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sabato 19 aprile 2014

Jean-Claude Koven. Going deeper. Il Sé Superiore comunica in molti modi, spesso attirando la tua attenzione con le sincronicità e le coincidenze. Le parole di un cartellone potrebbero improvvisamente assumere un profondo significato, o il libro giusto potrebbe cadere dallo scaffale al momento opportuno o leggere qualcosa di importante in un biscotto della fortuna. Potrebbe forse saltarti in mente un pensiero vagante, oppure essere la frase di un film o di un’opera teatrale che si ripresenta nella tua coscienza, o si fa inaspettatamente vivo un amico che non vedevi o pensavi da anni.


Il Sé Superiore comunica in molti modi, spesso attirando la tua attenzione con le sincronicità e le coincidenze.
Le parole di un cartellone potrebbero improvvisamente assumere un profondo significato, o il libro giusto potrebbe cadere dallo scaffale al momento opportuno o leggere qualcosa di importante in un biscotto della fortuna.
Potrebbe forse saltarti in mente un pensiero vagante, oppure essere la frase di un film o di un’opera teatrale che si ripresenta nella tua coscienza, o si fa inaspettatamente vivo un amico che non vedevi o pensavi da anni.
Jean-Claude Koven. Going deeper



martedì 22 ottobre 2013

giovedì 20 giugno 2013

Luigi Gentili: L'INCONSCIO COLLETTIVO, PUÒ SOLO ESSERE PENSATO COME APPARATO CULTURALE DI CREDENZE E DI IDEOLOGIE, LE QUALI UNA VOLTA CHE SONO INTERIORIZZATE, AGISCONO NEL NOSTRO INCONSCIO INDIVIDUALE: NON ESISTONO EVIDENZE SCIENTIFICHE SU SUPPORTI GENETICI E QUINDI ORGANICI, E NÉ COME QUESTI AGISCONO



Dal momento che l’inconscio collettivo rappresenta il comune substrato della psiche e della materia universale, le sincronicità che avvengono sia nel mondo quantico che negli stati psichici delle persone indicano la possibilità di una profonda attività partecipativa e simpatetica all’interno del cosmo nella sua interezza


L'INCONSCIO COLLETTIVO, PUÒ SOLO ESSERE PENSATO COME APPARATO CULTURALE DI CREDENZE E DI IDEOLOGIE, LE QUALI UNA VOLTA CHE SONO INTERIORIZZATE, AGISCONO NEL NOSTRO INCONSCIO INDIVIDUALE: NON ESISTONO EVIDENZE SCIENTIFICHE SU SUPPORTI GENETICI E QUINDI ORGANICI, E NÉ COME QUESTI AGISCONO con il "quantico" come dici tu! […] le particelle subatomiche generate a livello quantistico non agiscono sulle "informazioni" dei sistemi di credenze! Quindi quali sincronicità?


:
Forse come inconscio collettivo si possono considerare le informazioni nel D.N.A. sono relativamente poche le differenze anche fra specie diverse



Sì Venanzio, il DNA alla fine è una memoria, ma la coscienza è determinata dall'attività di miliardi di neuroni e di connessioni, che si plasmano con l'esperienza! UN RAPPORTO CAUSA-EFFETTO DIRETTO TRA DNA COSCIENZA NON C'È, SE NON NEI LIMITI IMPOSTI DALLA SPECIE DI APPARTENENZA! Quindi questa cosa della sincronicità, mi sa da santone indiano!

martedì 4 giugno 2013

Marie Louise Von Franz. Ogni persona raccoglie intorno a sé la propria “famiglia dell’anima”, un gruppo di persone non creato per caso o per pure motivazioni egoistiche, ma attraverso un interesse o coinvolgimento più profondo, più essenziale: ‘l’individuazione reciproca’. Mentre le relazioni puramente basate sulla proiezione sono caratterizzate dalla fascinazione e dalla dipendenza magica, questo tipo di relazione, attraverso il Sé, ha in sé qualcosa di rigorosamente oggettivo, di stranamente transpersonale. Fa nascere un sentimento di “essere insieme” immediato e fuori dal tempo. In questo mondo creato dal Sé noi incontriamo tutti i molti ai quali apparteniamo, dei quali tocchiamo il cuore; qui “non c’è distanza, ma presenza immediata”. Non esiste alcun processo d’individuazione in un individuo che non produca allo stesso tempo questo riferimento con i propri simili.

"Il vaso simboleggia l'atteggiamento che impedisce la fuga dei contenuti psichici all'esterno: l'atteggiamento introverso.
Bisogna guardare le cose dall'interno. [...]
Guardando le cose dentro di noi non è l'Io che vediamo,
ma il nostro intero essere, ed è quest'ultimo e non il nostro Io che vorremmo fuggire.
Vederci in tutto il nostro essere è così doloroso che cerchiamo tutti di scappare.
In anni e anni di lavoro analitico credo di non aver mai incontrato nessuno che di tanto in tanto non abbia accarezzato l'idea di lasciar perdere l'analisi e tornare alla cosiddetta vita normale".
Marie-Louise von Franz "Alchimia" (Bollati Boringhieri)



Ogni terapia è una ingerenza e per quella junghiana si tratta dell’ingerenza minima.
Non abbiamo nessuna teoria e non pensiamo in alcun modo che l’essere umano debba diventare normale. Se preferisce restare nevrotico ne ha pienamente il diritto. Viviamo in una democrazia. Conta solo quello che vogliono i sogni [...] Noi educhiamo le persone ad ascolare la loro interiorità, non facciamo nulla di più [...]”
Marie Louise von Franz

Quando due individui si sposano, come mette in evidenza Jung, tendono a scegliere il tipo opposto, ottenendo anche qui che ogni partner sia, o creda di essere, libero dall’ingrato compito di affrontare la propria funzione inferiore. Questa è una delle grandi fortune e fonti di gioia dei primi periodi matrimoniali: improvvisamente tutto il peso legato alla funzione inferiore è scomparso, ciascuno dei due vive in unione felice con l’altro, e tutti i problemi sono risolti! Ma se uno dei partner muore, o se uno dei due sente la necessità di sviluppare la propria funzione inferiore anziché lasciare semplicemente che sia l’altro a occuparsi di certi settori dell’esistenza, cominciano i guai. La stessa cosa si riscontra anche nella scelta dell’analista.»
M. L.Von Franz, “Tipologia Psicologica”, Edizioni TEA, p.22


Quando una persona ritrova il proprio corpo, succede innanzi tutto che riprenda contatto con le emozioni, che sono il ponte fra mente e corpo. Probabilmente riattiva il sistema linfatico, che influisce sulle emozioni.
Marie-Louise von Franz


Praticamente, quando si vuol scoprire il tipo di una persona, serve di più chiedersi:
"Qual'è la sua croce più pesante? Dov'è la sua sofferenza maggiore?
Dove sente di seguitare a battere la testa soffrendo le pene dell'Inferno?
Le risposte generalmente evidenziano la funzione inferiore ..
Marie-Louise von Franz (Tipologia psicologica)



