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domenica 3 agosto 2014

Lukècs. Per Lukàcs, intellettuale organico al marxismo, uno stato non è mai l'affermazione pacifica di volontà condivise dentro e fuori l'oggettiva territorialità sulla quale si fonda. La comparsa di uno Stato è sempre un atto di forza. Trae a sé l'unica legittimità della violenza: principio proclamato dallo stato di diritto. Esso persegue la pacificazione interna e rivolge all'esterno la violenza e chiede sempre il sacrificio dei propri cittadini per la salvaguardia della propria esistenza. Lo Stato è con le parole di Lukàcs "l'immoralità organizzata, all'interno come polizia, punizione, ordini sociali, commercio, famiglia; all'esterno come volontà di potenza, di guerra, di conquista, di vendetta" e, ancora, Lo Stato come tubercolosi organizzata "se i microbi della peste si organizzassero" afferma Lukàcs "fonderebbero il Regno mondiale" o, negli attuali termini americani, il Nuovo Ordine Mondiale.


LO STATO BORGHESE È UNA TUBERCOLOSI ORGANIZZATA (LUKÀCS)

Per Lukàcs, intellettuale organico al marxismo, uno stato non è mai l'affermazione pacifica di volontà condivise dentro e fuori l'oggettiva territorialità sulla quale si fonda. La comparsa di uno Stato è sempre un atto di forza. Trae a sé l'unica legittimità della violenza: principio proclamato dallo stato di diritto. Esso persegue la pacificazione interna e rivolge all'esterno la violenza e chiede sempre il sacrificio dei propri cittadini per la salvaguardia della propria esistenza. Lo Stato è con le parole di Lukàcs "l'immoralità organizzata, all'interno come polizia, punizione, ordini sociali, commercio, famiglia; all'esterno come volontà di potenza, di guerra, di conquista, di vendetta" e, ancora, Lo Stato come tubercolosi organizzata "se i microbi della peste si organizzassero" afferma Lukàcs "fonderebbero il Regno mondiale" o, negli attuali termini americani, il Nuovo Ordine Mondiale.



mercoledì 14 maggio 2014

Benjamin Lee Whorf. La segmentazione della natura è un aspetto della grammatica. Noi suddividiamo e organizziamo il flusso degli eventi in larga misura perché ne siamo convenzionalmente costretti dalla nostra madre lingua e non perché sia la natura ad essere segmentata proprio nel modo in cui noi la vediamo. Noi sezioniamo la natura lungo linee che ci vengono imposte dalla lingua nativa. Il mondo si presenta come un flusso caleidoscopico di impressioni che devono essere organizzate nella nostra mente, nei nostri sistemi linguistici. Noi facciamo a pezzi la natura, la organizziamo in concetti e le attribuiamo significati soprattutto perché accettiamo una convenzione che si fonda su questo tipo di procedimento. [...] [Le lingue] ci spingono a pensare l'universo come a una collezione di oggetti ed eventi distinti che corrispondono alle relative parole


"La segmentazione della natura è un aspetto della grammatica. Noi suddividiamo e organizziamo il flusso degli eventi in larga misura perché ne siamo convenzionalmente costretti dalla nostra madre lingua e non perché sia la natura ad essere segmentata proprio nel modo in cui noi la vediamo. Noi sezioniamo la natura lungo linee che ci vengono imposte dalla lingua nativa. 
Il mondo si presenta come un flusso caleidoscopico di impressioni che devono essere organizzate nella nostra mente, nei nostri sistemi linguistici. Noi facciamo a pezzi la natura, la organizziamo in concetti e le attribuiamo significati soprattutto perché accettiamo una convenzione che si fonda su questo tipo di procedimento. [...] [Le lingue] ci spingono a pensare l'universo come a una collezione di oggetti ed eventi distinti che corrispondono alle relative parole" 
Benjamin Lee Whorf


martedì 14 gennaio 2014

Adriano Olivetti. Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande

Io penso la fabbrica per l'uomo, non l'uomo per la fabbrica.
Adriano Olivetti

Il potere di dirigere il lavoro altrui deve essere conseguenza di meriti o legato a eminenti capacità superiori; per altro verso, la non eliminabile disuguaglianza fra gli uomini conduce a una gerarchia di competenze e di valori che costituiscono un ordine naturale e umano nella società. Lavoratori, specialisti, tecnici, dirigenti costituiscono nell’industria questa gerarchia. Essi insorgono contro l’ingiustizia di un sistema dove le grandi e le piccole decisioni che interferiscono continuamente sulla loro vita individuale non provengono da una tale gerarchia di valori, ma da una potenza ormai dissociata dai reali meriti dai quali essa trasse una remota origine.
Le fabbriche di bene, Adriano Olivetti


C'è una crisi di civiltà, c'è una crisi sociale, c'è una crisi politica. L'ingranaggio della società che è stato rotto nell'agosto 1914 non ha mai più funzionato, e in dietro non si torna. Come possiamo contribuire a costruire quel mondo migliore che anni terribili di desolazione, di tormenti, di disastri, di distruzione, di massacri, chiedono all'intelletto e al cuore di tutti?
Adriano Olivetti


Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande.
Adriano Olivetti
11 Aprile 1901 - 27 febbraio 1960




Il futuro che non abbiamo vissuto


olivetti


La storia di Adriano Olivetti e delle sue idee

Questa è la storia di un uomo democratico ed innovatore. La storia di una mente lungimirante e di un cuore saggio. Questa è la storia di Adriano Olivetti e delle sue idee.
Figura snobbata e annebbiata, volontariamente e involontariamente.
Tra i suoi noti propositi quello di creare nel dopoguerra italiano un’esperienza di fabbrica nuova e unica al mondo, in un periodo in cui capitalismo e comunismo si fronteggiavano.
Oggi, dopo vari decenni, capito che le ideologie le hanno ingoiate gli individualismi e il capitalismo è ad un punto di svolta (tranne che per qualche miope), resta valida e cocente la necessità di nuove forme d’imprenditoria, nuovi capitani d’azienda, coscienti delle proprie responsabilità e in grado di farne fronte.
Adriano Olivetti
Adriano Olivetti
Adriano Olivetti nasce a Ivrea nel 1901, secondogenito di Camillo Olivetti e Luisa Olivetti Revel. Negli anni della formazione è molto attento al dibattito sociale e politico; frequenta ambienti liberali e riformisti, collabora alle riviste L’azione riformista e Tempi nuovi. Dopo la laurea in chimica industriale al Politecnico di Torino, nel 1924 inizia l’apprendistato, come operaio, nella fabbrica di macchine per scrivere fondata dal padre Camillo nel 1908 a Ivrea. L’anno seguente compie un viaggio di studi negli Stati Uniti dove, tra l’altro, visita più di cento grandi fabbriche in pochi mesi, con lo sguardo rivolto a cogliere il segreto dei moderni metodi di produzione e di organizzazione del lavoro. Al ritorno a Ivrea, propone al padre un ambizioso e innovativo programma per modernizzare l’attività della Olivetti, in particolare: organizzazione decentrata del personale, direzione per funzioni, razionalizzazione dei tempi e metodi di montaggio, sviluppo della rete commerciale in Italia e all’estero.
Nel 1946 Olivetti fonda le “Edizioni di Comunità”, in un momento di grande cambiamento, per contribuire alla ripresa culturale dell’Italia. Il suo progetto di società unita nella consapevolezza della centralità dei valori dello spirito e di quelli della cultura ancora oggi risulta incompiuto ed oggi come allora si mostra urgente la necessità che le opportunità date dal progresso siano indirizzate alla formazione di un mondo materialmente più realizzato e spiritualmente più elevato.
In questa epoca certi argomenti risultano essere utopia. A questa sensazione, che a volte limita le menti, rispondo con una delle più significative citazioni di Olivetti “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande.”
fabbrica Pozzuoli
La fabbrica di Pozzuoli
Accanto all’impegno per creare occupazione (“La disoccupazione involontaria è il male più terribile che affligge la classe operaia”), altri propositi furono progettati e portati a termine, come l’attenzione verso l’architettura: la fabbrica di Pozzuoli (così come quella di Ivrea; nel 1955, vince il prestigioso Compasso d’Oro per meriti conseguiti nel campo dell’estetica industriale, e per il miglioramento delle condizioni di vita dei dipendenti) venne progettata come un edificio di alto pregio residenziale, con i reparti pieni di luce, giardini e fontane e il tutto senza dimenticare i servizi sociali, colonie, mense, biblioteche. Ovviamente a tutto questo si affiancava una particolare attenzione verso gli investimenti in ricerca e sviluppo e verso l’organizzazione della rete commerciale composta da giovani e formati venditori.
Durante la dirigenza di Adriano Olivetti la gamma dei prodotti Olivetti viene continuamente ampliata e la capacità produttiva della fabbrica si espande per far fronte a sempre nuove esigenze del mercato nazionale e internazionale.  Il suo successo imprenditoriale ottiene il riconoscimento della National Management Association di New York che nel 1957 gli assegna un premio per “l’azione di avanguardia nel campo della direzione aziendale internazionale”.
Aveva compreso che il segreto per il futuro doveva fondarsi sul dinamismo dell’organizzazione commerciale e sul suo rendimento economico, sulla modernità dei macchinari e dei metodi ma soprattutto sulla partecipazione operosa e consapevole di tutti ai fini dell’azienda.
Rivolgeva le sue maggiori preoccupazioni all’elevazione culturale e sociale del luogo. Dal suo discorso, in occasione dell’inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli il 23 aprile 1955, “La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. (…) Ora che la fabbrica è compiuta a noi dirigenti spetta quasi tutta la responsabilità di farla divenire a poco a poco una cellula operante rivolta alla giustizia di ognuno, sollecita del bene delle famiglie, pensosa dell’avvenire dei figli e partecipe infine della vita stessa del luogo …”.
Se avesse pronunciato queste parole oggi, probabilmente molti avrebbero pensato che dietro le parole c’è il nulla, che sono i fatti quelli che contano.

