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mercoledì 14 novembre 2018

Oscar Wilde. L’esperienza è il tipo di insegnamento più difficile prima ti fa l’esame poi ti spiega la lezione.

L’esperienza è il tipo di insegnamento più difficile 
prima ti fa l’esame poi ti spiega la lezione. 
Oscar Wilde.

Gli ideali sono cose pericolose. 
Le cose reali sono infinitamente preferibili, 
anche se talora possono ferirci.
Oscar Wilde.


Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri.
Oscar Wilde

La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri.
Oscar Wilde


Mi piace sentirmi parlare. È una delle cose che mi divertono di più. Spesso sostengo lunghe conversazioni con me stesso e sono così intelligente che a volte non capisco nemmeno una parola di quello che dico.
Oscar Wilde




Il 16 ottobre del 1854 nasceva Oscar Wilde, l'autore, tra l'altro, de “Il Ritratto di Dorian Gray” e “L'importanza di chiamarsi Ernesto”, ma soprattutto di una miriade di geniali aforismi come «Nulla mi è più necessario del superfluo», «Il patriottismo è il vizio delle nazioni» o «Non protesto contro la fatica purché non miri a uno scopo preciso», aforismi che, diciamolo, la maggior parte di noi conosce senza sapere da dove siano tratti. 

Alcuni poi, tipo l’arcinoto «Tutto quello che mi piace è immorale, illegale o fa ingrassare», non li ha nemmeno detti lui. 
Beh, se non è stato lui sarà stato di sicuro George Bernard Shaw.

Ma oggi vorrei dire qualche parola su una sua opera meno nota, la poesia "Ravenna".

Fu la sua prima opera "importante", scritta quando aveva 23 anni nel 1877 e gli fruttò il prestigioso premio Newdigate conferito dall'Università di Oxford allo studente che aveva scritto la miglior composizione.

All'epoca Wilde si trovava infatti a Oxford dopo aver iniziato gli studi nella natia Irlanda, al Trinity College di Dublino. 
I dublinesi sono giustamente orgogliosi del fatto che la loro città abbia dato i natali a un simile genio, anche se a dire il vero Wilde lasciò l'Irlanda giovanissimo per non farvi più ritorno. 

Se andate a Dublino non potrete evitare di dare un'occhiata alla sua statua a Merrion Square. 
Devo ammettere, però, che faccio un po' fatica a immaginarmi un dandy snob come lui stravaccato come un fricchettone sopra un pietrone in veste da camera (Wilde in veste da camera, non il pietrone).

Nel 1875 Wilde trascorse le vacanze estive in Italia; quello fu solo il primo dei suoi numerosi viaggi nel nostro paese che amava molto, una passione condivisa da tutti gli inglesi colti di quell'epoca, ma che in lui, autentica incarnazione dell'estetismo e adoratore di tutto ciò che è bello e artistico, era particolarmente spiccata.

Durante un soggiorno a Roma accarezzò addirittura l'idea di convertirsi al cattolicesimo; in questo non fu assolutamente spinto da uno slancio mistico o da una folgorazione. Giammai! Fedele al suo stile a colpirlo fu soprattutto la bellezza "estetica", appunto, delle cerimonie cattoliche, così diverse, con il loro sfarzo e la loro pompa, dalla semplicità e austerità dei rituali protestanti a cui era abituato.

Nutriva inoltre una profonda ammirazione per Pio IX, tanto da dichiarare «Non sono cattolico, sono solo papista», un altro notevole aforisma. 

Probabilmente sotto sotto avrebbe voluto anche lui vestirsi da papa e girare su un trono portato a spalla da nerboruti energumeni moraccioni. 

«Il cattolicesimo è la sola religione in cui morirei» dichiarò Wilde dopo essere stato ricevuto da Pio IX in udienza privata. 
Nel corso di questo incontro il Papa augurò allo scrittore irlandese “di compiere un viaggio nella vita per giungere alla Città di Dio”.
Ma tornando alla poesia "Ravenna", l'opera gli fu ispirata da una gita a cavallo nella città romagnola. Eccone un passo:

Or è un anno - Poco tempo sembra passato da quando
Vidi per l'ultima volta quelle superbe contrade del Sud 
Dove fiore e frutto s'espandono in purpureo fulgore
E come radiose lampade i favolosi pomi risplendono.
Era colma primavera, e tra ricche viti fiorenti,
Scuri boschetti d'ulivi e nobili foreste di pini 

(Sì, la vispa Teresa avea tra l'erbetta al volo sorpresa gentil farfalletta!)

A piacer mio cavalcavo; dolce era l'aria umida e lieta,
La bianca strada risonava sotto gli zoccoli del mio cavallo,
Ed io, meditando di Ravenna sul nome vetusto,
Guardai la luce del giorno finché, segnato da ferite di fiamma,
Il cielo di turchese si fece d'oro brunito.
Oh, come il mio cuore avvampò di fanciullesca passione, 
Quando in lontananza, al di là delle càrici e della palude,
Nitida vidi profilarsi la santa città
Cinta della sua corona di torri! Sempre avanti, con impeto
Galoppai, in gara con il sole calante,
E prima che si fosse spento il rosso crepuscolo
Entro le mura di Ravenna finalmente giungevo.