“Tanto più si conosce la propria cattiveria, tanto più si è capaci di proteggersi da quella degli altri. […]. Le persone che si lasciano maltrattare dagli altri sono o molto giovani, o troppo candide; ma soprattutto esse sono indirettamente responsabili di ciò che accade loro, non hanno sufficiente coscienza del male che hanno in sé. Se l’avessero, acquisirebbero una sorta di percezione intuitiva del male negli altri e non presterebbero il fianco. [...] Lo sciocco idealista che si lascia imbrogliare da tutti può essere aiutato non con la pietà, ma conducendolo alla sua Ombra interiore”.
Marie Louise vov Franz, Il femminile nelle fiabe




“C’era una volta in un paese lontano, lontano……” è l’introduzione che più ricorre nelle fiabe in quanto esse si collocano fuori dalle dimensioni TEMPO SPAZIO, ovvero il “NESSUN LUOGO” dell’inconscio collettivo. Così come colui il quale studiando un periodo storico non può fare a meno di esprimere la sua collocazione politica, così è qui utile affermare questo concetto base:
LE FIABE SONO UN’ ASTRAZIONE.
“Sono un’astrazione derivante da una leggenda locale che si è condensata ed ha assunto una forma cristallizzata,così da poter essere tramandata e ricordata perché riguarda tutti”
M.L.Von Franz “Le fiabe interpretate”


“Dopo aver lavorato per molti anni in questo campo, sono giunta alla conclusione che tutte le fiabe mirano a descrivere un solo evento psichico, sempre identico, ma di tale complessità, di così vasta portata, e così difficilmente riconoscibile da noi in tutti i suoi diversi aspetti, che occorrono centinaia di fiabe e migliaia di versioni, paragonabili alle variazioni di un tema musicale, perché questo evento penetri alla coscienza (e neppure così il tema è esaurito). Questo fattore sconosciuto è ciò che Jung definisce il Sé. Esso costituisce la totalità psichica dell’individuo”
Marie Luise von Franz, Le fiabe interpretate




“Molte vite umane portano in sé modelli preesistenti. Si nasce uomo o donna, bianco o nero, in un certo luogo e non altrove, da una certa famiglia e non da un’altra. C’è un modello precostituito, ma c’è anche un margine, una certa libertà. In caso contrario, potremmo mettere la terapia da parte e concludere che ognuno realizza il proprio modello di vita e che nulla si può fare al riguardo. Leggendo il modello, rendendolo cosciente, interpretando i sogni, non sfuggiamo al nostro destino, semplicemente possiamo imprimergli un senso positivo. C’è una differenza fra l’acconsentire al proprio destino e realizzarlo positivamente o il negarlo e subirlo contro la volontà. Possiamo allora concludere che, benché una certa predeterminazione esista, essa non è assoluta. Non ha nulla a che fare con l’idea fatalista di un Allah che decide ogni cosa e quindi ogni cosa va nel senso da lui deciso. Possiamo cambiare le cose, e questo dà un senso alla terapia. Possiamo cambiare le cose grazie alla comprensione del modello della nostra esistenza e quindi evitandone alcune delle conseguenze negative. Possiamo imprimere al destino una svolta relativamente più positiva.” 
Marie Louise von Franz, Il mondo dei sogni



MARIE-LOUISE VON FRANZ SUI SOGNI
"Vi sono sogni cosiddetti Archetipici che hanno un significato mitologico e che di solito non suscitano associazioni. Se chiediamo al sognatore: "che cosa pensa di Giove?" La risposta sarà: "Oh Giove è un pianeta". Non sa a che cosa associarlo non gli evoca nulla di personale. In casi come questo si utilizzano le associazioni dell'umanità: "Quali sono state le fantasie dell'umanità rispetto a Giove?" La risposta a questa domanda fornisce l'associazione da inserire nel contesto del sogno.
(Sul perchè è così difficile interpretare i propri sogni) Perchè il sogno non rivela mai qualche cosa che già si conosce. Segnala sempre qualche cosa che si ignora, un aspetto sconosciuto della personalità. E' come se tentassimo di guardare la nostra stessa schiena. Possiamo mostrarla al medico, che stabilirà che cosa non va; ma noi stessi non possiamo guardarla. Un aspetto psicologico sconosciuto è come la schiena o il sedere: ci sediamo sopra, ma non possiamo guardarlo. Ecco perchè anche quando il sogno segnala cose ovvie, non siamo in grado di vederle. Occorre che qualcun altro ce le spieghi, allora ci appariranno ovvie; ci sembrerà impossibile non averle capite da soli.
E' molto difficile interpretare i propri sogni. Se è proprio necessario farlo, si fa, certo, ma è molto più utile farsi aiutare da qualcuno, anche se non esperto di sogni. Quando si espone il sogno, lo si spiega ad un altro, spesso il significato si chiarisce all'improvviso. Jung che non poteva contare su nessuno che gli interpretasse i sogni, li raccontava spesso ad un uomo che di sogni non ne sapeva niente " E proprio le sue osservazioni casuali mi facevano arrivare al significato: "No, questo non può essere; ma adesso so che cos'è", diceva ridendo.
(Sui libri che danno significato univoco dei sogni) Ritengo che questi libri siano assolutamente negativi. Sviano perchè forniscono un'interpretazione statica... Il simbolismo onirico, nell'esperienza junghiana risulta di gran lunga più individuale. Le associazioni sono indispensabili. La cosa fondamentale è sempre il senso che il sognatore attribuisce al simbolo e il modo in cui lo sperimenta. I dizionari moderni possono qualche volta offrire uno spunto per prendere in considerazione tutte le possibilità. Ma si deve poi comunque tornare al sogno e chiedersi "Che senso ha tutto questo per il sognatore?" La risposta sarà sempre molto più specifica di quella di un libro.
... Quando il sogno viene interpretato in modo adeguato qualche cosa scatta nell'analizzando e gli fa dire "Sì è proprio così", Ne rimane colpito e ciò potrebbe fornirgli una motivazione per cambiare la sua vita...se sono i suoi stessi sogni a ridere di lui, la probabilità che decida di cambiare comportamento è molto maggiore.
Nella scuola junghiana, perciò, seguiamo i sogni. Lavoriamo con il paziente per scoprirne i significati e ci limitiamo a questi. Il paziente per questa ragione, non si sente preso nella morsa del concetto di normalità e adattamento dell'analista. Egli segue le sue stesse leggi interiori, ciò che la sua stessa psiche gli dice. L'analisi consiste nell'educare le persone ad ascoltare la propria voce interiore e a seguirla, con l'aiuto dei sogni"
Marie Louise Von Franz, Il mondo dei sogni


(...) i sogni sono lettere che il sé ci invia ogni notte per indurci a impegnarci un pò di più in questo e un po' meno in quest'altro... per fare coscienza, portare un pò di luce su tutte le istanze che potenzialmente siamo, in modo da disvelare le illusioni e allargare lo spazio di libertà dell'io.
Marie Louise Von Franz


Sarebbe meglio non interpretare i propri sogni. Di solito i sogni mirano ai nostri lati oscuri, non ci danno informazioni su ciò che già conosciamo, bensì su ciò che ignoriamo. Le persone che interpretano i loro stessi sogni tendono invece a pensare: "Si , lo so quello che vuol dire". In questo modo proiettano nel sogno ciò che già sanno. "Eccolo il mio problema!" E così via, all'infinito.
Marie-Louise von Franz