Adriano Olivetti era un uomo “da fatti”

Gli utili ottenuti grazie alla sua innovativa idea di fare impresa non si trasformavano, come accade oggi nella maggior parte delle aziende, in larghi dividendi per gli azionisti, né in spericolate operazioni finanziarie, né compensi per massimi dirigenti pari a tre o quattrocento volte il salario di un operaio. Diventavano alti salari, magnifiche architetture, una buonaqualità del lavoro, una crescente occupazione, nonché servizi sociali.
Se ci fosse oggi, quest’uomo nuovo, se potesse ancora pronunciare certe parole, se potesse ancora vivere la fabbrica così come la intendeva lui, sarebbe additato come populista. Parola tornata in voga negli ultimi anni, parola con cui si vuole sotterrare qualsiasi possibilità di migliorare la vita lavorativa e produttiva ma anche sociale e culturale di questo paese.
La sua visione necessitava anche di una politica nuova, articolata tra due poli: una critica serrata ai partiti e la formulazione di obiettivi per realizzare una «democrazia integrata». Osservava come i partiti non avessero rispettato la verità, avuto tolleranza e tradito gli stessi ideali per i quali erano nati. Ne “Il cammino della Comunità” pubblicato per la prima volta nel 1959 illustrava come la nascita di una società nuova dovesse passare attraverso la formazione di nuovi organismi all’interno delle fabbriche, delle comunità e delle regioni. Organismi che fossero espressione di un cristianesimo sociale. Il suo progetto “Comunità” era un movimento che tendeva ad unire, a far collaborare, mirava a costruire, “…imperniata sulla libertà dell’uomo, sull’autonomia della persona, sulla dignità della vita umana, presuppone un mondo liberato dall’asservimento, dalla forza, dallo strapotere del denaro.” Nessuna divisione ideologica al contrario credeva nella necessità di formare delle nuove autorità decentrate, responsabili e seriamente democratiche, “per evitare una rapida involuzione, soggiacendo inespressa al dominio onnipotente dello Stato…”.
Era consapevole delle difficoltà che una nuova organizzazione del potere politico e sociale avrebbe incontrato nell’affermarsi, si trattava di una battaglia contro i partiti tradizionali, che dominavano i sindacati e le cooperative, dove i deputati erano designati da liste manipolate dalle direzioni dei partiti: “Le Comunità sono invece un ordine concreto, ben radicato nella vita, nella cultura, nel lavoro.”
Adriano Olivetti morì nel febbraio del 1960, e con lui anche la sua idea di società tecnologicamente avanzata, partecipe, solidale e giusta.
Oggi consideriamo grandi uomini d’impresa dei mercenari, aridi e minacciosi, individui votati all’out out senza amor di Patria. Ogni riferimento non è puramente casuale.


mercoledì 26 giugno 2013

Il problema organizzativo nasce dalla divisione del lavoro e dalla specializzazione che pongono un'esigenza di coordinamento tra individui e tra aggregati di individui. Tra le discipline, una certa supremazia è stata conquistata dalla SOCIOLOGIA, che è generalmente accreditata di una teoria dell'organizzazione


Il problema organizzativo nasce dalla divisione del lavoro e dalla specializzazione che pongono un'esigenza di coordinamento tra individui e tra aggregati di individui. Tra le discipline, una certa supremazia è stata conquistata dalla SOCIOLOGIA, che è generalmente accreditata di una teoria dell'organizzazione.

Costa, Nacamulli, Swedberg

dipinto di Francois Millet

lunedì 10 dicembre 2012

Fritjof Capra. Un organismo vivente è un organismo auto-organizzantesi: ciò significa che il suo ordine e la sua struttura e funzione non sono imposti dall’ambiente ma sono stabiliti dal sistema stesso

Lo Zen, che ebbe origine in seno al Buddhismo fu fortemente influenzato dal Taoismo, si vanta di essere «senza parole, senza spiegazioni, senza istruzioni, senza conoscenza». Esso si concentra quasi interamente sull'esperienza di illuminazione e si interessa solo marginalmente di interpretare questa esperienza. Un pensiero Zen molto noto dice: «Nell'istante in cui parli di una cosa, essa ti sfugge».
Fritjof Capra


La famosa frase di Cartesio 'cogito ergo sum' ha portato l'uomo occidentale a identificarsi con la propria mente invece che con l'intero organismo. Come conseguenza della separazione cartesiana, l'uomo moderno è consapevole di se stesso, nella maggior parte dei casi, come un io isolato che vive "all'interno" del proprio corpo. La mente è stata divisa dal corpo e ha ricevuto il compito superfluo di controllarlo; ciò ha provocato la comparsa di un conflitto tra volontà cosciente e istinti involontari. Ogni individuo è stato ulteriormente suddiviso in base alla sua attività, capacità, sentimenti, opinioni, ecc... in un gran numero di compartimenti separati, impegnati in conflitti inestinguibili, che generano una continua confusione metafisica e altrettanta frustrazione.
Fritjof Capra, da "Il Tao della fisica", Adelphi


"Cinque anni fa ebbi una magnifica esperienza che mi avviò sulla strada che doveva condurmi a scrivere questo libro. In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica. […] Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita; «vidi» scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; «vidi» gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a quella danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne «sentii» la musica: e in quel momento seppi che questa era la danza di Śiva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù.......... L’idea di «partecipazione invece di osservazione» è stata formulata solo recentemente nella fisica moderna, ma è un’idea ben nota a qualsiasi studioso di misticismo. La conoscenza mistica non può mai essere raggiunta solo con l’osservazione, ma unicamente mediante la totale partecipazione con tutto il proprio essere." 
Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Adelphi, 1993



NELLA VITA ORDINARIA, NON SIAMO CONSAPEVOLI DI QUESTA UNITÀ DI TUTTE LE COSE, MA DIVIDIAMO IL MONDO IN OGGETTI ED EVENTI SEPARATI. Naturalmente, QUESTA DIVISIONE È UTILE E NECESSARIA PER MUOVERCI NEL NOSTRO AMBIENTE QUOTIDIANO, MA NON È UN ASPETTO FONDAMENTALE DELLA REALTÀ. È UN’ASTRAZIONE IDEATA DAL NOSTRO INTELLETTO CHE DISTINGUE E CLASSIFICA. La FONDAMENTALE UNICITÀ DELL’UNIVERSO non è solo la caratteristica principale dell’esperienza mistica, ma È ANCHE UNA DELLE PIÙ IMPORTANTI RIVELAZIONI DELLA FISICA MODERNA. Essa diviene EVIDENTE A LIVELLO ATOMICO e si manifesta tanto più chiaramente quanto più si penetra in profondità nella materia, fino al MONDO DELLE PARTICELLE SUBATOMICHE. L’unità di tutte le cose e di tutti gli eventi sarà un tema ricorrente in tutto il corso del nostro CONFRONTO TRA LA FISICA MODERNA E LA FILOSOFIA ORIENTALE. Studiando I VARI MODELLI DELLA FISICA SUBATOMICA VEDREMO CHE ESSI ESPRIMONO RIPETUTAMENTE, IN MODI DIVERSI, LA STESSA INTUIZIONE: i costituenti della materia e i fenomeni fondamentali ai quali essi prendono parte sono tutti in rapporto reciproco, INTERCONNESSI E INTERDIPENDENTI; NON POSSONO ESSERE COMPRESI COME ENTITÀ ISOLATE, MA SOLO COME PARTI INTEGRANTI DEL TUTTO.
Fritjof Capra. Il Tao della fisica. Edizione Adelphi



