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sabato 25 gennaio 2014

Emanuele Severino. Società della Tecnica e tramonto del capitalismo. Si può dire con certezza che la tecnologia se, da un lato, migliora la vita dell'uomo nel suo complesso, dall'altro, peggiora il suo spirito fino a degradarlo ad una condizione di non-uomo. Infatti la tecnica lo allontana dallo scopo essenziale della vita che è la sofferenza, ed il portare la propria croce. Inoltre allarga sempre più il divario tra lui e la natura che lo circonda con la quale deve relazionarsi in modo diretto con tutto ciò che comporta. L'uomo vive in un mondo artificiale nel quale non comunica più con il mondo reale che gli sta attorno!

Umberto Galimberti. Il segreto della domanda.
"Le domande non chiedono risposte -quasi sempre inessenziali- ma chiedono di essere radicalizzate. 
Solo procedendo in questo modo si può arrivare all'intima essenza della domanda. [...]
Ma soprattutto la risposta alle domande deve essere innanzitutto una formulazione corretta di queste domande, perché a risposte mal formulate seguono risposte inadeguate".
Umberto Galimberti








Elisabetta Di Benedetto

Non sempre una domanda chiede una risposata. 
Spesso chiede di essere dispiegata, affinché ceda quello che ha di più essenziale e dischiuda i riferimenti che si aprono quando ci si appropria di ciò che segretamente custodisce. 
La risposta è solo l'ultimissimo passo del domandare






VINCENZO ALVINO

Come darti torto, d'altronde l'abisso sull'orlo del quale poggia l'essere dell'uomo è proprio nel paradosso di avere una ragione che serve però a porgli domande alle quali non può trovare risposte, questioni che non può risolvere. In questo senso ha ragione Lacan quando evidenzia la natura traumatica del linguaggio, quella struttura significante nel quale è il fondamento del nichilismo trascendentale secondo il pensiero debole.




La tecnica non ha scopi, la tecnica ha in vista solo il suo auto potenziamento
Umberto  Galimberti







Ombra mare

Concordo con Galimberli quando dice che la democrazia non è mai esistita:
dalle polis alle forme politiche di oggi: Demagogia.








Andrea Grieco

A proposito di progresso e di storia, cadono a proposito due citazioni di Cioran: 
"Il progresso non è nient'altro che uno slancio verso il peggio"; 
"La storia? Occasione offerta ai popoli per screditarsi a turno".

Sicuramente rispondenti a verità i discorsi intorno ai temi trattati; e interessante inoltre l'impostazione degli argomenti. Tuttavia a me sembra che il Prof. abbia mischiato considerazioni di natura trascendente con quelle più specificamente immanenti, o, se vogliamo, abbia confuso argomenti di carattere metafisico con quelli storico-sociali. Inoltre, dà una lettura del cristianesimo che elude totalmente il suo messaggio etico più profondo e vero (chi ha letto Schopenhauer si può rendere conto).




Le affermazioni di Cioran contengono delle verità alle quali forse crediamo io, lei e pochi altri, ma la maggior parte della gente è accecata da questo finto progresso tecnico/scientifico proposto dal sistema, e lo considera un dogma. Oggi non ci si rende conto che la tecnica porta ad un cambiamento quantitativo dei mezzi di produzione e della loro efficienza produttiva e non qualitativo della condizione umana, come dice il prof Galimberti.
Lei cosa ne pensa dell'interpretazione del Prof riguardo la presunta "carica ottimistica" che l'avvento del cristianesimo avrebbe portato in occidente? E cosa ne pensa in generale del pensiero di Galimberti (ad esempio questo suo richiamo frequente alla cultura greca e alla sua "tragicità" dipesa dalla sua diversa concezione della vita e soprattutto della morte)?



