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venerdì 23 agosto 2013

Dov'è il nostro io? «nel nome?» suggerisce il vecchio lama che presiede su due lunghe file di tavolini dietro i quali, seduti per terra, stanno gli studenti. No, perché il nome può cambiare senza che l'io cambi. Eppure quante persone si identificano col proprio nome! Ma è chiaro che l'io non può essere «Nel corpo?» insiste il lama mettendosi, divertito, a mimare i tanti modi con cui i vari popoli, dicendo «io» indicano una parte diversa del proprio corpo.



Dov'è il nostro io? «nel nome?» suggerisce il vecchio lama che presiede su due lunghe file di tavolini dietro i quali, seduti per terra, stanno gli studenti. No, perché il nome può cambiare senza che l'io cambi. Eppure quante persone si identificano col proprio nome! Ma è chiaro che l'io non può essere «Nel corpo?» insiste il lama mettendosi, divertito, a mimare i tanti modi con cui i vari popoli, dicendo «io» indicano una parte diversa del proprio corpo. Gli studenti ascoltano, alcuni intervengono. La discussione va avanti per un po'. Poi il lama, dal tavolinetto dietro il quale siede, tira fuori una rosa. «Questo è un fiore» e così dicendo ne stacca un petalo. «E questo, è un fiore? No! Questo è un petalo... E questo?» chiede retoricamente, indicando di nuovo la rosa. «Questo è un fiore ». Stacca ancora un petalo, poi ancora uno, poi un altro ancora, sempre chiedendo «E questo cos'è?» Alla fine, sul tavolino c'è un mucchietto di petali e nella mano del monaco il gambo spoglio della rosa. Il vecchio monaco lo mostra a giro e chiede: «E questo è un fiore? No. Questo non è più un fiore... Bene lo stesso vale per una mano» dice, alzando la sua mano sinistra in aria.
«Se cominciassi a staccarmi un dito e poi un altro e un altro ancora, nessuna di quelle dita sarebbe la mia mano. Allora? E' esattamente così con tutto il nostro corpo. Non siamo anche noi fatti di tanti pezzi, ognuno dei quali però non è veramente noi?»
RACCONTO INDIANO

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lunedì 15 luglio 2013

Gli indiani Hopi non hanno una parola che enfatizzi "io" o "Noi"..ESSI ENFATIZZANO IL VERBO, L'AVVENIMENTO. INVECE DI DIRE "IO AMO" DIREBBERO.."L'AMORE STA ACCADENDO", STO SOLO TESTIMONIANDO, NON C'È ALCUN IO O UN TU O UN NOI... L'amore sta accadendo: due persone sono coinvolte una sono io e l'altra è per me importante


Gli indiani Hopi non hanno una parola che enfatizzi "io" o "Noi"..ESSI ENFATIZZANO IL VERBO, L'AVVENIMENTO. INVECE DI DIRE "IO AMO" DIREBBERO.."L'AMORE STA ACCADENDO", STO SOLO TESTIMONIANDO, NON C'È ALCUN IO O UN TU O UN NOI... L'amore sta accadendo: due persone sono coinvolte una sono io e l'altra è per me importante.

Amit Goswami

lunedì 27 agosto 2012

La radice, la potenza e la forma di tutte le cose esistenti sono costituite dalla loro voce o dal nome che portano, perché tutti gli esseri non esistono se non in virtù del solo fatto di essere stati chiamati per nome. La natura dei primi esseri è puramente acustica






‎"La radice, la potenza e la forma di tutte le cose esistenti sono costituite dalla loro voce o dal nome che portano, perché tutti gli esseri non esistono se non in virtù del solo fatto di essere stati chiamati per nome. La natura dei primi esseri è puramente acustica."


lunedì 23 luglio 2012

Ingeborg Bachmann. Essere sempre nelle parole, che lo si voglia o no, Essere sempre in vita, piena di parole sulla vita, come se le parole fossero in vita, come se la vita fosse nella parola








Essere sempre nelle parole, che lo si voglia o no,
Essere sempre in vita, piena di parole sulla vita,
come se le parole fossero in vita, come se la vita fosse nella parola.

Ingeborg Bachmann , “Non conosco mondo migliore”








In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. (Giovanni 1.1)



lunedì 9 gennaio 2012

Vāc, Dea della Parola nel periodo vedico dell'Induismo. Io sono la dominatrice, colei che raduna i tesori, che comprende. […] Gli dèi mi hanno distribuito in molti luoghi, io ho molte sedi, entro in molte forme. Grazie a me mangia il suo cibo colui che discerne, colui che respira, che intende la cosa detta. Senza saperlo, sono essi a risiedere in me. […] Sono io che tendo l’arco di Rudra. […] Sono io che genero il padre alla sommità dei mondi, la mia origine è nelle acque dell’oceano. Da lì mi sono espansa attraverso tutti gli esseri e tocco con la sommità del mio capo persino il cielo. Sono io ancora che soffio come il vento, impadronendomi di tutte le esistenze. Al di là del cielo, al di là della terra, tale in grandezza io son diventata. Ha una corda la parola, di cui i nodi sono i nomi. In virtù della parola-corda e dei nomi-nodi il mondo intero è legato

Io sono la dominatrice, colei che raduna i tesori, che comprende. […] 
Gli dèi mi hanno distribuito in molti luoghi, io ho molte sedi, entro in molte forme. 
Grazie a me mangia il suo cibo colui che discerne, colui che respira, che intende la cosa detta. 
Senza saperlo, sono essi a risiedere in me. […] Sono io che tendo l’arco di Rudra. […] 
Sono io che genero il padre alla sommità dei mondi, la mia origine è nelle acque dell’oceano. 
Da lì mi sono espansa attraverso tutti gli esseri e tocco con la sommità del mio capo persino il cielo. 
Sono io ancora che soffio come il vento, impadronendomi di tutte le esistenze. 
Al di là del cielo, al di là della terra, tale in grandezza io son diventata.
Ha una corda la parola, di cui i nodi sono i nomi. 
In virtù della parola-corda e dei nomi-nodi il mondo intero è legato
Vāc, Dea della Parola nel periodo vedico dell'Induismo.


‎Cosa sono io non so,vago solitario oppresso dalla mia mente
Rg Veda




 

sabato 26 novembre 2011

Jean Cocteau. Il verbo amare è uno dei più difficili da coniugare: il suo passato non è semplice, il suo presente non è indicativo e il suo futuro non è che un condizionale.

Quello che ti rimproverano coltivalo, perché quello sei tu.
Jean Cocteau


Il VERBO AMARE è uno dei più difficili da coniugare:
il suo passato non è semplice,
il suo presente non è indicativo
e il suo futuro non è che un condizionale.
Jean Cocteau



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