Nella nuova concezione, l'Universo è visto come una rete dinamica di eventi interconnessi. Nessuna delle proprietà di una qualsiasi parte di questa rete è fondamentale; ognuna di esse deriva dalle proprietà delle altre parti, e la coerenza complessiva delle loro connessioni reciproche determina la struttura dell'intera rete.
Fritjof Capra





E' lo srivatsa del buddhismo mahayana vajrayana, ed è rappresentato con un simbolo particolare, lo srivatsa, appunto un simbolo classico che indica un fondamento dottrinario per il quale "tutti i fenomeni composti (esistono anche fenomeno non composti, ad es. lo spazio) sono interdipendenti tra loro e dipendono da cause e condizioni che interagiscono fra loro. Nel simbolo grafico specifico (conosciuto anche nel mondo arabo mediorientale, peraltro) il flusso fenomenico viene rappresentato dalla linea, l'interdipendenza dalla continua interesecazione e dai punti d'intersezione di essa. Tale linea di flusso fenomenico, nel simbolo come nella dottrina, non ha inizio nè fine, e con ciò simboleggia il flusso fenomenico continuo, ovvero l'impermanenza dei fenomeni ed il divenire.
Cerca con google immagini " srivatsa" Emoticon smile ce ne sono di molto belli.




L'effettiva rivoluzione avvenuta con la teoria di Einstein fu l'abbandono dell'idea secondo la quale il sistema di coordinate spazio-temporali ha un significato obiettivo come entità fisica indipendente. Al posto di questa idea la teoria della relatività suggerisce che le coordinate spazio e tempo sono soltanto elementi di un linguaggio che viene usato da un osservatore per descrivere il suo ambiente.
Fritjol Kapra. "Il tao della fisica"

La vita non prese il sopravvento del globo con la lotta, ma istituendo interrelazioni.
Fritjof Capra

Questo sappiamo. Che tutte le cose sono legate come il sangue che unisce una famiglia. Tutto ciò che accade alla Terra accade ai figli e alle figlie della Terra .
L'uomo non tesse la trama della vita; in essa egli è soltanto un filo. 
Qualsiasi cosa fa alla trama , l'uomo lo fa a se stesso
Fritjof Capra, La rete della vita


Fritjof Capra afferma ne 'LA RETE DELLA VITA':
"Tutti gli organismi macroscopici, compresi noi stessi, sono prove viventi del fatto che LE PRATICHE DISTRUTTIVE A LUNGO ANDARE FALLISCONO. ALLA FINE GLI AGGRESSORI DISTRUGGONO SEMPRE SE STESSI, LASCIANDO IL POSTO AD ALTRI INDIVIDUI CHE SANNO COME COOPERARE E PROGREDIRE. La vita non è quindi solo una lotta di competizione, ma anche un TRIONFO DI COOPERAZIONE E CREATIVITÀ. Di fatto, dalla creazione delle prime cellule nucleate, l'evoluzione ha proceduto attraverso accordi di cooperazione e di coevoluzione sempre più intricati."


Fritjof Capra, Determinismo e libertà sono concetti relativi.
Un organismo vivente è un organismo auto-organizzantesi: 
ciò significa che il suo ordine e la sua struttura e funzione non sono imposti dall’ambiente ma sono stabiliti dal sistema stesso. I sistemi auto-organizzantisi manifestano un certo grado di autonomia; per esempio, tendono a stabilire le loro dimensioni secondo princìpi di organizzazione interni, indipendenti da influenze ambientali. Ciò non significa che i sistemi viventi siano isolati dal loro ambiente; al contrario, essi interagiscono con esso di continuo, ma questa interazione non determina la loro organizzazione. I due fenomeni dinamici principali dell’auto-organizzazione sono l’autorinnovamento – la capacità dei sistemi viventi di rinnovare e riciclare di continuo i loro componenti, conservando l’integrità della loro struttura complessiva – e l’autotrascendenza – la capacità di superare creativamente confini fisici e mentali nei processi di apprendimento, sviluppo ed evoluzione.
La relativa autonomia dei sistemi auto-organizzantisi getta nuova luce sulla tradizionale questione filosofica del libero arbitrio. Dal punto di vista di una teoria dei sistemi tanto il determinismo quanto la libertà sono concetti relativi. Nella misura in cui un sistema è autonomo dal suo ambiente è libero; nella misura in cui ne dipende attraverso un’interazione continua, la sua attività sarà plasmata da influenze ambientali. La relativa autonomia degli organismi aumenta di solito con la oro complessità, e raggiunge il suo culmine negli esseri umani.
Questo concetto relativo di libero arbitrio sembrerà coerente con le concezioni delle tradizioni mistiche che esortano i loro seguaci a trascendere la nozione di un io isolato e a diventare consapevoli della nostra inscindibilità dal cosmo di cui facciamo parte. Il fine di queste tradizioni è quello di liberarsi completamente da tutte le sensazioni dell’io raggiungendo, nell’esperienza mistica, la fusione con la totalità del cosmo. Una volta raggiunto tale stato, la questione del libero arbitrio sembra perdere il suo significato. Se io ‘sono’ l’universo, non possono esserci influenze <esterne> e tutte le mie azioni saranno spontanee e libere. Dal punto di vista dei mistici, perciò, la nozione di libero arbitrio è relativa, limitata e – come essi direbbero – illusoria come tutti gli altri concetti di cui ci serviamo nelle nostre descrizioni razionali della realtà.”
FRITJOF CAPRA, “Il punto di svolta. Scienza, società e cultura emergente”, trad. Libero Sosio, Feltrinelli, Milano 2005 (I ed. 1984), IV ‘La nuova visione della realtà’, 9. ‘La visione sistemica della vita’, pp. 224 – 225.


Grandissimo testo che predice con lucidità molti dei mutamenti che stiamo vivendo in questi anni. Letto nel 1990, ha ancora influenza sulla mia visione del mondo. Dello stesso autore cercate "Verso una nuova saggezza": conversazioni con Heisenberg, Krishnamurti, Laing, Bateson ...




Saggio scritto 30 fa, ma ancora attualissimo, descrive e spiega in maniera impressionantemente esatta (dal punto di vista sociologico, psicologico, medico e scientifico) quel ch'è a accaduto nel nostro passato e quello che sarebbe accaduto (e sta accadendo) alla nostra 'civiltà' nel nostro prossimo futuro. E' un libro che deve essere letto.



Māyā non significa che il mondo è un'illusione. L'illusione si trova nel nostro punto di vista, se pensiamo che le forme e le strutture, le cose e gli eventi attorno a noi siano realtà della natura, invece di comprendere che sono concetti della nostra mente la quale misura e classifica. Māyā è l'illusione che deriva dallo scambiare questi concetti per realtà, dal confondere la mappa con il territorio.
Fritjof Capra - TAO della Fisica


"Per i fisici moderni, quindi, la danza di Śiva è la danza della materia subatomica. Come nella mitologia indù, essa è una danza incessante di creazione e distruzione che coinvolge l'intero cosmo; è la base di tutta l'esistenza e di tutti i fenomeni naturali. Centinaia di anni or sono, gli artisti indiani crearono immagini visive della danza di Śiva in una meravigliosa serie di sculture in bronzo. Ai giorni nostri, i fisici hanno usato la tecnologia più avanzata per ritrarre le forme della danza cosmica. Le fotografie delle particelle interagenti ottenute con la camera a bolle, che testimoniano il continuo ritmo di creazione e distruzione dell'universo, sono immagini visive della danza di Śiva che eguagliano quelle degli artisti indiani in bellezza e in profondità di significato. La metafora della danza cosmica unifica quindi l'antica mitologia, l'arte religiosa, e la fisica moderna“.
Fritjof Capra