Punto centrale della poesia è il racconto della visita alla tomba di Dante che ispira al giovane Wilde questi versi:

Ahimè! mio Dante! tu conosci la pena
di vite più vili, - l'irritante catena dell'esilio,
Come siano ripide le scale nelle case dei re,
E tutte le piccole miserie che guastano
La più nobile natura dell'uomo con il senso del torto.
Pure questo sordo mondo ti è grato per il tuo canto;
Le nostre nazioni ti rendono omaggio, - lei stessa,
Quella crudele regina della Toscana vestita di vigne,
Che cinse la tua viva fronte con la corona di spine,
Ora ha adornato di alloro la tua tomba vuota,
E chiede invano le ceneri del suo figlio.
O più possente fra gli esuli! Tutto il tuo dolore è finito:
La tua anima incede ora accanto alla tua Beatrice;
Ravenna custodisce le tue ceneri: dormi in pace.

È curioso come, in questi pur abbastanza scadenti versi, Wilde sembri presagire quella che sarà la sua stessa sorte: esiliato dalla sua patria d'adozione, l'Inghilterra, non potrà farvi ritorno neanche dopo morto; le sue spoglie riposano a Parigi.

Come è noto nel 1895 lo scrittore subì l’umiliazione di un processo che ebbe grande risalto sulla stampa dell’epoca e venne condannato a due anni di lavori forzati perché giudicato colpevole di omosessualità.

In quel periodo l’omosessualità era considerata un reato anche tra persone maggiorenni e consenzienti e Wilde aveva intrattenuto una relazione con il giovane e bellissimo Lord Alfred Douglas, figlio del potente e ricco marchese di Queensberry. Un grave errore, a quanto pare. 

Wilde sentiva una profonda affinità spirituale con Dante Alighieri, del quale credeva addirittura di essere un discendente; durante i terribili anni della prigionia a Reading avrebbe trovato consolazione nella lettura dei suoi versi.
Nel marzo del 1897 Wilde presentò una richiesta al direttore del carcere, che venne approvata, e ricevette una serie di libri tra cui una Bibbia in francese, una grammatica tedesca, la “Vita Nova” di Dante in inglese e in italiano, le Commedie di Goldoni in italiano e “L’Isola del Tesoro” di Stevenson.

In una lettera a Bosie (Lord Alfred Douglas) dello stesso periodo Wilde scrive:

«Ricordo durante il mio primo trimestre a Oxford di aver letto nel Rinascimento di Pater […] di come Dante colloca in basso nell’Inferno coloro che vivono volontariamente nella mestizia, e di essere andato alla Biblioteca Universitaria a cercare nella Divina Commedia il punto in cui nella triste palude giacciono coloro che furono “tristi nell’aria dolce”, in atto di ripetere in eterno fra i sospiri:“Tristi fummo/ Nell’aer dolce che dal sol s’allegra”».

Anch'io, come Wilde e come molti altri, durante la mia visita a Ravenna non ho mancato di rendere omaggio al Sommo Poeta Dante visitando la sua tomba: quello che più mi ha colpito, oltre alla semplicità del monumento funebre, è stato scoprire quanto il grande poeta fosse… piccolo. In effetti era alto un metro e 64, una statura bassa anche per il Medioevo; Wilde, per contro, con il suo metro e 91, svettava anche tra gli irlandesi e gli inglesi del suo tempo. 
Entrambi però superavano i loro contemporanei soprattutto con "l'altezza d'ingegno" per usare un termine dantesco; e difatti i loro contemporanei arrivarono ad odiarli tanto da adoperarsi per rovinare la vita ad entrambi; i grandi uomini finiscono spesso per soffrire in mezzo a quelli piccoli.

Non è da escludere che la celebre conclusione dell'Inferno «E quindi uscimmo a riveder le stelle» abbia ispirato uno dei più celebri aforismi di Wilde (questo davvero suo, e, per la cronaca, tratto dalla commedia "Il ventaglio di Lady Windermere"): «Siamo tutti immersi nel fango ma alcuni di noi guardano verso le stelle».






«Al mondo esiste una sola cosa peggiore dell'essere oggetto di conversazione, ed è il non essere oggetto di conversazione».

Oscar Wilde nasce a Dublino il 16 ottobre 1854; in una casa di modeste condizioni al numero civico 21 di Westland Row.

Il padre, Sir William, divenne un celebre oftalmologo irlandese, fondatore di un ospedale a Dublino - il St Mark - e autore di diversi trattati medici. Fra i suoi pazienti annoverò il re Oscar I di Svezia, e la regina Vittoria d'Inghilterra, di cui divenne oculista personale.

La madre, Jane Francesca Elgee era una poetessa irlandese.

