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martedì 13 maggio 2014

Chi desidera porsi in modo realistico in relazione al Lavoro, deve iniziare con la definizione dei suoi obbiettivi. Non puoi compiere il primo passo del tuo viaggio, a meno che tu non sappia dove vuoi andare. Come definire i nostri obbiettivi? Io sono uno schiavo; miro a diventare un padrone. Vivo in un mondo di sogni; miro ad entrare nel mondo reale. Sono immerso nelle menzogne; voglio conoscere la verità. Io sono molti; il mio scopo è di divenire Uno. Io sono un ego separato; il mio scopo è di fondermi con il Tutto. Queste definizioni descrivono degli scopi a lungo termine. Sono troppo generali e troppo vaghe per fornire una base di lavoro pratico quotidiano. Il Lavoro è sia un'arte, sia una scienza. - È creativo ed in questo senso è analogo al lavoro dell'artigiano, dell'artista o del costruttore. - Ma è anche un'attività di esplorazione, analogamente al lavoro di uno scienziato ricercatore. Al centro di tutto sta la verità che non conosciamo noi stessi e per tale ragione non siamo padroni di noi stessi. Dunque il Lavoro deve cominciare con un lungo periodo di osservazione di noi stessi.

Chi desidera porsi in modo realistico in relazione al Lavoro, deve iniziare con la definizione dei suoi obbiettivi. 

Non puoi compiere il primo passo del tuo viaggio, a meno che tu non sappia dove vuoi andare. 

Come definire i nostri obbiettivi? 
Io sono uno schiavo; miro a diventare un padrone. 
Vivo in un mondo di sogni; miro ad entrare nel mondo reale. 
Sono immerso nelle menzogne; voglio conoscere la verità. 
Io sono molti; il mio scopo è di divenire Uno. 
Io sono un ego separato; il mio scopo è di fondermi con il Tutto. 

Queste definizioni descrivono degli scopi a lungo termine. 
Sono troppo generali e troppo vaghe per fornire una base di lavoro pratico quotidiano. 

Il Lavoro è sia un'arte, sia una scienza. 
- È creativo ed in questo senso è analogo al lavoro dell'artigiano, dell'artista o del costruttore. 

- Ma è anche un'attività di esplorazione, analogamente al lavoro di uno scienziato ricercatore. 

Al centro di tutto sta la verità che non conosciamo noi stessi e per tale ragione non siamo padroni di noi stessi. Dunque il Lavoro deve cominciare con un lungo periodo di osservazione di noi stessi. 

Ma chi effettua l'osservazione? 
Siamo una molteplicità, una folla di Io, molti dei quali hanno scopi in conflitto reciproco. 
Abbiamo bisogno di un Osservatore che osservi oggettivamente ed impari a distinguere la fauna dello zoo. Ma come si può riuscire a creare l'Osservatore? L'Osservatore non esiste, io debbo crearlo; ma cos'è questo “io”? L'allegoria della casa piena di servi disordinati ci suggerisce che essi possono scegliere uno di loro che faccia da sovrintendente, da maggiordomo capo, per mantenere un minimo di ordine in attesa che il Padrone si faccia vivo. 
Ma... chi sceglie il maggiordomo e da quale fonte questa entità trarrà il suo potere? 
Possiamo concludere solo che il Maggiordomo si elegge da solo. Egli/ella è il solo/la sola tra i servi che ha una certa comprensione delle priorità. Gli altri servi perseguono i loro obbiettivi e si dedicano ai propri giochi. Uno vuol giocare al Gioco del Denaro, un altro al Gioco della Fama, un altro può fantasticare sul Gioco della Scienza o su quello dell'Arte. Ma il Maggiordomo capisce che l'unico gioco che valga la pena di esser giocato è il Gioco Principale** e che tutti gli altri giochi passano in secondo piano. Egli ha la difficile responsabilità di dover spiegare questo fatto agli altri servi, che spesso si ribellano e non vogliono accettare la sua autorità.



Chi desidera porsi in modo realistico in relazione al Lavoro, deve iniziare con la definizione dei suoi obbiettivi.

Non puoi compiere il primo passo del tuo viaggio, a meno che tu non sappia dove vuoi andare.

Come definire i nostri obbiettivi?
Io sono uno schiavo; miro a diventare un padrone.
Vivo in un mondo di sogni; miro ad entrare nel mondo reale.
Sono immerso nelle menzogne; voglio conoscere la verità.
Io sono molti; il mio scopo è di divenire Uno.
Io sono un ego separato; il mio scopo è di fondermi con il Tutto.