L’UNITA’ DINAMICA DEGLI OPPOSTI
Ogni volta che si vuol ottenere una cosa, bisogna iniziare dal suo opposto. Ecco cosa dice Lao-Tzu:
Se si vuole restringere, bisogna (innanzitutto) estendere.
Se si vuol indebolire, bisogna (innanzitutto) rafforzare.
Se si vuole far perire, bisogna (innanzitutto) far fiorire.
Se si vuole prendere possesso, bisogna (innanzitutto) offrire.
L’unità dinamica degli opposti polari può essere illustrata con il semplice esempio di un moto circolare e della sua proiezione.
Si consideri un punto che si muove lungo una circonferenza. Se questo movimento viene proiettato su uno schermo, esso diventa una oscillazione tra due punti estremi. Il punto gira sulla circonferenza con velocità costante, ma nella proiezione rallenta quando raggiunge le estremità, inverte il moto e quindi accelera di nuovo, poi rallenta ancora una volta e così via, in cicli senza fine. In ogni proiezione di questo tipo, il moto circolare apparirà come un’oscillazione tra due punti opposti, ma nel movimento stesso gli opposti sono unificati e superati.
Fritjof Capra, Il tao della Fisica


IL TAO DELLA FISICA
Un ulteriore sviluppo della scienza occidentale doveva verificarsi solo nel Rinascimento, quando gli uomini cominciarono a liberarsi dall'influenza di Aristotele e della Chiesa e mostrarono un nuovo interesse per la natura. Verso la fine del Quattrocento lo studio della natura fu affrontato per la prima volta con spirito realmente scientifico e vennero effettuati esperimenti per controllare le ipotesi teoriche. Poiché parallelamente si verificò un crescente interesse per la matematica, questo sviluppo condusse infine alla formulazione di teorie propriamente scientifiche, basate sull'esperimento ed espresse nel linguaggio della matematica. Galilei fu il primo a combinare conoscenza empirica e matematica e perciò viene considerato il padre della scienza moderna.
La nascita della scienza moderna fu preceduta e accompagnata da uno sviluppo del pensiero filosofico che portò a una formulazione estrema del dualismo spirito-materia. Questa formulazione comparve nel Seicento con la filosofia di René Descartes, il quale fondò la propria concezione della natura su una fondamentale separazione tra due realtà distinte e indipendenti, quella della mente (res cogitans) e quella della materia (res extensa). La separazione «cartesiana» permise agli scienziati di considerare la materia come inerte e completamente distinta da se stessi e di raffigurarsi il mondo materiale come una moltitudine di oggetti differenti riuniti insieme in una immensa macchina. Una siffatta concezione meccanicistica del mondo fu sostenuta da Isaac Newton, che su questa base costruì la sua scienza della meccanica e la pose a fondamento della fisica classica. Dalla seconda metà del Seicento alla fine dell'Ottocento, il modello meccanicistico newtoniano dell'universo dominò tutto il pensiero scientifico. Era ac-compagnato dall'immagine di un Dio monarca che dallalto governava il mondo imponendo a esso la sua legge divina. Di conseguenza, le leggi fondamentali della natura ricercate dagli scienziati vennero considerate le leggi divine, invariabili ed eterne, alle quali il mondo era soggetto.
La filosofia di Cartesio non fu solo importante per lo sviluppo della fisica classica, ma ebbe anche un'enorme influenza su tutto il modo di pensare occidentale fino ai giorni nostri. La famosa frase di Cartesio Cogito ergo sum ha portato l'uomo occidentale a identificarsi con la propria mente invece che con l'intero organismo. Come conseguenza della separazione cartesiana, l'uomo moderno è consapevole di se stesso, nella maggior parte dei casi, come un io isolato che vive « all'interno » del proprio corpo. La mente è stata divisa dal corpo e ha ricevuto il compito superfluo di controllarlo; ciò ha provocato la comparsa di un...............................









“ A living organism is a self-organizing system, which means that its order in structure and function is not imposed by the environment but is established by the system itself. Self-organizing systems exhibit a certain degree of autonomy; for example, they tend to establish their size according to internal principles of organization, independent of environmental influences. This does not mean that living systems are isolated from their environment; on the contrary, they interact with it continually, but this interaction does not determine their organization. The two principal dynamic phenomena of self-organization are self-renewal - the ability of living systems continuously to renew and recycle their components while maintaining the integrity of their overall structure - and self-transcendence - the ability to reach out creatively beyond physical and mental boundaries in the processes of learning, development, and evolution.

The relative autonomy of self-organizing systems sheds new light on the age-old philosophical question of free will. From the systems point of view, both determinism and freedom are relative concepts. To the extent that a system is autonomous from its environment it is free; to the extent that it depends on it through continuous interaction its activity will be shaped by environmental influences. The relative autonomy of organisms usually increases with their complexity, and it reaches its culmination in human beings.

This relative concept of free will seems to be consistent with the views of mystical traditions that exhort their followers to transcend the notion of an isolated self and become aware that we are inseparable parts of the cosmos in which we are embedded. The goal of these traditions is to shed all ego sensations completely and, in mystical experience, merge with the totality of the cosmos. Once such a state is reached, the question of free will seems to lose its meaning. If I ‘am’ the universe, there can be no 'outside' influences and all my actions will be spontaneous and free. From the point of view of mystics, therefore, the notion of free will is relative, limited and - as they would say - illusory, like all other concepts we use in our rational descriptions of reality.”

FRITJOF CAPRA, “The Turning Point: Science, Society, and the Rising Culture, Simon and Schuster, New York 1982, IV. ‘The new vision of reality’, 9. ‘The Systems View of Life’.

mercoledì 28 novembre 2012

Alex Zanotelli. Voti ogni volta che fai la spesa

Un organizzazione idiota tende a 'produrre' e premiare individui idioti i quali a loro volta, cercheranno di riprodurre l'organizzazione idiota che li ha generati e premiati
Mao Tse Tung

La gente crea dei gruppi per poter praticare la stupidità di gruppo.
Kodo Sawaki (1880 - 1965) Maestro ZEN giapponese

"L'insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l'insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani.
Piero Angela, "A cosa serve la politica?"

Poche cose sono immutabili come l'attaccamento dei gruppi politici alle idee che hanno loro permesso di raggiungere il potere
John Kenneth Galbraith 

La democrazia è una forma di religione. È l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari…
Henry Louis Mencken (1880-1956) 

Abbiamo il miglior Congresso che il denaro possa comprare
Will Rogers (1879 – 1935), comico USA 

Dovrebbe esserci un giorno - anche uno solo - di caccia aperta ai senatori.
Will Rogers - (1879 – 1935), comico USA 

Se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale
Anonimo 

Voti ogni volta che fai la spesa
Alex Zanotelli 

Il miglior affare per i ricchi è la guerra fra poveri
Eduardo Pérsico

L'unione del gregge costringe il leone a coricarsi affamato
Proverbio africano

Non c'è nemico più crudele per gli elefanti selvatici dell'elefante addomesticato
Bertolt Brecht, Sulla "Vita di Galileo"

Gli schiavi felici sono i nemici più agguerriti della libertà
Marie von Ebner Eschenbach

L'autorità in un'organizzazione esiste solo nella misura in cui le persone che operano in essa sono disposte ad accettarla.
Chester Barnard

La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il Re è il Re, non si rende conto che in realtà è il re che è Re perché essi sono sudditi
Karl Marx

P.S: sono sudditi perché si credono sudditi essendo stati educati per esserlo...

Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso
Kenneth Blanchard

Gli uomini non sono prigionieri del destino, ma prigionieri delle loro menti
Franklin Delano Roosevelt

L’arma più potente nelle mani dell’oppressore è la mente dell’oppresso
Steve Biko, rivoluzionario sudafricano

Tu sei uno schiavo Neo! Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente!
Morpheus - in "The Matrix"

Non c'è peggior schiavitù di quella che si ignora
Ignazio Silone

Per l'imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. 
La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. 

Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità
Thomas Sankara

Ogni sfruttamento è basato sulla collaborazione, volontaria o forzata, dello sfruttato. Per quanto ci possa ripugnare ammetterlo, rimane il fatto che non vi sarebbe sfruttamento se la gente rifiutasse di ubbidire allo sfruttatore. Ma ecco intervenire l'interesse e noi abbracciamo le catene che ci legano.
Mohandas Gandhi

Lo sfruttamento del povero può essere eliminato, non facendo scomparire i pochi milionari, ma facendo scomparire l'ignoranza del povero e insegnandogli a non collaborare con coloro che lo sfruttano. 
Questo convertirà anche gli sfruttatori.
Mohandas Gandhi, Haryan, 28 luglio 1940

Per riuscire a vedere faccia a faccia lo Spirito della verità, universale e onnipresente, bisogna riuscire ad amare la più modesta creatura quanto noi stessi. E un uomo che nutre questa aspirazione non può esimersi dal partecipare a nessun aspetto della vita, ecco perché la mia adorazione per la Verità mi ha portato ad interessarmi anche di politica; posso affermare senza la minima esitazione, sebbene con molta umiltà, che coloro che sostengono che la religione non c’entra con la politica, ignorano cosa sia la politica
Gandhi 

Gli uomini ammucchiano gli errori di tutta la loro vita e creano un mostro che chiamano destino
John Oliver Hobbes

sabato 22 settembre 2012

Vincenza Sacco. La storia ci dice che quando non si è pronti a mettere in campo anche la forza, nessuno tiene in conto le tue richieste



"La storia ci dice che quando non si è pronti a mettere in campo anche la forza, nessuno tiene in conto le tue richieste. Restando nella legalità definita a priori e non a caso come cosa buona per te, il tavolo delle trattative sembrano passatempi da caffè e non ci sei tu a quel tavolo, ma delegati a dirigere la trattativa e là tutto si risolve, ti piaccia o no. Quando invece sei pronto all'uso della forza da contrapporre alla forza, il problema è realmente un problema, perchè sfugge dalle mani di coloro che vorrebbero ridurre le istanze a gioco da tavolo......questa volta la mia Maledizione sarà la Catastrofe globale al taciuto....e per ogni ora, giorno trascorso, il tavolo, i dirigenti e le trattative diventino non passatempi da caffè ma terra che trema e panico di una morte annunciata! [...]"
Cit. Vincenza Sacco

domenica 12 febbraio 2012

Petronio Arbitro. Appresi più tardi che noi tendiamo ad affrontare le nuove situazioni riorganizzando i nostri metodi; questo senz'altro è un ottimo metodo per creare l'illusione del progresso, anche se non fa altro che produrre confusione, inefficienza e demoralizzazione

Flumine vicino stultus sitis. 
Lo sciocco soffre la sete vicino a un fiume. 
Petronio


Il medico altro non è se non un consolatore delle anime
Petronio Arbitro

‎
Appresi più tardi che noi tendiamo ad affrontare le nuove situazioni riorganizzando i nostri metodi; questo senz'altro è un ottimo metodo per creare l'illusione del progresso, anche se non fa altro che produrre confusione, inefficienza e demoralizzazione.
Petronio Arbitro




  I GRECI E LA LORO SAGGEZZA Massime, Sentenze e Aforismi

martedì 24 gennaio 2012

venerdì 20 gennaio 2012

Storia zen. Il millepiedi Un millepiedi viveva sereno e tranquillo. Finché un rospo un giorno non disse per scherzo: "In che ordine metti i piedi l'uno dietro l'altro?" Il millepiedi incominciò a lambicarsi il cervello e a fare innumerevoli prove. Il risultato fu che da quel momento non riuscì più a muoversi.

Ero abituato a portare il Mondo sulle mie spalle, finché i mie muscoli tesi non si sentirono pesanti come macigni. Poi, un giorno, il Maestro mi disse: “Questo Mondo non ha bisogno di essere trasportato, quindi, respira e rilassa le tue ossute e piccole spalle”.

Maestro di Qi Gong


Che significa la parola "meditazione"? In questa scuola significa niente barriere, niente ostacoli causati dalla mente o dalle circostanze esterne. Meditazione è al di là d'ogni posizione particolare del corpo, seduta, in piedi o sdraiata. L'espressione "star seduti" significa “mente seduta”, ossia uno stato di profonda calma, silenzio e tranquillità interiore
 Hui-neng, VI Patriarca Zen



Lo scopo della meditazione non è controllare i pensieri, ma impedire che essi controllino te. 
cit.  fb, Realtà, inganno e manipolazione


Non trattenere pensieri fissi nella mente è meditazione.
Una volta capito questo, camminare, stare seduti, stare sdraiati, qualsiasi cosa si stia facendo, quella è meditazione
Bodhidharma, fondatore della scuola Zen


Anche se non posso fuggire dal mondo della corruzione, posso preparare il tè con l'acqua di un ruscello di montagna e mettere il mio cuore a riposo. 
Ueda Akinari, XVIII-XIX sec.




Molto tempo fa Cartesio disse: "Penso, dunque sono".
Qui comincia la filosofia.
Ma se non state pensando, che cosa succede?
Qui comincia la pratica zen.
Seung Sahn


Tre cose non devi fare alla tua vita: non chiuderti, non chiudere e non farti chiudere.
Detto Zen



La comprensione è migliore della pratica meccanica. Migliore della comprensione è la meditazione. Ma meglio di tutto è lasciar andare l'ansia per il risultato, perché a questo fa immediatamente seguito la pace
Bhagavad Gita 12:12



"Il Dharma Vedico è il trisavolo, 
il Buddismo è il figlio, 
la Cristianità è il nipote, 
e l’Islam è il trisnipote. 
Il patrimonio ancestrale, in cui sono tutti coeredi, è lo stesso".
Sathya Sai Baba


Mi recherò alla Moschea dei Musulmani; entrerò nella Chiesa dei Cristiani e mi inginocchierò dinanzi al crocefisso; entrerò nel Tempio Buddista per trovare rifugio in Budda e nella sua Legge. Andrò nella foresta e mi siederò in meditazione con l’Indù che ricerca la Luce che illumina ogni cuore. Non solo farò tutto questo ma lascerò il mio cuore aperto e disponibile per tutto ciò che potrà avvenire in futuro.
Il cristiano non deve diventare induista o buddista, né un induista o un buddista deve diventare cristiano; ognuno di essi dovrebbe assimilare lo spirito degli altri ma allo stesso tempo conservare la propria individualità e crescere secondo la propria legge di sviluppo.
Swami Vivekananda



Cos'è INFERNO e cosa PARADISO maestro Hakuin ?
___________________________________________ 
Un giorno un samurai andò dal maestro spirituale Hakuin e chiese:
"Esiste un inferno? Esiste un paradiso? Se esistono da dove si entra?".
Era un semplice guerriero. I guerrieri conoscono solo due cose: la vita e la morte. 
Il samurai non era venuto per imparare una dottrina, voleva sapere dov'erano le porte, per evitare l'inferno ed entrare in paradiso.
Hakuin chiese: "Chi sei tu?". Il guerriero rispose: "Sono un samurai".
In Giappone essere un samurai è motivo di grande orgoglio. 
Significa essere un guerriero perfetto. Uno che non esiterebbe un attimo a dare la vita.
"Sono un grande guerriero, anche l'imperatore mi rispetta".
Hakuin rise e disse:"Tu, un samurai? Sembri un mendicante!"
L'uomo si sentì ferito nell'orgoglio. 
Sfoderò la spada, con l'intenzione di uccidere Hakuin.
Il maestro rise: 
"Questa è la porta dell'inferno - disse - 
con questa spada, con questa collera, con questo ego, si apre quella porta".
Il samurai rinfoderò la spada... 
e Hakuin disse: "Qui si apre la porta del paradiso".
L'inferno e il paradiso sono dentro di te. Entrambe le porte sono in te.
Quando ti comporti in modo inconsapevole, si apre la porta dell'inferno;
quando sei attento e consapevole, si apre la porta del paradiso.
La mente è sia paradiso che l'inferno, perchè la mente ha la capacità di
diventare sia l'uno che l'altro. 
Ma la gente continua a pensare che tutto esista in un luogo imprecisato all'esterno...