Oscar Wilde aveva poco in comune col padre, molto invece con la madre, cui somigliava nell'aspetto, nella voce, nelle eccentricità e nella passione per la letteratura.

Oscar Wilde fu educato tra le mura domestiche fino all'età di nove anni. 
In seguito studiò alla Portora Royal School a Enniskillen e frequentò il Trinity College di Dublino. 
Grazie a una borsa di studio ebbe modo di seguire il Magdalen College di Oxford; dove tra l’altro fu iniziato in Massoneria.

Durante il periodo degli studi universitari compì un viaggio in Italia in compagnia di William Goulding e del reverendo John Pentland Mahaffy, suo tutore in anni passati.
A Roma fu ricevuto da Papa Pio IX a cui Wilde dedicò un sonetto.

In quel periodo Oscar scrisse per il "Dublin University Magazine" non senza avere alcuni piccoli screzi con il direttore, Keningale Cook.

Nel giugno del 1878 Oscar si presentò per il "Final Schools", dove consegnò il compito mezz'ora prima dello scadere del tempo assegnato.
La commissione dichiarò vincitore Oscar Wilde. 
Per la poesia “Ravenna”, Oscar pure anche l'Oxford Newdigate Prize.

Aiutato da Frank Benson, il 3 giugno 1880 riuscì a portare in scena la rappresentazione teatrale del "Agamennone" di Eschilo.

Sarebbe stata la prima rappresentazione di un’intensa produzione teatrale che avrebbe visto Wilde scrivere e mettere in scena opere come “Vera o i nichilisti”, “La duchessa di Parma”, “Salomè”, “Il ventaglio di Lady Windermere”, “Una donna senza importanza”, “Un marito ideale”, “ L'importanza di chiamarsi Ernesto”, “La santa cortigiana o La donna coperta di gioielli” e “Una tragedia fiorentina”.

Ad ogni modo, nel maggio del 1881, tornato a Londra con all’attivo una raccolta di poesie intitolata “Poems”; accompagnò sua madre a casa di amici e lì conobbe Constance Lloyd. Si sarebbero sposati tre anni dopo.

Nel frattempo Wilde ebbe diverse relazioni omosessuali, ma seppure il suo amante prediletto fu Alfred Douglas, detto “Bosie”, l'uomo a lui più fedele e devoto fu senza dubbio Robert Ross; il quale all'epoca in cui iniziarono una relazione era appena diciassettenne.

Dopo aver scritto “Il fantasma di Canterville”; nel 1888 Wilde pubblicò "Il principe felice e altri racconti", una raccolta di fiabe scritte per i suoi due figli Cyril e Vyvyan; nati rispettivamente nel 1885 e nel 1886.

Nel 1890 venne il momento di "Il ritratto di Dorian Gray"; romanzo ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo e che narra di un giovane di bell'aspetto, Dorian Gray, che arriverà a fare della sua bellezza un rito insano.

Nel 1891 diede alla luce tre saggi: “Intenzioni”, “L’anima dell’uomo sotto il socialismo” e “Impressioni dell’America”.
Scrisse inoltre il raccolto “l delitto di Lord Arthur Savile” e venne consegnata nelle librerie la raccolta di racconti “La casa dei melograni”.

Nel 1894 tornò alla poesia e compose “La Sfinge”; dedicata a Marcel Schwob.

Gli avvenimenti che lo fecero ritenere un personaggio scandaloso per l'opinione pubblica dei benpensanti connazionali, riguardarono i processi che Wilde subì a causa della sua omosessualità; per cui venne processato e condannato a due anni di carcere e lavori forzati.

Condannato al massimo della pena prevista, Wilde, in divisa da carcerato, fu trasferito alla prigione di Holloway a Pentonville ed infine a Reading Gaol. Lavorava 6 ore al giorno ad un mulino a ruota, dormiva senza materasso, conobbe fame e insonnia e dimagrì circa dieci chili.

È rimasta famosa nella letteratura inglese "De Profundis", una lunga lettera che Oscar Wilde scrisse in carcere nel 1897 al suo amante Alfred Douglas.

Uscì il 19 maggio 1897 e chiese asilo per mesi a dei gesuiti di Farm Street che rifiutarono di accoglierlo.

Incontrato di nuovo “Bosie" andò con lui a Napoli dove incontrò Eleonora Duse.

Poiché sia Douglas che Wilde non avevano alcun reddito se non quello che ricevevano dalle rispettive mogli; le due donne giunsero al ricatto del denaro per convincere i mariti ad interrompere la relazione. 
I due furono così costretti prima a vivere in due case separate, poi a lasciarsi definitivamente.

Trasferitosi a Parigi, Oscar completò "The Ballad of Reading Gaol".

Constance morì a Genova, a 40 anni, il 7 aprile del 1898, dopo una doppia operazione chirurgica, prima alla schiena e poi per un fibroma uterino. 
Sul monumento funebre al cimitero monumentale di Staglieno venne apposto come epitaffio "moglie di Oscar Wilde”,

Nel maggio 1898, per cause sconosciute, Wilde venne operato alla gola.