Sull'interpretazione che ha dato, nella fattispecie, del cristianesimo, Galimberti (che del resto gode di tutta la mia stima) è fuori tema. C'è da dire in effetti che sul cristianesimo è duemila anni che c'è una confusione inaudita, aggravata anche dal fatto che è stato accorpato al cattolicesimo di cui si fa portavoce la chiesa romana. Tuttavia se andiamo al suo nocciolo e consideriamo lo spirito del suo messaggio etico quale traspare dai vangeli e ancora di più dalla mistica cristiana, esso non può che essere pessimista, considerare cioè questo mondo come inficiato dal male e dalla sofferenza e che esige dunque una redenzione. Il simbolo della croce del resto è eloquente; e il Cristo è appunto il redentore venuto a salvare l'umanità incapace, attraverso la presa su di sé del dolore del mondo. Questo è il nucleo del messaggio cristiano, che non è storico, bensì etico-metafisico. La cultura greca, a parte Platone, Pitagora e i tragici, si poneva di fronte alla vita con un atteggiamento etico essenzialmente ottimista che non ha nulla a che vedere evidentemente con la nostra concezione odierna. I greci erano ben lontani dal racchiudere ad esempio, nel concetto di anima, il significato morale di salvezza, ma parlavano di anima come ente depositario di conoscenza razionale ecc.. La svolta si è avuta col cristianesimo in particolare con S. Agostino.


Un'intervista video su "Il segreto della domanda" che diventa occasione per discutere delle tematiche care a Galimberti: dalla morte di dio al nichilismo, alla fine della storia al dominio della tecnica...


http://youtu.be/mvrwV8bIvJA





Emanuele Severino - Società della Tecnica e tramonto del capitalismo...



« Si tratta di capire che la costruzione e la distruzione hanno la stessa anima» .
Emanuele Severino


Eldo Stellucci:
...chiedersi in tutto questo processo di 'evoluzione' antropica che fine fa il riconoscimento e il significato dell'alterità e della relazione? Alienazione e/o annullamento di ogni significato a partire da quello fondamentale che conosciamo come la 'morte di Dio'?





Nietzsche uccidendo Dio ha liberato l'uomo, ma chi riuscirà ha sostenerne il peso? [...]
Dionisio contro il Crocifisso....











Andrea Grieco

Si può dire con certezza che la tecnologia se, da un lato, migliora la vita dell'uomo nel suo complesso, dall'altro, peggiora il suo spirito fino a degradarlo ad una condizione di non-uomo. Infatti la tecnica lo allontana dallo scopo essenziale della vita che è la sofferenza, ed il portare la propria croce. Inoltre allarga sempre più il divario tra lui e la natura che 

lo circonda con la quale deve relazionarsi in modo diretto con tutto ciò che comporta. L'uomo vive in un mondo artificiale nel quale non comunica più con il mondo reale che gli sta attorno!
Di conseguenza non si guadagna e non si perde nulla se si era vissuti ieri, od oggi, o quando si vivrà domani. Quello che di essenziale rimane identico e ci accomuna è infatti, la sofferenza della vita!
La filosofia, in ultima analisi, non ha nulla a che vedere con alcun processo storico, né con la società che cambia nel tempo, oggi poi, attraverso la tecnica. Essa ha a che vedere con il cuore dell'uomo di tutti i tempi, il quale deve dare la risposta al dramma della vita, al dolore cosmico, alla mancanza di amore, alla finitudine di tutte le cose ed, infine, alla morte. Pertanto la verità filosofica esula dalle differenze del tempo e dello spazio, è sempre la stessa.





Severino è la voce limpida dell'uscita del nichilismo.Si badi!...non esce dal nichilismo!
Testimonia con chiarezza tremenda, le tracce della tecnica e della sua fine.
Perchè il capitalismo è - ontologicamente - una "tecnica".
Per quanto riguarda il declino...concetti come "tutt'altro che prossimo" sono -per dirla in termini nichilistici-, solo una questione di tempo. Il declino della techne, è oltre il tempo, nel senso che è già realizzato dall'epistème. Dai greci proviene -in modo verace- il declino. Superato l'ultimo orizzonte della potenza...


http://youtu.be/RRSzEg-nBQ4



lunedì 8 luglio 2013

Hillman. Noi non vediamo le immagini, o udiamo le metafore, letteralmente; eseguiamo invece un'operazione di introspezione, che è un 'vedere attraverso' e un 'udire dentro' ".

