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sabato 19 aprile 2014

Jean-Claude Koven. Going deeper. Il Sé Superiore comunica in molti modi, spesso attirando la tua attenzione con le sincronicità e le coincidenze. Le parole di un cartellone potrebbero improvvisamente assumere un profondo significato, o il libro giusto potrebbe cadere dallo scaffale al momento opportuno o leggere qualcosa di importante in un biscotto della fortuna. Potrebbe forse saltarti in mente un pensiero vagante, oppure essere la frase di un film o di un’opera teatrale che si ripresenta nella tua coscienza, o si fa inaspettatamente vivo un amico che non vedevi o pensavi da anni.


Il Sé Superiore comunica in molti modi, spesso attirando la tua attenzione con le sincronicità e le coincidenze.
Le parole di un cartellone potrebbero improvvisamente assumere un profondo significato, o il libro giusto potrebbe cadere dallo scaffale al momento opportuno o leggere qualcosa di importante in un biscotto della fortuna.
Potrebbe forse saltarti in mente un pensiero vagante, oppure essere la frase di un film o di un’opera teatrale che si ripresenta nella tua coscienza, o si fa inaspettatamente vivo un amico che non vedevi o pensavi da anni.
Jean-Claude Koven. Going deeper



lunedì 10 febbraio 2014

Emil Cioran. Taccuino di Talamanca. L'io che presiede agli elementi che mi compongono rappresenta un tentativo di esistenza come un altro; e poco importa che riesca o meno. Non appena raggiungiamo l'età della ragione dovremmo dirci: "Rassegnati al fallimento, in ogni caso non affliggertene, considera che in quello risiede il senso della tua vita. Anzi, spingiti oltre: fanne un successo, il tuo successo

Nella primavera del 1937, mentre passeggiavo nel parco dell'ospedale psichiatrico di Sibiu, in Transilvania, un "pensionante" mi avvicinò. Scambiammo due parole, poi gli dissi: "Si sta bene qui". "Certo". Vale la pena di essere matto" mi rispose. "Ma lei è pur sempre in una specie di carcere" . "Si, forse, ma qui si vive senza la minima preoccupazione. Per di più la guerra si avvicina, lo sa quanto me. Questo posto è sicuro. Non c'è richiamo alle armi, e poi nessuno bombarda un asilo di alienati. Al suo posto mi farei internare subito".
Turbato, meravigliato, lo lasciai, e cercai di sapere qualcosa di più su di lui. 
Mi assicurarono che era realmente folle. Folle o no, nessuno mi ha mai dato consiglio più ragionevole.
Emil Cioran. Confessioni e anatemi


Ciò che deve rendere sopportabile la vecchiaia è il piacere di veder scomparire l'uno dopo l'altro tutti coloro che avranno creduto in noi, e che non potremo più deludere.
Emil Cioran. Il funesto demiurgo


"Gli altri" mi diceva un vagabondo "trovano piacere nell'avanzare; io nell'indietreggiare". 
Beato vagabondo! Io non indietreggio nemmeno, sto... 
E la realtà stessa sta ferma, immobilizzata dai miei dubbi. 
Più nutro dubbi nei miei confronti, più ne proietto nelle cose e su di esse mi vendico delle mie incertezze. 
Che tutto si fermi, dal momento che non riesco a concepire né a fare un passo di più verso un orizzonte qualsiasi. Una pigrizia più vecchia del mondo mi inchioda a "questo" istante... E quando per scuoterla metto in guardia i miei istinti, precipito in un'altra pigrizia, in quella tragica pigrizia che ha nome melanconia.
Emil Cioran. La tentazione di esistere


Non si biasimerà mai abbastanza il XIX secolo per aver favorito questa genia di glossatori, queste macchine da lettura, questa malformazione dello spirito incarnata dal Professore – simbolo del declino di una civiltà, dell'avvilimento del gusto, della supremazia della fatica sul capriccio.
Vedere tutto dall'esterno, ridurre a sistema l'ineffabile, non guardare niente in faccia, fare l'inventario delle opinioni altrui!... Qualsiasi commento a un'opera è cattivo o inutile, perché tutto ciò che non è diretto è senza valore.
Un tempo i professori si accanivano piuttosto sulla teologia. Per lo meno avevano la scusa di insegnare l'assoluto, di essere limitati a Dio, mentre nella nostra epoca nulla sfugge alla loro competenza assassina.
Emil Cioran - Sillogismi dell'amarezza ( II )


L'io che presiede agli elementi che mi compongono rappresenta un tentativo di esistenza come un altro; e poco importa che riesca o meno. Non appena raggiungiamo l'età della ragione dovremmo dirci: "Rassegnati al fallimento, in ogni caso non affliggertene, considera che in quello risiede il senso della tua vita. Anzi, spingiti oltre: fanne un successo, il tuo successo.
Emil Cioran. Taccuino di Talamanca





martedì 4 giugno 2013

Marie Louise Von Franz. Ogni persona raccoglie intorno a sé la propria “famiglia dell’anima”, un gruppo di persone non creato per caso o per pure motivazioni egoistiche, ma attraverso un interesse o coinvolgimento più profondo, più essenziale: ‘l’individuazione reciproca’. Mentre le relazioni puramente basate sulla proiezione sono caratterizzate dalla fascinazione e dalla dipendenza magica, questo tipo di relazione, attraverso il Sé, ha in sé qualcosa di rigorosamente oggettivo, di stranamente transpersonale. Fa nascere un sentimento di “essere insieme” immediato e fuori dal tempo. In questo mondo creato dal Sé noi incontriamo tutti i molti ai quali apparteniamo, dei quali tocchiamo il cuore; qui “non c’è distanza, ma presenza immediata”. Non esiste alcun processo d’individuazione in un individuo che non produca allo stesso tempo questo riferimento con i propri simili.

"Il vaso simboleggia l'atteggiamento che impedisce la fuga dei contenuti psichici all'esterno: l'atteggiamento introverso.
Bisogna guardare le cose dall'interno. [...]
Guardando le cose dentro di noi non è l'Io che vediamo,
ma il nostro intero essere, ed è quest'ultimo e non il nostro Io che vorremmo fuggire.
Vederci in tutto il nostro essere è così doloroso che cerchiamo tutti di scappare.
In anni e anni di lavoro analitico credo di non aver mai incontrato nessuno che di tanto in tanto non abbia accarezzato l'idea di lasciar perdere l'analisi e tornare alla cosiddetta vita normale".
Marie-Louise von Franz "Alchimia" (Bollati Boringhieri)



Ogni terapia è una ingerenza e per quella junghiana si tratta dell’ingerenza minima.
Non abbiamo nessuna teoria e non pensiamo in alcun modo che l’essere umano debba diventare normale. Se preferisce restare nevrotico ne ha pienamente il diritto. Viviamo in una democrazia. Conta solo quello che vogliono i sogni [...] Noi educhiamo le persone ad ascolare la loro interiorità, non facciamo nulla di più [...]”
Marie Louise von Franz

Quando due individui si sposano, come mette in evidenza Jung, tendono a scegliere il tipo opposto, ottenendo anche qui che ogni partner sia, o creda di essere, libero dall’ingrato compito di affrontare la propria funzione inferiore. Questa è una delle grandi fortune e fonti di gioia dei primi periodi matrimoniali: improvvisamente tutto il peso legato alla funzione inferiore è scomparso, ciascuno dei due vive in unione felice con l’altro, e tutti i problemi sono risolti! Ma se uno dei partner muore, o se uno dei due sente la necessità di sviluppare la propria funzione inferiore anziché lasciare semplicemente che sia l’altro a occuparsi di certi settori dell’esistenza, cominciano i guai. La stessa cosa si riscontra anche nella scelta dell’analista.»
M. L.Von Franz, “Tipologia Psicologica”, Edizioni TEA, p.22


Quando una persona ritrova il proprio corpo, succede innanzi tutto che riprenda contatto con le emozioni, che sono il ponte fra mente e corpo. Probabilmente riattiva il sistema linfatico, che influisce sulle emozioni.
Marie-Louise von Franz


Praticamente, quando si vuol scoprire il tipo di una persona, serve di più chiedersi:
"Qual'è la sua croce più pesante? Dov'è la sua sofferenza maggiore?
Dove sente di seguitare a battere la testa soffrendo le pene dell'Inferno?
Le risposte generalmente evidenziano la funzione inferiore ..
Marie-Louise von Franz (Tipologia psicologica)



“Tanto più si conosce la propria cattiveria, tanto più si è capaci di proteggersi da quella degli altri. […]. Le persone che si lasciano maltrattare dagli altri sono o molto giovani, o troppo candide; ma soprattutto esse sono indirettamente responsabili di ciò che accade loro, non hanno sufficiente coscienza del male che hanno in sé. Se l’avessero, acquisirebbero una sorta di percezione intuitiva del male negli altri e non presterebbero il fianco. [...] Lo sciocco idealista che si lascia imbrogliare da tutti può essere aiutato non con la pietà, ma conducendolo alla sua Ombra interiore”.
Marie Louise vov Franz, Il femminile nelle fiabe




“C’era una volta in un paese lontano, lontano……” è l’introduzione che più ricorre nelle fiabe in quanto esse si collocano fuori dalle dimensioni TEMPO SPAZIO, ovvero il “NESSUN LUOGO” dell’inconscio collettivo. Così come colui il quale studiando un periodo storico non può fare a meno di esprimere la sua collocazione politica, così è qui utile affermare questo concetto base:
LE FIABE SONO UN’ ASTRAZIONE.
“Sono un’astrazione derivante da una leggenda locale che si è condensata ed ha assunto una forma cristallizzata,così da poter essere tramandata e ricordata perché riguarda tutti”
M.L.Von Franz “Le fiabe interpretate”


“Dopo aver lavorato per molti anni in questo campo, sono giunta alla conclusione che tutte le fiabe mirano a descrivere un solo evento psichico, sempre identico, ma di tale complessità, di così vasta portata, e così difficilmente riconoscibile da noi in tutti i suoi diversi aspetti, che occorrono centinaia di fiabe e migliaia di versioni, paragonabili alle variazioni di un tema musicale, perché questo evento penetri alla coscienza (e neppure così il tema è esaurito). Questo fattore sconosciuto è ciò che Jung definisce il Sé. Esso costituisce la totalità psichica dell’individuo”
Marie Luise von Franz, Le fiabe interpretate




“Molte vite umane portano in sé modelli preesistenti. Si nasce uomo o donna, bianco o nero, in un certo luogo e non altrove, da una certa famiglia e non da un’altra. C’è un modello precostituito, ma c’è anche un margine, una certa libertà. In caso contrario, potremmo mettere la terapia da parte e concludere che ognuno realizza il proprio modello di vita e che nulla si può fare al riguardo. Leggendo il modello, rendendolo cosciente, interpretando i sogni, non sfuggiamo al nostro destino, semplicemente possiamo imprimergli un senso positivo. C’è una differenza fra l’acconsentire al proprio destino e realizzarlo positivamente o il negarlo e subirlo contro la volontà. Possiamo allora concludere che, benché una certa predeterminazione esista, essa non è assoluta. Non ha nulla a che fare con l’idea fatalista di un Allah che decide ogni cosa e quindi ogni cosa va nel senso da lui deciso. Possiamo cambiare le cose, e questo dà un senso alla terapia. Possiamo cambiare le cose grazie alla comprensione del modello della nostra esistenza e quindi evitandone alcune delle conseguenze negative. Possiamo imprimere al destino una svolta relativamente più positiva.” 
Marie Louise von Franz, Il mondo dei sogni



