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mercoledì 20 gennaio 2016

Anche Musa apparteneva ad una famiglia di medici, visto che suo fratello Euforbo fu un importante medico che assistette personalmente re Giuba II di Mauretania. Il rapporto di fiducia tra Giuba e Euforbo sembra essere stato molto profondo, tanto che il re chiamò Euforbia una nuova specie vegetale che aveva scoperto. Queste le parole di Plinio (Naturalis Historia, XXV, 38): "E nell'epoca dei nostri padri il re Giuba trovò quella che denominò euforbia dal nome del suo medico. Costui era fratello di Musa, da cui dicemmo salvato l'imperatore Augusto.



Antonio Musa, medico di Augusto
"Al medico Antonio Musa, che lo aveva guarito da una grave malattia, fu eretta, attraverso una sottoscrizione, una statua vicino a quella di Esculapio."
Così Svetonio (Augusto, 59) ricorda Antonio Musa, medico, che ebbe la fortuna di passare alla storia per aver guarito Augusto da una non meglio specificata e misteriosa malattia. Sappiamo che fu allievo di Asclepiade di Bitinia, le cui dottrine mediche, influenzate anche dalla filosofia, furono le più seguite dalla medicina del suo tempo. Antonio Musa fu medico personale di Augusto e, molto probabilmente, anche della famiglia imperiale. Infatti sappiamo grazie agli autori antichi che Musa insieme con Quinto Stertinio Senofonte (medico di Caligola e Claudio) e Gaio Stertinio Senofonte (medico di Claudio e Nerone dopo la morte del fratello Quinto) furono i medici della dinastia Giulio-Claudia. 

Anche Musa apparteneva ad una famiglia di medici, visto che suo fratello Euforbo fu un importante medico che assistette personalmente re Giuba II di Mauretania. Il rapporto di fiducia tra Giuba e Euforbo sembra essere stato molto profondo, tanto che il re chiamò Euforbia una nuova specie vegetale che aveva scoperto. Queste le parole di Plinio (Naturalis Historia, XXV, 38):
"E nell'epoca dei nostri padri il re Giuba trovò quella che denominò euforbia dal nome del suo medico. Costui era fratello di Musa, da cui dicemmo salvato l'imperatore Augusto. I fratelli stessi stabilirono di astringere i corpi dopo i bagni con molta acqua fredda; prima non c'era l'abitudine di lavarsi se non con acqua calda, come troviamo anche presso Omero".

Come la maggior parte dei medici dell'antichità anche Antonio Musa si occupava dello studio delle piante e delle loro proprietà, tanto che il suo nome era ricordato anche per uno studio sulla Betonica o Vettonica, un'erba medicinale appunto (Galeno, XIII, 463), e per aver lasciato un libro di ricette in cui è contenuta anche una dieta a base di lattuga (Plino, Naturalis Historia, XIX, 38, 128):
"Certamente è descritto salvato dalla lattuga il divino Augusto durante una malattia per la saggezza del medico Musa, mentre la proibiva l’eccessivo scrupolo del (medico) precedente C. Emilio."
Soggiornò a Samo, dove offrì alla popolazione le sue cure, le quali dovettero aiutare molte persone visto che fu omaggiato con l'erezione di una statua personale nel locale santuario di Era con la seguente motivazione: "a motivo della sua bravura e della benevolenza dimostrata nei loro confronti".
Ma la sua importanza ovviamente fu quella di essere medico personale di Augusto. Per le sua cure all'imperatore gli venne eretta una statua a Roma nel santuario di Esculapio (sull'Isola Tiberina), l'ospedale dell'antica Roma (Svetonio, Augusto, 59). È Cassio Dione a ricordare con dovizia di particolari questo avvenimento (LIII, 30, 3-4):
"E proprio nel momento in cui [Augusto] non era più neppure in grado di occuparsi dei problemi più urgenti, un certo Antonio Musa lo salvò con una terapia a base di bagni freddi e di bevande fredde; per questo servigio costui fu lautamente ricompensato sia da Augusto che dal Senato e ottenne il privilegio, dal momento che era un liberto, di portare degli anelli d’oro e di essere esentato dal pagamento delle tasse insieme ai membri della sua categoria, non solo quelli che vivevano a quel tempo, ma anche quelli delle generazioni successive. Ma poiché era necessario che chi si fosse attribuito le opere del destino e della sua sorte ne venisse poi preso di sorpresa, mentre Augusto fu salvato in questo modo, Marcello, invece, non molto tempo dopo si ammalò e, curato da Musa in persona con quella stessa terapia, morì."
Una malattia dunque non meglio specificata colpì Augusto (qualche studioso la interpreta come una infezione allo stomaco o al fegato) e il nostro Antonio Musa lo curò con bagni freddi e bevande fredde. A questa terapia va aggiunta probabilmente una dieta a base di lattuga, come abbiamo visto in precedenza. L’aver salvato l’imperatore valse al medico lo stato di eques, cavaliere, come sembra dimostrare l’anello d’oro tipico della categoria. Un bel compenso se si tiene fede alle parole di Cassio Dione che lo indicano liberto, e dunque ex schiavo. Benemerito anche alla categoria dei medici perché grazie al suo lavoro tutti gli esercitanti la professione furono esentati dalle tasse (in questo Augusto riprese un provvedimento già ordinato da Cesare). Ma, come tutti i medici, anche Musa non poté salvare tutti i suoi pazienti e infatti il tanto amato Marcello, nipote di Augusto e designato alla successione dell’impero, morì mentre, malato, seguiva le terapie di Musa, le stesse usate per la guarigione di Augusto.
Comunque il Senato di Roma fece erigere una statua di Antonio Musa presso il Tempio di Esculapio, dio della medicina, sull’Isola Tiberina nel luogo oggi occupato dalla chiesa di San Bartolomeo, che era, a tutti gli effetti, l’ospedale di Roma antica. Il luogo era stato scelto, secondo la leggenda, dal dio stesso, attraverso il suo serpente sacro, che, portato a Roma da Epidauro, lasciò la nave sulla quale viaggiava per rifugiarsi sull’Isola Tiberina. In quel luogo venne costruito il Tempio di Esculapio ed era li infatti che i malati più poveri si recavano per essere guariti, ma il metodo usato non era certamente dei più scientifici. Come già detto i medici più bravi, quelli che studiavano e ricercavano, erano spesso molto costosi, per lo più greci o provenienti dal mondo ellenistico, dove la disciplina medica era molto avanzata (basti pensare che ad Alessandria si praticava la vivisezione a scopo di ricerca per capire il funzionamento del corpo umano, oppure alla elevata specializzazione degli strumenti chirurgici come quelli trovati all’interno della Domus del Chirurgo di Rimini), e le classi sociali meno ricche si affidavano alle cure degli dei. Nel santuario di Esculapio a Roma i malati venivano ospitati sotto i portici, assistiti dai sacerdoti del dio, che dovevano avere qualche nozione di medicina, ma il loro compito era per lo più di assistenza ai malati che dovevano cercare il rimedio per guarire da soli, affidandosi ai consigli del dio. Questa era la pratica detta incubatio, e consisteva nel passare la notte nel santuario sperando che il dio Esculapio apparisse in sogno e indicasse i rimedi per combattere i mali che affliggevano i malati. Al mattino i sacerdoti aiutavano ad interpretare i segni divini e si provvedeva ad eseguire le cure del caso.
È evidente che si trattava di un metodo religioso piuttosto che di un metodo scientifico, ma la guarigione richiesta dai Romani era la stessa che spesso viene chiesta ancora oggi nei santuari di tutto il mondo, come quelli di Fatima o di Lourdes, o per restare sempre a Roma, nel Santuario del Divino Amore sull’Ardeatina. Come oggi anche allora spesso per le guarigioni ottenute si offrivano ex-voto alla divinità, e infatti dal Tevere provengono migliaia di questi oggetti, per lo più di terracotta, che raffigurano parti anatomiche (piedi, mani, gambe, torsi con organi, organi sessuali) date in omaggio e in cambio di quelli veri risanati da Esculapio. Rodolfo Lanciani ricorda la scoperta avvenuta nel 1885 di un negozio (taberna) di questi ex-voto anatomici in prossimità di Ponte Fabricio, uno degli accessi all’Isola Tiberina. È impressionante notare come la natura ospedaliera si sia conservata all’interno dell’Isola Tiberina, tanto che ancora oggi ospita l’Ospedale Fatebenefratelli.
Con l’età imperiale, soprattutto a partire del tempo di Nerone, sappiamo che a Roma iniziarono ad aprire delle scuole di medicina e delle corporazioni di medici che dovevano servire per aumentare il servizio medico pubblico. Un esempio di queste scuole con professori e studenti al seguito è dato da un epigramma di Marziale che rende bene ancora l’idea che dei medici avevano i Romani (V, 9):
"Ero malato, ma tu, con cento allievi, ti sei precipitato da me, o Simmaco. Con cento mani gelate di tramontana mi hanno toccato: non avevo febbre, ma ora, o Simmaco, ce l’ho."
Solo con Antonino Pio il servizio medico pubblico divenne pressoché obbligatorio, con medici in ogni centro abitato eletti e approvati dai consigli cittadini. Cosa importante è che l’assistenza ai poveri divenne anch’essa obbligatoria e gratuita. Tutto ciò avvenne anche e soprattutto grazie all’operato e agli studi delle grandi personalità mediche che operavano nell’impero romano e nel mondo antico, proprio come il nostro Antonio Musa, medico di Augusto.
Gabriele Romano.

