lunedì 9 dicembre 2013

Helen Keller. Quando la porta della gioia si chiude, subito se ne apre un'altra; ma spesso restiamo incantati a guardare la porta chiusa, e non ci accorgiamo di quella aperta


Quando la porta della gioia si chiude, subito se ne apre un'altra; ma spesso restiamo incantati a guardare la porta chiusa, e non ci accorgiamo di quella aperta
Helen Keller

domenica 8 dicembre 2013

Samuel Ullman. La gioventù non è un periodo della vita: è una forma del pensiero. Nessuno diviene vecchio semplicemente perchè vive un certo numero di anni: gli individui invecchiano solo perchè disertano i loro ideali. Gli anni rendono rugosa la pelle, ma rinunciare all’entusiamo rende rugosa l’anima. Quando tutto sarà a terra, quando il più recondito angolo del vostro cuore sarà ricoperto dalla neve del pessimismo e dal ghiaccio del cinismo, allora e solo allora sarete veramente vecchi

La gioventù non è un periodo della vita: è una forma del pensiero. Nessuno diviene vecchio semplicemente perchè vive un certo numero di anni: gli individui invecchiano solo perchè disertano i loro ideali. Gli anni rendono rugosa la pelle, ma rinunciare all’entusiamo rende rugosa l’anima. Quando tutto sarà a terra, quando il più recondito angolo del vostro cuore sarà ricoperto dalla neve del pessimismo e dal ghiaccio del cinismo, allora e solo allora sarete veramente vecchi. 
Samuel Ullman

mercoledì 4 dicembre 2013

Joseph Campbell. L'eternità non è qualcosa che ha da venire. L'eternità non è nemmeno un lungo periodo di tempo. L'eternità non ha niente a che vedere con il tempo. L'eternità è la dimensione del qui e ora che viene esclusa dal pensiero che si muove entro i termini temporali. Se non la otteniamo qui dove ci troviamo, non la otterremo in nessun altro luogo


L'eternità non è qualcosa che ha da venire. L'eternità non è nemmeno un lungo periodo di tempo. L'eternità non ha niente a che vedere con il tempo. L'eternità è la dimensione del qui e ora che viene esclusa dal pensiero che si muove entro i termini temporali. Se non la otteniamo qui dove ci troviamo, non la otterremo in nessun altro luogo. 
Joseph Campbell

martedì 3 dicembre 2013

Secondo le teorie di Platone, di Aristotele e poi degli Stoici, l’ira si trasforma in passione come “atto emozionale appartenete alla zona irrazionale dell’anima”, quindi al pari degli altri vizi capitali, l’ira è una “malattia dell’anima”. Pur essendo considerata una deformazione, l’ira secondo Aristotele, Platone e anche gli Epicurei è un peccato a cui addomesticare e incanalare tutte le altre passioni che possono fuorviare il giusto compimento delle azioni umane. Ma anche tra i filosofi c’è chi non la pensa così: gli Stoici e gli Scettici in particolare sostenevano sì la teoria della “malattia dell’anima” per la quale, piuttosto di addomesticare, era necessario negare il peccato dell’ira, evitando così la possibilità di coinvolgerelo nel girone degli impulsi negativi


Secondo le teorie di Platone, di Aristotele e poi degli Stoici, l’ira si trasforma in passione come “atto emozionale appartenete alla zona irrazionale dell’anima”, quindi al pari degli altri vizi capitali, l’ira è una “malattia dell’anima”. Pur essendo considerata una deformazione, l’ira secondo Aristotele, Platone e anche gli Epicurei è un peccato a cui addomesticare e incanalare tutte le altre passioni che possono fuorviare il giusto compimento delle azioni umane. Ma anche tra i filosofi c’è chi non la pensa così: gli Stoici e gli Scettici in particolare sostenevano sì la teoria della “malattia dell’anima” per la quale, piuttosto di addomesticare, era necessario negare il peccato dell’ira, evitando così la possibilità di coinvolgerelo nel girone degli impulsi negativi

Gustave Le Bon. Per molti, libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù

Si dominano più facilmente i popoli eccitandone le passioni che occupandosi dei loro interessi.
Gustave Le Bon


Per molti, libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù
Gustave Le Bon

Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.
Gustave Le Bon, antropologo, psicologo e sociologo, che nacque il 7 maggio 1841



Carlo Alberto Dalla Chiesa. La Dc a Palermo vive con l'espressione peggiore del suo attivismo mafioso, oltre che politico [...]. Lo Stato affida la tranquillità della sua esistenza non già alla volontà di combattere e debellare la mafia e una politica mafiosa, ma allo sfruttamento del mio nome per tacitare l'irritazione dei partiti [...] pronti a buttarmi al vento non appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o compresi.

La Dc a Palermo vive con l'espressione peggiore del suo attivismo mafioso, oltre che politico [...]. Lo Stato affida la tranquillità della sua esistenza non già alla volontà di combattere e debellare la mafia e una politica mafiosa, ma allo sfruttamento del mio nome per tacitare l'irritazione dei partiti [...] pronti a buttarmi al vento non appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o compresi.
Carlo Alberto Dalla Chiesa


Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo 
potere alla Mafia,facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati.
Carlo Alberto Dalla Chiesa

domenica 1 dicembre 2013

Eva-Maria Zurhorst. Non importa chi sposate. Tanto incontrate sempre voi stessi. L'altro è sempre solo lo schermo sul quale proiettare le vostre esigenze non appagate, la vostra capacità (o incapacità) di amare, i vostri blocchi interiori e le vostre ferite, la vostra vitalità, ma soprattutto la vostra profonda scissione interiore tra desideri e paure. Nessun partner può aiutarvi a star bene e può garantirvi l'autostima e la fiducia in voi stessi.

Non importa chi sposate. Tanto incontrate sempre voi stessi. 
L'altro è sempre solo lo schermo sul quale proiettare le vostre esigenze non appagate, la vostra capacità (o incapacità) di amare, i vostri blocchi interiori e le vostre ferite, la vostra vitalità, ma soprattutto la vostra profonda scissione interiore tra desideri e paure. Nessun partner può aiutarvi a star bene e può garantirvi l'autostima e la fiducia in voi stessi. 
Non importa chi incontrate, alla fine incontrate voi stessi. [...]
Per questo potete, secondo la mia esperienza, tranquillamente restare con l'attuale partner - non importa quanto fastidiosa vi sembri questa situazione. Proprio là, dove vi sembra di essere arrivati a un punto morto, dove la relazione vi sembra fredda, carica di rabbia, piena di odio o ripugnante, c'è molto da fare - e precisamente dentro di voi.
Eva-Maria Zurhorst (psicoterapeuta)

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