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venerdì 24 luglio 2015

Albert Bandura. Secondo lo psicologo Albert Bandura una parte molto importante dell’apprendimento è costituita dall’apprendimento osservativo, chiamato anche apprendimento sociale.

L’apprendimento osservativo.
Secondo lo psicologo Albert Bandura una parte molto importante dell’apprendimento è costituita dall’apprendimento osservativo, chiamato anche apprendimento sociale. 
Questo avviene attraverso l’osservazione del comportamento di un’altra persona, detta modello, sia in modo diretto che indiretto, per esempio attraverso la televisione. In un esperimento, considerato classico, alcuni bambini guardavano un filmato che mostrava un adulto che colpiva in modo violento una bambola gonfiabile. Successivamente venne data loro la possibilità di giocare con la stessa bambola e la maggior parte dei bambini, come previsto, presentò lo stesso tipo di comportamento, imitando in modo quasi identico lo stesso comportamento aggressivo visto nel filmato.

Tuttavia, anche se questo tipo di apprendimento non richiede alcun rinforzo non è automatico, ma viene influenzato dagli aspetti del comportamento osservato a cui presta attenzione e dalla capacità di ricordarli e interpretarli. Quindi, secondo Bandura l’apprendimento osservativo avviene in quattro tappe:

  • attenzione: come elemento discriminante per il comportamento nel percepire le caratteristiche del comportamento del modello;
  • ricordo: ricordare il comportamento;
  • emissione: ovvero la riproduzione dell’azione;
  • motivazione a emissioni successive: eseguire nuovamente il comportamento in futuro.


Bibliografia
Feldman, R. (2008). Psicologia Generale. McGrawHill.
Camaioni, L. Di Blasio, P. (2007). Psicologia dello sviluppo. Il Mulino.
Antonietti, A. Cantoia, M. (2010). Come si impara. Mondadori Università.



Silvia M. Romeo,
12 maggio 2012


http://www.apiccolipassi.eu/2012/05/12/lapprendimento-osservativo/




martedì 3 marzo 2015

La parola “noetico” deriva dal greco nous che significa “intelletto superiore” in contrasto con dianoia, che significa “ragione”; gli equivalenti latini sono intellectus e ratio. La conoscenza e la percezione noetica sono unitive e conducono a noesis o gnosis, mentre la conoscenza razionale è dualistica e discorsiva e separa l’osservatore dall’osservato, colui che percepisce da che è percepito; in senso proprio, solo la percezione noetica conduce ad episteme, conoscenza, mentre la percezione razionale ci dà opinione.


La parola “noetico” deriva dal greco nous che significa “intelletto superiore” in contrasto con dianoia, che significa “ragione”; gli equivalenti latini sono intellectus e ratio.
La conoscenza e la percezione noetica sono unitive e conducono a noesis o gnosis, mentre la conoscenza razionale è dualistica e discorsiva e separa l’osservatore dall’osservato, colui che percepisce da che è percepito; in senso proprio, solo la percezione noetica conduce ad episteme, conoscenza, mentre la percezione razionale ci dà opinione.



E' proprio perché osservatore e osservato si percepiscono separati, che possiamo emettere parole/cause senza tener conto degli effetti..
Ciò ha prodotto un vuoto interiore vastissimo, di cui curiamo solo i sintomi, ma osservando, percepisco che in molti, non tutti, abbiamo compreso... siamo un insieme di un un insieme infinito, se offendiamo l'altro, offendiamo noi, creando appunto quell'interiore vuoto devastante.

martedì 13 maggio 2014

Chi desidera porsi in modo realistico in relazione al Lavoro, deve iniziare con la definizione dei suoi obbiettivi. Non puoi compiere il primo passo del tuo viaggio, a meno che tu non sappia dove vuoi andare. Come definire i nostri obbiettivi? Io sono uno schiavo; miro a diventare un padrone. Vivo in un mondo di sogni; miro ad entrare nel mondo reale. Sono immerso nelle menzogne; voglio conoscere la verità. Io sono molti; il mio scopo è di divenire Uno. Io sono un ego separato; il mio scopo è di fondermi con il Tutto. Queste definizioni descrivono degli scopi a lungo termine. Sono troppo generali e troppo vaghe per fornire una base di lavoro pratico quotidiano. Il Lavoro è sia un'arte, sia una scienza. - È creativo ed in questo senso è analogo al lavoro dell'artigiano, dell'artista o del costruttore. - Ma è anche un'attività di esplorazione, analogamente al lavoro di uno scienziato ricercatore. Al centro di tutto sta la verità che non conosciamo noi stessi e per tale ragione non siamo padroni di noi stessi. Dunque il Lavoro deve cominciare con un lungo periodo di osservazione di noi stessi.

