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giovedì 29 ottobre 2015

Allievi oppositivi in classe. I bambini che mettono in atto comportamenti oppositivi lo fanno spesso come risposta disfunzionale a un disagio personale. Per stare in relazione con loro è importante ascoltarli, immaginarne i vissuti, l’esistenza oltre la scuola, facendo attenzione ai loro bisogni e alle loro difficoltà, considerando che su quelle si appoggia la loro personale modalità comunicativa. Di recente un’insegnante di scuola primaria ci ha chiesto quali “linee generali di comportamento tenere nei confronti di ragazzini particolarmente oppositivi (che rispondono male, dicono parolacce durante la lezione, si rifiutano di fare i compiti assegnati ecc.), per non perdere di autorevolezza rispetto a tutta la classe e, nello stesso tempo, non edificare un muro e causare una sfida continua...”. Tenendo in considerazione il fatto che il comportamento oppositivo nei bambini è il più delle volte la risposta disfunzionale a un disagio personale, il modo migliore per relazionarsi con questi allievi è ascoltarli, immaginarne i vissuti, l’esistenza oltre la scuola, facendo attenzione ai loro bisogni e alle loro difficoltà, dato che su quelle si appoggia la loro personale modalità comunicativa.



Allievi oppositivi in classe.
I bambini che mettono in atto comportamenti oppositivi lo fanno spesso come risposta disfunzionale a un disagio personale. Per stare in relazione con loro è importante ascoltarli, immaginarne i vissuti, l’esistenza oltre la scuola, facendo attenzione ai loro bisogni e alle loro difficoltà, considerando che su quelle si appoggia la loro personale modalità comunicativa.

Di recente un’insegnante di scuola primaria ci ha chiesto quali “linee generali di comportamento tenere nei confronti di ragazzini particolarmente oppositivi (che rispondono male, dicono parolacce durante la lezione, si rifiutano di fare i compiti assegnati ecc.), per non perdere di autorevolezza rispetto a tutta la classe e, nello stesso tempo, non edificare un muro e causare una sfida continua...”.
Tenendo in considerazione il fatto che il comportamento oppositivo nei bambini è il più delle volte la risposta disfunzionale a un disagio personale, il modo migliore per relazionarsi con questi allievi è ascoltarli, immaginarne i vissuti, l’esistenza oltre la scuola, facendo attenzione ai loro bisogni e alle loro difficoltà, dato che su quelle si appoggia la loro personale modalità comunicativa.

Alcune linee guida
Premesso ciò si possono tracciare alcune possibili linee guida:

Comunicare con l’allievo tendendo conto dei suoi atti o delle sue omissioni e non del suo “essere” e farlo in modo pacato e affettuoso, ma al contempo fermo, senza mai “rompere” la relazione con lui. 
Gli si può dire, per esempio: “Quando non fai i compiti io temo che tu possa rimanere indietro rispetto agli altri e questo mi preoccupa e rischio perdere la pazienza con te”. Si tratta di esprimere in modo chiaro l’effetto che ci fa il suo comportamento, sottolineando che è quel comportamento specifico che non approviamo, che ci mette a disagio, non lui in quanto persona.

Mostrare il nostro interesse (se reale) a comprenderlo e sostenerlo anche quando fa qualcosa che riteniamo provocatorio. Può essere utile dirgli con gentilezza, per esempio: 
“A me non piace che ti comporti così, però immagino che tu lo faccia perché magari, per qualche motivo, sei arrabbiato...”.

Valorizzare i punti di forza e le risorse di quel bambino (come di tutti gli altri bambini in classe), affidandogli anche delle responsabilità che lo mettano in una posizione di guida rispetto agli altri, senza rischiare la frustrazione. Ad esempio, se sa disegnare bene potrebbe aiutare gli altri a farlo; se è abile a mettere tutto in discussione, potrebbe criticare programmi televisivi, testi, immagini ecc. recitando in classe il ruolo del critico ufficiale.

Può essere utile illustrare l’importanza dell’opposizione con esempi attinti dalla Storia e invitare tutti gli allievi, a turno, a interpretare quel ruolo... Si possono creare giochi di squadra dove vince chi non cede alle richieste degli avversari (ad esempio, di ridere, di rimanere seri ecc.), e dove l’opposizione si esprime in modo ludico e cooperativo, mostrando a tutti, insomma, che può essere funzionale in alcuni contesti specifici.

