domenica 16 settembre 2018

Elizabeth Strout, Olive Kitteridge. E quando lui non le rispose avvertì un dolore alle viscere, come se una scheggia di angoscia vecchia di secoli vibrasse in profondità dentro di lei. Come la estenuava, quel dolore così peculiare, così familiare; un peso che le pareva una spessa lastra ossidata d'argento che si allargava dentro di lei e poi buttava tutto all'aria, spegneva le luci, i lampioni, la neve fresca; tutta la bellezza delle cose, tutto svanito.


"E quando lui non le rispose avvertì un dolore alle viscere, come se una scheggia di angoscia vecchia di secoli vibrasse in profondità dentro di lei. Come la estenuava, quel dolore così peculiare, così familiare; un peso che le pareva una spessa lastra ossidata d'argento che si allargava dentro di lei e poi buttava tutto all'aria, spegneva le luci, i lampioni, la neve fresca; tutta la bellezza delle cose, tutto svanito". 
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


C'erano giorni, se lo ricordava, in cui Henry le teneva la mano mentre tornavano a casa, due persone di mezza età, nella pienezza degli anni. Si erano resi conto della gioia tranquilla di quei momenti? Molto probabilmente no. La maggior parte della gente non era abbastanza consapevole della propria vita mentre la viveva. Ma ora lei aveva quel ricordo, un ricordo sano e puro. Forse erano il suo ricordo più puro, quei momenti sul campo da calcio, perché ce n'erano altri in lei che non lo erano.  
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, pag. 231



Alzò gli occhi per guardarlo, erano talmente gonfi che quasi non riusciva a aprirli; si era tolta gli occhiali per asciugarseli col fazzoletto. “Parlo in continuazione con te, nella mia testa”, disse. 
Si rimise gli occhiali.
“Scusami”, sussurrò.
“Per cosa?”.
“Perchè parlo in continuazione con te, nella mia testa”.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


"E poi mentre il piccolo aeroplano si alzava in volo e Olive vedeva dispiegarsi sotto di sé campi di un verde tenero e luminoso sotto il sole del mattino, e più lontano i contorni della costa, l'oceano scintillante quasi piatto, solcato dalle minuscole scie bianche di qualche peschereccio di aragoste, in quel momento Olive aveva avvertito un sentimento che non si aspettava più di provare: un improvviso impeto di avidità per la vita. Si era sporta in avanti, sbirciando fuori dal finestrino: dolci nuvolette bianche, il cielo azzurro come il suo cappello il verde novello dei campi, la grande distesa d'acqua: visto da lassù tutto questo appariva meraviglioso, sorprendente. Ricordò che cosa fosse la speranza: era ciò che provava in quel momento. Quel tumulto di stomaco che ti spinge avanti e ti trascina attraverso la vita proprio come le barche sotto di lei fendevano l'acqua scintillante, proprio come l'aereo avanzava verso un posto nuovo, in cui qualcuno aveva bisogno di lei." 
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, pag. 287



Mio padre? Si è sparato.

“Niente biglietto”, aggiunse la signora Kitteridge.
“Mia madre la prese malissimo che non avesse lasciato un biglietto.
Pensava fosse il minimo, scriverle due righe, come quando andava dal droghiere.
Continuava a ripetere "era premuroso, mi lasciava un biglietto ogni volta che andava da qualche parte”. Ma in realtà non era andato da nessuna parte. Era rimasto lì, in cucina.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, pag 42


c'è qualcosa che a volte si gonfia come la testa di una seppia
e spara un liquido nero dentro di me. Non ho mai voluto essere così.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


 Avrebbe voluto dirle: ascolta, dottor Sue, in me c'è' qualcosa che a volte si gonfia come la testa di una seppia e spara un liquido nero dentro di me. Non ho mai voluto essere così, ma lo giuro, ho amato mio figlio.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, pag. 105


Quello che i giovani non sanno, pensò Olive mentre si sdraiava accanto a quell’uomo, con la mano di lui sulla spalla, sul braccio; oh, quello che i giovani non sanno. Non sanno che i corpi anziani, rugosi e bitorzoluti sono altrettanto bisognosi dei loro corpi giovani e sodi, che l’amore non va respinto con noncuranza, come un pasticcino posato assieme ad altri su un piatto passato in giro per l’ennesima volta. No, se l’amore era disponibile, lo si sceglieva, o non lo si sceglieva. E se il piatto di Olive era stato pieno della bontà di Henry e lei lo aveva trovato gravoso, limitandosi a mangiucchiare qualche briciola alla volta, era perché non sapeva quello che tutti dovrebbero sapere: che sprechiamo inconsciamente un giorno dopo l’altro. E perciò, se l’uomo accanto a lei non era il genere di uomo che lei avrebbe scelto prima di allora, che importanza aveva? Molto probabilmente neanche lui avrebbe scelto lei. Però erano lì e Olive si immaginò due fette di formaggio svizzero premute insieme, i buchi che ciascuno dei due aveva da dare a quell’unione, i pezzi che la vita ti levava di dosso. Olive aveva gli occhi chiusi, e la sua anima stanca era attraversata di ondate di gratitudine e rimpianto. Immaginò la stanza piena di sole, le pareti accarezzate dai raggi, i cespugli là fuori. Il mondo la confondeva. Non voleva ancora lasciarlo.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, pag. 381


Come se avesse saputo ciò che Harmon non sapeva, che le vite si saldano insieme come ossa e a volte le fratture non guariscono. Ma era inutile parlarne con Harmon. E' inutile parlarne con chiunque, una volta che si è contagiati a quella maniera.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


Henry si chiese che cosa le fosse accaduto nella sua giovane vita per indurla a non credere nella felicità; forse era stata la malattia della madre (..) o forse, pensò mentre tornava agli scatoloni, essere cattolici significava sentirsi sempre in colpa di tutto.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge



Ciascuno dei suoi figli era stato il suo preferito
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


Era come se non avesse mai superato la sensazione che doveva aver provato da bambina, quell'ipersensibilità verso l'odore estraneo delle case degli altri, la paura che rivestiva il modo poco familiare di chiudersi della porta di un bagno, lo scricchiolio delle scale consumate da impronte che non fossero le proprie.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


Perfino Freud lo aveva detto:
“Dobbiamo amare, altrimenti ci ammaliamo”.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


Non si erano mai baciati, non si erano nemmeno toccati,
si erano solo passati accanto, molto vicini
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


"Oddio, sì, era felice di non avere lasciato Henry. Non aveva mai avuto un amico altrettanto leale e gentile di suo marito. Eppure, ferma dietro al figlio in attesa che scattasse il verde, Olive ricordò che inframmezzati a tutto il resto c'erano stati momenti in cui aveva avvertito una solitudine così profonda che una volta, non molti anni prima, mentre si stava facendo otturare un dente, il gesto delicato con cui il dentista le aveva voltato il mento con le dita morbide era stato per lei una tenera gentilezza di una profondità quasi straziante, e aveva deglutito con un mugolio di desiderio mentre le lacrime le spuntavano dagli occhi. ("Tutto bene signora Kitteridge?", le aveva chiesto il dentista."
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge


Quella sera, mentre usciva dalla scuola nell'aria invernale e si avviava verso il parcheggio lontano dove si trovava la loro auto, con Henry accanto che continuava a chiacchierare, Olive aveva la sensazione di essere stata vista. E prima di allora non si era mai nemmeno resa conto di sentirsi invisibile. L'autunno successivo Jim O'Casey lasciò il lavoro all'accademia e iniziò a insegnare nello stesso liceo di Olive, quello frequentato da Christopher. Dato che era di strada li accompagnava entrambi ogni mattina, e poi li riportava a casa. Lei aveva quarantaquattro anni e lui cinquantatré. Si considerava una donna ormai anziana, ma naturalmente non era vero. Era alta, e l'aumento di peso legato alla menopausa aveva appena iniziato a preannunciarsi. Perciò a quarantaquattro anni Olive Kitteridge era una donna alta, dalla figura piena, che senza neppure un clacson di avvertimento, come da un enorme camion silenzioso giunto da dietro all'improvviso mentre passeggiava lungo un viottolo di campagna, era stata travolta dai propri sentimenti. "Se ti chiedessi di venire via con me, lo faresti?". Le parlò con calma, mentre pranzavano nel suo ufficio. "Sì", rispose lei. Jim O'Casey la guardò addentando la mela che mangiava sempre per pranzo, solo quella e nient'altro. "Andresti a casa stasera e lo diresti a Henry?". "Sì", rispose lei. Era come progettare un omicidio. "Forse ho fatto bene a non chiedertelo". "Sì".
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, pag. 190


Non era più la ragazza di un tempo (nessuna ragazza rimane tale) ma una madre stanca, e le guance rotonde si erano sgonfiate proprio come il ventre si era espanso, al punto da mostrare già un accenno del fardello della vita che la schiacciava a terra.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, pag. 43


Suo padre si voltò. "Frittelle?", le chiese. Winnie non le voleva. "Ma certo", rispose.
Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, pag. 282



Nessuno vuole mai credere che sia troppo tardi, ma lo sta sempre diventando. E poi lo è.
Elizabeth Strout, I ragazzi Burgess 


Mi meraviglia come riusciamo a trovare modi per sentirci superiori a un'altra persona, o a un gruppo di persone. Succede dappertutto, di continuo. Comunque lo si chiami, a mio giudizio è il fondo del barile di chi siamo, questo bisogno di trovare qualcuno da snobbare.
Elizabeth Strout, Mi chiamo Lucy Barton

sabato 15 settembre 2018

Come è caduto l’Impero Romano. Anche gli antichi romani avevano il “reddito di cittadinanza”. A quel punto, le pensioni militari finirono per gravare sui contribuenti. E non solo le pensioni. Il limite del bisogno Antropologia economica di Roma arcaica è un libro in cui Cristiano Viglietti, antropologo del mondo antico, spiega il contratto sociale di Roma antica nella forma del diritto di ogni cittadino a due iugeri di terra a testa: il mezzo ettaro che si poteva arare in due giornate di lavoro con una coppia di buoi al giogo, corrispondente al minimo che serviva al cittadino romano per avere l’autosufficienza economica. Proprio l’assegnazione dei due iugeri sanciva la concessione della cittadinanza allo straniero, allo stesso modo in cui oggi si dà il passaporto.

