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venerdì 18 agosto 2017

Ada Luz Marquez. Disse la vecchia guaritrice dell'anima: Non fa male la schiena, fa male il carico. Non fanno male gli occhi, fa male l'ingiustizia. Non fa male la testa, fanno male i pensieri. Non fa male la gola, fa male quello che non si esprime o si esprime con rabbia. Non fa male lo stomaco, fa male quello che l'anima non digerisce. Non fa male il fegato, fa male la rabbia. Non fa male il cuore, fa male l'amore. Ed è proprio lui, L' amore stesso, Che contiene la piu ' potente medicina.

Le dissero: – Non sarai in grado di sopportare l’uragano.
Lei rispose: – Io sono l’uragano.
Ada Luz Márquez

Disse la vecchia guaritrice dell'anima:
Non fa male la schiena, fa male il carico.
Non fanno male gli occhi, fa male l'ingiustizia.
Non fa male la testa, fanno male i pensieri.
Non fa male la gola, fa male quello che non si esprime o si esprime con rabbia.
Non fa male lo stomaco, fa male quello che l'anima non digerisce.
Non fa male il fegato, fa male la rabbia.
Non fa male il cuore, fa male l'amore.
Ed è proprio lui,
L' amore stesso,
Che contiene la piu ' potente medicina.
Ada Luz Marquez


Non insistere, il fiore non sboccia
prima del giusto tempo.
Neanche se lo implori,
neanche se provi ad aprire i suoi petali,
neanche se lo inondi di sole.
La tua impazienza ti spinge a cercare la primavera;
quando avresti solo bisogno
di abbracciare il tuo inverno.
Ada Luz Màrquez


Non regalarmi fiori recisi,
anche se sono di un immensa bellezza.
Non accetto più niente,
nella mia vita,
che non abbia radici.
Ada Luz Marquez



Credimi figlia mia, la grande avventura della vita è quella di essere te stessa, senza lasciarti condizionare da quello che gli altri vogliono tu sia, per la loro pace mentale, per la loro utilità, per ciò che ritengono essere adeguato.
Probabilmente la tua Libertà di Essere, scatenerà isolamento, solitudine, tentativi di manipolazione, gelosie e incomprensioni.
Ricorda che tutto questo è parte del seme, fa parte del processo di apertura del guscio, è il rumore della schiusa, è il seme che fiorendo lascia andare tutto ciò che era prima. Osare fiorire oggi, in questi tempi di deserto, presuppone un grande coraggio, un grande potere, è la più Alta Rivoluzione. 
E sai perchè figlia? perchè quando tu fiorisci, fiorisce anche la speranza.
Ada Luz Márquez, Hermana Águila



Le rughe dei miei occhi sono raggi di sole.
Le rughe sulle mie guance sono onde del mare.
Le rughe della mia fronte sono onde di sabbia.
Il mio viso è una tela dove è impresso il paesaggio che ho vissuto,
la grande opera infinita che è la vita.
Il mio viso è la poesia di Madre Terra,
scritta sulla mia pelle.
Le mie risate e le mie lacrime, i miei canti ed i miei silenzi,
la vita vissuta ad ogni respiro.
Amo le mie rughe e le mie cicatrici,
perché mi ricordano che sono stata,
che sono e che sarò sempre più grande di ogni possibile dolore.
Ada Luz Márquez


La felicità non è un traguardo
è il sentiero,
è l’atto stesso della gestazione di un sogno.
E’ deliziarsi con l’odore del pane
che si sta impastando,
è il costruirsi le ali e sentire mentre si intessono
l’immensa gratitudine di essere già in volo.
Ada Luz Márquez



Ada Luz Márquez, Ode alle donne imperfette.
"Le donne imperfette con orgoglio onorano le rughe e le cicatrici, perché con esse ricordano che sono state, sono e saranno più forti del dolore. Le donne imperfette hanno il coraggio di sognare ad alta voce, muovendosi in sincronia da vari mondi, creando una nuova tela in cui sono necessari tutti i colori e l'accettazione dei loro errori come apprendimento prezioso. Le donne imperfette rispetto tutta la vita e chiedono rispetto e giustizia per loro. Le donne portano radici imperfette ai piedi, ancorate alla Madre Terra. Hanno nei loro passi le antenate, sorelle, figlie e nipoti. Danzano attorno ai falò per mantenere viva la fiamma di tutte le donne che sono stati bruciate nel loro essere più imperfetto . Le donne imperfette celebrano l'immenso dono che la vita ha dato loro essere donne, godono della loro sessualità e difendono il diritto fondamentale di possedere i loro corpi e le loro vite. Le donne imperfette onorano l'altro, si tengono per mano e si sostengono celebrando i successi delle altre e piangendo insieme per i propri dolori. Le donne imperfette scelgono gli uomini imperfetti, sensibili, che camminano sul loro stesso sentiero. Le donne imperfette imparano che le loro mestruazioni sono un dono, una potente apertura in altri mondi. Esse comprendono che il dolore è segno di connessione con tutte le donne che le hanno precedute e comporta la riconciliazione con il proprio grembo e il grembo di Madre Terra. Le donne imperfette iniziano a ricordano che il sangue non è spazzatura, il proprio sangue è sacro e porta l'alchimia della vita Le donne imperfette chiedono giustizia in silenzio per i propri diritti e per la propria femminilità, perchè il silenzio contiene il grido di tutte le donne e il grido di ogni donna ha l'eco di tutte le canzoni, il cielo e tutti i voli, il seme di tutti i fiori. Nelle loro pance portano una canzone antica e sono incinte di speranza . Partoriscono le stelle perchè hanno bisogno di Luce. le donne imperfette dicono forte e chiaro che non hanno paura, camminano senza paura e senza amnesia in un mondo pieno di paura. Le donne non sono proprietà di chiunque perchè imperfette loro sono proprietà di loro stesse, non sono la costola di nessuno o l'oggetto del desiderio, nè sono invisibili. Sono donne e vogliono essere chiamate Donne. Le donne sono incredibilmente perfette quando hanno il coraggio di essere imperfette, quando hanno il coraggio di essere, né più né meno, di essere. Donne imperfette iniziano a sentire il desiderio di ristabilire il contatto con altre donne imperfette e ricordano a tutti che l'anima non dimentica. Ricordano che non sono sole, che non lo sono mai state,e non lo saranno mai. Perché essere imperfette le rende uniche, Uniche per il mondo, per loro stesse e per la loro Libertà". Ada Luz Márquez, Ode alle donne imperfette.










https://youtu.be/jEPUBmzSRvg





https://youtu.be/MO6laVQGlWg


martedì 11 agosto 2015

Giorgio De Santillana, "Fato antico e fato moderno". Quando Marcel Griaule, chiedeva ai suoi esperti del luogo di parlargli un pò della terra abitata, di dirgli quello che sapevano di paesi lontani, si meravigliava di vederli indicare sempre il cielo. E finalmente capì che per loro la "terra abitata" significava la zona dell'Eclittica. Solo lassù vivono e si muovono i veri abitanti, cioè i pianeti. Poiché solo degli dèi si può dire che in verità esistono e sono. L'uomo si rende ben conto di esserci, e di dover badare alle sue cose, ma si sente un pò come il sogno di un'ombra, se non attraverso gli atti rituali che lo riuniscono con il mondo "vero". Vita e pensiero dei selvaggi si dirà. Ma qui si trova chiarità e pace.



