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lunedì 23 novembre 2015

Maurice Blanchard. La rivolta contro il fallimento.

La situazione-limite
È un frutto che matura lentamente, molto lentamente.
Così lentamente che l’albero muore prima che il frutto maturi, ancor prima che abbia appagato la sete del viaggiatore sfinito. Gli basta poco: un raggio di sole sull’acqua tremolante del pentimento.
Il signor architetto misura la porta, le finestre, l’altezza dei muri e la pendenza del tetto. Si onora, il signor Architetto, lo si saluta quando passa per strada, col metro in mano e il didietro in fondo alla schiena, come tutti. Ogni sera un sonno ben misurato lo sopprime.
Veglio. Il mio lavoro ha bisogno dell’infinito. Sì! In ogni momento mi occorre passare attraverso l’infinito per raggiungere incerte e transitorie piccole cose. È il mio mestiere. Buonasera!
Maurice Blanchard, La rivolta contro il fallimento

venerdì 1 agosto 2014

Ulrike Meinhof. Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più.

"Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più."
Ulrike Meinhof


giovedì 13 marzo 2014

Pietro Secchia. Con ogni probabilità, anzi, sarebbe stata una battaglia persa, ma vi sono delle battaglie che occorre combattere anche se si sa di perdere immediatamente. Esse servono per il domani. In ogni caso ritengo che si perda di più ogni volta che si cedono posizioni importanti senza dare battaglia.

SULLA MANCATA RIVOLUZIONE IN ITALIA NEL 1945 (SECCHIA)

Carica di significati anche per la storia successiva:

"[...] con ogni probabilità, anzi, sarebbe stata una battaglia persa, ma vi sono delle battaglie che occorre combattere anche se si sa di perdere immediatamente. Esse servono per il domani. 
In ogni caso ritengo che si perda di più ogni volta che si cedono posizioni importanti senza dare battaglia." 

Pietro Secchia, Relazione sulla situazione italiana, Mosca 1947

venerdì 21 febbraio 2014

Perchè la gente non si ribella?

Perchè la gente non si ribella? 
Di Marino Badiale


[...]Dopo tante analisi sociopoliticoeconomiche, possiamo dire di aver capito, almeno in linea generale, cosa “lorsignori” stanno facendo, e perché. Ma la possibilità di una politica di contrasto ai ceti dominanti è appesa a questa domanda: perché la gente non si ribella?
[...]

Risposta n.1: “La gente sta bene, o meglio, non sta ancora abbastanza male”. 
Il sottinteso di questa risposta è che l'ora della rivolta scocca quando si sta davvero male, quando arriva la fame. Ma questa idea è sbagliata. Se fosse corretta, il lager hitleriano e il gulag staliniano sarebbero stati un ribollire di rivolte, e sappiamo che non è andata così. La miseria non è condizione sufficiente per la rivolta, ma neppure necessaria: gli operai protagonisti di lotte dure, fra gli anni Sessanta e i Settanta del Novecento, non erano ricconi ma nemmeno miserabili ridotti alla fame.

Risposta n.2: “le condizioni non sono ancora peggiorate davvero”. 
Il sottinteso di questa risposta (che tiene conto delle obiezioni appena viste alla risposta n.1) è che la ribellione scatta non quando si sta male ma quando si sta peggio: quando cioè si esperisce un netto peggioramento delle proprie condizioni di vita. Tale tesi è facilmente confutata dall'esempio del popolo greco, che da anni vede le sue condizioni di vita peggiorare di continuo senza che questa faccia nascere una autentica rivolta (al più, qualche manifestazione un po' dura).

Risposta n.3: “mancano i gruppi dirigenti”. 
Qui si vuol dire che i ceti subalterni non hanno ceti dirigenti che li sappiano guidare in una lotta dura e intransigente. Questa risposta coglie ovviamente una parte di verità: è proprio così, mancano le persone capaci di essere leader della lotta. Ma a sua volta questo dato di fatto richiede di essere spiegato. Il punto è che non sempre, nei grandi mutamenti storici, c'è un gruppo dirigente già formato. Ci sono certo persone più capaci di capire e di dirigere, ma difficilmente è già pronto un autentico gruppo dirigente, unito e lucido. In Francia nel 1789, per esempio, un tale gruppo dirigente non c'era. È la lotta rivoluzionaria che lo ha forgiato. In molti casi, anche se non in tutti, i gruppi dirigenti si formano nel fuoco della lotta. Ma se il fuoco non divampa non si possono formare.

Risposta n.4: “la gente è corrotta”. 
Ovvero, ormai la corruzione, l'illegalità, la prevaricazione hanno contaminato anche i ceti subalterni, che non si ribellano contro l'orrido spettacolo offerto dai ceti dominanti perché lo trovano normale, e al posto loro farebbero lo stesso. Anche qui, si tratta di una risposta che coglie qualche elemento di verità, soprattutto in riferimento all'Italia, ma che mi sembra insufficiente. Non mi pare che nel sentire comune vi sia questa accettazione maggioritaria del farsi gli affari propri, eventualmente in modo illecito e senza guardare in faccia nessuno. Il diffuso disprezzo per i politici testimonia del contrario. È vero che, notoriamente, l'ipocrisia è l'omaggio che il vizio rende alla virtù, ma se anche si trattasse di ipocrisia questo testimonierebbe del fatto che un tale omaggio è necessario. Neppure in Italia è possibile dire apertis verbis “sono un ladro, siatelo anche voi”, e questo perché evidentemente la cosa non potrebbe reggere, perché non è vero che sono tutti ladri. 

Risposta n.5: “siamo diventati tutti individualisti”: 
qui si  vuol dire che l'ideologia neoliberista è penetrata talmente in profondità che ormai tutti ci comportiamo come l'homo oeconomicus dei libri, calcoliamo freddamente i nostri interessi materiali e non ci facciamo smuovere dalle ideologie. L'obiezione però è semplice: proprio dal punto di vista del freddo interesse materiale appare evidente la necessità della rivolta collettiva. È evidente infatti, come diciamo da tempo in questo blog, che il progetto dei ceti dirigenti italiani e internazionali è la distruzione di diritti e redditi dei ceti subalterni, ed è pure evidente che il singolo individuo può ben poco. Ma allora la rivolta collettiva dei ceti subalterni appare come l'unica strategia razionale, proprio dal punto di vista dell'interesse personale.

Risposta n.6: “è venuta meno l'idea di una società alternativa” : 
insomma il crollo del comunismo ha trascinato con sé ogni tipo di rivolta popolare. Il capitalismo attuale viene concepito come l'unica realtà possibile e ciò che succede ai ceti popolari appare come una catastrofe naturale rispetto alla quale la ribellione non ha senso. Anche in questa risposta ci sono elementi di verità ma la spiegazione appare insufficiente: infatti i contadini si sono ribellati infinite volte, in Occidente e altrove, senza nessuna idea di una società nuova e alternativa, ma anzi chiedendo il ripristino dei vecchi rapporti sociali, turbati da innovazioni recenti o dall'arrivo di “nuovi signori”. La grandi rivolte contadine in Cina non hanno mai sovvertito l'ordine socioeconomico ma, quando erano vittoriose, portavano a sostituire una dinastia con un'altra. Qualcosa di simile si può dire delle rivolte di schiavi, che quasi mai mettevano in questione l'ordine sociale basato sulla schiavitù. Insomma, la  rivolta può esserci anche senza basarsi sull'idea di una società futura alternativa. 

Risposta n.7: “non ci sono più i legami comunitari”, 
ovvero siamo tutti individui isolati che in quanto tali non riescono a lottare. Anche qui, c'è una verità ma è parziale. Se è vero che le lotte contadine sopra ricordate erano basate su legami comunitari, è anche vero che in altri casi dei legami comunitari si può dire quanto detto sopra a proposito dei gruppi dirigenti: ovvero che essi si formano nel fuoco della lotta. Le lotte operaie della fine degli anni Sessanta in Italia mettevano assieme operai immigrati da varie regioni del sud e operai del nord che magari chiamavano i primi “terroni”: i legami non erano dati a priori, si sono formati sulla base della condivisione degli stessi problemi e sull'individuazione degli stessi nemici.

Risposta n.8: “la gente non capisce, sono argomenti difficili”, 
o più brutalmente, “la gente è stupida”: ovvero la gente (il popolo, la classe ecc.) non capisce i suoi propri interessi, non capisce come essi siano messi in pericolo dagli attuali ceti dirigenti. L'argomento “la gente non capisce” è facilmente confutato dal fatto che i contadini cinesi o francesi in rivolta non erano necessariamente degli esperti di politica o di economia. Insomma per ribellarsi non è necessario avere le idee chiare sulle dinamiche socioeconomiche. Quanto alla tesi più brutale “la gente è stupida” si tratta di una tesi che è difficile da discutere, per la sua indeterminatezza (cos'è la stupidità? Come si misura?). In ogni caso, anche ammettendo questa “stupidità” (qualsiasi cosa ciò voglia dire) essa non sarebbe una spiegazione ma a sua volta un problema da risolvere. Perché la gente è diventata stupida, ammesso che lo sia? Sembra poi strano dire che la stragrande maggioranza della popolazione, formata da tutti coloro che hanno da rimetterci dalle attuali dinamiche sociali ed economiche (casalinghe e operai, pensionati e professori universitari, scrittori e droghieri) sia diventata stupida nella sua totalità. Se si va al fondo e si cerca di capire cosa si intenda con questa “stupidità”, si vede alla fine che, per chi dice che “la gente è stupida”, la motivazione principale è appunto il fatto che non si ribella. Ma allora dire che la gente non si ribella perché è stupida vuol dire che non si ribella perché non si ribella, e abbiamo una tautologia, non una spiegazione.


Questo è quanto mi sembra di poter dire. Come ho detto sopra, non ho risposte da dare. Ciascuna delle risposte indicate contiene qualche elemento di verità, ma nessuna mi sembra cogliere davvero il problema, e anche mettendole assieme non mi pare si guadagni molto. Chiudo suggerendo  che forse abbiamo bisogno di altri strumenti, diversi da quelli della politica e dell'economia, abituali per me e per gli altri autori di questo blog (e, probabilmente, per la maggioranza dei nostri lettori). Altri strumenti che possono essere: filosofia, antropologia, psicologia. Si accettano suggerimenti, anche e soprattutto di lettura.
Marino Badiale


Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
Voto la risposta n° 1... per la maggioranza ci sono ancora risparmi (accumulati dai nostri genitori e nonni) o risorse economiche supplementari (qualche pensione, sempre di genitori e nonni) sufficienti a "tirare avanti"... aspetta che finiscano... 


Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 

Perchè prima pioveva, poi faceva freddo, e adesso c'è Sanremo.
E' inutile, noi siamo un popolo di rammolliti, resi passivi da intossicazione televisiva, idioti e ignoranti oltre che vili, paurosi e traditori. I nostri Avi, gli antichi Romani, inorridirebbero a vedere come siamo ridotti.
Poi c'è da dire che tanti, milioni, non vogliono cambiare perchè a loro va bene così, anche se vedono il fratello (?) accanto morire di stenti o suicidarsi. Mi riferisco ai: Dipendenti Statali, Sindacalisti a tempo pieno, giornalisti di regime, Operai garantiti,Militari, banchieri, manager industriali e altri ancora, la lista è lunga. Questi sono una decina o più di milioni e non permetteranno mai alcun cambiamento. Forse potrebbero cambiare solo sotto una deflagrazione di un Bulava, che più presto che tardi un certo Putin ci sparerà contro, con piena ragione, oserei dire. Alla malora, popolo vinto, schiavo e succube. Meritiamo una brutta fine, la fine dell'agnello sacrificale, scannato per far piacere al Dio dei Satanisti. Cordialità.
 
Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
La gente non si ribella perchè per ribellarsi ci vuole organizzazione e soldi.
A noi la CIA non dà ne l'uno ne l'altro perchè spende già troppo in Venezuela, Argentina, Ukraina e Africa.  Quando Soros litigherà con Renzi e compagnia forse qualche soldo lo darà anche a noi e manderà Optor a darci una mano. Campa cavallo.
 
 
Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 

non condivido con l'articolista per svariate ragioni

primo punto:
- nei lager o nei gulag non c'è stata ribellione semplicemente perché i prigionieri erano infinitamente più deboli dei loro carcerieri (armati) altrimenti se ne avessero avuto la possibilità avrebbero avuto salva la vita, infatti tentativi disperati di fuga o ribellione ce ne sono stati

- gli anni 60 e 70 hanno generato la politica di oggi per cui era meglio che si stavano a casa loro a fare la calzetta - oggi si starebbe meglio

punto secondo:
in Italia si sta ancora bene infatti determinate categorie come gli statali sono ancora tutelate
se i Greci riuscissero ad organizzarsi rivolterebbero la situazione te lo dice uno che in Grecia c' è stato poco tempo fa

punto terzo:
mancano i soldi per organizzare non i leader o le idee

punto quinto:
l'egoismo nasce nel benessere, se ci fossero problemi comuni e non a macchia di leopardo si tornerebbe a pensare comune

punto sesto:
preferisco astenermi e tenere per me l'analisi

punto ottavo:
si, la gente è stupida te lo dice uno che ascolta con attenzione i discorsi della gente comune, dell'elettore medio, posso dire con certezza che hanno 3 o 4 neuroni a testa.

non mi baso sul livello culturale ma di finezza cerebrale, infatti ho sentito cose sagge da persone con la quinta elementare e totali idiozie da laureati con lode 

Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
[...] ma che forse non ci sia lo zampino di chi CI CONTROLLA? O che pensate che siamo LIBERI? E de fa che ? Magnà, bevere e annà de corpo? Cosa credete che stiano a fare le GALERE orrende e mai riformate in Italia? Perenne monito per chi OSA anche solo PENSARE CIO' CHE NON DEVE (ricordatevi di Stormfront in Italia: mentre le persone con medesime idee e però armi in pugno sono lodate e benvolute dal Nostro Caro Fratello...e dall'apparato ufficiale italiota, obvius ...). Anche la crisi serve a raffreddare gli animi, cosa credete ? Come le droghe libere a gogò, le centrali dello spaccio perennemente rifornite di materiale umano per la vendita al dettaglio (barconi della 'morte': si, hai voglia...). E poi, cominciano qua e là ad apparire articoli che mettono in giusta luce i 'progressi' ( si fa per dire ) della manipolazione applicata al genere umano: eh sennò quelle centinaia di migliaia di impiegati e militari NATO che ogni giorno vanno al lavoro con cosa avrebbero da divertirsi? Non esistono mica solo i droni...Una brevissima rassegna stampa, che poi se ho tempo aumenterò:

- http://www.silverland.info/documenti/armi-psicotroniche-e-scie-chimiche/
- http://www.ecplanet.com/node/4126
-http://rgw.altervista.org/index.php?mod=read&id=1331198087

La domanda è comunque questa, quella reale e sensata: è giusto 'ribellarsi' A COMANDO, avendo delle buone ragioni dalla propria parte, ovviamente ? Non è già tradire la nostra natura più intima, quella tante volte presa a pretesto dalle religioni più menzognere, per accettare di diventare dei mostri, sia pure a fin di bene? Perchè se si inizia non è che ci si ferma a metà, questo si, quest'altro no, adesso vediamo, questo è un anziano, questo/a è troppo giovane, ecc., dammi il tempo di pensare, e quant'altro. Si spara e si uccide e basta. E si viene uccisi ( ma questo tutto sommato è un dettaglio ).



Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
Il tacito presupposto di tutto l'intervento è che la gente, quantunque non lo faccia, dovrebbe ribellarsi. E invece no. La ribellione non risolve mai nulla, non ha mai risolto nulla. Non si può combattere il divenire col divenire. Visto che Badiale chiede consigli di lettura, io gli consiglio di leggere Emanuele Severino. Non che fidi nell'efficacia di simili consigli. Dopo 700 anni di umanismo operativo e volontaristico nessuno in Occidente ha orecchie per la Verità, tutti, invece (e l'auctor badialiano, Marx, in modo emblematico) per la sola Volontà di potenza.

Re: PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA? 
Un briciolo di vero c'è in tutte le tue risposte, specie nella n 9, e poi c'è una decima, importante, e comincio da quella: a ribellarsi efficacemente sono i GIOVANI  vedi '68, ma anche 1848, probabilmente 1789 (se guardi un anno prima, 1788, ci corrono 120 anni esatti fra le 3 date, che non è una coincidenza...) mentre l'Italia di oggi è e diventerà sempre più un paese di VECCHI,  pieni di rabbia e rimpianto, ma sempre vecchi acciaccati, paurosi ed impotenti. Le rivoluzioni o le guerriglie comprese quelle finte e sorosiane son sempre fatte da giovani, anche se guidate in retrovia da furbi vecchiacci, e questo vale anche per la carne da cannone delle guerre!
Il n 9 è un poco più giusto degli altri grazie all'efficacissima repressione in guanti di velluto del Sistema che si è scaltrito a furia di fiaschi dei "pugni di ferro": infatti col DIVIDE ET IMPERA  è riuscito nel capolavoro di dividere il destra dal sinistra, persino finte ed uguali come sono, e ce ne vorrebbero milioni di Preve o Fusaro per spiegare tutto alle masse rimbecillite, dove la TV, il porno libero, i casinò liberi dovunque, i telefonini tuttofare,  le divisioni tra amanti della Juve e non, delle bionde o delle brune, del sugo o del pesto hanno completato l'opera anche con l'aiuto determinante del liguaggio astuto promosso dagli intellettuali venduti, a base di "Bene" "Progresso ,democrazia, diritti Umani" e altre cazzate che addormentano tutti. Per i pochi che si svegliano e si fan vedere, c'è sempre la depressione suicida, l'auto impazzita, l'errore dei medici, la rapina finita tragicamente o l'infarto inatteso. 

 
"PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA ?" 
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12970&mode=nested&order=0&thold=0

giovedì 28 novembre 2013

René Girard. Il capro espiatorio. Le persecuzioni che ci interessano si svolgono di preferenza durante periodi di crisi che comportano l'indebolimento delle istituzioni normali e favoriscono la formazione di folle, cioè di assembramenti popolari spontanei, suscettibili di sostituirsi interamente a istituzioni indebolite o di esercitare su queste una pressione decisiva [...] le crisi che scatenano le grandi persecuzioni collettive sono sempre vissute più o meno nello stesso modo da quelli che le subiscono. L'impressione più viva è invariabilmente quella di una radicale rovina del sociale stesso, la fine delle regole e delle differenze che definiscono ordini culturali





Le persecuzioni che ci interessano si svolgono di preferenza durante periodi di crisi che comportano l'indebolimento delle istituzioni normali e favoriscono la formazione di folle, cioè di assembramenti popolari spontanei, suscettibili di sostituirsi interamente a istituzioni indebolite o di esercitare su queste una pressione decisiva [...] le crisi che scatenano le grandi persecuzioni collettive sono sempre vissute più o meno nello stesso modo da quelli che le subiscono. L'impressione più viva è invariabilmente quella di una radicale rovina del sociale stesso, la fine delle regole e delle differenze che definiscono ordini culturali
René Girard. Il capro espiatorio


lunedì 11 novembre 2013

Quinto potere. Voglio che vi alziate in questo istante. Alzatevi, andate alla finestra, apritela, mettete fuori la testa e urlate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" Le cose devono cambiare, ma prima vi dovete incazzare. Dovete dire: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" Allora penseremo a cosa fare per combattere la crisi e l'inflazione e la crisi energetica, ma Cristo, alzatevi dalle vostre sedie, andate alla finestra, mettete fuori la testa e ditelo, gridatelo: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!".

La televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni, giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere.
Peter Finch, in Quinto potere, 1976


"L'unica verità che conoscete è quella che ricevete alla TV. Attualmente, c'è da noi un'intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla TV! La TV è la loro Bibbia, la suprema rivelazione. La TV può creare o distruggere presidenti, papi, primi ministri. La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati. E quando una fra le più grandi corporazioni del mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, io non so quali altre cavolate verranno spacciate per verità, qui.

Quindi ascoltatemi. Ascoltatemi! La televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni e giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere, da noi non potrete ottenere mai la verità: vi diremo tutto quello che volete sentire mentendo senza vergogna, vi diremo qualsiasi cazzata vogliate sentire.

Noi commerciamo illusioni, niente di tutto questo è vero, ma voi tutti ve ne state seduti là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede... conoscete soltanto noi! Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo qui, cominciate a credere che la TV è la realtà e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la TV vi dice: vi vestite come in TV, mangiate come in TV, tirate su bambini come in TV, persino pensate come in TV! Questa è pazzia di massa, siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà: noi siamo le illusioni! Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora, spegneteli immediatamente, spegneteli e lasciateli spenti!"
Howard Beale, Quinto Potere



Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male. Abbiamo una crisi. Molti non hanno un lavoro, e chi ce l'ha vive con la paura di perderlo. Il potere d'acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c'è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine.
Sappiamo che l'aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati quindici omicidi e sessantatré reati di violenza come se tutto questo fosse normale, sappiamo che le cose vanno male, più che male!
È la follia! È come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto: "Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere! Lasciatemi il mio tostapane, la mia TV, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente ma... ma lasciatemi tranquillo!".
Beh!, io non vi lascerò tranquilli. Io voglio che voi vi incazziate. Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore, perché non saprei cosa dirvi di scrivere: io non so cosa fare per combattere la crisi e l'inflazione e i russi e la violenza per le strade. Io so soltanto che prima dovete incazzarvi. Dovete dire: "Sono un essere umano, porca puttana! La mia vita ha un valore!".
Quindi io voglio che ora voi vi alziate. Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l'apriate e vi affacciate tutti ed urliate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!".
Voglio che vi alziate in questo istante. Alzatevi, andate alla finestra, apritela, mettete fuori la testa e urlate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" Le cose devono cambiare, ma prima vi dovete incazzare. Dovete dire: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" Allora penseremo a cosa fare per combattere la crisi e l'inflazione e la crisi energetica, ma Cristo, alzatevi dalle vostre sedie, andate alla finestra, mettete fuori la testa e ditelo, gridatelo: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!".

