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sabato 1 febbraio 2014

Pablo Neruda. Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi: voglio che la luce e il frumento delle tue mani amate passino una volta ancora su di me la loro freschezza: sentire la soavità che cambiò il mio destino. Voglio che tu viva mentr’ io, addormentato, t’attendo, voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento, che fiuti l’aroma del mare che amammo uniti e che continui a calpestare l’arena che calpestammo. Voglio che ciò che amo continui a esser vivo e te amai e cantai sopra tutte le cose, per questo continua a fiorire, fiorita, perchè raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina, perchè la mia ombra passeggi per la tua chioma, perchè così conoscano la ragione del mio canto. Pablo Neruda

l 23 settembre 1973, dodici giorni dopo il sanguinoso colpo di stato militare fascista in Cile, muore Pablo Neruda, poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1971.

Al funerale di Pablo Neruda

"La voce di tutti si levò in un canto e l’aria si riempì delle frasi proibite, gridando che el pueblo unido jamàs serà vencido, fronteggiando le armi che tremavano nelle mani dei soldati. Il corteo passò davanti a una costruzione e gli operai, gettando a terra i loro strumenti, si tolsero il casco e formarono una fila a testa bassa. Un uomo marciava con la camicia lacera ai polsini, senza gilé e con le scarpe rotte, recitando i versi più rivoluzionari del Poeta, con le lacrime che gli scendevano sulla faccia."
da La casa degli spiriti, Isabel Allende


Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi:
voglio che la luce e il frumento delle tue mani amate
passino una volta ancora su di me la loro freschezza:
sentire la soavità che cambiò il mio destino.
Voglio che tu viva mentr’ io, addormentato, t’attendo,
voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,
che fiuti l’aroma del mare che amammo uniti
e che continui a calpestare l’arena che calpestammo.
Voglio che ciò che amo continui a esser vivo
e te amai e cantai sopra tutte le cose,
per questo continua a fiorire, fiorita,
perchè raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,
perchè la mia ombra passeggi per la tua chioma,
perchè così conoscano la ragione del mio canto.
Pablo Neruda


Lasciate tranquilli quelli che nascono! Fate posto perché vivano! Non gli fate trovare tutto pensato, non gli leggete lo stesso libro, lasciate che scoprano l’aurora e che diano un nome ai loro baci.
Pablo Neruda

Ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo.
Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti.
Pablo Neruda

Potranno recidere tutti i fiori ma non potranno fermare la primavera
Pablo Neruda

Mio popolo, popolo mio, solleva il tuo destino! | Distruggi la prigione, apri i muri che ti rinchiudono! | Schiaccia il passo torvo del topo che comanda | dalla sua reggia: alza le tue lance all'aurora, | e lascia che nel più alto la tua stella irata | baleni e illumini le strade....
Pablo Neruda


“La timidezza è una condizione strana dell'anima, una categoria, una dimensione che si apre alla solitudine. È anche una sofferenza inseparabile, come se si avessero due epidermidi, e la seconda pelle interiore s'irritasse e contraesse di fronte alla vita. Fra le compagini umane, questa qualità o questo difetto fa parte di un insieme che costituisce nel tempo l'immortalità dell'essere.”
Pablo Neruda ( 12 luglio 1904 - 23 settembre 1973).



La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio.
Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle
Sant'Agostino



Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco :
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
Dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
Il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove.
T'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno."
Pablo Neruda






Agostino Degas Ciao Ivano, ho visto che hai condiviso questo lungo link da INFORMAZIONE LIBERA dove c'è un FALSO aforisma attribuito a Pablo Neruda. La frase sbagliata è questa: "La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” (Pablo Neruda). La frase giusta è questa : "La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle." (Sant'Agostino)
L'aforisma che sul web viene erroneamente attribuito a Neruda è scopiazzato, e pure in modo errato, dalla frase originale di Sant'Agostino. Sono più che convinto che Neruda non avrebbe mai commesso questo banalissimo errore. Riferendosi allo sdegno ed al coraggio, parole al maschile, si dice che sono FIGLIE ( al femminile) della speranza. E' chiaro , secondo me, che la frase attribuita erroneamente a Pablo Neruda è solo una bufala nata sul Web, una delle tantissime che girano...