"Ma in tutto questo, l'uomo dove rimane? si trova a essere tutto e nulla. proprio come si conviene. L'anima sua trascorre per l'universo, è della sua essenza. La persona dell'uomo invece rimane presa dal gioco del destino. Quando Marcel Griaule, chiedeva ai suoi esperti del luogo di parlargli un pò della terra abitata, di dirgli quello che sapevano di paesi lontani, si meravigliava di vederli indicare sempre il cielo. E finalmente capì che per loro la "terra abitata" significava la zona dell'Eclittica. Solo lassù vivono e si muovono i veri abitanti, cioè i pianeti. Poiché solo degli dèi si può dire che in verità esistono e sono. L'uomo si rende ben conto di esserci, e di dover badare alle sue cose, ma si sente un pò come il sogno di un'ombra, se non attraverso gli atti rituali che lo riuniscono con il mondo "vero". Vita e pensiero dei selvaggi si dirà. Ma qui si trova chiarità e pace."
Giorgio De Santillana, "Fato antico e fato moderno"





mercoledì 8 luglio 2015

Pratiche di magia latina. o annuncio alle persone qui sotto menzionate, Lentino e Tasgillo, che debbono comparire davanti a Plutone. Come questo gattino non ha fatto del male a nessuno, così ad essi sia impossibile di vincere questo processo. E come la madre di questo gattino non ha potuto difenderlo, così i loro avvocati non possano difenderli, e questi avversari

Latino defixiones

a. Pratica pubblica della magia in generale

Tipologie:
  • iudiciariae
  • amatoria
  • agonistica
  • contro i calunniatori
  • contro rivali economici
  • scacco professionale
  • malattia improvvisa
  • morte inaspettata
  • morti violente

[Collocazione:]
  • nei santuari di divinità ctonie
  • nei pozzi
  • presso le sorgenti
  • nel mare 
  • nelle tombe

Che siano distolti da questo processo nello stesso modo in cui questo gatto è distolto e non può alzarsi. Che anche per loro avvenga la stessa cosa. 
Che siano trafitti come lui lo lego non a questo o quel fine: che egli non parli, che egli non si opponga, che egli non contraddica, che egli non possa né indagare né parlare contro di me, che egli mi sia soggetto per tutto il tempo che quest'anello rimarrà sottoterra. Io lego la sua ragione e il suo spirito, i suoi pensieri, le sue azioni, affinché egli sia impotente contro tutti gli uomini. E se si tratta di una donna: che questa o quella donna non possa sposare il tale o talaltro uomo. 
Io lego Teagene, la sua lingua e la sua anima e le parole di cui si serve; 
io lego anche le mani e i piedi di Pirria, il cuoco, la sua lingua, la sua anima, le sue parole; 
io lego anche la moglie di Pirria, la sua lingua e la sua anima; 
io lego anche il cuoco Cercione e il cuoco Docimo, la loro lingua, la loro anima e le parole di cui si servono; 
io lego anche Cinea, la sua lingua, la sua anima e le parole con cui aiuta Teagene; 
io lego anche la lingua di Ferecle, la sua anima e la testimonianza che porta in favore di Teagene; 
io lego anche la lingua di Seute, la sua animae le parole di cui si serve, come pure i suoi piedi, le sue mani, i suoi occhi e la sua bocca; 
io lego anche la lingua di Lampria, la sua anima e le parole di cui si serve, come pure i suoi piedi, le sue mani, i suoi occhi e la sua bocca;
io li lego tutti, io li faccio sparire, io li seppellisco, io li inchiodo in basso.
In tribunale e davanti al dieteta, quando agiscono contro [di me], che essi si trovino nella totale impossibilità di comparire sia con le parole che con gli atti.
Io annuncio alle persone qui sotto menzionate, Lentino e Tasgillo, che debbono comparire davanti a Plutone. Come questo gattino non ha fatto del male a nessuno, così ad essi sia impossibile di vincere questo processo. E come la madre di questo gattino non ha potuto difenderlo, così i loro avvocati non possano difenderli, e questi avversari:
ATRACATII TRACATI GALLARA PRIICATA IIGDARATAQ.

Letinio Lupo, che è chiamato anche Caucadio, che è il figlio di Sallustia Veneria o Veneriosa:
è quest'uomo che io consegno, dedico, sacrifico presso la vostra potenza divina, affinché voi, Aquae Ferventes, a meno che preferiate esser chiamate Ninfe o con qualche altro nome, affinché voi l'uccidiate, lo sgozziate entro la durata di quest'anno. Prendi della cera da un tornio da vasaio e modella due figurine, una maschile e l'altra femminile. La figurina maschile falla armata come Ares, che tiene nella mano sinistra un gladio puntato verso la clavicola destra della figurina femminile; che essa abbia le braccia legate dietro la schiena e sia inginocchiata, e che la materia sia fissata sulla sua testa o intorno al suo collo…occorre incidere sulle varie parti della figurina femminile: testa, orecchie, occhi, volto, clavicola destra, braccia, mani, cuore, ventre, sesso, natiche, piante dei piedi.