Relativizzare i comportamenti 
I ruoli codificati in classe, l’allievo oppositivo, quello timido, quello spiritoso... cristallizzano le relazioni che rischiano di diventare scomode e faticose per alcuni allievi e per gli stessi insegnanti. È utile quindi considerare i comportamenti in relazione al contesto in cui accadono. Sollecitare i bambini a vedere le cose “in relazione”, li aiuta a non esprimere giudizi assoluti e definitivi e a lasciare spazio al cambiamento di ruolo quando quello che si mette in gioco di solito non è più funzionale.

Invitare gli allievi a cambiare a rotazione compagno di banco, invitarli a “indossare” ruoli diversi (per esempio, ogni tanto, proporre a ognuno di assumere le caratteristiche più apprezzate del vicino di banco), consente di creare un ambiente dinamico dove lo scambio relazionale sia prospettico per tutti. 

http://www.giuntiscuola.it/psicologiaescuola/blog-sos/relazioni/allievi-oppositivi-in-classe/



lunedì 13 aprile 2015

Vadim Zeland, Scardinare il sistema tecnogeno.



Dal sistema vi potete staccare solo utilizzando lo stesso modo con cui esso vi lega. Bisogna cioè agire per opposizione. Se il sistema vi costringe a condurre una vita sedentaria, voi fate il contrario: iniziate a curare seriamente la vostra forma fisica; se il sistema vi nutre con cibi sintetici, passate ad alimenti naturali; se il sistema cerca di infarcirvi di ogni tipo di informazione, schivatela, fingendovi “vuoti”; se il sistema vi avvelena con sostanze chimiche e radiazioni, sforzatevi di scegliere in tutto un percorso ecologico, dalla casa alla cosmesi. Ecco quant’è semplice questo principio.
Non dico che si debba passare subito al crudismo o a isolarsi in un ecovillaggio. Cominciate da quello che vi è più accessibile e semplice. Cominciate, imboccate questo cammino e poi sarà il cammino a condurvi nel posto giusto.
Vadim Zeland, Scardinare il sistema tecnogeno




sabato 3 gennaio 2015

Mulford. Le forze che dormono in noi. Se avete dei dispiaceri per causa di una persona e se pensate continuamente a quanto sia ingiusta nei vostri riguardi, irritandovi e lagnandovene, voi alimentate, col pensiero, l'animosità esistente e in tal modo sciupate in lagnanze, rimproveri e cattivo umore, tacitamente o apertamente, la stessa forza che potrebbe servire a sbarazzarvi del dispiacere.


Se avete dei dispiaceri per causa di una persona e se pensate continuamente a quanto sia ingiusta nei vostri riguardi, irritandovi e lagnandovene, voi alimentate, col pensiero, l'animosità esistente e in tal modo sciupate in lagnanze, rimproveri e cattivo umore, tacitamente o apertamente, la stessa forza che potrebbe servire a sbarazzarvi del dispiacere.
Prentice Mulford, "Le forze che dormono in noi"



sabato 8 marzo 2014

Georgij Arbatov. Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico

In parte per monotonia abitudinaria, in parte per insipienza e immobilità mentale, continuiamo a parlare dell'intrico ucraino come di un tragico ritorno della guerra fredda. Ritorno tragico ma segretamente euforizzante.

Perché la routine è sempre di conforto per chi ha poche idee e conoscenza. Le parole sono le stesse, e così i duelli e comportamenti: come se solo la strada di ieri spiegasse l'oggi, e fornisse soluzioni.

È una strada fuorviante tuttavia: non aiuta a capire, a agire. Cancella la realtà e la storia ucraina e di Crimea, coprendole con un manto di frasi fuori posto. È sbagliato dire che metà dell'Ucraina - quella insorta in piazza a Kiev - vuole "entrare in Europa". Quale Europa? Nei tumulti hanno svolto un ruolo cruciale - non denunciato a Occidente - forze nazionaliste e neonaziste (un loro leader è nel nuovo governo: il vice Premier). Il mito di queste forze è Stepan Bandera, che nel '39 collaborò con Hitler.

È sbagliato chiamare l'Est ucraino regioni secessioniste perché "abitate da filorussi ". Non sono filo- russi ma russi, semplicemente. In Crimea il 60% della popolazione è russa, e il 77% usa il russo come lingua madre (solo il 10% parla ucraino). È mistificante accomunare Nato e Europa: se tanti sognano l'Unione, solo una minoranza aspira alla Nato (una minaccia, per il 40%). Sbagliato è infine il lessico della guerra fredda applicato ai rapporti euro-americani con Mosca, accompagnato dal refrain: è "nostra " vittoria, se Mosca è sconfitta.