Quinto potere
Network, Sidney Lumet, 1976
Sono incazzato nero!
Peter Finch nella parte di Howard Beale

sabato 24 agosto 2013

Gerber. L'ultima grande battaglia non sarà combattuta in un campo, ma nella mente degli uomini.

L'ultima grande battaglia non sarà combattuta in un campo, ma nella mente degli uomini
Richard Thomas Gerber


Alioskia Raw Seregni :
Il potere e' sorretto dalle religioni, è il mezzo principale. […]IL POTERE SI REGGE SULLA FEDE, su questo non ci piove. […] Se togliamo le religioni la battaglia sarà più facile da vincere […] le 3 religioni monoteistiche, tolte queste e' fatta   che poi non e' vero che sono monoteistiche


Annarè Ics:
appunto togliere le religioni.......dalla MENTE e non solo


Salvatore Cardillo:
Hai detto niente Ali,togliere le piu' importanti religioni al mondo...3/4 del pianeta si affida ad esse per dare un senso alla propria vita...che poi se hai fatto il cattivo ti mandano all'inferno  non si rendono conto che vivono perennemente nell'In-ferno/In-verno!


Luigi Zaccaro:
Penso che debellare le religioni sia praticamente possibile solo per il punto di vista individuale e non comune...

sabato 2 marzo 2013

Hitler. Mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… Noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta

"Il modo migliore per prendere il controllo di un Popolo e soggiogarlo, è di togliergli la libertà poco alla volta, sgretolare i loro diritti con migliaia di piccole e semi-impercettibili riduzioni. In questo modo la gente non si accorgerà che quei diritti e quelle libertà gli sono stati tolti, fino a dopo che questi cambi siano diventati irreversibili."
Adolf Hitler, Mein Kampf


«Mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… Noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. È un movimento che non può essere fermato. Non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta. Noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo»
Adolf Hitler, 1932


Il ruolo di sbarramento che svolge l'artiglieria nella preparazione dell'attacco della fanteria in futuro sarà assunto dalla propaganda rivoluzionaria.
Si tratta di spezzare psicologicamente il nemico prima che le truppe comincino ad entrare in azione.
Adolf Hitler


La distruzione del linguaggio è la premessa di ogni futura distruzione.
Se si ricorda il presagio di Karl Kraus...
Giuseppe D’Avanzo, La neolingua del potere
Il guscio vuoto. Metamorfosi di una democrazia, pp. 5-10




Si è detto che Hitler riversava sugli ebrei il suo odio contro l'intero genere umano, che riconosceva negli ebrei alcuni suoi stessi difetti, e che, odiando gli ebrei, odiava se stesso, che la violenza della sua avversione proveniva dal timore di poter avere sangue ebreo nelle vene. Non mi sembra una spiegazione adeguata. Non mi sembra lecito spiegare un fenomeno storico, riversandone tutta la colpa su un individuo. Gli esecutori di ordini orrendi non sono innocenti. E inoltre è sempre arduo interpretare le motivazioni profonde di un individuo.
Tullia Zevi, 2 febbraio 1919 nasceva Tullia Zevi, vero nome Tullia Calabi (Milano, 2 febbraio 1919 – Roma, 22 gennaio 2011), è stata una giornalista e scrittrice italiana.




Intervista a ADOLF HITLER
Piergiorgio Odifreddi
Gennaio 2005


Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, "La mia battaglia'', scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all'8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente. L'espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l'annessione dell'Austria, e raggiunse al suo massimo un'estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l'entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker. 
Sessant'anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l'ha comandato per dodici anni. 

  • Fürer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. 
Cosa ne pensa? 

La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt. 

  • Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l'ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male. 
Milioni di persone non l'hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto nè dello stalinismo, nè del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda. 

  • Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?
Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley. 
I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi. Cosa voleva insinuare, fra l'altro, con quel "paese che ci comanda''? Che l'Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti? E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati, nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt'oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un'occupazione militare a un'altra, meno esibita ma non meno effettiva. 

  • Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l'umanità mai visti prima. 
Ah, sì? E quali? Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei. Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l'analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell'America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche. 

  • Lei è proprio un senza Dio! 
Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che "tutti gli assassini dell'Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell'Europa cristiana''? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura. 

  • La Chiesa non la pensa certo così! 
Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l'incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l'avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica. In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra. Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le "tempeste di fuoco'' che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i "cattivi'' nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i "buoni'' Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate! 

  • Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica. 
Perchè mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di "criminali, idioti, stupratori e imbecilli'' fu promulgata nel 1907 dall'Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni '50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali? 

  • Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista! 
Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni '60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916? Chi? Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l'ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l'artefice dell'apartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento. 

  • Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista! 
Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l'hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il "male'' di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta. E' questa, dunque, l'eredità del nazismo? L'ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell'intervista rilasciata all'argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un'ideologia così ben congegnata, che l'unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.





giovedì 28 febbraio 2013

Giordano Bruno. Chiedere al potere di riformare il potere ..... Che ingenuità!

Il 17 febbraio 1600 moriva condannato per eresia Giordano Bruno, filosofo martire del libero pensiero. Il cardinal Roberto Bellarmino, suo inquisitore, è "venerato come santo dalla Chiesa cattolica e proclamato Dottore della Chiesa. 
Viva il libero pensiero! Giordano Bruno noi ti ricordiamo così.


Chiedere al potere di riformare il potere ..... Che ingenuità!
Giordano Bruno. 1548 - 1600

http://youtu.be/yZhHWkXxJyQ



Un potere non si riforma: si sostituisce con un altro, e basta.




Di qui la nota sentenza di Ippocrate: Il più efficace dei medici è quello in cui molti hanno fede, in quanto liga molti, o coll'eloquio, o con l'aspetto, o con la notorietà. Ciò riguarda non solo il medico, ma anche ogni genere di mago, e quale che sia il titolo di potere, perché chi opera ligature difficilmente con altri mezzi potrà suscitare l'immaginazione.
Ed i teologi credono ed ammettono e predicano su colui che per sé può compiere ogni cosa, ma che non era in grado di curare quelli che non avevano fede in lui, e l'esauriente spiegazione di simile impotenza va riportata all'immaginazione, che egli non fu in grado di ligare; i famigliari, infatti, cui la sua modesta origine ed educazione erano note, spregiavano ed irridevano il medico e il profeta: di qui il proverbio Nessun profeta è riconosciuto nella sua terra.
È dunque più facile, per qualcuno, ligare colui che è meno noto, per mezzo dell'opinione e della disponibilità della fede, per la quale la potenza dell'anima si predispone in una certa maniera, si apre, si esplica, come se, per accogliere il sole, aprisse finestre che in altro frangente manterrebbe sigillate, e vien dato accesso a quelle impressioni che l'arte del ligatore esige, onde imporre successive ligature, come la speranza, la compassione, il timore, l'amore, l'odio, l'indignazione, l'ira, la gioia, la pazienza, lo spregio della vita, della morte, della fortuna, e tutti gli altri affetti, le cui forze dall'anima trasmigrano nel corpo, per modificarlo.
Giordano Bruno, De magia



Credere che siamo solo mossi e toccati dagli aspetti visibili delle cose, è stupidità manifesta.
Giordano Bruno


I bambini si portano dentro una magia naturale, che a poco a poco, crescendo, sono costretti a distruggere ed allora cominciano a pregare: la santissima Trinità, i santi, la Madonna, una grande Madonna azzurra con gli ori e gli incensi. Dobbiamo imparare a respirare e riscoprire gli alberi, le pietre, gli animali e tutta la macchina della Terra: hanno un respiro interno, come noi. Hanno ossa, vene, carne, come noi.
Citazione tratta dal minuto 10.07 al minuto 11.46 dal film Giordano Bruno di Giuliano Montaldo del 1973.
Interprete principale Gian Maria Volonté
http://youtu.be/8rGrrAHi3nk


Ho lottato, è già tanto, ho creduto nella mia vittoria. È già qualcosa essere arrivati fin qui: non aver temuto morire, l'aver preferito coraggiosa morte a vita da imbecille.
Giordano Bruno


Se fossi aratore, giardiniere o sarto, nessuno farebbe caso a me, mi si osserverebbe poco, mi si biasimerebbe raramente, potrei facilmente piacere a tutti. Ma poiché delimito il campo della natura, provvedo al nutrimento dell'anima, incoraggio la cultura dello spirito e sono un fine conoscitore delle coltri dell'intelletto, chi mi scorge mi minaccia, chi mi scruta mi assale, chi giunge alla mia altezza mi morde e chi mi comprende mi divora.
Giordano Bruno


Dialogo tra Giordano Bruno e il giovane amico Sagredo
TUTTI SIAMO UNO...
Nel febbraio del 1600, il giovane amico Sagredo fece visita a Giordano Bruno, nella cella della sua prigionia. “Un giorno non lontano una nuova era giungerà finalmente sulla terra. La morte non esiste. La miseria, il dolore e le sue tante tragedie, sono il frutto della paura e dell’ignoranza di ciò che è la vera realtà.” “Ma quanto tempo ancora sarà necessario Maestro ?” “Il tempo dipende da noi, Sagredo. Il tempo è l’intervallo tra il concepimento di un’idea e la sua manifestazione. L’umanità ha concepito il germe dell’utopia e la gestazione procede verso il suo concepimento inevitabile: il secolo passato è una tappa importante, che precede la nascita. Gli Esseri divini vegliano sulla gestazione della terra e alcuni nascono qui per aiutare gli umani a comprendere che la trasformazione dipende dal loro risveglio.” “Anche voi Maestro siete sceso qui per questo scopo?” “ Anch’io Sagredo, ma non sono solo. C’è un folto gruppo di Esseri, che sono scesi più volte nel corso della storia e si riconoscono nel grande Ermete, Socrate, Pitagora, Platone, Empedocle… In questo secolo Leonardo, Michelangelo… Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà inattesa, improvvisa proprio quando il potere si illuderà di aver vinto.” Rumori di fondo indicano che la visita volge altermine. “Maestro quando potrò ritrovarvi ?” “Guarda dentro di te, Sagredo ascolta la tua voce interiore e ricorda che l’unico vero maestro è l’Essere che sussurra al tuo interno. Ascoltala: è la verità che è dentro di te. Sei divino, non lo dimenticare mai!” La porta si apre e compare il guardiano… “Non ci stiamo separando Sagredo, la separazione non esiste, siamo tutti Uno, in eterno contatto con l’Anima Unica…”
Le ultime parole di Giordano Bruno a Sagredo, prima di essere messo al rogo dall’Inquisizione
dal libro di Giuliana Conforto “La futura scienza di Giordano Bruno”


[...] Non bisogna mai scordarsi di quest'uomo, che pur fra estrose genialità ed umane comprensibili (dato anche i tempi) debolezze, seppe tener forte e fermo il punto della difesa delle sue idee, innovative e al tempo stesso concrete e reali, che sgombravano il campo da ancestrali retrive ed "ufficiali" superstizioni e che per questo nella Roma dei Papi del Seicento finì bruciato in Campo de' Fiori. Una delle figure più grandi del nostro Rinascimento. Il filosofo nolano, frate domenicano, divenne un convinto panteista: non c'è distacco fra Dio e il mondo, e fra il mondo e Dio, Dio è in noi e in tutte le cose dell'universo, nell' infinitamente piccolo e nell'infinitamente grande...questo e tanto altro: è difficile riassumere qui la complessità del pensiero bruniano.