(nella foto: affresco da Pompei con Enea ferito che viene curato dal medico, I secolo d.C. Museo archeologico Nazionale, Napoli.)




venerdì 6 marzo 2015

Codice di Hammurabi. Composto di trecento leggi scritte in più di 3600 righe a caratteri cuneiformi, rappresenta uno dei documenti più importanti della storia.. Per la prima volta, con queste leggi anche la medicina e la chirurgia venivano contemplate. Dispose che i medici fossero pagati per le loro prestazioni rendendoli altresì responsabili se i loro rimedi fossero falliti."Se un medico ha operato un cittadino libero, con un bisturi di bronzo e gli ha salvato la vita, riceverà 10 sicli d'argento... Se invece ha causato la morte di un cittadino libero o la perdita di un occhio, gli taglieranno le mani... Se un veterinario ha operato un bue o un asino e gli ha salvato la vita, il proprietario dell'animale gli darà un sesto di siclo d'argento come onorario. Se invece ne ha causato la morte pagherà al proprietario un quarto del loro valore"

 I poveri, le vedove e gli orfani sono posti sotto la tutela dello Stato.
Le donne sono protette contro i maltrattamenti del marito.
In favore dei lavoratori viene alzato il salario e sono stabiliti i giorni di riposo annuali
Codice di Hammurabi, trad. Di Nola-Furlani



Composto di trecento leggi scritte in più di 3600 righe a caratteri cuneiformi, rappresenta uno dei documenti più importanti della storia.. Per la prima volta, con queste leggi anche la medicina e la chirurgia venivano contemplate. Dispose che i medici fossero pagati per le loro prestazioni rendendoli altresì responsabili se i loro rimedi fossero falliti."Se un medico ha operato un cittadino libero, con un bisturi di bronzo e gli ha salvato la vita, riceverà 10 sicli d'argento... Se invece ha causato la morte di un cittadino libero o la perdita di un occhio, gli taglieranno le mani... Se un veterinario ha operato un bue o un asino e gli ha salvato la vita, il proprietario dell'animale gli darà un sesto di siclo d'argento come onorario. Se invece ne ha causato la morte pagherà al proprietario un quarto del loro valore" 
Dal Codice di Hammurabi sez: 215 218. 

Il Codice di Hammurabi è un interessante documento sulla società paleo-babilonese e anche il monumento più significativo di quest'epoca purtroppo avara di ritrovamenti archeologici, in quanto gli strati della città di Babilonia databili a quel periodo si trovano sotto gli imponenti edifici delle epoche successive.
Nel tempo il codice è stato copiato su moltissime tavolette ma l'originale, ora al Louvre, è inciso su una stele di diorite alta 2,25m, rinvenuta a Susa (Elam), dove era stata trasportata dal sovrano elamita Shutruk-Nakhunte attorno al 1150
In realtà le copie devono essere state tre, collocate nei più importanti santuari della Babilonia, l'antico Ebabbar di Šamaš a Sippar, il tempio di Enlil a Nippur e l'Esagila di Marduk a Babilonia
La parte superiore della stele, centinata, presenta una scena di omaggio, in cui lo stesso re Hammurabi è in raccoglimento davanti al dio Šamaš, dio della giustizia, offrendo il codice. Il dio è raffigurato nella sua iconografia classica, in trono, con la tiara a corna multiple, simbolo di divinità, e i raggi solari alle spalle. Stringe tra le mani il listello e la corda per misurare, i simboli dell'equità e della giustizia, proprie della sua sfera divina.
Il codice, come gli altri che lo hanno preceduto, era diviso in tre parti:
un prologo, che insiste sulla devozione del re verso gli dèi che lo hanno scelto per governare
un epilogo, che contiene maledizioni rivolte a coloro che intendono modificare o annullare le leggi
il vero e proprio corpus normativo.
Nel codice si trovano norme che appartengono al "campo penale", con la comparsa della cosiddetta "legge del taglione", cioè l'uso delle pene corporali come attenuazione della vendetta. Questa pratica è stata attribuita agli Amorrei, in antitesi rispetto alla tradizionale compensazione pecuniaria di ambito sumero-accadico.
In "campo civile" il codice dà ampio spazio alla privatizzazione in atto nel paese e regola i vari tipi di salari, affitti etc, ma non aggiunge niente alla pratica già attiva. I codici mesopotamici infatti non erano leggi da rispettare, ma esempi, di cui il cittadino oppresso o il re futuro potevano avvalersi per un consiglio, e sono questi i destinatari del codice e non i giudici, che continuano ad applicare le norme derivate dalla consuetudine. La stele con le leggi viene posta nel tempio a dimostrazione della correttezza con la quale il regno viene governato, cioè a maggior gloria del sovrano, che ottiene così il titolo di "re di giustizia".
Comunque, l'applicazione delle leggi più terribili veniva resa quasi impossibile da pene altrettanto terribili contro le false accuse ("Se un cittadino incolpa un altro di omicidio senza fornirne le prove, sarà ucciso")