"Ode al gatto" di Pablo Neruda
Gli animali furono imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa.Piano piano si misero in ordine, divennero paesaggio, acquistarono nèi, grazia. volo.
Il gatto,soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso:
nacque completamente rifinito, cammina solo e sa quello che vuole.

L'uomo vuol essere pesce e uccello, il serpente vorrebbe avere le ali, il cane è un leone spaesato, l'ingegnere vuol essere poeta, la mosca studia per rondine, il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto vuole essere solo gatto ed ogni gatto è gatto dai baffi alla coda, dal fiuto al topo vivo, dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità come la sua, non hanno la luna o il fiore una tale coesione: è una sola cosa come il sole o il topazio, e l'elastica linea del suo corpo, salda e sottile, è come la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo imperatore senz'orbe, conquistatore senza patria, minima tigre da salotto, nuziale sultano del cielo delle tegole erotiche, il vento dell'amore all'aria aperta reclami quando passi e posi quattro piedi delicati sul suolo, fiutando, diffidando di ogni cosa terrestre, perché tutto è immondo per l'immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente della casa, arrogante vestigio della notte, neghittoso, ginnastico ed estraneo,profondissimo gatto,poliziotto segreto delle stanze, insegna di un irreperibile velluto, probabilmente non c'è enigma nel tuo contegno, forse sei mistero, tutti sanno di te ed appartieni all'abitante meno misterioso, forse tutti si credono padroni, proprietari, parenti di gatti, compagni, colleghi, discepoli o amici del proprio gatto.

Io no. Io non sono d'accordo. Io non conosco il gatto. So tutto, la vita e il suo arcipelago, il mare e la città incalcolabile, la botanica, il gineceo coi suoi peccati, il per e il meno della matematica, gl'imbuti vulcanici del mondo, il guscio irreale del coccodrillo, la bontà ignorata del pompiere, l'atavismo azzurro del sacerdote, ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta, numeri d'oro stanno nei suoi occhi.






 


lunedì 22 ottobre 2012

John Powell. Non darmi, ti prego, un'etichetta fissa che sia impossibile togliermi di dosso. Io mi modifico incessantemente, sul ritmo delle mille situazioni in cui mi mette la vita di ogni giorno. Avvicinati quindi a me con stupore e meraviglia, e studia il mio viso, le mie mani, la mia voce per scorgere in essi i segnali del mio cambiamento: perché non c'e' dubbio che da ieri ad oggi io sia cambiato

"Non darmi, ti prego, un’etichetta fissa che sia impossibile togliermi di dosso. Io mi modifico incessantemente, sul ritmo delle mille situazioni in cui mi mette la vita di ogni giorno. Avvicinati quindi a me con stupore e meraviglia, e studia il mio viso, le mie mani, la mia voce per scorgere in essi i segni del mio cambiamento: perché non c’è dubbio che da ieri ad oggi io sia cambiato. Ma anche se questo lo riconosci, può accadere che io abbia paura a dirti chi sono."
John Powell





Etichettare significa trattare una persona come fosse una cosa: classificarla e archiviarla. Usarla..



 purtroppo troppo spesso ci si basa sulle "prime" impressioni e poi si continuano a "vedere" le persone con questi occhi, forse e' troppo difficile e faticoso guardare "oltre" o forse siamo solo un po' troppo "superficiali"




John Powell, Storie dal mio cuore, Gribaudi, 2004.