Dal presente dramma bellicoso si uscirà con altri linguaggi, altre dicotomie. Con una politica - non ancora tentata - che cessi di identificare i successi democratici con la disfatta della Russia. Che integri quest'ultima senza trattarla come immutabile Stato ostile: con una diplomazia intransigente su punti nodali ma che "rispetti l'onore e la dignità dei singoli Stati, Mosca compresa", come scrive lo studioso russo-americano Andrej Tsygankov.
L'Ucraina è una regione più vitale per Mosca che per l'Occidente, e i suoi abitanti russi vanno rassicurati a ogni costo. È il solo modo per esser severi con Mosca e insieme rispettarla, coinvolgerla.

Siamo lontani dunque dalla guerra fredda. Che era complicata, ma aveva due elementi oggi assenti: una certa prevedibilità, garantita dalla dissuasione atomica; e la natura ideologica (oggi si usa l'orrendo aggettivo
valoriale) di un conflitto tra Est sovietizzato e liberal-democrazie. Grazie allo spauracchio dell'Urss, Europa e Usa formavano un "occidente" senza pecche, qualsiasi cosa facesse. L'Urss era nemico esistenziale: letteralmente, ci faceva esistere come blocco di idee oltre che di armi.

Questo schema è saltato, finita l'Urss, e l'Est è entrato nell'Unione. Mentre l'Urss crollava un alto dirigente sovietico, Georgij Arbatov, disse: "Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico". Non aveva torto, se ancora viviamo quel lutto come orfani riottosi. Ma non è più l'antagonismo ideologico a spingerci. La Russia aspira a Riconquiste come la Nato e Washington. Fa guerre espansive in Cecenia mentre gli Usa, passivamente seguiti dall'Europa, fanno guerre illegali cominciando dall'Iraq e proseguendo con le uccisioni mirate tramite i droni. "Oggi la Russia di Putin e "l'Occidente" condividono un'identica visione basata sulla ricerca di profitto e di potere: in tutto tranne su un punto, e cioè a chi debbano andare profitto e potere", scrive Marco D'Eramo su Pagina 99 (25-2-14).

Questo significa che non la guerra fredda torna, ma il vecchio equilibrio tra potenze (balance of power) che regnava in Europa fino al '45: i Grandi Giochi dell'800, in Asia centrale o Balcani. Qui è la perversione odierna, obnubilata. Washington ha giocato per anni con l'idea di spostare la Nato a Est, fino ai confini russi. Più per mantenere in piedi l'ostilità del Cremlino che per aiutare davvero nazioni divenute indipendenti. L'Europa avrebbe potuto essere primo attore, perso il "nemico esistenziale". Non lo è diventata. È un corpo con tante piccole teste, alcune delle quali (Germania per prima) curano propri interessi economico-strategici da soli. Lo scandalo è che nel continente c'è ancora una pax americana opposta alla russa. Una pax europea neppure è pensata.

Eppure una pax simile potrebbe esistere. L'unità europea fu inventata proprio in risposta all'equilibrio delle potenze, per una pace che non fosse una tregua ma un ordine nuovo. L'ombrello Usa ha protetto un pezzo del continente, consentendogli di edificare l'Unione, ma ha viziato gli europei, abituandoli all'indolenza passiva, all'inattività irresponsabile, al mutismo. Finite le guerre fratricide, l'Europa occidentale s'è occupata di economia, pensando che pace-guerra non fosse più di attualità. Lo è invece, atrocemente.

Priva di visioni su una pace attiva, l'Europa cade in errori successivi fin dai tempi dell'allargamento. Allargamento che non definì la pax europea: i paesi dell'Est si liberarono, senza apprendere la libertà. Il poeta russo Brodsky lo disse subito: "La verità è che un uomo liberato non diventa per questo un uomo libero. La liberazione è solo un mezzo per raggiungere la libertà, non è un sinonimo della libertà (...) Se vogliamo svolgere il ruolo di uomini liberi, dobbiamo esser capaci di accettare o almeno imitare il comportamento di una persona libera che conosce lo scacco: una persona libera che fallisce non getta la pietra su nessuno". L'Est si liberò dalle alleanze con Mosca, ma quel che ritrovò, troppo spesso, fu il nazionalismo di prima.