anche presso i romani, secondo plutarco, la falsa testimonianza era considerato reato grave punibile anche con la morte


lunedì 26 gennaio 2015

Sardegna. Quando la tradizione diventa cura



Quando la tradizione diventa cura

Secondo recenti studi,i guaritori tradizionali ancora in attività in Sardegna sono oltre un migliaio
Sebbene attualmente non sia ben chiaro a tutti, la direzione che l’uomo moderno va prendendo nel tempo presuppone la costruzione di un mondo sempre più artificiale: il mondo delle città, delle grandi vie di comunicazione, degli allevamenti simili a catene di montaggio, delle reti telematiche, delle realtà virtuali. L’uomo moderno ha la presunzione di essere padrone e centro dell’Universo, è suo, è qualcosa che deve essere condizionato, razionalizzato, sfruttato.
Da tale atteggiamento si potrebbe dedurre che la civiltà odierna con le sue caratteristiche politiche, economiche, sociali, culturali e religiose,  sia priva di quel contatto che le antiche tradizioni pensavano fosse di “ispirazione divina” e che forse permise alle civiltà del passato di evitare di degradare se stesse ed il proprio mondo.
UN PASSATO ANCORA PRESENTE
C’è stato un tempo in cui anche i sardi del passato vivevano in sintonia con delle realtà superiori da cui attingevano saperi e pratiche di notevole importanza al punto da influenzare ogni aspetto del quotidiano, sia sul piano materiale che strettamente emotivo. Un tempo in cui l’atteggiamento preponderante era di rispetto nei confronti della tradizione e dei fenomeni della natura; un approccio esteso fino ad alcune forme di cura attualmente soppiantate dalla scienza moderna poiché ritenute inadeguate e di conseguenza completamente escluse e non più considerate nella loro interezza. In Sardegna però sappiamo che il tempo scorre lentamente e parecchie pratiche curative tradizionali si conservano per trasmissione orale ed attraverso l’insegnamento all’interno delle stesse famiglie. Solamente dopo la seconda guerra mondiale i mutamenti sociali, economici e culturali dell’epoca hanno avuto un’estensione tale in tutta l’Europa da riuscire a penetrare nella nostra società agropastorale, influenzando in qualche modo le usanze locali, ma recenti studi mostrano che i guaritori tradizionali ancora in attività sono oltre un migliaio.
Tali figure molto spesso fanno uso di erbe e amuleti, praticano il culto dell’acqua o attraverso riti antichi e suggerimenti che arrivano da “mondi sottili” sono in grado di risolvere problemi che non vengono riconosciuti dalla medicina ufficiale, come la terapia per lo spavento, per le ustioni, per i porri e la diffusissima medicina dell’occhio.
Sarebbe piuttosto riduttivo comprimere queste tradizioni mediche ad un nucleo di fatti autenticati dalla scienza ripuliti da errori e superstizioni in quanto ritenute irrilevanti o addirittura negative; al contempo non sarebbe corretto pensare che l’uso di una tradizione medica sia più importante di altri metodi che la scienza odierna ha sperimentato su vasta scala; ma l’efficacia e la validità di ciascun approccio possono emergere solo quando essi vengono considerati in senso olistico(cioè come unità-totalità) e le diverse forme per quanto apparentemente in contraddizione,  possono agire in  sinergia con un obiettivo comune: il benessere dell’individuo. 
LA MEDICINA DELL’OCCHIO 
La medicina dell’occhio è una di quelle pratiche risalenti ad un passato imprecisato molto lontano e come dice il termine stesso andrebbe a curare dei malesseri la cui modalità di trasmissione si effettuerebbe attraverso gli occhi.  Questo potere per lo più attribuito alla donna porterebbe col solo sguardo a degli effetti negativi ed immediati su un’altra persona; sono in molti a sostenere che si tratti di un fenomeno dovuto al sangue, quindi derivante dall’appartenenza ad un determinato ceppo familiare che predisporrebbe alcuni soggetti più di altri.
 Il malocchio (ocru malu , ogru malu, eogu malu) causerebbe a livello fisico mal di testa improvvisi e frequenti senza un collegamento fisiologico specifico, malumore e sindrome depressiva; si potrebbero verificare eventi spiacevoli di diverso tipo all’interno della famiglia di appartenenza. Solo la medicina dell’occhio sarebbe in grado di riportare il soggetto in un normale stato psico-fisico e ristabilire l’equilibrio familiare. Sono stati registrati circa 24 metodi diversi di esecuzione del rito terapeutico variabili nei modi e tramandati soltanto alle persone considerate adatte, le uniche depositarie del segreto della formula e le uniche ad esercitare il rito. Tutti i metodi riscontrati vedono una ricombinazione dei seguenti elementi: ibrebus, le preghiere, spesso associate all’uso di grano, acqua, sale, olio, pietra, riso, corna (cervo, muflone, bue), occhi di Santa Lucia, carta, carbone. Il rito viene eseguito dalle tre alle nove volte e a seconda dei casi con la collaborazione di più guaritori. Solamente nella zona dell’Ogliastra è stata riscontrata la presenza di un particolare rito che si diversifica dagli altri, noto come “s’abba faulada”, secondo cui la medicina dell’occhio assumerebbe la forma di un vero e proprioplacebo. 
PREVENZIONE
La tradizione vuole che si faccia uso di una serie di amuleti o che si effettuino gesti apotropaici volti ad annullare qualunque possibile influsso negativo derivante dal malocchio.
Tra gli scongiuri utilizzati è abbastanza comune l’usanza di sputare, come a significare la volontà di tenere lontano il male, oppure toccare ferro, corno, genitali o tirar fuori velocemente la lingua tre volte. Era nota anche a Cagliari l’usanza di fare sas ficas a fura.
Oltre alle tecniche gestuali si è sviluppato l’uso di oggetti, di origini del Mediterraneo, che hanno anche acquisito valore culturale riscontrabile nel vestiario tradizionale del proprio paese di origine.
Le ricerche rivolte in questo ambito hanno dimostrato che quasi tutti gli amuleti sardi avessero proprio come principale funzione quella di proteggere dal malocchio. La maggior parte sono andati perduti e sarebbero pervenuti fino a noi solamente oggetti di oreficeria o materiali ritenuti veramente importanti.
Molti di questi oggetti fanno parte dei tesori di famiglia e chiunque potrebbe averli ricevuti in dono o ereditati dai propri cari. Sa sabegia per esempio conosciuta in questo modo dai campidanesi; su cocco in Barbagia; in Gallura, Logudoro e Orgosolo su pinnadellu; nell’oristanese, a Desulo e nella Barbagia di Belvì su pinnadeddu. Tradizionalmente si trattava di una pietra nera tonda (in giavazzo, onice, ossidiana) incastonata nell’argento che doveva essere abbrebada, cioè su di essa si recitavano i succitati brebus per renderla funzionale. In alcune zone la pietra nera veniva sostituita dal corallo, meglio conosciuta in questo caso come corradeddu ‘e s’ogu leau (corallino del malocchio).         
 Essa simboleggia il globo oculare, l’occhio buono che si contrappone a quello cattivo in grado di assorbire gli influssi malefici arrivando a spaccarsi; si portava appesa sulla spalla e ricadente sul braccio, unita in un mazzo con altri amuleti. Spesso veniva appesa alle culle oppure i bambini più grandi la portavano al polso, legata con un fiocchetto verde, ricevuta in dono dalla nonna o dalla madrina di battesimo; le donne invece la esibivano al collo o appesa al corsetto. In alcuni casi si richiedeva di portare in tasca o negli indumenti intimi ramoscelli di lentischio o d’ulivo a contatto con la pelle. 
ESEMPIO DI RITUALE
Prima fare il segno della croce, poi, prendere una scodella o un piatto colmo d’ acqua, fare su questa una croce con la mano destra e poi posarla su una qualsiasi parte del corpo di chi è stato colpito dal malocchio; infine, mentre si dà inizio alla recita di li parauli, lasciar cadere nell’acqua, tre grani di sale e tre gocce d’olio d’oliva dopo aver fatto sul sale e sull’olio, sempre con la mano destra, un segno di croce.
Se le tre gocce restano separate e ridotte, cioè senza spandersi o unirsi, il male non è causato dal malocchio; al contrario se si spandono anche restando separate (sfattu) oppure si uniscono, il malocchio c’è ed allora si recita: 
Ghjiésù Cristu Nazarè,
cantu beddhu mi parè,
cantu beddhu mi paristi,
candu a lu mundu inisti,
cu una candéla lucendi,
e un agnulu in paradisu.
Santu Silvestru médicu lestru;
Santu Damianu medicu sanu;
Santu Pantalléu
è ca middhurési a Déu;
cussì middhória
ca pongu li mani éu.
 