MARIE-LOUISE VON FRANZ SUI SOGNI
"Vi sono sogni cosiddetti Archetipici che hanno un significato mitologico e che di solito non suscitano associazioni. Se chiediamo al sognatore: "che cosa pensa di Giove?" La risposta sarà: "Oh Giove è un pianeta". Non sa a che cosa associarlo non gli evoca nulla di personale. In casi come questo si utilizzano le associazioni dell'umanità: "Quali sono state le fantasie dell'umanità rispetto a Giove?" La risposta a questa domanda fornisce l'associazione da inserire nel contesto del sogno.
(Sul perchè è così difficile interpretare i propri sogni) Perchè il sogno non rivela mai qualche cosa che già si conosce. Segnala sempre qualche cosa che si ignora, un aspetto sconosciuto della personalità. E' come se tentassimo di guardare la nostra stessa schiena. Possiamo mostrarla al medico, che stabilirà che cosa non va; ma noi stessi non possiamo guardarla. Un aspetto psicologico sconosciuto è come la schiena o il sedere: ci sediamo sopra, ma non possiamo guardarlo. Ecco perchè anche quando il sogno segnala cose ovvie, non siamo in grado di vederle. Occorre che qualcun altro ce le spieghi, allora ci appariranno ovvie; ci sembrerà impossibile non averle capite da soli.
E' molto difficile interpretare i propri sogni. Se è proprio necessario farlo, si fa, certo, ma è molto più utile farsi aiutare da qualcuno, anche se non esperto di sogni. Quando si espone il sogno, lo si spiega ad un altro, spesso il significato si chiarisce all'improvviso. Jung che non poteva contare su nessuno che gli interpretasse i sogni, li raccontava spesso ad un uomo che di sogni non ne sapeva niente " E proprio le sue osservazioni casuali mi facevano arrivare al significato: "No, questo non può essere; ma adesso so che cos'è", diceva ridendo.
(Sui libri che danno significato univoco dei sogni) Ritengo che questi libri siano assolutamente negativi. Sviano perchè forniscono un'interpretazione statica... Il simbolismo onirico, nell'esperienza junghiana risulta di gran lunga più individuale. Le associazioni sono indispensabili. La cosa fondamentale è sempre il senso che il sognatore attribuisce al simbolo e il modo in cui lo sperimenta. I dizionari moderni possono qualche volta offrire uno spunto per prendere in considerazione tutte le possibilità. Ma si deve poi comunque tornare al sogno e chiedersi "Che senso ha tutto questo per il sognatore?" La risposta sarà sempre molto più specifica di quella di un libro.
... Quando il sogno viene interpretato in modo adeguato qualche cosa scatta nell'analizzando e gli fa dire "Sì è proprio così", Ne rimane colpito e ciò potrebbe fornirgli una motivazione per cambiare la sua vita...se sono i suoi stessi sogni a ridere di lui, la probabilità che decida di cambiare comportamento è molto maggiore.
Nella scuola junghiana, perciò, seguiamo i sogni. Lavoriamo con il paziente per scoprirne i significati e ci limitiamo a questi. Il paziente per questa ragione, non si sente preso nella morsa del concetto di normalità e adattamento dell'analista. Egli segue le sue stesse leggi interiori, ciò che la sua stessa psiche gli dice. L'analisi consiste nell'educare le persone ad ascoltare la propria voce interiore e a seguirla, con l'aiuto dei sogni"
Marie Louise Von Franz, Il mondo dei sogni


(...) i sogni sono lettere che il sé ci invia ogni notte per indurci a impegnarci un pò di più in questo e un po' meno in quest'altro... per fare coscienza, portare un pò di luce su tutte le istanze che potenzialmente siamo, in modo da disvelare le illusioni e allargare lo spazio di libertà dell'io.
Marie Louise Von Franz


Sarebbe meglio non interpretare i propri sogni. Di solito i sogni mirano ai nostri lati oscuri, non ci danno informazioni su ciò che già conosciamo, bensì su ciò che ignoriamo. Le persone che interpretano i loro stessi sogni tendono invece a pensare: "Si , lo so quello che vuol dire". In questo modo proiettano nel sogno ciò che già sanno. "Eccolo il mio problema!" E così via, all'infinito.
Marie-Louise von Franz


I SOGNI FORNISCONO INFORMAZIONI INTERESSANTISSIME A COLORO CHE SI PREOCCUPANO DI COMPRENDERNE I SIMBOLI. I risultati, è vero, hanno poco a che fare con le preoccupazioni materiali, come comprare e vendere; ma il senso dell'esistenza non trova una spiegazione esauriente nella vita lavorativa e il desiderio profondo del cuore umano non ottiene risposte dal conto in banca.
Carl Gustav Jung

I simboli sono il linguaggio dei sogni.
Nei sogni, l'inconscio si esprime attraverso i simboli.
La chiave per la comprensione del sogno è la conoscenza del simbolo.
Marie-Louise von Franz

Il sogno non rivela mai qualcosa che già si conosce.
E' come se tentassimo di guardare la nostra stessa schiena.
Ecco perchè quando il sogno segnala cose ovvie, non siamo in grado di vederle.
Occorre che qualcun altro ce le spieghi, ed allora ci appariranno ovvie;
ci sembrerà impossibile non averle capite da soli.
Marie-Louise von Franz

I sogni non sono in grado di preservarci dalle vicissitudini esistenziali,
dalle malattie e dagli eventi tristi.
Ci offrono, invece, una linea di condotta su come rapportarci a questi eventi, sul come dare senso alla nostra esistenza, sul come realizzare il nostro destino, sul come seguire la nostra stella: in definitiva, sul come realizzare dentro di noi il massimo potenziale di vita
Marie-Louise von Franz

Gli incubi sono di vitale e sostanziale importanza. Ci risvegliano con un grido; sono l'elettroshock che la natura utilizza quando vuol darci una mossa.
Marie-Louise von Franz


OMBRA
"Usiamo la parola Ombra semplicemente per indicare il fatto che la maggior parte di noi non è pienamente consapevole di tutti i tratti della propria personalità...
Essendo qualità ritenute inferiori, non le guardiamo in faccia e tendiamo a ricacciarle nell'Ombra"
" Molti poliziotti combattono la propria Ombra incarnata nel criminale e sarebbero veri e propri criminali se non fossero poliziotti. Ognuno ha il suo nemico d'elezione, il suo "miglior nemico", per così dire.
Quando qualcuno ci fa del male è in qualche modo naturale odiarlo.
Ma quando non ci fa nulla di male e al solo vederlo ci sentiamo irritati al punto da volergli sputare addosso, allora è certo che si tratta dell'Ombra. La cosa migliore da fare sarebbe sedersi un attimo e scrivere tutte le caratteristiche della persona odiata. Rileggendole ci riconosceremo, diremo "Ma questo sono io!". Personalmente ho fatto questa esperienza a 18 anni: alla fine sono arrossita e sudavo freddo. E' davvero sconvolgente scoprire la propria Ombra". [...]
"...Le buone qualità ci pongono al di sopra del gruppo.
L'Ombra ci rende uomini tra gli uomini e umani, semplicemente umani.
Per questo accade spesso che l'Ombra si manifesti in sogno come qualcosa di importante, che non dovrebbe essere rifiutato ma accettato con un sorriso d'intesa...
Vi sono tendenze distruttive nella psiche che occorre evitare.
Ma l'80% di quello che ci perseguita in sogno si riferisce a qualcosa di estremamente valido della nostra personalità, che dovrebbe essere integrato. L'Ombra non è necessariamente il male, ma la civiltà e l'educazione costringono l'Io a indossare maschere e comportarsi in modo innaturale. Tutte le reazioni naturali, istintive, animalesche, devono essere represse e sostitute. Quando impariamo a conoscere la nostra Ombra e a viverla un pò di più, diventiamo più accessibili, naturali, umani, completi."
"...Ma la repressione dell'Ombra fa di noi persone a metà.
In letteratura troviamo spesso il racconto del diavolo che ruba l'ombra a qualcuno e in questo modo lo tiene in sua balìa. Tutti abbiamo bisogno dell'Ombra...
Saremmo davvero molto poveri se fossimo soltanto quello che immaginiamo di essere"
Marie Louise Von Franz, Il mondo dei sogni



“Jung definì la proiezione come un trasferimento inconscio, cioè inconsapevole e non intenzionale, di elementi psichici soggettivi su un oggetto esterno. L’individuo vede in questo oggetto qualcosa che non c’è, o c’è solo in piccola parte. Talvolta nell’oggetto non è presente nulla di ciò che viene proiettato (…). Non sono soltanto le qualità negative di una persona a essere proiettate all’esterno in questo modo, ma in uguale misura anche quelle positive. La proiezione di queste ultime genera una valutazione e ammirazione eccessive, illusorie e inadeguate dell’oggetto. L’introspezione nelle proprie proiezioni d’Ombra implica in primo luogo una umiltà morale e una intensa sofferenza. Invece l’introspezione nelle forme di proiezione dell’Animus e dell’Anima richiede, più che umiltà, soprattutto riflessione, nel senso di saggezza e umanità. Infatti quelle figure intendono sedurci e allontanarci dalla realtà, assorbendoci e conquistandoci. Chi non si impegna in questo non ha vissuto. Chi vi si perde non ha compreso nulla.”
Marie Louise Von Franz, Rispecchiamenti dell’anima. Proiezione e raccoglimento interno nella psicologia di C. G. Jung


"Il vantaggio della proiezione consiste nel fatto che ci si libera definitivamente (almeno in apparenza) di un conflitto penoso: ne divengono responsabili un’altra persona o circostanze esterne."
Carl Gustav Jung

Appena una proiezione è stata veramente ritirata si crea uno stato di tranquillità:
diventiamo sereni e riusciamo a guardare le cose con obiettività.
Alchimia, Marie - Louise von Franz





Quanto più una persona pensa di essere virtuosa e non vive la propria Ombra, tanto più la proietta e vede gli altri come malfattori. La persona convinta di essere virtuosa vive in un costante stato di indignazione e dà la caccia alla propria Ombra nella persona di un altro.
Marie-Louise von Franz



Il "re" (re-ligere) significa "all'indietro": infatti si guarda dietro per capire se ciò che sta dietro alle nostre spalle ci segue, ci accompagna, oppure esita. Bisogna sempre verificare cos'hanno da dire sulla nostra vita quelle altre forze, che non vediamo direttamente.
Marie-Louise von Franz, Alchimia

Facciamo amicizia con persone che esprimono la nostra Ombra.
Gli amici sanno spesso fare cose che noi non siamo in grado di fare.
Dimmi chi sono i tuoi amici e avrò un bel quadro dei tuoi pregi e dei tuoi difetti.
Qualità e difetti ci attraggono in egual misura, entrambi esercitano fascino.
Marie-Louise von Franz

Ogni persona raccoglie intorno a sé la propria “famiglia dell’anima”, un gruppo di persone non creato per caso o per pure motivazioni egoistiche, ma attraverso un interesse o coinvolgimento più profondo, più essenziale: ‘l’individuazione reciproca’. Mentre le relazioni puramente basate sulla proiezione sono caratterizzate dalla fascinazione e dalla dipendenza magica, questo tipo di relazione, attraverso il Sé, ha in sé qualcosa di rigorosamente oggettivo, di stranamente transpersonale. Fa nascere un sentimento di “essere insieme” immediato e fuori dal tempo. In questo mondo creato dal Sé noi incontriamo tutti i molti ai quali apparteniamo, dei quali tocchiamo il cuore; qui “non c’è distanza, ma presenza immediata”. Non esiste alcun processo d’individuazione in un individuo che non produca allo stesso tempo questo riferimento con i propri simili. 
Marie Louise Von Franz. “Rispecchiamenti dell’anima”




Un vecchio pastore scozzese che viveva in solitudine una volta trovò uno specchietto. Non aveva mai visto niente del genere: vi si guardò più volte, meravigliato, scuotendo il capo e infine se lo portò a casa. La moglie notava con crescente invidia che egli prendeva furtivamente qualcosa da una tasca , la guardava sorridendo e la nascondeva di nuovo, scuotendo il capo. Durante una sua assenza, estrasse in gran fretta l'oggetto dalla tasca del mantello. Lo guardò esclamando: "Ah, dunque, questa è la vecchia strega per cui va matto!"
Marie-Louise von Franz, Sguardo dal sogno


Praticamente, quando si vuol scoprire il tipo di una persona, serve di più chiedersi: "Qual'è la sua croce più pesante? Dov'è la sua sofferenza maggiore? Dove sente di seguitare a battere la testa soffrendo le pene dell'Inferno? Le risposte generalmente evidenziano la funzione inferiore ..
Marie Louise von Franz, Tipologia psicologica

Uno degli obiettivi principali della psicoterapia è quello di aiutare le persone a mantenere un costante senso di identità e a convivere con le diverse anime della sua famiglia interiore senza esserne possedute.
Marie-Louise von Franz


Secondo Jung ci sono quattro immagini fondamentali dell'Anima:
Eva, rappresenta il sesso, l'attrazione fisica, la maternità.
Elena, la donna colta con la quale il rapporto non si esaurisce allo scambio sessuale, ma assume anche forme spirituali.
Vergine Maria, il livello più alto della spiritualità, alla quale manca l'oscurità, e pertanto ideale irraggiungibile.
Sophia, la saggezza divina, un modo di calare a terra, perchè la saggezza è più vicina alla vita e non implica necessariamente una virtuosa spiritualità.
Marie-Louise von Franz


Possiamo riconoscere la madre divorante in quelle donne che sono iperprotettive con i figlie che tentano di tenerli fuori dalla vita. [...] Di solito il complesso materno divorante si manifesta negli uomini sotto forma di fantasie romantiche, irreali, per lo più sessuali. L'individuo perde la capacità di prendere in mano la propria esistenza. Perde la volontà.
Marie-Louise von Franz


Mantenere un costante senso di identità e convivere con le diverse anime della propria famiglia interiore senza esserne possedute.
"Potrei fornirle un elenco completo delle diverse persone che riesco ad essere.
Di volta in volta sono una vecchia contadina che pensa alla casa e alla cucina;
una studiosa che si impegna a decifrare un manoscritto;
una psicoterapeuta che si impegna all'interpretazione dei sogni;
un birichino che si diverte a stare con i ragazzini di 10 anni e a giocare e così via.
Potrei elencare venti o più personaggi"
Marie - Louise von Franz





La veritá è che i sogni sono immagini riflesse...sono specchio d'acqua immobile ... svaniscono provandoli a toccare....