Ogni volta, infatti, che riteniamo che rimanga una qualche verità da conoscere, un qualche bene da raggiungere, noi sempre ricerchiamo un'altra verità ed aspiriamo ad un altro bene. Insomma l'indagine e la ricerca non si appagheranno nel conseguimento di una verità limitata e di un bene definito. [...] Nello stesso modo la materia particolare, sia essa corporea o incorporea, non assume mai una struttura definitiva, e non essendo paga delle forme particolari assunte in eterno, aspira nondimeno in eterno al conseguimento di nuove forme.
Giordano Bruno



Nulla si può vedere se non si ha un punto fermo sotto i piedi, ma tutto ciò che un essere umano potrà mai vedere è determinato dal punto di osservazione. Ciò che a questi apparirà buono, a quello apparirà malvagio, ciò che a questo apparirà chiaro, a quello apparirà scuro, ciò che a questo apparirà grande, a quello apparirà piccolo.
Giordano Bruno



L'uomo non è cattivo è solo infelice. È la sua piccola mente la causa di ogni infelicità. Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all'uomo non servirà all'uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarglisi contro!!
Giordano Bruno


Sei Divino, non dimenticarlo mai … la separazione non esiste: siamo tutti UNO, in eterno contatto con l’Anima Unica
Giordano Bruno


Dio è in ogni luogo e in nessuno, fondamento di tutto, di tutto governatore, non incluso nel tutto, dal tutto non escluso, di eccellenza e comprensione egli il tutto, di defilato nulla, principio generatore del tutto, fine terminante il tutto.
Giordano Bruno

Percepite l'universo dentro di voi
Giordano Bruno


La prima e principal forma naturale, principio formale e natura efficiente, è l’anima de l’universo:
la quale è principio di vita, vegetazione e senso in tutte le cose, che vivono, vegetano e sentono.
Giordano Bruno


L’UNIVERSO E’ GOVERNATO DA UN INTELLETTO UNIVERSALE:
PRIMO PRINCIPIO, PRIMA CAUSA E MOTORE IMMOBILE.
L'intelletto universale è l'intima, più reale e propria facultà e parte potenziale de l'anima del mondo. Questo è uno medesmo, che empie il tutto, illumina l'universo e indrizza la natura a produre le sue specie come si conviene; e cossì ha rispetto alla produzione di cose naturali, come il nostro intelletto alla congrua produzione di specie razionali. Questo è chiamato da' pitagorici motore …da' platonici fabro del mondo. Questo fabro, dicono, procede dal mondo superiore, il quale è a fatto uno, a questo mondo sensibile, che è diviso in molti; ove non solamente la amicizia, ma anco la discordia, per la distanza de le parti, vi regna. Questo intelletto, infondendo e porgendo qualche cosa del suo nella materia, mantenendosi lui quieto e inmobile, produce il tutto.
Giordano Bruno

NELLE COSE ESISTE UN ORDINE PRECOSTITUITO CHE CONVOGLIA IL MOLTEPLICE VERSO L’UNITA’.
In tutte le cose c'è una connessione ordinata, in modo che i corpi inferiori succedono a quelli mediani e questi ai superiori, allora i corpi composti si uniscono ai semplici e quelli semplici ai più semplici, quelli materiali si accostano agli spirituali e quelli spirituali a loro volta a quelli immateriali, sicché uno solo è il corpo dell'Ente universale, uno solo l'ordine, uno solo il governo, uno solo il principio e una sola la fine, uno solo il primo e uno solo l'ultimo.
Giordano Bruno, Le ombre delle idee


La natura è attingibile da un'intelligenza finita 
quale la nostra, come in uno SPECCHIO, 
allo stesso modo in cui [ciò accade] a coloro 
che si trovano nell' ANTRO DI PLATONE,
i quali,voltati osservando il fondo,
non essendo loro possibile,
rivolgere uno sguardo diretto su di esso,
possono contemplare non la luce, 
ma il vestigio della luce, 
non le specie e le idee, 
ma le ombre delle specie e delle idee, 
dove lo SPECCHIO consiste in un corpo diafano,
nel quale non sarebbe possibile scorgere l'immagine
se non fosse delimitato dall'opacita' dell'ombra.
E' così che noi possiamo contemplare il suo volto,
se non attraverso i vestigi e gli effetti
che troviamo presso la materia".
Giordano Bruno, Lampas Triginta Statuarum,
Opere Magiche, Adelphi, cit. in L'arte della memoria:
le ombre delle idee di Giordano Bruno,
Manuela Maddamma, Mimesis, 1991-2001


Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto
Giordano Bruno


‎Tutti gli esseri viventi, sono fenomeni diversi di un'unica sostanza universale; traggono dalla stessa radice metafisica, e la loro differenza è quantitativa, non qualitativa.
Giordano Bruno
All living things are different phenomena of a single universal substance.
Derive from the same root metaphysics and their difference is quantitative not qualitative.
Giordano Bruno

L’universo è uno, infinito, immobile. Non è in grado di comprensione alcuna, è senza fine e limiti, si estende all’infinito, e di conseguenza è immobile.
Giordano Bruno

È dunque l’universo uno, infinito, immobile; una è la possibilità assoluta, uno l’atto, una la forma o anima, una la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo et ottimo; il quale non deve poter essere compreso; e perciò infinibile e interminabile, e per tanto infinito e interminato e per conseguenza immobile; questo non si muove localmente, perché non ha cosa fuor di sé ove si trasporte, atteso che sia il tutto; non si genera perché non è altro essere che lui possa derivare o aspettare, atteso che abbia tutto l’essere; non si corrompe perché non è altra cosa in cui si cange, atteso che lui sia ogni cosa; non può sminuire o crescere, atteso che è infinito, a cui non si può aggiungere, così è da cui non si può sottrarre, per ciò che lo infinito non ha parti proporzionabili.
Giordano Bruno - "De la causa, principio et uno"


I NUMERI RAPPRESENTANO LE INFINITE SFUMATURE DELLA MATERIA
Tutto ciò che è dopo l'uno è inevitabilmente molteplice e numeroso. Perciò, tranne l'uno e primo, tutte le cose sono numero. Donde sotto l'infimo gradino della scala della natura c'è il numero infinito o materia; invece nel sommo gradino c'è l'infinita unità e atto puro. Pertanto, la discesa, la dispersione e l'espansione avvengono verso la materia; l'ascesa, l'aggregazione e la delimitazione avvengono verso l'atto.
Attraverso i numeri gli enti si rapportano a ciò che veramente è, o vero ente, come la materia attraverso l'abbozzo delle forme si rapporta alle forme.
Giordano Bruno, Ombre delle idee



Chi accresce il sapere aumenta il dolore
Giordano Bruno


Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia.
Giordano Bruno


Colui che vede in se stesso tutte le cose è al tempo stesso tutte le cose.
Giordano Bruno

È buon segno quando le cose vanno per la mente: guardati che la mente non vadi essa per le cose, perché potrebbe rimaner attaccata con qualch'una di quelle, ed il cervello, la sera, indarno l'aspetterebbe a cena.
Giordano Bruno




.. e se dentro di voi ci fossero amici molto più saggi di voi?
Se i vostri maestri fossero proprio qui dentro, in questo momento? 
Invece di continuare a parlare, perché una volta tanto, non provate ad ascoltarli? 
Giordano Bruno. La Signora del Lago


Quei che manco intendono, credono di sapere di più, e quei che sono del tutto pazzi, pensano di sapere tutto
Giordano Bruno


L’Amore sa "comprendere" ciò che la ragione non sa "spiegare", 
là dove la scienza può spiegare tutto, senza nulla comprendere. 
Giordano Bruno


Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e A CHI HA CEDUTO LE REDINI DELLA SUA ESISTENZA, a UNA MENTE FALLACE, MENZOGNERA, CHE LO RENDE E LO TIENE SCHIAVO... L'UOMO  NON HA LIMITI e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.
Giordano Bruno


Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s'annichila
Giordano Bruno


La mia filosofia è la libera ricerca, non il dogma.
Giordano Bruno


La sapienza ha dunque tre dimore: la prima inedificata, eterna, perché è essa stessa la sede dell'eternità;
la seconda, sua primogenita, è questo mondo visibile; la terza, sua secondogenita, è l'anima dell'uomo.
Giordano Bruno


Le tenebre si proponeranno alla luce, la morte sarà giudicata più utile che la vita, nessuno alzarà gli occhi al cielo, il religioso sarà stimato insano, l’empio sarà giudicato prudente, il furioso forte, il pessimo buono… Non si udirà cosa degna di cielo e di celesti… Solo angeli perniciosi rimarranno, li quali meschiati con gli uomini, forzeranno gli miseri all’audacia di ogni male… donando materia a guerre, rapine, frodi e tutte altre cose contrarie all’anima e alla giustizia naturale… Ma non dubitare, Asclepio, perché dopo che saranno accadute queste cose, allora il Signore e Padre Dio governator del mondo, l’onnipotente Provveditore per diluvio di acqua e di fuoco, di morbi e di pestilenze, o altri ministri della sua giustizia misericordiosa, donarà fine a cotal macchia, richiamando il mondo all’antico volto.
Giordano Bruno, Lamento ermetico