Da  “Magia e superstizione tra i pastori della Bassa Gallura” ,Nicolino Cucciari
http://www.focusardegna.com/index.php/focus-sardegna/tradizioni/568-quando-la-tradizione-diventa-cura

giovedì 20 marzo 2014

Medicina umanistica. Per Medicina umanistica si intende una medicina "dell'uomo" e "per l'uomo", nella sua integrità e totalità. Non come mera definizione generica o di luogo comune, sovra-posta a procedure cliniche che spesso, di fatto, frammentano e riducono l'essere umano ad un oggetto meccanico, bensì come una concezione, un metodo e una prassi che autenticamente si fondono sulla soggettività e centralità di ogni persona e ne rispettano la libertà e la dignità individuali


MEDICINA UMANISTICA

Per Medicina umanistica si intende una medicina "dell'uomo" e "per l'uomo", nella sua integrità e totalità. Non come mera definizione generica o di luogo comune, sovra-posta a procedure cliniche che spesso, di fatto, frammentano e riducono l'essere umano ad un oggetto meccanico, bensì come una concezione, un metodo e una prassi che autenticamente si fondono sulla soggettività e centralità di ogni persona e ne rispettano la libertà e la dignità individuali. 
Tratto dal libro Medicina umanistica Dr. Michele Iannelli -Paolo Montenero
Dr. Michele Iannelli- Paolo Montenero



mercoledì 29 gennaio 2014

Ashleigh Brilliant. I dottori hanno fatto tutto quello che hanno potuto, ma nonostante questo sono ancora vivo



"Il vero problema della medicina
è l'attuale epidemia di diagnosi."
[sconosciuto]

«Una delle malattie più diffuse è la diagnosi.»
Karl Kraus

"La medicina in questo secolo ha fatto enormi progressi:
pensate a quante nuove malattie ha saputo inventare."
Enzo Jannacci

"La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano."
Aldous Huxley

"Ma il vero problema dell’epidemia di diagnosi è che porta a una EPIDEMIA di CURE.
Non tutte le medicine hanno benefici importanti, ma quasi tutte hanno effetti avversi.
Qualche volta tali effetti sono conosciuti, spesso però ci vogliono anni perché questi vengano scoperti, e intanto molta gente li ha subiti."
dalla rivista "Occhio Clinico"

«Migliaia e migliaia di persone studiano le malattie.
Quasi nessuno studia la salute»
Adelle Davis, nutrizionista statunitense

"Ciò di cui disponiamo è una scienza di malattia, ciò di cui abbiamo bisogno è una scienza di salute."
René Dubos

"La medicina ha fatto cosi tanti progressi che ormai più nessuno è sano."
Aldous Huxley

"Dico spesso, che un grande dottore uccide più gente che un grande generale"
Gottfried Wilhelm von Leibniz

"Un dottore si fa la reputazione in base al numero di uomini importanti che sono morti sotto le sue cure"
George Bernard Shaw

"I medici sono dei privilegiati. I loro successi sono sotto gli occhi di tutti; i loro errori sono coperti dalla terra."
Michel de Montaigne

"Una mela al giorno toglie il medico di torno. Basta avere una buona mira."
Anonimo

"Quando un medico cammina dietro la bara del suo paziente,è spesso la causa che cammina dietro l'effetto."
Robert Koch

"Chi crede,che l'arte medica possa compiere più di quanto la natura permette,
egli non soffre tanto di ignoranza, piuttosto di demenza."
Leonardo da Vinci

"Un medico è un uomo,che viene pagato per raccontare le fandonie nella camera da letto del malato,
fino a quando la natura non l'abbia guarito o le cure non l'abbiano ucciso."
A. Furetière

"I dottori hanno fatto tutto quello che hanno potuto, ma nonostante questo sono ancora vivo"
Ashleigh Brilliant

"La principale differenza tra Dio e medico è che il Dio non si considera un medico."
Law and Order

"La maggior parte di noi nasce con l'aiuto del medico e muore allo stesso modo."
George Bernard Shaw

"L'industria farmaceutica è grande e potente come l'industria delle armi.
Con la differenza che la guerra finisce.
La malattia, no, finché c'è qualcuno che la tiene in vita"
Hans Ruesch


Edoardo Bennato
DOTTI, MEDICI E SAPIENTI
1977 Ricordi

Album BURATTINO SENZA FILI

Dotti, medici e sapienti, si rifà anch'essa a un preciso episodio nella vicenda del burattino; qui un consulto di grandi sapienti "acculturati" e "razionali" esamina Pinocchio convalescente e, fra convenevoli e bonarie "contraddizioni" reciproche, arriva a decretarne la malattia incurabile. È la metafora dei dotti maturi che analizzano e bacchettano i giovani senza dare un motivo reale alle proprie sentenze:

E nel nome del progresso/
il dibattito sia aperto/
parleranno tutti quanti/
dotti, medici e sapienti

Il brano è uno dei classici di Bennato e apre tutti i concerti con il quartetto d'archi.

http://youtu.be/lftx4XdxpCk

martedì 5 novembre 2013

Colon e Alimentazione. E' chiamato il secondo cervello, agisce e reagisce a seconda delle emozioni scaturite da tutto ciò che ci circonda e con cui entriamo a contatto

Salute psicofisica

Molti non sanno che nella pancia c’è un secondo cervello, quasi una copia di quello che abbiamo nella testa e che non serve solo alla digestione.Come il cervello della testa anche quello addominale produce sostanze psicoattive che influenzano gli stati d’animo, come la serotonina, la dopamina ma anche oppiacei antidolorifici e persino benzodiazepine.