Non a caso molti a Est si misero a difendere la sovranità degli Stati, senza esser contestati. E la "liberazione" criticata da Brodsky risvegliò ataviche passioni mono-etniche, intolleranti del diverso. Si aggravò lo status dei Rom: ridivenuti apolidi. Si riaccesero nazionalismi irredentisti, come nell'Ungheria di Orbán. Nata contro le degenerazioni nazionaliste, L'Europa ammutolì.

Kiev corre gli stessi rischi, proprio perché manca una pax europea che superi le sovranità statali assolute, e la loro fatale propensione bellicosa. Se tanti sono euro- fili ignorando la filosofia dell'Unione, è perché anche l'Unione l'ignora. Bussola resta l'America: lo Stato che meno d'ogni altro riconosce autorità sopra la propria. Oppure il nazionalismo russo. Tra Russia e Usa il rapporto è antagonistico, ma a parole. Nei fatti è un rapporto di rivalità mimetica, di somiglianza inconfessata.

L'Ucraina è una nazione dalle molte etnie, con una storia terribile. Storia di russificazioni forzate, che in Crimea risalgono al '700: ma oggi i russi che sono lì vanno protetti. Storia di deportazioni in massa di tatari dalla Crimea, che pagarono la collaborazione col nazismo e tornarono negli anni '90. Storia di una carestia orchestrata da Stalin, e di patti con Hitler su cui non è iniziata alcuna autocritica (il collaborazionista Bandera è un mito, per le destre estreme che hanno pesato nei recenti tumulti). Uno dei più nefasti fallimenti della rivoluzione a Kiev è stata la decisione di abolire la tutela della lingua russa a Est: cosa che ha attizzato paure e risentimenti antichissimi dei cittadini russi, timorosi di trasformarsi in paria inascoltati dal mondo.

Tutte queste etnie convivevano, quando in Europa c'erano gli imperi. Pogrom e Shoah son figli dei nazionalismi. Oggi regnano due potenze dal comportamento imperialista (Usa, Russia), che però non sono imperi multietnici ma nazioni- Stato distruttivi come in passato. Se l'Europa non trova in sé la vocazione di essere impero senza imperialismo, via d'uscita non c'è. Se non trova il coraggio di dire che mai considererà "filo- europei" neonazisti che si gloriano di un passato russofobo che combatté i liberatori dell'Urss, le guerre nel continente son destinate a ripetersi. Le tante chiese ucraine lo hanno capito meglio degli Stati.

di Barbara Spinelli



http://temi.repubblica.it/micromega-online/ritorno-allottocento/

martedì 5 novembre 2013

Dino Risi. Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. E tutti i cretini lo seguirono.


Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. 
Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. 
E tutti i cretini lo seguirono.
Dino Risi


Avevo otto anni. Nel giardino c'era una grande vasca con dei pesci rossi. Ero seduto sul bordo. Non so a cosa pensavo. A niente probabilmente. Impossibile ricordarlo. In un tema in classe avevo scritto una frase che era piaciuta alla maestra: «Quando c'è vento le foglie degli alberi applaudono». A scuola, a turno, venivamo premiati con una medaglietta d'oro (o similoro). Quella settimana il decorato ero io. Era una scuola fantastica. Tre volte alla settimana andavamo nell'aula magna dove proiettavano delle comiche di Charlot. Forse pensavo a Charlot mentre ero seduto sul bordo della vasca. Senza accorgermi scivolai dentro. Non feci niente per tirarmi fuori. Forse bevevo acqua. Guardavo i pesciolini rossi che guizzavano intorno a me. Fu mia sorella che mi salvò. Era a una finestra. Gridò con quanto fiato aveva in gola. Accorse uno zio che leggeva il giornale seduto in una chaise-longue sotto un albero. Mi tirò fuori. Da allora mia mamma molte volte mi avrebbe detto: «Dino, non lasciarti andare….
Dino Risi, I miei mostri



 

lunedì 14 ottobre 2013

I principi ermetici sono sette. Colui che ne ha conoscenza possiede la chiave magica con la quale si aprono tutte le porte del tempio





« I principi ermetici sono sette. Colui che ne ha conoscenza possiede la chiave magica con la quale si aprono tutte le porte del tempio » 

1 « Tutto è mente – L’Universo è mentale » 

2 « Com’è al di sopra,così è al di sotto; com’è sotto, così è sopra » 

3 «Tutto si muove,tutto vibra; niente è in quiete, chi impara ad usare il principio di vibrazione, ha in mano lo scettro del mondo» 