Per leggere un sogno di una persona occorre un setting, Anticamente esisteva la pratica dell'incubazione, si andava nel tempio sacro e si aspettava che la rivelazione arrivasse grazie a riti ben precisi. Ma dovevi stare li, nel recinto sacro, nel Temenos.



Mi capita spesso di dire ai miei analizzandi che vivono una storia d'amore difficile:
"Lei è un pioniere in una terra di nessuno". Per la prima volta nella storia l'uomo e la donna stanno cercando di stabilire un rapporto su basi umane; gli errori e i problemi sono perciò inevitabili.
Marie-Louise von Franz



"Una ventina di anni fa acquistai un remoto pezzo di proprietà sul confine di una foresta e feci costruire la mia casa senza elettricità, telefono o qualsiasi altro accessorio di modernità. Molti dei miei amici cercarono di spaventarmi, dicendomi che la casa era troppo isolata e pericolosa. La prima notte che passai da sola nella nuova casa, ebbi il seguente sogno. Fuori dalla finestra vidi una processione di gente che si avvicinava e pensai: "Oh Dio, ancora un altro problema!". Poi vidi che quelle persone erano tutti contadini in abito mediovale e che era una processione cerimoniale matrimoniale, con la sposa e lo sposo alla loro testa. Pensai, "Devo riecevere realmente queste persone". Mentre mi stavo recando in cantina per prendere un po 'di vino, mi sono svegliata. Jung interpretò questo sogno indicandomi che attraverso il mio ritorno alla terra, gli spiriti dei miei antenati contadini si erano risvegliati. E' stato un ritorno alle mie intime radici storiche. Ma non era finito lì. Qualche notte dopo, ebbi un altro sogno. Era sera ed io ero consapevole che c'era gente alla mia porta. Andai a vedere chi fosse, e c'era una gruppo di giovani vestiti da folletti da carnevale con maschere di animali e di fantasmi. Gradualmente, tuttavia, sembravano trasformarsi sempre di più in fantasmi reali. Iniziai ad avere una strana sensazione, rientrai in casa e chiusi la porta. Poi vidi un bagliore di luce blue che entrava attraverso la finestra. Mi recai alla finestra e vidi che la mia casa era come fosse sott'acqua, ma era luminosa, acqua scintillante in cui era possibile respirare. Diversamente dalla realtà, gli alberi arrivavano fino alla casa. Tra gli alberi si scatenavano beatamente felici, grandi scimmie grigio-argentee con scuri volti lemurini e lunghe code. Mi risvegliai rinvigorita e rinfrescata, come se fossi stata a guardare queste scimmie per tutta la notte. Come si può vedere, in questo caso tornai oltre persino le maschere pagane fino agli spiriti ancestrali degli animali! Si può immaginare come la mia 'anima scimmia' stesse godendo la vita in natura, mentre la mia coscienza egoica e urbana stava reagendo piuttosto impaurita, cercando di adattarsi alla situazione". 
Marie-Louise von Franz, Archetypal dimensions of the Psyche, pp. 3-4 


«Merlino disse un giorno: “Preferisco salvare la mia anima anziché (possedere) la terra”, e rinunciò ad ogni potenza terrena; parimenti Jung respinse la tentazione di rivendicare un potere spirituale. Ad alcuni suoi alunni che lo pregavano un giorno di risolvere per loro certi problemi, rispose: “Non voglio diventare un vecchio fanatico del potere come Freud; decidete da soli: quando non ci sarò più, dovrete pur sapere che fare.”
Cercava sempre di rendere gli altri liberi e autosufficienti.»
Marie Louise Von Franz – Il mito di Jung, p.266



“Amo la terapia Junghiana perché non commette alcuna ingerenza. Ogni terapia è un ingerenza, e per quella Junghiana si tratta dell’ingerenza minima. Non abbiamo alcuna teoria, non pensiamo in alcun modo che l’essere umano debba diventare normale. Se preferisce restare nevrotico ne ha pienamente diritto. Viviamo in una democrazia, punto e basta. Conta solo quel che vogliono i sogni, dunque ci limitiamo a dire: “il suo proprio sogno che è lei stesso, che la sua anima personale ha prodotto le dice che lei è pigra, e dovrebbe fare questo e quello…”niente di più. Cosi tentiamo ad educare le persone ad ascoltare la propria interiorità, non facciamo nulla di più. L’idea di Jung è proprio quella dell’individuazione, l’essere se stessi e il diventare se stessi. Si parla spesso un pò facilmente di realizzare se stessi, ma si pensa alla realizzazione dell’Io; Jung intende tutt’altro, la realizzazione del proprio profondo, in particolare della potenzialità del proprio destino.
All’io talvolta ciò non conviene affatto, ma è quel che si sente che intimamente si dovrebbe in fondo essere. La persona è nevrotica quando non è come Dio ha inteso che fosse. In questo consiste, in definitiva, l’individuazione.
E per questo spesso ci vengono mossi dei rimproveri. Se uno fa un’analisi si comporta in seguito in modo apparentemente più matto o meno adattato, ma è lui stesso, vive il proprio destino, e quindi la maggior parte delle volte è più umano, meno criminale, meno distruttivo nel suo ambiente.”
Marie Louise Von Franz – estratto da un’intervista a Bollingen
http://carljungitalia.wordpress.com/2013/11/05/la-terapia-junghiana-la-piu-ampia-nellabbracciare-la-vastita-della-psiche-umana/





"Mi sembrano oggi sempre più numerosi i casi di persone che, come dice Jung, soffrono di nevrosi facoltativa, che cioè hanno o potrebbero avere un adattamento sociale normale, ma non possono piegarsi alla mancanza di orientamento propria di quella pretesa <normalità> della collettività.
Dice Jung: <Tra i cosiddetti nevrotici dei nostri tempi ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in discordia con se stessi.
Se fossero vissuti in un'epoca e in un ambiente nel quale l'uomo ancora dipendeva, grazie ai miti, dal mondo ancestrale e quindi dalla natura sperimentata realmente e non vista solo dall'esterno, si sarebbero risparmiata questa frattura con se stessi.
L'immagine del mondo soltanto esterno fornita dalle scienze naturali o da speculazioni intellettuali non offre nessun surrogato.
...Alla ricerca del mito perduto...
Così la scissione nevrotica della nostra epoca spinge verso sempre nuove crisi.
E accade che non si sappia più se il <più normale> non sia colui che non vuole adattarsi a un'epoca scardinata."
Marie-Louise von Franz, Da "Il mito di Jung" p. 66


http://vimeo.com/63953237





Grande Von Franz! Da condividere subito, per la profondità e l'inoppugnabilità delle cose che dice , a patto di accostarvisi attraverso l'ordine della comprensione (verstehen) e non attraverso l'ordine della spiegazione (erklaren).



Il numero è l'archetipo dell'ordine reso cosciente
Marie Louise Von Franz






“A quanto ne so, gli archetipi sono forse il fondamento più importante dei fenomeni sincronistici. …Eppure ho la sensazione che l’origine dell’enigma stia nelle curiose proprietà dei numeri interi. L’antico teorema pitagorico.”
Jung a Watson lett. III pag. 15


“In questo contesto finisco sempre per imbattermi nell’enigma dei numeri naturali.
Ho la netta sensazione che i numeri rappresentino una delle chiavi del problema… evidentemente sono troppo vecchio per risolvere un simile enigma ma spero che qualcuno più giovane prenderà in mano la questione. Ne varrebbe la pena.”
Jung a Abrams lett. III pag. 121


"Verso la fine della sua vita, Jung progettò di concentrare le sue ricerche sulla natura dei numeri naturali, nei quali vedeva strutture archetipiche e la più primordiale e originale manifestazione dello spirito, cioè della dinamica psichica. Prese nota delle caratteristiche dei numeri primi ma non potè portare più avanti il suo piano"
Irruzione verso l'"Unus Mundus" - Von Franz





Si può concordare, anche se c'é la faccenda dei numeri irrazionali, che mandò in crisi i pitagorici. Speravano, dopo averli scoperti loro malgrado, di venirne a capo, salvando l'aritmogeomentria, la visione armonica fatta di unità intere entro l'Uno, ma non vi riuscirono. Un loro adepto, che mi pare si chiamasse Ermodoro, svelò l'aporia e i pitagorici gli fecero una tomba per significare che pur essendo vivo, per loro era morto. Su ciò si può vedere: "I presocratici", a cura gi G. Giannantoni, Einaudi, 1967. M'intendo poco di matematica e fisica, ma ho l'impressione che il duo Jung-Pauli volesse continuare il cammino di quei nostri antichi connazionali greco-italici (operanti tra Crotone e Metaponto).





domenica 19 maggio 2013

Laura Bartorelli: Il Cristo è simbolo di rinascita e per dirla alla Baudelaire, ci muoviamo in una foresta di simboli: così come a livello microscopico dove la materia cerca l'organizzazione, anche la coscienza umana vuole metter ordine nel microcosmo individuale

Yogananda scrive “Colui che usa il bisturi per sezionare se stesso, sentirà espandersi entro di sé la pietà universale, egli sarà liberato dalle assordanti pretese dell'io”.  Lo studio di sé è un cammino al buio, puoi decidere se fare questo viaggio con una candela, puoi scegliere di essere tu la candela che illumina il percorso. Il cammino preclude anche di trasformare ciò che non serve, per ottenere un nuovo prodotto. (la trasmutazione).



Il Cristo è simbolo di rinascita e per dirla alla Baudelaire, ci muoviamo in una foresta di simboli: così come a livello microscopico dove la materia cerca l'organizzazione, anche la coscienza umana vuole metter ordine nel microcosmo individuale. Benché questo percorso è individuale e interiore e abbiamo tutte le risposte, c'è bisogno ancora di mappe e di guide. Queste mappe sono rappresentate dai sistemi mitologici, religiosi e dai simboli. Il simbolo unisce due livelli diversi, quello terreno e quello celeste. E' un linguaggio archetipale che può essere decodificato da tutti quelli pronti a leggerne il messaggio.
L'affinamento si ha con l'alchimia, il trasmutamento dell'uomo dell'età dei metalli vili in quello dell'età dell'oro, professato attraverso ripetute distruzioni e ricostruzioni (solve et coagula). Le ascese al cielo e le discese nel mondo sotterraneo sono un aspetto centrale dello sciamanesimo, la religione di quei popoli la cui vita spirituale ruota intorno alla sciamano, una figura religiosa che unisce in sé le caratteristiche del mistico, del visionario, del guaritore, dell'artista, del poeta e del mago. Nello stato di trance raggiunge il centro del mondo per entrare nel mondo dello spirito, attraverso il cammino esistenziale dell'Uomo.

tratto da Il Gioco Infinito
http://www.stazioneceleste.it/e-books/Andreina_Cei-Il_Gioco_Infinito.pdf


giovedì 31 gennaio 2013

Jung. SINCRONICITA’, COINCIDENZE, PREVEGGENZA secondo la conoscenza junghiana degli archetipi e dell’inconscio collettivo.

[...] una paziente, la cui analisi non faceva progressi a causa del suo Animus iperrazionale. Ella aveva sognato che le era stato regalato uno scarabeo d'oro e, mentre Jung stava esaminando con lei questo sogno, un vero scarabeo andò a sbattere contro il vetro della finestra. Jung lo raccolse e lo diede alla paziente. Ella fu così impressionata che la sua barriera di razionalità fu travolta. 
http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:RLMxwXN3bDwJ:apidimandeville.blogspot.com/2014/10/la-sincronicita-nel-pensiero-di-jung.html+&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it




A tutti prima o poi capita di vivere una coincidenza incredibile capace di modificare almeno in parte il corso dell’esistenza: sono quelli che Jung definiva “eventi sincronistici”, fenomeni in grado di cambiare l’immagine che abbiamo di noi stessi, il nostro modo di vedere il mondo, di aprirci nuove prospettive.
Robert Hopke, Nulla succede per caso



Se volete che una coincidenza significativa cambi la storia della vostra vita, vagabondate a caso per il mondo e siate pronti ad accogliere qualsiasi cosa la vita vi offra. L’imprevista svolta degli eventi potrebbe costituire il colpo di scena in una storia nella quale non ci eravamo ancora accorti di essere dei personaggi.
Robert Hopke, Nulla succede per caso


L'amicizia come l'amore, è di per sé una coincidenza:
due persone si incontrano e le loro vite si intrecciano.
Robert Hopke, Nulla succede per caso



Esiste in noi un certo tipo di destino che dà forma precostituita al modello della nostra vita, oppure dobbiamo tutto ciò solo all'esperienza?