Il cervello addominale: ecco come le emozioni provocano disturbi digestivi e intestinali.

Talvolta a provocare il problema c’è “solo”… la nostra psiche.


Avete presente quando interiorizzate le emozioni, sensazioni e sentimenti così tanto da poterle sentire proprio con la pancia? Molti non sanno che nella pancia c’è un secondo cervello, quasi una copia di quello che abbiamo nella testa e che non serve solo alla digestione. Come il cervello della testa anche quello addominale produce sostanze psicoattive che influenzano gli stati d’animo, come la serotonina, la dopamina ma anche oppiacei antidolorifici e persino benzodiazepine.


In pratica, l’intestino si comporta come un secondo cervello (cervello addominale) in grado di mandare segnali di stress in modo autonomo, condizionando la produzione dell’ormone del benessere, rilasciato proprio da quest’organo. Le discussioni in famiglia, la rabbia e le tensioni sul lavoro si accumulano proprio sull’addome, laddove, quando sei preoccupata, è subito possibile sentire lo stomaco che ‘tira’ o la pancia che si gonfia come un palloncino.

Il cervello addominale sarebbe addirittura dotato di memoria che per fissare i ricordi usa le stesse molecole del cervello della testa: gli stress del passato si stampigliano così nel cervello e nell’addome, rendendo l’asse tra questi due centri ipersensibile per tutta la vita. E questo spiega perché i bambini che soffrono di coliche nell’infanzia hanno in genere un rischio maggiore di diventare adulti sofferenti per il colon irritabile.

Secondo la medicina cinese, la pancia gonfia indica un accumulo di ansia che non riesce ad essere scaricata in altro modo e, quindi, viene interiorizzata e accumulata internamente. Il respiro affannoso, proprio di chi vive in modo particolarmente agitato, contribuisce a far ingerire molta aria che, non potendo essere espulsa da naso e bocca, resta intrappolata nell’intestino.

Matrice psicosomatica nei disturbi intestinali

Pancia gonfia, dispepsia, meteorismo, colon irritabile possono avere un’origine psicosomatica. Sempre più persone soffrono di disturbi di stomaco e intestino.

Tra i sintomi che più comunemente vengono riferiti al proprio medico ci sono:
  • stitichezza e diarrea
  • dolori addominali di tipo crampiforme
  • pancia e stomaco gonfi
  • meteorismo e flatulenza
  • digestione lenta
  • nausea

A questi disturbi si risponde con indagini diagnostiche che comprendono esami e test per scoprire le cause fisiche che li originano, ad esempio:
  • eventuali allergie e intolleranze alimentari
  • presenza di ulcere e infiammazioni della mucosa gastroduodenale
  • calcoli biliari
  • diverticoli o polipi intestinali e via discorrendo


Sono tantissime le malattie che provocano disturbi all’apparato gastrointestinale, ma non sempre dietro un addome costantemente gonfio e affaticato c’è una patologia. Certo, questi mal di pancia emotivi non sono gravi, non sono patologici ma… possono sempre diventarlo se non si affrontano le cause psicologiche che ne sono all’origine.


Correlazione tra stato emotivo e disturbi digestivi e intestinali

Ma come è possibile che una stitichezza ostinata, uno stomaco gonfio e dolorante che fatica a digerire anche il pasto più leggero possano essere conseguenza di uno stato emotivo alterato?

Consideriamo il funzionamento parallelo di questi due organi: intestino e cervello, che “dialogano” in modo molto più stretto di quanto possiamo immaginare. Infatti anche nell’intestino sono presenti cellule neuronali, seppur molte meno rispetto a quelle cerebrali, le quali, influenzate da fattori fisici e da stimoli di vario tipo, tra cui le emozioni interne, rilasciano ben il 95% della serotonina totale sprigionata dall’organismo.
La serotonina è proprio l’ormone che regola gli stati d’animo e le loro mutazioni, e le informazioni in esso presenti, vengono inviate direttamente al sistema limbico del cervello, che ha il compito di rielaborale. Quando le emozioni hanno un tratto negativo, e sono associate a stati di tensione e di ansia o di paura, allora il cervello invia all’intestino “l’ordine” di rilasciare altra serotonina per gestire il surplus emotivo ma questo ha delle conseguenze sulla funzionalità dell’apparato digestivo.

Cosa succede?

Ciò che accade è che la muscolatura addominale si contrae provocando gonfiore, diarrea o stitichezza, crampi, senso di tensione, spasmi. Ma non è finita qui, infatti la tensione emotiva, lo stress, inducono una iper-secrezione di acido cloridrico da parte dello stomaco, cosa che può alla lunga provocare infiammazione delle mucose e quindi bruciori, gastrite, persino ulcere.

La muscolatura addominale contratta nella zona diaframmatica, infine (cosa di cui ci accorgiamo quando tendiamo, senza renderci contro, a stare in apnea anziché respirare profondamente “di pancia”), rallenta la digestione e crea la classica dispepsia.

E’ dunque molto importante, una volta che gli esami clinici e i test allergologici abbiano escluso un’origine patologica dei nostri disturbi gastrointestinali, cercare di lavorare sul nostro stato psicologico, abbassando i livelli di stress e trovando delle valvole di sfogo.

Le emozioni negative possono farci ammalare, ricordiamocelo!


http://psicoadvisor.com/il-cervello-addominale-ecco-come-le-emozioni-provocano-disturbi-digestivi-e-intestinali-1585.html



E' chiamato il secondo cervello, agisce e reagisce a seconda delle emozioni scaturite da tutto ciò che ci circonda e con cui entriamo a contatto.

