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giovedì 24 novembre 2016

Circle Time. L’insegnante ricopre nel cerchio un ruolo di mediatore, proponendo l’argomento e dando una direzione sia alla conversazione che ai contributi degli alunni, ma in questo caso non è parte del suo compito rispondere alle domande e ai dubbi degli studenti in modo diretto.

Il “Circle Time” È la Metodologia più Efficace per la Gestione della Classe.
In classi sempre più eterogenee, con alunni dalle esigenze sempre più diversificate e articolate, il metodo di insegnamento frontale, che propone un’unica soluzione per tutti gli alunni, non è certo sufficiente.
Da anni perciò vengono introdotte nella scuola metodologie didattiche ed educative che includano tutti gli alunni, prendendo in considerazione le esigenze di ciascuno e che propongano risposte differenti per ogni necessità e individualità.
Una di queste metodologie è il Circle Time, ideata negli anni ’70 ed usata con successo in molte scuole d’Italia.

Il Circle Time rappresenta un momento in cui, come suggerisce il nome stesso, gli alunni si siedono in cerchio con un coordinatore (l’insegnate), che fa anch’esso parte del cerchio, proprio perché il Circle Time rappresenta un momento di parità, dove tutti riescono a vedersi in faccia e ad esprimere le proprie opinioni e emozioni liberamente.

L’insegnante ricopre nel cerchio un ruolo di mediatore, proponendo l’argomento e dando una direzione sia alla conversazione che ai contributi degli alunni, ma in questo caso non è parte del suo compito rispondere alle domande e ai dubbi degli studenti in modo diretto.

L’obiettivo principale del Circle Time è infatti quello di facilitare la comunicazione tra pari e approfondire la conoscenza reciproca tra gli alunni, in modo da creare integrazione all’interno della classe e di valorizzare le competenze dei singoli e del gruppo.

Ovviamente, il Circle Time rappresenta uno strumento di prevenzione e risoluzione delle eventuali conflittualità all’interno della classe e permette anche all’insegnante di conoscere meglio i propri alunni e le dinamiche presenti all’interno del gruppo.

Affinché il Circle Time sia svolto correttamente, la programmazione da parte del gruppo docenti è fondamentale. Senza seguire una struttura precisa di argomenti da trattare o di fasi da affrontare, il Circle Time rischia di diventare un percorso infruttuoso, o comunque meno utile di quanto potrebbe esserlo potenzialmente. Dal momento che il Circle Time può avere diversi scopi e funzionalità, è importante strutturarlo in modo tale che diventi un appuntamento sicuro e proficuo sia per gli alunni che per i docenti.

http://www.youreduaction.it/circle-time-metodologia-efficace-per-gestione-della-classe/




Ho avuto la fortuna di sperimentarlo. 
Da bimba, alla scuola materna, la mia maestra lo utilizzava quando doveva spiegarci qualcosa 
(ad esempio, colori, schema corporeo, ecc...), quando ci leggeva le favole, 
quando cantavamo. Ricordo con piacere i vivaci dibattiti che si creavano!
E poi l'ho risperimentato all'università: una delle esperienze universitarie che mi ha davvero 
"aperto la mente". La mia prof di "diritti umani", ad ogni sua lezione, 
ci faceva letteralmente smontare l'aula per poter creare il cerchio. 
Le sue non erano "lezioni", ma veri e propri dibattiti tra pari!
Lei introduceva l'argomento, sulla base di materiale che già ci aveva fornito 
(e che noi studenti avevamo studiato) e poi iniziavano "le danze" ! :)

mercoledì 23 settembre 2015

Lenore Thomoson. Il libro dei tipi psicologici. [...] per riuscire a collaborare con altri tipi la Regola Aurea non serve: se trattiamo gli altri come come vorremmo essere trattati noi, il risultato sarà quasi certamente un disastro. (...) Una volta capito che, nei comportamenti che ci disturbano negli altri, noi cerchiamo il riflesso delle nostre capacità meno sviluppate, possiamo avere una certa panoramica di alcuni tra i problemi piu frequenti della nostra modalità di rapporto. In conclusione, il punto è che abbiamo bisogno gli uni degli altri. Abbiamo bisogno di stimoli che provengono da prospettive che normalmente non teniamo in considerazione





I conflitti ci sono, sempre. 
Tra le persone, tra gruppi, tra stati, tra credi politici e religiosi. E da li tutto parte, dentro di sè.
Il conflitto non è stupido, il conflitto porta in se la difficoltà ad andare oltre a ciò che sappiamo bene e vediamo bene. Il conflitto parla della difficoltà e della paura dell'alterità.