L’occhio addestrato alle immagini va dritto all’essenziale
Nella nostra cultura iper-psicologizzante, i test psicologici sostituiscono questo occhio stagionato e ne impediscono lo sviluppo. Invece di guardare, somministriamo test, invece di usare la visione immaginativa, leggiamo rapporti; invece di colloqui, inventari di personalità; invece di racconti, punteggi ai test. La psicologia parte dal presupposto che si possa cogliere il carattere sondando motivazioni, reazioni, scelte e proiezioni. Per valutare l’anima usa concetti e numeri, invece di affidarsi all’occhio anomalo di un osservatore allenato. L’occhio anomalo è l’occhio vecchio” James Hillman, La forza del carattere, Adelphi, Milano 2000, p.76



Noi non vediamo le immagini, o udiamo le metafore, letteralmente; eseguiamo invece un'operazione di introspezione, che è un 'vedere attraverso' e un 'udire dentro' ".
James Hillman, Immagine senso




...in altri termini, l'immagine ha proprio una funzione "rieducativa" sui nostri sensi.
Pensiamo a quel "vedere" e a quel "sentire" interno...



Se bussiamo a quella porta, forse qualcuno risponderà e aprirà. A volte quelle porte sono già aperte ma non ce ne accorgiamo. Ma cosa significa "bussare a una porta" o "rispondere ad una chiamata"? Sia la "porta" che la "chiamata" sono due motivi archetipici importanti,direi fondamentali nella vita di ognuno di noi. Ma in che modo ci avviciniamo a bussare, a rispondere,o ad aprire una determinata porta? Se riflettiamo bene, in fondo, NOI SIAMO SIA IL CHIAMANTE CHE IL CHIAMATO. Allo stesso modo Rumi ci conduce nel giardino sacro dell'Amore descrivendo il rapporto tra l'amante e l'amato,realtà che coincidono nella loro stessa intima essenza . JUNG LA CHIAMA IL SE'. SPESSO, TROPPO SPESSO, CERCHIAMO RISPOSTE SENZA AVER FORMULATO LE NOSTRE DOMANDE. La chiarezza o se vogliamo la nostra autenticità non può che nascere dalla ricerca delle domande, più che dalle risposte che sbrigativamente cerchiamo. GALIMBERTI CI RIMANDA AL "SEGRETO DELLA DOMANDA". Ma CIO' CHE È ANCORA PIÙ IMPORTANTE È UN CAMBIAMENTO DI ROTTA RISPETTO AL MODO CON CUI FORMULIAMO LE NOSTRE DOMANDE. LE DOMANDE NASCONO SEMPRE DALLE IMMAGINI CHE È IL MODO CON CUI LA NOSTRA ANIMA INTERAGISCE CON IL MONDO. Saranno dunque le immagini la "via regia", la chiave per entrare. L'IMMAGINE CI CHIAMA,CI SOLLECITA, CI DICE QUANTO NOI DOBBIAMO PRENDERCENE CURA. LE IMMAGINI NON SONO NOSTRE MA SIAMO NOI CHE APPARTENIAMO ALLE IMMAGINI, dice James Hillman. Per interagire con loro non è la via della mente che serve, quanto la CAPACITÀ DI ASCOLTARE E VEDERE IN TRASPARENZA L'UNICA REALTÀ CHE LA PSICHE COMPRENDE, IL MONDO IMMAGINALE, IL MONDO DELLE IMMAGINI. Questa è la via del cuore. Noi costruiamo la nostra realtà e ne facciamo esperienza solo grazie alla psiche,alla nostra anima. Nelle immagini c'è già tutto, ecco l'estrema importanza del comprenderle, del prenderle assieme a noi,incubarle, accudirle, custodirle, amarle...e lasciarci infine partorire da loro...