Non è che volessi scimmiottare Alexis Carrel, che scrisse nel 1930 L’uomo, questo sconosciuto , quando mi sono messo a pensare quale titolo dare a questa pagina, ma credo che sia il titolo giusto.
La macchina che usiamo per spostarci ha un motore a carbonio e ossigeno, si autorigenera quando si guasta e può durare oltre un centinaio di anni a condizione che la trattiamo in modo corretto.
Molti sanno come funzionano i vari organi del motore della propria auto, ma sanno poco o nulla del funzionamento del loro corpo.
Il corpo umano ha un sacco di optional e capacità incredibili ma oggi il 99,99% degli individui usa il suo corpo in maniera davvero limitata rispetto alle sue reali possibilità, anzi molti conducono la loro vita in uno stato patologico credendo che sia buona salute.
L’idea nasce dal fatto che se non si hanno malattie che minacciano la nostra vita si pensa di essere sani.
Vediamo intervista a una persona (E.G., 40 anni) che si dichiara in ottima salute.
(Medicinenon = D, Intervistato = R)
D. Se le chiedessi di definire il suo stato di salute con
  • Cattivo
  • scarso
  • accettabile
  • buono
  • ottimo
come lo definirebbe?
R. Ottimo!
D. Su cosa basa la sua risposta?
R. ……..Beh, non sono malato, sto bene, mangio con appetito, lavoro…..e faccio l’amore eh! eh! eh!
D. Ha mai mal di testa?
R. Beh, qualche volta, e chi non ce l’ha?
D. Mal di stomaco?
R. E ma quelle mica sono malattie, chi non ha mai avuto il mal di stomaco, il raffreddore, la bronchitina invernale, l’influenza, quelle cose vanno e vengono….
D. Ci vede bene?
R. Porto gli occhiali, ma cosa centra con la salute?
D. I denti?
R. Ho un ponte, ma il resto sono a posto.
D. Stitichezza?
R. ….no…qualche volta uso le gocce per andare di corpo, ma quando proprio non riesco senza.
D. Cervicale?
R. No, ogni tanto un torcicollo, è ancora presto, almeno lo spero, tanto prima o poi ti viene, chi non ha la cervicale o i reumatismi a una certa età?
D. Mal di schiena?
R. Qualche volta al mattino, ma mi alzo, faccio la doccia bella calda, mi muovo e passa tutto.
D. Sa cos’è il colon?
R. L’intestino, le budella che abbiamo nella pancia.
D. Prende dei farmaci?
R. E beh…si, per la pressione e il colesterolo… eh! eh!, sono gli inconvenienti dell’era moderna.
D. Va spesso dal medico?
R. No…solo quando non sto bene.
D. Come è composta la sua alimentazione?
R. Mangio di tutto, la dieta mediterranea, mi piace mangiar bene, vedi questa pancetta…è tutta salute, sono le maniglie dell’amore eh! eh! eh!
Ci fermiamo qui, l’intervista continua, ma la cosa che appare evidente è che molte persone pur non essendo oggettivamente in buona salute sono convinte di esserlo e questo è in buona parte dovuto al fatto che osservando la ripetitività di un evento si tende a considerare tale evento normale.
Se dopo i 50 anni quasi tutti usano gli occhiali per leggere, è considerata una condizione normale, non uno stato patologico.
La scienza ufficiale da un grande contributo a queste credenze fallaci. Oggi si crede che di cancro non si guarisce e perciò molto tempo e denaro deve essere speso nella ricerca. Sono soldi buttati perché nulla potrà guarire qualsiasi malattia se non si rimuove prima ciò che l’ha causata.
La causa potrebbe essere alimentazione scorretta, ambiente pesantemente inquinato, risentimenti ostinati e desideri di vendetta, e altro ancora. Cercare di guarire da qualunque malattia una persona che continua a mangiare spazzatura è una dimostrazione di ignoranza o malafede. E’ come se tu avessi riempito il serbatoio della tua auto con prodotti di rifiuto industriali e il meccanico ora ti mette degli additivi per cercare di farla andar bene. Tutto questo è semplicemente stupido.
Ho seguito una trasmissione televisiva in cui parlavano della terapia del dolore. Un medico diceva che dato che di cancro non si guarisce, ora viene effettuata la terapia del dolore in modo di aiutare il paziente terminale a morire serenamente.
Questo è uno degli obiettivi della scienza medica. Ma la verità è che la medicina ortodossa non sa come guarire una persona malata di cancro e non vuole trovare effettive soluzioni poco costose (essendo il profitto il fine delle case farmaceutiche e il mondo che ruota intorno ad esse), ne tanto meno permetterlo a quelli che saprebbero come farlo.
Succedono cose incredibili. Persone diagnosticate senza possibilità di errore come malate di cancro dalla medicina ufficiale dopo estesi e complessi esami clinici, e con la previsione dei mesi che rimanevano di vita, sono ritornate dopo essere state guarite altrove, per farsi rivedere da chi aveva fatto la diagnosi. La conclusione è stata che se il paziente è guarito non era cancro, è stato un errore nella diagnosi.

Scienza medica ignorante?

IndecisoA volte diventa davvero difficile credere che vi sia un’ignoranza così diffusa e un’incapacità di osservare e di trarre corrette conclusioni, specialmente da parte di chi ha studiato per uno scopo specifico e cioè quello di risolvere le malattie che affliggono i suoi simili.
E’ comunque comprensibile pensare che se dei principi astrusi e delle teorie prive di fondamento veramente scientifico, come la teoria dei germi di Pasteur, per dirne una, vengono insegnati nelle università dalle somme autorità e sono appresi come preconcetti e considerati veri dagli studenti, otterremo un laureato molto confuso.
Da una parte ha dato per scontato che quello che gli è stato insegnato è la verità, dall’altra vede che non ottiene risultati, perché le persone ammalate aumentano e sorgono pure nuove malattie.
A quel punto può attribuire a se stesso la sorgente della sua incapacità, mentre questa deriva dal fatto che i metodi che gli sono stati richiesti di applicare per guarire il malato, per esempio prescrivere farmaci per far sparire un sintomo, non funzionano veramente. Poi c’è anche il caso di chi continua imperterrito a prescrivere farmaci veramente convinto di guarire, perché ha visto che dopo che ha preso la morfina il paziente ora non ha più il dolore e considera questa una guarigione.
Qui si trova di fronte a dover fare delle scelte:
  • o trova una sua propria strada intenzionato a trovare delle vere soluzioni, con risultati concreti di reale guarigione.
  • o continua a fare il medico ortodosso, prescrivendo o tagliando, sia con la convinzione che non sta guarendo un accidenti, sia con la convinzione di fare la cosa giusta.
Poi ci sono quelli che sono entrati nel business e attaccano tenacemente chiunque possa mettere in pericolo la baracca (basta guardare gli attacchi contro Di Bella e contro il Dr.Hamer) e fanno continua propaganda dei farmaci, sotto forma di “consigli” di vaccinare tutta la popolazione per le varie influenze in arrivo, tanto per fare un esempio.
Ora vediamo un paio di esempi di situazioni in cui sembra assurdo che non vi sia alcuna o poca attenzione nonostante la pericolosità per la salute di chi si trova coinvolto. Sono così frequenti, ognuno di noi può osservarle intorno a se con i propri occhi, ma pochi sanno cosa stanno osservando.
Vediamo la situazione dei bambini con la “pancettina”. Ho sentito dire spesso che è normale che alcuni bambini abbiano la pancia. Quando ho chiesto perché un bambino aveva quella pancia, una pediatra mi ha risposto: “Mangiano con appetito.”
colon dilatato
Quello che vedete è un oltraggio fatto a qualunque bambino a cui si permetta di arrivare a quel punto, e anche molto prima. Quando ci si nutre con una dieta onnivora, dato che onnivori non siamo, nonostante le continue asserzioni da parte degli specialisti dell’alimentazione, si ottengono quei risultati. Anche con una dieta mal combinata che omette la carne ma non i prodotti animali e la pasta può portare a quelle condizioni.
I bambini nudi del terzo mondo con la pancia enorme e le membra esili, le cui fotografie spesso sono usate per convincere le persone a fare offerte per comprare del cibo per loro, sono ridotti così a causa dei cibi preparati con le farine, donate dai paesi ricchi (ma poco intelligenti), con cui si pretendeva di sfamarli.
Molti bambini in quelle condizioni, anche molto meno evidenti, manifestano sintomi tipici dell’ADHD e vengono erroneamente diagnosticati come affetti da ADHD (sindrome fra l’altro inventata) a cui poi vengono prescritti potenti psicofarmaci.
Per aver altri dati inerenti all’argomento visita anche la pagina Il colon: sistema fognario o pozzo nero?

