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mercoledì 1 marzo 2017

Flipped classroom - Classe capovolta. Oggi gli studenti sono sommersi da una quantità di informazioni da “imparare”, come se fossero anatre all’ingozzo. Ma, mentre pretende che gli studenti “imparino”, la scuola non sempre fornisce loro strumenti per “imparare".

Oggi gli studenti sono sommersi da una quantità di informazioni da “imparare”, come se fossero anatre all’ingozzo. Ma, mentre pretende che gli studenti “imparino”, la scuola non sempre fornisce loro strumenti per “imparare".
Annamaria Testa

Classe capovolta: una rivoluzione nel modo di studiare. E di pensare.

A spiegare in modo convincente alcuni dei più basilari perché della classe capovolta 
(flipped classroom) è una bionda avvenente ed energica. Tiene la scena con la sicurezza di una rockstar. La speciale canzone che canta, dopo poche battute, ha già conquistato il suo pubblico. 
E la sottoscritta, che apre l’iPad e prova a trascrivere per voi l’intero discorso.

UNA RIVOLUZIONE COPERNICANA. 
Anche il pubblico è speciale. Si tratta di centinaia di insegnanti convenuti a Roma per discutere di un nuovo modo di fare scuola: la classe capovolta è una rivoluzione copernicana della didattica. La rockstar si chiama Daniela Lucangeli. Ha una cattedra di Psicologia dello sviluppo all’università di Padova. Ha lavorato in mezza Europa.

I bambini di sei anni ridono 300 volte al giorno, esordisce. Gli adulti lo fanno da zero a 11 volte. Vuol dire che tutti noi, crescendo, perdiamo funzioni che sono vantaggiose: ridere attiva il sistema dopaminergico e migliora il sistema immunitario. È un meccanismo salutare per il cervello, e per l’intero organismo. C’è da chiedersi come mai ci evolviamo, come individui, in modo così svantaggioso.

RAGAZZINI DEPRESSI. 
Lucangeli incalza: l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un allarme: una delle grandi pandemie da fermare è la depressione infantile, che può prendere avvio da cattive condizioni di apprendimento e da relazioni umane insoddisfacenti. Questa situazione critica non riguarda solo la complessità della vita familiare, ma si sviluppa anche a scuola. Vuol dire che l’ambiente che determina lo sviluppo del potenziale umano è in realtà, nell’80 per cento dei casi, un ambiente dello star male.
Per capire come e perché a scuola succede questo, prosegue Lucangeli, dobbiamo considerare le variabili cognitive messe in gioco dai metodi d’insegnamento tradizionali. Oggi gli studenti vengono sommersi da un’enorme quantità di informazioni che loro dovrebbero “imparare”, come se fossero anatre all’ingozzo.
Ma, mentre pretende che gli studenti “imparino”, la scuola di norma non fornisce loro nessuno strumento e nessun sostegno per “imparare”, cioè per gestire in modo sano e produttivo le informazioni che elargisce in maniera intensiva e incessante.

IMPRIMERE UN SEGNO. 
Tutto ciò appare paradossale, specie se si ricorda che insegnare viene dal latino, e significa imprimere un segno nella mente. Chi “insegna” non può, dunque, limitarsi a trasmettere informazioni. Deve cambiare la mente dei suoi allievi, migliorando il loro modo di ragionare e di confrontarsi con la realtà.
Lucangeli racconta che il cervello è un bollitore biochimico: elabora stimoli e produce onde elettriche che guidano il corpo nell’azione. Tutto questo avviene in modo istantaneo, e continuo. 
Ma le informazioni elaborate dal cervello non sono solo cognitive.