Rielaborato dalla pagina facebook di Taiji Quan Qi Gong



Con ogni pensiero,
tenta di conoscere i tuoi difetti
e correggili
passo passo,
per tutta la vita:
questa è la vera Via
Yamamoto Tsunetomo (Hagakure)


Qualcuno ebbe a dire una volta: "Vi sono due generi d'orgoglio, l'interno e l'esteriore.
Un samurai che non abbia entrambi i tipi di orgoglio non val nulla. L'orgoglio del Samurai può esser paragonato ad una spada, la cui lama va affilata e poi infilata nel fodero. Di tanto in tanto verrà sguainata, sollevata a livello degli occhi, pulita, indi rinfoderata. Se un samurai sguaina di continuo, e brandisce, la sua spada, la gente lo giudicherà inavvicinabile, e lui non avrà amici. D'altro canto, se la spada non venisse mai estratta, arrugginerebbe, la lama si farebbe ottusa, e la gente piglierebbe alla leggiera il samurai."
Hagakure


Di fronte a una disgrazia non è sufficiente rimanere calmi. 
Quando sopraggiunge la sventura, il samurai deve rallegrarsene e andare avanti con coraggio. 
Un'attitudine simile differisce radicalmente dalla rassegnazione. Questo è ciò che afferma il detto: 
“Quando le acque salgono, la barca fa altrettanto”.
Yamamoto Tsunetomo, Hagakure, 1709-1716 (postumo 1906)


Nella vita la cosa più importante è quella di vivere il momento presente con la massima attenzione.
Tutta l'esistenza non è altro che un susseguirsi di un momento dopo l'altro. Se si capisce questo, non c'è più bisogno di andare da una parte all'altra e di cercare altrove. Bisognerebbe vivere con l'attenzione ad ogni momento, ma gli uomini si lasciano sfuggire il momento presente per andare in cerca di altre cose e così non arrivano mai a realizzarsi. 
Hagakure, Il codice dei samurai


Molti ritengono che sia un atto di cortesia dire in faccia alle persone certe cose ch'esse non vorrebbero udire. E se poi quelle non dan retta alle tue critiche, ebbene, te ne lavi le mani, non puoi far nient’altro. Tale metodo è tutt'altro che lodevole. E’ solo un modo per sgravarsi la coscienza. La critica deve cominciare solo dopo aver accertato che la persona sia disposta ad accettarla, solo dopo esserle diventati amici, aver condiviso i suoi interessi ed essersi comportati in modo da guadagnarsi la sua completa fiducia, dimodoché l’altro presti fede a ciò che uno gli dice. Eppoi, bisogna avere molto tatto.
Yukio Mishima, "La via del Samurai"


"Ma cosa è il Bushido? Fatto dalle parole DO e BUSHI, è l'insieme dei diciassette punti che costituiscono i " precetti" del "Cavaliere", di modo che il Bushido è la VIA DEL CAVALIERE". ..."In altre parole, Bushido vuol dire spirito raffinato e perfetta condotta, sempre cose che, fin dai tempi più antichi, sono state, o avrebbero dovuto essere, in grande onore fra tutti i samurai." (Generale Nogi)
"Fondato sulla lealtà senza limiti e senza compensi, sulla fedeltà gerarchica, sul coraggio e sullo stato di MUGA, che è la volontà di non essere consapevoli di ciò che si sta per fare (SIC!), questo CREDO cavalleresco è contenuto in diciassette punti:

- Non ho genitori: Cielo e Terra sono i miei genitori.
- Non ho potere divino: la lealtà è il mio potere.
- Non ho mezzi: l'obbedienza è il mio mezzo.
- Non ho potere magico: la forza interiore è la mia magia.
- Non ho né vita né morte: l'Eterno è la mia vita e la mia morte.
- Non ho corpo: la forza è il mio corpo.
- Non ho occhi: i miei occhi sono la luce del lampo.
- Non ho orecchie: le mie orecchie sono la sensibilità.
- Non ho membra: le mie membra sono la prontezza.
- Non ho progetti: i miei progetti sono l'occasione.
- Non ho miracoli: i miei miracoli sono la Legge.
- Non ho principii: i miei principii sono l'adattamento.
- Non ho amici: i miei amici sono il mio spirito.
- Non ho nemici: i miei nemici sono l'imprudenza.
- Non ho corazza: buona volontà e rettitudine sono la mia corazza.
- Non ho castello: lo spirito incrollabile è il mio castello.
- Non ho sciabola: il sonno dello spirito è la mia sciabola."

Traduzione di Pierre Pascal



Un antico detto recita: “Una decisione va presa nello spazio di sette respiri”.
Un giorno il daimio Takanobu osservò: “Se un uomo esita troppo nel prendere una decisione, si addormenta”.
Il daimio Naoshige commentò: “Se un samurai si lancia in battaglia senza vigore,
sette azioni su dieci falliranno; il samurai agisce con rapidità”.
Se sei agitato, è difficile che tu riesca a prendere una decisione.
Al contrario, se non ti focalizzi sulle conseguenze minori e affronti le questioni con spirito fermo,
fresco e affilato come una lama, nello spazio di sette respiri trovi sempre la soluzione.
Devi essere determinato e avere il coraggio di lanciarti nell’impresa.”
Yamamoto Tsunetomo, da Bushido. La via del guerriero, Feltrinelli 2013.




il più grande spadaccino di sempre
Miyamoto Musashi


Non piangete sulla mia tomba. 
Io non sono lì, non sto dormendo. 
Io sono i mille venti che soffiano, 
sono i riflessi di diamante sulla neve, 
sono la luce del sole sul grano maturo, 
sono la pioggia dell'autunno gentile. 
Quando vi svegliate nel silenzio del mattino, 
io sono il cinguettare e il volo degli uccelli, 
sono le stelle che brillano di notte. 
Non piangete sulla mia tomba, 
io non sono lì, non sono morto.
Epitaffio di un maestro Zen, 
dedicato a tutti i nostri cari scomparsi


Quando un fiore sboccia, il mondo intero si rivela.
Poesie tratte dallo Zenrin Kushu, una raccolta zen del XV secolo


Seduto lì tra i fiori, con la brocca di vino –, 
festino solitario, privo di amici intimi –, 
elevo il mio boccale e invito il chiar di luna. 
Insieme all'ombra, poi, saremo in tre, 
giacché la luna non si negherà al bere. 
E mentre l'ombra seguirà il mio corpo, 
intanto, al fianco suo, io scorterò la luna. 
La via della gaiezza termina a primavera; 
mentre la luna ondeggia, al mio canto, qua e là. 
Ed ha un sussulto l'ombra, fremendo, alla mia danza. 
Da sobri, noi viviamo di una gioia comune; 
quando poi, nell'ebbrezza, ciascuno si disperde. 
Noi tre, per sempre uniti, vagando senza affetti, 
infine, in lontananza, saremo alla Via Lattea.
Li Po


"Un albero nudo
fuori della mia finestra
solitario leva nel cielo freddo i suoi rami bruni.
Il vento sabbioso la neve il gelo non possono ferirlo.
Ogni giorno quell'albero mi dà pensieri di gioia:
da quei rami nudi indovino il verde che verrà."
Wang Ya-Pung


“Fare una cosa alla volta”: ecco come un Maestro zen definì l'essenza dello Zen.
Fare una cosa alla volta significa essere totali in quello che fate, significa dare la vostra attenzione completamente a quello che fate. Questa è un azione nell'arrendersi – un azione di potere.
Eckhart Tolle


Quando la scarpa calza perfettamente ti dimentichi del piede;
quando la cintura è comoda ti dimentichi della pancia;
quando la mente è rilassata ti dimentichi del giusto e dello sbagliato.
Nessuna inquietudine, nessun desiderio, solo una tranquilla adesione alle cose.
Comincia col facile: il modo giusto per muoversi con facilità è dimenticare il modo giusto e dimenticare la facilità.
Chiang zè

Il millepiedi
Un millepiedi viveva sereno e tranquillo. Finché un rospo un giorno non disse per scherzo:
"In che ordine metti i piedi l'uno dietro l'altro?"
Il millepiedi incominciò a lambicarsi il cervello e a fare innumerevoli prove.
Il risultato fu che da quel momento non riuscì più a muoversi.
Storia zen


Commento: Questo succede quando si cerca di sostituire i movimenti e le azioni naturali con altre studiate dalla mente. Chi riuscirebbe, per esempio, a dirigere volontariamente tutto ciò che compie il nostro corpo: far funzionare nello stesso tempo i muscoli, il cervello, gli organi, il metabolismo, la respirazione, il sistema immunitario e cosi via?

Ci sono azioni che devono essere lasciate alla natura, perché essa ha impiegato milioni di anni per arrivare a organizzare e a coordinare il tutto. Quando manchiamo di saggezza e pretendiamo di sostituirci in ogni cosa alla natura, non possiamo che finire come il millepiedi dell'aneddoto.

In meditazione ci si affida alla (propria) natura, che è parte di quella generale, e si cerca di lasciare il maggior spazio possibile alla propria spontaneità.


I Koan sono un quesito che, nello Zen, il maestro assegna ai discepoli e la cui soluzione non può esser trovata intellettualmente, bensì intuitivamente. 

Nell'antica Cina, un uomo aveva una moglie molto bella, ma disgraziatamente un naso troppo piatto le deturpava il volto. 
Un giorno l'uomo, passeggiando per la via, vide una donna che aveva un bel naso. Le balzò immediatamente addosso, le tagliò il naso e se lo portò a casa. 
Lì giunto, tagliò il naso anche a sua moglie e le applicò quello dell'altra donna. Ma il naso non si saldò, e in tal modo quell'uomo distrusse in un sol colpo la bellezza di due donne.
Storie Zen. I due nasi. Da: La tazza e il bastone.