Chi desidera porsi in modo realistico in relazione al Lavoro, deve iniziare con la definizione dei suoi obbiettivi. 

Non puoi compiere il primo passo del tuo viaggio, a meno che tu non sappia dove vuoi andare. 

Come definire i nostri obbiettivi? 
Io sono uno schiavo; miro a diventare un padrone. 
Vivo in un mondo di sogni; miro ad entrare nel mondo reale. 
Sono immerso nelle menzogne; voglio conoscere la verità. 
Io sono molti; il mio scopo è di divenire Uno. 
Io sono un ego separato; il mio scopo è di fondermi con il Tutto. 

Queste definizioni descrivono degli scopi a lungo termine. 
Sono troppo generali e troppo vaghe per fornire una base di lavoro pratico quotidiano. 

Il Lavoro è sia un'arte, sia una scienza. 
- È creativo ed in questo senso è analogo al lavoro dell'artigiano, dell'artista o del costruttore. 

- Ma è anche un'attività di esplorazione, analogamente al lavoro di uno scienziato ricercatore. 

Al centro di tutto sta la verità che non conosciamo noi stessi e per tale ragione non siamo padroni di noi stessi. Dunque il Lavoro deve cominciare con un lungo periodo di osservazione di noi stessi. 

Ma chi effettua l'osservazione? 
Siamo una molteplicità, una folla di Io, molti dei quali hanno scopi in conflitto reciproco. 
Abbiamo bisogno di un Osservatore che osservi oggettivamente ed impari a distinguere la fauna dello zoo. Ma come si può riuscire a creare l'Osservatore? L'Osservatore non esiste, io debbo crearlo; ma cos'è questo “io”? L'allegoria della casa piena di servi disordinati ci suggerisce che essi possono scegliere uno di loro che faccia da sovrintendente, da maggiordomo capo, per mantenere un minimo di ordine in attesa che il Padrone si faccia vivo. 
Ma... chi sceglie il maggiordomo e da quale fonte questa entità trarrà il suo potere? 
Possiamo concludere solo che il Maggiordomo si elegge da solo. Egli/ella è il solo/la sola tra i servi che ha una certa comprensione delle priorità. Gli altri servi perseguono i loro obbiettivi e si dedicano ai propri giochi. Uno vuol giocare al Gioco del Denaro, un altro al Gioco della Fama, un altro può fantasticare sul Gioco della Scienza o su quello dell'Arte. Ma il Maggiordomo capisce che l'unico gioco che valga la pena di esser giocato è il Gioco Principale** e che tutti gli altri giochi passano in secondo piano. Egli ha la difficile responsabilità di dover spiegare questo fatto agli altri servi, che spesso si ribellano e non vogliono accettare la sua autorità.



Chi desidera porsi in modo realistico in relazione al Lavoro, deve iniziare con la definizione dei suoi obbiettivi.

Non puoi compiere il primo passo del tuo viaggio, a meno che tu non sappia dove vuoi andare.

Come definire i nostri obbiettivi?
Io sono uno schiavo; miro a diventare un padrone.
Vivo in un mondo di sogni; miro ad entrare nel mondo reale.
Sono immerso nelle menzogne; voglio conoscere la verità.
Io sono molti; il mio scopo è di divenire Uno.
Io sono un ego separato; il mio scopo è di fondermi con il Tutto.

Queste definizioni descrivono degli scopi a lungo termine. Sono troppo generali e troppo vaghe per fornire una base di lavoro pratico quotidiano.

Il Lavoro è sia un'arte, sia una scienza.
- È creativo ed in questo senso è analogo al lavoro dell'artigiano, dell'artista o del costruttore.
- Ma è anche un'attività di esplorazione, analogamente al lavoro di uno scienziato ricercatore.

Al centro di tutto sta la verità che non conosciamo noi stessi e per tale ragione non siamo padroni di noi stessi. Dunque il Lavoro deve cominciare con un lungo periodo di osservazione di noi stessi. Ma chi effettua l'osservazione? Siamo una molteplicità, una folla di Io, molti dei quali hanno scopi in conflitto reciproco. Abbiamo bisogno di un Osservatore che osservi oggettivamente ed impari a distinguere la fauna dello zoo.

Ma come si può riuscire a creare l'Osservatore?
L'Osservatore non esiste, io debbo crearlo; ma cos'è questo “io”?
L'allegoria della casa piena di servi disordinati ci suggerisce che essi possono scegliere uno di loro che faccia da sovrintendente, da maggiordomo capo, per mantenere un minimo di ordine in attesa che il Padrone si faccia vivo.

