lunedì 26 gennaio 2015

Teti era la più bella delle Nereidi, le ninfe dei mari, aveva il dono della metamorfosi che contribuiva ad aumentarne il fascino. L'amò profondamente Giove, che avrebbe voluto farla sua sposa e che la diede invece in moglie a un mortale, Peleo, re della Tessaglia, per il timore di essere spodestato dal figlio che sarebbe nato da lei, Achille, destinato, secondo una predizione oracolare, a breve vita ma al privilegio di superare in forza il proprio padre.


Teti era la più bella delle Nereidi, le ninfe dei mari, aveva il dono della metamorfosi che contribuiva ad aumentarne il fascino.
L'amò profondamente Giove, che avrebbe voluto farla sua sposa e che la diede invece in moglie a un mortale, Peleo, re della Tessaglia, per il timore di essere spodestato dal figlio che sarebbe nato da lei, Achille, destinato, secondo una predizione oracolare, a breve vita ma al privilegio di superare in forza il proprio padre.


Nozze di Teti e Peleo
Pisside attica a figure rosse.
470-460 a.C.
Parigi, Museo del Louvre.



giovedì 22 gennaio 2015

Enzensberger. Difesa dei lupi contro le pecore. Deve mangiar viole del pensiero, l’avvoltoio? Dallo sciacallo, che cosa pretendete? Che muti pelo? e dal lupo? deve da sé cavarsi i denti? Che cosa non vi garba

Deve mangiar viole del pensiero, l’avvoltoio?
Dallo sciacallo, che cosa pretendete?
Che muti pelo? e dal lupo? deve
da sé cavarsi i denti?
Che cosa non vi garba
nei commissari politici e nei pontefici?
Che cosa idioti vi incanta, perdendo biancheria
sullo schermo bugiardo?
Chi cuce al generale
la striscia di sangue sui pantaloni? Chi
trancia il cappone all’usuraio? Chi
fieramente si appende la croce di latta
sull’ombelico brontolante? Chi intasca
la mancia, la moneta d’argento, l’obolo
del silenzio? Son molti
i derubati, pochi i ladri; chi
li applaude allora, chi
li decora e distingue, chi è avido
di menzogna?
Nello specchio guardatevi: vigliacchi
che scansate la pena della verità,
avversi ad imparare e che il pensiero
ai lupi rimettete,
l’anello al naso è il vostro gioiello più caro,
nessun inganno è abbastanza cretino, nessuna
consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto
troppo blando è per voi.
Pecore, a voi sorelle
son le cornacchie, se a voi le confronto.
Voi vi accecate a vicenda.
Regna invece tra i lupi
fraternità. Vanno essi
in branchi.
Siano lodati i banditi. alla violenza
voi li invitate, vi buttate sopra
il pigro letto
dell’ubbidienza. Tra i guaiti ancora
mentite. Sbranati
volete essere. Voi
non lo mutate il mondo.
Hans Magnus Enzensberger - Difesa dei lupi contro le pecore







Anarchia. Fare in modo che il governo non oltrepassasse una certa soglia, fare in modo che non fosse il governo a prevalere sulla gente, ma, viceversa, che fosse la gente a vigilare sul governo.


125 anni dopo la dichiarazione di indipendenza degli U.S.A., l'anarchica Voltairine De Cleyre scrive una breve analisi in merito al pensiero popolare assunto all'epoca nei riguardi dell'imminente governance. Quel popolo rivoluzionario aveva un'idea ben precisa: fare in modo che il governo non oltrepassasse una certa soglia, fare in modo che non fosse il governo a prevalere sulla gente, ma, viceversa, che fosse la gente a vigilare sul governo. Da questa regola generale sarebbero di conseguenza discese tutte le altre. Ad esempio, riguardo alla scuola pubblica, questa avrebbe dovuto mantenere una certa distanza da ogni governo, alimentare non la fiducia, ma la sfiducia nei confronti di quanti avessero l'intenzione di sedere su uno scranno istituzionale; inoltre lo studio della Storia avrebbe dovuto -secondo il popolo- smascherare le malefatte dei governanti, le menzogne e le censure dell'establishment, e aiutare gli allievi a sviluppare uno spirito critico autonomo. Scrive però De Cleyre: 
'Pigliate ora un libro di storia e vedrete quanto di quello spirito vi sia racchiuso! Non troverete dalla prima all'ultima pagina che il patriottismo più banale, la suggestione della più rassegnata acquiescenza alle gesta del governo, una nenia di inerzia, di sicurezza, di confidenza, la dottrina che la legge non può errare, un te-deum alle continue usurpazioni del governo centrale sui particolari diritti degli Stati, la falsificazione più vergognosa di tutti gli atti di rivolta, così che il governo abbia sempre ragione e i ribelli abbiano sempre torto...'.





mercoledì 21 gennaio 2015

Pareidolia. È la tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini disordinate; l'associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani.