Come è caduto l’Impero Romano.

Perché cadde l’Impero Romano? 
Colpa dei Barbari, come sosteneva in particolare André Piganiol e come oggi tornano a evocare i teorici dell’allarme immigrazione? L’effetto dissolvente del Cristianesimo, secondo la vecchia tesi cara a Edward Gibbon e a Voltaire? Il raggiungimento di una capacità massima di espansione dopo il quale fu necessario passare da un sistema di difesa avanzata a uno di difesa in profondità che accentuando l’importanza delle fortificazioni precipitò la globalizzazione in feudalesimo, secondo quanto teorizzava La grande strategia dell’Impero Romano di Edward Luttwak? Pure Friedrich Engels puntava il dito sulla fine delle grandi guerre di conquista, che non alimentando più il flusso di schiavi necessario al modo di produzione schiavistico avrebbe portato alla servitù della gleba e all’economia curtense. Max Weber incolpò l’inflazione. Angelo Fusari il mancato decollo capitalista. Santo Mazzarino e Giorgio Ruffolo dicevano che era stata semplicemente la ripresa dei vecchi nazionalismi. Sono tesi che non si escludono affatto tra di loro, e possono anzi sostenersi a vicenda. Ma, se alla fine, fosse stato tutto semplicemente un problema di pensioni?

Secondo un rapporto del World Economic Forum, nel 2050 i sistemi pensionistici di otto Paesi che rappresentano assieme la maggior parte dell’economia mondiale salteranno per mancanza di sostenibilità. Attenzione che non stiamo parlando dell’Italia: nella lista ci sono infatti Stati Uniti, Regno Unito, Cina, India, Giappone, Canada, Australia e Paesi Bassi! E che succede quando un’economia di dimensioni mondiali non riesce più a sostenere un sistema pensionistico? 

Narra Svetonio: 
Augusto uniformò la paga e i premi di tutto l’esercito secondo il grado militare, fissando al tempo stesso la durata della ferma e gli emolumenti dovuti al suo completamento, di modo che i soldati, tornati alla vita civile, non avrebbero avuto motivo di ribellarsi perché troppo vecchi o privi del capitale bastante a guadagnarsi onestamente da vivere”. 
Per “capitalizzare” il sistema, il fondatore dell’Impero sacrificò il suo patrimonio personale, spendendo 600 milioni di sesterzi in Italia e 280 nelle province in acquisti di terre per i veterani.  Anche se erano soldi che i veterani stessi gli avevano procurato, quando avevano sottratto a Cleopatra l’erario statale egiziano. Ma già il bilancio dell’imperatore era andato in sofferenza, tanto che si era iniziato a supplire con quelle requisizioni di cui la vittima più illustre fu il poeta Virgilio.

Nel 6, dunque, Augusto pensò di inaugurare una delle più durature tradizioni italiane, statalizzando il deficit in un aerarium militare che si mangiò gli ultimi 170 milioni rimasti. Per alimentare questa prima Inps della storia, furono istituite allora due imposte: una del 5% sulle successioni, ed una dell’1% sulle vendite all’incanto

Come ha scritto lo storico Jean-Michel Carrié, tra salari, premi di arruolamento, premi di smobilitazione, esenzioni fiscali, assegnazioni di terre e concessioni di cittadinanza, la militia romana era “una sorta di piano di risparmio, con versamenti di premi periodici nel corso del contratto e costituzione di un capitale disponibile alla scadenza, accresciuto da interessi sotto forma di prestigio sociale”. Purtroppo, era un sistema che “mimava” gli effetti della “capitalizzazione”, ma poteva effettivamente alimentarla solo coi bottini di guerra. Anche in questo schema dunque, come in quelli di Engels e di Luttwak, i guai iniziano quando con Traiano si è finito di conquistare il conquistabile. Oltre il confine africano c’è il deserto; la Persia degli Arsacidi e poi dei Sasanidi è uno Stato troppo solidamente organizzato per debellarlo; la Germania dai tempi di Teutoburgo si è rivelata una terra troppo costosa da occupare. Adriano, successore di Traiano, addirittura si ritira dall’Iraq, pur di ottenere la pace. Più tardi Aureliano mollerà perfino la Dacia, pur con la sua profonda romanizzazione.

Anche gli antichi romani avevano il “reddito di cittadinanza”.
A quel punto, le pensioni militari finirono per gravare sui contribuenti. E non solo le pensioni. Il limite del bisogno Antropologia economica di Roma arcaica è un libro in cui Cristiano Viglietti, antropologo del mondo antico, spiega il contratto sociale di Roma antica nella forma del diritto di ogni cittadino a due iugeri di terra a testa: il mezzo ettaro che si poteva arare in due giornate di lavoro con una coppia di buoi al giogo, corrispondente al minimo che serviva al cittadino romano per avere l’autosufficienza economica. Proprio l’assegnazione dei due iugeri sanciva la concessione della cittadinanza allo straniero, allo stesso modo in cui oggi si dà il passaporto. Perché proprio quell’indipendenza economica assicurava che il cittadino potesse adempiere a proprie spese ai propri diritti e doveri fondamentali: contribuire alla formazione della volontà politica della res publica nei comizi, e partecipare alla sua difesa nell’esercito. Ma, come si impara a scuola, la storia di Roma è appunto dominata dalla rottura continua di questo equilibrio e dal tentativo di ricostituirlo. I soldati impegnati nelle guerre infatti erano costretti a rivendere le terre non coltivate e a cadere nell’indigenza. E i riformatori sociali tipo i Gracchi chiedevano di ridistribuire le terre per ricreare l’originario equilibrio. Alla fine furono gli stessi leader dei populares a rendersi conto che l’antica società dei piccoli coltivatori-soldati non era più riproponibile, nella metropoli ormai padrona del Mediterraneo. E nel grande compromesso che portò all’Impero i termini della questione cambiarono del tutto.

Da una parte, infatti, i soldati divennero professionisti. 
Dall’altra, si accettò che la grande proprietà lavorata da schiavi era economicamente più produttiva dei piccoli appezzamenti. Ma al posto dei due iugeri i cittadini, per lo meno nella capitale, ottennero il diritto alle frumentationes: la distribuzione di un reddito di cittadinanza rappresentato non solo dai generi alimentari, ma anche dall’accesso agli spettacoli pubblici e alle terme. Il panem et circenses, ma anche il diritto all’igiene di massa, che solo poteva assicurare che le grandi concentrazioni urbane dell’Impero non fossero travolte dalle epidemie

Ma anche le terme dopo un po’ cominciarono a creare un problema di sostenibilità, per via della sempre maggior quantità di legname che assorbivano: una vicenda ricostruita da Jeremy Rifkin in un denso paragrafo sulla “termodinamica di Roma antica” nel suo L’economia all’idrogeno

E tutto va allora assieme. Per finanziare reddito di cittadinanza e pensioni la moneta si inflazionò. Tasse, inflazioni e eccesso di deforestazione iniziarono a sfasciare l’economia

Diocleziano per blindarla adottò un sistema di vincoli statalisti che invece gli diede il colpo di grazia. Il cristianesimo con il suo sistema di carità si inserì nella crisi del welfare, contribuendo però a minare l’ideologia su cui l’Impero era nato. E i barbari non fecero che approfittare di un sistema ormai già collassato.


@Maurizio Stefanini | 14 settembre 2018

https://www.nextquotidiano.it/impero-romano-pensioni/

mercoledì 12 settembre 2018

Banfield. Familismo amorale - amoral familism. Edward C. Banfield coniò la celebre formula di “familismo amorale” (amoral familism) che appare nel libro "Le basi morali di una società arretrata" (“The moral basis of backward society”, 1ª ed. 1958) per descrivere certi comportamenti collettivi da lui osservati in una cittadina del nostro Mezzogiorno (chiamata "Montegrano" nella finzione sociologica) [...] definizione di familismo amorale che egli stesso ne fa e che cito dalla mia edizione del 1976: «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo», si capirà subito che non è stricto sensu “immorale” tendere ad anteporre la propria famiglia alla Città, alla collettività, alla comunità.

Familismo amorale - amoral familism,  Edward C. Banfield.
Precisazioni sul termine e concetto di "familismo amorale".
Il termine e concetto di “familismo amorale” ha conosciuto decenni di oscuramento nella cultura italiana per ragioni non difficili da spiegare seguendo due ordini di fattori: 

1) l’egemonia culturale marxista che sulla base del materialismo storico (dialettica tra struttura economica e sovrastruttura ideologica, la prima che determina la seconda) deprezzava ogni acquisizione sociologica o antropologica in cui, viceversa, venivano valorizzati i fattori mentali-culturali (le ideologie o le mentalità) che a certe condizioni precedono o determinano i fattori strutturali. Insomma Marx contro Weber per riportare il tutto alle “idee madri” dei due pensatori tedeschi

2) il fatto che tale denominazione di familismo amorale fosse stata enucleata da un sociologo-antropologo americano conservatore al servizio del Pentagono e da alcuni sospettato addirittura di essere un “barba finta”. Inoltre, siccome tale nozione trascinava con sé la descrizione di una “società arretrata”, avvistata per di più in Italia, non piacque alla maggioranza dei nostri intellettuali di essere associati a questo ambito semantico, che come annoterò in seguito, ci svalorizzava.

