venerdì 10 luglio 2015

Sindrome dell’abbandono. I problemi che abbiamo vissuto durante l’infanzia predicono come sarà la qualità della nostra vita da adulti. Questi, inoltre, possono influire sul modo di agire che un domani i nostri figli adotteranno e su come noi affronteremo le avversità. Vediamo di seguito quali sono le cinque ferite emotive secondo Lisa Bourbeau…



Sindrome dell’abbandono.

Fobia di cadere, di essere rapiti e della morte:              
http://www.tecnologia-ambiente.it/sindrome-dell-abbandono



Durante la crescita il bambino subisce un processo intrusivo transizionale:
passaggio dalla dipendenza biologica a quella affettiva.
In questo senso il bambino assume la totale dipendenza dal genitore da cui dipende la sua sopravvivenza; si innesca dunque un meccanismo emotivo che se non superato o canalizzato nel modo corretto, in età adulta risulterà invalidante per la crescita dell’autostima o della personalità.

La paura di separazione, che si sviluppa nel secondo semestre di vita, configura la paura della morte, di essere rapito (anche da entità misteriose) o di cadere. Inoltre dà luogo ad ansie abbandoniche (nevrosi) rendendo difficoltoso per il bambino qualsiasi allontanamento dalla persona o dai luoghi conosciuti. Da qui la difficoltà più o meno grave al momento dell’inserimento nella scuola materna, fino a configurare una vera fobia della scuola.

Grazie agli studi di Frechet, sappiamo che il cervello memorizza le sue emozioni ma soprattutto gli shock emozionali ciclici bloccanti. “Ciclico” perché il cervello registra lo shock in modo ritmico (non come concetto di tempo in termini di calendario o di orologio ma come l’alternanza delle stagioni, del giorno e della notte). “Bloccanti” perché il cervello sente il bisogno di risolverlo in futuro. In sintesi è come se il cervello riattivasse l’emozione che è avvenuta nell’intervallo precedente (come progressioni matematiche).

Cause:

Come avviene uno shock di “abbandono”?
Per fattore shock-induttivo endogeno ed esogeno.

Per motivo endogeno. Qualche esempio:


- per la separazione dei genitori
- per la morte improvvisa del genitore o parentale
- per improvviso trasferimento d’abitazione
- per improvviso distacco della suzione del ciuccio
- per malattia improvvisa
- per la scomparsa improvvisa del giocattolo preferito

Il caso: il bambino ha subito un shock di separazione dei genitori a 3 anni; è molto probabile che a 6 anni a nove anni a 12 ecc, si ripresenterà lo shock, con cadenza triennale. Ora il bambino ha 6 anni, Il cervello biologico scatta da solo ed elabora; poiché a 3 anni ha subito un abbandono, ora è arrivato il momento di rivivere lo stesso shock.
Per motivo endogeno: il bambino già nasce con il problema dell’abbandono, magari ereditato dai suoi genitori che hanno alle spalle storie di abbandono, per cui cerca di riproporre la stessa paura in modo di superarla in maniera più efficace.
Effetti: quando si ripresenta il problema, il bambino, per giustificare il proprio stato d’animo, andrà in cerca di motivi che possono avvalere le sue sensazioni. In questo modo troverà pretesti per litigi ed altri comportamenti che possono suscitare l’irritazione del genitore in modo da sentirsi giustamente cattivi e quindi “abbandonabili”. In questa prospettiva lo shock programmante configura diverse patologie quali maniaco depressive, l’autolesionismo e disturbo della dipendenza.


Inoltre può assumere trasposizioni compulsive ossessive, ogni volta che ritroveremo lo stesso ritmo; se il ritmo è 5, tutti i 5 sono conflittuali quindi 5 giorni, 5 settimane, 5 mesi, 5 anni… Queste ripetizioni incessanti sono ovviamente inconsce tuttavia alterano in modo tangibile la propria psiche rivoluzionando il rapporto familiare e sociale. In alternativa il bambino può ricorrere a ricatti morali cercando, inconsciamente, di manipolare il genitore ed esorcizzare così la sua paura di abbandono.
Particolari fisici: Ci sono alcune caratteristiche molto visibili anche nella loro postura: la schiena curva, il corpo ipotonico con una spalla più bassa della norma.

Come possiamo interrompere questi ritmi emozionali?
Individuare il nesso tra lo schock emozionale ed il ciclo bloccante. Un modo può essere un lavoro introspettivo finalizzato all’individuazione dell’incesto (il fiv). Prendete l’evento, calcolate l’età esatta. Spezzate l’evento in tanti multipli e ricordate cosa è accaduto nella vostra vita durante quei periodi. Se dovesse risultare difficile è opportuno seguire un ciclo di psicoterapia/psicoanalisi. Ricordiamoci che un conflitto emotivo non risolto è l’anticamera della nevrosi.