I SOGNI FORNISCONO INFORMAZIONI INTERESSANTISSIME A COLORO CHE SI PREOCCUPANO DI COMPRENDERNE I SIMBOLI. I risultati, è vero, hanno poco a che fare con le preoccupazioni materiali, come comprare e vendere; ma il senso dell'esistenza non trova una spiegazione esauriente nella vita lavorativa e il desiderio profondo del cuore umano non ottiene risposte dal conto in banca.
Carl Gustav Jung

I simboli sono il linguaggio dei sogni.
Nei sogni, l'inconscio si esprime attraverso i simboli.
La chiave per la comprensione del sogno è la conoscenza del simbolo.
Marie-Louise von Franz

Il sogno non rivela mai qualcosa che già si conosce.
E' come se tentassimo di guardare la nostra stessa schiena.
Ecco perchè quando il sogno segnala cose ovvie, non siamo in grado di vederle.
Occorre che qualcun altro ce le spieghi, ed allora ci appariranno ovvie;
ci sembrerà impossibile non averle capite da soli.
Marie-Louise von Franz

I sogni non sono in grado di preservarci dalle vicissitudini esistenziali,
dalle malattie e dagli eventi tristi.
Ci offrono, invece, una linea di condotta su come rapportarci a questi eventi, sul come dare senso alla nostra esistenza, sul come realizzare il nostro destino, sul come seguire la nostra stella: in definitiva, sul come realizzare dentro di noi il massimo potenziale di vita
Marie-Louise von Franz

Gli incubi sono di vitale e sostanziale importanza. Ci risvegliano con un grido; sono l'elettroshock che la natura utilizza quando vuol darci una mossa.
Marie-Louise von Franz


OMBRA
"Usiamo la parola Ombra semplicemente per indicare il fatto che la maggior parte di noi non è pienamente consapevole di tutti i tratti della propria personalità...
Essendo qualità ritenute inferiori, non le guardiamo in faccia e tendiamo a ricacciarle nell'Ombra"
" Molti poliziotti combattono la propria Ombra incarnata nel criminale e sarebbero veri e propri criminali se non fossero poliziotti. Ognuno ha il suo nemico d'elezione, il suo "miglior nemico", per così dire.
Quando qualcuno ci fa del male è in qualche modo naturale odiarlo.
Ma quando non ci fa nulla di male e al solo vederlo ci sentiamo irritati al punto da volergli sputare addosso, allora è certo che si tratta dell'Ombra. La cosa migliore da fare sarebbe sedersi un attimo e scrivere tutte le caratteristiche della persona odiata. Rileggendole ci riconosceremo, diremo "Ma questo sono io!". Personalmente ho fatto questa esperienza a 18 anni: alla fine sono arrossita e sudavo freddo. E' davvero sconvolgente scoprire la propria Ombra". [...]
"...Le buone qualità ci pongono al di sopra del gruppo.
L'Ombra ci rende uomini tra gli uomini e umani, semplicemente umani.
Per questo accade spesso che l'Ombra si manifesti in sogno come qualcosa di importante, che non dovrebbe essere rifiutato ma accettato con un sorriso d'intesa...
Vi sono tendenze distruttive nella psiche che occorre evitare.
Ma l'80% di quello che ci perseguita in sogno si riferisce a qualcosa di estremamente valido della nostra personalità, che dovrebbe essere integrato. L'Ombra non è necessariamente il male, ma la civiltà e l'educazione costringono l'Io a indossare maschere e comportarsi in modo innaturale. Tutte le reazioni naturali, istintive, animalesche, devono essere represse e sostitute. Quando impariamo a conoscere la nostra Ombra e a viverla un pò di più, diventiamo più accessibili, naturali, umani, completi."
"...Ma la repressione dell'Ombra fa di noi persone a metà.
In letteratura troviamo spesso il racconto del diavolo che ruba l'ombra a qualcuno e in questo modo lo tiene in sua balìa. Tutti abbiamo bisogno dell'Ombra...
Saremmo davvero molto poveri se fossimo soltanto quello che immaginiamo di essere"
Marie Louise Von Franz, Il mondo dei sogni



“Jung definì la proiezione come un trasferimento inconscio, cioè inconsapevole e non intenzionale, di elementi psichici soggettivi su un oggetto esterno. L’individuo vede in questo oggetto qualcosa che non c’è, o c’è solo in piccola parte. Talvolta nell’oggetto non è presente nulla di ciò che viene proiettato (…). Non sono soltanto le qualità negative di una persona a essere proiettate all’esterno in questo modo, ma in uguale misura anche quelle positive. La proiezione di queste ultime genera una valutazione e ammirazione eccessive, illusorie e inadeguate dell’oggetto. L’introspezione nelle proprie proiezioni d’Ombra implica in primo luogo una umiltà morale e una intensa sofferenza. Invece l’introspezione nelle forme di proiezione dell’Animus e dell’Anima richiede, più che umiltà, soprattutto riflessione, nel senso di saggezza e umanità. Infatti quelle figure intendono sedurci e allontanarci dalla realtà, assorbendoci e conquistandoci. Chi non si impegna in questo non ha vissuto. Chi vi si perde non ha compreso nulla.”
Marie Louise Von Franz, Rispecchiamenti dell’anima. Proiezione e raccoglimento interno nella psicologia di C. G. Jung


"Il vantaggio della proiezione consiste nel fatto che ci si libera definitivamente (almeno in apparenza) di un conflitto penoso: ne divengono responsabili un’altra persona o circostanze esterne."
Carl Gustav Jung

Appena una proiezione è stata veramente ritirata si crea uno stato di tranquillità:
diventiamo sereni e riusciamo a guardare le cose con obiettività.
Alchimia, Marie - Louise von Franz





Quanto più una persona pensa di essere virtuosa e non vive la propria Ombra, tanto più la proietta e vede gli altri come malfattori. La persona convinta di essere virtuosa vive in un costante stato di indignazione e dà la caccia alla propria Ombra nella persona di un altro.
Marie-Louise von Franz



Il "re" (re-ligere) significa "all'indietro": infatti si guarda dietro per capire se ciò che sta dietro alle nostre spalle ci segue, ci accompagna, oppure esita. Bisogna sempre verificare cos'hanno da dire sulla nostra vita quelle altre forze, che non vediamo direttamente.
Marie-Louise von Franz, Alchimia

Facciamo amicizia con persone che esprimono la nostra Ombra.
Gli amici sanno spesso fare cose che noi non siamo in grado di fare.
Dimmi chi sono i tuoi amici e avrò un bel quadro dei tuoi pregi e dei tuoi difetti.
Qualità e difetti ci attraggono in egual misura, entrambi esercitano fascino.
Marie-Louise von Franz