Nel giro di due anni morì Beardsley - suo amante di vecchia data - e suo fratello Willie.

Malato di sifilide, Wilde soffriva di otite e di un forte prurito che lo costringeva a grattarsi continuamente.

Assistito da un suo amante del passato, Robert Ross, lo scrittore gli confidò di voler vedere un prete per convertirsi. 
A somministrargli il battesimo per poi assolverlo dai suoi peccati e dargli l’estrema unzione fu il reverendo cattolico irlandese Cuthbert Dunne.

Alle ore 14 del 30 novembre del 1900, in Rue des Beaux-Arts 13, all'età di 46 anni, dopo aver vomitato sangue, Oscar Wilde morì.

Inizialmente seppellito nel cimitero di Bagneaux; dal 1909 le sue spoglie riposano al cimitero di Père Lachaise, sotto un imponente monumento costruitogli da Jacob Epstein, raffigurante una sfinge, e con l'epitaffio dalla "Ballata del carcere di Reading”. 
Morto Ross, le sue ceneri vennero sepolte nella stessa tomba di Wilde.

lunedì 8 gennaio 2018

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray. L’uomo che sa tutto: ecco l’ideale moderno. E la mente dell’uomo che sa tutto è una cosa terribile. E’ come un negozio di cianfrusaglie, pieno di polvere e di mostruosità, dove ogni cosa ha un prezzo suepriore di quel che vale.



"Lo studio era pieno dell'odore intenso delle rose, e quando la brezza estiva passava tra gli alberi del giardino, penetrava dalla porta aperta il profumo pesante del glicine o la fragranza più delicata del biancospino." 
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, incipit 


«Ho la sensazione di aver dato tutta la mia anima a qualcuno che la usa come se fosse un fiore da mettere all'occhiello, una piccola decorazione per gratificare la sua vanità, un ornamento per un giorno d'estate».

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray


Un grido di orrore uscì dalle labbra del pittore appena vide il volto orripilante che gli sogghignava dalla tela. Qualcosa in quell’espressione lo riempì di disgusto. Era il viso di Dorian Gray quello che stava guardando! 
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


La vita non è retta dalla volontà o dalle intenzioni. La vita è una questione di nervi di fibre e di cellule in lenta formazione, in cui il pensiero si nasconde e la passione elabora i suoi sogni. Puoi immaginare di essere salvo e crederti forte, ma una nota casuale di colore in una stanza o nel cielo mattutino, un particolare profumo che un tempo hai amato e che associ a sottili ricordi, il verso di una poesia dimenticata che ti si ripresenta, il ritmo di un pezzo musicale che hai smesso di suonare…ti dico Dorian, da queste cose dipende la vita.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 



Chi sia padrone di sè può porre termine a una sofferenza con la stessa facilità con cui inventa un piacere. Non voglio essere in balìa delle mie emozioni. Voglio servirmene, goderle e dominarle.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Ogni impulso che cerchiamo di soffocare fermenta nella nostra mente e ci avvelena. 
Il corpo pecca una volta sola e supera subito il peccato, perchè l’azione è un modo di purificarsi. Allora non rimane più nulla, salvo il ricordo del piacere, o il lusso di un rimpianto. L’unico modo di liberarsi di una tentazione è abbandonarvisi. Resisti e la tua anima si ammalerà del desiderio delle cose che si è proibite, di passione per ciò che le sue stesse mostruose leggi hanno reso mostruoso e illegale.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Solo le passioni o i dispiaceri superficiali continuano a vivere, 
mentre i grandi amori, o i grandi dolori, sono distrutti dalla loro stessa pienezza.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Curare l’anima con i sensi e i sensi con l’anima. 
C’erano le fumerie d’oppio, dove si poteva comperare l’oblìo, 
rifugi d’orrore dove era possibile distruggere il ricordo di vecchi peccati 
con la follia di peccati nuovi.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Le buone influenze non esistono, signor Gray. 
Tutte le influenze sono immorali…immorali dal punto di vista scientifico.
-Perchè?
-Perchè influenzare qualcuno significa dargli la propria anima: 
non pensa più con i suoi pensieri spontanei, nè arde delle sue passioni spontanee. 
Non ha virtù proprie. I suoi peccati, se cose come i peccati esistono, sono presi a prestito. 
Diventa l’eco della musica suonata da un altro, l’interprete di una parte che non è stata scritta per lui.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Tuttavia una volta mi hai avvelenato con un libro…
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Sarebbe stato meglio, per lui, se ogni peccato avesse portato con sé il suo castigo certo e immediato. Il castigo purifica. Non “perdona i nostri peccati”, ma “colpiscici per le nostre iniquità” dovrebbe essere la preghiera dell’uomo nei confronti di un Dio più giusto.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 



Sono le passioni sulla cui origine c’inganniamo quelle che ci tiranneggiano di più. 
Le nostre motivazioni più deboli sono quelle di cui siamo consapevoli, di cui conosciamo la natura. Spesso accade che quando pensiamo di condurre esperimenti sugli altri, in realtà stiamo sperimentando noi stessi.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