"Dovrebbe essere ormai chiaro che per riuscire a collaborare con altri tipi la Regola Aurea non serve: se trattiamo gli altri come come vorremmo essere trattati noi, il risultato sarà quasi certamente un disastro. (...)
Una volta capito che, nei comportamenti che ci disturbano negli altri, noi cerchiamo il riflesso delle nostre capacità meno sviluppate, possiamo avere una certa panoramica di alcuni tra i problemi piu frequenti della nostra modalità di rapporto. In conclusione, il punto è che abbiamo bisogno gli uni degli altri. Abbiamo bisogno di stimoli che provengono da prospettive che normalmente non teniamo in considerazione" 
Lenore Thomoson, Il libro dei tipi psicologici, p. 111, 112, 


Homo Sapiens - La grande storia della diversità umana


martedì 22 settembre 2015

Daniele Novara. Litigare Bene. Il litigio è un'occasione per apprendere nuove competenze e garantire al gruppo una maggior coesione, una maggior capacità integrativa. All’educatore spetta il compito di cercare di restituire il problema ai bambini, piuttosto che sottrarlo..


"Il litigio è un'occasione per apprendere nuove competenze e garantire al gruppo una maggior coesione, una maggior capacità integrativa. All’educatore spetta il compito di cercare di restituire il problema ai bambini, piuttosto che sottrarlo.." 
Daniele Novara, pedagogista ideatore del metodo "Litigare bene", tra i relatori del Convegno
La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale
13-14-15 novembre 2015


Edizioni Centro Studi Erickson


giovedì 18 settembre 2014

William Garrison. Contraddizioni dell'ideologia della Non Violenza. Il caso dell'abolizionista statunitense William Garrison. Sono un non-resistente, un credente nell'inviolabilità della vita umana in ogni circostanza. E dunque, in nome di Dio, io disarmo John Brown e ogni schiavo del Sud. Ma non mi fermo qui; se lo facessi sarei un mostro. Io disarmo altresì, in nome di Dio, ogni proprietario di schiavi e ogni tiranno nel mondo [...] Sono un non-resistente e non solo desidero ma ho lavorato incessantemente per realizzare un'abolizione pacifica della schiavitù, mediante un appello alla ragione e alla coscienza del proprietario di schiavi. E, tuttavia, in quanto uomo di pace e "oltranzista" uomo di pace, sono pronto ad augurare il successo ad ogni insurrezione di schiavi nel Sud e in ogni altro paese schiavistico [...]. Dovunque ci sia una contesa tra oppressi e oppressori ed entrambe le parti siano armate, Dio sa che il mio cuore dev'essere con l'oppresso e sempre contro l'oppressore. Pertanto, una volta che esse siano iniziate, io non posso che augurarmi il successo di tutte le insurrezioni di schiavi. Ringrazio Dio allorchè uomini che credono nel loro diritto e dovere di impugnare armi carnali sono così avanzati da prendere tali armi dal campo del dispotismo per portarle nel campo della libertà. E' un'indicazione di progresso e un segno positivo di crescita morale. E' una via che si innalza verso la sublime piattaforma della non-resistenza; ed è il metodo di Dio per far giungere la sua punizione sulla testa del tiranno. Piuttosto che vedere uomini portare le loro catene con spirito codardo e servile, come uomo di pace preferirei vederli spaccare la testa del tiranno con le loro catene.

CONTRADDIZIONI DELL'IDEOLOGIA DELLA NON-VIOLENZA. 
IL CASO DELL'ABOLIZIONISTA STATUNITENSE WILLIAM GARRISON


William L. Garrison (12 dicembre 1805 – 24 maggio 1879) è conosciuto soprattutto come direttore del giornale abolizionista radicale The Liberator, e come uno dei fondatori dell'American Antislavery Society; promosse l'"immediata emancipazione" degli schiavi negli Stati Uniti. Garrison era anche un'importante voce a favore del suffragio universale e critica nei confronti della diffusa tradizionale ortodossia religiosa che supportava lo schiavismo e si opponeva al suffragio alle donne.
Il suo approccio nei confronti dell'emancipazione poneva l'accento sulla non-violenza e la resistenza passiva, ed attirò un seguito appassionato. Col tempo però si rese conto della contraddizione di portare avanti una lotta non-violenta nel momento in cui due parti in lotta adottano entrambe pratiche violente. [...]