Ogni persona raccoglie intorno a sé la propria “famiglia dell’anima”, un gruppo di persone non creato per caso o per pure motivazioni egoistiche, ma attraverso un interesse o coinvolgimento più profondo, più essenziale: ‘l’individuazione reciproca’. Mentre le relazioni puramente basate sulla proiezione sono caratterizzate dalla fascinazione e dalla dipendenza magica, questo tipo di relazione, attraverso il Sé, ha in sé qualcosa di rigorosamente oggettivo, di stranamente transpersonale. Fa nascere un sentimento di “essere insieme” immediato e fuori dal tempo. In questo mondo creato dal Sé noi incontriamo tutti i molti ai quali apparteniamo, dei quali tocchiamo il cuore; qui “non c’è distanza, ma presenza immediata”. Non esiste alcun processo d’individuazione in un individuo che non produca allo stesso tempo questo riferimento con i propri simili. 
Marie Louise Von Franz. “Rispecchiamenti dell’anima”




Un vecchio pastore scozzese che viveva in solitudine una volta trovò uno specchietto. Non aveva mai visto niente del genere: vi si guardò più volte, meravigliato, scuotendo il capo e infine se lo portò a casa. La moglie notava con crescente invidia che egli prendeva furtivamente qualcosa da una tasca , la guardava sorridendo e la nascondeva di nuovo, scuotendo il capo. Durante una sua assenza, estrasse in gran fretta l'oggetto dalla tasca del mantello. Lo guardò esclamando: "Ah, dunque, questa è la vecchia strega per cui va matto!"
Marie-Louise von Franz, Sguardo dal sogno


Praticamente, quando si vuol scoprire il tipo di una persona, serve di più chiedersi: "Qual'è la sua croce più pesante? Dov'è la sua sofferenza maggiore? Dove sente di seguitare a battere la testa soffrendo le pene dell'Inferno? Le risposte generalmente evidenziano la funzione inferiore ..
Marie Louise von Franz, Tipologia psicologica

Uno degli obiettivi principali della psicoterapia è quello di aiutare le persone a mantenere un costante senso di identità e a convivere con le diverse anime della sua famiglia interiore senza esserne possedute.
Marie-Louise von Franz


Secondo Jung ci sono quattro immagini fondamentali dell'Anima:
Eva, rappresenta il sesso, l'attrazione fisica, la maternità.
Elena, la donna colta con la quale il rapporto non si esaurisce allo scambio sessuale, ma assume anche forme spirituali.
Vergine Maria, il livello più alto della spiritualità, alla quale manca l'oscurità, e pertanto ideale irraggiungibile.
Sophia, la saggezza divina, un modo di calare a terra, perchè la saggezza è più vicina alla vita e non implica necessariamente una virtuosa spiritualità.
Marie-Louise von Franz


Possiamo riconoscere la madre divorante in quelle donne che sono iperprotettive con i figlie che tentano di tenerli fuori dalla vita. [...] Di solito il complesso materno divorante si manifesta negli uomini sotto forma di fantasie romantiche, irreali, per lo più sessuali. L'individuo perde la capacità di prendere in mano la propria esistenza. Perde la volontà.
Marie-Louise von Franz


Mantenere un costante senso di identità e convivere con le diverse anime della propria famiglia interiore senza esserne possedute.
"Potrei fornirle un elenco completo delle diverse persone che riesco ad essere.
Di volta in volta sono una vecchia contadina che pensa alla casa e alla cucina;
una studiosa che si impegna a decifrare un manoscritto;
una psicoterapeuta che si impegna all'interpretazione dei sogni;
un birichino che si diverte a stare con i ragazzini di 10 anni e a giocare e così via.
Potrei elencare venti o più personaggi"
Marie - Louise von Franz





La veritá è che i sogni sono immagini riflesse...sono specchio d'acqua immobile ... svaniscono provandoli a toccare....



Per leggere un sogno di una persona occorre un setting, Anticamente esisteva la pratica dell'incubazione, si andava nel tempio sacro e si aspettava che la rivelazione arrivasse grazie a riti ben precisi. Ma dovevi stare li, nel recinto sacro, nel Temenos.



Mi capita spesso di dire ai miei analizzandi che vivono una storia d'amore difficile:
"Lei è un pioniere in una terra di nessuno". Per la prima volta nella storia l'uomo e la donna stanno cercando di stabilire un rapporto su basi umane; gli errori e i problemi sono perciò inevitabili.
Marie-Louise von Franz



"Una ventina di anni fa acquistai un remoto pezzo di proprietà sul confine di una foresta e feci costruire la mia casa senza elettricità, telefono o qualsiasi altro accessorio di modernità. Molti dei miei amici cercarono di spaventarmi, dicendomi che la casa era troppo isolata e pericolosa. La prima notte che passai da sola nella nuova casa, ebbi il seguente sogno. Fuori dalla finestra vidi una processione di gente che si avvicinava e pensai: "Oh Dio, ancora un altro problema!". Poi vidi che quelle persone erano tutti contadini in abito mediovale e che era una processione cerimoniale matrimoniale, con la sposa e lo sposo alla loro testa. Pensai, "Devo riecevere realmente queste persone". Mentre mi stavo recando in cantina per prendere un po 'di vino, mi sono svegliata. Jung interpretò questo sogno indicandomi che attraverso il mio ritorno alla terra, gli spiriti dei miei antenati contadini si erano risvegliati. E' stato un ritorno alle mie intime radici storiche. Ma non era finito lì. Qualche notte dopo, ebbi un altro sogno. Era sera ed io ero consapevole che c'era gente alla mia porta. Andai a vedere chi fosse, e c'era una gruppo di giovani vestiti da folletti da carnevale con maschere di animali e di fantasmi. Gradualmente, tuttavia, sembravano trasformarsi sempre di più in fantasmi reali. Iniziai ad avere una strana sensazione, rientrai in casa e chiusi la porta. Poi vidi un bagliore di luce blue che entrava attraverso la finestra. Mi recai alla finestra e vidi che la mia casa era come fosse sott'acqua, ma era luminosa, acqua scintillante in cui era possibile respirare. Diversamente dalla realtà, gli alberi arrivavano fino alla casa. Tra gli alberi si scatenavano beatamente felici, grandi scimmie grigio-argentee con scuri volti lemurini e lunghe code. Mi risvegliai rinvigorita e rinfrescata, come se fossi stata a guardare queste scimmie per tutta la notte. Come si può vedere, in questo caso tornai oltre persino le maschere pagane fino agli spiriti ancestrali degli animali! Si può immaginare come la mia 'anima scimmia' stesse godendo la vita in natura, mentre la mia coscienza egoica e urbana stava reagendo piuttosto impaurita, cercando di adattarsi alla situazione". 
Marie-Louise von Franz, Archetypal dimensions of the Psyche, pp. 3-4 


«Merlino disse un giorno: “Preferisco salvare la mia anima anziché (possedere) la terra”, e rinunciò ad ogni potenza terrena; parimenti Jung respinse la tentazione di rivendicare un potere spirituale. Ad alcuni suoi alunni che lo pregavano un giorno di risolvere per loro certi problemi, rispose: “Non voglio diventare un vecchio fanatico del potere come Freud; decidete da soli: quando non ci sarò più, dovrete pur sapere che fare.”
Cercava sempre di rendere gli altri liberi e autosufficienti.»
Marie Louise Von Franz – Il mito di Jung, p.266