Fino all’assurdo

addome dilatato
L’addome dilatato e l’ernia.
Un uomo di 66 anni, etichettato come schizofrenico cronico, che viveva in una casa di cura, è stato ricoverato al pronto soccorso per stitichezza accompagnata da forti dolori addominali e respiro corto. La sua cartella clinica proveniente dalla casa di cura indicava che aveva un vigoroso appetito nonostante non andasse di corpo da più di un mese. Dopo alcuni minuti di visita il paziente è diventato letargico e insensibile ed è stato di conseguenza intubato. La sua temperatura era 39° e i globuli bianchi erano 22.000 per mm 3 . Aveva un’ernia, il suo addome era estremamente dilatato e solido. Esami fatti rilevarono che non c’era aria nel lato destro del colon. In sala operatoria è stato rimossa un grossa sezione dell’intestino dilatata ed ischemica. Il paziente è morto dopo 3 giorni per sepsi fulminante.
sezione grosso colon
Il segmento del colon asportato
Quì c’è da chiedersi come è possibile che ad una persona che non sta andando di corpo da un mese, e questo è anche saputo perché è scritto nella sua cartella clinica, si presti aiuto solo quando si lamenta degli atroci dolori addominali.
Sembra che l’enfasi venga data al fatto che ha un forte appetito, e che quindi la persona sta bene. E il fatto che la persona ha una pancia enorme non viene trattato come una condizione fisica patologica da risolvere. E’ molto probabile che la schizofrenia attribuita a quella persona sia invece un sintomo di avvelenamento derivante dalle tossine accumulate nel colon. Avvelenamento incrementato da ulteriore assunzione di farmaci per “curare” la “schizofrenia.”
Quante persone conosciamo che hanno quelle grosse pance? Quante persone sono curate per malattie mentali quando in realtà sono avvelenate dalle tossine all’interno del colon? Nel colon avviene l’ultima elaborazione di quello che abbiamo mangiato. Lì avviene l’assorbimento dei liquidi e ciò che è rimasto dopo la digestione assume una consistenza solida e viene poi espulso. Ma se i liquidi assorbiti provengono da un colon pieno di residui putrefatti, cosa riceve l’organismo? Veleno.
Un colon intossicato col passare del tempo intossica anche altri organi del corpo, partendo da quelli più vicini fino a quelli più lontani. Non è necessario avere una pancia enorme per essere in quella condizione tossica, è sufficiente che materiale putrefatto molto tossico sia stato incistato dal muco e incollato alle pareti del colon perché possa minare la salute, pur non essendo così visibile.
cane grasso
Anche gli animali possono soffrire di questi problemi quando vengono alimentati da persone che ignorano cosa dovrebbero dare a loro da mangiare. Quando vedi in giro quei cani “belli cicciotti e simpatici” in realtà stai osservando cani malati con un colon pieno di cibo putrefatto e indigesto. Il cimurro è uno dei sintomi di un colon in quelle condizioni.
Queste condizioni possono essere risolte senza operazioni chirurgiche né somministrazione di farmaci di sintesi. Purtroppo portare a conoscenza queste possibilità spetta ai singoli individui perché non esiste supporto da parte della scienza ufficiale per ovvie ragioni, come esposto nell’articolo Perchè la gente crede quasi a tutto .
Medicinenon.it e Arnoldehret.it sono due siti di Luciano Gianazza.
Medicinenon.it è da molti anni un punto di riferimento per chi vuole liberarsi della disinformazione e poi acquisire la corretta conoscenza.
ArnoldEhret.it è il sito ufficiale degli insegnamenti di Arnold Ehret, raccolti nei suoi libri, fra i quali Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco è un best seller internazionale. Arnold Ehret ha ritrovato il sentiero, di cui si era persa ogni traccia secoli fa, che porta all'alimentazione naturale dell'Uomo e alla salute perfetta in quanto ripristina la naturale capacità del corpo umano di disintossicarsi da tossine e veleni. In questo mondo avvelenato, il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco fornisce i fondamenti per un'alimentazione e stile di vita che sono essenziali per la buona riuscita dei vari protocolli di disintossicazione.
Tutti i libri originali di Arnold Ehret sono reperibili sul sitowww.arnoldehret.it | Libri

by Luciano Gianazza • 30 dicembre 2012



L'origine dell'ano.

Da uno studio norvegese, tutto quello che aveste voluto sapere sull'orifizio anale, ma non avete mai osato chiedere. Diciamolo: non è facile parlare dell'ano senza suscitare qualche sorrisetto sotto i baffi. Forse perché siamo abituati ad associare l'apertura apparentemente meno nobile con giochi di parole e doppi sensi. Eppure, la storia delle origini biologiche dell'ano (dal latino anus: cerchio, orifizio) ci racconta in che modo gli animali si sono evoluti e differenziati, diventando in molti casi creature estremamente sofisticate.

Non deve quindi stupire che sulla rivista Zoologischer Anzeiger sia stato pubblicata una ricerca che descrive, con un grado di approfondimento senza precedenti, il percorso evolutivo dell'orifizio anale, che va di pari passo con quello del sistema digerente. L'articolo, dal titolo Getting to the bottom of anal evolution, riporta anche numerosi esempi insoliti, dimostrando ancora una volta quanto possa essere sfaccettata e misteriosa la natura. E dimostrando soprattutto un aspetto che forse diamo molto per scontato: l'ano è un organo molto importante; per molti animali uno dei più importanti; una struttura essenziale  che cambia il modo in cui funziona il sistema digestivo di un'animale.

UNA RICERCA ORIGINALE. 
Gli autori della ricerca sono Andreas Hejnol e Chema Martín-Durán, due biologi molecolari dell'Università di Bergen, in Norvegia. Come ha sottolineato Hejnol su BBC Earth, negli ultimi anni gli scienziati si sono soffermati sullo studio di svariati organi e sistemi biologici «ma l'apertura anale è stata largamente trascurata». Eppure, si tratta di un "organo" che nel corso de tempo non ha mancato di riservare sorprese. «È affascinante capire come i cambiamenti a livello molecolare durante l'evoluzione – ha detto Hejnol – abbiano portato alla formazione di questa porzione di intestino».

UNO, NESSUNO, CENTOMILA. 
La presenza dell'ano è collegata al grado di evoluzione e complessità dell'apparato digerente, che negli esseri viventi ha il compito di introdurre, digerire e assorbire i nutrienti contenuti nel cibo, eliminando le sostanze non utilizzabili per il metabolismo sotto forma di feci. Là dove è assente un vero sistema digerente, come nelle spugne di mare (phylumPorifera), manca ovviamente anche l'orifizio anale.