L’esperienza non aveva un valore etico, era semplicemente il nome che gli uomini davano ai loro errori. Di regola, i moralisti l’avevano ritenuta un avvertimento, avevano sostenuto che essa aveva una certa efficacia nella formazione del carattere, l’avevano esaltata come qualcosa che ci insegnava la via da seguire e ci mostrava quella da evitare. Ma nell’esperienza non c’è alcuna forza motrice. In realtà dimostrava solo che il nostro futuro sarà uguale al nostro passato e che il peccato che abbiamo commesso una volta, con disgusto, lo ripeteremo molte volte con gioia.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Non approvo né disapprovo, mai. E’ un atteggiamento assurdo nei confronti della vita. 
Non veniamo al mondo per sciorinare i nostri pregiudizi morali. 
Non bado mai a quello che dicono le persone comuni 
e non mi intrometto mai nel comportamento delle persone affascinanti.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 



L’uomo che sa tutto: ecco l’ideale moderno. 
E la mente dell’uomo che sa tutto è una cosa terribile. 
E’ come un negozio di cianfrusaglie, pieno di polvere e di mostruosità, 
dove ogni cosa ha un prezzo suepriore di quel che vale.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


La ragazza rise di nuovo. Nella sua voce c’era la gioia di un uccellino in gabbia. 
Gli occhi colsero la melodia e la riversarono splendendo; si chiusero per un attimo, come per nascondere il segreto. Quando si riaprirono, su di loro era passata l’ombra di un sogno.
La saggezza dalle labbra sottili le parlava dalla poltrona consunta, le consigliava prudenza prendendola a prestito da quel libro delle vigliaccherie il cui autore scimmiotta il nome del buon senso. Sibyl non l’ascoltava, era libera nella prigione della passione. Il suo principe, il principe azzurro, era con lei. Aveva chiesto alla memoria di riprodurglielo, aveva mandato la sua anima a cercarlo e questa glielo aveva riportato. Il suo bacio le ardeva sulle labbra, le sue palpebre erano calde del suo respiro.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Discute continuamente solo chi ha esaurito l’intelligenza.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé 
ed è il non far parlare di sé.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Dietro ogni cosa squisita c’era sempre qualcosa di tragico. 
Interi mondi dovevano agire per far fiorire un minuscolo fiore…
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Parole! Semplici parole! Quant’erano terribili! Quant’erano chiare, vivide, crudeli! 
Ad esse non si poteva sfuggire. E tuttavia quale sottile magia contenevano. Sembravano capaci di dare forma plastica a cose informi, sembravano possedere una musica loro propria, dolce come quella della viola o del flauto. Semplici parole! C’era qualcosa di altrettanto reale quanto le parole?
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


E la bellezza è una manifestazione del genio. In realtà è più elevata del genio, perchè non ha bisogno di spiegazioni. E’ una delle grandi cose del mondo, come la luce del sole o la primavera, o come il riflesso nell’acqua cupa di quella conchiglia argentea che chiamiamo luna. Non può venire contestata. Regna per diritto divino e rende principi coloro che la possiedono.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


La osservò con quello strano interesse per le cose prive d’importanza che cerchiamo di sviluppare quando le cose importanti ci fanno paura, quando ci agita un’emozione nuova che non sappiamo esprimere, o quando un pensiero terrorizzante d’improvviso ci assedia la mente chiedendo la nostra resa.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Sempre! Che parola tremenda. Mi fa rabbrividire ogni volta che la sento. 
Alle donne piace moltissimo usarla. Rovinano tutto ciò che vi è di romantico cercando di farlo durare in eterno. E poi è una parola priva di significato. L’unica differenza tra un capriccio e la passione di una vita è che il capriccio dura un po più a lungo.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Le volevo molto bene. La casa è vuota senza di lei. 
Ovviamente la vita coniugale è solo un’abitudine, una cattiva abitudine. 
Ma si rimpaingono sempre le perdite. anche delle peggiori abitudini. 
Forse sono quelle che si rimpiangono di più. 
Sono una parte così essenziale della nostra personalità.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