Prendi tredici aghi di bronzo,conficcane uno nel suo cervello dicendo:
‘Io ti trafiggo con l'ago il cervello, due nelle orecchie, due negli occhi e dì ogni volta:
'Io trafiggo la tale parte della tale persona, affinché essa pensi a me solo’.
Prendi una lamina di piombo, scrivi lo stesso incantesimo, recitalo e attacca la lamina alle figurine con un filo tessuto al telaio, facendo nodi e dicendo, come sai: 'Abrasax, tieni'.
Deponile al momento del tramonto presso la tomba di una persona morta prima del tempo, o per fatto di violenza, e deponi anche dei fiori di stagione

Iucundus Liviae Drusi Caesaris f. Gryphi et Vitalis
In quartum surgens comprensus deprimor annumcum possem matri dulcis et esse patri,eripuitit me saga<e> manus crudelis ubique cum manet in terris et nocet arte sua.
Vos vestros natos concustodite, parentes,ni dolor in toto pectore finis eat.
Crescendo nel mio terzo anno, sono catturato e ucciso,quando sarei potuto essere la gioia di mia madre e miopadre; mi ha preso la mano crudele di una strega, cherimane sulla terra a nuocere con la sua arte. Stateattenti ai vostri figli, o genitori, affinché il dolore nonfinisca col riempire il vostro cuore.

© e ® 2004, http://www.scanzo.altervista.or

lunedì 26 gennaio 2015

Sardegna. Quando la tradizione diventa cura



Quando la tradizione diventa cura

Secondo recenti studi,i guaritori tradizionali ancora in attività in Sardegna sono oltre un migliaio
Sebbene attualmente non sia ben chiaro a tutti, la direzione che l’uomo moderno va prendendo nel tempo presuppone la costruzione di un mondo sempre più artificiale: il mondo delle città, delle grandi vie di comunicazione, degli allevamenti simili a catene di montaggio, delle reti telematiche, delle realtà virtuali. L’uomo moderno ha la presunzione di essere padrone e centro dell’Universo, è suo, è qualcosa che deve essere condizionato, razionalizzato, sfruttato.
Da tale atteggiamento si potrebbe dedurre che la civiltà odierna con le sue caratteristiche politiche, economiche, sociali, culturali e religiose,  sia priva di quel contatto che le antiche tradizioni pensavano fosse di “ispirazione divina” e che forse permise alle civiltà del passato di evitare di degradare se stesse ed il proprio mondo.
UN PASSATO ANCORA PRESENTE
C’è stato un tempo in cui anche i sardi del passato vivevano in sintonia con delle realtà superiori da cui attingevano saperi e pratiche di notevole importanza al punto da influenzare ogni aspetto del quotidiano, sia sul piano materiale che strettamente emotivo. Un tempo in cui l’atteggiamento preponderante era di rispetto nei confronti della tradizione e dei fenomeni della natura; un approccio esteso fino ad alcune forme di cura attualmente soppiantate dalla scienza moderna poiché ritenute inadeguate e di conseguenza completamente escluse e non più considerate nella loro interezza. In Sardegna però sappiamo che il tempo scorre lentamente e parecchie pratiche curative tradizionali si conservano per trasmissione orale ed attraverso l’insegnamento all’interno delle stesse famiglie. Solamente dopo la seconda guerra mondiale i mutamenti sociali, economici e culturali dell’epoca hanno avuto un’estensione tale in tutta l’Europa da riuscire a penetrare nella nostra società agropastorale, influenzando in qualche modo le usanze locali, ma recenti studi mostrano che i guaritori tradizionali ancora in attività sono oltre un migliaio.
Tali figure molto spesso fanno uso di erbe e amuleti, praticano il culto dell’acqua o attraverso riti antichi e suggerimenti che arrivano da “mondi sottili” sono in grado di risolvere problemi che non vengono riconosciuti dalla medicina ufficiale, come la terapia per lo spavento, per le ustioni, per i porri e la diffusissima medicina dell’occhio.
Sarebbe piuttosto riduttivo comprimere queste tradizioni mediche ad un nucleo di fatti autenticati dalla scienza ripuliti da errori e superstizioni in quanto ritenute irrilevanti o addirittura negative; al contempo non sarebbe corretto pensare che l’uso di una tradizione medica sia più importante di altri metodi che la scienza odierna ha sperimentato su vasta scala; ma l’efficacia e la validità di ciascun approccio possono emergere solo quando essi vengono considerati in senso olistico(cioè come unità-totalità) e le diverse forme per quanto apparentemente in contraddizione,  possono agire in  sinergia con un obiettivo comune: il benessere dell’individuo. 
LA MEDICINA DELL’OCCHIO 
La medicina dell’occhio è una di quelle pratiche risalenti ad un passato imprecisato molto lontano e come dice il termine stesso andrebbe a curare dei malesseri la cui modalità di trasmissione si effettuerebbe attraverso gli occhi.  Questo potere per lo più attribuito alla donna porterebbe col solo sguardo a degli effetti negativi ed immediati su un’altra persona; sono in molti a sostenere che si tratti di un fenomeno dovuto al sangue, quindi derivante dall’appartenenza ad un determinato ceppo familiare che predisporrebbe alcuni soggetti più di altri.
 Il malocchio (ocru malu , ogru malu, eogu malu) causerebbe a livello fisico mal di testa improvvisi e frequenti senza un collegamento fisiologico specifico, malumore e sindrome depressiva; si potrebbero verificare eventi spiacevoli di diverso tipo all’interno della famiglia di appartenenza. Solo la medicina dell’occhio sarebbe in grado di riportare il soggetto in un normale stato psico-fisico e ristabilire l’equilibrio familiare. Sono stati registrati circa 24 metodi diversi di esecuzione del rito terapeutico variabili nei modi e tramandati soltanto alle persone considerate adatte, le uniche depositarie del segreto della formula e le uniche ad esercitare il rito. Tutti i metodi riscontrati vedono una ricombinazione dei seguenti elementi: ibrebus, le preghiere, spesso associate all’uso di grano, acqua, sale, olio, pietra, riso, corna (cervo, muflone, bue), occhi di Santa Lucia, carta, carbone. Il rito viene eseguito dalle tre alle nove volte e a seconda dei casi con la collaborazione di più guaritori. Solamente nella zona dell’Ogliastra è stata riscontrata la presenza di un particolare rito che si diversifica dagli altri, noto come “s’abba faulada”, secondo cui la medicina dell’occhio assumerebbe la forma di un vero e proprioplacebo. 
PREVENZIONE
La tradizione vuole che si faccia uso di una serie di amuleti o che si effettuino gesti apotropaici volti ad annullare qualunque possibile influsso negativo derivante dal malocchio.
Tra gli scongiuri utilizzati è abbastanza comune l’usanza di sputare, come a significare la volontà di tenere lontano il male, oppure toccare ferro, corno, genitali o tirar fuori velocemente la lingua tre volte. Era nota anche a Cagliari l’usanza di fare sas ficas a fura.
Oltre alle tecniche gestuali si è sviluppato l’uso di oggetti, di origini del Mediterraneo, che hanno anche acquisito valore culturale riscontrabile nel vestiario tradizionale del proprio paese di origine.
Le ricerche rivolte in questo ambito hanno dimostrato che quasi tutti gli amuleti sardi avessero proprio come principale funzione quella di proteggere dal malocchio. La maggior parte sono andati perduti e sarebbero pervenuti fino a noi solamente oggetti di oreficeria o materiali ritenuti veramente importanti.
Molti di questi oggetti fanno parte dei tesori di famiglia e chiunque potrebbe averli ricevuti in dono o ereditati dai propri cari. Sa sabegia per esempio conosciuta in questo modo dai campidanesi; su cocco in Barbagia; in Gallura, Logudoro e Orgosolo su pinnadellu; nell’oristanese, a Desulo e nella Barbagia di Belvì su pinnadeddu. Tradizionalmente si trattava di una pietra nera tonda (in giavazzo, onice, ossidiana) incastonata nell’argento che doveva essere abbrebada, cioè su di essa si recitavano i succitati brebus per renderla funzionale. In alcune zone la pietra nera veniva sostituita dal corallo, meglio conosciuta in questo caso come corradeddu ‘e s’ogu leau (corallino del malocchio).         
 Essa simboleggia il globo oculare, l’occhio buono che si contrappone a quello cattivo in grado di assorbire gli influssi malefici arrivando a spaccarsi; si portava appesa sulla spalla e ricadente sul braccio, unita in un mazzo con altri amuleti. Spesso veniva appesa alle culle oppure i bambini più grandi la portavano al polso, legata con un fiocchetto verde, ricevuta in dono dalla nonna o dalla madrina di battesimo; le donne invece la esibivano al collo o appesa al corsetto. In alcuni casi si richiedeva di portare in tasca o negli indumenti intimi ramoscelli di lentischio o d’ulivo a contatto con la pelle. 
ESEMPIO DI RITUALE
Prima fare il segno della croce, poi, prendere una scodella o un piatto colmo d’ acqua, fare su questa una croce con la mano destra e poi posarla su una qualsiasi parte del corpo di chi è stato colpito dal malocchio; infine, mentre si dà inizio alla recita di li parauli, lasciar cadere nell’acqua, tre grani di sale e tre gocce d’olio d’oliva dopo aver fatto sul sale e sull’olio, sempre con la mano destra, un segno di croce.
Se le tre gocce restano separate e ridotte, cioè senza spandersi o unirsi, il male non è causato dal malocchio; al contrario se si spandono anche restando separate (sfattu) oppure si uniscono, il malocchio c’è ed allora si recita: 
Ghjiésù Cristu Nazarè,
cantu beddhu mi parè,
cantu beddhu mi paristi,
candu a lu mundu inisti,
cu una candéla lucendi,
e un agnulu in paradisu.
Santu Silvestru médicu lestru;
Santu Damianu medicu sanu;
Santu Pantalléu
è ca middhurési a Déu;
cussì middhória
ca pongu li mani éu.
 