EMOZIONI DALL’AMBIENTE. 
Il cervello riceve stimoli dall’intero ambiente: percepisce non solo le cose dette, ma anche il modo in cui vengono dette, e l’intenzione che governa e determina quel modo. E poi percepisce il luogo fisico. E, a scuola, percepisce la relazione con l’insegnante, la relazione con gli altri studenti…
Bisogna sapere che, quando sperimentiamo emozioni, nel nostro cervello si registrano due tipi di picchi. C’è un picco collegato a emozioni positive come la gioia: il picco è altissimo e ha una brevissima durata. Il picco tipico delle emozioni grevi, come la tristezza, l’ansia, l’angoscia e la paura è più basso e molto più permanente nel tempo. È questo il motivo per cui le emozioni negative e prolungate possono determinare patologie.

LE EMOZIONI SONO TUTTO. 
Non esiste atto della vita psichica che non sia segnato dalle emozioni. 
Il circuito neurale delle emozioni è la parte più antica e primitiva del nostro cervello: 
ce l’avevamo ben prima di diventare Sapiens sapiens. Ci ha aiutato a sopravvivere nella foresta. 
E ancora oggi controlla tutto quanto accade dentro di noi, fino al nostro limite estremo: la pelle. 
Ce ne accorgiamo quando arrossiamo o impallidiamo.
Torniamo alla scuola: se un bambino, mentre impara, prova paura, il circuito della memoria registrerà, collegandole, sia l’informazione trasmessa sia l’emozione. Se un bambino si sente impotente o inadeguato nei confronti di quanto impara, l’apprendere resterà connesso con il senso di inadeguatezza. E se un bambino è terrorizzato dalla scuola, fuggirà della scuola.

RIMPROVERI E GIUDIZI NEGATIVI. 
L’intelligenza sociale, continua Lucangeli, nasce con il sorriso, già quando abbiamo pochi mesi, e un sorriso d’incoraggiamento é, in termini di cambiamento, molto più potente di decine di rimproveri. Un altro grande nemico dell’apprendimento è il senso di colpa connesso con un giudizio negativo: per questo gli insegnanti dovrebbero imparare a guardare i loro allievi negli occhi e a sorridere. E dovrebbero saper incoraggiarli a sbagliare.

“DENTRO” E “FUORI”. 
In classe, il cervello degli studenti porta “dentro” quel che c’è “fuori”. 
Il cervello dell’insegnante che fa una lezione frontale, invece, porta “fuori” quello che c’è “dentro”.
Nessuno di questi due atti è propriamente creativo: il potere creativo del cervello si esprime nella sua massima potenza nel momento in cui le informazioni che ci sono “dentro” vengono selezionate, connesse tra loro, riconfigurate in nuovo sapere, più ricco e autoprodotto.

LEGGERE DENTRO. 
Anche la parola “intelligenza” viene dal latino (intus ligere, cioè leggere dentro). 
E intelligenza sociale vuol dire portar dentro, riconfigurare, e solo dopo portar fuori, in una nuova forma. Questo è vero apprendimento. Ed è permanente.
Eppure quel che si fa a scuola spesso non è altro che apprendimento passivo a breve termine. 
Il nostro cervello non è stato creato per questo. Non è fatto per portar dentro una massa enorme di informazioni che dovrebbe poi sputar fuori tali e quali. Se si trova in questa condizione, il cervello prova malessere.
L’intelligenza è tanto più potente quanto più sa e può modificare le informazioni, facendole così davvero proprie. Ma più il cervello è sovraccaricato, meno ha risorse per elaborare informazione intelligente. È come se diventasse pigro e obeso.

GEMMAZIONI NEURALI. 
È stato lo psicologo russo Lev Vygotskij a capire per primo quanto l’ambiente, modificando il cervello stesso, può influire sullo sviluppo del potenziale umano: meccanismi universali di natura biologica si integrano con gli stimoli esterni facendo sì che ogni neurone in ogni millesimo di secondo gemmi nuove connessioni. È il connettoma.
Ma la mente gemma e si modifica e cresce, in un modo o nell’altro, tanto o poco, in base a ciò che riceve. Ora dopo ora, giorno dopo giorno e anno dopo anno, quello che un insegnante fa su un altro essere vivente dovrebbe misurarsi in termini di gemmazione.
Lucangeli conclude: in una scuola che sa educare, con insegnanti che, sorridendo, lasciano il segno, il numero delle gemmazioni potrebbe essere tendente all’infinito.
Segue ovazione.
Ho preso appunti così in fretta che i polpastrelli mi si sono indolenziti.