Oggi invece il termine e concetto viene usato e abusato.

Facciamo allora qualche sforzo di precisazione. 
Quando Edward C. Banfield coniò la celebre formula di “familismo amorale” (amoral familism) che appare nel libro "Le basi morali di una società arretrata" (“The moral basis of backward society”, 1ª ed. 1958) per descrivere certi comportamenti collettivi da lui osservati in una cittadina del nostro Mezzogiorno (chiamata "Montegrano" nella finzione sociologica) adottò l’aggettivo “amoral” in maniera piuttosto precisa dal punto di vista semantico. Non “immoral” (che pure esiste nel vocabolario anglosassone) ma “amoral”, e a ben ragione.

Se richiamiamo la definizione di familismo amorale che egli stesso ne fa e che cito dalla mia edizione del 1976: «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo», si capirà subito che non è stricto sensu “immorale” tendere ad anteporre la propria famiglia alla Città, alla collettività, alla comunità. È normale e non è dunque “immorale” pensare ai propri cari: ciò avviene sotto qualsiasi cielo morale. Quel che Banfield intendeva sottolineare con “amorale” è che questo comportamento quando non ha altri scopi che questo, non pensa collettivo, non sviluppa comportamenti orientati alla comunità (“community oriented”) non si pone nemmeno obiettivi relativi all’ethos, allo spirito pubblico. È cioè un comportamento esclusivo, ostile o avulso da preoccupazioni “sociali” che non siano interessi o convenienze. (“Chi cc’è ppi mia?” Cosa c’è per me, Che me ne viene a me, si interroga il catanese medio prima di muovere qualsiasi passo verso il collettivo).

Tutto ciò quanto all’aggettivo amorale. 
Quanto al sostantivo, "familismo", si capirà ben presto che tale termine non descrive sempre e solo il proprio nucleo familiare ovvero gli atti di promozione della famiglia verso i propri componenti. Facile intuire che, per Banfield, in effetti la nozione di familismo amorale è estensibile a qualsiasi gruppo, non solo familiare, ma alla conventicola, alla corporazione, alla cricca, al sindacato, al partito, al gruppo amicale detto cronyism ecc., ossia tutti quei soggetti che contrappongono valori “particolaristici” a quelli universalistici: in altri termini è un valore mentale-culturale oltre che una devastante prassi sociale che, così come prospettato da Banfield, si contrappone alla "civicness", al senso civico. Sotto questo riguardo è “familismo amorale” per esempio accettare o chiedere voti di scambio (fatto esplicitamente trattato da Banfield in alcune implicazioni che troverete in fondo pagina), accettare o chiedere raccomandazioni, ma anche, stressando il concetto nei suoi confini semantici, non donare il sangue, non denunciare comportamenti criminosi ecc., farsi i fatti propri, ecc.; ovvero non condividere o osteggiare comportamenti community oriented.

Da questa incapacità a “pensare collettivo” motivata da particolarismo e da sfiducia verso gli altri nasce per Banfield un problema sia per l’economia che per la politica. Questo è un punto su cui porre la massima attenzione. In economia non fai un passo avanti nello sviluppo se non sai aggregarti agli altri, e in politica non otterrai la democrazia (autogoverno), perché come aveva già osservato Tocqueville nella "Democrazia in America" (fonte di ispirazione di Banfield) tale assetto politico nasce dall’associazionismo, ossia dalla capacità che hanno gli individui di uscire fuori da se stessi, dal proprio nucleo familiare e dalla propria corporazione per sviluppare comportamenti orientati verso la comunità, di partecipare alla vita pubblica. E avrai pertanto in ultima analisi una società “arretrata”.

Riporto il passo cruciale ove Banfield chiarisce questo concetto.

«Non si può attuare un sistema economico moderno se non si sa curare e mantenere in vita un’organizzazione professionale; in altri termini, più elevato è il livello di vita che ci si propone di raggiungere, tanto più risulterà indispensabile l’organizzazione. L’incapacità di organizzarsi costituisce ugualmente un ostacolo al progresso politico: infatti proprio dalla possibilità di coordinare, in relazione ai problemi di interesse pubblico, le linee di condotta di un gran numero di persone dipende, tra l’altro, l’attuazione di forme di autogoverno. In breve, i medesimi elementi che concorrono alla formazione di un’associazione ai fini economici, concorrono altresì alla formazione di associazioni di carattere politico».

Un’ultima noterella linguistica che però la dice lunga sull’adozione dei termini è la seguente: la prima traduzione italiana del libro (1961) ebbe un titolo generico "Una comunità del Mezzogiorno". Perché? Voleva evitare quella etichetta deprezzatoria che è nel titolo e che è già un giudizio di valore: “società arretrata”. E nessuno ama essere definito “arretrato".

Alfio Squillaci


venerdì 7 settembre 2018

Nerone. L'incendio di Roma? Lui non c'entrava niente. Anzi, ospitò gli scampati e pagò i danni di tasca sua. Ma fu anche un pacifista, un grande urbanista, un marito innamorato. E varò una 'patrimoniale' che fece infuriare i super ricchi...

E' ora: riabilitiamo Nerone.
L'incendio di Roma? Lui non c'entrava niente. Anzi, ospitò gli scampati e pagò i danni di tasca sua. Ma fu anche un pacifista, un grande urbanista, un marito innamorato. E varò una 'patrimoniale' che fece infuriare i super ricchi...

Nerone non appiccò l'incendio che devastò Roma e anzi la ricostruì con un modernissimo piano regolatore. Si macchiò del delitto più atroce, il matricidio, pur se aborriva il sangue, non mise mai piede in un campo militare perché detestava la guerra, era tiranneggiato dalla poesia e dall'amore per la seconda, impegnativa moglie Poppea. Biondo-rosso, con le lentiggini e gli occhi chiari, salito al trono a meno di 17 anni e suicida a soli 30, l'ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, successore di Augusto e nipote del grande generale Germanico, è stato un personaggio controverso che però non merita la fama nefasta che da sempre lo accompagna. Non fu quella macchietta che ci ha restituito il cinema, né il tiranno dissoluto descritto dagli storici. Fu esagerato e teatrale nei comportamenti, ma non un uomo lascivo e crudele. Ebbe la fortuna di avere accanto a sé precettori del calibro di Seneca, si cimentò nella musica, amò la letteratura, le gare sportive e i divertimenti circensi. 

Marisa Ranieri Panetta, archeologa e studiosa neroniana, avverte: 
"Nerone non era un personaggio negativo a tutto tondo. Fu un monarca molto amato dal popolo romano e dalle sue legioni. La gente, dopo la sua morte, continuò per anni a depositare fiori sulla sua tomba". [...]

Nonostante luci e ombre, Nerone era quindi un imperatore moderno?
"Sicuramente è stato un anticipatore dei tempi. Storici e biografi come Svetonio e Tacito, seppure a lui ostili, non ne possono tacere la grandissima popolarità, la fedeltà dei soldati e la munificenza nel regnare. Offrì stipendi a vita ai senatori in difficoltà, pretese lo svolgimento pubblico dei processi, diminuì i premi ai delatori. Dal punto di vista architettonico e urbanistico, Nerone dette un'impronta grandiosa e scenografica a Roma. Le sue terme, vicino al Pantheon, erano famose per il lusso e il comfort. Per se stesso, pretese il meglio: si volle immortalare in un Colosso di bronzo dorato e diede avvio alla Domus Aurea. Per la soddisfazione del popolo, inventò i "missilia", specie di gettoni a cui corrispondevano dei premi, che lanciava durante i giochi. Si preoccupò anche dei porti di Anzio e Ostia, che fornì di un sistema di canali all'avanguardia. Aveva inoltre un gran senso della propaganda: quando venne a Roma Tiridate, fratello del re dei Parti, avvolse la città nell'oro". 

Ebbe, però, molti problemi: il Senato lo dichiarò "hostis publicus", nemico pubblico...
"Nerone fu in contrasto con la sua classe dirigente. All'origine dei dissidi ci fu la sua riforma tributaria che oggi potremmo definire una specie di "patrimoniale", basata sul censo

L'imperatore non faceva guerre di conquista come Traiano, che ricoprì Roma con l'oro e l'argento dei Daci. Le risorse imperiali non erano inesauribili, così pensò di introdurre tasse dirette. Ma il Senato si oppose e la sua vita privata divenne il bersaglio preferito. Fu attaccato per le sue dissolutezze e cominciarono a circolare libelli diffamatori".

Nerone era un pacifista?
"Oggi lo definiremmo così. Fece chiudere le porte del tempio di Giano per dimostrare che l'impero era in pace. Non fu temprato dalla vita militare e durante il suo regno non fece guerre di conquista, piuttosto badò a difendere i confini. Non si recò mai negli accampamenti, eppure gran parte delle legioni gli furono fedeli fino all'ultimo, quando alcune province si ribellarono. Nerone era portato per la filosofia e la musica, adorava le corse con gli aurighi, aveva un carattere che mal si adattava alle ambizioni della madre Agrippina che aveva sposato Claudio per accrescere il suo potere e favorire l'ascesa del figlio. Il suo modello erano i greci: voleva essere un novello Apollo, incoraggiò i concorsi di poesia e le gare atletiche. La cultura, l'arte e l'architettura ebbero tutti gli onori. Lo dovette ammettere anche Tacito che Roma, dopo l'incendio, era più bella di prima.

