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domenica 21 luglio 2013

Masanobu Fukuoka. è il PADRE DELLA AGRICOLTURA NATURALE O DEL NON FARE, COME LUI STESSO LA DEFINISCE, POICHÉ L'OBIETTIVO DELLA SUA RICERCA È SEMPRE STATO RIDURRE AL MINIMO GLI INTERVENTI DELL'UOMO SUI PROCESSI NATURALI

“La malattia viene quando la gente si allontana dalla natura. La gravità della malattia è direttamente proporzionale al grado di separazione. Se una persona malata ritorna ad un ambiente sano spesso la malattia scompare” 
Masanobu Fukuoka


La Rivoluzione del Filo di Paglia
QUANDO CAMBIAMO IL MODO DI COLTIVARE IL NOSTRO CIBO, CAMBIAMO IL NOSTRO CIBO, CAMBIAMO LA SOCIETÀ, CAMBIAMO I NOSTRI VALORI. È così questo libro spiega come FARE ATTENZIONE AI RAPPORTI FRA TUTTE LE COSE, ALLE CAUSE E AGLI EFFETTI e come essere responsabili per quello che si conosce. Quando Fukuoka parla di quelli che chiama i suoi METODI AGRICOLI DEL "NON FARE" […]


AUTORE: MASANOBU FUKUOKA, nato nel 1914, è il PADRE DELLA AGRICOLTURA NATURALE O DEL NON FARE, COME LUI STESSO LA DEFINISCE, POICHÉ L'OBIETTIVO DELLA SUA RICERCA È SEMPRE STATO RIDURRE AL MINIMO GLI INTERVENTI DELL'UOMO SUI PROCESSI NATURALI. Ha studiato microbiologia in Giappone e HA INIZIATO LA SUA CARRIERA COME SCIENZIATO DEL SUOLO, SPECIALIZZANDOSI NELLE PATOLOGIE DELLE PIANTE. A 25 ANNI PERÒ HA COMINCIATO A METTERE IN DUBBIO I PRECONCETTI DELLA SCIENZA DELL'AGRICOLTURA. Quindi ha deciso di lasciare il suo posto di ricercatore scientifico per tornare nella fattoria della sua famiglia sulla isola di Shikoku nel Giappone del Sud per COLTIVARE MANDARINI. Ha così iniziato a DEDICARE LA SUA VITA ALLO SVILUPPO DI UN SISTEMA DI AGRICOLTURA BIOLOGICA ED ECOCOMPATIBILE IN CONCORRENZA CON L'AGRICOLTURA INDUSTRIALE.

http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la_rivoluzione_del_filo_di_paglia.php?pn=4151


venerdì 4 gennaio 2013

Charles Darwin. La perdita degli interessi per la musica, la pittura, la poesia costituiscono una perdita di felicità e non è escluso che possa risultare lesiva per l'intelletto e, più probabilmente ancora, per il carattere morale, perché indebolisce il risvolto emozionale della nostra natura

"Noi li chiamiamo animali. Ma sono bambini di un’altra specie." 
L'olocausto animale 

Ogni razza decide da sé cosa è indecente.
La natura non conosce indecenze. È l'uomo a inventarle.
Mark Twain

Se raccogliete un cane affamato e lo rifocillate, non vi morderà.
Questa è la principale differenza tra il cane e l'uomo.
Mark Twain


 "Il bambino produce l’umanità stessa." 
Maria Montessori 

 “Quando un contadino lavora fa cultura” 
 Masanobu Fukuoka 

 “La vera cultura nasce dalla natura, ed è semplice, umile, pura.” 
 Masanobu Fukuoka 

 ‎"Gli animali hanno una coscienza lo ammette anche la scienza..." 
(ma i media censurano la notizia) 

 "La principale differenza tra il nostro cervello e quello dello scimpanzè è che noi siamo capaci di usare lo scimpanzè come animale sperimentale e non viceversa." 
Thomas Waldren 

 "Tutti gli esseri tremano di fronte alla violenza. Tutti temono la morte. Tutti amano la vita." 
Buddha 

 "Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà." 
Emile Zola 

 "Uomo, non ti esaltare al di sopra degli animali: essi sono senza peccato, mentre tu, con tutta la tua grandezza, contamini la terra." 
Fëdor Michajlovič Dostoevskij 

 “Il vecchio Lakota era saggio. Sapeva che lontano dalla Natura il cuore dell'uomo diventa duro. Sapeva che la mancanza di rispetto per le cose che vivono e crescono, presto porta anche alla mancanza di rispetto verso gli uomini. Tenete i vostri bambini vicini alla Natura.” Luther Standing Bear (Orso in Piedi) 

