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sabato 29 agosto 2015

Jacob Levi Moreno. Psicodramma. Non è del tutto giusto dire che la psicoanalisi sia un dialogo tra due. Si potrebbe dire con maggiori giustificazioni che si tratta di un monologo tenuto alla presenza di un interprete.


Non è del tutto giusto dire che la psicoanalisi sia un dialogo tra due.
Si potrebbe dire con maggiori giustificazioni che si tratta di un monologo tenuto alla presenza di un interprete.
Jacob Levi Moreno, Psicodramma, 1946/69


Maria Pia Pierotto
Quindi per 1 monologo paghiamo circa 70-75 €!!!:)...la prossima volta parlo da sola in casa per 1 ora, tanto mi ascolto solo io...e magari mi do pure le risposte e trovo le soluzioni!


Lara Sangaletti
Ummmm piuttosto è un dialogo a 4 o anche meglio a 8: tu, il tuo analista, tuo padre, tua madre, i genitori di tuo padre e i genitori di tua madre....ecco cosa sta dietro ai "monologhi" dallo psicanalista! chi fa davvero psicanalisi capirà!


Manuela Bellofiore
Infatti la psicoterapia è più avanti..un vero scambio tra terapeuta e paziente! una coterapia!


Irene Massa
Mah,io con la mia psicologa ho un rapporto di scambio di dialogo...Sì,beh,certo,potrei andare lì e snocciolare tutti i miei pensieri,ma sarebbe poco rispettoso nei suoi confronti,aggiungendo,che non le permetterebbe di capire un acca...Che sia una sorta d'interprete,questo sì.


''Qui giace J.L.Moreno, l'uomo che ha portato la risata nella psichiatria."
(Scritta sulla tomba di J.L. Moreno, l'inventore dello psicodramma)




mercoledì 26 agosto 2015

I perversi narcisisti sono considerati psicotici senza sintomi, che trovano il loro equilibrio scaricando su qualcun altro il dolore che non provano e le contraddizioni interiori che si rifiutano di percepire. 'Non lo fanno apposta' a ferire, ma non sanno fare altro per esistere. Sono stati feriti a lor volta da piccoli e cercano di mantenersi in vita così. Questo transfert di dolore permette loro di valorizzarsi a spese altrui.

I perversi narcisisti sono considerati psicotici senza sintomi, che trovano il loro equilibrio scaricando su qualcun altro il dolore che non provano e le contraddizioni interiori che si rifiutano di percepire. 'Non lo fanno apposta' a ferire, ma non sanno fare altro per esistere. Sono stati feriti a lor volta da piccoli e cercano di mantenersi in vita così. Questo transfert di dolore permette loro di valorizzarsi a spese altrui.
M.F. Hirigoyen





martedì 12 agosto 2014

La self-disclosure, l'empatia, l'incontro/scontro transferale. Il transfert del paziente e quello dell'analista e la loro crescita reciproca nel rapporto. Una grande interpretazione di Robin Williams per un film magistrale sulla situazione psicoterapeutica.



La self-disclosure, l'empatia, l'incontro/scontro transferale.
Il transfert del paziente e quello dell'analista e la loro crescita reciproca nel rapporto.
Una grande interpretazione di Robin Williams per un film magistrale sulla situazione psicoterapeutica.
Un film che anche Aldo Carotenuto amava e suggeriva spesso.


Will Hunting, Genio Ribelle
"Good Will Hunting" 1997


http://youtu.be/_vDlUCbTSeA

domenica 4 maggio 2014

Betty Joseph. Il paziente ha tutti i diritti di cercare di sedurre l'analista. L'analista non può permettersi in alcun modo di essere sedotto.


Il paziente ha tutti i diritti di cercare di sedurre l'analista.
L'analista non può permettersi in alcun modo di essere sedotto.
Betty Joseph (2001) citata da Glen Gabbard, Fallimenti nel trattamento psicoanalitico di pazienti con tendenze al suicidio, in Rivista di psicoanalisi, 2003,XLIX,2,pag.333.


sabato 8 febbraio 2014

Paola Pazzagli, Il controtransfert. Analista: - Stai intorbidando l'acqua del mio ruscello.- Paziente: - Ma ... ma non è possibile! ... Sono più a valle di te ...- Analsta: - Appunto!!!


"Analista: - Stai intorbidando l'acqua del mio ruscello.-
Paziente: - Ma ... ma non è possibile! ... Sono più a valle di te ...-
Analsta: - Appunto!!!"
Paola Pazzagli, Il controtransfert è forse la teoria del lupo?

in: Transfert contro transfert, Atti del primo congresso della Società Gruppoanalitica Italiana (ott. 86), 1988 Teda.