La fedeltà è per la vita emotiva quello che la coerenza è per la vita intellettuale: 
una semplice confessione di fallimento. Fedeltà! 
Un giorno dovrò analizzarla. C’è in essa l’amore per il possesso. 
Ci sono molte cose che getteremmo via se non temessimo che altri se ne impadronissero.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Oggi la gente conosce il prezzo di tutto e non conosce il valore di nulla.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Oggigiorno i giovani pensano che il denaro sia tutto.
-Si – mormorò Lord Henry – e quando invecchiano se ne rendono conto.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Io faccio molta differenza tra le persone. 
Scelgo gli amici per la bellezza, 
i conoscenti per il buon carattere e i nemici per l’intelligenza.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Quando si espone un’idea a un vero inglese, il che è sempre un atto temerario, costui non si sogna nemmeno di valutare se l’idea è giusta o sbagliata. L’importante per lui è sapere se chi l’ha esposta ne è convinto o meno.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Le emozioni hanno il vantaggio di condurci fuori strada, 
mentre il vantaggio della scienza è quello di essere priva di emozioni.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Mi piace troppo leggere libri per darmi la pena di scriverne.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Gli uomini si sposano perché sono stanchi, 
le donne perché sono curiose e ambedue rimangono delusi.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Quando si è innamorati, si comincia sempre ingannando sé stessi
e si finisce sempre ingannando gli altri.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Mio caro ragazzo, nessuna donna è un genio. 
Le donne sono un sesso decorativo. 
Non hanno mai nulla da dire, ma lo dicono con grazia. 
Le donne rappresentano il trionfo della materia sull’intelletto, 
proprio come gli uomini rappresentano il trionfo dell’intelletto sulla morale.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


I figli cominciano con l’amare i propri genitori; 
crescendo li giudicano e, a volte, li perdonano.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


C’è una voluttà nell’autoaccusa. Quando ci rimproveriamo sentiamo che nessun altro ha il diritto di farlo. E’ la confessione, non il prete, a impartirci l’assoluzione.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

C’è una fatalità nei buoni propositi: 
vengono presi sempre troppo tardi.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Quell’incredibile memoria che hanno le donne! Che cosa spaventosa! 
Quale enorme ristagno intellettuale rivela! 
Si dovrebbero assorbire i colori della vita, 
mai ricordarne i particolari. i particolari sono sempre volgari.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Le donne ci amano per i nostri difetti. 
Se ne abbiamo a sufficienza, ci perdonano tutto, persino l’intelligenza.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Temo che le donne apprezzino la crudeltà, la crudeltà brutale, più di ogni altra cosa. 
Hanno istinti meravigliosamente primitivi. Le abbiamo emancipate, ma loro rimangono egualmente delle schiave alla ricerca del padrone. Amano essere dominate.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Ma non commise mai l’errore di arrestare il suo sviluppo intellettuale accettando formalmente un credo o un sistema, o di confondere con la casa dove si vive una locanda adatta solo per il sonno di una notte o per le poche ore di una notte senza stelle in cui la luna si mostra a fatica.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Nessuna teoria della vita gli pareva avere qualche importanza se paragonata alla vita stessa. 
Era acutamente consapevole di quanto sia sterile ogni speculazione intellettuale quando è separata dall’azione e dall’esperienza.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Quando si voltava a guardare il cammino dell’uomo nella storia, 
un senso di perdita lo ossessionava. 
A quante cose si era rinunciato! E per un così misero fine!
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Provò un’infinita tristezza al pensiero della rovina che il tempo infliggeva alle cose belle e meravigliose.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Il destino non invia araldi. 
E’ troppo saggio o troppo crudele per farlo.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 



A pochi di noi non è mai capitato di svegliarsi prima dell’alba, sia dopo una di quelle notti senza sogni che quasi ci fanno innamorare della morte, che dopo una di quelle notti di orrore e di gioia mostruosa quando nelle regioni della mente passano fantasmi più terribili della realtà stessa, fantasmi imbevuti di quella vita ricca di colore che si nasconde nelle cose grottesche e che dà all’arte gotica la sua duratura vitalità, essendo quest’arte, si potrebbe pensare, propria di chi ha avuto la mente turbata dal malanno della reverie………
Nulla appare cambiato. Dalle ombre della notte esce di nuovo la vita che conosciamo. 
Dobbiamo riprenderla dove l’abbiamo lasciata e a questo punto, pian piano, ci pervade la terribile sensazione di dover continuare a impiegare energia nello stesso monotono circolo di abitudini stereotipate, o anche il desiderio sfrenato che una mattina i nostri occhi si possano aprire su un mondo che nell’oscurità si è rinnovato per il nostro piacere, un mondo dove le cose abbiano nuove forme e colori, siano diverse o abbiano altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poca o nessuna importanza.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 



Forse non ci si sente mai a proprio agio come quando si recita una parte.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

E’ davvero così terribile l’insincerità? 
Io non credo: è semplicemente un metodo che ci permette di moltiplicare la nostra personalità.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 

Il peccato è una cosa che si stampa sulla faccia di un uomo: non lo si può nascondere.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


La moderazione è fatale: l’abbastanza è cattivo come un pasto, 
il troppo è buono come un banchetto.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray 


Quello che il fuoco non distrugge, indurisce.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray


Amo troppo leggerli [i libri], per aver voglia di scriverli.
Certo mi piacerebbe scrivere un romanzo – bello come un tappeto persiano e altrettanto irreale.
Ma da noi si leggono solo giornali, abbecedari ed enciclopedie. Di tutti i popoli del mondo, gli inglesi sono quelli che hanno meno il senso di bellezza in letteratura.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray



«Basta», balbettò Dorian Gray, «basta, mi sconvolgete.
Non so che cosa rispondere Tacete, lasciatemi pensare. 
O meglio, lasciate, che tenti di non pensare».
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, p. 31





https://frasiarzianti.wordpress.com/2009/02/26/il-ritratto-di-dorian-gray-wilde/

domenica 4 novembre 2012

Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo. Cervello. Un apparato col quale pensiamo di pensare

I grandi avvenimenti del mondo hanno luogo nel cervello.
the great events of the world take place in the brain
Oscar Wilde

La saggezza è l’abilità di disimparare quello che hai imparato.
La capacità di fare silenzio ed ascoltare quello che hanno da dire gli altri.
Sanjit Bunker Roy

Ogni pensiero costituisce un'eccezione a una regola generale, quella di non pensare.
Paul Valéry

Cervello. Un apparato col quale pensiamo di pensare
Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, 1911

Il mio cervello è la chiave che mi rende libero
Harry Houdini

Umuntu ngumuntu ngabantu"
Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti
UBUNTU -
detto zulu

Scopriamo così una verità semplice e doppia:
primo, siamo una comunità di popoli che parlano la stessa lingua;
secondo, parlarla è un modo, tra i tanti, di essere umani.
Octavio Paz. Città del Messico, 1914 - 1998




lunedì 19 marzo 2012

Salvador Dalì. Gli errori hanno quasi sempre una natura sacra. Non cercare di correggerli. Al contrario: razionalizzali, comprendili totalmente. Dopodiché, sarà possibile per te sublimarli

Gli errori hanno quasi sempre una natura sacra. Non cercare di correggerli.
Al contrario: razionalizzali, comprendili totalmente. Dopodiché, sarà possibile per te sublimarli.
Salvador Dalì


Così lei mi levò l’abitudine a delinquere e guarì la mia follia. Grazie! Voglio amarti!
Volevo sposarla. I miei sintomi isterici scomparvero uno dopo l’altro come per magia.
Fui nuovamente padrone della mia risata, del mio sorriso, della mia mimica.
Al centro del mio spirito crebbe una nuova forma di salute, fresca come un bocciolo di rosa.
Salvador Dalì


A sei anni volevo diventare cuoco. A sette anni volevo essere Napoleone.
Ma l'età della ragione mi ha insegnato che non c'era ambizione più alta del diventar Dalì.
Salvador Dali - "La Droga sono Io"

Dipingere non è mai difficile. O è facile o è impossibile.
Salvador Dalí

Le nostre parole più profonde vanno dette nei momenti più semplici della giornata non in fin di vita.
Salvador Dalì


"Non sono io il pagliaccio, ma lo è questa società mostruosamente cinica e così ingenuamente incosciente che gioca a fingere di essere seria per meglio nascondere la propria follia."
Salvador Dalì

"Mi porto sempre dietro un prezioso apparecchio con il quale realizzo la maggior parte dei miei dipinti. Somiglia più a un minuscolo e fragile apparecchio Tv a colori che a uno spaventoso, sgradevole e meccanico apparecchio fotografico. Ma la cosa più stupefacente è che è interamente molle! Sì, un occhio!" 
Salvador Dalì


Invece di rendermi duro, come la vita in realtà aveva progettato, Gala riuscì a costruirmi un guscio che proteggeva la sensibile nudità del paguro bernardo che vi era insediato, cioè io stesso, sicché mentre io esternamente acquistavo sempre più l'aspetto di una fortezza internamente potevo continuare a invecchiare molle, ipermolle. E il giorno in cui decisi di dipingere orologi li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all'ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala però uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un Camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi ancora a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico della "ipermollezza" di quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier e, com'è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto su cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una vista del paesaggio di Port Lligat. Sapevo che l'atmosfera che mi era riuscito di creare in quel quadro doveva servirmi come sfondo ad un'idea ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce quando, d'un tratto, 'vidi' la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell'ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi a lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei miei più famosi, era terminato.
Salvador Dalì


Salvador Dalì porta a spasso il suo formichiere a Parigi.
La foto fu pubblicata sul Paris-Match del 26 luglio 1969 e fu scattata da Patrice Habans.
La didascalia che accompagnava la foto recitava:
"Salvador Dalì che esce dal sottosuolo del subcosciente tenendo al guinzaglio un formichiere gigante romantico, l'animale che André Breton aveva scelto come ex-libris", cioè come timbro da apporre sui propri libri per indicarne il proprietario. Breton, un surrealista amico di Dalì, paragonava le tentazioni che insidiano l'animo umano a "ciò che la lingua del formichiere offre alla formica". Questo animale fu molto significativo anche per il pittore spagnolo, tanto che lo ritrasse in forma stilizzata nel celebre quadro "Il grande masturbatore".
Grazie a Jennifer Courson Guerra per foto e didascalia!



