Isolato in trincea, un soldato combatte contro un nemico che non vede, ma che di certo è un mostro. O almeno, così dice il manuale che gli hanno dato i comandanti. Una notte, però, il soldato si avventura fuori dal suo buco e scopre che il terribile nemico, in realtà, non è poi così diverso da lui. E che la pace è molto meglio della guerra.
Davide Calì, Il nemico (Terre di Mezzo, 2013)
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martedì 12 gennaio 2016
Davide Calì, Il nemico. Isolato in trincea, un soldato combatte contro un nemico che non vede, ma che di certo è un mostro. O almeno, così dice il manuale che gli hanno dato i comandanti. Una notte, però, il soldato si avventura fuori dal suo buco e scopre che il terribile nemico, in realtà, non è poi così diverso da lui. E che la pace è molto meglio della guerra.
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lunedì 14 luglio 2014
Nocentibus. La porta chiusa ai nemici Trastevere, Vicolo di Santa Rufina. Questa porta murata reca la scritta "NOCENTIBUS" che sta a significare come l'accesso alla casa è chiuso a chi vuole nuocere, ai nemici. C'è almeno un altro ingresso a Roma come questo. Si trova su Viale di Villa Grazioli, oltre Villa Borghese. E' dotato di due entrate: una accessibile dove il proprietario fece incidere la scritta "sibi et amicis" (per sè e per gli amici), l’altra, inaccessibile, murata come questa, reca la scritta "nocentibus" (per chi nuoce quindi chi è nemico). Indica in modo esplicito che il passaggio è concesso al proprietario e ai suoi amici, ma impedito ai nemici.
La porta chiusa ai nemici
Trastevere, Vicolo di Santa Rufina. Questa porta murata reca la scritta "NOCENTIBUS" che sta a significare come l'accesso alla casa è chiuso a chi vuole nuocere, ai nemici.
C'è almeno un altro ingresso a Roma come questo. Si trova su Viale di Villa Grazioli, oltre Villa Borghese. E' dotato di due entrate: una accessibile dove il proprietario fece incidere la scritta "sibi et amicis" (per sè e per gli amici), l’altra, inaccessibile, murata come questa, reca la scritta "nocentibus" (per chi nuoce quindi chi è nemico). Indica in modo esplicito che il passaggio è concesso al proprietario e ai suoi amici, ma impedito ai nemici.
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sabato 8 marzo 2014
Georgij Arbatov. Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico
In parte per monotonia abitudinaria, in parte per insipienza e immobilità mentale, continuiamo a parlare dell'intrico ucraino come di un tragico ritorno della guerra fredda. Ritorno tragico ma segretamente euforizzante.
Perché la routine è sempre di conforto per chi ha poche idee e conoscenza. Le parole sono le stesse, e così i duelli e comportamenti: come se solo la strada di ieri spiegasse l'oggi, e fornisse soluzioni.
È una strada fuorviante tuttavia: non aiuta a capire, a agire. Cancella la realtà e la storia ucraina e di Crimea, coprendole con un manto di frasi fuori posto. È sbagliato dire che metà dell'Ucraina - quella insorta in piazza a Kiev - vuole "entrare in Europa". Quale Europa? Nei tumulti hanno svolto un ruolo cruciale - non denunciato a Occidente - forze nazionaliste e neonaziste (un loro leader è nel nuovo governo: il vice Premier). Il mito di queste forze è Stepan Bandera, che nel '39 collaborò con Hitler.
È sbagliato chiamare l'Est ucraino regioni secessioniste perché "abitate da filorussi ". Non sono filo- russi ma russi, semplicemente. In Crimea il 60% della popolazione è russa, e il 77% usa il russo come lingua madre (solo il 10% parla ucraino). È mistificante accomunare Nato e Europa: se tanti sognano l'Unione, solo una minoranza aspira alla Nato (una minaccia, per il 40%). Sbagliato è infine il lessico della guerra fredda applicato ai rapporti euro-americani con Mosca, accompagnato dal refrain: è "nostra " vittoria, se Mosca è sconfitta.