Raperonzolo
Questa è una favola... una favola dei fratelli Grimm, leggermente modificata. C'era una volta, così sembra, una giovane ragazza di nome Raperonzolo. Era tenuta prigioniera in una torre da una vecchia e brutta strega, dall'aspetto veramente repellente. La vecchia strega ripeteva sempre alla giovane e bella Raperonzolo: "Sei brutta come me, Raperonzolo!" Non essendoci specchi nella torre, Raperonzolo era sicura di essere brutta. Non aveva mai cercato di lasciare la torre, temendo che la sua bruttezza avrebbe fatto allontanare gli altri. Un giorno il principe azzurro arrivò sul suo cavallo bianco, mentre la giovane Raperonzolo era affacciata alla finestra della torre per prendere una boccata d'aria fresca. Si scambiarono un sorriso e fu amore a prima vista. Raperonzolo gettò le sue lunghe trecce bionde dalla finestra (le estremità, naturalmente, rimasero attaccate alla sua testa) e il principe azzurro, avendo fatto il boy scout, le intrecciò come una scaletta e salì. Quando i loro occhi si trovarono a pochi centimetri di distanza, Raperonzolo scoprì in quelli luminosi del principe azzurro di essere bellissima. Così si paracadutarono subito dalla finestra della torre e vissero per sempre felici e contenti.
Io penso che abbiamo tutti bisogno degli occhi di un altro per vedere la nostra bellezza. Come dice una canzone: Non sei nessuno finché qualcuno non ti ama. Mi chiedo: i miei occhi riflettono a coloro che mi sono intorno la loro bellezza?".

Ciò che io sono, in qualunque momento del processo del divenire una persona, sarà determinato dalla mia relazione con coloro che mi amano o rifiutano di amarmi, con coloro che io amo o rifiuto di amare.
Pag. 28


L'uovo dell'aquila
Un indiano d'America trovò un uovo d'aquila per terra, fuori dal nido. Egli cercò il nido, ma non riuscì a trovarlo, poiché le aquile costruiscono i nidi in cima agli alberi. Così, con le migliori intenzioni, l'indiano mise l'uovo nel nido di un pollo della prateria e lì esso si schiuse. Quando l'aquila uscì dall'uovo, si guardò intorno per vedere come comportarsi. Vide gli altri polli della prateria che si alzavano un metro da terra e poi, gracchiando, raspavano il terreno. Così si mise a fare la stessa cosa. Quasi alla fine della sua vita, vide un uccello che volava orgoglioso al di sopra della sua testa. Domandò con meraviglia "Cos'è quello?" e un pollo a lui accanto gli rispose "Quella, amico mio, è un'aquila, ma non farti venire in mente di riuscire a fare ciò che fa lei. Lei vola su fino al sole, ma tu sei un pollo della prateria come tutti noi". La storia finisce male: l'aquila muore pensando di essere un pollo della prateria. Gli essere umani sono molto simili: se ci diciamo di essere polli, ci solleveremo solo un metro da terra. Ma, se dicessimo a qualcuno che è un'aquila, be', forse riuscirebbe a volare fino al Sole.

Siamo specchi l'uno per l'altro.
Pag. 126


Cercatori di bene, pagg. 124 - 125
Alcuni anni fa, un gruppo di ricercatori decise di studiare la felicità con un metodo puramente scientifico. Così selezionarono le 100 persone più felici e contente che riuscissero a trovare. Intervistarono queste 100 persone felici e inserirono le loro interviste nel computer, con lo scopo di trovare che cosa avessero in comune. All'inizio furono messi un po' fuori strada dal fatto che il 70 per cento di essi proveniva da piccole città con meno di 15.000 abitanti. Proprio quando erano sul punto di rinunciare scoprirono che il 100 per cento di queste persone aveva veramente qualcosa in comune. Erano tutti classici "cercatori di bene". (Gli scienziati dovettero inventarsi questo termine per descrivere questa qualità). Cercavano il bene in se stessi, negli altri e in tutte le situazioni della vita. Tornando a noi, una delle vicine università mi avrebbe dato una laurea ad honorem in cambio di un discorso di inizio anno. Fui naturalmente ben contento di farlo. Così improntai il mio discorso d'inizio anno sui "cercatori di bene". Sollecitai i laureandi a diventare cercatori di bene, perché ero sicuro che sarebbero stati più felici. Circa due mesi dopo, ricevetti la lettera di una di quei laureati. Mi diceva che, quel giorno, suo padre aveva fatto tantissime foto alla cerimonia di laurea e alla festa che c'era stata dopo, per scoprire, solo alla fine della giornata, che non c'era il rullino dentro la macchina fotografica. Dopo avermi raccontato questo, concluse scrivendo: "La sfido ad essere un cercatore di bene in questa occasione e a trovarci del bene". Le scrissi: "Pensa all'umiltà che tuo padre ha guadagnato da questo errore. Eccolo lì, padre di una laureata, ma incapace di mostrare le foto a causa di una sua svista. E pensa alla meravigliosa opportunità per te di accettare le sue scuse e perdonarlo".