Cosa vedete in questa foto d'epoca (assolutamente non ritoccata)? 
Due persone e, in primo piano, un volto più grande?
No, in realta, come potete osservare nella foto a destra, si tratta di un uomo con in braccio un nenoato.
Straordinario, no? E' un banale esempio di pareidolia.
"La pareidolia è l'illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale.
È la tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini disordinate; l'associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani. Classici esempi sono la visione di animali o volti umani nelle nuvole, la visione di un volto umano nella luna (il "sembiante della luna") oppure l'associazione di immagini alle costellazioni. Sempre alla pareidolia si può ricondurre la facilità con la quale riconosciamo volti che esprimono emozioni in segni estremamente stilizzati quali le emoticon. Si ritiene che questa tendenza, che è un caso particolare di apofenia, sia stata favorita dall'evoluzione perché consente di individuare situazioni di pericolo anche in presenza di pochi indizi, ad esempio riuscendo a scorgere un predatore mimetizzato.
La pareidolia consente spesso di dare una spiegazione razionale a fenomeni apparentemente paranormali, quali le apparizioni di immagini su muri o la comparsa di "fantasmi" in fotografie."



martedì 20 gennaio 2015

Artemide o Diana. La dea ha una torre sul capo, col nimbo ornato di grifi, una larga collana sotto la quale si dispongono numerose file di mammelle (ora meglio interpretate come testicoli taurini), un chitone che si stringe verso il fondo decorato a rilievi raffiguranti fiori, frutta, animali reali e fantastici. Presso la città di Efeso, antica città della Ionia, situata alla foce del fiume Caistro, si trovava il santuario di Artemide (Artemísion), uno dei più famosi del mondo antico e annoverato fra le sette meraviglie del mondo, più volte ricostruito. L'ultimo rifacimento, dopo l'incendio del 356 aC, fu promosso da Alessandro Magno (dal 334 al 250 aC): l'edificio, alla cui decorazione aveva contribuito anche Scopa, conteneva, fra l'altro, opere di Fidia e di Policleto.

Artemide o Diana 

La dea ha una torre sul capo, col nimbo ornato di grifi, una larga collana sotto la quale si dispongono numerose file di mammelle (ora meglio interpretate come testicoli taurini), un chitone che si stringe verso il fondo decorato a rilievi raffiguranti fiori, frutta, animali reali e fantastici.

Presso la città di Efeso, antica città della Ionia, situata alla foce del fiume Caistro, si trovava il santuario di Artemide (Artemísion), uno dei più famosi del mondo antico e annoverato fra le sette meraviglie del mondo, più volte ricostruito. L'ultimo rifacimento, dopo l'incendio del 356 aC, fu promosso da Alessandro Magno (dal 334 al 250 aC): l'edificio, alla cui decorazione aveva contribuito anche Scopa, conteneva, fra l'altro, opere di Fidia e di Policleto.

L’etimologia ancora oscura del nome di Artemide, la cui esistenza su di una tavoletta in lineare B resta ancora da verificare, fa presumere l’alta antichità del suo culto riconducibile, probabilmente, all’età minoica. In età greca arcaica è rappresentata, secondo modelli di origine persiana, come Pótnia thërôn, Signora degli animali. In Omero è identificabile nella divinità maestra nel tiro con l’arco e nella caccia, designata come colei che domina gli esseri viventi e, al tempo stesso, che può decretarne la morte (Iliade, XXIV, 606). La figura di Artemide acquisisce, in età arcaica avanzata e classica, un’identità più definita e complessa: inni e poemi, come pure le rappresentazioni iconografiche, ne esaltano la giovane età nei suoi tratti più giocosi e, allo stesso tempo, femminili. “Sui monti se ne va Artemide saettatrice, lieta fra i cinghiali e cerve veloci e con lei giocano le ninfe dei campi” recita un passo dell’Odissea. (www.archeoguida.it)