La Sincronicità. Il Budino di Prugne.
“Una volta, a un certo monsieur Deschamps, quando da ragazzo si trovava a Orléans, un certo monsieur de Fortgibu offrì una porzione di budino di prugne. Dieci anni più tardi egli vide, in un ristorante parigino, un altro budino di prugne e ne chiese una porzione. Si verificò, tuttavia, che il budino era già stato ordinato proprio da monsieur de Fortgibu. Molti anni dopo, monsieur Deschamps, a una festa, fu invitato ad as­saggiare una rarità culinaria: il budino di prugne. Mentre lo stava mangiando, notò che l'unica cosa che mancava era monsieur de   Fortgibu. In quel preciso istante si aprì la porta ed entrò un uomo, decisa­mente vecchio e dall'aria quanto mai svanita: era monsieur de Fortgi­bu, che aveva sbagliato indirizzo ed era capitato erroneamente nel bel mezzo di quella festa". 
Questa storia, vera, è riportata ne­gli scritti di alcuni psicologi, filosofi e astrologi che cercano di scoprire se esiste il “destino” o il “Fato”; oppure se - come dice Jung  -  al posto della comoda e sbrigativa parola “coincidenza”, non dobbiamo usare il termine “sincronismo” o “predestinazione”.  […]”

http://www.granvini.com/consorzio.php?id=385


Jung, citando Alberto Magno: 
"[...] è insita nell'anima umana una certa proprietà (virtus) di cambiare le cose, e che le altre cose le sono soggette; e precisamente quando essa è trascinata a un grande eccesso di amore o di odio o qualcosa di analogo [...]. Se quindi l'anima di un uomo cade in preda a un grande eccesso di una qualche passione, si può stabilire sperimentalmente che esso (l'eccesso) costringe (magicamente) le cose e le cambia nella direzione verso cui tende l'eccesso
Carl Gustav Jung. La sincronicità, 1952, Воringhieri. Torino 1980, p. 39


La tempesta che soffiava contro di me era il tempo, che scorre senza tregua verso il passato, e senza tregua, allo stesso modo, ci incalza alle calcagna. È un potente risucchio che attira in sé, avidamente, tutto ciò che vive: possiamo solo sfuggirgli – per poco – tendendo in avanti. Il passato è terribilmente reale e presente, e afferra – chiunque non sappia riscattarsi con una risposta soddisfacente
Carl Gustav Jung. Sogni, ricordi e riflessioni. pag 122



SINCRONICITA', CASO, DESTINO, FATO
“Sarà capitato a tutti di accorgerci di STRANE COINCIDENZE CHE, TALVOLTA, SI RIPETONO NELLA NOSTRA ESISTENZA CON INCREDIBILE CICLICITÀ. Può, ad esempio, capitare di pensare ad una persona e incontrarla negli attimi immediatamente successivi; a me capita, ed è capitato spesso in passato, di FARE SOGNI CHE HO RIVISSUTO NELLE ORE IMMEDIATAMENTE SUCCESSIVE; è stato pure una coincidenza che ho incontrato quello che sarebbe diventato mio marito in un giorno in cui non dovevo uscire, visto che quello seguente avevo un esame universitario, ho incontrato amiche che non incontravo mai e, lui che non doveva uscire quella sera, invece incontra anche lui amiche che non incontrava da tempo e che, guarda caso erano le mie amiche, poi scopriamo che decine di volte avevamo frequentato stessi posti e stessi amici ma, non ci eravamo mai incontrati prima! IN UN APPROCCIO SCIENTIFICO-MATEMATICO, QUESTI EVENTI VENGONO CHIAMATI “COINCIDENZE” E DESCRITTI COME FENOMENI CHE SI VERIFICANO, NEL TEMPO E NELLO SPAZIO, SECONDO MODALITÀ FORTUITE ED ASSOLUTAMENTE CASUALI... Eppure, chiamare un fenomeno come quello della SINCRONICITÀ col suo nome, oppure col termine “CASO” o con “COINCIDENZA”, certo non cambia le cose: esso esiste, è reale e molti di noi ne costituiscono una prova palese e materiale. […]
Carl Gustav Jung, psicologo e discepolo di Freud, fu uno dei primi nel mondo della scienza a interessarsi ai fenomeni di sincronicità (bisogna anche dire che lui si interessava anche di esoterismo e filosofie orientali). LO STUDIOSO CREDEVA FERMAMENTE NELL’ESISTENZA DI UN SUBSTRATO COGNITIVO DEFINITO INCONSCIO COLLETTIVO: UN UNIVERSO TOTALIZZANTE ED UNIFICANTE, TRAMATO DI SIMBOLI ED ARCHETIPI. Questi vennero definiti da Jung, inizialmente, come CONTENUTI DELL’INCONSCIO EREDITATI DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE DAL GENERE UMANO E COSTITUENTI UNA SERIE DI IMMAGINI COLLETTIVE, FRUTTO DI ESPERIENZE RIFLETTUTESI NEL TEMPO SECONDO MODALITÀ SEMPRE SIMILI, SE NON IDENTICHE. In un secondo tempo, Jung formulò un’altra ipotesi, LIBERÒ IL CONCETTO D’ARCHETIPO DALL’IDEA DI QUALCOSA CHE CONSTA DI UNA FORMA E DI UN CONTENUTO E GIUNSE A DEFINIRLI MODELLI DI COMPORTAMENTO, DESTINATI AD EMERGERE ALLA LUCE DELLA COSCIENZA SOLO IN CERTI CASI E IN DETERMINATI MOMENTI: “NON SI TRATTA DUNQUE TANTO DI "RAPPRESENTAZIONI" EREDITATE QUANTO DI POSSIBILITÀ EREDITATE DI RAPPRESENTAZIONI. Fra l'altro non dobbiamo dimenticare che essendo l`archetipo una manifestazione dell'inconscio (collettivo), la coscienza ne può avere soltanto una conoscenza indiretta”. L’esistenza di Jung per prima fu segnata da evidenti e straordinari episodi di sincronicità; come quando, per esempio, EGLI ENTRÒ PER LA PRIMA VOLTA IN CONTRASTO CON LE TEORIE DI FREUD CHE GLI RIMPROVERAVA L’AFFEZIONE ECCESSIVA PER IL MONDO DELLO SPIRITO E DELL’IMMATERIALE. IN QUELL’OCCASIONE JUNG SENTÌ DIVAMPARE DENTRO DI SÉ UN GRANDE FUOCO, SEGUITO DA UN RUMORE ASSORDANTE NELLA STANZA ACCANTO A QUELLA DOVE SI TROVAVANO MAESTRO (FREUD) E DISCEPOLO (JUNG). Jung ipotizzò che la causa di quello strano fenomeno fosse relazionata al suo magma energetico interiore, ma Freud negò assolutamente tale congettura. Fu allora che JUNG PREDISSE CHE L’EPISODIO SI SAREBBE VERIFICATO NUOVAMENTE ed effettivamente così accadde, lasciando Freud di stucco. Col tempo, Jung giunse a formulare una differenziazione tra SINCRONISMO (il ripetersi ed incrociarsi degli eventi secondo modalità del tutto casuali) e SINCRONICITÀ (il ripetersi ed incrociarsi degli eventi secondo modalità a casuali). Negli anni trenta Jung incontra Wolfgang Pauli, un fisico austriaco premio Nobel nel 1945. Pauli è reduce dal fallimento del matrimonio e trasferitosi in Svizzera cerca un aiuto terapeutico. La terapia non avrà grande successo e Pauli l'abbandona ma i due si stimano ed iniziano una amicizia scientifica. L'INCONTRO TRA JUNG E PAULI GENERÒ IL QUARTO ESCLUSO DALLA TRIADE DELLA FISICA CLASSICA: TEMPO, SPAZIO E CAUSALITÀ, A QUESTO QUARTO ESCLUSO È STATO DATO IL NOME DI SINCRONICITÀ. IN ANALOGIA ALLA CAUSALITÀ CHE AGISCE IN DIREZIONE DELLA PROGRESSIONE DEL TEMPO E METTE IN CONNESSIONE DUE FENOMENI CHE ACCADONO NELLO STESSO SPAZIO IN TEMPI DIVERSI, VIENE IPOTIZZATA L'ESISTENZA DI UN PRINCIPIO CHE METTE IN CONNESSIONE DUE FENOMENI CHE ACCADONO NELLO STESSO TEMPO MA IN SPAZI DIVERSI. NEL DETERMINISMO OCCIDENTALE IL PRINCIPIO DI CAUSA-EFFETTO HA UNA RILEVANZA INCREDIBILE PER LA SPIEGAZIONE DEGLI EVENTI (OSSIA A È LA CAUSA DI B E L’INCROCIO TRA A E B PRODUCE C, TIPICO DELL'INSIEMISTICA AD ESEMPIO). Nella FILOSOFIA ORIENTALE ed in altre filosofie invece, A, B e C fanno ugualmente parte del tutto, e questa dimensione viene chiamata FATO, DESTINO, KARMA. DURANTE LA NOSTRA ESISTENZA POTREMMO RITROVARCI A CONOSCERE PERSONE CHE HANNO, CON NOI, INCREDIBILI AFFINITÀ INTELLETTIVE E/O DI VITA; può capitare, ad esempio, di LEGARCI AD UN’AMICA/O CHE, SI SCOPRE COL TEMPO, HA VISSUTO EVENTI DAVVERO MOLTI SIMILI AI NOSTRI, MAGARI NEL NOSTRO STESSO, IDENTICO LASSO DI TEMPO. IL FATTO CHE EVENTI E PERSONE SIANO LEGATE DA UN FILO SOTTILE NON VUOL DIRE CHE UNO SIA CAUSA DELL’ALTRO, PERÒ POTREBBE SUCCEDERE CHE SIANO DESTINATI AD INFLUENZARSI A VICENDA E A FAR RIEMERGERE SUGGESTIONI, PENSIERI, SENSAZIONI, PERFINO AZIONI E DECISIONI DI VITALE IMPORTANZA. Le azioni che compio ora, in questo esatto momento, sono destinate ad influire sul tutto: il magma di possibilità e realtà che esiste in questo preciso istante.
A questo punto una riflessione è necessaria. PRESTARE ASCOLTO E ATTENZIONE AGLI EVENTI CHE SI VERIFICANO NELLA NOSTRA VITA POTREBBE RISULTARE MOLTO PIÙ IMPORTANTE ED UTILE, DI QUANTO SI PENSA, AI FINI DELLA NOSTRA EVOLUZIONE PERSONALE E AI FINI DELL’EVOLUZIONE DEL TUTTO DI CUI FACCIAMO PARTE. Accettare gli incontri che la vita ci propone, carpire il senso, profondo e sommerso, delle relazioni o dei sentimenti che attraversano, magari anche solo come meteore (ma importanti), la nostra esistenza. PROBABILMENTE OGNUNO DI NOI È DESTINATO AD AVERE IMPORTANZA (MAGARI ANCHE SOLO INCONSAPEVOLMENTE) NELLA VITA DI ALTRE PERSONE E VICEVERSA. Questo significa anche che i nostri giorni saranno percorsi e attraversati da persone ed episodi che verranno a noi per insegnarci qualcosa. Va da sé che prima o poi, probabilmente, andranno via, quando avranno estinto il loro ruolo formativo rispetto alla nostra vita, o quando saremo noi a decidere che debbano allontanarsi da noi. Il tutto avviene in totale spontaneità e naturalezza. E' anche probabile che QUANDO INVECE, NON SIAMO IN GRADO DOVE DI STACCARCI DA QUALCOSA O DA QUALCUNO CHE DEVE ANDAR VIA O AL CONTRARIO, DIVENTIAMO RILUTTANTI A LEGARCI A QUALCOSA O A QUALCUNO CHE È PORTATORE DI UN SIGNIFICATO PER NOI ESSENZIALE, RISCHIAMO DI OPPORCI AL GIOCO DELLA SINCRONICITÀ E DI PAGARNE LE CONSEGUENZE. Per esempio, potremmo finire in un altro NODO SINCRONICO, caratterizzato da prove altrettanto, se non di più, dolorose e difficili? Sprecheremmo così energie, facendo sforzi immani per paura di seguire il flusso? Abbandonare cosa c’è dietro alla porta che abbiamo appena chiuso alle nostre spalle e scoprire cosa si cela dietro alla nuova che ci si pone davanti?”