Dimentica tutto quello che ti hanno insegnato i pedanti. Convinciti che niente ti è impossibile. Pensati in grado di comprendere tutto: le arti, le scienze, la natura di ogni essere vivente. Richiama a te tutte le sensazioni di ciò che esiste: del fuoco, dell'acqua... Immagina di essere ovunque, sulla terra, nel mare, in cielo... di non essere ancora nato, poi di trovarti nel grembo materno, quindi di essere adolescente, vecchio, morto... al di là della morte.
Giordano Bruno


L'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto sarà libero anche qui in questo mondo
Giordano Bruno


Non c'è distacco fra Dio e il mondo, e fra il mondo e Dio, Dio è in noi e in tutte le cose dell'universo, nell'infinitamente piccolo e nell'infinitamente grande
Giordano Bruno


Chi consistendo nel luogo e nel tempo, libererà le ragioni delle idee dal luogo e dal tempo, si conformerà agli enti divini
Giordano Bruno


L'esser beccaio [macellaio] debba essere stimata un'arte ed esercizio più vile che non è l'esser boia [...] perché questa si maneggia pure in contrattar membri umani, e talvolta administrando alla giustizia; e quello ne gli membri d'una povera bestia, sempre amministrando alla disordinata gola, a cui non basta il cibo ordinato dalla natura [il cibo vegetale], più conveniente alla complessione e vita dell'uomo (lascio l'altre più degne raggione da canto.
Giordano Bruno


In conclusione, va decisamente asserito e tenuto in mente, che OGNI COSA È PIENA DI SPIRITO, DI ANIMA, di nume, di Dio o di divinità, e che INTELLETTO ED ANIMA SONO OVUNQUE TUTTO, MA NON OVUNQUE L'ANIMA FA TUTTO. [...] Il senso dei sacri arcani accettato da ognuno dice le stesse cose, come nel Salmo e nel Libro della Sapienza: "Lo spirito del Signore pervase l'intera terra e quanto contiene"; e in un altro luogo: Io pervado cielo e terra". E la sostanza corporea differisce da tale sostanza di mente, di anima, di sublime spirito, perchè il CORPO UNIVERSALE è intero nell'intero tutto, mentre l'anima è intera in qualsiasi parte, e allora dunque costituisce una specie di tutto che riporta l'immagine del tutto, talora più limpidamente, talora più oscuramente, talora più singolarmente, talora in maniera molteplice, sicchè LA SPECIE DI UNA MEDESIMA IDEA E LA LUCE, È INTERAMENTE RIPORTATA DA OGNI FRAMMENTO DI MATERIA, COME TOTALMENTE DALL'INTERA MATERIA, COME SI PUÒ SCORGERE IN UN VASTO SPECCHIO, CHE RIFLETTE L'UNICA IMMAGINE DI UN'UNICA COSA, E CHE POI, INFRANTO IN MILLE PEZZI, TUTTAVIA IN OGNUNO DI ESSI RIFLETTE INTERAMENTE L'IMMAGINE.
Giordano Bruno, De vinculis


La "modernità" di questa pensiero, la visione olistica e psico-spirituale, il suo sentire profondo è straordinario... […] La coscienza per accedere a quelle verità è spesso vincolata al "tempo" lineare della coscienza collettiva, mentre la capacità di vedere "oltre", al vedere in trasparenza, è legata al "KAIROS" e all'eccezionalità di persone come Giordano Bruno che scrisse queste cose più di 400 anni fa... SI LEGGE UN MODELLO DI UNIVERSO CHE CORRISPONDE A UN MODELLO DI PSICHE, DI ANIMA...CHE È ALLA BASE DI REALTÀ CHE LENTAMENTE STIAMO SCOPRENDO E INTUENDO SOLO OGGI...


ci sono PERSONE SPECIALI CHE HANNO PRECORSO CON L'IMMAGINAZIONE E L'INTELLETTO IL TEMPO dimostrando cosi che la nostra normale percezione del tempo è quanto mai limitata, piatta e parziale. II TEMPO DI GIORDANO BRUNO AVEVA UNA DIMENSIONE A SPIRALE ED ERA PROIETTATO NELL'INFINITO luogo in cui ogni tempo è presente a se stesso [...] mirabile cosa... questa PICCOLA UNITÀ CHE NEL SUO MICROSMO RIFLETTE IL MACRO [...] Guenon parla dell'UNO COME PUNTO SENZA DIMENSIONI CHE ENTRA NEL REALE E SI SPACCA IN DUE E DANDO COSÌ ORIGINE AL MOLTELPLICE ..Riportare il molteplice ad unum quindi non dovrebbe poi essere cosa ardua se anima e materia fossero solidali essendo la materia divenuta più rarefatta e spiritualizzata


Vedere con l'anima, sentire con l'anima è il primo e decisivo passo per ESSERE NELL'ANIMA DELLE COSE. La METAFORA DELLO SPECCHIO CHE INTERO O IN FRANTUMI CONSENTE DI VEDERE COMUNQUE L'UNITÀ RINVIA ALLA CAPACITÀ DELL'ANIMA UMANA DI ESSERE IN CONTATTO CON GLI ASPETTI UNICI EPPURE MOLTEPLICI CHE IN ESSA ABITANO. La psiche è molteplice, l'anima è molteplice perchè molti dei la abitano. Sentire con l'anima è sentire attraverso molteplice dei per questo, credo, persone come Giordano Bruno sanno andare oltre. Sanno ascoltare e vedere molteplici facce di un unico mondo.


La volontà umana, se ben diretta, riesce a volgere i pensieri per natura contrastanti, verso un unico fine.

"Chiama per suon di tromba il capitano
tutti gli suoi guerrier sott'un'insegna;
dove s'avvien che per alcun in vano
udir si faccia, perché pronto vegna,
qual nemico l'uccide, o a qual insano
gli dona bando dal suo campo e 'l sdegna:
cossì l'alma i dissegni non accolti
sott'un stendardo o gli vuol morti, o tolti.
Un oggetto riguardo;
chi la mente m'ingombra, è un sol viso.
Ad una beltà sola io resto affiso,
chi sì m'ha punto il cor, è un sol dardo,
per un sol fuoco m'ardo,
e non conosco più ch'un paradiso.

Questo capitano è la voluntade umana, che siede in poppa de l'anima, con un picciol temone de la raggione governando gli affetti d'alcune potenze interiori contra l'onde degli émpiti naturali. Egli con il suono de la tromba, cioè della determinata elezione, chiama tutti gli guerrieri, cioè provoca tutte le potenze (le quali s'appellano guerriere per esserno in continua ripugnanza e contrasto), o pur gli effetti di quelle, che sono gli contrarii pensieri, de quali altri verso l'una, altri verso l'altra parte inchinano; e cerca constituirgli tutti sott'un'insegna d'un determinato fine".
Eroici furori


Giordano Bruno L'ultimo Degli Eretici. De la causa, principio et uno. Londra, 1584
Il De la causa, principio et uno, stampato nel 1584 a Londra da John Charlewood, è un dialogo con una sostanza fortemente filosofica: attingendo a fonti antiche e moderne, da Lucrezio a Cusano, che rielabora e piega in direzione della nova filosofia, Bruno vi sostiene l'unità dell'essere, ripensata in termini nuovi. Nei cinque dialoghi di cui l'opera si compone sono affrontati temi propriamente ontologici: la distinzione fra i concetti di causa e principio; quella tra forma e materia; la differenza tra sostanza corporea ed incorporea fino al fondamentale tema dell'Uno, in cui Bruno fonde elementi eraclitei, parmenidei e cusaniani. Non si tratta dell'Uno dei teologi, il Dio inteso tradizionalmente, ma piuttosto, in contrapposizione agli enti particolari, dell'Uno-universo, che è unità e molteplicità ad un tempo. La scoperta teorica essenziale di quest'opera sta nella nuova concezione della materia, che viene ad identificarsi con la vita-materia infinita, cioè quell'unica potenza semplicissima ed assolutamente indifferente da cui derivano tutte le cose; nozione, questa, che sarà sviluppata ed approfondita in termini originali nella Lampas triginta


L’INTELLETTO UNIVERSALE, DANDO UNA PARTE DI SÉ ALLA MATERIA, E TUTTAVIA RESTANDO IMMOBILE, PRODUCE TUTTE LE DIFFERENZIAZIONI DEL MONDO. L'intelletto universale è l'intima, più reale e propria facultà e parte potenziale de l'anima del mondo. Questo è uno medesmo, che empie il tutto, illumina l'universo e indrizza la natura a produre le sue specie come si conviene; e cossì ha rispetto alla produzione di cose naturali, come il nostro intelletto alla congrua produzione di specie razionali. Questo è chiamato da' pitagorici motore …da' platonici fabro del mondo. Questo fabro, dicono, procede dal mondo superiore, il quale è a fatto uno, a questo mondo sensibile, che è diviso in molti; ove non solamente la amicizia, ma anco la discordia, per la distanza de le parti, vi regna. QUESTO INTELLETTO, INFONDENDO E PORGENDO QUALCHE COSA DEL SUO NELLA MATERIA, MANTENENDOSI LUI QUIETO E INMOBILE, PRODUCE IL TUTTO.
De l’infinito universo e mondi

Giordano Bruno e i Rosacroce:
IL MISTERO DEL TEMPO – COME SCONFIGGERE LA MORTE.
Al tempo
O vecchio, lento e celere che chiudi e riapri.
dovremo dirti che sei benefico o malvagio?
Sei largo insieme e tenace ; ciò che dai poi ritogli;
quel che fai nascere uccidi,
e quel che dal tuo ventre generi nel tuo ventre divori,
tu cui è lecito consumar colle fauci il frutto del tuo seno.
Tutto crei e tutto distruggi:
dunque non potrei né chiamarti bene e né chiamarti male?
Ma quando mi sorprenderai col rapido colpo mortale,
colla minacciosa falce, lasciami tender le mani
là dove non appar vestigio del nero Caos:
così non sembrerai né buono, né malvagio.
De la causa principio e Uno, (trad. dal latino).