“Amo la terapia Junghiana perché non commette alcuna ingerenza. Ogni terapia è un ingerenza, e per quella Junghiana si tratta dell’ingerenza minima. Non abbiamo alcuna teoria, non pensiamo in alcun modo che l’essere umano debba diventare normale. Se preferisce restare nevrotico ne ha pienamente diritto. Viviamo in una democrazia, punto e basta. Conta solo quel che vogliono i sogni, dunque ci limitiamo a dire: “il suo proprio sogno che è lei stesso, che la sua anima personale ha prodotto le dice che lei è pigra, e dovrebbe fare questo e quello…”niente di più. Cosi tentiamo ad educare le persone ad ascoltare la propria interiorità, non facciamo nulla di più. L’idea di Jung è proprio quella dell’individuazione, l’essere se stessi e il diventare se stessi. Si parla spesso un pò facilmente di realizzare se stessi, ma si pensa alla realizzazione dell’Io; Jung intende tutt’altro, la realizzazione del proprio profondo, in particolare della potenzialità del proprio destino.
All’io talvolta ciò non conviene affatto, ma è quel che si sente che intimamente si dovrebbe in fondo essere. La persona è nevrotica quando non è come Dio ha inteso che fosse. In questo consiste, in definitiva, l’individuazione.
E per questo spesso ci vengono mossi dei rimproveri. Se uno fa un’analisi si comporta in seguito in modo apparentemente più matto o meno adattato, ma è lui stesso, vive il proprio destino, e quindi la maggior parte delle volte è più umano, meno criminale, meno distruttivo nel suo ambiente.”
Marie Louise Von Franz – estratto da un’intervista a Bollingen
http://carljungitalia.wordpress.com/2013/11/05/la-terapia-junghiana-la-piu-ampia-nellabbracciare-la-vastita-della-psiche-umana/





"Mi sembrano oggi sempre più numerosi i casi di persone che, come dice Jung, soffrono di nevrosi facoltativa, che cioè hanno o potrebbero avere un adattamento sociale normale, ma non possono piegarsi alla mancanza di orientamento propria di quella pretesa <normalità> della collettività.
Dice Jung: <Tra i cosiddetti nevrotici dei nostri tempi ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in discordia con se stessi.
Se fossero vissuti in un'epoca e in un ambiente nel quale l'uomo ancora dipendeva, grazie ai miti, dal mondo ancestrale e quindi dalla natura sperimentata realmente e non vista solo dall'esterno, si sarebbero risparmiata questa frattura con se stessi.
L'immagine del mondo soltanto esterno fornita dalle scienze naturali o da speculazioni intellettuali non offre nessun surrogato.
...Alla ricerca del mito perduto...
Così la scissione nevrotica della nostra epoca spinge verso sempre nuove crisi.
E accade che non si sappia più se il <più normale> non sia colui che non vuole adattarsi a un'epoca scardinata."
Marie-Louise von Franz, Da "Il mito di Jung" p. 66


http://vimeo.com/63953237





Grande Von Franz! Da condividere subito, per la profondità e l'inoppugnabilità delle cose che dice , a patto di accostarvisi attraverso l'ordine della comprensione (verstehen) e non attraverso l'ordine della spiegazione (erklaren).



Il numero è l'archetipo dell'ordine reso cosciente
Marie Louise Von Franz






“A quanto ne so, gli archetipi sono forse il fondamento più importante dei fenomeni sincronistici. …Eppure ho la sensazione che l’origine dell’enigma stia nelle curiose proprietà dei numeri interi. L’antico teorema pitagorico.”
Jung a Watson lett. III pag. 15


“In questo contesto finisco sempre per imbattermi nell’enigma dei numeri naturali.
Ho la netta sensazione che i numeri rappresentino una delle chiavi del problema… evidentemente sono troppo vecchio per risolvere un simile enigma ma spero che qualcuno più giovane prenderà in mano la questione. Ne varrebbe la pena.”
Jung a Abrams lett. III pag. 121


"Verso la fine della sua vita, Jung progettò di concentrare le sue ricerche sulla natura dei numeri naturali, nei quali vedeva strutture archetipiche e la più primordiale e originale manifestazione dello spirito, cioè della dinamica psichica. Prese nota delle caratteristiche dei numeri primi ma non potè portare più avanti il suo piano"
Irruzione verso l'"Unus Mundus" - Von Franz





Si può concordare, anche se c'é la faccenda dei numeri irrazionali, che mandò in crisi i pitagorici. Speravano, dopo averli scoperti loro malgrado, di venirne a capo, salvando l'aritmogeomentria, la visione armonica fatta di unità intere entro l'Uno, ma non vi riuscirono. Un loro adepto, che mi pare si chiamasse Ermodoro, svelò l'aporia e i pitagorici gli fecero una tomba per significare che pur essendo vivo, per loro era morto. Su ciò si può vedere: "I presocratici", a cura gi G. Giannantoni, Einaudi, 1967. M'intendo poco di matematica e fisica, ma ho l'impressione che il duo Jung-Pauli volesse continuare il cammino di quei nostri antichi connazionali greco-italici (operanti tra Crotone e Metaponto).





giovedì 31 gennaio 2013

Jung. Gli dèi che abbiamo rimosso dalla nostra consapevolezza nell'inconscio, sono diventati sintomi.

693


La rimozione è una specie di semi conscio e indeciso lasciar correre le cose, oppure disprezzare l’uva che non si puó raggiungere,oppure un volgersi da un’altra parte per non guardare in faccia i propri desideri.
Carl Gustav Jung. Psicologia e religione, pag. 77


Gli uomini appartenenti a un livello primitivo temono i maghi, al livello moderno noi osserviamo spaventati i microbi. Essi credono agli spiriti, noi alle vitamine. Prima gli uomini erano posseduti dal demonio, adesso sono posseduti dalle idee.
Carl Gustav Jung, 'Psicologia e religione'

"La Genesi raffigura la presa di coscienza come la violazione di un tabù, come se mediante la conoscenza si oltrepassi empiamente un limite sacrosanto. Io credo che la Genesi abbia ragione, perchè ogni passo verso una maggiore consapevolezza è una specie di colpa di Prometeo: con la conoscenza si commette in certo modo un furto del fuoco degli Dei, si strappa cioè dalla sua connessione naturale qualcosa che era proprietà delle potenze inconsce, e lo si sottopone all'arbitrio della coscienza. L'uomo che ha usurpato la nuova conoscenza subisce un mutamento o un ampliamento della sua coscienza, sicchè questa diventa dissimile da quella del suo prossimo. Egli si è bensì elevato sopra ciò che al suo tempo è umano ("sarete come Dei"), ma così facendo si è anche allontanato dall'uomo. Il tormento di questa solitudine è la vendetta degli Dei: egli non può più ritornare fra gli uomini. Come dice il mito, è incatenato alle alte e solitarie rocce del Caucaso, abbandonato dagli Dei e dagli uomini."
Carl Gustav Jung, L'Io e L'Inconscio


