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venerdì 20 gennaio 2017

La Rivoluzione Americana. No taxation without rapresentation. Gli Americani [...] si richiamarono ad un principio riconosciuto dalla Costituzione inglese: solo i rappresentanti dei cittadini potevano imporre tasse. I coloni riconoscevano questo compito alle Assemblee locali da loro elette, non al Parlamento inglese, nel quale non avevano nessun rappresentante

La rivoluzione americana - Le tredici colonie americane, 

Le tredici colonie americane.
Nel corso del 1600 nella fascia atlantica estesa dai grandi laghi alla Florida si erano formate dodici colonie inglesi che nel 1732. Con l’unione della Georgia, salirono a tredici. Queste però non rappresentavano un meccanismo unitario erano sorte in tempi e in modi molto diversi ed erano sempre pronte alla lite o alla zuffa armata. Da sempre avevano nemici esterni i Francesi ed i Pellirosse, ed erano convinte che, senza il legame con l’Inghilterra, sarebbero state travolte. A differenza delle colonie snole dell’America meridionale e di quelle francesi del Canada, le colonie inglesi ebbero una rapida crescita della popolazione per l’afflusso continuo d’immigrati dalle isole britanniche. Le maggiori città erano Filadelfia (24000 abitanti) New York (fondata dagli Olandesi nel 1632 con il nome di Nuova Amsterdam) e Boston. L’organizzazione politica era in mano ad un governatore il cui potere era controbilanciato dalle Assemblee rappresentative, elette dai coloni. Le diverse origini, convinzioni religiose e attività economiche creavano attriti e fratture tra le colonie che si possono dividere in tre gruppi:


·        Quattro colonie del nord (Massachussets, Connecticut, New Hampshire, Rhode Island) che formavano il New England, a causa della maggioranza di colazione inglese; qui era forte la tradizione puritana (molti coloni erano arrivati nel 1600, durante la persecuzione da parte della dinastia cattolica degli Stewart). Prevalevano piccole fattorie famigliari, condotte con tecniche simili a quelle delle camne europee; ma gli abitanti di queste regioni, coperte in gran parte da foreste, si dedicavano anche alla produzione di legname, resina, canapa e quindi alla costruzione delle navi, che erano utilizzate per la pesca, che era un’altra importante voce nel campo economico di queste colonie. I quattro stati del nord occupavano un territorio che non permetteva un grande sviluppo agricolo, ma che era favorevole alle attività manifatturiere e commerciali. I fiumi davano una forza motrice per mulini e segherie, le coste offrivano insenature per i porti, le foreste fornivano abbondante materiale per la costruzione di navi.

·        Quattro colonie del centro (New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware) che possedevano le città e i porti più importanti ed erano abitate da gente d’origine diversa: inglesi, Olandesi, Svedesi, tedeschi, Irlandesi e Scozzesi. Nonostante l’attività commerciale dei porti e delle città, queste colonie vivevano prevalentemente con l’agricoltura: la terra era suddivisa in molti appezzamenti dove numerosi piccoli proprietari coltivavano grano, con la forza delle proprie braccia e dei familiari. Inoltre i coloni praticavano la caccia d’animali da pelliccia nelle zone montuose più interne e intenso era il commercio delle pellicce comprate dai pellirossa, e per la loro posizione erano il luogo di scambio dei prodotti tra il nord ed il sud.. La tolleranza religiosa era massima e nelle colonie centrali si trovavano protestanti di chiese diverse (calvinisti, luterani, anglicani), cattolici ed ebrei.

·        Cinque colonie del sud (Virginia, Maryland, Carolina del nord, Carolina del sud, Georgia) che fondavano la loro economia sulle grandi piantagioni di tabacco, d’indaco (la pianta da cui si estraeva il colorante azzurro per tingere i tessuti) e di riso (il cotone, altro pilastro dell’economia americana, fu introdotto solamente in seguito). Qui dominava un’aristocrazia terriera d’origine inglese e di confessione anglicana, formata da un gruppo relativamente esiguo di grandi proprietari, i piantatori mentre i campi erano coltivati da schiavi.