Da  “Magia e superstizione tra i pastori della Bassa Gallura” ,Nicolino Cucciari
http://www.focusardegna.com/index.php/focus-sardegna/tradizioni/568-quando-la-tradizione-diventa-cura

mercoledì 1 ottobre 2014

Frances Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica. Perché l’amore è chiamato mago? Si chiede Marsilio Ficino nel commento al Simposio. “Perché tutta forza della magia risiede nell’amore...dall’amore nasce il convergere insieme fra le cose e in ciò consiste la vera magia”…la “mens” neoplatonica viene identificata da Ficino e Pico con la “mente angelica”.


Perché l’amore è chiamato mago? Si chiede Marsilio Ficino nel commento al Simposio. “Perché tutta forza della magia risiede nell’amore...dall’amore nasce il convergere insieme fra le cose e in ciò consiste la vera magia”…la “mens” neoplatonica viene identificata da Ficino e Pico con la “mente angelica”.
Frances Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica

mercoledì 14 maggio 2014

La Civetta insieme al gufo rappresentano la chiaroveggenza, associati spesso a maghi e indovini, simboleggiando la comprensione, la luce dopo la soluzione di un problema. Essendo animali notturni evocano l’oscurità come sinonimo di tenebre e di morte, ma mentre la Civetta, con il suo sguardo acuto penetra il buio, personificando la luce come uscita dalla tenebre indicando la rivelazione, al gufo spetta un significato negativo, come uccello del malaugurio, annunciatore di morte. Infatti troviamo un riscontro di questo significato positivo della Civetta nella mitologia antica. Il geroglifico egiziano della Civetta simboleggiava la morte, la notte e la passività, e anche indicava il sole al di sotto dell’orizzonte quando si tuffava nel mare per lasciare il posto all’oscurità. Nella mitologia degli aztechi la Civetta caratterizzava Techolotl il dio dell’oltretomba. Nella mitologia greca e romana la Civetta era sacra alla dea della sapienza Atena-Minerva.

La Civetta insieme al gufo rappresentano la chiaroveggenza, associati spesso a maghi e indovini, simboleggiando la comprensione, la luce dopo la soluzione di un problema. Essendo animali notturni evocano l’oscurità come sinonimo di tenebre e di morte, ma mentre la Civetta, con il suo sguardo acuto penetra il buio, personificando la luce come uscita dalla tenebre indicando la rivelazione, al gufo spetta un significato negativo, come uccello del malaugurio, annunciatore di morte. Infatti troviamo un riscontro di questo significato positivo della Civetta nella mitologia antica. Il geroglifico egiziano della Civetta simboleggiava la morte, la notte e la passività, e anche indicava il sole al di sotto dell’orizzonte quando si tuffava nel mare per lasciare il posto all’oscurità. Nella mitologia degli aztechi la Civetta caratterizzava Techolotl il dio dell’oltretomba. Nella mitologia greca e romana la Civetta era sacra alla dea della sapienza Atena-Minerva. http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/animali/civetta.html 


La civetta di Minerva è la civetta che accompagna Minerva nei miti dell'antica Roma e, da Omero in poi, Atena glaucopide nei miti dell'antica Grecia. È il simbolo della filosofia e della saggezza. [...] Gli occhi e il becco seguono la linea della lettera φ (fi), simbolo alfabetico greco della filosofia e in seguito della sezione aurea. Lettera che quindi accomuna armonia, bellezza e amore per la conoscenza e per la ricerca in senso lato.
Hegel ricorre a tale espressione anche come simbolo della preveggenza della filosofia [...]. Storicamente, tale simbolo fu marchiato a fuoco sulla fronte degli abitanti dell'isola di Samo come punizione per aver abbattuto il governo democratico filoateniese. Tale repressione fu guidata dallo stesso Pericle, il noto statista ateniese. [...]
Fonte: Wikipedia




Denna :
La filosofia di Hegel è detta la "nottola di Minerva" perché il lavoro della ragione inizia quando la realtà è già fatta, quando è sera ed il giorno si è già svolto. 