CLASSE CAPOVOLTA: UNA SOLUZIONE POSSIBILE. 
Se l’obiettivo è attivare i cervelli, la classe capovolta appare una soluzione possibile, efficace e naturale. L’idea di base è semplice: nella classe capovolta (flipped classroom) viene ribaltato lo schema tradizionale di insegnamento e apprendimento. In aula si discute, si lavora e si impara insieme sotto la guida dell’insegnante. Insomma, si costruisce un’esperienza condivisa, che favorisce il coinvolgimento, la comprensione e il ricordo. A casa, da soli o insieme, ci si documenta grazie a materiali didattici multimediali che oggi sono facilmente disponibili e accessibili. E si è molto più motivati a prepararsi: lo si è proprio perché a scuola si è coinvolti ogni giorno e non saltuariamente, come succede con le interrogazioni e i compiti in classe. Guardate come un’insegnante racconta ai suoi allievi l’intero processo.

MONTESSORI, DON MILANI E PIZZIGONI. 
Nella flipped classroom si pratica, insomma, il learning by doing. 
Se tutto ciò ci sembra molto americano, è solo perché abbiamo trascurato e osteggiato le intuizioni di alcuni nostri grandi educatori del passato e ci siamo (colpevolmente) dimenticati di Maria Montessori, che agli inizi del secolo scorso già parlava di apprendimento attraverso l’attività, o di don Milani, o di Giuseppina Pizzigoni.
Giuseppina Pizzigoni muore in un istituto dei poveri, nel 1947. 
Maria Montessori viene costretta ad abbandonare l’Italia nel 1934. R
iesce a tornare solo dopo la seconda guerra mondiale (morirà in Olanda nel 1952). 
Don Milani viene esiliato nelle microscopica frazione di Barbiana. 
Oggi esistono molte più scuole Montessori all’estero che in Italia.

LA PRIMA BUONA NOTIZIA. 
Dunque, la prima buona notizia è che una scuola dove si lavora per capire, dove si impara a imparare, è non solo possibile, ma anche praticabile. Nella classe capovolta non esistono né note sul registro, né registri. I ragazzi sono protagonisti del processo di apprendimento, organizzano la propria attività prendendo decisioni consapevoli, condividono la conoscenza. E (questo è molto più importante di quanto comunemente si creda) non si annoiano.

RISULTATI POSITIVI. 
La seconda buona notizia è che dal primo convegno sulla classe capovolta sono passati solo due anni, e un numero crescente di insegnanti ci crede, ci prova, ottiene risultati positivi, coinvolge altri insegnanti. E ha costruito una rete, che si chiama Flipnet.
Nel sito Flipnet si trovano informazioni, videoconferenze e una quantità di materiali didattici pubblicati dagli insegnanti che già hanno sperimentato la classe capovolta. Date un’occhiata, se insegnate. Se avete figli (o nipoti) che vanno a scuola, o se pensate che prima o poi ne avrete. O se (come la sottoscritta) avete pessimi ricordi della vostra esperienza scolastica, e vi va di fantasticare su come le cose sarebbero potute cambiare, capovolgendo tutto quanto.