come sempre mi chiedo come una persona cieca dalla nascita percepisca il mondo immaginale. credo che una ricerca in collaborazione con una persona cieca dalla nascita porterebbe a conoscere meglio il mondo immaginale. Purtroppo io non ho il tempo per potermi dedicare ad approfondire l'argomento. qualcuno sa qualcosa in merito? sono stati fatti studi in collaborazione con ciechi dalla nascita?




certo, i ciechi hanno immagini, i ciechi soognano con immagini, perchè l'immagine di cui parliamo non è un'immagine fotografica,ma esprime e si esprime attraverso la complessità filogenetica,neuro-sensoriale, cromatiico-energetica,immaginifica. Alcuni ciechi vedono i colori e li differenziano con il tatto senza sbagliare. L'immagine appartiene alla psiche e non ai sistema ottico-visivo. Esistono molti studi in neuroscienze a riguardo.L'immaginazione come la creatività è una facoltà dell'anima e non del sistema nervoso centrale che ne è solo l'hardware. L'immagine, come la funzione, precede l'organo che la sostiene.Si dice filogeneticamente che la "funzione crea l'organo" e non viceversa.



Trasformare la Psiche in Vita...
"..e l'anima non può esistere senza la sua altra parte, che si trova sempre in un Tu" .
Carl Gustav Jung


"TRASFORMAZIONE DELLA PSICHE IN VITA". E' un'espressione che può essere intesa in molti modi. [...] Far entrare la psiche nella vita significa allontanarla non dalla sua malattia, ma dalla visione malata che essa ha di se stessa, come bisognosa di cure, di conoscenze e di amore professionali. [...] L'inconscio e la sua psicodinamica non possono costituire l'unico modello attraverso il quale raffigurarci i sentimenti, le fantasie e il comportamento. Forse l'"inconscio" e la "psicodinamica" sono fantasie che potrebbero essere sostituite da altre migliori. [...] Una psicologia archetipica chiederebbe inoltre alla psiche di entrare nella vita unitariamente alla sua malattia.
[...] Lasciarsi alle spalle la malattia in cambio della "vita reale" o della "cura", o metterla nelle mani del terapeuta, taglia via una porzione troppo ampia di anima. Se c'è una lezione fondamentale che abbiamo appreso in settant'anni di analisi, è che NELLE SOFFERENZE DELLA PSICOPATOLOGIA NOI SCOPRIAMO UN SENSO DELL'ANIMA.[...] Portare la malattia nella vita significa portare l'anima con sé ovunque si vada a reagire alla vita dal punto di vista di quest'anima. Come la malattia è contagiosa, così il mio interesse per l'anima può essere infettivo, se porto l'anima nelle case degli altri, se porto la psiche nella vita. Allora anche la vita, e non soltanto l'analisi, diviene un luogo adatto per fare anima. Giacché portare la psiche nella vita significa anche prendere la vita come psiche, come un'avventura psicologica vissuta per amore dell'anima.
[...] Ma SE MUTA LA COSCIENZA, ANCHE LA NEVROSI CHE ABBIAMO CONOSCIUTO QUALE SUO CORRISPETTIVO ARRIVERÀ A UNA FINE, E LO STESSO SARÀ PER L'ANALISI, CHE È APPUNTO NATA COME RISPOSTA ALLA NEVROSI. Se la nostra intuizione riuscirà a penetrare sino alle fondamenta mitiche dell'analisi, L'ANALISI STESSA CROLLERÀ INSIEME AI SUOI TRE PILASTRI - LA TRASLAZIONE, L'INCONSCIO, LA NEVROSI - che noi preferiamo chiamare, in accordo con la prospettiva mitica, L'EROTICO, L'IMMAGINALE E IL DIONISIACO."
James Hillman, Il mito dell'analisi, pp. 16-22