[…]
Fonti:  Simonetta.
http://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicità
http://www.theorein.it/filosofia/de%20stephanis/lezione08.html
http://www.geagea.com/09indi/09_06.htm
Fonte :  www.pensierocosciente.blogspot.com





La sincronicità, di C. G. Jung, Bollati Boringhieri
Sincronicità: Fato Caso Necessità Destino – Nulla accade per caso
[…] A volte capitano stranissime coincidenze difficilmente spiegabili come pure casualità.
Per esempio pensiamo a una persona che non sentiamo e vediamo da anni, e improvvisamente quella persona ci telefona. Oppure sogniamo una situazione inconsueta, e il giorno successivo ci troviamo a viverla. Questa connessione apparentemente “magica” di eventi fisici e psichici, che avvengono nello stesso tempo senza che vi sia una relazione causa-effetto. QUESTO FENOMENO VIENE BATTEZZATO 1950 DA JUNG “SINCRONICITÀ”. A DIFFERENZA DELLA CAUSALITÀ, LA SINCRONICITÀ SI DIMOSTRA UN FENOMENO CONNESSO PRINCIPALMENTE CON PROCESSI CHE SI SVOLGONO NELL’INCONSCIO. Alla psiche inconscia spazio e tempo sembrano relativi, ossia la conoscenza si trova in un continuum spaziotemporale in cui LO SPAZIO NON È PIÙ LO SPAZIO E IL TEMPO NON È PIÙ IL TEMPO. Se quindi l’inconscio sviluppa e mantiene un certo potenziale alla COSCIENZA, NASCE LA POSSIBILITÀ DI PERCEPIRE E “CONOSCERE” EVENTI PARALLELI E LEGATI TRA LORO. Ogni sostanza semplice ha rapporti che esprimono tutte le altre. essa è perciò uno specchio vivente e perpetuo dell’universo. La sincronicità non è più enigmatica o misteriosa di quanto lo siano le discontinuità in fisica.
Negli anni il contenuto di questo testo è stato deformato dalla new age, da esoteristi da quattro soldi maghi e ciarlatani, l’intento di Jung era altro, e per questo vi suggerisco due opere creative, un disco e tre film […]:
SYNCRONICITY, DEI POLICE; album che balza al numero uno della classifica inglese e scala anche quella americana nel 1983, dove rimane per 17 settimane. Per Syncronicity, Sting s’ispira ad alcuni concetti trattati negli studi del filosofo/psicologo Jung e specialmente al concetto di “sincronicità”. Sul piano delle sonorità c’è un ritorno alle strutture semplici dei loro primi lavori: scarse sovraincisioni e suono che cambia secondo l’intensità suggerita del testo. “Every breath you take”, il primo singolo dell’album, diventa uno dei maggiori successi di sempre negli Stati Uniti e in Inghilterra rimane quattro settimane al vertice della classifica. “King of pain” e “Wrapped around your finger” saranno i nuovi singoli che condurranno Syncronicity al disco di platino.
LA TRILOGIA DEI COLORI È COMPOSTA DA TRE FILM REALIZZATI TRA IL 1993 E IL 1994 DAL REGISTA POLACCO KRZYSZTOF KIEŚLOWSKI,Tre colori: Film Blu, Tre colori: Film Bianco e Tre colori: Film Rosso. I tre film, sceneggiati tutti dallo stesso regista e da Krzysztof Piesiewicz, sono concepiti per una visione indipendente l’uno dall’altro ma visti nel loro insieme mostrano numerose connessioni tra loro, o meglio, sono elementi di un’opera pensata nel suo complesso dove OGNI UTOPIA VA LETTA IN RAPPORTO CON LE ALTRE. Giacché, sembra dirci il regista, IL FATO E LA NECESSITÀ, IL CASO E IL DESTINO, HANNO MOLTO A CHE FARE L’UNO CON L’ALTRO. E SE AD ESSERSI SALVATI SONO SOLO I PROTAGONISTI DELLA TRILOGIA, È UN CASO, MA ANCHE UN SEGNO DEL DESTINO: le loro storie hanno meritato di essere raccontate, dirà il regista in una intervista, proprio perché essi, appunto, si sono salvati, a differenza di altri".
 http://www.paolomarzola.com/blog2/?p=561


Nessuno sviluppa la propria personalità perché qualcuno glielo ha detto che sarebbe utile farlo. [...] Senza necessità nulla si cambia, meno che mai la personalità umana. Essa è tremendamente conservatrice, per non dire inerte. Solo la necessità più acuta può stanarla. Allo stesso modo anche lo sviluppo della personalità non ubbidisce ad alcun desiderio, ad alcun ordine né ad alcuna comprensione profonda, ma solo alla necessità. Ha bisogno della costrizione motivante di interni o esterni destini.
Carl Gustav Jung. Opere, vol. XVII





non ho trovato niente di più forte di Ananke non c'è cura per Lei scritta nelle tavole di Thrace costruite dalla voce di Orfea (Ορφέας) Alcesti tragedia di Euripide




Ananke.....la suprema! (NECESSITA'). I greci quando commettevano un omicidio, spesso dicevano che loro avranno messo la mano, maerano state "Le dee ananke" a comandarlo.


E non dimentichiamo che Ananke personificazione del destino, della necessità inalterabile e del fato è una DEA nella cosmogonia orfica....una potentissima istanza psichica a cui i Greci prestavano onorificenze e culto. "Neanche gli dei combattono contro ananke" (Simonide).
L'archetipo di Ananke, di cui l'immagine ne rivela una componente, come tutte le forme-formanti archetipiche hanno ricadute diverse sul nostro agire. Colta espressamente come "Necessità", talvolta irrompe attraverso realtà e istanze transpersonali di fronte alle quali l'Io abbandona il suo senso di onnipotenza, si arrende all'ineludibile e cede il passo all'operatività del Sè che traccia la sua direzione. In questo senso Ananke diventa attraverso la contaminazione archetipica un'istanza del Sè per il fine evolutivo di ciascuno di noi. Come "scelta" invece, resa necessaria, appartiene ancora alla dimensione dell'Io che tuttavia ha iniziato a dialogare con la natura più profonda del Sè. In questa direzione colgo il ruolo di Ananke in rapporto all'evoluzione dei nostri progetti personali individuativi dove il dialogo dell'asse Io-Sè si è intensificato...
ricordo un bellissimo libro di Emanuele Severino dei primi anni '80, "Destino della necessità", Adelphi che ora sarebbe il caso di riprendere in mano rispetto a queste tematiche...
Ananke è ineludibile e trascende la scelta individuale. Opera come causa mutevole.

E citando Hillman :
"Mentre eseguiamo un'azione, mentre compiamo una scelta, noi siamo convinti che vi siano delle opzioni. Opzioni agente, Scelte, Decisioni: sono gli slogan di cui si nutre l'Io. Ma se alziamo per un attimo gli occhi dall'azione in cui siamo impegnati e ci fermiamo a riflettere, ecco l'implacabile sorriso di Necessità, a dirci che, qualunque scelta compiamo, è esattamente la scelta richiesta da lei. Non poteva essere altrimenti. Nell'istante in cui la decisione accade, essa è necessità. Prima della decisione tutto è ancora aperto davanti a noi. Perciò, assurdamente, Necessità si fa garante solo del rischio: in ciascuna decisione rischiamo tutto, anche se poi che viene deciso diventa immediatamente necessario." 
James Hillman,Il Codice dell'Anima




Quando Hillman ci parla della "necessità" ('necessitas', 'Ananke', dell'archetipo di necessità) di una nuova "angelologia delle parole" (o della parola) non si riferisce ad una regressione filologica o semplicemente ad un'opera di sapiente scavo archeologico dei sensi etimologici, ma ad una vera e propria possibilità di ricreare una circolazione dei significati, radicati nell'espressione profonda dei nostri linguaggi. E questi sono i linguaggi della psiche, dell'anima,in grado di consentire, all'interno di una antichissima trama che connette, l'emersione di una vero e proprio "codice dell'anima" aderente a sua volta alla potenza creatrice dell'Anima mundi...



Carl Gustav Jung. Acausalità e sincronicità. 
“Soltanto la RADICATA CONVINZIONE DELL'ONNIPOTENZA DELLA CAUSALITÀ crea difficoltà alla comprensione e FA APPARIRE IMPENSABILE CHE POSSANO VERIFICARSI O ESISTERE EVENTI PRIVI DI CAUSA. Ma SE ESSI ESISTONO, DOBBIAMO DEFINIRLI <ATTI CREATIVI> nel senso di una ‘CREATIO CONTINUA’, di un coordinamento che in parte si ripete da sempre, in parte sporadicamente, e che NON PUÒ VENIRE DEDOTTO DA NESSUN ANTECEDENTE COSTATABILE. Bisogna guardarsi ovviamente dal considerare acausale ogni evento la cui causa sia ignota. IL RICORSO AL CONCETTO DI ACAUSALE È AMMISSIBILE SOLO NEI CASI […] IN CUI UNA CAUSA NON È NEPPURE PENSABILE.
Questo <essere pensabile> tuttavia è un concetto che esige una strenua critica. Per esempio: se l’atomo corrispondesse al suo concetto filosofico originario, la sua scindibilità sarebbe impensabile. Ma se esso mostra di essere una grandezza misurabile, allora è la sua inscindibilità che è impensabile. Coincidenze significative sono pensabili come puri casi. Ma quanto più si assommano e quanto più grande e precisa è la corrispondenza, tanto più diminuisce la loro probabilità, e tanto più cresce la loro impensabilità: vale a dire, non possono più valere come puri e semplici casi, ma - in mancanza di una possibile spiegazione causale - debbono essere concepiti come ordinamenti. LA <MANCANZA DI UNA POSSIBILE SPIEGAZIONE> NON DERIVA QUI[…] SOLTANTO DAL FATTO CHE LA CAUSA È IGNOTA, MA DAL FATTO CHE NON C’È CAUSA PENSABILE CON I NOSTRI MEZZI INTELLETTIVI. È il caso che si verifica necessariamente QUANDO SPAZIO E TEMPO PERDONO IL LORO SIGNIFICATO, O SONO DIVENTATI RELATIVI, perché in tali circostanze diventa impossibile stabilire, anzi addirittura pensare in generale, una causalità, la quale presuppone, per esistere, spazio e tempo. Per questi motivi mi sembra necessario introdurre accanto allo spazio, al tempo e alla causalità, una categoria che non solo rende possibile caratterizzare i fenomeni di sincronicità come una classe di particolare di eventi naturali, ma che comprende anche il contingente come UN QUALCOSA CHE DA UN LATO È GENERALE ED ESISTE DA SEMPRE, E CHE DALL’ALTRO È LA SOMMA DI MOLTI ATTI INDIVIDUALI DI CREAZIONE CHE SI REALIZZANO NEL TEMPO.”
CARL GUSTAV JUNG (1875 – 1961), “La sincronicità” (“Synchronizität als ein Prinzip akausaler Zusammenhänge”, Rascher, Zürich 1952), trad. di Silvano Daniele, pref. di Antonio Vitolo, Bollati Boringhieri, Torino 2012 (rist., I ed. 1980), ‘Conclusione’, pp. 114 – 116.
[Il passo di Jung qui riportato è apparso la prima volta insieme con quello sotto citato di Pauli in CARL GUSTAV JUNG und WOLFGANG PAULI, “Naturerklärung und Psyche”, Rascher Verlag, Zürich, 1952.]




quanto tutta questa considerazione deriva dal determinismo di Spinoza?
In nulla: il paralleslismo fra le due Naturae naturans e naturata presuppone comunque un ordinamento causale cogente che ha in dio la Causa prima. Ne segue una catena in cui tutto è necessariamente determinato e privo di libertà, ma appunto, causalmente. [E' arduo per l'Occidente svincolarsi da Aristotele, e Spinoza, partendo dal tentativo di comporre lo jato cartesiano fra le Sostanze, al pari di Cartesio, non se ne discosta] La Sincronicità è appunto un tentativo di derogare a tali principi, svincolandosi dalla struttura spazio-temporale che è condizione del darsi del principio stesso di causa -effetto. Sulla validità della stessa, videant consules e vari fautori dell' I Ching & similia.




SINCRONICITA’, COINCIDENZE, PREVEGGENZA secondo la conoscenza junghiana degli archetipi e dell’inconscio collettivo.
Fonte: Pier Pietro Brunelli