Cosa si può fare?

-Mostrare al bambino album fotografici di nipoti e parenti. Il vissuto del bambino è molto limitato e il database mnemonico deve essere ampliato con nuovi concetti di vita. Il piccolo dovrà acquisire il senso dell’evoluzione e della continuità.

-Responsabilizzare il bambino. In tal modo, il piccolo non si sentirà parte passiva del contesto familiare ma parte attiva, pertanto meno dipendente. Con le “piccole responsabilità”, inconsciamente il bambino capirà che è “importante”, utile nella famiglia, quindi l’idea della morte andrà scemando. Per un genitore, le responsabilità destinate al bambino possono sembrare banali, per un bambino, invece, acquisteranno tutta un’altra dimensione. Le responsabilità prevedono piccolissime cose, alcuni esempi: chiedere al piccolo di stilare insieme a voi la lista della spesa, decidere insieme cosa cucinare e consultarlo nelle scelte domestiche.


A cura della Dott.ssa Anna Maria Sepe,
specialista in Psicoanalisi Induttiva e Ipnosi traslativa.







I problemi che abbiamo vissuto durante l’infanzia predicono come sarà la qualità della nostra vita da adulti. Questi, inoltre, possono influire sul modo di agire che un domani i nostri figli adotteranno e su come noi affronteremo le avversità. Vediamo di seguito quali sono le cinque ferite emotive secondo Lisa Bourbeau…

1- La paura dell’abbandono
La solitudine è il peggior nemico di chi ha vissuto l’abbandono durante l’infanzia. Ci sarà una costante attenzione alla carenza, che porterà chi ne ha sofferto ad abbandonare il suo partner o i suoi progetti quando ancora è presto, per paura di essere loro stessi quelli che verranno abbandonati. È una sorta di “ti lascio prima che sia tu a lasciare me”, “nessuno mi appoggia, non posso sopportare tutto questo”, “se vai via, non tornare”…

Le persone che hanno vissuto esperienze di abbandono durante l’infanzia, dovranno lavorare sulla loro paura della solitudine, sul timore di essere rifiutati e sulle barriere invisibili del contatto fisico.

Le ferite causate dall’abbandono non sono facili da curare. Sarete voi stessi a prendere coscienza di quando le ferite inizieranno a rimarginarsi e quando il timore dei momenti di solitudine sparirà e sarà sostituito da un dialogo interiore positivo e speranzoso.



2- La paura del rifiuto
Essendo una ferita molto profonda, implica il rifiuto interiore. Con interiore ci riferiamo a ciò che abbiamo vissuto, ai nostri pensieri e ai nostri sentimenti.

Quando appare, può influire su molteplici fattori, come il rifiuto dei genitori, della famiglia o di se stessi. Genera sentimenti di rifiuto, pensieri negativi, come quello di non essere desiderati e porta alla svalutazione di se stessi.

La persona che soffre questa dolorosa esperienza sente di non meritare l’affetto né la comprensione di nessuno e si isola nel suo vuoto interiore per paura di essere rifiutato. È probabile che, se avete sofferto di questi problemi durante l’infanzia, sarete persone “sfuggenti”. Per questo motivo, è indispensabile lavorare sul proprio timore, sulle proprie paure interiori e sulle situazioni che generano panico.

Se si tratta del vostro caso, pensate a voi stessi, rischiate e prendete decisioni per voi stessi. Vi disturberà sempre meno il fatto che la gente si allontani e non la prenderete sul personale se, a volte, si dimenticheranno di voi.



3- L’umiliazione
Questa ferita si genera quando in diversi momenti sentiamo che gli altri disapprovano ciò che facciamo e ci criticano. Potreste anche generare questo problema nei vostri figli dicendo loro che sono maleducati, pesanti e cattivi, così come se esponete i loro problemi davanti agli altri: questo distrugge l’autostima infantile.

In questo modo, il tipo di personalità che si genera con frequenza è una personalità dipendente. Potreste aver assunto un atteggiamento da “tiranni” ed egoisti come meccanismo di difesa, e potreste arrivare ad umiliare gli altri come scudo per proteggere voi stessi.

Se avete vissuto queste esperienze, dovrete lavorare sulla vostra indipendenza, sulla vostra libertà, sulla comprensione delle vostre necessità e dei vostri timori timori, così come sulle vostre priorità.