C'è una promessa in ogni problema, un arcobaleno dopo ogni temporale, il calore in ogni inverno.
Cercatori di bene, pagg. 124 - 125



La morte di Marilyn Monroe
Ci sono molte storie plausibili riguardo la morte di questa diva. Una di queste rivela che abbia telefonato a un divo del cinema e gli abbia detto di avere appena assunto una dose letale di sonnifero. Usando le parole di Rhett Butler in Via col vento, questo le rispose: "Francamente, mia cara, non mi interessa". Marilyn gettò il telefono a terra. E così lei morì. Quando la sua cameriera scoprì il corpo, il mattino seguente, trovò il telefono a terra accanto al letto. Le ultime parole che aveva udito erano state: "Non mi interessa". Non me ne importa niente. Claire Boothe Luce ha scritto un pezzo tagliente per la rivista Life, intitolato "Ciò che veramente ha ucciso Marilyn". Nell'articolo diceva che il telefono in terra era in qualche maniera stranamente simbolico della vita di Marilyn e di tutte le vite umane.
Pag. 14

Stiamo tutti cercando e sperando che a qualcuno possa interessare. Non siamo mai meno che degli individui, ma non siamo mai solamente individui. Nessun uomo è un'isola.

Ray Charles e la cecità 
Ray Charles era un grande pianista e cantante non vedente. Ho assistito a una sua intervista che vale la pena di riportare. L'intervistatore gli chiese: "Ho sentito dire che se Dio le volesse restituire la vista, lei non accetterebbe. È vero?" Il pianista-cantante confermò che si trattava della verità. Disse: "Quando non si vede, si apprezzano di più gli altri e talvolta la tua vita viene toccata da persone meravigliose, che magari non sono confezionate meravigliosamente, ma se sei cieco non lo sai. Ad esempio, quando uno dei miei figli mi sale in grembo, io sento solo che c'è qualcuno lì che mi ama e che io amo. Se vedessi, probabilmente noterei lo sporco sui suoi vestiti o sulle sue scarpe. E forse direi: Vai a pulirti, prima di venirmi in braccio. Ma io non lo vedo come bianco o negro, pulito o sporco. Sento solo su di me 33 chili d'amore".

Forse non mi sarei ricordato di questa intervista, se un medico oculista non mi avesse detto anni fa: "Ci sono probabilità che lei diventi cieco, un giorno". Infatti, oggi lo sono. Sto già curando con attenzione la poca vista che mi è rimasta. Cerco di imprimere bene nella mia mente il cielo, le foglie, i laghi, e penso al giorno in cui questi panorami potranno non esserci più. Questo pensiero mi rende triste. Poi ricordo le parole di Ray Charles.


Suicidio per annegamento
Anni fa scrissi un piccolo libro intitolato Touched by God, dove parlavo di come Dio ha toccato la mia vita. Ricevetti allora una lettera che catturò in modo particolare la mia attenzione. Questa persona raccontava di aver vissuto una vita "cattiva" e di aver concluso che ci fosse un unico modo per fermare tutto questo male, cioè il suicidio. L'autrice della lettera aveva deciso la morte per annegamento. Una mattina all'alba, aveva passeggiato in riva all'oceano, mentre le spiagge erano deserte. Aveva camminato lungo la riva sabbiosa, dando un lento addio a tutti coloro che aveva conosciuto. Improvvisamente, una voce forte, imperiosa ma gentile, le disse di fermarsi, voltarsi e guardare verso il basso. Lei vide che l'oceano aveva cancellato le sue impronte. "Ti sto chiamando a vivere e ad amare, non a morire", continuò la strana voce, "Come l'oceano ha cancellato le tue impronte, così il mio amore e la mia pietà hanno cancellato i tuoi peccati. Ti sto chiamando a vivere e ad amare".

L'autrice della lettera ammetteva di non aver condiviso prima questa esperienza con nessuno, per due motivi: "Il primo motivo è che si tratta di una faccenda profondamente personale ed il secondo è che la mia vita si basa su quell'unica esperienza e non voglio che qualcuno la minimizzi dicendo: Non volevi morire e ti sei inventata una voce."