 "Per voi uomini bianchi il Paradiso è in cielo; per noi, il Paradiso è la Terra. Quando ci avete rubato la Terra, ci avete rubato il Paradiso." Piccola Foglia ‎"Cos'è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morrebbe di una grande solitudine dello spirito. Perché tutto quello che accade agli animali presto accade all'uomo. Tutte le cose sono collegate..." 
 Dal discorso di Capo Seattle al Governo degli Stati Uniti, 1853 

 "Abitiamo in un paradiso, ma non ci curiamo di saperlo." 
F. Dostoevskij 

"Educate i bambini fin dall'infanzia affinché diventino estremamente buoni e misericordiosi verso gli animali." 
 Abdul-Baha 

 "L'uomo è il più grande nemico dell'uomo" 
 Hume 

 "Homo Homini lupus" 
 Plauto 

"L'uomo, il più grande errore di Dio" 
 Nietzsche 

 "L'uomo è il cancro della terra" 
 Cioran 

"L'uomo appare come una macchia ignominiosa nella natura" 
 Schopenhauer 

"L'uomo, insignificante e tardiva comparsa di una grandiosa rappresentazione" 
 Odifreddi Fuori dal coro, 

Seneca: "L'uomo è per l'uomo qualcosa di sacro" 
(Diverrà il motto di tutto l'Umanesimo). ‎

"Là dove senti cantare fermati, gli uomini malvagi non hanno canzoni." 
L. S. Senghor 

 "Ci sono corde nel cuore umano... Che sarebbe meglio non fossero fatte vibrare." 
Charles Dickens 

 "La perdita degli interessi per la musica, la pittura, la poesia costituiscono una perdita di felicità e non è escluso che possa risultare lesiva per l'intelletto e, più probabilmente ancora, per il carattere morale, perché indebolisce il risvolto emozionale della nostra natura." 
Charles Darwin 

 "L'uomo che dentro di se non ha la musica, o che l'armonia delle note non commuove, è incline al furto al tradimento e alla menzogna. Oscura come la notte è la sua intelligenza, buio come l'ermo il suo pensiero. Diffida da quell'uomo e ascolta la musica."
William Shakespeare 

 ‎"La Musica scava il cielo" 
 Charles Beaudelaire 

Pressoché sotto silenzio da parte dei media è passata la notizia che il 7 luglio scorso è stata siglata da un gruppo di scienziati, alla presenza di Stephen Hawking, la “Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza”, la quale afferma che molti animali sono coscienti e consapevoli allo stesso livello degli esseri umani. E la lista comprende tutti i vertebrati e, tra gli invertebrati, il polpo. Non è una scoperta di poco conto, verificare scientificamente che molti, moltissimi animali, non hanno solo l’istinto, che si contrappone alla ragione umana, ma hanno una vera e propria intelligenza. Questo, da un lato, sminuisce notevolmente il reputato, stupido predominio dell’uomo sulla natura, e, dall’altro, dovrebbe introdurre una maggiore consapevolezza del diritto degli animali a non essere trattati come cose al semplice servizio dell’uomo. Con buona pace di quel Cartesio, sulla cui filosofia la nostra società si è sfortunatamente sviluppata. La dimostrazione scientifica, del resto, segue alla sensazione empirica che molti avevano già da tempo. E magari non è che il primo passo verso quella consapevolezza che tutto il mondo, sia animale, sia vegetale ha proprietà senzienti e pensanti. Sapere che un animale che sta per essere ucciso lo capisce, o che una pianta che viene abbattuta sente avvicinarsi la morte e nello stesso tempo emette un grido di dolore che altre piante intorno sentono, dovrebbe indurre nell’uomo un po’ più di umiltà e quel rispetto nei confronti del vivente che fino ad oggi non ha avuto. In pratica, quello che è il sentimento panico potrebbe trovare una dimostrazione scientifica? 
(da Il Fatto Quotidiano, 15 Settembre 2012)



giovedì 15 marzo 2012

Jean Giono. L’uomo che piantava gli alberi. Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall'anima di quell'uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione

Piantava querce.
[…] Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila, ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila, contava di perderne ancora la metà, a causa dei roditori o di tutto quel che c’è di imprevedibile nei disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c’era nulla
Da “L’uomo che piantava gli alberi” Jean Giono (1953)  


Agostino Degas:
“Ho messo alberi sul campo, storie ne ho scritte che se ne vanno in giro tra le mani, ma i semi della vita non li ho rimessi al mondo. Sono in debito, ho mancato in spargimento.”
da “Sulla traccia di Nives” - Erri De Luca


Graziano Salvadore:
il racconto ha pure ispirato una canzone de I Ratti della Sabina 


Luigi Luciano Piscitelli:
‎... molto bello il film d'animazione di Frédérick Back tratto dal romanzo di Jean Giono; vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione nel 1988 ... Buona visione :-)


"L'arte è la scienza resa chiara"
Jean Cocteau

Masanobu Fukuoka:

 “Quando un contadino lavora fa cultura”

“La vera cultura nasce dalla natura, ed è semplice, umile, pura.”