Ma... chi sceglie il maggiordomo e da quale fonte questa entità trarrà il suo potere?

Possiamo concludere solo che il Maggiordomo si elegge da solo. Egli/ella è il solo/la sola tra i servi che ha una certa comprensione delle priorità. Gli altri servi perseguono i loro obbiettivi e si dedicano ai propri giochi.
Uno vuol giocare al Gioco del Denaro,
un altro al Gioco della Fama,
un altro può fantasticare sul Gioco della Scienza o su quello dell'Arte.
Ma il Maggiordomo capisce che l'unico gioco che valga la pena di esser giocato è il Gioco Principale** e che tutti gli altri giochi passano in secondo piano. Egli ha la difficile responsabilità di dover spiegare questo fatto agli altri servi, che spesso si ribellano e non vogliono accettare la sua autorità.




Mario Fabi Il Viandante ha condiviso la foto di Paolo Lopiano.


venerdì 31 gennaio 2014

Ornitorinco. Zampe palmate dotate di unghie velenose, largo becco d’anatra, folta pelliccia da castoro, temperatura corporea più bassa del normale, coda piatta, carattere schivo.

Il paradosso dell’ornitorinco, Ann Moyal. Ed. Mondadori
Scritto da Marco Ferrari

Paradosso-Ornitorinco.
Zampe palmate dotate di unghie velenose, largo becco d’anatra, folta pelliccia da castoro, temperatura corporea più bassa del normale, coda piatta, carattere schivo. Questo animale ha rappresentato un vero grattacapo per gli zoologi tanto che il primo esemplare australiano giunto impagliato al British Museum venne preso per un falso.

Questo simpatico paradosso animale scatenò involontariamente su di sé una ridda di ipotesi da parte dei tassonomisti, ai quali peraltro, complicò la vita oltre misura. Pare di sentirli ancora discutere: può essere un mammifero che depone uova? Ma ci sono le mammelle! Perché ha aculei con veleno così potente nelle zampe posteriori? Ma ha pochissimi nemici! Sparge il latte in acqua per nutrire i piccoli, non può allattare nuotando! Non può essere un mammifero, deve essere un rettile oviparo! Cova le uova coprendole col becco e la coda? E’ un rettile! E’ un uccello! E’ un mammifero!

La disputa andò avanti per un secolo e fu una dura guerra di convinzioni.

Questo interessante libro ne racconta tutti i risvolti dandoci una buona lezione di umiltà perché per dirla con Huxley: “Se la scienza vuole conservare la sua forza deve mantenere il contatto col sicuro terreno dell’osservazione”.

Marco Ferrari

paradosso-ornitorinco

giovedì 16 gennaio 2014

giovedì 19 settembre 2013

Distaccati da ogni pensiero e da ogni ogni emozione, distaccati da ogni cosa proprio come se fosse un sogno.


Distaccati da ogni pensiero e da ogni ogni emozione, distaccati da ogni cosa proprio come se fosse un sogno. In realtà l'universo non è altro che uno straordinario sogno in cui l'amore è il collante di ogni forma di vita. Con questo distacco tutto diventa possibile e divieni un silenzioso meditatore che osserva un fiume. Non cerchi di fermare il corso dell'acqua, rimani in osservazione poiché il flusso segue il suo corso incessantemente. Accetta tutto ciò che vive dentro di te senza giudicarlo, non reprimere, lascia che tutto scorra. Vivere godendoti il presente ti permette di collegarti immediatamente alle tue sensazioni che conoscono ogni cosa, poiché quelle sono le sensazioni dell'intero universo. Tu sei in tutte le cose esistenti.

mercoledì 14 agosto 2013

Educazione Sessuale. Se tuo figlio lo educa uno schiavo ne avrai due da liberare. Questo detto è perfetto per l'educazione sessuale, spesso rilegata a degli adulti che di sesso non sanno che la squallida unione genitale usa e getta imparata in fretta nel porno e nelle figurine dei cessi alla metropolitana. Abbiamo negato l'educazione sessuale ai bambini e ci ritroviamo poi con adulti che nel sesso sono degli eterni infantili che confondono la malizia del fanciullo con la morbosità dei maniaci. Se non esiste un limite al dolore, non esiste neppure un limite al piacere ... si limita soltanto chi non conosce se stesso fino in fondo Come diceva Baudelaire : il sesso è la lirica delle masse ... quindi imparate a danzare educatamente!