Ma che cosa si può dire dell'incendio?
"Non fu lui il responsabile del disastro, ma se ne servì per edificare la sua reggia, incolpando i cristiani della catastrofe. Nerone era ad Anzio quando scoppiò. Fece di tutto per limitare i danni e pagò parte della ricostruzione con le sue risorse. Ospitò gli scampati nei suoi giardini ed ebbe l'idea geniale di riempire le paludi di Ostia con le macerie, così da bonificarle. Per la Roma del futuro, volle materiali ignifughi per le case, tanti porticati, strade più larghe e più punti di rifornimento per l'acqua". 

Che rapporti ebbe con le donne?
"Amò fino alla perdizione la seconda bellissima moglie Poppea. Con lei dilapidava interi patrimoni, circondandosi del lusso più sfrenato. E quando lei morì volle celebrare nuove nozze con il liberto Sporo perché vi trovava una somiglianza con Poppea. La prima moglie Ottavia, la sorellastra che sposò dodicenne, non venne mai amata, fu ripudiata e poi uccisa. Ma la donna che determinò il suo destino fu la madre Agrippina. Quando Nerone capì, certamente Seneca complice, che per ribadire il suo potere voleva usurparglielo, non si oppose alla sua morte. Dopo, fu perseguitato per sempre dal rimorso.

DI ARIANNA DI GENOVA




espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2011/03/31/news/e-ora-riabilitiamo-nerone-1.30074

domenica 19 agosto 2018

Simone Tempia, "una vita con Lloyd", Il mio maggiordomo immaginario.

... e quindi giù il cappello.
Nel novembre 2014, tre anni e una sbriciolata di giorni fa, un maggiordomo immaginario di nome Lloyd suonò al campanello di una magione di fantasia. Non cercava un impiego, ma, come ebbe a confessarmi tempo dopo, passando davanti alla mia vita “provò la netta sensazione che ci fosse del lavoro da fare”. Ho sempre creduto alle sue parole ma non abbastanza da non pensare che qualcuno l'avesse mandato da me.
Nel novembre 2014 un maggiordomo immaginario entrò nella mia vita e iniziò a mettere ordine tra i pensieri con una discrezione invidiabile: mai una volta che abbia rotto un antico equilibrio (così fragile e così delicato), mai che si sia dimenticato di chiudere un discorso quando lo lasciavo involontariamente aperto, mai che abbia rinunciato a lucidare un pensiero perché tanto sarebbe comunque ritornato a impolverarsi.
Mai che abbia perduto le speranze che gli avevo affidato.
Nonostante chi non ha mai creduto che un maggiordomo potesse avere così tanti meriti.
“Vedrai che prima o poi ti tradirà” mi dicevano.
Nonostante chi non ha mai creduto che un maggiordomo potesse rimanere con me tanto a lungo. “Vedrai che non riuscirai a mantenerlo” mi dicevano.
Nonostante chi non ha mai ritenuto che un maggiordomo potesse essere davvero utile. “Vedrai che non ti servirà a niente” mi dicevano.
Nonostante i nonostante sono arrivati due libri dalle numerose ristampe e dalle ancor più numerose presentazioni.
Nel novembre 2014, tre anni e una sventagliata di giorni fa, Lloyd usciva per la prima volta su Facebook ed entrava nella mia vita. Nel gennaio 2018, a partire da domani martedì 23 e per ogni settimana, Vita con Lloyd sarà ospitato dal Corriere Buone Notizie, inserto gratuito del martedì del Corriere della Sera. Una rubrica, una vera e propria rubrica. Sul maggiore quotidiano nazionale. Nonostante.
… e quindi giù il cappello. Devo togliermelo davanti a ciascuno di voi, signore e signori che ogni giorno siete qui con me. Giù il cappello in segno di rispetto e gratitudine. Perché Lloyd siete anche voi.

Grazie.
Simone Tempia


Dopo aver apprezzato Vita con Lloyd, il racconto ironico, surreale, tagliente e mai banale del rapporto tra un Sir ed il suo maggiordomo immaginario che scandaglia e conosce nel dettaglio l’animo umano, eccoci di nuovo alle prese con questo amato duo. Ma ora siamo In Viaggio con Lloyd, un momento cruciale e malinconico della loro vita narrativa in cui Sir deve affrontare “Un viaggio dentro noi stessi, alla ricerca di una maturità che ci sfugge.”

http://www.ilpungolo.org/2017/12/01/il-fermacarte-in-viaggio-con-lloyd-simone-tempia/


Quando nasciamo, la vita ci regala sostanzialmente una cosa: un pezzo di terreno su cui erigere la nostra personalità grazie al materiale fornito dall’esperienza. E visto che ciascuno è libero di costruirla come vuole, è ovvio che una personalità non sia quasi mai uguale a un’altra. Ci sono personalità solide, personalità traballanti, personalità spigolose, personalità quadrate, personalità complesse. Personalità per tutti i giorni e seconde personalità riservate solo alle vacanze. Personalità con solide fondamenta, personalità accoglienti, personalità spoglie, personalità a schiera tutte carine e ordinate, personalità isolate e isolanti, personalità all’ultimo piano con cui guardare gli altri dall’alto in basso. Forse per un difetto architettonico, forse di ingegneria, forse semplicemente a causa di qualche irregolarità nel terreno, io mi sono ritrovato con una personalità ingestibile.
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.
[Di Lloyd, di sir e di come tutto ha avuto inizio. Compreso un libro]




Ognuno dovrebbe dipingere le sue emozioni, ci si renderebbe molto più conto...
Maria Rita Casarella


- E questo quadro chi ce lo manda, Lloyd?"
- La sua ansia, sir. Lei ha dipinto il peggior scenario possibile"
- Molto realistico e affascinante. Dovremo spostare le altre rappresentazioni del reale per appenderlo"
"Sir. i quadri della sua ansia sono molto ingombranti.
Piuttosto che fargli spazio, gli troverei una parete libera"
"Tipo quale Loyd?"
Tipo quella della cantina, sir"
"l.lovd. ma dalla cantina non ci passo quasi mai"
"Appunto, sir..."


“Lloyd, perché le persone hanno paura di voltare pagina nella vita?”
“Perché hanno il timore di quello che potrebbero trovare dopo, sir”
C'è un modo di superarlo, Lloyd?”“
Credo, sir, che voltare pagina sia una preoccupazione per chi legge, ma una necessità per chi scrive”
“Fai controllare le scorte di penne, Lloyd”
“Immediatamente e con piacere, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Dove vai con scopa e paletta, Lloyd?”
“A raccogliere il suo sogno infranto, sir”
“Lascialo dov'è… ormai non serve più a niente”
“Ma a mettere i piedi sui frammenti di sogni, ci si ferisce all'improvviso, sir”
“E coi pezzi, che ci facciamo?”
“Di sicuro la sua creatività saprà come sfruttarli, sir”
“Per qualche opera d'arte, Lloyd?”
“Per qualche capolavoro d'esperienza, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Lloyd cos'è quella macchia scura che vedo sulla settimana?”
“Un pensiero funesto, sir”
“Chiama subito l'imbianchino e falla coprire!”
“Se mi consente, sir, a volte i pensieri funesti sono segno di una perdita di sicurezza”
“Dici che dovrei vedere cosa c'è sotto, Lloyd?”
“O riparare quello che dentro si è rotto, sir”
“E il pensiero così funesto scomparirà…”
“Ancora meglio, sir: non se ne formeranno altri”
“Molto bene, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Lloyd, cos’è quel quadro in soggiorno?”
“Un regalo della sua ansia, sir”
“Non pensavo si fosse data all’arte…”
“La sua ansia è molto creativa, sir”
“Ma tu hai capito cos’è?”
“È il futuro, sir”
“Non l’avevo riconosciuto dipinto così a tinte fosche”
“Dove lo vuole mettere, sir?”
“Pensavo al caminetto”
“Sopra, sir?”
“Meglio dentro, Lloyd”
“Eccellente disposizione d'animo, sir"
“Grazie mille, Lloyd”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)



“Ho lasciato correre la fantasia ed è inciampata nella realtà, Lloyd”
“Si è fatta male, sir?”
“Sì, e mi sento in colpa. Cosa posso fare?”
“Le asciughi le lacrime e la faccia tornare a giocare, sir”
“Ma potrebbe cadere di nuovo, Lloyd…”
“A volte ciò che conta non è eliminare tutti gli ostacoli, ma togliere
la paura di affrontarli, sir”
“Grazie mille, Lloyd”
“Dovere, sir. Dovere…”
  (Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)