Sin dalla sua tesi di laurea  Carl Gustav Jung […] investiga il rapporto liminale che sussiste tra materia e spirito, in quanto è su tale limine che si colloca la psiche. Ciò comporta che uno studio della psiche non può avvalersi soltanto di una concezione scientifica positivista, basato su dati e metodologie empiriche sperimentalmente dimostrabili e quantificabili, in quanto la psiche è per sua natura trascendente, cioè è una realtà che transita e congiunge, nell’umana esperienza i mondi della materiale e dello spirito. JUNG ARRIVA AD IPOTIZZARE L’ESISTENZA DI UNA REALTÀ TRANSPSICHICA (INCONSCIO COLLETTIVO CHE SOVRADETERMINA L’INCONSCIO INDIVIDUALE) IN CUI LA LEGGE DI CAUSALITÀ PERDE LA SUA VALIDITÀ GENERALE. Ciò che la coscienza vive come passato, presente e futuro nell’inconscio si relativizza per diventare aspaziale e atemporale; in tal senso il sogno e la visione possono nel loro linguaggio simbolico avere una capacità premonitrice. Per dimostrare una simile capacità della psiche umana è necessario TEORIZZARE L’ESISTENZA DI COINCIDENZE DI EVENTI CHE ACCADONO SINCRONICAMENTE IN MODO ACAUSALE, cioè senza una logica spaziotemporale di causa-effetto. Ciò va contro il principio  generale di causalilità che da Cartesio in poi informa tutto il pen­siero scientifico.
Dice Jung:
“Io impiego […] il concetto generale di sincronicità nell’accezione speciale di coincidenza temporale di due o più eventi non legati da un rapporto causale, che hanno uno stesso o un analogo contenuto significativo” (Jung, C. G., 1976, p. 471). […] Tutte queste possibilità in genere sono considerate di ordine esoterico e non possono essere sperimentate dalla nostra SCIENZA, LA QUALE PER DIMOSTRARE ‘LA VERITÀ’ HA BISOGNO DI VERIFICARE IN LABORATORIO, SECONDO PARAMETRI E CONDIZIONI RIPROPONIBILI, GLI EFFETTI DELLA COMBINAZIONE DI DIVERSE VARIABILI. Se date le stesse variabili, gli effetti corrispondono, allora si verifica un principio di causa effetto che, con le dovute eventuali eccezioni, è in linea di massima sempre valido. Quindi fenomeni che pure sono tra loro legati significativamente, ma il cui nesso non è dimostrabile in termini di causa-effetto sono considerati casuali, sotto la categoria del fato. […] Jung arriva ad ipotizzare un ‘perché’ di certi fenomeni non causali, ma significativamente coincidenti e sincronici, in quanto CONSIDERA CHE LA PSICHE INDIVIDUALE È IMMERSA IN UNA PSICHE CHE È ’COLLETTIVA’, CIOÈ CHE CONNETTE TUTTI GLI ESSERI UMANI, AL DI LÀ DELLO SPAZIO E DEL TEMPO, IN UN CAMPO ENERGETICO SOVRAPERSONALE E TRANSPERSONALE. D’altra parte questo concetto è insito anche nell’istinto in quanto attitudine a comportarsi insita in modi alquanto simili in tutti gli animali, e perciò anche negli esseri umani. TUTTAVIA L’ISTINTO PREDISPONE A VARIABILI PIUTTOSTO MECCANICHE, QUALI IL SESSO, LA FAME, LA RICERCA DI SICUREZZA, MENTRE GLI UMANI HANNO PREDISPOSIZIONI PIÙ COMPLESSE CHE SECONDO JUNG SONO DI ORDINE ARCHETIPICO. GLI ARCHETIPI SONO LE DISPOSIZIONI INIZIALI CHE DANNO LUOGO ALLE FORME DELLA MENTE UMANA che sono con tutta evidenza assai più significative ed elaborate rispetto a quelle puramente istintuali e animali. E’ ARCHETIPICA, AD ESEMPIO LA DISPOSIZIONE A RICERCARE UNA RELAZIONE CON FORZE SPIRITUALI E QUINDI AD AVERE UNA VISIONE E UN’ESPERIENZA DEL MONDO NON SOLO MATERIALE. A prescindere dal senso meramente religioso, l’essere umano, anche se ateo, vive di relazioni, sentimenti, principi che hanno una carattere valoriale non strettamente istintuale. LE DISPOSIZIONI ARCHETIPICHE POSSONO SPINGERE AL BENE E AL MALE GLI UMANI,  in un modo che il solo istinto  animale non potrebbe fare. Anche il modo di osservare e di impiegare la natura, e quindi di sviluppare progresso tecnologico si basa su capacità specie-specifiche insite nell’esperienza umana ed , in tal senso, archetipiche. Inoltre i legami relazionali e affettivi nella specie umana hanno un valore universale, ma anche una dimensione trascendente rispetto a quanto deriverebbe da una motivazione inerente  i soli bisogni fisici. I rapporti d’amore, di parentela, di ruolo sociale, i valori identitari,  pur essendo ‘relativamente’ diversi nelle diverse culture e nelle persone hanno una comune radice. Questa comune radice è archetipica, cioè dispone l’inconscio collettivo a certi comportamenti che , per quanto variabili, ACCOMUNANO TUTTI I SOGGETTI IN UN MEDESIMO CAMPO ENERGETICO CHE È APPUNTO L’INCONSCIO COLLETTIVO.  L’essere umano per natura, sarebbe intriso si una disposizione alla cultura, e quindi della CAPACITÀ DI ELABORARE E TRASMETTERE SIGNIFICATI. La via di trasmissione di tali significati è però ‘simbolica’, cioè non è attinente ad una realtà puramente materiale, soggetta alle leggi fisiche, del tempo e dello spazio e del principio di causa-effetto, ma ad UNA REALTÀ PSICHICA, IMMATERIALE E QUINDI ANCHE SPIRITUALE O METAFISICA, ma pur sempre reale come fenomeno psichico esistente nella mente umana e che ha anche un suo correlato fisiologico nel sistema nervoso. IN OGNI ESSERE UMANO SONO PERCIÒ ATTIVI GLI ARCHETIPI, i quali, seppure in modo soggettivo configurano le possibilità individuali di essere, di pensare e di fare, di provare emozioni e sentimenti, di esercitare congetture e di proporre idee, così come anche di avere visioni e percezioni di carattere ‘extrasensoriale’ (non afferibili a spiegazioni di tipo deterministico, ma che, cionondimeno sono determinanti nel destino della vita umana). Date queste riflessioni, appena accennate, possiamo meglio comprendere l’ipotesi di fondo sulla quale posa il concetto di sincronicità, col coincidere in vari modi  di eventi e fenomeni indipendentemente dal tempo e dallo spazio e da un principo di causalità. LA ACAUSALITÀ AVREBBE UNA SUA FONDA­TEZZA CONCETTUALE, ANCHE NEL PARALLELO CON LE SCOPERTE DELLA FISICA ATOMICA MODERNA CHE RELATIVIZZA LA CAUSALITÀ DEL CONTINUUM SPAZIO-TEMPORALE; come Jung fa notare grazie alla collaborazione con  Wolfgang Pauli, fisico austriaco premio Nobel nel 1945 – il quale  fu anche suo paziente. (Su questi aspetti si veda ad esempio F. Capra Il tao della fisica, 1975). Nel 1952 Jung e Pauli pubblicarono due saggi in un medesimo volume. Pauli applicava il concetto di archetipo nel campo delle scoperte scientifiche di Keplero, e Jung intitolava il proprio “SINCRONICITÀ COME PRINCIPIO DI NESSI ACAUSALI”.
In questo libro Jung scrive:
"Per citare un esempio fra molti, ho annotato il caso seguente in data 1^ aprile 1949.
Oggi è venerdì, Abbiamo pesce a pranzo. Tutti ricordano en passant l’uso del ‘PESCE D’APRILE’. Nel corso della mattina avevo notato una iscrizione; ‘Est homo totus medius piscis ab imo’. Al pomeriggio una ex paziente che non vedevo da mesi mi mostra alcuni quadri singolarmente suggestivi di pesci, che ha dipinto nel frattempo. Alla sera mi mostrano un ricamo che rappresenta mostri marini in forma di pesce. Il 2 aprile, al mattino presto, una ex paziente che non vedevo da parecchi anni mi racconta un sogno nel quale, trovandosi sulla sponda di un lago, scorge un grosso pesce che nuota decisamente alla sua volta e ‘approda’, per così dire ai suoi piedi. In questo periodo sono occupato da una ricerca che ha per tema il simbolo storico del pesce. Solo una delle persone sopra citate lo sa. E’ ovvio il sospetto che in questo caso possa trattarsi di una coincidenza significativa, di un rapporto acausale. Devo ammettere che questa concentrazione mi ha impressionato. Essa aveva per me un certo carattere numinoso. In casi del genere si dice notoriamente: ‘non può essere un puro caso!’ e non si sa cosa si dice parlando così […] Per completare quanto ho detto vorrei ricordare che scrivevo queste righe stando in riva al lago di Zurigo. Quando ebbi terminato la frase, feci qualche passo sul muro che co­steggia il lago: sul muro c’era un pesce, morto e apparentemente intatto, lungo circa 30 cm. La sera prima non c’era nessun pesce in quello stesso punto (è probabile che fosse stato tirato fuori dall’acqua da un uccello rapace o da un gatto). Quel pesce era il settimo della serie“.
Evidentemente, JUNG ESSENDO UN GRANDE STUDIOSO DEL MONDO INTERIORE ERA PARTICOLARMENTE ATTENTO AD OSSERVARE TUTTO CIÒ CHE AVEVA SU DI ESSO UN EFFETTO PARTICOLARE, che fosse capace di stimolarlo. In tal senso tutti possiamo osservare che le coincidenze significative […]

Dice Jung: “[…] dobbiamo prendere in considerazione il fatto che IN SOGNO RICORRONO SPESSO ELEMENTI NON INDIVIDUALI E NON RICAVABILI DALL’ESPERIENZA PERSONALE DEL SOGNANTE. Tali elementi, come ho indicato precedentemente, sono quelli che Freud chiamava “resti arcaici”, cioè FORME MENTALI LA CUI PRESENZA NON PUÒ ESSERE SPIEGATA DA ALCUN ELEMENTO DELLA VITA INDIVIDUALE DEL PAZIENTE E CHE SI RIVELANO COME DATI PRIMORDIALI, INNATI ED EREDITATI DELLA MENTE UMANA” 
(Jung, 1928c, p. 51).

E poi ancora Jung:
"Per l’atteggiamento dello spirito moderno riesce difficile concepire come un dio esistente al di fuori di noi provochi il sogno, o che il sogno, profetico, predica il futuro. Ora, se noi proviamo a tradurre tutto ciò in linguaggio psicologico, l’antica concezione suona già molto più chiara e cioè: IL SOGNO PROVIENE DA UNA PARTE DELL’ANIMA A NOI SCONOSCIUTA E SI OCCUPA DELLA PREPARAZIONE DELL’INDOMANI E DEI SUOI AVVENIMENTI. Secondo l’antica credenza , LA DIVINITÀ O IL DEMONE PARLA NEL SONNO IN LINGUAGGIO SIMBOLICO E L’INTERPRETE DEVE TROVARE LA SOLUZIONE DELL’ENIGMA. Ciò vuol dire, tradotto in linguaggio moderno che il sogno consiste in una serie di immagini, in apparenza contraddittorie e assurde. Ma contiene un patrimonio di idee che, tradotto, ha un chiaro significato.” 
( Jung , Opere, vol.V, pag,21).

[…] Per far comprendere come si manifesti la sincronicità nella pratica clinica Jung racconta di UNA SEDUTA DI ANALISI DURANTE LA QUALE UNA PAZIENTE PARLAVA DI UN SOGNO OVE SI ERA PRESENTATA UNA ‘CETONIA AURATA’, UN COLORATO CALABRONE ASSAI RARO DOVE LUI VIVEVA E LAVORAVA IN SVIZZERA. DOPO POCHI ISTANTI IL CALABRONE, QUELLO VERO, PRESE A PICCHIETTARE SUI VETRI DELLA FINESTRA DELLO STUDIO… Assai noti sono  racconti di certe sincronicità durante la sua collaborazione con Freud. Una volta ad esempio si udirono rumori particolari in un determinato momento della conversazione, un’altra volta Freud si sentì male in seguito all’esposizione di un sogno che lo riguardava…. Quando Jung morì, a Küsnacht il 6 giugno del 1961, un fulmine a ciel sereno spaccò in due una grande quercia nel giardino di casa. […]