Un uomo è convinto di essere morto. Dice ai familiari: "Sono morto" e i familiari lo mandano da uno specialista. Subito tra medico e paziente incomincia un'accanita discussione. Il medico fa appello ai sentimenti dell'uomo verso la vita, verso la famiglia. Poi prova a farlo ragionare, dimostrandogli l'intrinseca contraddizione di una frase come "Sono morto": i morti non sono in grado di dire che sono morti, perché è appunto in questo che consiste l'essere morti. Alla fine il medico ricorre all'evidenza dei sensi. Domanda all'uomo: "I morti sanguinano?". "Certo che no" risponde l'uomo, spazientito dall'ottusa dabbenaggine della mente dei medici. "Lo sanno tutti che i morti non sanguinano". Al che il medico gli punge un dito. Ne esce una goccia di sangue. "Ma guarda un po', chi l'avrebbe mai detto" esclama l'uomo. "I morti sanguinano, eccome".
James Hillman, La vana fuga dagli dei

Anima entra solo attraverso i sintomi, con fenomeni emarginati, come l'immaginazione degli artisti o dell'alchimia o dei "primitivi", o naturalmente, travestiti da psicopatologia. Questo è ciò che Jung intendeva quando diceva che gli dèi sono diventati malattie: l'unico modo per tornare per loro in un mondo cristiano è tramite gli emarginati e i reietti.
James Hillman


Sì ogni disturbo è legato ad una dis-armonia e per certi versi ad una negazione di un Dio
...Jung diceva: «Gli Dei sono diventati malattie»...
Eldo Stellucci


Gli dèi che abbiamo rimosso dalla nostra consapevolezza nell'inconscio, sono diventati sintomi.
Carl Gustav Jung


“In principio, Jung ha detto che gli dèi scacciati dalle nostre religioni tornano nelle nostre malattie, nei nostri sintomi. Prendiamo uno degli dèi antichi, Ares-Marte. Quando accendiamo la Tv, è come se entrassimo in un tempio di Marte, con i suoi altari! Vediamo esplosioni, automobili che corrono a velocità spaventosamente alte, persone che fuggono, colluttazioni, sparatorie: l’intero moto della televisione è in se stesso velocissimo, perfino nella Tv dei ragazzi e nei cartoni animati. Il sabato mattina in America alla Tv c’è un cartone dopo l’altro, zzzzzz!, zzzzz!, bang!, tutti schizzano a una velocità tremenda. E questo è il dio Marte, la cui retorica è velocità, rapidità, guizzo. Esplosioni, incendi, violenza, pistole, coltelli, passioni forti, scene di combattimento e di guerra, rumore, morti, feriti, il campo di battaglia, l’incidente d’auto – questo è il mondo di Marte”.
James Hillman


Le religioni sono sistemi di guarigione per i mali della psiche, dal che deriva il naturale corollario che CHI E' SPIRITUALMENTE SANO NON HA BISOGNO DI RELIGIONI
Carl Gustav Jung


Devo liberare da Dio il mio Sé, poiché il Dio che ho conosciuto è più che amore, è anche odio; è più che bellezza, è anche ripugnanza; è più che sapienza, è anche assurdità; più che forza, è anche impotenza; più che onnipresenza, è anche la mia creatura.
Carl Gustav Jung, Il libro rosso




Per vedere chiaro l’altro, bisogna imparare a vedere dapprima se stessi e le proprie tenebre.
“Ancora oggi dobbiamo essere estremamente prudenti per non proiettare troppo spudoratamente la nostra ombra; ancora oggi siamo sommersi dalle illusioni proiettate. Un individuo abbastanza coraggioso per ritirare tutte queste proiezioni è un individuo cosciente della propria ombra. un individuo siffatto si è accollato nuovi problemi e nuovi conflitti. Egli è diventato per se stesso un serio problema, poichè egli non è più in grado di dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore e che essi devono venire combattuti. Egli vive nella casa dell’accoglienza del sè, del raccoglimento interiore. Un tale uomo sa che qualunque cosa vada a rovescio nel mondo va a rovescio anche in lui stesso, e che col solo imparare a tener testa alla propria ombra egli ha fatto qualcosa di positivo per il mondo. E’ riuscito a rispondere a una parte infinitesimale dei giganteschi problemi insoluti dei nostri giorni. La difficoltà di questi problemi sta in gran parte nel veleno delle mutue proiezioni. Come è possibile che qualcuno veda chiaro quando non vede nemmeno se stesso, nè quelle tenebre che egli stesso proietta inconsciamente in ogni sua azione?”
Carl Gustav Jung, Storia e psicologia d’un simbolo naturale, Psicologia e religione


La sofferenza è dovuta ad un ristagno spirituale, ad una sterilità psichica. 
Fede, speranza, amore e conoscenza è ciò di cui ha bisogno il paziente per vivere. 
Nessuno guarisce veramente se non riesce a raggiungere un atteggiamento religioso.
Carl Gustav Jung


Se poniamo un Dio fuori di noi, ci strapperà al nostro Sé, perché il Dio è più forte di noi.
Allora il nostro Sé si troverà in grave difficoltà. Se invece il Dio si insedia nel Sé, ci sottrarrà alla sfera di ciò che è fuori di noi.
Carl Gustav Jung. Liber Novus.


Il Dio appare in molteplici forme. Quando compare, ha in sé qualche aspetto della notte e delle acque notturne in cui é rimasto assopito e in cui ha lottato per rinnovarsi nell'ultima ora della notte. La sua apparizione é perciò contraddittoria e ambigua: anzi, é persino straziante per il cuore e la ragione. Al suo comparire, il Dio mi chiama da destra e da sinistra, da entrambi i lati risuona per me il suo richiamo. Il Dio pero' non vuole né l'Uno né l'Altro, vuole la via di mezzo. Nel mezzo ha inizio il lungo cammino.
Carl Gustav Jung, Libro rosso


“Credo che la guarigione con metodi spirituali, e dunque senza uso di tecniche materiali, abbia in futuro delle possibilità insospettate. Credo che, a poco a poco, il vostro ambito di competenza andrà oltre a quello che oggi, a torto o a ragione, definiamo come “funzionale”, per abbracciare anche l’intero organismo. Vedo risplendere di fronte a me l’aurora di una nuova era nella quale certe operazioni chirurgiche, come ad esempio quelle sui tumori, saranno considerate un lavoro di rappezzatura, e ci si renderà conto, pieni di orrore, come mai una volta sia stata possibile una conoscenza così limitata dei metodi di cura. Allora ci sarà a mala pena spazio per le cure tradizionali. Sono lungi dallo screditare in qualche modo la medicina moderna e la chirurgia. Nutro al contrario una grande ammirazione per entrambe. Tuttavia ho potuto dare un’ occhiata alle enormi energie che si trovano all’interno della persona, provenienti da una sorgente esterna, e che sotto certe condizioni fluiscono in lei; energie che possono essere definite solo come divine. Forze che non solo possono guarire disturbi funzionali, ma anche disturbi organici, che poi sono solo espressioni concomitanti di disturbi psico-spirituali”
Carl Gustav Jung in Bruno Groning, Rivoluzione nella medicina - Una documentazione medica sulla guarigione per via spirituale; Dr. med. Matthias Kamp) Baruch Spinoza aveva significativamente detto ...".Non si sa mai cosa può in corpo"