4 « Tutto è duale; tutto è polare: per ogni cosa c’è la sua coppia di opposti. Come simile e dissimile sono uguali, gli opposti sono identici per natura e differiscono solo di grado. Così gli estremi si toccano; tutte le verità non sono che mezze verità e ogni paradosso può essere conciliato » 

5 « Ogni cosa fluisce e rifluisce, ogni cosa ha fasi diverse; tutto s’alza e cade; in ogni cosa è manifesto il principio del pendolo: l’oscillazione di destra è pari a quella di sinistra: tutto si compensa nel ritmo» 

6 « Ogni effetto ha la sua causa, ogni causa il suo effetto tutto avviene in conformità di una legge, il caso è il nome dato ad una legge che non si conosce; pur se esistono diversi piani di causalità, niente sfugge alla legge » 

7 « Il genere si manifesta in ogni cosa e su tutti i piani; ogni cosa ha il suo principio maschile e femminile »

venerdì 31 maggio 2013

mercoledì 2 gennaio 2013

L’ansia non va combattuta. La regola per combattere l’ansia parte da un’unica affermazione, che l’ansia non va combattuta. Non dobbiamo combattere, dobbiamo cedere. Dobbiamo imparare a non pretendere niente da noi stessi, dobbiamo fare le cose per come le sappiamo fare non per come dovrebbero essere fatte. Dobbiamo accogliere l’ansia come un consiglio che ci viene dato dal nostro corpo che in qualche modo non vuole più sottostare a quella figura di perfezione che ogni giorno ci sforziamo di essere.



L’ansia non va combattuta.

La regola per combattere l’ansia parte da un’unica affermazione, che l’ansia non va combattuta. Non dobbiamo combattere, dobbiamo cedere. Dobbiamo imparare a non pretendere niente da noi stessi, dobbiamo fare le cose per come le sappiamo fare non per come dovrebbero essere fatte.
Dobbiamo accogliere l’ansia come un consiglio che ci viene dato dal nostro corpo che in qualche modo non vuole più sottostare a quella figura di perfezione che ogni giorno ci sforziamo di essere.
Imparare a divenire semplicemente noi stessi, con i nostri limiti e le nostre imperfezioni, ci darà quel senso di realtà, di pace interiore, di appartenenza alla vita. La qualità della vita cambia in modo radicale quando rinunciamo alla strenua difesa degli equilibri consolidati, sterili magari, ma rassicuranti.
Fin da piccoli ci viene insegnato a dover essere “figli modello” adeguandoci a comportamenti stereotipati, abbiamo dovuto imparare a soddisfare i bisogni degli altri, in primis quelli dei genitori.
Crescendo, spesso continuiamo ad adottare quelle maschere e voler soddisfare sempre e comunque le richieste delle persone a noi vicine.
Abbandoniamo l’idea di dover apparire per poter essere, diamo più spazio ai nostri desideri, allontaniamoci dall’effimero, svestiamoci da quella maschera sociale che giorno dopo giorno diventa sempre più pesanti da indossare.

Ansia: cos’è, come si manifesta
Tensione, nervosismo, paura, stress, eccessiva preoccupazione per se stessi e per gli altri: l’ansia si manifesta in molti modi. Ognuno di noi, nel corso della vita, ha vissuto uno stato ansioso di fronte a determinate situazioni, e questo perché prima di tutto l’ansia è una condizione fisiologica indispensabile. E’ importante però distinguere tra ansia funzionale e ansia patologica.
L’ansia è funzionale quando:
Aiuta a migliorare le prestazioni. Entro certi livelli l’ansia è un’alleata preziosa, perché permette di mettere in campo le risorse necessarie ad affrontare i compiti che ci siamo prefissati.

Serve alla sopravvivenza. Quando una situazione viene percepita come pericolosa, l’ansia induce uno stato di attivazione dell’organismo, preparandolo all’attacco o alla fuga. In questi casi, essa agisce come un meccanismo naturale di difesa, perché consente di reagire adeguatamente al tipo di emozione che in quel momento stiamo affrontando.

L’ansia non è funzionale quando:
E’ eccessiva. Oltre un certo livello, l’ansia crea uno stato di malessere psicologico che può anche arrivare ad impedire il normale svolgimento delle attività della vita di una persona. In casi come questi, la persona vive in un costante stato di allarme e di tensione che porta a reazioni fisiologiche come tremore, palpitazioni, nausea.
E’ ingiustificata o sproporzionata rispetto alla situazione. Per chi è affetto da un disturbo d’ansia, anche le situazioni che la maggior parte delle persone non vivono come pericolose, portano ad un’attivazione dello stato di tensione e a reazioni fisiche molto forti. In tutti questi casi la paura non deriva da fattori esterni, ma è legata all’anticipazione e previsione di pericoli presenti o futuri.
In questi ultimi casi l’aiuto di uno psicologo può essere fondamentale per riuscire ad affrontare serenamente le situazioni che generano ansia e sconfiggere le proprie difficoltà.