L'ultimo capitolo
Nel 1995 mi sono ritirato dall'insegnamento. La mia intenzione era di continuare a parlare pubblicamente e a scrivere. Benché avessi avuto alcuni impedimenti fisici, non ritenevo che avrebbero potuto rallentarmi molto. Chi mi conosce mi ha sempre considerato come una persona dall'energia illimitata. Intorno ai vent'anni, mi fu diagnosticata una malformazione genetica che comportava una graduale perdita della vista. Dalla diagnosi iniziale, non avevo notato rilevanti cambiamenti con il passare degli anni. Pensavo di essere fortunato. Ho anche avuto episodi di perdita dell'equilibrio, ma riuscivo a compensare abbastanza bene questa situazione, ogni volta che avveniva. Facevo ancora delle vasche in piscina e andavo in ufficio a scrivere. Ma i miei anni sfortunati stavano per cominciare: l'udito iniziò a diminuire; avevo bisogno di una protesi all'anca; mi dissero che avevo il diabete; sia gli occhi sia l'equilibrio peggiorarono. Uno dei medici che consultai disse che la carne al fuoco era talmente tanta che avrebbe potuto definire il mio caso "Sindrome di Powell". Durante questi anni difficili, mi mantenevo attivo. Non credo che qualcuno di noi smetta mai di pensare a se stesso come giovane, eppure prima o poi la fantasia e la realtà non coincidono più. Me ne resi conto nel 2000, quando arrivò per me il momento di ritirarmi in una casa di cura per gesuiti. È stata dura per me lasciare la mia famiglia e gli amici di Chicago, ma l'addio più duro è stato alla mia idea di essere ancora giovane e indipendente. Per anni avevo fatto terapia alle persone parafrasando Viktor Frankl: "Non chiedete alla vita, lasciate che la vita chieda a voi". Così, adesso sto seguendo i miei stessi consigli. Ora chiedo a Dio che cosa quest'ultimo capitolo della vita abbia da insegnarmi. Comincio a vedermi gradualmente ritornare al primo capitolo della mia vita. E ascolto le storie di Dio su quanto siamo amati tutti i giorni della nostra vita.
John Powell, L'ultimo capitolo, pagg. 140 - 141

https://it.wikiquote.org/wiki/John_Powell


John Powell, gesuita, professore alla Loyola University di Chicago, conferenziere, è autore di bestseller che hanno venduto più di 12.000.000 di copie e sono stati tradotti in dodici lingue. Tra questi, presso Gribaudi, Perché ho paura di dirti chi sono e Perché ho paura di amare.

https://books.google.it/books?id=KAx3AqGvDX4C&pg=PA146&lpg=PA146&dq=%22John+Powell%22+Storie+dal+mio+cuore&source=bl&ots=mLOO2c9w7-&sig=YcRRjTL87BrnLV5W5kDJqTjq5l0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjpzLLV1OPKAhUH7g4KHf8MBrYQ6AEIMDAD#v=onepage&q=%22John%20Powell%22%20Storie%20dal%20mio%20cuore&f=false

domenica 9 settembre 2012

Messico. Nayarit. Marieta Islands. Ci si entra In barca, il posto si chiama "islas marietas" e si trova a Nayarit, Messico, vicino a Puerto Vallarta





Hidden Beach, Marieta Islands, Mexico







 L'ombelico del mondo...




 il posto preciso si chiama "Marieta Islands"..sono piccole isole disabitate a pochi Km dalla costa occidentale del Messico..








 Aime' si va con l'aereo la linea è Roma- Madrid ..da Madrid si prende un'altro aereo intercontinentale giornaliero che arriva a Citta' del Messico....da 7 a 9 ore di volo ancora non è finita da Citta del Messico si prende un'altro aereo locale che ti porta a Puerto Vallarta nella parte occidentale il Pacifico x intenderci una oretta di volo arrivati all'aeroporto di Puerto Vallarta proprio dietro l'aeroporto c'è la marina di Vallarta da non confondere...c'è anche quella militare....da li ci si informa ci si imbarca ed in un paio di ore si arriva al cenote.........ce ne sono molti anche famosi nella pen. youcatan dove ci sono le piramidi Maya, Cancun Tulum, il costo per 2 persone 12 giorni mettiti a disposizione 12.000,00 euri




 ‎.....un magnifico xenote! ♥




magico mexico...