“Sono molti i pazienti colti che rifiutano categoricamente di andare dal religioso. Dei filosofi poi non vogliono nemmeno sentir parlare, perché la storia della filosofia li lascia freddi e l’intellettualismo è per loro più arido del deserto. E dove sono i grandi saggi, che non si limitano a parlare del significato della vita e del mondo, ma lo possiedono davvero? Non è assolutamente possibile escogitare sistemi e verità capaci di dare al malato quello di cui ha bisogno per vivere, cioè fede, speranza, amore e conoscenza. Queste quattro massime acquisizioni, meta del desiderio umano, sono altrettante grazie che non si possono né insegnare, né apprendere, né dare né prendere, né trattenere, né meritare perché sono legate a una condizione irrazionale, sottratta all’arbitrio umano, cioè all’esperienza. Ma le esperienze non si possono mai ‘fare’: accadono;
Negli ultimi trent’anni una clientela proveniente da tutti i paesi civili della terra è venuta a consultarmi: mi sono passate per le mani molte centinaia di pazienti. … Fra tutti questi pazienti al di sopra della mezza età, cioè al di sopra dei trentacinque anni, non ce n’è stato uno il cui problema sostanziale non fosse quello del suo atteggiamento religioso. In definitiva tutti si ammalano perché hanno perduto ciò che le religioni vive di tutti i tempi hanno dato ai loro fedeli; e nessuno guarisce veramente se non riesce a raggiungere un atteggiamento religioso. Naturalmente questo non ha nulla a che vedere con la confessione di una fede o l’appartenenza a una chiesa “.
Carl Gustav Jung



Franco Bonanni

Jung chiama il suo punto di vista "fenomenologico" cioè ...tutto ciò che concerne eventi esperienze ...in poche parole con "fatti"....con la verità e non con un giudizio. Non ci da una visione di quello che lui ritiene l'atteggiamento religioso...ma lascia all'individuo secondo le sue proprie esperienze quello che è l'atteggiamento religiosa.


"Le religioni sono sistemi di guarigioni per i mali della psiche, dal che deriva il naturale corollario che chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni."
Carl Gustav Jung, Psicoterapia e cura d'anime


Il pensiero completo di Jung è:
"Le religioni sono strumenti di guarigione per i mali della psiche, dal che deriva che chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni". Ma "essere spiritualmente sani" è un attributo di benessere interiore, benessere psicologico, fisico, culturale, e "volendo" Spirituale... Jung riteneva che gli esseri umani fossero delle creature psicosomatiche, che devono preoccuparsi dei fatti dello spirito esattamente come fanno per il loro corpo. Inoltre, la nostra psiche non è personale: è connessa a quella degli altri, sia con coloro con i quali visibilmente interagiamo, sia con coloro che sono venuti prima di noi, attraverso le dinamiche dell’inconscio collettivo.
La vita va avanti bene quando questi collegamenti sono aperti, e questi flussi danno un senso e uno scopo. Al contrario, se ci sono dei blocchi, essi possono portare a problemi di salute, con manifestazioni somatiche e psicologiche. “Una psiconevrosi deve essere intesa, in ultima analisi, come la sofferenza di un’anima che non ha scoperto il suo significato”, ha scritto Jung, in un saggio argutamente intitolato “psicoterapeuti o il Clero”.
Altri osservatori della condizione umana hanno fatto rilievi simili. Bertrand Russel, che era piuttosto dissimile da Jung riguardo al bisogno di spiritualità, nondimeno notò che le persone più felici “si sentono parte del flusso della vita, non delle entità rigidamente separate, come una palla da biliardo, che non può avere relazione con altri oggetti simili, se non durante una collisione”. Queste persone si sentono “cittadini dell’universo”.
Jung aveva una predilezione per il linguaggio religioso – per questo parlava dell’universo come dell’“anima del mondo” o anima mundi – e non si trattava solo di un gusto estetico-letterario. Jung credeva che la spiritualità fosse essenziale per gli esseri umani e che occorresse prenderla più seriamente.
Sin dall’inizio della sua attività di psichiatra, Jung aveva notato che “una spiegazione adeguata o una parola di conforto per il paziente può avere un effetto simile alla guarigione”. Si spiegava questa efficacia come derivante da ciò che il medico riesce a trasmettere, non solo da ciò che il medico, in effetti, fa. “Le parole del medico, certamente, sono ‘solo’ delle vibrazioni nell’aria, ma la loro qualità speciale è dovuta ad un particolare stato psichico nel medico.” Esso si collega con lo stato psichico dell’altro. Il paziente scopre che “prenderà possesso di lui e darà senso e forma alla sua anima”. Non si tratta di qualcosa di soprannaturale, ma della consapevolezza che vi sia “una dimensione più profonda del reale”.
Le tradizioni religiose sono le custodi di questa fonte di energia, anche se Jung riteneva che la cosa davvero importante fosse avere un atteggiamento religioso nei confronti della vita, piuttosto che una fede particolare. Nelle lezioni del 1937 Jung sosteneva che occorre tornare ad essere sé stessi, accettarsi e solo così riconciliarsi con le circostanze avverse e gli eventi della vita. Occorre, in un certo senso, fare la pace con Dio, sottomettendosi al suo volere. Sembra un atteggiamento passivo, anche se in realtà, tale accettazione produce un nuovo entusiasmo per la vita, perché l’individuo non si sente più solo nella sua lotta, ma invece tocca con mano “il significato che risveglia”.
(tratto liberamente da un articolo del dott. W. La Gatta)






Rosanna Pizzo :


Uno splendido commento a un capolavoro: il BOVARYSMO CATEGORIA DELL'ESISTENZA, momento di un attraversamento, di una crisi di senso che potenzialmente ci abita tutti? E' fin troppo vero che Il «SIBI CONSTET» DI ORAZIO impedisce quel SANO PERCORSO VERSO L'INDIVIDUAZIONE per "SAPERE NON SOLO CIÒ CHE VOGLIAMO, MA CHI SIAMO: avere contezza delle nostre capacità morali e intellettuali. "In altri termini un sano bovarismo, tra salvezza e dannazione, correndone tutti i rischi ci può aiutare ad ABITARE IL MONDO COME INDIVIDUI COMPIUTI. Mi viene in mente una riflessione junghiana in proposito che é la seguente "OGNI VITA NON VISSUTA RAPPRESENTA UN POTERE DISTRUTTORE E IRRESISTIBILE CHE OPERA IN MODO SILENZIOSO MA SPIETATO". E' proprio "un piccolo ma implacabile fallimento a rate." Altro che Orazio!!!!