Attacchi di panico:
A volte l’ansia può trasformarsi in panico, generando veri e propri attacchi. Un attacco di panico porta a improvvise e forti sensazioni d’intensa apprensione, terrore e disastro incombente, accompagnate da sintomi fisici come palpitazioni, dolori al petto, nausea, senso di soffocamento e asfissia, dispnea (respirazione difficoltosa), capogiri, sudorazione e tremori.
I sintomi tendono a manifestarsi con grande rapidità e a raggiungere picchi d’intensità anche molto forti in breve tempo; per questo le persone colpite da attacchi di panico sentono un bisogno irrefrenabile di fuggire, in qualunque situazione si trovino. Tra i sintomi che possono manifestarsi durante gli attacchi di panico ricordiamo anche il senso di depersonalizzazione (sentirsi come fuori dal proprio corpo) e di derealizzazione (un senso di irrealtà del mondo), paura di perdere il controllo, di impazzire o persino di morire.
Quello che di solito spinge chi soffre di attacchi di panico a rivolgersi ad uno psicologo è la preoccupazione di subire altri attacchi, oltre che la difficoltà ad affrontare la vita quotidiana: spesso la persona evita di uscire (a meno che non sia accompaganto da qualcuno), di guidare,di stare in mezzo alla gente.. 


Vero. L'ho sperimentato sulla mia persona. Più reprimi,cerchi di scacciarla e più l'ansia trova in te un buon alleato su cui far scempio. L'ho lasciata uscire (devo dire con paura) ed è stata la cosa più bella che io abbia fatto. Ogni tanto ritorna a trovarmi ma non ho più paura di lei. So che l'ha fatto per il mio bene solo ora lo capisco. Pretendevo troppo da me stessa, mi paragonavo agli altri, mi sentivo inferiore ecc. Adesso la sento amica che viene a trovarmi per farmi capire e non per spaventarmi.



infatti è necessario non ostacolare ciò che sentiamo dentro, se la lasciamo andare senza avere paura allora riusciremo a comprendere anche il motivo del nostro essere

giovedì 30 agosto 2012

Buddha. Il cambiamento non è mai doloroso. Solo la resistenza al cambiamento lo è

Il cambiamento non è mai doloroso. Solo la resistenza al cambiamento lo è
Siddhārtha Gautama Buddha


Trattenere la rabbia e il rancore è come tenere in mano un carbone ardente con l'intento di gettarlo a qualcun altro: sei tu quello che viene bruciato!
Buddha


Migliaia di candele possono essere accese da una singola candela, e la vita di questa non sarà abbreviata.
La felicità non diminuisce mai quando è condivisa.
Siddhārtha Gautama Buddha


Tre cose sono veramente importanti nella vita: quanto bene hai amato, quanto pienamente hai vissuto e quanto profondamente sei stato capace di lasciar andare le cose che non potevi trattenere.
Buddha


Come l'ape raccoglie il succo dei fiori senza danneggiarne colore e profumo, così il saggio dimori nel mondo
Siddhārtha Gautama Buddha


‎La foresta è un organismo di illimitata generosità, che nulla chiede all'uomo: essa protegge tutti gli esseri viventi e offre la sua ombra all'uomo che la distrugge.
Buddha


Il falegname piega il legno, l’arciere crea le frecce, il saggio modella se stesso.
Buddha


Il pensiero si manifesta nella parola;
la parola si manifesta nell'atto;
l'atto si sviluppa in abitudine;
e l'abitudine si solidifica in carattere.
Sorveglia quindi con cura il pensiero e le sue strade,
e fa che esso sgorghi dall'amore
nato dalla premura per tutti gli esseri.
Buddha


‎Le parole hanno il potere di distruggere e di creare; Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.
Siddhārtha Gautama Buddha


Il Buddha dice: «Come un fiore bello e delicato ma senza profumo, non meno inutili sono le belle parole di chi non le mette in pratica». 
Dhammapada


Come fiori belli e colorati,
ma senza profumo,
sono le dolci parole che non concordano con le azioni.
Siddhārtha Gautama Buddha