Gli archetipi junghiani più comunemente noti sono denominati con figure pseudo-mitologiche al fine di dare una prima indicazione sul loro carattere costitutivo e costituente: Il SE’, l’archetipo della centralità, Il PUER, degli aspetti infantili, creativi e salvifici del mondo interiore, il SENEX (O Vecchio Saggio) che riguarda la capacità di ponderare razionalmente, ma anche di fantasticare, la GRANDE MADRE che  dà il senso della fusionalità universale, l’OMBRA che è il lato oscuro e più ignoto dell’inconscio che contiene però importanti elementi di conoscenza, la PERSONA che è la maschera dell’Io afferente al ruolo e all’identità sociale,  L’ANIMA/ANIMUS che riguarda gli aspetti psichici controsessuali, cioè il femminile nell’uomo e il maschile nella donna. Ciascuno di questi archetipi è presente nella psiche di ogni essere umano, così come analogicamente nel corpo di ogni essere umano ci sono determinati organi. A seconda della condizione degli organi del corpo o della psiche (gli archetipi) si può leggere una determinata costituzione individuale, le sue potenzialità e le sue disfunzionalità. […] SE DUNQUE NELLA PSICHE VI SONO ARCHETIPI IN QUANTO MATRICI INIZIALI CHE DISPONGONO IN MODO INNATO A PENSARE E AD AGIRE, VI SARREBBE IN ESSI ANCHE UN FINE, ed in tal senso essi potrebbero essere chiamati anche TELETIPI (termine che qui conia chi scrive, derivabile da télos = fine e tipo = impronta)  cioè FATTORI CHE ORIENTANO AD UNA FINALITÀ, AD UN ‘SENSO ULTIMO’. IL ‘SENSO ULTIMO’ DELLA NATURA UMANA DOVREBBE ESSERE, ED ANZI, DI FATTO È, QUELLO DI TRASFORMARE LA MATERIA IN COSCIENZA, QUINDI IN PSICHE, la quale è però connaturata archetipicamente in una TRASFORMAZIONE TRASCENDENTE DELLA MATERIA. Gli esseri umani cibandosi, riproducendosi, agendo sulla e nella natura, trasformano evolutivamente se stessi e a ‘tal fine’ devono sviluppare una consapevolezza psichica. Ma si tratta di una CONSAPEVOLEZZA Che, come abbiamo detto, non può avvenire per una via puramente logico-intellettiva, giacché essa riguarda una congiunzione tra spirito e materia, tra la vita del corpo e quella dell’anima vitale. […]
Jung distingue la SINCRONICITÀ dal SINCRONISMO, come quello di due ballerini che sono d’accordo su come danzare a tempo, in quanto LA SINCRONICITÀ È UN FENOMENO CHE VIENE GENERATO SPONTANEAMENTE DALLA PSICHE ATTRAVERSO IL MANIFESTARSI DI UNA SORTA DI SPIRITO GUIDA ARCHETIPICO. Si tratta di uno spirito che indica un inizio ed un fine, due polarità che segnano il cammino delle fondamentali tappe ed esperienze della vita. E’ importante vivere in sintonia con questo inizio e con questo fine che è espresso dalla natura archetipica della psiche collettiva, nella quale è immersa la psiche individuale, sicché CIASCUNO NON È SOLO, MA È CONNESSO CON UNA DIMENSIONE UNIVERSALE… è importante perché quando si perde tale connessione, la propria ‘barca’ perde più facilmente la rotta e può farsi trascinare dalle correnti negative. […]  E’ il Sé che ci fa sentire di essere parte del tutto, e ciò ci dà più fiducia e sicurezza. SE CI SI FERMA ALL’EGO SI DIVENTA EGOISTI E SI LIMITA LA PROPRIA CAPACITÀ DI VIVERE LA VITA con una autentica relazione con il mondo, non alienata e non castrata. […]
L’assunto per cui “TUTTO CIÒ CHE ESISTE NELL’UNIVERSO È FRUTTO DEL CASO E DELLA NECESSITÀ” (DEMOCRITO) è stato elaborato  J. Monod, Nobel 1965 per la medicina, nel celebre IL CASO E LA NECESSITÀ (1970). LO STUDIOSO EVIDENZIA DI COME IL DNA DEI PRIMI ORGANISMI VIVENTI SIA FRUTTO DI UNA CASUALITÀ ASSOLUTAMENTE IMPROBABILE, DICIAMO SIMILE A QUELLA DI POTER VINCERE UNA DECINA DI VOLTE UN MILIARDO ALLA LOTTERIA. SI TRATTEREBBE COMUNQUE DI UN CASO CHE HA PERÒ IN SÉ IL PROGRAMMA DELLA  SUA EVOLUZIONE CHE POI DÀ LUOGO AD OGNI FORMA VIVENTE. Perciò questo CASO ULTRASTRAORDINARIO contiene anche le regole alle quali deve necessariamente attenersi nel corso del tempo. […] Lo psichiatra fenomenologico Louis Binswanger indica quanto sia importante l’orientamento della persona a SCEGLIERE LA PROPRIA AUTENTICITÀ e come le patologie mentali siano riconducibili ad UN’ESISTENZA MANCATO E, POSSIAMO DIRE, AD UN MANCATO APPUNTAMENTO CON QUELL’INCONTRO ASSOLUTO, UNICO E IRRIPETIBILE CHE PER ‘SINCRONICITÀ’ COSTITUISCE LA STELLA DI RIFERIMENTO DI CIASCUNO, affinché possa ORIENTARSI AD ESSERE DAVVERO SE STESSO, AUTENTICO (ETIMOLOGICAMENTE AUTO + ENTE, PER CUI L’ENTE SI AUTO QUALIFICA AD ESSERE QUELLO CHE È). E’ forse solo per caso che nasciamo e moriamo e che diventiamo ciò che siamo, o forse vi è una congiunzione non causalistica tra un campo energetico di ordine materiale e un’altro di ordine psicoide/spirituale? SECONDO LA PSICOLOGIA ARCHETIPICA DI HILLMAN LA VITA DI CIASCUNO DIPENDE DA UN CODICE DELL’ANIMA, CONSISTENTE NELL’INCARNARSI DI UN’ENERGIA PSICOSPIRITUALE, IN MODO ASSAI SIMILE A QUELLO DESCRITTO DA PLATONE NEL MITO DI ER. SEPPURE QUESTO SPIRITO CHE SI INCARNA IN NOI È VENUTO PER CASO, SI TRATTA DI UN CASO UNICO, IRRIPETIBILE, ASSOLUTO e che in quanto tale appartine all’inconoscibile e al mistero, come l’infinito e l’eternità, al di là del tempo e dello spazio e di una concezione puramente materiale e biologistica dell’esperienza vitale umana.  […]




«Volere è potere» è la superstizione dell'uomo moderno. 
 Carl Gustav Jung. 

Il motto «VOLERE È POTERE» è la superstizione dell'uomo moderno. 
Opportunamente il Faust di Goethe afferma: «‘Im Anfang war die Tat’ [IN PRINCIPIO ERA L'AZIONE]». Le «azioni» non furono mai inventate, ma semplicemente compiute; I PENSIERI, D'ALTRA PARTE, COSTITUISCONO UNA SCOPERTA RELATIVAMENTE RECENTE DELL'UOMO. DAPPRIMA EGLI ERA SPINTO ALL'AZIONE DA FATTORI INCONSCI E SOLO DOPO MOLTO TEMPO COMINCIÒ A RIFLETTERE SULLE CAUSE DA CUI ERA STATO MOSSO; infine c'è voluto un periodo di tempo ancora più lungo prima che egli arrivasse all'IDEA ASSURDA DI ESSERE STATO SPINTO AD AGIRE DAI PROPRI IMPULSI SOGGETTIVI - essendo la sua MENTE INCAPACE DI IDENTIFICARE QUALUNQUE ALTRA FORZA STIMOLANTE AL DI FUORI DELLA PROPRIA. L'IDEA CHE UNA PIANTA O UN ANIMALE SI INVENTINO DA SOLI CI FA RIDERE, EPPURE MOLTI CREDONO CHE LA PSICHE O LA MENTE SI SIANO INVENTATE DA SÉ E CHE ABBIANO CREATO LA PROPRIA ESISTENZA. IN REALTÀ, LA MENTE SI È SVILUPPATA FINO ALLA SUA FASE ATTUALE DI CONSAPEVOLEZZA NELLO STESSO MODO IN CUI LA GHIANDA SI VIENE TRASFORMANDO IN QUERCIA O I SAURI SONO DIVENTATI PROGRESSIVAMENTE MAMMIFERI. ESSA SI È VENUTA SVILUPPANDO PER UN LUNGHISSIMO ARCO DI TEMPO E CONTINUA TUTTORA A SVILUPPARSI; NOI SIAMO PERCIÒ SOTTOPOSTI ALL'AZIONE SIA DI FORZE INTERIORI CHE DI STIMOLI ESTERNI. QUESTI MOVENTI INTERIORI SCATURISCONO DA UNA SORGENTE PROFONDA, CHE NON È COSTITUITA DALLA COSCIENZA E RESTA AL DI FUORI DEL SUO CONTROLLO. NELLA MITOLOGIA PRIMITIVA QUESTE FORZE ERANO CHIAMATE "MANA", OVVERO SPIRITI, DEMONI E DIVINITÀ. Esse sono altrettanto attive oggigiorno quanto lo sono sempre state in passato. Se si conformano ai nostri desideri noi attribuiamo loro il significato di sentimenti o impulsi positivi e ci congratuliamo con noi stessi per essere benvoluti dalla sorte. Se invece esse ci contrastano, allora diciamo di essere perseguitati dalla sfortuna, che certa gente ci vuol male o che la causa delle nostre disgrazie deve essere patologica. L'unica cosa che CI RIFIUTIAMO DI AMMETTERE È DI ESSERE IN BALÌA DI «FORZE» CHE NON SIANO RIDUCIBILI AL NOSTRO CONTROLLO. E' pur vero, d'altra parte, che nei tempi recenti l'UOMO CIVILIZZATO ha acquisito una energica forza di volontà che egli applica nelle più diverse occasioni. Egli HA IMPARATO A SVOLGERE EFFICACEMENTE IL PROPRIO LAVORO SENZA RICORRERE A CANTI O A TAMBURI PER IPNOTIZZARSI E SPINGERSI AD AGIRE. Egli PUÒ ANCHE FARE A MENO DELLA PREGHIERA QUOTIDIANA PER INVOCARE L'AIUTO DIVINO; egli arriva a fare da solo ciò che vuole e a tradurre apparentemente le sue idee in azione senza alcun inciampo, MENTRE L'UOMO PRIMITIVO SEMBRA CONDIZIONATO A OGNI PASSO DA TIMORI, SUPERSTIZIONI E ALTRI OSTACOLI INVISIBILI CHE SI FRAPPONGONO FRA LUI E L'AZIONE. IL MOTTO «VOLERE È POTERE» È LA SUPERSTIZIONE DELL'UOMO MODERNO. Eppure l'uomo contemporaneo, pur di mantener viva questa fede, paga lo scotto di una GRAVE MANCANZA DI INTROSPEZIONE. Egli resta cieco al fatto che, PUR CON TUTTA LA SUA RAZIONALITÀ E LA SUA EFFICIENZA, «FORZE» NON CONTROLLABILI LO TENGONO ANCORA IN LORO BALÌA. I SUOI DÈI E I SUOI DEMONI NON SONO AFFATTO SCOMPARSI: HANNO SOLO CAMBIATO NOME. Essi lo tengono in uno stato d'agitazione incessante attraverso vaghe APPRENSIONI, COMPLICAZIONI PSICOLOGICHE, UN BISOGNO INSAZIABILE DI PILLOLE, DI ALCOOL, DI TABACCO, DI CIBO e soprattutto imponendogli un pesante fardello di NEVROSI. 'L'anima dell'uomo'. LA COSIDDETTA COSCIENZA CIVILIZZATA SI È NETTAMENTE SEPARATA DAGLI ISTINTI DI FONDO senza, però, che questi ultimi siano scomparsi. Essi HANNO SEMPLICEMENTE PERDUTO OGNI CONTATTO CON LA NOSTRA COSCIENZA E PERCIÒ SONO COSTRETTI AD AFFERMARSI IN MANIERA INDIRETTA. Ciò può verificarsi per mezzo di sintomi fisici nel caso della NEVROSI, o attraverso inconvenienti di vario tipo, come STATI D'ANIMO INSPIEGABILI, IMPROVVISE DIMENTICANZE O ERRORI LINGUAGGIO. ALL'UOMO PIACE CREDERE DI ESSERE PADRONE DELLA PROPRIA ANIMA. Ma NELLA MISURA IN CUI EGLI SI DIMOSTRA INCAPACE DI CONTROLLARE I PROPRI STATI D'ANIMO E LE PROPRIE EMOZIONI, O DI PRENDERE COSCIENZA DEGLI INFINITI MODI SEGRETI IN CUI I FATTORI INCONSCI ARRIVANO A INSINUARSI NEI SUOI PROPOSITI E NELLE SUE DECISIONI, EGLI NON È AFFATTO PADRONE DI SE STESSO. Questi fattori inconsci debbono la loro esistenza all'autonomia degli ARCHETIPI. L'UOMO MODERNO CERCA DI EVITARE DI PRENDERE COSCIENZA DI QUESTA SPACCATURA DELLA SUA PERSONALITÀ ISTITUENDO UN SISTEMA DI COMPARTIMENTI STAGNI. Certi aspetti della sua vita esteriore e del suo comportamento sono mantenuti, per così dire, in zone separate e non sono mai messi a confronto fra di loro.” 
 CARL GUSTAV JUNG (1875 – 1961), “Introduzione all’inconscio” (“Zugang zum Unbewussten”), in ID. e Marie-Luise von Franz, Joseph L. Henderson, Jolande Jacobi, Aniela Jaffé, “L’uomo e i suisimboli” (“Der Mensch und seine Symbole”, Walter Verlag, Olten 1964), coordinamento e introd. di John Freeman, trad. di Roberto Tettucci, Tea, Milano (su licenza Longanesi, Milano 1980), 2011, ‘L’archetipo nel simbolismo dei sogni’ - L’anima dell’uomo’, pp. 64 – 66.