GIORDANO BRUNO E GLI INFINITI MONDI
"Non siamo più centrali di quanto non lo sia qualsiasi punto dell’universo".
Giordano Bruno


I GUASTI DEL NOSTRO TEMPO PREDETTI 500 ANNI FA DA GIORDANO BRUNO: LA TERRA NON E’ UNA PROPRIETA’ DELL’UOMO.
Tutti magnificano l'età de l'oro, e poi stimano e predicano per virtù quella manigolda che la estinse, quella ch'ha trovato il mio ed il tuo: quella ch'ha divisa e fatta propria a costui e colui non solo la terra (la quale è data a tutti gli animanti suoi), ma, ed oltre, il mare, e forse l'aria ancora. Quella, ch'ha messa la legge a gli altrui diletti, ed ha fatto che quel tanto che era bastante a tutti, vegna ad essere soverchio a questi e meno a quell'altri; onde questi, a suo mal grado, crapulano, quelli altri si muoiono di fame. Quella ch'ha varcati gli mari, per violare quelle leggi della natura, confondendo que' popoli che la benigna madre distinse, e per propagare i vizii d'una generazione in un'altra; perché non son cossì propagabili le virtudi, eccetto se vogliamo chiamar virtudi e bontadi quelle che per certo inganno e consuetudine son cossì nomate e credute, benché gli effetti e frutti sieno condannati da ogni senso e ogni natural raggione. Quai sono le aperte ribaldarie e stoltizie e malignitadi di leggi usurpative e proprietarie del mio e tuo; e del più giusto, che fu più forte possessore; e di quel più degno, che è stato più sollecito e più industrioso e primiero occupatore di que' doni e membri de la terra, che la natura e, per conseguenza, Dio indifferentemente donano a tutti.
G. Bruno: “ Spaccio della bestia trionfante”



Giordano Bruno. Gli infiniti mondi.
Nel terzo dialogo <primieramente> si niega quella vil fantasia della figura, de le sfere e diversità di cieli; e s’affirma uno essere il cielo, che è uno spacio generale ch’abbraccia gl’infiniti mondi; benché non neghiamo piú, anzi infiniti cieli, prendendo questa voce secondo altra significazione; per ciò che come questa terra ha il suo cielo, che è la sua regione nella quale si muove e per la quale discorre, cossí ciascuna di tutte l’altre innumerabili. Si manifesta onde sia accaduta la imaginazione di tali e tanti mobili deferenti e talmente figurati che abbiano due superficie esterne ed una cava interna; ed altre ricette e medicine che dànno nausea ed orrore agli medesimi che le ordinano e le esequiscono, e a que’ miseri che se le inghiottiscono.
<Secondo>, si avertisce che il moto generale e quello de gli detti eccentrici e quanti possono riferirse al detto firmamento, tutti sono fantastici: che realmente pendeno da un moto che fa la terra con il suo centro per l’ecliptica e quattro altre differenze di moto che fa circa il centro de la propria mole. Onde resta, che il moto proprio di ciascuna stella si prende da la differenza che si può verificare suggettivamente in essa come mobile da per sé per il campo spacioso. La qual considerazione ne fa intendere, che tutte le raggioni del mobile e moto infinito son vane e fondate su l’ignoranza del moto di questo nostro globo. <Terzo>, si propone come non è stella che non si muova come questa ed altre che, per essere a noi vicine, ne fanno conoscere sensibilmente le differenze locali di moti loro; ma che altrimente se muoveno gli soli che son corpi dove predomina il foco, altrimente le terre ne le quali l’acqua è predominante; e quindi si manifesta onde proceda il lume che diffondeno le stelle, de quali altre luceno da per sé altre per altro. <Quarto>, in qual maniera corpi distantissimi dal sole possano equalmente come gli piú vicini il caldo; e si riprova la sentenza attribuita ad Epicuro, come che vuole un sole esser bastante all'infinito universo; e s'apporta la vera differenza tra quei astri che scintillano e quei che non. <Quinto> s’essamina la sentenza del Cusano circa la materia ed abitabilità di mondi e circa la raggion del lume. <Sesto>, come di corpi, benché altri sieno per sé lucidi e caldi, non per questo il sole luce al sole e la terra luce alla medesima terra ed acqua alla medesima acqua; ma sempre il lume procede dall'apposito astro, come sensibilmente veggiamo tutto il mar lucente da luoghi eminenti, come da monti; ed essendo noi nel mare, e quando siamo ne l’istesso campo, non veggiamo risplendere se non quanto a certa poca dimensione il lume del sole e della luna ne si oppone. <Settimo>, si discorre circa la vanità delle quinte essenze: e si dechiara che tutti corpi sensibili non sono altri e non costano d'altri prossimi e primi principii che questi, che non sono altrimente mobili tanto per retto quanto per circulare. […] E si manifesta apertamente che non è accidente che si trova di là da qua, la quale, se ben consideriamo, non si veda di qua da là; e conseguentemente, che quel bell’ordine e scala di natura è un gentil sogno ed una baia da vecchie rimbambite. <Ottavo>, che, quantunque sia vera la distinzione de gli elementi, non è in nessun modo sensibile o intelligibile tal ordine di elementi quale volgarmente si pone; e secondo il medesimo Aristotele, gli quattro elementi sono equalmente parti o membri di questo globo, se non vogliamo dire che l’acqua eccede; onde degnamente gli astri son chiamati or acqua or fuoco tanto da veri naturali filosofi quanto da profeti divini e poeti; li quali, quanto a questo, non favoleggiano né metaforicheggiano, ma lasciano favoleggiare ed impuerire quest’altri sofossi. Cossí li mondi se intendeno essere questi corpi eterogenei, questi animali, questi grandi globi, dove non è la terra grave piú che gli altri elementi, e le particelle tutte si muoveno e cangiano di loco e disposizione non altrimente che il sangue ed altri umori e spiriti e parte minime, che fluiscono, refluiscono, influiscono ed effluiscono in noi ed altri piccioli animali. A questo proposito s’amena la comparazione, per la quale si trova che la terra, per l'appulso al centro de la sua mole, non si trova piú grave che altro corpo semplice che a tal composizion concorre; e che la terra da per sé non è grave né ascende né discende; e che l'acqua è quella che fa l'unione, densità, spessitudine e gravità.
<Nono>, da che è visto il famoso ordine de gli elementi vano, s’inferisce la raggione di questi corpi sensibili composti che, come tanti animali e mondi, sono nel spacioso campo che è l’aria o cielo o vacuo. Ove son tutti que’ mondi che non meno contegnono animali ed abitatori che questo contener possa, atteso che non hanno minor virtú né altra natura. <Decimo>, dopo che è veduto come sogliano disputar gli pertinacemente additti ed ignoranti di prava disposizione, si fa oltre manifesto in che modo per il piú delle volte sogliono conchiudere le disputazioni; benché altri sieno tanto circonspetti che, senza guastarsi punto, con un ghigno, con un risetto, con certa modesta malignità, quel che non vagliono aver provato con raggioni né lor medesimi possono donarsi ad intendere, con queste artecciuole di cortesi dispreggi, la ignoranza in ogni altro modo aperta vogliono non solo cuoprire, ma rigettarla al dorso dell’antigonista; perché non vegnono a disputar per trovare o cercar la verità, ma per la vittoria e parer piú dotti e strenui defensori del contrario. E simili denno essere fuggiti da chi non ha buona corazza di pazienza.
GIORDANO BRUNO (1548 – 1600), “De l’infinito, universo e mondi” (1584), in Id., “Dialoghi italiani. Dialoghi metafisici e dialoghi morali”, nuovamente ristampati con note da Giovanni Gentile, a cura di Giovanni Aquilecchia, Sansoni Firenze 1958, ‘Proemiale epistola’, ‘Argomento del terzo dialogo’, pp. 353 – 356.