Queste definizioni descrivono degli scopi a lungo termine. Sono troppo generali e troppo vaghe per fornire una base di lavoro pratico quotidiano.

Il Lavoro è sia un'arte, sia una scienza.
- È creativo ed in questo senso è analogo al lavoro dell'artigiano, dell'artista o del costruttore.
- Ma è anche un'attività di esplorazione, analogamente al lavoro di uno scienziato ricercatore.

Al centro di tutto sta la verità che non conosciamo noi stessi e per tale ragione non siamo padroni di noi stessi. Dunque il Lavoro deve cominciare con un lungo periodo di osservazione di noi stessi. Ma chi effettua l'osservazione? Siamo una molteplicità, una folla di Io, molti dei quali hanno scopi in conflitto reciproco. Abbiamo bisogno di un Osservatore che osservi oggettivamente ed impari a distinguere la fauna dello zoo.

Ma come si può riuscire a creare l'Osservatore?
L'Osservatore non esiste, io debbo crearlo; ma cos'è questo “io”?
L'allegoria della casa piena di servi disordinati ci suggerisce che essi possono scegliere uno di loro che faccia da sovrintendente, da maggiordomo capo, per mantenere un minimo di ordine in attesa che il Padrone si faccia vivo.

Ma... chi sceglie il maggiordomo e da quale fonte questa entità trarrà il suo potere?

Possiamo concludere solo che il Maggiordomo si elegge da solo. Egli/ella è il solo/la sola tra i servi che ha una certa comprensione delle priorità. Gli altri servi perseguono i loro obbiettivi e si dedicano ai propri giochi.
Uno vuol giocare al Gioco del Denaro,
un altro al Gioco della Fama,
un altro può fantasticare sul Gioco della Scienza o su quello dell'Arte.
Ma il Maggiordomo capisce che l'unico gioco che valga la pena di esser giocato è il Gioco Principale** e che tutti gli altri giochi passano in secondo piano. Egli ha la difficile responsabilità di dover spiegare questo fatto agli altri servi, che spesso si ribellano e non vogliono accettare la sua autorità.




Mario Fabi Il Viandante ha condiviso la foto di Paolo Lopiano.


giovedì 16 gennaio 2014

mercoledì 8 gennaio 2014

Egon Schiele. Nudo femminile sdraiata per metà. nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco

Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria,
quand’è artisticamente rilevante,
diventa una porcheria solo tramite l’osservatore,
se costui è un porco
Egon Schiele.



Il bambino nasce filosofo, pone domande, ascolta, elabora risposte;
poi arriva l'adulto con i suoi:
"non puoi capire", "è così e basta",
"quando crescerai capirai",
"ascolta quello che dico perchè sono più grande",
"zitto quando parlano i grandi",
"è così, è sempre stato così",
"il tuo lavoro è andare bene a scuola".
Piano piano spegne la fiamma e il bambino vivo diventa un adulto morto.
Egon Schiele



Egon Schiele: “Tutto nella vita è morte”
“Se intendo conoscermi interamente dovrò leggere in me stesso, dovrò sapere ciò che voglio, non soltanto quello che succede in me, bensì fino a che punto sono capace di vedere di che mezzi dispongo, di quali sostanze misteriose, di quanto di ciò che conosco, che finora ho riconosciuto in me, sono composto. Mi vedo evaporare ed esalare sempre di più, le vibrazioni della mia luce astrale diventato sempre più rapide, più immediate, più semplici e simili ad un’ampia comprensione del mondo. Così attingo da me stesso sempre di più, sempre altro, affinché l’amore che costituisce il tutto mi arricchisca e mi conduca verso quel punto da cui istintivamente vengo attratto”.