In acqua, troviamo specie con un apparato digerente molto semplice costituito da una singola sacca, comunicante verso l'esterno per mezzo di un'unica apertura, che serve per ingerire gli alimenti ed espellere i residui nell'ambiente esterno – questi organismi vengono definiti aprocti.
Gli animali provvisti di uno sbocco secondario per l'espulsione delle feci sono detti proctodeati (nella foto, un gibbone dalle mani bianche mostra il fondoschiena). 
Quelli con un'unica apertura, orale, che funge sia da bocca che da ano, sono classificati come aprocti.
È il caso di molte creature "gelatinose" che vivono negli oceani, come le meduse, i coralli o gli anemoni, tutti appartenenti al phylum Cnidaria.

La conta diventa più difficile quando si punta la lente di ingrandimento sui Platelminti (i cosiddetti vermi piatti), un phylum che comprende oltre 25mila specie, tra cui molti parassiti che infestano anche l'uomo. Qui, la domanda "quanti ani hai" non cela alcun tipo di presa in giro: ci sono infatti alcuni esemplari senza ano, altri con un unico sbocco di andata-ritorno, e altri ancora con uscite multiple.  Come ilThysanozoon nigropapillosum, la cui zona ventrale è cosparsa di un numero considerevole orifizi.

UN PASSO AVANTI NELL'EVOLUZIONE. 
Avere un canale alimentare con due aperture, come accade di regola negli esseri viventi più evoluti, ha due principali vantaggi. «In primo luogo – ha spiegato Martín-Durán – un animale può assumere nuovi alimenti mentre sta ancora digerendo il pasto precedente. Provate a immaginare se dovessimo attendere di pranzare perché non abbiamo ancora eliminato i resti della colazione». Inoltre, un apparato digerente che prevede la bocca e l'ano, si può differenziare, sviluppando organi e sezioni con funzioni specifiche.
Nell'uomo, ad esempio, il pasto affronta un lungo percorso che passa per bocca, faringe, epiglottide, esofago, stomaco, intestino tenue ed infine intestino crasso, la cui porzione più distale è appunto l'orifizio anale. «È difficile immaginare un processo di trasformazione del cibo ugualmente efficiente con una sacca che manca di un'apertura anale», ha concluso Martín-Durán.

ASCESA E CADUTA. 
Mentre i vantaggi per il sistema digerente appaiono chiari, risulta più difficile capire quando e in che modo l'ano si sia originato nel corso dell'evoluzione. Stando ad Hejnol e Martín-Durán un ruolo chiave spetterebbe a due geni, Brachyury e ParaHox, presenti in quasi tutti gli animali e responsabili della formazione dei tessuti che modellano l'orifizio. Curiosamente, dopo la comparsa di questi geni in un antenato comune ancora da individuare, diverse specie potrebbero avere subito una seconda ondata evolutiva, che le ha spinte a perdere nuovamente l'ano. Ma il motivo per cui alcuni organismi elementari avrebbero ottenuto un vantaggio dalla scomparsa di uno strumento biologico così importante, resta per i due studiosi un mistero che richiederà ulteriori ricerche.

UN TABÙ CHE CADE. 
Gli studi di Hejnol e Martín-Durán forniscono anche prove molto interessanti per collegare l'evoluzione del ano a un'altra struttura, quella che gli animali utilizzano per il sesso. I due si sono concentrati su un gruppo di animali chiamati aceli che, in termini evolutivi, sono estremamente primitivi. Simili a piccoli vermi appiattiti, non più lunghi di due millimetri, queste creature vivono libere nel mare. Non hanno per niente intestino, né ano e sono anche provi dell sistema circolatorio e respiratorio. In sostanza non hanno alcuna cavità del corpo; i loro corpi sono solidi. Ma per riprodursi creano sperma, che viene rilasciato attraverso un'apertura nel corpo chiamato gonoporo,  una cavità genitale presente anche in diversi altri invertebrati che serve proprio per rilasciare lo sperma e le uova.

La  congettura è che l'evoluzione dell'ano vada a braccetto con quella del gonoporo e gli studi genetici condotti da Hejnol, Martín-Durán e altri colleghi sembrano confermarlo.

«La nostra ipotesi è che l'apertura anale abbia qualche connessione evolutiva con il gonoporo – ha spiegato Hejnol alla BBC –, ma  questo naturalmente rende l'intero argomento ancora più delicato. D'altra parte la natura è così: non si preoccupa dei tabù nella società umana».

LO SAPEVATE CHE... 
Esiste un ristretto gruppo di animali che sembrano avere ciò che Hejnol e Martín-Durán descrivono come un ano "transitorio". Un minuscolo verme della famiglia Haplognathia, lungo pochi millimetri, possiede un'apertura temporanea attraverso la quale si ritiene possa occasionalmente defecare, sebbene non esistano prove dirette a supporto dell'ipotesi. 
Un analogo ano transitorio si trova in un microscopica creatura di recente scoperta, ribattezzata Micrognathozoa, che vive nelle sorgenti calde dell'Isola di Disko, in Groenlandia.

Uno dei casi più curiosi è però quello dell'Ananteris balzani, un raro scorpione sudamericano che in casi eccezionali perde l'orifizio anale. Per sfuggire all'attacco di un potenziale predatore, lo scorpione si priva di una parte della coda, attraverso un meccanismo difensivo noto come autotomia, comune anche alle lucertole. Lo stratagemma ha però una controindicazione, ovvero la perdita dell'ano, che è posizionato nelle vicinanze del pungiglione. Dato che la coda non si rigenera, l'artropode non ha più modo di defecare e le sostanze non assorbite dall'organismo si accumulano nell'addome, esercitando una pressione che può aprire dei varchi temporanei verso l'esterno. Nonostante le nuove condizioni di vita non siano ottimali, l'Ananteris balzani può sopravvivere fino a 8 mesi dalla perdita dell'ultimo tratto intestinale.


Negli uccelli, negli anfibi, nei rettili, in alcuni pesci e nei monotremi (l'ordine di mammiferi di cui fa parte l'ornitorinco) l'ano è fuso con le terminazioni dell'apparato genitale e dell'apparato urinario. Lo stesso orifizio, noto come cloaca,  serve quindi per espellere i rifiuti liquidi e solidi, ma anche per l'accoppiamento e la deposizione delle uova.

http://www.focus.it/scienza/scienze/origine-ano




La parte finale dell'apparato digerente umano. Il colon, che fa parte dell'intestino crasso, si divide in quattro sezioni: ascendente, traverso, discendente, sigma. L'ultima porzione sfocia nel retto, che comunica con l'esterno mediante l'orifizio anale. | JACOPIN/BSIP/BSIP/CORBIS



Gli aceli possono aiutarci a scoprire l'origine dell'ano. | ERIC ROTTINGER/KAHIKAI.ORG




Per salvarsi la vita lo scorpione Ananteris balzani rinuncia a parte della coda, ano compreso. Le linee tratteggiate mostrano i possibili punti di rottura. | MATTONI ET AL





 

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