Non date fede ai vecchi manoscritti, non credete una cosa perché il vostro popolo ci crede o perché ve l'hanno fatto credere dalla vostra infanzia. Ad ogni cosa applicate la vostra ragione; quando l'avrete analizzata, se pensate che sia buona per tutti e per ciascuno, allora credetela, vivetela, e aiutate il vostro prossimo a viverla a sua volta....
Buddha


È più importante impedire a una bestia di soffrire, piuttosto che restare seduti a contemplare i mali dell'Universo pregando in compagnia dei sacerdoti
Siddhārtha Gautama Buddha



Esistono solo tre strade per la realizzazione del sé: consapevolezza, consapevolezza e consapevolezza
Buddha

CONSAPEVOLEZZA NON SIGNIFICA CONTROLLO, ma OSSERVAZIONE OGGETTIVA E DISTACCATA DELL'ESTERNO E DI NOI STESSI. 


Il segreto della felicità sta nella liberazione della mente dalle dipendenze che il mondo oggettivo esercita su di essa
Buddha

LA MENTE CREA. Voi siete gli artefici della vostra condizione: passata.. presente.. e futura.
LA FELICITÀ O LA SOFFERENZA, DIPENDONO DALLA MENTE, DALLA VOSTRA INTERPRETAZIONE, non dipendono dagli altri, da cause esteriori o da esseri superiori. OGNI PROBLEMA E OGNI SODDISFAZIONE È CREATO DA VOI, DALLA VOSTRA MENTE.
Buddha


Avere gli occhi del Buddha significa non lasciarsi ingannare dalle forme.


Se volete scoprire la verità, quando incontrate sulla vostra strada il Buddha, uccidete il Buddha.
Buddha

Affidati al messaggio del maestro, non alla sua personalità
Affidati al senso, non alle parole
Affidati al senso reale, non a quello temporaneo
Affidati alla tua mente di saggezza, non a quella ordinaria che giudica.
Il Buddha


La statua del Buddha
Un maestro zen si era fermato, durante un viaggio, in un tempio.
Poiché faceva freddo, per non morire congelato, aveva preso una statua di legno del Buddha e le aveva dato fuoco.
Il sacerdote del tempio, vedendo le fiamme, si era svegliato ed era accorso:
credeva che si trattasse di un incendio.
Quando vide quel che succedeva, fu sconvolto dal sacrilegio.
"Che cosa hai fatto?"... gridò. "Hai bruciato il corpo del Buddha!"
Il maestro prese un bastone e si mise a frugare tra le ceneri.
"E ora che cosa fai?" gli domandò il sacerdote.
"Cerco le ossa del Buddha."
"Quali ossa? Non vedi che è una statua di legno?"
"Allora, per favore, portami un altro Buddha da bruciare."
Storia Zen

Lin-chi:
Questo pensiero RIGUARDA TUTTI I MAESTRI E TUTTE LE AUTORITA'. Se FINO A UN CERTO PUNTO POSSONO ESSERCI UTILI per indicarci la Via, DA QUEL PUNTO IN POI RAPPRESENTANO UN OSTACOLO. E DOBBIAMO FARNE A MENO. LA META E' COSTITUITA PROPRIO DALLA LIBERAZIONE, e NON PUO' ESSERE RAGGIUNTA FINCHE' RESTIAMO ATTACCATI A QUALCHE GUIDA. Anche i "LIBERATORI", ALLA FINE, DEVONO ESSERE MESSI DA PARTE. Altrimenti, come dice lo Zen, saremo soltanto "una MISERA IMPRONTA DI UNA MISERA IMPRONTA". Pur nel rispetto delle grandi guide spirituali, dobbiamo "ucciderle" psicologicamente dentro di noi se vogliamo crescere. Non c'è altra via per maturare. Esaminiamo interiormente quale sia l'influsso attuale dei GENITORI, di EDUCATORI, di MAESTRI e di GUIDE VARIE, e domandiamoci se SIAMO IN GRADO DI PROCEDERE SENZA DI LORO, con le nostre gambe. Avremo così una valutazione del nostro grado di EMANCIPAZIONE. NON SAREMO MAI NOI STESSI FNCHE' DIPENDEREMO DAGLI ALTRI PER LE NOSTRE SCELTE FONDAMENTALI.




