Ma non mi accontento di guardare solo gli eccessi, ricordo la foto di fine anno 2011 degli on. Fini, Casini, Rutelli alle Maldive; sia chiaro con gli appannaggi che hanno se lo potevano permettere, certo è che sono state vacanze costose, un schiaffo per gli Italiani che già allora soffrivano e che oggi lo fanno ancora di più.
Per fortuna che c’è la Sinistra dove un Bersani inizia la sua campagna delle primarie nella natia Bettola dal distributore dove lavorava il padre, o un Renzi che pranza a Panini nel camper o, reduce da un incontro di alto livello a Milano, cerca affannosamente un taxi. Sono sicuro che tali comportamenti non sono specchietti elettorali ma stili di vita di “nuovi” futuri premier di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. Vorrei che giungesse loro questa mia istanza, con l’augurio che uno dei due divenga il prossimo Presidente del Consiglio: riducano gli emolumenti di tutta la classe politica uniformando i trattamenti delle varie Regioni; dico sì al finanziamento dei Partiti, altrimenti la Politica sarebbe troppo influenzabile dai ricchi, ma deve essere parco e trasparente, ricordando quello che nell’antica Roma già Plutarco diceva: sobrietà, trasparenza, moderazione".

Maurizio Pozzi             19.10.2012

http://www.pdabbiategrasso.it/opinioni/opinione_145.asp

giovedì 27 settembre 2012

Giuseppe Fava. da "I mafiosi stanno in Parlamento", video dell'ultima intervista di Giuseppe Fava

"Pane e lavoro!" disse l'oratore.
Ci fu un applauso.
L'oratore continuò: "Pane e lavoro, la terra ai contadini, la pensione ai vecchi, le fabbriche agli operai…"
"La casa!" suggerì uno che stava sotto il palco.
"La casa ai lavoratori – rimbombò l'oratore e fece cenni con la mano verso la folla – una casa a te, una casa a questo, una casa a quell'altro!"
"A me niente?" gridò uno che stava in fondo e temeva di non essere visto. Ma arrossì subito quando gli altri si voltavano a guardarlo.
"Una casa a tutti!" gridò l'oratore.
Un giovanotto alto, bianco e triste alzò la mano.
"Io voglio la mamma" disse.
"Come la mamma?" chiese l'oratore.
"Io sono orfano" rispose il giovanotto e divenne pallido per il dolore.
"Casa, pane, lavoro e pensione per tutti…" riprese di colpo l'oratore, tentando di sviare il discorso. Ma il giovanotto alzò di nuovo la mano.
"Voglio la mamma" – disse – "Invece della casa voglio la mamma".
"Ma che significa?" balbettò l’oratore; guardò quella folla silenziosa e si confuse di più. Si sentì una voce di donna: era una piccola donna sfiorita, con gli occhiali.
"Io vorrei l’amore!" disse, e si coprì il volto per la vergogna. Ma aveva il coraggio della disperazione e aggiunse:
"Almeno una speranza…?"
"Non so…" disse l'oratore smarrito. Si strinse le tempie fra le dita per concentrarsi – "Credo di no…".
Qua e là, però, la gente cominciava già a sfollare delusa. Si cominciarono a sentire dei fischi…
__ da una drammaturgia di Giuseppe (Pippo) Fava __

Ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984 con cinque colpi di pistola alla nuca.




"Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo."

"A volte basta omettere una sola notizia e un impero finanziario si accresce di dieci miliardi; o un malefico personaggio che dovrebbe scomparire resta sull'onda; o uno scandalo che sta per scoppiare viene risucchiato al fondo. [...]
Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze, che non è stato capace di combattere".
GIUSEPPE FAVA, ucciso il 5 gennaio 1984, ventotto anni fa.


Il potere si è isolato da tutto, si è collocato in una dimensione nella quale tutto quello che accade fuori, nella nazione reale, non lo tocca più e nemmeno lo offende, né accuse, né denunce, dolori, disperazione, rivolte.
Pippo Fava, I Siciliani, 1983

"Amico mio,
chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, 
ad un uomo politico così,
cioè corrotto, ignorante e stupido,
sol perché una volta insediato al posto di potere 
egli ti poteva garantire una raccomandazione, 
la promozione ad un concorso, 
l’assunzione di un tuo parente, 
una licenza edilizia di sgarro. 
Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani
avete riempito i parlamenti e le assemblee regionali
e comunali degli uomini peggiori,
spiritualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile,
più dannosi alla società. 
Di tutto quello che accade oggi in questa nazione,
la prima e maggiore colpa è tua..."
GIUSEPPE FAVA, I Siciliani, febbraio 1983


"Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. [...] I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Se non si chiarisce questo equivoco di fondo... Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante. È un problema di vertici e di gestione della nazione, è un problema che rischia di portare alla rovina e al decadimento culturale definitivo l'Italia."
da "I mafiosi stanno in Parlamento", video dell'ultima intervista di Giuseppe Fava, da Film Dossier di Enzo Biagi del 28 dicembre 1983)



"A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare?" 
Giuseppe Fava


Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, perdìo. 
Tanto, lo sai come finisce una volta o l'altra: 
mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa.
Giuseppe (Pippo) Fava


 "I mafiosi stanno in Parlamento", video dell'ultima intervista di Giuseppe Fava

GIUSEPPE FAVA L'ULTIMA INTERVISTA VERSIONE INEDITA:
 1a PARTE:
2a PARTE:


"La pena che i buoni devono scontare per l'indifferenza allo stato è quella di essere governati da uomini malvagi."
Platone"Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce."
Tucidide


"Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male è che gli uomini buoni non facciano niente"
Edmund Burke
"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso degli uomini onesti."
Martin Luther King 
"Chi possiede il coraggio e carattere, è sempre molto inquietante per chi gli sta vicino. Se temiamo qualcuno, riconosciamo a costui un potere su di noi."
Hermann Hesse 

"Quando un uomo perde un diritto anche tutti gli altri uomini hanno meno diritti. Se un uomo subisce un ingiustizia oggi e TUTTI SI VOLTANO DALL'ALTRA PARTE e nessuno lotta con lui, tutti gli uomini subiranno quella stessa ingiustizia, che sarà prassi per i vostri figli. RICORDATELO!"
Alessandro Cossetta
 


C.G.Jung: contro l'omologazione collettiva:
Sociologia-della-Multiculturalita/79705735193?ref=ts


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