Marietas Islands, Puerto Vallarta, Mexico....specifico!!!!! beeellloooo!!!



quant'è bello il nostro pianeta, ma continuiamo ad ucciderlo



un poketto claustrofobico ma splendido!




ma il problema É ... come si scende per fare il bagno?



ma come si entra...? :))



 e come si esce...



 C'è l'ascensore ? Mi raccomando per le cartacce e le buste di plastica!



 ci si entra In barca, ed è vero questo Non è puerto vallarta, il posto si chiama "islas marietas" e si trova a nayarit, messico (vicino a puerto vallarta) .



 bellissimo...vorrei andarci.....non da sola però..!



 http://www.tumblr.com/tagged/hidden-beachecco come si entra.... anche a piedi...








Bellissimo posto ma... http://images.vanityfair.it/Storage/Assets/Crops/315207/8/141947/piscine-naturali-grotta-della-poesia_650x435.jpg Grotta della Poesia, Roca, Salento (molto più vicino e bello) ;-)))))))))

Chichen Itza, Mexico - Sacred Cenote Azul

Cinque sono i cenotes che si trovano nel Messico nord-orientale, ma indubbiamente quello più misterioso è quello dello Zacaton, considerato dai Maya l’accesso al mondo degli dei…


Un particolare tipo di grotta, con presenza di acqua dolce, come quella raffigurata nell’immagine viene definita in America Centrale e nel Messico Meridionale Cenote (dove la “c” iniziale cede il posto ad una “s” nella pronuncia). Il nome deriva dal linguaggio Maya, ma oggi è molto usato anche per descrivere fenomeni carsici simili, dove sono semplicemente chiamati sinkholes.

La formazione dei cenote viene fatta risalire a stadi di basso livello marino nel corso delle glaciazioni pleistoceniche. Sono simili a piccoli laghi circolari o lagune con cascatelle ai margini. Possono essere di varie dimensioni e profondità, ma esistono alcuni casi che sono famosi nel mondo per maestosità e naturalezza. E’ il caso dello Zacatón, il più profondo di cinque cenotes situati all’interno del El Rancho Asufrosa, nel Messico nord-orientale. Scoperto durante un giro di ricognizione compiuto al termine di due settimane di esplorazione e di rilievo nel Nacimiento Santa Clara, un sistema di grotte sito ai piedi dell’Al Abra. Le loro acque sono caratterizzate da un odore sulfureo piuttosto marcato. In uno di questi, denominato Poza Asufrosa, lo zolfo precipita dalle pareti circostanti per poi galleggiare sulla superficie, creando una specie di zattera. E le loro acque sono particolarmente calde, sempre attorno ai 30 gradi.

Leggende millenarie sono legate allo Zacaton e parlano di misteri e presenze divine. I Maya, nello Yucatan, attribuivano a Madre Terra le origini di questi pozzi. Definiti luoghi misteriosi, sacri, oggetti di culto e di attrazione, sono rari luoghi di fusione tra sacro e profano. Qui arrivava l’acqua potabile da lontane falde acquifere collegate ad essi per il sottosuolo. Ma erano anche luoghi ideali per riti esoterici, scenari perfetti per unire fisicamente e spiritualmente i sacerdoti alle forze telluriche del sottosuolo, per combattere i nemici, reali o immaginari, del popolo.

A testimonianza di ciò, tra i fondali dello Zacaton, si trovano tesori nascosti…la porta di accesso al mondo degli dei veniva usata anche per mandare gioielli e ori in occasione di festività o per richiedere grazie o miracoli. Venivano anche esumati corpi di defunti particolarmente importanti perchè giungessero prima nel mondo celeste…

Che sia davvero la porta d’ingresso al mondo degli dei?


 I cenotes di Chichen Itza, una meraviglia fuori dalla realtà.


Ci sono stata non in questo della foto ma in un altro simile e al pensiero mi viene la pelle d oca un emozione unica farci il bagno!bellissimo



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