EDUCAZIONE SESSUALE... MA DOVE?
Se tuo figlio lo educa uno schiavo ne avrai due da liberare. 
Questo detto è perfetto per l'educazione sessuale, spesso rilegata a degli adulti che di sesso non sanno che la squallida unione genitale usa e getta imparata in fretta nel porno e nelle figurine dei cessi alla metropolitana. 
Abbiamo negato l'educazione sessuale ai bambini e ci ritroviamo poi con adulti che nel sesso sono degli eterni infantili che confondono la malizia del fanciullo con la morbosità dei maniaci. Se non esiste un limite al dolore, non esiste neppure un limite al piacere ... si limita soltanto chi non conosce se stesso fino in fondo
Come diceva Baudelaire : il sesso è la lirica delle masse ... quindi imparate a danzare educatamente!


LE RADICI MALATE DEL SESSO ATAVICO
L’essere umano deve essere visto, inteso ed analizzato entro i limiti ed i parametri del tempo e della cultura in cui è stato formato. Se uno vuol studiare i pesci e poi li tira fuori dell’acqua, ovviamente otterremo dei risultati molto sbagliati. Se oggi diciamo che Simund Freud ha centrato la sua teoria psicologica fissandosi troppo sul sesso e poi dimentichiamo che è vissuto nel pieno della nevrosi vittoriana, perdiamo di vista il suo tempo, la sua mentalità e quindi la tipologia dei suoi pazienti (Freud era un neurologo e trattava per lo più pazienti isterici affetti di repressioni sessuali acute); se diciamo che Kart Marx era anticlericale, ma dimentichiamo che la chiesa del suo tempo era corrotta di borghesia e nepotismo, perdiamo di vista la centralità della sua critica. Goethe diceva che per conoscere profondamente il pensiero di una persona, dovremmo conoscere persino dove è nata quella persona, la sua città, la sua lingua, le sue consuetudini. Dunque per cogliere il nostro trauma sessuale occidentale dobbiamo andare in profondità nella sessuofobia del cristianesimo che ha deformato la nostra mentalità .

domenica 28 luglio 2013

Attilio Alaimo : In un romanzo di fantascienza, non ricordo se di Hoyle o di Asimoov, si ipotizzava per l'appunto che POTREBBERO ESISTERE FORME DI INTELLIGENZA OLTRE LE UNITÀ BIOLOGICHE, A LIVELLO MACROCOSMICO: STELLE E NUBI STELLARI INTERGALATTICHE POTREBBERO "COMUNICARE" E CIOÈ IN UN CERTO SENSO "VIVERE" IN MODO A NOI ANCORA DEL TUTTO IGNOTO, e che forse non sapremo mai...

Non siamo INTELLIGENTI, siamo INTELLIGENZA


 la coscienza che si auto-osserva.



Se fossimo una cellula cerebrale di un altro essere, purtroppo saremo il suo cancro.


capire il concetto di universo o di infinito non rientra nelle nostre capacità percettive, di qualunque cosa si tratta non può far altro che sfuggirci


vorrebbe dire che PER OGNI CELLULA CELEBRALE DI QUELL'ESSERE ESISTEREBBE UN UNIVERSO DIVERSO, allora non sarebbe più "uni" ma "multiverso", poi se è vero, di esseri come lui quanti ce ne sono?


Quindi viviamo la nostra vita in base ad un sogno o fantasia di un'altra creatura vivente?? 


siamo sicuramente dei globuli bianchi o rossi di qualcosa di immenso sicuramente un microbo vede il modo come lo vediamo noi magari lui pensa che più grande di lui non esista niente


 Allora avrebbe un bel problema di parassitosi o forse proprio un tumore!!!


come nel piccolo..così nel grande...


In un romanzo di fantascienza, non ricordo se di Hoyle o di Asimoov, si ipotizzava per l'appunto che POTREBBERO ESISTERE FORME DI INTELLIGENZA OLTRE LE UNITÀ BIOLOGICHE, A LIVELLO MACROCOSMICO: STELLE E NUBI STELLARI INTERGALATTICHE POTREBBERO "COMUNICARE" E CIOÈ IN UN CERTO SENSO "VIVERE" IN MODO A NOI ANCORA DEL TUTTO IGNOTO, e che forse non sapremo mai...

gli viene il cancro


dentro e fuori di noi c'è un universo e noi ne facciamo parte



È una cosa a cui ho sempre pensato....BISOGNEREBBE STUDIARE IL MICRO PER CAPIRE IL MACRO!

sabato 23 febbraio 2013

Cassano. Sulla Lentezza. Bisogna essere lenti come un treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede ... aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardare soltanto la copertina.