La vita sessuale è in primo luogo vita immaginativa; è nell'immaginazione che essa nasce, è di immaginazione che si alimenta e continua ad alimentarsi.
James Hillman


...MOLTI SINTOMI DI MALATTIA SAREBBERO DA ‘INCORAGGIARE’ (come suppone Morgenthaler), in quanto SUSCITANO IL RITMO TRAMITE CUI LA NATURA TENTA DI RICONQUISTARSI QUANTO LE È DIVENTATO ALIENO e di strumentarlo in una nuova melodia
Rilke a Lou – Muzot, 10 Settembre 1921

DI FRONTE A UN SINTOMO, LA REAZIONE GIUSTA POTREBBE ANCHE ESSERE UNA REAZIONE DI BENVENUTO, anzichè quella di lamentarsi e di cercare rimedi, perché IL SINTOMO È IL PRIMO ANNUNCIO DEL RISVEGLIARSI DELLA PSICHE CHE NON INTENDE PIÙ TOLLERARE DI ESSERE MALTRATTATA. 
James Hillman


Il nostro corpo ci lancia continuamente segnali e molto spesso è molto più intelligente lui della nostra mente.



In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. IL MONDO È COME UN GIARDINO IN QUANTO SI MANIFESTA; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti - a disposizione di ogni anima che passa - dati con la facilità dei riflessi sul lago: il giardino rende più intellegibile e più bella l'interiorità dell'anima.
James Hillman


Ma che cos'è davvero il giardino per noi? Che cosa rappresenta? Non è semplicemente un'immagine estetizzante, il giardino è l'anima, immagine dell'Anima mundi...Ascoltiamo Hillman cosa dice....

http://vimeo.com/69837377

lunedì 16 aprile 2012

Galimberti. «I sentimenti si apprendono», da questa prima affermazione il noto filosofo, psicoanalista Umberto Galimberti ci guida alla scoperta delle mappe emotive e cognitive che si formano in ognuno di noi nella primissima infanzia. Mappe che saranno poi, per tutta la vita, la chiave di conoscenza sia emotiva che cognitiva del mondo. "Se la letteratura non viene frequentata, se i libri non vengono letti, se la scuola disamora da questi scenari, il sentimento non si forma.

"É allarmante che tanti cerchino sollievo e conforto in una diagnosi
Sì può individuare, nella istituzionalizzazione di un'etica terapeutica, l'avvio di un sistema di controllo sociale. La terapia, infatti, come la cultura più vasta di cui fa parte, insegna a stare al proprio posto. In cambio offre i dubbi benefici della conferma e del riconoscimento". (F. Furedi)
Umberto Galimberti, "Miti del nostro tempo"



Alla scienza e alla tecnica oggi si chiede ciò che un tempo si chiedeva a un dio:
la prosperità della terra, la buona salute, la prole, il prolungamento della vita, persino la pace dell'anima mediante la disponibilità delle cose che acquietano e rasserenano. [...] Preghiera e ricerca si fondano entrambe sulla manipolazione dell'essere, in vista di un rassicurante vantaggio per l'uomo. La preghiera affida l'essere alla theia techne, la ricerca scientifica alla anthropìne techne. È cambiato il soggetto, ma non l'impiego tecnico dell'essere e la finalità antropologica che l'ha promosso. In Occidente l'uomo ha curato solo se stesso e anche il Dio che ha pensato, l'ha pensato al proprio servizio.
Umberto  Galimberti, Heidegger, Jaspers e il tramonto dell'Occidente



A un individuo può capitare infatti di trovarsi sottoposto a due ordini contraddittori, convogliati attraverso lo stesso messaggio che Watzlawick chiama paradossale. Se la persona non riesce a svincolarsi da questo doppio messaggio la sua risposta sarà un comportamento interattivo patologico, le cui manifestazioni siamo soliti chiamare follia.
Umberto Galimberti