Artemide, in greco Ártemis, era una delle cosiddette divinità di primo ordine. Figlia di Zeus e di Leto, secondo una leggenda nacque prima di Apollo, nello stesso parto, e aiutò la madre a metterlo al mondo. Vedendo le sofferenze di Leto nel partorire, decise di fare voto di castità e chiese a Zeus di essere protettrice dei parti.
Era divinità celeste, in quanto dea della luna; divinità terrestre, come dea della caccia e protettrice delle mandrie; e dea degli Inferi, essendo identificata a volte con Proserpina, a volte con Ecate (Diva triformis, la chiama Ovidio). Come dea celeste s’innamorò di un pastore chiamato Endimione.
Come dea della terra cacciava accompagnata da sessanta ninfe, figlie di Oceano, e da altre venti fanciulle, tutte obbligate da giuramento alla verginità. Era implacabile con chi trasgrediva il giuramento, come ben seppe Callisto, amata da Zeus. Non ammetteva di essere spiata mentre si bagnava nuda con le sue compagne. Quando Atteone ci provò, venne da lei trasformato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani.

Si dimostrò crudele con tutte le fanciulle che si dicevano più belle di lei, e con il suo arco e le sue frecce portava la morte a chi la contrariava, come accadde ad esempio nelle vicende di Chione e Niobe.
In Tauride le si sacrificavano vittime umane. In Grecia sorgevano numerosi templi in suo onore, le si dedicavano feste, e a Efeso sorgeva un suo imponente santuario in marmo di Paro, con più di cento colonne. Si diceva che fosse stato fondato dalle Amazzoni e che gli architetti avessero impiegato 120 anni per completarlo. Il bellissimo edificio fu bruciato da Erostrato, cittadino di Efeso: non avendo nessuna qualità particolare, voleva tuttavia fare qualcosa per essere ricordato dai posteri. A Roma Artemide veniva adorata come Diana, e poiché era protettrice delle strade e dei crocicchi aveva anche il nome di Trivia.

http://www.summagallicana.it/lessico/a/Artemide%20di%20Efeso.jpg




Dea dell'Abbondanza a Viterbo
Statua marmorea di epoca romana raffigurante la dea dell'abbondanza .
Simbologie che ne confermano tale ruolo sono le numerose mammelle ( o testicoli di toro ), la ghirlanda di ghiande ed i segni zodiacali ( ariete, toro, gemelli, cancro e leone ) che identificano i mesi da marzo ad agosto, propizi per la semina e la raccolta delle messi.
L'opera e' ispirata al modello dell'Artemide di Efeso.- Statue of Demeter, National Museum of Rome.





lunedì 19 gennaio 2015

Trauma. Lo sapeva che la parola trauma viene dal greco, vuol dire ferita. E qual è la parola tedesca per sogno? Traum, ein traum. Le ferite possono creare mostri, e lei, lei ha tante ferite....

Lo sapeva che la parola trauma viene dal greco, vuol dire ferita. E qual è la parola tedesca per sogno? Traum, ein traum. Le ferite possono creare mostri, e lei, lei ha tante ferite....
Shutter Island, regia di Martin Scorsese 2010



sabato 17 gennaio 2015

FIdel Castro. Il grande Fidel Castro descritto dalla penna di Gabriel Garcia Marquez. La sua devozione per la parola. Il suo potere di seduzione. Cerca i problemi dove sono. Gli impeti dell'ispirazione sono propri del suo stile. I libri riflettono molto bene l'ampiezza dei suoi gusti. Smise di fumare per avere l'autorità morale per combattere il tabagismo. Gli piace preparare le ricette di cucina con una specie di fervore scientifico. Si mantiene in eccellenti condizioni fisiche con varie ore di ginnastica giornaliera e di nuoto, praticato frequentemente. Ha una pazienza invincibile. Una disciplina ferrea. La forza dell'immaginazione lo trascina negli imprevisti. [...] Il maggiore stimolo della sua vita è l'emozione per il rischio. La tribuna di improvvisatore sembra essere il suo mezzo ecologico perfetto. Incomincia sempre con voce quasi inaudibile, con una direzione incerta, ma approfitta di qualsiasi bagliore per continuare a guadagnare terreno, palmo a palmo, fino a che dà una specie di graffiata e si impadronisce dell'udienza. È l'ispirazione: lo stato di grazia irresistibile ed abbagliante che possono negare solo quelli che non hanno avuto la gloria di viverlo. È l’antidogmatico per eccellenza.