4- Il tradimento e la paura di fidarsi
Questi sentimenti sorgono quando un bambino si è sentito tradito, specialmente da uno dei suoi genitori, che non ha rispettato le promesse fatte. Questo fa sì che la sfiducia che deriva da questo problema, possa trasformarsi in invidia e in altri sentimenti negativi, come la sensazione di non meritare le cose promesse o ciò che gli altri hanno.

Aver sofferto di questi problemi durante l’infanzia crea persone sospettose e che vogliono sempre tenersi tutto stretto. Se durante la vostra infanzia avete sofferto una situazione simile, è probabile che avvertiate la necessità di esercitare un certo controllo sugli altri, che si giustifica solitamente con un carattere forte.

Queste persone confermano i loro errori per il modo in cui agiscono. Hanno bisogno di lavorare sulla pazienza, sulla tolleranza e sul saper vivere, come sull’imparare a stare soli e ad affidare le responsabilità.


5- L’ingiustizia
Ha origine nei contesti in cui le persone che si occupano dei bambini sono fredde ed autoritarie. Durante l’infanzia, le esigenze esagerate e che passano i limiti generano sentimenti di inefficienza e di inutilità, tanto quando si è bambini come quando si è adulti.

La conseguenza diretta sulla condotta di chi ne ha sofferto sarà la rigidità, poiché queste persone cercheranno di essere molto importanti e di acquisire molto potere. È probabile, inoltre, che si sia creato un fanatismo per l’ordine e per il perfezionismo, così come l’incapacità di essere sicuri sulle decisioni che si prenderanno.

Bisogna lavorare sulla sfiducia e sulla rigidità mentale, cercando di essere il più flessibili possibile e cercando di credere negli altri..


Fonte dell’idea: Bourbeau, L. (2003) Le 5 ferite che impediscono di essere se stessi, OB Stare.








Anna Mazzoni 
Quanti genitori non sono genitori. Restano bambini. Restano figli. E sbagliare in buona fede e' come sbagliare in cattiva fede..si perdona. Ma non si dimentica.




I miei genitori amano più loro stessi che i figli.
Mio padre è l'essere più egoista che abbia mai conosciuto.
Pensa solo a se stesso,gli altri non esistono.
Io nn riesco a perdonare la brutta infanzia e adolescenza che mi ha fatto vivere..
non avrei tutti quessti problemi adesso..
Mi chiedo sempre ma perché mi hanno messa al mondo.
Certuni non dovrebbero fare figli





Non colpevolizzerei troppo i poveri genitori che a loro volta sono stati figli, piuttosto farei una capillare divulgazione delle conoscenze che abbiamo e soprattutto insegnato ad accettare la felice imperfezione dell'essere umano nella sua unicità', tanto il genitore perfetto non ci sarà' mai perché si impara di più dagli errori che dalla perfezione





come al solito gli psicologi hanno la presunzione di sapere tutto.... è giusto considerarle ma sono ipotesi....non è sempre così naturalmente, ci sono bambini che non hanno avuto ferite e da grandi hanno comportamenti problematici e viceversa




A piccole dosi,tutti abbiamo sperimentato quanto sopra descritto.
La famiglia è un microcosmo che vive in un contesto storico determinato.
Le cose,cmq,stanno cambiando in meglio:c'è una maggiore attenzione per il vissuto dei bambini e dei figli in generale.
Ognuno,poi,affronta i problemi con gli strumenti che ha a disposizione.
Quello che non deve passare,secondo me,è la sensazione che non si possa riparare agli errori.
Si può e si deve




La religione per secoli e secoli ha lavorato sulla debolezza dell'uomo, per farlo sentire in colpa, e dalla colpa alla condanna, la condanna castra le nostre possibili azioni, e la mortificazione brucia il nostro vivere. Ci si sente in colpa perchè viviamo. Questi veleni sono dentro di noi, le sentenze sono all'ordine del giorno,




Siamo quello che siamo anche attraverso le nostre ferite. Individuarle è il primo passo...essere consapevoli...forse non si guarirà ma non ne saremo in completa balìa...parlarne... Essere autentici....anche con i figli...l'amore reciproco è la cura migliore....





Curar al meglio il proprio figlio lenisce anche le "ferite" del bambino che siamo stati e quindi migliora il genitore che non si attarda a "guardarsi l'ombelico"!



quelle non elaborate vengono inflitte agli altri




Si puó lavorare su se stessi per migliorare il rapporto tra noi e gli altri, ma ho l'impressione che ció equivale nella maggior parte dei casi a imparare a mettersi una maschera correttiva. Purtroppo quando ci sono momenti che inducono reazioni meno controllate la maschera cade e le persone si rivelano von i loro traumi non risolti con le loro paure e aggressivitá.

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