L’eguaglianza era il bene più ambito dagli abitanti delle colonie, tanto da essere superiore alla libertà. Infatti, nel 1700 legato a quest’amore per l’uguaglianza è lo spirito di tolleranza, cosicché le sette più disparate si abituarono a vivere armonicamente insieme. Se la storia anteriore ci mostra il popolo del Massachussets che caccia gli eretici quando non li uccide, se la legislatura più antica esclude rigorosamente dal diritto di voto chi non appartiene alla fede religiosa dominante in ogni singola colonia, ora invece il popolo è tutto per un uguale ed universale tolleranza. Ciò dipendeva anche dal fatto che fede robusta e fanatica della prima ora si era notevolmente temperata e che la lotta quotidiana per domare il nuovo continente e per raggiungere una condizione di vita accettabile legava fortemente gli uomini agli interessi materiali, suscitando quella tenace ricerca del benessere, che resterà come un’altra caratteristica silente del popolo americano. Tutto ciò non si accordava con le esaltazioni religiose che ancora negli ultimi decenni del 1600 faceva considerare a Congregazionisti del Massachussets “una distrazione seria, ma veramente piacevole” il mettere un po’ d’ordine tra i feretri deposti nelle cantine a Natale. Tuttavia lo spirito religioso non si spense.Quindi le colonie erano nate in modi assai diversi o per l’iniziativa di singoli individui per lo più ricchi borghesi e di società commerciali ai quali il sovrano aveva concesso, con un’apposita Carta, il diritto di proprietà e ampi poteri sui territori occupati: erano le colonie di proprietà. La maggioranza delle colonie erano sorte per l’emigrazione di comuni cittadini che avevano abbandonato la patria per semplice spirito d’avventura o perché perseguitati per motivi religiosi e politici: Inglesi, Scozzesi, Irlandesi e più tardi Olandesi e tedeschi avevano ricercato nel nuovo continente quella libertà che l’Europa non garantiva loro. Erano queste le colonie della corona, poiché era più diretta l’autorità del sovrano. Ogni colonia aveva con la madrepatria un rapporto duale.di svantaggio e di svantaggio. Per quanto riguarda i vantaggi, gli Americani non avevano un esercito ben organizzato né una flotta da guerra, erano protetti dall’armata inglese, nel caso di un attacco massiccio da parte dell’esercito francese o di un assalto marinaro delle flotte francesi od olandesi ai convogli diretti in Inghilterra. Per il resto ogni contadino difendeva i suoi campi dai pellirosse e dai bisonti, a colpi di fucile e ogni porto aveva la sua flottiglia da pesca. Inoltre, in quest’epoca, un inglese ava mediamente 26 scellini d’imposte dirette, cioè di tasse direttamente versate allo stato, mentre i coloni americani versavano solo uno scellino e non era denunciato il contrabbando con le Antille. Di contro, anche le colonie americane, come tutte le colonie dell’Impero commerciale inglese dovevano contribuire alla ricchezza e allo sviluppo dell’Inghilterra, quindi dovevano produrre per la madrepatria: vino (che altrimenti bisognava importare dalla Francia) legname (importato dalla Sa) spezie (Portogallo) e inoltre di tabacco, rum, cotone, canapa, catrame, pellicce e d’olio di balena. Le spedizioni dovevano avvenire solo con navi inglesi, i cui proprietari fissavano i prezzi più convenienti per loro e non si preoccupavano dello sviluppo colonico. Questo era un freno per lo sviluppo commerciale ed industriale perché le colonie potavano commerciale solo con la madrepatria e importare da questa tutti i prodotti necessari come manufatti e macchinari e nelle colonie non potevano essere organizzate quelle attività manifatturiere già presenti in Inghilterra, come la costruzione d’imbarcazioni o la produzione di tessuti di lana e cotone: le colonie dovevano quindi limitarsi a tagliare legname nelle foreste, estrarre minerali da qualche miniera, coltivare tabacco. Tutti questi obblighi tendevano a salvaguardare gli interessi dell’Inghilterra e limitavano fortemente la libera iniziativa economica dei coloni, i quali contrabbandavano le merci con le Antille, con il Canada e con gli snoli del Messico, oltre che con mercanti olandesi. Dopo la vittoria nella guerra dei sette anni contro la Francia (1756-l763) che Inglesi e coloni avevano combattuto a fianco a fianco, le attese delle due parti erano diverse, infatti, i coloni, che erano quasi due milioni, aspettavano da Londra il permesso di occupare i territori indiani dell’interno, essendo i francesi sconfitti ritornati in patria dopo il trattato di Parigi (1763) che li assegnava all’Inghilterra, come compenso del loro aiuto, mentre gli Inglesi ritenevano doveroso che i coloni assero le spese occorse per difenderli, come affermavano i parlamentari inglesi, spalleggiati dal re Giorgio III (1760-l820). Infatti, in una guerra che si era estesa dall’America all’India, aveva prosciugato le casse inglesi, nonostante l’Inghilterra ne fosse uscita vittoriosa. Pertanto nel 1764 il Parlamento impedì ai coloni di stabilirsi nei nuovi territori, per favorire gli interessi della società commerciale di Londra, che intendevano appropriarsene. Inoltre fu approvata una legge che modificava i dazi d’alcuni prodotti importati nelle colonie: caffè, zucchero, vino, melassa (importata dalle Antille) che serviva a produrre il rum, seta divennero più cari per i mercanti americani. Nel 1765 la legge del bollo (Stamp Act) impose una tassa su tutti gli articoli di carta: libri, giornali, almanacchi e soprattutto documenti legali, tra cui quelli necessari alla compravendita. Gli Americani non accettarono queste decisioni, che avvantaggiavano esclusivamente l’Inghilterra e si richiamarono ad un principio riconosciuto dalla Costituzione inglese: solo i rappresentanti dei cittadini potevano imporre tasse. I coloni riconoscevano questo compito alle Assemblee locali da loro elette, non al Parlamento inglese, nel quale non avevano nessun rappresentante. Anche la maggior parte degli Inglesi non prendeva parte alle elezioni dei membri della Camera dei Comuni, accettandone tuttavia le decisioni: gli Americani però oltre ad aver maturato una diversa idea di rappresentanza, avevano una gran paura, se avessero riconosciuto al Parlamento il diritto di tassarli, in futuro non avrebbero potuto mai limitare l’entità delle tasse. L’Inghilterra avrebbe potuto poi sfruttare le colonie a suo esclusivo vantaggio: ogni centesimo d’imposta dato in più dalle colonie sarebbe stato un centesimo dato in meno dai cittadini britannici. I coloni avrebbero lavorato e prodotto solo a vantaggio della madrepatria “contro la chiara ed evidente regola per cui l’uomo laborioso ha diritto alla proprietà dei frutti del suo lavoro” come disse Samuel Adams uomo politico di Boston. Iniziò così la protesta sulla base del principio “No taxation without rapresentation”, nelle città americane furono organizzate diverse manifestazioni di piazza (mass meeting) guidate da associazioni spontanee chiamate “Liberty Sohns” e capeggiati da leader appartenenti alla classe media, come Sam Adams, Richard Lee, Thomas Jefferson, Thomas Paine. Le nuove idee di rivolta si diffusero facilmente nelle diverse colonie anche per mezzo dei comitati di corrispondenza che tenevano informati i cittadini con lettere, volantini e opuscoli. I giornalisti assunsero il ruolo di guida della protesta e fecero della stampa un potente veicolo di proanda contro le pretese del Parlamento di Londra. Quello fu l’avvio di un prolungato braccio di ferro, costellato da episodi violenti da entrambi le parti. Gli Americani sostenevano che, se avano le tasse, volevano almeno mandare in Parlamento dei propri deputati e votare leggi commerciali favorevoli alle colonie. Gli Inglesi non ascoltarono i consigli moderati di due illustri politici del tempo: William Pitt il vecchio e Burke e nel 1766 dopo aver abrogato lo Stamp Act poiché troppo impopolare (infatti, in America i commercianti inglesi erano messi nel catrame e cosparsi di piume, pena riservata ai ladri e facevano ingoiare loro del tè) ma in compenso introducevano i townshend sul tè (molto importato) e altri prodotti di prima necessità. Le colonie reagirono ai dazi ed alle tasse impedendo alle navi inglesi di scaricare le loro merci sul suolo americano e ottennero dal Parlamento la revoca dei provvedimenti tranne quello della tassa sul tè. Il successo ottenuto con quest’azione comune creò tra le colonie profondi legami “Le colonie erano state sempre in conflitto e follemente gelose le une delle altre ma ora… sono unite… e non dimenticheranno facilmente la forza che deriva da questa stretta unione d’intenti” scrisse Joseph Warren del Massachussets. Uno scontro riguardo i dazi imposti dall’Inghilterra e facente parte della lotta anti tasse, tra dimostranti americani e truppe britanniche sfociò nell’uccisione di cinque civili (Boston 1770) che i giornali ingigantirono con titoli a piena ina riguardo quello che fu definito il massacro di Boston. Nel 1773 il Parlamento inglese affidò in esclusiva il commercio del tè alla Comnia delle Indie Orientali che riversò tonnellate di tè sottocosto sui mercati americani per battere la concorrenza del contrabbando delle colonie, infatti, fino a quel momento il tè consumato dai coloni americani era stato oggetto di contrabbando tra Americani ed Olandesi, in violazione delle leggi britanniche ed aveva un costo elevato.Allora i contrabbandieri di Boston, travestiti da pellirosse, assalirono re navi cariche di tè ancorate nel porto e rovesciarono tutto il loro carico in mare, poi presero di mira i magazzini portuali, distribuendo una parte del bottino ai Bostoniani che applaudirono l’azione e gettando tutto il rimanente in mare. Quest’episodio è noto come Tea Party of Boston. Di fronte a questo ed ad altri Tea Parties Giorgio III decise di intervenire con durezza per dare un esempio a tutte le colonie e ricordare loro che dipendevano dalla corona inglese: tramite il Parlamento fece emanare i “Coercive Acts” con i quali s’imponeva la chiusura del porto di Boston, fintanto che il tè non fosse stato risarcito e rafforzò l’autorità del Governatore, cui inviò nuove truppe. Per il Massachussets questi provvedimenti significavano la perdita d’ogni autonomia, il blocco delle principali attività economiche e la povertà “[gli inglesi] ci profilano un quadro di miseria, ma…la virtù dei nostri avi è la nostra guida: essi si contentavano di lumache e di molluschi” scrisse Samuel Adams. Le altre colonie corsero in aiuto della città, furono inviati soccorsi d’ogni genere e nel settembre del 1774 fu convocato a Filadelfia il primo congresso continentale dei rappresentanti al quale partecipavano tutti i delegati delle tredici colonie per decidere quale azione comune intraprendere. Questi decisero di interrompere tutti gli scambi commerciali con l’Inghilterra e di “incoraggiare la frugalità, l’economia, la laboriosità, promuovere l’agricoltura, le arti e l’industria, soprattutto quelle della lana' nell’attesa del ripristino delle condizioni vigenti prima del 1763. Ma le richieste del Congresso di considerare le colonie autonome, pur restando nell’ambito dell’Impero Britannico e la decisione di sospendere per protesta i commerci con l’Inghilterra, furono considerati dalla Corona un atto di ribellione che doveva essere soffocato con la forza e re Giorgio inviò nuove truppe per reprimere la rivolta. Gli Americani, però, ben lungi dal lasciarsi nuovamente imprigionare, e questa volta sarebbe stata molto più terribile delle precedenti, dalle tasse e dai dazi inglesi, speravano che almeno Benjamin Franklin, da molti anni impegnato al Parlamento inglese riuscisse a convincere questi di un allentamento da parte britannica, delle catene che tenevano legate le colonie d’oltreoceano, facendo presente che quest’atteggiamento alla lunga sarebbe diventato controproducente, perché un individuo, continuamente sottoposto a vessazioni, avrebbe finito per ribellarsi, e così stavano facendo le colonie americane, stufe di esser maltrattate dal regime tirannico inglese. I discorsi di Franklin, però, non ebbero pesa sul Parlamento ed egli allora, prevedendo ormai un’imminente guerra tra le colonie americane e la madrepatria inglese, si adoperò per perorare la causa separatista e rivoluzionaria, presso le principali potenze europee del tempo nemiche dell’Inghilterra, perché questa, dopo la vittoria nella guerra dei sette anni contro la Francia, aveva la completa supremazia sui mari, ostacolando i commerci degli Snoli, dei Portoghesi, degli sconfitti Francesi e degli Olandesi. Quindi gli Americani, vista l’impossibilità di trattative con l’Inghilterra, nel 1775 cominciarono ad arruolare nelle 13 colonie dei volontari per la formazione di un esercito di liberazione in caso di un attacco da parte inglese.