IL CARRO O IL CAVALLO?
Baso era solito star a gambe incrociate a meditare. 
Vedendolo in quella posizione il Maestro Nan-yuen gli chiese:
"Che cerchi, stando a gambe incrociate?"
Rispose Baso:
"Il mio desiderio è diventare un Buddha."
Il Maestro prese un pezzo di mattone e si mise a sfregarlo con forza contro una pietra.
"Che volete fare, Maestro?" chiese Baso.
"Voglio fare di questo mattone uno specchio."
"Non vi è sfregare che possa fare di un mattone uno specchio, Maestro."
"Se è così, non v'è star seduto a gambe incrociate che possa renderti un Buddha" replicò il Maestro.
"Allora che devo fare?"
"E' come condurre un carro; se non si muove frusterai il carro o il cavallo?"
Baso non rispose, il Maestro continuò:
"Pratichi questa posizione a gambe incrociate per conseguire lo stato di Buddha? 
Se si tratta di ciò, non consiste nello star seduto o disteso, Buddha non è legato a nessuna forma in particolare. Non risiede in nessun luogo, per cui nessuno può impossessarsene o lasciaselo sfuggire. 
Se cerchi il Buddha stando seduto a gambe incrociate, tu lo uccidi. 
Se non ti liberi da queste posizioni non raggiungerai mai la verità"


Quando nasce un pensiero piacevole o spiacevole non fatevi intrappolare e non diventatene schiavi, osservatelo con distacco e lasciatelo andare, esso non produrrà il frutto avvelenato della sofferenza. Se voi fate crescere i vostri pensieri essi divengono potentissimi e si impadroniscono di voi e vi rendono schiavi. Osservando con distacco il vostro pensiero voi scoprirete una grande e  insospettata verità: che il vostro pensiero non è il prodotto della vostra volontà ma è una pianta autonoma e indipendente da voi, alimentata dal vostro attaccamento e che le sue radici affondano nella vostra paura. Praticando l'osservazione distaccata del pensiero i pensieri vani spariranno e voi dimorerete nella pura coscienza.
Budda


I colori della montagna sono il corpo di Buddha;
il suono delle acque che scorrono è la sua grande parola.
Dogen




I colori della montagna sono il corpo di Buddha; 
il suono delle acque che scorrono è la sua grande parola. 
Dogen



mercoledì 29 agosto 2012

Ram Dass. La resistenza alla spiacevolezza di una situazione è la radice della sofferenza




The resistance to 
the unpleasant situation is 
the root of suffering.
Ram Dass

 La resistenza alla spiacevolezza di una situazione è la radice della sofferenza.
Ram Dass



sabato 28 luglio 2012

Erri Saputo. Chi s'accontenta rode. Le divisioni nascono quando il male minore viene rappresentato come il bene maggiore, quando il meno peggio viene vestito da meglio assoluto, quando per comodità, rassegnazione e pigrizia morale si sceglie di narcotizzare il senso critico






Le divisioni nascono quando il male minore viene rappresentato come il bene maggiore, quando il meno peggio viene vestito da meglio assoluto, quando per comodità, rassegnazione e pigrizia morale si sceglie di narcotizzare il senso critico che permetterebbe di discernere gli inganni di nuova fabbricazione dalle speranze stagionate. C'è chi getta sul piatto tutto perchè, seduto al tavolo, ha ordinato una gazzosa ma gli hanno portato acqua di pozzo con l'idrolitina, e fa finta che sia ciò che voleva perchè ha sete. E quando sarà seduto da solo a dialogare con la dissenteria fingerà di star bene, stringendo nella mano lo scontrino salatissimo per evitare che finisca in mano a chi poi, per quell'inganno, potrà farsi beffe della sua poca voglia di combattere abbigliata da rivoluzione serva"
Erri Saputo, "Chi s'accontenta rode" - Tepareva Editor


Elisabetta Savino:
acutissima descrizione del quieto vivere e dell'accontentarsi pur di non. Terribilmente reale, e realmente terribile.


sabato 21 luglio 2012

Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri



Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri



Sara Pavan:
Che so.....quando vien voglia di strozzare qualcuno..... Dopo qualche tempo magari riesco a mandarlo solo a quel paese ma per qualche settimana......lo strozzerei.





Fanny Zanin:
per esperienza personale posso dire che quando c'è un brutto pensiero c'è qualcuno che mi nega qualcosa... quindi qualora io rispetterò il mio prossimo e non lo tratterò da servo già avrò fatto un gran bene alla mia vita perchè avrò tagliato i viveri a qualche sanguisuga che vive in me.... (esempio la rabbia.. la gelosia... o qualunque pensiero che voglia far fare agli altri quello che spetta a me)

Photo: Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri.

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