"Del resto, a dire anche una parola sulla dottrina di come dev'essere il mondo, la filosofia arriva sempre troppo tardi. Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell'e fatta. Questo, che il concetto insegna, la storia mostra, appunto, necessario: che, cioè, prima l'ideale appare di contro al reale, nella maturità della realtà, e poi esso costruisce questo mondo medesimo, còlto nella sostanza di esso, in forma di regno intellettuale. Quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato, e, dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere: la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo."
Georg Wilhelm Friedrich Hegel



Il gufo/civetta essendo un simbolo legato al passaggio della morte viene anche chiamato Occhio della Dea. E' anche il simbolo della saggezza e delle conoscenze antiche.

Questo rapace notturno è ingiustamente ritenuto portatore di sventure, di lutti e rovine per il lugubre verso. Secondo tradizione, vedere una civetta o sentirne il canto porta sfortuna ed è presagio di morte. Più in dettaglio, alcuni credono che indichi morte quando il suo canto fa cuc-cuc e una nascita quando fa ciu-ciu. A Modena, per scaramanzia, quando ne avvertono la presenza dicono Tàs zvátta (taci civetta), imperativo esteso anche a iettatori e malelingue. Altri ancora sostengono che porti disgrazia solo alla casa verso la quale volge lo sguardo, e fortuna agli occupanti di quella sulla quale è posata.
Di sicuro, bisogna evitare d'incontrarla nella notte che precede l'Epifania. Secondo un'antica credenza, ricordata anche dal proverbio La nota dla Pasqueta e scor e' ciù e la zveta (La notte della Pasquetta parlano il chiù e la civetta), si crede che in questa magica notte gli animali acquistino la parola e abbiano il potere di maledire gli umani che osano origliare i loro discorsi.

Il motivo di questa diffidenza verso la civetta deriva probabilmente dal suo aspetto: l'atteggiamento severo, unito alle abitudini notturne e al canto lugubre e malinconico, hanno acceso la fantasia popolare, portando alla creazione di leggende e ispirando tali superstizioni. Quando la civetta batte contro il vetro della finestra, è segno che presto una disgrazia colpirà quella casa.

In alcuni luoghi, specialmente montani, per tenere lontano il malocchio si usava inchiodare questo rapace notturno alla porta della stalla o di casa. Fer la zvètta (Fare la civetta), o il zvitoù (civettone), equivale ad assumere un atteggiamento seducente, ammiccante verso l'altro sesso. Ciò deriva dal comportamento delle civette, che durante gli amori emettono continui gridolini e suoni lamentosi, in grado di attirare anche uccelli di altre specie.

Grazie a queste abitudini "civettuole", alla civetta femmina sono attribuiti amori e improbabili mariti. In Romagna dicono che La zveta di marì l'ha n'ha du: l'aloche e' ciù (La civetta dei mariti ne ha due: l'allocco e il chiù), anche se, poi, pare non si conceda a tutti: E' cânta nenca e' barbagiân, mo la zveta la ne vor a mân (Canta anche il barbagianni, ma la civetta non lo vuole tra le mani).

Sul presunto amore tra la civetta e il chiù (l'assiolo), in Romagna c'è chi giura di aver sentito le loro parole, spiandoli nell'unico momento dell'anno nel quale si scambiano frasi d'amore, cioè durante la Pasquetta.
Il marito: Me e te a sem du: te la zveta e me e' ciù (Io e te siamo due: tu la civetta e io il chiù), al quale la moglie risponde: Me e te a sem propi du: me la zveta e te e' ciù (Io e te siamo proprio due: io la civetta e tu il chiù).
Il termine civetta, in senso figurato, può per questo indicare anche una donna di facili costumi, che suole star fuori di notte a divertirsi.
Nel Bolognese gli Uc' ed zvètta (Occhi di civetta) era il nome volgare attribuito alle monete d'oro, mentre in altri luoghi il termine veniva esteso al due di denari delle carte da briscola.

Per concludere, un cenno sull'origine del nome di quest'uccello, che in latino è Athene. Esso deriva da Atena, dea greca della saggezza, la quale aveva come simbolo la civetta, animale che i greci associavano alla chiarezza della sapienza. La dea diede poi anche il nome alla capitale greca, luogo dove le civette erano talmente diffuse che ancor oggi, per indicare un'azione stupida ed inutile, si dice: "Portare civette ad Atene".

http://www.mulinoisola.it/mulino.php?pg=civetta



Così si racconta anche in un'antica filastrocca popolare di montagna :
gufo, gufo, della notte scura, che porti via fame e paura... veglia su tutte le nostre genti, vecchi, bimbi, e su armenti. Col tuo canto, che può far paura, tieni amici con madre natura!! E fate, gnomi, fastidiosi folletti, non potranno più farci dispetti."Ecco perchè la presenza di uno o più gufi in una casa, recherà ottimi e profondi auspici di buona salute e allegra fortuna!!


Dal calar del sole inizia la sua caccia. Questo fantasma volante dalle straordinarie capacità visive e di udito, capace di sentire lo squittio di un topo a grandissime distanze, diventa un predatore imbattibile. Basta un leggero movimento e il gufo, che di giorno sembra così innocente, diventa improvvisamente infallibile. Fergus beely, un ricercatore che ha dedicato la vita allo studio dei maggiori predatori dei cieli, ci guida alla scoperta di questo animale. Dall'Europa al Venezuela, passando per l'Africa Beely ci mostrerà i segreti del cacciatore silenzioso. 

http://youtu.be/UWco0FuQFEU


martedì 13 maggio 2014

Marius Schneider: Il significato della musica. Nella maggior parte delle civiltà antiche, il musico è considerato un personaggio straordinario, talora semi-divino, poiché - somigliante quasi al creatore - egli crea, traendo dal nulla. Pur senza possedere una materia, egli fa sorgere forme reali. E anche se non è creatore, anche se è soltanto imitatore, egli ha il potere di esercitare una certa influenza sulla natura acustica dei creatori di questo mondo. Benché la sua azione sia soltanto analogica, egli possiede la facoltà di udire la voce segreta di tutti gli oggetti animati e inanimati e di rifletterli. Durante il sonno riceve la visita dei morti che gli conferiscono la capacità di trasformarsi in una dimora passeggera degli dei.