Nessuno di noi abita il mondo, ma esclusivamente la propria visione del mondo.
Non tutto il dolore è patologia. Spesso il dolore è solo ignoranza di sé.
Umberto Galimberti


Non si nasce con l'istinto della lettura come si nasce con quello di mangiare e bere.
Bisogna educare i bambini alla lettura...
Gianni Rodari



«I sentimenti si apprendono», da questa prima affermazione il noto filosofo, psicoanalista Umberto Galimberti ci guida alla scoperta delle mappe emotive e cognitive che si formano in ognuno di noi nella primissima infanzia. Mappe che saranno poi, per tutta la vita, la chiave di conoscenza sia emotiva che cognitiva del mondo. "Se la letteratura non viene frequentata, se i libri non vengono letti, se la scuola disamora da questi scenari, il sentimento non si forma."
Umberto Galimberti
Resta, insomma, la certezza degli impulsi e la possibilità dell'emozione, ma il sentimento non trova suoli ottimali in cui e grazie a cui germinare.


"(...) Di qui la necessità di educare al sentimento, perché gli impulsi si hanno per natura, ma i sentimenti si acquisiscono per cultura, a partire dalle favole per bambini dove si impara cosa è bene e cosa è male, cosa è buono e cosa è cattivo, e poi, crescendo, con la scuola dove si apprende dalla letteratura tutta la gamma dei sentimenti, i loro nomi e i loro possibili percorsi: dal dolore all'amore, dalla gioia alla malinconia, dalla disperazione alla noia, dall'entusiasmo all'esaltazione.
I sentimenti si imparano. E solo grazie a questo corredo culturale si acquisisce quella sensibilità psichica capace di distinguere il bene dal male, l'amore dall'odio, la partecipazione dal l'indifferenza. Ma la famiglia e la scuola oggi educano al sentimento? Questa è la domanda da rivolgere non a Dio, ma alle nostre istituzioni educative" U.Galimberti, su Io donna di oggi.