La Dichiarazione d’Indipendenza
Nel 1776 i delegati del secondo Congresso di Filadelfia avevano approvato, insieme alla Dichiarazione d’Indipendenza anche un preambolo politico, preparato da Thomas Jefferson, nel quale erano enunciati alcuni principi fondamentali che dovevano essere alla base di nuovi stati indipendenti : i diritti naturali degli uomini (“alla vita, alla libertà, alla ricerca della felicità”) la sovranità popolare ed il diritto dei sudditi di destituire i governanti che non rispettassero la libertà del popolo. Alla fine della guerra tutte le tredici colonie diventate stati indipendenti si diedero una nuova Costituzione in alcune di queste era inserita una Dichiarazione dei Diritti che ricalcava il preambolo del 1776, inoltre le Costituzioni introdussero il principio,di derivazione illuministica della separazione dei tre poteri e della elettività di tutte le cariche pubbliche. Il discorso preliminare che apre la Dichiarazione d’Indipendenza è commosso e solenne. La decisione dei coloni di separarsi dalla madrepatria è sofferta,meditata,discussa e si vuole portare fino in fondo “Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i legami politici che lo avevano unito ad un altro e assumere tra le potenze della terra quel posto separato ed uguale al quale gli danno diritto le leggi della natura e di dio, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità esige che esso renda note le cause che lo costringono alla separazione”. Il 4 luglio 1776 il Congresso di Filadelfia approvò la Dichiarazione d’Indipendenza che proclamava:”Noi riteniamo che tutti gli uomini sono creati uguali;che essi sono dal Creatore dotati di certi inviolabili diritti:che fra questi diritti sono la vita,la libertà e la ricerca della felicità”. Essa affermava inoltre il diritto dei popoli alla rivoluzione quando il sovrano calpestava questi diritti:”Ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla ed istituire un nuovo governo fondato su tale principi”. Dal diritto alla libertà rimasero esclusi gli schiavi e all’ultimo fu cancellato dalla Dichiarazione il divieto alla tratta dei negri. In nome dei principi sopra enunciati “…queste colonie sono e per diritto devono essere stati liberi e indipendenti, sciolti da ogni fedeltà alla Corona Britannica…” e come tali “…hanno pieno potere di muovere guerra,concludere pace, stringere alleanze, stabilire rapporti commerciali e compiere tutti gli atti e le cose che gli stati indipendenti possono fare di diritto…”. Pur con i suoi limiti, la Dichiarazione ebbe un’importanza ed un eco enorme :per la prima volta dopo secoli d’assolutismo nasceva uno stato fondato sul rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della sovranità popolare. Anche se inizialmente in America il diritto al voto e soprattutto il diritto di essere eletti fu riservato ai cittadini più abbienti, la Dichiarazione ispirò tutti i movimenti e le rivoluzioni democratiche dei decenni successivi.