“Non so da cosa travestirmi per Halloween, Lloyd”
“Potrebbe provare con l’ipocrisia, sir”
“Ipocrisia, Lloyd?”
“È una faccia di bronzo con un grande sorriso finto che copre i veri pensieri, sir”
“E cosa c’è di spaventoso in questo costume, Lloyd?”
“Chi lo indossa, sir”
“Davvero terribile, Lloyd”
“Decisamente, sir. Decisamente…”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Vorrei una settimana da incorniciare, Lloyd”
“Allora inizi a dipingerla, sir”
“Non so da dove iniziare, Lloyd”
“Consiglierei di partire da un buon soggetto, sir”
“E quale potrebbe essere, Lloyd?”
“L'io, sir”
“Pennelli e tavolozza, Lloyd”
“Immediatamente, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Lloyd, mi aiuti a prendere una posizione sul tema del giorno?”
“Certamente, sir. Ha già un’opinione con cui prenderla?”
“In realtà non ne ho una vera e propria. Ma possiamo usare quella di altri, no?”
“Sir, chi insegue la massa senza essersi costruito una propria opinione, anziché riuscire a prendere una posizione, rischia di perdere qualcosa di molto più prezioso”
“Il tempo, Lloyd?”
“La faccia, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Odio vivere nelle ristrettezze, Lloyd”
“Suggerirei allora di provare a ridimensionarsi, sir”
“Certe diete richiedono enormi sacrifici, Lloyd…”
“Che in cambio però ci ridanno qualcosa di ancor più importante, sir”
“La linea che avevamo perduto, Lloyd?”
“Quella fame che avevamo dimenticato, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Lloyd, mi viene voglia di lasciar andare tutto”
“E allora perché non farlo, sir?”
“Dici che è una cosa utile, Lloyd?”
“A volte bisogna buttare tutto all'aria per vedere quel che davvero sa volare, sir”
“E allora forza, Lloyd!”
“Buona giornata, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Cos'è tutta quell'erbaccia là fuori, Lloyd?”
 “Erba voglio, sir”
 “Quella non cresce neanche nel giardino del re!”
 “Ma infesta i campi di chi rimane servitore, sir”
 “E come la si elimina, Lloyd?”
 “Sradicandola e coltivando fruttuosi desideri, sir”
 “Chiama il giardiniere, Lloyd” “Immediatamente, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Cosa sta accadendo nelle nostre strade, Lloyd?”
“Nulla che non sia già accaduto nella testa delle persone, sir”
“Mi stai forse dicendo di capire la violenza, Lloyd?”
“Capire non vuol dire giustificare, sir”
“E cosa vuol dire, Lloyd?”
“Vuol dire curare, sir”
“Sarà una lunga degenza, Lloyd”
“L'alternativa è una lenta e terribile agonia, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Non capisco perché la gente si ostini a dire certe stupidaggini”
“Sir, anche nella più grande sciocchezza si nasconde una preziosa verità”
“Su ciò di cui si discute, Lloyd?”
“O su coloro con cui si discute, sir”
“Pensiero davvero profondo, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)

«Sir, credo che debba modificare il suo metro di giudizio».
«E perché mai, Lloyd?
Mi ha sempre permesso di misurare
adeguatamente tutte le situazioni».
«Ma non di prendere le giuste distanze da certe persone, sir».
«Consigli, Lloyd?».
«Data la situazione, dal metro passerei almeno al chilometro, sir».
«Saggia scelta, Lloyd».
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Lloyd, mi sento fragile”
“Per quale ragione, sir?”
“Non lo so, ma ho l’impressione di poter andare in mille pezzi da un momento all’altro”
“Sir, anche l'oceano, divenendo pioggia, si separa in mille gocce.
Eppure nessuno pensa che sia fragile”
“Questo cosa significa, Lloyd?”
“Che la fragilità, sir, non è perdere la propria forma.
Ma non accettare di averne altre”
“Grazie mille, Lloyd”
“Prego, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)



«Come si risponde a una proposta indecente, Lloyd?».
«Ricordandosi che non è la proposta a essere indecente ma la persona che la fa, sir».
«Quindi secondo te che dovrei fare?». «Consiglierei di lasciarla cadere nel nulla, sir».
«La proposta?».
«Eventualmente anche quella, sir». «Molto chiaro, Lloyd».
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)
Il mio maggiordomo immaginario
di SIMONE TEMPIA


“Ma che posto curioso, Lloyd”
“È il mercato delle giustificazioni, sir”
“E cosa sarebbe, Lloyd?”
“Un luogo dove le persone fingono di aver ragione da vendere, sir”
“E in realtà cosa hanno”
“Spesso e volentieri solo dei torti marci, sir”
“Ma quindi mentono, Lloyd!”
“Più a loro stessi che agli altri, sir”
“Luogo triste, Lloyd…”
“Mai quanto chi vi passa il tempo, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)

“Lloyd, cosa sta facendo il giardiniere?”
“Sta sradicando l’ostentazione che era cresciuta negli ultimi tempi, sir”
“Aveva un gradevole profumo di successo, Lloyd”
“Ma era anche il cibo preferito dall’insicurezza, sir”
“Perché pensi fosse un problema, Lloyd?”
“Perché ciò che si nutre, cresce, sir”
“Togliamola tutta, eh, Lloyd”
“Fino all’ultimo stelo, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)



“Lloyd, tu che ci vedi bene: che stanno facendo quelle persone?”
“Stanno sfidandosi a chi sta peggio, sir”
“C'è qualche premio in palio, Lloyd?”
“Solitamente nella gara dei lamenti chi vince si dimostra perdente, sir”
“Meglio trovare uno sport diverso, Lloyd”
“O una diversa disciplina, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


"Non mi sento per niente bene, Lloyd"
“È la consueta ansia primaverile, sir”
“Malattia stagionale, Lloyd?”
“Direi allergia ai cambiamenti, sir”
“Forse dovrei prendere qualcosa…”
“Qualche decisione con una buona dose di imprudenza potrebbe essere adatta, sir”
“Pensi mi farà bene, Lloyd?”
“Credo che le darà il meglio, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


"Per oggi direi abito nero come il mio umore e camicia di cotone ritorto come la vita, Lloyd"
“E per la cravatta un nodo scorsoio, sir?”
“Non sei divertente, Lloyd”
“Temo non lo sia nemmeno lei in questo periodo, sir”
“L'allegria non è un dovere da compiere, Lloyd”
“Ma è un diritto da esercitare, sir”
“Vediamo se c'è qualcosa di diverso in armadio, Lloyd?”
“Molto appropriato, sir. Molto appropriato”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


"Ma perché gli addii fanno così dannatamente male, Lloyd?"
“Perché ci strappano ciò che siamo stati, sir”
“E non c'è modo di limitare la sofferenza?”
“Magari pensando che per ogni persona che se ne va ne arriva un'altra nella nostra vita, sir”
“Qualcuno ancora da incontrare, Lloyd?”
“Un sé ancora da scoprire, sir”
“Questo darà senso al dolore, Lloyd?”
“Questo dà senso alla vita, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


“Mi sembra di non andare da nessuna parte, Lloyd”
“Questo perché sta girando intorno ai problemi, sir”
“E come si spezza questo circolo, Lloyd?”
“Andando dritti per la propria strada, sir”
“Bisognerebbe riconoscere qual è…”
“Sir, ci son molte strade che si allontanano dalle difficoltà, ma solo una che le attraversa”
“Ed è la strada giusta?”
“Direi più la retta via, sir”
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)



"Lloyd, lo senti anche tu questo frastuono?"
“È il fiume di parole che sta esondando dopo le elezioni, sir”
“E perché nessuno fa niente?”
“Perché tutti sperano di portar acqua al proprio mulino per macinare qualche consenso, sir”
“Ricordami perché non abbiamo un mulino, Lloyd”
“Perché abbiamo sufficiente farina del nostro sacco, sir”
“Eccellente… ah, Lloyd!”
“Sì, sir?”
“E il fiume di parole?”
“Speriamo che non finisca per una volta in un mare di chiacchiere, sir”
“Molto bene, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Che gran fila di persone, Lloyd”
“È il pellegrinaggio di alcuni politici al santuario della Beata ignoranza”
“Ci vanno a chiedere una grazia, Lloyd?”
“No, sir. Per prendere i voti”
“E diventar monaci?”
“Direi fingersi santi, sir”
“Teniamoci lontani da certe mete, Lloyd”
“Molto saggio, sir. Molto saggio”.
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, temo stia tirando troppo la corda”
“Tranquillo, Lloyd. Non si spezzerà”
“Sir, temo stia facendo un errore molto comune”
“Quale, Lloyd?”
“Concentrarsi sulla corda e non su ciò che si trova dall'altro capo”
“Dici che potrei tirarmelo addosso?”
“O, ancor peggio, venir trascinato via, sir”
“Forse è meglio lasciare un attimo…”
“Saggia scelta, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.



“Sir, la vedo preoccupato”
“Non riesco a cancellare una persona dalla mia vita, Lloyd”
“Sir, il problema non è tanto cancellare qualcuno, quanto le pagine della vita scritte con lui”
“Ci vuole tanto coraggio a strappare certe belle pagine, Lloyd”
“Ma ce ne vuole di più nel volerle mantenere, sir”
“Lasciamo questo libro nella libreria del passato, Lloyd?”
“Eccellente disposizione, sir. Eccellente”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Impegni per la settimana, Lloyd?”
“Essere felice, sir”
“Parlavo del lavoro, Lloyd?”
“La felicità è un lavoro a tempo pieno, sir.
Il resto sono passatempi retribuiti”
“Forse non mi sono spiegato, Lloyd…”
“O forse non si è ancora del tutto capito, sir”
“Rivediamo le priorità, Lloyd…”
“Con estremo piacere, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


"Sir, cosa fa sulla spiaggia?”
“Guardo tutti i miei progetti arenati, Lloyd”
“Una collezione di vascelli davvero notevole, sir”
“Saranno notevoli ma non sono mai andati in porto, Lloyd!”
“Ma non sono nemmeno colati a picco, sir”
“Dici che qualcuno potrà tornare a prendere il largo, Lloyd?”
“Con forza di braccia e di volontà direi di sì, sir”
“E allora salpiamo, Lloyd”
“Con molto piacere, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Guarda Lloyd! Da quassù le mie preoccupazioni sembrano piccolissime!”
“Se vuole, sir, posso sganciare un’altra zavorra di doveri per alzarci ulteriormente”
“E poi come torniamo giù Lloyd?”
“Non si preoccupi, sir. Prima o poi la gravità di qualche situazione o anche solo la pressione lavorativa ci riporterà con i piedi per terra”
“Ma ha senso Lloyd, salire per poi essere costretti a scendere?”
“Dipende, sir”
“Da cosa, Lloyd?”
“Dalla capacità di godersi il punto di vista, sir”
“Saliamo ancora, Lloyd”
“Con estremo piacere, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir c’è qualcosa che la preoccupa?”
“Lloyd credo di aver fatto uno strappo alla regola”
“Niente di grave, sir”
“Dici Lloyd?”
“Certo, sir. Gli strappi, se sono piccoli, permettono di vedere cosa c’è dentro alle regole”
“E una volta che lo si è scoperto, Lloyd?”
“Si capirà quali regole è meglio rammendare. E quali no, sir.”
“Porta ago e filo, Lloyd”
“Con molto piacere, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, chiama la sarta.
Devo mettere una toppa a una situazione”
“Se mi permette, sir,
quel che si strappa lo fa perché non ci va più bene”
“Però era una situazione a cui mi ero affezionato”
“Nulla le vieta di tenerla nell'armadio dell'esperienza, sir”
“Però non posso più entrarci, Lloyd”
“Non vedo come questo sia un male, sir”
“Molto chiaro, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, il tempo ha portato via un altro pezzo della mia storia”
“È una cosa che tende a fare ogni volta che passa, sir”
“Però da quel buco entra un gran freddo. Cerchiamo di riempirlo con delle parole. O tappezziamolo con dei ricordi”
“Sir, se vuole un suggerimento, lo lascerei così com’è. Magari con una cornice di silenzio intorno”
“Per sottolineare quel che manca, Lloyd”
“Per non dimenticare quel che c'era, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