Dal presente dramma bellicoso si uscirà con altri linguaggi, altre dicotomie. Con una politica - non ancora tentata - che cessi di identificare i successi democratici con la disfatta della Russia. Che integri quest'ultima senza trattarla come immutabile Stato ostile: con una diplomazia intransigente su punti nodali ma che "rispetti l'onore e la dignità dei singoli Stati, Mosca compresa", come scrive lo studioso russo-americano Andrej Tsygankov.
L'Ucraina è una regione più vitale per Mosca che per l'Occidente, e i suoi abitanti russi vanno rassicurati a ogni costo. È il solo modo per esser severi con Mosca e insieme rispettarla, coinvolgerla.
Siamo lontani dunque dalla guerra fredda. Che era complicata, ma aveva due elementi oggi assenti: una certa prevedibilità, garantita dalla dissuasione atomica; e la natura ideologica (oggi si usa l'orrendo aggettivo
valoriale) di un conflitto tra Est sovietizzato e liberal-democrazie. Grazie allo spauracchio dell'Urss, Europa e Usa formavano un "occidente" senza pecche, qualsiasi cosa facesse. L'Urss era nemico esistenziale: letteralmente, ci faceva esistere come blocco di idee oltre che di armi.
Questo schema è saltato, finita l'Urss, e l'Est è entrato nell'Unione. Mentre l'Urss crollava un alto dirigente sovietico, Georgij Arbatov, disse: "Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico". Non aveva torto, se ancora viviamo quel lutto come orfani riottosi. Ma non è più l'antagonismo ideologico a spingerci. La Russia aspira a Riconquiste come la Nato e Washington. Fa guerre espansive in Cecenia mentre gli Usa, passivamente seguiti dall'Europa, fanno guerre illegali cominciando dall'Iraq e proseguendo con le uccisioni mirate tramite i droni. "Oggi la Russia di Putin e "l'Occidente" condividono un'identica visione basata sulla ricerca di profitto e di potere: in tutto tranne su un punto, e cioè a chi debbano andare profitto e potere", scrive Marco D'Eramo su Pagina 99 (25-2-14).
Questo significa che non la guerra fredda torna, ma il vecchio equilibrio tra potenze (balance of power) che regnava in Europa fino al '45: i Grandi Giochi dell'800, in Asia centrale o Balcani. Qui è la perversione odierna, obnubilata. Washington ha giocato per anni con l'idea di spostare la Nato a Est, fino ai confini russi. Più per mantenere in piedi l'ostilità del Cremlino che per aiutare davvero nazioni divenute indipendenti. L'Europa avrebbe potuto essere primo attore, perso il "nemico esistenziale". Non lo è diventata. È un corpo con tante piccole teste, alcune delle quali (Germania per prima) curano propri interessi economico-strategici da soli. Lo scandalo è che nel continente c'è ancora una pax americana opposta alla russa. Una pax europea neppure è pensata.
Eppure una pax simile potrebbe esistere. L'unità europea fu inventata proprio in risposta all'equilibrio delle potenze, per una pace che non fosse una tregua ma un ordine nuovo. L'ombrello Usa ha protetto un pezzo del continente, consentendogli di edificare l'Unione, ma ha viziato gli europei, abituandoli all'indolenza passiva, all'inattività irresponsabile, al mutismo. Finite le guerre fratricide, l'Europa occidentale s'è occupata di economia, pensando che pace-guerra non fosse più di attualità. Lo è invece, atrocemente.
Priva di visioni su una pace attiva, l'Europa cade in errori successivi fin dai tempi dell'allargamento. Allargamento che non definì la pax europea: i paesi dell'Est si liberarono, senza apprendere la libertà. Il poeta russo Brodsky lo disse subito: "La verità è che un uomo liberato non diventa per questo un uomo libero. La liberazione è solo un mezzo per raggiungere la libertà, non è un sinonimo della libertà (...) Se vogliamo svolgere il ruolo di uomini liberi, dobbiamo esser capaci di accettare o almeno imitare il comportamento di una persona libera che conosce lo scacco: una persona libera che fallisce non getta la pietra su nessuno". L'Est si liberò dalle alleanze con Mosca, ma quel che ritrovò, troppo spesso, fu il nazionalismo di prima.