Daniela Gariglio Tra i suoi tanti aspetti, "(...) La psicoanalisi è sicuramente anche un modo per rendere più 'giocoso e libero' il proprio pensiero (...)." ( Franco Borgogno, " Vancouver Interview. Frammenti di vita e opere d'una vocazione psicoanalitica", Borla, 2009, seconda ed.).




giovedì 18 luglio 2013

Baudrillard. NICHILISMO E VIRTUALE. È LO STESSO VIRTUALE A ESSERE NICHILISTA, È IL VIRTUALE CHE SVUOTA IL MONDO REALE DI OGNI SOSTANZA E LO DESTABILIZZA. L’incredulità impazza dappertutto. NESSUN AVVENIMENTO È PIÙ «REALE». Attentati, processi, guerre, corruzione, sondaggi: TUTTO È TRUCCATO O INDECIDIBILE. IL POTERE E LE ISTITUZIONI SONO LE PRIME VITTIME DI QUESTA DISGRAZIA DEL PRINCIPIO DI REALTÀ. Di qui l’URGENZA MORALE, di fronte a questo nichilismo rampante, di uno «sguardo civile», di un partito preso a favore della realtà, contro la fragilità di ogni informazione. LO SPECCHIO DELL’INFORMAZIONE È ROTTO. LO SPECCHIO DEL TEMPO STORICO È IN FRANTUMI. E quindi la possibilità di negare la Shoah e molte altre cose (il Pentagono, lo sbarco sulla luna). IL REGNO DEL VIRTUALE È ANCHE QUELLO DEL PRINCIPIO D’INDETERMINAZIONE

Il corpo che si pone il problema della propria esistenza è già quasi morto, e il culto che attualmente gli si dedica, metà yogico metà estetico, è una preoccupazione funebre.
Jean Baudrillard, L'America, 1997



"Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza.
E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini"
Jean Baudrillard (20 giugno 1929 – 6 marzo 2007)


..."ciò che caratterizza i mezzi di comunicazione di massa, è il fatto che impediscono ogni mediazione, sono “intransitivi”, realizzano la “non comunicazione” […] essi sono ciò che proibisce per sempre una risposta, che rende impossibile ogni processo di scambio (…). In questo consiste la loro vera astrazione. Ed è su questa che si basa il sistema di controllo sociale e di potere. […] Attraverso i media si perde il principio di realtà, diventa impossibile distinguere fra ciò che è vero e ciò che è falso. La fine della pretesa di dare un senso unitario alla realtà comporta quindi il manifestarsi, nel periodo postmoderno, della diversità dei sensi, una diversità che è irriducibile, non può venir in alcun modo negata da un qualsiasi principio unificatore. Ogni ambito della realtà è dotato di un certo senso, ogni tentativo di ricondurre un senso unitario è solo apparenza. La realtà è differenza, molteplicità irriducibile, mutamento non ingabbiabile entro un unico schema"
Jean Baudrillard, Per una critica dell'economia politica del segno, trad. it. Mazzotta, Milano


La televisione è il controllo sociale direttamente nel salotto di casa. Essa mantiene l'ordine simbolico, garantendo la conformità del comportamento dei sudditi ignari. Facendo diventare favola il mondo, la televisione è strumento al servizio dei dominanti. La fabbrica televisiva del consenso, proprio come il clero giornalistico, induce a odiare gli oppressi e ad amare gli oppressori, producendo docili servi che lottano in difesa delle proprie catene.
Jean Baudrillard




Il tubo catodico simbolico e' un cervello alieno che pensa al posto del nostro... è come aver in casa un "ultracorpo" (mi riferisco al film" l'invasione degli ultracorpi" in cui esseri alieni come parassiti entravano nei corpi umani sostituendosi alle loro coscienze...questi diventavano felici ed amebe perché privi proprio della coscienza





“La vera gioia della scrittura sta nella possibilità di sacrificare un intero capitolo per una sola frase, una intera frase per una sola parola, di sacrificare tutto per un effetto artificiale o per un’accellerazione nel vuoto”.
Jean Baudrillard


E in difesa del frammento e dell’aforisma scrive anche:
“Egemonia del commento, della chiosa, della citazione, della referenza. E tuttavia superiorità assoluta dell’ellissi, del frammento, dell’abbozzo, dell’aforisma, dell’enigma. Quello che dico è già troppo. E’ già chiosa. Bisogna estirpare tutti metalinguaggi, strappare la lingua a se stessa, fermare l’emorragia”.
Jean Baudrillard



Gli intellettuali sono destinati a sparire con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale com’è avvenuto per gli eroi del cinema muto con l’invenzione del sonoro. Siamo tutti dei Buster Keaton.
Jean Baudrillard


I tre diari di Cool Memories (scritti tra il 1980 e il 1995)
sono stati tradotti e pubblicati in Italia dall’editore Sugarco (1980 – 1990)
e dall’editore Theoria (1990 – 1995).