La guerra d’indipendenza.
All’inizio della guerra la situazione militare si presentava nettamente favorevole all’Inghilterra che aveva inviato in America un esercito poderoso, ben armato e disciplinato e che controllava con la sua flotta atlantica l’afflusso d’armi e rifornimenti all’esercito impegnato nelle colonie.invece gli americani erano privi di una flotta da guerra e per i rifornimenti dovevano affidarsi ai contrabbandieri olandesi e il loro esercito era formato da poche migliaia di volontari, male armati, poco addestrati e non abituati alla disciplina nei confronti degli ufficiali. Ma a loro favore erano elementi che si sarebbero rivelati decisivi: i soldati americani erano volontari che combattevano con entusiasmo per la loro terra e per le loro idee di libertà, mentre una buona parte dell’esercito inglese era formato da mercenari per lo più tedeschi. Gli Americani erano comandati da un generale che pur non essendo uno stratega dimostrò notevoli capacità militari: George Washington. Il Continental Army si scontra per la prima volta con l’esercito inglese a Lexington (North Carolina) nell’aprile 1775. numerosi reparti inglesi sono inviati da Boston a Lexington per sedare una rivolta dei minutemen (soldati pronti a marciare a qualunque appello, costituitisi dopo il grido pronunciato per primo da Patrick Henry “datemi la libertà o la morte” contro i soprusi inglesi), tentando di coglierli di sorpresa, Ma un infiltrato del servizio segreto di George Washington ha sentore del fatto e si accorda con i ribelli, se avesse fatto due segnali con la lanterna, gli Inglesi stavano arrivando dal mare, uno soltanto da terra. Dopo aver visto il segnale, un patriota Paul Revere, con un’epica cavalcata notturna informa i coloni dell’imminente attacco inglese e fa in modo che questi possano difendersi senza essere colti di sorpresa riuscendo a respingere gli Inglesi (18 aprile) che allora tentano di assalire più a sud gli americani, ma sono respinti a Concord (North Carolina) sempre nell’aprile del 1775, l’esercito inglese, allora, forte dei rinforzi appena giunti, attaccano nuovamente Concord conquistandola (19 aprile 1775) ripiegando quindi su Lexington, su Charleston su Boston. Quindi essendo la città sotto il dominio dei ribelli si scontrano con le forze americane a Bunker's Hill (presso Boston) dove un esiguo numero di combattenti americani respinge per ben due volte tremila soldati prima di arrendersi (giugno 1775). l’esercito inglese si muove verso Charleston assediandola (1776) senza riuscire ad espugnarla ed il generale Lord Cornwallis, comandante in capo dell’esercito di sua Maestà Giorgio III, decide di attendere gli sviluppi della situazione sperando che i Ribelli, dopo questo inizio di guerra a loro sfavorevole, decidano di arrendersi. Invece il 4 luglio 1776 si riunisce a Filadelfia il Secondo Congresso delle Colonie, dove George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin, James Madison, John Adams leggono e sottoscrivono la Dichiarazione d’indipendenza e la guerra contro la madre patria Inghilterra. Iniziano così ad accorrere da tutte le parti i coloni che sono inquadrati nei ranghi del Continental Army composto da gente non abituata all’arte militare. Il 26 dicembre 1776 il generale Washington, appostatasi nei pressi del fiume Delaware, decise di attraversarlo e con un’azione di sorpresa giunge a Trenton (New Jersey) dove sbaraglia l’esercito inglese agli ordini del colonnello Rall (1777) e si dirige alla volta di Princeton, dove è accampato un grosso contingente militare inglese. Benché inferiori di numero, i Ribelli riescono a tenere impegnato l’intero corpo d’armata britannico tutto il giorno (2 gennaio 1777) e durante la notte tra il due e il tre Washington, con un abile mossa strategica, aggira il fianco sinistro del reparto nemico sorprendendolo il giorno successivo e riportando una completa vittoria. Intanto Lord Cornwallis riesce a prendere la città di Filadelfia dopo un lungo assedio mentre il generale Buorgain con le sue truppe prende la cittadina d’Albany e si apposta a Saratoga, presso il campo degli uomini del generale Gates. Il 19 settembre 1777 i due eserciti si scontrano ed il risultato della battaglia è incerto finche i Ribelli non respingono gli Inglesi. Il generale Buorgain ricostruisce le sue forze e il 7 ottobre attacca il contingente americano essendo respinto una seconda volta, ripiega su Saratoga e è sconfitto l’8 ottobre dal generale Gates e sì trova senza risorse in territorio ostile, quindi in seguito alla promessa di Gates della libertà in cambio della resa, 3000 militari inglesi consegnano le armi il 14 ottobre ed il Congresso ordina di prenderli tutti prigionieri, scavalcando le decisioni di Gates. I generali inglesi progettavano, secondo lo stile delle guerre europee, camne tese, con grandi manovre avvolgenti, a conquistare e isolare intere regioni, senza tener conto degli enormi problemi logistici che le dimensioni continentali del conflitto creavano e senza capire che la conquista di territori scarsamente abitati non significava niente dal punto di vista tattico e strategico.Un altro importante vantaggio che giocò a favore dei Ribelli fu la loro perfetta conoscenza del territorio, spesso accidentato, coperto da paludi e foreste impenetrabili dove adottarono con successo una tecnica di guerriglia basati su piccoli gruppi d’uomini mobili, che facilmente riuscivano a colpire le Giubbe Rosse inglesi facili bersagli con le loro divise colorate. Meno fortuna ha la guerra per mare ,infatti l'ammiraglio Jones non è in grado di impedire il blocco navale inglese che blocca i rifornimenti in America.Ma i coloni si giovavano dell’esperienza di generali europei accamparsi in loro aiuto come il polacco Kosciusko e il francese LaFayette.Le sorti della guerra sono in questo momento a favore degli Insorti: il generale prussiano Von Stauben organizzatore delle truppe americana vince gli Inglesi a Monmouth e a Yorktown (1778) ma la notizia più importante per la guerra e per il morale degli insorti è l’entrata in guerra al loro fianco della Francia e della Sna, finalmente convinte dalle perorazioni di Benjamin Franklin presso le corti, la partecipazione dei francesi alla guerra d’indipendenza americana ebbe un altro effetto del tutto inatteso, centinaia di volontari, tra i quali l’aristocratico d’idee illuministe LaFayette che divenne stretto collaboratore di Washington affluirono elle 13 colonie e vi scoprirono un mondo nuovo, pieno di gente colta ed entusiasta che conosceva a fondo Voltaire e Rousseau ma anche Newton e le macchine a vapore di Watt e che per la prima volta applicava l’Illuminismo alla azione politica e combatteva in nome dell’eguaglianza. In America 37 giornali vendevano una media di quattromila copie al giorno e discutevano sulle loro ine d’indipendenza, di tasse, di scienza e di religione grazie alla più assoluta libertà di stampa e d’opinione. La flotta francese è sconfitta da quella inglese agli ordini dell’ammiraglio Howe mentre gli Snoli invece attaccano via terra muovendosi dalla Florida ma vengono anch’essi ricacciati, e gli stessi ribelli sono vinti dal generale Burgdyng a Ticonderoga (New York) e a Fort Edward. Intanto anche la Sna passa all’attacco navale tentando inutilmente di espugnare Gibilterra difesa strenuamente ma riescono ad espugnare Minorca ed in America riescono a sfondare il fronte inglese appostato sul confine tra le ex colonie britanniche e quelle snole. Da parte inglese il generale Clinton, nuovo comandante delle truppe britanniche, delegato in luogo di Lord Cornwallis dopo la sconfitta di Saratoga, marcia sì Charleston, in mano ai Ribelli, invade la South Carolina, stringe d’assedio la città costiera e dopo una lunga resistenza oppostagli, aiutato dalla fame che aveva stretto nella sua morsa ala città, la espugna chiudendo la via degli approvvigionamento provenienti da Francia e Sna. Vi è subito il tentativo da parte americana di riprendere Charleston (1780), nodo marittimo vitale per la sopravvivenza delle colonie, ma vanamente. Nel golfo del Messico l’ammiraglio Rodney conquista Martinica, Santa Lucia e Grenada e libera Capo Vincente dagli Snoli, issando il vessillo reale inglese. Contro la guerra corsare inglese, le nazioni di Sna, Francia, Russia, Olanda, Sa, Danimarca, Austria e Prussia, proclamano la neutralità armata sui mari (il principio “la bandiera neutrale protegge le merci nemiche all’infuori di quelle di contrabbando (belliche) ” è accolto anche dal moderno diritto marino). Guidate dall’ammiraglio Rochambeau, truppe francesi sbarcano a Rhode Island e cacciano i soldati inglesi. Nell’agosto del 1780 Lord Cornwallis, ex comandante in capo, conquista Charleston e Campden scongendo Gates che è destituito dall’incarico. Nel 1781 le truppe inglesi più volte respinte dai soldati americani per terra riescono a stento a mantenere la supremazia marittima su Sna e Francia. Il 16 maggio la flotta interviene in aiuto della città di Yorktown, ed incontra nella baia di Chesapeake la flotta del conte di Grasse, e dopo 4 giorni di combattimento deve battere in ritirata, e la sorte della città è segnata quando le truppe francesi tornate nel settembre cacciano gli Inglesi ma non riescono a sbarcare. Sulla terraferma Burgddyng taglia i rifornimenti e tiene in scacco Saratoga (17 settembre 1781) che è liberata dagli Insorti mentre l’esercito inglese si ritira e Cornwallis è bloccato a Yorktown da Washington che gli sbarra la strada e il 6 ottobre vi è la resa di 7500 soldati inglesi (tra cui Gneiseau). L’esercito inglese tenta un’ultima sortita prima della resa il 16 ottobre. Nel 1783 con la pace di Versailles, l’Inghilterra riconosce l’indipendenza delle excolonie americane, Tobago e il Senegambia passano alla Francia, Minorca alla Sna. Tornando in Francia i volontari ritrovarono il mondo chiuso dei privilegi e dell’aristocrazia, un’agricoltura soffocata dai vincoli feudali, una polizia sempre all’erta pronta a chiudere un giornale troppo audace o ad arrestare un cittadino troppo critico verso il clero o la monarchia. Le idee che circolavano tra i ceti più colti cominciarono sempre più frequentemente a diventare azione concreta e la Guerra d’Indipendenza Americana cominciò a sembrare a molti la prova generale di un altro grande capovolgimento europeo che avrebbe trovato in Francia il terreno più fertile dal quale partire. In Europa la nascita dello stato americano non era passata inosservata: si erano stabiliti nuovi legami commerciali e per gli europei si era aperta la possibilità di emigrare oltre oceano, ma soprattutto gli avvenimenti nel nuovo mondo avevano fatto nascere ovunque la sensazione che si stesse aprendo un ‘era nuova per la storia mondiale. L’illuminismo aveva diffuso in molti l’idea de progresso ,la convinzione che con i mali dell’uomo dovuti all’ignoranza ed ai pregiudizi del passato,sarebbero stati superati grazie alla ragione :la rivoluzione americana appariva agli intellettuali come il primo passo concreto verso il rinnovamento. Soprattutto i francesi vedevano l’America come una terra non rovinata da un vecchio regime, in cui non esistevano classi privilegiate,cariche ereditarie per legge, corporazioni che ostacolavano la libera iniziativa economica: l’America era per l’Europa il simbolo degli anni futuri. In Europa divenne intensa la produzione letteraria ispirata alle esperienze americane: poesie,saggi e dissertazioni filosofiche presentavano,spiegavano,esaltavano la rivoluzione americana “Di là dalle coste di Franklin erompe un caldo soffio di libertà…più vasto si aprì il cuore dell’uomo,il suo desiderio vide fiorire giorni di felicità…”scrisse il poeta tedesco Isaac Von Gerning. Ma soprattutto in Europa si parlava ,si discuteva del modello americano di stato considerato la realizzazione di quegli ideali di libertà e uguaglianza proposti dai filosofi illuministi. Gli Americani avevano indicato la via da seguire: un’Assemblea Costituente (la Convenzione) che agiva a nome del popolo affermando i diritti individuali (la Dichiarazione dei Diritti) e creando l'ordinamento dello Stato (la Costituzione). Furono soprattutto le costituzioni d’alcuni stati americani come la Virginia o il Massachussets a suscitare un dibattito politico in Europa:in special modo in Francia nei salotti,nei caffè e sulla stampa la discussione contribuì alla riflessione su importanti temi politici come l’origine della sovranità, la natura della rappresentanza politica (cioè il rapporto esistente tra coloro che sono stati eletti ad una carica pubblica) o la modo per redigere una Costituzione. Quindi la rivoluzione americana ebbe un ‘ampia risonanza in Europa dove fu salutata come segnale di prossime innovazioni civili, e un esempio da seguire come attestano alcune testimonianze dell’epoca: “Ci auguriamo che la rivoluzione americana sia per il mondo un segnale;che gli uomini insorgano e spezzino le catene in cui da se stessi si sono legati per ignoranza e superstizione; che essi finalmente conoscano la soddisfazione di scegliere la forma del proprio governo. Ormai gli occhi di tutti sono aperti sui diritti dell’uomo e i lui della scienza hanno tolto i veli a questa evidente verità, che gli uomini non sono nati con una sella sul dorso, pronta ad essere montata da qualche privilegiato… “ (tratto da un discorso di Thomas Jefferson esponente del partito repubblicano federalista), mentre Christoph Ebeling,uomo politico tedesco, scrisse “L’America deve servire da esempio al mondo”. Anche Heinrich Steffens, scrittore danese, ha lasciato il suo pensiero “E’ stato un bellissimo giorno quello in cui abbiamo celebrato la vittoria della libertà, conquistata dopo la lotta. Dopo aver riempito i bicchieri di punch, abbiamo brindato alla prosperità della nuova Repubblica. Certamente questa vittoria era annunciatrice di nuovi grandi avvenimenti. Nel porto tutte le navi hanno issato la bandiera per salutare con spari la nascita di questa nuova nazione”. Quindi la rivoluzione americana aveva avuto una risonanza in tutto il continente europeo e soprattutto in quegli stati come la Francia,dove erano maggiori le concentrazioni d’illuministi e d’assertori della libertà perché lo stato francese era governato da una monarchia assoluta verticistica e da una ristretta casta di nobili. Così un caldo vento di libertà spirò sull’avido terreno europeo, portando speranza a tutti gli oppressi in un mondo migliore come cittadini di uno stato democratico fondato sull’Eguaglianza, Fratellanza,Libertà e sulla tolleranza religiosa reciproca delle confessioni, a differenza dei secoli precedenti.