Non a caso molti a Est si misero a difendere la sovranità degli Stati, senza esser contestati. E la "liberazione" criticata da Brodsky risvegliò ataviche passioni mono-etniche, intolleranti del diverso. Si aggravò lo status dei Rom: ridivenuti apolidi. Si riaccesero nazionalismi irredentisti, come nell'Ungheria di Orbán. Nata contro le degenerazioni nazionaliste, L'Europa ammutolì.
Kiev corre gli stessi rischi, proprio perché manca una pax europea che superi le sovranità statali assolute, e la loro fatale propensione bellicosa. Se tanti sono euro- fili ignorando la filosofia dell'Unione, è perché anche l'Unione l'ignora. Bussola resta l'America: lo Stato che meno d'ogni altro riconosce autorità sopra la propria. Oppure il nazionalismo russo. Tra Russia e Usa il rapporto è antagonistico, ma a parole. Nei fatti è un rapporto di rivalità mimetica, di somiglianza inconfessata.
L'Ucraina è una nazione dalle molte etnie, con una storia terribile. Storia di russificazioni forzate, che in Crimea risalgono al '700: ma oggi i russi che sono lì vanno protetti. Storia di deportazioni in massa di tatari dalla Crimea, che pagarono la collaborazione col nazismo e tornarono negli anni '90. Storia di una carestia orchestrata da Stalin, e di patti con Hitler su cui non è iniziata alcuna autocritica (il collaborazionista Bandera è un mito, per le destre estreme che hanno pesato nei recenti tumulti). Uno dei più nefasti fallimenti della rivoluzione a Kiev è stata la decisione di abolire la tutela della lingua russa a Est: cosa che ha attizzato paure e risentimenti antichissimi dei cittadini russi, timorosi di trasformarsi in paria inascoltati dal mondo.
Tutte queste etnie convivevano, quando in Europa c'erano gli imperi. Pogrom e Shoah son figli dei nazionalismi. Oggi regnano due potenze dal comportamento imperialista (Usa, Russia), che però non sono imperi multietnici ma nazioni- Stato distruttivi come in passato. Se l'Europa non trova in sé la vocazione di essere impero senza imperialismo, via d'uscita non c'è. Se non trova il coraggio di dire che mai considererà "filo- europei" neonazisti che si gloriano di un passato russofobo che combatté i liberatori dell'Urss, le guerre nel continente son destinate a ripetersi. Le tante chiese ucraine lo hanno capito meglio degli Stati.
di Barbara Spinelli
http://temi.repubblica.it/micromega-online/ritorno-allottocento/
giovedì 10 gennaio 2013
Pierre-Joseph Proudhon. 'Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno: io lo proclamo mio nemico
Non spreco la mia vita a difendere il pensiero biforcuto di chi vuole mettermi la catena al collo e sfruttarmi. Io sono una persona, non sono un soldato, io difendo me stesso, il mio pensiero, le mie esigenze, la mia unicità, il mio modo di voler essere. Non sono un burattino, né un kapò che difende un tizio che aspira a sottomettere me e tutti gli altri. Non sono neanche un servo che attacca chi gli parla di libertà e autonomia. Nessuna persona, tanto meno un padrone, può sostituirsi a me, alla mia precisa idea di come voglio essere per sentirmi davvero, completamente, profondamente, una persona. Perciò non ho partiti, non difendo capi, e mai lo farò. Questione di dignità e di umanità.
Pierre-Joseph Proudhon.
'Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno:
io lo proclamo mio nemico'
'Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno:
io lo proclamo mio nemico'
Essere governati significa essere guardati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, regolamentati, parcheggiati, indottrinati, pregati, controllati, soppesati, apprezzati, censurati, comandati da esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù.
Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, recensiti, tariffati, timbrati, tosati, quotati, patentati, diplomati, autorizzati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, col pretesto dell'utilità pubblica e in nome dell'interesse generale, essere tassati, addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussi, spremuti, mistificati, derubati; poi, alla minima resistenza, alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, braccati, strapazzati, picchiati, disarmati, legati, imprigionati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, presi in giro, beffati, oltraggiati, disonorati.
Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale!
E dire che ci sono tra noi dei democratici che pretendono che il governo abbia del buono; dei democratici che sostengono, in nome della Libertà, dell'Eguaglianza, della Fraternità, quest'ignominia [...]!
Pierre-Joseph Proudhon. "Idée générale de la Révolution au XIX siècle [1851]
Essere governato significa essere guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, recintato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato, da parte di esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù. Essere governato vuol dire essere, ad ogni azione, ad ogni transazione, ad ogni movimento, annotato, registrato, censito, tariffato, timbrato, squadrato, postillato, ammonito, quotato, collettato, patentato, licenziato, autorizzato, impedito, riformato, raddrizzato, corretto. Vuol dire essere tassato, addestrato, taglieggiato, sfruttato, monopolizzato, concusso, spremuto, mistificato, derubato, e, alla minima resistenza, alla prima parola di lamento, represso, emendato, vilipeso, vessato, braccato, tartassato, accoppato, disarmato, ammanettato, imprigionato, fucilato, mitragliato, giudicato, condannato, deportato, sacrificato, venduto, tradito, e per giunta schernito, dileggiato, ingiuriato, disonorato, tutto con il pretesto della pubblica utilità e in nome dell'interesse generale.
Pierre-Joseph Proudhon
(da: "Idée générale de la Révolution au XIXe siècle",1851
Essere governati significa essere controllati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, regolamentati, parcheggiati, indottrinati, pregati, controllati, soppesati, apprezzati, censurati, comandati da esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù […]. Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, recensiti, tariffati, timbrati, tosati, quotati, patentati, diplomati, autorizzati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, col pretesto dell’utilità pubblica e in nome dell’interesse generale, essere messi a contribuzione, addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussi, spremuti, mistificati, derubati; poi, alla minima resistenza, alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, braccati, strapazzati, picchiati, disarmati, legati, imprigionati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, presi in giro, beffati, oltraggiati, disonorati. Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale!”
— Pierre-Joseph Proudhon, Idée générale de la Révolution au XIX siècle [1851], traduzione italiana L’idea generale di rivoluzione nel XIX secolo, Firenze 2000, pagine 240-241.
Voglio Essere Intercettato
mercoledì 21 novembre 2012
Rolando Toro. Creatore della Biodanza. La pelle è la soglia di un universo meraviglioso
Possiamo pensare al nostro corpo come quel luogo privilegiato capace di esprimere la nostra identità?
...di manifestare la nostra natura più profonda? il corpo dunque non è un contenitore vuoto ma la sede di memorie importanti che coinvolgono il nostro passato più o meno doloroso o felice..
"La Creatività è una funzione che dipende dalla capacità di percezione dell’abbondanza e del meraviglioso. Chi non ha esperienza del meraviglioso difficilmente può realizzare un'opera creativa, rimane nei rituali di ogni giorno senza aggiungere bellezza, senza possibilità di cambiare le brutture del mondo.
Credo davvero che tutti possano coltivare la loro creatività sia essa musicale, pittorica, o danzante o poetica poiché tutti hanno questi potenziali.
Le persone hanno paura di esprimersi, pensando che quello che farebbero non avrebbe valore né significato. Per questo non inizia mai.
La prima condizione della creatività è cominciare, vale a dire osare prendere una chitarra, scoprire i suoni fare pratica e inventare canzoni, osare acquistare pennelli, vernici e tele e provare.