Supremazia dell’Oggetto. Il soggetto non può che desiderare, solo l’oggetto può sedurre.
Abbiamo sempre vissuto dello splendore del soggetto, e della miseria dell’oggetto.
È il soggetto che fa la storia, è lui che totalizza il mondo. Soggetto individuale o soggetto collettivo, soggetto della coscienza o soggetto dell’inconscio, l’ideale di tutta la metafisica è quello di un mondo-soggetto, l’oggetto non è che una peripezia sulla via regale della soggettività. Il destino d’oggetto, per quanto ne so, non fi rivendicato da nessuno. Non è nemmeno intellegibile in quanto tale: non è che la parte alienata, la parte maledetta del soggetto. L’oggetto è svergognato, osceno, passivo, prostituibile, è l’incarnazione del male, dell’alienazione pura. Schiavo, la sua unica promozione sarà di entrare in una dialettica del signore e dello schiavo, ove si vede sorgere un nuovo vangelo, la promessa per l’oggetto di essere trasfigurato in soggetto. Chi ha mai avuto sentore della potenza propria, della potenza sovrana dell’oggetto? Nel nostro pensiero del desiderio, il soggetto detiene un privilegio assoluto, poiché è lui che desidera. Ma tutto si rovescia se si passa a un pensiero della seduzione. Qui, non è più il soggetto che desidera, è l’oggetto che seduce. Tutto parte dall’oggetto e vi ritorna, come tutto parte dalla seduzione e non dal desiderio. Il privilegio immemorabile del soggetto s’inverte. Perché il soggetto è fragile, non potendo che desiderare, mentre l’oggetto si fa forte proprio dell’assenza di desiderio. Esso seduce mediante questa assenza di desiderio, provoca nell’altro l’effetto del desiderio, lo provoca o l’annulla, l’esalta o lo delude – questa potenza si è preferito dimenticarla.
Jean Baudrillard



Jean Baudrillard. NICHILISMO E VIRTUALE.
Noi oggi siamo tutti dei dissidenti della realtà, dissidenti perlopiù clandestini. Se il pensiero non si scambia con la realtà, allora la sua negazione immediata diviene il solo pensiero della realtà.
La negatività corrispondeva a una positività semplice, a una realtà critica, non ancora passata dall’altra parte dello specchio. Allo stadio della positività assoluta corrisponde una negazione radicale - giacché ogni possibilità dialettica di negatività è stata assorbita e liquidata. Questa reazione ultima all’integralismo della realtà alla fine tende verso il nichilismo. Ma bisogna rendersi conto del fatto che È LO STESSO VIRTUALE A ESSERE NICHILISTA, È IL VIRTUALE CHE SVUOTA IL MONDO REALE DI OGNI SOSTANZA E LO DESTABILIZZA. L’incredulità impazza dappertutto. NESSUN AVVENIMENTO È PIÙ «REALE». Attentati, processi, guerre, corruzione, sondaggi: TUTTO È TRUCCATO O INDECIDIBILE. IL POTERE E LE ISTITUZIONI SONO LE PRIME VITTIME DI QUESTA DISGRAZIA DEL PRINCIPIO DI REALTÀ. Di qui l’URGENZA MORALE, di fronte a questo nichilismo rampante, di uno «sguardo civile», di un partito preso a favore della realtà, contro la fragilità di ogni informazione. LO SPECCHIO DELL’INFORMAZIONE È ROTTO. LO SPECCHIO DEL TEMPO STORICO È IN FRANTUMI. E quindi la possibilità di negare la Shoah e molte altre cose (il Pentagono, lo sbarco sulla luna). IL REGNO DEL VIRTUALE È ANCHE QUELLO DEL PRINCIPIO D’INDETERMINAZIONE. È il contraccolpo inevitabile di una realtà divenuta irreale a causa del suo eccesso di positività.
Siamo dunque definitivamente PRIGIONIERI DI QUESTO TRANSFER DEL REALE VERSO UNA POSITIVITÀ TOTALE, E DEL CONTRO-TRANSFER ALTRETTANTO MASSICCIO CHE TENDE ALLA SUA NEGAZIONE PURA E SEMPLICE?
Contro l’ASSORBIMENTO TOTALE, CONTRO QUESTA ESTINZIONE DEL SEGNO E DELLA SUA RAPPRESENTAZIONE, abbiamo detto che bisognava salvare le differenze, tutte le differenze. Salvare, in particolare, la distinzione fra il mondo così com’è il mondo reale. MENTRE TUTTO CI SPINGE VERSO LA REALIZZAZIONE VIRTUALE DEL MONDO, BISOGNA INVECE STRAPPARE IL REALE AL SUO PRINCIPIO DI REALTÀ. Perché è QUESTA CONFUSIONE CHE CI NASCONDE IL MONDO COSÌ COM’È (Italo Svevo: «LA RICERCA DELLE CAUSE È UN IMMENSO MALINTESO, UNA SUPERSTIZIONE TENACE CHE IMPEDISCE ALLE COSE, AGLI AVVENIMENTI DI VERIFICARSI COSÌ COME SONO»). Vale a dire, in fin dei conti, come singolarità. Il mondo reale è dell’ordine della generalità, il mondo così com’è è dell’ordine della singolarità. Vale a dire non soltanto della differenza, ma di una differenza assoluta, di una differenza radicale, di qualcosa di più differente della differenza, cioè il più lontano possibile da questa fusione e da questa confusione.”
JEAN BAUDRILLARD (1929 – 2007), “Violenza del virtuale e realtà integrale” (“Violence du virtuel et réalité intégrale” 2004 [testo inedito in francese]), tr. dall’inglese di M. Leone, Le Monnier, Firenze 2005, pp. 22 – 24.