I Koan sono un quesito che, nello Zen, il maestro assegna ai discepoli e la cui soluzione non può esser trovata intellettualmente, bensì intuitivamente. 



i koàn..ossia aneddoti apparentemente senza soluzione, che servono a mettere in crisi la mente logica,oltre quella confusione...c'è la Verità....


IL RAMO DI PINO da LA TAZZA E IL BASTONE
Nel Giappone antico, un grande monaco, economo del tempio di Eihei-ji, doveva trasportar spesso ingenti somme di denaro. Un giorno un ladro si mise a seguirlo, nella speranza di un ricco bottino.
Durante la notte entrò a passi felpati nella capanna dove pensava di trovare il monaco addormentato e il denaro, ma la stanza era vuota. Il chiaro di luna inondava ogni cosa: al centro della stanza non c'era che un ramo di pino.
Il ladro era sbalordito, perché aveva visto entrare il monaco nella capanna. Uscì di nuovo per controllare, poi rientrò. Nulla! Nella camera la luna illuminava solamente il ramo di pino.
Il ladro pensò allora che il monaco avesse un potere magico che gli permetteva di mutarsi in pino. « Un simile potere è ben più importante del denaro,» si disse < poiché mi permetterebbe di sfuggire a qualunque inseguitore. Devo assolutamente conoscerne il segreto! ».
Quando fu giorno, si recò di nuovo nella capanna: trovò il monaco in meditazione, e il ramo di pino era scomparso!
« Dov'eri la notte scorsa? » chiese il ladro.
«Ero qui,» rispose il monaco «a meditare, e non posseggo, alcun potere magico! ».
Il ladro gli chiese di mostrargli come praticare la meditazione, e il monaco gli insegnò la postura.


Gabriela Balaj:
Io non ho capito qual'è la morale, per cui chiedo...


Mario Fabi Il Viandante:
Questo é un Koan come tutte le storie Zen, se ti dice qualcosa lo senti altrimenti si tira via.




Un topo stava guardando attraverso un buco nella parete, spiando quello che il contadino e sua moglie stavano facendo. Avevano appena ricevuto un pacco e lo stavano scartando tutti contenti. 
"Sicuramente conterrà del cibo" pensò il topo. 
Ma quando il pacco fu aperto il piccolo roditore rimase senza fiato. 
Quella che il contadino teneva in mano non era roba da mangiare, era una trappola per topi! 
Spaventato, il topo cominciò a correre per la fattoria gridando: 
"State attenti! C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!". 
La gallina, che stava scavando per terra alla ricerca di semi e vermetti, alzò la testa e disse: 
"Mi scusi, signor Topo, capisco che questo può costituire per lei un grande problema, ma una trappola per topi non mi riguarda assolutamente. Sinceramente non mi sento coinvolta nella sua paura". 
E, detto questo, si rimise al lavoro per procurarsi il pranzo. 
Il topo continuò a correre gridando: "State tutti attenti! C'è una trappola per topi in casa! 
C'è una trappola per topi in casa!". Casualmente incontrò il maiale che gli disse con aria accattivante: 
"Sono veramente dispiaciuto per lei, signor Topo, veramente dispiaciuto, mi creda. ma non c'è assolutamente nulla che io possa fare". 
Ma il topo aveva già ripreso a correre verso la stalla dove una placida mucca ruminava, sonnecchiando, il suo fieno.  "Una trappola per topi? - gli disse - E lei crede che costituisca per me un grave pericolo?" 
Fece una risata e riprese a mangiare tranquillamente. 
Il topo, triste e sconsolato, ritornò alla sua tana preparandosi a dover affrontare la trappola tutto da solo. 
Proprio quella notte, in tutta la casa si sentì un fortissimo rumore, proprio il suono della trappola che aveva catturato la sua preda. La moglie del contadino schizzò fuori dal letto per vedere cosa c'era nella trappola ma, a causa dell'oscurità, non si accorse che nella trappola era stato preso un grosso serpente velenoso. Il serpente la morse. 
Subito il contadino, svegliato dalle urla di lei, la caricò sul carro e la portò all'ospedale dove venne sottoposta alle prime cure. Quando ritornò a casa, qualche giorno dopo, stava meglio ma aveva la febbre alta. Ora tutti sanno che quando uno ha la febbre non c'è niente di meglio che un buon brodo di gallina. E così il contadino andò nel pollaio e uccise la gallina trasformandola nell'ingrediente principale del suo brodo. La donna non si ristabiliva e la notizia del suo stato si diffuse presso i parenti che la vennero a trovare e a farle compagnia. Allora il contadino pensò che, per dare da mangiare a tutti, avrebbe fatto meglio a macellare il suo maiale. E così fece. 
Finalmente la donna guarì e il marito, pieno di gioia, organizzò una grande festa a base di vino novello e bistecche cotte sulla brace. Inutile dire quale animale fornì la materia prima.
storia Zen. La trappola per topi


Su una montagna, un panieraio lavorava accanto al fuoco, intrecciando un cestino. 
All'improvviso appare la vecchia della montagna: « Fa un freddo cane! » esclama. 
Il panieraio dice tra sé: « È la terribile vecchia della montagna: bisogna gettarle addosso della cenere », La vecchia gli domanda: «Stai meditando di gettarmi addosso della cenere? », 
L'uomo è sconcertato. Dice tra sé: « Le farò assaggiare la mia accetta ». E lei gli dice: « Stai meditando di decapitarmi con la tua accetta? ». 
Dice tra sé il panieraio: «Indovina qualsiasi cosa io pensi. Mi divorerà ». E la vecchia ancora una volta gli ripete quel che ha pensato. 
L'uomo decide allora di non pensar più e di dedicarsi intensamente al proprio lavoro, in silenzio. 

E poi d'improvviso, senza riflettere, le scaglia contro una manciata di cenere, e la vecchia fugge, sconfitta.


Conoscenza è imparare qualcosa ogni giorno...

saggezza è lasciare andare qualcosa ogni giorno. 
Zen


Solo chi ha il coraggio di scrivere la parola fine, 

può trovare la forza per scrivere la parola inizio
detto Zen


E' raro che nell'agenda di una persona stressata si trovi un appuntamento che dica: "TEMPO PER SOGNARE". E', invece, durante il tempo libero che i nostri pensieri hanno modo di nascere, organizzarsi, dare vita a dei progetti. 

Lo Zen 


La paura del vuoto

"Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perché è il regno della Via autentica."
Huang-po - Storia Zen


Commento: Di fronte alla possibilità di arrestare la mente, gli uomini provano una paura istintiva del vuoto. Ma questo vuoto non è il nulla: è solo la sospensione delle attività mentali condizionate. Il problema è che dobbiamo abbandonare proprio il pensiero concettuale, che si porta dietro tali idee di "nulla" e di "essere". Quando si sospende l'attività mentale, che cosa resta di simili paure?




UN CONTADINO GIAPPONESE DISPERATO * (storiella Zen) 
Un contadino giapponese disperato chiese un incontro con un famoso maestro– un maestro Zen – e il suo allievo: quando si presentò il contadino disse: “Maestro, mi devi aiutare! Sono disperato! Mia moglie mi ha scacciato di casa perché dice che sono un fannullone, mio figlio maggiore è scappato con una geisha invece di aiutarmi nei campi, il Daimyo ha preso gli altri due miei figli maschi per le sue guerre, non mangio da tre giorni, mia madre è morta il mese scorso. Ti prego aiutami, solo tu puoi farlo!!!”.
Maestro e discepolo si trovavano nel giardino della loro dimora, l’allievo guardò il Maestro che sembrava pensoso.
Una farfalla svolazzava allegramente tra fiori rossi porpora e il cielo era terso, spirava una leggera brezza primaverile che rinfrescava l’ambiente.
Il contadino era trepidante in attesa della risposta che il Maestro gli avrebbe dato e anche il discepolo non poteva proprio immaginare come il Maestro avrebbe potuto aiutare il povero contadino.
Dopo qualche minuto il maestro si voltò verso il contadino e gli disse: “Ricordati che l’acqua scorre nel ruscello, le farfalle volano, il vento ci accarezza e il cielo è blu.”
Il contadino rimase ammutolito per qualche secondo, poi iniziò a ringraziare il Maestro e ad inchinarsi, sembrava veramente sollevato dal peso delle sue disgrazie.
Quando il contadino se ne andò, il discepolo si rivolse al Maestro: “Maestro, non ho capito il senso della sua risposta” e il Maestro gli disse: ‘Aspetta, abbi pazienza!’
Passò un anno e il contadino tornò a fare visita al Maestro. La sua condizione esteriore denotava un sicuro miglioramento rispetto l’anno precedente. Arrivato al cospetto del Maestro Zen gli disse: “Maestro, le sue parole mi hanno veramente aiutato, mi hanno svelato lati che non vedevo nella mia situazione. Mia moglie mi ama e mi accudisce, il mio figlio maggiore è tornato e mi aiuta seguendo le mie indicazioni, anche il Daimyo ha ascoltato questo povero contadino e ha restituito entrambi i miei figli minori che così possono aiutarmi nei campi. Sono diventato un uomo benestante e felice e questo lo devo ai tuoi preziosissimi consigli”.
Il contadino fece un dono al Maestro e se ne andò.
Quando furono soli, il discepolo disse: “Maestro, non ho ancora capito, malgrado ci abbia meditato tutto l’anno, come le tue parole possano aver aiutato quel contadino. Ti prego, spiegamelo!”
Il Maestro gli rispose: “Caro discepolo, è questo uno dei vantaggi di essere un Maestro Zen: puoi dire quello che ti passa per la testa sicuro che la gente lo interpreterà come grande insegnamento! E agirà di conseguenza!”