Questo articolo esce anche su internazionale.it. 
Le immagini dettagli delle foto di Laura Williams.

http://nuovoeutile.it/classe-capovolta-flipped-classroom/



tutto molto interessante ma secondo me si sta trascurando un fattore importantissimo per l'apprendimento e l'umore e cioè la salubrità dell'ambiente. E' inutile qualunque rivoluzione copernicana finchè le classi dei bambini già in tenera età sono ammorbate da un inquinamento magnetico che produce loro mal di testa, sonnolenza e svogliatezza se non altri disturbi che non voglio neanche immaginare ...oggi le classi hanno le finestre chiuse e manca un sano ricambio d'aria e spesso c'è una vista fuori dalle finestre che induce depressione e tristezza. L'igiene spesso lascia desiderare e l'ambiente è maleodorante di scarpe da ginnastica come ho potuto constatare anche in istituti di elite a Roma . Se il cervello non è ossigenato è inutile proporre qualunque rivoluzione . Sembrerà stupido quello che ho detto ma so di molte insegnanti che mi hanno confessato di avere un mal di testa cronico ...si criticano tanto i nonni che regalano i tablet ai nipoti e ci dimentichiamo che in prima elementare se non prima nei corridoi della scuola ci sono i trasmettitori per il funzionamento di internet nelle classi a cui i bambini devono per forza appassionarsi. Infine sono dell'idea che l'apprendimento è sia un fenomeno collettivo che individuale ...senza quello sforzo tutto personale di ordinare, categorizzare , memorizzare secondo le proprie capacità che sono diverse per ciascuno di noi, non credo che vi possa essere un apprendimento duraturo nel tempo.



"Chi “insegna” non può, dunque, limitarsi a trasmettere informazioni. 
Deve cambiare la mente dei suoi allievi, migliorando il loro modo di ragionare e di confrontarsi con la realtà". Articolo interessante; come pure viene detto, le idee non sono nuove, solo che raramente applicate. Forse ora i tempi potrebbero essere più maturi. Ai pionieri citati aggiungerei, tra altri, anche il grande Krishnamurti che, in un differente contesto, molto ha messo in discussione l'educazione tradizionale che mira a creare individui passivi e adattati, con scarsa libertà di pensiero e spirito critco... Grazie.


domenica 14 luglio 2013

Paolo Mottana. Controeducazione. NEL TEMPO DOMINATO DAL GRANDE FALLO DELL'ECONOMIA, OCCORRE DIFFONDERE UNA CONTROCULTURA DELL'EDUCAZIONE, che aiuti a percepire la mortificazione e la deprivazione sistematica dei nostri luoghi, dei nostri tempi, della nostra vita ad opera di un sistema lanciato a folle corsa verso la propria autodistruzione. La "controeducazione" è un richiamo vitale, una pioggia di idee, di proposte, di provocazioni per riempire ancora di piacere e di senso le strade, le case, le città, le scuole e le università

CONTROEDUCAZIONE
"NEL TEMPO DOMINATO DAL GRANDE FALLO DELL'ECONOMIA, OCCORRE DIFFONDERE UNA CONTROCULTURA DELL'EDUCAZIONE, che aiuti a percepire la mortificazione e la deprivazione sistematica dei nostri luoghi, dei nostri tempi, della nostra vita ad opera di un sistema lanciato a folle corsa verso la propria autodistruzione. La "controeducazione" è un richiamo vitale, una pioggia di idee, di proposte, di provocazioni per riempire ancora di piacere e di senso le strade, le case, le città, le scuole e le università."
Ne parla Paolo Mottana, autore del libro "Piccolo manuale di controeducazione"
Mimesis, 2012

Laura Farinella:

L'anima dell'insegnare e dell'apprendere sta nel desiderio alla vita, per me questa lettura è stata illuminante.....http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/milano/2012/09/controeducazione.html





http://youtu.be/04B70OqCf0o


Pina Genitti:
Favoloso! E' UN MODUS OPERANDI BASATO SUL " SE...ALLORA" CHE STA ALLA BASE DEL RAGIONAMENTO LOGICO- SCIENTIFICO, MA VALIDO ANCHE NEL VIVERE QUOTIDIANO! Interessanti i sussidi e il loro uso...