“We are all dissenters of reality today, clandestine dissenters most of the time. When there is no possibility of exchange between thought and reality, immediate denial becomes the only way to think reality.
Negativity used to correspond to plain positivity, or critical reality, that had not yet crossed over to the other side of the mirror. When positivity turns out to be absolute, denial becomes radical. Every option of dialectical negativity has been absorbed and liquidated.
The limiting case of that ultimate reaction to the fundamentalism of reality is absolute denial (i.e. ‘négationnisme’, as we speak of «denying» the Holocaust). Think about it: it is the virtual itself that is ‘négationniste’. It is the virtual that takes away the substance of the real, setting it off balance. We are living in a society of ‘négationnisme’ by virtue of its virtuality. Disbelief reigns everywhere. No event is perceived as «real» anymore. Criminal attempts, trials, wars, corruption, opinion polls: all of that is either falsified or undecidable. State power and its institutions are the first victims of the disgrace of the principle of reality. Hence the moral urgency, in the face of rampant ‘négationnisme’, of recovering the «citizen’s viewpoint,» taking one’s stand for reality, against the frailty of all information. The mirror of information has been broken. The mirror of historical time has been broken. This is why it has become possible to negate the existence of the Shoah, together with the rest (the Pentagon crash, man landing on the moon). The reign of the virtual is also the reign of the principle of uncertainty. It is the inevitable counterpart of a reality turned unreal by excess of positivity.
Will this last forever? Are we doomed to remain captives of this transfer of the real into total positivity, and of its no less ponderous counter-transfer shift toward pure and simple negativity?
Against total absorption, against extinction of the sign and its representation, we have said it was imperative to save difference, all differences. In particular, to save the distinction between the world-as-is and the real world. Whereas everything pushes us toward the virtual realization of the world, we need instead to wrench the real out of its reality principle. In fact, it is this very confusion that prevents us from seeing the world-as-is. In the words of Italo Svevo: “the search for causes is an immense misunderstanding, a clinging superstition, preventing things and events from coming into being as they are”. Namely: in their singularity. The real world belongs to the order of generality, the world-as-is to singularity. To repeat: not
only is it a world of difference, it is one of absolute, radical difference, more different than difference, at the remotest distance from that sort of fusion/confusion.”

JEAN BAUDRILLARD, “Violence of the Virtual and Integral Reality” (Translation by Marilyn Lambert-Drache, pp. 124 - 141), in AA.VV., “Light Onwords/Light Onwards”, Living Literacies Text of the November 14 – 16, 2002 Conference at York Univerity, Stong College, North York- Toronto, editor, B. W. Powe, co-editor Stephanie Hart, The Coach House Press, Toronto 2004, Part Three ‘E-Literacy’, pp. 136 – 138.



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