Riflessi d'acqua
Franco Cassano “Il pensiero meridiano”, 1996
SULLA LENTEZZA - Franco Cassano
Bisogna essere lenti come un treno di campagna
e di contadine vestite di nero,
come chi va a piedi e vede
... aprirsi magicamente il mondo,
perché andare a piedi è sfogliare il libro
e invece correre è guardare soltanto la copertina.

Bisogna essere lenti, amare le soste
per guardare il cammino fatto,
sentire la stanchezza conquistare
con malinconia le membra,
invidiare l’anarchia dolce di chi inventa
di momento in momento la strada.

Bisogna imparare a star da sé
e aspettare in silenzio,
ogni tanto di essere felici di avere in tasca
soltanto le mani.

Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli,
è dare i nomi agli alberi,
agli angoli, ai pali della luce,
è trovare una panchina,
è portarsi dentro i propri pensieri
lasciandoli affiorare a seconda della strada,
bolle che salgono a galla e che quando sono forti scoppiano
e vanno a confondersi con il cielo.

E’ suscitare un pensiero
involontario e non progettante,
non il risultato dello scopo e della volontà,
ma il pensiero necessario,
quello che viene su da solo,
da un accordo tra mente e mondo.

Andare lenti è fermarsi su un lungo mare
su una spiaggia, su una scogliera inquinata,
su una collina bruciata dall’estate,
andare col vento di una barca
e zigzagare per andare dritti.

Andare lenti è conoscere le mille differenze
della propria forma di vita, i nomi degli amici,
i colori e le piogge, i giochi e le veglie,
le confidenze e le maledicenze.
l'andare lento essere solo con i tuoi pensieri, meditare ti permette anche poi di poter velocizzare tutto quello che ritrovi nella quotidianità, perché hai già superato uno stadio ...

Ho dato il mio esame di sociologia su questo libro e con il Prof. Cassano. Grazie per averlo citato


*Immagine: Giovanni Boldini 
"La Grande Rue a Combes-la-Ville", 1873 - Philadelphia Museum of Art

venerdì 16 novembre 2012

Marco Porcio Catone. Valuta sempre attentamente tutto ciò che uno dice: le parole nascondono e nello stesso tempo svelano il carattere degli uomini

‎Non vergognarti di volere che ti sia insegnato ciò che non sai.
Saper qualcosa è fonte di lode, mentre è una colpa non voler imparare nulla.
Catone

Valuta sempre attentamente tutto ciò che uno dice:
le parole nascondono e nello stesso tempo svelano il carattere degli uomini.
Marco Porcio Catone

Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni:
la parola ce l'hanno tutti, il buon senso solo pochi
Catone

Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto.
Catone

Non fidarti mai delle persone dai discorsi troppo lusinghevoli:
la zampogna suona dolcemente mentre l'uccellatore intrappola gli uccelli.
Marco Porcio Catone

Pensa sempre a quanto è lungo l'inverno.
Catone


Non cercare di sapere, interrogando le stelle,
che cosa dio ha in mente di fare:
quello che decide su di te,
lo decide sempre senza di te
Catone


Cosa difficile concittadini miei, discutere con il ventre, perché non ha orecchie.
Catone il Censore


La vita umana è come il ferro: se lo usi si consuma, se non lo usi lo corrode la ruggine.
Catone (Marco Porcio Catone)




[Catone soleva dire] ch’egli non era mai più occupato come quando non faceva nulla, né mai meno solo di quando era solo. Chi infatti potrebbe davvero credere che Dionisio, quando faceva tanti progetti a danno della libertà della sua patria, facesse qualcosa più grande che il suo concittadino Archimede quando. avendo l'aria di non far nulla, inventava quella sfera di cui or ora si parlava? E chi non vede che sono ben più soli quelli che nel Foro e tra la folla non trovano uno con cui scambiare una parola, che colui che, senza testimoni, o parla con se stesso o ascolta la parola degli uomini colti dilettandosi delle loro invenzioni e dei loro scritti? 
E chi potrà mai esser considerato più ricco di colui cui non manca nulla di quel che occorra ai bisogni naturali, o più potente di colui che ottiene tutto quel che si desideri, o più beato di chi sia libero da ogni agitazione d'animo, o più solidamente fortunato di chi non possieda che quel che porta seco o che, come si dice, abbia solo quel tanto che si possa salvare in qualsiasi naufragio? Qual comando infatti, quale magistratura, quale regno potrebb'essere più insigne di quello assicurato all'uomo che disprezza le cose umane ed, esaltando la sola sapienza, non volge l'animo che al pensiero dell'eterno e del divino? 
Cicerone, La ricchezza spirituale del sapiente, De republica, I, 27s
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