E' celebre un suo discorso proferito dopo che le forze reazionarie degli Stati del Sud ebbero impiccato il militante abolizionista non-violento John Brown nel 1859, in cui arriva alla conclusione che in presenza di un conflitto che vede entrambe le parti in lotta far ricorso alle "armi carnali", si può operare una scelta solo distinguendo tra oppressori e oppressi, augurandosi dunque la vittoria dei secondi. Ecco il discorso:

"Sono un non-resistente, un credente nell'inviolabilità della vita umana in ogni circostanza. E dunque, in nome di Dio, io disarmo John Brown e ogni schiavo del Sud. Ma non mi fermo qui; se lo facessi sarei un mostro. Io disarmo altresì, in nome di Dio, ogni proprietario di schiavi e ogni tiranno nel mondo [...] Sono un non-resistente e non solo desidero ma ho lavorato incessantemente per realizzare un'abolizione pacifica della schiavitù, mediante un appello alla ragione e alla coscienza del proprietario di schiavi. E, tuttavia, in quanto uomo di pace e "oltranzista" uomo di pace, sono pronto ad augurare il successo ad ogni insurrezione di schiavi nel Sud e in ogni altro paese schiavistico [...].

Dovunque ci sia una contesa tra oppressi e oppressori ed entrambe le parti siano armate, Dio sa che il mio cuore dev'essere con l'oppresso e sempre contro l'oppressore. Pertanto, una volta che esse siano iniziate, io non posso che augurarmi il successo di tutte le insurrezioni di schiavi. Ringrazio Dio allorchè uomini che credono nel loro diritto e dovere di impugnare armi carnali sono così avanzati da prendere tali armi dal campo del dispotismo per portarle nel campo della libertà. E' un'indicazione di progresso e un segno positivo di crescita morale. E' una via che si innalza verso la sublime piattaforma della non-resistenza; ed è il metodo di Dio per far giungere la sua punizione sulla testa del tiranno. Piuttosto che vedere uomini portare le loro catene con spirito codardo e servile, come uomo di pace preferirei vederli spaccare la testa del tiranno con le loro catene."

Il testo è interessante perchè testimonia di come anche un noto credente, così appassionato nella fede per la non-violenza, posto di fronte alla situazione storica concreta, abbandoni il rifiuto di principio della violenza, rovesciandolo anzi nella consacrazione teologica, più o meno accentuata, della violenza stessa.

(citazione e commenti rielaborati da D. Losurdo, "La non-violenza. Una storia fuori dal mito", pp. 20-22)



lunedì 18 marzo 2013

Personalizzazione. Serve la personalizzazione dell’apprendimento perché si fonda sull’idea che l’apprendimento mediato ha bisogno di un maestro che ti parla con calore, affetto, e ti aiuta ad entrare in contatto con i tuoi pensieri.





Nel processo educativo il maestro si fa “parola” capace di costruire un legame. Un legame che ha bisogno di una rinnovata e inedita capacità di connessione da parte degli adulti nei confronti degli studenti, ma anche degli studenti tra di loro. Parole che guardano e parole che contengono, parole che regalano e parole che ringraziano, che costringono a trascendere l’esperienza stessa per il loro carattere irrevocabile di novità. Più che trascenderla, molti ragazzi l’abbandonano.
Serve la personalizzazione dell’apprendimento perché si fonda sull’idea che l’apprendimento mediato ha bisogno di un maestro che ti parla con calore, affetto, e ti aiuta ad entrare in contatto con i tuoi pensieri.




vero...perchè se manca la relazione, il "legame", "l'affetto", il verbo, inteso come parola, è cosa sterile, niente altro che un insieme di suoni...stonati.

 


Il legame non si sente durante, ma quando il legame si interrompe, quando finisce il percorso educativo, che ci si ricorda degli apprendimenti degli esempi gli esiti sono sempre aleatori, non dobbiamo comunque mai creare dipendenza ma interdipendenza, far capire che non siamo isole ma tutti legati, ogni uno con un compito



Condivido e aggiungo due righe, prendendole in prestito da "Il primo uomo", di Albert Camus: "... per la prima volta, in vita loro, i ragazzi sentivano di esistere e di essere oggetto della più alta considerazione: li si giudicava degni di scoprire il mondo. E anche il maestro. Non si occupava soltanto di insegnare ciò per cui era pagato, ma li accoglieva con semplicità nella sua vita personale, la viveva con loro ..."






Credo nella Scuola e nella buona prassi educativa, fatta di legami stretti, di fiducia, di passione verso il proprio lavoro che dall'altro lato si trasforma in passione verso i nuovi saperi... Una "giovane" insegnante che sogna ancora...


per entrare in contatto con gli alunni bisogna...sentirli e loro devono sentire te....così il gioco è fatto!






La vera comunicazione:viaggio verso "l'alterita'". Questo è il segreto!!!



Pedagogia Libertaria !!