IL GRANDE FIDEL CASTRO DESCRITTO DALLA PENNA DI GABRIEL GARCIA MARQUEZ

"La sua devozione per la parola. Il suo potere di seduzione. Cerca i problemi dove sono. Gli impeti dell'ispirazione sono propri del suo stile. I libri riflettono molto bene l'ampiezza dei suoi gusti. Smise di fumare per avere l'autorità morale per combattere il tabagismo. Gli piace preparare le ricette di cucina con una specie di fervore scientifico. Si mantiene in eccellenti condizioni fisiche con varie ore di ginnastica giornaliera e di nuoto, praticato frequentemente. Ha una pazienza invincibile. Una disciplina ferrea. La forza dell'immaginazione lo trascina negli imprevisti. [...]

Il maggiore stimolo della sua vita è l'emozione per il rischio. La tribuna di improvvisatore sembra essere il suo mezzo ecologico perfetto. Incomincia sempre con voce quasi inaudibile, con una direzione incerta, ma approfitta di qualsiasi bagliore per continuare a guadagnare terreno, palmo a palmo, fino a che dà una specie di graffiata e si impadronisce dell'udienza. È l'ispirazione: lo stato di grazia irresistibile ed abbagliante che possono negare solo quelli che non hanno avuto la gloria di viverlo. È l’antidogmatico per eccellenza.

José Martí è il suo autore preferito e ha avuto il talento di incorporare la sua ideologia nel torrente sanguineo di una rivoluzione marxista. L'essenza del suo stesso pensiero potrebbe esistere nella certezza che fare un lavoro di massa è fondamentalmente occuparsi degli individui. Questo potrebbe spiegare la sua fiducia assoluta nel contatto diretto. Ha un idioma per ogni occasione ed un modo diverso di persuasione secondo i differenti interlocutori. Sa situarsi al livello di ognuno e dispone di un'informazione vasta e molto varia che gli permette di muoversi con facilità in qualunque mezzo. Una cosa si sa con sicurezza: stia dove stia, come stia e con chi stia, Fidel Castro è lì per vincere.

Il suo atteggiamento davanti alla sconfitta, nonostante negli atti minimi della vita quotidiana, sembra ubbidire ad una logica privata: non l'ammette, e non ha un minuto di calma fino a quando non riesce ad invertire i termini e trasformarla in vittoria. Nessuno può essere più ossessivo di lui quando si è proposto arrivare a fondo di qualsiasi cosa. Non c'è un progetto colossale o minimo, nel quale non si impegni con una passione accanita. E specialmente se deve affrontare un’avversità. Non sembra mai come in questo momento di aspetto migliore, di umore migliore. [...]

La sua più rara virtù di politico è quella facoltà di scorgere l'evoluzione di un fatto fino alle sue conseguenze remote... però questa facoltà non l'esercita come un’illuminazione, bensì come il risultato di un raziocinio arduo e tenace. Il suo aiutante supremo è la memoria e la usa fino all'esagerazione per sostenere i suoi discorsi o le sue chiacchierate private con raziocini soffocanti ed operazioni aritmetiche di una rapidità incredibile.

Richiede l'aiuto di un'informazione incessante, ben masticata e digerita. Il suo compito di accumulazione informativa comincia da quando si sveglia. Fa colazione con non meno di 200 pagine di notizie del mondo intero. Durante il giorno gli fanno arrivare informazioni urgenti ovunque sia, calcola che ogni giorno deve leggere circa 50 documenti, a questo bisogna aggregare i dossier dei servizi ufficiali e dei suoi visitatori e tutto quanto possa interessare alla sua curiosità infinita.

Le risposte devono essere esatte, perché è capace di scoprire la minima contraddizione di una frase casuale. Un'altra fonte di vitale informazione sono i libri. È un lettore vorace. Nessuno si spiega come possa avere tempo né che metodo utilizza per leggere tanto e con tanta rapidità, benché lui insista che non ne ha nessuno in particolare. Molte volte sta leggendo un libro all'alba ed alla mattina seguente già lo commenta. Legge l'inglese ma non lo parla. Preferisce leggere in castigliano ed a qualunque ora è disposto a leggere una lettera che gli cada nelle mani. È lettore abituale di temi economici e storici. È un buon lettore di letteratura e la segue con attenzione.