Nella maggior parte delle civiltà antiche, il musico è considerato un personaggio straordinario, talora semi-divino, poiché - somigliante quasi al creatore - egli crea, traendo dal nulla. Pur senza possedere una materia, egli fa sorgere forme reali. E anche se non è creatore, anche se è soltanto imitatore, egli ha il potere di esercitare una certa influenza sulla natura acustica dei creatori di questo mondo. Benché la sua azione sia soltanto analogica, egli possiede la facoltà di udire la voce segreta di tutti gli oggetti animati e inanimati e di rifletterli. Durante il sonno riceve la visita dei morti che gli conferiscono la capacità di trasformarsi in una dimora passeggera degli dei.
Marius Schneider: Il significato della musica 


giovedì 27 febbraio 2014

Ingerman. La Magia esiste. La potente frase “abracadabra” in Aramaico è la frase “abraq ad habra”che letteralmente si traduce in “Creo quello che dico”. Riflettiamo su quello che creiamo con i pensieri durante il giorno con le nostre parole. Riflettiamo sui pensieri che elaboriamo durante il giorno e avremo veramente una visione riguardo la vita e il mondo che stiamo creando.


La potente frase “abracadabra” in Aramaico è la frase “abraq ad habra”che letteralmente si traduce in “Creo quello che dico”.
Riflettiamo su quello che creiamo con i pensieri durante il giorno con le nostre parole.
Riflettiamo sui pensieri che elaboriamo durante il giorno e avremo veramente una visione riguardo la vita e il mondo che stiamo creando.
Sandra Ingerman. La Magia esiste

lunedì 14 ottobre 2013

I principi ermetici sono sette. Colui che ne ha conoscenza possiede la chiave magica con la quale si aprono tutte le porte del tempio





« I principi ermetici sono sette. Colui che ne ha conoscenza possiede la chiave magica con la quale si aprono tutte le porte del tempio » 

1 « Tutto è mente – L’Universo è mentale » 

2 « Com’è al di sopra,così è al di sotto; com’è sotto, così è sopra » 

3 «Tutto si muove,tutto vibra; niente è in quiete, chi impara ad usare il principio di vibrazione, ha in mano lo scettro del mondo» 

4 « Tutto è duale; tutto è polare: per ogni cosa c’è la sua coppia di opposti. Come simile e dissimile sono uguali, gli opposti sono identici per natura e differiscono solo di grado. Così gli estremi si toccano; tutte le verità non sono che mezze verità e ogni paradosso può essere conciliato » 

5 « Ogni cosa fluisce e rifluisce, ogni cosa ha fasi diverse; tutto s’alza e cade; in ogni cosa è manifesto il principio del pendolo: l’oscillazione di destra è pari a quella di sinistra: tutto si compensa nel ritmo» 

6 « Ogni effetto ha la sua causa, ogni causa il suo effetto tutto avviene in conformità di una legge, il caso è il nome dato ad una legge che non si conosce; pur se esistono diversi piani di causalità, niente sfugge alla legge » 

7 « Il genere si manifesta in ogni cosa e su tutti i piani; ogni cosa ha il suo principio maschile e femminile »

giovedì 3 gennaio 2013

Hernàn Huarache Mamani. Quando hai smesso di ballare?

In molte società sciamaniche,
se ti rivolgi a un guaritore per problemi di depressione, scoraggiamento, o demotivazione,
ti sentirai porre quattro domande:
Quando hai smesso di ballare?
Quando hai smesso di cantare?
Quando hai smesso di sentirti affascinato dalle storie del mondo?
Quando hai smesso di trovare conforto nella dimensione del dolce silenzio?
 Hernàn Huarache Mamani




Quando hai smesso di sognare? ....secondo me manca questo interrogativo cardine
La cura è riprendere a fare queste cose .... e le altre che ti rendono felice. La cura sei tu.
 [...] Nessuno ha mai detto che sia semplice. Inizia a pensare alle cose che hai e non a quelle che non hai ..... alla fine, siamo sempre e solo noi a complicare le cose. Hai due possibilità: affrontare qualsiasi cosa con un sorriso, o affrontare qualsiasi cosa con il broncio. Vedi tu cosa conviene di più.... La vita di ognuno è difficile, basta pensare a chi nasce in una posizione geografica meno fortunata di questa e ha come unico scopo, quello di riuscire ad accapararsi il proprio bicchiere d'acqua. Riflettete ..... siete ricchissimi e inconsapevoli ......

La parola "guaritore" andrebbe cancellata dal vocabolario. Nessuno può guarire qualcun'altro.
Il cosiddetto guaritore è un "catalizzatore" di processi di "autoguarigione"...In effetti il "curandero" è qualcuno che si prende "cura" del malato, al fine di attivare in esso il proprio processo di autoguarigione...

in molte pratiche sciamaniche,per i problemi che la biomedicina identifica come "psicologici", il paziente spesso non viene nemmeno convocato; vengono convocati invece i suoi familiari e amici più cari...

mercoledì 24 ottobre 2012

Yeats. le pratiche magiche: - che i confini della nostra mente fluttuano e che molte menti possono influire l’una sull’altra, - che i confini delle nostre memorie sono allo stesso modo fluttuanti e fanno parte di una sola grande memoria, - che questa grande memoria e grande mente possono essere evocate attraverso i simboli……

Le api fanno il nido nelle fessure
di una casa in rovina, e lì
 Le madri degli uccelli portano vermi e insetti.
Le mie mura si sgretolano: api operaie,
venite a costruire nella casa deserta dello storno.
Siamo chiusi dentro e la chiave è girata
 Sulla nostra incertezza, da qualche parte
Un uomo viene ucciso, o una casa bruciata.
Eppure nessun fatto si discerne con chiarezza:
venite a costruire nella casa deserta dello storno.
Una barricata di pietra o di legna;
qualcosa come quattordici giorni di guerra civile:
la scorsa notte hanno trascinato per la strada
quel giovane soldato morto nel suo sangue:
venite a costruire nella casa deserta dello storno.
Abbiamo nutrito il cuore di fantasie
E il cuore strada facendo s''è fatto brutale.
C''è più sostanza nelle nostre inimicizie
Che nel nostro amore; api operaie
Venite a costruire nella casa deserta dello storno.
William Butler Yeats



o credo in tre principi…….. fondamento di quasi tutte le pratiche magiche:

- che i confini della nostra mente fluttuano e che molte menti possono influire l’una sull’altra,
- che i confini delle nostre memorie sono allo stesso modo fluttuanti e fanno parte di una sola grande memoria,
- che questa grande memoria e grande mente possono essere evocate attraverso i simboli……

da " Ideas of God and Evil" William Buttler Yeats



lunedì 16 gennaio 2012

Simone de Beauvoir. Esistono procedimenti magici che aboliscono le distanze di tempo e di spazio: le emozioni




"Siamo ancora nella condizione che descriveva Simone de Beauvoir nel Secondo sesso quando notava il paradosso di una società che riempie di rispetto le madri e di disprezzo le donne. E che proprio per questo, mentre glorifica il ventre fecondo, di fatto riduce le donne all’insignificanza storica."


FertilityDay: non solo sbagliato, ma controproducente
Pubblicato su 31 agosto 2016 da femministerie

[...] Nel suo libro Mamme cattivissime, Elisabeth Badinter vede un concorso di cause a produrre la denatalità in Europa: “nei paesi maggiormente toccati dalla flessione dei tassi di fecondità e dal rifiuto di avere figli, si osserva la congiunzione di due fattori che costituiscono un freno pesante al desiderio di maternità. Il primo, forse più importante, è la pregnanza sociale del modello della buona madre. Il secondo – che deriva dal primo – è l’assenza di una politica familiare risolutamente cooperativa per le donne”. Cosa significa? Che uno dei fattori che allontana le donne dall’esperienza della maternità è la consapevolezza che il peso di questa esperienza cadrà interamente sulle loro spalle, sia che lavorino, sia che non lavorino. E l’assenza di politiche che puntino seriamente a promuovere l’equa distribuzione dei carichi domestici e di cura non è che un risvolto del perdurare del modello della “buona madre amorevole”, votata al sacrificio di sé, che ha condizionato la cultura europea per secoli. E che continua a farlo, nota nel suo blog Loredana Lipperini, con la sorprendente complicità di movimenti femministi che propendono verso un eccesso di “naturalismo”.

Le donne childfree in Italia sono circa il 20%, e secondo una ricerca dell’Università di Firenze, solo una piccola percentuale di ultraquarantenni che non hanno avuto figli avrebbe cambiato idea nel caso fossero state in atto migliori politiche pubbliche di sostegno alla maternità. Un terzo delle donne intervistate non è voluto invece diventare madre per via delle eccessive rinunce che un figlio comporterebbe, constatando che sono le donne a dover sopportare in toto il peso della cura dei figli, la cui presenza determina molto frequentemente un peggioramento del loro status e la perdita di diritti e posizioni all’interno della coppia, così come nella società.

Siamo ancora nella condizione che descriveva Simone de Beauvoir nel Secondo sesso quando notava il paradosso di una società che riempie di rispetto le madri e di disprezzo le donne. E che proprio per questo, mentre glorifica il ventre fecondo, di fatto riduce le donne all’insignificanza storica.


Stigmatizzare la scelta, o la condizione, delle non madri, richiamare le donne ai loro doveri di fecondità verso il proprio paese, colpevolizzare le donne per la propria infecondità, per aver tardato troppo a volere un bambino: sono tutti messaggi che non solo cancellano con un colpo di spugna libertà e responsabilità delle donne nelle decisioni procreative, ma paradossalmente lavorano proprio a produrre il risultato inverso. Tanto più, infatti, le si riduce a ventri, a “culle per il futuro”, tanto meno donne sempre più istruite e consapevoli, desiderose di disegnare da sé il proprio ruolo nella società, saranno attratte da un modello antiquato e penalizzante di riproduzione e di cura.
https://femministerie.wordpress.com/2016/08/31/fertilityday-non-solo-sbagliato-ma-controproducente/



Uno dei vantaggi che l'oppressione fornisce gli oppressori è che il più umile di essi si sente superiore: un povero bianco del sud degli Stati Uniti si consola dicendosi che non è uno sporco negro. I bianchi più fortunati sfruttano abilmente questo orgoglio. Allo stesso modo, il più mediocre degli uomini, si considera di fronte alle donne, un semidio.
Simone de Beauvoir, Il secondo sesso


«Ma vi sono risposte che non avrei la forza di ascoltare e perciò evito di porre le domande».
Simone de Beauvoir, Una donna spezzata

Forse è proprio in questi istanti, quando lo vedo allontanarsi, ch'egli esiste per me con la più sconvolgente evidenza; la sua alta figura rimpicciolisce, disegnando ad ogni passo il corso del suo ritorno; sparisce, e la strada sembra vuota; ma in realtà è un campo di forze che lo ricondurrà verso di me come al suo luogo naturale; questa certezza mi emoziona più ancora della sua presenza.
Simone de Beauvoir, Una donna spezzata


Esistono procedimenti magici che aboliscono le distanze di tempo e di spazio: le emozioni
Simone de Beauvoir





Il presente non è un potenziale passato, è il momento della scelta e dell'azione.
Simone De Beauvoir

Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi. 
Simone De Beauvoir


Mi è stato più facile pensare un mondo senza creatore,
che un creatore pieno di tutte le contraddizioni del mondo.
Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza perbene


Tutti sono d'accordo nel riconoscere che nella specie umana sono comprese le femmine, le quali costituiscono oggi come in passato circa mezza umanità del genere umano; e tuttavia ci dicono 'la femminilità è in pericolo'; ci esortano: 'siate donne, restate donne, divenite donne'. Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell'essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità. 
Simone De Beauvoir


Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere.
Simone de Beauvoir, "La Force des choses", 1963


"Non ho mai nutrito l'illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall'avvenire del lavoro nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione. Per questo ho evitato di chiudermi nel cosiddetto femminismo"
Simone De Beauvoir




Il terzo libro della lunghissima autobiografia di Simone De Beauvoir è intitolato:
La forza delle cose (1966 Einaudi, edizione originale 1963 La force des choses). La prima volta che lo lessi non avevo ancora trent'anni, il titolo mi stupì, mi piacque, un poco m'inquietò e mi diede da pensare. Ora che sono anziana il titolo mi stupisce e m'inquieta meno, mi piace anche di più e soprattutto lo capisco meglio.




ah...per me e' stato diverso. avevo un po' piu' di 20 anni quando lessi L'nvitata, mise in discussione tutto quello che ritenevo giusto o sbagliato, mi ci sono voluti anni per capirla. Adesso è diverso, le devo molto.