E SI! E' il legame di affetto e di tenerezza che si fa sprone nell'allievo, di ogni ordine e grado, per partecipare con entusiasmo alla vita della scuola, quando ogni insegnante non si serve, come in passato, di "punizioni", le temute "note", nella scuola elementare, e di ricatti psicologici nelle scuole successive. Insegnare ad amare la scuola è insegnare ad amare la vita oltre che a costruire, interiormente, la fiducia in sè stessi e nel prossimo. In certi insegnanti deve cessare la tendenza all'insulto e all'umiliazione dell'allievo. Insegnare è una vocazione e deve cessare di essere "mestiere".



Se non si crea legame, non si crea neanche apprendimento. Il legame, l'affetto, il cuore e l'anima sono le prerogative, in qualsiasi processo, progetto. Nel mondo della scuola, in particolare infanzia e primaria, sono i capisaldi. la maestra o il maestro sono tali solo se c'è amore in quello che fanno e per quello che fanno, perché in primis c'è il bambino.








L'apprendimento passa sempre attraverso la relazione


se non c'è uno scambio di vibrazioni tra loro e te... è meglio cambiare mestiere!

Loro sono la.mia energia...e a loro dono tutta la.mia...da 25 anni...nonostante tutto e tutti!

...e quando li incontri,che non puoi riconoscerli perchè li hai salutati bambini di 10 anni,

e loro ti salutano, ragazzi di 20/25/30 anni, e ti parlano di loro....NON HA PREZZO!!!


educare vuol dire tirare fuori facendo prendere coscienza...si puo' fare solo con AMORE......








L'Insegnamento è un progetto d'Amore ... pari passo con la Cultura ...


Proprio come voleva Maria Montessori!


Il mio anno di prova si è concluso con l'affermazione del dirigente che la sua scuola sforna competenze e non ha bisogno di psicologi. La mia modesta risposta è stata chiedere ed ottenere il trasferimento presso una scuola dove oltre alle competenze costruisco intere giornate fatte di parole che aiutano a sfornare saperi consapevoli, personali e obiettivi.



“Nessuno può insegnarvi nulla, se non ciò che in dormiveglia giace nell’alba della vostra conoscenza. Il maestro che cammina all’ombra del tempio tra i discepoli non dà la sua scienza, ma il suo amore e la sua fede. E se egli è saggio, non vi invita ad entrare nella casa della sua scienza, ma vi conduce alla soglia della vostra mente”.

Gibran Khalil Gibran: Il Profeta







Aiutatemi ! Sono un padre disperato con sua moglie. Abbiamo una figlia di otto anni e mezzo a cui è stata fatta diagnosi neuropsichiatrica di OPI: atteggiamento oppositivo provocatorio con grave attaccamento dell'infanzia. E' una forma di iper attività con disturbo dell'attenzione, associati a difficoltà ad accettare le regole , ad una continua provocazione e atteggiamenti regressivi non idonei alla età . Oramai sono 4 anni che viene seguita e siamo al limite della disperazione. Adesso siamo in attesa di un ricovero all'ospedale regina margherita di Torino in neuropsichiatria perché chi la segue non ha trovato miglioramenti e non sa più che pesci pigliare! E' una bambina molto sensibile e intelligente ma con una bassa autostima e difficoltà a relazionerai e accettare un gruppo. Io da un anno ho chiesto supporto psicologico , mia moglie ha appena cominciato; ci sono volte che ci abbracciamo e piangiamo insieme per come ci sentiamo impotenti. Adesso abbiamo chiesto aiuto e paghiamo anche una ragazza che ha fatto la scuola ad indirizzò socio psico pedagogico affinché aiuti un giorno a settimana nostra figlia a fare i compiti perché noi non reggiamo più lo stress.
Scusatemi lo sfogo!









É verissimo Luci. Ma rarissimo. Nella mia vita scolastica e in quella dei miei figli ho incontrato solo due persone cosi. E pensare che è la cosa più importante!

sabato 13 ottobre 2012

Richard Wagner. In una seppur motivata ostilità non è proficuo il rancore nascosto, ma un aperto chiarimento; perché produce la scossa(emozione) necessaria che chiarisce i fatti, separa il giusto da quello ingiusto, e vede(fa vedere) quello che c'è da vedere

In una seppur motivata ostilità non è proficuo il rancore nascosto, ma un aperto chiarimento; perché produce la scossa (emozione) necessaria che chiarisce i fatti, separa il giusto da quello ingiusto, e  vede (fa vedere) quello che c'è da vedere.
Richard Wagner


Quando venne chiesto a Gioacchino Rossini un giudizio sull’opera di Wagner “Lohengrin”, il musicista rispose che non si poteva giudicare un’opera ascoltandola una sola volta ma che non aveva intenzione di ascoltarla una seconda; tempo dopo in un’altra occasione ad un giornalista che gli faceva domande sul musicista tedesco rispose che Wagner regalava bellissimi momenti ma anche terribili quarti d’ora!






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