Inquieto, pessimista e dotato di un eccezionale vitalismo grafico, Egon Schiele affida al suo diario la sua concezione del mondo. Nato a Tulln nel 1890, il pittore austriaco è stato esponente assoluto del primo espressionismo viennese. Alla morte del padre, avvenuta nel 1905, Egon comincia a dipingere e l’anno successivo fa il suo ingresso all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Intollerante nei confronti degli insegnamenti che gli vengono impartiti, inizia ben presto a distaccarsene e a cercare ispirazione al di fuori, soprattutto all’interno dei Cafè. Ma è l’incontro con Gustav Klimt a segnare definitivamente il suo stile e la sua arte: entrambi nutrono un grande interesse nei confronti della raffigurazione del corpo umano. Mani secche, nodose, scheletriche. Nudi intrecciati in contorsioni acrobatiche, volti emaciati e sofferti. Un’umanità disperata e macabra di sopravvissuti, il volto intimo dell’impero austroungarico alla fine. I suoi magnifici disegni con tenere bambine nude, donne libere e sensuali con calze e stivali a coprire solo un pezzo di gamba, gli avevano procurato nel 1912 un’accusa grave da parte di un certo Von Mossig, ufficiale della marina in pensione. Schiele era stato incolpato di averne sedotto la figlia, una ragazzina neppure quattordicenne. Rinchiuso in prigione, affida alle pagine di un diario i suoi sentimenti, le sue angosce e le sue paure: «Devo vivere con i miei escrementi, respirarne l’esalazione velenosa e soffocante. Ho la barba incolta – non posso nemmeno lavarmi a modo. Eppure sono un essere umano! – anche se carcerato; nessuno ci pensa? ». Mentre scrive, abbozza velocemente la sua cella, il giaciglio in passa le notti insonni e, quasi a confortarlo, un’arancia posata sulle coperte sdrucite: «Ho dipinto il letto della mia cella. In mezzo al grigio sporco delle coperte un’arancia brillante che mi ha portato è l’unica luce che risplenda in questo spazio. La piccola macchia colorata mi ha fatto un bene indicibile».
Alla fine viene assolto, ma i suoi disegni vengono giudicati pura e semplice pornografia: «Durante l’udienza, uno dei miei disegni confiscati, quello che avevo appeso nella mia stanza da letto, venne bruciato solennemente, dal giudice paludato nella sua toga, sulla fiamma d’una candela! Autodafé! Savonarola! Inquisizione! Medioevo! Castrazione, ipocrisia! Su, andate nei musei allora, e tagliate a pezzetti tutti i più grandi capolavori d’arte. Chi ripudia il sesso è un individuo sporco che diffama nella maniera più volgare i propri genitori che lo hanno generato».
Rientrato a Vienna riesce, grazie all’aiuto dell’amico Klimt, a reinserirsi nell’ambiente artistico. Le sue opere riflettono il suo pensiero: “Tutto nella vita è morte”. E difatti, i suoi impietosi e crudi segni riflettono la caducità della vita. Anche nei paesaggi, fitti di case arroccate, c’è la stessa, contratta espressione, lo stesso violento senso di oppressione.
Nel 1915 sposa Edith Arms. Da questo momento, il suo pessimismo si fa meno pesante: sembra che egli si apra alla speranza. Le sue immagini si fanno meno emaciate, i volti diventano più distesi, privi di quell’ansia soffocante che fino a quel momento li aveva caratterizzati. Questa felicità dura tuttavia molto poco: la febbre spagnola si abbatte come una furia e miete centinaia di vittime. La moglie del pittore, che aspettava un figlio, muore il 28 ottobre 1918. Egon le sopravvive solo tre giorni.
Di Laura Corchia
https://youtu.be/e0XR2wY_l8s



"Gli uomini disapprendono l'arte del dono. C'è qualcosa di assurdo e di incredibile nella violazione del principio di scambio; spesso anche i bambini squadrano diffidenti il donatore, come se il regalo non fosse che un trucco per vendere loro spazzole o sapone. In compenso si esercita la charity, la beneficenza amministrata, che tampona programmaticamente le ferite visibili della società. Nel suo esercizio organizzato l'impulso umano non ha più il minimo posto: anzi la donazione è necessariamente congiunta all'umiliazione, attraverso la distribuzione, il calcolo esatto dei bisogni, in cui il beneficato viene trattato come un oggetto. Anche il dono privato è sceso al livello di una funzione sociale, a cui si destina una certa somma del proprio bilancio, e che si adempie di mala voglia, con una scettica valutazione dell'altro e con la minor fatica possibile. La vera felicità del dono è tutta nell'immaginazione della felicità del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l'altro come un soggetto: il contrario della smemoratezza".