La Costituzione
Dopo la vittoria restava ancora da risolvere un problema fondamentale:la mancanza di una costituzione federale e di un governo centrale che unisse i tredici stati in un'unica Confederazione ; solo in questo modo i tredici stati sarebbero potuti diventare una nazione forte politicamente ed economicamente. Su questo problema si fronteggiavano due posizioni contrapposte:quella degli antifederalisti o nazionalisti che volevano un governo centrale abbastanza forte e la posizione dei federalisti che volevano difendere i poteri dei singoli stati. Nel 1787 una Convenzione di delegati riunitasi a Filadelfia ,alla quale partecipavano i maggiori esponenti della rivoluzione riuscì a raggiungere un compromesso tra le due posizioni: fu così promulgata la Costituzione degli Stati Uniti d’America che costituiva una repubblica presidenziale e democratica . Al comando vi è un Presidente, eletto a suffragio universale indiretto, che detiene il potere esecutivo ed è eletto ogni 4 anni (dal 1951 con il 22 emendamento è permessa una sola rielezione) che è a capo del governo e sceglie i segretari (ministri). Al governo centrale (Autorità Federale) furono riconosciuti poteri decisionali solo in politica estera, in tema di difesa e finanze e nel camp delle principali questioni di comuni interesse,quali l’esplorazione e colonizzazione di nuovi territori. Il potere legislativo è affidato al Congresso, composto dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato, la Camera è in carica per due anni ed è formata da cittadini eletti in proporzione al numero d’abitanti dello stato, il Senato, in carica per 6 anni con rotazione di un terzo di senatori ogni due anni,è formato da 2 senatori per ogni stato. In questo modo gli artefici della costituzione avevano raggiunto un compromesso tra i rappresentanti degli stati più popolosi, che volevano un’elezione in base alla proporzione con i loro abitanti e gli stati più piccoli che proponevano lo stesso numero di rappresentanti per tutti gli stati. Il potere giudiziario è affidato alla Corte Suprema (Supreme Court) composta da nove membri nominati a vita dal Presidente. Essa è il vertice delle corti federali di tutti gli stati, ha la facoltà di annullare quelle decisioni che sono contrarie alla Costituzione e l’incarico di appianare eventuali contrasti tra gli stati. Per garantire un certo equilibrio tra i poteri costituzionali e per impedire che uno prevalesse sull’altro la Costituzione prevede una serie di controlli reciproci:il Presidente può porre il veto di sospensione sulle leggi del Congresso e questo a sua volta esercita un controllo politico sull’attività del Presidente. La costituzione è formata da un preambolo e da sette articoli ai quali dal 1791 al 1951 sono stati aggiunti 22 emendamenti (articoli addizionali) i primi dieci si riferiscono alla carta dei diritti che rispetta la libertà individuale (di culto,parola,stampa,petizione,associazione,riunione) ,quello del 1863 abolisce la schiavitù, e il 22° preclude al Presidente la possibilità si superare i due mandati presidenziali. Quindi si passò a decidere chi avesse il diritto di voto :alcuni sostenevano il suffragio universale basandosi sul principio dell’uguaglianza naturale di tutti gli uomini, altri sostenevano il suffragio basato sul censo, cioè sulla ricchezza, sostenendo che i poveri non sarebbero stati in grado di esprimersi su problemi di cui non avevano competenza. Prevalse questa seconda linea: gli elettori furono i maschi maggiorenni bianchi che avevano delle proprietà o avano le tasse da un certo livello in su. I negri non avevano diritto al voto, ma gli Stati del sud sfruttarono il fatto che essi costituivano in ogni modo una colazione molto numerosa per aumentar il numero dei loro rappresentanti al Congresso e fecero calcolare cinque negri come tre cittadini liberi. Solo cento anni dopo nel 1870 ai neri fu concesso il diritto di voto, ma molti stati emanarono leggi locali che cercavano in ogni modo di impedire loro di votare (come il superamento di un esame di lettura e scrittura). Nonostante l’accordo rimasero le divergenze venutasi a manifestare già durante la guerra, quando 11 delle 13 colonie si erano costituite come Stati indipendenti: ciascuna aveva redatto una Dichiarazione dei Diritti, una carta in cui,in base agli ideali illuministici di libertà ed uguaglianza erano stati fissati i diritti dei singoli cittadini ed i principi secondo i quali doveva essere organizzato lo stato, contenuti in Costituzioni, documenti che stabilivano gli uffici,le funzioni pubbliche ed i loro poteri. Durante il conflitto, il Congresso,composto dai rappresentanti delle colonie, aveva coordinato tutte le azioni militari e diplomatiche contro il comune nemico. Conclusa la pace sarebbe stato opportuno conferire al Congresso maggiori poteri per difendere l’indipendenza ottenuta e soprattutto rimuovere tutti quegli impedimenti come la differenza delle monete e de dazi che ostacolavano le attività commerciali fra gli Stati. Non tutti però erano del parere di limitare la propria autonomia a favore di un governo centrale poiché diverse erano le caratteristiche e le esigenze che li distinguevano. Si formarono due correnti:quella dei federalisti (dal latino foedus cioè patto) favorevoli ad un unione tra gli stati e quella dei repubblicani sostenitori delle autonomie dei singoli stati. Per il momento la Costituzione conservava alcuni limiti:il diritto di voto era precluso agli schiavi che rappresentavano un sesto della popolazione ed erano esclusi da qualsiasi esercizio politico ed ai pellirossa. Comunque la Costituzione americana rivestiva un modello di riferimento per gli stati europei che videro nell’America la libertà come scrisse il marchese di LaFayette in una lettera alla moglie:”Difensore di quella libertà che adoro,libero me stesso più che altri,venendo come amico ad offrire i miei servizi a questa Repubblica così interessante, io non porto che la mia franchezza e la mia buon volontà;nessuna ambizione,nessun interesse particolare,lavorando per la mia gloria io lavoro per la loro felicità…la felicità dell’america è intimamente legata alla felicità di tutta l’umanità. Essa diventerà il rispettabile e sicuro asilo della virtù, dell’onesta, della tolleranza, dell’uguaglianza, e di una tranquilla libertà.”

http://www.epertutti.com/storia/La-rivoluzione-americana-Le-tr52448.php




mercoledì 6 aprile 2016

Michael Moore. 5 motivi per cui Donald Trump vincerà. Il voto depresso. quando il sostenitore medio di Bernie si recherà alle urne quel giorno per votare, seppur con riluttanza, per Hillary, esprimerà il cosiddetto "voto depresso": significa che l'elettore non porta con sé a votare altre 5 persone. Non svolge attività di volontariato nel mese precedente alle elezioni. Non parla in toni entusiastici quando gli/le chiedono perché voterà per Hillary. Un elettore depresso. Perché, quando sei giovane, la tua tollerenza verso gli ipocriti e le stronzate è pari a zero.