"Persistenza della Memoria" (1931)

Salvador Dalì e Gala: un amore surreale
di Laura Corchia

“Grazie Gala! E’ per merito tuo che sono un pittore. 
Senza di te non avrei creduto ai miei doni.”
(Salvador Dalì)

Parigi, 1929. Due strade si incrociarono, due anime si incontrarono e decisero di vivere il resto della vita in simbiosi, animate da un amore che ardeva come un fuoco sacro.
Salvador Dalì era in città per presentare il suo film Un chien andalou, realizzato insieme a Luis Buñuel. In quell’occasione gli venne presentato il poeta Paul Eluard, marito di Gala.
Gala-and-Salvador-Dalí-c.-1933

Dalì invitò il gruppo a trascorrere l’estate nella sua casa di Cadaqués e, una volta incrociato lo sguardo di lei, ne rimase quasi folgorato.

“Così lei mi levò l’abitudine a delinquere e guarì la mia follia. Grazie! Voglio amarti! Volevo sposarla. I miei sintomi isterici scomparvero uno dopo l’altro come per magia. Fui nuovamente padrone della mia risata, del mio sorriso, della mia mimica. Al centro del mio spirito crebbe una nuova forma di salute, fresca come un bocciolo di rosa.”

Lei non era bella. I tratti arcigni del suo volto erano mitigati da un fascino irresistibile, una specie di calamita per l’eccentrico artista.

Lasciato Eluard, Gala divenne, moglie, amante, madre e musa. Lui invece fu compagno devoto, amico e servo. “Amo Gala più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro […] Poteva essere la mia Gradiva (colei che avanza), la mia vittoria, la mia donna. Ma perché questo fosse possibile, bisognava che mi guarisse. Lei mi guarì, grazie alla potenza indomabile e insondabile del suo amore: la profondità di pensiero e la destrezza pratica di questo amore surclassarono i più ambiziosi metodi psicanalitici”.

Helena Diakonova, nota come Gala, era di origini russe. Colta, raffinata e sicura, portò Dalì a raggiungere una sorta di equilibrio mentale. Con lei accanto, si senti libero di esprimere la sua personalità e la sua vena artistica. “Se Gala diventasse piccola come un’oliva, io vorrei mangiarla”, raccontò l’artista in un’intervista, “L’unica maniera di conoscere l’oggetto è quella di mangiarlo. È per questo che la religione cattolica è la più perfetta che sia mai esistita, poiché pratica la cerimonia liturgica del mangiare Dio, vivo”. Gala come Dio, in un’equivalenza perfetta. E ancora, in un’altra intervista: “Io non ho mai fatto l’amore con nessun’altra a parte Gala. Sono molto cattolico e credo che si debba fare l’amore con la compagna legittima. Nella mia vita ciò che amo di più sono la liturgia e il sacro”.

Al di là dell’enfasi mistica, Gala esercitava su Dalì un forte dominio e lui ne fu completamente sottomesso, definendola il suo sosia, il suo doppio, il suo gemello.

Nel 1972 le regalò un castello a Púbol che, dopo la morte dell’amata, divenne per lui una sorta di prigione dorata, un luogo dove attendere la morte, intesa come unico modo per poterla raggiungere. E la morte inesorabile arrivò dopo una lunga depressione. Era il 1989.

RIPRODUZIONE RISERVATA
http://restaurars.altervista.org/salvador-dali-e-gala-un-amore-surreale/




Un pò come diceva Oscar Wilde.. "Sii te stesso, tutti gli altri sono già occupati".




è una vita che cerco di correggerli ma più ne penso e più ne commetto...chi non li comprende non ne è degno...





Ma diventare per compiacere o compiacersi? Io preferisco essere nulla agli occhi degli altri, quel nulla che diventa nessuna aspettativa, nessun bisogno di recita sull'assurdo palcoscenico della vita. 
Un modo come un altro per diluire l'amarezza della vita in un salvifico vaffa...



credo che sia più giusto dire..io mi piaccio..nonostante..e in " quel " nonostante che c'è la droga.. si...




Rosa, dunque un accettare compromessi?




no nessuno forza nessuno.. manco il dottore..ognuno per la sua.. nessun compromesso.. se non mi piaci e ritengo che non sei vero..cambio strada.. tutto qui...


Interessante, in pratica una forma di egoismo baricentrico e capace di una forza e centripeta per attirare e centrifuga per allontanare. Il limite,tuttavia, è la necessità, per funzionare, della presenza di un altro, un secondo che è oltre me e proprio perchè tale, un limite e un ostacolo al mio divenire. Non so, ma se i samana indiani preferiscono la solitudine delle montagne per il loro percorso di realizzazione, allora la massa, sia anche uno solo, è un limite perchè costringe ad interpretare una parte, a diventare questo o quello ma mai me stesso.




E, ricollegandomi al ragionamento di Dalì, se sottotraccia penso che "io esisto, ma per esistere ho bisogno degli altri perchè è in loro che riconosco me stesso come vivente", beh, poveretto, ritorno al preferire la condizione del nulla di fronte al mondo. Sono i poveri di cuore che, a mio avviso, ragionano in questo modo:esistono sino a quando le luci sono accese e la giostra ha clienti che fanno il loro giro o attendono il loro turno









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