SIMONE DE BEAUVOIR E JEAN PAUL SARTRE

Non ci fu matrimonio. Ma un contratto a termine fra Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre, come ricorda Laura Laurenzi nel suo Amori e Furori (Bur).
“ E’ durata più di mezzo secolo- scrive- l’unione fra il filosofo dell’esistenzialismo e la scrittrice che per prima teorizzò la necessità per le donne di ribellarsi al loro destino biologico, madre severa e altera del femminismo. Senza sposarsi e nemmeno convivere, dividendo il loro cammino con una platea di amici, amiche, discepoli, amanti, segretarie, dame di compagnie, favorite , fidanzate meglio se in come”.

Avevano una data da festeggiare, anche se non c’erano nozze. Era il loro “matrimonio morganatico”, il 14 ottobre del ‘29.

Si conoscono a luglio alla Sorbona. Lui, 24 anni, basso, vestito senza cura, strabico, con scarsa propensione all’igiene personale. Grande affabulatore. Lei, la ragazza dell’alta borghesia. Bella, dalla pelle chiarissima, che viene subito attratta dal magnetismo dell’intellettuale. E dalla frase che ripeteva sempre:

“ Gli uomini non sono spiriti, ma corpi in preda al bisogno”.

Simone, scriverà “Io ero intelligente, ma lui era un genio, Sartre rispondeva esattamente ai desideri dei miei quindici anni: era il doppio in cui ritrovavo, portate all’incandescenza, tutte le mie manie. Con lui avrei potuto dividere tutto”. Gli darà sempre del lei e rimarrà con lui fino agli ultimi suoi giorni.

Decidono di dividere un contratto d’affitto reciproco, rinnovabile ogni due anni. Un contratto che “aveva una clausola bene definita- scrive Laurenzi.- Quella dell’infedeltà percepita come un dovere reciproco, una sorta di assicurazione contro le menzogne, i sotterfugi, le ipocrisie del matrimonio borghese”.

I due per tutta la vita distinguono l’amore necessario , dunque inevitabile, dagli amori contingenti e senza importanza. Nelle loro tele di ragno vengono invischiate parecchie ragazze che, spesso, non si innamorarono di Sartre, ma di Simone, la quale all’inizio fatica ad accettare queste condizioni.
Ma non c’erano alternative: prendere o lasciare. Sartre, secondo alcuni, non avrebbe potuto fare a meno di soddisfare il suo desiderio di conquiste.

In cambio il filosofo le scriverà un giorno: “La mia vita non appartiene a me solo. Voi siete sempre me, l’essere stesso del mio essere, il cuore del mio cuore”. E in effetti ogni singola opera del filosofo sarà sottoposta al giudizio della compagna.

Intanto continua il via vai di amanti nell’alcova dei due. Un giorno passerà Olga Kosakievicz, 17 anni, pallida, russa, per cui Sartre perderà la testa, anche se lei sarà molto più attratta dalla filosofa. Olga annotava: “E’ come un bambino ingordo, sempre voglio, voglio e lei che si fa in quattro a dire sì, sì caro e prezioso, l’avrai te lo procurerò io”.
Poi ci sarà Bianca. La ragazza ha 17 anni quando si innamora della De Beauvoir che ne ha 29, di cui apprezza il carattere audace delle sua intelligenza, la sua potenza e la sua rapidità di comprensione”.
Simone e’ in realtà oltre che molto bella, abbastanza curiosa. Affamata di letture.

Arriverà Natascia Sorokine, altra studentessa assorbita nel triangolo negli anni subito prima della guerra. Definirà Simone “un orologio chiuso dentro un frigorifero”. In realtà Simone era sempre più presa dal tentativo di esaudire la voracità diventata bulimica nei confronti degli amori contingenti del suo compagno.
E poi sarà la volta di Z, Luoise, Tania. Il meccanismo che placa la coscienza è sempre lo stesso: la confessione, completa e immediata, a voce o per iscritto. Si scrivono freneticamente descrivendo nei minimi particolari gli amplessi con terzi amanti.
Ma un giorno il filosofo, che non ha mai pensato al matrimonio, si innamnora negli Stati Uniti di Dolores Vanettti Ehrenreich. Siamo nel ’47 e lui le chiede di sposarlo. Il filosofo ripianifica la vita in modo da poter trascorrere con Dolores tre mesi di seguito. Simone comincia a mettere in dubbio il loro rapporto e sente uno struggimento profondo.
Ma in quegli anni e proprio negli States Simone incontra Nelson Algren, 38 anni, mentre lei ne ha uno in più. Ha fama di scrittore maledetto. L’idillio con questo uomo è trascinante e con lui “il suo corpo- scriverà Simone nei Mandarini- si levava infine dalla terra dei morti. Tutta la mia vita era stata una lunga malattia”.
Ma Nelson che vuole sposarla, rimarrà un amore secondario. Simone non vuole lasciare Parigi. Scriverà la loro storia d’amore e la cosa farà infuriare lo scrittore. Intanto, il sodalizio tra Sartre e la De Beauvoir, che non si è mai interrotto, riprende con l’andirivieni organizzato dalla filosofa di donnine che popolano la loro alcova: Olga, Wanda, Michèle, Arlette Elkaim, che si alternerà al capezzale di Sartre con Simone, Evelyne,
Intanto Simone adotta Sylvie Le Bon, una studentessa di filosofia di 18 anni. A legarle sarà un’amicizia assoluta.
Dunque, Simone ama senza distinzione uomini e donne, ma il condizionamento della sua educazione borghese la ostacola nel confessare la sua omosessualità

Sarte si ammala. Il suo corpo si decompone lentamente. L’ultima volta che Simone vede l’unico amore della sua vita è il 14 aprile del 1980. Lei rimarrà per tutta la notte distesa sul letto con il cadavere di Sartre. Lo bacerà sulle labbra prima che la bara venga chiusa. E’ stordita da psicofarmaci.

Simone gli sopravviverà sei anni meno un giorno. Morirà di edema polmonare. Sarte muore a 75, lei a 78.

Sono sepolti insieme nel cimitero di Montparnasse.




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