Michael Moore. 5 motivi per cui Donald Trump vincerà.
Pubblicato: 24/07/2016 


Mi dispiace dover essere ambasciatore di cattive notizie, ma sono stato chiaro l'estate scorsa quando vi ho detto che Donald Trump sarebbe stato il candidato repubblicano alla presidenza. 

Ed ora vi porto notizie ancora più terribili e sconfortanti: 
Donald J. Trump vincerà a Novembre. 

Questo miserabile, ignorante, pericoloso pagliaccio part-time, 
e sociopatico a tempo pieno, sarà il nostro prossimo presidente. 

In vita mia non ho mai desiderato così tanto essere smentito.
Posso vedervi adesso. State scuotendo la testa convinti: 

"No, Mike, non succederà". 
Purtroppo, state vivendo in una campana di vetro dotata di camera dell'eco, dove voi ed i vostri amici siete convinti che gli Americani non eleggeranno un idiota come presidente. 

Passate dall'essere scioccati al ridere di lui per il suo ultimo commento folle o per la sua presa di posizione narcisistica su qualsivoglia questione, come se tutto girasse intorno a lui. 

Poi ascoltate Hillary e osservate il nostro primo presidente donna, qualcuno che il mondo rispetta, una persona estremamente intelligente che si preoccupa dei nostri ragazzi, che porterà avanti il lascito di Obama perché è questo che vogliono gli Americani! 
Per altri quattro anni!

Dovete uscire da quella campana, adesso. 
Dovete smetterla di vivere nella negazione e guardare in faccia una verità che sapete essere profondamente attuale. 

Cercate di consolarvi con i numeri 
"il 77% dell'elettorato è composto da donne, 
persone di colore, giovani adulti sotto i 35 e Trump non otterrà la loro maggioranza", 

o con la logica 
"le persone non voteranno per un buffone o contro i loro interessi": 

è il modo in cui il cervello cerca di proteggervi dal trauma. 

Come quando sentite un rumore molto forte in strada e pensate "Oh, è appena scoppiata una ruota" oppure 
"Chi sta giocando con i petardi?" 

perché non volete pensare che c'è appena stata una sparatoria. 

È lo stesso motivo per cui tutte le notizie iniziali e i testimoni oculari dell'undici settembre dicevano "un piccolo areo si è accidentalmente schiantato contro le Torri Gemelle". 

Vogliamo (ne abbiamo bisogno) sperare per il meglio perché, sinceramente, la vita è già uno schifo ed è piuttosto dura tirare avanti stipendio dopo stipendio. 

Non possiamo sopportare altre cattive notizie. 

Quindi la nostra mente attiva "un'impostazione predefinita" quando qualcosa di spaventoso accade davvero.

Le prime persone falciate da quel camion, a Nizza, hanno passato i loro ultimi momenti sulla terra a fare cenni al conducente, perché pensavano avesse semplicemente perso il controllo del veicolo. 

Cercavano di dirgli che aveva oltrepassato le recinzione: 
"Attento", gridavano. "C'è gente sul marciapiede".

Beh, amici, questo non è un incidente. 
Sta succedendo. E se pensate che Hillary Clinton batterà Trump con i fatti, l'intelligenza e la logica, be' vi siete persi l'ultimo anno: con 56 primarie e caucus, 16 candidati Repubblicani le hanno provate tutte per fermare Trump ma niente è servito ad arrestare la sua furia devastante. 

Ad oggi, allo stato attuale, credo che succederà davvero e, per poter affrontare la cosa, ho bisogno che prima ne prendiate coscienza e poi, forse, potremo trovare un modo per uscire dal caos in cui siamo finiti.

Non fraintendetemi. Nutro grandi speranze per il mio paese. 
Le cose sono migliorate. La sinistra ha vinto la guerra culturale. 
  • I gay e le lesbiche possono sposarsi. 
  • La maggioranza degli americani ora adotta posizioni liberali in quasi tutti i quesiti elettorali. 
  • Paga uguale per le donne. 
  • Legalizzazione dell'aborto. 
  • Leggi più severe in materia ambientale. 
  • Più controllo sulle armi. 
  • Legalizzazione della marijuana. 

Un enorme cambiamento ha avuto luogo: 
chiedete ai socialisti, che hanno conquistato 22 paesi quest'anno. 

E per me non c'è alcun dubbio: 
se le persone potessero votare dal loro divano, 
con le loro X-box o Playstation, la vittoria di Hillary sarebbe schiacciante.

Ma non funziona così in America. 
Le persone devono uscire di casa e fare la fila per votare. 
E se vivono nei quartieri poveri, neri o ispanici, 
troveranno una fila più lunga e, per di più, si sta facendo di tutto per impedire loro di votare. 

Nella maggior parte delle elezioni 
è difficile raggiungere il 50% dell'affluenza ai seggi. 

E qui sta il problema in vista del prossimo novembre: 
chi avrà gli elettori più motivati, più convinti, alle urne? 

Conoscete già la risposta a questa domanda. 
Chi è il candidato con i sostenitori più rabbiosi? 

Quali fan impazziti si sveglieranno alle cinque del mattino il giorno delle elezioni, incitando le persone per tutto il giorno finché l'ultimo seggio elettorale non sarà chiuso ed assicurandosi che tutti i Tom, 
i Dick e gli Harry avranno espresso il loro voto? 

Già, proprio così. 
È questo l'estremo pericolo che stiamo correndo. 
E non ingannatevi: non serviranno i convincenti spot di Hillary, o le sconfitte subite 
da Trump nei dibattiti, né gli ultraliberali che sottragono voti a Trump a fermare la sua corsa.

Ecco i cinque motivi per cui Trump vincerà:

1. La "matematica" del Midwest. 
Ovvero, benvenuti nella Brexit della Rust Belt. 
Credo che Trump concentrerà buona parte della sua attenzione 
sui quattro stati blu della cosiddetta "Rust Belt" 
a nord dei Grandi Laghi: 
Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. 

Quattro stati tradizionalmente democratici 
che hanno eletto governatori repubblicani dal 2010 
(solo la Pessylvania, adesso, ha finalmente eletto un democratico). 

In Michigan, alle primarie di Marzo, sono stati di più i voti per i Repubblicani (1,32 milioni), rispetto a quelli riservati ai Democratici (1,19 milioni). Trump è avanti ad Hillary negli ultimi sondaggi in Pennsylvania mentre ha pareggiato in Ohio. 
Pareggiato? Come può la corsa essere così ravvicinata dopo tutto quello che Trump ha detto e fatto? 

Be' forse perché ha detto (correttamente) 
che il sostegno dei Clinton al NAFTA 
ha contribuito a distruggere gli stati industriali dell'Upper Midwest.

Trump colpirà Clinton su questo punto e sul supporto che Hillary ha accordato al TPP e ad altre politiche commerciali che hanno sontuosamente fottuto gli abitanti di questi 4 stati. 

Durante le primarie in Michigan Trump, all'ombra di una fabbrica Ford, ha minacciato l'azienda che se, avesse portato avanti il piano di chiudere la fabbrica e trasferirla in Messico, lui avrebbe applicato una tariffa del 35% su ogni vettura fabbricata in Messico e rispedita agli Stati Uniti. 

È stata musica per le orecchie degli operai del Michigan. 

Inoltre, quando Trump ha minacciato i vertici della Apple che li avrebbe costretti a fermare la produzione di iPhone in China, per trasferirla esclusivamente in America, be' i cuori sono andati in estasi e Donald ne è uscito trionfante, una vittoria che sarebbe dovuta andare al governatore vicino, John Kasich.