Ma dove siamo finiti, Lloyd?”
“Siamo in mezzo alla campagna elettorale, sir”
“E cosa è, Lloyd?”
“Un campo di battaglia dove si seminano odi per raccogliere consensi, sir”
“Quindi è pieno di contadini qui intorno, Lloyd?”
“Direi più di cacciatori, sir”
“Finiremo per essere prede anche noi, Lloyd?”
“Non se eviteremo di farci colpire da certe sparate, sir”
“Via di corsa, Lloyd”
“Molto saggio, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.



“Sir, c’è un motivo per cui ha le braccia alzate?”
“Mi sono arreso all’evidenza Lloyd”
“Non pensavo ci fosse in corso un conflitto, sir”
“Da sempre, Lloyd. Ma questa volta il generale buon senso ha avuto la meglio”
“È stata una sconfitta dura, sir?”
“Fortunatamente no, Lloyd.
Dopo la presa di coscienza ho dichiarato la ritirata per limitare le perdite di dignità”
“Eccellente strategia, sir.”
“Grazie Lloyd”
“Prego, sir“
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


"Sir, vedo che si è accollato nuovamente il lavoro d'altri"
“Sai come si dice, Lloyd: Chi fa da sé…”
“Divide il merito con chi non c'è, sir”
“Non è così che finiva la frase, Lloyd”
“Ma è così che finiscono certe situazioni, sir”
“Credo di aver colto, Lloyd”
“Credo anche io, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, presto! Mettiti al volante!”
“Dove si va, sir?”
“Dobbiamo seguire la dieta, Lloyd!”
“C’è un motivo per cui si è dato ai pedinamenti, sir?”
“Una grossa taglia, Lloyd”
“Da guadagnare?”
“Da perdere, Lloyd”
“Se mi permette, suggerirei allora l'autodisciplina biturbo, sir”
“Eccellente scelta, Lloyd“
“Grazie mille, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, noto che sta volando molto basso”
“È per evitare di farmi male cadendo, Lloyd”
“Anche la caduta da una sedia può essere dolorosa, sir”
“E questo che vorrebbe dire, Lloyd?”
“Che la differenza tra uno schianto e l’atterraggio
non sta nel perdere quota ma nel mantenere il controllo, sir”
“Dici che potrei staccarmi più da terra, Lloyd?”
“O anche solo essere più sollevato, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


"Che bel teporino, Lloyd"
“Credo che sia per via della speranza che ha acceso in una persona, sir”
“Ma se l'ho accesa in un altro, perché sono io a sentire il caldo?”
“Perché, anche non sapendolo, gli sarà sempre vicino, sir”
“Eccellente spiegazione, Lloyd”
“Grazie mille, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


"Sir, mentre era fuori di sé il peggio è passato"
“Ha lasciato qualcosa per me, Lloyd?”
“Qualche speranza a brandelli e due o tre rapporti strappati”
“I soliti rifiuti, insomma”
“Che se cuciti insieme con un filo di umiltà
possono trasformarsi in un sacco di curiosità, sir”
“E a che serve, Lloyd?”
“Solitamente a non perdere quel che il meglio porterà, sir”
“Passami il kit da cucito, Lloyd”
“Immediatamente, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Cosa fa sdraiato sul pavimento, sir?”
“Stavo facendo un esperimento, Lloyd…”
“Quale, sir?”
“Notavo che da questa posizione anche i più piccoli mucchietti di impegni sembrano montagne invalicabili”
“È colpa dell’assenza di prospettiva che si ha quando si è terra, sir”
“E dire che basta solo risollevarsi un po’…”
“Per scoprire che l’orizzonte delle possibilità è più ampio del previsto, sir?”
“Esattamente, Lloyd”
“Sir è sempre arguto”
“Grazie Lloyd”
“Prego, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, non capisco perché le buone notizie non mi rendano felice”
“Temo che abbia qualche problema nell’accoglierle, sir”
“Eppure quando si sono presentate le abbiamo sempre celebrate a dovere”
“A poco servono le cerimonie fuori, se non ci sono festeggiamenti dentro, sir…”
“Abbiamo bisogno di una nuova orchestra, Lloyd”
“E, se mi permette, di eliminare i vecchi complessi, sir”
“Provvedi subito, Lloyd”
“Con piacere, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Perché certa gente prende impegni se non li può mantenere, Lloyd?”
“Perché pensano, caricandosi di responsabilità, di avere maggior peso, sir”
“Responsabilità che però poi gettano sulla testa di altri…”
“Fortunatamente, sir, un pallone gonfiato senza zavorra vola via più facilmente”
“E verrà spinto lontano da un soffio di vento, Lloyd?”
“O dal sospiro di sollievo per essersi liberati di lui, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, come è possibile che le preoccupazioni mi raggiungano ovunque vado?”
“Perché le porta sempre con sé, sir”
“Non capisco come mai lo faccio…”
“A volte, sir, le persone credono di essere i propri problemi.
Quando in realtà dovrebbero provare a essere le soluzioni”
“E le soluzioni non ci raggiungeranno, Lloyd?”
“Molto meglio, sir. Le seguiremo”
“Molto saggio, Lloyd”
“Grazie mille, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd mi porteresti le bende?”
“Ha deciso di fasciarsi nuovamente la testa prima di rompersela, sir?”
“Se non altro risparmio tempo, Lloyd”
“Allora perché non usare un cappello, sir?”
“Non credo che mi possa essere molto più utile, Lloyd”
“Sir, l’eleganza può essere inefficace talvolta, ma inutile non lo è mai”
“Scolpiamola sulla pietra questa, Lloyd”
“Se mi permette, anche nella memoria, sir" 
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, cos’è questo fracasso?”
“È in corso una gara di scaricabarile, sir”
“Senti che tonfi!”
“È perché ogni barile è pieno di responsabilità, sir”
“Immagino che per gareggiare ci vogliano braccia d’acciaio”
“In realtà basta solo una discreta faccia di bronzo, sir”
“Adamantino, Lloyd”
“Grazie mille, sir” 
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


 “Tutto bene, sir?”
“No, Lloyd.
Speravo che le ultime novità portassero un cambiamento nella mia vita e invece guarda…”
“Sir, io credo che non siano le novità a portare i cambiamenti, ma i cambiamenti a portare le novità”
“E quale sarebbe la differenza, Lloyd?”
“Che le novità si attendono. I cambiamenti si fanno, sir”
“Credo di aver colto, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Ha fatto nuovi acquisti, sir?”
“Un condizionatore del pensiero, Lloyd!
L’ultimo ritrovato per mantenere la giusta freddezza anche quando il clima è rovente”
“Da quel che ne so, sir, il condizionamento funziona solo quando la mente è chiusa,
altrimenti è solo uno spreco di energia”
“Hai qualche alternativa, Lloyd?”
“Aprire la mente alle correnti del pensiero, sir”
“E se non basta, Lloyd?”
“Ventileremo delle ipotesi, sir”
“Pensiero molto economico, Lloyd”
“Direi più ecologico, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, perché a volte si sente l'esigenza di prendere le distanze da tutto?”
“Per ritrovare la giusta prospettiva, sir”
“La prospettiva però ci fa vedere le cose più piccole di quel che sono”
“O fa ritrovare la giusta profondità in quel che ci circonda, sir”
“Molto lungimirante, Lloyd”
“Grazie mille, sir” 
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“La sua valigia di impegni, sir”
“Ne ha dentro tanti, Lloyd?”
“Gli impegni non sono nella valigia, sir, ma sono ciò di cui è fatta”
“E a cosa dovrebbe servirmi un bagaglio simile, Lloyd?”
“A riempirlo di soddisfazioni, sir”
“Ottima idea, Lloyd”
“Grazie mille, sir” 
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Come va la passeggiata nel giardino della memoria, sir?”
“Molto bene, Lloyd. Solo… non pensavo ci fossero tutte queste statue"
“Sono ricordi, sir. Rocce d’esperienza scolpite dalla nostalgia e levigate dal tempo”
“Alcune sono bellissime, altre però sembrano mostruose…”
“Non sono figure reali, sir”
“Quindi i ricordi sono creature di fantasia, Lloyd?”
“O è la fantasia a essere una creatura dei ricordi, sir”
“Grazie, Lloyd"
“Buona continuazione, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, ma il pavimento è tutto bagnato!”
“Credo sia fortunatamente giunta la goccia che ha fatto traboccare il vaso, sir”
“Perché fortunatamente, Lloyd?”
“Se un vaso è stato colmato da ciò che ci fa soffrire, è un bene il fatto che si vuoti”
“Prima o poi però si tornerà a riempire…”
“Ma questa volta magari con qualcosa che valga la pena conservare, sir”
“Molto saggio, Lloyd”
“Grazie mille, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, sono giorni che osserva quelle persone che trascinano la loro relazione…”
“È che non capisco come mai continuino a farlo nonostante tutta quella fatica, Lloyd”
“Perché non vogliono abbandonare ciò che vi hanno messo dentro, sir”
“Ed è questo che l’ha resa così pesante, Lloyd?”
“In realtà, sir, il peso di una relazione
non dipende da ciò che ci si è messo dentro,
ma da quel che non si è riusciti a tirare fuori”
“Molto chiaro, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, mi hanno rifilato un’altra fregatura”
“La porto subito a incorniciare, sir”
“Ma che incorniciare! Nascondiamola sotto un velo pietoso piuttosto”
“Se mi permette, credo che certi doni vadano tenuti ben esposti, sir”
“Per non dimenticare i raggiri di ieri, Lloyd”
“Per riconoscere quelli di domani, sir”
“Molto chiaro, Lloyd”
“Grazie mille, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, cosa ci fai con quell’armatura?”
“È il suo riposo del guerriero, sir”
“Da quando il riposo si indossa, Lloyd?”
“Da quando ci permette di resistere ai colpi del destino, sir”
“Sei davvero un eccellente scudiero, caro Lloyd”
“Buon fine settimana, sir”
“A te, Lloyd”

Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, il destino mi sta dando colpi durissimi”
“Li prenda sul ridere, sir”
“A me sembra di prenderli tutti sui denti, Lloyd”
“Un motivo in più per non cedere al malumore, sir”
“Per quale ragione, Lloyd?”
“Perché i sorrisi migliori si fanno stringendo i denti, sir”
“Suona il gong, Lloyd”
“Buona ripresa, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“In nome di quale Dio si può continuare a uccidere innocenti, Lloyd?”
“Credo nell'unico che può essere indifferente alla sofferenza, sir”
“E qual è, Lloyd?”
“L’uomo, sir”
“In questi casi si dice sempre che bisogna provare a rimanere umani….”
“Forse è giunta l'ora di sforzarci tutti di essere qualcosa di più, sir”
“Buona giornata, Lloyd”
“Per quanto possibile anche a lei, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, noto che ha assunto delle pessime abitudini”
“Sì, ma solo a tempo determinato, Lloyd.
Mi servono a tenere lontano lo stress”
“Se mi permette le consiglierei di stare attento, sir”
“Pensi che ci sia qualche rischio, Lloyd?”
“Con le pessime abitudini in realtà ce n’è uno solo, sir”
“Quale?
“Passare dall’avere dipendenti a esserlo, sir”
“Rivediamo le maestranze, Lloyd”
“Certamente, sir. Certamente…”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, si è rotto il freno dell’entusiasmo!”
“Noto, sir”
“Fai qualcosa, diamine! Finiremo per schiantarci contro una delusione!”
“Finché rimarremo nel vasto campo delle ipotesi non credo ci sia questo rischio, sir”
“Ma prima o poi ne usciremo…”
“Sarà mia premura farlo riparare non appena riprenderemo la via della ragione, sir”
“E fino ad allora?”
“Follia, velocità e vento tra i capelli, sir”
“Abbassa la capote, Lloyd. E tieniti forte”
“Con molto piacere, sir. Con molto piacere”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir…”
“Shhh Lloyd. Sto ascoltando il pessimismo…”
“Mi scusi, sir. La lascio solo…”
“Rimani, rimani, Lloyd. Senti che bellezza. Il brano si chiama La Disillusa ed è un’aria sconfortata basata tutta su accordi saltati e note dolenti”
“Un’ottima esecuzione, sir”
“Nel senso della musica, Lloyd?”
“Nel senso del plotone, sir”
“Magari cambiamo colonna sonora. Eh, Lloyd?”
“Scelta eccellente, sir. Eccellente”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, temo che abbia nuovamente reso un problema più grosso di quello che è”
“Ingigantire un problema è un buon modo per non perderlo mai di vista, Lloyd”
“Vero, sir. Tuttavia la paura di inciampare su un sasso non sempre vale la scalata della montagna in cui lo si è trasformato”
“Meno sassi e più prati, Lloyd”
“Naturale e molto saggio, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Chi era alla porta, Lloyd?”
“Un venditore di opinioni di plastica, sir”
“Opinioni di plastica?”
“Sono contenitori fatti in serie, di vari colori politici,
in cui si conservano delle vecchie argomentazioni da tirare fuori all'occorrenza”
“E dici che dovremmo prenderne qualcuna?”
“Le opinioni preconfezionate da altri
sono inutili per chi preferisce farsi una propria idea al momento, sir”
“Però questo significa cambiare idea spesso, Lloyd…”
“Ma ancora più spesso accorgersi se questa non è buona, sir”
“Molto rincuorante, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, c’è una cattiveria gratuita per lei”
“E dovrei accettarla, Lloyd?”
“A caval donato non si guarda in bocca, sir”
“E questo che significa, Lloyd?”
“Che se ai cavalli non si fa aprire la bocca,
non vedo perché lo si lasci fare a certi asini, sir”
“Prepara la catapulta per la restituzione del dono”
“Con estremo piacere, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, mi pare che molte persone siano diventate aggressive in questo periodo”
“È normale, sir. C'è stato chi le ha convinte che l’importante sia vincere e non partecipare”
“Che è in fondo la differenza tra un gioco e lo sport, Lloyd…”
“Direi più tra la pessima politica e una buona democrazia, sir”
“Chiarissimo, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, ma dov’è tutta la serenità? Le soddisfazioni?”
“Credo siano state divorate dall’ansia, sir
”Ma si è mangiata tutto, Lloyd!”
“È nella sua natura, sir. L’ansia cresce nutrendosi di paure e vive divorando certezze”
“Vorrei sapere chi è che l’ha fatta entrare nella quotidianità…”
“Temo sia stato lei, sir”
“Io? Ma come è possibile?”
“A volte capita che si confonda un buon animale da compagnia con una brutta bestia da solitudine”
“Lloyd, da oggi l'ansia rimane fuori dalla porta”
“Faremo il possibile, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, il suo buonumore”
“Oh… finalmente l’abbiamo ritrovato, Lloyd! Ma dove era?”
“Sotto una pila di preoccupazioni, sir”
“Chissà come ci è finito lì sotto…”
“Forse la domanda giusta è perché ci si sono messe le preoccupazioni sopra, sir”
“Quando le preoccupazioni sono tante, le si mette dove si può, Lloyd”
“Ma si finisce per vedere solo quelle, sir”
“Molto giusto, Lloyd”
“Grazie mille, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, c’è qualcosa che la disturba?”
“Sì, Lloyd. Odio chi vuole avere sempre l’ultima parola”
“Sir, sia comprensivo. Solitamente chi cerca disperatamente l’ultima parola lo fa perché ha perso qualcosa di molto importante”
“Cosa, Lloyd?”
“L’occasione di stare zitto, sir”
“Molto chiaro, Lloyd”
“Grazie mille, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, c’è ipocrisia ovunque.”
“Temo sia in corso una vera epidemia, sir”
“Ma non c’è modo di debellarla?”
“Dicono basti una regolare assunzione di responsabilità, sir”
“Però il contagio non sembra avere fine, Lloyd”
“Perché chi ha molte responsabilità finge di non averne,
e vaga diffondendo l’idea che esse appartengano a pochi, sir”
“Quando in realtà le hanno in molti, Lloyd?”
“Esattamente, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.



“Lloyd stavo cercando la scatola delle promesse che ci hanno fatto e non hanno mantenuto”
“È lì davanti a lei sir”
“Questa così piccola? Eppure mi ricordavo fossero enormi e ingombranti”
“Sir, una volta spogliate delle nostre aspettative,
quello che rimane delle promesse altrui sono solo parole”
“E ci stanno tutte qui dentro?”
“Non c’è bisogno di molto spazio per contenere delle persone così piccole, sir”
“Lloyd, penso tu abbia sbagliato parola”
“Io credo di no, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, non dirmi che quello che sta arrivando
è un inatteso carico di lavoro...”
“Credo di sì, sir”
“E lo stanno lasciando davanti alla porta?”
“Temo di sì, sir”
“Ma è enorme! Ci bloccherà in casa per tutto il fine settimana, Lloyd!”
“Non si preoccupi, sir.
Dovremmo avere in dispensa scorte sufficienti di calma”
“Spero ce ne sia tanta, Lloyd”
“E tutta a lunga conservazione, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Pronto?”
“Lloyd, sono io. Ho bisogno di aiuto. Penso di essermi perso”
“Può darmi maggiori indicazioni su dove si trova, sir?”
“Non lo so. Sono in mezzo a responsabilità altissime
che mi fanno sentire minuscolo e inadeguato”
“Credo che sia finito in un complesso di inferiorità, sir.“
“Un complesso di inferiorità?”
“Sì, sir. È un complesso residenziale dove vivono le vecchie paure.
Ed è proprio sulla strada che conduce alle soddisfazioni fuori dal comune”
“Però adesso come ne vengo fuori, Lloyd?”
“Basta che riprenda la via della sconsideratezza”
“Come la riconosco?”
“È quella che l’ha condotta lì, sir.
E che saprà portarla molto lontano”
“Grazie, Lloyd”
“Buon viaggio, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, la sua delusione on the rocks”
“Grazie Lloyd, l'hai fatta con la ricetta originale?”
“Certo sir: due parti di rabbia, una di vergogna.”
“Agitato?”
“Moltissimo sir.”
“È molto amara Lloyd ma come digestivo è ottimo”
“Oh no, sir. La delusione va servita come aperitivo…”
“Aperitivo di cosa?”
“Delle soddisfazioni che devono ancora arrivare”
“Grazie Lloyd”
“Dovere sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, un giudizio strisciante mi ha appena punto sul vivo”
“Le fa male, sir?”
“Più che d’altro ho avuto una brutta reazione, Lloyd”
“Credo che sia la sua allergia alle critiche, sir”
“C’è qualcosa che possiamo metterci, Lloyd?”
“Che ne dice di un impacco di malva, ironia e autocritica, sir?”
“L’autocritica brucia, Lloyd”
“Vero, sir. Ma eviterà che le si gonfi l’ego, sir”
“Procedi, Lloyd”
“Resista, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, senti che pace…”
“Oggi il mare della sua memoria è particolarmente placido, sir”
“Ma come ci siamo finiti?”
“Spesso la mente si imbarca nei ricordi senza preavviso, sir”
“E quelle nuvole?”
“Niente di cui preoccuparsi, sir. È solo un po’ di nostalgia”
“E se si intensifica, Lloyd?”
“Potrebbe cadere qualche goccia, sir”
“Dalle nuvole, Lloyd?”
“Dagli occhi, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Lloyd, mi aiuti a mettermi al centro dell’attenzione?”
“Temo che tale punto sia in costante movimento, sir”
“Eppure ci sono alcuni che sanno sempre dov’è, Lloyd”
“Intende coloro che possono vantare una cerchia di adulatori fissi, sir?”
“Esatto, Lloyd! Noi non ce li abbiamo?”
“Ho l'impressione che possa contare solo una serie di amicizie sparse, sir”
“Quelle però non fanno circolo, Lloyd”
“Ma le fanno quadrare la vita, sir”
“Geometricamente ineccepibile, Lloyd”
“Grazie mille, sir”
Simone Tempia, "una vita con Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir…”
“Shhh Lloyd. Sto ascoltando il pessimismo…”
“Mi scusi, sir. La lascio solo…”
“Rimani, rimani, Lloyd. Senti che bellezza. Il brano si chiama La Disillusa ed è un’aria sconfortata basata tutta su accordi saltati e note dolenti”
“Un’ottima esecuzione, sir”
“Nel senso della musica, Lloyd?”
“Intendevo più in quello della pena capitale, sir”
“Magari cambiamo colonna sonora per iniziare la settimana, eh Lloyd?”
“Scelta eccellente, sir”