Ha l'abitudine degli interrogatori rapidi. Domande successive che lui fa a raffica istantanea fino a scoprire il perché del perché del perché finale. Quando un visitatore dell'America Latina gli diede un dato affrettato sul consumo di riso dei suoi compatrioti, lui fece i suoi calcoli mentali e disse: Che raro che ogni persona si mangia quattro libbre di riso al giorno. La sua tattica maestra è domandare su cose che sa, per confermare i suoi dati. Ed in alcuni casi per misurare il calibro del suo interlocutore, e trattarlo di conseguenza.

Non perde occasione per informarsi. Durante la guerra dell'Angola descrisse una battaglia con tale minuziosità in un'accoglienza ufficiale che costò molto tempo convincere un diplomatico europeo che Fidel Castro non vi avesse partecipato. Il racconto che fece della cattura ed assassinio del Che, quello che fece dell'assalto de La Moneda e della morte di Salvador Allende o quello che fece delle stragi del ciclone Flora, erano come grandi reportage parlati.

La sua visione dell'America Latina nel futuro, è la stessa di Bolivar e Martí, una comunità integrale ed autonoma, capace di muovere il destino del mondo. Il paese del quale sa di più dopo Cuba, sono gli Stati Uniti. Conosce a fondo l'indole della loro gente, le loro strutture di potere, i secondi fini dei loro governi, e questo l'ha aiutato a contrastare il temporale incessante del blocco.

In un'intervista di varie ore, si trattiene su ogni tema, si avventura per i suoi luoghi impervi e per quelli meno pensati senza trascurare mai la precisione, cosciente che una sola parola usata male, può causare danni irreparabili. Non si è mai negato a rispondere a nessuna domanda, per provocatoria che sia, e non ha mai perso la pazienza. Su quelli che gli nascondano la verità per non causargli più preoccupazioni di quelle che ha: Lui lo sa. Ad un funzionario che lo fece, gli disse: Mi occultano verità per non inquietarmi, ma quando alla fine le scopro come minimo morirò per l'impressione di affrontare tante verità che non mi hanno mai detto. Le più gravi, senza dubbio, sono le verità che gli sono occultate per nascondere le deficienze, perché al lato degli enormi risultati che sostengono la Rivoluzione come i risultati politici, quelli scientifici, quelli sportivi, quelli culturali - c'è un'incompetenza burocratica colossale, che colpisce quasi tutti gli ordini della vita quotidiana, e specialmente la felicità domestica.

Quando parla con la gente della strada, la conversazione recupera l'espressività e la franchezza cruda degli affetti reali. Lo chiamano: Fidel. Lo circondano senza rischi, gli danno del tu, discutono con lui, lo contraddicono, gli reclamano cose, con un canale di trasmissione immediata dove circola la verità a fiotti. È allora che si scopre l'essere umano insolito che lo splendore della sua propria immagine non lascia vedere. Questo è il Fidel Castro che credo di conoscere: un uomo di abitudini austere ed illusioni insaziabili, con un'educazione formale all'antica, di parole caute e maniere tenui ed incapace di concepire nessuna altra idea che non sia enorme.

Sogna che i suoi scienziati trovino la medicina finale contro il cancro e ha creato una politica estera di potenza mondiale, in un'isola 84 volte più piccola rispetto al nemico principale. Ha la convinzione che il risultato maggiore dell'essere umano è la buona formazione della sua coscienza e che gli stimoli morali, più che i materiali, sono capaci di cambiare il mondo e spingere la storia. L'ho sentito nelle sue scarse ore di nostalgia alla vita, evocare le cose che avrebbe potuto fare in un altro modo per vincere più tempo alla vita. Vedendolo molto oppresso dal peso di tanti destini altrui, gli domandai che cosa era quello che più volesse fare in questo mondo, e mi rispose immediatamente: fermarmi all’angolo."

(Gabriel Garcia Marquez, "Il Fidel Castro che io conosco")

[fonte: http://www.granma.cu/…/it…/cultura/19abril-fidelconozco.html]



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