Da Green Bay a Pittsburgh, questa America, amici miei, è come il centro dell'Inghilterra: 

al verde, depresso, in difficoltà, le ciminiere che punteggiano la campagna con la carcassa di quella che chiamiamo Middle Class. 

Lavoratori arrabbiati, amareggiati, ingannati dall'effetto a cascata di Reagan ed abbandonati dai Democratici che ancora cercano di predicare bene ma, in realtà, non vedono l'ora di flirtare con un lobbista della Goldman Sachs che firmerà un gran bell'assegno prima di uscire dalla STANZA. 

Quello che è successo nel Regno Unito con la Brexit succederà anche qui. 

Elmer Gantry rivive nelle vesti di Boris Johnson e dice qualunque cazzata riesca ad inventarsi per convincere le masse che questa è loro occasione! 

L'occasione per opporsi a tutti loro, quelli che hanno distrutto il loro Sogno Americano! 

E ora l'Outsider, Donald Trump, è arrivato a dare una ripulita. 

Non dovete essere d'accordo con lui! 
Non deve nemmeno piacervi! 
È la vostra Molotov personale da lanciare ai bastardi 
che vi hanno fatto questo! Mandate un messaggio! 
TRUMP è il vostro messaggero!

Ed ecco che arriva la matematica. 
Nel 2012, Mitt Romney è stato sconfitto per 64 voti. 
Sommate i voti espressi da 
Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Fa 64. 

Tutto quello che Trump deve fare per vincere è conquistare il supporto degli stati tradizionalmente rossi dall'Idaho alla Georgia (che non voteranno mai per la Clinton), poi avrà soltanto bisogno dei quattro stati della Rust Belt. 

Non ha bisogno della Florida, non ha bisogno del Colorado o della Virginia. 
Solo Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. 
E questo lo farà arrivare in cima. 
Ecco cosa succederà a Novembre.


2. L'ultimo baluardo del furioso uomo bianco. 
La nostra era patriarcale, durata 240 anni, sta arrivando alla fine. 
Una donna sta per prendere il sopravvento! 
Com'è successo? Sotto i nostri occhi. 
Ci sono stati segnali d'allarme, ma li abbiamo ignorati. 

Nixon, il traditore, che ci ha imposto il Titolo IX, 
legge che stabilisce pari opportunità nei programmi scolastici sportivi.

Poi hanno lasciato che le donne guidassero jet commerciali. 
Prima che ce ne rendissimo conto, Beyoncé prendeva d'assalto il campo del Super Bowl 
(il nostro gioco) con un esercito di Donne nere, col pugno alzato, 
a dichiarare che la nostra supremazia è finita. Ah, l'umanità.

Questa era una rapida sbirciatina nella mente dell'Uomo Bianco, specie in via di estinzione. 
C'è la sensazione che il potere gli sia scivolato dalle mani, 
che il suo modus agendi non sia più seguito. 

Questo mostro, la "Feminazi", quella che Trump ha definito una 
"cosa debordante sangue dagli occhi e non solo" ci ha sconfitti. 

Ed ora dopo aver sopportato per otto anni un uomo nero che ci diceva cosa fare, 
dovremmo rilassarci e prepararci ad accogliere i prossimi otto anni con una donna a farla da padrone? 

Dopodiché, per i successivi otto anni ci sarà un gay alla Casa Bianca! 

Poi toccherà ai transgender! 

Vedete che piega abbiamo preso. 
Finiremo col riconoscere i diritti umani anche agli animali 
ed un fottuto criceto guiderà il paese. Tutto questo deve finire.


3. Il problema Hillary. 
Possiamo parlare onestamente, almeno tra noi? 
E prima di farlo, lasciate che lo dica, mi piace davvero Hillary 
e credo che le sia stata attribuita una cattiva reputazione che non merita. 

Ma dopo il voto per la guerra in Iraq, 
ho promesso che non avrei mai votato per lei un'alra volta. 

Fino ad oggi, non sono venuto meno alla promessa. 
Ma, per impedire ad un protofascista 
di diventare il nostro "comandante supremo" infrangerò la promessa. 

Putroppo, credo che la Clinton troverà il modo di coinvolgerci in una qualche azione militare. 
È un falco, alla destra di Obama. 
Ma il dito da psicopatico di Trump è pronto a premere Il Bottone. Questo è quanto.

Accettiamo la realtà dei fatti: 
il nostro problema principale non è Trump, è Hillary. 

È incredibilmente impopolare: 
quasi il 70% degli elettori pensa che sia disonesta e inaffidabile. 

Rappresentante della vecchia politica, 
che non crede a niente se non alle cose utili a farsi eleggere. 

Ecco perché il momento prima si oppone al matrimonio gay e quello dopo ne celebra uno. 

Tra i suoi principali detrattori ci sono le giovani donne: 
questo deve far male considerando i sacrifici e le battaglie che Hillary, e altre donne della sua generazione, hanno sopportato per far sì che le esponenti di questa nuova generazione non fossero più costrette a sentire le Barbara Bush del mondo dire loro di chiudere il becco e andare a sfornare biscotti. 

Ma i ragazzi non la amano, e non passa giorno senza che un millennial non mi dica che non voterà per lei. 

Nessun democratico, e di certo nessun indipendente, si sveglierà l'8 Novembre e vorrà precipitarsi a votare per Hillary, come invece hanno fatto il giorno dell'elelezione di Obama o quando Bernie ha corso per le primarie. 

Non c'è entusiasmo. Dal momento che questa elezione si riduce ad una cosa sola 
(chi tira più persone fuori di casa e le conduce ai seggi), Trump adesso è in testa.


4. "Il voto depresso" degli elettori di Sanders. 
Smettetela di preoccuparvi che i sostenitori di Bernie non voteranno per la Clinton. Voteremo per lei. 
I sondaggi già mostrano che ci saranno più elettori di Sanders pronti a votare Clinton quest'anno, rispetto al numero degli elettori di Hillary alle primarie del 2008, che allora votarono per Obama. 

Non è questo il problema. 
L'allarme dovrebbe scattare perché quando il sostenitore medio di Bernie si recherà alle urne quel giorno per votare, seppur con riluttanza, per Hillary, esprimerà il cosiddetto "voto depresso": significa che l'elettore non porta con sé a votare altre 5 persone. 

Non svolge attività di volontariato nel mese precedente alle elezioni. 
Non parla in toni entusiastici quando gli/le chiedono perché voterà per Hillary. 

Un elettore depresso. 
Perché, quando sei giovane, la tua tollerenza 
verso gli ipocriti e le stronzate è pari a zero. 

Ritornando all'era Clinton/Bush, 
per loro è come dover improvvisamente pagare per la musica, 
o usare MySpace o portarsi in giro uno di quei cellulari giganteschi.

Non voteranno per Trump, 
qualcuno voterà il terzo partito, molti se ne staranno a casa. 

Hillary Clinton dovrà fare qualcosa per fornire loro una valida ragione per sostenerela: e scegliere un ragazzo bianco, moderato, insipido e centrista come candidato alla vicepresidenza non è proprio la mossa vincente per dire ai millennial che il loro voto è importante. 

Avere due donne come candidate, quella sarebbe stata un'idea entusiasmante. 
Ma Hillary ha avuto paura e ha deciso di andare sul sicuro. 
E questo è solo uno degli esempi del modo in cui si sta alienando il favore dei più giovani.

5. L'effetto Jesse Ventura. 
Per non ignorare la capacità dell'elettorato di essere malizioso e non sottovalutare il fatto che milioni di elettori si considerano "ribelli segreti" una volta chiusa la tenda e rimasti soli nella cabina elettorale. 

È uno dei pochi luoghi della società dove non ci sono telecamere di sicurezza, nessun registratore, non ci sono coniugi, bambini, capi, poliziotti, non c'è neanche un limite di tempo. 

Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi lì dentro e nessuno può farti nulla. Puoi premere il bottone e votare una linea di partito, oppure scrivere Mickey Mouse e Donald Duck. 

Non ci sono regole. E per questo, e per la rabbia che molti sentono verso un sistema politico corrotto, milioni di persone voteranno per Trump: non perché siano d'accordo con lui, non perché ne adorino il fanatismo e l'ego, ma solo perché possono farlo.