“Di maniera che NON È UN SOL MONDO, UNA SOLA TERRA, UN SOLO SOLE; MA TANTI SON MONDI quante veggiamo circa di noi lampade luminose, le quali non sono più né meno in un cielo ed un loco ed un comprendente, che questo mondo, in cui siamo noi, è in un comprendente, luogo e cielo”. Così suonavano, con armonia di linguaggio, le dolci parole di Giordano Bruno nel suo DE L’INFINITO, UNIVERSO ET MONDI del 1583. In cotal maniera egli ESPRESSE, CON POETICA VISIONE, LE TEORIE ELIOCENTRICHE DI COPERNICO CHE NEL DE REVOLUTIONIBUS ORBIUM CELESTIUM (1543) CONTINUAVA D’ALTRONDE A RIMANERE ANCORATO ALLA TEORIA DI UN COSMO CONCHIUSO E FINITO, AL PARI DELLA VECCHIA CONCEZIONE DI TOLOMEO. In seguito KEPLERO, NEL SUO MISTERIUM COSMOGRAPHICUM (1596), SOSTITUIRÀ I MOTI ELLITTICI AI MOTI CIRCOLARI DI COPERNICO. L’astronomo tedesco confesserà inoltre - in quello scritto giovanile - che l’“intelligenza del cuore”, che lo animava, proveniva dalla Scienza Sacra dei Faraoni, ai quali aveva “rubato il vaso d’oro degli Egizi”. Dal canto suo, Giordano Bruno era andato - peraltro - molto al di là dei suoi pensatori ideali, fra cui NICOLA CUSANO, MAESTRO SPIRITUALE DI BRUNO. L’intuito orfico che sempre lo contraddistinse, scaraventò Giordano d’un balzo, sulle ali del suo “cavallo pegaseo”, nel bel mezzo del XX secolo, quando divennero patrimonio comune le IDEE DI POLICENTRALITÀ DELL’UNIVERSO: INNUMERABILI GALASSIE CON ILLIMITATI CENTRI.
Le parole di Giordano sono quelle riportate in epigrafe. Esse sintetizzano la visione spirituale bruniana; ripetiamola: “NON SIAMO PIÙ CENTRALI DI QUANTO NON LO SIA QUALSIASI ALTRO PUNTO DELL’UNIVERSO”. IL COSMO È PERCIÒ ILLIMITATO. INFINITI SONO I “MONDI” ED INNUMERABILI I SOLI. In tal maniera, egli saltò a piè pari, prevedendole quale chiaroveggente, tutte le scemenze razionali dei cartesiani. Le capovolse così, secondo la sua saggezza arcaica:
“Penso, quindi non sono. Intuisco, pertanto esisto”.
MA SE INFINITI SONO I MONDI E LE GALASSIE, L’UOMO NON PUÒ ESSERE IL PRIVILEGIATO DEL CREATO. TANTOMENO LO È UN “UNICO POPOLO”, appartenente alle molteplici e poliedriche razze umane: “TUTTE LE COSE SONO NELL’UNIVERSO, E L’UNIVERSO È IN TUTTE LE COSE”. L’antica Saggezza Sacra riecheggiava nelle sue visioni astronomiche: “Come in alto così in basso”. (Ermete Trismegisto). BRUNO INVITAVA IN TAL MODO GLI UOMINI AD ESSERE PIÙ UMILI, ED A CERCARE IL GRANDE ARCHITETTO DELL’UNIVERSO NEGLI INFINITI COSMI PARALLELI. SOPRATTUTTO NEL NOSTRO INTIMO, DI POI NELLA NATURA, L’IMMANENZA DIVINA MANIFESTA IL SUO VOLTO, SENZA CHE BUROCRATI DI CORTE FACCIANO DA INTERMEDIARI. Scopo di una vera religione è quello d’individuare la presenza dell’Harmonia divina in ogni cosa, senza farsi sviare dalle molteplici apparenze, inventate ad arte dai chierici vecchi e nuovi. La filosofia mistica di Bruno esprime l’aspetto esoterico e non volgare dell’insegnamento di Cristo. Essa aspira all’illuminazione interiore, senza che dogmatismi malvagi impongano l’ignoranza più assoluta.
PER TRE VOLTE LA RAGIONE TEOLOGICA, CHE UCCIDE LO SPIRITO, AVEVA TRAVISATO - PER MALVAGI TORNACONTI DI POTERE - LE INTUIZIONI E LA SCIENZA DEGLI EGIZI, DEI BABILONESI E DEI GRECI. GLI EGIZI CONOSCEVANO, GIÀ DAL XVI SECOLO A. C., LA CENTRALITÀ DEL SOLE, come afferma Keplero nella frase anzidetta. SAPEVANO ALTRESÌ DEL MOTO ELLITTICO DEI PIANETI. Certamente fin dal III sec., prima dell’èra volgare, ARISTARCO DI SAMO FACEVA L’IPOTESI DEL SISTEMA ELIOCENTRICO, CHE MAL S’ACCORDAVA CON L’ARROGANZA DEI TEOLOGI, CHE CREDEVANO DI ESSERE GLI UNICI ABITANTI D’UN PALAZZO INFINITO. SIMILI “PREOCCUPANTI” TEORIE DOVEVANO ANDAR DISTRUTTE CON LA MITICA E FAVOLOSA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA D’EGITTO NEL II SEC. DELLA NOSTRA ÈRA. SOLTANTO IL FUOCO NON LASCIA TRACCE. EPPERÒ IL PENSIERO HA LA CAPACITÀ DI RESISTERGLI. Anzi, con esso si vivifica e prende altresì vigore. Molte altre epoche dovevano però trascorrere. Frattanto SI RICADDE NELLE PLUMBEE FILOSOFIE DI MORTE, CON L’HOMO TEOLOGICUS AL CENTRO DEL FUOCO INFERNALE, DISTRUTTORE DELL’ANTICA LIBERTÀ DI PENSIERO. DOPO 32 SECOLI DALL’EPOCA EGIZIA, E DOPO 18 DAL GRECO ARISTARCO, LE VERITÀ DI IERI BUSSAVANO DI NUOVO ALLA PORTA DELLA CONOSCENZA PER RECLAMARE I LORO DIRITTI, PER BOCCA DI GIORDANO BRUNO.
ANCORA UNA VOLTA IL ROGO ATTENDEVA IL LIBERO PENSIERO, libero perché animato solo da amore per gli uomini e per tutte le cose del creato. D’altro canto, per il filosofo di Nola, l’amore è il motore primo di tutte le cose viventi: “È per virtù dell’amore che tutto è stato prodotto, e l’amore è in tutto. L’amore riscalda ciò che è freddo, illumina ciò che è oscuro”. Ebbene sì. IL FUOCO DELL’AMORE COSMICO LO ILLUMINÒ A TAL PUNTO CHE EGLI PREDISSE CON FURORE ESOTERICO IL SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA: “NULLA SI CREA E NULLA SI DISTRUGGE. TUTTO SI TRASFORMA”. Ah, quanto tardi arrivi Ragione, appresso all’intuito altrui:
“Come LA MATERIA E LA SOSTANZA DELLE COSE SONO INDISTRUTTIBILI, così tutte le loro parti sono assoggettate a tutte le forme, al punto che TUTTO SI TRASFORMA IN TUTTO, se non in un medesimo batter d’occhio, almeno in istanti diversi, uno dopo l’altro e scambievolmente”. L’INTUITO, L’IRRAZIONALE E L’INTELLIGENZA DEL CUORE NON SONO MAI ANDATI D’ACCORDO CON LA RAGIONE DESOLATA, finalizzata solo ai propri tornaconti personali. Nell’arte, ancor più “maggior pensiero non è ragione di maggior perizia ed intelligenza”. Dunque non ci si può basare sui procedimenti della ragione per conseguire l’arte perfetta, ch’è figlia solamente della natura delle cose, laddove la vera “anima del mondo” “è piena di ragioni”. E siffatte ragioni si esplicano nella loro interezza ed essenza, unicamente mediante la matematica, di cui fecero gran uso Pitagora e Platone: “La matematica che c’insegna a fare astrazione dalla materia, dal moto e dal tempo, ci rende capaci d’intendere e contemplare le specie intelligibili”.
“La Chiesa si è chiusa per tanto tempo al puro respiro del pensiero, che i suoi pozzi e le sue gallerie sono piene delle marcescenze di secoli; è sufficiente un’unica scintilla per far saltare per aria come una polveriera tutta questa dottrina di autoistupidimento imposto dall’alto” .
La Magia Nera dei ciarlatani, inoltre, al pari della “credulità nella fede”, mortifica la ragione e la “luminosità delle idee”, attenuando “l’immagine di una peggior cosa”. Dal canto suo, la Magia Bianca è invece lo studio - con amore - delle leggi di Natura, per intervenire su di esse a nostro favore e secondo però quelle leggi stesse dell’Harmonia naturale: “Gli stupidi ed insensati idolatri non avevano raggione di ridersi del magico e divino culto degli Egizi; li quali sapeano per mezzo della specie che sono nel grembo della natura, ricevere que’ benefici che desideravano da quella”. Con puro spirito immanentista, Giordano Bruno afferma la conformazione harmonica della materia. SIMILMENTE A LEONARDO EGLI CONSIDERA LE RELAZIONI STRETTE FRA OGNI COSA CH’ESISTE NELL’UNIVERSO. LUCE, SUONO E COLORE SONO TRA ESSI SOTTOPOSTI ALLE STESSE LEGGI DELLE ANALOGIE UNIVERSALI, di cui ragionarono gli antichi Caldei, Egizi, pitagorici e platonici. Ancora una volta, il Fuoco del Cuore illuminava le leggi della Natura, che oggi sono oggetto di studio mediante la TEORIA DEI FRATTALI DI MANDELBROT: LA MATERIA, APPARENTEMENTE DIVERSA IN CIÒ CHE APPARE AI NOSTRI SENSI, È INVECE SIMILE IN OGNI SUO RAPPORTO INTERNO (FRATTALE): “L’ordine di una figura particolare e la consonanza di un determinato numero evocano tutte le cose”. RICHARD WAGNER AMMIRÒ A TAL PUNTO QUESTA MENTE ILLUMINATA DA PROCLAMARE CHE SE GIORDANO BRUNO, CHE GLI STUPIDI MONACI IN QUELLA BELLA ITALIA FECERO PERIRE SUL ROGO, FOSSE NATO SULLE RIVE DEL “GANGE EGLI SAREBBE STATO ONORATO COME UN SAGGIO E COME UN SANTO”. Ahi noi, la ragione desolata era in agguato ancora una volta, per consumare uno dei crimini più efferati che la storia moderna ricordi.
CORREVA L’ANNO DEL GIUBILEO DEL 1600. BRUNO AVEVA SUBÌTO OTTO ANNI DI PRIGIONIA ED INTERROGAZIONI DA PARTE DELL’INQUISIZIONE ROMANA. STREMATO NEL FISICO, MA NON NELLO SPIRITO, EGLI CONTINUAVA A RIBATTERE, AI MONACI DEL SANTO UFFIZIO, CHE NON VI È ALCUNA RELIGIONE AL DI SOPRA DELLA VERITÀ. Quel 20 di gennaio, Roma assisteva ai carri allegorici di una “sacra rappresentazione”, inneggiante alla vita di Cristo. Ciononostante, IL PAPA CLEMENTE VIII DECISE PER LA CONDANNA A MORTE DEL FILOSOFO. Lo consegnò così al braccio secolare, ossia al boia, affinché si facessero tutti i preparativi per il grande rogo. La sentenza del Tribunale dell’Inquisizione fu motivata in questo modo: “HA DETTO CHE NON DEVE NÉ VUOL PENTIRSI, E NON SA DI COSA PENTIRSI, NÉ DI COSA DEVE PENTIRSI. Per cui era pronto a dar ragione di tutti i suoi scritti e detti, difendendoli contro qualsiasi teologo”. Tra il pubblico ludibrio, organizzato ad arte dagl’Inquisitori, GIORDANO FU TRASPORTATO FINO AL LUOGO DELL’ESECUZIONE SU UNA CARRETTA. UN LACCIO BEN STRETTO CORREVA FRA LE LABBRA E LA NUCA E GLI TENEVA LA BOCCA SPALANCATA ED IMMOBILE. LA SUA PAROLA INTIMORIVA I CARNEFICI PERSINO SUL PUNTO DI MORTE. GIUNTI CHE FURONO IN CAMPO DE’ FIORI, BRUNO FU DENUDATO E LEGATO AD UN PALO, ED ARSO VIVO. Nessuna pietà per lui, neppure una salvifica morte immediata. Sappia chi è lontano da simili misfatti, che il condannato non moriva subito, ma dopo che numerosi pezzi di carne si erano staccati dal suo misero corpo, tra urla di dolore infernali.



Due giorni dopo l’esecuzione, un avviso recitava: “Giovedì mattina IN CAMPO DE’ FIORI FU ABBRUGIATO VIVO QUELLO SCELERATO FRATE DOMENICANO DA NOLA: HERETICO OSTINATISSIMO et avendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro nostra fede”. Siffatte parole corrispondevano in modo sin troppo perfetto a quel fideismo religioso di cui Bruno aveva tanto discorso nei suoi scritti e contro cui aveva tuonato parole di fuoco. In tal modo non s’ottiene né la sapienza né la saggezza, bensì soltanto il dogmatismo più deleterio e perverso. Anche al di là delle sue conoscenze, GIORDANO BRUNO È DIVENUTO, PER IL PENSIERO MODERNO, IL SIMBOLO DELLA MASSIMA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, PER LA QUALE SI DISPOSE A MORIRE. Da allora iniziò una nuova vita, che sarà chiave di volta della coscienza morale moderna.



GIORDANO BRUNO E LA FILOSOFIA DEL RINASCIMENTO

«...tutte le cose sono ne l'universo, e l’universo è in tutte le cose; noi in quello, quello in noi; e cossi tutto concorre in una perfetta unità».

«È dunque l'universo uno, infinito, immobile. Una, dico, è la possibilità assoluta, uno l'atto, una la forma o anima, una la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo ed ottimo».

«Che ci piaccia o no, SIAMO NOI LA CAUSA DI NOI STESSI. NASCENDO IN QUESTO MONDO, CADIAMO NELL'ILLUSIONE DEI SENSI; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora CI ASSALE LA PAURA E DIMENTICHIAMO CHE SIAMO DIVINI, CHE POSSIAMO MODIFICARE IL CORSO DEGLI EVENTI, persino lo Zodiaco».