https://youtu.be/e0XR2wY_l8s







lunedì 28 ottobre 2013

'Terapeuticos' è colui che si 'prende cura degli dei' o di un maestro (e non che dona loro delle cure), vale a dire il servitore devoto, zelante, cortese, il cortigiano o lo schiavo. Dato che il campo semantico del terapeuta ci ha condotti fino al «servitore», diamo ora un’occhiata all’etimologia di quest’ultimo termine. Servitore proviene dalla radice indoeuropea «swer», «ser» o «wer», che significa «fare attenzione», «stare attento a...» ed eccoci ritornati alla consapevolezza (...) Il «servus» è incaricato di «os-servare», vale a dire di «vegliare su». [...] Ecco dunque che le parole «terapia» o «guarigione» sono entrambe apparentate non alla malattia, bensì al servizio, alla vigilanza, alla consapevolezza. Il terapeuta, dunque, non è colui che detiene un potere su un altro, quanto invece colui che sta al potere di un altro, ne è il servitore



'Terapeuticos' è colui che si 'prende cura degli dei' o di un maestro (e non che dona loro delle cure), vale a dire il servitore devoto, zelante, cortese, il cortigiano o lo schiavo. Dato che il campo semantico del terapeuta ci ha condotti fino al «servitore», diamo ora un’occhiata all’etimologia di quest’ultimo termine. Servitore proviene dalla radice indoeuropea «swer», «ser» o «wer», che significa «fare attenzione», «stare attento a...» ed eccoci ritornati alla consapevolezza (...) Il «servus» è incaricato di «os-servare», vale a dire di «vegliare su». [...] Ecco dunque che le parole «terapia» o «guarigione» sono entrambe apparentate non alla malattia, bensì al servizio, alla vigilanza, alla consapevolezza. Il terapeuta, dunque, non è colui che detiene un potere su un altro, quanto invece colui che sta al potere di un altro, ne è il servitore.
(Anna Ginger)

sabato 19 ottobre 2013

Escher. “Relatività” “Relativity”.…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce

Mi è accaduto durante le passeggiate solitarie per i boschi che circondano Baarn di fermarmi di colpo sui miei passi, colto da una sensazione allarmante, irreale e allo stesso tempo deliziosa: mi trovavo faccia a faccia con l’inspiegabile. Quell'albero davanti a me, come oggetto, come parte dei boschi, può non essere sorprendente. La distanza, lo spazio, che è tra di noi sembra, comunque, improvvisamente enigmatica. Non conosciamo lo spazio. Non lo vediamo, non lo ascoltiamo, non lo sentiamo. Siamo in mezzo a esso, ne facciamo parte, ma non ne sappiamo nulla. Posso misurare la distanza tra me e un albero, ma quando dico “tre metri”, quel numero non svela in alcun modo il mistero. Vedo solo frontiere, segni; non vedo lo spazio vero e proprio. Il vento che soffia sul mio viso pungendomi la pelle, non è spazio. Quando tengo un oggetto tra le mani, non sento l’oggetto spaziale in sé. Lo spazio resta impenetrabile, un miracolo.
Maurits Cornelis Escher,  Esplorando l'infinito



 “…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce.” 
Maurits Cornelis Escher

Ed ecco quindi le prime ricerche testimoniate da opere come Ex libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche suggestionate dai paesaggi italiani Tropea, Santa Severina (1931) dove Escher struttura lo spazio; Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme; le figure impossibili di Su e giù (1947) e di Belvedere (1958); le straordinarie tensioni dinamiche tra figura e sfondo nei fogli come Pesce (1963).

Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – saranno presentati anche numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all’artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che egli ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo. [...]

La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare “dentro” la creatività di questo singolarissimo artista. Suggestive installazioni immergeranno dunque il visitatore nel magico modo di Escher. E’ evidente, e molto indagato, il rapporto che Escher ebbe con “il mondo dei numeri” – intendendo per tale quello della geometria (euclidea e non) e della matematica.  Non meno intrigante è la sua ricerca su spazio reale e spazio virtuale, ovvero sul come “ingannare la prospettiva”. Infine, ma non ultima, la conoscenza che Escher dimostra delle leggi della percezione visiva messe in luce dalle ricerche della Gestalt. [...]