I principi rivoluzionari dell'agricoltura del non fare del metodo Fukuoka sono:
- non arare
- non diserbare
- non concimare
- non potare.
Masanobu Fukuoka
     
"Aveva continuato imperturbabilmente a piantare. Le querce del 19 10 avevano adesso dieci anni ed erano più alte di me e di lui. Lo spettacolo era impressionante. Ero letteralmente ammutolito e, poiché lui non parlava, passammo l'intera giornata a passeggiare in silenzio per la sua foresta. Misurava, in tre tronconi, undici chilometri nella sua lunghezza massima. Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall'anima di quell'uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione. Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall'anima di quell'uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione."

"L'uomo che piantava gli alberi" è un racconto di Jean Giono, pubblicato nel 1953, ma è anche un film d'animazione che nel 1987 vinse il Premio Oscar come migliore cortometraggio di animazione. Ma è soprattutto una favola dedicata all'ambiente per bambini ed adulti, un messaggio di riconciliazione dell'uomo con madre natura, un messaggio di rinascita della foresta e della vita là dove erano state incoscientemente annientate.
Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono incontra un uomo straordinario, un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che prova piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane.

Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine in cui vive, quest'uomo inizia a compiere una grande azione, un'impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future: trasforma una terra desolata in uno spazio verde e fertile.
Ecco un brevissimo estratto del libro.
"Il pastore che non fumava prese un sacco e rovesciò sul tavolo un mucchio di ghiande. Si mise a esaminarle l'una dopo l'altra con grande attenzione, separando le buone dalle guaste. Gli proposi di aiutarlo. Mi rispose che era affar suo. In effetti, vista la cura che metteva in quel lavoro, non insistetti. Fu tutta la nostra conversazione. Quando ebbe messo dalla parte delle buone un mucchio abbastanza grosso di ghiande, le divise in mucchietti da dieci. Così facendo, eliminò ancora i frutti piccoli o quelli leggermente screpolati, poiché li esaminava molto da vicino. Quando infine ebbe davanti a sé cento ghiande perfette, si fermò e andammo a dormire".
Scarica libro pdf: http://www.webalice.it/orsettovirtuale/libro.pdf





Film d'animazione di Frédérick Back tratto dal romanzo di Jean Giono. Vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione nel 1988.


Questo cortometraggio è meraviglioso. Lo rivedrei all'ìnfinito. Quell'inciso descrittivo del cane del pastore, "affettuoso senza bassezza" (5:55 circa), dice tutto, e molto di più.

L'uomo che piantava gli alberi. Un racconto di Jean Giono.
Una quarantina circa di anni fa stavo facendo una lunga camminata, tra cime assolutamente sconosciute ai turisti, in quella antica regione delle Alpi che penetra in Provenza. Si trattava, quando intrapresi la mia lunga passeggiata in quel deserto, di lande nude e monotone, tra i 1200 e 1300 metri di altitudine, l'unica vegetazione che vi cresceva era la lavanda selvatica. Attraversavo la regione per la sua massima larghezza e dopo tre giorni di marcia mi trovavo in mezzo ad una desolazione senza pari. Mi accampai di fianco allo scheletro di un villaggio abbandonato, non avevo più acqua dal giorno prima e avevo necessità di trovarne. Quell'agglomerato di case, benché in rovina, simile ad un vecchio alveare, mi fece pensare che dovevano esserci stati, una volta, una fonte o un pozzo; c'era difatti una fonte, ma secca. Le cinque o sei case senza tetto, corrose dal vento e dalla pioggia, e la piccola cappella col campanile crollato, erano disposte come le case e le cappelle dei villaggi abitati, ma la vita era scomparsa. Era una bella giornata di giugno, molto assolata; ma, su quelle terre senza riparo e alte nel cielo il vento soffiava con brutalità insopportabile. I suoi ruggiti nelle casse delle case erano quelli di una belva molestata durante il pasto; dovetti riprendere la marcia.
Cinque ore più tardi non avevo ancora trovato acqua e nulla mi dava speranza di trovarne, dappertutto la stessa aridità, le stesse erbacce lignose. Mi parve di scorgere in lontananza una piccola sagoma nera, in piedi; la presi per il tronco di un albero solitario. Ad ogni modo mi avvicinai. Era un pastore,  una trentina di pecore sdraiate sulla terra cocente si riposavano accanto a lui. Mi fece bere dalla sua borraccia, e poco più tardi mi portò nel suo ovile in una ondulazione del pianoro. Tirava su l'acqua, ottima, da un foro naturale, molto profondo, al di sopra del quale aveva installato un rudimentale verricello.
L'uomo parlava poco, com'è nella natura dei solitari, ma lo si sentiva sicuro di sé e confidente in quella sicurezza.

 
Dipinto di Gustave Courbet – La quercia di Flagey (1864) 

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