"I giovani hanno effettivamente una sorta di ANALFABETISMO EMOTIVO dovuto al fatto che i sentimenti non è che sono dati in dote naturale, non è che sono eventi genetici: I SENTIMENTI SI APPRENDONO. Si apprendono attraverso la cura che si ha dei bambini nei PRIMI TRE ANNI DI VITA, quando SI FORMANO LE MAPPE EMOTIVE, cioè la MODALITA’ DI SENTIRE, non di capire, ma di SENTIRE IL MONDO e di reagire agli eventi in modo proporzionato, per cui SI FORMA LA DIMENSIONE EMOTIVA E SENTIMENTALE. Se in quei primi tre anni i bambini non vengono curati, se quando presentano i loro disegni alla mamma, la mamma dice: te li guardo dopo, se fanno le prime domande che fondamentalmente sono DOMANDE FILOSOFICHE, si dice: eh, beh, quando sarai grande capirai, allora C’E’ UN MISCONOSCIMENTO che crea in loro una sensazione che DUNQUE NON SONO INTERESSANTE, DUNQUE NON VALGO NIENTE. Eh, allora, nascono così, senza una formazione di queste mappe emotive, che FREUD dice che si possono formare nei primi sei anni di vita in maniera definitiva, la neuroscienza dice che si formano nei PRIMI TRE ANNI DI VITA, quindi quei tre anni vanno curati, se non avviene rimangono a livello di impulso. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali; il passo successivo sarebbe quello di PASSARE ALLE EMOZIONI, che è già una forma più emancipata rispetto all’impulso, perché l’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce il razionale-emotivo di quello che si compie, di quello che si vede. E poi bisognerebbe arrivare al SENTIMENTO, che è la forma più evoluta. Il sentimento non è solo una faccenda emotiva, è anche una faccenda cognitiva: gli amanti, proprio perché si amano, si capiscono tra di loro molto più di quanto i loro discorsi siano comprensibili per altri, le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano. Il sentimento è COGNITIVO e consente quel sentimento di Se fondamentale per cui uno percepisce il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con una capacità di accoglienza e di risposta adeguata. DOVE SI IMPARANO I SENTIMENTI? Gli antichi li imparavano attraverso le storie mitologiche, se guardiamo alla mitologia greca, vediamo li tutta la gamma dei sentimenti possibili: Zeus al POTERE, Afrodite all’AMORE, Atena all’INTELLIGENZA, Apollo alla BELLEZZA, c’è tutta la FENOMENOLOGIA DEI SENTIMENTI UMANI. NOI LI IMPARIAMO ATTRAVERSO LA LETTERATURA. Cos’è la letteratura? E’ il LUOGO IN CUI SI APPRENDE cos’è L’AMORE, cos’è IL DOLORE, cos’è LA NOIA, cos’è LA DISPERAZIONE, cos’è IL SUICIDIO, cos’è IL ROMANTICISMO… Ecco, ma se la letteratura non viene frequentata, se i libri non vengono letti, se la scuola disamora da questi scenari, il sentimento non si forma. E dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale ma una dote che si acquisisce culturalmente e se la cultura non interviene a fare questa operazione e, allora, I RAGAZZI RESTANO A LIVELLO DI IMPULSO O AL MASSIMO DI EMOZIONE. Se le MAPPE EMOTIVE non si formano, noi abbiamo un rapporto squilibrato in ordine alla RISONANZA EMOTIVA CHE NOI ABBIAMO DEGLI EVENTI: NON CONOSCONO LA DIFFERENZA TRA IL BENE ED IL MALE. Kant diceva che la differenza tra il bene ed il male si può anche evitare di definirla perché ognuno la comprende, la SENTE, usa la parola sentire (enfinde?) LA SENTE NATURALMENTE, DA SE. Eh, però c’è che QUESTA DIFFERENZA TRA IL BENE ED IL MALE NON SI SENTE PIU’. Per cui noi rischiamo che un ragazzo non capisca la differenza tra il corteggiare una ragazza o stuprarla, oppure tra il parlar male di un professore o prenderlo a calci. Non si sente più la differenza tra il bene ed il male, tra il giusto e l’ingiusto, tra il ciò che è grave e il ciò che grave non è. Questo denota una MAPPA EMOTIVA NON COSTITUITA

http://youtu.be/TCSxOem2eOY


Umberto Galimberti: la nostra società ad alto tasso di psicopatia non è adatta a fare figli

Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono accuditi e ascoltati nel modo giusto rischiano di diventare degli analfabeti emotivi, privi di orientamento. A lanciare l'allarme è il professore di Filosofia della Storia all'Università Ca'Foscari di Venezia. Che aggiunge: per arrivare alla testa dei ragazzi bisogna prima conquistare il loro cuore


Umberto Galimberti
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, lombardo classe 1942, è uno dei più noti filosofi italiani. Professore ordinario all’università Ca’ Foscari di Venezia, dove è titolare della cattedra di Filosofia della Storia, è un profondo e acuto osservatore della nostra società: mette al centro della sua indagine il rapporto tra l’uomo occidentale e la tecnica, luogo della razionalità assoluta che non lascia spazio alle pulsioni e passioni. Sull’educazione dei giovani in particolare, sull’empatia e le emozioni che li attraversano è diretto e schietto. I giovanisoffrono di una sorta di analfabetismo emotivo.  I sentimenti, infatti,  non sono una dote naturale e non si trasmettono geneticamente. I sentimenti si apprendono: e soltanto attraverso la costruzione di mappe emotive si possono costruire relazioni e legami.Le mappe emotive si formano attraverso la cura che i bambini ricevono nei primi tre anni di vita e servono a sentire il mondo e a reagire agli eventi in modo proporzionato.
Cosa intende per “mappe emotive?
Mi riferisco alla dimensione emotivo, sentimentale di un individuo. Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono seguiti, accuditi, ascoltati allora ci si trova di fronte ad un misconoscimento che crea in loro la sensazione di non essere interessanti, di non valere niente.  Crescono così senza una formazione delle mappe cognitive, rimanendo a un livello d’impulso. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso. L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede. Poi si arriva alsentimento che è una forma evoluta, perché non solo è una faccenda emotiva, ma anche cognitiva. Il sentimento si apprende. Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano. Gli amanti, proprio perché si amano, si capiscano tra loro molto più di quanto i loro discorsi non dicano e siano comprensibili agli altri. Il sentimento è cognitivo e consente di percepire il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con capacità di accoglienza e di risposta adeguate alle circostanze.
Foto di apdk/flickr