  21 marzo 2016






“Io non ce la faccio più ad andare avanti, Lloyd”
“Stia tranquillo, sir. Credo sia solo un piccolo blocco emotivo”
“E come posso superarlo, Lloyd?”
“Basta trasformarlo in un blocco di partenza, sir”
“Dici che ce la posso fare anche se sono a terra?”
“Certo, sir. In fondo anche i centometristi partono da inginocchiati”
“Grazie mille, Lloyd”
“Buona giornata, sir”
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


“Sir, mi scusi…”
“Non vedi che sono in compagnia della mia tristezza, Lloyd?”
“Chiedo perdono per l’interruzione, sir. 
Volevo solo sapere se desidera che faccia servire qualcosa di caldo da bere”
“Hai qualche idea Lloyd?”
“Avrei fatto preparare un’infusione di fiducia nel futuro, sir”
“Ce n'è anche per l'ospite?”
“Mi sono permesso di farne fare in quantità abbondante. 
Giusto per poterla sorseggiare anche dopo che la tristezza se ne sarà andata”
“Molto previdente, Lloyd”
“Grazie mille, sir” 
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.





«Con il suo permesso andrei a spolverare i vecchi errori, sir».
«Lloyd ma che spolverare!. Gli errori vanno dimenticati, abbandonati...».
«In realtà credo che sia molto importante mantenere un'adeguata lucidità sui propri
sbagli, sir».
«E perché mai, Lloyd?».
«Perché riflettendo su errori lucidi, si vedono soluzioni brillanti, sir».
«Spolvera a fondo, Lloyd».
«Con estremo piacere, sir».
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)



"Notte difficile, Sir?."
"L'ennesima piena di incubi, Lloyd".
"Credo sia una questione alimentare, Sir".
"Colpa di ciò che mangio alla sera, Lloyd?".
"Colpa di ciò che manda giù di giorno, Sir".
"Forse dovrei stare più leggero".
"O evitare di stare con chi è pesante, Sir".
(Liberamente tratto da “una vita con  Lloyd”)


«Sir, la vedo turbato». 
«Hai presente Lloyd quelle persone che qualunque cosa fai, loro la saprebbero fare meglio?». 
«Persone a cui dovremmo tutti essere molto grati, sir». 
«E perché mai, Lloyd?». 
«Perché, per non metterci in imbarazzo, solitamente non fanno mai niente, sir». 
«Molto arguto, Lloyd». «Grazie mille, sir».
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd", 
Il mio maggiordomo immaginario.


«Che te ne pare. Lloyd?». 
«Una vetrinetta per i trofei,
sir?».
«Ma no, Lloyd! È per mettere in mostra tutto ciò che ho fatto per gli altri».
«Sir mi permetterà una domanda...: 
«Chiedi pure, Lloyd». 
«Se son cose fatte per altri, perché le ha ancora con sé?». 
«Forse in vetrina possiamo metterci le teiere, Lloyd...». 
«Eccellente e saggia scelta, sir».
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd", 
Il mio maggiordomo immaginario.

"Lloyd?"
"Si, sir?"
"Sono inciampato in un ricordo e ho versato della nostalgia ovunque"
"Può capitare, sir"
"Puliamo subito, mi raccomando. Non vorrei che attirasse qualche rimorso"
"I rimorsi si nutrono di amarezza, sir. 
Questa mi pare al contrario una dolce nostalgia"
"E quindi?"
"Evaporerà senza lasciare traccia nel corso della giornata. Al massimo spanderà per la casa un leggero profumo di sconsideratezza giovanile"
"Grazie Lloyd, buona giornata"
"A lei, sir"
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd", 
Il mio maggiordomo immaginario.


"Lloyd, non vedo più la certezza secolare che avevamo in giardino"
"Credo sia crollata, sir"
"Come è potuto accadere?"
"Penso sia stata una ventata di novità, sir. 
A volte sono così forti da abbattere anche le certezze più solide".
"Chiama subito il giardiniere e compriamone un'altra, Lloyd"
"Sir, le certezze non si comprano, ma si coltivano a partire da un seme di fiducia"
"Così ci vorrà un sacco di tempo er averne un'altra uguale, Lloyd"
"Ma vuole mettere la soddisfazione di vederla crescere, sir?"
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd", 
Il mio maggiordomo immaginario.



“Lloyd, perché secondo te le foglie diventano gialle d'autunno?”
“Credo che sia per non far provare agli alberi la nostalgia del sole d’estate, sir”
“Ma poi cadono…”
“Non sono loro che cadono, ma gli alberi che le lasciano andare, sir”
“Perchè, Lloyd?”
“Perché gli alberi sono saggi, sir. E sanno che il sole tornerà”
“E con lui anche foglie nuove. Vero, Lloyd?”
“Esattamente, sir.” 
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd", 
Il mio maggiordomo immaginario.




“Lloyd sto cercando di ricucire un rapporto ma non ci riesco”
“Se mi permette, sir, credo che ci sia un problema di materiale”
“Cioè, Lloyd?”
“Sta usando un filo logico, sir. 
E il filo logico tiene insieme i concetti, non le persone”
“E cosa posso usare allora?”
“Credo che l’ideale sia un filo di umiltà e tanta pazienza, sir”
“Qualche altro suggerimento, Lloyd?”
“Le consiglio di non ricamarci troppo sopra, sir”
“Grazie, Lloyd”
“Prego, sir” 
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd", 
Il mio maggiordomo immaginario.

“Cos’è questo strombazzare, Lloyd?”
“Credo che abbia appena superato un brutto periodo, sir”
“Non sembra averla presa bene…”
“Certi periodi fanno davvero di tutto per non farsi passare facilmente, sir”
“Però adesso che l’abbiamo lasciato dietro può colpirci alle spalle, Lloyd”
“Solo se rimarrà immobile e non cambierà strada, sir”
“Dici che non ci ritroverà, Lloyd?”
“Certo, sir. Non c'è periodo pesante che possa raggiungere un’anima spericolata”
“A tutto gas, Lloyd”
“Con piacere, sir. Con piacere…” 
Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


"Lloyd, ho paura di aver perso la fiducia in me stesso"
"Credo stia solo guardando nel posto sbagliato, sir"
"In che senso, Lloyd?"
"E' difficile trovare la fiducia in se stessi
cercandola nelle parole di qualcun altro, sir"
"Questione di luoghi. Lloyd?"
"Più di persone, sir"




Caro Lloyd,
quando leggerai questo messaggio io probabilmente sarò già in viaggio. Mi dispiace non aver condiviso con te questa mia improvvisa partenza, così come mi dispiace aver coperto di segreto il recente carteggio che ho intrattenuto con il Destino. Il fatto è che quel vecchio nobile borbottone aveva deciso di farmi una visita a sorpresa. E tu sai benissimo il significato di una simile decisione: ha qualcosa da dirmi, o qualcosa da rimproverarmi, o entrambe le cose. E sai altrettanto bene quel che penso di lui. Il Destino, Lloyd, è come uno di quegli anziani parenti che pensano di poter barattare il diritto di giudicare la tua vita con un vassoietto di sfogliatine preconfezionate. Con l’aggravante che il Destino, quando va bene, ti porta dei cambiamenti non richiesti, quando va male ti obbliga a prenderti delle nuove responsabilità.

Simone Tempia, "una vita con  Lloyd",
Il mio maggiordomo immaginario.


E' un testo molto coinvolgente, acuto... l'ironia squisitamente "british" diventa un bisturi terapeutico, che non fa mai male, ma accarezza gli ingranaggi fragili dell'anima....




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