«...spirito si trova in tutte le cose, e non è minimo corpuscolo che non contenga cotal porzione in sé che non inanimi».

«Dico dunque, che la tavola come tavola non e animata, né la veste, né il cuoio come cuoio, né il vetro come vetro; ma, come cose naturali e composte, hanno in sé parte di sustanza spirituale».

«Ogni produzione, di qualsivoglia sorte che la sia, è una alterazione, rimanendo la sustanza sempre medesima; perché non e che una, un ente divino, immortale».

«Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all'uomo, non servirà all'uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l'uomo».

«Questi furori de quali noi raggioniamo [sono] un impeto razionale che siegue l’apprension intellettuale del buono e bello che conosce...».

«Tutti gli amori (se sono eroici e non son puri animali ...) hanno per oggetto la divinità, tendeno alla divina bellezza, la quale prima si comunica all’anime e risplende in quelle».

«Bisogna dissimulare per salvare la verità».

Giordano Bruno e la Filosofia del Rinascimento


Ho combattuto ed è tanto: ritenni di poter vincere ... ma natura e sorte studio e sforzi repressero.
Ma già è qualcosa esser sceso in lotta, poiché vedo che in mano al fato è la vittoria. Fu in me quanto era possibile e che nessun venturo secolo potrà negarmi: ciò che di proprio un vincitore poteva dare; non aver avuto timore della morte, non essersi sottomesso, fermo il viso, a nessuno che mi fosse simile; aver preferito morte, coraggiosa a vita pusillanime.
Giordano Bruno







Agostino Degas: 
Giordano Bruno fu uomo e intellettuale di grande coraggio e coerenza. Preferì morire, piuttosto che abiurare le idee delle quali era convinto. Mettendolo al rogo, l'inquisizione pensava di liberarsi di lui e delle sue idee. Ma gli uomini liberi vivono per sempre. Fu bruciato vivo in Campo dei Fiori a Roma. Affinché non parlasse e non urlasse, la lingua gli venne inchiodata alla mascella. Presiedeva il tribunale del Sant'Uffizio il cardinale San Giuseppe Bellarmino, teologo, cui e' intitolata una delle migliori scuole private dei Parioli di Roma. Nessuno ha mai chiesto scusa per questo orrendo delitto.... Agli occhi della storia, Giordano Bruno fu molto più di uno semplice eretico. Per la prima volta la chiesa cattolica eliminava fisicamente il partigiano di una teoria scientifica allora nuova in Europa: l’eliocentrismo del sistema copernicano. Ciò che più conta, Bruno aveva pronunciato questa teoria corredandola con un’intuizione che doveva rovesciare la nostra visione del mondo: quella di un Universo infinito. Spingendo, attraverso i suoi scritti filosofici, fino alle sue conseguenze estreme la sua adesione al sistema di Copernico, Giordano Bruno costruì così un cosmologia dove l’uomo, in comunione con un dio immanente alla natura, è, forse, il vero centro divino. Per questo venne bruciato vivo e le ceneri gettate nel Tevere, come per cancellare ogni sua traccia del suo passaggio sulla terra.

GIOVEDÌ 17 FEBBRAIO dell’Anno Santo 1600
Giovedì 17 febbraio dell’Anno Santo 1600, Giordano Bruno viene condotto a Campo de’ Fiori, in mezzo a una folla silenziosa. Tenta di parlare col popolo, cerca di comunicare con gli occhi, ma la gente schiva il suo sguardo, spaventata da quelle pupille che sembrano urlare. La bocca di Giordano è spalancata e il troncone di lingua, che il carnefice non è riuscito a strappare del tutto, è tormentato da una morsa di legno affinché egli non possa emettere neanche un gemito. Nella frescura della nuda luce dell’alba, mentre già s’avvertono i primi effluvi della primavera romana, Giordano viene spogliato nudo e legato a un palo, sopra un’enorme catasta di legna e di fascine. Uno stuolo di frati della compagnia di San Giovanni Decollato non cessa un solo momento di declamare le litanie: a ogni ora pro nobis si uniscono il popolo di Roma e i pellegrini dell’Anno Santo, stipati a ridosso della piazza. Il cielo è puro, ma l’aria immobile: il rogo cresce lentamente, straziando la carne nuda. Poi il vento, pietoso soffio della natura, penetra sotto le fascine e nelle viscere della legna, alimentando il fuoco che si gonfia e divampa con violenza. Le possenti fiamme s’avviluppano, come un rosso uragano, attorno al corpo di Giordano, divorandolo. Una barriera di fumo nasconde gli ultimi spasimi della silenziosa torcia umana, mentre carnefici e gregge continuano a ripetere l’ora pro nobis.
In piedi, dietro la finestra, Roberto Bellarmino sta masticando lentamente una focaccina dolce che, di buonora, il ragazzo del panettiere gli ha portato direttamente dal forno. Non appena il vento fa mutare percorso alla nuvola di fumo che si sprigiona dal rogo, indirizzandola verso il palazzo della Cancelleria, il cardinale schiude le ante, smette di masticare e rimane in attesa.
Quando infine le sue narici assaporano i benefici effluvi della carne bruciata, il viso del cardinale, segnato dalla stanchezza di una notte insonne, accenna un sorriso.

pag. 189 di “Roghi fatui” di Adriano Petta – La Lepre Ed. - febb.2011


Il rogo di Giordano Bruno


Forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io nel riceverla. 
Giordano Bruno

Giordano Bruno accolse così la sentenza di morte emessa dai giudici del Sant’Officio per le sue convinzioni giudicate eretiche. Sentenza che fu portata a compimento il 17 febbraio del 1600. Esattamente 412 anni fa.

Giordano Bruno era il prigioniero che risiedeva da più tempo nelle prigioni dell’Inquisizione romana. Con la ripresa delle attività processuali, sia a febbraio (ventesimo interrogatorio) che a settembre del 1599 (ventunesimo interrogatorio), Giordano Bruno si era dichiarato disposto all’abiura delle proposizioni considerate eretiche. Ma il 16 settembre, improvvisamente, inviava un memoriale al papa, mettendo nuovamente in discussione le proposizioni incriminate, riaprendo le contestazioni e rivelando un’ostinazione smentita, in predecenza, solo a parole. Il Tribunale gli intimò allora il termine perentorio di quaranta giorni per ritrattare. Trascorso il termine, nel suo ultimo interrogatorio (dicembre 1599) il filosofo, invitato a sottomettersi, replicò che non voleva né doveva ritrattare. L’8 febbraio 1600 seguiva, invitabile, la sentenza con cui la Chiesa lo dichiarava eretico, condannandolo alla degradazione ed espellendolo dal foro ecclesiastico.
Il 17 febbraio dell’anno 1600, ancor prima dell’alba, le porte del carcere romano di Tor di Nona si aprono per lasciare uscire una funerea processione. I confratelli della Compagnia di S. Giovanni Decollato, l’abito nero e le torce in mano, hanno ricevuto dal loro provveditore l’ordine di accompagnare il condannato in piazza Campo de’ Fiori. Alcuni di essi lo precedono, altri lo seguono, mescolati alle guardie di monsignor Governatore di Roma. Il prigioniero non può parlare. Ha «la lingua in giova», una morsa di metallo in bocca simile al morso utilizzato per i cavalli, ma con un ferro che gli arriva in gola. Dopo quasi otto anni di carcere sta per compiersi così l’esperienza di vita di Giordano Bruno: oggi grande filosofo, ieri «heretico impenitente». In quella stessa piazza romana, Bruno, «spogliato nudo e legato a un palo» viene bruciato vivo quel 17 febbraio, accusato di eresia per le opinioni espresse su Cristo, sull’Inferno, sulla trasmigrazione dell’anima da un corpo all’altro dopo la morte (metempsicosi), sui profeti della Bibbia, sui santi, sugli uffici divini, sui dogmi della Chiesa e altro ancora, ma soprattutto per la ferrea ostinazione nel difendere le sue teorie filosofiche e il rifiuto di abiurare quelle idee sulla pluralità dei mondi nell’universo infinito, sul moto della Terra intorno al Sole e altro ancora. Del resto la sua cosmologia non pregiudicava l’autorità delle Scritture, poiché profeti, patriarchi e padri della Chiesa, egli diceva: «sono meno de’ filosofi prattichi e meno attenti alle cose della natura».
Arso vivo in Piazza Campo de’ Fiori all’alba del 17 febbraio 1600, divenne così il simbolo della contrapposizione tra libertà e autorità, ritenuta inconciliabile ancora all’alba di quel nuovo secolo.
E Bruno aveva commentato così la sua sentenza di morte, rivolgendosi direttamente ai giudici: «Forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io nel riceverla».


Maiori cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam.
Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla



Processo e Rogo di Giordano Bruno 
tratto da "Giordano Bruno " di Giuliano Montaldo

Nel film del 1973 di Giuliano Montaldo, magistralmente interpretato da Gian Maria Volontè, appare chiarissimo come è stata concertata la colpevolizzazione di Bruno, attraverso l’estrapolazione -dalle sue opere- di brani isolati dal contesto, rinfacciati a Bruno come divergenti dalla verità. Perchè come dice un inquisitore, “La verità è una sola, quella rivelata dalle scritture” E Bruno, torturato e poi bruciato, mostrava di affermare quella rivelata da Dio e custodita da Santa Madre Chiesa”. E poi i rinfacciamenti “Hai scritto”
Bruno è stato bruciato perchè “negava”. Negava quel che delle scritture contrastava con l’evidenza della ragione. Possiamo dire che Giordano Bruno fosse un eretico. E che la sua lingua ferita dalla mordacchia e le sue carni bruciate dal rogo fossero una punizione -ritenuta “adeguata” dal potere politico e religioso dell’epoca- per la sua ostinazione a “negare”.

Egli avrebbe commesso l’intollerabile crimine filosofico di negare la trascendenza di Dio e l’inizio dell’universo. Di negare la sconcezza della sessualità e per aver ribadito l’esempio come primo dovere dei pastori di Cristo. Era un “negazionista” ante litteram“.

Sono passati secoli, ma la repressione nei confronti del “crimine di pensiero” non è cambiata, se non, forse, nelle forme dell’ipocrisia.




Che possibilità aveva il povero Giordano Bruno, che aveva intuito che tutto nasceva dall’Egitto, elaborando l’idea teologica che Dio è intelletto della natura e contemporaneamente natura divinizzata, in una sorta di inscindibile unità panteistica, di non esser bruciato vivo dai feroci, ottusi e immutabili guardiani dell’ortodossia cattolica?



grande maestro del libero pensiero, grande filosofo arso vivo dall'inquisizione!!


Assassinato dagli ignoranti!

http://youtu.be/8rGrrAHi3nk



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