Dove e quando si apprendono i sentimenti?
Dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si acquisisce culturalmente. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili, Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani. Noi invece li impariamo attraverso la letteratura, che è il luogo dove si apprende che cosa sono il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, il suicidio, la passione, il romanticismo. Ma se la letteratura non viene “frequentata” e i libri non vengono letti, se la scuola disamora allora il sentimento non si forma. E se la cultura non interviene, i ragazzi rimangono a livello d’impulso o al massimo di emozione. Per questo sono convinto che non tutte le società sono idonee a far figli.
Foto di photogramma/flickr
Foto di photogramma/flickr

La nostra non è idonea perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter  che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-”qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantitàHanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli.  E se non si ha questo tempo, dobbiamo rassegnarci  a avere dei figli  in cui  le mappe emotive e cognitive non si formano. Queste mappe però sono fondamentali perché diventano la modalità con cui si fa esperienza, se le mappe non sono formate questa esperienza avviene a caso e non viene mai del tutto elaborata.

La scuola potrebbe rimediare a questa mancanza?
Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare.  Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse. A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore,  e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarliAttirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste.
Foto di tibchris/flickr
Foto di tibchris/flickr

Se le mappe non sono si sono costituite, cosa può succedere?

Se le mappe emotive non si formano abbiamoun rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata  rispetto agli eventi da affrontare. Prendiamo un esempio tra i casi patologici degli ultimi anni. Il giorno in cui Erika e Omar uccisero la madre e il fratellino, si recarono, come ogni giorno, a bere la birra al bar del quartiere. Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male. Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé. Usa proprio la parola sentire, e se la differenza tra bene e male non si sente e non si percepisce rischiamo che un ragazzo non capisca la differenza che c’è tra corteggiare una ragazza o stuprarla, o tra discutere con il professore e prenderlo a calciNon sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto, tra ciò che grave e ciò che non lo è, denota una mappa emotiva non costituita.
Che soluzione bisognerebbe adottare?
Non penso che tutto sia riparabile. Se i figli non sono stati curati e seguiti nel modo giusto diventaranno degli handicappati psichici, soffriranno di psicopatiala psiche non registra, non ha una risonanza emotiva rispetto alle azioni che si compiono agli eventi a cui assiste. Quante volte di fronte ad una persona per terra si è indifferenti? Questa è una psicopatia ovvero  un’apatia della psiche che non  registra il caso, la situazione.  Si possono picchiare i neri, i  Rom perché tanto non c’è la percezione che l’altro è simile, è una persona come te, anche questa è una forma di psicopatia. Viviamo in una società ricca e non più povera e semplice come una volta, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era ben segnalato. Oggi tutto è permesso, la società è opulenta e abbondante, i bambini ricevono una quantità di regali, anche quelli che non desiderano. Si estingue addirittura il desiderio perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare. E questi, purtroppo, sono processi che allenano l’apatia della psiche.
Foto di redcargurl/flickr

http://wisesociety.it/incontri/umberto-galimberti-la-nostra-societa-ad-alto-tasso-di-psicopatia-non-e-adatta-a-fare-figli/





  Anna Greco



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