Maurits Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden ma crebbe nella città di Arnhem con quattro fratelli. Mauk, come venne soprannominato, prese da ragazzo lezioni di carpenteria e sebbene non fosse particolarmente brillante in matematica e scienze, assimilò dal padre ingegnere l’approccio metodologico dello scienziato. Una delle sue materie preferite fu subito il disegno al quale si dedicò durante gli studi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem. Fu l’incontro con de Mesquita a stimolare in Escher l’interesse per la tecnica xilografica e le sue possibili sperimentazioni nella resa di effetti chiaroscurali e pittorici di grande raffinatezza. Al 1922 risale la sua visita a Firenze (primo di una serie di viaggi tra la Toscana e il sud d’Italia) e a Granada (dove visitò lo splendido palazzo di Alhambra) dai quali colse dettagli architettonici, decorativi e particolari inusuali che gli avrebbero fornito spunti per le sue composizioni. Nel 1935 si trasferì in Svizzera. E’ a partire dal 1937 che si osserva un profondo cambiamento: perde l’interesse per il mondo visibile, per la natura e l’architettura concentrandosi sulle proprie “visioni interiori” e realizzando un corpus significativo di straordinari giochi ottici, prospettive invertite, paesaggi illusionistici tra i più famosi. Trasferitosi nel 1941 con tutta la sua famiglia in Olanda continuò a lavorare intensamente fondendo le molteplici fonti di ispirazione che traeva dai suoi interessi (psicologia, matematica, poesia, fantascienza). Morì a Laren nel 1972.

giovedì 19 settembre 2013

Distaccati da ogni pensiero e da ogni ogni emozione, distaccati da ogni cosa proprio come se fosse un sogno.


Distaccati da ogni pensiero e da ogni ogni emozione, distaccati da ogni cosa proprio come se fosse un sogno. In realtà l'universo non è altro che uno straordinario sogno in cui l'amore è il collante di ogni forma di vita. Con questo distacco tutto diventa possibile e divieni un silenzioso meditatore che osserva un fiume. Non cerchi di fermare il corso dell'acqua, rimani in osservazione poiché il flusso segue il suo corso incessantemente. Accetta tutto ciò che vive dentro di te senza giudicarlo, non reprimere, lascia che tutto scorra. Vivere godendoti il presente ti permette di collegarti immediatamente alle tue sensazioni che conoscono ogni cosa, poiché quelle sono le sensazioni dell'intero universo. Tu sei in tutte le cose esistenti.

mercoledì 14 agosto 2013

Educazione Sessuale. Se tuo figlio lo educa uno schiavo ne avrai due da liberare. Questo detto è perfetto per l'educazione sessuale, spesso rilegata a degli adulti che di sesso non sanno che la squallida unione genitale usa e getta imparata in fretta nel porno e nelle figurine dei cessi alla metropolitana. Abbiamo negato l'educazione sessuale ai bambini e ci ritroviamo poi con adulti che nel sesso sono degli eterni infantili che confondono la malizia del fanciullo con la morbosità dei maniaci. Se non esiste un limite al dolore, non esiste neppure un limite al piacere ... si limita soltanto chi non conosce se stesso fino in fondo Come diceva Baudelaire : il sesso è la lirica delle masse ... quindi imparate a danzare educatamente!


EDUCAZIONE SESSUALE... MA DOVE?
Se tuo figlio lo educa uno schiavo ne avrai due da liberare. 
Questo detto è perfetto per l'educazione sessuale, spesso rilegata a degli adulti che di sesso non sanno che la squallida unione genitale usa e getta imparata in fretta nel porno e nelle figurine dei cessi alla metropolitana. 
Abbiamo negato l'educazione sessuale ai bambini e ci ritroviamo poi con adulti che nel sesso sono degli eterni infantili che confondono la malizia del fanciullo con la morbosità dei maniaci. Se non esiste un limite al dolore, non esiste neppure un limite al piacere ... si limita soltanto chi non conosce se stesso fino in fondo
Come diceva Baudelaire : il sesso è la lirica delle masse ... quindi imparate a danzare educatamente!


LE RADICI MALATE DEL SESSO ATAVICO
L’essere umano deve essere visto, inteso ed analizzato entro i limiti ed i parametri del tempo e della cultura in cui è stato formato. Se uno vuol studiare i pesci e poi li tira fuori dell’acqua, ovviamente otterremo dei risultati molto sbagliati. Se oggi diciamo che Simund Freud ha centrato la sua teoria psicologica fissandosi troppo sul sesso e poi dimentichiamo che è vissuto nel pieno della nevrosi vittoriana, perdiamo di vista il suo tempo, la sua mentalità e quindi la tipologia dei suoi pazienti (Freud era un neurologo e trattava per lo più pazienti isterici affetti di repressioni sessuali acute); se diciamo che Kart Marx era anticlericale, ma dimentichiamo che la chiesa del suo tempo era corrotta di borghesia e nepotismo, perdiamo di vista la centralità della sua critica. Goethe diceva che per conoscere profondamente il pensiero di una persona, dovremmo conoscere persino dove è nata quella persona, la sua città, la sua lingua, le sue consuetudini. Dunque per cogliere il nostro trauma sessuale occidentale dobbiamo andare in profondità nella sessuofobia del cristianesimo che ha deformato la nostra mentalità .