Bisogna avere una vocazione per il meraviglioso, per il misterioso, essere in grado di dialogare con l'invisibile, dipingere con colori che mai nessuno ha visto, tracciare forme che nessuno ha mai immaginato, entrare per la prima volta in una morfologia della propria identità.
Tutto quello che ci circonda ci propone creatività, ma per questo ci vuole coraggio.
La creatività esistenziale richiede soprattutto coraggio più della creatività artistica perché è necessario apportare cambiamenti difficili che migliorano la qualità della vita, che aumentano la percezione , che consentono di incontrare campi di energia più ricca, amore e forme di espressione molto personali".
Rolando Toro – dall’'intervista sulla “Creatività” in Neuronilla
La pelle è la soglia di un universo meraviglioso
Rolando Toro. Creatore della Biodanza
Purtroppo se le memorie si accumulano e si stratificano, si perde la capacità manifestare la nostra natura più profonda...
Il corpo è la mente. La sede del pensiero è il cervello ma intorno ad esso sono decentrati altri luoghi del corpo che aiutano a raccogliere le sensazioni e a pensare. I ricordi non si stratificano come se chi arriva dopo dovesse stendersi su chi stava prima, la memoria è un fenomeno di circolarità senza sopra o sotto. Le emozioni recuperano i ricordi con processi tutti loro.
Il corpo è il notaio fedele dei nostri vissuti. E, mentre la mente cerca di organizzarli, il cuore ne memorizza le emozioni. Per cui, il nostro corpo è, insieme, il nostro migliore amico e il nostro peggior nemico. Ed è solo quando la mente e il cuore si muovono all'unisuono che si raggiunge l'armonia.
Io credo che il corpo sia per eccellenza il luogo capace di esprimere la propria identità, sia essa psichica, fisica e spirituale. Grandi pittori del rinascimento maestri nel narrare i sentimenti e le suggestioni umani attraverso la rappresentazione dei corpi, i maestri delle arti orientali che riescono a controllare il corpo riuscendo a rendere visibile l'energia che li abita, i santi che attraverso il loro corpo hanno realizzato miracoli, ci ricordano che il nostro corpo racchiude segreti e forze della natura che aspettano di essere scoperti. Un messaggio potrebbe essere: "conosci te stesso e conoscerai le meraviglie che ti abitano!!"
Il dualismo mente/corpo è insufficiente, io non ho un corpo ma sono il mio corpo così come sono tutto il resto....
è il corpo che fa l eperienza
Parte essenziale sono poi gli occhi dove possiamo addirittura leggere lo stato di benessere o malessere, di equilibrio o armonia raggiunto da ognuno di noi.
Il corpo esprime l'energia interiore,è lo specchio dell'anima e della nostra essenza, esprime l'armonia e l'equilibrio che ognuno di noi ha raggiunto.
il corpo e' il nostro amico più antico...il nostro primo amico...il legame naturale è inscindibile...conosciamolo, riconosciamolo, prendiamocene cura, vogliamogli bene....
Costantemente ci parla...ascoltiamolo
Lo mettiamo spesso in una condizione poco dignitosa....non facciamolo urlare
Facciamo in modo che sia il nostro alleato: ascolto e fiducia
Ci sosterrà per sostenersi
Il benessere trionferà
Ognuno di noi è espressione di ciò si percepisce attraverso il proprio corpo, indipendentemente se si fa una scalata sull'Everest o si è immobili in meditazione per una settimana. Purtroppo, e spesso, si da più importanza alle espressioni degli altri piuttosto che alle proprie.
Slegare il corpo dall'animo è infantile. Eppure l'elevazione spirituale deve per forza passare dal corpo che contiene lo spirito.
una vera e propria enciclopedia altro che treccani
il corpo e' lo scrigno della nostra anima.
Ma è pur vero che le rappresentazioni sociali tentano di far coincidere stereotipi fisici a modelli comportamentali....
Il corpo racconta, ma è l'interpretazione che dà le sensazioni.... E le interpretazioni variano da persona a persona....
credevo che uno si strappasse solo i capelli

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