Anna Guarracino:
[…] questa è la moda imperante! TRASFORMARE LA SCUOLA IN UNA LUDOTECA giustificandola con ridicoli principi psicopedagogici. Il successo è garantito perché tutti in questa scuola innovata si mostreranno più entusiasti e più motivati: sfido io!!! La verità è ben altra: IL PROCESSO DI APPRENDIMENTO È CRESCITA INTELLETTUALE E RICHIEDE IMPEGNO, RESPONSABILITÀ ED ESERCITAZIONE OLTRE CHE CONOSCENZE BEN STRUTTURATE. BEN VENGA LA DIDATTICA COINVOLGENTE E AVVOLGENTE, FACILITATA, COMPENSATIVA, METACOGNITIVA E CHI PIÙ NE HA PIÙ NE METTA, MA SALDA DEVE ESSERE L'ACQUISIZIONE DELLE COMPETENZE STRUMENTALI DI BASE, SENZA DELLE QUALI NON SI VA DA NESSUNA PARTE E PER LE QUALI BISOGNA IMPADRONIRSI DI CAPACITÀ A ABILITÀ CHE SONO PRETTAMENTE DIDATTICHE E RICHIEDONO QUEL SACRIFICIO IN TERMINE E DI IMPEGNO E DI STUDIO CHE ATTUALMENTE IN MILLE MODI SI CERCA DI AGGIRARE... sempre che si voglia formare futuri 'individui preparati e intelligenti ed è su questo che mi sorge qualche dubbio che giustifica le tendenze oggi in moda.

Mind Lab Italia:
Buongiorno Anna, sfonda una porta aperta. Senza Fatica Non Si Approda A Nulla. I Giochi In Questo Caso Non Sono Una Ludoteca Ma Un Simulatore Di Vita, Di Situazioni Complesse Che Consentono Di Imparare Competenze Che Con Le Lezioni Frontali Non Si Riescono A Far Passare. Le ricerche di valutazione fatte su questa esperienza sono chiare e i ragazzi ne beneficiano anche sul piano cognitivo oltre che emotivo e sociale. CREDO CHE LA REALTÀ IMPERANTE SIA ANCORA LA MODALITÀ FRONTALE DI FAR LEZIONE CON BUONA PACE DEL COINVOLGIMENTO DEI RAGAZZI.

Anna Guarracino:
Si questa è LA MODA DEL MOMENTO A CUI FACEVO RIFERIMENTO CHE SI TRADUCE NELL'ESALTAZIONE DEL GIOCO COME METODO MIGLIORE PER ASSICURARSI IL COINVOLGIMENTO DEGLI ALUNNI. PUR CONDIVIDENDO UNA DIDATTICA ALLEGRA E DIVERTENTE, STRUTTURATA ANCHE SUI GIOCHI DIDATTICI IO STAREI ATTENTA A DEMONIZZARE LA LEZIONE FRONTALE perché IN NOME DI UNA FALSA IDEA DELL'INNOVAZIONE DELLA DIDATTICA e seguendo la scia della CRITICA GRATUITA DELLA SCUOLA TRADIZIONALE STIAMO MANDANDO TRANQUILLAMENTE LA SCUOLA ATTUALE ALLA DERIVA, SFORNANDO ALLIEVI CHE ARRIVANO ALL'UNIVERSITÀ GIOIOSAMENTE, MA SENZA BASI. Molti di loro riescono pur a laurearsi ma pochi brillano per genialità e TUTTAVIA ancora si inisiste!!! NON SEMPRE BISOGNI ED ESIGENZE ECONOMICHE COLLIMANO CON GLI OBIETTIVI FORMATIVI. BELLO SAREBBE SE LA VITA FOSSE UN GIOCO, MA LE RESPONSABILITÀ E L'IMPEGNO SONO ALTRA COSA E FORSE PER QUESTO I NOSTRI GIOVANI NON SONO ABITUATI ALL'IMPEGNO, ALLA LOTTA, ALLA CONQUISTA SUL CAMPO VERO DEL LAVORO... che poi è anche quello della vita vera.