IL PICCOLO BORGHESE E L’IMMENSITÀ. LA LOTTA CONTRO IL QUOTIDIANO. IL CASO DI EMMA.
FLAUBERT. Una delle acquisizioni spirituali permanenti della lettura di Madame Bovary è che quel romanzo perfetto ha reso immortale e da allora in poi paradigmatica la LOTTA TRA L’IDEALE E IL REALE, TRA L’INFINITO E IL FINITO, TRA CIÒ CHE NOI VORREMMO ESSERE E CIÒ CHE NOI EFFETTIVAMENTE SIAMO. Ha reso palese il DISSIDIO FRA UNA VITA “ALTRA” CHE SPESSO NON È CHE UNA VITA “ALTA” – CIOÈ AL DISOPRA DELLA MEDIOCRITÀ DELLA VITA DI TUTTI I GIORNI – E L’UMILE SCENARIO IN CUI ESSA  SI SVOLGE EFFETTIVAMENTE. Nel caso di Emma era l’astanteria di un medico di provincia piuttosto mediocre e grigio, nel nostro caso può essere la catena corta che ci lega a un ufficio, una fabbrica,  un’occupazione non voluta, subìta e di ripiego, come lo sono la stragrande maggioranza delle occupazioni. Oppure una condizione matrimoniale che non è la nostra. Ma NOI TUTTI VIVIAMO QUESTA ESPERIENZA COME UN’INSODDISFAZIONE LATENTE. SAPPIAMO CIÒ CHE NON VOGLIAMO MA NON SAPPIAMO ESATTAMENTE CIÒ CHE VOGLIAMO. FIN QUANDO TUTTO CI APPARE DRAMMATICAMENTE CHIARO. EMMA BOVARY VA AL BALLO DELLA VAUBYESSARD E SCOPRE IL GRAN MONDO.  Al ritorno, dice Flaubert, era come se si fosse APERTA UNA CREPA NELLA SUA VITA, uno spartiacque tra ciò che era prima e ciò che sarà dopo questa “ESPERIENZA FONDAMENTALE”. Era avvenuto l’INCONTRO CON IL MONDO LUNGAMENTE SOGNATO NEI ROMANZI, aveva visto nell’ immediato ciò che fino ad allora era desiderio mediato. Non occorre conoscere nei dettagli la teoria del desiderio mimetico di René Girard per intuire come funziona il dispositivo del desiderio. Apuleio  diceva: “QUOD NEMO NOVIT PAENE NON FIT” , CIÒ CHE NESSUNO SA QUASI NON ESISTE, PERCHÉ LE COSE ESISTONO IN SÉ E PER SÉ, MA È SOLO IL MOMENTO  IN CUI APPRENDI  CHE ESISTONO, CHE LE SCOPRI,  CHE ESSE VENGONO, PER COSÌ DIRE, AL MONDO.
Emma va alla Vaubyessard:  VEDE E SA. Ma ciò che acuisce il dramma di Emma è che DOPO QUESTA ESPERIENZA DEL BALLO NON  RIESCE PIÙ A VIVERE LA VITA QUOTIDIANA. L’IDEALE HA FATTO IRRUZIONE NEL REALE E LE RENDE IMPOSSIBILE IL MÉNAGE CONIUGALE. HA SCOPERTO L’INFINITO AL DI LÀ DELLA SIEPE DEL QUOTIDIANO: COME POTRÀ ADATTARSI AL TRAN TRAN DI TUTTI I GIORNI QUANDO HA VISTO IL MONDO?! SCOPRE IMPROVVISAMENTE LA POCHEZZA DEL MARITO, s’avvede per la prima volta che ha una nuca orrenda, e,  ASSALITA DALL’ANGOSCIA, VEDE TUTTA LA SUA VITA COME AFFOGATA NELLA MINESTRA SERALE CHE È COSTRETTA A CONSUMARE CON LUI. E una volta sola nel suo dolore si chiede angosciata: “DIO MIO, PERCHÉ MI SONO SPOSATA? Invero tutte le Emme di questo mondo (e noi tutti siamo Emma Bovary!) hanno – indipendentemente dagli stimoli della vita brillante che i giornali oggettivamente di destra si industriano ad illustrare (lo chiamano gossip, ma è una forma raffinata di sublimazione oppressiva) al solo scopo di farle sognare e rosicare per meglio controllare-, HANNO, DICEVO, UN SOLO PROBLEMA: LA GESTIONE DEL QUOTIDIANO. E non è un problema da poco. Occorre  la forza d’animo,  lo spirito incrollabile di un anacoreta, l’eroismo di un Sisifo  per AFFRONTARE  TUTTI I SANTI GIORNI LA GESTIONE  - I LATINI LE CHIAMAVANO LE “CURE” – DEL VIVERE, DEL SEMPLICE MANTENERSI IN VITA. È IL QUOTIDIANO CHE TEMPRA LE COPPIE O LE FA SBRICIOLARE. Il DESTINO assegnato da Flaubert al suo personaggio è implacabile: CHI NUTRE UNA VISIONE ERRONEA DI SE STESSO, DEL PROPRIO REALE CAPITALE INTELLETTUALE, NON PUÒ AVERE ALTRO RISULTATO CHE LA BANCAROTTA DELL’IO.  Madame Bovary  disegna la traiettoria di questo fallimento umano: vista ex post la vicenda di Emma suscita in noi raccapriccio più che pena. Eppure È PROPRIO NELL’USCIRE FUORI “DA” SÉ, NEL CONCEPIRSI DIVERSO DA CIÒ CHE SI È, DALL’INSODDISFAZIONE “DI” SÉ, da un sano bovarismo diremmo, che NASCE IL MOVIMENTO E IL CAMBIAMENTO. A ben vedere, IL “PROPRIO” DELL’UOMO È ESSERE SCONTENTO DELLA PROPRIA CONDIZIONE. È in ciò che si distingue da tutte le altre specie. C’È SEMPRE UN “MOMENTO BOVARY” NELLA NOSTRA VITA, dunque, UN MOMENTO IN CUI NON SOPPORTIAMO E NON CI SOPPORTIAMO. Ma proprio da lì può nascere la nostra RIUSCITA o il nostro FALLIMENTO: è a partire da lì che ci potrà accadere di uscire fuori “da” noi ma anche “di” noi, ahimè, ossia di FALLIRE SE CI PROIETTIAMO SENZA ADEGUATI CAPITALI INTELLETTUALI E MORALI FUORI DAI CONFINI NOTI E ABITUALI. Ma OCCORRE SAPERE NON SOLO CIÒ CHE VOGLIAMO, MA CHI SIAMO: avere contezza delle nostre capacità morali e intellettuali.
Flaubert in una lettera ricorda all’amico Le Poittevin il verso di Orazio (“Ars poetica”, vv. 126-127): «SIBI CONSTET»: «SII IN ARMONIA CON TE STESSO», OVVERO «STAI, RESTA IN TE», «NON TENTARE STRADE FUORI DI TE». Ma quale avventura umana potrebbe nascere da questa formula? È solo tentando l’uscita fuori “da” se stessi che potrebbe giungere il guadagno o la perdita “di” se stessi. Solo tentando una sortita dai nostri confini, dai nostri limiti potremmo “diventare ciò che siamo”, ossia realizzarci pienamente. Ma È PROPRIO IL RISCHIO DEL FALLIMENTO CHE CI INDUCE A «RESTARE IN NOI», col risultato che INVECE DI RISCHIARE UN FALLIMENTO GRANDIOSO E DEFINITIVO, PREFERIAMO UN PICCOLO MA IMPLACABILE FALLIMENTO A RATE.
13 mag 2013 di Alfio Squillaci

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