domenica 28 luglio 2013

Attilio Alaimo : In un romanzo di fantascienza, non ricordo se di Hoyle o di Asimoov, si ipotizzava per l'appunto che POTREBBERO ESISTERE FORME DI INTELLIGENZA OLTRE LE UNITÀ BIOLOGICHE, A LIVELLO MACROCOSMICO: STELLE E NUBI STELLARI INTERGALATTICHE POTREBBERO "COMUNICARE" E CIOÈ IN UN CERTO SENSO "VIVERE" IN MODO A NOI ANCORA DEL TUTTO IGNOTO, e che forse non sapremo mai...

Non siamo INTELLIGENTI, siamo INTELLIGENZA


 la coscienza che si auto-osserva.



Se fossimo una cellula cerebrale di un altro essere, purtroppo saremo il suo cancro.


capire il concetto di universo o di infinito non rientra nelle nostre capacità percettive, di qualunque cosa si tratta non può far altro che sfuggirci


vorrebbe dire che PER OGNI CELLULA CELEBRALE DI QUELL'ESSERE ESISTEREBBE UN UNIVERSO DIVERSO, allora non sarebbe più "uni" ma "multiverso", poi se è vero, di esseri come lui quanti ce ne sono?


Quindi viviamo la nostra vita in base ad un sogno o fantasia di un'altra creatura vivente?? 


siamo sicuramente dei globuli bianchi o rossi di qualcosa di immenso sicuramente un microbo vede il modo come lo vediamo noi magari lui pensa che più grande di lui non esista niente


 Allora avrebbe un bel problema di parassitosi o forse proprio un tumore!!!


come nel piccolo..così nel grande...


In un romanzo di fantascienza, non ricordo se di Hoyle o di Asimoov, si ipotizzava per l'appunto che POTREBBERO ESISTERE FORME DI INTELLIGENZA OLTRE LE UNITÀ BIOLOGICHE, A LIVELLO MACROCOSMICO: STELLE E NUBI STELLARI INTERGALATTICHE POTREBBERO "COMUNICARE" E CIOÈ IN UN CERTO SENSO "VIVERE" IN MODO A NOI ANCORA DEL TUTTO IGNOTO, e che forse non sapremo mai...

gli viene il cancro


dentro e fuori di noi c'è un universo e noi ne facciamo parte



È una cosa a cui ho sempre pensato....BISOGNEREBBE STUDIARE IL MICRO PER CAPIRE IL MACRO!

lunedì 17 giugno 2013

Ramtha. Voi condannate negli altri solo ciò che non sapete accettare in voi stessi. Se avete vissuto tutte le situazioni e vi siete riconciliati con esse, sarà facile capire tutti e permettere loro di essere, senza giudicarli, perché siete stati loro e sapete che giudicandoli, giudicate voi stessi.

Voi condannate negli altri solo ciò che non sapete accettare in voi stessi. Se avete vissuto tutte le situazioni e vi siete riconciliati con esse, sarà facile capire tutti e permettere loro di essere, senza giudicarli, perché siete stati loro e sapete che giudicandoli, giudicate voi stessi. Allora avrete raggiunto la virtù della vera compassione e sentirete la profondità dell’amore nella vostra anima.

Ramtha – Dio in te – The white book

domenica 30 dicembre 2012

Gary Zukav. Siamo abituati a credere che qualcosa o è in un posto, o non lo è. La nostra esperienza ci dice che il mondo fisico è solido, reale, e indipendente da noi. La meccanica quantistica dice semplicemente che non è affatto così.




ll vero problema è che noi siamo abituati a guardare il mondo in maniera semplicistica. 
Siamo abituati a credere che qualcosa o è in un posto, o non lo è. La nostra esperienza ci dice che il mondo fisico è solido, reale, e indipendente da noi. La meccanica quantistica dice semplicemente che non è affatto così. Chi sta osservando l'universo? O in altre parole, in che modo l'universo diventa realtà?
Con la risposta torniamo al punto di partenza. Noi rendiamo l'universo reale. Dato che ne facciamo parte, ciò rende l'universo (e noi) auto-realizzante. Ciò che è "là fuori" apparentemente dipende, da un punto di vista rigorosamente matematico e filosofico, da quello che noi decidiamo "qui dentro".
Gary Zukav

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