Francesca Cosenza:
Sono 15 anni che sostengo la validità del gioco come strategia d'apprendimento trasversale, ma ho trovato grandi resistenze nelle docenti e poca disponibilità ad uscire dai limiti dell'insegnamento frontale e della formazione frontale.

Francesca Esposito la scoperta dell'acqua calda. La storia e i metodi della cooperazione educativa standardizzati, anestetizzati e, fondamentalmente, resi innocui. Con buona pace dei poveri Bernardini, Ciari, Lodi... http://youtu.be/cThOEzJiqTU
Sceneggiato Rai (1973) - Diario di un maestro - Versione completa (seconda parte) by Nino
Diario di un maestro è il titolo di uno sceneggiato televisivo del 1972 diretto da Vittorio De Seta e trasmesso la domenica sera su Rai Uno in quattro puntat...

Massimo Mascitti:

Fiorella Palomba:
Vi regalo uno dei PRODOTTI del Laboratorio di Scrittura da me condotto.http://issuu.com/altramente/docs/io_femmina_tu_maschio_io_maschio_tu_femmina__1_
Io femmina tu maschio, io maschio tu femmina. Le differenze tra i maschi e le femmine alla nostra età? Per essere sinceri non ci avevamo mai pensato. Così come immaginarci a trent’anni: non è stato facile, a volte anche faticoso e sfidiamo chi...

Valentina Valentini:
SONO UN'INSEGNANTE E UTILIZZO MOLTO IL COOPERATIVE LEARNING.. avete altri suggerimenti o materiali da condividere? credo molto nell'aspetto affettivo ed emotivo che rendono l'educazione efficace e cerco di valorizzarli al massimo. Quindi ogni suggerimento è benvenuto!grazie!!

Laura Vestrini:
Parlare di gioco già mi sembra una carta vincente ma QUELLO CHE MAGGIORMENTE MI COLPISCE È SENTIRE PARLARE DI ETICA, MORALITÀ, SVILUPPO DI COMPETENZE SOCIALI forse troppe volte messe in secondo piano in una società che troppo spesso emargina, discrimina o soltanto resta indifferente ! Complimenti al progetto e alle colleghe che con grande impegno, credo peraltro ripagato solo da grande soddisfazione, portano avanti questo lavoro uscendo dal coro !!!!!

Marianna Macarlino:
questa è la dimostrazione che la scuola non è solo grammatica storia geografia o meglio non si impara solo sui libri!!!!!!

Comunitá Internazionale di Cooperazione in Educazione:
EDUCARE ALLE COMPETENZE TRASVERSALI NON LO CHIAMEREI PROPRIO CONFORMISMO CULTURALE. Anzi. Non so il motivo per il quale la docente ha fatto riferimento alle prove invalsi. Forse perché é una prova nota e che crea una certa ansia e quindi é un esempio per dire che i ragazzi anche di fronte a prove complesse riescono ad essere riflessivi. Il riferimento inoltre non é sui risultati dei ragazzi alle prove invalsi, ma l'atteggiamento con cui affrontano le prove che incontrano.

Iolanda Votano:
CON IL GIOCO E LA COOPERAZIONE TRA GLI ALLIEVI IL DOCENTE OSSERVA L'AUTONOMIA, L'AUTOSTIMA DI ESSI, ma può insegnar a raggiunger le cono scienze alle discipline d'insegnamento si potenziano gli obbiettivi che i docenti devo raggiunger per il miglioramento dell'insegnamento, stupenda l'attuazione del progetto mad lab.

Filomena Agnello:
[…] Se non cambiamo nulla di ciò che è stato, le prossime generazioni, con la cultura che la scuola attuale offre, saranno altro che ignoranti, I TALENTI SARANNO SCHIACCIATI .

Pasquale Carbone:
Bisognerebbe prima educare gli insegnanti








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