Il saggio opera senza interferire, modifica con l'esempio.
Detto Zen


Tutto il male costituisce una vitalità potenziale bisognosa di trasformazione.
Detto Zen


L’amicizia e l’amore non si chiedono come l’acqua, ma si offrono come il tè
Detto Zen


Rallenta, e ciò che stai inseguendo si avvicinerà e ti prenderà
Zen


Fin qui sei giunto per scoprire che quel che cerchi è già dentro di te.
detto buddhista 


Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?”,
domandò il samurai. “A chi ha tentato di regalarlo”, rispose uno dei discepoli.
“Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti”, disse il maestro:
“Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé.
Storiella Zen



Colui che è maestro nell'arte della vita, non distingue tra il suo lavoro ed il suo tempo libero, ma semplicemente persegue la sua visione dell'eccellenza, qualsiasi cosa stia facendo.
Lasciando agli altri decidere, se sta lavorando, o semplicemente giocando
Massima Zen


Non pensate che il tempo voli semplicemente via. Il tempo presente ha la qualità del fluire. Potete supporre che il tempo stia soltanto passando e non capite che il tempo non arriva mai, ma è solo adesso. La gente vede soltanto il tempo andare e venire e non comprende a fondo che il tempo presente rimane in ogni momento.
Dogen Zenji XI d.c.


Armonizzare gli opposti tornando alla loro sorgente è la qualità distintiva dell'atteggiamento Zen: abbracciare le contraddizioni, facendone una sintesi, vivere seguendo la via del loro perfetto equilibrio
Taisen Deshimaru



Storie Zen

Silenzio.
Racconta un'antica storia Zen che tre giovani allievi per essere illuminati devono passare un certo tempo nel silenzio completo. «Ricordatevi, non una parola da alcuno di voi", ammonisce il maestro. Subito, il primo allievo dice: "Non parlerò affatto". "Quanto sei stupido", osserva il secondo. "Perché hai parlato? ". "Sono l'unico che non ha parlato", conclude il terzo allievo.



IL DISCEPOLO UBRIACONE
Un maestro aveva centinaia di discepoli. Tutti pregavano all'orario giusto, tranne uno, che era sempre brillo.
Il maestro si fece vecchio. Alcuni degli allievi più virtuosi cominciarono a discutere su chi sarebbe stato il nuovo leader del gruppo, colui che avrebbe ricevuto gli importanti segreti della Tradizione.
Alla vigilia della sua morte, però, il maestro chiamò il discepolo ubriacone e gli trasmise i segreti occulti.
Una vera e propria ribellione si diffuse fra gli altri.
"Che vergogna!" esclamavano per le strade. "Ci siamo sacrificati per un maestro sbagliato, che non sa vedere le nostre qualità."
Udendo la confusione all'esterno, il maestro agonizzante disse:
"Dovevo trasmettere questi segreti a un uomo che conoscessi bene. Tutti i miei allievi erano molto virtuosi, e mostravano solo le loro qualità. Questo è pericoloso; spesso, la virtù serve a nascondere la vanità, l'orgoglio e l'intolleranza.
"Per questo ho scelto l'unico discepolo che conoscevo veramente bene, giacché potevo vedere il suo difetto: l'ubriachezza."



Il pescatore
Un uomo ricchissimo aveva un amico, maestro Zen, che per vivere faceva il pescatore. Un giorno, passeggiando di mattina sulla spiaggia, incontrò il pescatore che stava comodamente sdraiato a prendere il sole.
"Ma come, non vai a pescare oggi?" disse il ricco
"Sono già uscito stamattina presto, e ho preso ciò che mi serviva per mantenere me e la mia famiglia", rispose il pescatore.
"Cosa fai del pesce che peschi", chiese il ricco.
"Lo vendo al mercato del pesce, pagano  bene" disse il pescatore.
"Ma allora perché non sei ancora a pescare a quest'ora?"
"A che scopo?" disse il pescatore.
"Se peschi di più guadagnerai più denaro! " disse il ricco.
"A che scopo?"
"Potresti comprarti un'altra barca e raddoppiare la pesca"
"A che scopo?"
" Dopo un po’ di tempo potresti mettere su una flotta di pesca"
"A che scopo?"
"Con il denaro guadagnato potresti mettere su un’industria di trasformazione del pesce"
"A che scopo"
"Ma insomma" disse il ricco, innervosito, "potresti guadagnare tanto denaro da permetterti di non lavorare più e di startene sdraiato al sole senza fare nulla!"
"Amico mio," rispose il pescatore, " ma io sono già sdraiato al sole senza fare nulla!"



Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatté in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero.
Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di sé un'altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l'uno bianco e l'altro nero, che incominciarono a rodere il ramo.
Ancora poco e il ramo sarebbe precipitato.
Fu allora che l'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. 
Tenendosi con una sola mano, con l'altra staccò la fragola e la mangiò.
Com'era dolce!

Questo aneddoto illustra la capacità di vivere qui ed ora, di cogliere l'attimo fuggente.
Tra le opposte esigenze, tra l'essere e il nulla, tra la vita e la morte, rifiutando tanto lo sconforto quanto l'esaltazione, bisogna gustare la dolcezza di un semplice frutto, di un semplice istante, lasciando perdere sia i ricordi sia le preoccupazioni per il futuro. Anche se ci troviamo sull'orlo di un precipizio, questo momento è tutto il nostro tempo. Solo la nostra mente, con le sue previsioni e le sue anticipazioni, ce lo può distruggere.
Storie Zen
http://www.potenzadelpensiero.com/pensieri-per-pensare/storielle-per-pensare/



Se non si prende coscienza dei propri condizionamenti millenari - e se non se ne prendono le distanze - si ripeteranno sempre gli stessi comportamenti. L'osservazione di sé è la base di ogni vera evoluzione.
Zen


Diversamente dalle meditazioni di tipo buddistico dell'estremo oriente, la meditazione filosofica greco-romana non è legata ad un atteggiamento corporeo, ma è un esercizio puramente razionale o immaginativo o intuitivo. 
Pierre Hadot. Esercizi spirituali e filosofia antica


Questa pratica in particolare prevede una dedizione completa alla postura seduta della meditazione senza oggetto e priva di uno scopo o una finalità qualsiasi, continuando a sedersi con impegno totale nell'assoluta immobilità
Dogen Zenji


Chi vuole utilizzare tecniche di meditazione deve abbandonare le vecchie idee che la meditazione consista solo nello stare seduto sotto a un albero in una postura yoga. Questo è solo un tipo di meditazione, e potrebbe essere adatto solo a poche persone. Per un giovane vivo e vibrante non è meditazione è repressione. Certe pratiche di meditazione non sono più adatte ai nostri tempi. Correre, danzare, nuotare, qualsiasi cosa può essere meditazione: ogni volta che il tuo corpo, la tua mente e la tua anima operano insieme in armonia, quella è meditazione.
Osho




L'unica meditazione possibile per gli occidentali, e quella dinamica.

Io ho iniziato con quella contemplativa, adesso frequento un monastero di monaci Buddhisti Tibetani a Milano, e devo dire che con lo Yoga ho raggiunto risultati che mai avrei pensato!

http://youtu.be/ivsls0Oxg_c






 

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