Pensare e sentire. Norme inconsce e leggi della logica.“PENSARE.
Concepisco il pensare come una delle QUATTRO
FUNZIONI PSICOLOGICHE FONDAMENTALI [PENSARE – SENTIRE – PERCEPIRE SENSORIALE – INTUIRE]. Il pensiero è quella FUNZIONE PSICOLOGICA che, ottemperando a leggi sue proprie, METTE IN RELAZIONE (CONCETTUALE) CONTENUTI RAPPRESENTATIVI GIÀ DATI. Esso è un’attività appercettiva e come tale va distinta in un’attività di pensiero ‘attiva’ e in una ‘passiva’. Il pensare attivo è un atto di volontà, il pensare passivo qualcosa che accade da sé. Nel primo caso assoggetto i contenuti rappresentativi a un atto intenzionale di giudizio, nel secondo caso si costituiscono delle connessioni concettuali, si formano giudizi, i quali in determinati casi sono in contrasto con la mia intenzione, non corrispondono allo scopo che mi sono proposto e quindi mancano per me del sentimento della direzione, benché io possa successivamente, mediante un atto di appercezione attiva, arrivare a riconoscere che essi sono indirizzati. Il pensare attivo corrisponderebbe pertanto al mio concetto del ‘pensare indirizzato’. Nel mio lavoro “Simboli della trasformazione” il pensare passivo è stato caratterizzato impropriamente come un «fantasticare». Oggi lo dominerei pensare ‘intuitivo’. ALLINEARE SEMPLICEMENTE DELLE RAPPRESENTAZIONI, IL CHE DA ALCUNI PSICOLOGI È STATO DENOMINATO PENSARE ‘ASSOCIATIVO’, PER ME NON È UN PENSARE, MA SOLTANTO UN ‘RAPPRESENTARE’. Del pensare secondo me si dovrebbe parlare solo là dove si tratti di UN COLLEGAMENTO DI RAPPRESENTAZIONI AD OPERA DI UN CONCETTO, DOVE, QUINDI, IN ALTRI TERMINI, SUSSISTE UN ATTO DI GIUDIZIO, sia che questo atto di giudizio emani dalla nostra intenzione o meno. Chiamo ‘intelletto’ la facoltà del pensare passivo o non indirizzato. Chiamo inoltre funzione ‘razionale’ il pensare indirizzato, l’intelletto, in quanto esso, conformemente al presupposto delle norme razionali di cui io ho coscienza, ordina i contenuti rappresentativi secondo concetti. Per contro, il pensare non indirizzato, l’intuizione intellettuale, è per me una funzione ‘irrazionale’, in quanto esso giudica e dispone i contenuti rappresentativi secondo norme che per me sono inconsce e delle quali perciò io non ho riconosciuto la razionalità. È però possibile che in determinati casi io riconosca in un secondo tempo che anche l’atto intuitivo di giudizio corrisponde alla ragione, quantunque esso si produca per una via che a me sembra irrazionale. Per pensare basato sul sentimento non intendo il pensare intuitivo, ma un pensare che dipende dal sentire, dunque un pensare che non segue il principio logico suo proprio, ma è subordinato al principio del sentire. Nel pensare basato sul sentimento le leggi della logica sussistono solo in apparenza, ma in realtà esse sono annullate a favore delle intenzioni del sentimento.”
CARL GUSTAV JUNG (1875 – 1961), “Tipi psicologici” (“Psichologische Typen”, Rascher, Zürich 1921), trad. di Cesare L. Musatti e Luigi Aurigemma, introd. di Luigi Aurigemma, Bollati Boringhieri, Torino 1988 (volume doppio, terza impressione, I ed. 1977), Capitolo 11 ‘Definizioni’, ‘Pensare’, pp. 510 – 512.



Carl Gustav Jung. Scienze e acausalità.
“I risultati conseguiti dalla fisica moderna hanno provocato, com’è noto, un mutamento significativo della nostra immagine scientifica del mondo: essi hanno SCOSSO LA VALIDITÀ ASSOLUTA DELLE LEGGI NATURALI E L’HANNO TRASFORMATA IN UNA VALIDITÀ RELATIVA. LE LEGGI NATURALI SONO VERITÀ ‘STATISTICHE’, cioè sono per così dire INTERAMENTE VALIDE SOLTANTO QUANDO SI TRATTA DI GRANDEZZE MACROFISICHE. NELLA SFERA DI GRANDEZZE MINIME INVECE PREDIRE CIÒ CHE AVVERRÀ DIVENTA INCERTO O IMPOSSIBILE, POICHÉ GRANDEZZE MOLTE PICCOLE NON SI COMPORTANO PIÙ IN MODO CONFORME ALLE LEGGI NATURALI CONOSCIUTE. IL PRINCIPIO FILOSOFICO CHE STA ALLA BASE DELLA NOSTRA CONCEZIONE DELLA REGOLARITÀ DELLE LEGGI DI NATURA È LA ‘CAUSALITÀ’. Se IL RAPPORTO TRA CAUSA ED EFFETTO DIMOSTRA DI AVER SOLO VALIDITÀ STATISTICA E SOLTANTO UNA VERITÀ RELATIVA, in ultima analisi ANCHE IL PRINCIPIO CAUSALE PUÒ ESSERE APPLICATO SOLO IN MISURA RELATIVA NELL’INTERPRETAZIONE DI PROCESSI NATURALI, e presuppone quindi l’esistenza di uno o più fattori diversi che sarebbero necessari ai fini della spiegazione di tali fenomeni. CIÒ SIGNIFICA CHE IL LEGAME TRA EVENTI È IN CERTE CIRCOSTANZE DI NATURA DIVERSA DA QUELLA CAUSALE, ED ESIGE UN DIVERSO PRINCIPIO INTERPRETATIVO. Naturalmente È IMPRESA VANA CERCARE NEL MONDO MACROFISICO EVENTI ACAUSALI, se non altro PERCHÉ È IMPOSSIBILE RAPPRESENTARSI EVENTI NON SPIEGABILI, LEGATI DA UN RAPPORTO NON CAUSALE. Ciò non significa affatto, però, che eventi del genere non si verifichino. La loro esistenza procede logicamente – se non altro come possibilità – dalla premessa della verità statistica. NELLE SCIENZE NATURALI LA FORMULAZIONE DI UN PROBLEMA MIRA A EVENTI REGOLARI e, nella misura in cui il problema è di ordine sperimentale, a EVENTI RIPRODUCIBILI. In tal modo EVENTI CHE SI VERIFICANO UNA SOLA O POCHE VOLTE NON VENGONO PRESI IN ESAME. Inoltre l’esperimento impone alla natura condizioni restrittive, perché vuole indurla a rispondere a domande formulate dall’uomo. Di conseguenza OGNI RISPOSTA DELLA NATURA È GRAVATA DAL MODO IN CUI SI PONE LA DOMANDA, e il risultato rappresenta un prodotto ibrido. LA CONCEZIONE DEL MONDO FONDATA SU QUESTO CRITERIO, LA COSIDDETTA CONCEZIONE SCIENTIFICA, NON PUÒ QUINDI ESSERE SE NON UN PUNTO DI VISTA PARZIALE PREGIUDICATO IN SENSO PSICOLOGICO, CHE TRASCURA TUTTI GLI ASPETTI – TUTT’ALTRO CHE IRRILEVANTI – CHE NON È POSSIBILE COGLIERE STATISTICAMENTE. Ma per cogliere in qualche modo queste unicità o rarità sembra non ci sia altra strada, a prima vista, che ricorrere a DESCRIZIONI SINGOLE ALTRETTANTO «UNICHE». Ne risulterebbe una caotica raccolta di curiosità che ricorderebbe i vecchi gabinetti naturalistici, dove accanto a fossili e a malformazioni anatomiche si trovano anche il corno dell’unicorno, lo gnomo-mandragora e una sirena disseccata. Le SCIENZE NATURALI DESCRITTIVE, in primo luogo LA BIOLOGIA nella sua massima estensione, CONOSCONO BENISSIMO TALI «UNICITÀ», E IN QUESTO AMBITO BASTA PER ESEMPIO ‘UN SOLO’ ESEMPLARE ACCERTATO DI UN ESSERE VIVENTE, CHE DI PER SÉ LASCEREBBE ESTREMAMENTE INCREDULI, PER DIMOSTRARNE L’ESISTENZA. In questo caso però sono gli osservatori che hanno occasione di convincersi con i propri sensi dell’esistenza di un simile essere. Ma si tratta di eventi passeggeri che non si lasciano dietro nessuna traccia dimostrabile all’infuori di qualche brandello di memoria nella testa di alcune persone, UN SINGOLO TESTIMONE NON BASTA PIÙ, NÉ SONO SUFFICIENTI PARECCHI TESTIMONI OCULARI PER FAR APPARIRE ASSOLUTAMENTE CREDIBILE UN EVENTO UNICO. SI SA BENE QUANTA FIDUCIA MERITANO LE AFFERMAZIONI DEI TESTIMONI OCULARI! In questo caso s’impone imperiosamente la NECESSITÀ DI CERCARE SE L’EVENTO APPARENTEMENTE UNICO È VERAMENTE TALE IN BASE ALL’ESPERIENZA, O SE ESISTONO DA QUALCHE PARTE EVENTI UGUALI A ALMENO SIMILI. In questo quadro il ‘consensus omnium’ ha un ruolo psicologicamente significativo, certo, ma empiricamente un po’ scabroso; e si rivela utile solo in via eccezionale al fine della constatazione dei fatti. L’empiria non lo trascurerà, d’accordo, ma farà meglio a non fondarsi su di esso. EVENTI ASSOLUTAMENTE UNICI, TRANSITORI, LA CUI ESISTENZA È IRREFUTABILE CON QUALUNQUE MEZZO, MA NON PUÒ NEANCHE ESSERE PROVATA, NON POSSONO MAI ESSERE OGGETTO DI UNA SCIENZA SPERIMENTALE; EVENTI RARI INVECE SÌ, SE ESISTE UN NUMERO ABBASTANZA CONSISTENTE DI OSSERVAZIONI SINGOLE DEGNE DI FEDE. La loro cosiddetta ‘possibilità’ non ha la minima importanza in tale contesto: perché il criterio della possibilità discende a volte solo da una premessa condizionata dal tempo, intelligibile. NON VI SONO LEGGI NATURALI ASSOLUTE ALLA CUI AUTORITÀ APPELLARSI PER SOSTENERE I PROPRI GIUDIZI. SI PUÒ, PIÙ MODESTAMENTE, ESIGERE SOLTANTO UN NUMERO QUANTO PIÙ ALTO POSSIBILE DI OSSERVAZIONI SINGOLE. SE QUESTO NUMERO, CONSIDERATO STATISTICAMENTE, RESTA NELL’AMBITO DELLA PROBABILITÀ CAUSALE, CIÒ BASTA A DIMOSTRARE STATISTICAMENTE CHE SI TRATTA DI UN CASO; MA NON BASTA A SPIEGARLO. LA REGOLA HA SUBÌTO UN’ECCEZIONE. PER ESEMPIO, SE IL NUMERO DEI SINTOMI CHE DEFINISCONO UN COMPLESSO È INFERIORE AL NUMERO PROBABILE DEI DISTURBI PREVISTI NELL’ESPERIMENTO DELL’ASSOCIAZIONE, ciò non autorizza affatto a supporre che in questo caso non vi sia alcun complesso. Il che non ha impedito di considerare in passato i disturbi della reazione come fatti causali. Benché PROPRIO PARLANDO DI BIOLOGIA CI MUOVIAMO SU UN TERRENO IN CUI LE SPIEGAZIONI CAUSALI SONO SPESSO ASSAI INSODDISFACENTI O SEMBRANO QUASI IMPOSSIBILI, non vogliamo però occuparci qui del problema della biologia, ma domandarci invece: ESISTE, IN MANIERA ASSOLUTAMENTE GENERALE, NON SOLO UNA POSSIBILITÀ, MA ANCHE UNA REALTÀ DI EVENTI ACASUALI?”
CARL GUSTAV JUNG (1875 - 1961), “La sincronicità” (1952), (“Synchronizität als ein Prinzip akausaler Zusammenhänge”, Rascher, Zürich 1952), trad. di Silvano Daniele, pref. di Antonio Vitolo, Bollati Boringhieri, Torino 2012 (rist., I ed. 1980), 1. ‘Esposizione’, pp.17 – 19.


L'idea della rinascita è inseparabile da quella del karma. Il problema cruciale è se il karma di un uomo sia o no personale; se lo è allora il destino predeterminato col quale un uomo entra nella vita rappresenta il compimento delle opere di vite precedenti e perciò esiste una continuità personale. Se non è così, all'atto della nascita. si assume un karma impersonale, e allora questo si incarna di nuovo senza che vi sia alcuna continuità personale. Due volte i discepoli chiesero a Buddha se il karma dell'uomo fosse personale o no; ogni volta egli eluse la domanda e non esaminò la questione a fondo: saperlo, egli disse, non avrebbe contribuito alla liberazione di se stessi dall'illusione dell'esistenza. Buddha riteneva molto più utile per i suoi discepoli meditare sulla catena del Nidana, cioè sulla nascita, la vita, la vecchiaia, la morte, e sulla causa e l'effetto della sofferenza. Non conosco risposta alla domanda se il karma che io vivo sia il risultato di mie vite passate, o se non sia piuttosto il conseguimento dei miei antenati, la cui eredità si assomma in me. Sono forse una combinazione delle vite dei miei antenati, e reincarno le loro vite? Sono vissuto già nel passato, come una determinata personalità, e sono tanto progredito in quella vita da essere ora capace di cercare una soluzione? Non lo so. Buddha lasciò aperta la questione, e presumo che egli stesso non ne conoscesse con certezza la risposta.
Carl Gustav Jung. Ricordi sogni riflessioni


Mi sembra che sia molto più vincolante l'effetto degli intrecci sociali nella nostra vita di quanto non lo sia l'effetto del karma, comunque lo si voglia intendere. Sono più vincolata se condivido parti di esistenza con altri esistenti, che a dover scontare conseguenze di pensieri e azioni passate. A parte che poi il tempo dell'esazione non lo conosciamo e può anche darsi che paghiamo in quello che diciamo "oggi" tutto quello che faremo in un "domani" che forse è ciclico e non lineare. O forse esiste qui ed ora, anche se non ci sembra così...

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