Solo perché manderebbe tutto all'aria e farebbe arrabbiare mamma e papà. Un po' come quando osservi le cascate del Niagara e ti chiedi, per un attimo, come sarebbe oltrepassare quel limite. 

A tantissime persone piacerebbe interpretare il ruolo del burattinaio e "gettarsi nel vuoto" per Trump, solo per vedere cosa potrebbe succedere. 

Ricordate quando, negli anni '90, gli abitanti del Minnesota hanno eletto come governatore un wrestler professionista? 
Non l'hanno fatto perché sono stupidi, né perché pensavano che Jesse Ventura fosse un grande statista o un fine intellettuale politico. Lo hanno fatto solo perché potevano.
Il Minnesota è uno degli stati più intelligenti del paese. 
È anche pieno di persone con un senso dell'umorismo un po' tetro: 
votare per Ventura era il loro scherzo ad un sistema politico malato. 
La stessa cosa succederà con Trump.

Mentre tornavo in ALBERGO, dopo aver partecipato allo speciale di Bill Maher sulla Convention repubblicana andata in onda sulla HBO, sono stato fermato da un uomo. 
"Mike", ha detto. "Dobbiamo votare per Trump. 
Dobbiamo stravolgere un po' le cose". 
Ed è finita lì. Per lui quella motivazione era sufficiente. 
"Stravolgere le cose". Il Presidente Trump lo farebbe sul serio. 
E ad una buona fetta dell'elettorato piacerebbe tanto sedere in tribuna e godersi il reality show.

(La settimana prossima posterò i miei pensieri sul "Tallone d'Achille" di Trump e su come ritengo possa essere sconfitto).

Il vostro
Michael Moore.

Questo post è apparso per la prima volta su Huffington Post Usa ed è stato tradotto dall'inglese da Milena Sanfilippo

mercoledì 26 agosto 2015

Guerra Fredda. Durante un un ricevimento l’ambasciatore degli Stati Uniti intratteneva i presenti raccontando dell'esistenza di uno stregone che resuscitava i morti in Alabama. Presente al ricevimento Vjačeslav Michajlovič Molotov, come niente fosse, sottolineò che in URSS esisteva uno straordinario atleta che correndo superava in velocità un aereo. Nikita Sergeevič Chruščёv, saputo di tale conversazione, convocò Molotov. Khrusciov: Tu, Mikhajlyč, perché racconti balle? E se ci dovessero richiedere a dimostrar loro il nostro atleta miracoloso? Molotov: Allora noi dapprima richiediamo di presentarci il loro stregone, il risuscitore dei morti. Khrusciov: E se loro ce lo presentano? Molotov: Richiediamo la prova dell’abilità, chiediamo risuscitare... Iosif Stalin, per esempio. Khrusciov: E se lo risuscita? Molotov: Allora tu, Nikita non solo supererai in corsa un aereo, ma sorpassi anche un missile!”




Durante un un ricevimento l’ambasciatore degli Stati Uniti intratteneva i presenti raccontando dell'esistenza di uno stregone che resuscitava i morti in Alabama.
Presente al ricevimento Vjačeslav Michajlovič Molotov, come niente fosse, sottolineò che in URSS esisteva uno straordinario atleta che correndo superava in velocità un aereo. Nikita Sergeevič Chruščёv, saputo di tale conversazione, convocò Molotov.
Khrusciov: Tu, Mikhajlyč, perché racconti balle? E se ci dovessero richiedere a dimostrar loro il nostro atleta miracoloso?
Molotov: Allora noi dapprima richiediamo di presentarci il loro stregone, il risuscitore dei morti.
Khrusciov: E se loro ce lo presentano?
Molotov: Richiediamo la prova dell’abilità, chiediamo risuscitare... Iosif Stalin, per esempio.
Khrusciov: E se lo risuscita?
Molotov: Allora tu, Nikita non solo supererai in corsa un aereo, ma sorpassi anche un missile!”




martedì 5 agosto 2014

Statua della Libertà. E il 5 agosto 1884, veniva posta la prima pietra della statua della Libertà su Bedloe's Island, a New York. La statua della Libertà è alta 93 metri, posta sopra un basamento, raffigura una donna che indossa una lunga toga e sorregge in una mano una fiaccola, simbolo del fuoco eterno della libertà, mentre nell'altra porta un libro con incisa la data del giorno dell'Indipendenza americana “4 luglio 1776”; ai piedi sono poggiate delle catene spezzate, simbolo della liberazione dal potere dispotico e in testa porta una corona a sette punte, che rappresentano i sette mari. Essa si trova all’ingresso del porto sul fiume Hudson, al centro della baia di Manhattan.


LA STATUA DELLA LIBERTÀ
Nel 1865, un intellettuale francese, Edouard Laboulaye, sostenitore dell’unificazione degli Stati americani espresse l’idea che se si fosse costruito un monumento in ricordo della loro indipendenza, questo doveva essere realizzato con gli sforzi comuni delle due nazioni, in segno di amicizia tra i due popoli. Questo pensiero ispirò lo scultore Frédéric Auguste Bartholdi, che insieme a progettisti ed architetti, tra cui lo stesso Gustave Eiffel, mise a punto il progetto.
E il 5 agosto 1884, veniva posta la prima pietra della statua della Libertà su Bedloe's Island, a New York. La statua della Libertà è alta 93 metri, posta sopra un basamento, raffigura una donna che indossa una lunga toga e sorregge in una mano una fiaccola, simbolo del fuoco eterno della libertà, mentre nell'altra porta un libro con incisa la data del giorno dell'Indipendenza americana “4 luglio 1776”; ai piedi sono poggiate delle catene spezzate, simbolo della liberazione dal potere dispotico e in testa porta una corona a sette punte, che rappresentano i sette mari. Essa si trova all’ingresso del porto sul fiume Hudson, al centro della baia di Manhattan.




giovedì 10 aprile 2014

Robert Lee. Dopo quattro anni di difficile servizio, segnati da coraggio e forza d'animo insuperabili, l'Armata della Virginia Settentrionale è costretta ad arrendersi di fronte a numeri e risorse schiaccianti. Non ho bisogno di dire ai valorosi sopravvissuti a tante dure battaglie, perseveranti fino all'ultimo, che ho acconsentito alla resa non perché non abbia fiducia in loro, ma perché sono deciso a evitare l'inutile sacrificio di coloro che, con il loro servizio, sono diventati così cari ai propri connazionali. Vi saluto con affetto.



10 aprile 1865. A 24 ore dalla resa al generale unionista Ulysses Grant, Robert Edward Lee parla ai suoi soldati per l'ultima volta.
"Dopo quattro anni di difficile servizio, segnati da coraggio e forza d'animo insuperabili, l'Armata della Virginia Settentrionale è costretta ad arrendersi di fronte a numeri e risorse schiaccianti. 
Non ho bisogno di dire ai valorosi sopravvissuti a tante dure battaglie, perseveranti fino all'ultimo, che ho acconsentito alla resa non perché non abbia fiducia in loro, ma perché sono deciso a evitare l'inutile sacrificio di coloro che, con il loro servizio, sono diventati così cari ai propri connazionali. 
Vi saluto con affetto."



Si certo, è vero che il governo Grant è stato uno dei più corrotti, ma stare con gli schiavisti...direi di no. Vero è che la schiavitù non è stata l'unica causa e che, leggendo questo discorso, capisco che Lee almeno alla vita dei suoi uomini ci teneva. 



a dire il vero la schiavitù fu un espediente per portarla avanti e provocare dissidi interni ai sudisti. Le motivazioni della guerra furono squisitamente economiche.



ogni nazione ed il popolo che vi vive ha il diritto di vivere come crede. il problema della schiavitù fu solo un espediente per iniziare la guerra. e comunque ricordo che 100 anni dopo il problema della discriminazione razziale non era proprio risolto se pensiamo che l'atto fatto da una donna che si sedette qualche posto più avanti in un autobus fa ancora oggi notizia.



ANCHE LINCOLN AVEVA SCHIAVI..E ALMENO DUE STATI DEL NORD COMINCIARONO LA GUERRA CIVILE TOLLERANDO ANCORA LA SCHIAVITU'





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